IL FANTASMA DEL VENERABILE

Riflessioni sull’Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Il fantasma del Venerabile.  Maggio 2009
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Giovanni DommaHo incontrato di nuovo il Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma: un Massone dei nostri giorni la cui personalità richiama alla mente un Desaguliers, un Dunckerley, un Martinez – insomma i grandi personaggi che hanno dato lustro alla Massoneria del diciottesimo secolo.
Con la sua tenacia calabrese, il Fratello Domma visita metodicamente un gran numero di Logge portando dovunque il verbo della riforma massonica che gli sta a cuore: l’Installazione obbligatoria dei Maestri Venerabili. Non limitandosi a questo, dischiude ai Fratelli gli orizzonti di realtà ancora completamente sconosciute in Italia, come la Massoneria del Marchio, che ha deciso di introdurre nel nostro Paese. Intorno a lui si stanno raccogliendo molti Fratelli che ne condividono le idee, e già l’Officina che lo ospita abitualmente è passata dal rituale scozzese all’Emulation, affinché il suo Venerabile potesse essere installato.
Uno dei temi chiave del Domma/pensiero è che bisognerebbe dare ai Massoni più informazione e più istruzione. Mi racconta che resta sbigottito ogni volta che si trova a trattare di argomenti massonici con illustri Fratelli di elevato spessore culturale: li vede aggrottare le sopracciglia e chiedergli di cosa stia parlando, in quanto di certi temi non conoscono neanche l’esistenza.
Naturalmente non è il caso di generalizzare: ci sono anche tanti Massoni che nelle loro Logge fanno un ottimo lavoro, dai quali molto spesso riceve incoraggiamento ad andare avanti.
Dopo che, come suo solito, mi ha preso un po’ in giro presentandomi ai suoi amici come l’opinion maker della Massoneria italiana, siamo passati a parlare della questione che più preme ad entrambi: l’accoglimento dell’Installazione obbligatoria in tutte le Officine del Grande Oriente d’Italia.
Il Fratello Domma porta avanti questa battaglia da tanti anni, perché – come ama ripetere – nell’attuale ordinamento del GOI, i poteri effettivi del Venerabile sono quelli di un fantasma, e questo gli sembra un’ingiustizia e una mancanza di rispetto nei confronti di tanti Fratelli che prestano generosamente all’Ordine il loro contributo.
Non c’è bisogno di dire che ha ragione. Nell’attuale regolamento del Grande Oriente d’Italia, i poteri riconosciuti al Maestro Venerabile di un’Officina sono esattamente tredici, e precisamente:

–     Celebrare Iniziazioni e aumenti di grado, e provvedere alle riammissioni e alle affiliazioni;
–     Presiedere le riunioni di Loggia;
–     Partecipare alle Sessioni della Gran Loggia;
–     Partecipare alle sedute del Collegio Circoscrizionale e del Consiglio dei Maestri Venerabili;
–     Nominare il Segretario;
–     Designare ogni volta i sostituti di Dignitari e Ufficiali eventualmente non presenti, e vegliare sul comportamento massonico dei Fratelli;
–     Tenere i rapporti con il Grande Oriente d’Italia;
–     Firmare tutti gli atti e la corrispondenza della Loggia;
–     Dare esecuzione ai provvedimenti che attengono alla Loggia;
–     Nominare i componenti della Commissione di Loggia;
–     Nominare eventualmente un Oratore, un Segretario e un Tesoriere aggiunti;
–     Disporre del Tronco della Vedova (ovvero delle offerte versate ritualmente dai Fratelli);
–     Curare il ritiro degli eventuali oggetti e documenti dati loro in consegna.

I primi due punti non fanno altro che ribadire (abbastanza sottovoce) il ruolo riconosciuto alla figura del Maestro Venerabile dalla tradizione: la sua conclamata centralità, per cui nell’esercizio del magistero iniziatico la sua autorità dovrebbe essere sacra ed inviolabile. Il penultimo punto gli conferisce una modesta disponibilità economica; tutto il resto, se analizzato con attenzione, fa di lui una figura di levatura poco superiore a quella del Segretario, senza nessun accenno a una sua eventuale voce in capitolo nella conduzione dell’Ordine.

Tutto questo stona non poco con quanto abbiamo osservato nell’articolo Massoneria in 4 gradi?: ovvero che già oggi la Massoneria è di fatto costituita non da tre, ma da quattro gradi – Apprendista, Compagno d’Arte, Maestro e Maestro Venerabile.
E’ il caso di ripeterlo: non ci si riflette spesso, ma solo i Maestri Venerabili (in carica o Passati) hanno in Massoneria la facoltà di iniziare, ovvero di creare i nuovi Fratelli che recano vita alle Logge. Se si pensa che il Grande Oriente non esisterebbe senza le Logge che gli hanno conferito il mandato di amministrarle, si può dire che i Venerabili dovrebbero essere riconosciuti come i veri capi dell’Ordine.

Questa è ovviamente un’asserzione abbastanza estrema (almeno qui in Italia), per cui non insistiamo, e limitiamoci a ribadire che le prerogative iniziatiche legate al ruolo del Venerabile sorpassano quelle del normale Maestro a un punto tale che sarebbe doveroso riconoscerlo esplicitamente come un grado; e che, per quanto una innovazione di questo genere non possa essere attuata senza cambiare i landmarks, sarebbe giusto almeno dargli la possibilità di accedere sempre all’Installazione, anche se è macchiato dalla “colpa” di essere stato eletto in una Loggia scozzese.
Se non altro, l’Installazione avrebbe il potere di proteggere i Maestri Venerabili italiani dai disagi internazionali che in altri articoli ho ripetutamente segnalato. E’ accaduto pochi mesi fa anche in Italia: alla tornata inaugurale di un’Officina all’obbedienza di una Gran Loggia amica, il Maestro Installatore a chiesto a tutti i Maestri e a coloro che non erano mai stati installati di lasciare il Tempio, e quasi tutti i Venerabili presenti sono dovuti uscire.
Sarebbe inoltre il primo passo verso la creazione di un sistema di camere intermedie dai poteri più estesi dei semplici Collegi Circoscrizionali, creato sul modello delle Massonerie di taglio anglosassone. Si dice talvolta (l’ho scritto anch’io da qualche parte) che il sistema inglese è più autoritario del nostro, perché nega il principio della sovranità della Loggia; questo è in parte vero, ma bisognerebbe pure ricordare che in compenso afferma la sovranità del Maestro Venerabile, che della Loggia è il legittimo rappresentante, concedendogli innumerevoli possibilità di partecipare al governo dell’Ordine del tutto sconosciute ai… fantasmatici Venerabili nostrani.
Tra l’altro, se in Italia volessimo lavorare nella regolarità internazionale, tutti coloro che compongono la Gran Loggia – incluso il Gran Maestro – dovrebbero essere Ex Maestri Venerabili Installati; invece adesso accade che ne facciano parte Fratelli che non sono mai stati Venerabili, e tantomeno Installati.
In base a questa situazione – osserva il Fratello Domma – qualunque Venerabile regolarmente installato in una Loggia Emulation riveste una dignità iniziatica superiore a quella del Gran Maestro: d’accordo, non bisogna confondere il livello esoterico con quello amministrativo eccetera, ma se non siamo al paradosso poco ci manca. E se a noialtri, con la nostra mentalità “latina”, questo dettaglio può sembrare di poco conto, ricordiamoci sempre che non è tale per gli Inglesi: agli occhi dei quali, l’autorità per cui il GOI governa le Logge apparirà sempre dubbia, per non usare aggettivi più forti.
Anch’io avevo peccato di ottimismo augurandomi, nell’articolo Orizzonti del Grande Oriente, che il riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Nazionale Francese fosse la Colomba recante nel becco il Ramoscello di Ulivo che annunciava la fine del Diluvio dell’irregolarità: la fine di questo incubo che dura ormai da sedici anni, e limita così pesantemente il prestigio internazionale della Massoneria italiana. Ma il momento non è ancora arrivato, e se ci ostineremo a voler fare a modo nostro ho una gran paura che non arriverà mai.
Sarò più esplicito: non c’è da illudersi che la Gran Loggia d’Inghilterra sia disponibile a riconoscere un Ordine che – pur glorioso e ricco di storia – contravviene tanto apertamente agli standard da lei sostenuti; ha già fatto questo sbaglio in passato, si è pentita e non lo ripeterà più. C’è da augurarsi che gli avversari dell’Installazione lo capiscano prima o poi, rendendosi conto del male che la loro posizione intransigente sta causando all’Istituzione.

