SULLA STRUTTURA AMMINISTRATIVA DEL GOI

Ancora una volta ho il piacere e l’onore di pubblicare un articolo a firma del Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma. La sua vittoriosa battaglia per la Consacrazione dei Venerabili in seno al Grande Oriente d’Italia ha fatto di lui una figura quasi mitologica : quasi ogni giorno ricevo e-mail da Fratelli desiderosi di mettersi in contatto con lui.

In verità, per chi guardi all’esoterismo superficialmente la prospettiva di Giovanni non parrebbe, a prima vista, aver molto in comune con la mia : la sua attenzione, infatti, è interamente rivolta al problema delle riforme strutturali del Grande Oriente, per renderlo nuovamente idoneo a rappresentare la Massoneria italiana sul piano internazionale.

Ma questa sua preoccupazione mi trova completamente d’accordo ; e così pure condivido con lui l’analisi della funzione storica rivestita dalla Massoneria britannica, e quanto sia vano indulgere alla contrapposizione storica tra Massonerie di indirizzo anglosassone e indirizzo latino, fondata sul menzognero presupposto che le prime siano inferiori alle seconde dal punto di vista esoterico.

Questo è il motivo per cui sarò sempre felice di dargli spazio, e per cui credo che la sua visione – per quanto apparentemente particolare – sia invece del tutto idonea ad essere integrata nella prospettiva che, passo dopo passo, vado delineando nei miei articoli ; che pone al primo posto il lavoro dell’uomo su sé stesso nel quadro di una prospettiva laica, e più collettiva che individuale.

                                                                          Daniele Mansuino

 

SULLA  STRUTTURA  AMMINISTRATIVA  DEL  GRANDE  ORIENTE  D’ ITALIA

di Giovanni Domma

 

La messa in opera – in seno alle Officine del Grande Oriente d’Italia facenti riferimento al Collegio Circoscrizionale della Lombardia – di un Rituale di Consacrazione per i Maestri Venerabili che lavorano in Logge praticanti il rituale scozzese (vedi in questa rubrica l’articolo di Daniele Mansuino Storica svolta nel Grande Oriente d’Italia) è un fondamentale primo passo del lungo percorso che avvicina il GOI ai canoni della regolarità massonica internazionale.

Ma anche un’occasione (insolita, per la verità, nella Massoneria italiana) di rimarcare gli ampi spazi di autonomia che la struttura interna del Grande Oriente d’Italia riconosce e concede – con genuino spirito democratico – agli organi direttivi dei Collegi Circoscrizionali.

Non è così in tutti gli Ordini massonici di concezione scozzese, neppure in qualcuno il cui nome è legato a storiche battaglie in difesa della democrazia ; anche da questo punto di vista, come in numerosi altri campi, il Grande Oriente d’Italia si rivela a un esame attento molto migliore di quanto pretendano detrattori e calunniatori.

Sfogliando il libro degli Antichi Doveri, Costituzioni e Regolamento dell’Ordine, alla pagina 11 titolo II La struttura e gli Organi del Grande Oriente d’Italia e alla pagina 25 capitolo VII Le Circoscrizioni- I Collegi Circoscrizionali sono elencate tutte le funzioni del Presidente del Collegio Circoscrizionale e di tutti i dignitari e ufficiali regionali che lo compongono.

Esplicitamente viene detto che il Collegio è l’organo che collega le logge al Grande Oriente D’Italia ; di conseguenza, il Fratello eletto Presidente di un Collegio Circoscrizionale è l’equivalente di un Gran Maestro Regionale (o Provinciale che dir si voglia) laddove la struttura dell’Ordine sia modellata secondo l’esempio inglese.

Senza volerci dilungare nei dettagli, la distanza di ruolo e poteri tra un Presidente di Collegio italiano e il Gran Maestro Provinciale di un Ordine di concezione anglosassone (rientra in questi parametri, sia chiaro, anche la Gran Loggia Nazionale Francese) non è molto grande.

La differenza più appariscente è che un Gran Maestro Provinciale dispone di una Gran Loggia, la cui autorità collettiva gli conferisce più voce in capitolo nel Governo dell’Ordine (di cui egli fa parte). Un’altra è che il nostro Presidente di Collegio viene votato dai Fratelli, quindi eletto dal basso ; invece il Gran Maestro Provinciale è nominato dal Gran Maestro Nazionale, quindi dall’alto.

Sebbene quindi le due figure siano vicine, due diverse concezioni della Massoneria vengono a rispecchiarsi in loro, e in questa dicotomia possiamo riconoscere i tratti di due fondamentali contrapposizioni venute a noi dal più remoto passato, che gli articoli del Fratello Daniele Mansuino hanno rese familiari ai lettori di questa rubrica : 1) quella tra Antients e Moderns in seno alla Massoneria inglese, 2) quella tra Massoneria inglese e Massoneria scozzese/latina.

Semplificando molto, possiamo riassumere le due contrapposizioni in questo modo :

 

1) Nella concezione Antient, il centro della Massoneria era la Loggia e il lavoro interiore del Massone sulla propria Pietra era l’unico fine. Secondo i Moderns, questo lavoro doveva andare di pari passo all’azione nel sociale ; era quindi preferibile strutturare l’Ordine in modo più verticista, in modo di garantire alle Logge maggiori possibilità di azione comune.

