MASSONERIA:RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 6

← MASSONERIA : RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 6

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

sesta parte

Questo mese siamo giunti al termine del nostro viaggio attraverso i segreti magici della Massoneria.

Per concludere, riprenderemo in mano un grado che abbiamo già citato nel terzo articolo, in quanto ospita il passo che descrive la storia delle Tre Logge. Esso è incentrato sul cuore del simbolismo della Terza Loggia, ovvero sulla Seconda Edificazione del Tempio.

Davvero potentissime possiamo definire le sue valenze magiche, anche se non sono affidate all’iniziativa consapevole dei suoi membri. Infatti, giunte ormai al terzo livello di adattamento, le correnti del quarto rituale maggiore hanno acquisito la caratteristica di agire in automatico, che è il requisito necessario perché possano esercitare la loro influenza sul mondo profano.

Perciò, è superfluo che i Maestri incaricati di quest’ultima trasformazione siano in grado di operarla consapevolmente : il solo requisito loro richiesto per prendervi parte è l’adesione morale agli ideali della Massoneria.

La parte centrale del Rito di Iniziazione è introdotta da questa preghiera del Sommo Sacerdote :

Dio Onnipotente, al cui comando il mondo emerse dal caos e ogni cosa creata ebbe inizio, umilmente Ti imploriamo di elargire la Tua benedizione spirituale su questo Capitolo, e di concedere che il Fratello che ora cerca di partecipare alla Luce dei nostri Misteri possa essere rivestito da una parte del Tuo Spirito Divino. Che egli non entri nel nostro Ordine per leggerezza, né receda da esso per fretta, ma lo persegua con fermezza, e possa sempre ricordare che il fine della nostra Istituzione è il bene di tutte le creature, ma soprattutto l’onore e la gloria del Tuo Santissimo Nome.

Il Primo Diacono afferra il Candidato per entrambe le mani, e camminando all’indietro lo conduce intorno al Capitolo in senso orario. Tornati a Occidente lo invita a collocarsi alla propria sinistra, e avanza poi con lui fino all’Oriente.

Eccellentissimo Zorobabele (al Candidato) : Fratello …, se è vostra intenzione partecipare alla Luce dei nostri Misteri, dobbiamo invitarvi ad avanzare verso il Sacro Santuario sacro in cui sono riposti.

Vi si può accedere per una Scala di Sette Gradini ; dovrete fermarvi ed inchinarvi al terzo, al quinto e al settimo, ed ogni passo vi avvicinerà al Nome sacro e misterioso del Dio Vivente, e vero Altissimo.

E’ compito del PD istruire il Candidato sui dettagli di questa complessa perambulazione (i primi tre passi col piede sinistro, due con il destro, gli ultimi due col sinistro). Quando il Candidato ha mostrato di saperla eseguire, Zorobabele gli spiega che è giunto ora sulla soglia di una Camera a Volta sigillata, ma nella quale è necessario penetrare ; dovrà dunque rimuovere Due Pietre della Volta con una Leva.

Il Secondo Diacono alza la mano sinistra del Candidato col palmo verso l’alto, e il PD porge al Candidato la Leva in modo che possa prenderla curvando la mano in avanti ; assecondando questo movimento, gli vengono fatti compiere i due gesti necessari allo scalzamento delle Due Pietre.

EZ : Che ora il Candidato si abbassi debitamente sotto la Volta ; lo metteremo a parte di un frammento degli scritti del nostro Grande Maestro, il Re Salomone.

Batte un colpo, e il Candidato viene fatto inginocchiare su uno sgabello. Il Sommo Sacerdote Giosué dà lettura di Proverbi, 2: 1-9 e 3: 13-20.

L’EZ dice poi al Candidato : Adesso, il vostro compito sarà di trovare qualcosa che è nella Camera a Volta.

Con l’aiuto del PD, il Candidato riesce a trovare un Rotolo di Pergamena. L’EZ gli domanda cosa ci sia scritto, ma il Candidato non riesce a leggerlo per la mancanza di Luce.

EZ : Che questa mancanza di Luce vi rammenti come l’Uomo sia per natura un bambino ignorante e fallace, che per sempre sarebbe rimasto prigioniero del suo stato di oscurità se non fosse piaciuto all’Onnipotente di chiamarlo alla Luce e all’Immortalità, per mezzo della rivelazione della Sua Volontà e della Sua Parola.

Alzatevi ! Scalzate la Chiave di Volta, e preparatevi a ricevere la Luce della Parola Sacra.

Il PD ripone la Pergamena nella cintura del grembiule del Candidato, lo aiuta a sollevarsi e gli porge la Leva come prima, ma facendogli compiere un solo gesto di  scalzamento.

EZ : Che ora il Candidato si abbassi nuovamente sotto la Volta ; lo metteremo a parte di un frammento degli scritti del Profeta Aggeo.

Il Secondo Gran Sorvegliante, che rappresenta Aggeo, legge Aggeo, 2: 1-9.

Ancora l’EZ al Candidato : Dovete ora prepararvi a prestare la Promessa Solenne, senza la quale nessuno può essere esaltato a questo Supremo Grado…

Pronunciate per esteso il vostro nome, e ripetete dopo di me : “Io …, alla presenza del Dio Vivente e vero Altissimo e di (omissis), prometto e giuro solennemente che per sempre (omissis – Parola Sacra) nasconderò e non divulgherò a nessuno al mondo i segreti o misteri di questo Grado Supremo denominato (omissis), a meno che non si tratti di un vero e legittimo Compagno dell’Ordine, che avrò riscontrato essere tale dopo un esame rigoroso.

Prometto inoltre solennemente che mai mi azzarderò a pronunciare il sacro e misterioso nome del Dio Vivente e vero Altissimo leggermente o irriverentemente, né di condividerne le lettere se non in presenza e con l’assistenza di due o più Compagni (omissis).

Tutti questi punti giuro solennemente di osservare senza eccezioni, ambiguità e riserve mentali di alcun tipo. Che il Dio Vivente e vero Altissimo mi aiuti a tenermi saldo in quest’obbligo sacro e solenne di (omissis).

Come pegno di fedeltà, e per rendere ciò che avete ripetuto una Promessa Solenne vincolante su di voi finché vivrete, sigillatela (omissis) sul Libro della Legge Sacra

Essendo stato voi conservato per lungo tempo in uno stato di oscurità, qual è – nella vostra condizione attuale – il desiderio predominante del vostro cuore ?

Candidato : La Luce.

(omissis)

I Tre Ufficiali Principali dispongono i loro Scettri in modo da formare verticalmente la figura del Triangolo Superiore. I D inclinano le loro Lance in avanti ; il Direttore delle Cerimonie spegne tutte le luci del Capitolo, escluse le Candele.

EZ : Nel congratularmi con voi per essere stato ammesso alla Luce del nostro Ordine (omissis) vi invito a leggere ora la Pergamena che avete portato con voi fuori dalla Volta.

Il Candidato legge, ad alta voce : In principio Dio creò il Cielo e la Terra ; e la Terra era informe e vuota, e le Tenebre coprivano la faccia dell’Abisso, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse : Sia la Luce, e la Luce fu.

EZ : Queste, o mio Compagno appena esaltato, sono le prime parole di quel Libro Sacro che rivela la Volontà di Dio. Dobbiamo quindi benedirlo, lodarlo e magnificare il Suo Santo Nome per la Conoscenza che ci ha concesso, e camminare degnamente nella Luce che risplende intorno a noi (omissis).

Il Candidato, il PD e un terzo Maestro che fungerà da Assistente del PD lasciano il Capitolo ; le luci del Tempio vengono riaccese, e i Fratelli si preparano per la seconda parte del Rito di Iniziazione.

Bussano alla porta. Lo Scriba Nehemia va a chiedere chi è, e il Copritore Esterno risponde :

Tre Maestri Muratori da Babilonia, avendo udito che si sta ricostruendo il Tempio per l’Onore e la Gloria dell’Altissimo, sono ansiosi di soggiornare in mezzo a voi per partecipare a quel grande e glorioso evento.

La notizia viene trasmessa all’EZ, che dà ordine di ammetterli (PD al centro, Candidato alla sua destra, Ass. a sinistra).

EZ : Da dove venite, o Forestieri ?

PD : Da Babilonia, o Eccellentissimo.

EZ : Qual è la vostra richiesta ?

PD : Avendo sentito che si sta per ricostruire il Tempio per l’onore e la gloria dell’Altissimo, siamo ansiosi di soggiornare in mezzo a voi per partecipare a quel grande e glorioso evento.

EZ : Gli estranei non sono ammessi a prendere parte a quell’opera santa ; dobbiamo prima sapere chi siete.

PD : Fratelli delle vostre Tribù e Famiglie, o Eccellentissimo !

EZ : Ma siete discendenti di quelli che sono fuggiti quando il Tempio e la Città Santa vennero distrutti, o di quelli lasciati qui dai Babilonesi come coloni ?

PD : Sarebbe un’onta se discendessimo da coloro che fuggirono, né siamo di quelli lasciati a coltivare la terra. Siamo di nobili origini, e come voi discendiamo da una stirpe di Patriarchi e Re : Abramo, Isacco e Giacobbe erano i nostri antenati.

Eccellentissimo, noi siamo della Linea Regale di Davide e della Tribù Principesca di Giuda, che a causa dei loro peccati e di quelli del popolo vennero condotti in cattività da Nabucodonosor re di Babilonia, con Jehoiakin loro Re, per rimanervi settant’anni come fu predetto dal profeta Geremia.

Il periodo della nostra prigionia è scaduto nel primo anno del Regno di Ciro, re di Persia, quando piacque all’Onnipotente di ispirare quel nobile principe ad emettere il seguente proclama : “Così dice Ciro, Re di Persia : Tutti i Regni della Terra il Signore Dio del Cielo mi dato, ed Egli mi ha comandato di costruirgli una Casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartenga al suo popolo, il Signore suo Dio sia con lui”, e ci lasciò liberi.

Con trepidazione, ci siamo dunque avvalsi della possibilità di ritornare alla nostra terra natale, e siamo venuti di conseguenza a soggiornare in mezzo a voi, e ad offrire la nostra opera nella Riedificazione del Tempio, ad onore e gloria dell’Altissimo ; che ha promesso, per bocca del suo Santo Profeta, di ristabilire il nome di Israele per sempre, e dare la pace a tutta la Terra.

EZ : Riconosciamo il vostro nobile lignaggio, e volentieri vi ammettiamo come membri delle nostre Tribù e Famiglie. Resta solo da chiedere : in quale parte del Sacro Lavoro desiderate essere impiegati ?

PD : Qualsiasi occupazione cui la Vostra Eccellenza possa compiacersi di nominarci, per noi sarà un onore.

EZ : Umiltà e docilità sono sicuri indicazioni di merito, ma purtroppo siete arrivati tardi : i compiti principali sono già stati affidati.  Comunque stiamo procedendo a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio, nel luogo in cui sorgeva il primo. A tal fine, vi forniremo di Attrezzi da Lavoro adeguati, ma con questa raccomandazione : che se doveste, nel corso del vostro lavoro, compiere qualsiasi scoperta che riteniate importante, non la comunichiate a nessuno, salvo al Gran Sinedrio che vedete qui riunito.

I Forestieri vengono riforniti degli attrezzi. Il PD ringrazia l’EZ per la fiducia, e questi risponde sollevando la mano destra, con indice e medio in posizione verticale e il pollice attraverso il palmo a chiudere le altre due dita, nella forma di una benedizione patriarcale : Che il Dio dei vostri padri sia con voi.

I Tre Forestieri lasciano nuovamente il Capitolo ; poco dopo il CE batte quattro colpi alla porta, e segnala che essi ritengono di aver fatto una scoperta di grande importanza.

Vengono riammessi, e si allineano a Occidente ; il PD al centro con un Piccone, l’Ass. alla sua sinistra con una Pala e reggendo l’estremità di un Cavo, il Candidato a destra con una Zappa e l’estremità di un altro Cavo.

EZ : Fratelli, abbiamo udito che avreste fatto una scoperta di grande importanza ; dovete quindi comunicarci di che si tratta, e in quali circostanze sia avvenuta.

PD : Questa mattina presto, alla ripresa del nostro lavoro, abbiamo scoperto una coppia di Pilastri di squisito disegno e lavorazione ; procedendo poi ancora, abbiamo trovato altre sei coppie di Pilastri di pari simmetria e bellezza, che a giudicare dalla posizione sembravano aver sostenuto originariamente il tetto di un Passaggio Sotterraneo, o di una Galleria. Questa parrebbe condurre al luogo in cui sorgeva in precedenza il Santissimo ; ma dal suo imbocco in poi non si poteva più avanzare, per  i detriti relativi al crollo del Primo Tempio.

Li abbiamo sgomberati, e siamo giunti a quello che sembrava essere solida roccia. Per caso, la urto col Piccone (colpisce il pavimento) e sento un suono sordo ; allora mi metto a scavare, aiutato dai miei Compagni con la Pala e con la Zappa (questi simulano i movimenti), finché quella che dapprima pareva una roccia si è rivelata essere un pezzo compatto di muratura, foggiato ad Arco.

Consapevoli che ci trovavamo di fronte a un’opera muraria del Primo Tempio, e che nessuna parte di esso era stata costruita invano, abbiamo deciso di approfondire il nostro esame. A tale scopo abbiamo fatto saltare due pietre dell’Arco, al che si svelò alla nostra vista una Volta di notevole entità.

Tutti ansiosi di scendere, tirammo a sorte e il vincitore fui io. Allora i miei compagni legarono questa forte corda come un Cavo di Sicurezza intorno al mio corpo, per calarmi nel vuoto ; ma temendo di trovare acqua, vapori nocivi o altri imprevisti, presi anche due cordicelle da tenere una in ogni mano, per inviare segnali prestabiliti qualora desiderassi più libertà di movimento, o essere sollevato.

Fui poi calato nel vuoto. Arrivato in fondo, tastai qualcosa come la base o il piedistallo di una Colonna, con alcuni caratteri incisi su di esso ; ma per la Mancanza di Luce, non ero in grado di decifrarne il significato. Diedi il segnale con la cordicella nella sinistra per avere più libertà di movimento, e così potei trovare questo Rotolo di Pergamena ; ma, per la stessa ragione, non riuscivo a leggerne il contenuto.

Diedi poi il segnale con la destra, e venni tirato su, portando il Rotolo con me. Arrivati alla luce del giorno, potemmo vedere dalle prime parole scritte su di esso che si trattava di una parte della Legge Sacra da tempo perduta : quella promulgata da Mosè ai piedi del monte Oreb, nel deserto del Sinai.

Il ritrovamento di questo prezioso tesoro ci stimolò ad ulteriori sforzi ; abbiamo quindi ampliato l’apertura rimuovendo la Chiave di Volta, e io sono ridisceso. Il Sole questa volta era giunto al suo Meridiano, e saettava i suoi Raggi di Splendore entro la breccia nella Volta, permettendomi di distinguere con chiarezza gli oggetti che in precedenza avevo così malamente percepito.

Al centro della Volta c’era un blocco di Marmo Bianco della forma di due Cubi Sovrapposti, con l’apparenza di un Altare. Sulla parte frontale, oltre a certi caratteri mistici, erano incise le iniziali dei tre Grandi Maestri che avevano presieduto all’Edificazione del Primo Tempio : Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, e un Velo copriva la parte superiore.

Avvicinandomi con timore reverenziale ho sollevato il Velo, e vidi su un Piatto d’Oro quello che umilmente fu concepito per essere il Sacro e Misterioso Nome del Dio Vivo, e vero Altissimo.

Ri-velatolo accuratamente con rispetto e riverenza, diedi il segnale convenuto, e venni nuovamente tirato fuori. Con l’aiuto dei miei compagni ho richiuso l’apertura, e siamo corsi qui per comunicare alle Vostre Eccellenze la scoperta che abbiamo fatto, e le circostanze che hanno portato ad essa.

EZ : Il tuo racconto porta ogni apparenza di verità ; ma, per convincerci, devi dirci quello che hai letto nel Piatto d’Oro.

PD : Eccellentissimo Zorobabele (omissis), non è lecito a nessuno di pronunciare il Santo e Misterioso Nome del Dio Vivente e Vero Altissimo, salvo che per il Sommo Sacerdote una volta all’anno, quando entra nel Santo dei Santi per fare espiazione dei peccati del popolo.

EZ : Apprezziamo la pia cautela, e la vostra condotta aumenta considerevolmente la nostra stima. Noi dunque incaricheremo due dei nostri Compagni, Esdra e Nehemia, per accompagnarvi sul posto, e il loro rapporto determinerà la vostra ricompensa.

Nota : non ci è stato permesso di citare la prima parte della perambulazione del PD con Esdra e Nehemia, né i relativi gesti.

Poi Nehemia si porta a Meridione ed Esdra a Settentrione, e procedono al famoso Avanzamento di Tre Gradini, anche questo non riferibile ; a questo punto rimuovono il Velo, verificano il Nome che è scritto sul Piatto d’Oro e tornano a presentarsi di fronte all’EZ (senza il Segno), svolgendogli la loro relazione.

Al termine di questa, l’EZ si rivolge al Candidato : La maggior parte degli Eccellentissimi Zorobabele miei colleghi in questo Ufficio concordano con me sull’idea che, per ricompensa dello zelo e della fedeltà da voi dimostrati riscoprendo i segreti, da lungo tempo perduti, del (omissis), dovreste essere subito elevato al rango di cui tanto a lungo si fregiarono i vostri illustri antenati. Compagni Esdra e Nehemia, togliete a questo degno Massone gli attrezzi da lavoro, vestitelo con le vesti dell’Innocenza e istruitelo ad avanzare, in modo che possa essere degnamente ricompensato.

Gli Scribi ritirano gli attrezzi da lavoro, e li collocano sul pavimento della Volta in modo da formare un Triangolo rivolto a Oriente : avente il Piccone come base, la Pala a sinistra e la Zappa a destra, e gli altri attrezzi e accessori usati dai Tre Forestieri disposti a sinistra e a destra, secondo un ordine che non ci è stato concesso di descrivere.

Al Candidato viene tolto il grembiule da Maestro, e viene rivestito di una Cotta Bianca (omissis) ; lo Scriba Esdra avanza per i Sette Gradini, fermandosi e inchinandosi al Terzo, al Quinto e al Settimo (omissis).

L’EZ spiega al Candidato il significato della Cotta di cui siete stato rivestito, del Gioiello, del Nastro e del Distintivo del grado, e gli insegna la pronuncia del Santo Nome che i Forestieri hanno trovato inciso su un Piatto d’Oro nella Cripta, e giustamente hanno concluso trattarsi del Santo e Misterioso Nome del Dio Vivente e Vero Altissimo ; perché anticamente non era lecito a nessuno (tranne il Sommo Sacerdote) pronunciarlo.

Dopo di questo, al Candidato viene rivelato il simbolismo delle Tre Logge (che i nostri lettori conoscono già), e Aggeo così prosegue :

Compagni, le forme, i simboli e gli ornamenti della (omissis) – insieme con i riti e le cerimonie attualmente in pratica tra di noi – sono stati adottati dai nostri predecessori all’Edificazione del Secondo Tempio, tramandando fino alle nostre menti il modo provvidenziale in cui quegli antichi segreti vennero riconquistati, ed imprimendo nel nostro cuore quelle lezioni di elevata moralità che noi, come membri di questo Supremo Grado, siamo tenuti a praticare.

La forma di un (omissis – nome della Camera in cui il grado viene lavorato), se correttamente disposta, si avvicina (quanto più le circostanze possano permetterlo) a un Arco Catenario. In tal modo conserviamo memoria del Santuario a Volta in cui il Santo Nome è stato depositato ;  mentre dalla natura impenetrabile di questo Arco – la più forte di tutte le forme architettoniche – impariamo la necessità di custodire i nostri Misteri dalla profanazione del segreto più inviolabile.

Inoltre, essa afferma con forza che il consenso nei confronti dell’ordine sociale, e lo spirito di unione fraterna che ha conferito Energia e Permanenza alle Costituzioni della Massoneria – consentendole in tal modo di sopravvivere al crollo di potenti imperi e di resistere alla mano distruttrice del Tempo – è analogo a come le parti subordinate dell’Arco Catenario gravitano verso il Centro, comprimendosi e collegandosi nella totalità della struttura ; quindi siamo tenuti a guardare con riverenza, e consentire con rispetto, ad ogni autorità legalmente costituita – sia essa civile o massonica (omissis).

Aggeo prosegue ancora : Nel (omissis) riconosciamo Sei Luci, Tre Minori (le punta con lo Scettro) e Tre Maggiori.

 

Le Tre Minori rappresentano la Luce della Legge e dei Profeti, e il loro numero allude alla dispensa profetica patriarcale e mosaica ; le Tre Maggiori rappresentano il Santo Nome stesso e rappresentano la Creatività, che conserva il Potere di Annichilazione della Divinità.

Queste Luci sono disposte in forma di Triangolo Equilatero, e ciascuna delle Tre Luci Minori è la bisettrice di una linea formata da due Maggiori. In questo modo si divide geometricamente il Triangolo Maggiore in Tre Triangoli Minori alle sue estremità e un Quarto al centro, tutti uguali ed Equilateri (omissis).

Questa disposizione simbolica corrisponde al misterioso Triplice Tau, che ha due Angoli Retti in ciascuna delle sue linee esterne, e due in centro : in tutto, Otto Angoli Retti, numero corrispondente a quelli contenuti nei Quattro Triangoli Minori, perché i tre angoli di ogni Triangolo, se sommati, formano il valore di due angoli retti (omissis).

E’ il caso ora di interrompere brevemente Aggeo ; innanzitutto per osservare che nella disposizione delle Sei Luci da lui descritta non ritroviamo soltanto lo schema del Triplice Tau, ma anche quello dell’Occhio Onniveggente.

E’ quest’ultimo un simbolo che potremmo considerare più prossimo alle Sei Luci di quanto non lo sia il Triplice Tau : in quanto per ottenerlo basta sostituire il Triangolo centrale con la figura dell’Occhio, mentre per arrivare al Triplice Tau è necessario sottoporre la figura costituita dai quattro Triangoli a un deformante processo di contrazione.

E’ lecito quindi affermare che l’Occhio Onniveggente rappresenta una fase intermedia della trasmutazione energetica che parte dal Magen David e sfocia nel Triplice Tau : chi voglia figurarsela deve tenere questo punto in debito conto, anche se a noi è stato proibito di spiegarlo nei dettagli.

Possiamo invece essere un po’ più prodighi di notizie riguardo al Triplice Tau – un simbolo che tutti i Massoni conoscono perché è raffigurato sul grembiule del Maestro Venerabile, e che può avere molti significati. Era il Marchio apposto da Dio su Caino perché nessuno lo toccasse, e che sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione ; poi, i Massoni che sono anche membri dell’organizzazione vi ravvisano la trasposizione in ambito massonico dell’Algoritmo 10, considerato nella sua estensione completa – tre ternari in successione verticale, sormontati da un’unità che ne replica per contrasto il senso complessivo.

In altre parole, il Triplice Tau è la chiave per fondere in un solo linguaggio il Magen David e l’Algoritmo 10 ; ovvero la chiave di tutto ciò che abbiamo esposto in questa serie di articoli, e fortunati i lettori che capiranno come utilizzarla.

Il punto di partenza per arrivarci è partire dall’idea che a tutti i percorsi razionali corrispondono percorsi energetici : ovvero reali raffigurazioni del modo in cui le correnti si spandono nel mondo.

Per cui chiudete gli occhi, e visualizzate il modo in cui il Triangolo Inferiore del Magen David si contrae fino a far coincidere i suoi vertici coi punti medi dei lati del Triangolo Superiore ; e poi c’è un’ulteriore contrazione, perché è come se il Centro del Triangolo così formato chiamasse a sé i punti medi, mentre sui suoi vertici sbocciano – come fiori – triplicità di punte… carissimi amici nostri, andate avanti voi, e in bocca al lupo.

Potrà ben esservi d’aiuto il prosieguo della Lettura di Aggeo, nella quale la citazione del Triplice Tau serve a reintrodurre il discorso sulle tre correnti.

A proposito di esse (ma trattando, in apparenza, di tutt’altro) viene detto :

(Il Triplice Tau) serve anche per illustrare il Gioiello indossato dai Compagni, che forma con le sue intersezioni un certo numero di Angoli : questi possono essere considerati in Cinque diverse Combinazioni, e se ridotti ai loro ammontare in Angoli Retti, saranno trovati pari ai Cinque Corpi Platonici Regolari, che rappresentano i Quattro Elementi più la Sfera dell’Universo

Ora, come stiamo per vedere, il discorso andrà avanti parecchio su questo tono, enumerando elenchi di numeri, oggetti e concetti astratti. La loro utilità consiste nel meditarli in successione : perché riproducono i ritmi energetici relativi alle tre correnti, e più gli elenchi vengono meditati più il ritmo si imprime nella mente, spalancando le porte alla percezione della corrente ad esso correlata.

Il Nastro indossato dai Compagni è un simbolo della Luce Sacra, composta di due dei principali colori con cui si intrecciavano i veli del Tempio e Tabernacolo. La sacralità di questo emblema è ulteriormente significata dalla sua forma irradiata, da sempre considerata rappresentativa della dignità regale e del potere.

Le Insegne (omissis) dei Compagni sono i simboli delle Dodici Tribù di Israele, e rammentano la particolare Benedizione largita dal Patriarca Giacobbe a ciascuno dei suoi figli poco prima di morire, dopo averli espressamente radunati a questo scopo

Le Quattro Bandiere rappresentano gli Stendardi delle Quattro Divisioni dell’Esercito di Israele : Un Uomo, un Leone, un Bue e un’Aquila. Un Uomo a personificare l’intelligenza e la comprensione ; un Leone per rappresentare la forza e la potenza ; un Bue per indicare pazienza e assiduità ; un’Aquila per indicare la prontezza e la celerità con cui la Volontà e i desideri del Grande IO SONO vengono sempre eseguiti (omissis).

La Squadra e il Compasso disposti sulla Bibbia sono gli emblemi appropriati dei Tre Grandi Maestri che presiedettero all’Edificazione del (Primo) Tempio. La Bibbia denota la Sapienza di Re Salomone, la Squadra la Forza del Re Hiram e il Compasso la squisita abilità di Hiram Abif  (omissis).

(Invece) la Spada e la Cazzuola sono state adottate dagli (omissis) per commemorare il valore degli uomini degni che sovraintesero all’Edificazione del Secondo Tempio, che con la Cazzuola in mano e la Spada al fianco erano sempre pronti a difendere la Città e il Sacro Santuario contro gli attacchi non provocati dei loro nemici, lasciando in tal modo una memorabile lezione per le età future : che, accanto all’obbedienza nei confronti di ogni autorità legittimamente costituita, una virile e determinata resistenza alla violenza senza legge è il primo dei doveri sociali.

Il Piccone, la Leva e la Pala erano gli attrezzi di cui fecero uso i Forestieri inviati a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio : il Piccone per allentare la terra, la Leva per rimuovere le pietre e la Pala per eliminare i detriti e la terra smossa.

Queste cose simboleggiano : il battito del Piccone ci ricorda il suono dell’Ultima Tromba, quando la Terra è scossa e le tombe restituiscono i morti ; la Leva, emblema di rettitudine, indica la posizione eretta in cui sorgerà il corpo, quel terribile giorno, per raggiungere il suo Giudice Misericordioso ; infine il modo in cui il corpo è deposto nel sepolcro è rappresentato dal lavoro della Pala, e noi – con pia ed umile fiducia – attendiamo che dalle spoglie mortali lo spirito possa sorgere alla vita immortale e alla beatitudine eterna.

Alcune utili chiavi per instradare i ritmi energetici illustrati da Aggeo entro l’alveo delle corrispettive correnti ci vengono fornite nella successiva Lettura di Zorobabele :

Compagni, la conoscenza mistica di questo supremo Grado comprende : la forma e la spiegazione dei Segni, la natura e l’interiorizzazione del Sacro Nome e la Cerimonia Tradizionale per condividerlo.

Nel (omissis) si riconoscono Cinque Segni, in numero corrispondente ai Cinque Punti della Fratellanza ai quali il Maestro Massone è già stato istruito, e – come questi – sottolineano i doveri dei Massoni l’uno verso l’altro (omissis).

All’Edificazione del Tempio di Re Salomone era impiegato un gran numero di Muratori, e i loro nomi o i loro Marchi sono stati trovati incisi su qualche parte della costruzione ; ma i nomi dei tre Grandi Maestri che hanno presieduto ai lavori non sono mai stati trovati in alcun luogo, fino a quando non sono stati scoperti (omissis) dai Forestieri che erano stati inviati a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio.

Al centro della Volta Segreta c’era un Blocco di Marmo Bianco intagliato in forma di Altare : un Doppio Cubo sulla cui sommità era una Lamina d’Oro Bianco, emblema di Innocenza e Purezza…

Sul frontale erano incise le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero all’Edificazione del Primo Tempio : cioè Salomone Re d’Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif (omissis).

C’era pure il Triplice Tau : un Marchio, o un Carattere, comunemente apposto sulle Convocazioni degli (omissis). Il Tau è il Marchio o Segno di cui parla l’Angelo visto da Ezechiele quando dice : “Attraversa Gerusalemme e traccia un Segno sulla fronte di coloro che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che vi si commettono”, ovvero il Marchio per il quale le persone gradite a Dio sono state tratte in salvo di fra coloro che sono stati uccisi per la loro idolatria.

Nei tempi antichi, questo Marchio è stato posto su coloro che sono stati assolti dai giudici. a prova della loro innocenza, e i comandanti militari lo fecero tracciare sulla fronte di coloro che ritornarono incolumi dal campo di battaglia. Per queste ragioni, è sempre stato considerato un simbolo della Vita.

L’Unione dei Tre Tau allude alla Grande Divinità Trina, dalla quale il Cupo, Orribile e Informe Caos è stato mutato in forma regolare e pacifica esistenza (omissis).

Sulla parte superiore dell’Altare è posto un Piatto d’Oro Bianco, essendo il Bianco considerato un emblema di Innocenza e l’Oro di Purezza. Su quel Piatto d’Oro era un Cerchio (omissis), che è simbolo di Eternità, perché il Cerchio è senza inizio né fine : può essere giustamente considerato una raffigurazione di Dio, che è “Senza principio di giorni e fine di anni”, e ci rammenta quel grande giorno del futuro nel quale speriamo di ottenere la vita immortale e la beatitudine eterna.

La parola sul cerchio è Geova : quel Grande, Terribile, Tremendo e Incomprensibile nome dell’Altissimo significante : Io sono colui che sono, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, Colui che Fu, che E’ e che Sarà l’Onnipotente. Anch’esso dimostra come Egli sia il Reale, Futuro, Eterno, Immutabile e Sufficiente Dio : il Solo che tragga il Suo Essere in Sé Stesso e da Sé Stesso, dando anche a tutte le altre Creature il loro Essere ; in modo che Egli E’ quello che Fu e  Fu ciò che E’ e lo resterà per sempre, poiché tutte le creature dipendono dalla Sua volontà e dal Suo potere (omissis).

Nella parte superiore del Blocco c’è una Lamina d’Oro Puro, con un Cerchio e un Triangolo dello stesso materiale. La scelta di queste figure matematiche si riferisce rispettivamente alla Divinità e al principale attributo divino : poiché, dalla più remota antichità, il Nome di Dio e i simboli della divinità sono stati racchiusi in figure triangolari. Ai giorni di Pitagora, il Triangolo veniva considerato il più sacro di tutti emblemi, e quando veniva svelato un segreto più importante degli altri, si faceva giurare sul Triangolo di non violarlo.

Gli Egiziani chiamavano (il Tre) il Numero Sacro, o Numero della Perfezione, e così altamente era apprezzato dagli Antichi da diventare fra di essi un oggetto di culto divino : in quanto raffigurante i Principi della Natura, ovvero i Regni Animale, Vegetale e Minerale, veniva chiamato Abroeth, ovvero l’Anima della Natura.

Questo sacro Delta è di solito collocato in Quadrati e Cerchi, dimostrando in tal modo come le sue influenze vivificanti estendano le proprie ramificazioni a tutta la Natura Animata ; è quindi anche detto il Grande Tutto, o Summum Bonum.

La Parola nel Triangolo è il Nome Sacro e Misterioso che vi siete solennemente impegnato a non pronunciare, salvo che in presenza e con l’assistenza di due o più (omissis). Si tratta di una parola composta, e le sue combinazioni formano la parola (omissis). E’ scritta in quattro lingue : caldeo, ebraico, siriaco ed egiziano.

Spiegazione della Parola : xx è il nome caldeo di Dio, che significa “La Sua Essenza è Maestà Incomprensibile.” E’ anche una parola ebraica che significa “Io sono e sarò”, esprimendo in tal modo la Presenza Attuale, Futura ed Eterna dell’Altissimo.

Xxx è una parola siriaca, che significa “Signore” o “Potente” ; è anch’essa una parola composta, formata della preposizione x (“in” o “su”), e xx (significa “cielo” o “alto”) ; quindi il significato dell’espressione è “Il Signore nell’Alto dei Cieli”.

E’ anche una parola egizia che significa “Padre di tutti” : quindi espressiva dell’Onnipotenza divina, come la si esprime in quella nota Preghiera che esordisce “Padre Nostro che sei nei Cieli”.

Tutti i significati di queste parole possono quindi essere così riassunti : “Io sono e sarò il Signore nell’Alto dei Cieli, Padre di tutti” (omissis).

E’ questa, o mio Compagno di recente esaltato, la spiegazione migliore che può essere data di quelle Parole Sacre e Caratteri, a testimonianza di come (omissis) sia veramente il culmine della Massoneria.

E’ infatti intimamente mescolato a tutto ciò che abbiamo di più vicino e più caro : la nostra esistenza futura. Così, vicende divine e vicissitudini umane si intrecciano terribilmente e minuziosamente in tutti i suoi risvolti ; perché ha la Virtù per suo scopo.

Su questo Piatto d’Oro sono un Triangolo e un Cerchio. Questi segni matematici sono scelti come riferimento alla Divinità, o a qualche attributo divino.

Il Triangolo è stato a lungo considerato un simbolo sacro. Nell’antichità, Nomi di Dio e simboli della Divinità erano spesso racchiusi in figure triangolari. Il Cerchio è un emblema di eternità perché non ha né inizio né fine, e può giustamente essere considerato emblematico di Dio, che è “Senza principio di giorni o fine di anni” ; e ci ricorda continuamente quel gran giorno del nostro futuro, nel quale speriamo di poter ottenere la Vita senza fine e la Beatitudine eterna.

Il Nome sul Cerchio è il Grande, Terribile, Tremendo e Incomprensibile Nome dell’Altissimo, e significa : IO SONO QUELLO CHE SONO, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, Colui che Fu, che E’ e che Sarà l’Onnipotente.

Tra le chiavi qui fornite da Zorobabele, quella che a nostro avviso può essere considerata la più preziosa (anche se altre la sovrastano per raffinatezza simbolica e precisione immaginativa) è quanto viene ulteriormente chiarito sul tema delle due Edificazioni del Tempio ; chiave preziosa soprattutto perché suggerisce, al Fratello che voglia giungere alla percezione diretta delle correnti, di tracciare un itinerario ideale che parte dalla Prima Edificazione e arriva alla Seconda, collocando poi tra l’una e l’altra tutte le informazioni relative ai singoli simboli, di cui Aggeo e Zorobabele non sono stati certamente avari.

E’ questo forse il metodo più giovevole di tutti per arricchire di preziosi dettagli la conoscenza del processo di irradiazione delle correnti.

Vedi per esempio l’ascrizione al Secondo Tempio di un’importante coppia di simboli come la Spada e la Cazzuola, già corredata con la spiegazione di quale sia la radice del loro accostamento (gli edificatori del Secondo Tempio erano i primi coloni di ritorno a Gerusalemme, e mentre lavoravano dovevano essere pronti a difendere la Città e il Sacro Santuario da eventuali attacchi – si sottolinea : non provocati – da parte dei nemici).

O ancora, l’ascrizione sempre al Secondo Tempio di Piccone, Pala e Vanga ; laddove i colpi di Piccone rappresentano il suono dell’ultima Tromba quando la Terra tremerà, le tombe si apriranno e restituiranno i loro morti, e la Pala – simbolo di verticalità – ci mostra la posizione eretta cui i corpi ascenderanno, in quel terribile giorno, per incontrare il loro tremendo ma misericordioso Giudice – mentre il modo in cui il corpo giace nel sepolcro è pienamente illustrato dal lavoro della Vanga.

Fondamentale poi, per chi è versato nel simbolismo massonico, l’osservazione sulle Tre Logge (…) legate ai tre Scettri che rappresentano gli uffici regale, profetico e sacerdotale (il cui conferimento è legato alla trasmissione di particolari segreti) e all’insieme costituito da Libro della Legge Sacra, Squadra e Compasso ; ovvero agli emblemi dei Tre Maestri che presiedono alla Seconda Loggia.

Ancora una volta, questo ci dà la conferma che tutte e tre le Logge sono simbolicamente contenute non nella Prima ma nella Seconda, e ci offre un altro spunto per riflettere sui misteri del tempo capovolto.

Potremmo fare molto di più per l’analisi di questo grado fondamentale, illustrando in che modo una vera e propria mappa completa delle correnti del quarto rituale maggiore ne venga fuori poco a poco. Ma il nostro obbiettivo non è di fornire all’amico lettore il lavoro già fatto, bensì di metterlo nella condizione di farlo lui ; e dato che riteniamo di avergli già svelato abbastanza segreti, ci congediamo da lui con un Triplice Fraterno Abbraccio

                                                                                             Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

 

 

 

 

 

 

MASSONERIA . RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 5

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

quinta parte

 

 

In questo quinto articolo prenderemo in considerazione il grado massonico gerarchicamente superiore a quello di cui abbiamo ultimamente trattato, che è interessante non solo per il suo significato magico, ma anche per la poco nota variante della Leggenda di Hiram in esso contenuta ;  dopodiché, passeremo senz’altro a trattare il simbolismo della Terza Loggia.

 

Rispetto al grado precedente, i nomi, le mansioni e l’abbigliamento degli Ufficiali sono immutati, come pure l’arredo del Tempio. Sui Piedestalli dei Tre Grandi Ufficiali, le Candele piccole accese sono due, ed è sempre presente un’altra Candela più grande. Sul Piedestallo dell’IDPO sono stati collocati alcuni piccoli oggetti – monili o analoghi manufatti – di metalli pregiati.

 

Apertura : il MTVI invita il CdG ad accertarsi che il Santuario sia custodito in modo sicuro. Invita poi tutti i Fratelli ad alzarsi e dare il Segno di (omissis).

 

MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete Voi un (omissis) ?
CdG : Ho visitato il Sacro Santuario e ho visto la gloria del Tempio.

 

MTVI : Come vi siete guadagnato l’ammissione ?


CdG : In qualità di successore e rappresentante di Hiram Abif, sono stato nominato per il lavoro sacro di finitura del Tempio.

 

Come abbiamo visto nello scorso articolo, di norma non è il CdG ma l’IDPO a interpretare la figura di Hiram Abif in questo sistema di gradi : l’affermazione del CdG deve quindi essere intesa come facente riferimento alla sua discendenza da Hiram Abif in quanto Maestro, e rappresenta dunque un’allusione al legame tra la figura di Hiram Abif e la Terza Loggia.

 

Se si considera la logica complessiva del sistema, è significativo che un richiamo alla maestranza  di terzo grado (ovvero a un livello di iniziazione che – per quanto fondamentale e indispensabile – può essere considerato gerarchicamente parecchio inferiore a questo Perfezionamento) avvenga  dopo la somministrazione degli insegnamenti sul ternario che hanno concluso il rituale del grado precedente, quasi a voler richiamare due importanti concetti :

 

1) Il ricordo che la padronanza della Massoneria come sistema di forze magiche non esime il Fratello dall’umile accettazione e riconoscimento dei semplici valori etici che sono comuni a tutti i Massoni ;

 

2) Che la corrente incarnata da Hiram Abif non va presa in considerazione soltanto per la sua funzione da essa svolta nella trasformazione dei due Algoritmi, ma c’è in essa di più.

 

Infatti, Hiram Abif è stato nominato per il lavoro sacro di finitura del Tempio. Al di là dei significati simbolici che le tre forze possono rivestire nell’ambito del progetto, non bisogna mai scordarsi di considerarle nel loro senso più esteso, la finitura del Tempioovvero la manifestazione delle forme nello spaziotempo per mezzo del ternario. Soltanto nella misura in cui il Massone Mago saprà rendersi consapevole di questo processo e farlo proprio, la sua azione sarà in grado di incidere sulla realtà.

 

Come in non pochi side degrees, il rituale di Ammissione rappresenta il cuore del lavoro in questo grado. Il CdG si porta fuori dal Tempio, e consegna al Candidato in attesa una Ciotola d’Oro ; poi lo introduce senza alcun allarme e lo accompagna all’Oriente, fermandosi a fianco a lui dinnanzi al Piedestallo dell’IDPO.

 

CdG : Grande Maestro Hiram Abif, vi ho portato questo pezzo lavorato perché possiate controllarlo (invita il Candidato a consegnare all’IDPO la Ciotola).

 

L’IDPO esamina la Ciotola, poi sentenzia : E’ un bel pezzo. Il Compagno che lo ha battuto è degno di fiducia, e a tempo debito riceverà la sua ricompensa.

 

Il CdG trasferisce il Candidato sul lato settentrionale dell’Oriente, restando rivolto a Nord (omissis).

 

Intanto l’IDPO esamina anche gli altri manufatti sul suo Piedestallo, poi esclama : Sì, gli arredi per il Sacro Santuario sono quasi tutti completati. Potrò presto tornare alla mia terra natale, per finire i miei giorni in pace.
(omissis)
Dietro invito dell’IDPO, i Compagni vanno a formare un Cerchio intorno al Arca dell’Alleanza, lasciando un’apertura a Meridione. Il CdG, conducendo sempre il Candidato, prende posizione a Occidente del Cerchio. Poi l’IDPO lascia il suo posto, entra nel Cerchio da Meridione e si dispone davanti all’Arca, fronte a Oriente ; allora CdG e Candidato riprendono la loro perambulazione fino a saldarsi al Cerchio sul lato meridionale, lasciando però il varco aperto.
CdG (al Candidato) : E’ uso che il nostro Grande Maestro Hiram Abif si rechi a mezzogiorno nel Sacro Santuario per offrire le sue devozioni alla Divinità. Eccolo intento alle sue devozioni.
L’IDPO, raccolto dinnanzi all’Arca, recita Proverbi, 30: 8-9.

 

CdG (al Candidato) : Vedete ? Il nostro Grande Maestro ha terminato le sue devozioni ; dobbiamo ora attendere il suo ritorno all’ingresso di Meridione.

 

L’IDPO perambula intorno al Arca da Settentrione verso Oriente, mostrando poi di voler uscire dal Cerchio tramite l’apertura a Meridione. Quando si trova sulla soglia, il CdG lo affronta :

 

CdG : Grande Maestro Hiram Abif, quando potrò ricevere la Parola di Maestro ?

 

IDPO : Mio degno compagno Adoniram, non so se potrete mai riceverla, a causa di un accordo stipulato tra Salomone, Re di Israele, Hiram re di Tiro e me stesso : la Parola non può essere data finché il Tempio non sarà completato, e solo in presenza e con l’assistenza di tutti e tre.


Cerca poi di uscire, ma il CdG gli sbarra nuovamente la strada.

 

CdG : Ma Grande Maestro Hiram Abif, supponiamo che uno di voi tre – anche voi stesso – venga rimosso dalla morte ; come potrò riceverla, allora ?
L’IDPO afferra il Candidato per il braccio destro e lo trae a sé nel Cerchio ; il CdG rimane saldato al Cerchio.

 

Dopo una breve pausa di meditazione, l’IDPO guida il Candidato a ripetere la perambulazione da lui precedentemente effettuata nel Cerchio.

 

IDPO : Compagno Adoniram, la morte è un argomento che non ammette leggerezza quando se ne parla tra i mortali. Il giovane può morire, il vecchio deve morire, e il più saggio non sa quando.

 

Nessuno può sfuggire al destino inesorabile. Il più giovane Apprendista sul Pavimento a Scacchi abita nell’ombra della morte, la cui mano invisibile si estende ugualmente anche su Re Salomone, assiso sul suo Trono d’Avorio. Noi camminiamo sulle ceneri delle generazioni che hanno percorso la Via prima di noi, alla quale le nostre ceneri dovranno a loro volta contribuire quando il nostro corpo si ridurrà in polvere. L’aria che respiriamo non è altro che il sospiro di spiriti un tempo mortali, ma ora rivestiti di immortalità.

 

Non è per me, Compagno Adoniram, la speranza di sfuggire al destino comune degli uomini ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e rivolgete l’indice destro verso il basso : la Parola è sepolta lì.

 

L’IDPO sosta brevemente, poi continua la perambulazione sottobraccio al Candidato, compiendo un secondo giro.

 

IDPO : Compagno Adoniram, la morte pone termine alle fatiche di un uomo. Di là in avanti le generazioni potranno costruire e indaffararsi, ma lui non ci sarà. Il cervello ricco di pensieri, la mano sapiente, il braccio muscoloso sono inutili e superflui nella tomba, dove non ci sarà lavoro né scienza né sapienza.

 

Il più potente dei re mortali, se mediterà accuratamente, finirà col far sue le parole di Ecclesiaste, 9: 5-6 : I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla. Non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito : non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole.

 

Che incentivo è mai questo ad un uso operoso delle nostre facoltà ! Dobbiamo lavorare diligentemente per completare il nostro Tempio interiore alla lode eterna di Dio, e terminare il nostro compito prima che venga il Sabato dell’eternità ; ed essere pronti a dormire in pace, quando la notte verrà in cui nessuno può operare.

 

Il mio lavoro, Compagno Adoniram, non è ancora finito, anche se ho lavorato fedelmente e lungo ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e puntate l’indice destro verso il basso : la Parola sarà sepolta lì.


L’IDPO sosta ancora, poi intraprende il terzo giro sottobraccio al Candidato.

 

Compagno Adoniram, è attraverso la porta della morte che entriamo in un luogo di ristoro e riposo per ricevere i frutti del nostro lavoro. Il Maestro Supremo dell’Universo, di fronte al quale ci inchiniamo in umile adorazione e il cui Occhio Onniveggente ha segnato le nostre fatiche nella Loggia, ci promette di diffondere per noi in quella Sublime Loggia le gioie e le glorie di un Sabato eterno. Dopo che la poderosa mano della Morte ci avrà livellati tutti nell’umiliazione della tomba, la mano onnipotente del Sommo Maestro prevarrà, ed esalterà ogni Fratello alla compagine gloriosa di quella Loggia indissolubile.

 

Lì si vedrà veramente completato il Piano di Costruzione ; perché è nell’Adorazione della Dodicesima Ora che risiederà la gioia eterna, quando il Mezzogiorno di Beatitudine potrà eternamente brillare. Lì le scaglie del dubbio e dell’oscurità cadranno dai nostri occhi ; lì i saggi scopi dell’Architetto Divino saranno visualizzati in tutto il loro splendore. Con questa Luce della Fede raggiante su di me, davvero posso dire : O Morte, dov’è la tua vittoria ? O Morte, dov’è la tua vittoria ?

 

La mia speranza, Compagno Adoniram, riposa in quella Loggia superiore a cui sto avanzando ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e puntate l’indice destro verso il basso : la Parola sarà sepolta lì.


(omissis)
Sotto la guida del MTVI, il Candidato presta la Promessa Solenne ; gli vengono poi insegnati gli usuali segreti.

 

Come già nel grado precedente, riveste particolare importanza l’allocuzione finale :
MTVI : Questo grado è nato in seguito a una conversazione tra il nostro Grande Maestro Hiram Abif e Adoniram, poco prima che Hiram Abif morisse. Dopo che il Sacro Santuario era stato completato e una parte dei contenuti ad esso destinati vi era già stata riposta, Adoniram vi si recò un certo giorno, poco prima di Mezzogiorno, per depositarvi uno dei Vasi Sacri.

 

A Mezzogiorno, quando gli operai vennero chiamati dal lavoro alla ricreazione, Adoniram non si ritirò ma si trattenne con Hiram Abif, che usava recarsi nel Sacro Santuario a quell’ora per offrire le proprie devozioni alla Divinità, e passare poi qualche tempo a disegnare i piani di lavoro. Adoniram gli chiese quando avrebbe ricevuto la Parola di Maestro, e Hiram gli rispose nel modo che vi è stato spiegato.

