BREVE STORIA DELLA MASSONERIA DEL MARCHIO ristampa – 1° – edizione

COPERTINA del LIBRO MarchioCOPERTINA LIBRO 3

Daniele Mansuino – Giovanni Domma

BREVE  STORIA  DELLA MASSONERIA DEL  MARCHIO

 

Molti lettori di Riflessioni sull’esoterismo (www.riflessioni.it/esoterismo) hanno gradito gli accenni alla storia del grado del Marchio contenuti nei tre articoli dedicati a questo argomento, e ci hanno chiesto se fosse possibile ripresentarle nella forma di un racconto organico, che tracci la storia di questo stupendo grado massonico ancora sconosciuto in Italia.

Rispondiamo ben volentieri alla loro richiesta, proponendo una breve storia del grado del Marchio che va dalle origini alla sua definitiva fissazione negli anni settanta del diciannovesimo secolo ; con l’avvertenza che una più estesa trattazione degli argomenti qui accennati potrà essere trovata nel nostro libro “Massoneria del Marchio”, che è possibile richiedere al numero 3389708639.

Da quel libro, abbiamo riprodotto qui di seguito un breve sunto della pregevole prefazione ad opera del Prof. Claudio Bonvecchio, Grande Oratore del Consiglio dell’Ordine e Grande Consigliere per la cultura Massonica del Grande Oriente d’Italia ; inoltre, sperando di fare cosa gradita, abbiamo ripubblicato in appendice anche i tre articoli sul Marchio da noi pubblicati finora sul sito di “Riflessioni”.

 

INTRODUZIONE                                         

Questo interessante, semplice e chiaro lavoro colma una carenza nella letteratura riguardante la Libera Muratoria: almeno in quella italiana. Infatti, non sono molti – in Italia – ad essersi interessati all’antichissima Tradizione iniziatica del Marchio.  Così come non molti sono in Italia coloro che  conoscono, approfonditamente, il significa del termine “Marchio”. Ossia cosa sono le Logge del Marchio e quale sia la loro importanza: nel cammino di perfezionamento muratorio.

Lo studio storico, teorico, rituale ed esoterico sul Marchio che viene qui svolto si rivela straordinariamente accurato ed intrigante. Ma il suo pregio maggiore non è l’erudizione massonica, che pure mostra in maniera precisa e documentata.  Lo scopo degli autori non è, infatti, quello di aggiungere un tassello alla lunghissima bibliografia massonica. E neppure quello di contribuire – in maniera narcisistica – alla “mise en forme” di un tassello di quell’intellettualismo massonico che sta trasformando lo speculativo in letterario e i Fratelli in professorini.

Gli autori vogliono ben di più. Mirano più in alto. Si propongono – tramite un accurato lavoro d’informazione storica – di rivitalizzare la Tradizione Massonica, proponendo una via antica e sempre nuova: una via da fare e propria e da interiorizzare.

Va da sé che la loro non è una impresa facile. Ma proprio questa è la “sfida” che lanciano gli autori. Si tratta di una sfida ambiziosa e coraggiosa di cui la Libera Muratoria italiana ha bisogno. Anzi di cui ha necessità e di cui l’introduzione, in Italia, del Marchio sarebbe una tappa importante. Per questo agli autori – Giovanni Domma e Daniele Mansuino – va il più vivo e sincero ringraziamento di chi crede che la Libera Muratoria non sia rigida e ossificata, ma vivace e dinamica. E pronta a rispondere alle sfide della società e degli uomini: per costruire un mondo migliore.

                                                                                   Claudio Bonvecchio

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Marchio operativo

Tra le più antiche organizzazioni muratorie operative, si ha notizia di associazioni di tagliapietre, tanto in Germania quanto in Inghilterra, fin dagli inizi del tredicesimo secolo. Nel 1352 il Re Edoardo III riconobbe per decreto la legittimità delle gilde inglesi, di un’ottantina delle quali ci sono giunti i regolamenti. Il grado di Apprendista non poteva durare meno di cinque anni e poteva giungere a venti, dopodiché il tagliapietre poteva accedere al grado di Compagno, e tra gli altri privilegi accordatigli poteva avere diritto a un Marchio personale con cui firmare il proprio lavoro.

Nel 1452 tutte le logge operative di Germania si riunirono in un Ordine accuratamente strutturato e organizzato. Da vari articoli del suo Regolamento risulta che anche qui il passaggio a Compagno era segnato dalla concessione di un Marchio personale. Risulta dagli Statuti Schaw che tale usanza era viva anche in Scozia almeno fin dal sedicesimo secolo; William Schaw utilizzò il proprio Marchio anche per firmare il verbale di un’assemblea di muratori che si tenne nell’anno 1600.

Caratteristiche comuni a queste antiche forme di Marchio erano : la libertà di scelta, da parte del muratore, del proprio Marchio, che però doveva conformarsi alle regole imposte dalla tradizione ; il loro essere marchi di approvazione (o da riscossione), che potevano essere apposti alla pietra solo dopo che il Sovraintendente l’aveva approvata, e dal numero delle pietre sulle quali un dato Marchio era impresso al termine della giornata veniva conteggiato il salario ; esistevano anche marchi di posizionamento che servivano a indicare in che modo una data pietra dovesse essere collocata nell’edificio, ma questi ultimi non erano personali. Infine un ultimo carattere importante è che la maggior parte dei disegni dei Marchi antichi sembrano obbedire alle regole di varie forme di linguaggi cifrati ; da ciò senza dubbio ebbe origine l’usanza massonica degli alfabeti segreti, che nelle antiche forme di Marchio era presente con molta maggiore frequenza di quanto abbia luogo nelle altre forme rituali.

Un altro genere di Marchi erano quelli apposti dai costruttori (Arch Masons), le cui organizzazioni erano separate da quelle dei tagliapietre (Straight Masons) : infatti la loro specializzazione gli consentiva di innalzare edifici più complessi, caratterizzati da soluzioni tecnicamente difficili come la presenza di archi. Ciascuna delle due forme di organizzazione muratoria era dotata di propri Catechismi, Letture e Rituali; entrambe rivendicavano la propria origine nella fabbrica del Tempio di Salomone (secondo le Costituzioni della Massoneria di York, datate 1704, gli Straight Masons impiegati nella fabbrica del Tempio sarebbero stati circa quarantamila, di cui tremila maestri).

Nelle Logge degli operativi, i tre Gran Maestri sedevano a Occidente per fronteggiare il Sole che sorge ; il Primo Sorvegliante stava a est e il Secondo a nord. L’Altare era nel centro della Loggia e c’erano tre Diaconi, essendo anche il Maestro di Loggia considerato tale.

Quando un giovane chiedeva di essere accettato muratore (nel diciassettesimo secolo, l’età minima era di 14 anni), gli veniva detto di scegliere in quale delle due classi volesse servire; se sceglieva di essere uno Straight Mason gli veniva fatto dono di una squadra, se voleva essere un Arch Mason di un compasso. Il colore – simbolo degli Straight Masons era il blu, degli Arch Masons il rosso. Per l’iniziazione, l’Apprendista entrava in Loggia vestito di bianco, con un cordone intorno alla vita, tenuto per mano da due Compagni, uno per parte ; un altro Compagno davanti e un altro dietro reggevano gli estremi di un altro cordone annodato intorno al suo collo. Così veniva formato un diamante a cinque punte, il cui simbolismo si è conservato in varie parti dell’odierna Massoneria.

Per salire al grado di Compagno doveva preparare una rozza Pietra squadrata come campione del suo lavoro, e il Sovraintendente ai materiali doveva esaminarla prima che potesse entrare.

Dopo un anno da Compagno poteva accedere al perfezionamento detto Super-compagno (Superfellow) : il Candidato veniva condotto intorno alla Loggia per tre volte, e prestava giuramento inginocchiandosi davanti alla Pietra squadrata che aveva portato con sé.

Il rituale di perfezionamento successivo, (Compagno) Costruttore, si differenziava tra gli Straight Masons e gli Arch Masons su un punto importante : la Pietra che nel rituale Straight risulta andata perduta è la Pietra Angolare, nel rituale Arch è la Chiave di Volta.  E’ quindi lecito considerare a livello simbolico Pietra Angolare e Chiave di Volta come equivalenti.

Notevoli e interessanti sono le citazioni del Marchio contenute nei rituali operativi. Per esempio, nelle Letture Harodim :

La Massoneria fu propagandata in questo modo : quando i nostri antichi Fratelli avevano terminato il Tempio di Gerusalemme, viaggiarono in terre straniere e stabilirono così nuove Logge, e crearono regolarmente nuovi Massoni che erano operai di professione (…). Gli Operai del Marchio hanno il compito di preparare le pietre per il Tempio in modo tale che gli Erettori, nel luogo del Tempio, possano sapere esattamente dove ogni Pietra deve essere piazzata, sapendo che queste sono marchiate con pittura blu, mentre quelle destinate alla Gilda dell’Arco sono marchiate in rosso (…). Nel nostro rituale, gli Uomini sono le Pietre che devono essere Marchiate – Pietre viventi. Quando un Compagno deve essere ricevuto, entra nel Tempio mescolato insieme agli altri ; quando poi viene dato l’ordine “Ogni uomo al suo posto”, tutti i presenti – essendo già Marchiati – sanno già dove andarsi a piazzare ; il Compagno, che non lo sa, occupa a caso un posto libero. Il Maestro dice poi che esaminerà se le pietre ci sono tutte, e se sono perfettamente marchiate per il lavoro del Tempio. Trova il Compagno, ed esclama : “Qui c’è una Pietra che non è stata preparata come le altre e non è stata marchiata. Come siete entrato qui ?” Il Compagno risponde che è entrato dalla porta insieme agli altri. Questo causa grande indignazione, ma poi i Fratelli si placano, decidono che possono riconoscerlo e lo marchiano. Così egli diventa un Operaio del Marchio, e ha un segno indelebile impresso sul corpo.

Il marchio speculativo

Quando la Massoneria speculativa venne fondata nel 1717, disegno dei suoi creatori era la creazione di un’organizzazione forte e centralizzata, in grado di accreditarsi presso gli strati alti della società inglese al fine di riscuotere le protezioni e i consensi che le erano necessari per espandersi nel mondo. Per questo venne combattuta la tendenza delle Logge delle varie città a portare avanti sistemi autoctoni di antichi gradi (i famosi antient degrees), la cui pratica disordinata era fonte di confusioni gerarchiche e manteneva l’Istituzione troppo strettamente collegata alle sue origini artigiane.

Ma d’altra parte, i riformatori erano consapevoli che negli antient degrees erano custoditi gran parte dei tesori esoterici costituenti la fonte inscindibile dei valori fraterni e universalisti della Massoneria ; erano quindi coscienti che ogni intervento di semplificazione andava condotto con gran cautela, e le opinioni in proposito erano varie e molto diverse. L’introduzione del grado di Maestro fu un tentativo solo parzialmente riuscito di innestare nell’Ordine una sintesi dei contenuti esoterici degli antichi gradi ; moltissimi Fratelli, soprattutto in provincia, non vollero accettarla, e il dissenso tra Antients e Moderns sarebbe cresciuto progressivamente, fino a sfociare nella secessione degli Antients nel 1751.

A partire dal 1717, anche il Marchio diviene una parte importante di questo dibattito. La tendenza dei Moderns più oltranzisti è già quella di escluderlo progressivamente dall’Ordine, perché – affermano – sebbene in molte Officine si stia consolidando la pratica di somministrarlo in forma di grado, non risulta siano mai esistiti rituali operativi aventi già tale forma : si tratta di un semplice abbellimento del grado di Compagno, una sorta di medaglia ad honorem che veniva assegnata senza particolari formalità e della quale si può benissimo fare a meno.

Ma non la pensano così i Fratelli delle Officine Antient, in seno alle quali il Marchio sta assumendo sempre di più un duplice valore : in certe zone (soprattutto fuori dall’Inghilterra) viene considerato un preliminare necessario dell’Arco Reale, in altre il perfezionamento fondamentale del grado di Compagno, che può fare benissimo le veci del nuovo e aborrito grado Modern di Maestro hiramita.

Tra gli argomenti più forti a sostegno della loro tesi, ricordano che la stessa Gran Loggia d’Inghilterra è storicamente una derivazione della Compagnia dei Muratori di Londra, che per decreto reale poneva al centro dei propri doveri il rigetto del cattivo lavoro ; è proprio a tutela della qualità del lavoro muratorio che il Marchio fu creato, e disconoscerlo equivarrebbe simbolicamente a volervi rinunciare. Ma il crescente successo dei Moderns sortirà il suo effetto : lungo tutto l’arco della prima metà del diciottesimo secolo le testimonianze scritte del Marchio in Inghilterra si diradano progressivamente, fino a sparire del tutto. Riappariranno, dapprima stentatamente, nella metà successiva.

Apparentemente esclusa dal divampare di tali polemiche è la Massoneria scozzese, che mantiene il Marchio come parte integrante del grado di Compagno. Non manca la sua citazione nel Libro di Loggia di Kilwinning, dove tra il 1674 e il 1720 si fa menzione della sua concessione a tre diversi Fratelli. Ma a partire dal 1736, in seguito alla fondazione della Gran Loggia di Scozia, la sua pratica nelle Logge comincia progressivamente a decadere (lo salverà il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale incorporandolo nel proprio sistema, e vedremo più avanti quanto tale svolta sia destinata a rivestire enorme importanza nella storia del grado).

La decadenza, tuttavia, fu lenta, e proprio dalla Scozia ci viene la prima testimonianza indiscutibile della somministrazione del Marchio non ai Compagni, ma ai Maestri : l’articolo 68 dei Regolamenti della R:. L:. Doric Kilwinning, n°68 all’Oriente di Glasgow (datato 1758) recita infatti qualunque membro ammesso nella Loggia e iniziato Apprendista dovrà pagare nove scellini, (…) uno scellino e sei pence per passare Compagno, due scellini per ascendere a Maestro e uno scellino e un penny e mezzo per essere fatto Maestro del Marchio.

Quanto all’Irlanda, lo storico della Massoneria deve fare i conti con due problemi fondamentali : primo, la gran quantità di documenti che è andata dispersa o smarrita nelle guerre civili ; secondo, l’esistenza di un numero sterminato di antichi gradi autoctoni dei quali si sa poco, che spesso portavano nomi uguali l’uno all’altro o anche uguali a gradi praticati in forma diversa in Inghilterra. Soprattutto a partire dalla fondazione della Gran loggia d’Irlanda (1725), diventa pressoché impossibile stabilire cosa si celi sotto il titolo di un dato grado.

L’introduzione delle nuove forme causò, come prevedibile, varie proteste, ma meno di ciò che si crederebbe ; nel complesso, le Officine irlandesi accettarono di buon grado la rivoluzione hiramita, anche se molte ottennero dispense per continuare a praticare i loro antichi gradi che oggi non fanno altro che aumentare la confusione. Ma nella maggioranza dei casi, invalse l’uso di continuare a tramandare gli antichi gradi oralmente ; questo permise, una volta che la Gran Loggia d’Irlanda si era conquistata il suo spazio di autonomia da Londra, di reintegrarli nel nuovo sistema, dando origine al fenomeno internazionalmente noto come massoneria allargata.

Tra i gradi sussidiari (diplomatica definizione !) che progressivamente fecero la loro ricomparsa nella seconda metà del secolo c’era il Marchio locale, tramandato soprattutto nell’ambito degli encampments templari ; non ci sono pervenute versioni scritte dei suoi rituali originari, ma sappiamo che comprendevano la posa, da parte del Candidato, di una vera Chiave di Volta su un Arco incompleto. Su questa erano incisi caratteri misteriosi che secondo lo storico Crossle significherebbero Gloria, ma l’interpretazione non è certa.

E’ plausibile comunque che gli Antients, nel loro lavoro di recupero e valorizzazione degli antichi gradi, abbiano introdotto in Inghilterra la pratica del Marchio irlandese, o almeno di alcune sue parti, anche se non sempre di facile identificazione ; ritroveremo infatti l’usanza della posa della Pietra in almeno un rituale inglese.

Un ultimo dettaglio che non può essere tralasciato riguardo alla Massoneria irlandese è che gli Irlandesi furono gli inventori delle Logge militari, che tanto si adoperarono per la diffusione della massoneria nel mondo. Queste Officine godevano della massima stima dei loro Ordini, vuoi per il loro esemplare attaccamento all’Istituzione che li spingeva a portare avanti i lavori anche in condizioni di estremo disagio, vuoi perché un po’ tutti, nella madrepatria, erano consapevoli del loro immenso valore propagandistico ; godevano quindi di privilegi comunemente negati a una Loggia normale, come quello di poter lavorare contemporaneamente all’obbedienza di autorità massoniche diverse, in modo che tutti i militari che ne facevano parte potessero sentirsi a casa.

Un’altra concessione inevitabile, vista l’origine della maggior parte dei loro membri (che, anche se non erano di origine scozzese o irlandese, provenivano per la maggior parte da piccoli centri) era la massima tolleranza riguardo alla pratica degli antient degrees, che ne fece lo scrigno in cui molte tradizioni massoniche altrimenti destinate a disperdersi vennero preservate.

 

Dunckerley e il Marchio

Nella seconda metà del secolo, come già abbiamo accennato, testimonianza del marchio in Inghilterra ricompaiono sporadicamente a Winlaton, Hull, Durham e Newcastle ; ma il personaggio centrale tra quanti si adoperarono per il rilancio del grado è Thomas Dunckerley, un gigante della Massoneria che oggi non viene ricordato come meriterebbe.

Era nato a Oldham il 23 Ottobre 1724. Nei mesi precedenti, sua madre era stata a servizio a casa di una nobildonna presso la quale il Principe di Galles, il futuro Re Giorgio II, soleva soggiornare. Solo all’età di 36 anni Dunckerley avrebbe appreso dal suo padre anagrafico di essere il figlio naturale del Re.

In quell’anno Dunckerley prestava servizio come cannoniere sulla regia nave Vanguard, ed era reduce dalla vittoria nella guerra dei sette anni che aveva portato alla conquista inglese del Quebec. Quando seppe dei propri natali, corse a Londra e cercò di farsi ricevere dal Re, ma senza riuscirvi ; non ci furono invece problemi – in qualità di Maestro Venerabile della Loggia della sua nave – a farsi ricevere dal Gran Maestro della Gran Loggia d’Inghilterra, Lord Aberdour.

Cosa si fossero detti in quel colloquio non è dato di sapere ; si sa soltanto che Dunckerley ne uscì con in mano un incredibile passaporto il cui testo crediamo non abbia uguali nella storia della Massoneria : gli conferiva l’autorità di regolare gli affari della Massoneria nelle Province del Canada appena conquistate o in qualsiasi altra parte del globo che egli possa visitare nella quale un regolare Gran Maestro Provinciale non sia già insediato.