Già in questa prima dicotomia possiamo distinguere una delle tante peculiarità che rendono difficile la comprensione delle dinamiche massoniche da parte dei profani : gli Antients volevano la concessione di maggiori poteri alle Logge, quindi apparentemente una maggiore democrazia interna, ma erano in buona sostanza tradizionalisti e conservatori ; i Moderns un Ordine più forte, quindi apparentemente più autoritario, ma si autodefinivano liberals – ovvero, traducendo la terminologia politica britannica ai tempi nostri, democratici e progressisti (per non dire… di estrema sinistra).

2) Quando la Massoneria si sparse nell’Europa continentale, le sue caratteristiche democratiche e il suo sostegno alla libera ricerca spirituale la posero in conflitto coi governi della Restaurazione, sostenuti dalla Chiesa Cattolica. L’aspro scontro sociale in cui venne coinvolta, soprattutto in Francia e in Italia, la trasformò in una struttura clandestina fortemente spezzettata, in seno alla quale l’attività coordinata di taglio Modern era impossibile  e l’autonomia di base propria del modello Antient era necessaria.

E d’altra parte, proprio in virtù della prevalenza di giocoforza accordata alle tematiche sociali rispetto a quelle esoteriche, la Massoneria latina era fortemente spostata a sinistra rispetto a quella britannica : in essa quindi le esigenze Antient di autonomia della Loggia e quelle Modern di azione nel sociale venivano a coincidere, creando un miscuglio piuttosto esplosivo e difficilmente controllabile dall’alto.

Questo modello ibrido, che i Britannici non sono mai riusciti a comprendere bene, generò la diffidenza da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra verso gli Ordini latini : un contrasto che solo oggi, con la lungimiranza suggerita da una più ampia e serena prospettiva storica, entrambe le parti stanno lavorando per sanare.

Per quanto riguarda il GOI, la mia opinione è che davvero non molti sarebbero i ritocchi necessari per conformarci appieno agli standard della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, e molti di essi su un piano più formale che sostanziale.

Un tipico esempio di quanto vado affermando è proprio il ruolo del Presidente del Collegio : per il quale sarebbe forse il caso di chiedersi se non sia opportuno rinunciare spontaneamente al diritto di votarlo, e farne un Gran Maestro Provinciale nominato dal Gran Maestro : le precedenti osservazioni dovrebbero aver sufficientemente chiarito che la perdita per quanto riguarda la democrazia interna sarebbero più apparenti che reali (anzi probabilmente la “base” rappresentata dalle Officine ci guadagnerebbe, perché aumenterebbero tanto l’autonomia a livello “provinciale” quanto la possibilità per le Officine di far sentire la propria voce “in alto”) e il guadagno di credibilità per il GOI sul piano internazionale sarebbe tanto grande da tacitare ogni argomento contrario.

E tuttavia, sono il primo a rendermi conto che il particolarissimo momento che il nostro Ordine sta attraversando sul piano delle sue dinamiche interne non è forse il più adatto per far cogliere ai Fratelli i lati buoni della cosa : quindi vi prego di dimenticarla – fate finta che io non abbia detto niente – e vediamo piuttosto se non sia il caso di avviare il processo di rivalutazione della figura del Presidente del Collegio dai suoi simboli esteriori : non per farne un Gran Maestro Provinciale (almeno per ora), ma almeno per rivestirlo con dei segni di distinzione che non lo facciano sfigurare nei confronti dei suoi colleghi a livello europeo.

Nessuno – spero nemmeno i tradizionalisti più arrabbiati – oserà affermare che la sua dignità sia inferiore a quella di un Gran Maestro Provinciale solo perché la sua elezione viene dal basso : a questi malintesi esoteristi oserei ricordare che ciò che in alto è come ciò che è in basso, e che se davvero il Grande Architetto si fosse offeso perché i Massoni hanno inventato la democrazia, avrebbe precipitato all’Inferno Voltaire, Rousseau, Robespierre e tutti noi per fargli compagnia, invece di fare della democrazia il sistema di governo più diffuso nel mondo (e speriamo che duri).

Davvero vogliamo continuare a fare in modo che la figura del Presidente di Collegio sia penalizzata e umiliata ? Secondo me, i tempi sono maturi perché  si rimedi a questo errore.

I Gran Maestri Provinciali Esteri sono scelti e nominati tra i Grandi Ufficiali Nazionali, e hanno diritto di contraddistinguersi con le insegne corrispondenti per tutta la vita. Sarebbe il caso che anche da noi – una volta che il Presidente del Collegio termina il suo mandato – gli si conferisca una carica a livello nazionale di pari valore ; o almeno gli si consenta di testimoniare ai Fratelli del suo Oriente di aver dedicato disinteressatamente  le proprie forze a rappresentarli, consentendo anche a lui di conservare le insegne della sua funzione.

Se questo venisse attuato, si porrebbe rimedio (almeno in parte) anche a un’altra assurdità : l’Articolo 88 del Regolamento dell’Ordine, infatti, recita che i Presidenti di Collegio sono membri di diritto della Gran Loggia. Ora, se le cose stanno così, come si può giustificare il fatto che al termine del loro mandato ritornano tra le colonne come semplici Ex-Venerabili ?

