RIFLESSIONI SUL GRADO DI COMPAGNO

Riflessioni sul grado di Compagno d’Arte

 

                                di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

 

Nessun Tempio può essere edificato se non su un solido e concreto terreno piano, e nessuna Pietra potrà essere impiegata nella sua Edificazione se prima non è stata pazientemente levigata.

 

 

Volendo far partire la nostra riflessione sul grado di Compagno dal rapporto dei Gradi Azzurri con i numeri, ci è sembrato opportuno non far riferimento ai numeri che vengono tradizionalmente associati ai tre gradi (le Età), bensì ad un’altra progressione che permette di comprendere meglio il legame dei gradi col processo della manifestazione formale: 0, 1, 2, 3…

 

 

A proposito della progressione tradizionale, la sola cosa che vorremmo far notare è il suo sfalsamento rispetto allo 0: un tema che ci farebbe piacere affrontare in un futuro articolo.

 

 

Come i numeri, anche il percorso del Massone parte dallo 0 (il non essere, l’inesistenza del mondo; la trascendenza, il non-manifestato), che possiamo simbolicamente collocare nelle tenebre del Gabinetto di Riflessione.

 

 

Riguardo al significato dello 0, molto è stato scritto in esoterismo, a partire da Guénon, che sviluppò stimolanti riflessioni sui paralleli tra il suo significato in esoterismo e quello in matematica. La sua scelta di convertirsi all’Islam ne fu probabilmente influenzata, perché a suo avviso Allah era la figura divina più prossima all’ideale di trascendenza assoluta che lo 0 esprime.

 

 

Esistono vari sistemi esoterici illustranti le modalità attraverso le quali l’1 (e tutta la progressione dei numeri) emana dallo 0. Molti pensano che siano tutti sistemi derivati, in modo più o meno diretto, dai Veda e dai loro commentari; non fosse che l’Induismo è la trasposizione religiosa più vicina allo sciamanesimo degli antichi popoli nomadi, e molte sue concezioni ne sono derivate quasi identiche – quindi, parecchie dottrine in cui crediamo di ravvisare la sua influenza potrebbero anche essere sgorgate dall’universo sciamanico direttamente, senza necessariamente essere passate dall’India.

 

 

Tra questi sistemi ne possiamo annoverare parecchi scaturiti dalla gnosi, ovvero dalla confluenza – nella tarda antichità classica – tra il Cristianesimo e vari precedenti sistemi di credenze; ivi inclusa la filosofia greca, e poi la qabbalah ebraica, che è di gran lunga quello che sta avendo la maggior influenza sull’esoterismo contemporaneo.

 

 

Dal riferimento all’uno o all’altro sistema, e anche da differenti interpretazioni nell’ambito di un sistema comune, emergono idee molto diverse riguardo a come il processo di emanazione del mondo delle forme dal non-manifestato rappresentato dallo 0 si sia effettivamente svolto: per esempio, c’è molto disaccordo sul problema se l’origine del tempo e dello spazio possa essere ricondotta all’atto stesso dell’emanazione, o nell’ambito di qualche differenziazione successiva – successiva per modo di dire ovviamente, perché se prima non c’era il tempo, non poteva neanche esistere nulla; però ci sono implicazioni metafisiche molto diverse qualora l’origine dello spaziotempo venga situata nel numero 1 o nel numero 2, o ancora più “giù” lungo la catena dell’emanazione – e anche se al profano potrà sembrare incredibile, l’esoterista sa bene che quando queste diverse concezioni esoteriche vengono a incarnarsi nel mondo dell’exoterismo (come avviene, per esempio, nelle religioni o nella filosofia), le loro conseguenze possono ripercuotersi anche sulla nostra vita di tutti i giorni.

 

 

In tempi abbastanza recenti, la Gnosi di Princeton ha dato inizio a un certo numero di nuove scuole esoteriche impegnate a stendere ponti tra metafisica, matematica e scienze. Così – in conseguenza soprattutto del boom dei computer, e della relativa diffusione del sistema binario – sempre più spesso si sente teorizzare che dallo 0 non emana l’1, ma lo 0+1, e che l’intero schema dell’emanazione andrebbe rivisto a partire da questo dato (naturalmente, tenendo in conto che è lo 0 a contenere in potenza tutti gli altri numeri): potenzialmente, un sistema metafisico alternativo che avrebbe l’effetto di cancellare tutti i precedenti, e del quale sinceramente noi non sappiamo cosa pensare.

 

 

Insomma, la metafisica esoterica è un mondo difficile; e senza dubbio, uno dei maggiori meriti del simbolismo massonico è di semplificarlo enormemente – o perlomeno, di fornire ad ogni Fratello i dati di base dai quali partire per le sue riflessioni in proposito.