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Grande Ordine del CORK

CORK

Il CORK – I tappi?  7 dicembre alle ore 19:17

Carlos Stefanizzi I’ll to know about this order

Ti faccio sapere su questo ordine

· 7 dicembre alle ore 19:18

 Raffaele Storino Floridiano, Grande Ufficiale della Gran Loggia del PERU’.- Carlos, el Hermano Giovanni Domma es uno de los fundadores y uno de los principales difusores (si no EL principal difusor) de la Masonería de la Marca en Italia. Es autor del primer libro publicado en Italia  “MASSONERÍA DEL MARCHIO”, el cual escribió con la gran colaboración de Daniele Mansuino, otro insigne italiano estudioso de temas Masónicos. Tuve la suerte de hacerme amigo de Giovanni, primero por Internet y luego en persona cuando fui a visitarlo a Milán. Fue en su propio domicilio donde me otorgó este diploma, cosa que tal vez yo no merezca. Él, por su parte, no es otra cosa que un caballero y un VERDADERO MASÓN. Es por ello que le dediqué mi libro sobre el Mandil de la Masonería Críptica, pues realmente se merece eso y más.

TRADUZIONE

Raffaele Storino Floridiano, Grande Ufficiale della Gran Loggia del PERU’,- Carlos, il fratello Giovanni Domma è uno dei fondatori e uno dei principali diffusori (se non il principale diffusore) della massoneria del marchio in Italia. È autore del primo libro pubblicato in Italia  “Massonería del marchio”, Il quale ha scritto con la grande collaborazione di Daniele Mansuino, altro insigne italiano studioso di temi massonici. Ho avuto la fortuna di diventare amico di Giovanni, in primo luogo per internet e poi in persona quando sono andato a visitarlo a Milano. E ‘ stato nel proprio domicilio dove mi ha concesso questo diploma, cosa che forse io non meriti. Lui, dal canto suo, non è altro che un gentiluomo e un VERO MASSONE. È per questo che vi ho dedicato il mio libro sul grembiule della massoneria criptico, poichè realmente si merita questo e altro.

TESTO DEL LIBRO

Raffaele Storino

EL ESOTERISMO DEL  MANDIL TRIANGULAR                                   en un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia

Dedicado a Giovanni Domma; un verdadero Masón.

 

Editorial Gandalf                                                                                             Primera edición impresa: Marzo 2015 (Lima, Perú)

© 2008, Raffaele Storino                                                                           © 2015, Editorial Gandalf   Lima, Perú                                    arcangel2909@gmail.com

TAVOLA GEOMETRIA

GEOMETRIA = MASSONERIA

IL GIOIELLO DELL’ EX MAESTRO VENERABILE

G = God ( Dio in Inglese )

G = Dieu ( Dio in Francese )

G = Gloria a Dio

G = Grandezza al Maestro

G = Geometria alla Fratellanza

 

M:.V:. e carissimi fratelli tutti di ogni grado e qualità, Vi ringrazio per la calorosa e fraterna accoglienza che mi avete sempre riservato. Questa sera sono qui tra voi per onorare il fraterno invito del vostro Venerabilissimo Maestro e anche per contribuire a una delle vostre meravigliose e costruttive serate, augurandomi che l’argomento scelto possa suscitare in voi interesse affinchè la serata possa essere proficua.

Voi ben sapete quanto è narrato dalla tradizione massonica : la Geometria è la quintessenza delle sette arti e scienze che furono scritte sulle due colonne dell’antico e nuovo Egitto, prima che Dio punisse l’uomo con il diluvio universale.

In seguito le due colonne furono rinvenute una dal dio egiziano Ermete e l’altra dal filosofo Pitagora (532 a.c.).

Pitagora fondò una sua società segreta, basata sullo studio della geometria.

Fece varie scoperte, ma non s’interessò alla loro applicazione pratica, e lasciò questo compito a Euclide, che secondo una diffusa leggenda ne trasse ispirazione per fondare la Libera Muratoria.

Questa leggenda è citata in una antica versione degli “Antichi Doveri”  nota come “Poema Regio” (circa 1390), dove si narra tra l’altro :  a chi era più in alto nella scala ( Euclide ) ordinava che insegnasse a chi era meno dotato : e così ciascuno insegnava a l’altro e si amavano l’un l’altro come fratelli .

E’ dunque per ricordare il Fondatore della nostra Istituzione e i suoi insegnamenti, che il gioiello del passato M:.V:.si compone di una squadra con dentro  un triangolo rettangolo e tre quadrati.

In Italia si dice comunemente che esso raffigura il teorema di Pitagora, mentre in Francia  che rappresenta la 47^ proposizione di Euclide ; ma ovviamente nessuno si sbaglia, i primi rendono omaggio allo scopritore del teorema e i secondi a colui che lo spiegò. Ed è  un peccato osservare come, malgrado le Massonerie latine possano vantare nella loro storia un eminente studioso del pitagorismo massonico come Arturo Reghini,  la 47^ proposizione di Euclide  col suo profondo significato muratorio  non occupi in verità alcun posto di particolare rilievo nel loro simbolismo, mentre è assai valorizzata in alcune Massonerie anglosassoni ( e specialmente in alcune giurisdizioni statunitensi ).

La 47^ proposizione di Euclide, dimostra che, in un triangolo rettangolo,

il quadrato costruito sulla ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati costruiti sui i cateti.  Possiamo intendere simbolicamente questi quadrati come forze : lo sviluppo delle potenzialità contenute nell’ ipotenusa e nei cateti.

Il cateto verticale è il legame dell’uomo con l’Assoluto. Il cateto orizzontale è l’uomo nella sua attività individuale : che può essere profana nella vita di tutti i giorni, o sacralizzata nella ritualità della Massoneria.

Ora, tenendo conto che l’ipotenusa congiunge le forze del cateto verticale a quelle del cateto orizzontale, da un punto di vista metafisico possiamo ravvisarvi il simbolo del  G.’.A.’.D.’.U.’. espresso in due modi diversi.

Il vertice tra l’ipotenusa e il cateto verticale lo rappresenta nella sua modalità “non manifestata” ( Brahma ) ; invece l’ipotenusa stessa lo raffigura come agente della manifestazione universale ( Ishwara ). Notevoli spunti di riflessione sono offerti dal fatto che il simbolismo massonico, nella sua concretezza che tanto amiamo, rinuncia a distinguere tra queste differenti modalità (dando per scontato che, nel lavoro dell’uomo per migliorarsi, l’immanenza del G.’.A.’.D.’.U.’. è condizione per così dire necessaria) e pone invece l’accento sui cateti, raffigurandoli con due simboli a noi ben noti : infatti il cateto verticale è il filo a piombo, l’orizzontale la livella.

Voi direte e l’Ipotenusa?  Non ce ne siamo dimenticati. E’ il simbolo della cazzuola che riecheggia tra le colonne il sacro nome di Ishwara : il più umile degli strumenti della nostra umile opera, vela il gesto del Creatore, che incessantemente rigenera e riedifica il mondo. Ricordo un M.’.V.’. , nei primi anni della mia maestranza, che al momento di entrare nel Tempio soleva dirci con un sorriso : “andiamo, Fratelli, a caricarci del peso della Creazione…” scherzava, ovviamente : ma il valore del nostro simbolismo  splendeva ben chiaro nelle sue parole. Mi sono rimaste nella  mente, e mai le potrò dimenticare.

Carissimi fratelli, nella mia prosa balbettante ho appena cercato di darvi un modesto esempio di come si può meditare su questo prezioso gioiello, in grado di aprirci la porta su ineffabili misteri ; ma ripeto, è solo un esempio, e certo ognuno di noi, lavorando rettamente, ne può trarre innumerevoli altri spunti di conoscenza e miglioramento.

Infatti, la Geometria – cito ancora il “Poema Regio”  è  “la scienza che può separare il falso dal vero”; e sia gloria per sempre al Grande Architetto dell’ Universo, che nella sua infinita benevolenza ce ne ha dato la chiave.

T.V.Fr:.Giovanni Domma

11/11/6005 V:.L:.

 

GLOBALIZZAZIONE

.      GLOBALIZZAZIONE

 

Come tutti voi sapete, la globalizzazione è il fenomeno di crescita progressivo delle relazioni e degli scambi di diverso tipo  a livello mondiale.

Nei miei modesti tentativi di capire, ho scoperto che si può parlare di globalizzazione già nel lontano 300 d.c. , quando i Romani imposero a tutti i popoli conquistati la loro cultura e le loro leggi ; ma nel senso moderno della parola, si riferisce a un fenomeno tipico della civiltà industriale.

Purtroppo, a fronte della globalizzazione dei mercati, delle finanze e della informazione sembra essersi invece arenata la globalizzazione dei valori, e si sono volatizzate delle identità che ritenevamo acquisite e consolidate.

Lo possiamo constatare ogni giorno, trovandoci di fronte a stranieri che provengono da culture diverse dalla nostra, e hanno dificoltà ad integrarsi e accettare le nostre abitudini e le nostre leggi: se le accettano, le accettano a malavoglia e con rancore, abbandonandosi spesso a gravi comportamenti incivili ed antisociali.

Non crediate, carissimi fratelli, che io sia cieco a fronte delle difficoltà e delle sofferenze che gli immigrati sono costretti ad affrontare : le vedo benissimo, ma allo stesso modo vedo anche il circolo vizioso che si sviluppa ogni giorno di più, con loro da una parte che hanno difficoltà ad integrarsi e di conseguenza si sentono emarginati, e noi dall’altra che ci sentiamo invasi, e sempre più rischiamo involontariamente di fare atti di prepotenza o di razzismo su umili persone che non hanno nessuna colpa, imponendo loro i nostri modelli di vita, la nostra cultura e le nostre leggi.