Forse che l’appartenenza alla Gran Loggia è una funzione amministrativa del tutto svincolata da qualsivoglia valenza iniziatica ? Se è così, allora diciamolo : ma facciamo bene attenzione, perché affermando una cosa del genere ci si porrebbe in contrasto con la tradizione massonica fin dalle origini, negando ogni ragione di essere a tutte le riforme volute dai Moderns per trasformare la Massoneria in uno strumento di azione sociale.

All’estero il Gran Maestro, quando fa il suo ingresso nel Tempio, deve essere salutato dai Fratelli undici volte ; se entra il Gran Maestro Aggiunto nove volte, un Grande Ispettore o un Gran Maestro Provinciale sette volte. Se entra un nostro Presidente di Collegio, quante volte lo saluteranno ?

Insomma, basta : a mio avviso è  ora di finirla con queste discriminazioni, che gli stranieri (posso dirlo per esperienza diretta) sono i primi a biasimare. In Francia, per esempio, i Fratelli sarebbero ben lieti di poter rendere i debiti onori agli Ufficiali del Grande Oriente d’Italia ; anche perché il poter ricorrere alla procedura standard prevista internazionalmente in questi casi li solleverebbe dal problema di dover decidere volta per volta secondo quale cerimoniale debbano essere accolti, con relative incomprensioni e… incidenti internazionali.

Basterebbe solo che il GOI conformasse le sue strutture a quelle in uso nella generalità della Massoneria europea… ma chiediamo davvero la Luna se pretendiamo una cosa talmente ovvia ?

 

 

 

 

 

Guardate la foto che ho inserito a corredo di questo articolo. Da sinistra a destra vediamo allineati quattro Massoni. Il primo a sinistra è un Grande Ufficiale Provinciale di un Ordine estero ; seguono poi  un Gran Maestro Provinciale dello stesso Ordine, un Presidente di Collegio del Grande Oriente d’Italia ed infine un Grande Ufficiale Nazionale di un Ordine estero.

Equiparando le gerarchie amministrative, il secondo e il terzo da sinistra sono equivalenti ; ma guardando le insegne del Massone italiano, non si direbbe proprio.

Il grembiulino del Gran Maestro Provinciale estero, oltre alle tre T rovesciate (sulla spiegazione di questo simbolo, vedi l’articolo Svolta storica nel Grande Oriente d’Italia), ha nelle parti laterali ed in basso due Spighe di Grano con il Sole e le foglie ed i chicchi del Melograno ; nella parte centrale una Squadra e un Compasso, ed al centro la famosa Stella di Davide. Quanto al collare, è uguale come larghezza e simbologia a quello del Gran Maestro, con la sola differenza del Gioiello : invece del Sole c’è la Squadra e Compasso con la Stella di Davide.

Mentre, se osserviamo le insegne del nostro Presidente del Collegio : il collare reca un Gioiello che può essere ricondotto alla sua qualifica di Ex-Maestro Venerabile. Quanto al grembiulino, oltre alle tre T non reca nessun simbolo, salvo un piccolo cerchio con la Squadra e la 47° Proposizione di Euclide ; come abbiamo spiegato nell’articolo suddetto, questo simboli vanno riferiti alla carica di Venerabile.

Insomma, voglio dire : anche… sommandoli tra loro, né il collare né il grembiule sono sufficienti a definire la qualifica di Presidente di Collegio, primus inter pares di tutti i Venerabili e Ex-Venerabili di una Circoscrizione. Anzi, se vogliamo dirla tutta : accanto al suo pari grado italiano, il Gran Maestro Provinciale straniero fa la figura di un Re vicino al suo segretario.

Se poi sfioriamo l’argomento della loro collocazione nel Tempio, quando si va a far visita in qualche Ordine di ispirazione anglosassone si assiste a qualcosa che per noi è veramente umiliante : in quanto il Gran Maestro Provinciale straniero lo si porta a sedere alla destra del Maestro Venerabile (e se ci fosse il Gran Maestro del GOI, ci andrebbe anche lui), mentre un Presidente di Collegio, se c’è, viene messo a sinistra, e se non è più in carica lo si lascia addirittura tra le colonne (ancora grazie che dopo l’Agape non gli fanno lavare i piatti).

Parentesi dedicata a tutti coloro che – non a torto – non hanno molta simpatia per collari, grembiuli e cerimoniali : non è assolutamente nel mio intento far leva su quei Fratelli che ostentano come bambini le proprie decorazioni, e che se vengono invitati all’Oriente si accendono di orgoglio a tal punto che si potrebbe spegnere la luce e usare loro per l’illuminazione del Tempio, risparmiando sulla bolletta.

L’Umiltà, non dimentichiamolo, deve essere sempre la prima virtù del Massone ; però la si pratica più volentieri quando le regole sono uguali per tutti, e quando non contraddice il rispetto che da tutti andrebbe tributato agli Ufficiali che prestano gratuitamente la loro opera in favore dei Fratelli.

E poi, non scordiamolo : collari, grembiuli ecc. non sono affatto pezzi morti di stoffa o di pelle, come possono apparire a chi non è addentro al nostro simbolismo e vede in essi soltanto una manifestazione di vanità : sono anche la forma materiale dei contenuti iniziatici della nostra Istituzione.

Come per partecipare ai lavori massonici è richiesto un abbigliamento decoroso che rispecchia il rispetto del Massone verso i Fratelli, così rivestire i Fratelli più eminenti con le decorazioni adeguate esteriorizza il nostro rispetto nei confronti del lavoro esoterico, che è e deve essere sempre il primo interesse dei nostri cuori.