 

 

L’emanazione prende le mosse dall’1, ovvero dell’essere, che però è ancora informe e indifferenziato: è una pagina bianca come il grembiule bianco dell’Apprendista, appena emerso dalle tenebre. Esistono in lui immense potenzialità di sviluppo, ma nel primo grado è ancora impotente – non può intervenire sui flussi dello spaziotempo che si manifestano, si dispiegano e si sviluppano nel lavoro di Loggia.

 

 

Perché qualcosa possa essere percepito, è necessaria una prima differenziazione. Questa avviene sul piano della realtà oggettiva, che è quello orizzontale, dove la nostra esperienza è caratterizzata dalle contrapposizioni di opposti: alto/basso bianco/nero bene/male ecc. – di qui il Bianco e Nero sul grembiule del Compagno scozzese e le due Rosette che si possono ammirare sul grembiule dello stesso grado in Emulation.

 

 

Mentre l’opposizione Bianco/Nero pone l’enfasi sui contrasti che il Compagno deve affrontare, le due Rosette poste una di fianco all’altra illustrano ilPassaggio dalla Perpendicolare alla Livella: fino ad ora il cammino 0-1-2 poteva essere raffigurato come una discesa verticale, ma nel 2 il mondo si è allargato, e come… la pallina di un flipper cosmico, il Compagno ha cominciato a oscillare freneticamente tra le varie possibilità inerenti al suo nuovo stato.

 

 

Questa oscillazione è orizzontale – in apparenza, le cose che facciamo nella vita quotidiana non esprimono un concetto di ascesa – se ci guardiamo intorno sembra che tutti vadano di qua e di là disordinatamente, senza un preciso motivo; ed un’analoga impressione di inutilità ci viene se guardiamo alla vita sociale, alla politica, alla storia, alle arti, ecc. senza saper leggere in esse con la necessaria profondità.

 

 

Per imparare a farlo, il Compagno deve impadronirsi delle chiavi che gli consentiranno di dare un senso alla propria esperienza nel mondo; è questo il senso dell’insegnamento del suo grado, è questo il piano su cui ora deve accumulare saggezza.

 

 

Un tempo, riferendosi al trasferimento del nuovo Compagno nella Colonna di Meridione, il suo passaggio di grado era anche definito il passaggio dal greco allo scirocco: ovvero si esprimeva in forma allegorica come egli fosse ora esposto al ricevimento di correnti sottili assai diverse da quelle legate alla sua precedente collocazione.

 

 

Il greco, o grecale, è un vento freddo che soffia da Nord-Est – fino a quel momento, l’Apprendista non era ancora stato in grado di rispondere attivamente agli insegnamenti che gli venivano dall’Oriente, quindi dall’Est: di qui la freddezza delle correnti cui finora era stato esposto – nonché l’esigenza che per non stroncare anzitempo le sue possibilità evolutive (il seme, non dimentichiamolo, necessita del caldo per germogliare), egli venisse provvisoriamente affidato alle cure del più tiepido e amichevole scirocco, vento caldo del Sud.

 

 

Il fatto che il Compagno – destinato a lavorare con la Livella ovvero sul piano orizzontale – trasferisca la sua posizione dal Nord al Sud, non è mai piaciuto molto agli esponenti di certe scuole esoteriche, le quali all’asse nord-sud associano tout court il simbolismo dell’asse verticale, ovvero quello più evidentemente legato alle possibilità di elevazione o di degradazione dell’uomo.

 

 

A partire da questa idea, se ci si appoggia alla convenzionale raffigurazione dei punti cardinali il Nord risulta in alto, e quindi corrisponderebbe alla spiritualità e al bene, mentre il Sud sta in basso, e quindi lo si collega alla materialità e al male… quindi, poteva mancare chi ha riscontrato nel passaggio del Compagno dalla Colonna di Settentrione a quella di Meridione una prova lampante del satanismo occulto della Massoneria?

 

 

In verità, non è necessario essere scienziati per farsi venire in mente che dal Sud ci viene anche la luce del Sole; ma ahimè, non basta così poco a scoraggiare certi professionisti dell’esoterismo inteso come strumento di divisione, i quali ci rammentano che negli ultimi giorni Satana è destinato a presentarsi come Angelo di Luce (e quando arrivano certe bollette dell’ENEL ci sarebbe da sperarlo), che il Sole/fonte della luce materiale può anche essere inteso come un simbolo di opposizione alla luce spirituale, difatti il suo domicilio è in Leone, e Leone è uno dei nomi attribuiti a Satana nella tradizione qabbalista, eccetera.