 

(omissis)

 

Dopo la morte del nostro Grande Maestro Hiram Abif, si temeva che la Parola di Maestro sarebbe andata perduta. Ma dopo essere stati informati da Adoniram del desiderio di Hiram Abif che, in caso di sua morte, la Parola venisse depositata nel Sancta Sanctorum, i due Grandi Maestri rimasti decisero di depositarla nel Nono Arco della Volta Segreta, sopra all’Arca dell’Alleanza, in una Forma Triangolare e in tre lingue : siriana, egiziana e caldea, in modo che se i Figli di Israele fossero deportati in schiavitù, e vi rimanessero così a lungo da dimenticare la loro lingua madre, se al loro ritorno l’avessero trovata avrebbero potuto ripristinarla per mezzo di altre lingue.


E perché potessero, una volta che l’avrebbero trovata, riconoscerla e distinguere che si trattava della Parola di Maestro, posero sopra all’Arca dell’Alleanza i Gioielli dei Tre Grandi Maestri, scritti uno in ogni lingua, sapendo che tali iscrizioni sarebbero state decifrate dai posteri.


In questo modo venne conservata e riportata alla luce la Parola di Maestro lungamente perduta, che la tradizione massonica ci informa essere stata per la prima volta comunicata da Dio nel Roveto Ardente di Mosè, e rimasta in uso per quasi cinquecento anni. Venne poi perduta in seguito alla morte del nostro Grande Maestro Hiram Abif, e rimase sepolta nel buio per quattrocentosettanta anni, finché all’Edificazione del Secondo Tempio, per i meriti di Zorobabele, Aggeo e Giosuè venne nuovamente restaurata per il nostro Ordine, nel cui possesso confidiamo possa rimanere per sempre
(omissis).

 

Conclude il discorso complimentandosi con il nuovo Fratello accolto, e si procede alla Chiusura.

 

Passiamo ora alla Terza Loggia, che è rappresentata nel Magen David dal Triangolo Inferiore : quello col vertice puntato verso il basso.

Il Triangolo è orientato verso il basso perché irradia le correnti che sono state elaborate in seno alla Seconda Loggia sul mondo materiale.

Questo fenomeno può essere illustrato sulla base di varie allegorie. Per esempio, in termini metafisici, l’irradiazione delle correnti raffigura simbolicamente il processo di manifestazione delle forme : che da un lato costituisce il piano della realtà oggettiva, dall’altro agisce su di esso.

Analogamente, la possibilità di partecipare consapevolmente alla composizione del menù di correnti che determinano gli eventi storici può essere a tutti gli effetti equiparata a una forma di compartecipazione dell’Uomo nel processo di produzione della realtà oggettiva ; ovvero a un progressivo incremento delle facoltà demiurgiche dell’Uomo-Dio, il cui graduale avvento è profetizzato dallo Schema 1-2-1.

Nel campo del simbolismo sabbataista, l’allegoria di questo processo è data dalla storia della vita del Messia Sabbathai Zevi, che realizzando il quarto rituale maggiore intervenne nel processo creativo dell’Universo tanto pesantemente da uguagliarsi a Dio ; Egli tracciò e aprì la strada a tutti gli esseri umani che vogliano imitarlo.

Infine, in termini molto più materialisti, l’attività della Terza Loggia può essere considerata una semplice allegoria dell’influenza della cultura ebraica sul mondo dei Gentili.

I Tre Maestri della Terza Loggia sono Zorobabele, Aggeo e Giosuè : i tre personaggi biblici che si fecero carico della Seconda Edificazione del Tempio.

Anche al di là dei pochi gradi che citiamo in questi articoli, la maggioranza dei Perfezionamenti del grado di Maestro britannici può essere divisa in due grandi categorie : quanti fanno riferimento alla Prima Edificazione del Tempio (ovvero alla Seconda Loggia) e quanti alla Seconda Edificazione del Tempio (ovvero alla Terza Loggia).

L’espressione per eccellenza dei gradi dedicati alla Prima Edificazione è il Marchio ; quella dei gradi dedicati alla Seconda è l’Arco Reale. Si spiega anche in questo modo la rivalità che oppose l’uno all’altro Mark e Arch per oltre due secoli – sia al fine di stabilire tra loro una gerarchia di superiorità, sia per ottenerne il controllo (ne abbiamo trattato diffusamente nel nostro libro Massoneria del Marchio).

Strappando agli Antients (grazie all’opera di Thomas Dunckerley) il controllo dell’Arco Reale, e immortalando nel testo della Union che esso costituisce il completamento del percorso del Craft (cioè dei gradi azzurri), possiamo dire che l’UGLE abbia realizzato uno dei massimi colpi di genio della storia della Massoneria. In questo modo, infatti, il monopolio dell’irradiazione delle correnti del quarto rituale maggiore entrava nelle sue mani, e questa è l’arma segreta che le garantisce egemonia perenne sul mondo massonico.

I più tipici rituali della Terza Loggia sono caratterizzati dal cosiddetto Passaggio del Fiume : un tema la cui importanza simbolica era ben nota ai Massoni dell’Ottocento, ma che passò in secondo piano mano a mano che lo status quo fondato sul monopolio dell’Arco Reale da parte dell’UGLE si andava affermando.

Il senso simbolico del Passaggio del Fiume è il ricollegamento degli edificatori del Secondo Tempio alle correnti che il Primo Tempio (ovvero la Seconda Loggia) ha elaborato ; a loro spetterà il compito di scaricarle sul mondo profano.

E’ estremamente significativo che questo tema fosse trattato in molte antiche versioni del Marchio, le quali tuttavia – quando nella seconda metà dell’Ottocento prese vita la Gran Loggia del Marchio – furono messe da parte. Infatti la rinascita del Marchio come Ordine autonomo era subordinata alla condizione che l’UGLE lo sponsorizzasse, sia pure in modo indiretto ; quindi non era il caso che si continuassero a portare avanti tematiche suscettibili di riattizzare le polemiche con l’Arco Reale.

Per questo, non è nel Marchio che possiamo ritrovare traccia del Passaggio del Fiume, ma in side degrees meno noti, come quello che stiamo per presentare ; il quale, non avendo il problema di intrattenere rapporti diretti con l’UGLE, non aveva neanche motivo di cancellarlo dai suoi rituali.

La Fascia Verde di cui in esso si parla è un punto importante per comprenderne il significato magico : possiamo infatti ritrovare il senso del colore verde nel Sabbataismo e nel Sufismo, nei quali rappresenta la tradizione primordiale.

Possiamo, in breve, considerare la Fascia Verde come l’emblema della traduzione del quarto rituale maggiore in codici diversi – quale era per esempio, quello della tariqa sufica dei Bektashi, alla quale Sabbathai Zevi aderì subito dopo la sua conversione all’Islam.

Prima della Seconda Edificazione del Tempio gli Ebrei erano esuli a Babilonia, governata dai Persiani ; per questo lo scenario del grado è la Corte persiana.

 

Sovrano Tre Volte Illustre : Signori Cavalieri miei Cugini, assistetemi nell’aprire questo Consiglio della (omissis).
Tutti si alzano.
Signor Cavaliere Capitano della Guardia, qual è la prima cura di un (omissis) ?
CdG : Sovrano Tre Volte Illustre, è assicurarsi che la Camera del Consiglio sia debitamente custodita dentro e fuori.


STVI : Vi prego di provvedere affinché sia eseguito tale dovere.

 

Il CdG va alla porta, batte i Sette Colpi secondo la Batteria del grado e attende la risposta dalla Sentinella (Copritore Esterno).
CdG : Sovrano Tre Volte Illustre, la Sala del Consiglio è debitamente custodita.


STVI : Signor Cavaliere Maestro di Cavalleria, gli (omissis) sono tutti presenti ?
Maestro di Cavalleria : Signori (omissis), vogliate conformarvi al Primo Segno di questo grado (i Cavalieri lo eseguono, e il Maestro delle Cerimonie risponde col Secondo Segno).
MdCav. : O grande e potente Re, sono tutti veri Cavalieri del nostro Ordine.

 

Dietro invito del MdC, tutti i presenti si raccolgono brevemente in preghiera.

 

STVI : A nome del Potente Dario, dichiaro questo Consiglio debitamente aperto (batte i Sette Colpi, ripetuti dal CdG e dalla Sent.).

 

Il Direttore di Cerimonie posiziona sull’Altare le Due Spade e apre il Libro della Legge Sacra a Ezra, 3 ; poi la Guida conduce il Candidato alla porta del Tempio, e la Sent. bussa a suo nome con quattro colpi.

(omissis)

Dopo l’introduzione del Candidato, il Reverendo Prelato lo informa che il Consiglio qui riunito rappresenta il Gran Sinedrio tenuto a Gerusalemme nel primo anno del regno di Dario, Re di Persia, per deliberare sulla situazione infelice dei Figli di Israele, ed escogitare mezzi per ricevere il favore e l’assistenza del loro nuovo sovrano nella ricostruzione della Casa del Signore.

Se siete desideroso di unirvi a noi nelle nostre deliberazioni, dovrete assumere il nome e il carattere di Zorobabele : uno dei Principi della Casa di Giuda, i cui antenati avevano posto le basi del Primo Tempio, e per le cui mani il Signore ha promesso di riedificarlo.

 

Spinto dalla G, il Candidato indica il suo assenso alzandosi e inchinandosi ; poi riprende posto.

 

RP : Compagni, prestiamo ascolto alle cronache dei nostri antenati.
Il Capp. si alza, e legge in successione Esdra 3: 8-11, 4: 1-5 e 5: 1-3. Poi si risiede, e la G e il Candidato si alzano.

 

G : Reverendo Prelato, grazie all’appoggio di Dario, Re di Persia, fummo animati dalla nuova speranza che si possa finalmente riuscire nella gloriosa opera di ricostruzione del Tempio del Signore. Tuttavia, siamo stati spesso interrotti dai nostri avversari, guidati dal Governatore persiano Tattenai ; questo malgrado che Dario, quando si trovava in difficoltà, abbia contratto il voto che – se fosse mai asceso al Trono di Persia – avrebbe inviato a Gerusalemme i Vasi Sacri del Santuario.

 

Così ora il nostro Compagno Zorobabele, che il Re ben conosce, si offre di intraprendere la pericolosa impresa di attraversare i domini persiani, chiedere l’ammissione alla presenza del Sovrano e rammentare al Re il suo voto. Noi non dubitiamo che in questo modo potremo rinnovare il suo consenso per il completamento della gloriosa impresa in cui siamo così lodevolmente impegnati.


RP : Compagno Zorobabele, il Consiglio è onorato di accettare la vostra generosa offerta. Vi affideremo un lasciapassare per mezzo del quale sarete in grado di farvi riconoscere dai nostri amici. Tuttavia, è necessario che prestiate ora la Promessa Solenne di mantenervi fedele alla fiducia riposta in voi.

 

Il RP batte un colpo e tutti si alzano ; la G accompagna il Candidato all’Altare, il RP raggiunge l’Altare sul lato opposto.

 

RP : Inginocchiatevi sul ginocchio sinistro.


Il Candidato esegue ; il DdC porge al P un cuscino con sopra una Spada, che egli offre al Candidato.
RP : Tenete questa Spada verticalmente, con la mano destra, e ponete la mano sinistra sul Libro della Legge Sacra.

 

Il Candidato esegue, e gli viene poi dettata la formula della Promessa Solenne, che prevede come pena in caso di mancanza di essere segati diagonalmente, e quando l’ultima Tromba suonerà, di essere esclusi dalla Società di tutti i veri e fedeli Cavalieri.

 

Gli vengono poi insegnati i segreti del grado, e viene investito con una Fascia, come segno della nostra particolare amicizia e stima. Il suo colore è Verde per rammentarvi che chi cade per una causa virtuosa e giusta è benedetto, e la sua memoria fiorirà come un Albero Verde.
La Guida conduce poi il Candidato fuori dal Tempio ; infatti il Passaggio del Fiume avrà luogo nella Sala dei Passi Perduti, mentre nel frattempo il DdC provvederà ad attrezzare il Tempio come Sala del Trono.

 

Nella Sala dei Passi Perduti è stato installato un piccolo Ponte sul quale il Candidato dovrà passare. Due Guardie Ebree sono collocate, a poca distanza l’uno dall’altro, dalla parte ebraica del Ponte ; due Guardie Persiane sono di stanza sul lato opposto.

 

G (al Candidato) : Raggiungeremo tra poco la riva del Grande Fiume, che funge da frontiera tra il resto dei domini persiani e il territorio ebraico governato dal Satrapo Tattenai, assistito dal suo vice Shetharboznai.
Il Candidato, accompagnato dalla G, si avvicina al Ponte, e viene affrontato dalla Prima Guardia Ebrea.

 

PGE : Chi va là ?


G : Zorobabele, un amico.


PGE : Fatti avanti, amico, e dammi la Parola di Passo.

 

Dietro suggerimento della G, il Candidato glie la fornisce.

 

PGE : Passa, Zorobabele.
Lo stesso dialogo si ripete, più vicino al Ponte, con la Seconda Guardia Ebrea.

 

G : Compagno Zorobabele, siamo arrivati sulla riva del Grande Fiume. Non posso accompagnarvi oltre, è necessario che attraversiate il Ponte da solo. Comportatevi bene, e la vostra impresa avrà successo.

 

La G si ritira. Il Candidato attraversa da solo il Ponte. Appena ha messo piede sul lato persiano, la Prima Guardia Persiana lo affronta. A poca distanza c’è il Maestro della Fanteria, che assume il ruolo della G e gli suggerirà le risposte, oppure parlerà in sua vece.

 

PGP : Chi va là ?


MdF : Zorobabele, un amico.

 

PGP : Fatevi avanti, e datemi la Parola di Passo.


Dietro suggerimento del MdF, il Candidato ripete la Parola di Passo che aveva usato con successo sull’altra sponda.

 

PGP : Un nemico ! Prendetelo.

 

Entrambe le GP afferrano il Candidato e lo disarmano.

 

MdF : Perché questa violenza ? Io non sono un nemico, ma un Principe della Casa di Giuda. Chiedo udienza al vostro Re.


PGP : Tu sei solo uno schiavo, e potrai apparire dinnanzi al nostro Sovrano se ti dichiari tale. Acconsenti ?

 

Il MdF acconsente per il Candidato. Le GP spogliano il Candidato della Fascia, gli incatenano i polsi e tenendolo come un prigioniero attendono il segnale del DdC per introdurlo nel Tempio/Sala del Trono.

 

Quando tutto è pronto, il DdC – ottenuta l’approvazione del STVI – socchiude la porta e invita le GP a tenersi pronte ; subito dopo, la S batte dall’esterno Sette Colpi sulla porta in segno di allarme, e nella Sala del Trono il CdG si alza e va ad aprire.

 

CdG : Chi va là ?

 

S : Un distaccamento delle Guardie di Sua Maestà ha catturato un nemico che afferma di essere un Principe di Giuda.

 

CdG : Da dove viene ?

 

S : Da Gerusalemme.

 

CdG : Qual è il suo nome ?


S : Zorobabele. Egli sostiene di essere il primo tra i suoi simili per nascita, ma ora è schiavo e prigioniero della sventura.


CdG : E cosa desidera ?

 

S : Un incontro con Sua Maestà.

 

CdG : Che attenda con pazienza. Il Sovrano Maestro farà presto conoscere i suoi ordini.

 

Richiude la porta, e si rivolge al STVI : Sovrano Tre Volte Illustre, un distaccamento delle Guardie di Vostra Maestà ha fatto un prigioniero che dichiara di essere un Principe di Giuda.


STVI : Signor Cavaliere Capitano della Guardia, dopo aver accertato che non porti armi su di sé potete farlo entrare.

 

Il CdG va ad aprire la porta ; il Candidato e il MdF fanno il loro ingresso tra le due GP. La S richiude la porta. I quattro vanno a schierarsi nel centro della Sala del Trono, rivolti all’Oriente ; il CdG si dispone sulla loro destra, cioè a Meridione.

 

STVI : Signor Cavaliere Capitano della Guardia, costui non è affatto un nemico ! Questi è Zorobabele, amico e compagno della Nostra giovinezza.

 

Zorobabele, avendo tu ottenuto di essere ammesso alla nostra presenza, ti chiediamo di dichiarare subito i motivi che ti hanno indotto a cercare di passar la frontiera senza il nostro consenso e con la forza delle armi.

 

MdF (per il Candidato) : Grande e Potente Re, il nostro defunto Sovrano, Ciro il Grande, diede ai miei Compagni il permesso di ricostruire a Gerusalemme la Casa del Signore ; ma i nostri nemici, con la forza e la prepotenza, hanno imposto la cessazione di quel grande e glorioso lavoro. Sono venuto quindi a implorare la clemenza di Vostra Maestà, per concedermi di poter riprendere quel lavoro come un servo della Vostra famiglia.


STVI : Zorobabele, ripenso spesso e con piacere ai giorni della nostra amicizia, e ho spesso sentito parlare con gran soddisfazione della tua fama di Massone saggio e compiuto. Anch’io nutro una profonda venerazione nei confronti di quella antica e onorevole Istituzione, e nutro un sincero desiderio di entrare io stesso, un giorno, a farne parte.

 

Quindi in questo momento io accolgo la tua richiesta, ma a una condizione : che tu mi riveli i segreti della Massoneria, che distinguono gli Architetti ebrei da quelli di tutte le altre Nazioni.


MdF (per il Candidato) : Sovrano Tre Volte Illustre, quando il nostro Grande Maestro, Salomone Re di Israele, per primo istituì la Fratellanza dei Liberi e Accettati Muratori, ci ha insegnato che la Verità è un Attributo Divino e il fondamento di tutte le virtù : la prima lezione che impariamo in Massoneria è di essere uomini buoni e sinceri. Se l’unico modo per ottenere il favore di Vostra Maestà è in contrasto con i miei impegni più sacri e inviolabili, umilmente mi permetto di rifiutare la Vostra protezione, e prestarmi serenamente all’esilio o ad una morte gloriosa.

 

STVI : Zorobabele, la tua virtù e integrità sono davvero encomiabili, e la tua fedeltà è degna di ogni lode. Da questo momento sei libero ; Guardie, scioglietelo dalle catene (le due GP eseguono, per poi riprendere posizione ai fianchi del piccolo schieramento) ; e che quegli emblemi di schiavitù non rechino mai più onta alle mani di un Massone, e meno che mai a un Principe della Casa di Giuda.

 

Zorobabele, ti assegniamo un posto di rango e onore tra i Principi e i Governanti della Nostra Corte.


Il CdG conduce il Candidato e il MdF a due seggi nella parte settentrionale dell’Oriente, dove prendono posto (il MdF sulla destra del Candidato). Anche il CdG e le GP fanno ritorno ai loro posti e si siedono.
STVI : E’ costume di Re e Sovrani di questo Regno, da tempo immemorabile, di proporre – in occasioni speciali – un dibattito su una domanda determinata, e colui che verrà stabilito abbia dato la risposta più soddisfacente sarà vestito di Viola, potrà bere da una Coppa d’Oro e una Catena d’Oro gli sarà messa al collo.

 

Ora, mi è venuta in mente una domanda che proporrò alla vostra discussione : Qual è la forza più grande, quella del Vino, del Re o delle Donne ?


Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Vino sia il più forte (riprende posto).
Il MdCav. si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Re sia il più forte (riprende posto).
Il MdF, a nome del Candidato, si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che le Donne siano le più forti ; ma sopra ogni altra cosa, la Verità partorì la Vittoria (riprende posto).

 

STVI : Compagno Zorobabele, avete detto qualcosa di molto importante, al di là della questione che necessita di un ulteriore esame.

 

Si continui il dibattito ! Illustri Cavalieri, vi preghiamo di documentare le vostre opinioni. Illustre Maestro di Casa, vogliate cortesemente parlare per primo.
Il MdCas. si alza e dà il Primo Segno : Principi e Governanti, pensate alla superiore forza che ha il Vino ! esso fa in modo che tutti gli uomini che hanno bevuto possano sbagliare, indifferentemente se si tratti di Re o di mendicanti, di servi o di uomini liberi, di poveri o di ricchi. Esso anche sa volgere i pensieri di tutti quanti in allegria e ilarità, in modo che nessun uomo più si ricordi dei suoi dolori e problemi ; alza gli spiriti, solleva i cuori pesanti, e d’altra parte conduce un uomo a scordarsi dei suoi fratelli, a sguainare la spada contro i suoi migliori amici. O Principi e Governanti, non è forse il Vino il più forte se può farci fare queste cose ? (dà il Primo Segno e si risiede).
STVI : Illustre Maestro di Casa, la vostra dichiarazione è saggia e bene argomentata, e riceverà la dovuta considerazione. Illustre Maestro di Cavalleria, siate voi ora a parlare.

 

Il MdCav. si alza e dà il Primo Segno : E’ fuori discussione, o Principi e Governanti, che Dio ha fatto l’uomo padrone di tutte le cose sotto il sole per comandare loro, farne uso, e applicarle al suo servizio come gli pare meglio. Ma mentre gli uomini hanno soltanto il dominio sulle altre creature sublunari, i Re hanno autorità anche sugli uomini stessi, e il diritto di governare a loro volontà e piacere. Ora, chi è maestro di coloro che sono maestri di ogni altra cosa ? Nessuno ha potere su di lui (dà il Primo Segno e si risiede).

 

STVI : Quello che avete detto, Illustre Maestro di Cavalleria, è di grande importanza, ed è ben calcolato per sostenere la dignità e l’autorità del Trono. Ora, Compagno Zorobabele, volete difendere voi la vostra opinione ?


Il MdF si alza e dà il Primo Segno : O Principi e Governanti, la forza del Vino non può essere negata, e neppure quella dei Re, che unisce così tanti uomini in una comune fedeltà. Tuttavia, le Donne sono superiori a entrambi : anche i Re sono doni delle Donne, che sono anche le madri di coloro che coltivano i nostri vigneti. Le Donne hanno il potere di farci abbandonare il nostro Paese e le nostre relazioni, di farci dimenticare i migliori amici che abbiamo nel mondo, di abbandonare tutti i nostri vantaggi per vivere e morire con loro.

 

Ma, detto questo : né le Donne né il Vino né i Re sono comparabili con la forza onnipotente della Verità.

 

Come ogni altra cosa, anche la Verità può essere mortale e transitoria ; ma chi vive per essa, può perseverare e conquistarla per sempre. I benefici che riceviamo da lei non sono soggetti a variazioni o vicissitudini del Tempo o della Fortuna : nel suo giudizio non c’è ingiustizia, Lei è la Sapienza, la Forza, la Bellezza, la Potenza e la Maestà di tutte le età.

 

Sia benedetto il Dio della Verità ! (Dà il Primo Segno e si risiede).

 

Il STVI si alza e punta lo Scettro in direzione del Candidato : Grande è la Verità, e potente sopra ogni cosa ! Zorobabele, puoi chiedermi ciò che vuoi : io te lo darò, perché ti sei mostrato il più saggio tra i tuoi Compagni. Tu prenderai i tuoi pasti accanto a me, e sarai chiamato mio cugino (si risiede).

 

Il MdF si alza e dà il Primo Segno : O Re, rammenta il voto da te prestato, di riedificare Gerusalemme fin dal giorno della tua incoronazione e di restituire gli oggetti sacri che ne vennero portati via. Tu hai anche promesso di costruire il Tempio, che fu bruciato quando Giuda venne devastato dai Caldei ; ed ora, o Re, questo è quello che voglio da te, che tu mantenga il voto che con le tue labbra hai prestato al Re del Cielo (dà il Primo Segno e si risiede).

 

STVI : Zorobabele, sarà fatto ; rispetterò puntualmente il mio voto. Lettere e passaporti saranno immediatamente rilasciati ai miei Ufficiali di tutto il Regno, per dare a te e a coloro che ti accompagneranno un viaggio sicuro fino a Gerusalemme. D’ora in poi nessuno più vi ostacolerà, né cercherà di impedirvi di riedificare la vostra città e il vostro Tempio. Avvicinati per ricevere la tua ricompensa (omissis).
Zorobabele viene fatto inginocchiare ; gli vengono restituite la Cintura Verde e la Spada, e il STVI lo informa che sta per crearlo Cavaliere del nuovo Ordine da lui istituito in questo momento.

 

E’ questa Investitura il rito a cui deve guardare chi vuol cogliere l’atto magico che libera le correnti del quarto rituale maggiore nel mondo ; o per essere più precisi, all’attimo in cui il potere di gestire la Fascia Verde viene reso al Candidato.

 

STVI : In virtù del potere in me investito in qualità di successore e rappresentante di Dario Re di Persia, vi costituisco e vi creo (omissis – mentre pronuncia queste parole, pone leggermente la lama della Spada prima sulla spalla destra del Candidato, poi sulla spalla sinistra e infine sulla testa). Siate Leale, Combattivo, Coraggioso e Sincero. Sposta la Spada nella sinistra, poi con la destra afferra la mano destra del Candidato con la Presa di Compagno e lo rialza, dicendo : Signor Cavaliere, alzatevi.

 

Il DdC rimuove l’inginocchiatoio e invita i Cavalieri a sedersi. Il STVI mostra la Spada al Candidato, reggendola orizzontalmente con entrambe le mani.

 

STVI : Nelle mani di un vero e cortese Cavaliere, la Spada è dotata delle tre più eccellenti virtù : La Fede nell’Elsa, la Speranza nella Lama, la Carità nella Punta.

 

Questo ci insegna un’importante lezione : che quando ricorriamo alla nostra Spada per una causa giusta e virtuosa dobbiamo avere fede in Dio, possiamo ragionevolmente sperare nella vittoria, e dobbiamo sempre rammentare di infliggere caritatevolmente il colpo di grazia al nemico caduto.

 

Signor Cavaliere, ora con piacere riaffido a voi la Spada di cui foste privato dalle mie guardie (tenendo la Spada verticalmente, ne porge l’impugnatura alla mano destra del Candidato).

 

Segue l’insegnamento di nuovi segreti del grado ; poi il nuovo Cavaliere viene invitato a riporre la Spada, con l’auspicio che essa rimanga nel fodero fino ad essere consumata dalla ruggine, piuttosto che sguainarla per causa di ingiustizia o di oppressione.
Il nuovo Cavaliere viene insignito del Gioiello dell’Ordine, e invitato a prendere posto tra le Colonne. Si passa poi alla Chiusura.

 

MASSONERIA:Riti Magici per Cambiare il Mondo 4

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

quarta parte

Nel corso dei precedenti articoli abbiamo illustrato ai lettori il simbolismo della Prima Loggia ; passiamo ora alla Seconda.

 

Il suo simbolo è il Cerchio il cui centro coincide con quello del Magen David, e che lo racchiude.

 

Se i Tre Maestri di riferimento della Prima Loggia erano Adamo, Melchisedec e Noè, quelli della Seconda sono Re Salomone, Re Hiram di Tiro e Hiram Abif.

 

Salomone prese l’iniziativa per la Prima Edificazione del Tempio ; Hiram di Tiro collaborò con lui, fornendogli materiali e maestranze ; Hiram Abif era il geniale Architetto che ne diresse la costruzione.

 

Come i centri del Cerchio e del Magen David coincidono, così la Prima Edificazione del Tempio è simbolicamente considerata il punto di innesto della tradizione massonica nella storia (sebbene la Massoneria sia stata fondata quasi tre millenni dopo).

 

Potremmo limitarci ad affermare semplicisticamente che, nei tempi lunghissimi caratterizzanti il suo progetto, l’organizzazione (vedi articoli precedenti) avesse determinato il primo evento in previsione del secondo ; ma in verità il discorso è più complesso, e va considerato sulla base del tempo capovolto.

 

La medesima prospettiva ci aiuta anche a capire perché al Centro del Cerchio – ovvero nel punto dove, a livello simbolico, si generano le correnti – ritroviamo la Seconda Loggia e non la Prima : la quale, guardando alla cosa dal punto di vista del processo di emanazione, dovrebbe ovviamente essere quella più a monte.

In verità, anche senza tirare in ballo il tempo capovolto non manca la possibilità di spiegare questa apparente incongruenza ; parecchi commentatori hanno provato a farlo, almeno in tre modi :

  • Facendola derivare dal fatto che le carte geografiche medievali erano di forma circolare, con Gerusalemme raffigurata al centro del mondo ;
  • Facendo riferimento allo Schema 1-2-1, ovvero ipotizzando che il mito delle Tre Logge, considerato nel complesso, possa essere già riferito alla terza fase dello Schema (ovvero non più al Potere di Dio ma al Potere dell’Uomo) – e sarebbero quindi le correnti già applicate all’Uomo a dover rivestire, per questo motivo, un ruolo centrale ;
  • Oppure affermando, piuttosto lapalissianamente, che lo schema raffigurato nel Magen David non era destinato all’uso da parte della Prima Loggia, bensì della Seconda.

E’ possibile, a nostro avviso, che questa terza ipotesi sia corretta (e più avanti, troveremo anche un interessante passo rituale che la sostiene) ; rimane però il fatto che nel Magen David, a qualunque Loggia fosse destinato, non è in alcun modo raffigurato che la corrente della Seconda Loggia derivi da quella della Prima – a meno che non si applichi il tempo capovolto al rapporto tra la Prima Loggia e la Seconda, in modo che la corrente originaria diventi la corrente derivata, e viceversa.

A questo proposito, è significativo che il rapporto tra la Seconda e la Terza Loggia non appaia, viceversa, contrassegnato da alcuna inversione – è un po’ come se l’ideatore del Magen David avesse mirato a mettere in guardia gli studiosi, dicendo loro : guardate che l’ordine in cui le Tre Logge sono disposte dall’alto verso il basso non deve essere interpretato alla stregua di una normale sequenza temporale/lineare.

Col tempo capovolto, entrambe le frecce che indicano la direzione del Tempo (così tutte le altre frecce partenti dal centro del Magen David che si vogliano immaginare) partono dal Centro e vanno verso la periferia, a testimonianza di un’emanazione energetica tanto sovrannaturale da piegare a proprio piacimento le leggi del mondo materiale (è stato scritto che il Magen David possa essere considerato un buco nero al contrario).

Sarà il futuro, una volta spinto fino ai suoi più estremi sviluppi, a creare il passato : un’arte molto difficile, ma con la quale il genere umano sta già imparando a destreggiarsi, almeno a partire dal giorno in cui ha inventato la Storia.

Passeremo ora a prendere in considerazione un sistema di side degrees in due gradi che mette in scena l’essenza dei lavori della Seconda Loggia.

I suoi tre Ufficiali principali : Maestro Tre Volte Illustre, Illustre Vicemaestro e Illustre Direttore Principale dell’Opera, rappresentano rispettivamente Salomone, Hiram di Tiro e Hiram Abif.

Salomone è Tre Volte Illustre perché l’influenza della Seconda Loggia, che parte dal centro del Magen David, si espande su tutti e tre i livelli temporali : nel presente, nel passato e nel futuro.

Nel primo dei due gradi, i Fratelli sono abbigliati come nell’Arco Reale. Sui piedistalli di fronte a loro sono poste Tre Candele accese in forma di un Triangolo, col vertice all’Oriente ; c’è anche una Candela più grande, accesa sulla destra.

 

Al centro del Tempio è collocata l’Arca dell’Alleanza, coperta da un Velo.

Apertura : la porta del Tempio è incustodita. Ahishar, il Copritore Interno, finge di dormire ; il Candidato, accompagnato dal Direttore del Consiglio, può quindi entrare senza nessun allarme.
Dopo l’Apertura, il Maestro Tre Volte Illustre propone al Vicemaestro che i lavori vengano proseguiti nella Volta Segreta. Questi gli risponde :

 

Tre Volte Illustre Re Salomone, è il mio più ardente desiderio vedere la Volta Segreta completata, e i Tesori Sacri ivi depositati in modo sicuro, in modo che io possa tornare al mio Paese con la soddisfazione di avere compiuto fedelmente il mio dovere.

 

E chiede poi al Capitano della Guardia : Compagno Capitano della Guardia, il nostro numero è al completo ?
CdG. : Ho trovato il numero Tre volte Nove.


MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete voi un (omissis) ?
CdG : Sì, sono stato scelto in quanto tale, e i miei orari sono stati battuti regolarmente.

 

MTVI : Va bene ; chiameremo poi i Compagni da ordinare come (omissis). Compagni, in piedi e all’ordine con il Segno di (omissis).
CdG : Maestro Tre Volte Illustre, tutti i Compagni sono all’ordine.


MTVI : Compagno Capitano della Guardia, di quanti Compagni è composto un Consiglio di (omissis) ?
CdG : Non devono essere meno di (omissis) e non più di (omissis).
MTVI : E qual è il vostro dovere ?


CdG : Assistere il Maestro Tre Volte Illustre nell’Apertura e nella Chiusura del Consiglio, controllare che la Volta Segreta sia custodita in modo sicuro e non fare entrare nessuno che non sia un (omissis) degno e fedele.

 

MTVI : Dove è seduto il Direttore Principale dell’Opera ?


CdG : All’Oriente, alla sinistra del Maestro Tre Volte Illustre.

 

MTVI : Illustre Compagno Direttore Principale dell’Opera, qual è il vostro dovere ?


IDPO : Di rappresentare il nostro Grande Maestro Hiram Abif, la cui grande abilità nelle arti e nelle scienze lo portò ad essere selezionato come la persona più adatta per realizzare i Piani di Costruzione del Santo Tempio di Dio ; e anche per annunciare l’ora di ristoro e riposo dopo le fatiche della giornata.

 

Sono state qui dichiarate le valenze della figura di Hiram Abif (che è, come è noto, nella Massoneria contemporanea, il personaggio-simbolo del grado di Maestro) anche al di là del ruolo a lui affidato nella Seconda Loggia. Sarà infatti la sua perizia nel realizzare i Piani di Costruzione del Santo Tempio di Dio a dare vita alla Massoneria dei Mille Maestri, non più solo di Tre : a quella Terza Loggia destinata ad applicare i Piani di Costruzione al mondo profano, fino all’ora di ristoro e riposo dopo le fatiche della giornata.

 

MTVI : E dove è collocato il Vicemaestro ?


VM : Alla vostra destra, Maestro Tre Volte Illustre.

 

MTVI : Illustre Vicemaestro, il vostro dovere ?


VM : Rappresentare Hiram Re di Tiro, manifestando in questo modo la Comunione dei Re, e assistere il Maestro Tre Volte Illustre con consigli e suggerimenti.
Con quest’ultima dichiarazione, Hiram di Tiro porta un’interessante conferma alla terza ipotesi sul ruolo centrale della Terza Loggia, che abbiamo prima citato. Discendente di Abramo, quindi erede del sacerdozio di Melchisedec, è senza dubbio Salomone il rappresentante della Prima Loggia in seno alla Seconda ; ma in base alla Comunione dei Re, il potere di Hiram di Tiro è tale da dargli dei consigli. Questo ci conferma come sia proprio la Seconda Loggia il centro effettivo di diffusione, sul piano della realtà oggettiva, del processo di emanazione rappresentato – in modo più astratto – dalla Prima.

 

La posizione paritaria di Salomone e Hiram di Tiro è confermata nelle battute seguenti :

 

MTVI : E qual è la collocazione del Maestro Tre Volte Illustre ?

 

VM : All’Oriente.

 

Dettaglio rivelatore : non è il Maestro Tre Volte Illustre (ovvero, appunto, Salomone) a rispondere a sé stesso – egli rimane muto come muto è il passato, e risponde al suo posto Hiram di Tiro.

 

MTVI : E qual è il suo dovere ?


VM : Nella sua qualità di rappresentante di Salomone, Re di Israele, recitare le tradizioni segrete, illustrare la morale dell’ordine, erogare premi, conferire onori e  ispirare nel (omissis) le più elevate concezioni del Supremo Grande Architetto dell’Universo.
MTVI : Compagno Capitano della Guardia, che ore sono ?


CdG : Sono le nove di sera, il momento in cui tutti gli occhi indiscreti dovrebbero essere chiusi nel sonno.


MTVI : Essendo le nove di sera, è il momento di riprendere il nostro lavoro. I Compagni raggiungano i loro posti, e dopo il Segnale (omissis) ciascuno si metta all’opera.

 

Batte il Segnale col Maglietto. I Compagni si mettono all’Ordine di (omissis) – escluso Ahishar, il CI, che continua a dormire – e formano un Cerchio intorno all’Arca, lasciandovi un’apertura verso Oriente.

 

Dapprima, anche i tre Grandi Ufficiali entrano a far parte del Cerchio ; poi, dopo una breve invocazione da parte del Capp., il MTVI torna al suo posto.
MTVI : Che l’Arca dell’Alleanza sia svelata.

 

Dapprima il VM si va a collocare presso il lato dell’Arca a Settentrione e l’IDPO a Meridione ; poi il DdC si porta presso il lato a Occidente.

 

Insieme, i due Grandi Ufficiali rimuovono il Velo che copre l’Arca, lo ripiegano, lo consegnano al DdC e tornano a sedersi ai loro posti. A questo punto tutti i Compagni li imitano, sciogliendo il Cerchio.

 

Segue ora il rituale di Accoglimento di un Candidato ; e in questa parte, il progetto (vedi articoli precedenti) si trova rispecchiato con una limpidità e una chiarezza ben rara da trovare negli altri side degrees da noi esaminati, nei quali si ritrovano spesso adattamenti la cui ortodossia dal punto di vista del progetto è discutibile (dettati, noi crediamo, dall’esigenza dei missionari sabbataisti di creare rituali facilmente integrabili nel contesto culturale in cui operavano).

 

Il punto più alto di questo rituale si trova nelle Istruzioni sulla storia del grado, che il MTVI fornisce al Candidato verso la fine. In apparenza vi si parla dei Tre Maestri ; ma – non diversamente dalla Leggenda di Phaleg, citata il mese scorso – si tratta in realtà di un mini-trattato ermetico, che presenta le modalità di interazione delle forze del ternario (o dell’Algoritmo 1 che dir si voglia). Ad esso fa seguito una tegolatura che può essere considerata la chiave della trasformazione dell’Algoritmo 1 nell’Algoritmo 10 in Massoneria.

 

Il MTVI dichiara che si provvederà all’Accoglimento di un nuovo (omissis). Batte il Segnale (omissis), che viene ripetuto da VM, IDPO e CdG.

 

Fuori dal Tempio, il CE bussa alla porta nello stesso modo, e ugualmente la Sentinella gli risponde. Allora il CdG apre il Libro della Legge Sacra a 1° Re, 7 : il capitolo biblico nel quale sono narrate le meraviglie portate a termine da Hiram Abif, sotto la direzione di Salomone, nell’Edificazione del Tempio.

Presso la porta del Tempio, il CI Ahishar continua a dormire.

(omissis)

Il Candidato fa il suo ingresso nel Consiglio ; il CdG gli si fa incontro con la Spada sguainata, glie la punta al petto e gli chiede : Chi viene qui ?

 

Il Candidato, che era stato precedentemente istruito in proposito, gli risponde di essere Zabud, un amico di Re Salomone.

 

CdG : Datemi allora il Segno del grado, e il Segno che si fa all’ingresso.

 

Candidato : Non posso.
Il CdG grida allora : Un intruso, un intruso ! e tutti balzano in piedi. Il MTVI batte un colpo e ordina : Compagni, alla guardia dell’Arca dell’Alleanza !

 

I Compagni si precipitano a formare un Cerchio intorno all’Arca, stando rivolti all’esterno.

 

MTVI : Qual è la causa di questo allarme ?


CdG : Un intruso è penetrato nella Volta Segreta.


MTVI : Che sia messo subito a morte !
Il CdG alza la Spada per colpire il Candidato, ma il DdC interviene, e blocca il colpo.
DdC : Maestro Tre Volte Illustre, siete consapevole che colui al quale si sta per infliggere questa pena terribile è il vostro amico Zabud ?
(omissis)

 

Zabud è stato incatenato, e i tre Ufficiali Principali si sono consultati riguardo al suo destino.

 

MTVI : Sfortunato Zabud, la vostra curiosità e disobbedienza vi sono costate la vita. Ho consultato i miei Compagni e li ho trovati inflessibili, e tale è la natura del mio incarico che non sono autorizzato a perdonarvi senza il loro consenso. Dovete quindi prepararvi alla morte.


CdG (a nome del Candidato) : Maestro Tre Volte Illustre, vi prego di ricordare il mio grande e sincero attaccamento alla vostra sacra persona, al vostro servizio e al vostro segreto.

 

Di recente, avendo scoperto che era in corso un lavoro segreto a me ignoto, ho temuto di aver perduto il vostro favore e mi sono addolorato in silenzio. Infine, incapace di sopportare più a lungo, vi ho umilmente fatto conoscere i miei timori ; al che mi avete invitato a restare in attesa di una porta che sarebbe stata presto lasciata aperta per il mio ricevimento. Questa certezza mi ha soddisfatto.

 

Questa sera, avendo cose importanti da comunicarvi, venni a cercarvi come sempre nel vostro appartamento privato, e trovai aperta la porta della Volta Segreta. Allora pensai che fosse stata lasciata aperta per il mio ricevimento ; vi prego quindi di credere che non furono la curiosità o la disobbedienza a portarmi qui, ma il fervore e lo zelo nel vostro servizio.


VM : Maestro Tre Volte Illustre, trovo che il vostro amico non sia colpevole del reato a lui addebitato. La sua colpa fu solo una trascurabile imprudenza ; deve quindi essere perdonato, e ammesso come membro fra noi.

 

MTVI : Ma mio degno Compagno di Tiro, come possiamo farlo ? Non è forse il nostro numero già al completo ?

 

IDPO : È vero, Maestro Tre Volte Illustre, siamo al completo ; ma Ahishar il Copritore non è più degno della vostra fiducia, egli dorme al suo posto. Che sia espulso e bandito, e che Zabud sia nominato in suo luogo.

 

MTVI : Vi ringrazio, mio illustre Compagno, per i vostri consigli. Che Ahishar sia respinto e bandito !
Il CdG. afferra Ahishar e lo risveglia : Ahishar, sei respinto e bandito per aver dormito al tuo posto. Vieni via !

 

Ahishar, dibattendosi disperatamente : Misericordia ! Misericordia !
CdG : Non ce n’è per te. Trascina Ahishar fuori dal Consiglio, rientra e chiude la porta ; avanza poi fino al centro del Consiglio, e saluta il MTVI.

 

CdG : Maestro Tre Volte Illustre, il comando è stato obbedito (riprende il suo posto accanto al Candidato).

 

MTVI : Zabud, siete disposto a pronunciare la Promessa Solenne di non rivelare i misteri della Volta Segreta ?

 

Candidato : Sì.


MTVI : Allora, Compagno Capitano della Guardia, liberatelo dalle catene e conducetelo dinnanzi all’Altare.

 

(omissis)

 

In ginocchio il Candidato presta la Promessa Solenne, comprendente l’impegno a non cercare di penetrare nel Nono Arco senza l’approvazione dei Tre Grandi Maestri e di non rivelare a nessuno l’esistenza della Volta Segreta.

 

La Promessa viene sigillata dal Candidato posando per una volta le labbra sul Libro della Legge Sacra e tenendo la mano destra sul cuore (come tutti i Compagni presenti) ; nel frattempo, il MTVI gli stringe la mano destra e gli impone brevemente la sinistra sul capo.

 

Dopo la Promessa Solenne, il MTVI illustra al Candidato i Segni, le Parole e le Prese.

 

MTVI : Zabud (omissis), avete ora il mio permesso per avanzare attraverso i primi Otto Archi.
Il MTVI torna al suo scranno, e il DdC conduce il Candidato attraverso i primi Otto Archi. Questo percorso parte dall’angolo nordoccidentale del Tempio e termina a Settentrione dell’Arca, circa due passi a Occidente di essa ; ovvero, subito prima del Nono Arco.

 

Primo Arco : il DdC, imitato dal Candidato, lo attraversa con Passo e Segno di Apprendista.

 

Secondo Arco : Per attraversarlo, il Candidato deve dare la Parola di Passo del grado di Compagno.

 

Terzo Arco : si attraversa con Passo e Segno di Compagno.

 

Quarto Arco : con la Parola di Passo del grado di Maestro.

 

Quinto Arco : con Passo e Segno di Maestro.

 

Sesto Arco : col Segno di Maestro del Marchio.

 

Settimo Arco : col Segno dell’Arco Reale.

 

Ottavo Arco : col Segno di Saluto del (omissis).

 

All’ingresso del Nono Arco, il DdC batte il Segnale (omissis) col piede destro.
IDPO : Chi viene qui ?


DdC : Zabud, amico del Re, dopo essere avanzato attraverso i primi Otto Archi, vuole ora essere ammesso al Nono Arco.


IDPO : Maestro Tre Volte Illustre, il tuo amico Zabud vuole essere ammesso al Nono Arco.

 

I Tre Ufficiali Principali si consultano. Infine, il MTVI ordina : Lasciatelo passare.

 

Il DdC e il Candidato attraversano l’Arco con tre passi verso l’Oriente ; fanno una breve pausa e avanzano ancora verso Oriente, presentandosi dinnanzi al MTVI.

 

MTVI : Ora vi istruirò sulla storia di questo grado.

 

Il DdC conduce il Candidato a Meridione, fronte a Settentrione.

 

MTVI : I nostri tre Grandi Maestri : Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, essendo in possesso degli scritti di Mosè e dei Profeti, sapevano bene che se i Figli di Israele avessero  deviato dalle Leggi in essi contenute i loro nemici si sarebbero scatenati contro di loro ; le loro città e il Sacro Tempio sarebbero stati saccheggiati, rovinati e distrutti e tutti i tesori sacri contenuti nel Sancta Sanctorum sarebbero andati perduti per sempre.

 

Per evitare questo male, decisero di edificare una Volta Segreta sotterranea, che partiva da sotto l’appartamento più ritirato di Re Salomone e terminava sotto il Sancta Sanctorum, o Santissimo.

 

Questa Volta venne suddivisa in Nove Archi, o Cripte. Il Nono Arco fu concepito dai nostri tre Grandi Maestri come il luogo in cui depositare copie di tutti gli oggetti sacri e i tesori sacri contenuti nel soprastante Sancta Sanctorum, e anche come un luogo in cui i tre Grandi Maestri avrebbero potuto incontrare i Fratelli, per conferire loro il grado di Maestro Massone, quando il Tempio sarebbe stato completato.


Per lavorare sui primi Otto Archi, vennero impiegati Ventidue Uomini di Gebal, una città della Fenicia, insieme ad Adoniram e Ahishar ; i quali erano molto abili nelle arti e nelle scienze in generale, ma in particolare nella scultura.


Il loro orario di lavoro era dalle Nove di sera fino alle Dodici, il momento in cui tutti gli occhi indiscreti sono chiusi nel sonno.

 

Proprio durante la costruzione di questo deposito avvenne l’episodio del tentativo di ingresso di Zabud, e su di esso si fonda la prova rituale che avete appena superato.

 

Quando il Nono Arco fu completato, i nostri tre Grandi Maestri vi depositarono una copia esatta del Arca dell’Alleanza, contenente i facsimili del Vaso di Manna e della Verga di Aronne ; nonché una copia del Libro della Legge, ovvero tutte le parti della Bibbia già scritte prima di allora. E perché si sapesse da chi e a quale scopo tali oggetti erano stati depositati, posero su tre lati dell’Arca le iniziali dei loro nomi, e sul quarto la data e il motivo :

 

“Depositati nell’A:. V:. L:. 3000 da Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, per il bene dell’Ordine in generale e della Nazione Ebraica in particolare”. 

 

Compagno, avendo conseguito questo grado siete entrato a far parte del Circolo di Perfezione dell’antica muratoria. Sia vostra cura costante mostrarvi degno della fiducia riposta in voi, e dell’onore a voi conferito con l’ammettervi a questo selezionatissimo grado. Lasciate che rettitudine ed integrità guidino i vostri passi, lasciate che giustizia e misericordia segnino la vostra condotta.

 

Così sforzatevi di assolvere agli importanti compiti che vi verranno affidati ; affinché, quando le vostre ore saranno regolarmente battute, possiate essere ammesso a partecipare di tutti i privilegi di un (omissis).

 

Segue la Chiusura, nel corso della quale – dopo essersi nuovamente accertato che la Volta Segreta sia custodita in modo sicuro – il MTVI sottopone il CdG alla seguente tegolatura :

 

MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete voi un (omissis) ?
CdG : Sono stato scelto in quanto tale, e le mie ore sono state regolarmente battute.