Non solo in virtù delle sue origini Dunckerley era stato scelto per questo compito, ma anche per le sue idee. Stracolmo com’era di Logge militari – tradizionalmente di simpatie Antient – il Canada rischiava di diventare la roccaforte Antient del mondo, con buone possibilità di eclissare il primato internazionale della Gran Loggia d’Inghilterra.

Dunckerley era l’uomo adatto per scongiurare questo rischio. Maestro Venerabile di una Loggia militare ma di obbedienza Modern, condivideva con la Gran Loggia d’Inghilterra la visione di una Massoneria fortemente centralizzata e disapprovava le disordinate tendenze Antient al localismo ; ma era nello stesso tempo un profondo conoscitore degli antichi gradi, in grado di competere addirittura con Lawrence Dermott su tale argomento. Se a questo si aggiunge che i Massoni del Quebec lo conoscevano e lo stimavano, personaggio più adatto non si sarebbe potuto trovare.

Quello che egli seppe fare della Gran Loggia del Quebec nei pochi anni della sua permanenza in Canada fu una sorta di serra in cui conservare gli antient degrees, i cui rituali aveva portato con sé dall’Inghilterra ; le Officine facevano a gara per studiarli, rilasciarli e praticarli, e sembra che in alcune di esse, addirittura, il cammino massonico dei fratelli fosse scandito dal rilascio di un antico grado ad ogni tornata.

Nel 1764, a quarant’anni, si congedò dalla marina e rientrò in Inghilterra. Dopo il rimpatrio, per alcuni anni la sua preoccupazione principale fu di farsi ricevere dal Re. Ma solo nel 1767, quando Giorgio II era passato a miglior vita, suo figlio Giorgio III riconobbe le sue origini e gli garantì una pensione di cento sterline all’anno.

In quello stesso periodo era diventato Gran Maestro un suo amico, Lord Blainey, col quale condivideva la passione per gli antichi gradi. Uomo di grande intelligenza ma non sostenuto da una buona salute, Blainey si era fatto promotore del clima di conciliazione di cui la Massoneria inglese in quel momento sentiva un gran bisogno, e fin dal primo momento Dunckerley fu al suo fianco per dargli una mano.

Il loro più grande successo ebbe luogo il 22 luglio 1767, quando superando l’opposizione dei Moderns più oltranzisti riuscirono a innalzare le colonne del primo Capitolo dell’Arco Reale sotto gli auspici della Gran Loggia d’Inghilterra : in questo modo strapparono agli Antients il monopolio dell’antico grado più prestigioso, ponendo le basi per la soluzione di compromesso che sarebbe arrivata quasi mezzo secolo dopo.

Nel 1769, Dunckerley riuscì a dotare di un Capitolo anche la sua Loggia Madre, la Antiquity di Portsmouth. Circa nel 1940 venne rinvenuta una copia del suo Libro di Loggia : era scritto in uno sconosciuto codice cifrato, tra i più complessi che in Massoneria si siano mai visti.

Appena lo ebbero in mano, gli storici della Gran Loggia Unita d’Inghilterra si resero conto che un cifrario del genere doveva celare qualcosa di molto segreto, e quando infatti riuscirono a venirne a capo, le scarne parole conclusive vergare dal Segretario furono una rivelazione :

(Il Fratello Dunckerley) ci disse di questa maniera di scrivere, che deve essere usata nel grado che possiamo trasmettere ad altri affinché i Compagni possano essere Mark Masons e i Maestri Mark Masters.

Era proprio così : non pago di aver reintrodotto nell’Ordine l’Arco Reale, per mezzo del Capitolo di Portsmouth Dunckerley aveva cercato di reintrodurre nella Gran Loggia d’Inghilterra anche il Marchio. Lo aveva fatto nella sua città natale, in una Loggia sulla cui fedeltà assoluta sapeva di poter contare, per cercar di evitare la stessa furibonda reazione di cui era stata oggetto la reintroduzione dell’Arco Reale ; e forse anche perché, essendo nella tradizione britannica Arco e Marchio due gradi nettamente separati, la notizia di un tale innesto avrebbe potuto esporlo all’accusa di irregolarità, mettendo in gioco la sopravvivenza della neonata rete di Capitoli che cercava di creare. L’esperimento, del resto, era destinato a fallire, perché dei rituali Dunckerley in seno alla Gran Loggia d’Inghilterra non rimase traccia.

Per vari decenni gli storici della Massoneria hanno discusso intorno alla loro natura.  Sebbene la cosa non possa essere provata definitivamente, è quasi certo che si trattasse del tipo di Marchio che veniva praticato nella Loggia del reggimento scozzese Inniskilling Dragoons.

Ciascuno dei due gradi è costituito in prevalenza da un lungo discorso, composto da un elenco di doveri e da una Lettura. Non c’è ancora nessuna traccia di Sovraintendenti, nessuna Pietra viene introdotta né saggiata ; le otto lettere che vengono date al Maestro del Marchio sono ancora sei, H T S W S S (Hyram of Tyre, Son of the Widow, Servant of Solomon).

In entrambi i rituali la parte dinamica è assai ridotta, e tutto il fascino e la bellezza irradiano dall’eccezionale qualità espressiva delle Letture, che li fanno annoverare tra i più bei rituali della Massoneria settecentesca. Ecco la Preghiera che costituiva la Chiusura del grado di Maestro :

Prima di congedarvi, vi raccomando di riporre la vostra fiducia nell’Essere Supremo che è una Forza per il bisognoso nella sua angoscia , un rifugio dalla Tempesta quando le raffiche dei malvagi tempestano le Mura, e possano le vostre vite rafforzate da questa fiducia riflettere l’onore del grado di Maestro del Marchio, e tramite la nostra integrità e la nostra purezza fare di noi uomini in tutto simili al grande Uomo il cui nome è inciso sul nostro Marchio.

In tarda età, i tributi di stima che giungevano a Dunckerley da ogni parte cominciarono ad aver ragione della sua viscerale opposizione per le alte cariche. Finì per diventare Gran Maestro di otto Gran Logge provinciali contemporaneamente, onore mai toccato a nessun altro Massone nella storia.

I suoi ultimi anni di vita furono avvelenati dall’amarezza che la sua voce – sempre instancabile a indicare la via della conciliazione nel binomio “ripristino dei gradi antichi e centralizzazione dell’Ordine” fosse ascoltata sì col rispetto dovuto a un Fratello che era un mito vivente, ma nella pratica regolarmente ignorata. Morì nel 1795 : dell’esecrabile controversia che vedeva contrapposti gli Antients e i Moderns, il Fratello Dunckerley non riuscì a vivere abbastanza per vedere la fine.

 

Il ritorno del Marchio

Non era stato solo per mano di Dunckerley che la Massoneria del Marchio aveva ricominciato a manifestarsi – dal 1770 circa in poi – in varie parti del Regno Unito : se ne trovano tracce nei verbali di Officine situate a Durham, Dumfries, Bath, Nottingham, Manchester, Wigham, Oldham, Sheffield, Newcastle, Norwich, in Irlanda, in Scozia e in America – particolare degno di nota, almeno una delle Logge in questione, la Marchese di Granby di Durham, era Modern.

In alcuni casi si accenna soltanto all’avvenuto pagamento della quota per il Marchio da parte di Fratelli, in altri si parla esplicitamente di “elevazione”, il che fa supporre l’esistenza di uno specifico rituale ; anzi di due, perché quasi dovunque i gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio sono citati separatamente. Come è ovvio data l’epoca, entrambi venivano concessi in grado di Compagno, e c’è ragione di pensare che in varie Logge il grado di Maestro del Marchio facesse le veci dell’attuale grado di Maestro.

Una delle prime Logge inglesi a praticare regolarmente il Marchio fu la Loggia Minerva di Hull, fondata nel 1782 e tuttora esistente all’obbedienza della Gran Loggia del Marchio, col privilegio di poter lavorare ancora oggi secondo il suo rituale originario (sebbene col tempo sia stato sottoposto a diversi aggiustamenti).

La Minerva era spesso visitata da marinai e mercanti stranieri : sul registro è menzionata la concessione di Marchi a visitatori provenienti da Brema, Amburgo, Lubecca, Stettino, dall’Olanda e dall’America settentrionale.

Tra le numerose peculiarità che sono proprie del rituale Minerva, un curioso primato : è il più antico rituale massonico a prescrivere esplicitamente l’uso dei guanti. In esso, i Sovraintendenti siedono dando la schiena ai piedestalli dei Sorveglianti ; quanto al Maestro Sovraintendente,  siede affiancato al Maestro Venerabile dietro l’Altare.

Il Candidato viene introdotto abbigliato di un’ampia tunica e del grembiule di Operaio del Marchio ; nel corso delle tre perambulazioni, scambia il segno tanto con i Sovraintendenti che con i Sorveglianti. Altro particolare curioso : il Giuramento viene effettuato subito dopo.

Il Candidato si ritira poi nelle Cave di Tiro, e ne fa ritorno in compagnia del Primo Diacono, ognuno con una Pietra da sottoporre all’esame ; sono soltanto due Sovraintendenti a verificarle. Dopo che la Pietra portata dal Candidato è stata scartata segue la cerimonia della riscossione del Salario, ma non viene conclusa : subito dopo la Processione il Copritore Interno impugna un’ascia, e il Primo Sorvegliante indica il Candidato come un impostore.

Prima che il Maestro Venerabile si sia pronunciato sulla pena da assegnargli, emerge il problema della Chiave di Volta che è andata smarrita. Al Candidato è concesso di andare a cercare la sua Pietra ; gli coprono le gambe per proteggerle dalle macerie, e insieme al Primo Diacono perlustra il Tempio in lungo e in largo, ritrovandola infine dietro alla sedia del Primo Diacono, nell’angolo a nord-est. Dopo l’approvazione della Pietra da parte del Venerabile, gli vengono infine rivelati i segreti del grado ; le otto lettere gli vengono spiegate mediante la formula Hiram The Widow’s Son Sought This Key-Stone, diversa da quella in uso nel rituale moderno.

Nel Cheshire, la diffusione del Marchio nel periodo precedente alla Union fu interamente carico della leggendaria Loggia Viaggiante. I suoi fondatori furono un gruppo di Fratelli che avevano ricevuto il Marchio nelle Logge militari, e dopo il congedo erano rimasti disgustati dal clima di avvelenata polemica che pervadeva le Logge della madrepatria, sconvolte dal contrasto che opponeva gli Antients ai Moderns. Individuarono nel Marchio il simbolo della Fratellanza dell’antica muratoria, e con entusiasmo quasi fanatico presero a percorrere le Logge della regione somministrando il grado a chiunque si identificasse con il loro ideale ; né la loro missione era destinata a esaurirsi con la Union, come vedremo più avanti.

Ci sono poi alcuni casi sui generis. Uno senz’altro è rappresentato dalla R:. L:. Relief all’Oriente di Bury, che lavorava all’obbedienza della minoritaria Grand Lodge of All England : tutti i Marchi da lei rilasciati erano costituiti da una lettera dell’alfabeto ebraico o greco. Unico esempio nella storia, la Grand Lodge concesse un Marchio alla Loggia stessa, che veniva apposto a tutti i suoi documenti ufficiali.

Una vicenda tra il comico e l’incredibile è quella che ebbe per protagonista la R:. L:. Hope di Bradford. Anche questa aveva lungamente lavorato all’obbedienza della Grand Lodge of All England, e vantava una licenza per la concessione di Marchi che portava la data addirittura del 1713. Passata poi all’obbedienza della Gran Loggia d’Inghilterra, decisero di festeggiare il centenario con l’invio di una delegazione a Londra, per vedere se fosse possibile, appellandosi all’interesse storico, trovare un modo per farsela confermare.

Furono incredibilmente fortunati. Quando la delegazione giunse a Londra, Antients e Moderns erano a un passo dalla Union, entrambi preoccupatissimi su come i Massoni del Marchio avrebbero digerito l’esclusione del Marchio dall’Ordine. Così, dopo essere stati colmati di gentilezze, se ne tornarono a Bradford con una nuova licenza di pugno del Gran Maestro, che li autorizzava a proseguire l’emissione di Old Marks !

A Londra, roccaforte Modern, il Marchio non trovava di certo il suo ambiente più congeniale, ma approfondendo l’investigazione si scopre che vi era più diffuso di quanto si crederebbe : basti dire che era comunemente praticato nella R:. L:. Kent, n°8 all’obbedienza degli Antients, gigantesca Officina che copriva circa un terzo della città. La maggior parte dei marchi rilasciati dalla Kent erano ispirati all’attività professionale dei Fratelli : si sa di un filatore che scelse un Telaio, un marinaio un’Ancora, un birraio un Boccale.

In Irlanda, la locale Gran Loggia si barcamenava tra le forti istanze in favore degli antichi gradi che provenivano dal basso e l’evidenza che la situazione internazionale stesse orientandosi in direzione del tutto diversa. Fu senza dubbio per cautelarsi contro il futuro che creò, nel 1786, un organismo autonomo nominalmente destinato alla pratica e all’amministrazione dei gradi templari – lo Early Grand Encampment – al quale, in pratica, era delegata l’amministrazione di tutti gli antient degrees. E’ da quella fonte che proviene la principale linea di successione dell’odierna Gran Loggia del Marchio, perché l’autorizzazione alla pratica del Marchio vantata a partire dal 1817 dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia aveva come fonte una trentina di patenti per la Scozia emesse proprio dall’Encampment irlandese.

Alcuni passaporti del Marchio rilasciati nel primo periodo dall’Early Grand Encampment rivestono al giorno d’oggi un interesse storico eccezionale : sono infatti da annoverare tra le poche testimonianze rimaste di una famiglia di rituali del Marchio oggi completamente estinta, il Cain’s Mark. Se ne possono trovare le tracce dovunque i Maestri del Marchio solessero autodefinirsi Mark’d Masons, Massoni Marchiati : un’usanza che, come abbiamo riscontrato nelle Letture Harodim, risale agli operativi. In tutti i casi dove questo avvenga, il riferimento scritturale d’obbligo (e talvolta dichiarato) va ricercato allora nella leggenda massonica di Caino e Abele :

Quando il numero della razza umana aumentò, le loro malvagie passioni entrarono in azione ; e Caino, influenzato dall’invidia, rinnegò i princìpi della Massoneria, e tolse la vita a suo fratello. A questo seguì il giudizio, e la sentenza della Divinità (…) e il fratricida e la sua famiglia vennero cacciati, Caino essendo protetto da chi voleva esercitargli violenza da un Marchio particolare che lo distingueva dal resto dell’umanità. Sulla natura di questo Marchio, molte sono state le congetture degli antichi : alcuni hanno immaginato che avesse impressa la parola ABEL, altri che le quattro lettere formassero il Nome di Dio.

Infine, in America, la semina praticata dalle Logge militari aveva portato un po’ dovunque frutti vigorosi, e quasi dovunque il Marchio era praticato in combinazione con l’Arco Reale ; dalle carte della R:. L:. St. John all’Oriente di Middleton, Connecticut, emerge addirittura che in questa Officina il Marchio non era considerato un requisito necessario per accedere all’Arco Reale, bensì viceversa.

Curiosa anche una lista di Marchi assegnati dalla St. John : un Covone di Grano, una Mano nella Mano, Sette Candelieri, Cinque Punti, una Nave, un’Aquila Calva, un Pulpito, il Polo Nord, una Colomba recante un Ramo d’Ulivo, un Torchio da Stampa, una Sfera di Cristallo. In molti casi, il Marchio era ornato anche da un motto : per esempio, intorno al Torchio da Stampa era scritto “combattere la parzialità, astenersi dall’anarchia”.

 

Gli antichi rituali

Come abbiamo già accennato a proposito del Cain’s Mark, le antiche forme del Marchio possono essere raggruppate in varie famiglie, ciascuna composta da rituali somiglianti fra loro e più o meno caratterizzati da un’origine comune. Una delle più estese e ramificate è quella dei rituali in qualche modo imparentati con l’antica Massoneria di York, nella quale possono essere individuati vari stadi di evoluzione.

Una delle forme più arcaiche veniva praticata negli anni ottanta del Settecento in Giamaica e a Charleston, evidentemente introdotta da qualche Loggia militare ; mancano i Sovraintendenti e i Diaconi svolgono il ruolo del Copritore Esterno. In questa versione i due gradi del Marchio venivano ancora somministrati separatamente.

Più estesa e interessante è la cerimonia di primo grado. Una volta introdotto ad opera del Fratello Terribile, ci si aspetta dal Candidato che egli compia addirittura sedici giri della Loggia, ciascuno collegato a una prova (ma dopo che ha compiuto i primi quattro con successo, il Maestro Venerabile lo dispensa dal continuare). Esamina a questo punto la Pietra da lui portata, ma la trova imperfetta e gli ordina di buttarla ; il Candidato esegue questo gesto alzandola con ambo le mani e scagliandola dietro la spalla sinistra.

Gli viene poi richiesto un obolo di tredici centesimi per la Loggia, ma il Candidato – privato dei metalli – non ha con sé il denaro. Il Venerabile lo rimprovera : che è mai, Fratello mio ? Rifiutare una così piccola somma per il sollievo dell’umanità sofferente ! Il Grande Architetto ve ne chiederà conto.

Un Diacono lo invita allora a stendere la mano sull’Altare per ricevere il Salario, ma quando il Candidato esegue il Secondo Sorvegliante brandisce minacciosamente un pugnale e gli graffia il polso. Gli viene allora chiesto se è disposto ad assumere un impegno, e alla sua risposta affermativa i lavori vengono sospesi per un breve rinfresco, a cui seguono il Giuramento, la somministrazione del Marchio, la comunicazione dei segreti del grado, ecc.

In un altro rituale molto simile – contenuto nel cosiddetto manoscritto Watson – abbiamo la prima comparsa delle otto lettere, che erano allora T W S T O D A N, ovvero The Widow’s Son Tribe Of Dan And Naphtali ; dal modo in cui erano raffigurate sul gioiello del grado, si è ipotizzato che costituissero la chiave di un cifrario. Nel Watson, l’intera cerimonia di somministrazione del Marchio veniva svolta in grado di Compagno.

Due prodotti più recenti di questa famiglia erano i rituali praticati dall’Antiquity Preceptory dei Cavalieri Templari e dalla R:. L:. Howe di Birmingham (in essi, la formulazione delle otto lettere varia dall’uno all’altro : da una parte H T W S S T K S, dall’altra H T S W S T K S).

In entrambi i casi, i lavori venivano già aperti in grado di Maestro del Marchio ; abbiamo già l’introduzione di due Candidati (uno dei quali impersonato da un Diacono) e l’esame delle loro pietre da parte di tre Sovraintendenti. Pur con testi diversi, la rappresentazione procede secondo un canovaccio molto simile a quello attuale.