Come è nato tutto questo ? Dalla necessità delle nazioni più progredite di procurarsi mano d’opera a basso costo : per realizzare questo scopo, governanti e industriali senza scrupoli si sono assicurati la complicità dei governi del terzo mondo, che allettati dal denaro omettono senza rimorsi di fare il vero interesse dei loro popoli, e con la scusa della globalizzazione ne favoriscono l’emigrazione di massa.

Di ciò dobbiamo biasimare solo e soltanto coloro che con la loro viltà e avidità, ma anche la loro collusione ideologica,politica e finanziaria, hanno stipulato accordi con i nemici dei nostri valori e delle nostre identità,  forse illudendosi che mantendo buoni rapporti con quei fanatici possa nascere qualcosa di buono; ma nulla di buono può nascere scendendo a patti con chi disprezza i valori fondanti della nostra civiltà.

Infatti, come possiamo non condividere il timore che dietro l’immigrazione da certi Paesi si celi in realtà il disegno di dominare il mondo e sopraffare la civiltà occidentale? Fratelli, un personaggio arabo in una intervista ha affermato che con le nostre leggi ci conquisteranno e con le loro leggi ci domineranno.

L’occidente in passato ha sbagliato con certi paesi arabi e mussulmani chiudendo gli occhi sulle loro violazioni dei diritti umani quando ci faceva comodo averli come alleati, e continua a sbagliare oggi illudendosi che sia possibile andare d’accordo con chi patrocina ideologie assolutistiche e messianiche. Immaginiamo per un solo momento che questi falsi amici, per raggiungere i loro obbiettivi, diano ordine allo tsunami umano degli immigrati di ribellarsi : quali sarebbero le conseguenze e lo scenario?  Lascio a voi immaginarlo.

Oggi noi ci stiamo giustamente preoccupando del calo del tenore di vita a causa dell’euro, del prezzo del greggio e della perdita di competitività sul mercato internazionale, ma non ci accorgiamo che stiamo rischiando di perdere…la vita, a causa della perdita dei valori e della perdita dell’identità, per i quali l’immigrazione incontrollata rappresenta un serio pericolo.

Forse che per svegliarci abbiamo bisogno di soffrire ancora ? Io spero che non sia così. Dobbiamo invece avere il coraggio di renderci conto che la “globalizzazione” intesa come valore positivo si potrebbe attuare solo se l’umanità fosse caratterizzata da un solo governo, una sola cultura ed una sola religione ; altrimenti, è utopia, cui sarebbe decisamente preferibile una sana riaffermazione dei valori, della cultura e delle identità di ogni popolo.

Non sarebbe forse un mondo migliore quello in cui ciascuno potesse vivere dignitosamente nella terra dei suoi padri, praticando liberamente la sua cultura e la sua religione ? Questo risparmierebbe molte inutili sofferenze e spargimenti di sangue , generati soltanto dai torbidi interessi di pochi.

Forse le cose potrebbero andare meglio se la nostra istituzione facesse sentire la sua voce, che è la voce congiunta di molti uomini “liberi e di buoni costumi” uniti dalla volontà di lasciare ai loro figli e a tutti i ffr. un mondo migliore per continuare a lavorare per il bene ed il progresso dell’Umanità.

Fratelli, lavoriamo per riaffermare il diritto a difendere le tradizioni linguistiche, culturali, storiche  e artistiche del nostro Paese ; e anche perché il rispetto della vita e della persona umana  possano prevalere sugli ideologismi tanto nel mondo occidentale quanto nel mondo islamico, e il bene di tutti possa trionfare sulla cultura della morte che sta minacciando tutta l’umanità !

Riflettiamo, carissimi fratelli !……………….. Ho detto M.V.

Pavia 11 Maggio 2007                                                                                  T.V. Fr:. GIOVANNI DOMMA

 

TAVOLA SULLA SQUADRA

esq madeira

RIFLESSIONI SUL SIMBOLISMO DELLA SQUADRA

 

  1. M.V. e FFr. tutti carissimi,

questa sera ho l’onore e il piacere di portare un contributo personale ai lavori di questa R. L.

All’Agape di una delle vostre istruttive tornate, conversai con l’ex M. V. sul fatto che vi sono persone portate allo studio delle materie letterarie e altre alle materie scientifiche. Poichè a me piacciono di più le materie scientifiche, il Fr. mi suggerì di scolpire una tavola sulla Geometria; invito che, come vedete, ho raccolto con entusiasmo e piacere, perchè da tempo avevo in mente di riflettere con Voi sull’attrezzo che, nella sua semplicità, è il più caro ai Maestri: la Squadra.

In Egitto, agli albori della civiltà, troviamo che Imhotep (2650 a.C.) aveva scoperto il modo di costruire un angolo retto perfetto (o Squadra) da un punto su una linea retta, usando una corda segnata nelle proporzioni di 3 a 4 a 5. Grazie a questa scoperta, gli Egiziani furono in grado di segnare i confini e di garantire orientazione e giustezza perfette ai loro Templi.

Gli antichi Greci, che consideravano la Geometria come il vero fondamento di ogni conoscenza, posero il simbolo della Squadra dentro la terza lettera dell’alfabeto, la Gamma; il nome di questa lettera significa “conoscenza della Squadra”.

Pitagora, il grande Filosofo che fondò la sua scuola sullo studio della Geometria, espresse e sintetizzò la sacralità della Squadra nel suo famoso Teorema: in un triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull’ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. Da questa base partì Euclide, scoprendo che con la Squadra si possono formare tutte le figure geometriche.

Un’altra meravigliosa scoperta di Euclide fu come formare un quadrato in qualsiasi posizione dello spazio partendo da un cerchio. Il suo ricordo è ancora presente nel Rituale Emulation di Apertura del Terzo Grado, laddove in risposta alla domanda del M. V. su come i Sorveglianti sperino di trovare “i veri segreti del Maestro Massone”, la risposta è: “col centro” e non “nel centro”, come apparentemente sarebbe più logico.

E’ dimostrata la possibilità di costruire l’Esagono e il Pentagono a partire dal “Grande Simbolo” scoperto da Euclide nei suoi studi sulla Squadra, che (riassumendo) recita: quando, con eguale raggio, il centro di un arco giace sulla circonferenza dell’altro, si formano due triangoli equilateri. Dal Grande Simbolo si pensa che derivino due antichi e importanti Simboli dell’Arte Speculativa: la Stella a cinque punte di Compagno e il Doppio Triangolo o Rombo. Questa ipotesi mi è sempre sembrata più logica della supposizione alternativa, secondo cui essi sarebbero derivati dalla Stella di Davide o dal Sigillo di Salomone.

Un’attenzione particolare merita il Rombo – formato da quattro Squadre – che costituisce uno dei più antichi simboli massonici; ma non si è sicuri del suo primitivo significato. C’è chi pensa che fosse la rappresentazione di un antico strumento antenato del Maglietto, che invece suppone che il rapporto tra Quadrato e Rombo fosse considerato la proiezione bidimensionale di quello esistente tra la Pietra Squadrata e la Pietra Grezza.

Il Rombo può anche essere considerato la sezione di una figura formata da due coni contrapposti. Proviamo a immaginare il corso del tempo come segmento orizzontale, che parte dal Big Bang e termina alla fine del mondo; la Creazione si diffonde intorno al suo asse, espandendosi in una circonferenza sempre più ampia. A metà esatta del segmento raggiunge il diametro massimo, prima di cominciare a contrarsi fino a rifluire nuovamente in u solo punto.

In questa figura, il centro della circonferenza più ampia che si trova a metà del segmento rappresenta la Loggia, idealmente collocata al centro della Croce formata dalle coordinate del Tempo e dello Spazio.

Ruotiamo ora di novanta gradi sul loro asse i nostri due coni opposti. Ecco, ora l’asse della figura verticale, e il piano su cui ci troviamo separa i due coni, uno orientato in alto e l’altro in basso.

Al vertice del cono superiore, il G. A. D. U. stringe tra le dita il Filo a Piombo, che scende fino al nostro Tempio; il vertice del cono inferiore è invece collocato al Centro della Terra, dove si trova un passaggio attraverso il quale tutti noi siamo transitati, nel giorno in cui le porte del mondo profano si sono chiuse alle nostre spalle; come avrete già capito, mi riferisco al Gabinetto di Riflessioni usato nel rituale Scozzese. Anche il Fr. Guénon mostrò le corrispondenze simboliche di questa raffigurazione con ‘esperienza iniziatica, col simbolismo dell’Alchimia e soprattutto con la teoria indù dei cicli cosmici.

Nelle Logge e anche nei nostri rituali odierni, il simbolo della Squadra predomina su qualsiasi altro simbolo su cui è fondata l’etica.

Esso è una delle tre Grandi Luci. E’ uno strumento di lavoro dell’operaio e il segno sia di Maestro, di Compagno che di Apprendista: infatti tutti i movimenti o segni avvengono formando una squadra con le mani, le braccia e i piedi.