 

MTVI : Quali sono le ore ?

 

CdG : Dalle Nove alle Dodici : il momento in cui tutti gli occhi indiscreti sono chiusi nel sonno.


MTVI : E chi vi aveva presentato ?

 

CdG : Uno di coloro che, per la loro fedeltà e abilità, erano stati selezionati per prendere parte alla costruzione della Volta Segreta.

 

MTVI : Qual è il vostro nome ?

 

CdG : xxxxxx.


MTVI : Qual è la vostra età ?


CdG : Tre volte Nove Anni, o Ventisette.


MTVI : Quali sono i vostri strumenti ?


CdG : La Spada e la Cazzuola.


MTVI : E come li spiegate ?


CdG : Come la Spada e la Cazzuola vennero utilizzate dai nostri antichi Fratelli per difendere, proteggere, cementare e completare la Volta Segreta, così noi in qualità di (omissis) siamo tenuti a custodire devotamente gli inestimabili segreti del nostro venerabile Ordine, e a stare uniti per cementare la nostra Fratellanza.

 

MTVI : Che ore sono ?

 

CdG : E’ Mezzanotte.

 

Dopo una breve preghiera, il MTVI ordina che l’Arca sia ri-velata. VM e IDPO si portano rispettivamente sui lati dell’Arca a Settentrione e a Mezzogiorno ; il DdC porge loro il Velo. La ricoprono e tornano ai loro posti.

 

Il MTVI dichiara chiusi i lavori e batte il Misterioso Nove, che viene ripetuto dagli altri due Grandi Ufficiali. Il CdG batte il Nove a sua volta, richiude il Libro della Legge Sacra e rimuove gli attrezzi dall’Altare.

 

MASSONERIA: Riti Magici per Cambiare il Mondo 3

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

terza parte

 

Nel secondo articolo di questa serie abbiamo preso in considerazione il sistema di side degrees massonici che riveste la funzione di manifestare le correnti sottili del quarto rituale maggiore nello spaziotempo, nonché a formare un piccolo gruppo di Maestri qualificati a controllarle.

La fase successiva del lavoro consiste invece nello scomporle secondo le loro tre possibili modalità espressive, simboleggiate dalle tre figure costituenti il Magen David : il Cerchio, il Triangolo Superiore e il Triangolo Inferiore.

Questo lavoro di scomposizione si verifica (e viene descritto) non nell’ambito di un qualunque side degree della Massoneria, ma di un grado assai più diffuso e universalmente noto ; famoso anche per la sua collocazione anomala, in quanto – pur non essendo parte dei gradi azzurri – è ad essi strettamente collegato.

Avremo modo di soffermarci ancora su di esso nell’ultimo articolo di questa serie. Per il momento, tutto quello che ci interessa è il seguente discorso, che nel corso dei suoi lavori l’Eccellentissimo Zorobabele rivolge al nuovo iniziato :

EZ : Mi congratulo con voi per essere stato ammesso nel (omissis – nome del grado), al tempo stesso fondamento e Chiave di Volta dell’intera struttura massonica.

Potreste forse immaginare di aver oggi conseguito un quarto grado, ma tuttavia non è il caso : la Massoneria si completa col terzo grado, e quando siete risorto ad esso siete anche stato informato che per la morte prematura del nostro Maestro Hiram Abif i segreti del Maestro Massone sono andati perduti ; e che certi segreti sostitutivi sono stati adottati perché i Maestri Massoni potessero riconoscersi l’un l’altro, fino al momento o alle circostanze per cui il vero segreto avrebbe potuto essere ristabilito.

Questi segreti rimasero perduti per un periodo di quasi Cinquecento Anni, e sono stati riacquistati nel modo che vi è appena stato descritto (omissis) ; siamo ora arrivati a quella parte della cerimonia contrassegnata da Tre Letture.

In essa, l’Ottimo Compagno Giosuè darà la Lettura Storica ; l’Ottimo Compagno Aggeo quella Simbolica, dopodiché io spiegherò la parte Mistica di questo Grado Supremo.

Compagni, sedete (omissis).

Lettura di Giosuè :

Compagni, ci sono tre momenti nella storia della Massoneria, che meritano in particolare la vostra attenzione : L’APERTURA DELLA PRIMA O SANTA LOGGIA, DELLA SECONDA O SACRA LOGGIA E DELLA TERZA LOGGIA, O GRAN LOGGIA REALE.

La Prima o Santa Loggia fu inaugurata nell’Anno Lucis 2515, due anni dopo l’Esodo dei Figli di Israele dalla schiavitù egiziana, da Mosè, Oholiab e Bezalel su un Terreno Consacrato, ai piedi del monte Oreb nel Deserto del Sinai, dove il Figli di Israele avevano piantato le tende, e si erano radunati per offrire lodi e ringraziamenti all’Altissimo dopo la loro liberazione dalle mani degli Egiziani.

Prima di quel momento, l’Onnipotente si era compiaciuto di rivelarsi al suo fedele servo Mosè e gli aveva affidato la sua elevata missione, che era stata cagione di ira per Faraone e il suo popolo, ma di libertà e di salvezza per la casa di Giacobbe.

Nota : Parecchio ci sarebbe da dire sul significato delle figura di Faraone e di Israele nel messaggio messianico del Sabbataismo (vedi articoli precedenti), nel quale la figura del Faraone incarna Samael, il Satana qabbalista : fonte del male non nel senso delle cattive azioni, ma del male-incarnazione, ovvero simbolo dell’imprigionamento delle scintille divine nella materia.

La missione del Messia sabbataista (simbolo dell’essere umano che mira alla Redenzione di Israele – ovvero alla realizzazione iniziatica intesa non come affermazione del singolo, ma come percorso collettivo di salvazione dell’intera umanità) consiste nel farsi Satana ; il che significa vuotare fino alla feccia l’amaro calice dell’incarnazione, fino a condurre alla salvezza ogni forma manifestata.

E’ questo il senso del terzo passaggio dello Schema 1-2-1 (ovvero della Divinizzazione dell’Uomo) : la sua realizzazione passa attraverso il progresso scientifico, che nobilita la materia.

Dovevano ancora essere consegnate a Mosé quelle forme misteriose e prototipiche : il Tabernacolo, l’Arca dell’Alleanza e le Tavole della Legge Sacra, incise dal dito dell’Altissimo con precetti sublimi e completi di dovere morale e religioso. Dovevano ancora essergli dettate dalla Sua saggezza infallibile quelle particolari forme etiche, civili e religiose che avevano separato il Suo popolo da tutte le altre Nazioni, consacrando Israele ad essere un Vaso eletto al Suo servizio. Per queste ragioni venne fondata la Prima o Santa Loggia.

Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif presiedettero la Seconda o Sacra Loggia, che venne aperta nell’Anno Lucis 2992 nel seno del Sacro Monte Moria : il Centro della Terra, dove il Sancta Sanctorum del Sinedrio fu poi eretto.

In quel luogo consacrato Abramo aveva dimostrato la sua fede intuitiva, non rifiutandosi di offrire il suo amato figlio Isacco in Olocausto sull’Altare del suo Dio : sacrificio che era piaciuto all’Onnipotente di sostituire con un altro più gradito. Sempre lì, sull’aia di Arauna il Gebuseo, Davide aveva offerto il Sacrificio di Riconciliazione per cui la peste era stata debellata ; e lì, in una visione, gli erano anche stati rivelati i disegni del magnifico Tempio che sarebbe stato poi eretto dal suo illustre figlio, del quale Dio aveva detto : Egli edificherà una Casa al mio Nome, e io renderò stabile il Trono del suo regno per sempre.

Per questi motivi venne istituita la Seconda o Sacra Loggia.

La Terza Loggia, o Gran Loggia Reale, fu innalzata a Gerusalemme, e aprì i battenti nell’Anno Lucis 3469, poco dopo il ritorno dei Figli di Israele dalla loro prigionia babilonese. I suoi fondatori furono il Principe Zorobabele, il Profeta Aggeo e il Sommo Sacerdote Giosuè, figlio di Jehotsadak.

Fu allora che il potere regale venne restituito, nella persona di Zorobabele, alla stirpe reale di Davide e alla Tribù dei Principi di Giuda ; la cui trasmissione non sarebbe stata mai più interrotta, neanche dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani sotto Tito, nell’anno 70 della nostra era.

Pertanto, per commemorarne la restaurazione, questa è stata chiamata Terza Loggia o Gran Loggia Reale, e noi cerchiamo di perpetuare nel nostro presente Capitolo la fedeltà all’opera dei nostri grandi predecessori.

In ogni Capitolo (omissis) regolarmente formato e debitamente costituito riconosciamo la figura del Grande e Santo Capitolo (omissis) di Gerusalemme ; i Tre Ufficiali Principali rappresentano Zorobabele, Aggeo e Giosuè, dei cui nomi sono portatori, e i Due Scribi rappresentano Esdra e Nehemia, lettori e commentatori della Legge Sacra e Accompagnatori (dei Candidati) nel Gran Sinedrio.

Prenderemo ora in considerazione il simbolismo delle Tre Logge, una per una.

L’idea è quella di caricarlo il meno possibile con le nostre interpretazioni, per non offuscare uno dei suoi caratteri più sorprendenti : l’incredibile capacità di dialogare con il cuore di chiunque.

La Prima Loggia corrisponde, nel Magen David, al Triangolo Superiore : quello con la punta rivolta verso l’alto, simbolo del legame tra il Creatore (rappresentato dal Vertice) e il mondo manifestato (rappresentato dalla Base).

E’ questa la raffigurazione dello status precedente all’intervento attivo dell’Uomo nella storia, quando l’umanità era ancora completamente sottomessa all’autorità di Dio.

In 666, Daniele Mansuino ha discusso dell’Idea di Dio : ovvero delle molteplici rappresentazioni del divino che l’Uomo è costretto a crearsi, essendo forzato dalla sua forma mentale a figurarselo per mezzo di immagini suggerite dal pensiero.

A monte di esse giganteggia l’intonsa e pura rappresentazione di Dio nell’età sciamanica : fondata sulla percezione diretta – potremmo dire energetica – dell’Algoritmo 1 (vedi articoli precedenti) da parte dell’Uomo del passato, quando ancora nessuna sovrastruttura mentale era intervenuta ad appesantirne il pensiero.

Era proprio questo l’autentico stato primordiale, senza conoscere a fondo il quale non è concepibile che alcuna corrente sottile funzionale all’evoluzione umana possa essere captata e messa a profitto ; e proprio alle tre forze dell’Algoritmo 1 va riferito il numero indispensabile di Tre di cui si tratta nel rituale che stiamo per esaminare.

I Tre Maestri della Prima Loggia sono, in ordine cronologico : Adamo, Noè e Melchisedec.

Il meno noto è forse Melchisedec, Re di Salem ; che è tuttavia un personaggio biblico di fondamentale importanza, in quanto rappresenta il punto di contatto della tradizione ebraica con la tradizione primordiale.

Genesi 14 : 17-20 – Quando Abramo fu di ritorno dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei Re che erano con lui, il re di Sodoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del Re. Intanto Melchisedec, Re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio Altissimo,  e benedisse Abramo con queste parole : Sia benedetto Abramo dal Dio Altissimo, Creatore del Cielo e della Terra, e benedetto sia il Dio Altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici. E Abramo gli diede la decima di tutto.

Fu offrendo il Pane ed il Vino che l’organizzazione (Melchisedec) concesse alla Massoneria (Abramo) di trasporre la corrente del quarto rituale maggiore nel suo linguaggio ; è dunque opportuno che il nostro breve panorama dei rituali della Prima Loggia parta dal side degree dedicato alla sua figura (per quanto, se si considera l’apparizione dei Tre Maestri sul piano cronologico, egli sia l’ultimo di loro).

 

Anche questo grado è incentrato su una forma di consacrazione. Essa abilita il corpo energetico del Fratello alla ricezione e incorporazione delle correnti grezze del rituale ; ponendole in questo modo in sintonia con la frequenza vibratoria della Seconda Loggia, cui egli inconsapevolmente le ritrasmetterà.

 

Apertura : al centro del Tempio è collocata una Tenda, i cui teli sono aperti. L’Araldo rassicura ripetutamente il Presidente che il Tabernacolo è correttamente custodito.


P : Ottimo Compagno Maestro delle Cerimonie, siete voi un Sommo Sacerdote consacrato ?


MdC (dà il Segno) : Eccellentissimo Presidente, ho mangiato dalla Punta della Spada quello a cui tutti noi possiamo partecipare.


P : Dove avete ricevuto l’onore di essere esaltato ?


MdC (dà il Segno) : In una Convenzione del Sacro Ordine (omissis), regolarmente costituita dal numero indispensabile di Tre.

 

P : Pensate che il numero indispensabile sia ora presente ?


MdC : Eccellentissimo Presidente, ve lo confermo.


P : Datemi la Parola Sacra.

 

MdC : (omissis)

 

I Fratelli si raccolgono in preghiera.


P : Ottimi compagni, in nome di Melchisedec dichiaro questa Convenzione del Sacro Ordine (omissis) debitamente aperta.
Il Libro della Legge Sacra viene aperto sull’Altare a Genesi : 14 (omissis) ; si passa poi alla Cerimonia di Accoglimento di un nuovo Candidato.

 

Il P, il Vicepresidente e il Capp. prendono posto all’interno della Tenda, che viene chiusa. Intanto, nella Sala dei Passi Perduti, il Conduttore informa il Candidato che la Tenda appartiene a Melchisedec, Re di Salem.

 

Il Candidato viene istruito su come avanzare fino al Piedestallo del P : Nove Gradini completi, arrestare e inchinandosi al Terzo, al Sesto e al Nono.
P : Compagno, vi siete regolarmente presentato per essere unto, consacrato e messo a parte del Santo Ufficio di (omissis). I membri di questa Convenzione sono intenzionati ad offrire una pronta risposta ai vostri desideri, esaltandovi a questo onore. Dovrete prima, tuttavia, prestare una Promessa Solenne (omissis).

 

Dite il vostro nome, e ripetete dopo di me : Io …, in presenza di questa Convenzione del Sacro Ordine (omissis) eretta alla Gloria del Sommo Sacerdote del Cielo e della Terra e dedicata a Melchisedec (omissis), solennemente e sinceramente prometto e giuro di non rivelare mai nessuno dei segreti o misteri della Santità di questo Ordine, se non a (omissis).

 

Mi impegno inoltre ad assistere qualunque (omissis) fino alla divisione della mio ultimo pezzo di pane ; e dove le necessità lo richiedessero, anche se egli fosse mio nemico, a nutrirlo sulla Punta della Spada (omissis).

 

Il Candidato presta la sua Promessa sul Libro della Legge Sacra, e il Cappellano legge Genesi, 14.

 

La Tenda viene poi preparata per la parte successiva del rituale : il Candidato viene fatto uscire, tutti i Compagni vi entrano e si accomodano su due linee di sedie che si fronteggiano, una orientata a Settentrione e l’altra a Mezzogiorno. Al centro c’è un piccolo tavolo, sul quale sono disposti vari oggetti.

 

Quando il Candidato viene indotto a presentarsi sulla soglia della Tenda, il P brandisce la Spada ; si scaglia contro di lui, e gli vibra un colpo mirando al capo. Il Candidato – debitamente istruito – lo para alzando la propria Spada orizzontalmente sopra la testa, dopodiché cade umilmente in ginocchio.
P (minaccioso) : Chi sei tu ?
Cond. (per il Candidato) : Il tuo amico e fratello Abramo (…). Ecco per te i prigionieri e il bottino ; ti pago le decime di tutto.
P : Sia benedetto Abramo dal Dio Altissimo, padrone dei Cieli e della Terra ; e benedetto sia il Dio Altissimo, che ha consegnato i tuoi nemici nelle tue mani

 

Ora alzati Abramo, mio amico e Fratello.

 

Il P rialza il Candidato con la mano destra e lo introduce nella Tenda.
P : Ecco la mia Tenda ; mangia del mio pane, e bevi del mio vino.
A un comando del MdC, tutti i Compagni presenti nella Tenda si alzano in piedi.

 

Il MdC prende dal tavolo un vassoio sul quale si trova un grosso Pane, rotto in due pezzi di grandezza diseguale, e lo porge al P. Questi prende il pezzo più grande e lo infilza nella propria Spada fino all’elsa ; prende poi il più piccolo e lo fissa sulla punta. Da questo stacca un pezzetto e lo mangia ; poi, nell’ordine, presenta la Spada – sorreggendola verticalmente – al VP, al Capp. e a tutti i Compagni presenti, prima a quelli di Settentrione (da Occidente a Oriente) e poi a quelli di Mezzogiorno (da Oriente a Occidente). Nel corso di questo itinerario, recita lentamente il Salmo 133.

 

Si trova infine a fronteggiare il Candidato, e lo invita :

 

Mangiate con noi questo Pane che avete ricevuto sulla Punta della Spada. Esso vi insegna che dovete essere sempre pronto a dividere il vostro ultimo pezzo di pane con un Compagno (omissis), fosse anche egli un vostro personale nemico.

 

Il P porge la Punta di Spada al Candidato, che si serve a sua volta. Affida poi la propria Spada al MdC, che la deposita sul tavolo e prende un Calice. Lo offre al P, che secondo l’ordine già seguito fa circolare il Calice tra i Compagni ; ognuno ne beve un sorso. Nel corso di questa perambulazione, il P recita lentamente il Salmo 134.

 

Il MdC pone poi una Spada in mano al Candidato, ordinandogli di reggerla con la mano destra orizzontalmente, all’altezza del petto.

 

Il P arriva di fronte al Candidato, e gli dice : Bevete con noi questo Vino sulla Spada : esso vi insegna ad essere sempre pronto a condividere le fortune e le sventure della vita con un (omissis).

 

Il Candidato prende il Calice con la sinistra, e beve al di sopra della Spada ; poi anche questi oggetti vengono riposti sul tavolo.
P : Ottimi Compagni, tutte le volte che mangerete Pane o berrete Vino imparerete da essi a soccorrere, proteggere e difendere sempre il Fratello. Se avrà fame, gli darete da mangiare ; se avrà sete, gli darete da bere ; se sarà nudo, lo vestirete ; se sarà malato o afflitto, lo visiterete, per sorreggerlo nel suo dolore o gioire con lui delle sue gioie. Tutto questo gli farete, e non lo abbandonerete mai.

 

Eccellente Compagno Conduttore, accompagnate ora il nostro amico e Fratello al Centro del Triangolo.
Il Cond. conduce il Candidato (passando da Settentrione) fino alla base del Triangolo (che ha il vertice volto all’Oriente), e gli insegna la corretta postura per inginocchiarsi su uno sgabello che è stato collocato al centro.

 

Il P, il VP e il Capp. si radunano intorno al vertice del Triangolo ; il Candidato e tutti i Compagni assumono un atteggiamento di preghiera.

 

Dopo che il Capp. ha recitato una breve invocazione, lui stesso, il MdC e il P impongono le mani sinistre sul capo del Candidato, formando il cosiddetto Segno di Unzione.

 

Poi il P intinge l’indice destro nel vasetto d’Olio che gli porge il MdC e unge il Candidato sul capo, tracciando per tre volte un altro Segno particolare.

 

P : In virtù del potere a me conferito in qualità di rappresentante di Melchisedec, Re di Salem e Sacerdote del Dio Altissimo, ti ungo (primo Segno) ti consacro (secondo Segno) e ti distinguo (terzo Segno) al Santo Ufficio di (omissis).
Sempre continuando a mantenere con gli altri due il Segno di Unzione, asciuga il capo del Candidato con un tovagliolo. Immerge poi il dito in un vasetto di Vino e ripete gli stessi gesti, recitando questa volta Numeri, 6: 24-26 :

 

Il Signore ti benedica e ti guardi (Primo Segno). Il Signore faccia brillare su di te il Suo volto, e ti sia propizio (Secondo Segno) ;  il Signore rivolga il Suo sguardo su di te, e ti dia la pace (Terzo Segno).
Tutti : Amen.
Ancora una volta gli asciuga il capo, e nel momento in cui termina viene chiuso il Segno di Unzione.

 

Il P solleva il Candidato afferrandolo per la mano destra e lo riposiziona al centro del Triangolo, per poi illustrargli il significato del Saluto e dei Tre Segni del grado…

Passiamo ora a prendere in considerazione il secondo Maestro della Prima Loggia : Noè, che in Massoneria è anche considerato il fondatore di un’antica forma di Maestranza.

La figura di Noè è accostabile a quella di Adamo, in quanto entrambi furono capostipiti dell’umanità ; per cui, simbolicamente, la comprendono interamente nelle loro persone.

Il discorso per cui un singolo individuo riassume nella sua persona un insieme di forme manifestate più o meno grande (non necessariamente soltanto forme umane) è da sempre riscontrabile in ogni campo del sociale. Esso riproduce, ai vari livelli dell’esoterismo e dell’exoterismo, la figura dell’essere collettivo per eccellenza : il Signore di Volontà e Potere, che comprende nella sua individualità l’intero Universo.

E’ questo un discorso da tenere sempre presente per una buona comprensione della magia massonica, uno dei punti più caratterizzanti della quale consiste nell’indefinita capacità di sdoppiamento e replica dei personaggi, delle situazioni e dei riti : un meccanismo che il Massone consapevole a livello magico è pienamente autorizzato ad applicare anche nelle sue forme operative personali.

Sulla sua base, il personaggio di Noè può essere considerato corrispondente non solo ad Adamo ma anche a Melchidesec, in quanto suo successore nella tradizione primordiale.

Con un piccolo approfondimento (che può aiutare a intuire il percorso delle relative correnti), il rapporto simbolico fra i Tre Maestri della Prima Loggia può essere sintetizzato così : 1) Melchisedec,  in quanto simbolo e portatore della tradizione primordiale, è figura dell’Adam Qadmon, l’Uomo Primordiale ; 2) Figura dell’Adam Qadmon, a sua volta, è Adamo ; 3) Noè, in quanto Primo Uomo dopo il Diluvio, è figura di Adamo.

Stiamo ora per considerare il rituale di un importante side degree che rilascia la maestranza noachita. Ci servirà soprattutto a sottolineare il presupposto alla base del passaggio delle correnti dalla Prima Loggia alla Seconda : che il riconoscimento del Divino, così come è preso in considerazione nell’ambito della Massoneria britannica, adempie soprattutto alla funzione di selezionare e circoscrivere le correnti destinate ad essere impiegate nel processo di divinizzazione dell’Uomo ; presupposto da cui non dovrebbero prescindere i Massoni impegnati a dibattere se sia o meno opportuno lavorare Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Nel simbolismo noachita, l’accostamento tra la figura di Adamo e quella di Noè ricorre più volte. Così, per esempio, nella bellissima leggenda del Sepolcro di Adamo :

Adamo si era preparato per l’eterno riposo una magnifica Pietra Monumentale, su cui erano incise tutte le Figure Geometriche e i Geroglifici, successivamente ripresi dagli Antichi Egizi, insieme alla spiegazione del significato della lettera Tau, che era il Marchio apposto su Caino perché nessuno lo toccasse, e sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione.

Ora accadde che Adamo fu avvertito che la sua Morte stava arrivando ; affidò quindi questo Sarcofago di Pietra a suo figlio Seth, con questo Incarico : che dopo il suo Decesso, il suo Corpo sarebbe stato deposto lì finché non si fosse trovato un Sacerdote dell’Altissimo che potesse celebrare il suo funerale secondo il rito di Melchisedec ; così il Corpo di Adamo fu tramandato fino a Noè, che lo sistemò al centro dell’Arca, e ogni giorno offriva Preghiere sulla sua Tomba Monumentale, come su un Altare offerto a Dio dalla Fede di suo Padre Adamo

E il grande Laurence Dermott, nell’Ahiman Rezon, stende un ponte ideale tra il rapporto Adamo/Noè e il simbolo dei Tre Maestri :

Adamo (…) comunicò fedelmente i misteri della sublime scienza a suo nipote Noè, che la trasmise ai posteri (…). E’ certo che c’erano (solo) quattro Massoni nel mondo quando venne il Diluvio, uno dei quali – forse il secondo figlio di Noè – non era Maestro (…), e che c’erano assai pochi Maestri ancora ai giorni del Tempio di Salomone : da cui appare chiaramente che la totalità dell’insegnamento veniva trasmessa a quei tempi solo a pochi individui

Con solo un piccolo passaggio ulteriore, il rapporto Adamo/Noè può essere collegato alle Tre Luci, delineando più dettagliatamente in che modo questo fondamentale simbolo massonico celi il segreto della discendenza della Massoneria dalla tradizione primordiale.

E’ proprio il grado che stiamo per esaminare quello che, tra i rituali noachiti, sviluppa maggiormente questo tema ; a partire dal fatto che la Loggia deve essere allestita in forma triangolare, fino a una chiara disamina dei legami fra il Triangolo e le Tre Luci.

Partendo da questi ultimi, il lettore di buona volontà troverebbe piuttosto facile ricostruire molti dettagli del rapporto reciproco fra le Tre Logge ; ma purtroppo – ci spiace molto – non siamo stati autorizzati a pubblicare quella parte, e la nostra citazione diretta di questo grado sarà limitata alla sola Apertura dei Lavori.

E’ anche notevole che, a un certo punto del rituale, la posizione del Triangolo viene invertita ; ovvero il Triangolo Superiore si converte nel Triangolo Inferiore, riassumendo in un gesto tutto il percorso delle correnti dalla Prima alla Terza Loggia.

Parentesi : non è questo l’unico modo in cui la maestranza noachita rivendica il suo diritto morale ad adempiere, nel processo di gestione delle correnti, un ruolo ben maggiore rispetto a quello che i rivolgimenti della Massoneria moderna le hanno assegnato. Infatti, l’intero processo è descritto – in termini deliziosamente ermetici – da un’altra antica leggenda noachita fondata sul Triangolo, la Leggenda di Phaleg (anche su questa, purtroppo, siamo stati sconsigliati dal dilungarci) :

I discendenti di Noè, nonostante l’Arcobaleno che era il segno di riconciliazione dato dal Signore agli uomini (…), risolsero di costruire una Torre molto alta per mettersi al riparo della vendetta divina. Scelsero perciò la pianura detta di Senmart, in Asia ; dieci anni dopo che essi ebbero gettate le fondamenta di tale edificio, il Signore (…) volse il suo sguardo verso la Terra, percepì l’orgoglio dei figli degli uomini e discese sulla Terra per confondere i loro progetti temerari e mise la confusione delle lingue tra gli operai

Gli operai, non intendendosi più, furono costretti a separarsi : ciascuno prese la sua direzione. Phaleg, che aveva dato l’idea di questa costruzione e ne fu il direttore, era il più colpevole e si condannò a una penitenza rigorosa : si ritirò nel nord della Germania, dove giunse dopo molte pene e fatiche

In quel luogo, che si chiama Prussia, egli costruì (…) un Tempio a forma di Triangolo, dove si richiuse per implorare la misericordia di Dio e la remissione del suo peccato.

Annota Michele Moramarco : La leggenda continua con la scoperta occasionale, nel 553 d. C., del Tempio triangolare, nel quale era una colonna di marmo biancoA fianco di quella colonna si trovava la tomba di Phaleg, con una pietra d’agata sulla quale era inciso l’epitaffio : Qui riposano le ceneri del nostro Grande Architetto della Torre di Babele ; il Signore ebbe pietà di lui, POICHE’ ERA DIVENTATO UMILE.

Ma è tempo ora di sottoporre ai nostri lettori l’Apertura del grado.

Disposizione della Loggia : il Comandante Noè (o Venerabile Comandante) è situato nella normale posizione a Oriente. Sul desco dinnanzi a lui sono collocati : una Pietra (omissis) sulla quale, quando la Loggia è aperta, vengono piazzati : un piccolo Triangolo Equilatero ; un piccolo Libro della Legge Sacra, chiuso ; gli Attrezzi da Lavoro del Carpentiere Navale, Ascia, Sega e Trapano.

Non ci sono Lumi, e non c’è Maglietto : il VC ha un piccolo Scettro col quale batte i colpi.

I due Sorveglianti siedono rispettivamente negli angoli nordovest e sudovest. Ognuno ha un piccolo desco e un piccolo Scettro per battere i colpi.

I due Diaconi siedono affiancati a Occidente (il Primo Diacono verso Sud), entrambi muniti di Aste.

Il Copritore Interno è situato vicino all’ingresso ; un piccolo Triangolo Equilatero è a disposizione per il suo uso.

Nel centro della Loggia, sul pavimento, è disposto un grande Triangolo Equilatero. Deve essere piatto, e con lati lunghi approssimativamente 24 pollici (61 cm) all’interno. Per la maggior parte del tempo sarà disposto con un vertice rivolto all’Oriente ; invece, durante la cerimonia di Elevazione, verrà ruotato in modo che l’apice punti a Occidente.

Un Percorso Triangolare sarà da seguire quando ci si muove nella Loggia. Il Punto di Ammissione di Candidati è situato alla metà esatta del suo lato occidentale, direttamente di fronte ai seggi dei due Diaconi. E’ da questo punto che il CI deve rivolgersi al VC per fargli i suoi annunci, e sempre da lì i Fratelli che entrano nella Loggia salutano gli Ufficiali.

Apertura : Un Inno di Apertura può essere cantato prima che la Loggia sia aperta. Il VC, batte una volta lo Scettro ; il colpo viene ripetuto dal PS e dal SS.

VC : Fratelli (omissis), assistetemi ad aprire questa Loggia (omissis).

Tutti si alzano.

VC a SS : Fratello Secondo Sorvegliante, qual è il primo dovere di ogni (omissis) ?

SS : Assicurarsi che la Loggia sia coperta.

VC : Fate compiere questo dovere.

SS, al Copritore : Fratello Copritore Interno, assicuratevi che la Loggia sia coperta.

Il CI va alla porta, la apre e si assicura che il CE sia presente ; poi chiude la porta e torna alla sua postazione.

CI : Fratello Secondo Sorvegliante, la Loggia è coperta.

Il SS batte un colpo con lo Scettro, poi si rivolge al VC : La Loggia è coperta.

VC al PS : Fratello Primo Sorvegliante, qual è il secondo dovere ?

PS : Assicurarsi che solo (omissis) siano presenti.

VC : Fratelli, all’Ordine come (omissis).

I Fratelli si alzano e si pongono all’Ordine del grado.

VC a SS : Figlio Sem, da quale parte del mondo provengono gli (omissis) ?

SS : Dalle montagne dell’Armenia.

VC a PS : Figlio Iafet, per quali destinazioni intrapresero la loro rotta ?

PS : Si sparsero su tutta la terra, riposando ovunque la Provvidenza di Dio si fosse compiaciuta di dirigerli.

VC : Allora, poiché abbiamo trovato un luogo per riposare, è mia volontà e piacere che questa Loggia di (omissis) si riunisca qui ed ora.

I  Fratelli fanno il Segno di Saluto, quindi mettono la mano destra sul cuore, restando in questa posizione nel corso della seguente preghiera.

Cappellano : Supremo Comandante dell’Universo, Ti supplichiamo affinché Tu non ci faccia mai venire meno il Tuo aiuto, e perché il nostro lavoro appena intrapreso possa da noi essere condotto in armonia, e chiuso in pace.

Tutti : Così sia.

VC : Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace a noi sulla Terra.

Tutti tolgono la mano dal cuore.

VC : Figlio Iafet, su cosa una Loggia di (omissis) è regolarmente aperta ?

PS : Su una misteriosa Pietra (omissis).

VC : Figlio Sem, perché sulla Pietra (omissis) e non sul Libro della Legge Sacra ?

SS : Perché, nel periodo in cui si ritiene che abbia avuto origine questo grado, le Sacre Scritture non esistevano.

VC : Figlio Iafet, presumo tuttavia che esistano, riguardo alla Pietra (omissis), tradizioni abbastanza importanti da giustificare il fatto che una Loggia di (omissis) sia aperta su di essa.

PS : Ci sono.

VC : Comunicatele.

PS : Le tradizioni legate alla Pietra (omissis) e associate con questo grado sono in numero di tre.

La prima : su questa Pietra il Patriarca Noè riposava quando tornava quotidianamente dal pio lavoro di  costruire l’Arca, e fu da lui posta nel centro dell’Arca quando l’ebbe finita.

La seconda : Noè utilizzò questa Pietra come un’Ancora di Speranza, per fissare la posizione dell’Arca dopo che questa ebbe preso terra sul monte Ararat.

La terza : su questa Pietra Noè fece la sua prima offerta al Signore in ringraziamento per il suo salvataggio, e volle che fosse fissata ai piedi del monte Ararat fino a che al primo dei suoi discendenti fosse stato richiesto di viaggiare ancora una volta, per terra o per mare.

VC : Nel nome del Supremo Comandante dell’Universo, dichiaro questa Loggia di (omissis) regolarmente aperta.

Batte un colpo con lo Scettro, che viene ripetuto nell’ordine dal PS, dal SS, dal CI e dal CE. Il Venerabile Comandante Passato si porta di fronte al desco del VC, e sistema il Triangolo sulla Pietra con il vertice rivolto a Oriente ; poi saluta il VC col Segno di Saluto e torna al suo posto.

VC : Fratelli, seduti.

Seguirebbe ora la parte dedicata all’ammissione di un nuovo Candidato, nella quale vengono illustrate le valenze simboliche del Percorso Triangolare e il suo rapporto con le Tre Luci.

 

Massoneria – Riti Magici per Cambiare il Mondo 1

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

prima parte

 

Questa nostra nuova serie di sei articoli sul tema Massoneria : riti magici per cambiare il mondo, che usciranno in questa rubrica a mesi alternati, non può non esordire con la dichiarazione del nostro amore e del nostro incondizionato rispetto nei confronti dell’Istituzione massonica, che per noi è madre.

A quanti ne sono avversari, e spesso in malafede la criticano e la denigrano, sfugge del tutto la bellezza della sua dimensione rituale : un cammino verso la conoscenza che non ha niente da invidiare alle principali vie dell’Oriente. Se costoro ne fossero consapevoli, si renderebbero conto che attaccare la Massoneria equivale a profanare quanto ci sia di più degno e bello nell’esperienza umana.

Questo concetto deve essere ribadito, con forza ancora maggiore, proprio da una serie di articoli come questi, che dicono sulla Massoneria cose mai dette prima, e che in base a un giudizio superficiale e affrettato potrebbero essere considerate eterodosse.

A quanti fossero tentati di gettarci la croce addosso, vogliamo ricordare che l’interpretazione di ogni testo esoterico degno di questo nome non deve essere letterale, ma simbolica : soltanto in questo modo possono essere recepite le correnti sottili che stanno dietro alle parole.

Nei suoi libri Signori di Volontà e Potere e 666, e in vari articoli, Daniele Mansuino ha parlato del progetto dell’organizzazione esoterica che domina il mondo : un’organizzazione che esiste dagli albori del genere umano, il cui compito più immediato è di guidare il genere umano lungo il cammino della modernità.

Saremmo folli se pretendessimo dai nostri lettori di credere alla sua reale esistenza, quindi glielo sconsigliamo : è piuttosto importante che accettino quest’idea a livello di allegoria – o se si preferisce, come un’ipotesi di lavoro che consenta di coordinare idealmente le forze operanti alla trasformazione del mondo in un quadro comune, avulso dal pessimismo cui le notizie dei telegiornali ci spingono ogni giorno.

Nella prospettiva dell’organizzazione, la fase del suo progetto che l’umanità sta ora vivendo può essere sintetizzata nella formula : Sostituire l’Uomo a Dio.

 

Possiamo pensare a uno schema nel quale, alle origini, l’unica forza creativa agente nel mondo era Dio ; poi venne l’Uomo, che – una volta acquisita la consapevolezza – manifestò in vari modi la sua riconoscenza nei confronti dell’entità che lo aveva creato. Ma al tempo stesso, il progetto lavorava per spogliare l’idea di Dio dei suoi poteri, e conferire all’Uomo qualità creative a sua volta.

 

Volendo raffigurarci questo lunghissimo percorso in una formula lineare, che riassuma la storia del nostro pianeta dalle origini ai nostri giorni, possiamo figurarci uno Schema 1-2-1 : 1 – Prima c’era Dio da solo ; 2 – Poi Dio e l’Uomo ; 3 – Infine, ci sarà l’Uomo da solo.

Per realizzare il progetto, l’organizzazione ha attuato finora quattro rituali maggiori. I primi tre vennero realizzati nella preistoria, quindi non se ne sa molto (ne tratta Mansuino in Signori di Volontà e Potere) ; si sa di più del quarto, che fu celebrato tra il 1648 e il 1666 da un importante sottocentro dell’organizzazione – la setta dei Sabbataisti – allo scopo di dare origine alla modernità.

Per mezzo di questo rituale, l’organizzazione impiantò nelle menti degli esseri umani il cosiddetto Algoritmo 10, che consente la ricezione delle correnti sottili preposte alla conoscenza delle leggi della materia. Nel momento in cui questo dono raggiunse menti idonee a sfruttarlo, si innescò nel genere umano un processo incontrollabile.

Per esempio, nel 1733 l’inglese John Kay inventò la spoletta meccanica, che a colpo d’occhio non parrebbe un’invenzione fenomenale ; ma grazie a questa e ad alcune altre fortunate scoperte (come ad esempio il telaio meccanico e il motore a vapore), per la prima volta nella storia una minoranza di esseri umani poté dedicarsi alla produzione di merci in quantità molto maggiore di quelli che erano i suoi bisogni – la rivoluzione industriale era nata.

Nell’arco dei primi tre milioni di anni della sua esistenza, l’Uomo era riuscito faticosamente a raggiungere la posizione eretta, poi a camminare sulle proprie gambe, poi a andare a cavallo. Ma nell’arco degli ultimi trecento anni abbiamo inventato l’automobile, l’aeroplano e siamo andati sulla Luna, per tacere del resto.

Prima ancora della celebrazione del quarto rituale maggiore, e allo scopo di prepararla, l’organizzazione aveva curato la diffusione in Europa della qabbalah luriana. Il suo sistema sephirotico può essere considerato una sorta di raffigurazione schematica dell’Algoritmo 10, nella sua applicazione al quarto rituale maggiore.

Secondo la tradizione, la qabbalah (non ancora nella sua declinazione luriana, che risale al sedicesimo secolo) sarebbe stata adottata dagli Ebrei ai giorni della cattività babilonese : un periodo foriero di gravi tribolazioni, ma che preluse all’Edificazione del Secondo Tempio. Questa sequenza di eventi storici è all’origine della magica chiamata a governare e regolamentare il mondo da cui una parte del popolo ebraico si sentì investita da allora in poi.

La qabbalah luriana porta in sé i germi di questo potere. In essa, l’enfasi non viene posta sulla legge mosaica, o sul Messia, o sulla natura del culto da rivolgere a Dio : quello che è al centro sono le pratiche magiche per dominare la natura e prevenire all’autodeificazione, in piena concordanza con lo Schema 1-2-1.

Per tramite di queste attività, l’Uomo può rendersi Maestro della Creazione. Il piano della realtà oggettiva può essere da lui influenzato qualora egli impari a lavorare su di esso mediante le tecniche opportune, e questo rappresenta  un passo avanti importante nella parte del progetto che va dal Dominio di Dio al Dominio dell’Uomo.

E’ il caso di sottolineare che nella dottrina qabbalista classica (come del resto, in quasi tutti i principali sistemi esoterici) la contrapposizione Dio/Uomo non è esplicitamente dichiarata – anzi, al contrario, nell’Albero Sephirotico (o Albero della Vita) le Dieci Sephiroth collegate tra loro compongono la figura dell’Adam Qadmon : creatura archetipica la cui progressiva attuazione nel proprio essere corrisponderebbe alla reintegrazione dell’Uomo nell’Assoluto.

Questa apparente contraddizione può essere spiegata col fatto che, nel progetto dell’organizzazione, la prima funzione della qabbalah luriana era diffondersi in Occidente, laddove l’idea per cui la divinizzazione dell’Uomo equivarrebbe a un ritorno a Dio offriva notevoli possibilità di sincretismo con la concezione cristiana.

Ma quando – nel diciassettesimo secolo – la qabbalah era ormai ben consolidata in Europa, i tempi erano ormai maturi perché l’idea della reintegrazione lasciasse posto a concezioni più radicali : o meglio, più adatte a essere di supporto al quarto rituale maggiore, che stava ormai per arrivare.

Sarebbe stata la cosiddetta qabbalah eretica, nel suo revival avviato dall’opera di Nathan di Gaza (1643-1680) a mettere in dubbio che il solo lavoro sull’Albero della Vita potesse portare all’Uomo i risultati sperati, e a suggerire una concezione binaria fondata sull’integrazione tra i Due Alberi : della Vita (sephirotico) e della Conoscenza (qlipothico), che riproduceva più da vicino il progetto.

Tutti i principali qabbalisti eretici erano anche alti gradi dell’organizzazione ; quindi, esperti nella sua visione teorica. Proprio questo consentì loro di introdurre nel processo evolutivo dell’Uomo una delle conoscenze dell’organizzazione più segrete, proibite e difficili, che prima del quarto rituale maggiore era stata applicata all’umanità soltanto dall’esterno : la dottrina del tempo capovolto, in base alla quale il passato è determinato dal futuro.

Daniele Mansuino presume di essere l’unico esoterista al mondo ad averne parlato scopertamente – utilizzando cioè nei suoi scritti la stessa terminologia con cui se ne tratta nelle scritture ufficiali dell’organizzazione ; ma molto più dell’articolo che egli scrisse su quell’argomento, è interessante l’accenno che rivolse al tempo capovolto la magistrale penna di Louis Pauwels, in quel Mattino dei Maghi che va considerato (come più volte abbiamo avuto occasione di sostenere) un vero e proprio trattato di qabbalah mascherato :

Dante, nella Divina Commedia, parla con precisione della Croce del Sud, costellazione invisibile nell’emisfero nord e che nessun viaggiatore del suo tempo può aver scoperto. Swift, ne “Il viaggio a Laputa”, dà le distanze e i periodi di rotazione dei due satelliti di Marte, sconosciuti a quel tempo. Quando l’astronomo americano Asaph Hall, nel 1877, li scopre e si accorge che le sue misure corrispondono alle indicazioni di Swift, colto da una specie di panico li battezza Phobos e Deimos : Paura e Terrore.

Nel 1896 uno scrittore inglese, M. P. Shiel, pubblica una novella in cui si vede una banda di mostruosi criminali che devastano l’Europa, uccidono famiglie che giudicano nocive al progresso dell’umanità e bruciano i cadaveri. Il titolo della novella è : Le SS.

Goethe diceva : “Gli avvenimenti futuri proiettano la loro ombra in avanti”

Oltre al tempo capovolto, un altro aspetto notevole del cammino fondato sui Due Alberi è che da esso ha avuto origine un tratto importante della cultura esoterica e della pratica magica moderne : l’assimilazione reciproca dei concetti di dualismo e dualità – ovvero, l’usanza di accomunare le coppie di elementi opposti (p. es. : bene e male) alle coppie di elementi complementari (p. es. : donna e uomo), considerandole entrambe in base allo stesso tipo di rapporto.

E’ questo il concetto di bipolarità : importante perché solo per mezzo degli algoritmi fondati su di esso (e non di quelli che hanno alla base concezioni duali o dualiste) si possono concepire e porre in atto procedure magiche caratterizzate dall’intervento di un terzo elemento, che svolge funzione di sintesi – un balzo in avanti fondamentale nelle possibilità operative della magia dal Rinascimento in poi, del quale il solo Aleister Crowley ha fino ad oggi parlato (sia pure in forma molto mascherata) nelle sue opere.

In questo modo, l’organizzazione portava idealmente a termine la fase del progetto aperta, millenni prima, col primo rituale maggiore, quando aveva impiantato nella mente dell’uomo l’Algoritmo 1, fondato sul ternario (vedi in proposito Signori di Volontà e Potere).

Ora, il cerchio si chiudeva : l’umanità era pronta per accedere all’Algoritmo 10, e il quarto rituale maggiore si sarebbe incaricato di questo.

Senza dubbio, la spontanea tendenza delle dottrine qabbaliste ad incarnarsi nella realtà (o, guardando la cosa dal punto di vista opposto : ad assorbirla) è la chiave della loro efficacia magica.

Essa va accreditata all’azione di un simbolo che, a rigor di termini, qabbalista non è ; ma che può essere considerato alla base di tutte le discipline magiche di origine ebraica, qabbalah inclusa.

Stiamo parlando del Sigillo di Salomone ; nel quale, come vedremo, l’organizzazione volle raffigurare – con più o meno ventisei secoli di anticipo sulla sua esecuzione – lo schema di diffusione energetica del quarto rituale maggiore.

Secondo la leggenda, alla fonte delle conoscenze di Salomone c’era il magico disegno che aveva fatto incidere sul proprio Anello per comandare a Spiriti e Demoni. Comparso in Europa fin dall’Alto Medio Evo, aveva conosciuto una diffusione capillare come talismano protettivo ; in certi riti magici l’operatore lo dipingeva addirittura sul proprio petto, come difesa contro i colpi di ritorno tanto frequenti in magia.

Se si tolgono dal Sigillo le iscrizioni che vi sono inserite (delle quali, peraltro, esistono diverse versioni), rimane un Cerchio nel quale è iscritta una Stella a Sei Punte, o Stella di Davide (in ebraico Magen David), la quale è a sua volta costituita da due figure : il Triangolo Superiore (con la punta rivolta in alto) e quello Inferiore (punta in basso).

Il primo dei due Triangoli simboleggia i due elementi spirituali, Aria e Fuoco ; il secondo i due elementi grevi, Acqua e Terra.

A questo proposito, è curioso notare come il Magen David corrisponda anche alla rappresentazione di uno Zodiaco nel quale sono iscritti due Grandi Trigoni : se uno dei due collega i segni d’Aria, quello opposto collegherà i segni di Fuoco, mentre se il primo collega i segni d’Acqua il secondo collegherà quelli di Terra.

Si direbbe insomma che l’applicazione del Magen David all’ambito zodiacale introduca in qualche modo in esso un fattore di sdoppiamento, testimoniando della possibilità di questo simbolo di accordarsi con livelli di manifestazione progressivamente sempre più separativi ; ovvero, proprio della sua caratteristica di incarnare nella realtà (o farlo assorbire da essa) qualunque sistema di correnti sottili cui lo si voglia applicare.

Il simbolo del Magen David incarnato è dato dalla sua versione nella quale, oltre al Cerchio e ai due Triangoli, è raffigurato anche l’Esagono che si forma collegando i vertici dei Triangoli stessi ; abbiamo in questo modo Quattro Elementi che condividono lo stesso Centro. Il quarto di essi, l’Esagono, è detto anche il Cuore del Giusto : ovvero dell’Uomo Realizzato, il cui posto è al centro della manifestazione, e il cui intervento su di essa è destinato a dare origine a un nuovo equilibrio.

Il Centro è anche il punto di sintesi degli Elementi stessi, la prima forma di manifestazione indifferenziata da cui emana la Creazione ; o comunque, il punto di irradiazione delle correnti che un competente uso magico del Magen David è in grado di evocare.

In termini più generali, possiamo quindi affermare che il Magen David sia un simbolo di irradiazione energetica, adatto a diffondere nel mondo qualunque tipo di corrente sottile : basta solo che si conoscano le leggi che presiedono al suo utilizzo magico.

E’ appunto in questo senso che da più di tre secoli viene usato in Massoneria, e il fine è quello di irradiare le correnti del quarto rituale maggiore. Ritroveremo infatti le tre principali figure che compongono il Magen David nella più basilare forma di adattamento del quarto rituale maggiore al simbolismo massonico : il Mito delle Tre Logge, che prenderemo in esame nel terzo articolo di questa serie.

Vedremo inoltre come il lavoro di trasposizione sul piano della realtà oggettiva delle correnti  prodotte dal rituale possa essere diviso in tre fasi, anzi per essere pignoli quattro : c’è infatti un singolo grado massonico che adempie alla funzione di riceverle, poi un primo gruppo di gradi che le traduce in termini massonici, un secondo che le concentra, un terzo che le irradia sul mondo.

A partite dal sedicesimo secolo, tramite la Riforma Protestante, l’organizzazione aveva introdotto nel Nord Europa l’usanza della libera lettura della Bibbia, che contribuì notevolmente a familiarizzare quei popoli con la storia e la cultura di Israele.