 

 

Sono, tutti questi, magnifici esempi di quell’esoterismo alla Don Ferrante, messo alla berlina già da Manzoni, che noi temiamo fortemente sia destinato – quello sì – a scortare il percorso dell’umanità fino agli ultimi giorni, e che oggi sta rifiorendo alla grande in certi teoremi dei complottisti.

 

 

Forse un tempo era più facile credere che il Sud fosse la sede del male, quando dal Sud venivano i pirati saraceni a saccheggiare le nostre coste; ma che, nel ventunesimo secolo, qualcuno stia provando a rispolverare questa idea (e non solo in funzione antimassonica, ma anche in funzione anti-immigrati!) ci sembra assurdo e vergognoso.

 

 

In verità, basterebbe ruotare il disegno dei punti cardinali di 90° per scoprire che all’asse Nord-Sud è applicabile anche il simbolismo dell’asse orizzontale; e se questa soluzione vi puzza troppo di relativismo, e se avete già trovato in essa la conferma che Mansuino e Domma sono due inguaribilicontroiniziati, per favore chiedete a Dante… per il quale, non c’era proprio discussione sul fatto che il Sud (come disse a chiare lettere nel Purgatorio, e in modo più velato nel Convivio) fosse man destra; ovvero, che l’iniziato (nel suo caso il Fedele d’Amore, nel nostro il Massone) dovesse considerarsi spiritualmente orientato verso l’Oriente – mentre l’asse Nord/Sud, in quanto portatore della contrapposizione freddo/caldo, risulta per questo più adatto a raffigurare il rapporto dell’uomo con le coppie di opposti che caratterizzano il piano della realtà oggettiva.

 

 

Dovrebbe quindi essere chiaro – o almeno, ci auguriamo – che il Sud, come viene inteso nel Tempio massonico, non ha a che fare con il male. Piuttosto, può essere fruttuosamente considerato il punto cardinale-simbolo della manifestazione formale; e su scala più microcosmica, il simbolo della vita organica sulla Terra, che del Sole del Meridione si nutre e ne viene sviluppata.

 

 

Dopodiché, se avremo correttamente metabolizzato questo punto, allora saremo maturi per anche per disquisire sui valori negativi che ad esso è corretto associare: come ad esempio lo stato di frammentazione (delle Pietre e delle anime) che è tipico del piano su cui il Compagno è costretto a operare, fino dai giorni – oggi lontanissimi – in cui la Caduta ha sbalzato gli esseri umani nell’illusione della molteplicità.

 

 

Il duplice messaggio portato dallo Scirocco, se vogliamo simpaticamente tradurlo in parole semplici, era dunque: Fai attenzione! Da un lato il mio tepore ti riscalderà, sottraendoti per qualche tempo al gelido rigore della spiritualità pura; ma dall’altro, il tuo forzoso intercorso con le limitazioni legate al mondo materiale rischia di avvincerti per sempre, se non sarai all’altezza di trascendere le inconcludenti dinamiche suggerite dal numero 2 con uno scatto in avanti.

 

 

Questa concezione del mondo della manifestazione formale non come sede dal male assoluto, bensì di un male relativo e a suo modo provvidenziale – in quanto, se correttamente interpretato, è suscettibile di rappresentare per l’uomo un ausilio nel suo processo di reintegrazione – è un’eredità che la Massoneria ricevette dalla qabbalah ebraica e rappresentava nel diciottesimo secolo una novità che ci appare – ancora ai nostri giorni – sorprendentemente moderna; soprattutto se consideriamo che anche la Chiesa postconciliare sta lentamente portandosi su analoghe posizioni.

 

 

Parecchi giovani Fratelli di indirizzo esoterico appaiono piuttosto insofferenti quando l’insegnamento del grado di Compagno viene loro somministrato, perché in esso i riferimenti ai codici sulla base dei quali la loro chiamata esoterica è maturata sono davvero scarsi, mentre abbondano i riferimenti a molti aspetti della realtà exoterica. Gli appare quindi come qualcosa di estraneo a quello che essi considerano il tema fondamentale del lavoro massonico – la presa di coscienza dei rapporti che legano l’Uomo all’Assoluto – e tendono spesso a trascurarlo.

 

 

Questo è un errore senz’altro comprensibile e scusabile: è del tutto normale che la loro impazienza di progredire li porti a considerare questa fase del percorso come transitoria. Ma non devono per questo supporre che sia meno importante – possono ora parlare nel Tempio, mettersi in luce per l’umiltà e il senso della misura nei dibattiti, far conoscere ai Fratelli le loro qualità… insomma, questo è un momento davvero magico e irripetibile del cammino di un Massone: attenzione a non sprecarlo!

 

 

Un buon modo per metterlo a frutto potrebbe essere, per esempio, partire da questa riflessione: che il numero del Compagno, il 2, è il numero passivo per eccellenza, eppure il lavoro sulla sua Pietra sta misteriosamente producendo risultati attivi sul mondo delle forme.