E infine, ammettiamolo (e poi fucilatemi pure se volete) : tutti noi poveri mortali abbiamo una sensibilità e un orgoglio. A chi non fa piacere essere ricevuto nel Tempio con i debiti onori, dopo esserseli conquistati lavorando, sgrossando la Pietra, migliorandosi culturalmente ?

Sarebbe quindi cosa sacrosanta conformare le insegne dei nostri Presidenti di Collegio a quelle dei loro colleghi stranieri Gran Maestri Provinciali, offrendo in questo modo anche ai Fratelli italiani in giro per il mondo la possibilità di vedere riconosciute le loro legittime prerogative.

Personalmente, non dimenticherò mai l’umiliazione e il dispetto che mi agitarono in una Loggia molto affollata dove eravamo andati in visita, dove l’anziano Maestro Venerabile che mi aveva dato la Luce – Presidente di Collegio in carica  – era venuto portandosi solo un umile grembiulino da Ex-Venerabile, e per una dimenticanza dell’indaffarato Maestro delle Cerimonie fu lasciato tra le colonne.

Volevo alzarmi per segnalarlo, ma lui nella sua saggezza, mi trattenne, facendomi capire che non glie ne importava nulla. Pensai allora che fanno bene in Francia, dove l’Ex-Gran Maestro Provinciale ha il diritto di indossare le insegne da Gran Maestro a vita, siede sempre alla destra del Maestro Venerabile e sarà sempre ricevuto sempre con tutti gli onori.

Perché, voglio ripeterlo : non è l’onore alle nostre misere persone quello che conta, ma il rispetto verso i simboli e le cariche è tutt’uno con il rispetto per i valori iniziatici della nostra Istituzione.

Consentitemi di illustrare come ci si rivolge in Francia ai Fratelli che, in seguito ai loro progressi sul piano iniziatico e amministrativo, occupano incarichi a livello provinciale e nazionale :

1- al Gran Maestro, Gran Maestro Aggiunto, Grande Ispettore Nazionale, Gran Maestri Provinciali e Gran Maestri Provinciali Aggiunti : Rispettabilissimo Fratello.

2 – a tutti gli altri Grandi Ufficiali Nazionali, con cariche e senza cariche, agli ex Grandi Ufficiali, ai Grandi Ispettori Provinciali : Rispettabili Fratelli.

3 – a tutti gli altri Grandi Ufficiali Provinciali, in carica o Passati : Venerabilissimi Fratelli.

Non è il caso di aggiungere altro. Se qualche Fratello esperto di cerimoniale vorrà fare il confronto con le analoghe denominazioni in uso nel GOI, credo che il senso del mio discorso balzerà con la massima chiarezza ai suoi occhi.

Oltretutto, appunto : ricordiamoci che oggi abbiamo molti Fratelli – tra cui il mio amico Daniele – che pur non rinnegando affatto i valori laici e sociali dell’Ordine, considerano l’aspetto esoterico della Massoneria come un valore primario, e di quello che noi facciamo tra l’Apertura e la Chiusura dei Lavori apprezzano soprattutto quanto può essere ricondotto direttamente al nostro perfezionamento interiore, sia collettivo che individuale.

La Massoneria britannica in questo è maestra.  Nel suo articolo su Emulation, Daniele ha rimarcato come ad esso debba accompagnarsi sempre la precisione tecnica dei movimenti e dei gesti, per ottenere quegli effetti – come anche nel Sufismo e nello sciamanesimo – direttamente funzionali al lavoro esoterico di trasmutazione interiore.

Questo e non altro deve essere lo scopo principale del lavoro massonico, sorretto sul piano etico dalla sacralità del discorso esoterico applicato, vivo e operante.

Che poi il progresso individuale e collettivo dei Fratelli nella quadratura della pietra possa e debba concretizzarsi nella forma dell’azione sociale è qualcosa che non mi sogno di mettere in dubbio, anzi spero proprio che nessuno osi farlo ; ma perché questo avvenga è necessario che l’aspetto esoterico del rituale non sia trascurato, anzi che universalmente possano essere adottate quelle forme rituali che consentono l’attuazione di un lavoro esoterico più concreto ed efficace.

Dobbiamo quindi dire grazie alla nostra storia di democrazia se oggi il Presidente del Collegio è una figura importante, amata dai Fratelli e riconosciuta in seno all’Ordine, ma non dobbiamo fare lo sbaglio di …incarcerarla in una concezione dell’Ordine integralmente latina che oggi per molti versi è da considerare superata. E’ il caso di piuttosto di chiedersi seriamente se, per renderla più rispondente ai valori della Massoneria odierna, non sia il caso di valorizzarla maggiormente dal punto di vista esoterico e rappresentativo.

Giovanni Domma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SECONDO ARTICOLO SUI COLLEGI CIRCOSCRIZIONALI GENNAIO 2012

 

MASSONERIA :VALORIZZAZIONE E RINNOVAMENTO DEI COLLEGI CIRCOSCRIZIONALI

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

valorizzazione e rinnovamento dei collegi circoscrizionali  Gennaio 2012

 

Prima di immergerci a scrivere questo secondo articolo sul riordino strutturale (più formale che sostanziale) del Grande Oriente d’Italia, proponendo in esso una revisione sia del ruolo dei Presidenti di Collegio che dei Collegi Circoscrizionali stessi, desideriamo ringraziare il webmaster Ivo, che con molta generosità ospita nel suo sito la nostra rubrica riservata all’esoterismo.