Già nel 1521 Lutero aveva fornito un importante esempio di trasposizione dei canoni della cultura ebraica nella storia europea, equiparando il dominio del Papato alla cattività babilonese della Chiesa e suggerendo implicitamente l’idea che l’avvento del Protestantesimo corrispondesse alla Seconda Edificazione del Tempio.

Di lì alla convinzione che anche gli Anglosassoni fossero parte del Popolo Eletto, il passo era breve. Un suo importante corollario culturale è l’idea (diffusa soprattutto tra gli Anglicani e i Battisti) che Dio avesse stabilito un patto con gli Israeliti per il possesso della Terra Santa, e che i popoli anglosassoni fossero stati investiti della missione di sostenerli, contribuendo a portare avanti la missione del popolo ebraico nella storia.

Un forte ruolo in questo senso ebbe anche il mito delle Dieci Tribù Perdute di Israele, del quale Mansuino ha già trattato in un articolo che riprendiamo qui brevemente. Le sue origini risalgono al rientro dalla cattività babilonese : ovvero, intorno al 520 avanti Cristo.

Secondo il libro di Esdra, gli Ebrei liberati che posero mano alla Riedificazione del Tempio appartenevano alle sole Tribù di Giuda, Levi e Beniamino : della sorte delle altre Tribù, la Bibbia non dà più notizia.

In realtà, oggi gli Ebrei che si riconoscono come tali dichiarano di discendere da tutte e dodici le Tribù, quindi nessuna sembrerebbe essere andata perduta ; però, la supposizione che quasi tutto il popolo ebraico sia sparito misteriosamente salvo un piccolo resto ha forti valenze simboliche – implica, tra le altre cose, una forte concentrazione energetica nelle persone dei superstiti, e quindi la loro possibilità di incidere più profondamente nella storia del mondo.

Così, si parla delle Tribù Perdute in varie parti dei testi ebraici tradizionali, ed è articolo di fede che con l’avvento dell’era messianica, l’interezza del popolo (di Israele) verrà restaurata, con il ritorno delle Dieci Tribù rimaste disperse per tutto il mondo (da Wikipedia).

Dalla fondazione dello Stato di Israele, il recupero degli Ebrei sparsi nel mondo (Radunanza degli Esuli) è in atto : molti ricorderanno per esempio l’Operazione Mosè del 1984-85, quando fu creato un ponte aereo per portare in Israele circa ottomila Falascià (Ebrei etiopi) minacciati nel loro paese dalla carestia.

Nel 1644 l’Ebreo spagnolo Aaron Levi, di ritorno dall’America, aveva dato notizia di aver trovato membri della Tribù di Ruben in Ecuador, e membri di Efraim e Manasse nei Caraibi, avanzando dunque l’ipotesi che le Tribù Perdute si fossero recate in America prima di Colombo ; notizia che si era diffusa, destando grande scalpore, sia tra gli Ebrei che tra i Gentili.

Poi, nel 1655, il rabbino Menasseh Ben Ysra aveva pubblicato La Speranza di Israele. In questo libro di grande successo egli citava Deuteronomio, 28: 64 : E vi disperderà il Signore tra tutti i popoli da un angolo all’altro della Terra – sostenendo che i due angoli in questione erano l’America (in quanto Luogo Estremo, o Capo della Terra) e l’Inghilterra (Angle-Terre, Terra d’Angolo).

La Speranza di Israele giovò a indurre negli Ebrei l’opinione che dall’America e dall’Inghilterra sarebbe partito il loro riscatto, e introdusse per la prima volta la possibilità di due Radunanze degli Esuli preliminari a quella di Gerusalemme : una a Londra e l’altra nei futuri Stati Uniti.

Opere di questo genere ebbero successo non solo tra gli Ebrei ma anche tra i Gentili, influenzando anche l’opera di teologi di un certo spessore, come Peter Serrarius (1600-1669).

L’interesse e la simpatia nei confronti della cultura ebraica erano per l’Europa un fenomeno del tutto nuovo ; che avrebbe conosciuto una svolta importante quando nel 1665 l’Ebreo di Smirne Sabbathai Zevi (1626-1676) si proclamò pubblicamente Messia, procedendo nel contempo – con l’ausilio di una ristretta cerchia di seguaci – alla realizzazione del quarto rituale maggiore.

Tramite un ben dosato rapporto tra sistema sephirotico e sistema qliphotico, le tecniche di magia sessuale e le tecniche di interfaccia utilizzate dai Sabbataisti davano l’avvio al liberarsi nel mondo delle correnti sottili che consentono all’Algoritmo 10 di entrare in funzione.

Nei primi tempi dopo la sua proclamazione a Messia, gli Ebrei che credettero in Sabbathai avevano supposto che la sua attività si sarebbe svolta secondo i tradizionali canoni messianici – ovvero con la Radunanza degli Esuli a Gerusalemme, eccetera. Invece, le cose sarebbero andate in modo diverso : nel 1666 Sabbathai andò a Costantinopoli, fece atto di sottomissione al Sultano e si convertì all’Islam. Allora non rimase ai suoi fedeli altra possibilità che trasferire il suo insegnamento dal piano storico a quello allegorico : ovvero in eventi destinati a realizzarsi in un contesto non più ebraico, ma universale.

Così, il pool di aspettative che fino ad allora erano state rivolte a Gerusalemme si riciclò in breve tempo a favore di un obbiettivo diverso, che i teologi sabbataisti di seconda e terza generazione avrebbero delineato in termini progressivamente sempre più chiari : concentrare il lavoro sulle Terre d’Angolo, al fine di compenetrare dei valori dell’Ebraismo la civiltà dei Gentili.

Il secolo d’oro dell’angloisraelismo fu proprio il Seicento : quando Cromwell citava in Parlamento Daniele e l’Apocalisse per affermare che il Regno di Dio non verrà affidato a una nazione che non sia l’Inghilterra.

Ma solo nel secolo successivo si sarebbe manifestato il suo più importante prodotto culturale, nella forma di una nuova associazione esoterica : la Massoneria.

Negli anni della realizzazione del quarto rituale maggiore, la Massoneria non esisteva ancora. Ma il suo avvento era vicino, e forse ai lettori sarà gradita una panoramica sugli eventi che lo precedettero.

Nel 1308, dopo la persecuzione in Francia ad opera di Filippo il Bello, parecchi Templari erano salpati alla volta della Scozia, dove avevano trovato rifugio preso la potente famiglia Sinclair.

I Templari rifugiati in Scozia avevano giocato un ruolo importante nella lotta per l’indipendenza del Paese, contribuendo alla vittoria scozzese nella battaglia di Bannockburn (1314). La leggenda vuole che alcuni di loro avessero addirittura partecipato a una spedizione in America finanziata dai Sinclair : ipotesi che troverebbe conferma nel rinvenimento archeologico di una torre templare lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, nonché in vari altri indizi che sono stati oggetto di trasmissioni televisive.

Del resto, l’ipotesi che i Templari conoscessero la via dell’America è stata avanzata da anche da storici seri, secondo i quali le immense ricchezze accumulate dall’Ordine sarebbero in parte derivate dal suo accesso alle miniere di rame messicane.

Ora, un’altra cosa che i Templari avevano fatto in Scozia era stata di entrare in contatto con le corporazioni dei Muratori locali, alle quali erano già precedentemente legati da un corpo di credenze comuni. Infatti l’ispiratore della Regola dell’Ordine del Tempio, San Bernardo di Chiaravalle, aveva anche scritto i rituali di un’importante fraternità muratoria, i Figli di Salomone, che dalla Francia si era diffusa fino alla Scozia.

A quei tempi, tutte le corporazioni artigiane erano provviste di riti di iniziazione, di gradi con relativi riti di passaggio, eccetera ; ma l’incontro dei Templari coi Muratori avrebbe generato qualcosa di mai visto prima, arricchendo enormemente lo scarno corredo simbolico dell’antica muratoria.

E’ un fatto che molti Perfezionamenti del grado muratorio di Compagno d’Arte nati in quei giorni si distinguono per la loro eccezionale bellezza e ricchezza di temi ; la maggior parte dei quali legati all’Antico Testamento, e in modo particolare alla Fabbrica del Tempio di Salomone.

Nel corso dei secoli successivi, i Perfezionamenti templari presero la via del sud e si diffusero in Inghilterra, facendosi apprezzare anche da personaggi lontani dal mestiere dei muratori : risale al Seicento il sorgere del fenomeno della muratoria speculativa, quando alcuni eminenti Londinesi cominciarono a chiedere di essere ammessi alle associazioni dei muratori senza essere lavoratori del ramo, ma solo per praticarne i riti.

Probabilmente negli anni sessanta di quel secolo (più o meno gli stessi anni della realizzazione, da parte dei Sabbataisti, del quarto rituale maggiore), Isaac Newton scriveva la sua Descrizione del Tempio di Salomone.

In essa egli spiegava come il luogo più sacro dell’Ebraismo dovesse essere considerato un modello dell’Universo, concepito per orientare magicamente la storia dell’umanità secondo quello che noi abbiamo definito il progetto (dell’organizzazione), e che egli – in ossequio ai codici espressivi del suo tempo – definiva il Progetto Divino.

In particolare, leggendo cum grano salis le misure del Tempio, si potevano trovare : la fine del dominio spirituale della Chiesa di Roma (che secondo Newton ai suoi giorni si era già verificato, precisamente nel periodo 1638-39) ; la Chiamata degli Ebrei per il ritorno a Gerusalemme, che sarebbe avvenuta nel 1899 ; la fine della Grande Tribolazione degli Ebrei (1944) ; il Secondo Avvento di Cristo nel 1948 (alcuni Massoni sanno a cosa si riferiva), e così via fino all’incirca al venticinquesimo secolo.

Anche se non possiamo esserne certi, fu probabilmente proprio Newton a spiegare ai suoi amici londinesi della Royal Society quale fosse la cosa migliore da fare per sostenere il progetto : incrementare la diffusione della ritualità di mestiere dei muratori, che sul Tempio di Gerusalemme era fondata e in esso era ambientata.

In questo modo, riproduzioni del Tempio avrebbero potuto sorgere in ogni città del mondo, offrendo la possibilità di riprodurre viralmente la ritualità volta a diffondere le correnti sottili legate al progetto.

La prima cosa da fare per realizzare questo piano era portare a termine il processo di separazione, già da tempo avviato, della ritualità dei muratori dalla sua base professionale.

Sebbene la nascitura Massoneria speculativa avrebbe dovuto essere aperta a tutti (non sarebbe stato certamente opportuno restringere alle sole classi alte della società i riti che Dio aveva elargito all’umile classe dei muratori), i suoi fondatori avrebbero dovuto tenere conto, nell’organizzarla, di numerosi fattori tanto d’ordine esoterico che sociale.

Per esempio, del fatto che nei Paesi cattolici la diffusione di una forma di spiritualità alternativa a quella della Chiesa avrebbe generato reazioni e persecuzioni ; o ancora, che il potentissimo vortice di correnti sottili suscitato dalla riproduzione virale dei riti massonici avrebbe ben presto elevato ai massimi livelli del potere occulto molte persone (un fatto del tutto nuovo rispetto alla magia rinascimentale, appannaggio di pochissimi specialisti sponsorizzati dai monarchi), alla portata delle quali si sarebbe trovata la possibilità di esercitare una forte influenza sulla società contemporanea.

Proprio per questo motivo, la Massoneria prometteva di essere non solo un modo per adempiere al Progetto, ma anche un valido strumento per il rafforzamento dell’influenza britannica. Sarebbe stato dunque il caso di introdurla di preferenza nelle classi medioalte, prendendo a bordo persone di idee liberali ma di indole moderata, e farne un luogo piacevole dove l’antica nobiltà e la borghesia rampante potessero migliorare il mondo senza fare troppo rumore.

Come è noto, il distacco ufficiale della Massoneria dalle associazioni muratorie avvenne nel 1717. In altri nostri lavori abbiamo analizzato i suoi primi anni di vita più in dettaglio ; qui basti dire che la struttura originaria della muratoria operativa prevedeva due gradi aperti a tutti i Fratelli (Apprendista e Compagno d’Arte) e un grado di Maestro, accessibile al solo capo della Loggia e (non ovunque) a due suoi collaboratori.

Questo dettaglio può sembrare di secondaria importanza, ma per gli antichi muratori rivestiva un valore eccezionale, in quanto consentiva di estendere il simbolismo dei Tre Maestri alle Tre Luci (che sono, come è noto, un simbolo massonico fondamentale) ; e da queste ai vertici dei Triangoli del Magen David, cioè all’origine delle correnti del quarto rituale maggiore.

E’ questa la ragione principale dello scandalo che destò, negli ambienti dei muratori tradizionalisti, la scelta – operata dai fondatori londinesi della Massoneria – di aprire la maestranza non a un massimo di tre Fratelli per Loggia, ma a tutti.

Per quanto la storia non sia la scienza più adatta a registrare le emozioni, la conferma ne verrà al lettore dalla ricorrenza – ai limiti dell’ossessione – con cui il tema dei Tre Maestri (nonché le numerose varianti sul simbolismo del numero tre ad esso legate) si ripresentano nei gradi massonici che esamineremo in questi articoli ; come a voler affermare una cocciuta volontà di perpetuarne la memoria, anche a dispetto di ogni contingenza storica.

Anche per molti studiosi odierni dell’Istituzione massonica, pur consapevoli delle ragioni che mossero i nostri avi, l’estensione orizzontale della maestranza fu un errore ; o perlomeno, una scelta della quale non furono dovutamente valutati gli effetti collaterali.

In particolare, secondo alcuni, il fatto che oggi la maestranza non sia più riservata a coloro che hanno raggiunto il massimo livello d’irradiazione  (con l’espressione maestranza irradiante, che saltuariamente riprenderemo, viene designato il complesso delle funzioni magiche ed esoteriche in carico ai Maestri Massoni) sarebbe un argomento in favore della necessità di introdurre anche nella Massoneria scozzese una sorta di quarto grado, riservato ai Fratelli abilitati a dirigere e governare i  lavori di Loggia.

Nel prossimo articolo, svilupperemo questo discorso.

 

Massoneria – Riti Magici Per Cambiare il Mondo 2

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

seconda parte

Il mese passato, abbiamo interrotto il nostro discorso trattando dei cambiamenti conosciuti dal grado di Maestro (in particolare, per quanto concerne le sue valenze magiche) nel corso della transizione dalla muratoria operativa alla Massoneria ; il più importante dei quali fu il passaggio dall’usanza – in voga presso gli operativi – di designare a capo di ogni Loggia soltanto da uno a tre Maestri, al corrente principio della maestranza diffusa.

La tesi che questa serie di articoli porta avanti è che tali cambiamenti siano legati all’influenza esercitata sul mondo esoterico dall’azione magica posta in atto dalla setta dei Sabbataisti, che realizzarono il cosiddetto quarto rituale maggiore. Su questo tema Daniele Mansuino si è diffuso in vari articoli e libri, illustrando ai lettori come il probabile obbiettivo dei Sabbataisti fosse quello di promuovere lo sviluppo della modernità.

Negli anni in cui la Massoneria venne fondata, la maggioranza dei rituali muratori utilizzabili a livello magico era rappresentata dai Perfezionamenti del grado di Compagno derivati dall’incontro della muratoria scozzese coi Templari. A quattro secoli di distanza, si erano ormai parecchio diffusi anche in Inghilterra, e all’inizio del diciottesimo secolo ne esisteva un gran numero di varianti a livello locale.

Ora, se da una parte i modernizzatori londinesi erano consapevoli che i Perfezionamenti custodivano veri e propri tesori di conoscenza ermetica – e che quindi, opportunamente modificati, avrebbero potuto costituire il terreno più adatto su cui impiantare la ritualità del progetto (vedi articolo precedente) – dall’altro scorgevano in essi una fonte di campanilismi localisti e di anarchia rituale : problemi che rappresentavano un freno alla formazione della Massoneria moderna e internazionale da loro auspicata.

Per questo la Gran Loggia d’Inghilterra intervenne su di essi con decisione, svolgendo un’energica opera di accentramento, sfrondamento e riforma che generò forti reazioni ; soprattutto nei piccoli centri, nei quali i muratori operativi (e i Massoni filo-operativi) erano ancora importanti.

Nel 1751, i sostenitori della libertà delle Logge di regolarsi a livello locale produssero la cosiddetta secessione degli Antients.

Il conflitto tra Antients e Moderns sarebbe andato avanti fino al 1813, quando gli fu posta fine con l’accordo noto come la Union, che si sarebbe rivelato un trionfo dei Moderns su tutta la linea.

Sulle sue basi, tutti i Perfezionamenti del grado di Compagno (che stavano nel frattempo trasformandosi, poiché il principio della maestranza diffusa era stato adottato quasi ovunque, negli attuali Perfezionamenti del grado di Maestro) erano cancellati dalla Massoneria ufficiale. Soltanto uno – il più importante, l’Arco Reale – restava in vigore, e il suo controllo veniva assunto dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE).

Al di là delle sue ragioni politiche, la riammissione dell’Arco Reale (che da allora viene abitualmente praticato in camere capitolari collegate alle Logge) era da parte dei Moderns un modo per tributare agli Antients l’onore delle armi, rimediando in parte all’affronto loro rivolto un secolo prima con l’estensione della maestranza.

Così, in seno all’UGLE, è stato l’Arco Reale a incarnare negli ultimi due secoli il simbolismo della maestranza irradiante. Questa modesta serie di articoli contribuirà, speriamo, a gettare luce sulla dinamica delle correnti sottili che interagiscono dietro il suo velo.

Nel corso del diciannovesimo secolo, i Perfezionamenti tagliati fuori dalla Union continuarono ad essere portati avanti da piccoli gruppi di appassionati. Nel 1856, il più rilevante a livello numerico – la Massoneria del Marchio – si costituì nella forma di Gran Loggia autonoma, diventando il punto di riferimento per tutti gli altri Perfezionamenti  superstiti ; i quali uno dopo l’altro (e secondo varie formule) vi si aggregarono, e vengono oggi definiti side degrees del Marchio.

Col tempo, il consolidarsi dei canoni fissati dalla Union fece sì che il Marchio e i suoi side degrees non costituissero più un pericolo per la concezione modern della Massoneria, e potesse finalmente essere valorizzato il loro aspetto di importante risorsa storica, esoterica e magica.

Venne a crearsi allora tra UGLE e Marchio un curioso tipo di rapporto, perdurante tuttora : ufficialmente ciascuna parte ignora l’esistenza dell’altra, ma in pratica portano avanti varie forme di collaborazione.

Tra queste forme, la più occulta (ma non certo la meno importante) è la trasmutazione, che ha luogo nel Marchio e nei side degrees, delle correnti sottili generate dal quarto rituale maggiore in correnti magiche più specifiche : destinate dapprima ad agire all’interno della Massoneria, per poi – come vedremo – diffondersi al suo esterno per mezzo dell’azione esercitata dai grandi Ordini massonici a livello internazionale.

La storia della Massoneria ha sempre ignorato completamente questo aspetto ; siamo noi i primi a parlarne, e questo per varie ragioni.

Innanzitutto, perché nella concezione di esoterismo formatasi negli ultimi tre secoli (e attualmente ancora in corso), tutto ciò che riguarda la magia è sempre stato considerato una realtà di seconda categoria : il fine della magia di influenzare gli eventi sociali la renderebbe culturalmente meno nobile rispetto ad arti esoteriche come la teurgia e astrazioni analoghe, considerate molto più adatte a quei superuomini eminentemente spirituali che noi Massoni siamo in teoria.

Ma questo ci sembra assurdo, soprattutto se vogliamo considerare che (secondo noi) i Massoni non sono superuomini affatto, ma uomini, seppure animati da un senso di responsabilità fuori dal comune verso il resto dell’umanità ; proprio per questo, lo svolgere un’azione positiva sulla realtà sociale è sempre stata la prima cosa di cui la Massoneria si è occupata.

Non ci sembra quindi una cattiva idea che qualcuno dedichi un po’ di tempo a spiegare – senza ipocrisie – in che modo l’attività magica della Massoneria sia articolata, trascendendo i ristretti schemi mentali che vorrebbero contrapporre la realtà esoterica alla realtà di tutti i giorni ; e questo per prima cosa nell’interesse della Massoneria stessa, perché essa sia in grado di potenziare la propria influenza sulla società tramite forme di azione più consapevoli e meno meccaniche.

Il lavoro di diffusione del quarto rituale maggiore nell’Europa Occidentale fu svolto dai Sabbataisti tramite l’azione dei loro missionari infiltrati nell’istituzione massonica. In 666, Daniele Mansuino ha annunciato la futura pubblicazione di un libro dedicato alla loro attività ; ma continua a esitare a scriverlo (soprattutto perché rappresenterebbe una bomba destinata a sconvolgere molti pacifici equilibri oggi esistenti), e dunque per ora non gli resta che invitare i lettori interessati ad approfondire questo tema a rileggersi quanto ha esposto nella terza parte di 666.

Lungo più o meno tutto l’arco del diciottesimo secolo, i missionari sabbataisti si incaricarono di tradurre i riti della seconda sfera del quarto rituale maggiore nei codici espressivi che erano propri della ritualità massonica.

Il loro lavoro si svolse all’insegna della massima segretezza, ma lasciò indizi curiosi : per esempio, il fenomeno – segnalato da vari storici della Massoneria – per cui nel corso del Settecento quasi tutti i Perfezionamenti sembravano essere scomparsi dalla scena della storia, ma riapparvero poi misteriosamente verso la fine del secolo.

TUTTI i loro rituali più antichi disponibili al giorno d’oggi sono posteriori a questa eclissi ; per cui si può affermare che non è noto il rituale originario di nessun Perfezionamento com’era prima del misterioso intervento dei missionari.

In seguito alla loro opera, ogni ripetizione di un rito massonico equivale a una replica su piccola scala del quarto rituale maggiore, e giova a moltiplicare potentemente la diffusione delle correnti sottili da esso introdotte nel mondo, portando nuova linfa energetica alla diffusione della modernità.

Il metodo in cui il lavoro di trasposizione dal quarto rituale maggiore alla Massoneria venne svolto è stato accennato in termini generali da Mansuino nell’articolo I due progetti della Massoneria, dove egli espone la tecnica in uso per trasferire un qualsivoglia rituale ermetico nel linguaggio massonico :

Il primo passo consiste nel disporre tutti i simboli del sistema magico che si sta esaminando (nel nostro caso, del quarto rituale maggiore) in un ordine che può – secondo i casi – essere raffigurato da un percorso lineare, ma anche da uno schema a due o più dimensioni ; e il cui senso deve essere suggerito dalle corrispondenze dei simboli stessi

Quando si è ricostruito lo schema simboli-corrispondenze, il passo successivo è applicare ad esso l’“arte della memoria” : non secondo quello che è il suo uso corrente in Ermetismo (cioè associando ai simboli una qualunque sequenza di cose che si vogliono ricordare), ma associandogli sequenze speciali (cioè : opportunamente scelte), il cui effetto è di trasformare ogni coppia simbolo/corrispondenza in uno specifico atto della futura attività operativa

Mi spiego meglio : se uno sciamano vuole ottenere un dato effetto sulla realtà, una delle tecniche a sua disposizione è quella di recarsi in un “mondo di sogno”, e compiere in esso l’azione che vuole riprodurre sul piano della realtà oggettiva

Dopo compiuta l’azione, con l’ausilio dell’arte della memoria il sognatore la scompone in tutti i suoi gesti successivi ; a ciascun gesto associa poi il simbolo appropriato, ed ecco pronta la sequenza che – incorporata in un rituale esoterico – può essere tramandata (…) per centinaia di anni

Volendo classificarle in base alla terminologia dell’organizzazione, le interpretazioni massoniche del quarto rituale maggiore possono tutte essere definite rituali minori (vedi Signori di Volontà e Potere) : ovvero riti magici la cui esecuzione è stata affidata dall’organizzazione a determinati suoi sottocentri (nel caso specifico, alla Massoneria) allo scopo di amplificare ulteriormente la potenza dei rituali maggiori, o per correggerne gli effetti.

In linea di massima (e soprattutto nell’ambito dei Perfezionamenti che sono in uso presso le Massonerie scozzesi-latine), i rituali minori generati dal quarto rituale maggiore in ambito massonico sono molto diversi tra loro : perché hanno visto la luce in epoche diverse, in luoghi diversi e secondo codici diversi,  e sono quindi espressi in una gran quantità di linguaggi simbolici difficili da integrare.

Presentano però anche un paio di importanti caratteristiche comuni. In primo luogo sono tutti fondati, più o meno direttamente, sullo schema di diffusione energetica del quarto rituale maggiore come è raffigurato nel Magen David (vedi articolo precedente) ; poi, un altro tratto comune è la loro capacità di generare un effetto virale di ripetizione costante e periodica, concepito per far sì che il download delle correnti della modernità sul mondo non venga mai meno nell’arco dei secoli futuri.

Partiremo dall’esame del Perfezionamento (in realtà un sistema massonico in tre gradi, costituito da tre diversi side degrees) del quale abbiamo detto il mese scorso che va considerato al di fuori dal complesso di gradi massonici preposto alla trasformazione delle correnti.

Infatti, i suoi obbiettivi sono : attirare e ricevere le correnti in ambito massonico, e formare piccoli gruppi di Maestri idonei a dirigere l’intero processo di trasformazione ; ovvero, che siano in grado di intervenire sulle correnti in modo attivo.

Un punto va chiarito – non stiamo affermando che i (pochi) Maestri Massoni che riescono a percorrere i tre gradi del sistema qui trattato ricevano, in essi, espliciti insegnamenti sulle possibilità di azione magica in cui vengono istruiti.

La Massoneria non funziona così, in essa, niente è esplicito ; ma come i lettori più sensibili alla ricezione delle influenze sottili potranno constatare, il livello energetico dell’insegnamento tributato nel sistema è tanto alto da non lasciare dubbi sul fatto che i Massoni in grado di assimilarlo completamente possano pervenire al controllo delle correnti con facilità.

L’eccezionalità del sistema risiede nel fatto che è il solo in cui si lavora direttamente sul Magen David, senza che questa attività sia mediata dall’elaborazione di ideologie più o meno astratte : tutto è incentrato sul processo di emanazione delle correnti, cosa che non sempre è dato di riscontrare nello sviluppo simbolico del Magen David portato avanti da altri gradi.

I tre gradi del sistema sono strutturati in un Ordine ; e sebbene non rientri nei nostri programmi analizzare in dettaglio i corpi massonici dei quali – in questa serie di articoli – citeremo i rituali, qualche breve cenno su di esso sarà utile ai lettori più esperti di Massoneria, per intuire molte cose riguardo al suo compito di selezionare e abilitare i Massoni Maghi.

 

Cominciamo col dire che il Grande Architetto dell’Universo viene in esso definito l’Eccelso Amico di tutti gli Amici ; e già questa, se vogliamo, rappresenta una dichiarazione programmatica non di poco conto.

 

Per quanto le circostanze delle sue origini siano andate perdute, si dice che sia stato creato in Olanda tra il quindicesimo o il sedicesimo secolo ; ovvero (ça va sans dir) in seno alla muratoria operativa – e proprio negli anni della Riforma Protestante, nel Paese che per la sua tolleranza era il rifugio dei Riformatori di tutta Europa.

 

Erano anche gli anni in cui molti Ebrei si erano convertiti per sfuggire alle persecuzioni, e pur praticando esteriormente il Cristianesimo portavano avanti segretamente le loro pratiche, intavolando cordiali rapporti coi Cristiani dissenzienti.

 

Secondo documenti dell’Ordine datati 1658, sarebbe esistita in quell’anno un’associazione ebraica – dedita alla ricerca spirituale – recante il suo stesso nome ; invece, i primi documenti che possono identificarlo con certezza come un Ordine massonico vennero redatti ad Amsterdam nel 1773 (a quei tempi era formato da un solo grado, che poteva essere conferito da Fratello a Fratello ad personam, anche al di fuori dagli ordinari lavori di Loggia).

 

Se ne ritrovano le tracce in California nel 1848, ed è noto il nome del Fratello che gli fece riattraversare l’Oceano : era un Inglese che, dopo il rientro in Patria, sarebbe entrato nella storica Loggia del Marchio Bon Accord (ne abbiamo trattato a lungo nel nostro libro Massoneria del Marchio), per costituire poi nel 1887 il primo Conclave del nuovo Ordine a Londra.

 

Non intendiamo farne il nome ; ma è il caso di dire che egli divenne, in seno alla Massoneria britannica, un personaggio leggendario. Dopo la sua morte (avvenuta nel 1900, dopo che in vita aveva fondato 24 Conclavi) fu istituito un rituale espressamente per commemorarlo, il Rituale del Pianto, sul quale siamo forse gli unici Massoni italiani ad aver posato gli occhi ; e non sappiamo capacitarci della ragione per cui non venga più praticato, in quanto la sua bellezza e la sua profondità magico-esoterica sono davvero sbalorditive.

 

Erano quelli i tempi, si intenda bene, che gli ex Moderns stavano tornando alla pratica dei Perfezionamenti, e al loro riadattamento in una prospettiva di università dell’esoterismo. A ciò, senza dubbio, va attribuita la scelta inglese di suddividere il grado in tre parti : facendone cioè un sistema che potesse inserirsi armoniosamente nella galassia dei side degrees (scelta che in seguito sarebbe stata adottata anche in America).

 

Passeremo ora a esaminare uno per uno i suoi tre gradi, partendo dal primo.

I Fratelli si riuniscono in una stanza sul cui pavimento c’è un quadrato di stoffa rossa di m. 2,40 di lato, che rappresenta il Terreno Sacro. Nel suo centro è raffigurato il Magen David.

Tutti e tre i gradi del sistema vengono lavorati intorno al Terreno Sacro, al centro del quale è collocata la Pietra Ezel (ovvero l’Altare), su cui sono disposti il Libro della Legge Sacra, la Squadra e il Compasso.

Intorno al Terreno Sacro si svolgono precise ed elaborate perambulazioni legate ai punti cardinali. La loro funzione è attivare il potere del Magen David di incardinare le correnti al quaternario spaziotemporale della materia ; anche a costo di risultare un po’ noiosi abbiamo scelto di descriverle abbastanza in dettaglio, perché la loro visualizzazione mentale può essere di grande aiuto ai lettori.

 

All’Apertura del primo grado, la Guida va all’intorno – partendo da Meridione e muovendo intorno al Terreno Sacro – per ricevere la Parola da ciascuno (cominciando dal Supremo Governatore Passato e facendo esclusione dei Grandi Ufficiali).

 

Continua poi sul Terreno Sacro, ricevendo la Parola rispettivamente dal 1°, 2°, 4° e 3° Diacono Visitante e uscendone poi verso Oriente ; infine raggiunge il Consigliere, mormora anche a lui la Parola e torna al suo posto.

SG : Fratello Consigliere, qual è dunque il luogo dell’appuntamento ?

Cons. : Alla Pietra di Ezel, Supremo Governatore.

SG : All’ordine, Fratelli, come Fratelli di (omissis).

Sulla Pietra di Ezel, il SGP (o in alternativa, il Direttore delle Cerimonie) apre il Libro della Legge Sacra a I Samuele, 20.

Conclusasi l’Apertura, come è uso corrente nei side degrees, si passa direttamente all’induzione di un nuovo Candidato.

Dopo che questi è stato fatto entrare, il 2° Diacono Visitante – passando da Meridione – si porta verso di lui. Il 4° DV lo invita poi a farsi avanti nei tre gradi della Massoneria Azzurra, e a salutarlo con il segno del Maestro.

Il Candidato (ora in linea con la Pietra Ezel) esegue. Il 2° DV lo invita a rivolgersi nuovamente verso il SG ; entrambi i DV lo affiancano.

2° DV (al Candidato) : Il metodo per avanzare verso Ezel è con quattro passi, il primo e il quarto lunghi e lenti, il secondo e il terzo corti e rapidi. Ve li eseguirò, e voi seguirete il mio esempio. Mettete i piedi col sinistro puntato a Oriente e il destro a Meridione, e partite col piede sinistro.

Dopo la dimostrazione, entrambi i DV avanzano verso Ezel col Candidato.

La Pietra di Ezel è quella dove Davide e Gionata si diedero appuntamento, come illustra il Cappellano leggendo I Samuele, 20 :

Così Gionata strinse un patto con la casa di Davide, dicendo : L’Eterno faccia vendetta dei nemici di Davide ! E per l’amore che gli portava, Gionata fece di nuovo giurare Davide, perché egli lo amava come l’anima propria.

Poi Gionata gli disse : Domani è la nuova luna, e la tua assenza sarà notata, perché il tuo posto sarà vuoto. Dopodomani dunque tu scenderai giù fino al luogo dove ti nascondesti il giorno del fatto, e rimarrai presso la pietra di Ezel.

Io tirerò tre frecce da quel lato, come se tirassi a segno. Poi manderò un ragazzo, dicendogli : Va’ a cercare le frecce. Se dirò al ragazzo : Guarda, le frecce son di qua da te, prendile ! Tu allora vieni, perché tutto va bene per te, e non hai nulla da temere, come è vero che il Signore vive. 

Ma se gli dirò : Guarda, le frecce son di là da te, allora vattene, perché il Signore vuole che tu parta. E quanto a quello che abbiamo convenuto fra noi, il Signore ne sarà testimone in perpetuo.

La mattina dopo, Gionata si recò al luogo fissato con Davide, e aveva con sé un ragazzo, al quale disse : Vai a cercare le frecce che tirerò. E mentre il ragazzo correva, tirò una freccia che passò di là da lui. 

Quando il ragazzo fu giunto dov’era la freccia che Gionata aveva tirato, Gionata gli gridò : Non è forse la freccia al di là di te ? E aggiunse : Fa presto, non perdere tempo !

Il ragazzo raccolse le frecce, e tornò dal suo padrone senza aver capito nulla : Gionata e Davide soli sapevano di che si trattasse. 

Gionata poi diede le sue armi al ragazzo, e gli disse : Va’, riportale in città. E come il ragazzo se ne fu andato, Davide si mostrò da dietro un mucchio di pietre, si gettò con la faccia a terra, e si prostrò per tre volte ; poi i due si abbracciarono e piansero insieme – Davide soprattutto dava in un pianto dirotto.

E Gionata disse a Davide : Va’ in pace, ora che abbiamo fatto ambedue questo giuramento nel nome del Signore. Il Signore sarà testimone tra me e te, tra la mia discendenza e la tua discendenza in perpetuo.

Allora Davide si alzò e se ne andò, e Gionata tornò in città.

Il 3° e il 4° DV, col Candidato fra loro, si portano a Settentrione. Il 1° DV ritira le Frecce dal 2° e dal 4° DV e le consegna al SG ; poi si porta a Meridione, affianca a una certa distanza il 2° DV e il DdC si pone fra loro.

Il SG imbraccia l’Arco e scaglia una Freccia al di là di Ezel ; poi dice alla Guida Trova la Freccia che ho scagliato, e la G si porta a Meridione.

Scaglia una seconda Freccia e gli dice :  Non è forse la Freccia di là di te ? La G avanza di un passo.

Scaglia la terza, e lo invita : Fa presto, non perdere tempo ! 

Il SG afferra poi l’Arco orizzontalmente, con entrambe le mani ; la G raccoglie le Frecce e va a posarle sull’Arco, dopodiché il SG gli consegna sia Arco che Frecce.

SG : Va, riportale in città.

La G ripone Arco e Frecce sul Piedestallo del SG e ritorna al suo posto. Il 1° e il 3° DV si prendono cura del Candidato, disponendolo dinnanzi al SG sul lato orientale del Terreno Sacro e fermandosi ai suoi fianchi ; il 2° e il 4° DV tornano ai loro posti.

Il Consigliere (col Segno) si dispone a circa tre passi dal SG, e si avvicina a lui compiendo i tre passi col piede sinistro e avvicinandogli poi il destro con un movimento ad arco. Si danno il Toccamento agganciando tra loro le dita della mano destra ; poi ciascuno poggia la mano sinistra sulla spalla destra dell’altro e intraprendono un breve dialogo, che non ci è stato consentito di riprodurre, e che culmina nello scambio della Parola Sacra del grado.

SG (al Candidato) : Questa Parola non deve essere pronunciata in alcun luogo, tranne che in un Conclave aperto, quando si induce un Candidato. Il significato di questa Parola è “Scudo di Davide”, e quando lo Scudo di Davide divenne in seguito il Sigillo di Salomone venne adottato negli altri gradi della Massoneria, come voi certamente sapete

Omettiamo il proseguimento dei lavori in primo grado e la loro Chiusura per rivolgere un breve cenno al rito di ammissione al secondo grado.

Dopo le due aperture rituali, gli ingressi reali dei grandi Ufficiali e le dovute spiegazioni, la Pietra Ezel (con quanto vi è sovrapposto) viene spostata dal centro del Terreno Sacro verso Oriente, e collocata davanti al Piedestallo del SG, che impersona Davide ; altri quattro Ufficiali si dispongono agli angoli del Terreno Sacro, e il Candidato viene piazzato al suo centro.

Dopo che il Candidato ha prestato la Promessa Solenne e ha ricevuto il Gioiello e la Fascia del grado ed i primi insegnamenti, Davide invita i Fratelli a costituire un cerchio

intorno al Terreno Sacro. Egli si tiene a fianco del Cerchio, il Fratello appena ammesso alla sua destra, gli Ufficiali (e gli altri eventuali Dignitari presenti) a sinistra.

Il DdC reca a D la Coppa dell’Amore Fraterno.

D : Fratelli, vi esorto a bere da questa Coppa della buona volontà, simbolo della nostra unione fraterna.

D beve per primo e passa la Coppa dell’Amore Fraterno alla sua sinistra ; viene poi passata nel Cerchio, e ciascuno ne beve. I Fratelli ricevono la Coppa dalla destra, senza inclinarsi, e la passano a sinistra nello stesso modo.

Durante la circolazione della Coppa un Fratello recita (o tutti i Fratelli cantano) il Salmo 133.

Quando la Coppa è di ritorno, D si rivolge al Fratello appena ammesso :

D : Possa la nostra unione rivelarsi una benedizione per voi, ed essere fruttuosa di buone opere per i vostri Fratelli.

D rende la Coppa dell’Amore Fraterno al DdC e torna al  suo posto ; si siede, e invita i Fratelli a tornare ai loro posti. Nella Chiusura, la Pietra Ezel sarà ricollocata al centro del Terreno Sacro.

Vediamo infine il terzo grado del sistema : consiste di due cerimonie diverse e consecutive. Nella prima, cioè l’Installazione, viene somministrato il grado di Supremo Governatore Eletto ; il suo ricevimento autorizza il Maestro a governare il Conclave di cui fa parte, ma non lo abilita allo svolgimento di attività che ne trascendano i confini.

Invece la seconda è un’antica forma di Consacrazione, che è stata definita la più bella. cerimonia dell’intera Massoneria.

All’inizio dell’Installazione (la cui prima parte si svolge in primo e secondo grado), l’Ex-SG si rivolge all’Ufficiale Installatore  :

Ex-SG : Potente Ufficiale Installatore, abbiamo il piacere di presentarvi  il nostro potente Fratello …, il SGE di questo Conclave, perché la sua Installazione possa essere eseguita secondo il nostro rito tradizionale, e perché egli possa ricevere la sua Delega come SG riconosciuto dall’Ordine.

UI : Accoglierò volentieri la vostra richiesta, ma è mio dovere porre alcune domande (omissis).

L’UI chiede poi al SGE se egli sia al corrente delle qualità richieste a ogni Fratello che prende su di sé il compito di Governatore, se acconsenta ad accettarne i doveri e se voglia essere installato come SG di questo degno e venerabile Conclave.

SGE : Sì.

UI : Allora vi invito a rivolgere l’attenzione al nostro Fratello G, mentre leggerà questi impegni cui dovrete prestare assenso.

Fratelli, all’ordine  per la Promessa Solenne !

Due Ex-SG incrociano le Spade al di sopra del capo del SGE, che si inginocchia e promette di rispettare i doveri del SG di un Conclave ; dopodiché i due Ex-SG ripongono le Spade e lo invitano a rialzarsi.

L’UI invita i Fratelli di primo e secondo grado e tutti quelli che non sono SG a lasciare il Tempio. Il DdC tegola i presenti per accertarsi che tutti siano usciti, poi sposta le Tre Luci presso il Piedestallo del SG, e la Squadra e il Compasso sul lato sinistro del Libro della Legge Sacra ; colloca i Doni sulla sommità della Pietra Ezel e dispone un Inginocchiatoio sull’orlo del Terreno Sacro.

UI : Dichiaro aperta questa riunione di SG.

Il SGE non deve lasciare il Terreno Sacro finché l’UI non si rivolgerà a lui dicendogli Inginocchiatevi ; al che il DdC lo condurrà all’Inginocchiatoio, per poi ritirarsi di alcuni passi.

UI : Fratelli SG, essendo stato il nostro Rispettabile Fratello … regolarmente eletto all’ufficio di SG di questo Conclave, e avendo manifestato dinnanzi ai Fratelli la sua volontà di accettare tale ufficio e affermando la sua fedeltà nel voler sostenere, mantenere e difendere le sue leggi e le sue regole, per l’autorità a me conferita procederò ora con la vostra assistenza a installarlo come G. di questo Conclave, e chiederò poi che possa essere riconosciuto come SG dell’Ordine. 

SGE, inginocchiatevi e prestate attenzione alla citazione delle Sacre Scritture che il Capp. vi leggerà.

Il SGE rimane in ginocchio, mentre il Capp. legge I Cronache, 11: 1-3. L’UI invita poi tutti i fratelli presenti a pregare perché il Grande Supremo Governatore dell’Universo benedica la riunione e conferisca al SGE Forza, Saggezza e Conoscenza, affinché possa svolgere al meglio il suo ruolo.

UI : Fratello …, siete pronto a prendere su di voi la più solenne Promessa della Massoneria, la violazione della quale paralizzerebbe uno dei vostri sensi ?

SGE : Sì. 

UI : Allora alzatevi, e avanzate verso di me. Vi ricordo che siete al cospetto del Grande Supremo Governatore dell’Universo, a prestare la solenne Promessa che rispetterete i segreti dei SG

Quando il SGE ha prestato la Promessa e ha assolto l’atto sacrale sul Libro della Legge Sacra (un punto sul quale non siamo autorizzati a scendere nei dettagli), l’UI lascia il suo seggio e lo decora del Collare, del Gioiello e della Sciarpa di SG. del Conclave.

Poi, col Segno di SG, lo installa nel seggio dell’autorità, gli sussurra la Parola di SG e gli trasmette il Segno di Guardia di questo grado, che allude alla pena citata nella Promessa Solenne.

Vi comunico ora il Segno di SG del nostro Ordine, che si dà (omissis) ; gli illustra il segno, che si riferisce alla prima lettera della parola ebraica (omissis).

Fu in questa posizione (mostra il Segno) che Aronne dispose le mani, quando benedì i Figli di Israele come io ora benedico voi.

Possa l’Altissimo mantenervi in salute per gli anni a venire, per dividere con noi le benedizioni della pura amicizia e comunione e quando avete finito il vostro lavoro su questa terra possiate lasciare alle vostre spalle l’eredità imperitura di un nome immacolato, come fece il nostro (omissis – allusione al fondatore dell’Ordine), e che possiate essere forte nell’Eterno.

L’UI dichiara chiusa la riunione riservata all’Installazione, e invita il DdC a far rientrare i Fratelli di secondo grado per rendere omaggio al SG appena installato. Il DdC li guida in processione facendoli transitare lentamente dinnanzi al SGE, così che ognuno possa salutarlo con parole appropriate.

UI : Fratelli (omissis), proclamo che il nostro Fratello è stato regolarmente installato come SG di questo Conclave, finché un successore non sia regolarmente eletto e installato al suo posto.

Lo invito ora a designare e investire gli Ufficiali necessari per questo secondo grado.

Il SGE provvede. Mano a mano che vengono investiti, i nuovi Ufficiali vanno ad occupare i rispettivi seggi.

UI : Tutti i Fratelli e Ufficiali di questo Conclave devono al SG regolarmente eletto e installato, lealtà, onore e fedeltà. Sarà per tutti un piacere, oltre che un dovere, riservargli il loro miglior sostegno sia individuale che collettivo, fino al termine del suo mandato.

Come SG, egli avrà privilegi e responsabilità ; non ultima quella di amministrare con parsimonia le risorse del Conclave, così che nessun Fratello in difficoltà possa chiedere invano sostegno, e in modo che a nessun Fratello possano mancare un concreto  aiuto, un consiglio e una guida.

Sono certo che il SGE si mostrerà all’altezza della vostra fiducia (omissis).

Comincia ora la cerimonia di Consacrazione. Il solo abilitato a celebrarla è il Gran SG dell’Ordine, che vi esercita la funzione di Ufficiale Consacratore.

In essa, il SGE lascia l’elevata posizione in cui i suffragi dei Fratelli l’hanno posto per ricevere dal Gran SG la piena giurisdizione di SG dell’Ordine ; e viene abilitato a esercitare la sua azione di governo su tutti i Fratelli di grado inferiore, nelle Isole Britanniche e nei Territori Oltremare.

L’UI conduce il SGE all’Inginocchiatoio. Il DdC comanda agli (omissis) di mettersi all’ordine e attende di essere raggiunto dall’Ufficiale Consacratore per scortarlo alla sua posizione, presentargli l’Olio e il Mantello ed essere pronto a porgergli la Spada o l’arco se necessario.

L’Ufficiale Consacratore asperge il SGE con l’Olio, dicendo : Poi Samuele prese l’Urna dell’Olio, e consacrò Davide in mezzo ai suoi Fratelli. Nel nome di Davide e Gionata, vi consacro (lo asperge intorno al capo) SG dell’Ordine.

Con la Spada batte un colpo sulla sua spalla sinistra, dicendo : Ricevete l’autorità di esercitare l’ufficio di SG nel nostro Ordine, così trasmessa a voi ; di reggere Conclavi, di indurre Candidati, di ammettere (omissis) e di installare un Fratello regolarmente eletto o designato come SG in qualunque Conclave.

Lo veste di un Mantello porpora guarnito in oro, dicendo : Vi investo con questo Mantello di SG dell’Ordine : il colore è porpora, emblema della dignità imperiale, e vi esorto a portarlo degnamente.

Gli pone in mano un Arco o una Spada, dicendo : Vi consegno questo Arco (questa Spada) come simbolo di potere ; maneggiatelo con audacia, ma con discrezione (omissis).

L’UC riprende l’Arco o la Spada, e lo/la consegna al DdC.

L’UC prende il SGE per le mani : Alzatevi ora SG del nostro Ordine.

Il DdC comanda agli (omissis) di formare un cerchio intorno al Magen David ; poi l’UC conduce il SGE a far parte del Cerchio, disponendolo alla propria destra.

Il Capp. legge I Cronache, 16: 2-3 : E quando Davide ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di ringraziamento, benedisse il popolo nel nome dell’Eterno. Quindi distribuí a tutti gli Israeliti, uomini e donne, a ciascuno di essi, una pagnotta di pane, un bel pezzo di carne e una coppa di vino.

Durante la distribuzione dei Doni, deve essere cantato il Salmo 133 (o ne viene letto il testo).

Il DdC porge il piatto di pane e carne all’UC ; questi a sua volta lo passa al SGE, dicendogli di offrirne a tutti coloro che fanno parte del Cerchio, muovendosi in senso orario e offrendone per primo all’UC stesso. Quando termina il giro, l’UC riprende il piatto, lo porge al SGE perché si serva a sua volta e lo restituisce poi al DdC.

Il DdC porta poi la Coppa di Vino, che viene fatta circolare allo stesso modo.

Quando tutti hanno bevuto, l’UC riprende la Coppa esclamando : Questa è la Cena di Re Davide (omissis – Parole Sacre).

Il DdC comanda agli (omissis) di disporsi a Settentrione formando due file che si fronteggiano l’un l’altra (avendo precedentemente stabilito che quanti sono armati di Spada si devono disporre all’estremità orientale delle due file) ; mentre egli li schiera, l’UC guida il SGE a Occidente.

Quando tutti sono schierati, il DdC impartisce gli ordini Brandite le Spade e Formate la Volta d’Acciaio. Poi l’UC conduce il SGE attraverso la Volta, fino al suo Trono.

Quando il SGE si è seduto, il DdC ordina il Presentat-arm e Riponete le Spade.

(omissis)

UC : Dichiaro chiusa questa assemblea di secondo grado. 