Interessante e dettagliata la fase del recupero della Pietra che era stata scartata : il Maestro Venerabile istruisce il Candidato sul come fare a incidervi sopra i giusti caratteri, dopodiché il Candidato viene sottoposto a varie perambulazioni prima di essere chiamato a collocare egli stesso la Pietra al sommo dell’Arco.

Dopo il Giuramento e la comunicazione dei segreti, segue una Lettura di notevole interesse simbolico. Per riassumerla : dopo aver scoperto come si crea un Arco, Hiram Abif lasciò la Chiave di Volta nel portico del Tempio per usarla più avanti. Venne trovata da quindici Compagni, i quali supposero che i misteriosi caratteri incisi su di essa fossero il Marchio del Maestro, che essi disperavano di ricevere, e la trafugarono.

Non molto tempo dopo, Hiram morì, potando nella tomba il suo segreto. Un altro ingegnoso Compagno risolse il problema legato al completamento dell’Arco, ma i suoi gelosi colleghi gettarono la sua Pietra nel fiume ; dopo varie peripezie, il Compagno riuscì a recuperarla e a rimetterla al suo posto, e solo a questo punto gli accadde casualmente di ritrovare la Pietra originale scolpita da Hiram, e la sistemò trionfalmente sull’Arco al posto della propria.

In definitiva, una delle caratteristiche più interessanti di questa famiglia di rituali è la tendenza ad avvicinarsi armonicamente – nel corso della loro evoluzione – al simbolismo dell’Arco Reale. Un’altra è la suggestiva bellezza delle loro Chiusure ; citiamo qui per esteso quella del rituale Cumberland.

Prima di separarci, adoriamo il Grande Architetto dell’Universo, padre di ogni bene. Possa Egli estendere a noi la Sua protezione, sostenerci con la Sua forza, renderci capaci di resistere alla tentazione e di glorificarlo nelle nostre vite (…) nella ferma speranza che quanto abbiamo espresso simbolicamente nel nostro lavoro possa infine, attraverso la Sua misericordia, essere ricevuto nel Tempio vivente, non edificato dall’uomo, che è eterno nei cieli.

Un’altra importante famiglia di antichi rituali – originaria del nord-est dell’Inghilterra – era quella fondata sulla leggenda biblica di Daniele. Come è noto, gli avvenimenti narrati nel Libro di Daniele risalgono al periodo della seconda edificazione del Tempio, come pure la leggenda dell’Arco Reale ; quindi questi rituali godettero di particolare fortuna negli anni successivi alla Union, per sottolineare le affinità e la stretta parentela dei due gradi, tanto in chiave polemica quanto da chi avrebbe aspirato a una loro integrazione o fusione.

Il loro punto centrale è il passaggio del Giordano da parte degli Ebrei di ritorno a Gerusalemme : uno dei temi più ricchi di simbolismo esoterico per i Massoni interessati alla trasmutazione interiore. In alcune delle versioni più antiche, il passaggio avviene su un Ponte sostenuto da due colonne strettamente imparentate con J e B ; ne abbiamo ancora oggi diverse rappresentazioni raffigurate su antichissimi Quadri di Loggia. Ma un Massone di Newcastle che si rivela assai erudito riguardo agli aspetti simbolici della leggenda scriveva nel tardo Settecento : non è importante stabilire se il Ponte in questione corra tra un pontile e una nave o tra una riva e l’altra di un fiume. Era un ponte, e i Figli di Israele dovevano attraversarlo per proseguire il loro viaggio verso casa. Qualcuno pensa che fosse un guado di pietre, da attraversare balzando dall’una all’altra.

Ne esistono svariate versioni, il cui schema comune è il seguente : Il Re di Babilonia ha fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare. Daniele viene portato davanti al Re, che gli racconta il sogno ; Daniele lo interpreta, e chiede come ricompensa di essere lasciato libero di tornare a Gerusalemme per provvedere alla ricostruzione del Tempio. Il Re glie lo concede, e lo affida a un suo cortigiano perché lo conduca fino al Fiume. A questo punto, al Candidato viene concesso il Marchio e viene istruito riguardo al simbolismo del grado ; infine passa il Fiume e si procede alla Chiusura.

Questo è un semplice schema, ma le numerosissime versioni del rituale sono ricche e affascinanti. Diverse le descrizioni del sogno del Re : da un leone che minaccia di divorare lui e la sua casa a una statua edificata con diversi materiali che crolla e si distrugge. Diverse le peripezie di Daniele : dal semplice valicamento di un’assicella che simboleggia il Fiume a varie vicissitudini simboleggiate da complesse Letture, Catechismi e Prove. In alcuni, Daniele non è solo : i prigionieri sono un gruppo. In altri, la sua interpretazione del sogno viene premiata con vari onori. In taluni viene sceneggiato non solo il Passaggio del Fiume, ma anche l’arrivo a Gerusalemme ; altri ancora si avventurano oltre, accennando alla Ricostruzione del Tempio e saldandosi in tal modo con altri importanti antient degrees quali lo stesso Arco Reale e la Red Cross of Daniel. In definitiva, la perdita di questa importante famiglia di rituali e del suo simbolismo può essere definita come la principale carenza dell’attuale versione del Marchio.

Per quanto riguarda la Scozia, le antiche forme di Marchio sono riducibili a quattro : Fellow Craft Mark (per i Compagni), Mark Master (per i Maestri), Fugitive Mark (per i Compagni dell’Arco Reale) e Hint to a Wayfarer, o Christian Mark (per i Cavalieri Templari). I primi due figurano ancora, rispettivamente come 5° e 6° grado, nell’Early Grand Scottish Rite, la versione… scozzese del Rito Scozzese.

Nella leggenda legata al grado di Mark Master, quando Hiram Abif ottenne la supervisione dei lavori della Chiave di Volta vi trovò già impiegato, nel ruolo di Sovraintendente, un parente di Re Salomone, e fu quindi costretto ad assumere un ruolo subordinato. Un giorno, mentre dirigeva il posizionamento di una grossa pietra al culmine della Porta Nord del perimetro del Tempio,la pietra precipitò sul Sovraintendente, il cui nome era Cavelum, e lo uccise.

Re Salomone fu tanto afflitto da questa tragedia da disporre che la Porta Nord fosse murata per sempre, senza immaginare che questo evento sarebbe stato la causa della morte di Hiram : infatti, se fosse stata aperta quando egli fu aggredito dai tre Malvagi Compagni, sicuramente sarebbe riuscito a fuggire. E’da notare che questa osservazione è applicabile solo al rituale di terzo grado scozzese, nel quale i malvagi si piazzano alle Porte Sud, Est e Ovest ; non in Inghilterra e in Irlanda, dove sono disposti a Sud, Nord e Est. E’ anche da osservare che Sud, Est e Ovest sono nel Marchio scozzese le posizioni dei tre Sovraintendenti.

Una variante del Mark Master caratterizzata da un interessante rituale è il cosiddetto Mark of Chair Master, originario del Kinrosshire ; nell’ottocento, la sua pratica era ormai limitata a non più di tre officine. Tra le molte sopravvivenze interessanti, i Sovraintendenti (che non erano ancora Ufficiali) erano dotati di due Marchi diversi, uno di approvazione e uno da posizionamento. Per quanto si tratti di un rituale per molti versi già vicino a quello odierno, si notano innumerevoli  piccole differenze : per esempio, il Primo Sovraintendente che ha commesso l’errore di gettare via la Pietra viene addirittura rimpiazzato dal Candidato.

Dal punto di vista della storia del Marchio odierno, il rituale scozzese più interessante è quello di origine templare che fu in seguito adottato dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, trascritto da Hector Gairn e riadattato per l’uso massonico da due personaggi che incontreremo più avanti : i dottori Beveridge e Jones.

Sebbene questi ultimi siano stati i fondatori della Loggia Bon Accord di Londra, non è questo il rituale che adottarono per la loro Officina ; venne praticato però da un gran numero di Logge inglesi che lavoravano all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo, e per questa ragione la sua influenza sul rituale del Marchio moderno fu grande. E’ anche il rituale che collega direttamente l’esperienza di Thomas Dunckerley al Marchio di oggi, perché è quasi certo che derivi da quello praticato nella Inniskilling Dragoons ; gli adattamenti, però, dovettero essere oltremodo numerosi, perché l’influenza degli originari rituali Dunckerley è riconoscibile a stento.

Anche in questo rituale i Sovraintendenti non sono Ufficiali, e neppure i Diaconi : sono il Maestro Venerabile e i Sorveglianti a condurre l’intera cerimonia. Soltanto in due delle quattro versioni oggi conservate è già contemplata la presentazione delle tre Pietre (nella terza, di due sole ; nella quarta, la Pietra da esaminare è fin dall’inizio nelle mani dei Sovraintendenti) e in tutte e quattro il Marchio non viene scelto ma semplicemente assegnato.

Invece il rituale che sarebbe stato adottato dalla Bon Accord apparteneva alla famiglia dei cosiddetti rituali Fuller, dal nome dello studioso che ne individuò l’origine comune : in essi addirittura i Sovraintendenti non compaiono di persona, ma vengono soltanto citati dal Primo Sorvegliante. Il lavoro è alla gloria del Grande Geometra dell’Universo, e una sua peculiarità è che la cerimonia del Pagamento del Salario non vi svolge la funzione odierna, ma è compresa nella Chiusura.

Con questa rapida panoramica abbiamo sfiorato tutte le principali varietà di antichi rituali ; seguiamo ora le vicende che, dalla diaspora di antient degrees caratteristica della Massoneria settecentesca, determinarono poco per volta il configurarsi e il sorgere della Massoneria del Marchio contemporanea.

 

Il Marchio nella clandestinità

Il giorno 27 dicembre 1813 venne firmata la Union, lo storico trattato di pace che – decretando la riunificazione tra Antients e Moderns – diede origine alla Gran Loggia Unita D’Inghilterra (UGLE). L’articolo 2 del Protocollo di Unione era più che esplicito : la pura e antica Massoneria consiste di tre gradi e non di più. Fu un regalo piuttosto sgradito per tutti i fratelli che praticavano gli antient degrees, incluso il Marchio, i quali si aspettavano che dopo la riunificazione sarebbe di nuovo stato possibile per loro praticarli regolarmente in seno all’Ordine.

A partire dal 1813, in Inghilterra, il Marchio venne praticato soprattutto negli Encampments templari, inserito in questo o quel sistema di gradi cavallereschi. Comunque, la clausola che consentiva alle Logge ex-Antient di continuare a praticare gli antichi gradi purché al di fuori del sistema dei gradi azzurri fu ampiamente sfruttata, per periodi di tempo più o meno lunghi a seconda dei luoghi.

Altre officine, come la Friendship a Davenport, Cornovaglia, preferirono continuare il percorso come Logge del Marchio indipendenti, e un gran numero di esse avrebbero prosperato lungo tutto l’arco del secolo per confluire poi nella Gran Loggia del Marchio. La Friendship costituì anche una squadra itinerante di fratelli (non una Loggia Viaggiante come quella del Cheshire) che girava per le officine conferendo il grado ai Maestri che ne facessero richiesta, finché negli anni quaranta le Officine che erano solite ospitarli non furono scoraggiate dall’UGLE con una lettera di ammonimento.

Tracce di pratica del Marchio posteriori al 1813 si riscontrano anche a Redruth (dove il locale encampment templare praticava, sembra, una sorta di rituale Dunckerley) nonché a Callington, Liskeard, Plymouth, Bristol, Devonport, Emouth, Sidmouth e Bath ; particolarmente cospicua la sua presenza in quest’ultima città (patria dei rituali Antiquity e Royal Cumberland), dove la Loggia Royal Sussex venne fondata nel 1812 all’obbedienza degli Antients, e a detta di un suo membro (il fratello Samuel Lazarus) continuò a praticare il Marchio secondo gli antichi costumi (ovvero in seno all’Ordine) addirittura fino al 1823.

Nello Hampshire, il Capitolo Friendship di Portsmouth, fondato da Dunckerley, continuò imperterrito ad assegnare il Marchio fino al 1844, a Fratelli di ogni parte dell’Inghilterra che si sottoponevano alla trasferta per riceverlo prima di procedere oltre nel cammino dell’Arco Reale.

Ancora più irriducibili dovevano rivelarsi i Fratelli della Loggia Viaggiante del Cheshire. Quando i venti di pace avevano cominciato a soffiare tra Antients e Moderns, l’officina si era rassegnata a non aver più una guerra da combattere, e aveva preso dimora a Dukinfield con il nome di East Cheshire Mark Lodge. Ma non aveva mai abbandonato una certa tendenza al nomadismo, e dopo il 1813 decise che era venuto il momento di rimettersi sulla strada.

Una curiosa fonte di informazioni – tanto sul simbolismo del Marchio in generale quanto sulle attività della Loggia in particolare – ci viene dalle pietre tombali dei suoi membri, molte delle quali vennero incise in caratteri cifrati ; se ne possono ammirare tanto ad Ashton-under-Lyne quanto a Mottram.

Inestimabili documenti – sparsi oggi tra varie Officine – ci dicono che negli anni trenta almeno venti Officine ricevevano la Loggia Viaggiante a rotazione ; impossibile azzardare un conto anche approssimativo delle migliaia di Marchi che conferì nell’arco della sua storia.

Si suppone che la sua instancabile attività di diffusione del grado sia andata avanti almeno fino agli anni cinquanta ; e anche dopo quel periodo, come vedremo più avanti, il suo ruolo nella storia del Marchio era ben lungi dall’esaurirsi.

Drammatica, infine, è la storia della Loggia del Marchio Albany dell’isola di Wight, tuttora esistente. Venne innalzata nel 1848 grazie all’interessamento dei fratelli di una Loggia militare irlandese, la Minden Lodge, acquartierata sull’isola ; in quella occasione fecero dono alla Albany della loro preziosa Chiave di Volta finemente scolpita, ma la Albany – non volendo appropriarsi di un oggetto di tale valore – glie la restituì.

La Minden partì poi per l’India, dove venne inviata in zona di guerra per fronteggiare la rivolta dei Sepoy ; a seguito di uno sfondamento imprevisto, quasi tutti i suoi membri vennero sterminati e l’officina fu assonnata definitivamente.

Più di cinquant’anni dopo, la Chiave di Volta fu ritrovata in un remoto villaggio dell’India e amorevolmente restaurata ad opera di un Fratello locale. La Albany allora fece domanda per riaverla, ma la Gran Loggia del Bengala rifiutò di consegnarla. Ne seguì un processo massonico che sancì il torto della Albany, in quanto i suoi diritti erano decaduti all’atto della restituzione.

La Albany lavorava nei gradi azzurri all’obbedienza dell’UGLE e il Marchio all’obbedienza della Gran Loggia d’Irlanda, e a prima vista può sorprendere il fatto che nessun’altra officina inglese sia ricorsa alla medesima soluzione. La ragione è che a Wight non era mai esistita una tradizione del Marchio locale, quindi la versione irlandese venne accettata senza problemi ; invece nel resto dell’Inghilterra le differenze erano troppo marcate perché qualche Officina si sentisse invogliata a seguire il suo esempio.

Lo stesso discorso valeva parzialmente anche per la versione del Marchio praticata in Scozia ; in questo caso però, come abbiamo già anticipato, venne il momento in cui un gruppetto di Fratelli inglesi decise che valeva la pena di affrontare le possibili divergenze, e questa scelta – dalla quale sorse la genesi del Marchio moderno – è l’argomento esclusivo dell’ultima parte del nostro racconto.

 

La Bon Accord

Da quando nel 1817 la Gran Loggia di Scozia aveva riconfermato la posizione resa nota per la prima volta nel maggio 1800 : che d’ora innanzi avrebbe riconosciuto soltanto i tre Gradi Azzurri della Massoneria di San Giovanni, il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia si era sviluppato come un’entità del tutto indipendente dall’Ordine, facendosi carico a partire dal 1819 anche del governo di numerosi antient degrees, tra i quali il Marchio.

Poiché si trattava di un corpo massonico regolare, molti Massoni inglesi presero l’abitudine di recarsi nelle città della Scozia meridionale a ricevere il Marchio ; fin da allora si parlò anche di creare a Londra Logge del Marchio che lavorassero alla sua obbedienza, ma tanto la rigidità dei regolamenti del Supremo Gran Capitolo quanto i freddi rapporti che si erano venuti a creare tra la Massoneria scozzese e quella inglese fecero sì che per più di un trentennio tali progetti restassero al livello di buone intenzioni.

Poi, nel 1850, il medico Robert Beveridge – un membro del Capitolo Bon Accord di Aberdeen – si dedicò alla riforma dei rituali del Marchio scozzese, che essendo di successione templare risultava per molti versi dissonante dalla ritualità dell’Arco Reale sulla quale era innestato. Nel fare questo, incentrò la sua attenzione sulla possibilità di istituire Logge provvisorie per trasmettere il grado ; fu lui a istituire la funzione di Master of the Mark Lodge, che oggi è un carattere tipico dell’Arco Reale scozzese.

A quei tempi infatti, sebbene anche in Scozia la creazione di Logge provvisorie fosse una pratica comunemente seguita per la trasmissione del Marchio, non trovava riscontro nei regolamenti del Supremo Gran Capitolo. In seguito al lavoro di Beveridge il Capitolo Bon Accord di Aberdeen fu il primo a regolamentarla per iscritto, quando ancora nel resto del Paese non era stata approvata.

Il 7 agosto 1851 un medico londinese, William Jones, visitò il Bon Accord e ne ricevette il grado del Marchio. Essendosi reso conto che l’erudizione di Jones sulla storia del Marchio era grande, Beveridge gli chiese aiuto per il lavoro di revisione ; Jones per risposta lo invitò a Londra a casa propria, dove Beveridge arrivò non più tardi di una settimana dopo.

Quando non era impegnato a lavorare sui rituali insieme a Jones, Beveridge girava Londra da solo, recandosi ogni tanto a visitare qualche Officina (a quei tempi, non tutte le Logge osservavano la pausa estiva dei lavori).

Rimase molto sorpreso la sera del 23 agosto, quando – essendosi recato a una tornata della Emulation Lodge of Improvment – il distintivo del Marchio che portava all’occhiello attirò l’attenzione di “parecchi eminenti Massoni di Londra”, che lo accolsero con entusiasmo e lo tempestarono di domande, manifestandogli “un vivissimo desiderio di ricevere il grado.”

Il mattino seguente, Beveridge spedì una lettera urgente al Capitolo Bon Accord, informandolo dell’accaduto. Il Capitolo si riunì  in tornata straordinaria il 25 agosto, e diede mandato al Fratello William Jones – già a Londra – e a tutti i fratelli che vi si vogliano recare di assistere Beveridge nel trasmettere il grado del Marchio ai candidati Evans, Spencer e Norton.