 

Il contenuto dei nostri precedenti articoli sulla Massoneria era – se vogliamo – molto più “esoterico” di questo : si trattava di giustificare mutazioni rituali e non strutturali, dimostrando la loro conformità con le basi della tradizione massonica. In questo caso invece, almeno in apparenza, non si va oltre le questioni amministrative: per questo forse alcuni lettori potrebbero considerare l’argomento inadatto alla rubrica.

 

Sarà davvero così ? Ci sottoponiamo volentieri al vostro giudizio, fidando nel responso dei Fratelli più esperti: i quali sanno bene – per averlo sperimentato in centinaia di tornate di Loggia – come la qualità del lavoro massonico sia strettamente legata all’organizzazione che la circonda, e come la struttura di un Ordine massonico non sia nulla di diverso dalla manifestazione più esteriore della sua essenza.

Naturalmente, le varianti che intendiamo proporre non sono altro – in ultima analisi – che un’esternazione delle nostre preferenze personali. E’ destino di tutti gli esseri umani formare e proporre le proprie opinioni sulla base di un’esperienza limitata – questo vale anche, lasciatecelo dire, per coloro che viceversa si atteggiano a santoni e pretendono di incarnare punti di vista metafisici e “trascendenti”. Il nostro punto di vista, però, può godere del supporto di quasi tre secoli di pratica in seno alla più solida organizzazione che la Massoneria si sia mai data nel corso della sua storia: quella della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE), Loggia madre di tutte le Massonerie del mondo.

Si parla spesso della struttura dell’UGLE, senza però saperne molto. Per esempio, una teoria recente – ancora poco nota nel nostro Paese – pone in relazione il sorgere della Massoneria speculativa in Inghilterra con quello delle strutture assistenziali per i lavoratori.

 

Nel diciassettesimo secolo, per quanto lo Stato inglese si stesse rapidamente modernizzando, il lavoratore vecchio o ammalato non poteva contare su altra solidarietà che quella dei suoi amici ; e sarebbe stato così ancora per molti anni, come certifica per esempio la pietra tombale di un eminente Massone vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento: John Postlethwaite – uno degli animatori della Loggia Viaggiante del Ceshire – che sostenne i più elevati Ordini della Massoneria senza inorgoglirsi e morì nel febbraio del 1819, preservato dall’indigenza dalla bontà dei suoi amici della Loggia Minerva.

 

Prese forma nel Seicento l’uso dei lavoratori inglesi di riunirsi in club professionali che organizzavano cene di beneficenza: il denaro raccolto veniva custodito in un fondo, del quale si potevano destinare piccole somme ai colleghi in difficoltà.

Questi club avevano riti di iniziazione e parole di passo, anche se in nessuno dei loro rituali giunti fino a noi è riscontrabile la ricchezza di simbolismo esoterico che è peculiare dei riti massonici. Inoltre si riunivano in taverne e avevano vari altri tratti in comune con le prime Logge.

 

Ora, se è forse esagerato supporre che la Massoneria sia nata soltanto come club assistenziale dei muratori operativi, è tuttavia plausibile che nel Seicento svolgesse anche questa mansione, e si sia quindi allineata alla scelta – adottata dalla maggioranza dei club verso la fine del secolo – di accogliere nelle loro file anche membri non praticanti la professione. In quel periodo, infatti, l’espansione dell’industria e la manifestazione sempre più chiara dell’andamento ciclico dell’economia determinarono improvvise ondate di disoccupazione: di qui la scelta di aumentare il numero dei membri per accrescere la consistenza dei fondi.

 

Questa ipotesi, crediamo, è utile per fornire la chiave di due aspetti della Massoneria tuttora controversi: primo, l’indissolubile legame tra attività esoterica e attività sociale (che, come sappiamo, si è sempre manifestata soprattutto nell’aspetto dell’assistenza): alcuni vorrebbero che si tratti di un accostamento artificiale e forzato, ma se le cose andarono davvero in questo modo allora è chiaro che entrambe le componenti furono aspetti essenziali della nostra Istituzione fin dai primordi.

 

Secondo, l’accurata forma di organizzazione territoriale che molti vedono come una semplice conseguenza della diffusione della Massoneria nel mondo, mentre in realtà ne è più la causa che non l’effetto; in Inghilterra questa sopraffina arte organizzativa ha raggiunto il massimo livello, e crediamo che al mondo perfino molti Stati sovrani ne possano invidiare l’efficienza economica e la razionalità.

Ai nostri giorni, sotto l’egida del Venerabilissimo Gran Maestro (che è attualmente Sua Altezza Reale il Duca di Kent) sono radunate la Gran Loggia metropolitana di Londra e tutte le Gran Logge Provinciali. Il Gran Maestro è assistito nel governo dell’Ordine dai membri della Gran Loggia, che sono tutti rigorosamente Past Masters, selezionati mediante un articolato sistema di camere superiori.