Questo è solo uno spunto sul simbolismo della Squadra riferito all’Iniziazione, che senza dubbio parecchi di Voi sapranno sviluppare meglio di quanto io non possa fare.

Grazie M. V. ho detto.

R.F. M.V.Fr. Giovanni  Domma

 

Tavola Architettonica letta in una  Loggia di Pavia il 25/2/2008 di E. V.

TAVOLA SUL COMPASSO

RIFLESSIONI SUL SIMBOLISMO DEL COMPASSO

M:. V:. e Carissimi Ffr:. ,

Dopo la mia tavola sulla Squadra, il Carissimo e Risp:.mo Fr:. L. mi suggerì di farne una sul Compasso, invito che ho raccolto con entusiasmo perché l’argomento mi piace molto: si tratta di un’altra delle Tre Luci  con cui noi iniziamo, passiamo, eleviamo e lavoriamo.

L’oggetto di cui trattiamo è un antichissimo strumento geometrico da disegno, già in uso presso i creatori della Geometria: secondo la leggenda venne inventato da Acale, nipote di Dedalo e quindi cugino di Icaro.

Nella Massoneria operativa, la sua funzione è quella di consentire al Maestro Muratore di accertare e determinare i limiti e le proporzioni delle diverse parti con accuratezza e precisione; ma poiché noi siamo Muratori liberi e accettati o speculativi, la nostra consuetudine è quella di applicare le analogie suggerite dagli attrezzi al piano simbolico e morale.

Innumerevoli sono gli aspetti simbolici correlati a questo piccolo e semplice attrezzo, tanto che un libro non basterebbe ad elencarli tutti : qui mi limito ad accennare ad alcuni dei più importanti.

Nella tavola sulla Squadra avevo scritto che essa è lo strumento più amato dai Maestri, e questo senza dubbio è vero; il Compasso, però,  è quello che più di tutti simboleggia la loro disposizione ad allargare la propria visione dell’Universo. La sua “apertura” esprime infatti il corretto atteggiamento dei Massoni nei confronti dei Fratelli e di tutta l’Umanità.

La circonferenza che esso traccia. è la figura geometrica nella quale non è dato distinguere il principio dalla fine, simbolo dell’eternità e quindi di perfezione.

In quanto strumento dell’intelligenza che crea pianificando, è anche simbolo di energia creatrice attiva e di attività intellettuale; di intelligenza, equità, temperanza, prudenza, giustizia, sincerità e verità, tutte virtù fondate sul senso della misura. Per questo di un uomo si dice che è “compassato” quando sa ben ponderare le sue azioni.

Affinché il Maestro Venerabile possa dichiarare aperti i lavori, è indispensabile che il Primo Sorvegliante abbia sistemato ritualmente le Tre Luci,che sono appunto il Compasso, la Squadra e il Libro Sacro.

Inoltre nella cerimonia di Iniziazione, al momento in cui il neofita, dovrà leggere la formula del giuramento (o promessa solenne) che lo lega all’Istituzione Massonica, gli viene poggiata la punta del compasso sul petto ; per significare che da quel momento tutte le sue azioni devono essere ispirate all’ordine, all’armonia e alla razionalità.

E’ da notare che Squadra e Compasso sono sovrapposti, e non sottoposti, al Libro Sacro ; perché è dovere del Libero Muratore sottoporre le proprie concezioni religiose al vaglio della Ragione.

Nel 1797, Lorenzo Mascheroni dimostrò la possibilità di realizzare tutte le costruzioni della geometria euclidea senza la Squadra e mediante l’uso del solo Compasso (Mascheroni, «insigne matematico, leggiadro poeta ed ottimo cittadino»come lo definì con un po’ di enfasi Vincenzo Monti, era nato a Castagneta, un sobborgo di Bergamo nel 1750).  Mascheroni  insegnò algebra e geometria all’Università di Pavia, università di cui divenne rettore. (Morì a Parigi nel 1800).

Da questo, i Liberi Muratori dell’epoca videro confermata la tradizione per cui le posizioni relative del Compasso e della Squadra sul Libro Sacro manifestano i tre diversi stati nei quali il Massone si può trovare ; i Fratelli Maestri mi vorranno perdonare se non scendo in maggiori dettagli, in considerazione del Grado in cui lavoriamo.

I Simboli di Squadra e Compasso, uniti insieme, rappresentano il modello di sintesi operativa nella nostra ricerca della conoscenza, fatto di rigorosità di giudizio e di desiderio di libertà interiore.

E’ pure da osservare che, posti in relazione tra loro, corrispondono palesemente al Cerchio e al Quadrato, ovvero al Cielo e alla Terra.

Perché, il Compasso è più specificamente in rapporto con la determinazione del Tempo e la Squadra con quella dello Spazio : sono queste, Carissimi Fratelli, le due grandi coordinate dell’armonico progetto concepito, tracciato e messo in opera dal G:. A:. D:. U:. , la cui benevola Luce sempre illumina i nostri umili lavori.

Concludo ricordando, innanzitutto a me stesso, che la perfezione delle figure tracciate col Compasso ci rammenta tacitamente l’infallibile ed imparziale giustizia del G.. A:. D:. U:. .

Fratelli miei, cerchiamo di esserne degni : non  dimentichiamoci mai, anche nel mondo profano, l’onore di essere Massoni.

Grazie M. V. ho detto.

R.F. M.V.Fr. Giovanni Domma

 

Tavola Architettonica letta nella tornata di Loggia del 9/5/2008 di E. V.

TAVOLA – LIBRO SACRO

IL LIBRO SACRO

M:. V:. e Ffr:. tutti carissimi,

Data la pazienza con cui avete ascoltato le mie riflessioni sul simbolismo della Squadra e del Compasso, ho voluto completare il discorso trattando anche della terza Grande Luce del Tempio, cioè il Libro Sacro (o Libro della Sacra Legge).

Al triplice simbolo delle Tre Gran Luci sono  adattabili innumerevoli livelli di interpretazione : per esempio, l’essere umano diviso in tre parti – corpo (Squadra), mente (Compasso) e anima (Libro).

In una triade derivata dalla precedente, se la Squadra – simbolo etico per eccellenza – ci richiama ai  nostri valori di veridicità e onestà e il Compasso all’ apertura mentale e all’ intelligenza, il Libro simboleggia il messaggio trascendente della Massoneria, la regola inesprimibile che conferisce sacralità ai nostri lavori.

Il Libro è dunque la Luce spirituale, senza la quale nessuna opera dell’ingegno umano sarebbe possibile : per questo ha la precedenza sulle altre, ed è la prima Grande Luce con cui i Liberi Muratori usano aprire i lori architettonici lavori.

In esso, ogni Fratello ha la possibilità di identificare il Dio della propria religione : in questo senso, rappresenta la Luce che sovrasta ogni essere umano non come autorità dogmatica, ma come espressione di fede.

Nei Paesi a prevalenza cristiana, il Libro Sacro può essere rappresentato in tre modi : con la Bibbia, con il Nuovo Testamento o con il solo Vangelo di Giovanni. Nelle Officine delle nazioni mussulmane, dal Corano.

In Israele si lavora sul solo Vecchio Testamento, al quale possono essere affiancati un Vangelo e un Corano se in Loggia sono presenti Fratelli cristiani e mussulmani ; su tutti e tre vengono disposti Squadra e Compasso.

In India, in alcune Logge Indù sono esposti i Veda , in altre la Bhagavad Gita ; nelle Logge sikh l’Adi Granth , in quelle parsi (o zoroastriane) lo Zend Avesta . In molte Officine si dispongono sull’altare tutti questi Libri più la Bibbia e il Corano. Durante le iniziazioni, Squadra e Compasso sono disposti sul Libro corrispondente alla religione del neofita, mentre negli altri lavori sul Libro della fede del Maestro Venerabile.

A Singapore si arriva a sette Libri, perché ai sei precedenti va aggiunto il Dhammapada (il cosiddetto canone buddista) ; la Squadra e il Compasso, però, vengono disposti solo sulla Bibbia.

Sempre a Singapore, il Corano è abitualmente coperto da un panno bianco, per evitare che possa essere inavvertitamente toccato ; viene esposto ed aperto solo in occasione della Promessa Solenne di un neofita di fede islamica (che non la pronuncerà stendendo la mano sul Libro, bensì tenendolo sulla testa).

In pratica, sebbene alcuni Orienti nazionali per evitare controversie prescrivano a livello di regolamento quale Libro debba essere utilizzato, nella consuetudine massonica viene considerato “regolare” qualunque libro su cui tutti i Fratelli siano d’accordo. Troviamo così Officine che si servono di un Libro dalle pagine bianche, e altre di un Libro dai caratteri disposti a caso, per rimarcare il diritto-dovere di ogni Fratello di comporre le sacre parole secondo il suo cuore.

Laddove il Libro venga rappresentato con la Bibbia o il Vangelo, all’apertura dei Lavori esso viene aperto dal Primo Sorvegliante (o dall’ Ex Maestro Venerabile nel Rituale Emulation) alla prima pagina del Vangelo di Giovanni.