La commissione scozzese giunse a Londra il giorno seguente, e qui sorse un problema : nel gruppetto di Fratelli messo insieme in fretta e furia c’era un solo Maestro del Marchio. Per trasmettere il grado in triangolo, si pensava che bastasse ; non si era tenuto conto che Jones, avendo ricevuto il grado meno di venti giorni prima, non aveva ancora ricevuto il suo passaporto, quindi ufficialmente non era ancora Maestro del Marchio. Forse in un’altra situazione si sarebbe potuto sorvolare sul problema ; ma tutti erano ben consapevoli di star scrivendo una pagina di storia della Massoneria, e che tutti i loro gesti e le loro scelte di quei giorni sarebbero stati accuratamente discussi e soppesati in futuro.

Si misero dunque alla ricerca, disperata e quasi impossibile (tanto più in agosto) di un altro Maestro del Marchio che potesse vantare un passaporto scozzese, e quando ormai stavano per abbandonare ogni speranza la fortuna li aiutò, facendogli incontrare in un pub un Massone delle Bermude che aveva ricevuto il Marchio dal Capitolo n°1 di Edimburgo. Fu reclutato immediatamente, e grazie alla sua partecipazione fu possibile aprire i lavori.

La sera stessa di quel 26 agosto furono creati Maestri del Marchio Evans, Spencer, Norton e altri due londinesi – i fratelli Absolon e Graves – che si erano offerti all’ultimo momento. Includendo anche Jones, si superavano di un’unità i sette fratelli che a quei tempi erano considerati necessari per la costituzione di una Loggia Azzurra, e poiché le Logge del Marchio erano ancora considerate tali, quando la commissione del Capitolo Bon Accord ripartì da Londra si lasciava alle spalle la Rispettabile Loggia Bon Accord alle Cave di Londra, all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia : una Loggia del Marchio regolare – qualcosa che la capitale non aveva conosciuto da prima del 1813.

E’ doveroso osservare che, fin dai primi giorni di vita, la regolarità della Bon Accord fu messa in dubbio dai suoi nemici. Alcune obiezioni erano senza dubbio inconsistenti (per esempio, la negazione del diritto del Supremo Gran Capitolo di Scozia di innalzare le colonne di una Loggia sul suolo inglese, o la pretesa che una Loggia provvisoria non avesse il diritto di consacrare una Loggia stabile, affermazione smentita dalla consolidata tradizione delle Logge militari) ; altre più serie, come il fatto già accennato che il suo Regolamento non prevedesse la possibilità dell’innalzamento di Logge – lo prevedeva d’altra parte il Regolamento del Capitolo Bon Accord, che lavorava alla sua obbedienza, e se mai il caso fosse stato portato di fronte alla giustizia massonica, ne sarebbe sorto un dibattito interessante.

Ma perché questo non avvenisse mai, si prestarono validamente gli “eminenti fratelli” dell’UGLE che si erano gettati anima e corpo nell’esperimento ; neppure un mese dopo, alla tornata del 18 settembre, i membri della Bon Accord raggiungevano già la quindicina, e nell’arco di tre anni si sarebbe superato il centinaio.

Le protezioni londinesi della Bon Accord furono ancora di più una fortuna se si tiene conto del fatto che, nell’arco di pochi mesi, i suoi rapporti col Supremo Gran Capitolo di Scozia erano già guastati. Per quanto le ragioni precise del dissidio non siano documentate, si è avanzata l’ipotesi che l’involontario colpevole della rottura sia stato Beveridge : tornato in Scozia molto colpito dallo spasmodico interesse manifestato dai londinesi per il Marchio, si era messo a esercitare pressioni nei confronti del Supremo Gran Capitolo – anche per mezzo di articoli di giornale – affinché la facoltà di elevare Logge del Marchio fosse regolamentata al più presto, e perché ai membri della Bon Accord fosse riconosciuto il diritto di far proseliti innalzando le colonne di altre officine in territorio inglese. Si scontrava però con la proverbiale rigidezza dell’Arco Reale in materia di regole, e forse – preso dall’impazienza – scrisse o disse ciò che non avrebbe dovuto ; fatto sta che a un certo punto né il Supremo Gran Capitolo né la Bon Accord vollero più avere che fare con lui, e l’intelligente medico scozzese dovette rassegnarsi a uscire di scena.

Per i primi due anni di vita, la Bon Accord si riunì a Portman Square a casa di Jones, che ne fu il primo Venerabile. Lavorando secondo il rituale scozzese non c’erano Sovraintendenti, i fratelli venivano detti Compagni e c’erano altre importanti differenze rispetto alla tradizione del Marchio inglese ; la consapevolezza di questi problemi andava crescendo in loro a poco a poco, mano a mano che venivano visitati da vecchi Maestri del Marchio o dai loro figli e nipoti, che con mano tremante di emozione ponevano nelle mani di Jones sgualcite copie di antichi catechismi e rituali.

Nel 1853, un gran numero di Logge canadesi – storicamente di simpatie antient –  indirizzarono all’UGLE una petizione ove richiedevano se fosse da considerarsi regolare la pratica del Marchio da parte delle Logge nel rispetto della Union, ovvero al di fuori del sistema dei gradi azzurri. L’UGLE non diede risposta, ma incaricò il Board of General Purposes di valutare la cosa ; fu quindi creato un Comitato avente il compito di stabilire se il detto grado di Massone del Marchio potesse essere considerato una parte dell’Antica Massoneria. Già la cautela con cui la domanda era formulata denota quanto l’UGLE intendesse muoversi coi piedi di piombo.

Purtroppo i canadesi non ebbero la pazienza di attendere, e nel novembre 1855 un buon numero di Officine dell’Ontario si costituirono nella Grand Lodge of Ancient, Free and Accepted Masons of Canada ; fu una secessione del tutto inaspettata che a Londra causò un grave trauma, e pur proiettando il dibattito sul Marchio al centro dell’attenzione, indubbiamente si ripercosse negativamente sulla sua serenità.

Nel frattempo la Bon Accord era ancora al centro delle polemiche sulla sua presunta irregolarità : nel maggio 1855 i suoi avversari avevano chiesto e ottenuto che fosse resa pubblica la sua patente, e si era allora saputo che il Supremo Gran Capitolo non glie l’aveva rinnovata da ben tre anni. Per quanto gli Scozzesi si dimostrassero assai riluttanti a radicalizzare lo scontro con l’adozione di provvedimenti ufficiali, c’era a Edimburgo un ala di “falchi” che sognava di gestire a modo proprio l’espansione delle Logge del Marchio di obbedienza scozzese in Inghilterra, e premeva rumorosamente con lettere ai giornali perché la Bon Accord fosse definitivamente estromessa.

La loggia londinese non mancava di rispondere colpo su colpo alle accuse, ma ora che poteva contare su oltre centoventi fratelli a piedilista poteva permettersi di guardare alla questione del riconoscimento con un certo distacco, ed era piuttosto concentrata a osservare l’evoluzione della questione del Marchio in seno all’UGLE, che giorno dopo giorno sembrava promettere sviluppi sempre più interessanti ; ben cinque dei suoi membri erano entrati a far parte del Comitato del Board.

Nel maggio 1855 venne installato Maestro Venerabile un giovane aristocratico : Lord William Henry Leigh di Stoneleigh – amico personale del Gran Maestro dell’UGLE, il conte di Zetland – e ci fu chi vide in questa nomina un forte segno che nell’UGLE il vento nei confronti degli antient degrees stava cambiando.

Prima del termine di quell’anno, accadde in Scozia qualcosa di inatteso : piuttosto maldestramente, i nemici della Bon Accord avevano ottenuto che venisse ritirato il riconoscimento al Capitolo Bon Accord di Aberdeen, con l’accusa di aver promosso la costituzione di una Loggia irregolare. Ma molti altri Capitoli reagirono con sdegno verso un provvedimento che considerarono ingiusto, ai danni di fratelli che con il loro impegno personale avevano permesso al Supremo Gran Capitolo di fregiarsi di una prestigiosa Officina nella capitale : ne seguì uno scontro generale, talmente esteso da scuotere la stabilità dell’Arco Reale scozzese dalle fondamenta.

Allora il Supremo Gran Capitolo fece marcia indietro. Non gli riuscì di recuperare il Capitolo Bon Accord, che offesissimo era andato a porsi all’obbedienza di un Encampment templare, ma cambiò in fretta e furia i propri Regolamenti includendo la possibilità della creazione di Logge del Marchio in terra straniera ; un provvedimento (già auspicato invano da Beveridge) che, oltre a risolvere il caso della regolarità della Bon Accord, poneva le basi per una possibile espansione delle Logge del Marchio scozzesi in Inghilterra.

Lo scenario che allora sembrava stesse delineandosi era un imminente confronto tra Supremo Gran Capitolo e UGLE per il controllo del grado del Marchio sul suolo inglese.

 

La grande illusione

Il periodo in cui sembrò che l’UGLE fosse intenzionata a riammettere il Marchio in seno all’Ordine è tuttora segnato da lacune informative che lo rendono di difficile decifrazione. Sembra accertato tuttavia che le cose siano andate più o meno così : esisteva in seno all’UGLE una minoranza di fratelli (mai venuti chiaramente alla luce) favorevole ad una cauta reintroduzione degli antient degrees, o perlomeno dei più importanti di essi, cominciando dal Marchio. Il conte di Zetland sarebbe stato dalla loro parte, e l’elezione a Maestro Venerabile della Bon Accord del suo amico Lord Leigh sarebbe da interpretare come una tappa di questo progetto.

A un certo punto, tuttavia, Zetland si rese conto che l’opposizione dei modernisti più intransigenti era tanto forte da far temere una grave spaccatura ; quindi fece marcia indietro, consigliando segretamente a Lord Leigh di mutare a sua volta i propri piani e di dare vita a una Gran Loggia del Marchio autonoma che avrebbe potuto godere di un appoggio indiretto da parte dell’UGLE.

Ma procediamo con ordine. Dopo otto mesi di lavoro, il Comitato formato dall’UGLE per decidere i destini del Marchio dopo i fatti canadesi pubblicò il 1° febbraio 1856 le seguenti conclusioni :

Il Comitato(…), in relazione al grado del Marchio – essendosi congiuntamente impegnato in un’inchiesta e investigazione sull’argomento a lui sottoposto (…) è giunto alle seguente unanime risoluzione : (…) che (…) il cosiddetto grado di Massone del Marchio NON costituisce una parte del grado dell’Arco Reale, e che NON è un grado della Massoneria Azzurra, costituendo in realtà UNA GRAZIOSA FORMA DI PERFEZIONAMENTO DEL GRADO DI COMPAGNO. Ma è dell’opinione che non ci sia nulla di obiettabile contro tale grado, né nulla che militi contro l’Universalità della Massoneria (…) e CHE POSSA ESSERE CONSIDERATO.

La delusione e l’incertezza furono grandi : in pratica, il Comitato non aveva risposto a nessuna domanda. Non era chiaro cosa significasse una graziosa forma di perfezionamento del grado di Compagno (espressione che molti Maestri del Marchio trovarono offensiva) né la chiusura, vero capolavoro di ambiguità : che possa essere considerato. Venne avanzata l’ipotesi che all’interno del Comitato fossero stati presenti uno o più fratelli radicalmente contrari alla reintroduzione del grado, e che questi avessero fatto ostruzionismo opponendosi a qualsiasi forma di enunciazione positiva.

Ma il tempo dell’incertezza durò soltanto trentatré giorni per essere sostituito dall’euforia, tanto più viva quanto inattesa. Due membri del Comitato simpatizzanti per il Marchio (John Hervey, membro della Bon Accord, e Peter Matthews) avevano proposto che alle conclusioni venisse aggiunta una postilla per precisare ciò che il verdetto – a leggerlo bene – implicava : ovvero che poiché il grado del Marchio non è parte della Massoneria dell’Arco Reale, ogni decisione riguardo alla sua introduzione in Massoneria deve essere lasciata alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

La postilla era stata accettata, e poco più di un mese dopo – il 5 marzo – l’UGLE emanava questa incredibile Risoluzione : che il grado di Massone del Marchio o Maestro del Marchio (…) non è in contrasto con gli antichi landmarks dell’Ordine, e che il grado è un’aggiunta e una parte anteriore (form part) della Massoneria Azzurra, e che di conseguenza PUO’ ESSERE CONFERITO DA TUTTE LE LOGGE REGOLARI E RICONOSCIUTE, SECONDO LE REGOLE CHE SARANNO APPRONTATE DAL BOARD OF GENERAL PURPOSES E APPROVATE E SANZIONATE DAL VENERABILISSIMO GRAN MAESTRO.

Il documento proseguiva affidando al Board of General Purposes il compito di elaborare i Regolamenti e la futura posizione statutaria del grado del Marchio, possibilmente in tempo per la Gran Loggia che si sarebbe tenuta a giugno.

Questa Risoluzione era firmata dal Gran Maestro, e possiamo immaginare le domande che si posero in quei giorni tutti i Massoni che ne giunsero a conoscenza : la Union era cancellata ? Si ritornava agli antient degrees ?

Guardando i fatti a posteriori, possiamo supporre che Hervey e Matthews avessero agito di concerto con il gruppo di amici del Marchio presente nell’UGLE, nel tentativo di ribaltare il fallimento del Comitato con un colpo a sorpresa, e fossero consapevoli che l’inevitabile reazione dei modernisti ne avrebbe reso il risultato finale assai incerto.

Una conferma indiretta ce ne viene dalle reazioni in seno alla Bon Accord, che furono assai tiepide e in un certo senso sorprendenti. Il 21 maggio – due settimane prima della Gran Loggia in cui il Board avrebbe presentato i suoi risultati – venne tenuta una tornata straordinaria, il cui verbale ha termine con queste parole : è stato in questa tornata che vennero fatti i passi conclusivi per la costituzione di una Gran Loggia di Maestri Muratori del Marchio, e il Venerabilissimo Fratello Lord Leigh è stato invitato ad assumere la carica di Gran Maestro della Massoneria del Marchio per l’Inghilterra.

Questo, ovviamente, lascia supporre che nei due mesi che erano trascorsi dopo la Risoluzione la situazione fosse cambiata di molto, e che i Fratelli fossero già al corrente che di lì a due settimane tutte le speranze di riammissione del Marchio in seno all’UGLE sarebbero naufragate.

Molto significativamente, Lord Leigh non era presente alla Gran Loggia del 5 giugno 1856, nel corso della quale era prevista la presentazione del nuovo Regolamento messo a punto dal Board e la sua votazione. Ma prima ancora che ne venisse data lettura, l’ultraottantenne Presidente Emerito del Board – il Venerabilissimo Fratello Henderson – chiese a sorpresa di parlare, e si lanciò in una feroce requisitoria contro il Marchio ; ribadì fermamente che l’UGLE non doveva consentire nessuna innovazione in materia di gradi, negando addirittura che essa, dal punto di vista della giurisprudenza massonica, ne avesse il potere.

Dopo questo intervento, come è ovvio, si accese la battaglia ; ma fu molto più tiepida di quanto si potrebbe pensare. Infatti, se gli amici del Marchio avessero voluto attaccare a fondo, avrebbero potuto appellarsi al fatto che esisteva una Risoluzione a firma del Gran Maestro in base alla quale il Marchio era da considerarsi già riammesso, si poteva tuttalpiù discutere sul come : in questo modo la questione sarebbe passata nelle mani della giustizia massonica, e le possibilità di ottenere un verdetto favorevole erano alte. Invece accettarono di andare al voto, sebbene lo stesso Gran Maestro Zetland – spiazzando tutti – si fosse dichiarato contro la riammissione del Marchio, con la scusa di non voler dare adito a pericolose divisioni.

In queste condizioni la sconfitta era più che certa, e infatti il nuovo Regolamento fu sonoramente respinto ; un altro indizio che quel mattino del 5 giugno 1856 i giochi dietro le quinte erano già fatti da tempo.

 

La Gran Loggia del Marchio

Appena fu chiaro a tutti che la possibilità di riammissione del Marchio nell’Ordine era sfumata, i due piani alternativi preparati fino ad allora entrarono in azione : mentre il progetto della Bon Accord di costituirsi in Gran Loggia del Marchio andava avanti, altri Fratelli tornavano a guardare alla Scozia.

Appena venuti a conoscenza del risultato del voto dell’UGLE, il 18 giugno 1856 tre Fratelli londinesi fecero richiesta al Supremo Gran Capitolo di una patente, che venne subito accordata. Nacque così la Loggia Saint Mark, n°1 alle Cave di Londra, all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo di Scozia, e nei mesi successivi ne vennero innalzate alla stessa obbedienza altre due : l’invasione scozzese era cominciata.

Sul fronte opposto, la Bon Accord si riunì il 23 giugno 1856 in tornata straordinaria “per prendere in considerazione la possibilità (…) di istituire una Gran Loggia del Marchio per l’Inghilterra e le sue dipendenze”. Alla tornata presero parte rappresentanti di altre tre officine londinesi indipendenti – la Phoenix, la Keystone e la The Mark, e come recita il verbale “alla conclusione di quest’incontro i membri della Bon Accord, con l’assistenza delle tre Logge precedentemente menzionate, procedettero alla formazione della Gran Loggia del Marchio”, della quale Lord Leigh venne eletto Gran Maestro.

La notizia venne resa pubblica a luglio, mediante un’inserzione sul Times che suscitò immediate reazioni. Quasi subito, un sostenitore del Supremo Gran Capitolo di Scozia scrisse alla Freemason’s Magazine negando che la nuova Gran Loggia avesse il diritto di autoproclamarsi tale : un argomento inconsistente alla luce del diritto massonico – giacché le Logge del Marchio, come la stessa UGLE aveva recentemente ribadito, andavano equiparate in tutto e per tutto alle Logge Azzurre, e come tali avevano diritto a federarsi senza bisogno di autorizzazioni – ma che traeva alimento dal sospetto di irregolarità che aveva accompagnato la Bon Accord fin dagli inizi.

Di lì a poco la polemica dilagò, trovando sfogo in  un gran numero di lettere e articoli per tutto il 1857 e buona parte del 1858. Sulle prime, la Gran Loggia del Marchio sembrò avere la peggio : non solo per i dubbi legati alle origini della Bon Accord, ma anche perché l’insuccesso nell’operazione di aggancio all’UGLE veniva da molti imputata ai presunti errori di Lord Leigh e dei suoi amici, se non addirittura a un doppio gioco da parte di lui. In questo clima di sospetto e sfiducia, la Gran Loggia non incontrò nei suoi primissimi anni di vita nessuna nuova adesione, mentre al contrario il Supremo Gran Capitolo di Scozia continuava a aumentare il numero delle sue officine sul suolo inglese, che alla fine del 1858 erano già quindici.