Proprio in quanto il Gran Maestro è sempre un membro della Casa Reale, il contrappeso democratico che gli si affianca è solido e inattaccabile, a partire dal fatto che la maggior parte delle decisioni amministrative vengono prese di fatto dai Gran Maestri Aggiunti ; in Inghilterra questa carica non è una mansione onorifica come da noi, bensì l’espressione della Gran Loggia – cui membri sono a loro volta il prodotto della volontà delle singole Officine. Ce ne sono tre : un Pro Grand Master, un Deputy Grand Master e un Assistant Grand Master, ciascuno con funzioni ben definite. Per quattro volte all’anno, la Gran Loggia viene informata della loro attività per mezzo delle Comunicazioni Trimestrali,  che si tengono ogni secondo mercoledì di Marzo, Giugno, Settembre e Dicembre ; invece l’Investitura Annuale – che è seguita dalla Grande Festa – è tenuta nell’ultimo mercoledì di Aprile.

La Gran Loggia Unita d’Inghilterra conta attualmente a piedilista circa un milione di Fratelli e più di ottomila Officine. Le Logge londinesi dipendono dal Gran Maestro Metropolitano; le altre su territorio inglese sono raggruppate in 47 Province, ciascuna alle dipendenze di un Gran Maestro Provinciale. Le Logge con sede all’estero costituiscono 33 Distretti (governati da Gran Maestri Distrettuali) e 5 Gruppi (troppo piccoli per formare un distretto; sono capeggiati da 5 Grandi Ispettori) più un’altra dozzina di singole Officine.

Il rendiconto della ripartizione delle cariche viene pubblicato ogni anno nel Libro Massonico, a disposizione di tutti i Fratelli che – se necessario, anche bypassando la propria Officina – abbiano istanze da proporre al Gran Maestro di loro riferimento; sebbene in proposito non esita alcuna norma scritta, è regola tradizionale che tutte queste proposte – senza eccezione – vengano accolte e portate all’attenzione della Gran Loggia.

Qui occorrerebbe davvero aprire una parentesi per discutere se il concetto di democrazia vigente nel GOI – che in luogo dei Gran Maestri Provinciali prevede un Presidente del Collegio Circoscrizionale eletto dalla base – sia preferibile rispetto all’usanza inglese (e internazionale) di nominare i Gran Maestri Provinciali dall’alto.

Una parentesi ricca e ponderosa, perché la storia d’Italia ha visto non solo la Massoneria battersi contro ai totalitarismi politici tardo-feudali e papali, ma anche – al suo interno – contro i tentativi, da parte di certi corpi rituali, di accaparrarsi il potere per restringerlo nelle mani dei Fratelli economicamente più abbienti: questo al fine di sintonizzare la linea di pensiero dell’Istituzione con le forze profane dominanti, aggirando il landmark che ci impedisce di occuparci di politica al fine di impegnarsi in redditizie tresche con le mafie e… il Vaticano.

Ahimè, lo sappiamo : l’Italia è sempre stata un Paese anomalo, e i tentativi di trasformarla in uno Stato veramente laico – per quanto in certi periodi siano arrivati molto vicini al successo – si sono sempre scontrati con poteri superiori alle nostre forze. Ai tempi in cui lo scontro era frontale, aveva un senso esasperare la nostra idea di democrazia interna fino al punto di inibire qualsiasi possibilità di nomina dall’alto per cercare in qualche modo di respingere ogni interferenza dei poteri forti ; ma ha un senso ancora oggi ?

La storia dice di no. Nell’epoca dello strapotere mediatico, l’eliminazione della democrazia mediata in favore della democrazia diretta non è affatto più sinonimo di maggior libertà. Negli anni ottanta, la democrazia strutturale del GOI non ci ha minimamente impedito di cadere vittima dello scandalo P2, che – grazie anche alle menzogne intessute dai media – ha precipitato il consenso sociale nei confronti della nostra Istituzione al minimo assoluto (e più di tutto, problema che a livello storico non è stato ancora opportunamente analizzato, ha approfondito in modo apparentemente irrimediabile la frattura tra Massoneria e sinistra); e cose analoghe le potremmo scrivere anche per gli anni novanta, quando lo stesso nostro fanatismo iper-democratico (peraltro risiedente ben più nelle parole che nei fatti) non ha impedito scandali di finanza e mafia su cui è carità tacere; né la scissione della Gran Loggia Regolare d’Italia, né l’incredibile e immeritato disconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, che assurdamente relega il GOI nel novero delle massonerie irregolari (!) – ma ci rendiamo conto ?

Tutto questo anche perché la facilità di comunicazione che impera ai nostri giorni premia chi ha più denaro da impegnare per influenzare l’opinione pubblica – oggi mediante la TV, internet, SMS e telefonate. Così anche in Massoneria, quanto più la “base” è nominalmente coinvolta nelle decisioni, tanto più è facile manipolarla ed orientarla; anche grazie all’appoggio di quei “quadri intermedi” che oggi come non mai sono i veri opinion makers del nostro mondo… Un tempo, invece, erano definiti con disprezzo “lecchini” e “ruffiani”.

Per questo oggi come non mai rifulge, per chi ancora ha gli occhi in grado di contemplare la vera Luce, la saggezza dei Fratelli che fondarono la nostra Istituzione e la trasformarono nel vettore in grado di esportare la vera democrazia in tutto il mondo. Per loro non era importante che i Fratelli destinati a prendere le decisioni fossero nominati dal basso; anzi, la nomina dei Gran Maestri Provinciali da parte del Gran Maestro Nazionale era sinonimo di distacco e obbiettività.