Da sempre, la figura dell’Evangelista Giovanni, il discepolo che Gesù amava, viene collegata alla Gnosi, ovvero al Cristianesimo vissuto come percorso di conoscenza. Il Vangelo da lui scritto è in effetti quello che di gran lunga offre maggiori spazi alla speculazione esoterica.

Quando lo Spirito Santo discese su Gesù, Giovanni ne rese testimonianza dicendo: Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Questa immagine viene tradizionalmente associata al simbolo massonico del Filo a Piombo, considerato il tramite per cui l’influenza spirituale discende nel Tempio, attraverso il tetto lasciato appositamente scoperto, per andare simbolicamente a depositarsi proprio nel Libro.

I primi cinque versetti del Vangelo di Giovanni recitano :

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.

Lasciatemi ricordare che rito significa etimologicamente ordine : io credo che in tal senso vada impostata la riflessione su queste parole, che furono scelte dai nostri predecessori perché in esse viene tradizionalmente ravvisata l’espressione del corretto rapporto tra esoterismo ed exoterismo secondo la fede cristiana.

I Massoni dell’antichità davano loro tanta importanza che la nostra Istituzione veniva anche detta “la Chiesa di San Giovanni”. Una leggenda massonica (che è riportata, se ben ricordo, ne Il Grande Oriente di Roger Peyrefitte) recita più o meno così :

“Quando Gesù disse a Pietro : tu sei Pietro, e su questa pietra fonderò la mia Chiesa , egli scorse l’Apostolo Giovanni che li guardava in lontananza, e domandò : Signore, e di lui che sarà ? Allora Gesù gli rispose : se voglio che egli mi aspetti fino al mio ritorno, a te cosa importa ?”

Questa leggenda dai molti significati attesta la certezza dei nostri predecessori che la Massoneria sarebbe durata sino alla fine dei tempi. Basandosi su di essa, gli antichi Massoni avevano sviluppato un sistema divinatorio che prendeva come base la distanza in giorni tra le due feste di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, del quale si servivano per fare previsioni sul futuro dell’Istituzione e dell’intera umanità : purtroppo nessuna di esse è giunta fino ai nostri giorni, e anche i dettagli del metodo utilizzato sono andati perduti.

Del resto, è risaputo che una delle principali diversità tra il Vangelo di Giovanni e i Sinottici è la maggiore accentuazione che in esso viene posta sul simbolismo del Tempo, e questo ci fa ricordare che il Libro, in quanto contenitore della parola scritta, è anche il simbolo del Tempo nella sua modalità del “pensiero lineare”.

Molto ci sarebbe da riflettere riguardo al fatto che delle nostre Tre Luci la prima appare più strettamente legata al Tempo e le altre due allo Spazio, e forse qualche lume su questo argomento potrebbe esserci fornito dai Fratelli appassionati di Induismo : perché nella Massoneria indiana le Tre Luci vengono tradizionalmente accostate ai tre guna, ovvero alle tre forze che determinano la manifestazione dell’Universo.  

In questo e in mille altri modi, in tutto il mondo il Libero Muratore è sempre fedele all’ impegno di lavorare per trarre l’Ordine dal Caos interiore.

Che vantaggio ha chi entra nella Massoneria al giorno d’oggi? A mio modesto parere, si procura indubbiamente un grandissimo vantaggio: quello di imparare a pensare ed a esprimersi liberamente, al di fuori da ogni possibile schema precostituito e senza tema di ripercussione alcuna, per la realizzazione dell’Individuo nella sua completezza.

Questo può in parte spiegare il motivo per cui la Massoneria è stata ed è a tutt’ oggi così fortemente avversata e volutamente fraintesa dai nemici della Libertà.

Fratelli, mi fermo qui, perchè sul Libro si potrebbe scrivere… ben più di un libro. Mi auguro di non aver troppo disonorato, con le mie incerte parole, questo simbolo iniziatico che rappresenta la Vera Luce, e lascio a voi tutti – me compreso – l’interpretazione alchemica, la riflessione, lo sviluppo e l’ampliamento dei temi trattati in questa modesta tavola.

M :.V :.,  ho detto.

R.F. M.V.  Fr :.Giovanni DOMMA

Tavola Architettonica letta in una  Loggia Ottobre 2007

 

 

 

 

INTRODUZIONE E PREFAZIONE DEL LIBRO- LA MASSONERIA DEL MARCHIO –

NOTA INTRODUTTIVA

Questo libro racconta la storia del grado massonico del Marchio, dalle origini al consolidamento della Grand Lodge of Master Mark Masons of England and Wales  with its Districts and Lodges Overseas (che chiameremo per brevità Gran Loggia del Marchio), negli anni settanta del diciannovesimo secolo.

In quel periodo, tanto il processo di evoluzione del rituale quanto il dibattito su quale dovesse essere la collocazione del Marchio nel quadro generale della Massoneria poterono dirsi conclusi ; la successiva storia dell’espansione della Gran Loggia del Marchio e della progressiva diffusione del grado in ogni parte del mondo è di sicuro altrettanto affascinante, ma è un’altra storia, che andrebbe trattata a parte.

La nostra fonte principale è stata The Arch and the Rainbow di Neville Cryer : indubbiamente la migliore opera sulla storia del Marchio mai pubblicata finora. E’ un libro che, se ha un difetto, è quello dell’eccessiva mole di dati, che va decisamente a scapito della sua leggibilità ; abbiamo cercato di rimediare estrapolandone le informazioni più essenziali e coordinandole tra loro, integrandole anche coi contenuti delle circa tremila pagine sulla Massoneria del Marchio disponibili in rete.

Un’altra caratteristica peculiare dell’opera di Cryer è che la storia da lui proposta si discosta in alcuni punti dalle ricerche sulla storia del Marchio svolte nell’ambito della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Per chiarire meglio questo punto sono necessarie alcune riflessioni.

Innanzitutto, non si può parlare di una storia ufficiale del Marchio in versione Gran Loggia Unita d’Inghilterra, in quanto il rapporto che lega quest’ultima alla Grand Lodge of Master Mark Masons riveste una natura piuttosto inedita agli occhi dei Massoni italiani e “latini” in generale : tra i due corpi, infatti, non esiste nessuna forma di accordo né di riconoscimento, il che non impedisce ai Massoni della Gran Loggia di frequentare le Logge del Marchio alla luce del sole.

Questo perché la Gran Loggia Unita d’Inghilterra – che pratica soltanto i tre gradi azzurri e l’Arco Reale – considera corpi massonici regolari solo quelli che rispondono ai suoi stessi requisiti (diversamente dai principali Ordini latini, che stipulano anche forme di reciproco riconoscimento coi “Riti”), e soltanto a questi concede o ritira il proprio riconoscimento.

Potrebbero quindi essere oggetto di sanzioni disciplinari (in teoria) quei Fratelli inglesi che frequentassero Ordini cui il riconoscimento inglese è stato ritirato, come ad esempio il Grande Oriente d’Italia ; ma se invece frequentano la versione britannica del Rito Scozzese o il Marchio, non corrono il pericolo di incorrere in alcuna sanzione, perché per la Gran Loggia Unita d’Inghilterra è come se queste organizzazioni non esistessero.

Questo a livello ufficiale ; ma in pratica, oggi i rapporti tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia del Marchio sono amichevoli, e la diffusione del Marchio viene considerata un ottimo veicolo per diffondere a livello internazionale la concezione britannica della Massoneria. Proprio per questo, prestigiose Logge di ricerca come la Quatuor Coronati pubblicano abbastanza di frequente pregevoli studi sul Marchio, e per la stessa ragione… gli aspetti più imbarazzanti dei rapporti intercorsi in passato tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia del Marchio non vi compaiono mai.

Ai giorni nostri, il Massone medio inglese ama il Marchio e ne conosce la storia abbastanza bene ; ma se gli chiedete ad esempio quale sia l’origine della Gran Loggia del Marchio, vi risponderà che sorse da una costola del Supremo Gran Capitolo di Scozia dell’Arco Reale, tacendo delle battaglie che dettero origine a questa presunta gemmazione, proprio perché nessuno glie le ha mai raccontate ; e allo stesso modo, vi dirà che la sua fondazione fu preceduta da una fase preliminare in cui il Marchio era stato riaccolto per breve tempo in seno al Craft (noi diremmo all’Ordine), ignorando del tutto come siano andate veramente le cose.

Il grande merito di Cryer è di non essersi fermato alla versione politically correct : da storico di razza, andò al fondo di tutte le questioni, non tacendo di quelle verità che dal punto di vista della Gran Loggia Unita d’Inghilterra… sono assai scomode.

Noi avremmo potuto ignorarle, e presentare al lettore italiano la stessa versione edulcorata della storia del Marchio che in Inghilterra oggi va per la maggiore ; abbiamo invece pensato di rendergli un utile servizio non tacendo di nulla, e lasciando che si formi egli stesso la propria opinione.