Non solo, ma a partire dal 19 ottobre 1856 le autorità per il rilascio del grado del Marchio sul suolo inglese erano diventate addirittura tre : infatti i membri dell’irriducibile Ashton Mark Lodge – la più autorevole Loggia del Marchio indipendente, derivata dalla Loggia Viaggiante del Cheshire – avevano dato vita alla United Grand Lodge, che trovò grandi consensi soprattutto nell’ambito delle Logge indipendenti di provincia, e per lungo tempo sovrastò la Gran Loggia del Marchio quanto a numero delle officine. La sola ragione per cui la United non entrò mai seriamente nel gioco è che era completamente sprovvista di agganci sociali di rilievo, e dopo oltre un quarantennio di gloriosa attività sarebbe amichevolmente confluita nella Gran Loggia nel 1900.

In questa fase di crisi, la Bon Accord era anche travagliata da dissapori interni. La dirigenza storica, formata da Jones, Collins e altri “padri fondatori”, aveva preso l’abitudine di convocare tornate d’emergenza alle quali non venivano invitati i fratelli con opinioni divergenti, e nel corso di queste venivano prese le decisioni più importanti. Questa usanza fu duramente contestata da tre membri della Loggia mediante una lettera aperta nella quale anche Lord Leigh veniva chiamato in causa, e lo scandalo che ne derivò fece scendere ai minimi storici la reputazione dell’officina ; tra le conseguenze è da annoverare un articolo del Freemason’s Magazine che bollava Lord Leigh di incapacità, e accusava falsamente Jones e la dirigenza di lucrare sulla concessione dei passaporti.

In seguito a questi eventi, Lord Leigh comprese che per un efficace diffusione della Gran Loggia del Marchio sarebbe stato bene prendere le distanze dalla Bon Accord. In una lettera a tutte le Logge del Marchio d’Inghilterra, promise che avrebbe convocato un’assemblea in cui ciascuno avrebbe potuto far valere le proprie idee circa il miglior modo di creare un governo unificato per il grado.

Ancora prima che l’assemblea fosse convocata, radunò le Logge londinesi di obbedienza scozzese e precisò meglio il proprio pensiero: scioglimento e rifondazione della Gran Loggia, secondo nuove regole che andassero bene per tutti.

Questa proposta fu molto favorevolmente accettata, e all’assemblea – convocata per il 30 maggio 1857 – tanto le officine di obbedienza scozzese che quelle indipendenti accorsero numerose. Tutto andò avanti all’insegna della fratellanza, salvo l’intervento del rappresentante della Gran Loggia d’Inghilterra, che pronunciò un discorso violentemente contrario al grado del Marchio; ma anche questo tornò a vantaggio di Lord Leigh, perché chiarì a tutti che, in presenza di avversari così agguerriti in seno all’UGLE, l’accusa che fosse stato lui ad aver fatto fallire la riammissione del Marchio nell’Ordine non aveva senso.

Venne poi decisa la formazione di un comitato per formulare le linee guida del processo di unificazione, e in base alle sue indicazioni la Gran Loggia venne rifondata a dicembre con la partecipazione di ben quindici officine.

La risposta del Supremo Gran Capitolo di Scozia fu l’emissione di una nuova ondata di patenti per l’Inghilterra; si scoprì però che l’operazione era stata condotta di fretta e maldestramente, con il riconoscimento a vari Fratelli di gradi che non avevano mai conseguito. Parecchi Massoni inglesi, anche estranei alle vicende del Marchio, se ne sentirono offesi, e per la prima volta la stampa massonica si schierò unanimemente in favore della Gran Loggia del Marchio ; nel marzo 1858 le nuove patenti vennero ritirate.

In seguito a questa sconfitta, sembrarono prevalere in seno al Supremo Gran Capitolo i fautori della conciliazione, che favorirono la nascita di due Logge a doppia patente, inglese e scozzese ; questa soluzione però non venne vista dalla Gran Loggia del Marchio come augurabile, perché ormai sempre più numerose erano le Logge di obbedienza scozzese o indipendenti che intavolavano trattative private per entrare a farne parte, e la sua prevalenza territoriale diventava di giorno in giorno più chiara.

Nel 1859, sei Logge del Marchio londinesi erano ancora all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo. Ancora una volta Lord Leigh andò a visitarle, e proprio quella che veniva considerata la più scozzesista – la Thistle – si fece convincere dai suoi argomenti, e deliberò di passare all’obbedienza della Gran Loggia del Marchio. Le altre – sia a Londra che altrove – continuavano a resistere perché speravano ancora di ottenere dal Supremo Gran Capitolo una maggiore autonomia organizzativa: se fossero riuscite a formare una federazione, avrebbero potuto trattare la fusione con la Gran Loggia da una posizione più forte. Ma per tutti gli anni seguenti il Supremo Gran Capitolo si mostrò irremovibile, e i Fratelli – stufi di aspettare – abbandonavano le sue Officine per aderire personalmente a quelle della Gran Loggia ; perfino la Saint Mark n°1 fu costretta a chiudere i battenti (sarebbe stata poi rifondata all’obbedienza della Gran Loggia qualche anno dopo).

Nel 1864 la Gran Loggia offrì nuovamente al Supremo Gran Capitolo una trattativa; gli scozzesi si mostrarono interessati, ma (giustamente dal loro punto di vista) posero come condizione che la Gran Loggia del Marchio venisse riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Si incaricarono loro stessi di patrocinare presso l’UGLE la domanda di riconoscimento, ma la risposta dell’UGLE fu negativa. Questo segnò una grave battuta di arresto al processo di unificazione, e negli anni seguenti vennero fatti vari tentativi presso l’UGLE perché cambiasse parere, ma senza risultato.

Il Supremo Gran Capitolo propose allora di discutere il problema in  una riunione di tutte e tre le autorità del Marchio del Regno Unito, includendo cioè anche il Supremo Gran Capitolo d’Irlanda. La Gran Loggia del Marchio sarebbe stata favorevole, ma dissapori relativi alla questione del reciproco diritto di visita guastarono nuovamente i rapporti, e l’idea naufragò, come pure tutti gli altri tentativi di intesa intrapresi fino al 1870.

Nel frattempo cominciavano a giungere alla Gran Loggia i primi riconoscimenti internazionali, e nel giugno 1871 gli accordi stipulati con la Red Cross of Costantine e lo United Order of the Temple, Hospital and Malta trasformarono i gradi facenti capo a questi Ordini nei primi side degrees del Marchio, inaugurando un aspetto nuovo nella storia del nostro grado : la sua natura di elemento di unificazione per tutti gli ancient degrees.

A livello psicologico l’impatto di questa svolta fu enorme, perché tutti videro chiaramente come implicasse per il futuro della Gran Loggia del Marchio notevoli prospettive di rafforzamento ; il Supremo Gran Capitolo venne quindi instradato nuovamente sulla via dell’accordo, e quasi a furor di popolo – spinto dalla volontà di quasi tutte le Logge del Marchio che ancora governava – fu spinto a rilanciare, anche in assenza della benedizione dell’UGLE, quella stessa proposta di incontro tra le autorità del Marchio del Regno Unito che avrebbe potuto realizzare in condizioni molto più vantaggiose pochi anni prima.

L’incontro si svolse presso la biblioteca della Freemason’s Hall di Londra nei giorni 3 e 4 aprile del 1871. Malgrado tutti i precedenti, pare proprio che la delegazione scozzese arrivò a Londra con la certezza che una rappresentanza dell’UGLE avrebbe comunque partecipato ; quando si accorsero che non era così, fu la fine del loro sogno di un governo del Marchio da affidare unanimemente all’UGLE stessa o al Supremo Gran Capitolo d’Inghilterra, due soluzioni che avrebbero permesso loro di salvare la faccia.

Questo imprevisto bloccò di fatto ogni possibilità di trattare concretamente sul tema dell’unificazione ; l’unico aspetto positivo dell’incontro furono quindi, in ultima analisi, i notevoli progressi sul piano della fratellanza, dei quali un segno rilevante fu  il nihil obstat da parte scozzese al progetto di unificazione di tutti gli ancient degrees sotto l’egida della Gran Loggia del Marchio.

Era ormai chiaro a tutti che le trattative ad alto livello finivano sempre per impantanarsi per l’uno o l’altro motivo ; ma fortunatamente i Fratelli di base, ormai esasperati, presero decisamente in mano la situazione.

L’anno precedente, il 15 giugno 1870, era stato costituito nel Lancashire un distretto del Supremo Gran Capitolo formato da tre Logge, e il 15 ottobre dello stesso anno le sei officine del Lancashire all’obbedienza della Gran Loggia si erano costituite in Gran Loggia Provinciale, diventando in breve tempo otto. Sarebbero stati proprio loro a cominciare : il 4 giugno 1872, la Gran Loggia del Marchio veniva informata con una lettera che le undici Logge del Marchio del Lancashire erano pronte alla fusione.

La data di quella che oggi viene ricordata come la Lancashire Union fu il 2 ottobre 1872, e la tornata fu tenuta alla Freemason’s Hall di Manchester. A lavori aperti, i due Grand Past Masters provinciali del Supremo Gran Capitolo e della Gran Loggia rimisero solennemente le loro patenti nelle mani del successore di Lord Leigh, il Gran Maestro Portal ; e nel momento in cui l’ebbero fatto, la maggior parte dei superstiti Maestri del Marchio di obbedienza scozzese erano passati all’obbedienza della Gran Loggia.

I rimanenti sarebbero confluiti presto, o per tramite di risoluzioni delle loro Officine o in ordine sparso, entro la fine dell’anno 1875. Si concluse in questo modo un conflitto del tutto inedito nella storia della Massoneria, nel corso del quale un Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale e un Ordine Sovrano si trovarono in concorrenza per la somministrazione di un grado ; e la vittoria dell’Ordine  – rappresentato dalla Gran Loggia del Marchio – costituì un precedente indimenticabile per tutti i corpi massonici testimoni dello scontro, destinato a far giurisprudenza sulla questione del rapporto tra Ordini e corpi rituali per tutta la durata del secolo successivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

APPENDICI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA  MASSONERIA  DEL  MARCHIO  E  I  SUOI  SIDE  DEGREES (luglio 2009)

 

 

 

La Massoneria del Marchio è un corpo rituale tra i più caratteristici della Massoneria inglese, la cui funzione è di rilasciare ai Maestri Massoni che ne fanno richiesta un Marchio personale.

 

La tradizione narra che questa usanza risale alla fabbrica del Tempio di Salomone : tanto gli scalpellini che lavoravano nelle cave quanto i costruttori usavano apporre su ogni Pietra il proprio Marchio, uso che consentiva ai Sovraintendenti di conteggiare quante Pietre ogni Compagno aveva lavorato e determinare il suo salario.

 

Come ho già accennato nell’articolo Massoneria in 4 gradi ?, nell’ambito della muratoria operativa il Marchio – alla cui assegnazione era già collegato un rito, ma non un grado – veniva considerato un rituale protettivo volto a tutelare dai pericoli dell’individuazione : ovvero in sostanza dall’orgoglio, che minacciava i Compagni per la loro abilità professionale e il Maestro della gilda per i suoi privilegi.

 

Mediante il rituale del Marchio, questo naturale sentimento veniva incanalato in modo tale che non fosse cagione di rivalità e contrasti, bensì uno stimolo a integrare fruttuosamente il proprio lavoro con quello degli altri.

 

Col trascorrere dei secoli si svilupparono rituali del Marchio differenti : alla “famiglia” maggioritaria facente capo al mito di Salomone se ne affiancarono altre due, una fondata sulla tradizione di Caino marchiato da Dio e un’altra sulle vicende relative all’edificazione del “Secondo Tempio”, descritte nel Libro di Esdra. Poi, in seguito alla calata degli antient degrees dalla Scozia (vedi il mio articolo Massoneria operativa e speculativa) tutte e tre le famiglie del Marchio operativo si travasarono poco per volta nella Massoneria speculativa.

 

In base alla distinzione operativa tra i Marchi dei Compagni e quello del Maestro di Loggia, si delinearono due gradi diversi : Mark Man (nella recente traduzione italiana, Operaio del Marchio) e Mark Master (Maestro del Marchio), che può essere considerato una delle più antiche forme di terzo grado massonico.

 

La Leggenda del Maestro del Marchio narra della realizzazione da parte di un umile Compagno della Chiave di Volta, la cui scoperta consentì di foggiare l’Arco per il quale si accede alla parte più segreta del Tempio. Questa Pietra scolpita in forma insolita era stata dapprima respinta dai Sovraintendenti, e il Compagno punito ; poi, quando se ne conobbe l’uso, l’errore venne riparato con la sua elevazione a Maestro del Marchio.

 

La maggiore ricchezza simbolica del Mark Master rispetto al Mark Man determinò ben presto la tendenza ad accorpare i due gradi (processo che, tuttavia, sarebbe giunto a definitivo compimento solo nel diciannovesimo secolo), e dopo che la Gran Loggia d’Inghilterra ebbe fissato il terzo grado massonico nelle modalità oggi conosciute la pratica del grado di Mark Master divenne una delle principali bandiere degli Antients, i quali predicavano la riammissione di tutte le forme di antient degrees nell’Ordine o – perlomeno – l’adozione di altre forme tradizionali di terzo grado in alternativa al rituale detto hiramita.

 

Invece, il Marchio fu uno dei grandi esclusi dall’accordo del 1813 tra Antients e Moderns, in base al quale il solo antient degree ammesso in seno all’Ordine era l’Arco Reale, e per quasi mezzo secolo le Mark Lodges (Logge del Marchio) furono costrette a lavorare nell’irregolarità.

 

Nel corso di questo periodo, venne portato a compimento il processo di saldatura dei due gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio, che oggi vengono rilasciati successivamente in un’unica tornata, e prese forma lentamente un rituale del Marchio unificato ; inoltre si affermò definitivamente la regola di rilasciare il Marchio non ai Compagni, bensì ai Maestri.

 

Nel 1856 le sopravvivenze del Marchio che si potevano contare in tutta l’Inghilterra si federarono nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales. Il Marchio fu il primo degli antient degrees esclusi dall’Ordine a compiere questo importante passo, ma come vedremo più avanti altri lo imitarono nel mezzo secolo successivo, e mano a mano che si organizzavano tendevano ad appoggiarsi alla struttura già esistente delle Logge del Marchio : questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees – gradi laterali.

 

Prima di allora, venivano definiti side degrees quei gradi massonici che avevano la caratteristica di poter essere trasmessi personalmente da un Massone all’altro, al di fuori cioè dal regolare lavoro di Loggia ; ma dopo che gli antient degrees cominciarono ad essere praticati in associazione alle Logge del Marchio, la definizione passò a designare i gradi che siano associati a un determinato corpo massonico senza far parte del suo sistema iniziatico. Può essere che per poter lavorare un dato side degree sia richiesto di rivestire un dato grado nella gerarchia del corpo ospitante, ma non per questo il side degree va considerato di rango superiore : è laterale, appunto.

 

Nel frattempo, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra aveva ormai consolidato la riforma dei tre gradi, e preso atto che gli antient degrees anziché sparire continuavano a prosperare, poté permettersi di guardare al Marchio con occhi diversi.

 

Avevano di fronte l’esempio di ciò che era accaduto nei Paesi latini, dove allo strutturarsi della Massoneria Azzurra in tre gradi aveva fatto seguito il sorgere dei Riti ; dopodiché, l’istituzione di protocolli d’amicizia tra Ordini e Riti aveva garantito alla Massoneria una forza enorme. I tempi erano maturi perché qualcosa di simile potesse accadere anche in Inghilterra, e la pace tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Grand Lodge of Mark Master Masons (side degrees inclusi) nacque così.

 

Ebbero origine in questo modo numerosi corpi rituali della Massoneria inglese che in Italia sono ancora in gran parte sconosciuti, e qui di seguito ho compilato una lista dei principali.

 

E’da notare che, sebbene quasi tutte le organizzazioni sottoelencate si autodefiniscano Ordini, dal punto di vista della nomenclatura in uso presso le Massonerie latine sono Riti : la loro scelta di definirsi Ordini recava in origine una sfumatura polemica, in quanto esprimeva la rivendicazione del diritto negato di praticare gli antient degrees in seno all’Ordine (in Inghilterra, del resto, il termine Rito nella sua accezione latina non ebbe mai corso).

 

Occorre anche precisare che, mentre il primo tra i gradi di cui tratteremo – l’Ark Mariner – è praticato all’obbedienza delle Gran Logge nazionali del Marchio, i corpi rituali di cui si parla successivamente hanno una struttura autonoma, e sono legati al Marchio da protocolli di amicizia.

 

Per questo, l’Ark Mariner non figura abitualmente nelle liste dei side degrees elaborate dalle varie Gran Logge nazionali del Marchio, ed è piuttosto consuetudine trattarlo come una sorta di secondo grado del Marchio stesso (benché questo non sia esatto) ; ma poiché non aveva senso escludere dal mio articolo proprio il side degree che è più vicino al Marchio di tutti gli altri, mi sono preso la libertà di sorvolare su questa distinzione.

 

Come il nome del grado suggerisce, l’Ark Mariner è legato alle circostanze che portarono al Diluvio e ai vari atti compiuti da Noè nell’edificazione dell’Arca. La sua storia è abbastanza oscura, e le sue precise origini non sono note : relativamente tardo è il primo Verbale di tornata in cui risulta lavorato, a Bath nel 1790. Ma il mito del Diluvio era abitualmente messo in scena nei misteri religiosi medievali, e sta all’origine di numerosi gradi e corpi rituali massonici (viene spontaneo il riferimento a quella che è una vera gloria della Massoneria italiana : l’Antico Rito Noachita).

 

Un ruolo importante nella diffusione dell’Ark Mariner fu rivestito da Thomas Dunckerley, grande personaggio della Massoneria inglese settecentesca, cui presto dedicherò un articolo. Sappiamo che a partire dal 1793 egli rivestì la carica di Gran Comandante della Society of Ancient Masons of the Diluvian Order of Royal Ark Mariners e nominò come suo successore Lord Rancliffe, ma questo primo tentativo di conferire al grado una struttura autonoma naufragò nel 1799.

 

Prima del 1813, il grado risulta essere abitualmente praticato in numerose Logge inglesi secondo vari rituali. Alcuni suoi tratti sono rimasti parte del patrimonio delle Logge Azzurre : per esempio l’usanza di associare ai Diaconi il simbolo della Colomba recante il Ramoscello d’Ulivo.

 

Nel 1843, John F. Dorrington fu protagonista del primo tentativo di radunare le rimanenze del grado, ma l’organizzazione da lui creata non riusciva a decollare. Il suo successore al Soglio di Noè, Morton Edwards, ebbe allora l’intuizione di porre la Grand Lodge of Royal Ark Mariners sotto la protezione della Gran Loggia del Marchio, e dopo alcuni anni i due corpi si fusero definitivamente.

 

Da allora, il Gran Maestro della Grand Lodge of Mark Master Masons è anche Gran Comandante della Ancient and Honourable Fraternity of Royal Ark Mariners, e il grado di Royal Ark Mariner può essere conferito soltanto ai Maestri del Marchio.