 

 

Quale può esserne la ragione? Che al di là della dualità una benevola terza forza sta operando occultamente, e gli guida la mano; ma ancora il Fratello non è in grado di rendersene conto pienamente, perché il suo è un lavoro che richiede la massima concentrazione. La prospettiva del Compagno gli consente soltanto di portare all’estremo compimento le possibilità offertegli dalla sua posizione individuale nello spaziotempo, compiendo in questo modo soltanto qualche piccolo passo avanti nella comprensione dell’immenso e maestoso piano del GADU.

 

 

Questo è il lavoro del Compagno sulla sua Pietra – un lavoro particolare, che ancora un po’ assomiglia alle attività profane nel senso che – come esse – non permette di cogliere il piano collettivo dell’edificio; ma che, a differenza di esse, avrà termine con la collocazione della Pietra al posto che nel piano gli era riservato.

 

 

Qui vorremmo inserire alcuni riferimenti alla ritualità del Marchio, perché il grado del Marchio descrive impareggiabilmente il momento in cui il lavoro del Compagno giunge alla piena maturità, rivelandoci come esso sia tutto da considerare nella prospettiva del momento in cui – tremante e ansioso – sottoporrà il frutto del suo lavoro ai Sovraintendenti, per sapere se sarà riconosciuto degno di apporre sulla Pietra il suo Marchio.

 

È messo in risalto innanzitutto come il Compagno possa progredire nell’arte anche a sua insaputa: è infatti il Grande Sovraintendente dell’Universo a guidargli la mano, consentendogli di produrre una Pietra che è misteriosamente diversa da tutte le altre, ma al tempo stesso fondamentale perché l’Edificazione del Tempio sia terminata.

 

Il fatto che neanche il Compagno si sia reso conto di aver creato un capolavoro risulta dal suo incontro con tre Maestri che – reputandosi migliori degli altri – sono caduti vittima della loro orgogliosa cecità intellettuale: al punto che, trovandosi di fronte la magnifica Pietra che il Compagno gli presenta, poiché è diversa dalle altre preferiscono buttarla via!

 

Allora il Compagno, disperato e amareggiato, esclama: Povero me, il mio lavoro è perduto!, senza ancora sospettare che, quando ci si renderà conto dell’errore, la sua Pietra verrà affannosamente ricercata e recuperata (La pietra che i costruttori avevano scartato è diventata pietra angolare – Salmo 117: 22).

 

Questo episodio ci mostra come uno choc sia necessario per illuminare il Compagno riguardo al senso del suo lavoro.

 

La Pietra di cui andava tanto fiero, il frutto di tutte le sue fatiche, che amava più della sua stessa vita, gli si è svelata all’improvviso nella propria natura duale. Da un lato è un oggetto raro e importante, che il Maestro Venerabile ha ammirato complimentandosi con lui per la sua perizia e il suo ingegno, mentre dall’altro… è quanto di più insignificante possa esistere al mondo; anzi addirittura l’avevano già buttata nella spazzatura, e lì sarebbe rimasta se un’intelligenza superiore non fosse venuta a svelarne il significato nel grande progetto corale che solo ora il Compagno riesce a vedere.

 

 

Sarà proprio questa sua nuova capacità di trascendere il duale ad essere simboleggiata dalla terza Rosetta, quando essa sboccerà – a completare il Triangolo – sul suo grembiule di Maestro.

 

 

Zolfo, Mercurio, Sale. Oltre il velo dei conflitti tra la forza attiva e la forza passiva che agitano il mondo delle forme, una forza neutralizzante è sempre presente a dargli un senso; al di là della contrapposizione tra tesi e antitesi, c’è sempre stata una sintesi che gli ha concesso di portare a termine il suo lavoro.

 

 

Si è chiusa ora per lui la parentesi del dibattersi e dell’affaticarsi nel mondo orizzontale del 2. Il velo dai suoi occhi è caduto: guarda in alto e vede la Luce, e vede che il 3 che è sempre stato con lui, come 1+2 = 3.

 

 

Sempre, ovvero fuori dal tempo; o meglio ancora, al di là del tempo e dello spazio.

 

 

Guarda ora verso il basso, e con suo sommo stupore può constatare che al Triangolo col vertice in alto ne corrisponde un secondo col vertice in basso, intrecciato al primo: la progressione infinita dei numeri avanza al galoppo, come un grande fiume che tumultuando precipita a valle.

 

 

A questo punto, il Massone può dire di avere ben compreso l’Arte; e sarà questa nuova comprensione a conferirgli il potere di esercitare attivamente la sua influenza sul piano della manifestazione.