Nel riportare e sintetizzare l’enorme mole di dati che costituiva la materia prima di questo libro avremo senza dubbio commesso qualche sbaglio, di cui chiediamo scusa anticipatamente ; come si vedrà, la materia trattata è assai complessa, e non avevamo a disposizione nessuna opera italiana cui appoggiarci. Preghiamo il lettore di credere che laddove possiamo aver sbagliato è stato in buona fede, e ci dichiariamo anticipatamente disponibili a prendere atto dei nostri eventuali errori.

 

P R E F A Z I O N E

                                                         di Claudio Bonvecchio 

Questo interessante, semplice e chiaro lavoro colma una carenza nella letteratura riguardante la Libera Muratoria: almeno in quella italiana. Infatti, non sono molti – in Italia – ad essersi interessati all’antichissima Tradizione iniziatica del Marchio (era attivo in Scozia sin dalla fine del 1500) e ad averla praticata. Così come non molti sono in Italia coloro che  conoscono, approfonditamente, il significato del termine “Marchio”. Ossia cosa sono le Logge del Marchio e quale sia la loro importanza nel cammino di perfezionamento muratorio.

 In proposito e per avvicinarsi all’argomento, si può definire il Marchio una sorta di “rito”: di rito sui generis, però. Ma, forse, è improprio chiamarlo – secondo l’uso ed il lessico delle Massonerie continentali e latine – un Rito: in quanto presenta un ridottissimo numero di Gradi di Perfezionamento. Ma, pur prevedendone soltanto due (quello del Mark Man e del Mark Master Mason), non per questo è meno importante, dal punto di vista esoterico, di altre forme di ritualità . Sarebbe, però, più corretto chiamarlo – e considerarlo – una Obbedienza perché di una Obbedienza ha tutte le caratteristiche fondamentali. Come mostra la sua stessa titolatura inglese: Grand Lodge of Master Mark Masons with its Districts and Lodges Overseas. Ma soprattutto il suo impatto simbolico che ne dà una immediata e complessiva immagine

 Non a caso, il gioiello che lo esprime – pur essendo una semplice pietra appesa ad un nastro azzurro argento e cremisi – rappresenta la “pietra di volta” del Tempio. Ciò che regge, cementa e salda – facendone un tutto unico – l’intera costruzione. Riportandone il valore simbolico alla Massoneria, significa il compimento della trasformazione operata dal “lavoro” muratorio: la chiave di volta di quell’uomo nuovo che aspira essere il Libero Muratore, il singolo Libero Muratore. Ed, infatti, il Marchio è particolarmente attento al singolo Fratello di cui vuole esserne in un certo senso “il sigillo”.

 D’altronde, il termine ”marchio” altro non è che sinonimo di un “sigillo” personale. Dove sigillo, dal punto di vista simbolico, rimanda ad una identificazione: identificazione di un’opera d’arte come il capo-lavoro dei maestri delle antiche Corporazioni di Mestiere o identificazione di una vita, come il sigillo portato sullo scudo o sull’anello “alla chevalière” degli antichi cavalieri. Per questo, il Marchio si può considerare – nell’ambito della Massoneria speculativa – come l’espressione di un lavoro cavalleresco o, se si preferisce, di una cavalleria del lavoro, dove la cavalleria è l’aspetto illuminante ed il lavoro quello trasformativo.

 Entrambi rappresentano – nella loro strettissima unione –  il raffinato compimento non solo della scelta cavalleresca originaria, avvenuta con l’Iniziazione, ma anche della meta ultima del lungo lavoro dello sgrossamento della pietra. Un lavoro che vede in azione chi vuole essere operaio (il primo Grado del Marchio) per diventare poi, con il secondo Grado, veramente Maestro di una collettività iniziatica. Una collettività che lavora individualmente, ma in parallelo con gli altri: come si conviene alla pratica ermetica, tramandata dagli antient degrees. Come si conveniva alla Cavalleria e come era proprio degli antichi Maestri Muratori. Ẻ il motivo per cui, alchemicamente, i lavori delle Logge del Marchio avvengono con la cadenza e lo stile delle antiche Logge, di cui riprendono lo spirito, la profondità ed il respiro sacrale: delle parole, dei passi e dei gesti. Sono come il Sale che equilibra il Mercurio e lo Zolfo.

 Come si può notare – già da questi brevi ed episodici cenni – lo studio storico, teorico, rituale ed esoterico sul Marchio che viene qui svolto, si rivela straordinariamente accurato ed intrigante. Ma il suo pregio maggiore non è l’erudizione massonica: che pure mostra – in maniera precisa e documentata – il lungo cammino del Marchio attraverso contese, diatribe, polemiche ed ostacoli di ogni sorta. Se così fosse – senza nulla togliere alla sua importanza per la Storia della Libera Muratoria – correrebbe il rischio di essere fine a se stesso: come troppo spesso accade. Lo scopo degli autori non è, infatti, quello di aggiungere un tassello alla lunghissima bibliografia massonica. E neppure quello di contribuire – in maniera narcisistica – alla “mise en forme” di un tassello di quell’intellettualismo massonico che sta trasformando lo speculativo in letterario e i Fratelli in professorini.

Gli autori vogliono ben di più. Mirano più in alto. Si propongono – tramite un accurato lavoro d’informazione storica – di rivitalizzare la Tradizione Massonica, proponendo una via antica e sempre nuova. Una via da fare propria e da interiorizzare: come mostra, significativamente, il capitolo sulla Ritualità del Marchio.

 Va da sé che la loro non è una impresa facile. Ma proprio questa è la “sfida” che lanciano gli autori. Si tratta di una sfida ambiziosa e coraggiosa di cui la Libera Muratoria italiana ha bisogno. Anzi di cui ha necessità e di cui l’introduzione, in Italia, del Marchio sarebbe una tappa importante. Per questo agli autori – Giovanni Domma e Daniele Mansuino – va il più vivo e sincero ringraziamento di chi crede che la Libera Muratoria non sia rigida e ossificata, ma vivace e dinamica. E pronta a rispondere alle sfide della società e degli uomini: per costruire un mondo migliore.

                                             

                                                     Claudio Bonvecchio

 

Elogio- libro- LA MASSONERIA DEL MARCHIO

ARCO REALE 8888SDC11624

Il primo libro scritto in Italia sulla Massoneria del Marchio

Ai Car:.mi e Risp.mi Fr:.lli

Daniele MANSUINO

Giovanni DOMMA

Carissimi Daniele e Giovanni,

per prima cosa Vi devo ringraziare per il gentile e prezioso pensiero che mi avere riservato.

Ho letto con attenzione (anzi direi studiato) il Vostro pregevole lavoro, che ho trovato di grande interesse: esso rappresenta una pietra miliare nella bibliografia massonica italiana, giacchè il “Marchio” non aveva mai avuto una trattazione così esauriente e completa.

Invero la Massoneria del Marchio nella nostra Comunione è sconosciuta ai più, che non riescono a comprenderne le radici ed il suo importante significato, spesso confondendola con un Rito del quale non ha né le caratteristiche, né le finalità iniziatiche.

In passato, grazie alla mia funzione di Gran Maestro dei Massoni Criptici d’Italia, ho avuto la fortuna di conoscere e stringere una forte e leale amicizia con l’Ill.mo Gran Maestro Henri Susse e il suo vice Gerard Costes, frequentando così i lavori della Gran Loggia del Marchio di Francia; in ultimo a Parigi nel 2009 mi è stato concesso il privilegio di essere investito Grande Ufficiale d’onore della stessa Gran Loggia.

Orbene, non essendo un lettore digiuno della materia, ho apprezzato tantissimo la Vostra encomiabile fatica, che finalmente ha chiarito in via definitiva l’insegnamento inziatico del Marchio, che affonda le sue radici nella notte dei tempi.

Grazie per ciò che avete fatto e grazie per avere illuminato la Comunione Italiana, nella speranza che il libro venga letto affinché tutti possano trarre insegnamento.

Colgo l’occasione per augurarVi un Solstizio di ogni bene e felicità.

Con imperituro e fraterno affetto. Vitantonio

Gallipoli, 7 dicembre 2010.

 

MASSONERIA SENZA PACE

 

MASSONERIA SENZA PACE

di Giovanni Domma

Fin dalle sue origini, propiziate dal genio di Isaac Newton, Massoneria fu sinonimo di progresso ed elevati ideali, tanto scientifici quanto umanistici. Ma a volte sembra che oggi stiamo tornando in direzione di quel tenebroso Medioevo che i nostri predecessori hanno fatto tanto per affossare.

Declino, decadenza, fermento, confusione sono le parole chiave per definire ciò di cui siamo testimoni. Vorrei poter aggiungere “fuori dal Tempio”, anzi penso di poterlo fare perché il Tempio simbolico e ideale che vive intorno e dentro di noi, quello è ancora intatto, e nessuna contingenza profana lo potrà mai intaccare ; ma purtroppo anche in seno alla nostra Istituzione si stanno registrando gli stessi preoccupanti sintomi che deploriamo nel mondo profano.

Pur non illudendomi, spero che riflettere un po’ sui nostri guai possa giovare a riportare la Massoneria verso la normalità.