Le Tre Grandi Luci vengono rimesse ai propri posti su Ezel (omissis). L’UI invita il DdC a riammettere i Fratelli del primo grado.

Il DdC fa rientrare i Fratelli, e li dispone in una fila a Settentrione.

UC : Fratelli, vogliate procedere intorno al Conclave e salutare il SG Consacrato.

Il DdC guida la processione. Si dà solo il saluto.

Al termine l’UC, in piedi presso l’estremità orientale della Colonna di Settentrione, dichiara :

Fratelli, proclamo ora il Fratello … SG del Conclave….. numero … a registro del Gran Conclave dell’Ordine di (omissis) per le Isole Britanniche e i loro Territori Oltremare, fino alla prossima scadenza e finché un successore non sia regolarmente installato al suo posto, e vi invito ad acclamarlo tre volte, prendendo il tempo dal DdC.

(Secondo il ritmo dettato dal DdC, i Fratelli battono le mani per tre volte).

UC : Fratelli, sedete.

L’UC si reca al Piedestallo del SG, portando con sé la Patente del Conclave.

UC : SG (il SG si alza), vi presento ora la Patente di questo Conclave. Meritevoli Fratelli l’hanno tramandata come un sacro atto di fede, e voi la ricevete ora pura e senza macchia ; così, ne sono certo, voi la trasmetterete al vostro successore.

Il SG si risiede, l’UC prosegue : Vi consegno anche una copia ufficiale del rituale di terzo grado, che dovrete attentamente studiare.

Ugualmente vi presento le Costituzioni e i Regolamenti dell’Ordine e lo Statuto del vostro Conclave. Dal loro accurato esame troverete guida e aiuto in qualsiasi caso di difficoltà o dubbio che possa sorgere nel Conclave.

Vogliate ora procedere a insignire e investire gli Ufficiali che sono stati scelti per assistervi nel governo del Conclave lungo il corso dell’anno… (omissis).

UC : SG, ora che avete preso su di voi gli importanti doveri di un Governatore del nostro Ordine, consentitemi di rammentarvi che – non diversamente da ciò che avviene in altri gradi della Massoneria – anche nella nostra Fratellanza (omissis) il Libro della Legge Sacra (si porta a Ezel), la Squadra e il Compasso rappresentano le Grandi Luci il cui uso è stato insegnato in quei gradi, e il cui insegnamento questo grado vuol continuare e sviluppare.

Fate che il toccante avvenimento sul quale il nostro Ordine è fondato vi ricordi sempre che i suoi insegnamenti sono gli stessi impartiti nel Sacro Libro, e fate che la condotta del nostro grande modello, Davide, verso il suo Fratello Gionata vi insegni a regolare la vostra vita sui principi della Squadra, guidando le vostre azioni entro il Compasso del disinteresse e dell’amichevole generosità verso tutti.

L’UC dà il Segno di Riverenza.

Possa il Dio di Davide e Gionata garantirvi forza e saggezza, per guidare il vostro Conclave saggiamente e bene chiude il Segno ; e possano la pace e la prosperità assistere voi e il Conclave nell’arco del vostro mandato, così che quando avrete cessato di occupare il seggio del SG la vostra presidenza possa sempre essere ricordata dai Fratelli con piacere, e da voi stesso con l’approvazione di una buona coscienza.

(omissis)

Fratelli, le armi del (omissis) sono l’Arco e la Freccia. L’Arco, che (lo raccoglie) anche se è stato piegato (lo piega) da una forza superiore per qualche ragione nota solo a chi lo ha piegato, ritorna presto tuttavia (lo rilascia) alla sua forma originale, è un simbolo della nostra vita mortale.

Esso testimonia che le prove mandateci dall’Onnipotente non devono lasciarci abbattuti, scoraggiati e afflitti ; ma come l’Arco, (lo piega) che quando la corda è rilasciata (lo rilascia)  riassume la sua forma originale, così noi – sostenuti dall’aiuto che viene dall’alto – dobbiamo imparare a elevarci al di sopra delle nostre pene, intenti solo a compiere il nostro dovere, nei nostri giorni e nella nostra generazione, con gioia e amicizia (depone l’Arco).

E come la Freccia (ne raccoglie una), scagliata dalla mano infallibile di un bravo arciere, corre dritta al bersaglio, così I Fratelli e gli Ufficiali di questo Conclave – ciascuno nella sua sfera particolare – si sforzeranno, noi crediamo, con mente acuta e chiara intenzione di adempiere ai comandi del loro SG, di rendersi l’un l’altro conforto e aiuto, e di raggiungere le grandi mete per cui Dio ci ha collocati sulla Terra (depone la Freccia).

In questo modo, le armi di un (omissis) ci insegnano a rammentare i doveri che abbiamo verso il nostro Conclave e l’uno con l’altro ; ci rammentano anche il Grande Arciere, e ci ammoniscono che dovremo rendergli conto del modo in cui abbiamo svolto il nostro dovere verso il nostro Fratello e verso Dio.

L’UC invita tutti i Fratelli ad alzarsi e prestare il Segno di Riverenza.

UC : Fratelli, possa il Grande Supremo Governatore di tutti noi serbare ciascuno di voi nella Sua santa custodia e possano le nostre vite essere tali da apparire giustificate al Suo sguardo ; e quanto a noi, che si possa partecipare alle gioie della mutua concordia e della fratellanza armoniosa, sicché di tanto in tanto l’uno o l’altro possa sentirsi sollevato dalle sue pene ; e che l’unione dei cuori da noi qui intrapresa possa essere il preludio dell’eterna riunione degli spiriti nel Gran Conclave superiore, dove il dolore, la sofferenza e l’afflizione non possono penetrare, dove il malvagio non può più tormentare, e chi è stanco e può riposare per sempre. Là l’armonia è ininterrotta, e la pace, la perfetta pace, regna eterna e suprema.

Tutti : Così sia.

 

Gli Old Charges italiani

 

 

*Gli Old Charges italiani

                    di Giovanni Domma 

Gli Old Charges sono antichi statuti della muratoria operativa che per la Massoneria speculativa non rappresentano documenti vincolanti, ma che vengono tenuti presenti e consultati qualora sorgano dubbi su temi di difficile soluzione.

Una loro lista, compilata nel 1888 dallo storico massonico Wilhelm Begemann, ne prevedeva otto famiglie : A – Il Regius Manuscript (Poema Regius) – un solo testo ; B – La Cooke Family – 3 testi ; C – La Plot Family – 6 testi ; T – La Tew Family – 9 testi ; D – La Grand Lodge Family – 53 testi ; E – La Sloane Family – 21 testi ; F – La Roberts Family – 6 testi ; G – La Spencer Family – 6 testi ; H – La Sundry Family – 8 testi.

Ma fin da allora era noto che non si trattava di un elenco esauriente, se è vero che Anderson nelle sue Costituzioni aveva affermato di essersi ispirato anche ad antichi Statuti e Regolamenti della muratoria avuti dall’Italia.

A cosa si riferiva precisamente ? E’ difficile dirlo. E’ noto che nel Medio Evo il nostro Paese conobbe una fioritura di corporazioni artigiane molto avanzate, e in un’interpretazione molto ampia del significato di Old Charge potrebbero essere considerati tali addirittura gli Editti di Rotari (643) e di Liutprando (713), nei quali veniva regolata l’attività dei Maestri Comacini ; ma non molto ci è pervenuto a livello di documentazione scritta delle singole corporazioni.

Quello su cui possiamo contare oggi sono essenzialmente due documenti : la Carta di Bologna e la Mariegola dei Taiapiera di Venezia.

E’ notevole osservare che entrambi (per quanto concerne la Mariegola perlomeno il suo nucleo originario, il cosiddetto Capitolare) sono di parecchio anteriori ai Charges britannici più antichi (fatta eccezione per le Costituzioni di York del 926, che peraltro non possono essere considerate l’espressione autonoma di una corporazione, in quanto l’Assemblea che le produsse era presieduta dal Re Athelstane) ; infatti la Carta di Bologna è datata 1248 e il Capitolare 1307, mentre i Doveri Anglonormanni 1356, il Manoscritto di York 1370 e il Poema Regius 1390.

La Carta di Bologna reca il titolo Statuta et ordinamenta societatis magistrorum muri et lignamiis. E’ formata da 61 articoli, che regolano le attività della Compagnia di Maestri della muratura e carpenteria, realizzate in onore di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i Santi, per l’onore e la prosperità della città di Bologna e della detta Compagnia di Maestri, rispettando l’onore del Podestà e Capitano di Bologna che governa ora o governerà in futuro, e nel rispetto delle norme e dei regolamenti del comune di Bologna presenti e future.

L’articolo 1 riporta il Giuramento :

Io, Maestro di carpenteria e muratura, essendo membro della Compagnia dei Maestri (o sul punto di entrare in essa)

                         giuro

per l’onore del nostro Signore Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i Santi, e per l’onore del Podestà e Capitano che ora governa o governerà in futuro, e per l’onore e la prosperità della città di Bologna :

di conformarmi e obbedire agli ordini del Podestà e del Capitano di Bologna e di tutti coloro che possano essere Governatori della città di Bologna a conformarmi e obbedire a qualsiasi ordine che mi sia dato dal Sovraintendente o dagli Ufficiali della Società dei Maestri di Muratura e Carpenteria, o da uno di essi, per l’onore e il buon nome della Società ;

di preservare e mantenere la prosperità della Società e dei suoi membri, e di osservare e rispettare le Leggi e i Regolamenti della Società come sono regolati ora o saranno in futuro, fatte salve tutte le Leggi e i Regolamenti del Comune di Bologna ; con la precisazione che mi considero legato ad essi a partire dal momento del mio ingresso nella Società, e liberato da essi in caso di mia uscita.

E che, se dovessi essere chiamato al governo della Compagnia, non mi rifiuterò ma accetterò l’incarico, e coscienziosamente governerò, guiderò e proteggerò la Società e i suoi membri ; e ripartirò equamente i compiti tra i membri della Società, come io e il Consiglio dei Maestri riterremo opportuno. E comminerò, e farò comminare, le multe previste dagli Statuti della Società ; e in assenza di regole su un caso specifico, imporrò la multa secondo la volontà del Consiglio. E che riporterò su un registro tutte la multe che saranno comminate, autenticandone la registrazione e trasmettendola al Sovraintendente della Compagnia.

E controllerò che i proventi delle multe, i fondi e i redditi della Società e tutto il tesoro di cui la Società è in possesso, al termine del mandato del Sovraintendente, siano da lui integralmente trasmessi al suo successore in occasione dell’Assemblea della Società, sotto una pena di venti soldi bolognesi. E che i Sindaci Finanziari attestino la regolarità di questa operazione nell’Assemblea della Società, salvo prelievi per giusta causa decisi all’unanimità o a maggioranza dal Consiglio della Società.

E se, come Ufficiale, vorrò imporre un prelievo per le spese della Società, ne illustrerò preventivamente le ragioni al Consiglio, e accetterò la decisione dell’unanimità o della maggioranza.

Andando avanti, troviamo che il Consiglio della Società è formato da otto Ufficiali e due Sovraintendenti, che restano in carica un anno. Hanno l’obbligo di riunirsi come minimo una volta al mese (ogni seconda domenica del mese), nonché di relazionare in dettaglio sulla loro amministrazione della Società in qualsiasi momento, qualora un Maestro lo richieda.

I due Sovraintendenti saranno sempre scelti da entrambe le arti praticate nella Società, ovvero saranno un Carpentiere e un Muratore ; a ciascuno dei due sarà data in custodia una identica copia del Registro dei Maestri (comprendente la lista dei membri di entrambe le arti), che sarà suo compito mantenere costantemente aggiornato.

I lavori commissionati dal Comune saranno affidati a turno, ogni volta a un diverso Maestro.

I membri della Società si impegnano a riconoscere il Consiglio come unica autorità per qualsiasi controversia tra Maestri. Non sarà consentito, al Maestro sconfitto in giudizio, di rivalersi ricorrendo al Podestà o ad altre autorità comunali.

Multe sono previste per il membro colpevole di ingiuria nei confronti di un Ufficiale o del Sovraintendente, per chi non rispetta una convocazione da parte degli Ufficiali e per le assenze ingiustificate alle Assemblee.

Salvo diverso annuncio, di norma l’Assemblea dei Carpentieri e quella dei Muratori si svolgono separatamente. L’ordine del giorno di un’Assemblea è stabilito dai Sovraintendenti, e non è consentito ai Maestri introdurre altri argomenti di propria iniziativa. E’ anche severamente proibito interrompere chi sta parlando o disturbarlo.

L’età minima per l’ingresso nella Società è di 14 anni. E’ inoltre fatto divieto ai Maestri di assumere Apprendisti di età inferiore ai 12 anni (e Apprendisti che non siano liberi, ovvero siano servi di qualcuno).

Nessun Apprendista può essere assunto per un periodo inferiore a quattro anni (poi portato a cinque). Se un Maestro lo licenzia prima, non è autorizzato ad assumerne un altro finché i cinque anni non siano trascorsi (da altri documenti apprendiamo che il periodo minimo di apprendistato era fissato a 4 anni ad Anversa, Majorca, Alicante, Cleynstekers e Bruges ; a 3 anni a Bruxelles e a Malines ; a 2 anni ad Audenarde e a Louvain). Per poter controllare l’osservanza di questa norma era obbligatorio mettere in regola l’Apprendista : ovvero, trascrivere il suo nome e la data dell’assunzione in un apposito Registro custodito dalla Società.

Sono parte integrante della retribuzione minima dell’Apprendista due pagnotte alla settimana, e due capponi a Natale.  Dopo due anni di lavoro, gli è consentito di entrare nella Società.

Gli Ufficiali della Società devono essere considerati la sola autorità competente per l’ingresso dei nuovi membri e per la capitazione da imporgli (salvo che il neofita non sia figlio unico di un Maestro, nel qual caso l’ingresso è gratis).

Si specifica che l’adesione alla Società è obbligatoria per chiunque svolga la professione di muratore o carpentiere. L’apprendistato sotto un Maestro non è obbligatorio, ma chi voglia esserne dispensato deve pagare una tassa.

Seguono poi articoli volti a regolare le controversie di lavoro e la concorrenza (particolarmente severi verso il membro che abbia danneggiato o diffamato un collega), e altri che illustrano nei dettagli i meccanismi economici della Società, allo scopo dichiarato di scongiurare ogni frode.

Un Ufficiale espressamente retribuito svolge il dovere di assistere i membri malati e dargli consigli. In caso di decesso di un membro, la Società si impegna a fornire due candele di cera del peso complessivo di 16 libbre, e tutti i membri hanno l’obbligo di partecipare alle esequie – pena multe piuttosto severe tanto per loro quanto per il Nunzio (un altro Ufficiale, incaricato e retribuito per mantenere i contatti tra il direttivo dell’Associazione e i suoi membri) :

Noi costituiamo e decretiamo che, se il defunto è del Quartiere di Porta Stiera, i membri della società dovranno radunarsi a San Gervasio. Se il defunto è del Quartiere di Porta Procola, i membri si riuniranno a Sant’Ambrogio. Se il defunto è del Quartiere di Porta Ravegnana, a Santo Stefano ; Se è del Quartiere di Porta S. Pietro, a San Pietro. E quando il Nunzio convoca i membri della Società, dovrà essere ben chiaro nello specificare a che Quartiere defunto apparteneva ; e se non lo comunicherà, dovrà essere punito con una multa di due soldi bolognesi per ogni singola omissione. Se lo scomparso non disponeva dei mezzi per pagarsi il funerale, sarà la Società a farsene carico, fino a una spesa massima di 10 soldi bolognesi

Nessun membro della Società è autorizzato ad accettare commissioni da chiunque abbia un debito inevaso nei confronti di un altro membro.

Il Capitolare dei Taiapiera (o Tagiapiera) di Venezia fu redatto nel 1307, ed è composto da 17 articoli. Si tratta dell’atto costitutivo di una delle più antiche scuole d’arte veneziane (nell’antica Venezia, col termine scuola si intendeva sia un’antica istituzione di carattere associativo-corporativo, sia l’edificio che ne costituisce la sede – da Wikipedia), sulla base del quale venne elaborata poco per volta la Mariegola (Regola Madre). La sua prima formulazione in un documento unico risale ai primi anni del sedicesimo secolo ; dopodiché venne costantemente aggiornata e ampliata per tutta la durata della scuola, fino alle soglie dell’Ottocento.

Colpisce l’immaginazione il fatto che la Scuola dei Taiapiera si riuniva sotto la protezione dei Quattro Santi Coronati. E’ il più antico caso conosciuto della scelta di questi patroni, il cui nome è diventato per i Massoni odierni un sinonimo di loggia di ricerca, e la cui adozione come protettori di una corporazione di tagliapietra riappare soltanto un secolo e mezzo più tardi (nello Statuto di Strasburgo del 1459 e presso i cosiddetti Compagni delle Logge in Belgio).

Secondo la tradizione più nota, i nomi dei Quattro Coronati sarebbero Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castorio : quattro scalpellini di Sirmio, in Pannonia, che conobbero il martirio ai tempi di Diocleziano. Furono prima torturati e poi affogati in una cassa di piombo, per essersi rifiutati di scolpire una statua del Dio Esculapio ; vengono oggi festeggiati insieme a San Simplicio, a sua volta giustiziato per averne recuperato le spoglie.

Ma Jacopo da Varagine spiega, nella Leggenda Aurea, che la storia è più complessa : i primi Quattro Coronati erano stati Severo, Severino, Carpoforo e Vittoriano, quattro legionari che non avevano voluto sacrificare agli dei ; poi nel 310 Papa Melchiade, considerata la somiglianza tra la loro vicenda e quella dei quattro scalpellini, decise di fonderle in una sola celebrazione (e i Massoni di indirizzo tradizionale vedono rispecchiato in questo episodio un simbolo della duplice origine della nostra forma iniziatica, guerriera e artigiana).

I Quattro Coronati si festeggiano l’8 Novembre, giornata che i Taiapera dedicavano alla visita dei confratelli ammalati. Era compito della Scuola organizzare la Festa : fo prexo nel Capitolo che el di de la festa nostra di taiapiera se debia tuor trombeti e far procession, et el Gastaldo habia libertà de poter spendere nei diti trombeti dei beni della nostra Schola (1461).

In quel giorno, tutti i Padroni di Bottega erano tenuti a presentare ai Santi un Pane e una Candela, nonché a pagare lire 2 soldi 4 ogni anno per la loro luminaria, e i Lavoranti 24 soldi. La Mariegola stabilisce che quelli che non pagano le loro luminarie entro due mesi dalla festa dei Santi Patroni, possono essere richiamati in qualunque luogo, e i padroni non  potranno assumerli per lavorare, sotto  pena di pagar loro stessi le luminarie, e chi non avrà pagato entro quindici giorni dopo la Festa, avrà perso il suo Pane e la sua Candela.

Una caratteristica abbastanza originale (ma non unica) della Scuola dei Taiapiera è che non si occupava soltanto di amministrare il lavoro artigianale svolto dai membri : per quanto questa fosse la sua attività prevalente, alcuni Ufficiali erano delegati anche a svolgere attività mercantili, tanto nel provvedere ai Maestri della Scuola le materie prime, quanto a occuparsi dello smercio dei prodotti finiti (la scelta dei Maestri di avvalersi o meno dei loro servigi era facoltativa).

Analogamente alla muratoria britannica pre-1717, nella quale le vie degli Scalpellini e dei Muratori erano nettamente distinte, la Scuola si divideva addirittura in tre cammini iniziatici diversi, detti colonnelli : quello dei Taiapiera propriamente detti (Scalpellini), quello dei Fregadori o Lustratori, quello dei Segadori.

Nella prima metà del Settecento i colonnelli sarebbero addirittura diventati quattro con l’istituzione degli Intagliatori, e cinque quando gli Scultori si separarono dagli Scalpellini.

L’Arte dei Taiapiera si divideva in quattro gradi : Garzoni o Fanti, Lavoranti, Maestri, Padroni di Bottega (o Padroni di Corte). I Garzoni non erano considerati membri, ma allo scadere del periodo di apprendistato, i Maestri per cui avevano lavorato erano tenuti a patrocinare la loro iscrizione.

La prova per diventare Maestro consisteva nello scolpire una base attica che doveva disegnarsi e condursi a intero compimento senza sagoma, traendola dal disegno ; poi, il lavoro era misurato con un modulo di rame. Ma a Venezia come a Bologna, i figli dei Maestri erano autorizzati a bypassare i gradi di Garzone e di Lavorante.

La struttura interna della Scuola era modellata su semplici principi di democrazia diretta : al vertice stavano i tre Soprastanti, sotto i quali venivano nominati un Gastaldo, uno Scrivano ed in seguito anche due Sindaci (un Maestro e un Lavorante, uomini di buona fama e discrezione).

Tutti gli iscritti avevano voce in capitolo, ma le proposte dovevano essere formalmente presentate da un Consiglio di quaranta membri, eletti dal Capitolo Generale ogni anno. Il Capitolo della prima domenica di aprile era destinato alle elezioni con il rinnovo di tutte le cariche elettive (avevano il diritto di votare non solo i Maestri, ma tutti i membri di età superiore ai 15 anni), e gli eletti non potevano declinare la carica, se non sotto pena de lire X de pizoli.

Non diversamente dalla Compagnia dei Maestri di Bologna, la principale funzione della Scuola era di offrire agli associati servizi di assistenza ; e come a Bologna, ci appaiono davvero notevoli gli articoli della Mariegola a protezione dei Garzoni, per evitare che fossero fatti oggetto di fenomeni di sfruttamento.

A scadenze periodiche, i Padroni di Bottega dovevano consegnare una nota al Gastaldo (…) dove vengono descritti tutti i suoi fanti, figli, fratelli e nipoti che stanno con loro e fanno il loro stesso lavoro, specificandone il relativo nome e cognome.

Anche a Venezia era proibito licenziare i Garzoni prima dei cinque anni – una durata che in Europa aveva uguali solo a Bologna e nel Lussemburgo ; e inoltre era proibito ai Maestri assumerne più di tre, affinché non si verificassero competizioni al ribasso sul salario minimo, e perché ognuno potesse avere abbastanza lavoro.

Per evitare abusi (molti padroni nascondono i Fanti eccedenti, ed inoltre falsificano il nome di questi ultimi…), assunzioni e licenziamenti dovevano essere registrati

A tutela dei Maestri, anche a Venezia era vietato agli associati della Scuola accettare commissioni da chiunque non avesse ancora saldato i suoi debiti con un altro membro ; erano inoltre stabiliti controlli a tutela della qualità del lavoro e norme che regolavano il numero dei Maestri forestieri (i quali, peraltro, avevano diritto di accedere alle cariche elettive della Scuola a partire da 6 anni dopo che avevano fissato la residenza a Venezia).

Giovanni Domma

*Gli Antichi doveri Italiani

 

LA CARTA DI BOLOGNA                     1248

LE MARIAGOLE DI VENEZIA            1304

POEMA REGIUS                                    1390

IL MANOSCRITTO DI COOKE         1430-40

LO STATUTO DI STRASBURGO      1459

LA CARTA DI COLONIA                     1535

 

 

 

 

 

Il Grado Massonico del Cork

Il grado massonico del Cork

                                                     di Giovanni Domma

Dopo le mie iniziative di introdurre in Italia la Massoneria del Marchio, il Royal Ark Mariner e il Monitor Segreto, vorrei sottoporre all’attenzione dei Fratelli un altro grado poco noto : il Cork (che in inglese significa sughero, e per estensione tappo di sughero).

Si tratta, anche in questo caso, di un Perfezionamento del grado di Maestro praticato in Gran Bretagna, avente origine dalla tradizione degli artigiani che lavoravano il sughero.

Il Cork è stato definito un fun degree, un grado buffo, e la convinzione di molti Massoni è che la sola sua funzione sia il rastrellamento di fondi destinati alla beneficienza, cui da secoli è dedicato ; ma come spero di poter mostrare in questo articolo, nella storia del Cork c’è molto di più.

Intanto, è il solo grado massonico non dotato di un tesoro proprio, in quanto tutti i fondi raccolti nelle sue Agapi devono per statuto essere consacrati alle iniziative in favore dei bambini poveri ; ed è anche, forse, il solo grado senza capitazioni (salvo eccezioni collegate al regolamento interno dei singoli Ordini, di norma ai Fratelli viene chiesto soltanto di condividere equamente le spese delle Agapi).

Il Cork è oggi amministrato nel mondo da diversi corpi massonici, che nell’ultima parte di questo articolo ci arrischieremo inadeguatamente a censire ; ma al di sopra di ogni denominazione ufficiale, i Fratelli che lo praticano si considerano parte del Noble But Slightly Dishonourable Degree of Cork Masonry (il Nobile Ma Leggermente Disonorevole Grado della Massoneria del Tappo).

La prima precisazione da fare (che dovrebbe essere la prima nella valutazione di tutti i Perfezionamenti del grado di maestro, se la conoscenza delle origini della Massoneria fosse più diffusa tra i Fratelli) è che le origini del Cork vanno riferite alla maestranza noachita : ovvero a una delle due forme di maestranza massonica (noachita e osiridea) che nella prima metà del diciottesimo secolo la riforma hiramita fece passare in secondo piano (esistono entrambe ancora, ma vengono praticate soltanto da piccole minoranze).

Questo è attestato non solo dalla palese natura di grado nautico del Cork ma anche dalla sua Leggenda, che in questo articolo prenderemo brevemente in considerazione ; nella quale figurano sì tutti i principali patriarchi biblici tradizionalmente associati alle origini della Massoneria, ma più di tutti Noè.

Il simbolo del Cork è il Tappo, che a seconda del rituale praticato (ce ne sono parecchi) è rappresentato in vari modi – vuoi come Gioiello del Grado, voi come un piccolo Tappo d’Argento che il Fratello deve portare in tasca ed esibire a richiesta (prescrizione severissima – se il Fratello viene sorpreso sprovvisto del Tappo d’Argento o di un Tappo di altro genere, può essere espulso), vuoi nell’immagine di un Cavatappi in azione.

Dal punto di vista tecnico, il Cork è un tipico side degree (vedi in proposito quanto ho scritto con Daniele Mansuino su questa categoria di gradi, soprattutto riguardo al loro legame con la Massoneria del Marchio).

Un tratto che lo distingue dagli altri è di essere completamente incentrato sulla pratica delle Agapi rituali : nelle quali i Fratelli rendono grazie all’Ente Supremo per le gioie e i piaceri concessi loro dalla vita, dedicandosi anche… ad eccezionali libagioni.

Una piccola curiosità : è l’unico grado massonico che preveda l’uso di cappelli (e si dice che in passato i partecipanti alle tornate del Cork portassero in testa anche due o tre cappelli uno sull’altro, a seconda del livello che avevano raggiunto nel craft).

Nella tradizione di alcune Logge, la maggior stravaganza del cappello indossato viene considerata un titolo di merito per il Fratello che lo porta.

Come tutti i gradi derivanti da forme iniziatiche artigianali, le sue origini si perdono nel tempo, e la sua Leggenda – redatta nello stile umoristico che presiede a tutte le produzioni letterarie legate al Cork – è, a mio giudizio, una delle più originali e interessanti dell’intera Massoneria.

Da essa apprendiamo che il termine cork deriva da una frase pronunciata da Eva, quando fece l’amore con Adamo su un giaciglio di cespugli di sughero – fu proprio in seguito a questa mancanza che entrambi vennero cacciati dal Giardino dell’Eden.

Da lì si passa a Noè, che aveva imbarcato sull’Arca ampie provviste di birra e vino a scopo medicinale. Da lui e dai suoi tre figli, Sem Cam e Jafet, sarebbe sorta la tradizione del Cork (oggi non più in uso) per cui quattro Fratelli – dei quali tre Maestri – sono sufficienti a creare una Loggia, mentre sei Massoni o più la rendono perfetta : un’usanza che si perpetuò anche in altre forme della Massoneria noachita fino al diciottesimo secolo, e che soltanto l’affermarsi della tradizione hiramita rimosse dalla storia.

Notevole è anche il resoconto dell’episodio per cui fu deciso di scegliere il Tappo come simbolo del grado. Bisogna sapere che il Sole – Luce e Gloria dell’Universo – splendeva sull’Arca quando le acque cominciarono a calare, e per questo in un dato punto della chiglia si sciolsero le calafature che la rendevano impermeabile ; ma il buco non si trovava, per cui i figli di Noè furono costretti per ben 150 giorni a consumarsi quotidianamente nel lavoro alle pompe.

Infine un giorno i nipoti di Noè, con l’aiuto del cane di Sem (un fox-terrier), si erano messi a dar la caccia a uno dei grossi topi che, dalla coppia originale, si erano rapidamente riprodotti nell’Arca ; e rincorrendolo da vicino, il cane scoprì che il topo si era incastrato in un buco, e non poteva più andare né avanti né indietro.

Purtroppo, nello slancio, anche il cagnolino si ritrovò incastrato col muso nel buco (e dal livido che si fece in quell’occasione, ebbe origine la macchia nera che si può ammirare ancora oggi sul muso dei fox-terrier) ; dopodiché, agitandosi per liberarsi, allargò il buco fino al punto che non si poteva più riparare !

Allora Jafet, che era giovane e coraggioso, provò a tapparlo mettendoci il ginocchio. Ma niente da fare, il buco era troppo grande, e Jafet ritirandosi portò via una gran quantità di pece fusa ; sì che l’acqua prese a entrare a fiumi, e l’Arca minacciava di affondare.

A quel punto si fece avanti Cam, che tra i figli di Noè era fino a quel momento il meno stimato (difatti era il solo che non fosse stato ancora creato Maestro) : chiamò sua moglie, e la invitò a sedersi sul buco.

Allora gli altri Fratelli si misero le mani nei capelli, rassegnandosi al naufragio ! Spiegarono a Cam che quella soluzione non poteva funzionare : infatti il lato B della signora era troppo caldo, e avrebbe sciolto quel poco di pece che era rimasto intatto.

Ma non conoscevano bene la fisica, e non pensavano che la pece parzialmente disciolta sarebbe stata fortemente compressa da quel tappo improvvisato ; dopodiché il freddo dell’acqua che premeva dall’esterno fece il resto, e la falla – contro ogni previsione – si rinchiuse in pochi minuti.

Fu proprio con questa impresa che Cam si guadagnò sul campo il grado di Maestro, dando anche origine alla leggenda secondo cui la Massoneria, poco prima della fine del mondo, diventerà africana (fase alla quale il mio amico Daniele Mansuino sta… contribuito anticipatamente, col suo Rito del Principe Nigeriano).

Quando Sem e Jafet si accorsero che la falla era stata riparata esultarono, e porsero galantemente la mano alla loro cognata per risollevarla ; ma erano troppo emozionati e maldestri, e la donna scivolò due volte. L’esclamazione che ella rivolse loro è diventata la Prima Grande Frase Mistica del Cork, la loro risposta è la Seconda ; poi Cam riuscì a recuperare sua moglie tirandola su per i capelli, e il commento di lei è la Terza Frase.

In un’antica versione del rituale c’era anche una Frase di Passo tratta dallo stesso episodio – secondo i corkies, il proverbio americano A dog’s nose and a maid’s knee are always cold (Il naso di un cane e il ginocchio di una ragazza sono sempre freddi) ne rappresenterebbe una sintesi… un po’ censurata.

Intanto Noè – non potendo contare sul suo equipaggio, impegnato nelle stive – aveva inventato la navigazione a vela, grazie alla quale l’Arca poté dolcemente prendere terra sul monte Ararat. Sempre secondo la leggenda, sulle pendici del monte il Patriarca avrebbe impiantato non solo la ben nota vigna, ma anche un campo di tabacco.

Per le botti della sua vigna, Noè fu il primo al mondo a realizzare tappi di sughero. Dopo di lui, Maestri del Cork furono anche Salomone e Davide (il quale ultimo sarebbe l’inventore delle suole di sughero).

Da quando nel diciottesimo secolo la storia del Cork si saldò con quella della Massoneria, il fatto che le sue Agapi fossero talvolta aperte anche ai profani favorì la convinzione che non si trattasse di un grado massonico, bensì paramassonico. Ma molti Fratelli che lo praticavano rifiutavano tale opinione : appellandosi non soltanto alla sua palese derivazione da un rituale di mestiere, ma anche al fatto che da sempre i corkies ponevano gran cura nel documentare la regolarità della propria trasmissione iniziatica.

Questi disaccordi sarebbero sfociati in polemica negli anni ottanta dell’Ottocento, periodo nel quale la maggior parte delle Logge Cork lavoravano all’obbedienza del Supremo Consiglio del Rito Scozzese in Inghilterra.

Erano quelli gli anni in cui la Gran Loggia del Marchio (sorta nel 1856) stava risuscitando – nella forma di side degrees – tutti gli antichi gradi esclusi dalla Union del 1813, destando grande avversione nell’ala progressista della Gran Loggia Unita d’Inghilterra ; in quella situazione, pronunciarsi a favore della regolarità di un grado antico significava alienarsi le simpatie di Londra a tempo indeterminato.

Fu quindi probabilmente una brutta gatta da pelare quella che capitò al Gran Segretario del Rito Scozzese Hugh Sandeman, quando negli anni ottanta parecchi Fratelli gli rivolsero la domanda se il Cork dovesse essere considerato un grado.

Queste richieste non vanno intese come maliziose : probabilmente erano frutto del bisogno di chiarezza che assillava i Fratelli, in quel periodo di gran confusione. Però cadevano nel momento meno opportuno : perché Sandeman (che non era – come molti credono oggi – un avversario del Cork, ma anzi sarebbe addirittura il redattore del suo rituale oggi in uso) non poteva rispondere sì.

Riuscì peraltro a dilazionare la propria risposta su tempi lunghissimi ; finché, nel 1890, fu tirato per i capelli – come la moglie di Cam – a dichiarare che il Cork non doveva essere considerato un grado, ma soltanto un piacevole momento di comunione.

Dopodiché, come era uso a quei tempi, la fiorente stampa massonica inglese riportò con risalto la sua affermazione, che ebbe almeno due conseguenze importanti.

Per prima cosa, nei primi anni del Novecento ebbe origine a Birmingham un’associazione profana modellata sul grado del Cork : l’Amichevolmente Affranta e Fraterna Società del Grande ed Indipendente Ordine dei Leali Corks di Caledonia (aperta anche alle donne), il cui emblema era un Tappo di Champagne di Bronzo.

Anche questa era un’organizzazione interamente dedita alla beneficienza, che doveva rivelarsi abbastanza attiva per un buon tratto del ventesimo secolo, finché lo sviluppo della previdenza pubblica non ne rimpiazzò le attività.

La seconda e più rilevante conseguenza del pronunciamento di Sandeman fu la reazione sdegnata che destò tra i cultori dei side degrees : in seguito alla quale la Gran Loggia del Marchio promosse immediatamente la costituzione di un Great Board of Corks (Gran Consiglio del Cork), primo Ordine nella storia interamente dedicato alla pratica del Cork come grado.

Il Gran Sigillo del nuovo Ordine raffigurava un Cranio schizzato di Sangue con due Ossa Incrociate. Questi erano i titoli dei suoi Grandi Ufficiali : Grande Ammiraglio, Gran Tenente di Navigazione, Grande Ufficiale dell’Orologio, Cappellano della Flotta, Gran Tesoriere, Gran Magazziniere dei Relitti, Gran Sovraintendente dei Ponti, Gran Nostromo, Grande Arpioniere, Gran Portabandiera, Gran Capitano degli Arditi e Gran Mastro delle Scialuppe.

Anche la maggioranza delle Logge del Cork indipendenti e di quelle all’obbedienza del Supremo Consiglio scozzese sarebbero col tempo passate sotto l’egida del Board, che nei suoi circa trent’anni di esistenza registrò la fondazione di molte nuove officine. Tra le molte illustri personalità massoniche che vi aderirono, sono da citare William Wynn Westcott (1848-1925), fondatore della Golden Dawn, e Re Giorgio II di Grecia (1890-1947), iniziato nel 1932.

Fu il Board a introdurre l’uso di somministrare ai corkies più meritevoli il titolo di Vice Ammiraglio Straordinario dei Mari Interni ed Esterni, a ciascuno dei quali era concessa la signoria su un dato mare (tra questi ultimi, il Mar Morto e la Fontana di Piccadilly) ; nonché a rilanciare in grande stile la festa annuale del grado il 21 ottobre (anniversario della Battaglia di Trafalgar – esiste infatti una tradizione orale, non sostenuta da prove, secondo cui Orazio Nelson sarebbe stato membro al Cork).

Il Verbale del Gran Consiglio del Board datato 1938 riflette l’immagine di un Ordine massonico prospero e attivo. Le sue ultime parole sono : il Consiglio si compiace del modo in cui i lavori sono stati condotti nell’anno trascorso, e si congratula coi Fratelli.

Dopodiché, all’improvviso, più niente ; e non si è certi del motivo. Sembra però che il Gran Maestro del Marchio di allora, Lord Harris, fosse contrario al Cork, ed è possibile che sia riuscito a imporre lo scioglimento del Board facendo leva sul fatto che nella situazione politica di allora c’era poco da scherzare.

Soltanto nel 2002 il Board fu risvegliato – reinserendosi come attore in una situazione del Cork che nel frattempo aveva conosciuto il perpetuarsi o il risorgere di varie iniziative collegate alla trasmissione indipendente del grado, come l’Ancient & Honourable Societas Korcorum Magnae Britanniae e il Noble Order of Corks ; ed è davvero difficile ricostruire oggi la situazione esatta.

Specificando con chiarezza che si tratta di un elenco incompleto, Wikipedia riporta l’esistenza in Inghilterra di otto Officine autorizzate dal Board, e di altre otto federate nella Grand Fleet of Independent Cork Lodges.

Ci sarebbero poi altre nove Cork Lodges in Scozia (dove il Cork si sviluppò di pari passo con la diffusione delle Logge del Marchio), sotto gli auspici dello Ye Antiente Order of Cork (collegato all’Arco Reale).

In America è oggi attivo lo Ye Antient Order of Noble Corks, che è a sua volta una parte degli Allied Masonic Degrees (il più rilevante raggruppamento di side degrees esistente al mondo, dopo quello collegato alla Gran Loggia del Marchio inglese – gli Allied Degrees detengono tra l’altro la successione degli Excellent e Super Eccellent Royal Arch Masons, importantissimi Perfezionamenti dell’Arco Reale).

In Australia, che si sappia, il Grand Council of Noble Corks of Australia può contare su una sola Loggia a Brisbane.

Ci sono poi due Cork Lodges nell’Europa continentale : la Belgian a Bruxelles, e l’Italia 2004 ad Arezzo.

Il rituale Cork oggi più usato nel mondo è il cosiddetto Lancashire, che è un’estensione di quello praticato nella Loggia Cork più antica : la Itchen Lodge dello Hampshire, oggi parte della Grand Fleet.

Varianti sono in uso in Scozia, dove si lavora in tre colori diversi – Blu per le Cork Lodges associate a logge azzurre, Rosso per quelle associate a Capitoli dell’Arco Reale, Nero per i Cavalieri Templari.

Varianti anche a Bruxelles, dove sono state istituite due classi di Cork – la prima contrassegnata da un Tappo di Champagne, la seconda da un Tappo di Sughero normale.

Questa innovazione è piaciuta molto, ed è stata finora accolta da altre due Officine, la Radlett della Grand Fleet e l’Italia 2004.

 

 

 

 

 

 

 

 

BREVE STORIA DELLA MASSONERIA DEL MARCHIO ristampa – 1° – edizione

COPERTINA del LIBRO MarchioCOPERTINA LIBRO 3

Daniele Mansuino – Giovanni Domma

BREVE  STORIA  DELLA MASSONERIA DEL  MARCHIO

 

Molti lettori di Riflessioni sull’esoterismo (www.riflessioni.it/esoterismo) hanno gradito gli accenni alla storia del grado del Marchio contenuti nei tre articoli dedicati a questo argomento, e ci hanno chiesto se fosse possibile ripresentarle nella forma di un racconto organico, che tracci la storia di questo stupendo grado massonico ancora sconosciuto in Italia.

Rispondiamo ben volentieri alla loro richiesta, proponendo una breve storia del grado del Marchio che va dalle origini alla sua definitiva fissazione negli anni settanta del diciannovesimo secolo ; con l’avvertenza che una più estesa trattazione degli argomenti qui accennati potrà essere trovata nel nostro libro “Massoneria del Marchio”, che è possibile richiedere al numero 3389708639.

Da quel libro, abbiamo riprodotto qui di seguito un breve sunto della pregevole prefazione ad opera del Prof. Claudio Bonvecchio, Grande Oratore del Consiglio dell’Ordine e Grande Consigliere per la cultura Massonica del Grande Oriente d’Italia ; inoltre, sperando di fare cosa gradita, abbiamo ripubblicato in appendice anche i tre articoli sul Marchio da noi pubblicati finora sul sito di “Riflessioni”.

 

INTRODUZIONE                                         

Questo interessante, semplice e chiaro lavoro colma una carenza nella letteratura riguardante la Libera Muratoria: almeno in quella italiana. Infatti, non sono molti – in Italia – ad essersi interessati all’antichissima Tradizione iniziatica del Marchio.  Così come non molti sono in Italia coloro che  conoscono, approfonditamente, il significa del termine “Marchio”. Ossia cosa sono le Logge del Marchio e quale sia la loro importanza: nel cammino di perfezionamento muratorio.

Lo studio storico, teorico, rituale ed esoterico sul Marchio che viene qui svolto si rivela straordinariamente accurato ed intrigante. Ma il suo pregio maggiore non è l’erudizione massonica, che pure mostra in maniera precisa e documentata.  Lo scopo degli autori non è, infatti, quello di aggiungere un tassello alla lunghissima bibliografia massonica. E neppure quello di contribuire – in maniera narcisistica – alla “mise en forme” di un tassello di quell’intellettualismo massonico che sta trasformando lo speculativo in letterario e i Fratelli in professorini.

Gli autori vogliono ben di più. Mirano più in alto. Si propongono – tramite un accurato lavoro d’informazione storica – di rivitalizzare la Tradizione Massonica, proponendo una via antica e sempre nuova: una via da fare e propria e da interiorizzare.

Va da sé che la loro non è una impresa facile. Ma proprio questa è la “sfida” che lanciano gli autori. Si tratta di una sfida ambiziosa e coraggiosa di cui la Libera Muratoria italiana ha bisogno. Anzi di cui ha necessità e di cui l’introduzione, in Italia, del Marchio sarebbe una tappa importante. Per questo agli autori – Giovanni Domma e Daniele Mansuino – va il più vivo e sincero ringraziamento di chi crede che la Libera Muratoria non sia rigida e ossificata, ma vivace e dinamica. E pronta a rispondere alle sfide della società e degli uomini: per costruire un mondo migliore.

                                                                                   Claudio Bonvecchio

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Marchio operativo

Tra le più antiche organizzazioni muratorie operative, si ha notizia di associazioni di tagliapietre, tanto in Germania quanto in Inghilterra, fin dagli inizi del tredicesimo secolo. Nel 1352 il Re Edoardo III riconobbe per decreto la legittimità delle gilde inglesi, di un’ottantina delle quali ci sono giunti i regolamenti. Il grado di Apprendista non poteva durare meno di cinque anni e poteva giungere a venti, dopodiché il tagliapietre poteva accedere al grado di Compagno, e tra gli altri privilegi accordatigli poteva avere diritto a un Marchio personale con cui firmare il proprio lavoro.

Nel 1452 tutte le logge operative di Germania si riunirono in un Ordine accuratamente strutturato e organizzato. Da vari articoli del suo Regolamento risulta che anche qui il passaggio a Compagno era segnato dalla concessione di un Marchio personale. Risulta dagli Statuti Schaw che tale usanza era viva anche in Scozia almeno fin dal sedicesimo secolo; William Schaw utilizzò il proprio Marchio anche per firmare il verbale di un’assemblea di muratori che si tenne nell’anno 1600.

Caratteristiche comuni a queste antiche forme di Marchio erano : la libertà di scelta, da parte del muratore, del proprio Marchio, che però doveva conformarsi alle regole imposte dalla tradizione ; il loro essere marchi di approvazione (o da riscossione), che potevano essere apposti alla pietra solo dopo che il Sovraintendente l’aveva approvata, e dal numero delle pietre sulle quali un dato Marchio era impresso al termine della giornata veniva conteggiato il salario ; esistevano anche marchi di posizionamento che servivano a indicare in che modo una data pietra dovesse essere collocata nell’edificio, ma questi ultimi non erano personali. Infine un ultimo carattere importante è che la maggior parte dei disegni dei Marchi antichi sembrano obbedire alle regole di varie forme di linguaggi cifrati ; da ciò senza dubbio ebbe origine l’usanza massonica degli alfabeti segreti, che nelle antiche forme di Marchio era presente con molta maggiore frequenza di quanto abbia luogo nelle altre forme rituali.

Un altro genere di Marchi erano quelli apposti dai costruttori (Arch Masons), le cui organizzazioni erano separate da quelle dei tagliapietre (Straight Masons) : infatti la loro specializzazione gli consentiva di innalzare edifici più complessi, caratterizzati da soluzioni tecnicamente difficili come la presenza di archi. Ciascuna delle due forme di organizzazione muratoria era dotata di propri Catechismi, Letture e Rituali; entrambe rivendicavano la propria origine nella fabbrica del Tempio di Salomone (secondo le Costituzioni della Massoneria di York, datate 1704, gli Straight Masons impiegati nella fabbrica del Tempio sarebbero stati circa quarantamila, di cui tremila maestri).

Nelle Logge degli operativi, i tre Gran Maestri sedevano a Occidente per fronteggiare il Sole che sorge ; il Primo Sorvegliante stava a est e il Secondo a nord. L’Altare era nel centro della Loggia e c’erano tre Diaconi, essendo anche il Maestro di Loggia considerato tale.

Quando un giovane chiedeva di essere accettato muratore (nel diciassettesimo secolo, l’età minima era di 14 anni), gli veniva detto di scegliere in quale delle due classi volesse servire; se sceglieva di essere uno Straight Mason gli veniva fatto dono di una squadra, se voleva essere un Arch Mason di un compasso. Il colore – simbolo degli Straight Masons era il blu, degli Arch Masons il rosso. Per l’iniziazione, l’Apprendista entrava in Loggia vestito di bianco, con un cordone intorno alla vita, tenuto per mano da due Compagni, uno per parte ; un altro Compagno davanti e un altro dietro reggevano gli estremi di un altro cordone annodato intorno al suo collo. Così veniva formato un diamante a cinque punte, il cui simbolismo si è conservato in varie parti dell’odierna Massoneria.

Per salire al grado di Compagno doveva preparare una rozza Pietra squadrata come campione del suo lavoro, e il Sovraintendente ai materiali doveva esaminarla prima che potesse entrare.

Dopo un anno da Compagno poteva accedere al perfezionamento detto Super-compagno (Superfellow) : il Candidato veniva condotto intorno alla Loggia per tre volte, e prestava giuramento inginocchiandosi davanti alla Pietra squadrata che aveva portato con sé.

Il rituale di perfezionamento successivo, (Compagno) Costruttore, si differenziava tra gli Straight Masons e gli Arch Masons su un punto importante : la Pietra che nel rituale Straight risulta andata perduta è la Pietra Angolare, nel rituale Arch è la Chiave di Volta.  E’ quindi lecito considerare a livello simbolico Pietra Angolare e Chiave di Volta come equivalenti.

Notevoli e interessanti sono le citazioni del Marchio contenute nei rituali operativi. Per esempio, nelle Letture Harodim :

La Massoneria fu propagandata in questo modo : quando i nostri antichi Fratelli avevano terminato il Tempio di Gerusalemme, viaggiarono in terre straniere e stabilirono così nuove Logge, e crearono regolarmente nuovi Massoni che erano operai di professione (…). Gli Operai del Marchio hanno il compito di preparare le pietre per il Tempio in modo tale che gli Erettori, nel luogo del Tempio, possano sapere esattamente dove ogni Pietra deve essere piazzata, sapendo che queste sono marchiate con pittura blu, mentre quelle destinate alla Gilda dell’Arco sono marchiate in rosso (…). Nel nostro rituale, gli Uomini sono le Pietre che devono essere Marchiate – Pietre viventi. Quando un Compagno deve essere ricevuto, entra nel Tempio mescolato insieme agli altri ; quando poi viene dato l’ordine “Ogni uomo al suo posto”, tutti i presenti – essendo già Marchiati – sanno già dove andarsi a piazzare ; il Compagno, che non lo sa, occupa a caso un posto libero. Il Maestro dice poi che esaminerà se le pietre ci sono tutte, e se sono perfettamente marchiate per il lavoro del Tempio. Trova il Compagno, ed esclama : “Qui c’è una Pietra che non è stata preparata come le altre e non è stata marchiata. Come siete entrato qui ?” Il Compagno risponde che è entrato dalla porta insieme agli altri. Questo causa grande indignazione, ma poi i Fratelli si placano, decidono che possono riconoscerlo e lo marchiano. Così egli diventa un Operaio del Marchio, e ha un segno indelebile impresso sul corpo.