 

 

Gli altri side degrees del Marchio sono :

 

Royal and Secret Masters – il Grand Council of Royal & Select Masters of England and Wales si costituì nel 1873 su licenza americana, perché mentre in Inghilterra la pratica regolare dei suoi gradi non era sopravvissuta all’accordo del 1813, la filiazione americana – derivata dalle “logge militari” britanniche – non aveva mai interrotto i lavori.

 

Questo corpo rituale raduna quattro gradi aventi la funzione di collegare il Marchio all’Arco Reale :

 

1 – Select Master : tratta dell’edificazione della Volta Segreta.

 

2 – Royal Master : tratta dei Segreti in essa custoditi.

 

3 – Most Excellent Master : tratta del completamento del Tempio e dell’installazione dell’Arca dell’Alleanza nel Santissimo.

 

4 – Super Excellent Master : tratta della distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor, e della sepoltura dei Segreti tra le macerie.

 

A questo insigne corpo rituale sono ammessi tutti i Maestri Massoni del Marchio che siano anche Maestri dell’Arco Reale da almeno un anno.

 

 

Order of the Secret Monitor – noto nell’antichità come Order of David and Jonathan, si ritiene che abbia origine olandese. Anche questo, per le stesse ragioni del precedente, fu reimportato in Europa dall’America (nel 1875).

 

Side degree per eccellenza, consisteva in origine di un solo grado, che poteva essere trasmesso da un singolo Massone a un altro senza alcuna formalità ; ma la sua notevole complessità e ricchezza – frutto di numerosi sviluppi apportati nel corso dei secoli sul nucleo originale – portò nel 1887 alla sua scomposizione in tre gradi distinti, che al giorno d’oggi non possono più essere conferiti ad personam bensì in Loggia.

 

I tre gradi sono :

 

1 – il Secret Monitor vero e proprio, fondato sulla leggenda di Davide e Gionata ;

 

2 – Prince, nel quale il Massone viene simbolicamente nominato Principe per premiare la sua sincerità verso i Fratelli ;

 

3 – Supreme Ruler – è questa una antica forma di Installazione completamente unica nel suo genere. Si tratta di un rituale lungo e complesso che molti hanno definito, dal punto di vista estetico, il più bel grado dell’intera Massoneria.

 

Il grado di Maestro è sufficiente per entrare a far parte del Monitor, ma si può esservi ammessi soltanto per cooptazione.

 

 

Red Cross of Constantine – è questo uno dei più tipici sistemi di gradi di origine templare, sbarcato in Scozia probabilmente nel quattordicesimo secolo.

 

Istituito nella sua forma attuale nel 1865, rivendica di discendere dall’Ordine fondato nel quarto secolo dell’era cristiana dal vescovo Eusebio per proteggere la persona dell’Imperatore Costantino e dei suoi successori ; in memoria del sogno che fu all’origine della conversione di Costantino, questi Cavalieri recavano una Croce Rossa sulla corazza.

 

In verità, prima del 1813, molti antient degrees templari avevano per simbolo la Croce Rossa, giustificandola però attraverso miti diversi : per esempio il più diffuso – la Red Cross of Babylon o Red Cross of Daniel, che vedremo più avanti – era legato alla ricostruzione del Tempio.

 

A mio umile parere, se c’è un antenato comune che li collega non va ricercato in nessun avvenimento storico, bensì nei riti sciamanici primaverili che sceneggiavano il simbolismo della rigenerazione.

 

All’attuale Order of the Red Cross of Constantine possono accedere solo i Massoni dell’Arco Reale. L’Ordine è diviso in tre gradi :

 

1 – Knight (of Rome), fondato sulla leggenda di Costantino ;

 

2 – Priest Mason, fondato sulla leggenda di Eusebio ; dà accesso laterale ad altre due forme di successione cavalleresca detenute dall’Ordine, i Cavalieri del Santo Sepolcro e i Cavalieri di San Giovanni Evangelista.

 

3 – Prince Mason, riservato al Sovrano dell’Ordine, che rappresenta Costantino.

 

 

Order of the Allied Masonic degrees – riservato ai Maestri del Marchio. Fu fondato nel 1879, su iniziativa di un gruppo di Logge massoniche indipendenti che non si erano piegate all’accordo del 1813 e continuavano a trasmettere la successione di svariati antient degrees.

 

I cinque gradi attualmente trasmessi in Inghilterra sono :

1 – (Master of) St.Lawrence the Martyr – non era in origine un grado, bensì un rituale muratorio del Lancashire, che pone l’accento sulla distinzione tra speculatività e operatività. Interessante la sua leggenda, fondata sul martirio di San Lorenzo.

2 – Knight of Constantinople  – anche questo grado, come il Monitor, poteva essere trasmesso ad personam da un Fratello all’altro. L’origine è sconosciuta. Come la Red Cross è basato sulla leggenda di Costantino, dalla quale trae una suggestiva lezione di umiltà ed uguaglianza.

3 – Grand Tiler of Solomon – in passato detto anche Maestro Selezionato o Ventisette, somiglia molto al Select Master. E’ incentrato sulle vicende di un muratore che viola per errore la Volta Segreta.

4 – Red Cross of Babylon – abbiamo già accennato alle caratteristiche comuni delle numerose Red Crosses di origine templare ; tra queste, quella di Babilonia (nota anche in passato come Red Cross of Daniel, o con il nome scozzese di Babylonian Pass) era prima del 1813 la più diffusa, in quanto strettamente associata al sistema dell’Arco Reale.

Anche questa Red Cross era legata al simbolismo della ricostruzione del Tempio : un tema sviluppato per mezzo di sottili allusioni ermetiche, facenti riferimento al lavoro di trasmutazione interiore. La leggenda è incentrata sul passaggio del fiume da parte degli Ebrei che tornano a casa (un tema che ritroviamo in alcune antiche forme del grado del Marchio). Il dibattito che costituisce la parte centrale della Red Cross of Babylon è tratto in parte dal libro di Esdra.

In Irlanda e in America, la Red Cross of Babylon forma un Ordine indipendente, il cosiddetto Order of Knight Masons. Nelle Massonerie latine, il non praticato 15° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato ne è una derivazione .

5 – Grand High Priest – è l’amalgama di due gradi settecenteschi di antichissima origine – uno francese e uno tedesco – che venivano un tempo conferiti a titolo onorario ai Maestri che avevano presieduto un Capitolo dell’Arco Reale.

Questo grado molto suggestivo, che riecheggia atmosfere teurgiche e martineziste, costituisce una testimonianza tra le più importanti del ricollegamento della tradizione massonica alla tradizione primordiale. Il rito è fondato sulla Benedizione di Abramo e la Consacrazione di Aaronne, e non può essere praticato più di una volta all’anno.

Ulteriori antient degrees vengono praticati all’obbedienza dell’Order of the Allied Degrees in vari Paesi del mondo. Negli Stati Uniti per esempio, oltre ai cinque gradi inglesi già citati ci sono anche l’Ark Mariner, il Secret Monitor e l’Order of Eri ; in Francia, oltre ai precedenti e tolto l’Ark Mariner (amministrato dal Marchio), ci sono in più lo Holy Order of Grand High Priest, il Master of Tyre, l’Architect e il Grand Architect, per un totale di dodici.

 

 

Order of Knight Templar Priests – sul finire del diciottesimo secolo, questo Ordine irlandese di successione templare – chiamato a quei tempi Anahilt Union Band – contava nell’Isola Verde circa una sessantina di Logge (dette Bands), ben poche delle quali aderirono al primo grande tentativo di riunire il Templarismo sotto gli auspici di Londra, il cosiddetto Early Grand Encampment.

 

Di fatto, l’Anahilt costituiva una forma di libera unione, non contemplante nessuna delle sovrastrutture che contraddistinguono i corpi massonici moderni.

 

Nel 1807 l’Early Grand Conclave di Scozia, che deteneva anche una linea di successione dei gradi irlandesi, concesse per la prima volta a un Encampment inglese la patente che consentiva di rilasciarli. Poi, negli anni immediatamente successivi – quando divenne chiaro che la possibilità di praticare i gradi templari all’obbedienza della Gran Loggia d’Inghilterra stava sfumando – i Templari inglesi si costituirono a loro volta in Early Grand Conclave, che nel 1812 delegò la pratica dei gradi irlandesi al Royal Kent Encampment di Newcastle-upon-Tyne.

 

Stiamo parlando di un sontuoso sistema in 36 gradi, cui può accedere oggigiorno soltanto chi è Maestro del Marchio, Maestro dell’Arco Reale e goda in più della condizione di Past Master Installato. Poiché i Templar Priests sono (a buona ragione) molto gelosi dei loro misteri, mi limito qui a fornire – senza alcun commento – le sole denominazioni dei primi 33 gradi :

1 – Knight of the Christian Mark ; 2 – Knight of Saint Paul ; 3 – Knight of Pathmos ; 4 – Knight of Death ; 5 – Knight of the Black Cross ; 6 – Knight of Bethany ; 7 – Knight of the White Cross ; 8 – Knight of Saint John ; 9 – Knight Priest of the Holy Sepulchre ; 10 – Knight Priest of the Holy Order of Wisdom ; 11 – Holy and Illustrious Order of the Cross ; 12 – Knight Priest of Eleusis ; 13 – Knight of Harodim ; 14 – Knight of the North ; 15 – Knight of the South ; 16 – Knight & Prince of the Sanctuary ; 17 – Knight Grand Cross of Saint Paul ; 18 – Knight of Saint John the Baptist ; 19 – Knight Rosae Crucis ; 20 – Knight of the Triple Cross ; 21 – Knight of the Holy Grave ; 22 – Knight of the Holy Virgin Mary ; 23 – Knight of the White Cross of Torpichen ; 24 – Grand Trinitarian Knight of Saint John ; 25 – Knight Grand Cross of Saint John ; 26 – Knight Priest of Jerusalem ; 27 – Knight of Palestine ; 28 – Knight of the Most Holy Cross ; 29 – Knight Priest of the Tabernacle ; 30 – Knight of the Redemption ; 31 – Knight of Truth ; 32 – Knight of the Red Cross of Rome ; 33 – Holy Royal Arch Knight Templar Priest.

 

Non credo sia necessario essere profeti per vaticinare che l’imminente … sbarco in Italia di tutto questo ben di Dio è destinato ad apportare alla Massoneria italiana parecchi cambiamenti. Si tratta, nella mia opinione, soprattutto di cambiamenti in positivo : sul piano strutturale, la concezione inglese del rapporto tra Ordine e corpi rituali è più aperta e collaborativa di quella latina, ed è destinata a portarci una forte spinta in direzione della trasparenza e della democrazia.

Per quanto concerne il discorso più strettamente esoterico, la mia speranza è che i benefici siano ancora più grandi : i tesori che si nascondono nel Marchio e nei suoi side degrees sono immensi, e il livello di preparazione dei Massoni italiani è ormai abbastanza elevato perché qualche Fratello di buona volontà raccolga il messaggio che ho espresso nell’articolo I due progetti della Massoneria, dedicandosi a sviluppare le loro valenze sul piano sociale.

 

Purtroppo oggi per i Fratelli del GOI la situazione è ancora piuttosto complicata. Se un Massone del GOI vuole farsi avanzare al grado del Marchio, può farlo solo in uno Stato nel quale la locale Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio (GLMMM) sia unita da protocollo di amicizia a un Ordine che riconosce il GOI.

 

E’ il caso per esempio della Francia, dove la GLMMMF è collegata alla Gran Loggia Nazionale Francese. Lì, di recente, sono state innalzate le colonne di una Loggia del Marchio di lingua italiana (fortemente voluta dal Rispettabilissimo Fratello Massimo Vettese e dal Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma): l’Ara Pacis n°162 alle Cave di Cannes, alla quale hanno già aderito numerosi Maestri italiani provenienti da diverse Officine italiane e francesi (l’espressione alle Cave è, per le Logge del Marchio, l’equivalente di all’Oriente per le Logge Azzurre).

 

Naturalmente, al di là della gioia che si prova sempre per il lavoro svolto insieme da Massoni di diversi Paesi, si tratta di una locazione difficile da raggiungere per molti Fratelli ; per cui c’è da augurarsi che le difficoltà burocratiche siano presto superate, e il Marchio e i suoi side degrees possano essere presto lavorati in tutta Italia.

 

Vanno meglio le cose per i Fratelli della GLRI. Infatti il 26 Luglio del 2008 è stata consacrata la prima Loggia del Marchio in territorio italiano, la Pico della Mirandola, ed entro un anno dovrebbe seguire a stretto giro di boa l’apertura di una Loggia dell’Ark Mariner.

 

Si tratta di eventi la cui portata storica è di enorme rilievo per lo sviluppo della Massoneria in Italia, e l’auspicio di tutti i Massoni di buona volontà non può essere altro che le divisioni vengano presto superate, e si possa finalmente tornare a lavorare insieme.

 

 

 

 

 

 

MASSONERIA  DEL  MARCHIO  :  ULTIME  NOVITA’ (settembre 2010)

E’ uscito il libro Massoneria del Marchio, da me scritto a quattro mani con il Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma. In esso tracciamo la storia di questo corpo massonico così importante in Inghilterra e ancora quasi completamente sconosciuto in Italia ; si veda a tale proposito anche il nostro articolo La Massoneria del Marchio e i suoi side degrees.

 

Il libro esce con un ritardo di quasi sei mesi, imputabile a gravi problemi di salute dell’Editore. Colgo l’occasione per scusarmi del ritardo con i lettori di Riflessioni che l’avevano prenotato – ora finalmente lo riceveranno – e per rivolgere a Corrado, l’Editore, i più sinceri auguri di un pronto ristabilimento.

 

E’ stato scritto con l’obbiettivo di fornire una corretta informazione perché tutti i Fratelli possano conoscere il grado del Marchio, la cui conoscenza in Italia è stata in passato penalizzata o taciuta : forse allo scopo di tutelare gli interessi di qualche lobby massonica che oggi ha fatto il suo tempo, sia dal punto di vista storico che strettamente iniziatico.

 

In verità, è tempo che qualcuno scriva o dica chiaramente che il Marchio è complemento necessario tanto del grado di Compagno che di quello di Maestro, e la sua conoscenza da parte di un Massone veramente completo è indispensabile ; soprattutto se la sua ambizione è quella di portare a compimento il suo cammino nei gradi azzurri e dirigere una Loggia.

 

E’ opportuno precisare a questo proposito che il grado del Marchio attualmente incluso nel Rito di York, sebbene ricco di valore iniziatico e correttamente tramandato, non può svolgere la stessa funzione. Infatti, come abbiamo documentato nel nostro libro, il senso esoterico del Marchio risponde a valenze diverse nei due diversi casi : che esso sia praticato come grado autonomo, oppure nell’ambito del sistema dell’Arco Reale.

 

Nei mesi scorsi, le vicende della neonata Massoneria del Marchio italiana sono state agitate da una serie di colpi di scena. Da un lato questo ci fa piacere, perché per la prima volta ha fatto parlare di sé ; dall’altro però siamo abbastanza amareggiati per i rapporti di forza venuti alla luce in seguito a questi eventi, che non giovano al nostro sogno di veder presto felicemente riunificata la Massoneria italiana.

 

Se vogliamo capirci qualcosa, è necessario innanzitutto definire la situazione dei corpi massonici coinvolti, per quanto concerne i reciproci riconoscimenti.

 

Come è noto, il Grande Oriente d’Italia (GOI) – ovvero il più numeroso e storicamente importante Ordine massonico italiano – a decorrere dal 1993 non gode più del riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) ; questa riconosce invece un Ordine più piccolo, la Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI).

 

Negli ultimi anni, tuttavia, si è avviato in seno al GOI un notevole dibattito riguardo alla possibilità di riformare le proprie strutture secondo i requisiti universalmente richiesti nella Massoneria di oggi. Si tratta di un lavoro lungo e delicato, ma quel poco che si è potuto fare finora ha destato l’approvazione della Gran Loggia Nazionale Francese (GLNF), che nel 2008 ha restituito al GOI il riconoscimento.

 

Poiché in Massoneria i riconoscimenti tra gli Ordini non sono transitivi, l’attuale situazione può essere riassunta in questo modo :

 

– UGLE riconosce GLNF e GLRI ;

– GLNF riconosce UGLE e GOI ;

– GOI riconosce GLNF ;

– GLRI riconosce UGLE.

 

Come la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) è la massima autorità per le patenti di regolarità internazionale degli Ordini massonici (si veda a questo proposito anche il mio articolo Sul concetto di regolarità massonica), così la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) svolge analoga funzione per la Massoneria del Marchio.

 

Si penserà a questo punto che UGLE e GLMMMEW siano collegate tra loro da un rapporto analogo a quello che lega un Ordine massonico latino (come il GOI) ai corpi rituali che si appoggiano alla sua struttura di Logge. Invece non è così : nella Massoneria anglosassone, una distinzione simile a quella esistente da noi tra Ordini e corpi rituali non c’è. Nella Gran Loggia Unita d’Inghilterra, la sola cosa che può vagamente somigliare a un Rito come si usa da noi è il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale ; molto vagamente però, in quanto 1 – viene considerato parte integrante dell’Ordine ; 2 – non è legato alla Gran Loggia da un rapporto paritario, ma ne dipende.

 

La GLMMMEW, da parte sua, anche se lavora soltanto in due gradi (il Marchio e l’Ark Mariner) che sono in pratica del tutto analoghi ai perfezionamenti del grado di Maestro praticati nei nostri Riti, si autodefinisce Gran Loggia e non Rito. La sua successione deriva dalle Logge azzurre del Settecento, quando ancora era consentito lavorare in Loggia gli antichi gradi ; se volesse, nulla le vieterebbe di far lavorare alle proprie Officine anche i tre gradi azzurri, senza per questo violare la tradizione.

 

E’ quindi un Ordine a tutti gli effetti, e se è un Ordine ciò significa che l’UGLE non può riconoscerlo : sarebbe come ammettere che può esistere, nello stesso Paese, più di un solo Ordine massonico regolare. Quindi lo ignora : fa come se non esistesse. Quando un Maestro dell’UGLE viene accolto in una Loggia della GLMMMEW e prende il Marchio, ufficialmente la Gran Loggia d’Inghilterra non lo sa.

 

Questo non implica affatto che i rapporti tra l’UGLE e la GLMMMEW non siano buoni. A livello ufficiale, come abbiamo appena detto, tali rapporti non esistono – i due Ordini sono completamente indipendenti l’uno dall’altro. Ma in pratica, esiste tra loro un legame che potremmo definire simbiotico, fin da quando l’UGLE rivestì una parte importante nel processo di gestazione e di nascita della GLMMMEW, tra gli anni cinquanta e gli anni settanta dell’Ottocento ; conviene fare un breve accenno ad alcuni episodi di questa storia, per far capire meglio di cosa stiamo parlando.