Guardando alla nostra storia si può scorgere chiaramente che lo… stato confusionale comincia da quando i Fratelli scelti per dirigere questa nobile e antica Istituzione, anziché brillare per l’elevatezza dei loro valori e per l’essere persone oneste, dignitose e rispettabili cominciarono a mescolarsi con il potere. Per avidità di denaro, non si negarono l’uso di quegli strumenti il cui nome è sufficiente a destare un moto di repulsione : invidia, maldicenza, calunnia, delazione – tutto era buono per eliminare scorrettamente i loro rivali e potersi assicurare una fetta più grossa della torta.

Fratelli, non chiedetevi se sto pensando a qualcuno in particolare : non è così. Io vorrei tanto che fosse così, perché significherebbe che al malcostume possano essere associati personaggi ben precisi, e una volta liberatici di loro il problema sarebbe risolto. Invece la cosa terribile è che anche Fratelli di buona e chiara reputazione sono costretti a combattere con queste armi per non soccombere, tanto il clima sta diventando torbido e malsano.

Devo citare qualche evento ? Beh, un buon punto di partenza fu senza dubbio quel giorno in cui la giustizia profana si permise di sequestrare le nostre cartelle personali, schedando i Massoni come se fossero dei malfattori e indagando sui nostri lavori nel modo più indiscriminato, senza nessun rispetto verso la loro sacralità.

Tutti allora biasimammo quell’iniziativa sconsiderata e propagandistica, e avevamo ragione ; ma col senno del poi, come non ammettere che Fratelli pasticcioni e poco seri avevano offerto all’azione della Magistratura abbondanti pretesti ?

A me non piacque allora (e neppure ora, anche se mi sono abituato) la servile acquiescenza che ci affrettammo a dimostrare verso le pretese dei profani, come la rinuncia ai cappucci, al Giuramento, alle spade. Eppure proprio quell’ondata di interesse, seppure negativo, nei confronti delle nostre usanze sarebbe stata una bellissima occasione per far maggiormente conoscere tutto quello che si può spiegare della nostra ritualità ; se avessimo saputo farlo, il positivo quanto inatteso boom di pulsanti che seguì a breve distanza quegli eventi sarebbe stato ancora maggiore, e forse caratterizzato da una migliore preparazione.

Come è possibile che non riuscimmo a trovare la forza di difendere con fierezza, in faccia al mondo, la nostra tradizione ? Certo oggi il rituale scozzese è ancora stupendo (chi crede che le mie perorazioni in favore dell’Emulation significhino che non lo amo si sbaglia di grosso), ma quanto era più bello in tutta la sua antichissima integrità ! Alle volte mi chiedo se non sono una specie di… cattolico lefebvriano, di quelli che hanno nostalgia della Messa in latino : in certi momenti ho la sensazione che il rituale di oggi sia in qualche modo sconsacrato, affievolito, svuotato della sua essenza esoterica ed allegorica.

E non parliamo della nostra tradizionale riservatezza, che è ormai solo un ricordo : tutti i Fratelli la pretendono dagli altri, ma non la pratica nessuno. Sarà forse perché abbiamo di fronte l’esempio del mondo profano, nel quale ormai le sole persone riservate sono quelle che hanno qualcosa di inconfessabile da nascondere ; o forse perché, svuotata del suo valore simbolico, nessuno più ne immagina lontanamente il significato.

Non si ripete più, per paura di essere fraintesi, quella poetica massima secondo cui in Massoneria vi sono tanti misteri quanti fili d’erba in un prato ; se ve la ricordate, significa che siete… dei sopravvissuti come me. D’accordo, ho capito : nell’epoca della trasparenza avere misteri non è più una bella cosa – però insieme ai misteri c’erano anche le finalità, lo scopo e i valori.

Un giorno o l’altro nella nostra Istituzione dovremo affrontare seriamente il dibattito sui media. Il Fratello Daniele Mansuino ha scritto in proposito cose interessanti (vedi il suo articolo McLuhan e la Massoneria), sottolineando il fatto che l’evoluzione mediatica del mondo moderno era già in qualche modo contenuta nel nostro rituale ; un altro Fratello invece ha affermato addirittura che i mezzi mediatici profani, con la loro campagna discriminatoria contribuiscono alla vostra e nostra perdizione, ma soprattutto alla perdizione globale della Massoneria universale di tutte le obbedienze, su tutta la superficie della terra e degli oceani… parole forse un po’ troppo apocalittiche, ma guardando a come i media spesso ci trattano, e soprattutto considerando quanto profondamente essi siano coinvolti nel processo di degenerazione di cui stiamo parlando, c’è da chiedersi se egli non abbia un po’ di ragione.

Tornando alla nostra storia, in quei giorni (per fortuna lontani) l’allora Gran Maestro del GOI si recò a Londra – voi direte : per difendere la reputazione dei Massoni italiani ? Macché ! Per convincere il Gran Segretario della Gran Loggia Unita d’Inghilterra che le logge del GOI – a quei tempi, riconosciuto a livello internazionale – erano formate da delinquenti e malfattori. Il risultato fu, naturalmente, che il riconoscimento internazionale al GOI venne ritirato, e a quel signore fu concesso il mandato per creare un’Obbedienza nuova…. poi se ne andò anche di lì, lasciandosi alle spalle una Massoneria umiliata e divisa. Vivissimi complimenti.

Certo anche gli Inglesi non brillarono in quell’occasione per spirito di fratellanza : scomunicare DICIOTTOMILA FRATELLI per le colpe di una piccola minoranza non era certo una scelta ispirata dalla giustizia, né che andasse in direzione degli interessi della Massoneria. Ma d’altra parte – come, più volte, sia io che il Fratello Mansuino abbiamo trattato nei nostri articoli – Londra tende a perseguire il disegno che la Massoneria internazionale sia sempre più di stampo britannico, e in nome di esso prende certe volte anche decisioni che con la giustizia hanno poco a che vedere.

Questo è davvero un peccato, perché noi siamo fermamente convinti che il modello britannico della Massoneria sia il migliore e il più adatto ai tempi moderni ; l’attuale governo del GOI – molto più intelligente e illuminato di quanto non vogliano i suoi molti calunniatori – sta muovendosi da molti anni in questo senso con cautela e precisione. Ma certo, la giustizia non deve esserci da una sola parte : non sarebbe forse meglio che la concezione britannica fosse propagandata non attraverso diktat e secessioni, ma per mezzo dell’informazione e della conoscenza ? Se per sostenerle si fa uso della prepotenza e dell’autoritarismo, anche le cause giuste finiscono per sembrare sbagliate.

Un altro bel tracollo a cui stiamo assistendo in questi giorni è quello della GLNF, la Gran Loggia Nazionale Francese. Io la conosco bene, e posso dire che si trattava di un’Obbedienza mirabile per livello intellettuale e qualità del lavoro : l’armonico connubio fra la tradizione francese e quella britannica aveva generato un gran numero di Fratelli competentissimi e preparati tanto sul piano della Massoneria esoterica che a livello di azione sociale. Adesso anche qui c’è di mezzo la Magistratura, e molte Logge hanno secessionato e stanno organizzandosi per conto loro…. Dio, che tristezza !

 Inutile dire che la Gran Loggia d’Inghilterra, per non essere immischiata, gli ha tempestivamente sospeso il riconoscimento… E’ quasi una barzelletta se pensiamo che nel 2008 la GLNF era stata la prima Obbedienza regolare a riconoscere il GOI, e noi stessi – per mezzo dei nostri articoli – avevamo salutato questa decisione come un un importante passo avanti del G.O.I. a livello internazionale. Quanto ci sbagliavamo ! Ma purtroppo il peggio dilaga ormai senza limite, e sul piano della credibilità nessuna Obbedienza può definirsi sicura.

Soltanto a livello di base, siccome siamo irrimediabilmente ingenui, esiste ancora la mentalità per cui il Fratello che si lascia ammaliare dal denaro e dal potere viene considerato un debole e viene isolato ; in molte Officine che conosco, ancora oggi simili personaggi si ritrovano a dover fare i conti coi veri Massoni, che con tutte le loro forze cercano di correggere il Fratello dai suoi errori, di curare la sua anima malata e costringerlo a rientrare nei limiti imposti dalle Costituzioni e dai Regolamenti. Facciamo bene a perseverare ? A volte mi sembra una battaglia persa. Forse l’errore di quei Fratelli non è la disonestà, ma è di non averla applicata a un livello abbastanza elevato….

Tantissimi sono i Fratelli increduli e disorientati da questa situazione. In tanti anni di Massoneria, non avevamo mai visto la nostra Istituzione entrare e uscire dai palazzi della giustizia profana frequentemente come ora ; non solo perché i giudici si interessano di noi, ma anche perché i Massoni – invece di ricorrere alla giustizia massonica come vuole la tradizione – si denunciano l’un l’altro facendo lavorare i tribunali !

E’ terribile assistere allo spettacolo di Fratelli che scagliano accuse gravissime verso altri Fratelli – se non sono neanche più capaci di spiegarsi tra loro e riconciliarsi, che diritto hanno di usurpare il titolo di Massoni ?!?