Il marchio speculativo

Quando la Massoneria speculativa venne fondata nel 1717, disegno dei suoi creatori era la creazione di un’organizzazione forte e centralizzata, in grado di accreditarsi presso gli strati alti della società inglese al fine di riscuotere le protezioni e i consensi che le erano necessari per espandersi nel mondo. Per questo venne combattuta la tendenza delle Logge delle varie città a portare avanti sistemi autoctoni di antichi gradi (i famosi antient degrees), la cui pratica disordinata era fonte di confusioni gerarchiche e manteneva l’Istituzione troppo strettamente collegata alle sue origini artigiane.

Ma d’altra parte, i riformatori erano consapevoli che negli antient degrees erano custoditi gran parte dei tesori esoterici costituenti la fonte inscindibile dei valori fraterni e universalisti della Massoneria ; erano quindi coscienti che ogni intervento di semplificazione andava condotto con gran cautela, e le opinioni in proposito erano varie e molto diverse. L’introduzione del grado di Maestro fu un tentativo solo parzialmente riuscito di innestare nell’Ordine una sintesi dei contenuti esoterici degli antichi gradi ; moltissimi Fratelli, soprattutto in provincia, non vollero accettarla, e il dissenso tra Antients e Moderns sarebbe cresciuto progressivamente, fino a sfociare nella secessione degli Antients nel 1751.

A partire dal 1717, anche il Marchio diviene una parte importante di questo dibattito. La tendenza dei Moderns più oltranzisti è già quella di escluderlo progressivamente dall’Ordine, perché – affermano – sebbene in molte Officine si stia consolidando la pratica di somministrarlo in forma di grado, non risulta siano mai esistiti rituali operativi aventi già tale forma : si tratta di un semplice abbellimento del grado di Compagno, una sorta di medaglia ad honorem che veniva assegnata senza particolari formalità e della quale si può benissimo fare a meno.

Ma non la pensano così i Fratelli delle Officine Antient, in seno alle quali il Marchio sta assumendo sempre di più un duplice valore : in certe zone (soprattutto fuori dall’Inghilterra) viene considerato un preliminare necessario dell’Arco Reale, in altre il perfezionamento fondamentale del grado di Compagno, che può fare benissimo le veci del nuovo e aborrito grado Modern di Maestro hiramita.

Tra gli argomenti più forti a sostegno della loro tesi, ricordano che la stessa Gran Loggia d’Inghilterra è storicamente una derivazione della Compagnia dei Muratori di Londra, che per decreto reale poneva al centro dei propri doveri il rigetto del cattivo lavoro ; è proprio a tutela della qualità del lavoro muratorio che il Marchio fu creato, e disconoscerlo equivarrebbe simbolicamente a volervi rinunciare. Ma il crescente successo dei Moderns sortirà il suo effetto : lungo tutto l’arco della prima metà del diciottesimo secolo le testimonianze scritte del Marchio in Inghilterra si diradano progressivamente, fino a sparire del tutto. Riappariranno, dapprima stentatamente, nella metà successiva.

Apparentemente esclusa dal divampare di tali polemiche è la Massoneria scozzese, che mantiene il Marchio come parte integrante del grado di Compagno. Non manca la sua citazione nel Libro di Loggia di Kilwinning, dove tra il 1674 e il 1720 si fa menzione della sua concessione a tre diversi Fratelli. Ma a partire dal 1736, in seguito alla fondazione della Gran Loggia di Scozia, la sua pratica nelle Logge comincia progressivamente a decadere (lo salverà il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale incorporandolo nel proprio sistema, e vedremo più avanti quanto tale svolta sia destinata a rivestire enorme importanza nella storia del grado).

La decadenza, tuttavia, fu lenta, e proprio dalla Scozia ci viene la prima testimonianza indiscutibile della somministrazione del Marchio non ai Compagni, ma ai Maestri : l’articolo 68 dei Regolamenti della R:. L:. Doric Kilwinning, n°68 all’Oriente di Glasgow (datato 1758) recita infatti qualunque membro ammesso nella Loggia e iniziato Apprendista dovrà pagare nove scellini, (…) uno scellino e sei pence per passare Compagno, due scellini per ascendere a Maestro e uno scellino e un penny e mezzo per essere fatto Maestro del Marchio.

Quanto all’Irlanda, lo storico della Massoneria deve fare i conti con due problemi fondamentali : primo, la gran quantità di documenti che è andata dispersa o smarrita nelle guerre civili ; secondo, l’esistenza di un numero sterminato di antichi gradi autoctoni dei quali si sa poco, che spesso portavano nomi uguali l’uno all’altro o anche uguali a gradi praticati in forma diversa in Inghilterra. Soprattutto a partire dalla fondazione della Gran loggia d’Irlanda (1725), diventa pressoché impossibile stabilire cosa si celi sotto il titolo di un dato grado.

L’introduzione delle nuove forme causò, come prevedibile, varie proteste, ma meno di ciò che si crederebbe ; nel complesso, le Officine irlandesi accettarono di buon grado la rivoluzione hiramita, anche se molte ottennero dispense per continuare a praticare i loro antichi gradi che oggi non fanno altro che aumentare la confusione. Ma nella maggioranza dei casi, invalse l’uso di continuare a tramandare gli antichi gradi oralmente ; questo permise, una volta che la Gran Loggia d’Irlanda si era conquistata il suo spazio di autonomia da Londra, di reintegrarli nel nuovo sistema, dando origine al fenomeno internazionalmente noto come massoneria allargata.

Tra i gradi sussidiari (diplomatica definizione !) che progressivamente fecero la loro ricomparsa nella seconda metà del secolo c’era il Marchio locale, tramandato soprattutto nell’ambito degli encampments templari ; non ci sono pervenute versioni scritte dei suoi rituali originari, ma sappiamo che comprendevano la posa, da parte del Candidato, di una vera Chiave di Volta su un Arco incompleto. Su questa erano incisi caratteri misteriosi che secondo lo storico Crossle significherebbero Gloria, ma l’interpretazione non è certa.

E’ plausibile comunque che gli Antients, nel loro lavoro di recupero e valorizzazione degli antichi gradi, abbiano introdotto in Inghilterra la pratica del Marchio irlandese, o almeno di alcune sue parti, anche se non sempre di facile identificazione ; ritroveremo infatti l’usanza della posa della Pietra in almeno un rituale inglese.

Un ultimo dettaglio che non può essere tralasciato riguardo alla Massoneria irlandese è che gli Irlandesi furono gli inventori delle Logge militari, che tanto si adoperarono per la diffusione della massoneria nel mondo. Queste Officine godevano della massima stima dei loro Ordini, vuoi per il loro esemplare attaccamento all’Istituzione che li spingeva a portare avanti i lavori anche in condizioni di estremo disagio, vuoi perché un po’ tutti, nella madrepatria, erano consapevoli del loro immenso valore propagandistico ; godevano quindi di privilegi comunemente negati a una Loggia normale, come quello di poter lavorare contemporaneamente all’obbedienza di autorità massoniche diverse, in modo che tutti i militari che ne facevano parte potessero sentirsi a casa.

Un’altra concessione inevitabile, vista l’origine della maggior parte dei loro membri (che, anche se non erano di origine scozzese o irlandese, provenivano per la maggior parte da piccoli centri) era la massima tolleranza riguardo alla pratica degli antient degrees, che ne fece lo scrigno in cui molte tradizioni massoniche altrimenti destinate a disperdersi vennero preservate.

 

Dunckerley e il Marchio

Nella seconda metà del secolo, come già abbiamo accennato, testimonianza del marchio in Inghilterra ricompaiono sporadicamente a Winlaton, Hull, Durham e Newcastle ; ma il personaggio centrale tra quanti si adoperarono per il rilancio del grado è Thomas Dunckerley, un gigante della Massoneria che oggi non viene ricordato come meriterebbe.

Era nato a Oldham il 23 Ottobre 1724. Nei mesi precedenti, sua madre era stata a servizio a casa di una nobildonna presso la quale il Principe di Galles, il futuro Re Giorgio II, soleva soggiornare. Solo all’età di 36 anni Dunckerley avrebbe appreso dal suo padre anagrafico di essere il figlio naturale del Re.

In quell’anno Dunckerley prestava servizio come cannoniere sulla regia nave Vanguard, ed era reduce dalla vittoria nella guerra dei sette anni che aveva portato alla conquista inglese del Quebec. Quando seppe dei propri natali, corse a Londra e cercò di farsi ricevere dal Re, ma senza riuscirvi ; non ci furono invece problemi – in qualità di Maestro Venerabile della Loggia della sua nave – a farsi ricevere dal Gran Maestro della Gran Loggia d’Inghilterra, Lord Aberdour.

Cosa si fossero detti in quel colloquio non è dato di sapere ; si sa soltanto che Dunckerley ne uscì con in mano un incredibile passaporto il cui testo crediamo non abbia uguali nella storia della Massoneria : gli conferiva l’autorità di regolare gli affari della Massoneria nelle Province del Canada appena conquistate o in qualsiasi altra parte del globo che egli possa visitare nella quale un regolare Gran Maestro Provinciale non sia già insediato.

Non solo in virtù delle sue origini Dunckerley era stato scelto per questo compito, ma anche per le sue idee. Stracolmo com’era di Logge militari – tradizionalmente di simpatie Antient – il Canada rischiava di diventare la roccaforte Antient del mondo, con buone possibilità di eclissare il primato internazionale della Gran Loggia d’Inghilterra.

Dunckerley era l’uomo adatto per scongiurare questo rischio. Maestro Venerabile di una Loggia militare ma di obbedienza Modern, condivideva con la Gran Loggia d’Inghilterra la visione di una Massoneria fortemente centralizzata e disapprovava le disordinate tendenze Antient al localismo ; ma era nello stesso tempo un profondo conoscitore degli antichi gradi, in grado di competere addirittura con Lawrence Dermott su tale argomento. Se a questo si aggiunge che i Massoni del Quebec lo conoscevano e lo stimavano, personaggio più adatto non si sarebbe potuto trovare.

Quello che egli seppe fare della Gran Loggia del Quebec nei pochi anni della sua permanenza in Canada fu una sorta di serra in cui conservare gli antient degrees, i cui rituali aveva portato con sé dall’Inghilterra ; le Officine facevano a gara per studiarli, rilasciarli e praticarli, e sembra che in alcune di esse, addirittura, il cammino massonico dei fratelli fosse scandito dal rilascio di un antico grado ad ogni tornata.

Nel 1764, a quarant’anni, si congedò dalla marina e rientrò in Inghilterra. Dopo il rimpatrio, per alcuni anni la sua preoccupazione principale fu di farsi ricevere dal Re. Ma solo nel 1767, quando Giorgio II era passato a miglior vita, suo figlio Giorgio III riconobbe le sue origini e gli garantì una pensione di cento sterline all’anno.

In quello stesso periodo era diventato Gran Maestro un suo amico, Lord Blainey, col quale condivideva la passione per gli antichi gradi. Uomo di grande intelligenza ma non sostenuto da una buona salute, Blainey si era fatto promotore del clima di conciliazione di cui la Massoneria inglese in quel momento sentiva un gran bisogno, e fin dal primo momento Dunckerley fu al suo fianco per dargli una mano.

Il loro più grande successo ebbe luogo il 22 luglio 1767, quando superando l’opposizione dei Moderns più oltranzisti riuscirono a innalzare le colonne del primo Capitolo dell’Arco Reale sotto gli auspici della Gran Loggia d’Inghilterra : in questo modo strapparono agli Antients il monopolio dell’antico grado più prestigioso, ponendo le basi per la soluzione di compromesso che sarebbe arrivata quasi mezzo secolo dopo.

Nel 1769, Dunckerley riuscì a dotare di un Capitolo anche la sua Loggia Madre, la Antiquity di Portsmouth. Circa nel 1940 venne rinvenuta una copia del suo Libro di Loggia : era scritto in uno sconosciuto codice cifrato, tra i più complessi che in Massoneria si siano mai visti.

Appena lo ebbero in mano, gli storici della Gran Loggia Unita d’Inghilterra si resero conto che un cifrario del genere doveva celare qualcosa di molto segreto, e quando infatti riuscirono a venirne a capo, le scarne parole conclusive vergare dal Segretario furono una rivelazione :

(Il Fratello Dunckerley) ci disse di questa maniera di scrivere, che deve essere usata nel grado che possiamo trasmettere ad altri affinché i Compagni possano essere Mark Masons e i Maestri Mark Masters.

Era proprio così : non pago di aver reintrodotto nell’Ordine l’Arco Reale, per mezzo del Capitolo di Portsmouth Dunckerley aveva cercato di reintrodurre nella Gran Loggia d’Inghilterra anche il Marchio. Lo aveva fatto nella sua città natale, in una Loggia sulla cui fedeltà assoluta sapeva di poter contare, per cercar di evitare la stessa furibonda reazione di cui era stata oggetto la reintroduzione dell’Arco Reale ; e forse anche perché, essendo nella tradizione britannica Arco e Marchio due gradi nettamente separati, la notizia di un tale innesto avrebbe potuto esporlo all’accusa di irregolarità, mettendo in gioco la sopravvivenza della neonata rete di Capitoli che cercava di creare. L’esperimento, del resto, era destinato a fallire, perché dei rituali Dunckerley in seno alla Gran Loggia d’Inghilterra non rimase traccia.

Per vari decenni gli storici della Massoneria hanno discusso intorno alla loro natura.  Sebbene la cosa non possa essere provata definitivamente, è quasi certo che si trattasse del tipo di Marchio che veniva praticato nella Loggia del reggimento scozzese Inniskilling Dragoons.

Ciascuno dei due gradi è costituito in prevalenza da un lungo discorso, composto da un elenco di doveri e da una Lettura. Non c’è ancora nessuna traccia di Sovraintendenti, nessuna Pietra viene introdotta né saggiata ; le otto lettere che vengono date al Maestro del Marchio sono ancora sei, H T S W S S (Hyram of Tyre, Son of the Widow, Servant of Solomon).

In entrambi i rituali la parte dinamica è assai ridotta, e tutto il fascino e la bellezza irradiano dall’eccezionale qualità espressiva delle Letture, che li fanno annoverare tra i più bei rituali della Massoneria settecentesca. Ecco la Preghiera che costituiva la Chiusura del grado di Maestro :

Prima di congedarvi, vi raccomando di riporre la vostra fiducia nell’Essere Supremo che è una Forza per il bisognoso nella sua angoscia , un rifugio dalla Tempesta quando le raffiche dei malvagi tempestano le Mura, e possano le vostre vite rafforzate da questa fiducia riflettere l’onore del grado di Maestro del Marchio, e tramite la nostra integrità e la nostra purezza fare di noi uomini in tutto simili al grande Uomo il cui nome è inciso sul nostro Marchio.

In tarda età, i tributi di stima che giungevano a Dunckerley da ogni parte cominciarono ad aver ragione della sua viscerale opposizione per le alte cariche. Finì per diventare Gran Maestro di otto Gran Logge provinciali contemporaneamente, onore mai toccato a nessun altro Massone nella storia.

I suoi ultimi anni di vita furono avvelenati dall’amarezza che la sua voce – sempre instancabile a indicare la via della conciliazione nel binomio “ripristino dei gradi antichi e centralizzazione dell’Ordine” fosse ascoltata sì col rispetto dovuto a un Fratello che era un mito vivente, ma nella pratica regolarmente ignorata. Morì nel 1795 : dell’esecrabile controversia che vedeva contrapposti gli Antients e i Moderns, il Fratello Dunckerley non riuscì a vivere abbastanza per vedere la fine.

 

Il ritorno del Marchio

Non era stato solo per mano di Dunckerley che la Massoneria del Marchio aveva ricominciato a manifestarsi – dal 1770 circa in poi – in varie parti del Regno Unito : se ne trovano tracce nei verbali di Officine situate a Durham, Dumfries, Bath, Nottingham, Manchester, Wigham, Oldham, Sheffield, Newcastle, Norwich, in Irlanda, in Scozia e in America – particolare degno di nota, almeno una delle Logge in questione, la Marchese di Granby di Durham, era Modern.

In alcuni casi si accenna soltanto all’avvenuto pagamento della quota per il Marchio da parte di Fratelli, in altri si parla esplicitamente di “elevazione”, il che fa supporre l’esistenza di uno specifico rituale ; anzi di due, perché quasi dovunque i gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio sono citati separatamente. Come è ovvio data l’epoca, entrambi venivano concessi in grado di Compagno, e c’è ragione di pensare che in varie Logge il grado di Maestro del Marchio facesse le veci dell’attuale grado di Maestro.

Una delle prime Logge inglesi a praticare regolarmente il Marchio fu la Loggia Minerva di Hull, fondata nel 1782 e tuttora esistente all’obbedienza della Gran Loggia del Marchio, col privilegio di poter lavorare ancora oggi secondo il suo rituale originario (sebbene col tempo sia stato sottoposto a diversi aggiustamenti).

La Minerva era spesso visitata da marinai e mercanti stranieri : sul registro è menzionata la concessione di Marchi a visitatori provenienti da Brema, Amburgo, Lubecca, Stettino, dall’Olanda e dall’America settentrionale.

Tra le numerose peculiarità che sono proprie del rituale Minerva, un curioso primato : è il più antico rituale massonico a prescrivere esplicitamente l’uso dei guanti. In esso, i Sovraintendenti siedono dando la schiena ai piedestalli dei Sorveglianti ; quanto al Maestro Sovraintendente,  siede affiancato al Maestro Venerabile dietro l’Altare.

Il Candidato viene introdotto abbigliato di un’ampia tunica e del grembiule di Operaio del Marchio ; nel corso delle tre perambulazioni, scambia il segno tanto con i Sovraintendenti che con i Sorveglianti. Altro particolare curioso : il Giuramento viene effettuato subito dopo.

Il Candidato si ritira poi nelle Cave di Tiro, e ne fa ritorno in compagnia del Primo Diacono, ognuno con una Pietra da sottoporre all’esame ; sono soltanto due Sovraintendenti a verificarle. Dopo che la Pietra portata dal Candidato è stata scartata segue la cerimonia della riscossione del Salario, ma non viene conclusa : subito dopo la Processione il Copritore Interno impugna un’ascia, e il Primo Sorvegliante indica il Candidato come un impostore.

Prima che il Maestro Venerabile si sia pronunciato sulla pena da assegnargli, emerge il problema della Chiave di Volta che è andata smarrita. Al Candidato è concesso di andare a cercare la sua Pietra ; gli coprono le gambe per proteggerle dalle macerie, e insieme al Primo Diacono perlustra il Tempio in lungo e in largo, ritrovandola infine dietro alla sedia del Primo Diacono, nell’angolo a nord-est. Dopo l’approvazione della Pietra da parte del Venerabile, gli vengono infine rivelati i segreti del grado ; le otto lettere gli vengono spiegate mediante la formula Hiram The Widow’s Son Sought This Key-Stone, diversa da quella in uso nel rituale moderno.

Nel Cheshire, la diffusione del Marchio nel periodo precedente alla Union fu interamente carico della leggendaria Loggia Viaggiante. I suoi fondatori furono un gruppo di Fratelli che avevano ricevuto il Marchio nelle Logge militari, e dopo il congedo erano rimasti disgustati dal clima di avvelenata polemica che pervadeva le Logge della madrepatria, sconvolte dal contrasto che opponeva gli Antients ai Moderns. Individuarono nel Marchio il simbolo della Fratellanza dell’antica muratoria, e con entusiasmo quasi fanatico presero a percorrere le Logge della regione somministrando il grado a chiunque si identificasse con il loro ideale ; né la loro missione era destinata a esaurirsi con la Union, come vedremo più avanti.

Ci sono poi alcuni casi sui generis. Uno senz’altro è rappresentato dalla R:. L:. Relief all’Oriente di Bury, che lavorava all’obbedienza della minoritaria Grand Lodge of All England : tutti i Marchi da lei rilasciati erano costituiti da una lettera dell’alfabeto ebraico o greco. Unico esempio nella storia, la Grand Lodge concesse un Marchio alla Loggia stessa, che veniva apposto a tutti i suoi documenti ufficiali.

Una vicenda tra il comico e l’incredibile è quella che ebbe per protagonista la R:. L:. Hope di Bradford. Anche questa aveva lungamente lavorato all’obbedienza della Grand Lodge of All England, e vantava una licenza per la concessione di Marchi che portava la data addirittura del 1713. Passata poi all’obbedienza della Gran Loggia d’Inghilterra, decisero di festeggiare il centenario con l’invio di una delegazione a Londra, per vedere se fosse possibile, appellandosi all’interesse storico, trovare un modo per farsela confermare.

Furono incredibilmente fortunati. Quando la delegazione giunse a Londra, Antients e Moderns erano a un passo dalla Union, entrambi preoccupatissimi su come i Massoni del Marchio avrebbero digerito l’esclusione del Marchio dall’Ordine. Così, dopo essere stati colmati di gentilezze, se ne tornarono a Bradford con una nuova licenza di pugno del Gran Maestro, che li autorizzava a proseguire l’emissione di Old Marks !

A Londra, roccaforte Modern, il Marchio non trovava di certo il suo ambiente più congeniale, ma approfondendo l’investigazione si scopre che vi era più diffuso di quanto si crederebbe : basti dire che era comunemente praticato nella R:. L:. Kent, n°8 all’obbedienza degli Antients, gigantesca Officina che copriva circa un terzo della città. La maggior parte dei marchi rilasciati dalla Kent erano ispirati all’attività professionale dei Fratelli : si sa di un filatore che scelse un Telaio, un marinaio un’Ancora, un birraio un Boccale.

In Irlanda, la locale Gran Loggia si barcamenava tra le forti istanze in favore degli antichi gradi che provenivano dal basso e l’evidenza che la situazione internazionale stesse orientandosi in direzione del tutto diversa. Fu senza dubbio per cautelarsi contro il futuro che creò, nel 1786, un organismo autonomo nominalmente destinato alla pratica e all’amministrazione dei gradi templari – lo Early Grand Encampment – al quale, in pratica, era delegata l’amministrazione di tutti gli antient degrees. E’ da quella fonte che proviene la principale linea di successione dell’odierna Gran Loggia del Marchio, perché l’autorizzazione alla pratica del Marchio vantata a partire dal 1817 dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia aveva come fonte una trentina di patenti per la Scozia emesse proprio dall’Encampment irlandese.

Alcuni passaporti del Marchio rilasciati nel primo periodo dall’Early Grand Encampment rivestono al giorno d’oggi un interesse storico eccezionale : sono infatti da annoverare tra le poche testimonianze rimaste di una famiglia di rituali del Marchio oggi completamente estinta, il Cain’s Mark. Se ne possono trovare le tracce dovunque i Maestri del Marchio solessero autodefinirsi Mark’d Masons, Massoni Marchiati : un’usanza che, come abbiamo riscontrato nelle Letture Harodim, risale agli operativi. In tutti i casi dove questo avvenga, il riferimento scritturale d’obbligo (e talvolta dichiarato) va ricercato allora nella leggenda massonica di Caino e Abele :

Quando il numero della razza umana aumentò, le loro malvagie passioni entrarono in azione ; e Caino, influenzato dall’invidia, rinnegò i princìpi della Massoneria, e tolse la vita a suo fratello. A questo seguì il giudizio, e la sentenza della Divinità (…) e il fratricida e la sua famiglia vennero cacciati, Caino essendo protetto da chi voleva esercitargli violenza da un Marchio particolare che lo distingueva dal resto dell’umanità. Sulla natura di questo Marchio, molte sono state le congetture degli antichi : alcuni hanno immaginato che avesse impressa la parola ABEL, altri che le quattro lettere formassero il Nome di Dio.

Infine, in America, la semina praticata dalle Logge militari aveva portato un po’ dovunque frutti vigorosi, e quasi dovunque il Marchio era praticato in combinazione con l’Arco Reale ; dalle carte della R:. L:. St. John all’Oriente di Middleton, Connecticut, emerge addirittura che in questa Officina il Marchio non era considerato un requisito necessario per accedere all’Arco Reale, bensì viceversa.

Curiosa anche una lista di Marchi assegnati dalla St. John : un Covone di Grano, una Mano nella Mano, Sette Candelieri, Cinque Punti, una Nave, un’Aquila Calva, un Pulpito, il Polo Nord, una Colomba recante un Ramo d’Ulivo, un Torchio da Stampa, una Sfera di Cristallo. In molti casi, il Marchio era ornato anche da un motto : per esempio, intorno al Torchio da Stampa era scritto “combattere la parzialità, astenersi dall’anarchia”.

 

Gli antichi rituali

Come abbiamo già accennato a proposito del Cain’s Mark, le antiche forme del Marchio possono essere raggruppate in varie famiglie, ciascuna composta da rituali somiglianti fra loro e più o meno caratterizzati da un’origine comune. Una delle più estese e ramificate è quella dei rituali in qualche modo imparentati con l’antica Massoneria di York, nella quale possono essere individuati vari stadi di evoluzione.

Una delle forme più arcaiche veniva praticata negli anni ottanta del Settecento in Giamaica e a Charleston, evidentemente introdotta da qualche Loggia militare ; mancano i Sovraintendenti e i Diaconi svolgono il ruolo del Copritore Esterno. In questa versione i due gradi del Marchio venivano ancora somministrati separatamente.

Più estesa e interessante è la cerimonia di primo grado. Una volta introdotto ad opera del Fratello Terribile, ci si aspetta dal Candidato che egli compia addirittura sedici giri della Loggia, ciascuno collegato a una prova (ma dopo che ha compiuto i primi quattro con successo, il Maestro Venerabile lo dispensa dal continuare). Esamina a questo punto la Pietra da lui portata, ma la trova imperfetta e gli ordina di buttarla ; il Candidato esegue questo gesto alzandola con ambo le mani e scagliandola dietro la spalla sinistra.

Gli viene poi richiesto un obolo di tredici centesimi per la Loggia, ma il Candidato – privato dei metalli – non ha con sé il denaro. Il Venerabile lo rimprovera : che è mai, Fratello mio ? Rifiutare una così piccola somma per il sollievo dell’umanità sofferente ! Il Grande Architetto ve ne chiederà conto.

Un Diacono lo invita allora a stendere la mano sull’Altare per ricevere il Salario, ma quando il Candidato esegue il Secondo Sorvegliante brandisce minacciosamente un pugnale e gli graffia il polso. Gli viene allora chiesto se è disposto ad assumere un impegno, e alla sua risposta affermativa i lavori vengono sospesi per un breve rinfresco, a cui seguono il Giuramento, la somministrazione del Marchio, la comunicazione dei segreti del grado, ecc.

In un altro rituale molto simile – contenuto nel cosiddetto manoscritto Watson – abbiamo la prima comparsa delle otto lettere, che erano allora T W S T O D A N, ovvero The Widow’s Son Tribe Of Dan And Naphtali ; dal modo in cui erano raffigurate sul gioiello del grado, si è ipotizzato che costituissero la chiave di un cifrario. Nel Watson, l’intera cerimonia di somministrazione del Marchio veniva svolta in grado di Compagno.

Due prodotti più recenti di questa famiglia erano i rituali praticati dall’Antiquity Preceptory dei Cavalieri Templari e dalla R:. L:. Howe di Birmingham (in essi, la formulazione delle otto lettere varia dall’uno all’altro : da una parte H T W S S T K S, dall’altra H T S W S T K S).

In entrambi i casi, i lavori venivano già aperti in grado di Maestro del Marchio ; abbiamo già l’introduzione di due Candidati (uno dei quali impersonato da un Diacono) e l’esame delle loro pietre da parte di tre Sovraintendenti. Pur con testi diversi, la rappresentazione procede secondo un canovaccio molto simile a quello attuale.

Interessante e dettagliata la fase del recupero della Pietra che era stata scartata : il Maestro Venerabile istruisce il Candidato sul come fare a incidervi sopra i giusti caratteri, dopodiché il Candidato viene sottoposto a varie perambulazioni prima di essere chiamato a collocare egli stesso la Pietra al sommo dell’Arco.

Dopo il Giuramento e la comunicazione dei segreti, segue una Lettura di notevole interesse simbolico. Per riassumerla : dopo aver scoperto come si crea un Arco, Hiram Abif lasciò la Chiave di Volta nel portico del Tempio per usarla più avanti. Venne trovata da quindici Compagni, i quali supposero che i misteriosi caratteri incisi su di essa fossero il Marchio del Maestro, che essi disperavano di ricevere, e la trafugarono.

Non molto tempo dopo, Hiram morì, potando nella tomba il suo segreto. Un altro ingegnoso Compagno risolse il problema legato al completamento dell’Arco, ma i suoi gelosi colleghi gettarono la sua Pietra nel fiume ; dopo varie peripezie, il Compagno riuscì a recuperarla e a rimetterla al suo posto, e solo a questo punto gli accadde casualmente di ritrovare la Pietra originale scolpita da Hiram, e la sistemò trionfalmente sull’Arco al posto della propria.

In definitiva, una delle caratteristiche più interessanti di questa famiglia di rituali è la tendenza ad avvicinarsi armonicamente – nel corso della loro evoluzione – al simbolismo dell’Arco Reale. Un’altra è la suggestiva bellezza delle loro Chiusure ; citiamo qui per esteso quella del rituale Cumberland.

Prima di separarci, adoriamo il Grande Architetto dell’Universo, padre di ogni bene. Possa Egli estendere a noi la Sua protezione, sostenerci con la Sua forza, renderci capaci di resistere alla tentazione e di glorificarlo nelle nostre vite (…) nella ferma speranza che quanto abbiamo espresso simbolicamente nel nostro lavoro possa infine, attraverso la Sua misericordia, essere ricevuto nel Tempio vivente, non edificato dall’uomo, che è eterno nei cieli.

Un’altra importante famiglia di antichi rituali – originaria del nord-est dell’Inghilterra – era quella fondata sulla leggenda biblica di Daniele. Come è noto, gli avvenimenti narrati nel Libro di Daniele risalgono al periodo della seconda edificazione del Tempio, come pure la leggenda dell’Arco Reale ; quindi questi rituali godettero di particolare fortuna negli anni successivi alla Union, per sottolineare le affinità e la stretta parentela dei due gradi, tanto in chiave polemica quanto da chi avrebbe aspirato a una loro integrazione o fusione.

Il loro punto centrale è il passaggio del Giordano da parte degli Ebrei di ritorno a Gerusalemme : uno dei temi più ricchi di simbolismo esoterico per i Massoni interessati alla trasmutazione interiore. In alcune delle versioni più antiche, il passaggio avviene su un Ponte sostenuto da due colonne strettamente imparentate con J e B ; ne abbiamo ancora oggi diverse rappresentazioni raffigurate su antichissimi Quadri di Loggia. Ma un Massone di Newcastle che si rivela assai erudito riguardo agli aspetti simbolici della leggenda scriveva nel tardo Settecento : non è importante stabilire se il Ponte in questione corra tra un pontile e una nave o tra una riva e l’altra di un fiume. Era un ponte, e i Figli di Israele dovevano attraversarlo per proseguire il loro viaggio verso casa. Qualcuno pensa che fosse un guado di pietre, da attraversare balzando dall’una all’altra.

Ne esistono svariate versioni, il cui schema comune è il seguente : Il Re di Babilonia ha fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare. Daniele viene portato davanti al Re, che gli racconta il sogno ; Daniele lo interpreta, e chiede come ricompensa di essere lasciato libero di tornare a Gerusalemme per provvedere alla ricostruzione del Tempio. Il Re glie lo concede, e lo affida a un suo cortigiano perché lo conduca fino al Fiume. A questo punto, al Candidato viene concesso il Marchio e viene istruito riguardo al simbolismo del grado ; infine passa il Fiume e si procede alla Chiusura.

Questo è un semplice schema, ma le numerosissime versioni del rituale sono ricche e affascinanti. Diverse le descrizioni del sogno del Re : da un leone che minaccia di divorare lui e la sua casa a una statua edificata con diversi materiali che crolla e si distrugge. Diverse le peripezie di Daniele : dal semplice valicamento di un’assicella che simboleggia il Fiume a varie vicissitudini simboleggiate da complesse Letture, Catechismi e Prove. In alcuni, Daniele non è solo : i prigionieri sono un gruppo. In altri, la sua interpretazione del sogno viene premiata con vari onori. In taluni viene sceneggiato non solo il Passaggio del Fiume, ma anche l’arrivo a Gerusalemme ; altri ancora si avventurano oltre, accennando alla Ricostruzione del Tempio e saldandosi in tal modo con altri importanti antient degrees quali lo stesso Arco Reale e la Red Cross of Daniel. In definitiva, la perdita di questa importante famiglia di rituali e del suo simbolismo può essere definita come la principale carenza dell’attuale versione del Marchio.

Per quanto riguarda la Scozia, le antiche forme di Marchio sono riducibili a quattro : Fellow Craft Mark (per i Compagni), Mark Master (per i Maestri), Fugitive Mark (per i Compagni dell’Arco Reale) e Hint to a Wayfarer, o Christian Mark (per i Cavalieri Templari). I primi due figurano ancora, rispettivamente come 5° e 6° grado, nell’Early Grand Scottish Rite, la versione… scozzese del Rito Scozzese.

Nella leggenda legata al grado di Mark Master, quando Hiram Abif ottenne la supervisione dei lavori della Chiave di Volta vi trovò già impiegato, nel ruolo di Sovraintendente, un parente di Re Salomone, e fu quindi costretto ad assumere un ruolo subordinato. Un giorno, mentre dirigeva il posizionamento di una grossa pietra al culmine della Porta Nord del perimetro del Tempio,la pietra precipitò sul Sovraintendente, il cui nome era Cavelum, e lo uccise.

Re Salomone fu tanto afflitto da questa tragedia da disporre che la Porta Nord fosse murata per sempre, senza immaginare che questo evento sarebbe stato la causa della morte di Hiram : infatti, se fosse stata aperta quando egli fu aggredito dai tre Malvagi Compagni, sicuramente sarebbe riuscito a fuggire. E’da notare che questa osservazione è applicabile solo al rituale di terzo grado scozzese, nel quale i malvagi si piazzano alle Porte Sud, Est e Ovest ; non in Inghilterra e in Irlanda, dove sono disposti a Sud, Nord e Est. E’ anche da osservare che Sud, Est e Ovest sono nel Marchio scozzese le posizioni dei tre Sovraintendenti.

Una variante del Mark Master caratterizzata da un interessante rituale è il cosiddetto Mark of Chair Master, originario del Kinrosshire ; nell’ottocento, la sua pratica era ormai limitata a non più di tre officine. Tra le molte sopravvivenze interessanti, i Sovraintendenti (che non erano ancora Ufficiali) erano dotati di due Marchi diversi, uno di approvazione e uno da posizionamento. Per quanto si tratti di un rituale per molti versi già vicino a quello odierno, si notano innumerevoli  piccole differenze : per esempio, il Primo Sovraintendente che ha commesso l’errore di gettare via la Pietra viene addirittura rimpiazzato dal Candidato.

Dal punto di vista della storia del Marchio odierno, il rituale scozzese più interessante è quello di origine templare che fu in seguito adottato dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, trascritto da Hector Gairn e riadattato per l’uso massonico da due personaggi che incontreremo più avanti : i dottori Beveridge e Jones.

Sebbene questi ultimi siano stati i fondatori della Loggia Bon Accord di Londra, non è questo il rituale che adottarono per la loro Officina ; venne praticato però da un gran numero di Logge inglesi che lavoravano all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo, e per questa ragione la sua influenza sul rituale del Marchio moderno fu grande. E’ anche il rituale che collega direttamente l’esperienza di Thomas Dunckerley al Marchio di oggi, perché è quasi certo che derivi da quello praticato nella Inniskilling Dragoons ; gli adattamenti, però, dovettero essere oltremodo numerosi, perché l’influenza degli originari rituali Dunckerley è riconoscibile a stento.

Anche in questo rituale i Sovraintendenti non sono Ufficiali, e neppure i Diaconi : sono il Maestro Venerabile e i Sorveglianti a condurre l’intera cerimonia. Soltanto in due delle quattro versioni oggi conservate è già contemplata la presentazione delle tre Pietre (nella terza, di due sole ; nella quarta, la Pietra da esaminare è fin dall’inizio nelle mani dei Sovraintendenti) e in tutte e quattro il Marchio non viene scelto ma semplicemente assegnato.

Invece il rituale che sarebbe stato adottato dalla Bon Accord apparteneva alla famiglia dei cosiddetti rituali Fuller, dal nome dello studioso che ne individuò l’origine comune : in essi addirittura i Sovraintendenti non compaiono di persona, ma vengono soltanto citati dal Primo Sorvegliante. Il lavoro è alla gloria del Grande Geometra dell’Universo, e una sua peculiarità è che la cerimonia del Pagamento del Salario non vi svolge la funzione odierna, ma è compresa nella Chiusura.

Con questa rapida panoramica abbiamo sfiorato tutte le principali varietà di antichi rituali ; seguiamo ora le vicende che, dalla diaspora di antient degrees caratteristica della Massoneria settecentesca, determinarono poco per volta il configurarsi e il sorgere della Massoneria del Marchio contemporanea.

 

Il Marchio nella clandestinità

Il giorno 27 dicembre 1813 venne firmata la Union, lo storico trattato di pace che – decretando la riunificazione tra Antients e Moderns – diede origine alla Gran Loggia Unita D’Inghilterra (UGLE). L’articolo 2 del Protocollo di Unione era più che esplicito : la pura e antica Massoneria consiste di tre gradi e non di più. Fu un regalo piuttosto sgradito per tutti i fratelli che praticavano gli antient degrees, incluso il Marchio, i quali si aspettavano che dopo la riunificazione sarebbe di nuovo stato possibile per loro praticarli regolarmente in seno all’Ordine.

A partire dal 1813, in Inghilterra, il Marchio venne praticato soprattutto negli Encampments templari, inserito in questo o quel sistema di gradi cavallereschi. Comunque, la clausola che consentiva alle Logge ex-Antient di continuare a praticare gli antichi gradi purché al di fuori del sistema dei gradi azzurri fu ampiamente sfruttata, per periodi di tempo più o meno lunghi a seconda dei luoghi.

Altre officine, come la Friendship a Davenport, Cornovaglia, preferirono continuare il percorso come Logge del Marchio indipendenti, e un gran numero di esse avrebbero prosperato lungo tutto l’arco del secolo per confluire poi nella Gran Loggia del Marchio. La Friendship costituì anche una squadra itinerante di fratelli (non una Loggia Viaggiante come quella del Cheshire) che girava per le officine conferendo il grado ai Maestri che ne facessero richiesta, finché negli anni quaranta le Officine che erano solite ospitarli non furono scoraggiate dall’UGLE con una lettera di ammonimento.

Tracce di pratica del Marchio posteriori al 1813 si riscontrano anche a Redruth (dove il locale encampment templare praticava, sembra, una sorta di rituale Dunckerley) nonché a Callington, Liskeard, Plymouth, Bristol, Devonport, Emouth, Sidmouth e Bath ; particolarmente cospicua la sua presenza in quest’ultima città (patria dei rituali Antiquity e Royal Cumberland), dove la Loggia Royal Sussex venne fondata nel 1812 all’obbedienza degli Antients, e a detta di un suo membro (il fratello Samuel Lazarus) continuò a praticare il Marchio secondo gli antichi costumi (ovvero in seno all’Ordine) addirittura fino al 1823.

Nello Hampshire, il Capitolo Friendship di Portsmouth, fondato da Dunckerley, continuò imperterrito ad assegnare il Marchio fino al 1844, a Fratelli di ogni parte dell’Inghilterra che si sottoponevano alla trasferta per riceverlo prima di procedere oltre nel cammino dell’Arco Reale.

Ancora più irriducibili dovevano rivelarsi i Fratelli della Loggia Viaggiante del Cheshire. Quando i venti di pace avevano cominciato a soffiare tra Antients e Moderns, l’officina si era rassegnata a non aver più una guerra da combattere, e aveva preso dimora a Dukinfield con il nome di East Cheshire Mark Lodge. Ma non aveva mai abbandonato una certa tendenza al nomadismo, e dopo il 1813 decise che era venuto il momento di rimettersi sulla strada.

Una curiosa fonte di informazioni – tanto sul simbolismo del Marchio in generale quanto sulle attività della Loggia in particolare – ci viene dalle pietre tombali dei suoi membri, molte delle quali vennero incise in caratteri cifrati ; se ne possono ammirare tanto ad Ashton-under-Lyne quanto a Mottram.

Inestimabili documenti – sparsi oggi tra varie Officine – ci dicono che negli anni trenta almeno venti Officine ricevevano la Loggia Viaggiante a rotazione ; impossibile azzardare un conto anche approssimativo delle migliaia di Marchi che conferì nell’arco della sua storia.

Si suppone che la sua instancabile attività di diffusione del grado sia andata avanti almeno fino agli anni cinquanta ; e anche dopo quel periodo, come vedremo più avanti, il suo ruolo nella storia del Marchio era ben lungi dall’esaurirsi.

Drammatica, infine, è la storia della Loggia del Marchio Albany dell’isola di Wight, tuttora esistente. Venne innalzata nel 1848 grazie all’interessamento dei fratelli di una Loggia militare irlandese, la Minden Lodge, acquartierata sull’isola ; in quella occasione fecero dono alla Albany della loro preziosa Chiave di Volta finemente scolpita, ma la Albany – non volendo appropriarsi di un oggetto di tale valore – glie la restituì.

La Minden partì poi per l’India, dove venne inviata in zona di guerra per fronteggiare la rivolta dei Sepoy ; a seguito di uno sfondamento imprevisto, quasi tutti i suoi membri vennero sterminati e l’officina fu assonnata definitivamente.

Più di cinquant’anni dopo, la Chiave di Volta fu ritrovata in un remoto villaggio dell’India e amorevolmente restaurata ad opera di un Fratello locale. La Albany allora fece domanda per riaverla, ma la Gran Loggia del Bengala rifiutò di consegnarla. Ne seguì un processo massonico che sancì il torto della Albany, in quanto i suoi diritti erano decaduti all’atto della restituzione.

La Albany lavorava nei gradi azzurri all’obbedienza dell’UGLE e il Marchio all’obbedienza della Gran Loggia d’Irlanda, e a prima vista può sorprendere il fatto che nessun’altra officina inglese sia ricorsa alla medesima soluzione. La ragione è che a Wight non era mai esistita una tradizione del Marchio locale, quindi la versione irlandese venne accettata senza problemi ; invece nel resto dell’Inghilterra le differenze erano troppo marcate perché qualche Officina si sentisse invogliata a seguire il suo esempio.

Lo stesso discorso valeva parzialmente anche per la versione del Marchio praticata in Scozia ; in questo caso però, come abbiamo già anticipato, venne il momento in cui un gruppetto di Fratelli inglesi decise che valeva la pena di affrontare le possibili divergenze, e questa scelta – dalla quale sorse la genesi del Marchio moderno – è l’argomento esclusivo dell’ultima parte del nostro racconto.

 

La Bon Accord

Da quando nel 1817 la Gran Loggia di Scozia aveva riconfermato la posizione resa nota per la prima volta nel maggio 1800 : che d’ora innanzi avrebbe riconosciuto soltanto i tre Gradi Azzurri della Massoneria di San Giovanni, il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia si era sviluppato come un’entità del tutto indipendente dall’Ordine, facendosi carico a partire dal 1819 anche del governo di numerosi antient degrees, tra i quali il Marchio.

Poiché si trattava di un corpo massonico regolare, molti Massoni inglesi presero l’abitudine di recarsi nelle città della Scozia meridionale a ricevere il Marchio ; fin da allora si parlò anche di creare a Londra Logge del Marchio che lavorassero alla sua obbedienza, ma tanto la rigidità dei regolamenti del Supremo Gran Capitolo quanto i freddi rapporti che si erano venuti a creare tra la Massoneria scozzese e quella inglese fecero sì che per più di un trentennio tali progetti restassero al livello di buone intenzioni.

Poi, nel 1850, il medico Robert Beveridge – un membro del Capitolo Bon Accord di Aberdeen – si dedicò alla riforma dei rituali del Marchio scozzese, che essendo di successione templare risultava per molti versi dissonante dalla ritualità dell’Arco Reale sulla quale era innestato. Nel fare questo, incentrò la sua attenzione sulla possibilità di istituire Logge provvisorie per trasmettere il grado ; fu lui a istituire la funzione di Master of the Mark Lodge, che oggi è un carattere tipico dell’Arco Reale scozzese.

A quei tempi infatti, sebbene anche in Scozia la creazione di Logge provvisorie fosse una pratica comunemente seguita per la trasmissione del Marchio, non trovava riscontro nei regolamenti del Supremo Gran Capitolo. In seguito al lavoro di Beveridge il Capitolo Bon Accord di Aberdeen fu il primo a regolamentarla per iscritto, quando ancora nel resto del Paese non era stata approvata.

Il 7 agosto 1851 un medico londinese, William Jones, visitò il Bon Accord e ne ricevette il grado del Marchio. Essendosi reso conto che l’erudizione di Jones sulla storia del Marchio era grande, Beveridge gli chiese aiuto per il lavoro di revisione ; Jones per risposta lo invitò a Londra a casa propria, dove Beveridge arrivò non più tardi di una settimana dopo.

Quando non era impegnato a lavorare sui rituali insieme a Jones, Beveridge girava Londra da solo, recandosi ogni tanto a visitare qualche Officina (a quei tempi, non tutte le Logge osservavano la pausa estiva dei lavori).

Rimase molto sorpreso la sera del 23 agosto, quando – essendosi recato a una tornata della Emulation Lodge of Improvment – il distintivo del Marchio che portava all’occhiello attirò l’attenzione di “parecchi eminenti Massoni di Londra”, che lo accolsero con entusiasmo e lo tempestarono di domande, manifestandogli “un vivissimo desiderio di ricevere il grado.”

Il mattino seguente, Beveridge spedì una lettera urgente al Capitolo Bon Accord, informandolo dell’accaduto. Il Capitolo si riunì  in tornata straordinaria il 25 agosto, e diede mandato al Fratello William Jones – già a Londra – e a tutti i fratelli che vi si vogliano recare di assistere Beveridge nel trasmettere il grado del Marchio ai candidati Evans, Spencer e Norton.

La commissione scozzese giunse a Londra il giorno seguente, e qui sorse un problema : nel gruppetto di Fratelli messo insieme in fretta e furia c’era un solo Maestro del Marchio. Per trasmettere il grado in triangolo, si pensava che bastasse ; non si era tenuto conto che Jones, avendo ricevuto il grado meno di venti giorni prima, non aveva ancora ricevuto il suo passaporto, quindi ufficialmente non era ancora Maestro del Marchio. Forse in un’altra situazione si sarebbe potuto sorvolare sul problema ; ma tutti erano ben consapevoli di star scrivendo una pagina di storia della Massoneria, e che tutti i loro gesti e le loro scelte di quei giorni sarebbero stati accuratamente discussi e soppesati in futuro.

Si misero dunque alla ricerca, disperata e quasi impossibile (tanto più in agosto) di un altro Maestro del Marchio che potesse vantare un passaporto scozzese, e quando ormai stavano per abbandonare ogni speranza la fortuna li aiutò, facendogli incontrare in un pub un Massone delle Bermude che aveva ricevuto il Marchio dal Capitolo n°1 di Edimburgo. Fu reclutato immediatamente, e grazie alla sua partecipazione fu possibile aprire i lavori.

La sera stessa di quel 26 agosto furono creati Maestri del Marchio Evans, Spencer, Norton e altri due londinesi – i fratelli Absolon e Graves – che si erano offerti all’ultimo momento. Includendo anche Jones, si superavano di un’unità i sette fratelli che a quei tempi erano considerati necessari per la costituzione di una Loggia Azzurra, e poiché le Logge del Marchio erano ancora considerate tali, quando la commissione del Capitolo Bon Accord ripartì da Londra si lasciava alle spalle la Rispettabile Loggia Bon Accord alle Cave di Londra, all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia : una Loggia del Marchio regolare – qualcosa che la capitale non aveva conosciuto da prima del 1813.