Era importante invece che potessero essere controllati dal basso: per evitare la formazione di cricche, camarille, grumi ideologici, centri di interesse economico e tutto quanto può turbare il regolare andamento dell’Istituzione.

Di qui il sistema di contrappesi cui ho sopra accennato (e della cui bontà, ogni Fratello potrà sincerarsi approfondendo – mediante le proprie ricerche – i nostri brevi e incerti cenni riguardo al sistema della massoneria inglese, o meglio ancora interpellando qualsiasi Fratello inglese di persona); a mio avviso più funzionale di ogni dichiarazione di democrazia che riempie la bocca, ma che non vale a impedire lo spadroneggiare dei mercanti nel Tempio né le macchinazioni portate avanti dai nostri nemici.

Come già abbiamo specificato nell’articolo Sulla struttura amministrativa del Grande Oriente d’Italia, in Italia la nomina del Presidente di Collegio circoscrizionale avviene dal basso, mediante votazioni tra tutti i Fratelli. E’ questo un caso, verrebbe da dire, in cui la… Tavola Smeraldina viene applicata correttamente : quello che viene dall’alto può essere davvero uguale a ciò che proviene dal basso quando ambedue i casi siano davvero ispirati al vero ideale massonico di correttezza e giustizia.

 

 

Sbagliano senz’altro i Fratelli che, ispirandosi a una concezione dell’esoterismo miope, rigida e datata, vedono nella formula da noi adottata una “sovversione” dei valori tradizionali, impelagandosi in questo modo in una serie inconciliabile di contraddizioni : se la vera ortodossia massonica fosse davvero quella “latina” e non quella britannica, come spiegare allora che le Massonerie latine impiegarono il metodo del suffragio universale tra i Maestri fin dalle origini, mentre gli Inglesi non l’hanno mai adottato? Come giustificare la tesi che in questo clima iper-democratico l’”ortodossia tradizionale” possa essersi conservata più intatta che non in Inghilterra? E così via.

In verità, l’esperienza dimostra che i due metodi possono funzionare benissimo entrambi, senza intaccare né la democrazia né la tradizione. Nell’articolo citato, però, abbiamo spiegato pure che il suffragio tra i Maestri è un metodo oggi malvisto a livello internazionale, e che il buonsenso – senza andare a scomodare i massimi sistemi – dovrebbe imporre al GOI di rinunciarvi il più presto possibile, in favore di una struttura fondata sulle Gran Logge Provinciali con il Gran Maestro Provinciale e il suo governo designati dal Gran Maestro Nazionale.

Non sono mancati i Fratelli che, dopo aver letto quell’articolo, l’hanno interpretato come una nostra presa di posizione in favore… dell’attuale governo del GOI, del quale la nostra iniziativa mirerebbe a rafforzare il potere.

Ma per favore! Essere miopi va bene, ma c’è un limite a tutto. Stiamo parlando di cambiamenti destinati a influenzare la Massoneria nel corso dei secoli, e che oltretutto ci sono ben scarse possibilità che possano essere concretizzati dal governo attuale – piuttosto, destinati a propiziare la sospirata riunificazione della Massoneria italiana e il riaccredito del GOI a livello internazionale.

Già abbiamo dato un esempio della bontà della nostra linea ottenendo la consacrazione per i Maestri Venerabili della Lombardia (vedi l’articolo Svolta storica nel Grande Oriente d’Italia); anche in quel caso, la nostra iniziativa si scontrò dapprima con obiezioni legate soprattutto a questioni politiche contingenti, ma dopo che fu realizzata, la sua validità fu percepita immediatamente da tutti – sono decine oggi i Maestri Venerabili che si sono fatti consacrare, e la pratica si sta estendendo anche ad altre regioni italiane.

Davvero non siamo capaci, almeno una volta ogni tanto, di guardare lontano ? Di pensare al bene dell’Ordine e non alle piccole beghe della nostra parrocchietta, che tra un soffio di anni la storia avrà già cancellato ?

Il Ven.mo Gran Maestro, da parte sua, si è espresso piuttosto chiaramente su tali questioni in un’intervista rilasciata a questo stesso sito. Alla domanda verso quale direzione guiderà la sua Obbedienza, nei prossimi 5 anni? ha risposto :

Oltre a continuare e consolidare l’opera di trasparenza e di dialogo con la società civile e le sue istituzioni, approfondiremo il lavoro interno sulla qualità del percorso iniziatico, sulla cura dei rituali e non è una favoletta, ma una scelta di vita, che implica molto senso di responsabilità e una

notevole cura da parte di tutti noi, mia in particolare. Abbiamo iniziato a realizzare una serie di seminari interni di approfondimento e di studio, al fine di erogare più strumenti critici ed ermeneutici ai nostri fratelli. Continueremo su questa strada, magari anche con la creazioni di vere e proprie strutture di ricerca e di approfondimento, che possano trovare corrispondenza A LIVELLO EUROPEO (il maiuscolo è nostro).

Potrebbe essere più chiara la volontà di riforma della struttura massonica, nel contempo senza intaccare quelli che sono i landmarks iniziatici della Massoneria Azzurra, ma anzi andandogli incontro ?

Si dica ciò che si vuole del Ven.mo Gran Maestro attuale, ma da questo punto di vista la sua visione è assai più chiara di tutti coloro che l’hanno preceduto. Speriamo che i suoi eventuali successori si rivelino all’altezza di portare avanti le sue posizioni, che a livello internazionale stanno creandoci grandi consensi.