Megalomania, invidia, sete di potere, avidità dei metalli. Basta ! In nome del Grande Architetto, basta ! Torniamo al perfezionamento dell’uomo ; riscopriamo le vie per accedere alla serenità interiore che nel corso dei secoli tanti illuminati Fratelli hanno indicato.

Quale fratellanza universale potrebbe nascere da altro che dalla spiritualità? Chiudiamo gli occhi per un attimo, e concentriamoci sull’idea della Massoneria Universale come l’abbiamo percepita nell’attimo della nostra iniziazione : quella benevola corrente che è entrata in noi, commuovendoci nel più profondo della nostra anima e facendoci sentire uomini nuovi e diversi. E’ quella la Massoneria, e da quel momento in avanti non abbiamo capito più nulla di lei, perché la stolta imperfezione umana ha lavorato incessantemente affinché Sapienza, Bellezza e Forza andassero perdute. Ma ricordiamoci, cari Fratelli, della vera Massoneria, e lavoriamo perché il Grande Architetto possa riportarla tra noi.

In tutti gli Orienti e in tutte le Officine del mondo c’è una scritta che proclama : Libertà – Uguaglianza – Fratellanza. Ce ne siamo dimenticati ?

Anche solo limitandoci a prendere in considerazione il primo termine di questo venerabile ternario, ci sarebbe già di che lavorare per una vita. Libertè, plus grand de tous les mots… chi ricorda ancora questa canzone ? Essa ci insegnava che la libertà è un atto rivoluzionario ; ma che valore vogliamo darle ? Qual è il nostro obbiettivo attuale ?

Dovrebbe essere racchiuso in quelle cinque parolette che conosciamo bene – anzi, troppo bene : ormai le sappiamo a memoria, tanto che le ripetiamo macchinalmente senza più riflettere sul loro significato – lavorare per il bene dell’umanità.

Ma quale bene, quale umanità ? Il bene dei Fratelli che amano… il suono dei metalli e speculano sui nostri ideali ? L’umanità che muore di fame anche per colpa loro ?

Se riflettessimo sul valore della libertà e di quelle cinque parole, la coscienza del disastro che i falsi Fratelli stanno compiendo sopra le nostre teste diventerebbe per noi insopportabile. Sarebbe quello il primo passo per cacciare i pubblicani fuori dal Tempio, perché prima ancora di dar loro battaglia li avremmo già cancellati a livello interiore ; dopodiché, la prima volta che venissero da noi a portarci parole di divisione, troveremmo il coraggio per fare quella scelta che oggi non osiamo – magari per un malinteso rispetto nei confronti dei loro collari e delle loro cariche : voltargli le spalle e andare via, lasciarli soli con la loro miseria, abbracciare i nostri veri Fratelli e lavorare con loro per creare finalmente la Massoneria nuova ; perché il vero Massone non va in giro a creare il disordine in nome della libertà, corrompendo tanti ingenui Fratelli intimiditi e abbagliati dalle sue pretese di potere e rubando loro anche la più fondamentale delle libertà – quella di poter far valere, nell’ambito dell’Istituzione, il loro pensiero individuale.

E ai Fratelli fuorviati vorrei dire di tutto il cuore : cambiate ! Come avete potuto dimenticarvi dei doveri del Libero Muratore e dei vostri giuramenti ? Posate le armi della volgarità, dell’insulto e delle accuse e tornate verso la Vera Luce. Abbandonate il vostro egoismo e la vostra avidità ; lavate la vostra anima da tutte quelle idee profane che stanno portando alla nostra Istituzione un grave danno.

Trattenetevi dal continuare a creare sofferenze, dolori e piaghe che – al punto in cui siamo arrivati – corrono il rischio di non potersi rimarginare mai. Cercate di vedere come state trasformando l’Istituzione : essa somiglia sempre più a quei meschini partiti politici che sembra abbiano l’obbiettivo di profanare ogni cosa bella con la violenza e gli insulti, e che Saggezza, Rispetto, Libertà e Fratellanza non sanno nemmeno cosa siano. La Libertà è forse per voi soltanto libertà di insultare ? Libertà di sottomettere ? Libertà di comandare ?

Voi, Fratelli egoisti e prepotenti, avete forse scordato che il GADU ci ha donato la parola per costruire il Verbo. È col Verbo che gli uomini e le donne possono conciliarsi e comprendersi. Voi siete usciti fuori dalle righe della vera e pura Massoneria, ma siete ancora in tempo per tornare ai nostri lavori ; vi aspettiamo per intraprendere anche insieme a voi la ricostruzione del nostro Tempio, vi aspettiamo per ristabilire la catena d’unione della vera Fratellanza.

Riflettiamo per un momento sui problemi che affliggono il mondo attuale, Negli ultimi anni il nostro benessere materiale è sicuramente molto aumentato (con i debiti scongiuri…). L’umanità ha avuto ragione di parecchie malattie gravi e risolto molti problemi concernenti la vita di tutti i giorni. Ma a dispetto di tutte le comodità a nostra disposizione, non abbiamo trovato la pace ; non l’abbiamo trovata nel mondo (basta accendere un telegiornale) e forse nemmeno l’abbiamo trovata dentro noi stessi.

Malgrado ogni progresso, l’uomo non è migliorato moralmente in ugual misura. Se ci guardiamo attorno cosa vediamo? Individui frustrati e stressati, gente malcontenta, ognuno vuole maggiori diritti, ognuno desidera maggior sicurezza, ognuno domanda maggiore benessere. Sentiamo parlare di diritti, ma quante volte sentiamo parlare di doveri o di obblighi? Mai!

Cosa può insegnare la Massoneria a un simile mondo ? La Massoneria ci insegna i doveri che abbiamo verso gli altri; ci insegna i doveri e gli obblighi verso la famiglia, la comunità, il paese. Ad ogni diritto corrisponde un dovere o un obbligo.

Precisiamo meglio : se la Massoneria parla poco di diritti, è perché in questo campo non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno. Tutti sanno che i Diritti dell’Uomo, e in gran parte la stessa idea di Democrazia sono nati dalle Logge, e costituiscono due doni tra i più luminosi che la nostra Istituzione ha fatto al mondo. Ma forse oggi c’è molto di più da dire sui doveri e sugli obblighi che ognuno di noi dovrebbe rispettare. Se ognuno di noi facesse il suo dovere, tutti ne trarrebbero un beneficio e nessuno avrebbe bisogno di battersi per la difesa dei suoi diritti.

Ah, se unissimo le nostre energie per riuscire a elaborare davvero una visione concreta del futuro ! Ah, se riuscissimo a imporla alle istituzioni profane che governano il mondo perché la applichino davvero, e non solo a parole, realizzando così gli ideali che ci siamo impegnati a vivere !

Certo, del buono viene fatto – sarebbe stolto e disfattista pretendere che tutto sia male, e non risponderebbe alla verità perché la nostra Istituzione ha in potenza tutti i mezzi necessari per poter giganteggiare nel bene. Ma viene fatto abbastanza ? Ho idea che anche i Fratelli più altruisti e più sinceramente impegnati nel sociale (ce ne sono eccome, anche se purtroppo non sono tanti) leggendo questa domanda risponderanno insieme a me : ahimè, no. Molto, molto di più si potrebbe fare, se la Massoneria fosse davvero ciò che pretende di essere.

I nostri antenati, i Massoni operativi, lavoravano con la forza delle loro braccia, e l’idea del lavoro è da sempre legata alla Massoneria. Per questo noi possiamo di nuovo insegnare al mondo attuale che il lavoro è qualche cosa di onorevole, che il lavoro è necessario e meritevole e che il lavoro aiuta a raggiungere la felicità interiore.

È essenziale che la Massoneria prenda coscienza di questa sua forza. È essenziale che la Massoneria trovi di nuovo il tempo e la voglia di dialogare e di formulare delle proposte in risposta ai bisogni e ai problemi della nostra società.

Noi Fratelli dobbiamo essere preparati ed in grado di comunicare al mondo profano le nostre idee, dobbiamo saper portare all’interno delle varie istanze ed istituzioni del mondo profano queste nostre proposte. Dobbiamo di nuovo mostrare al mondo profano che la Massoneria è un’organizzazione che vuole partecipare attivamente, e non solo a parole, al bene e al progresso dell’umanità.

Noi Fratelli dobbiamo essere fieri di appartenere ad una associazione disposta ad impegnarsi e a combattere per un mondo migliore. Solo il guardare avanti e il saper dibattere idee nuove darà al nostro Ordine una nuova vitalità, e al mondo la consapevolezza che la Massoneria desidera ancora partecipare in modo costruttivo al suo progresso.

Nelle parole del Risp.mo Gran Maestro, l’Istituzione massonica è lievito sano per la società, grazie all’esempio positivo che migliaia di Fratelli esercitano tutti i giorni nel mondo profano, giovando enormemente all’intero corpo sociale.

Non lasciamo che la loro opera sia pregiudicata dal cattivo esempio di pochi malvagi : lavoriamo per migliorarla, e dall’Oriente Eterno possano esserci guida i veri Iniziati in cui ci identifichiamo con tutto il cuore : da Giordano Bruno a Pitagora, passando per Eraclito e Platone fino a Cartesio, a Einstein…