E’ doveroso osservare che, fin dai primi giorni di vita, la regolarità della Bon Accord fu messa in dubbio dai suoi nemici. Alcune obiezioni erano senza dubbio inconsistenti (per esempio, la negazione del diritto del Supremo Gran Capitolo di Scozia di innalzare le colonne di una Loggia sul suolo inglese, o la pretesa che una Loggia provvisoria non avesse il diritto di consacrare una Loggia stabile, affermazione smentita dalla consolidata tradizione delle Logge militari) ; altre più serie, come il fatto già accennato che il suo Regolamento non prevedesse la possibilità dell’innalzamento di Logge – lo prevedeva d’altra parte il Regolamento del Capitolo Bon Accord, che lavorava alla sua obbedienza, e se mai il caso fosse stato portato di fronte alla giustizia massonica, ne sarebbe sorto un dibattito interessante.

Ma perché questo non avvenisse mai, si prestarono validamente gli “eminenti fratelli” dell’UGLE che si erano gettati anima e corpo nell’esperimento ; neppure un mese dopo, alla tornata del 18 settembre, i membri della Bon Accord raggiungevano già la quindicina, e nell’arco di tre anni si sarebbe superato il centinaio.

Le protezioni londinesi della Bon Accord furono ancora di più una fortuna se si tiene conto del fatto che, nell’arco di pochi mesi, i suoi rapporti col Supremo Gran Capitolo di Scozia erano già guastati. Per quanto le ragioni precise del dissidio non siano documentate, si è avanzata l’ipotesi che l’involontario colpevole della rottura sia stato Beveridge : tornato in Scozia molto colpito dallo spasmodico interesse manifestato dai londinesi per il Marchio, si era messo a esercitare pressioni nei confronti del Supremo Gran Capitolo – anche per mezzo di articoli di giornale – affinché la facoltà di elevare Logge del Marchio fosse regolamentata al più presto, e perché ai membri della Bon Accord fosse riconosciuto il diritto di far proseliti innalzando le colonne di altre officine in territorio inglese. Si scontrava però con la proverbiale rigidezza dell’Arco Reale in materia di regole, e forse – preso dall’impazienza – scrisse o disse ciò che non avrebbe dovuto ; fatto sta che a un certo punto né il Supremo Gran Capitolo né la Bon Accord vollero più avere che fare con lui, e l’intelligente medico scozzese dovette rassegnarsi a uscire di scena.

Per i primi due anni di vita, la Bon Accord si riunì a Portman Square a casa di Jones, che ne fu il primo Venerabile. Lavorando secondo il rituale scozzese non c’erano Sovraintendenti, i fratelli venivano detti Compagni e c’erano altre importanti differenze rispetto alla tradizione del Marchio inglese ; la consapevolezza di questi problemi andava crescendo in loro a poco a poco, mano a mano che venivano visitati da vecchi Maestri del Marchio o dai loro figli e nipoti, che con mano tremante di emozione ponevano nelle mani di Jones sgualcite copie di antichi catechismi e rituali.

Nel 1853, un gran numero di Logge canadesi – storicamente di simpatie antient –  indirizzarono all’UGLE una petizione ove richiedevano se fosse da considerarsi regolare la pratica del Marchio da parte delle Logge nel rispetto della Union, ovvero al di fuori del sistema dei gradi azzurri. L’UGLE non diede risposta, ma incaricò il Board of General Purposes di valutare la cosa ; fu quindi creato un Comitato avente il compito di stabilire se il detto grado di Massone del Marchio potesse essere considerato una parte dell’Antica Massoneria. Già la cautela con cui la domanda era formulata denota quanto l’UGLE intendesse muoversi coi piedi di piombo.

Purtroppo i canadesi non ebbero la pazienza di attendere, e nel novembre 1855 un buon numero di Officine dell’Ontario si costituirono nella Grand Lodge of Ancient, Free and Accepted Masons of Canada ; fu una secessione del tutto inaspettata che a Londra causò un grave trauma, e pur proiettando il dibattito sul Marchio al centro dell’attenzione, indubbiamente si ripercosse negativamente sulla sua serenità.

Nel frattempo la Bon Accord era ancora al centro delle polemiche sulla sua presunta irregolarità : nel maggio 1855 i suoi avversari avevano chiesto e ottenuto che fosse resa pubblica la sua patente, e si era allora saputo che il Supremo Gran Capitolo non glie l’aveva rinnovata da ben tre anni. Per quanto gli Scozzesi si dimostrassero assai riluttanti a radicalizzare lo scontro con l’adozione di provvedimenti ufficiali, c’era a Edimburgo un ala di “falchi” che sognava di gestire a modo proprio l’espansione delle Logge del Marchio di obbedienza scozzese in Inghilterra, e premeva rumorosamente con lettere ai giornali perché la Bon Accord fosse definitivamente estromessa.

La loggia londinese non mancava di rispondere colpo su colpo alle accuse, ma ora che poteva contare su oltre centoventi fratelli a piedilista poteva permettersi di guardare alla questione del riconoscimento con un certo distacco, ed era piuttosto concentrata a osservare l’evoluzione della questione del Marchio in seno all’UGLE, che giorno dopo giorno sembrava promettere sviluppi sempre più interessanti ; ben cinque dei suoi membri erano entrati a far parte del Comitato del Board.

Nel maggio 1855 venne installato Maestro Venerabile un giovane aristocratico : Lord William Henry Leigh di Stoneleigh – amico personale del Gran Maestro dell’UGLE, il conte di Zetland – e ci fu chi vide in questa nomina un forte segno che nell’UGLE il vento nei confronti degli antient degrees stava cambiando.

Prima del termine di quell’anno, accadde in Scozia qualcosa di inatteso : piuttosto maldestramente, i nemici della Bon Accord avevano ottenuto che venisse ritirato il riconoscimento al Capitolo Bon Accord di Aberdeen, con l’accusa di aver promosso la costituzione di una Loggia irregolare. Ma molti altri Capitoli reagirono con sdegno verso un provvedimento che considerarono ingiusto, ai danni di fratelli che con il loro impegno personale avevano permesso al Supremo Gran Capitolo di fregiarsi di una prestigiosa Officina nella capitale : ne seguì uno scontro generale, talmente esteso da scuotere la stabilità dell’Arco Reale scozzese dalle fondamenta.

Allora il Supremo Gran Capitolo fece marcia indietro. Non gli riuscì di recuperare il Capitolo Bon Accord, che offesissimo era andato a porsi all’obbedienza di un Encampment templare, ma cambiò in fretta e furia i propri Regolamenti includendo la possibilità della creazione di Logge del Marchio in terra straniera ; un provvedimento (già auspicato invano da Beveridge) che, oltre a risolvere il caso della regolarità della Bon Accord, poneva le basi per una possibile espansione delle Logge del Marchio scozzesi in Inghilterra.

Lo scenario che allora sembrava stesse delineandosi era un imminente confronto tra Supremo Gran Capitolo e UGLE per il controllo del grado del Marchio sul suolo inglese.

 

La grande illusione

Il periodo in cui sembrò che l’UGLE fosse intenzionata a riammettere il Marchio in seno all’Ordine è tuttora segnato da lacune informative che lo rendono di difficile decifrazione. Sembra accertato tuttavia che le cose siano andate più o meno così : esisteva in seno all’UGLE una minoranza di fratelli (mai venuti chiaramente alla luce) favorevole ad una cauta reintroduzione degli antient degrees, o perlomeno dei più importanti di essi, cominciando dal Marchio. Il conte di Zetland sarebbe stato dalla loro parte, e l’elezione a Maestro Venerabile della Bon Accord del suo amico Lord Leigh sarebbe da interpretare come una tappa di questo progetto.

A un certo punto, tuttavia, Zetland si rese conto che l’opposizione dei modernisti più intransigenti era tanto forte da far temere una grave spaccatura ; quindi fece marcia indietro, consigliando segretamente a Lord Leigh di mutare a sua volta i propri piani e di dare vita a una Gran Loggia del Marchio autonoma che avrebbe potuto godere di un appoggio indiretto da parte dell’UGLE.

Ma procediamo con ordine. Dopo otto mesi di lavoro, il Comitato formato dall’UGLE per decidere i destini del Marchio dopo i fatti canadesi pubblicò il 1° febbraio 1856 le seguenti conclusioni :

Il Comitato(…), in relazione al grado del Marchio – essendosi congiuntamente impegnato in un’inchiesta e investigazione sull’argomento a lui sottoposto (…) è giunto alle seguente unanime risoluzione : (…) che (…) il cosiddetto grado di Massone del Marchio NON costituisce una parte del grado dell’Arco Reale, e che NON è un grado della Massoneria Azzurra, costituendo in realtà UNA GRAZIOSA FORMA DI PERFEZIONAMENTO DEL GRADO DI COMPAGNO. Ma è dell’opinione che non ci sia nulla di obiettabile contro tale grado, né nulla che militi contro l’Universalità della Massoneria (…) e CHE POSSA ESSERE CONSIDERATO.

La delusione e l’incertezza furono grandi : in pratica, il Comitato non aveva risposto a nessuna domanda. Non era chiaro cosa significasse una graziosa forma di perfezionamento del grado di Compagno (espressione che molti Maestri del Marchio trovarono offensiva) né la chiusura, vero capolavoro di ambiguità : che possa essere considerato. Venne avanzata l’ipotesi che all’interno del Comitato fossero stati presenti uno o più fratelli radicalmente contrari alla reintroduzione del grado, e che questi avessero fatto ostruzionismo opponendosi a qualsiasi forma di enunciazione positiva.

Ma il tempo dell’incertezza durò soltanto trentatré giorni per essere sostituito dall’euforia, tanto più viva quanto inattesa. Due membri del Comitato simpatizzanti per il Marchio (John Hervey, membro della Bon Accord, e Peter Matthews) avevano proposto che alle conclusioni venisse aggiunta una postilla per precisare ciò che il verdetto – a leggerlo bene – implicava : ovvero che poiché il grado del Marchio non è parte della Massoneria dell’Arco Reale, ogni decisione riguardo alla sua introduzione in Massoneria deve essere lasciata alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

La postilla era stata accettata, e poco più di un mese dopo – il 5 marzo – l’UGLE emanava questa incredibile Risoluzione : che il grado di Massone del Marchio o Maestro del Marchio (…) non è in contrasto con gli antichi landmarks dell’Ordine, e che il grado è un’aggiunta e una parte anteriore (form part) della Massoneria Azzurra, e che di conseguenza PUO’ ESSERE CONFERITO DA TUTTE LE LOGGE REGOLARI E RICONOSCIUTE, SECONDO LE REGOLE CHE SARANNO APPRONTATE DAL BOARD OF GENERAL PURPOSES E APPROVATE E SANZIONATE DAL VENERABILISSIMO GRAN MAESTRO.

Il documento proseguiva affidando al Board of General Purposes il compito di elaborare i Regolamenti e la futura posizione statutaria del grado del Marchio, possibilmente in tempo per la Gran Loggia che si sarebbe tenuta a giugno.

Questa Risoluzione era firmata dal Gran Maestro, e possiamo immaginare le domande che si posero in quei giorni tutti i Massoni che ne giunsero a conoscenza : la Union era cancellata ? Si ritornava agli antient degrees ?

Guardando i fatti a posteriori, possiamo supporre che Hervey e Matthews avessero agito di concerto con il gruppo di amici del Marchio presente nell’UGLE, nel tentativo di ribaltare il fallimento del Comitato con un colpo a sorpresa, e fossero consapevoli che l’inevitabile reazione dei modernisti ne avrebbe reso il risultato finale assai incerto.

Una conferma indiretta ce ne viene dalle reazioni in seno alla Bon Accord, che furono assai tiepide e in un certo senso sorprendenti. Il 21 maggio – due settimane prima della Gran Loggia in cui il Board avrebbe presentato i suoi risultati – venne tenuta una tornata straordinaria, il cui verbale ha termine con queste parole : è stato in questa tornata che vennero fatti i passi conclusivi per la costituzione di una Gran Loggia di Maestri Muratori del Marchio, e il Venerabilissimo Fratello Lord Leigh è stato invitato ad assumere la carica di Gran Maestro della Massoneria del Marchio per l’Inghilterra.

Questo, ovviamente, lascia supporre che nei due mesi che erano trascorsi dopo la Risoluzione la situazione fosse cambiata di molto, e che i Fratelli fossero già al corrente che di lì a due settimane tutte le speranze di riammissione del Marchio in seno all’UGLE sarebbero naufragate.

Molto significativamente, Lord Leigh non era presente alla Gran Loggia del 5 giugno 1856, nel corso della quale era prevista la presentazione del nuovo Regolamento messo a punto dal Board e la sua votazione. Ma prima ancora che ne venisse data lettura, l’ultraottantenne Presidente Emerito del Board – il Venerabilissimo Fratello Henderson – chiese a sorpresa di parlare, e si lanciò in una feroce requisitoria contro il Marchio ; ribadì fermamente che l’UGLE non doveva consentire nessuna innovazione in materia di gradi, negando addirittura che essa, dal punto di vista della giurisprudenza massonica, ne avesse il potere.

Dopo questo intervento, come è ovvio, si accese la battaglia ; ma fu molto più tiepida di quanto si potrebbe pensare. Infatti, se gli amici del Marchio avessero voluto attaccare a fondo, avrebbero potuto appellarsi al fatto che esisteva una Risoluzione a firma del Gran Maestro in base alla quale il Marchio era da considerarsi già riammesso, si poteva tuttalpiù discutere sul come : in questo modo la questione sarebbe passata nelle mani della giustizia massonica, e le possibilità di ottenere un verdetto favorevole erano alte. Invece accettarono di andare al voto, sebbene lo stesso Gran Maestro Zetland – spiazzando tutti – si fosse dichiarato contro la riammissione del Marchio, con la scusa di non voler dare adito a pericolose divisioni.

In queste condizioni la sconfitta era più che certa, e infatti il nuovo Regolamento fu sonoramente respinto ; un altro indizio che quel mattino del 5 giugno 1856 i giochi dietro le quinte erano già fatti da tempo.

 

La Gran Loggia del Marchio

Appena fu chiaro a tutti che la possibilità di riammissione del Marchio nell’Ordine era sfumata, i due piani alternativi preparati fino ad allora entrarono in azione : mentre il progetto della Bon Accord di costituirsi in Gran Loggia del Marchio andava avanti, altri Fratelli tornavano a guardare alla Scozia.

Appena venuti a conoscenza del risultato del voto dell’UGLE, il 18 giugno 1856 tre Fratelli londinesi fecero richiesta al Supremo Gran Capitolo di una patente, che venne subito accordata. Nacque così la Loggia Saint Mark, n°1 alle Cave di Londra, all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo di Scozia, e nei mesi successivi ne vennero innalzate alla stessa obbedienza altre due : l’invasione scozzese era cominciata.

Sul fronte opposto, la Bon Accord si riunì il 23 giugno 1856 in tornata straordinaria “per prendere in considerazione la possibilità (…) di istituire una Gran Loggia del Marchio per l’Inghilterra e le sue dipendenze”. Alla tornata presero parte rappresentanti di altre tre officine londinesi indipendenti – la Phoenix, la Keystone e la The Mark, e come recita il verbale “alla conclusione di quest’incontro i membri della Bon Accord, con l’assistenza delle tre Logge precedentemente menzionate, procedettero alla formazione della Gran Loggia del Marchio”, della quale Lord Leigh venne eletto Gran Maestro.

La notizia venne resa pubblica a luglio, mediante un’inserzione sul Times che suscitò immediate reazioni. Quasi subito, un sostenitore del Supremo Gran Capitolo di Scozia scrisse alla Freemason’s Magazine negando che la nuova Gran Loggia avesse il diritto di autoproclamarsi tale : un argomento inconsistente alla luce del diritto massonico – giacché le Logge del Marchio, come la stessa UGLE aveva recentemente ribadito, andavano equiparate in tutto e per tutto alle Logge Azzurre, e come tali avevano diritto a federarsi senza bisogno di autorizzazioni – ma che traeva alimento dal sospetto di irregolarità che aveva accompagnato la Bon Accord fin dagli inizi.

Di lì a poco la polemica dilagò, trovando sfogo in  un gran numero di lettere e articoli per tutto il 1857 e buona parte del 1858. Sulle prime, la Gran Loggia del Marchio sembrò avere la peggio : non solo per i dubbi legati alle origini della Bon Accord, ma anche perché l’insuccesso nell’operazione di aggancio all’UGLE veniva da molti imputata ai presunti errori di Lord Leigh e dei suoi amici, se non addirittura a un doppio gioco da parte di lui. In questo clima di sospetto e sfiducia, la Gran Loggia non incontrò nei suoi primissimi anni di vita nessuna nuova adesione, mentre al contrario il Supremo Gran Capitolo di Scozia continuava a aumentare il numero delle sue officine sul suolo inglese, che alla fine del 1858 erano già quindici.

Non solo, ma a partire dal 19 ottobre 1856 le autorità per il rilascio del grado del Marchio sul suolo inglese erano diventate addirittura tre : infatti i membri dell’irriducibile Ashton Mark Lodge – la più autorevole Loggia del Marchio indipendente, derivata dalla Loggia Viaggiante del Cheshire – avevano dato vita alla United Grand Lodge, che trovò grandi consensi soprattutto nell’ambito delle Logge indipendenti di provincia, e per lungo tempo sovrastò la Gran Loggia del Marchio quanto a numero delle officine. La sola ragione per cui la United non entrò mai seriamente nel gioco è che era completamente sprovvista di agganci sociali di rilievo, e dopo oltre un quarantennio di gloriosa attività sarebbe amichevolmente confluita nella Gran Loggia nel 1900.

In questa fase di crisi, la Bon Accord era anche travagliata da dissapori interni. La dirigenza storica, formata da Jones, Collins e altri “padri fondatori”, aveva preso l’abitudine di convocare tornate d’emergenza alle quali non venivano invitati i fratelli con opinioni divergenti, e nel corso di queste venivano prese le decisioni più importanti. Questa usanza fu duramente contestata da tre membri della Loggia mediante una lettera aperta nella quale anche Lord Leigh veniva chiamato in causa, e lo scandalo che ne derivò fece scendere ai minimi storici la reputazione dell’officina ; tra le conseguenze è da annoverare un articolo del Freemason’s Magazine che bollava Lord Leigh di incapacità, e accusava falsamente Jones e la dirigenza di lucrare sulla concessione dei passaporti.

In seguito a questi eventi, Lord Leigh comprese che per un efficace diffusione della Gran Loggia del Marchio sarebbe stato bene prendere le distanze dalla Bon Accord. In una lettera a tutte le Logge del Marchio d’Inghilterra, promise che avrebbe convocato un’assemblea in cui ciascuno avrebbe potuto far valere le proprie idee circa il miglior modo di creare un governo unificato per il grado.

Ancora prima che l’assemblea fosse convocata, radunò le Logge londinesi di obbedienza scozzese e precisò meglio il proprio pensiero: scioglimento e rifondazione della Gran Loggia, secondo nuove regole che andassero bene per tutti.

Questa proposta fu molto favorevolmente accettata, e all’assemblea – convocata per il 30 maggio 1857 – tanto le officine di obbedienza scozzese che quelle indipendenti accorsero numerose. Tutto andò avanti all’insegna della fratellanza, salvo l’intervento del rappresentante della Gran Loggia d’Inghilterra, che pronunciò un discorso violentemente contrario al grado del Marchio; ma anche questo tornò a vantaggio di Lord Leigh, perché chiarì a tutti che, in presenza di avversari così agguerriti in seno all’UGLE, l’accusa che fosse stato lui ad aver fatto fallire la riammissione del Marchio nell’Ordine non aveva senso.

Venne poi decisa la formazione di un comitato per formulare le linee guida del processo di unificazione, e in base alle sue indicazioni la Gran Loggia venne rifondata a dicembre con la partecipazione di ben quindici officine.

La risposta del Supremo Gran Capitolo di Scozia fu l’emissione di una nuova ondata di patenti per l’Inghilterra; si scoprì però che l’operazione era stata condotta di fretta e maldestramente, con il riconoscimento a vari Fratelli di gradi che non avevano mai conseguito. Parecchi Massoni inglesi, anche estranei alle vicende del Marchio, se ne sentirono offesi, e per la prima volta la stampa massonica si schierò unanimemente in favore della Gran Loggia del Marchio ; nel marzo 1858 le nuove patenti vennero ritirate.

In seguito a questa sconfitta, sembrarono prevalere in seno al Supremo Gran Capitolo i fautori della conciliazione, che favorirono la nascita di due Logge a doppia patente, inglese e scozzese ; questa soluzione però non venne vista dalla Gran Loggia del Marchio come augurabile, perché ormai sempre più numerose erano le Logge di obbedienza scozzese o indipendenti che intavolavano trattative private per entrare a farne parte, e la sua prevalenza territoriale diventava di giorno in giorno più chiara.

Nel 1859, sei Logge del Marchio londinesi erano ancora all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo. Ancora una volta Lord Leigh andò a visitarle, e proprio quella che veniva considerata la più scozzesista – la Thistle – si fece convincere dai suoi argomenti, e deliberò di passare all’obbedienza della Gran Loggia del Marchio. Le altre – sia a Londra che altrove – continuavano a resistere perché speravano ancora di ottenere dal Supremo Gran Capitolo una maggiore autonomia organizzativa: se fossero riuscite a formare una federazione, avrebbero potuto trattare la fusione con la Gran Loggia da una posizione più forte. Ma per tutti gli anni seguenti il Supremo Gran Capitolo si mostrò irremovibile, e i Fratelli – stufi di aspettare – abbandonavano le sue Officine per aderire personalmente a quelle della Gran Loggia ; perfino la Saint Mark n°1 fu costretta a chiudere i battenti (sarebbe stata poi rifondata all’obbedienza della Gran Loggia qualche anno dopo).

Nel 1864 la Gran Loggia offrì nuovamente al Supremo Gran Capitolo una trattativa; gli scozzesi si mostrarono interessati, ma (giustamente dal loro punto di vista) posero come condizione che la Gran Loggia del Marchio venisse riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Si incaricarono loro stessi di patrocinare presso l’UGLE la domanda di riconoscimento, ma la risposta dell’UGLE fu negativa. Questo segnò una grave battuta di arresto al processo di unificazione, e negli anni seguenti vennero fatti vari tentativi presso l’UGLE perché cambiasse parere, ma senza risultato.

Il Supremo Gran Capitolo propose allora di discutere il problema in  una riunione di tutte e tre le autorità del Marchio del Regno Unito, includendo cioè anche il Supremo Gran Capitolo d’Irlanda. La Gran Loggia del Marchio sarebbe stata favorevole, ma dissapori relativi alla questione del reciproco diritto di visita guastarono nuovamente i rapporti, e l’idea naufragò, come pure tutti gli altri tentativi di intesa intrapresi fino al 1870.

Nel frattempo cominciavano a giungere alla Gran Loggia i primi riconoscimenti internazionali, e nel giugno 1871 gli accordi stipulati con la Red Cross of Costantine e lo United Order of the Temple, Hospital and Malta trasformarono i gradi facenti capo a questi Ordini nei primi side degrees del Marchio, inaugurando un aspetto nuovo nella storia del nostro grado : la sua natura di elemento di unificazione per tutti gli ancient degrees.

A livello psicologico l’impatto di questa svolta fu enorme, perché tutti videro chiaramente come implicasse per il futuro della Gran Loggia del Marchio notevoli prospettive di rafforzamento ; il Supremo Gran Capitolo venne quindi instradato nuovamente sulla via dell’accordo, e quasi a furor di popolo – spinto dalla volontà di quasi tutte le Logge del Marchio che ancora governava – fu spinto a rilanciare, anche in assenza della benedizione dell’UGLE, quella stessa proposta di incontro tra le autorità del Marchio del Regno Unito che avrebbe potuto realizzare in condizioni molto più vantaggiose pochi anni prima.

L’incontro si svolse presso la biblioteca della Freemason’s Hall di Londra nei giorni 3 e 4 aprile del 1871. Malgrado tutti i precedenti, pare proprio che la delegazione scozzese arrivò a Londra con la certezza che una rappresentanza dell’UGLE avrebbe comunque partecipato ; quando si accorsero che non era così, fu la fine del loro sogno di un governo del Marchio da affidare unanimemente all’UGLE stessa o al Supremo Gran Capitolo d’Inghilterra, due soluzioni che avrebbero permesso loro di salvare la faccia.

Questo imprevisto bloccò di fatto ogni possibilità di trattare concretamente sul tema dell’unificazione ; l’unico aspetto positivo dell’incontro furono quindi, in ultima analisi, i notevoli progressi sul piano della fratellanza, dei quali un segno rilevante fu  il nihil obstat da parte scozzese al progetto di unificazione di tutti gli ancient degrees sotto l’egida della Gran Loggia del Marchio.

Era ormai chiaro a tutti che le trattative ad alto livello finivano sempre per impantanarsi per l’uno o l’altro motivo ; ma fortunatamente i Fratelli di base, ormai esasperati, presero decisamente in mano la situazione.

L’anno precedente, il 15 giugno 1870, era stato costituito nel Lancashire un distretto del Supremo Gran Capitolo formato da tre Logge, e il 15 ottobre dello stesso anno le sei officine del Lancashire all’obbedienza della Gran Loggia si erano costituite in Gran Loggia Provinciale, diventando in breve tempo otto. Sarebbero stati proprio loro a cominciare : il 4 giugno 1872, la Gran Loggia del Marchio veniva informata con una lettera che le undici Logge del Marchio del Lancashire erano pronte alla fusione.

La data di quella che oggi viene ricordata come la Lancashire Union fu il 2 ottobre 1872, e la tornata fu tenuta alla Freemason’s Hall di Manchester. A lavori aperti, i due Grand Past Masters provinciali del Supremo Gran Capitolo e della Gran Loggia rimisero solennemente le loro patenti nelle mani del successore di Lord Leigh, il Gran Maestro Portal ; e nel momento in cui l’ebbero fatto, la maggior parte dei superstiti Maestri del Marchio di obbedienza scozzese erano passati all’obbedienza della Gran Loggia.

I rimanenti sarebbero confluiti presto, o per tramite di risoluzioni delle loro Officine o in ordine sparso, entro la fine dell’anno 1875. Si concluse in questo modo un conflitto del tutto inedito nella storia della Massoneria, nel corso del quale un Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale e un Ordine Sovrano si trovarono in concorrenza per la somministrazione di un grado ; e la vittoria dell’Ordine  – rappresentato dalla Gran Loggia del Marchio – costituì un precedente indimenticabile per tutti i corpi massonici testimoni dello scontro, destinato a far giurisprudenza sulla questione del rapporto tra Ordini e corpi rituali per tutta la durata del secolo successivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

APPENDICI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA  MASSONERIA  DEL  MARCHIO  E  I  SUOI  SIDE  DEGREES (luglio 2009)

 

 

 

La Massoneria del Marchio è un corpo rituale tra i più caratteristici della Massoneria inglese, la cui funzione è di rilasciare ai Maestri Massoni che ne fanno richiesta un Marchio personale.

 

La tradizione narra che questa usanza risale alla fabbrica del Tempio di Salomone : tanto gli scalpellini che lavoravano nelle cave quanto i costruttori usavano apporre su ogni Pietra il proprio Marchio, uso che consentiva ai Sovraintendenti di conteggiare quante Pietre ogni Compagno aveva lavorato e determinare il suo salario.

 

Come ho già accennato nell’articolo Massoneria in 4 gradi ?, nell’ambito della muratoria operativa il Marchio – alla cui assegnazione era già collegato un rito, ma non un grado – veniva considerato un rituale protettivo volto a tutelare dai pericoli dell’individuazione : ovvero in sostanza dall’orgoglio, che minacciava i Compagni per la loro abilità professionale e il Maestro della gilda per i suoi privilegi.

 

Mediante il rituale del Marchio, questo naturale sentimento veniva incanalato in modo tale che non fosse cagione di rivalità e contrasti, bensì uno stimolo a integrare fruttuosamente il proprio lavoro con quello degli altri.

 

Col trascorrere dei secoli si svilupparono rituali del Marchio differenti : alla “famiglia” maggioritaria facente capo al mito di Salomone se ne affiancarono altre due, una fondata sulla tradizione di Caino marchiato da Dio e un’altra sulle vicende relative all’edificazione del “Secondo Tempio”, descritte nel Libro di Esdra. Poi, in seguito alla calata degli antient degrees dalla Scozia (vedi il mio articolo Massoneria operativa e speculativa) tutte e tre le famiglie del Marchio operativo si travasarono poco per volta nella Massoneria speculativa.

 

In base alla distinzione operativa tra i Marchi dei Compagni e quello del Maestro di Loggia, si delinearono due gradi diversi : Mark Man (nella recente traduzione italiana, Operaio del Marchio) e Mark Master (Maestro del Marchio), che può essere considerato una delle più antiche forme di terzo grado massonico.

 

La Leggenda del Maestro del Marchio narra della realizzazione da parte di un umile Compagno della Chiave di Volta, la cui scoperta consentì di foggiare l’Arco per il quale si accede alla parte più segreta del Tempio. Questa Pietra scolpita in forma insolita era stata dapprima respinta dai Sovraintendenti, e il Compagno punito ; poi, quando se ne conobbe l’uso, l’errore venne riparato con la sua elevazione a Maestro del Marchio.

 

La maggiore ricchezza simbolica del Mark Master rispetto al Mark Man determinò ben presto la tendenza ad accorpare i due gradi (processo che, tuttavia, sarebbe giunto a definitivo compimento solo nel diciannovesimo secolo), e dopo che la Gran Loggia d’Inghilterra ebbe fissato il terzo grado massonico nelle modalità oggi conosciute la pratica del grado di Mark Master divenne una delle principali bandiere degli Antients, i quali predicavano la riammissione di tutte le forme di antient degrees nell’Ordine o – perlomeno – l’adozione di altre forme tradizionali di terzo grado in alternativa al rituale detto hiramita.

 

Invece, il Marchio fu uno dei grandi esclusi dall’accordo del 1813 tra Antients e Moderns, in base al quale il solo antient degree ammesso in seno all’Ordine era l’Arco Reale, e per quasi mezzo secolo le Mark Lodges (Logge del Marchio) furono costrette a lavorare nell’irregolarità.

 

Nel corso di questo periodo, venne portato a compimento il processo di saldatura dei due gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio, che oggi vengono rilasciati successivamente in un’unica tornata, e prese forma lentamente un rituale del Marchio unificato ; inoltre si affermò definitivamente la regola di rilasciare il Marchio non ai Compagni, bensì ai Maestri.

 

Nel 1856 le sopravvivenze del Marchio che si potevano contare in tutta l’Inghilterra si federarono nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales. Il Marchio fu il primo degli antient degrees esclusi dall’Ordine a compiere questo importante passo, ma come vedremo più avanti altri lo imitarono nel mezzo secolo successivo, e mano a mano che si organizzavano tendevano ad appoggiarsi alla struttura già esistente delle Logge del Marchio : questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees – gradi laterali.

 

Prima di allora, venivano definiti side degrees quei gradi massonici che avevano la caratteristica di poter essere trasmessi personalmente da un Massone all’altro, al di fuori cioè dal regolare lavoro di Loggia ; ma dopo che gli antient degrees cominciarono ad essere praticati in associazione alle Logge del Marchio, la definizione passò a designare i gradi che siano associati a un determinato corpo massonico senza far parte del suo sistema iniziatico. Può essere che per poter lavorare un dato side degree sia richiesto di rivestire un dato grado nella gerarchia del corpo ospitante, ma non per questo il side degree va considerato di rango superiore : è laterale, appunto.

 

Nel frattempo, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra aveva ormai consolidato la riforma dei tre gradi, e preso atto che gli antient degrees anziché sparire continuavano a prosperare, poté permettersi di guardare al Marchio con occhi diversi.

 

Avevano di fronte l’esempio di ciò che era accaduto nei Paesi latini, dove allo strutturarsi della Massoneria Azzurra in tre gradi aveva fatto seguito il sorgere dei Riti ; dopodiché, l’istituzione di protocolli d’amicizia tra Ordini e Riti aveva garantito alla Massoneria una forza enorme. I tempi erano maturi perché qualcosa di simile potesse accadere anche in Inghilterra, e la pace tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Grand Lodge of Mark Master Masons (side degrees inclusi) nacque così.

 

Ebbero origine in questo modo numerosi corpi rituali della Massoneria inglese che in Italia sono ancora in gran parte sconosciuti, e qui di seguito ho compilato una lista dei principali.

 

E’da notare che, sebbene quasi tutte le organizzazioni sottoelencate si autodefiniscano Ordini, dal punto di vista della nomenclatura in uso presso le Massonerie latine sono Riti : la loro scelta di definirsi Ordini recava in origine una sfumatura polemica, in quanto esprimeva la rivendicazione del diritto negato di praticare gli antient degrees in seno all’Ordine (in Inghilterra, del resto, il termine Rito nella sua accezione latina non ebbe mai corso).

 

Occorre anche precisare che, mentre il primo tra i gradi di cui tratteremo – l’Ark Mariner – è praticato all’obbedienza delle Gran Logge nazionali del Marchio, i corpi rituali di cui si parla successivamente hanno una struttura autonoma, e sono legati al Marchio da protocolli di amicizia.

 

Per questo, l’Ark Mariner non figura abitualmente nelle liste dei side degrees elaborate dalle varie Gran Logge nazionali del Marchio, ed è piuttosto consuetudine trattarlo come una sorta di secondo grado del Marchio stesso (benché questo non sia esatto) ; ma poiché non aveva senso escludere dal mio articolo proprio il side degree che è più vicino al Marchio di tutti gli altri, mi sono preso la libertà di sorvolare su questa distinzione.

 

Come il nome del grado suggerisce, l’Ark Mariner è legato alle circostanze che portarono al Diluvio e ai vari atti compiuti da Noè nell’edificazione dell’Arca. La sua storia è abbastanza oscura, e le sue precise origini non sono note : relativamente tardo è il primo Verbale di tornata in cui risulta lavorato, a Bath nel 1790. Ma il mito del Diluvio era abitualmente messo in scena nei misteri religiosi medievali, e sta all’origine di numerosi gradi e corpi rituali massonici (viene spontaneo il riferimento a quella che è una vera gloria della Massoneria italiana : l’Antico Rito Noachita).

 

Un ruolo importante nella diffusione dell’Ark Mariner fu rivestito da Thomas Dunckerley, grande personaggio della Massoneria inglese settecentesca, cui presto dedicherò un articolo. Sappiamo che a partire dal 1793 egli rivestì la carica di Gran Comandante della Society of Ancient Masons of the Diluvian Order of Royal Ark Mariners e nominò come suo successore Lord Rancliffe, ma questo primo tentativo di conferire al grado una struttura autonoma naufragò nel 1799.

 

Prima del 1813, il grado risulta essere abitualmente praticato in numerose Logge inglesi secondo vari rituali. Alcuni suoi tratti sono rimasti parte del patrimonio delle Logge Azzurre : per esempio l’usanza di associare ai Diaconi il simbolo della Colomba recante il Ramoscello d’Ulivo.

 

Nel 1843, John F. Dorrington fu protagonista del primo tentativo di radunare le rimanenze del grado, ma l’organizzazione da lui creata non riusciva a decollare. Il suo successore al Soglio di Noè, Morton Edwards, ebbe allora l’intuizione di porre la Grand Lodge of Royal Ark Mariners sotto la protezione della Gran Loggia del Marchio, e dopo alcuni anni i due corpi si fusero definitivamente.

 

Da allora, il Gran Maestro della Grand Lodge of Mark Master Masons è anche Gran Comandante della Ancient and Honourable Fraternity of Royal Ark Mariners, e il grado di Royal Ark Mariner può essere conferito soltanto ai Maestri del Marchio.

 

 

Gli altri side degrees del Marchio sono :

 

Royal and Secret Masters – il Grand Council of Royal & Select Masters of England and Wales si costituì nel 1873 su licenza americana, perché mentre in Inghilterra la pratica regolare dei suoi gradi non era sopravvissuta all’accordo del 1813, la filiazione americana – derivata dalle “logge militari” britanniche – non aveva mai interrotto i lavori.

 

Questo corpo rituale raduna quattro gradi aventi la funzione di collegare il Marchio all’Arco Reale :

 

1 – Select Master : tratta dell’edificazione della Volta Segreta.

 

2 – Royal Master : tratta dei Segreti in essa custoditi.

 

3 – Most Excellent Master : tratta del completamento del Tempio e dell’installazione dell’Arca dell’Alleanza nel Santissimo.

 

4 – Super Excellent Master : tratta della distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor, e della sepoltura dei Segreti tra le macerie.

 

A questo insigne corpo rituale sono ammessi tutti i Maestri Massoni del Marchio che siano anche Maestri dell’Arco Reale da almeno un anno.

 

 

Order of the Secret Monitor – noto nell’antichità come Order of David and Jonathan, si ritiene che abbia origine olandese. Anche questo, per le stesse ragioni del precedente, fu reimportato in Europa dall’America (nel 1875).

 

Side degree per eccellenza, consisteva in origine di un solo grado, che poteva essere trasmesso da un singolo Massone a un altro senza alcuna formalità ; ma la sua notevole complessità e ricchezza – frutto di numerosi sviluppi apportati nel corso dei secoli sul nucleo originale – portò nel 1887 alla sua scomposizione in tre gradi distinti, che al giorno d’oggi non possono più essere conferiti ad personam bensì in Loggia.

 

I tre gradi sono :

 

1 – il Secret Monitor vero e proprio, fondato sulla leggenda di Davide e Gionata ;

 

2 – Prince, nel quale il Massone viene simbolicamente nominato Principe per premiare la sua sincerità verso i Fratelli ;

 

3 – Supreme Ruler – è questa una antica forma di Installazione completamente unica nel suo genere. Si tratta di un rituale lungo e complesso che molti hanno definito, dal punto di vista estetico, il più bel grado dell’intera Massoneria.

 

Il grado di Maestro è sufficiente per entrare a far parte del Monitor, ma si può esservi ammessi soltanto per cooptazione.

 

 

Red Cross of Constantine – è questo uno dei più tipici sistemi di gradi di origine templare, sbarcato in Scozia probabilmente nel quattordicesimo secolo.

 

Istituito nella sua forma attuale nel 1865, rivendica di discendere dall’Ordine fondato nel quarto secolo dell’era cristiana dal vescovo Eusebio per proteggere la persona dell’Imperatore Costantino e dei suoi successori ; in memoria del sogno che fu all’origine della conversione di Costantino, questi Cavalieri recavano una Croce Rossa sulla corazza.

 

In verità, prima del 1813, molti antient degrees templari avevano per simbolo la Croce Rossa, giustificandola però attraverso miti diversi : per esempio il più diffuso – la Red Cross of Babylon o Red Cross of Daniel, che vedremo più avanti – era legato alla ricostruzione del Tempio.

 

A mio umile parere, se c’è un antenato comune che li collega non va ricercato in nessun avvenimento storico, bensì nei riti sciamanici primaverili che sceneggiavano il simbolismo della rigenerazione.

 

All’attuale Order of the Red Cross of Constantine possono accedere solo i Massoni dell’Arco Reale. L’Ordine è diviso in tre gradi :

 

1 – Knight (of Rome), fondato sulla leggenda di Costantino ;

 

2 – Priest Mason, fondato sulla leggenda di Eusebio ; dà accesso laterale ad altre due forme di successione cavalleresca detenute dall’Ordine, i Cavalieri del Santo Sepolcro e i Cavalieri di San Giovanni Evangelista.

 

3 – Prince Mason, riservato al Sovrano dell’Ordine, che rappresenta Costantino.

 

 

Order of the Allied Masonic degrees – riservato ai Maestri del Marchio. Fu fondato nel 1879, su iniziativa di un gruppo di Logge massoniche indipendenti che non si erano piegate all’accordo del 1813 e continuavano a trasmettere la successione di svariati antient degrees.

 

I cinque gradi attualmente trasmessi in Inghilterra sono :

1 – (Master of) St.Lawrence the Martyr – non era in origine un grado, bensì un rituale muratorio del Lancashire, che pone l’accento sulla distinzione tra speculatività e operatività. Interessante la sua leggenda, fondata sul martirio di San Lorenzo.

2 – Knight of Constantinople  – anche questo grado, come il Monitor, poteva essere trasmesso ad personam da un Fratello all’altro. L’origine è sconosciuta. Come la Red Cross è basato sulla leggenda di Costantino, dalla quale trae una suggestiva lezione di umiltà ed uguaglianza.

3 – Grand Tiler of Solomon – in passato detto anche Maestro Selezionato o Ventisette, somiglia molto al Select Master. E’ incentrato sulle vicende di un muratore che viola per errore la Volta Segreta.

4 – Red Cross of Babylon – abbiamo già accennato alle caratteristiche comuni delle numerose Red Crosses di origine templare ; tra queste, quella di Babilonia (nota anche in passato come Red Cross of Daniel, o con il nome scozzese di Babylonian Pass) era prima del 1813 la più diffusa, in quanto strettamente associata al sistema dell’Arco Reale.

Anche questa Red Cross era legata al simbolismo della ricostruzione del Tempio : un tema sviluppato per mezzo di sottili allusioni ermetiche, facenti riferimento al lavoro di trasmutazione interiore. La leggenda è incentrata sul passaggio del fiume da parte degli Ebrei che tornano a casa (un tema che ritroviamo in alcune antiche forme del grado del Marchio). Il dibattito che costituisce la parte centrale della Red Cross of Babylon è tratto in parte dal libro di Esdra.

In Irlanda e in America, la Red Cross of Babylon forma un Ordine indipendente, il cosiddetto Order of Knight Masons. Nelle Massonerie latine, il non praticato 15° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato ne è una derivazione .

5 – Grand High Priest – è l’amalgama di due gradi settecenteschi di antichissima origine – uno francese e uno tedesco – che venivano un tempo conferiti a titolo onorario ai Maestri che avevano presieduto un Capitolo dell’Arco Reale.

Questo grado molto suggestivo, che riecheggia atmosfere teurgiche e martineziste, costituisce una testimonianza tra le più importanti del ricollegamento della tradizione massonica alla tradizione primordiale. Il rito è fondato sulla Benedizione di Abramo e la Consacrazione di Aaronne, e non può essere praticato più di una volta all’anno.

Ulteriori antient degrees vengono praticati all’obbedienza dell’Order of the Allied Degrees in vari Paesi del mondo. Negli Stati Uniti per esempio, oltre ai cinque gradi inglesi già citati ci sono anche l’Ark Mariner, il Secret Monitor e l’Order of Eri ; in Francia, oltre ai precedenti e tolto l’Ark Mariner (amministrato dal Marchio), ci sono in più lo Holy Order of Grand High Priest, il Master of Tyre, l’Architect e il Grand Architect, per un totale di dodici.

 

 

Order of Knight Templar Priests – sul finire del diciottesimo secolo, questo Ordine irlandese di successione templare – chiamato a quei tempi Anahilt Union Band – contava nell’Isola Verde circa una sessantina di Logge (dette Bands), ben poche delle quali aderirono al primo grande tentativo di riunire il Templarismo sotto gli auspici di Londra, il cosiddetto Early Grand Encampment.

 

Di fatto, l’Anahilt costituiva una forma di libera unione, non contemplante nessuna delle sovrastrutture che contraddistinguono i corpi massonici moderni.

 

Nel 1807 l’Early Grand Conclave di Scozia, che deteneva anche una linea di successione dei gradi irlandesi, concesse per la prima volta a un Encampment inglese la patente che consentiva di rilasciarli. Poi, negli anni immediatamente successivi – quando divenne chiaro che la possibilità di praticare i gradi templari all’obbedienza della Gran Loggia d’Inghilterra stava sfumando – i Templari inglesi si costituirono a loro volta in Early Grand Conclave, che nel 1812 delegò la pratica dei gradi irlandesi al Royal Kent Encampment di Newcastle-upon-Tyne.

 

Stiamo parlando di un sontuoso sistema in 36 gradi, cui può accedere oggigiorno soltanto chi è Maestro del Marchio, Maestro dell’Arco Reale e goda in più della condizione di Past Master Installato. Poiché i Templar Priests sono (a buona ragione) molto gelosi dei loro misteri, mi limito qui a fornire – senza alcun commento – le sole denominazioni dei primi 33 gradi :

1 – Knight of the Christian Mark ; 2 – Knight of Saint Paul ; 3 – Knight of Pathmos ; 4 – Knight of Death ; 5 – Knight of the Black Cross ; 6 – Knight of Bethany ; 7 – Knight of the White Cross ; 8 – Knight of Saint John ; 9 – Knight Priest of the Holy Sepulchre ; 10 – Knight Priest of the Holy Order of Wisdom ; 11 – Holy and Illustrious Order of the Cross ; 12 – Knight Priest of Eleusis ; 13 – Knight of Harodim ; 14 – Knight of the North ; 15 – Knight of the South ; 16 – Knight & Prince of the Sanctuary ; 17 – Knight Grand Cross of Saint Paul ; 18 – Knight of Saint John the Baptist ; 19 – Knight Rosae Crucis ; 20 – Knight of the Triple Cross ; 21 – Knight of the Holy Grave ; 22 – Knight of the Holy Virgin Mary ; 23 – Knight of the White Cross of Torpichen ; 24 – Grand Trinitarian Knight of Saint John ; 25 – Knight Grand Cross of Saint John ; 26 – Knight Priest of Jerusalem ; 27 – Knight of Palestine ; 28 – Knight of the Most Holy Cross ; 29 – Knight Priest of the Tabernacle ; 30 – Knight of the Redemption ; 31 – Knight of Truth ; 32 – Knight of the Red Cross of Rome ; 33 – Holy Royal Arch Knight Templar Priest.

 

Non credo sia necessario essere profeti per vaticinare che l’imminente … sbarco in Italia di tutto questo ben di Dio è destinato ad apportare alla Massoneria italiana parecchi cambiamenti. Si tratta, nella mia opinione, soprattutto di cambiamenti in positivo : sul piano strutturale, la concezione inglese del rapporto tra Ordine e corpi rituali è più aperta e collaborativa di quella latina, ed è destinata a portarci una forte spinta in direzione della trasparenza e della democrazia.

Per quanto concerne il discorso più strettamente esoterico, la mia speranza è che i benefici siano ancora più grandi : i tesori che si nascondono nel Marchio e nei suoi side degrees sono immensi, e il livello di preparazione dei Massoni italiani è ormai abbastanza elevato perché qualche Fratello di buona volontà raccolga il messaggio che ho espresso nell’articolo I due progetti della Massoneria, dedicandosi a sviluppare le loro valenze sul piano sociale.

 

Purtroppo oggi per i Fratelli del GOI la situazione è ancora piuttosto complicata. Se un Massone del GOI vuole farsi avanzare al grado del Marchio, può farlo solo in uno Stato nel quale la locale Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio (GLMMM) sia unita da protocollo di amicizia a un Ordine che riconosce il GOI.

 

E’ il caso per esempio della Francia, dove la GLMMMF è collegata alla Gran Loggia Nazionale Francese. Lì, di recente, sono state innalzate le colonne di una Loggia del Marchio di lingua italiana (fortemente voluta dal Rispettabilissimo Fratello Massimo Vettese e dal Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma): l’Ara Pacis n°162 alle Cave di Cannes, alla quale hanno già aderito numerosi Maestri italiani provenienti da diverse Officine italiane e francesi (l’espressione alle Cave è, per le Logge del Marchio, l’equivalente di all’Oriente per le Logge Azzurre).

 

Naturalmente, al di là della gioia che si prova sempre per il lavoro svolto insieme da Massoni di diversi Paesi, si tratta di una locazione difficile da raggiungere per molti Fratelli ; per cui c’è da augurarsi che le difficoltà burocratiche siano presto superate, e il Marchio e i suoi side degrees possano essere presto lavorati in tutta Italia.

 

Vanno meglio le cose per i Fratelli della GLRI. Infatti il 26 Luglio del 2008 è stata consacrata la prima Loggia del Marchio in territorio italiano, la Pico della Mirandola, ed entro un anno dovrebbe seguire a stretto giro di boa l’apertura di una Loggia dell’Ark Mariner.

 

Si tratta di eventi la cui portata storica è di enorme rilievo per lo sviluppo della Massoneria in Italia, e l’auspicio di tutti i Massoni di buona volontà non può essere altro che le divisioni vengano presto superate, e si possa finalmente tornare a lavorare insieme.