Un altro punto che abbiamo già messo debitamente in risalto è che, nel sistema inglese, una volta scaduto il loro mandato sia Gran Maestro Provinciale che i Grandi Ufficiali Provinciali non più in carica mantengono a vita i loro paramenti e onori, per testimoniare agli occhi dei Fratelli più giovani l’opera disinteressata da loro svolta per l’Istituzione. Anche questa è una cosa giusta e morale che, con chiunque io ne parli, riscuote enormi consensi, e non si capisce proprio che cosa osti all’intrapresa di una riforma graduale orientata in quella direzione.

Senza voler giudicare troppo negativamente l’avversione nei confronti di tali progetti da parte dei Fratelli più conservatori, c’è da chiedersi tuttavia come possano conciliare tale avversione con quel rispetto dell’autorità che costituisce uno dei loro tratti caratteriali dominanti.

Come la conciliano ad esempio con l’Articolo 88 del Regolamento dell’Ordine, secondo il quale i Presidenti di Collegio sono membri di diritto della Gran Loggia, mentre secondo il sistema attuale una volta scaduto il loro mandato non lo sono più ?

La risposta è di solito : perché la Presidenza del Collegio è una funzione amministrativa, non un grado, e non implica quindi nessuna acquisizione di carattere permanente.

Sarà… però al Presidente di Collegio viene riconosciuto il diritto di alzare le colonne di una Loggia, diritto che non rientra nelle prerogative del comune Past Master, né tantomeno del Maestro Venerabile. Ora, i casi sono due: o creare  una Loggia è un atto amministrativo anche quello (nel qual caso, può provvedere anche il Segretario… e se suona il postino, potremmo chiedergli se gli dà una mano) oppure è un atto rituale… e se è un atto rituale, è tecnicamente concepibile che una persona acquisisca il diritto di praticarlo in seguito a una votazione, e la baraqah si ritiri da lui allo scadere del mandato?

(Nota : nel caso specifico della Consacrazione di una nuova Loggia, il sistema britannico richiede la presenza congiunta del Gran Maestro Provinciale e del Gran Maestro Nazionale o di un suo Sostituto. Al di là delle ragioni più evidenti, la presenza di due Gran Maestri aggiunti è collegata al simbolismo del Pavimento a Scacchi, al di sotto del quale si trova idealmente il Sancta Sanctorum che solo il Maestro Venerabile ha il diritto di calpestare; ma di questo – come di altri tesori dell’esoterismo britannico – se il Grande Architetto vuole parleremo un’altra volta)

La verità è che, al di là del suo ruolo amministrativo, le funzioni esoteriche rivestite dal Presidente di Collegio non sono mai state debitamente sottolineate, e questo è particolarmente disdicevole se pensiamo che egli simboleggia e incarna nella sua persona tutti i Maestri Venerabili del suo Collegio – quei Maestri Venerabili che soli possono dare la Luce e passare ed elevare il Massone, in quanto rappresentano in Loggia il Grande Architetto dell’Universo.

Non crediamo che ci stancheremo mai di rilanciare il nostro modesto input agli organi preposti alla riorganizzazione del Grande Oriente d’Italia, affinché l’istituto del Collegio Circoscrizionale sia riformato in modo di porre rimedio alle dette incongruenze di carattere iniziatico e perché alla figura del Presidente di Collegio sia conferito il giusto valore, circondandolo di un Governo Regionale (non chiamiamolo Gran Loggia se non volete) con poteri e decoro all’altezza del suo ruolo, delle sue funzioni e del suo rango.

E’ nel nostro intento far riflettere su questi punti tutti i Fratelli che compongono le varie commissioni per l’ordinamento del GOI; i quali sono perlopiù consapevoli che la nostra struttura così com’è oggi può ben definirsi obsoleta e superata. Raggi di luce ci vengono dall’intuizione di tanti Fratelli che a livello individuale se ne sono già resi conto (molti dei quali, che ringrazio calorosamente, si sono preoccupati di esternarmi a voce il loro consenso); manca ancora però il sorgere di un aperto dibattito nelle Logge riguardo a questi temi, anche perché i dettagli della struttura amministrativa massonica non sono mai stati un tema a conoscenza di tutti.

Un altro bel raggio di luce, anzi un faro, è l’atteggiamento adottato dall’attuale Governo dell’Ordine a tale riguardo. La politica recentemente adottata dall’attuale Gran Maestro potrebbe suggellare delle tappe fondamentali, e dare il “la” ad un vero processo di rinnovamento. In un’Italia composta di ben 17 Collegi Circoscrizionali sparsi su 110 province, con 8094 potenziali Orienti e 780 logge con circa 25.000 Fratelli, sarebbe una svolta importante.

Crediamo di non tradire il pensiero dei Fratelli che se ne stanno occupando, se affermiamo che l’attuale politica di rinnovamento del GOI può riassumersi in questi tre punti :

  • più trasparenza
  • più democrazia
  • più rispetto per i valori morali, civili ed esoterici.

Se la inquadriamo in tale prospettiva, la riforma dei Collegi Circoscrizionale appare come una tappa inevitabile, che va manifestandosi sempre più nella volontà di tanti Fratelli.

2 risposte a “SULLA STRUTTURA AMMINISTRATIVA DEL GOI”

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