 

Nel 1813, l’UGLE aveva stabilito che l’Arco Reale fosse il solo antico grado praticabile nell’Ordine. Ne erano rimasti fuori molti, dei quali il Marchio era il più amato e diffuso. Negli anni successivi, i Maestri del Marchio cercarono soluzioni che consentissero loro di praticarlo nella regolarità.

 

Una di queste veniva offerta dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, che secondo l’uso scozzese incorporava il Marchio nel sistema dell’Arco Reale. Per quasi quarant’anni, molti Massoni inglesi si recarono a ricevere il Marchio nelle città della Scozia meridionale. Poi nel 1851, per iniziativa di due Fratelli di professione medici – i dottori Beveridge e Jones – il Supremo Gran Capitolo garantì una Loggia del Marchio a Londra : la Bon Accord (tuttora esistente, con il rango di times immemorial).

 

Nel corso di quel quarantennio, l’atteggiamento dell’UGLE verso gli antichi gradi era cambiato : risolto il problema degli abusi legati alla loro pratica caotica e disordinata nel Settecento, molti Fratelli erano tornati ad apprezzare i tesori di conoscenza esoterica in essi contenuti. Si era creato un moto favorevole alla loro progressiva reintroduzione ; per questo molti autorevoli Fratelli dell’UGLE fecero la fila per entrare nella Bon Accord, e un giovane e promettente aristocratico – Lord William Henry Leigh di Stoneleigh – ne fu fatto Venerabile, probabilmente allo scopo di fargli pilotare la delicata operazione di riammissione del Marchio in seno all’UGLE.

 

Ma tutto andò a carte quarantotto il 5 Giugno 1856, quando in Gran Loggia il nuovo regolamento dell’UGLE che prevedeva la riadozione del Marchio fu respinto sonoramente. Lord Leigh e gli altri autorevoli Fratelli che avevano messo in gioco su questa operazione la loro carriera si ritrovarono, come si suol dire, in braghe di tela.

 

La sola scelta che gli rimaneva era di costituire il Marchio in Ordine autonomo ; ed è quello che fecero il giorno 23 dello stesso mese, data di nascita ufficiale della GLMMMEW. Lord Leigh dovette lasciare l’UGLE per poter assumere la carica di Gran Maestro del nuovo Ordine, ma nessuno gli portò rancore : anzi, per tutto il resto della sua vita restò a far parte dell’élite dei Consulenti Esterni, dei quali i Gran Maestri dell’UGLE usavano servirsi per dirimere le vertenze più intricate.

 

Però il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia – che sarebbe stato disposto a rinunciare al controllo del grado qualora fosse stata l’UGLE a farsene carico – non era invece d’accordo di farselo soffiare sotto il naso da una Gran Loggia del Marchio improvvisata e autocostituita, e decise di passare all’azione. Batté anzi l’avversario sul tempo, innalzando le colonne di un’altra Officina a Londra (la “The Mark”, che oggi è la n°1 della GLMMMEW) il 13 Giugno : quindi dieci giorni prima che la GLMMMEW venisse fondata.

 

Cominciò in questo modo uno scontro per il controllo del grado del Marchio che si sarebbe protratto per la durata di circa vent’anni, e che la storia ufficiale della Massoneria britannica ha pudicamente cancellato (il libro da noi scritto invece lo racconta nei dettagli, basandosi sulle ricerche di uno storico senza peli sulla lingua : Neville Cryer).

 

Dapprincipio, lo scontro sembrava non avere storia. Lord Leigh e i suoi seguaci avevano bruciato gran parte della loro credibilità nel fallimento dell’operazione di aggancio all’UGLE, mentre il Supremo Gran Capitolo di Scozia gettava sulla bilancia il peso della sua credibilità di autorità massonica più che centenaria. Nessuno pareva disposto a dar credito a una piccola e traballante Gran Loggia improvvisata da un gruppo di giovani avventurieri, e tra il 1856 e il 1858 decine di Logge del Marchio di obbedienza scozzese sorsero come funghi in ogni parte dell’Inghilterra.

 

Il Supremo Gran Capitolo, però, commise alcuni gravi peccati di orgoglio. Innanzitutto, sottovalutò l’importanza delle numerose Logge del Marchio indipendenti – perlopiù molto antiche – che dopo il 1813 erano sopravvissute in Inghilterra tra mille difficoltà : si sentivano investite della missione di mantenere in vita forme rituali del Marchio originali e antichissime, fondate sull’indipendenza del grado e non certo sulla sua sudditanza all’Arco Reale.

 

Per conquistare la benevolenza di questi Fratelli, sarebbe stato opportuno che gli Scozzesi garantissero ampi spazi di autonomia alle proprie Officine sul suolo inglese. Benché i loro statuti, come è ovvio, non lo consentissero (i Regolamenti di un Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale sono fatalmente meno elastici di quelli di un Ordine), non sarebbero mancati possibili escamotages, come estendere alle Logge del Marchio inglesi i più tolleranti Regolamenti destinati ai Capitoli dell’Arco Reale con sede all’estero. Ma nulla del genere fu fatto, nemmeno quello che sarebbe stato un elementare gesto di riguardo nei confronti della tradizione inglese : consentire alle Logge di poter lavorare il Marchio anche al di fuori del sistema dell’Arco Reale.

 

Di conseguenza, il malcontento cominciò a serpeggiare ben presto ; e ai vertici della GLMMMEW – dopo due anni contrassegnati da sconfitte e umiliazioni – il giovane Lord Leigh cominciò a tirar fuori le unghie, rivelando ben presto genuine qualità di leader massonico.

 

Cominciò con lo scrivere lettere tanto alle Logge di obbedienza scozzese quanto a quelle indipendenti, chiedendo loro di incontrarsi con lui informalmente in qualche pub o taverna. Si presentava a questi incontri da solo, dimessamente vestito, dibattendo con umiltà quelli che a suo parere sarebbero stati i vantaggi se tutte le Logge del Marchio inglesi si fossero unite in un Ordine autonomo.

 

Non ebbe subito vita facile : le capitazioni provenienti dalle Logge del Marchio inglesi erano la principale voce attiva del bilancio del Supremo Gran Capitolo di Scozia, e anche per questo – prima di… mollare l’osso – gli Scozzesi si batterono come leoni. Ma la goccia cava la pietra, e sui tempi lunghi gli sforzi di Lord Leigh e dei suoi collaboratori si rivelarono vincenti : nel periodo compreso tra il 1858 e il 1879 (anno in cui il Supremo Gran Capitolo alzò definitivamente bandiera bianca), le Officine all’obbedienza della GLMMMEW erano passate da quattro a più di un centinaio.

 

Da quei giorni fino a oggi, l’atteggiamento dell’UGLE nei confronti della GLMMMEW fu sempre contrassegnato dalla consapevolezza che il Marchio può essere l’ambasciatore ideale della Massoneria britannica nel mondo : sebbene ufficialmente i due Ordini continuino a non parlarsi, dovunque sia sorta una Gran Loggia ispirata dall’UGLE, discretamente – pochi anni dopo – è arrivato anche il Marchio.

 

L’introduzione del Marchio nelle nazioni estere avviene di solito secondo un programma ben collaudato. Pescando nelle file dell’Ordine amico, viene creata una Loggia del Marchio che si pone all’obbedienza della GLMMMEW ; da questa se ne clona al più presto un’altra, o due se possibile. Appena le Officine sono due o tre si costituiscono in Distretto ; quando crescono ancora di numero, il Distretto si autocostituisce in Gran Loggia Nazionale, e la GLMMMEW la riconosce immediatamente.

 

Così, per esempio, ad opera di Fratelli della GLNF, ebbe origine nel 1997 la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia (GLMMMF) ; invece in Italia l’avvio è stato leggermente diverso.

 

Nel 2008, dopo che la GLNF ristabilì le relazioni col GOI, due Fratelli della GLNF di nazionalità italiana raccolsero un gruppo di sedici Fratelli del GOI (tutte persone assai valide quanto a serietà e preparazione) e consacrarono la prima Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di lingua italiana, all’obbedienza della GLMMMF.

 

Il loro disegno era di costituire al più presto un paio di Logge del Marchio formate esclusivamente di Fratelli provenienti dal GOI ; dopodiché si sarebbero costituiti in Distretto sul suolo italiano, e poi in Gran Loggia. Il passaggio successivo sarebbe stato il riconoscimento da parte della GLMMMEW della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia.

 

Se questo progetto fosse andato in porto, gli aspetti interessanti sarebbero stati soprattutto due. Primo, la possibilità per i Fratelli del GOI di accedere a un grado tra i più caratteristici della Massoneria inglese, il che sarebbe valso ad accelerare la nostra internazionalizzazione ; secondo, la situazione vantaggiosa che si sarebbe creata sul piano dei riconoscimenti. Con un forte Marchio italiano formato da Fratelli del GOI e riconosciuto dalla GLMMMEW, il potere contrattuale del GOI verso l’UGLE sarebbe cresciuto.

 

La stessa cosa devono aver pensato i Fratelli separati della GLRI, e la loro contromossa è stata rapida ed elegante. Il 26 luglio 2008 hanno consacrato la prima Loggia del Marchio italiana all’obbedienza della GLMMMEW, e in questo modo hanno sbarrato la strada al GOI : perché è chiaro che, se le loro Logge del Marchio possono godere già fin d’ora del riconoscimento della GLMMMEW, quello stesso riconoscimento alle Logge italo-francesi non sarà concesso mai.

 

Di conseguenza, il destino dei Maestri del Marchio del GOI sembra segnato : continuare a lavorare all’obbedienza della GLMMMF per l’eternità, salvo che… la nostra “creatività latina” non suggerisca loro altre soluzioni.

 

Precisiamo meglio : non è che lavorare all’obbedienza della GLMMMF sia un destino così orribile dal quale per forza occorra trovare un modo per scappar fuori. La soluzione più saggia per i Maestri del Marchio del GOI sarebbe quella di continuare dove hanno cominciato : creare nuove Officine italiane all’obbedienza della GLMMMF, fino a raggiungere il numero sufficiente per costituirsi in Distretto.

 

Con questa soluzione, non ci sarebbero grosse possibilità di carriera – niente Gran Maestri del Marchio e Grandi Ufficiali del Marchio che possano gloriarsi di sontuosi collari e grembiulini – ma i Maestri Massoni del GOI potrebbero comunque ottenere regolarmente il Marchio, fondamentale complemento del loro percorso iniziatico, ed essere accolti come Fratelli nelle Logge del Marchio di tutto il mondo.

 

Al momento in cui scrivo, l’ipotesi più probabile è che tale ipotesi venga adottata. Ci sono tuttavia Fratelli che non riescono a rassegnarsi all’idea di un “Marchio del GOI” subordinato alla Francia, e che prospettano diverse soluzioni.

 

Ho scelto di parlarne qui non allo scopo di… seminare zizzania, ma perché forse un’attenta riflessione su di esse può giovare a quei lettori desiderosi di approfondire il concetto di regolarità massonica (e forse in futuro, se la definizione di tale concetto dipenderà da loro, sapranno semplificarlo e renderlo meno assurdo di quanto non sia oggi…).

 

Una soluzione potrebbe essere, ad esempio, costituire il Marchio in corpo rituale, e legarlo poi al GOI mediante un protocollo di amicizia. Non mancherebbero i precedenti : l’Arco Reale, per esempio, è lavorato in seno al GOI con una soluzione analoga (e come ho accennato sopra, lo stesso Marchio vi è già praticato in qualità di grado del Rito di York).

 

Direi che una soluzione del genere offre sulla carta notevoli probabilità di successo : potendo pescare direttamente nell’ampio bacino del GOI, il nuovo Marchio sorpasserebbe sul piano numerico tanto quello della GLRI che quello italo-francese, anche se ovviamente la sua forma strutturale di Rito gli precluderebbe la regolarizzazione internazionale.

 

Ripeto : si tratta di un’ipotesi, frutto di una mia riflessione. Non credo che nella realtà sarà avviato un progetto del genere. Ma se qualcuno ci provasse, la situazione di tre diverse autorità del Marchio nello stesso Paese non sarebbe inedita : esiste un illustre precedente, addirittura in quella virtuosa Inghilterra che oggi storce il naso di fronte alla presunta litigiosità dei Massoni italiani (ed è opportuno evitare di chiederci se nel caso specifico – come già nel 1993 – le scelte inglesi non abbiano in verità contribuito a creare quella stessa litigiosità di cui veniamo accusati…).

 

Come ho già accennato, l’UGLE nel 1856 fece balenare ai Massoni del Marchio inglesi la possibilità di riammettere il Marchio nell’Ordine, salvo poi fare marcia indietro all’ultimo momento. Fu allora che la più illustre Loggia indipendente – la Ashton Mark Lodge, altrimenti nota come Loggia Viaggiante del Cheshire – si sentì contrariata al punto di dare vita a una Honourable United Grand Lodge of Mark Master Masons of the Ashton-under-Lyne District.

 

Erano umili Fratelli di provincia, tagliati fuori dal “grande giro” della Massoneria, ma se la seppero cavare. Mentre sopra le loro teste il Supremo Gran Capitolo di Scozia e la GLMMMEW di Lord Leigh si battevano all’ultimo sangue per il controllo del grado, la United si sparse silenziosamente ben al di là dei confini della Contea originaria. Per più di quarant’anni tolse Officine ad entrambi i contendenti, giungendo a superarli quanto al numero di Fratelli ; se gli umili Massoni di Ashon-under-Lyne avessero potuto contare su qualche santo in Paradiso, la storia del Marchio sarebbe stata diversa.

 

Nel 1900, la United si decise finalmente a confluire nella GLMMMEW. All’Agape organizzata per festeggiare la riconciliazione, un loro Ex-Gran Maestro Provinciale – il Risp.mo Fratello Taylor, operaio tessile in pensione – dichiarò ai Fratelli della Gran Loggia che la United non era sorta con l’intenzione di opporsi a loro (pur ammettendo onestamente che molti membri della Ashton avessero considerato umiliante l’idea di sottomettersi a un corpo massonico con pochi anni di vita) : quello che davvero li aveva fatti infuriare – e aveva dato il la alla loro iniziativa – era stata la definizione del Marchio (nota : ad opera dell’UGLE) come “un grazioso perfezionamento del Grado di Compagno”; dalla quale avevano concluso unanimemente che da Londra non ci fosse da aspettarsi niente di buono.

 

Per dimostrare che le sue non erano solo parole di circostanza, citò a memoria l’Atto di Costituzione della United : “…che pienamente consapevoli della situazione disorganizzata e insoddisfacente della Massoneria del Marchio in Inghilterra, e convinti che il momento sia favorevole per effettuarne la restaurazione alla sua antica e onorevole importanza, approvano e raccomandano che si costituisca una Gran Loggia di Maestri Massoni del Marchio per l’Inghilterra ; unica e sola autorità del Marchio per il Paese, aperta a tutti i Maestri Liberi Muratori sulla base della disposizione del loro animo…”

 

A questo punto, Taylor fece una pausa come se avesse finito ; poi – forse incoraggiato dal clima di allegria conviviale – aggiunse …e non sulla base di licenze e impiastri vari ; parole che furono seguite da un vero boato di applausi.

 

La posizione formulata da questo sconosciuto Fratello, che ci guarda dall’Oriente Eterno forse già da un centinaio d’anni, è a mio parere quanto di più giusto e perfetto si possa dire circa l’attuale situazione del Marchio nel nostro Paese ; sostituite Inghilterra con Italia, e avrete il mio pensiero.

 

Devo ammettere, però, di aver impiegato qualche tempo per arrivarci. Spesso l’istinto dell’uomo alla competizione ottenebra in lui la saggezza, e una riflessione è necessaria prima di poter assumere, su un dato argomento, un atteggiamento obbiettivo e distaccato.

 

Il giorno in cui seppi che la GLRI era entrata nel gioco, da bravo Massone del GOI pensai : ci hanno fregati. Chiamai allora al telefono l’amico Giovanni Domma, primo Maestro Venerabile italiano di una Loggia del Marchio all’obbedienza della GLMMMF. Mi aspettavo che si sarebbe infuriato ; invece la sua reazione fu molto più serena di quanto avessi supposto.

 

Mi disse : Non è una gara a chi fonda una Gran Loggia per primo : l’importante è che qualcuno lo faccia. Noi siamo quelli che portano in Italia l’informazione sul Marchio ; deve essere un bene che poniamo a disposizione di tutti, del GOI o della GLRI non importa. Se quei Fratelli sono persone in buona fede, se ne ricorderanno.

 

In questo modo prese forma definitivamente il progetto del nostro libro, al quale già da parecchi mesi stavamo pensando. Riflettendo poi con più calma sulla posizione assunta da Giovanni, potei realizzare che aveva ragione : proprio la strana situazione che si è creata tra il Marchio del GOI e quello della GLRI può essere l’occasione per avviare la pace tra i due Ordini.

 

Infatti, se i Fratelli della GLRI lavorano il Marchio all’obbedienza della GLMMMEW, ebbene : la GLMMMEW riconosce la GLMMMF. Quindi i Maestri del GOI all’obbedienza della GLMMMF – se volessero approfittarne – godrebbero del diritto di visita in tutte Logge del Marchio fondate dai Fratelli della GLRI in Italia.

 

Per quel che ne so, è la prima volta dal 1993 ad oggi che viene a crearsi una situazione del genere tra il GOI e la GLRI, e a mio parere si tratta di un’opportunità veramente grossa. I Fratelli dei due Ordini potrebbero incontrarsi, parlarsi, fare amicizia di nuovo ; scoprire reciprocamente che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.

 

Ora le ultime notizie sono che il 19 giugno 2010 i Fratelli della GLRI che lavorano il Marchio si sono costituiti in Distretto : ormai sembrano bene avviati verso la costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia.

In teoria, quando il nuovo corpo massonico sarà costituito, le due Logge del Marchio italiane che lavorano sotto l’egida della GLMMMF potrebbero addirittura aderire.

Questo a qualcuno potrebbe sembrare un gesto umiliante, ma io non direi. Anche i Fratelli della Ashton Mark Lodge avevano considerato umiliante l’idea di aderire alla Gran Loggia di Lord Leigh ; poi ci rifletterono, e dopo averla ben digerita tutto si concluse in un’allegra Agape tra Fratelli.

Forse noi Italiani possiamo fare meglio di loro, ed evitare di stare a rifletterci per 44 anni. Sarebbe il modo migliore per rendere omaggio allo spirito del Marchio, che insegna a obbedire prima che a comandare, e a governare sé stessi prima di governare gli altri.