 

 

 

 

 

 

MASSONERIA  DEL  MARCHIO  :  ULTIME  NOVITA’ (settembre 2010)

E’ uscito il libro Massoneria del Marchio, da me scritto a quattro mani con il Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma. In esso tracciamo la storia di questo corpo massonico così importante in Inghilterra e ancora quasi completamente sconosciuto in Italia ; si veda a tale proposito anche il nostro articolo La Massoneria del Marchio e i suoi side degrees.

 

Il libro esce con un ritardo di quasi sei mesi, imputabile a gravi problemi di salute dell’Editore. Colgo l’occasione per scusarmi del ritardo con i lettori di Riflessioni che l’avevano prenotato – ora finalmente lo riceveranno – e per rivolgere a Corrado, l’Editore, i più sinceri auguri di un pronto ristabilimento.

 

E’ stato scritto con l’obbiettivo di fornire una corretta informazione perché tutti i Fratelli possano conoscere il grado del Marchio, la cui conoscenza in Italia è stata in passato penalizzata o taciuta : forse allo scopo di tutelare gli interessi di qualche lobby massonica che oggi ha fatto il suo tempo, sia dal punto di vista storico che strettamente iniziatico.

 

In verità, è tempo che qualcuno scriva o dica chiaramente che il Marchio è complemento necessario tanto del grado di Compagno che di quello di Maestro, e la sua conoscenza da parte di un Massone veramente completo è indispensabile ; soprattutto se la sua ambizione è quella di portare a compimento il suo cammino nei gradi azzurri e dirigere una Loggia.

 

E’ opportuno precisare a questo proposito che il grado del Marchio attualmente incluso nel Rito di York, sebbene ricco di valore iniziatico e correttamente tramandato, non può svolgere la stessa funzione. Infatti, come abbiamo documentato nel nostro libro, il senso esoterico del Marchio risponde a valenze diverse nei due diversi casi : che esso sia praticato come grado autonomo, oppure nell’ambito del sistema dell’Arco Reale.

 

Nei mesi scorsi, le vicende della neonata Massoneria del Marchio italiana sono state agitate da una serie di colpi di scena. Da un lato questo ci fa piacere, perché per la prima volta ha fatto parlare di sé ; dall’altro però siamo abbastanza amareggiati per i rapporti di forza venuti alla luce in seguito a questi eventi, che non giovano al nostro sogno di veder presto felicemente riunificata la Massoneria italiana.

 

Se vogliamo capirci qualcosa, è necessario innanzitutto definire la situazione dei corpi massonici coinvolti, per quanto concerne i reciproci riconoscimenti.

 

Come è noto, il Grande Oriente d’Italia (GOI) – ovvero il più numeroso e storicamente importante Ordine massonico italiano – a decorrere dal 1993 non gode più del riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) ; questa riconosce invece un Ordine più piccolo, la Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI).

 

Negli ultimi anni, tuttavia, si è avviato in seno al GOI un notevole dibattito riguardo alla possibilità di riformare le proprie strutture secondo i requisiti universalmente richiesti nella Massoneria di oggi. Si tratta di un lavoro lungo e delicato, ma quel poco che si è potuto fare finora ha destato l’approvazione della Gran Loggia Nazionale Francese (GLNF), che nel 2008 ha restituito al GOI il riconoscimento.

 

Poiché in Massoneria i riconoscimenti tra gli Ordini non sono transitivi, l’attuale situazione può essere riassunta in questo modo :

 

– UGLE riconosce GLNF e GLRI ;

– GLNF riconosce UGLE e GOI ;

– GOI riconosce GLNF ;

– GLRI riconosce UGLE.

 

Come la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) è la massima autorità per le patenti di regolarità internazionale degli Ordini massonici (si veda a questo proposito anche il mio articolo Sul concetto di regolarità massonica), così la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) svolge analoga funzione per la Massoneria del Marchio.

 

Si penserà a questo punto che UGLE e GLMMMEW siano collegate tra loro da un rapporto analogo a quello che lega un Ordine massonico latino (come il GOI) ai corpi rituali che si appoggiano alla sua struttura di Logge. Invece non è così : nella Massoneria anglosassone, una distinzione simile a quella esistente da noi tra Ordini e corpi rituali non c’è. Nella Gran Loggia Unita d’Inghilterra, la sola cosa che può vagamente somigliare a un Rito come si usa da noi è il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale ; molto vagamente però, in quanto 1 – viene considerato parte integrante dell’Ordine ; 2 – non è legato alla Gran Loggia da un rapporto paritario, ma ne dipende.

 

La GLMMMEW, da parte sua, anche se lavora soltanto in due gradi (il Marchio e l’Ark Mariner) che sono in pratica del tutto analoghi ai perfezionamenti del grado di Maestro praticati nei nostri Riti, si autodefinisce Gran Loggia e non Rito. La sua successione deriva dalle Logge azzurre del Settecento, quando ancora era consentito lavorare in Loggia gli antichi gradi ; se volesse, nulla le vieterebbe di far lavorare alle proprie Officine anche i tre gradi azzurri, senza per questo violare la tradizione.

 

E’ quindi un Ordine a tutti gli effetti, e se è un Ordine ciò significa che l’UGLE non può riconoscerlo : sarebbe come ammettere che può esistere, nello stesso Paese, più di un solo Ordine massonico regolare. Quindi lo ignora : fa come se non esistesse. Quando un Maestro dell’UGLE viene accolto in una Loggia della GLMMMEW e prende il Marchio, ufficialmente la Gran Loggia d’Inghilterra non lo sa.

 

Questo non implica affatto che i rapporti tra l’UGLE e la GLMMMEW non siano buoni. A livello ufficiale, come abbiamo appena detto, tali rapporti non esistono – i due Ordini sono completamente indipendenti l’uno dall’altro. Ma in pratica, esiste tra loro un legame che potremmo definire simbiotico, fin da quando l’UGLE rivestì una parte importante nel processo di gestazione e di nascita della GLMMMEW, tra gli anni cinquanta e gli anni settanta dell’Ottocento ; conviene fare un breve accenno ad alcuni episodi di questa storia, per far capire meglio di cosa stiamo parlando.

 

Nel 1813, l’UGLE aveva stabilito che l’Arco Reale fosse il solo antico grado praticabile nell’Ordine. Ne erano rimasti fuori molti, dei quali il Marchio era il più amato e diffuso. Negli anni successivi, i Maestri del Marchio cercarono soluzioni che consentissero loro di praticarlo nella regolarità.

 

Una di queste veniva offerta dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, che secondo l’uso scozzese incorporava il Marchio nel sistema dell’Arco Reale. Per quasi quarant’anni, molti Massoni inglesi si recarono a ricevere il Marchio nelle città della Scozia meridionale. Poi nel 1851, per iniziativa di due Fratelli di professione medici – i dottori Beveridge e Jones – il Supremo Gran Capitolo garantì una Loggia del Marchio a Londra : la Bon Accord (tuttora esistente, con il rango di times immemorial).

 

Nel corso di quel quarantennio, l’atteggiamento dell’UGLE verso gli antichi gradi era cambiato : risolto il problema degli abusi legati alla loro pratica caotica e disordinata nel Settecento, molti Fratelli erano tornati ad apprezzare i tesori di conoscenza esoterica in essi contenuti. Si era creato un moto favorevole alla loro progressiva reintroduzione ; per questo molti autorevoli Fratelli dell’UGLE fecero la fila per entrare nella Bon Accord, e un giovane e promettente aristocratico – Lord William Henry Leigh di Stoneleigh – ne fu fatto Venerabile, probabilmente allo scopo di fargli pilotare la delicata operazione di riammissione del Marchio in seno all’UGLE.

 

Ma tutto andò a carte quarantotto il 5 Giugno 1856, quando in Gran Loggia il nuovo regolamento dell’UGLE che prevedeva la riadozione del Marchio fu respinto sonoramente. Lord Leigh e gli altri autorevoli Fratelli che avevano messo in gioco su questa operazione la loro carriera si ritrovarono, come si suol dire, in braghe di tela.

 

La sola scelta che gli rimaneva era di costituire il Marchio in Ordine autonomo ; ed è quello che fecero il giorno 23 dello stesso mese, data di nascita ufficiale della GLMMMEW. Lord Leigh dovette lasciare l’UGLE per poter assumere la carica di Gran Maestro del nuovo Ordine, ma nessuno gli portò rancore : anzi, per tutto il resto della sua vita restò a far parte dell’élite dei Consulenti Esterni, dei quali i Gran Maestri dell’UGLE usavano servirsi per dirimere le vertenze più intricate.

 

Però il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia – che sarebbe stato disposto a rinunciare al controllo del grado qualora fosse stata l’UGLE a farsene carico – non era invece d’accordo di farselo soffiare sotto il naso da una Gran Loggia del Marchio improvvisata e autocostituita, e decise di passare all’azione. Batté anzi l’avversario sul tempo, innalzando le colonne di un’altra Officina a Londra (la “The Mark”, che oggi è la n°1 della GLMMMEW) il 13 Giugno : quindi dieci giorni prima che la GLMMMEW venisse fondata.

 

Cominciò in questo modo uno scontro per il controllo del grado del Marchio che si sarebbe protratto per la durata di circa vent’anni, e che la storia ufficiale della Massoneria britannica ha pudicamente cancellato (il libro da noi scritto invece lo racconta nei dettagli, basandosi sulle ricerche di uno storico senza peli sulla lingua : Neville Cryer).

 

Dapprincipio, lo scontro sembrava non avere storia. Lord Leigh e i suoi seguaci avevano bruciato gran parte della loro credibilità nel fallimento dell’operazione di aggancio all’UGLE, mentre il Supremo Gran Capitolo di Scozia gettava sulla bilancia il peso della sua credibilità di autorità massonica più che centenaria. Nessuno pareva disposto a dar credito a una piccola e traballante Gran Loggia improvvisata da un gruppo di giovani avventurieri, e tra il 1856 e il 1858 decine di Logge del Marchio di obbedienza scozzese sorsero come funghi in ogni parte dell’Inghilterra.

 

Il Supremo Gran Capitolo, però, commise alcuni gravi peccati di orgoglio. Innanzitutto, sottovalutò l’importanza delle numerose Logge del Marchio indipendenti – perlopiù molto antiche – che dopo il 1813 erano sopravvissute in Inghilterra tra mille difficoltà : si sentivano investite della missione di mantenere in vita forme rituali del Marchio originali e antichissime, fondate sull’indipendenza del grado e non certo sulla sua sudditanza all’Arco Reale.

 

Per conquistare la benevolenza di questi Fratelli, sarebbe stato opportuno che gli Scozzesi garantissero ampi spazi di autonomia alle proprie Officine sul suolo inglese. Benché i loro statuti, come è ovvio, non lo consentissero (i Regolamenti di un Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale sono fatalmente meno elastici di quelli di un Ordine), non sarebbero mancati possibili escamotages, come estendere alle Logge del Marchio inglesi i più tolleranti Regolamenti destinati ai Capitoli dell’Arco Reale con sede all’estero. Ma nulla del genere fu fatto, nemmeno quello che sarebbe stato un elementare gesto di riguardo nei confronti della tradizione inglese : consentire alle Logge di poter lavorare il Marchio anche al di fuori del sistema dell’Arco Reale.

 

Di conseguenza, il malcontento cominciò a serpeggiare ben presto ; e ai vertici della GLMMMEW – dopo due anni contrassegnati da sconfitte e umiliazioni – il giovane Lord Leigh cominciò a tirar fuori le unghie, rivelando ben presto genuine qualità di leader massonico.

 

Cominciò con lo scrivere lettere tanto alle Logge di obbedienza scozzese quanto a quelle indipendenti, chiedendo loro di incontrarsi con lui informalmente in qualche pub o taverna. Si presentava a questi incontri da solo, dimessamente vestito, dibattendo con umiltà quelli che a suo parere sarebbero stati i vantaggi se tutte le Logge del Marchio inglesi si fossero unite in un Ordine autonomo.

 

Non ebbe subito vita facile : le capitazioni provenienti dalle Logge del Marchio inglesi erano la principale voce attiva del bilancio del Supremo Gran Capitolo di Scozia, e anche per questo – prima di… mollare l’osso – gli Scozzesi si batterono come leoni. Ma la goccia cava la pietra, e sui tempi lunghi gli sforzi di Lord Leigh e dei suoi collaboratori si rivelarono vincenti : nel periodo compreso tra il 1858 e il 1879 (anno in cui il Supremo Gran Capitolo alzò definitivamente bandiera bianca), le Officine all’obbedienza della GLMMMEW erano passate da quattro a più di un centinaio.

 

Da quei giorni fino a oggi, l’atteggiamento dell’UGLE nei confronti della GLMMMEW fu sempre contrassegnato dalla consapevolezza che il Marchio può essere l’ambasciatore ideale della Massoneria britannica nel mondo : sebbene ufficialmente i due Ordini continuino a non parlarsi, dovunque sia sorta una Gran Loggia ispirata dall’UGLE, discretamente – pochi anni dopo – è arrivato anche il Marchio.

 

L’introduzione del Marchio nelle nazioni estere avviene di solito secondo un programma ben collaudato. Pescando nelle file dell’Ordine amico, viene creata una Loggia del Marchio che si pone all’obbedienza della GLMMMEW ; da questa se ne clona al più presto un’altra, o due se possibile. Appena le Officine sono due o tre si costituiscono in Distretto ; quando crescono ancora di numero, il Distretto si autocostituisce in Gran Loggia Nazionale, e la GLMMMEW la riconosce immediatamente.

 

Così, per esempio, ad opera di Fratelli della GLNF, ebbe origine nel 1997 la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia (GLMMMF) ; invece in Italia l’avvio è stato leggermente diverso.

 

Nel 2008, dopo che la GLNF ristabilì le relazioni col GOI, due Fratelli della GLNF di nazionalità italiana raccolsero un gruppo di sedici Fratelli del GOI (tutte persone assai valide quanto a serietà e preparazione) e consacrarono la prima Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di lingua italiana, all’obbedienza della GLMMMF.

 

Il loro disegno era di costituire al più presto un paio di Logge del Marchio formate esclusivamente di Fratelli provenienti dal GOI ; dopodiché si sarebbero costituiti in Distretto sul suolo italiano, e poi in Gran Loggia. Il passaggio successivo sarebbe stato il riconoscimento da parte della GLMMMEW della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia.

 

Se questo progetto fosse andato in porto, gli aspetti interessanti sarebbero stati soprattutto due. Primo, la possibilità per i Fratelli del GOI di accedere a un grado tra i più caratteristici della Massoneria inglese, il che sarebbe valso ad accelerare la nostra internazionalizzazione ; secondo, la situazione vantaggiosa che si sarebbe creata sul piano dei riconoscimenti. Con un forte Marchio italiano formato da Fratelli del GOI e riconosciuto dalla GLMMMEW, il potere contrattuale del GOI verso l’UGLE sarebbe cresciuto.

 

La stessa cosa devono aver pensato i Fratelli separati della GLRI, e la loro contromossa è stata rapida ed elegante. Il 26 luglio 2008 hanno consacrato la prima Loggia del Marchio italiana all’obbedienza della GLMMMEW, e in questo modo hanno sbarrato la strada al GOI : perché è chiaro che, se le loro Logge del Marchio possono godere già fin d’ora del riconoscimento della GLMMMEW, quello stesso riconoscimento alle Logge italo-francesi non sarà concesso mai.

 

Di conseguenza, il destino dei Maestri del Marchio del GOI sembra segnato : continuare a lavorare all’obbedienza della GLMMMF per l’eternità, salvo che… la nostra “creatività latina” non suggerisca loro altre soluzioni.

 

Precisiamo meglio : non è che lavorare all’obbedienza della GLMMMF sia un destino così orribile dal quale per forza occorra trovare un modo per scappar fuori. La soluzione più saggia per i Maestri del Marchio del GOI sarebbe quella di continuare dove hanno cominciato : creare nuove Officine italiane all’obbedienza della GLMMMF, fino a raggiungere il numero sufficiente per costituirsi in Distretto.

 

Con questa soluzione, non ci sarebbero grosse possibilità di carriera – niente Gran Maestri del Marchio e Grandi Ufficiali del Marchio che possano gloriarsi di sontuosi collari e grembiulini – ma i Maestri Massoni del GOI potrebbero comunque ottenere regolarmente il Marchio, fondamentale complemento del loro percorso iniziatico, ed essere accolti come Fratelli nelle Logge del Marchio di tutto il mondo.

 

Al momento in cui scrivo, l’ipotesi più probabile è che tale ipotesi venga adottata. Ci sono tuttavia Fratelli che non riescono a rassegnarsi all’idea di un “Marchio del GOI” subordinato alla Francia, e che prospettano diverse soluzioni.

 

Ho scelto di parlarne qui non allo scopo di… seminare zizzania, ma perché forse un’attenta riflessione su di esse può giovare a quei lettori desiderosi di approfondire il concetto di regolarità massonica (e forse in futuro, se la definizione di tale concetto dipenderà da loro, sapranno semplificarlo e renderlo meno assurdo di quanto non sia oggi…).

 

Una soluzione potrebbe essere, ad esempio, costituire il Marchio in corpo rituale, e legarlo poi al GOI mediante un protocollo di amicizia. Non mancherebbero i precedenti : l’Arco Reale, per esempio, è lavorato in seno al GOI con una soluzione analoga (e come ho accennato sopra, lo stesso Marchio vi è già praticato in qualità di grado del Rito di York).

 

Direi che una soluzione del genere offre sulla carta notevoli probabilità di successo : potendo pescare direttamente nell’ampio bacino del GOI, il nuovo Marchio sorpasserebbe sul piano numerico tanto quello della GLRI che quello italo-francese, anche se ovviamente la sua forma strutturale di Rito gli precluderebbe la regolarizzazione internazionale.

 

Ripeto : si tratta di un’ipotesi, frutto di una mia riflessione. Non credo che nella realtà sarà avviato un progetto del genere. Ma se qualcuno ci provasse, la situazione di tre diverse autorità del Marchio nello stesso Paese non sarebbe inedita : esiste un illustre precedente, addirittura in quella virtuosa Inghilterra che oggi storce il naso di fronte alla presunta litigiosità dei Massoni italiani (ed è opportuno evitare di chiederci se nel caso specifico – come già nel 1993 – le scelte inglesi non abbiano in verità contribuito a creare quella stessa litigiosità di cui veniamo accusati…).

 

Come ho già accennato, l’UGLE nel 1856 fece balenare ai Massoni del Marchio inglesi la possibilità di riammettere il Marchio nell’Ordine, salvo poi fare marcia indietro all’ultimo momento. Fu allora che la più illustre Loggia indipendente – la Ashton Mark Lodge, altrimenti nota come Loggia Viaggiante del Cheshire – si sentì contrariata al punto di dare vita a una Honourable United Grand Lodge of Mark Master Masons of the Ashton-under-Lyne District.

 

Erano umili Fratelli di provincia, tagliati fuori dal “grande giro” della Massoneria, ma se la seppero cavare. Mentre sopra le loro teste il Supremo Gran Capitolo di Scozia e la GLMMMEW di Lord Leigh si battevano all’ultimo sangue per il controllo del grado, la United si sparse silenziosamente ben al di là dei confini della Contea originaria. Per più di quarant’anni tolse Officine ad entrambi i contendenti, giungendo a superarli quanto al numero di Fratelli ; se gli umili Massoni di Ashon-under-Lyne avessero potuto contare su qualche santo in Paradiso, la storia del Marchio sarebbe stata diversa.

 

Nel 1900, la United si decise finalmente a confluire nella GLMMMEW. All’Agape organizzata per festeggiare la riconciliazione, un loro Ex-Gran Maestro Provinciale – il Risp.mo Fratello Taylor, operaio tessile in pensione – dichiarò ai Fratelli della Gran Loggia che la United non era sorta con l’intenzione di opporsi a loro (pur ammettendo onestamente che molti membri della Ashton avessero considerato umiliante l’idea di sottomettersi a un corpo massonico con pochi anni di vita) : quello che davvero li aveva fatti infuriare – e aveva dato il la alla loro iniziativa – era stata la definizione del Marchio (nota : ad opera dell’UGLE) come “un grazioso perfezionamento del Grado di Compagno”; dalla quale avevano concluso unanimemente che da Londra non ci fosse da aspettarsi niente di buono.

 

Per dimostrare che le sue non erano solo parole di circostanza, citò a memoria l’Atto di Costituzione della United : “…che pienamente consapevoli della situazione disorganizzata e insoddisfacente della Massoneria del Marchio in Inghilterra, e convinti che il momento sia favorevole per effettuarne la restaurazione alla sua antica e onorevole importanza, approvano e raccomandano che si costituisca una Gran Loggia di Maestri Massoni del Marchio per l’Inghilterra ; unica e sola autorità del Marchio per il Paese, aperta a tutti i Maestri Liberi Muratori sulla base della disposizione del loro animo…”

 

A questo punto, Taylor fece una pausa come se avesse finito ; poi – forse incoraggiato dal clima di allegria conviviale – aggiunse …e non sulla base di licenze e impiastri vari ; parole che furono seguite da un vero boato di applausi.

 

La posizione formulata da questo sconosciuto Fratello, che ci guarda dall’Oriente Eterno forse già da un centinaio d’anni, è a mio parere quanto di più giusto e perfetto si possa dire circa l’attuale situazione del Marchio nel nostro Paese ; sostituite Inghilterra con Italia, e avrete il mio pensiero.

 

Devo ammettere, però, di aver impiegato qualche tempo per arrivarci. Spesso l’istinto dell’uomo alla competizione ottenebra in lui la saggezza, e una riflessione è necessaria prima di poter assumere, su un dato argomento, un atteggiamento obbiettivo e distaccato.

 

Il giorno in cui seppi che la GLRI era entrata nel gioco, da bravo Massone del GOI pensai : ci hanno fregati. Chiamai allora al telefono l’amico Giovanni Domma, primo Maestro Venerabile italiano di una Loggia del Marchio all’obbedienza della GLMMMF. Mi aspettavo che si sarebbe infuriato ; invece la sua reazione fu molto più serena di quanto avessi supposto.

 

Mi disse : Non è una gara a chi fonda una Gran Loggia per primo : l’importante è che qualcuno lo faccia. Noi siamo quelli che portano in Italia l’informazione sul Marchio ; deve essere un bene che poniamo a disposizione di tutti, del GOI o della GLRI non importa. Se quei Fratelli sono persone in buona fede, se ne ricorderanno.

 

In questo modo prese forma definitivamente il progetto del nostro libro, al quale già da parecchi mesi stavamo pensando. Riflettendo poi con più calma sulla posizione assunta da Giovanni, potei realizzare che aveva ragione : proprio la strana situazione che si è creata tra il Marchio del GOI e quello della GLRI può essere l’occasione per avviare la pace tra i due Ordini.

 

Infatti, se i Fratelli della GLRI lavorano il Marchio all’obbedienza della GLMMMEW, ebbene : la GLMMMEW riconosce la GLMMMF. Quindi i Maestri del GOI all’obbedienza della GLMMMF – se volessero approfittarne – godrebbero del diritto di visita in tutte Logge del Marchio fondate dai Fratelli della GLRI in Italia.

 

Per quel che ne so, è la prima volta dal 1993 ad oggi che viene a crearsi una situazione del genere tra il GOI e la GLRI, e a mio parere si tratta di un’opportunità veramente grossa. I Fratelli dei due Ordini potrebbero incontrarsi, parlarsi, fare amicizia di nuovo ; scoprire reciprocamente che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.

 

Ora le ultime notizie sono che il 19 giugno 2010 i Fratelli della GLRI che lavorano il Marchio si sono costituiti in Distretto : ormai sembrano bene avviati verso la costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia.

In teoria, quando il nuovo corpo massonico sarà costituito, le due Logge del Marchio italiane che lavorano sotto l’egida della GLMMMF potrebbero addirittura aderire.

Questo a qualcuno potrebbe sembrare un gesto umiliante, ma io non direi. Anche i Fratelli della Ashton Mark Lodge avevano considerato umiliante l’idea di aderire alla Gran Loggia di Lord Leigh ; poi ci rifletterono, e dopo averla ben digerita tutto si concluse in un’allegra Agape tra Fratelli.

Forse noi Italiani possiamo fare meglio di loro, ed evitare di stare a rifletterci per 44 anni. Sarebbe il modo migliore per rendere omaggio allo spirito del Marchio, che insegna a obbedire prima che a comandare, e a governare sé stessi prima di governare gli altri.

Chi può dirlo ? In futuro – magari dopo un ricambio ai vertici, con l’avvento di una generazione meno coinvolta nei contrasti del passato – l’auspicata riunificazione del GOI e della GLRI potrebbe prendere le mosse dalla Massoneria del Marchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NUBI  SUL  MARCHIO  (maggio 2011)

 

 

 

 

Un solo Massone non può cambiare la Massoneria, ma può diffondere il messaggio che può cambiarla. Della verità di questo principio ci siamo già resi conto, il Risp.mo Fr. Giovanni Domma ed io, con la nostra campagna in favore dell’Installazione dei Venerabili nelle Logge di rito scozzese.

Non avremmo mai immaginato quale grande movimento di Fratelli si sarebbe radunato intorno alla nostra idea, né che essa sarebbe stata raccolta da intere Circoscrizioni massoniche che l’avrebbero fatta propria, come è avvenuto dapprima per la Lombardia e ora sta avvenendo in molte altre regioni d’Italia. In tutti questi luoghi, i Maestri Venerabili vengono ora consacrati mediante un rituale a cui anche noi, modestamente, abbiamo messo mano!

Ci sono altre battaglie intraprese dal Fratello Domma il cui esito è ancora incerto, ma sarà probabilmente positivo, perché sono in accordo con quel disegno di sprovincializzazione e internazionalizzazione della Massoneria italiana di cui c’è grande bisogno, affinché il GOI possa ritornare alle posizioni di prestigio sul piano internazionale che purtroppo gli sono sfuggite; molto terreno è già stato riguadagnato (ultimo traguardo raggiunto, il recupero del riconoscimento da parte della Spagna), ma è ormai chiaro a tutti che perché tale opera sia portata a compimento c’è ancora molto da fare.

Così in futuro si parlerà ancora della rivalutazione della figura del Presidente di Collegio Circoscrizionale, se non addirittura dell’istituzione delle Gran Maestranze Regionali anche in Italia: obbiettivi che il Fratello Domma porta avanti tenacemente da tempo, con un gran lavoro di propaganda e sensibilizzazione a tutti i livelli dell’Ordine.

Tuttavia la più importante delle sue iniziative è ancora più ambiziosa: sto parlando della costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio in Italia, un progetto su cui abbiamo già abbondantemente relazionato in un precedente articolo e al quale abbiamo anche dedicato un bel libro, che sta avendo successo.

Nel 2008, dopo che la Gran Loggia Nazionale Francese ristabilì le relazioni col GOI, Giovanni Domma e un altro Fratello della GLNF raccolsero un gruppo di sedici Fratelli del GOI e consacrarono la prima Loggia del Marchio di lingua italiana, all’obbedienza della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia: precisamente la Rispettabile Loggia Ara Pacis N°162 alle Cave di Cannes.

Il loro progetto era di costituire al più presto un paio di Logge del Marchio formate esclusivamente da Fratelli provenienti dal GOI, per costituire un Distretto del Marchio sul suolo italiano; il passaggio successivo sarebbe stato la richiesta della bolla per la costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia ed il riconoscimento da parte della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles.

Purtroppo, vari ostacoli si frapposero alla buona riuscita di questo progetto. Si è perso così del tempo mentre altri si davano da fare, cosicché il 26 luglio 2008 Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia hanno consacrato la prima Loggia del Marchio italiana all’obbedienza della GLMMMEW, e nel settembre 2010 ne hanno creata un’altra, costituendo il primo Distretto del Marchio in Italia.

 

Ci sono ancora, purtroppo, nel GOI persone poco intelligenti che frenano irragionevolmente di fronte a ogni tentativo di innovazione, senza rendersi conto del grave danno che si apporta alla Massoneria tutta sabotando i nostri sforzi di adeguamento agli standard internazionali.

 

Comunque, pazienza: essere veri Massoni del fare vuol dire non perdersi in chiacchiere e affrontare le situazioni per quello che sono, prendendo atto che allo stato attuale delle cose il destino dei Maestri del Marchio del GOI è continuare a lavorare all’obbedienza della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia.

 

Come già osservammo nel nostro precedente articolo sul Marchio, non è che lavorare all’obbedienza della GLMMMF sia un destino così orribile dal quale per forza occorra trovare un modo per scappar fuori. La soluzione più saggia per i Maestri del Marchio del GOI sarebbe (…) creare nuove Officine italiane all’obbedienza della GLMMMF, fino a raggiungere il numero sufficiente per costituirsi a loro volta in Distretto. Al momento in cui scriviamo, è probabile che tale linea venga adottata.

 

Ci sono però altri ostacoli che si addensano come nubi nel cielo del Marchio, e che i pionieri del Marchio italiano dovranno superare. Per esempio, sarebbe opportuno che almeno a livello procedurale il GOI evitasse di frapporre complicazioni; eppure – fino a pochi mesi fa almeno – la Gran Segreteria pretendeva dai Fratelli desiderosi di entrare a far parte di una Loggia del Marchio di esserne preventivamente informata.

 

Una prassi del genere, in Inghilterra sarebbe del tutto inconcepibile: come già abbiamo avuto occasione di spiegare, non esiste tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) e la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) nessun rapporto ufficiale; né potrebbe essere diversamente perché ambedue si autodefiniscono ordini sovrani, quindi in teoria uno dei due sul suolo inglese sarebbe di troppo.

 

Il loro rapporto, che potremmo definire simbiotico, è il seguente: l’UGLE concede ai suoi Maestri di aderire a una Loggia del Marchio della GLMMMEW, ignorando ufficialmente il fatto; da parte sua, la GLMMMEW pretende dai suoi aderenti che essi frequentino attivamente il craft – noi diremmo l’Ordine – nelle Officine dell’UGLE.

 

Bisogna infatti tener presente che, per entrare a far parte di una Loggia di Maestri Muratori del Marchio, un Fratello dev’essere un Maestro Massone con anzianità nel grado di almeno un anno (e se volesse aspirare al rango di Maestro Venerabile, dovrebbe avere già esercitato quest’incarico in una Loggia Azzurra – dico dovrebbe perché quest’ultima prescrizione può essere aggirata mediante una dispensa rilasciata dal Gran Maestro Provinciale); ora la GLMMMEW, che in quanto ordine sovrano avrebbe diritto a lavorare i tre gradi azzurri nelle sue Officine, per non esercitare un’indebita concorrenza nei confronti dell’UGLE rinuncia a farlo, ed entrambi gli Ordini si avvalgono dei vantaggi che derivano da questa tacita collaborazione, facendosi in sostanza reciproca pubblicità.

 

E’ questo il tipo di rapporto che le Gran Logge del Marchio conducono con il loro Ordine di riferimento in ogni Nazione, da cui emerge chiaramente che la Gran Segreteria del GOI non può avere alcuna voce riguardo alla scelta di un suo Maestro di aderire al Marchio: ufficialmente per il GOI la Massoneria del Marchio non esiste, quindi non si può parlare certamente di autorizzare tale scelta.

 

Volendo assumere nei confronti di tale pretesa una posizione conciliante, possiamo accettarla come una concessione da parte del Marchio ai bizantinismi della tradizione massonica latina, e il futuro Maestro del Marchio vi si potrà adattare in segno di riguardo nei confronti della Gran Segreteria stessa; purché sia chiaro però che il Gran Segretario del GOI non ha nessuna voce in capitolo, e può solo prendere atto della scelta del Fratello. Non ha certamente il diritto di “mettersi di traverso” insabbiando le domande e rallentandone in questo modo il decorso.

 

In questi ultimi anni, gli accresciuti contatti tra i Massoni (che viaggiano e… navigano di più) stanno apportando come conseguenza gradita e inevitabile la diffusione a macchia d’olio di forme rituali un tempo circoscrivibili a determinati territori, come appunto il Marchio era limitato alla sfera d’influenza diretta della Massoneria britannica. E’ quindi una sfida molto importante per gli Ordini sapersi adeguare alla nuova situazione, evitando che regole concepite a tutela della prudenza e della regolarità, si ritrovino a svolgere altre funzioni certo originariamente non previste – fungere da freno alla libera circolazione dei fratelli, delle idee, nonché addirittura da intralcio al lavoro.

 

E non è questa la sola nube nel cielo del Marchio. Spiace, ad esempio, avere la sensazione che ci siano Fratelli che sulla ristrettezza delle regole (e ancora di più sulle loro ambiguità) cercano di edificare le fondamenta del loro “potere”. E’una mentalità molto “italiana”, purtroppo lo sappiamo tutti: quante volte in un ufficio pubblico ci siamo ritrovati di fronte un funzionario che – lungi dal pensare al bene del cittadino e dello Stato – aveva l’aria di dirci: il documento che ti serve non te lo do finché non avrai capito che io sono un personaggio importante ?

 

E’ questa un’arte perversa che si avvale di molte raffinatezze e variazioni. Per esempio, si può rivolgere ad arte un decreto contro l’altro e trasformare in un’impasse insuperabile qualsiasi contraddizione che in realtà si potrebbe risolvere con un po’ di buon senso. Così il fatto che nel Marchio ci siano due diverse autorità internazionali – le Gran Logge del Marchio di Francia e d’Inghilterra – entrambe volte a costituire Officine di Massoni italiani, secondo lo spirito con cui viene vissuto può trasformarsi in un’inesauribile fonte di fratellanza o di… discordie.

 

Perché sia fonte di fratellanza basterà, come già ho suggerito nel precedente articolo e nella realtà sta verificandosi felicemente, che i Fratelli italiani delle due obbedienze continuino nel positivo spirito di confronto che ha contrassegnato questo primo periodo, caratterizzato da cordiali scambi di email dall’una all’altra sponda; aiuta in questo il fatto che si tratta per la maggior parte di Fratelli giovani, scarsamente coinvolti nei dissapori del passato e contrassegnati da un approccio all’Istituzione veramente esoterico – consapevoli quindi della validità e della delicatezza della nuova esperienza che la Massoneria italiana sta vivendo col Marchio sul piano culturale, e ben decisi a non buttare tutto alle ortiche con qualche passo falso suggerito da stupidi personalismi o anacronistici orgogli.

 

Ma purtroppo anche il secondo caso, quello della discordia, è sempre in agguato: basterebbe ad esempio che qualcuno nel GOI si lasciasse abbagliare dal prestigio derivante dal ruolo di uomo guida del Marchio italiano, e per… distinguersi dalla concorrenza si abbandonasse a criticare oltremodo la politica seguita dalla GLMMMF in Italia, esagerando in malafede le difficoltà della situazione; fino a esplodere in proclami “nazionalisti” circa il fatto che gli Italiani possono fare da soli – noi non abbiamo bisogno né della Francia né dell’Inghilterra…

 

Poiché effettivamente voci del genere sono circolate, proviamo a chiederci precisamente cosa vorrebbe dire “fare a meno della Francia e dell’Inghilterra”. Sul piano del riconoscimento internazionale, non c’è scampo: non potrà mai esistere una Gran Loggia del Marchio italiana se non sarà la GLMMMEW a riconoscerla. Si potrà trattare di un riconoscimento diretto qualora i Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia raggiungano in breve il sufficiente numero di Logge, come noi gli auguriamo; sarà un po’ più complicato se fossero invece i Fratelli del GOI i primi a mettere insieme un certo numero di Officine all’obbedienza francese, ma se lo spirito che sta guidando i pionieri del Marchio italiano continuerà a essere lo stesso, siamo del tutto fiduciosi che anche in questo caso il processo di costituzione sarà condotto all’insegna della fratellanza.

 

Indicibilmente più complessa diventerebbe invece la situazione se altri gruppi di Fratelli decidessero di appoggiarsi a una terza Gran Loggia del Marchio estera, chiedendole di garantire una o più Logge alla sua obbedienza sul territorio italiano. Non è certo vietato, e sicuramente Gran Logge estere disponibili all’esperimento se ne troverebbero – l’Italia è pur sempre una delle principali nazioni massoniche del mondo, “territorio di caccia” irresistibilmente appetibile per le magre disponibilità economiche di molti Orienti “minori”; ma non mi sembra la miglior risposta alla sincera e fraterna disponibilità dimostrate finora dalla GLMMMF nei nostri confronti, e al di là delle inevitabili rappresaglie – che ci saremmo meritate – sarebbe l’ennesima “figura da cioccolatai” dei Massoni italiani a livello internazionale.

 

Ancora più campata in aria mi sembra la possibilità che Maestri del Marchio italiani creati in Francia formino un’Officina senza porsi all’obbedienza francese, magari fantasticando di poter lavorare all’obbedienza del GOI: ipotesi impraticabile perché in flagrante contrasto con l’Articolo 2 della Union – il Marchio non fa parte dei tre gradi azzurri regolari.

 

E se per assurdo riuscissero a costituirla, e non so per mezzo di quale strategia o compromesso inducessero il GOI a dare il suo benestare, il risultato sarebbe lo stesso dei tre scellerati compagni che uccisero il nostro Maestro: metterebbero a repentaglio l’ammirevole lavoro diplomatico intessuto dal GOI con fatica e abilità presso tante Gran Logge delle quali stiamo finalmente riuscendo a riottenere la fiducia. Per quanto riguarda poi l’UGLE, non oso pensare alle ripercussioni che potrebbe causare un’iniziativa tanto provocatoriamente eretica, volta a sottolineare quella benedetta “diversità latina” che ai loro occhi non è nient’altro che pura bizzarria.

 

Ma davvero esistono Fratelli italiani che per ambizione personale si presterebbero al gioco di accrescere scientemente la confusione della nostra Massoneria, dando origine a una situazione in seguito alla quale le possibilità di unificazione del Marchio italiano diventerebbero un rebus disperatamente intricato e complesso? Noi non vogliamo crederlo; eppure si vocifera che questi “Fratelli” ci sono.

 

Io mi domando: è possibile che non riescano solo per un momento meditare e riflettere che non si può vivere desiderando di essere sempre al centro dell’universo? No, davvero non si può vivere covando dentro di sé solo invidia verso le affermazioni altrui, giungendo a sabotarle senza neppure soffermarsi a riflettere sui danni che si creano in questo modo. Il vero Fratello è colui che gioisce con te e piange con te, non colui che brama di primeggiare sempre, facendo prevalere nevroticamente il proprio ego afflitto e sinistrato.

 

Dovrebbero piuttosto essere grati a chi sta facendo qualcosa per la Istituzione in generale e per il GOI in particolare, portando quel rinnovamento di cui tanto abbiamo bisogno; dovrebbero tralasciare per una volta di bardarsi di medaglie grembiuloni ed onoreficenze, di vantarsi della loro anzianità massonica che senza la saggezza non è nulla, di far valere il proprio egoismo e il loro interesse vuoto.

 

Eppure no: eccoli là, nella loro folle corsa ad essere sempre i protagonisti costi quello che costi, e gli altri possono morire; poco importa se fino all’altro ieri del Marchio ignoravano perfino l’esistenza e si sono documentati spiluccando frettolosamente il nostro libro – adesso il Marchio in Italia sono loro, e per far valere le loro pretese sono pronti a mendicare riconoscimenti fin dalla Nuova Zelanda.

 

Mi domando quanto questi Fratelli si rendano conto che, se l’egoismo da parte di un Massone non è mai ammissibile, in un momento come questo le implicazioni che ne possono derivare rischiano di andare ben oltre le squallide baruffe di Loggia. Abbiamo puntati addosso gli sguardi di tutta Europa; sempre più forte sembra ormai delinearsi il movimento che riconosce nel GOI la Massoneria regolare italiana. Ogni movimento interno al nostro Ordine viene a livello europeo analizzato, dissezionato, dibattuto; questo perché siamo forse il primo grande Ordine “latino” della storia che intraprende la difficile strada delle riforme interne, per conservare le proprie specificità e nel contempo andare incontro agli standard della Massoneria internazionale.

 

Possiamo godere della comprensione e della simpatia di molti – per quel nulla che io conto, mi capita di ricevere email di approvazione anche da Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia; perché al di là delle etichette, il Massone intelligente e al di sopra delle parti non può non essere intrigato dal coraggio e dalla sapienza massonica che il GOI profonde nel nuovo cammino da lui scelto, a mezza strada fra modernità e tradizione (e nel quale la sua attuale giunta, bisogna pur dirlo, sta veramente mostrando il lato migliore di sé, dimostrando di tenere in maggior conto il giudizio della storia che non gli effimeri umori della cronaca).

 

Ma dovrebbe essere chiaro a tutti che su come sarà giocata la partita del Marchio è in gioco molto del consenso e della credibilità che il GOI sta accumulando: se dovesse venire fuori il solito pasticcio all’italiana, con lo stolto protagonismo di fazioni l’un contro l’altra armate, allora sarebbero guai.

 

Speriamo quindi che i Fratelli coinvolti in progetti tesi a piegare il futuro del Marchio ai propri interessi ci ripensino presto – almeno prima di essersi spinti troppo in là. Se vogliono alzare le colonne di nuove Logge del Marchio sul territorio italiano, la loro opera non sarà soltanto benvenuta ma benemerita e necessaria; lungi da loro però l’idea di farlo in concorrenza con i Fratelli che per primi hanno avviato il progetto (che sono, come ormai tutti sanno, i Risp.mi Ffr. Domma e Vettese) o peggio ancora sotto gli auspici di improbabili nazioni estere, perché in tal caso un grande bene potrebbe trasformarsi in un gran male, e le conseguenze negative per la Massoneria potrebbero andare molto al di là di quanto la loro modesta comprensione della realtà massonica internazionale possa suggerire.

 

Si dispongano piuttosto a osservare con quanta umiltà e prudenza il progetto Marchio è stato finora portato avanti dai suoi iniziatori: senza mai affrontare frontalmente le molte difficoltà che si sono infrapposte ma risolvendo tutto con pazienza, garbo e diplomazia; che osservino, riflettano e imparino non solo l’arte di pavoneggiarsi all’Oriente, ma anche quella di macinare a proprie spese migliaia di chilometri per recarsi a una tornata del Marchio in una città lontana affinché i Fratelli possano raggiungere il numero per aprire i lavori; non solo l’arte di far sfoggio della propria presunta scienza nelle Agapi, ma anche quella di intrattenere i disinteressati rapporti che trasformano Fratelli sparsi provenienti da diverse città in una vera Officina, retta da un incrollabile eggregore di vera Fratellanza.

 

Che reimparino l’arte massonica ricominciando da quelle piccole cose che la fanno grande: i discreti momenti di gioia, la triplice stretta della Catena di Unione, gli scambi durante l’Agape… piccole felicità come rubate che illuminano gli sguardi, creando inavvertitamente quel clima per cui i Fratelli, a fine tornata, fanno fatica a lasciarsi.

 

E’ anche di tutto questo che la Massoneria di oggi ha un gran bisogno, ed è qualcosa di immensamente più grande della loro invidia: è la vera filantropia, che porta all’elevazione morale, intellettuale, esoterica e materiale di tutti i Massoni, ai quali aspira di estendere i legami d’Amore e di Solidarietà fraterne che uniscono fra loro tutti i Liberi Muratori del mondo.

 

 

 

 

 

PRESA DAL SITO DEL FR:. MANSUINO

COPERTINA LIBRO - Copia

Mansuino

BIGNAMINO del LIBRO MarchioLe opere


Massoneria del Marchio

 di Daniele Mansuino e  Giovanni Domma (in foto) 

R.F.Giovanni Domma


Grande Ufficiale Nazionale del Gran Conclave dell’Ordine del Monitor Segreto di Francia                                                                                              Grande Ufficiale Nazionale della Grande loge des Maitres Maçons de Marque de France,                                                                                                      Grande Ufficiale Provinciale della Grande loge des Maitres Maçons de Marque de France, 
Grande Ufficiale Provinciale della Gran Loggia Nazionale Francese,
Ex- Maestro Venerabile della Rispettabile Loggia “Giuseppe Garibaldi” di Nizza

Il primo Italiano Maestro Venerabile di una loggia della Gran Loggia Maestri Muratori del Marchio Francese

Il primo Italiano Comandante Noè della Grande Loge de l’Ancienne et Honorable Fraternitè des Nautoniers de l’Arche Royale pour la France

Il primo Italiano Supremo Governatore  del Gran Conclave dell’Ordine del Monitor Segreto di Francia

Compagno dell’Arco Reale ecc ecc ecc ecc

 

 

con una prefazione di:
Claudio Bonvecchio
Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia

 

Glossopetra edizioni – Genova
L’unica forma acquistabile al momento è su Kindle (
 link) a 7,44 euro.

Il mito di questo libro sorge soprattutto dal fatto che poco dopo la pubblicazione, avvenuta nel 2011, l’intera tiratura andò perduta nell’alluvione di Genova, e non fu più ristampato.

Nella Massoneria britannica non esistono quelli che nella Massoneria scozzese sono detti “corpi rituali”. Dopo la “Union” del 1813 tra Moderns e Antients, i vecchi sistemi di “antient degrees” – di cui il Marchio era il più importante – sopravvissero in forma autonoma, e solo verso la fine secolo ristabilirono contatti ufficiosi con la Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

La storia del grado parte dalle sue testimonianze in epoca operativa, esponendo le modalità del suo trasferimento nella Massoneria speculativa. Sono citate e trattate varie forme di antichi rituali oggi in disuso, soffermandosi sul processo evolutivo che ha condotto al Marchio moderno.

L’ultima parte è dedicata alla costituzione della Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio di Inghilterra e Galles, al suo scontro con il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, all’affermarsi del Marchio come punto di riferimento per gli altri antient degrees che erano stati esclusi dall’UGLE con la Union del 1813.

Ne riportiamo di seguito l’indice:

1 –IL MARCHIO E I SUOI SIDE DEGREES: Cos’è la Massoneria del Marchio – Descrizione del rituale attualmente in uso – Compendio di storia della Massoneria britannica – I side degrees del Marchio
2 –IL MARCHIO OPERATIVO: Le testimonianze del Marchio nei documenti e nei rituali della Muratoria Operativa dal tredicesimo al diciassettesimo secolo
3 –IL MARCHIO SPECULATIVO: Il Marchio nel processo di transizione dalla Muratoria Operativa alla Massoneria, in Inghilterra e in Irlanda
4 – DUNCKERLEY E IL MARCHIO: La gigantesca figura di Thomas Dunckerley, Massone dimenticato – Il rituale Dunckerley e il tentativo di reintrodurlo nella Gran Loggia d’Inghilterra
5 – IL RITORNO DEL MARCHIO: La ricomparsa del Marchio tra Antients e Moderns, nella seconda metà del diciottesimo secolo – Il rituale Minerva – L’evoluzione del grado in Inghilterra, Irlanda e America
6 – GLI ANTICHI RITUALI: Il Marchio del Rite Ancien de York – Il Rituale Watson – LaTradizione di Bath
7 – LA RIEDIFICAZIONE DEL TEMPIO: Gli antichi rituali ispirati ai Libri di Esdra e Daniele: Sunderland, Old York, Perseverance, Blackburn e Dawson – Il rituale attualmente in uso nel Marchio irlandese
8 – RITUALI DEL MARCHIO SCOZZESI: Marked Master – Chair Master – Old Bolton, Brockbank, Entwistle e St. John – Rituali Fuller brevi e lunghi
9 – IL MARCHIO NELLA CLANDESTINITÀ: I difficili anni che seguirono alla Union del 1813 – Le varie soluzioni adottate per la conservazione del grado – La Loggia Viaggiante del Cheshire
10 – LA BON ACCORD: La tormentata genesi della Loggia del Marchio londinese da cui sarebbe sorta la Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio
11 – LA GRANDE ILLUSIONE: Una pagina della storia del Marchio del tutto sconosciuta, quando la Gran Loggia Unita d’Inghilterra determinò la sua riammissione in seno all’Ordine per fare poi marcia indietro subito dopo
12 – LA GRAN LOGGIA DEL MARCHIO: La nascita della Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio
13 – LO SCONTRO FINALE: Il conflitto tra la Gran Loggia del Marchio e il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia per il diritto al controllo e alla diffusione del grado del Marchio

Il volume, in 8°, di 274 pagine, brossurato, era in vendita a 30 euro (prima della distruzione delle copie a causa dell’alluvione di Genova. Attualmente è acquistabile in Kindle al link sopra esposto).