Chi può dirlo ? In futuro – magari dopo un ricambio ai vertici, con l’avvento di una generazione meno coinvolta nei contrasti del passato – l’auspicata riunificazione del GOI e della GLRI potrebbe prendere le mosse dalla Massoneria del Marchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NUBI  SUL  MARCHIO  (maggio 2011)

 

 

 

 

Un solo Massone non può cambiare la Massoneria, ma può diffondere il messaggio che può cambiarla. Della verità di questo principio ci siamo già resi conto, il Risp.mo Fr. Giovanni Domma ed io, con la nostra campagna in favore dell’Installazione dei Venerabili nelle Logge di rito scozzese.

Non avremmo mai immaginato quale grande movimento di Fratelli si sarebbe radunato intorno alla nostra idea, né che essa sarebbe stata raccolta da intere Circoscrizioni massoniche che l’avrebbero fatta propria, come è avvenuto dapprima per la Lombardia e ora sta avvenendo in molte altre regioni d’Italia. In tutti questi luoghi, i Maestri Venerabili vengono ora consacrati mediante un rituale a cui anche noi, modestamente, abbiamo messo mano!

Ci sono altre battaglie intraprese dal Fratello Domma il cui esito è ancora incerto, ma sarà probabilmente positivo, perché sono in accordo con quel disegno di sprovincializzazione e internazionalizzazione della Massoneria italiana di cui c’è grande bisogno, affinché il GOI possa ritornare alle posizioni di prestigio sul piano internazionale che purtroppo gli sono sfuggite; molto terreno è già stato riguadagnato (ultimo traguardo raggiunto, il recupero del riconoscimento da parte della Spagna), ma è ormai chiaro a tutti che perché tale opera sia portata a compimento c’è ancora molto da fare.

Così in futuro si parlerà ancora della rivalutazione della figura del Presidente di Collegio Circoscrizionale, se non addirittura dell’istituzione delle Gran Maestranze Regionali anche in Italia: obbiettivi che il Fratello Domma porta avanti tenacemente da tempo, con un gran lavoro di propaganda e sensibilizzazione a tutti i livelli dell’Ordine.

Tuttavia la più importante delle sue iniziative è ancora più ambiziosa: sto parlando della costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio in Italia, un progetto su cui abbiamo già abbondantemente relazionato in un precedente articolo e al quale abbiamo anche dedicato un bel libro, che sta avendo successo.

Nel 2008, dopo che la Gran Loggia Nazionale Francese ristabilì le relazioni col GOI, Giovanni Domma e un altro Fratello della GLNF raccolsero un gruppo di sedici Fratelli del GOI e consacrarono la prima Loggia del Marchio di lingua italiana, all’obbedienza della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia: precisamente la Rispettabile Loggia Ara Pacis N°162 alle Cave di Cannes.

Il loro progetto era di costituire al più presto un paio di Logge del Marchio formate esclusivamente da Fratelli provenienti dal GOI, per costituire un Distretto del Marchio sul suolo italiano; il passaggio successivo sarebbe stato la richiesta della bolla per la costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia ed il riconoscimento da parte della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles.

Purtroppo, vari ostacoli si frapposero alla buona riuscita di questo progetto. Si è perso così del tempo mentre altri si davano da fare, cosicché il 26 luglio 2008 Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia hanno consacrato la prima Loggia del Marchio italiana all’obbedienza della GLMMMEW, e nel settembre 2010 ne hanno creata un’altra, costituendo il primo Distretto del Marchio in Italia.

 

Ci sono ancora, purtroppo, nel GOI persone poco intelligenti che frenano irragionevolmente di fronte a ogni tentativo di innovazione, senza rendersi conto del grave danno che si apporta alla Massoneria tutta sabotando i nostri sforzi di adeguamento agli standard internazionali.

 

Comunque, pazienza: essere veri Massoni del fare vuol dire non perdersi in chiacchiere e affrontare le situazioni per quello che sono, prendendo atto che allo stato attuale delle cose il destino dei Maestri del Marchio del GOI è continuare a lavorare all’obbedienza della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia.

 

Come già osservammo nel nostro precedente articolo sul Marchio, non è che lavorare all’obbedienza della GLMMMF sia un destino così orribile dal quale per forza occorra trovare un modo per scappar fuori. La soluzione più saggia per i Maestri del Marchio del GOI sarebbe (…) creare nuove Officine italiane all’obbedienza della GLMMMF, fino a raggiungere il numero sufficiente per costituirsi a loro volta in Distretto. Al momento in cui scriviamo, è probabile che tale linea venga adottata.

 

Ci sono però altri ostacoli che si addensano come nubi nel cielo del Marchio, e che i pionieri del Marchio italiano dovranno superare. Per esempio, sarebbe opportuno che almeno a livello procedurale il GOI evitasse di frapporre complicazioni; eppure – fino a pochi mesi fa almeno – la Gran Segreteria pretendeva dai Fratelli desiderosi di entrare a far parte di una Loggia del Marchio di esserne preventivamente informata.

 

Una prassi del genere, in Inghilterra sarebbe del tutto inconcepibile: come già abbiamo avuto occasione di spiegare, non esiste tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) e la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) nessun rapporto ufficiale; né potrebbe essere diversamente perché ambedue si autodefiniscono ordini sovrani, quindi in teoria uno dei due sul suolo inglese sarebbe di troppo.

 

Il loro rapporto, che potremmo definire simbiotico, è il seguente: l’UGLE concede ai suoi Maestri di aderire a una Loggia del Marchio della GLMMMEW, ignorando ufficialmente il fatto; da parte sua, la GLMMMEW pretende dai suoi aderenti che essi frequentino attivamente il craft – noi diremmo l’Ordine – nelle Officine dell’UGLE.

 

Bisogna infatti tener presente che, per entrare a far parte di una Loggia di Maestri Muratori del Marchio, un Fratello dev’essere un Maestro Massone con anzianità nel grado di almeno un anno (e se volesse aspirare al rango di Maestro Venerabile, dovrebbe avere già esercitato quest’incarico in una Loggia Azzurra – dico dovrebbe perché quest’ultima prescrizione può essere aggirata mediante una dispensa rilasciata dal Gran Maestro Provinciale); ora la GLMMMEW, che in quanto ordine sovrano avrebbe diritto a lavorare i tre gradi azzurri nelle sue Officine, per non esercitare un’indebita concorrenza nei confronti dell’UGLE rinuncia a farlo, ed entrambi gli Ordini si avvalgono dei vantaggi che derivano da questa tacita collaborazione, facendosi in sostanza reciproca pubblicità.

 

E’ questo il tipo di rapporto che le Gran Logge del Marchio conducono con il loro Ordine di riferimento in ogni Nazione, da cui emerge chiaramente che la Gran Segreteria del GOI non può avere alcuna voce riguardo alla scelta di un suo Maestro di aderire al Marchio: ufficialmente per il GOI la Massoneria del Marchio non esiste, quindi non si può parlare certamente di autorizzare tale scelta.

 

Volendo assumere nei confronti di tale pretesa una posizione conciliante, possiamo accettarla come una concessione da parte del Marchio ai bizantinismi della tradizione massonica latina, e il futuro Maestro del Marchio vi si potrà adattare in segno di riguardo nei confronti della Gran Segreteria stessa; purché sia chiaro però che il Gran Segretario del GOI non ha nessuna voce in capitolo, e può solo prendere atto della scelta del Fratello. Non ha certamente il diritto di “mettersi di traverso” insabbiando le domande e rallentandone in questo modo il decorso.

 

In questi ultimi anni, gli accresciuti contatti tra i Massoni (che viaggiano e… navigano di più) stanno apportando come conseguenza gradita e inevitabile la diffusione a macchia d’olio di forme rituali un tempo circoscrivibili a determinati territori, come appunto il Marchio era limitato alla sfera d’influenza diretta della Massoneria britannica. E’ quindi una sfida molto importante per gli Ordini sapersi adeguare alla nuova situazione, evitando che regole concepite a tutela della prudenza e della regolarità, si ritrovino a svolgere altre funzioni certo originariamente non previste – fungere da freno alla libera circolazione dei fratelli, delle idee, nonché addirittura da intralcio al lavoro.

 

E non è questa la sola nube nel cielo del Marchio. Spiace, ad esempio, avere la sensazione che ci siano Fratelli che sulla ristrettezza delle regole (e ancora di più sulle loro ambiguità) cercano di edificare le fondamenta del loro “potere”. E’una mentalità molto “italiana”, purtroppo lo sappiamo tutti: quante volte in un ufficio pubblico ci siamo ritrovati di fronte un funzionario che – lungi dal pensare al bene del cittadino e dello Stato – aveva l’aria di dirci: il documento che ti serve non te lo do finché non avrai capito che io sono un personaggio importante ?

 

E’ questa un’arte perversa che si avvale di molte raffinatezze e variazioni. Per esempio, si può rivolgere ad arte un decreto contro l’altro e trasformare in un’impasse insuperabile qualsiasi contraddizione che in realtà si potrebbe risolvere con un po’ di buon senso. Così il fatto che nel Marchio ci siano due diverse autorità internazionali – le Gran Logge del Marchio di Francia e d’Inghilterra – entrambe volte a costituire Officine di Massoni italiani, secondo lo spirito con cui viene vissuto può trasformarsi in un’inesauribile fonte di fratellanza o di… discordie.

 

Perché sia fonte di fratellanza basterà, come già ho suggerito nel precedente articolo e nella realtà sta verificandosi felicemente, che i Fratelli italiani delle due obbedienze continuino nel positivo spirito di confronto che ha contrassegnato questo primo periodo, caratterizzato da cordiali scambi di email dall’una all’altra sponda; aiuta in questo il fatto che si tratta per la maggior parte di Fratelli giovani, scarsamente coinvolti nei dissapori del passato e contrassegnati da un approccio all’Istituzione veramente esoterico – consapevoli quindi della validità e della delicatezza della nuova esperienza che la Massoneria italiana sta vivendo col Marchio sul piano culturale, e ben decisi a non buttare tutto alle ortiche con qualche passo falso suggerito da stupidi personalismi o anacronistici orgogli.

 

Ma purtroppo anche il secondo caso, quello della discordia, è sempre in agguato: basterebbe ad esempio che qualcuno nel GOI si lasciasse abbagliare dal prestigio derivante dal ruolo di uomo guida del Marchio italiano, e per… distinguersi dalla concorrenza si abbandonasse a criticare oltremodo la politica seguita dalla GLMMMF in Italia, esagerando in malafede le difficoltà della situazione; fino a esplodere in proclami “nazionalisti” circa il fatto che gli Italiani possono fare da soli – noi non abbiamo bisogno né della Francia né dell’Inghilterra…

 

Poiché effettivamente voci del genere sono circolate, proviamo a chiederci precisamente cosa vorrebbe dire “fare a meno della Francia e dell’Inghilterra”. Sul piano del riconoscimento internazionale, non c’è scampo: non potrà mai esistere una Gran Loggia del Marchio italiana se non sarà la GLMMMEW a riconoscerla. Si potrà trattare di un riconoscimento diretto qualora i Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia raggiungano in breve il sufficiente numero di Logge, come noi gli auguriamo; sarà un po’ più complicato se fossero invece i Fratelli del GOI i primi a mettere insieme un certo numero di Officine all’obbedienza francese, ma se lo spirito che sta guidando i pionieri del Marchio italiano continuerà a essere lo stesso, siamo del tutto fiduciosi che anche in questo caso il processo di costituzione sarà condotto all’insegna della fratellanza.

 

Indicibilmente più complessa diventerebbe invece la situazione se altri gruppi di Fratelli decidessero di appoggiarsi a una terza Gran Loggia del Marchio estera, chiedendole di garantire una o più Logge alla sua obbedienza sul territorio italiano. Non è certo vietato, e sicuramente Gran Logge estere disponibili all’esperimento se ne troverebbero – l’Italia è pur sempre una delle principali nazioni massoniche del mondo, “territorio di caccia” irresistibilmente appetibile per le magre disponibilità economiche di molti Orienti “minori”; ma non mi sembra la miglior risposta alla sincera e fraterna disponibilità dimostrate finora dalla GLMMMF nei nostri confronti, e al di là delle inevitabili rappresaglie – che ci saremmo meritate – sarebbe l’ennesima “figura da cioccolatai” dei Massoni italiani a livello internazionale.

 

Ancora più campata in aria mi sembra la possibilità che Maestri del Marchio italiani creati in Francia formino un’Officina senza porsi all’obbedienza francese, magari fantasticando di poter lavorare all’obbedienza del GOI: ipotesi impraticabile perché in flagrante contrasto con l’Articolo 2 della Union – il Marchio non fa parte dei tre gradi azzurri regolari.

 

E se per assurdo riuscissero a costituirla, e non so per mezzo di quale strategia o compromesso inducessero il GOI a dare il suo benestare, il risultato sarebbe lo stesso dei tre scellerati compagni che uccisero il nostro Maestro: metterebbero a repentaglio l’ammirevole lavoro diplomatico intessuto dal GOI con fatica e abilità presso tante Gran Logge delle quali stiamo finalmente riuscendo a riottenere la fiducia. Per quanto riguarda poi l’UGLE, non oso pensare alle ripercussioni che potrebbe causare un’iniziativa tanto provocatoriamente eretica, volta a sottolineare quella benedetta “diversità latina” che ai loro occhi non è nient’altro che pura bizzarria.

 

Ma davvero esistono Fratelli italiani che per ambizione personale si presterebbero al gioco di accrescere scientemente la confusione della nostra Massoneria, dando origine a una situazione in seguito alla quale le possibilità di unificazione del Marchio italiano diventerebbero un rebus disperatamente intricato e complesso? Noi non vogliamo crederlo; eppure si vocifera che questi “Fratelli” ci sono.

 

Io mi domando: è possibile che non riescano solo per un momento meditare e riflettere che non si può vivere desiderando di essere sempre al centro dell’universo? No, davvero non si può vivere covando dentro di sé solo invidia verso le affermazioni altrui, giungendo a sabotarle senza neppure soffermarsi a riflettere sui danni che si creano in questo modo. Il vero Fratello è colui che gioisce con te e piange con te, non colui che brama di primeggiare sempre, facendo prevalere nevroticamente il proprio ego afflitto e sinistrato.

 

Dovrebbero piuttosto essere grati a chi sta facendo qualcosa per la Istituzione in generale e per il GOI in particolare, portando quel rinnovamento di cui tanto abbiamo bisogno; dovrebbero tralasciare per una volta di bardarsi di medaglie grembiuloni ed onoreficenze, di vantarsi della loro anzianità massonica che senza la saggezza non è nulla, di far valere il proprio egoismo e il loro interesse vuoto.

 

Eppure no: eccoli là, nella loro folle corsa ad essere sempre i protagonisti costi quello che costi, e gli altri possono morire; poco importa se fino all’altro ieri del Marchio ignoravano perfino l’esistenza e si sono documentati spiluccando frettolosamente il nostro libro – adesso il Marchio in Italia sono loro, e per far valere le loro pretese sono pronti a mendicare riconoscimenti fin dalla Nuova Zelanda.

 

Mi domando quanto questi Fratelli si rendano conto che, se l’egoismo da parte di un Massone non è mai ammissibile, in un momento come questo le implicazioni che ne possono derivare rischiano di andare ben oltre le squallide baruffe di Loggia. Abbiamo puntati addosso gli sguardi di tutta Europa; sempre più forte sembra ormai delinearsi il movimento che riconosce nel GOI la Massoneria regolare italiana. Ogni movimento interno al nostro Ordine viene a livello europeo analizzato, dissezionato, dibattuto; questo perché siamo forse il primo grande Ordine “latino” della storia che intraprende la difficile strada delle riforme interne, per conservare le proprie specificità e nel contempo andare incontro agli standard della Massoneria internazionale.

 

Possiamo godere della comprensione e della simpatia di molti – per quel nulla che io conto, mi capita di ricevere email di approvazione anche da Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia; perché al di là delle etichette, il Massone intelligente e al di sopra delle parti non può non essere intrigato dal coraggio e dalla sapienza massonica che il GOI profonde nel nuovo cammino da lui scelto, a mezza strada fra modernità e tradizione (e nel quale la sua attuale giunta, bisogna pur dirlo, sta veramente mostrando il lato migliore di sé, dimostrando di tenere in maggior conto il giudizio della storia che non gli effimeri umori della cronaca).

 

Ma dovrebbe essere chiaro a tutti che su come sarà giocata la partita del Marchio è in gioco molto del consenso e della credibilità che il GOI sta accumulando: se dovesse venire fuori il solito pasticcio all’italiana, con lo stolto protagonismo di fazioni l’un contro l’altra armate, allora sarebbero guai.

 

Speriamo quindi che i Fratelli coinvolti in progetti tesi a piegare il futuro del Marchio ai propri interessi ci ripensino presto – almeno prima di essersi spinti troppo in là. Se vogliono alzare le colonne di nuove Logge del Marchio sul territorio italiano, la loro opera non sarà soltanto benvenuta ma benemerita e necessaria; lungi da loro però l’idea di farlo in concorrenza con i Fratelli che per primi hanno avviato il progetto (che sono, come ormai tutti sanno, i Risp.mi Ffr. Domma e Vettese) o peggio ancora sotto gli auspici di improbabili nazioni estere, perché in tal caso un grande bene potrebbe trasformarsi in un gran male, e le conseguenze negative per la Massoneria potrebbero andare molto al di là di quanto la loro modesta comprensione della realtà massonica internazionale possa suggerire.

 

Si dispongano piuttosto a osservare con quanta umiltà e prudenza il progetto Marchio è stato finora portato avanti dai suoi iniziatori: senza mai affrontare frontalmente le molte difficoltà che si sono infrapposte ma risolvendo tutto con pazienza, garbo e diplomazia; che osservino, riflettano e imparino non solo l’arte di pavoneggiarsi all’Oriente, ma anche quella di macinare a proprie spese migliaia di chilometri per recarsi a una tornata del Marchio in una città lontana affinché i Fratelli possano raggiungere il numero per aprire i lavori; non solo l’arte di far sfoggio della propria presunta scienza nelle Agapi, ma anche quella di intrattenere i disinteressati rapporti che trasformano Fratelli sparsi provenienti da diverse città in una vera Officina, retta da un incrollabile eggregore di vera Fratellanza.

 

Che reimparino l’arte massonica ricominciando da quelle piccole cose che la fanno grande: i discreti momenti di gioia, la triplice stretta della Catena di Unione, gli scambi durante l’Agape… piccole felicità come rubate che illuminano gli sguardi, creando inavvertitamente quel clima per cui i Fratelli, a fine tornata, fanno fatica a lasciarsi.

 

E’ anche di tutto questo che la Massoneria di oggi ha un gran bisogno, ed è qualcosa di immensamente più grande della loro invidia: è la vera filantropia, che porta all’elevazione morale, intellettuale, esoterica e materiale di tutti i Massoni, ai quali aspira di estendere i legami d’Amore e di Solidarietà fraterne che uniscono fra loro tutti i Liberi Muratori del mondo.