INTRODUZIONE E PREFAZIONE DEL LIBRO- LA MASSONERIA DEL MARCHIO –

NOTA INTRODUTTIVA

Questo libro racconta la storia del grado massonico del Marchio, dalle origini al consolidamento della Grand Lodge of Master Mark Masons of England and Wales  with its Districts and Lodges Overseas (che chiameremo per brevità Gran Loggia del Marchio), negli anni settanta del diciannovesimo secolo.

In quel periodo, tanto il processo di evoluzione del rituale quanto il dibattito su quale dovesse essere la collocazione del Marchio nel quadro generale della Massoneria poterono dirsi conclusi ; la successiva storia dell’espansione della Gran Loggia del Marchio e della progressiva diffusione del grado in ogni parte del mondo è di sicuro altrettanto affascinante, ma è un’altra storia, che andrebbe trattata a parte.

La nostra fonte principale è stata The Arch and the Rainbow di Neville Cryer : indubbiamente la migliore opera sulla storia del Marchio mai pubblicata finora. E’ un libro che, se ha un difetto, è quello dell’eccessiva mole di dati, che va decisamente a scapito della sua leggibilità ; abbiamo cercato di rimediare estrapolandone le informazioni più essenziali e coordinandole tra loro, integrandole anche coi contenuti delle circa tremila pagine sulla Massoneria del Marchio disponibili in rete.

Un’altra caratteristica peculiare dell’opera di Cryer è che la storia da lui proposta si discosta in alcuni punti dalle ricerche sulla storia del Marchio svolte nell’ambito della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Per chiarire meglio questo punto sono necessarie alcune riflessioni.

Innanzitutto, non si può parlare di una storia ufficiale del Marchio in versione Gran Loggia Unita d’Inghilterra, in quanto il rapporto che lega quest’ultima alla Grand Lodge of Master Mark Masons riveste una natura piuttosto inedita agli occhi dei Massoni italiani e “latini” in generale : tra i due corpi, infatti, non esiste nessuna forma di accordo né di riconoscimento, il che non impedisce ai Massoni della Gran Loggia di frequentare le Logge del Marchio alla luce del sole.

Questo perché la Gran Loggia Unita d’Inghilterra – che pratica soltanto i tre gradi azzurri e l’Arco Reale – considera corpi massonici regolari solo quelli che rispondono ai suoi stessi requisiti (diversamente dai principali Ordini latini, che stipulano anche forme di reciproco riconoscimento coi “Riti”), e soltanto a questi concede o ritira il proprio riconoscimento.

Potrebbero quindi essere oggetto di sanzioni disciplinari (in teoria) quei Fratelli inglesi che frequentassero Ordini cui il riconoscimento inglese è stato ritirato, come ad esempio il Grande Oriente d’Italia ; ma se invece frequentano la versione britannica del Rito Scozzese o il Marchio, non corrono il pericolo di incorrere in alcuna sanzione, perché per la Gran Loggia Unita d’Inghilterra è come se queste organizzazioni non esistessero.

Questo a livello ufficiale ; ma in pratica, oggi i rapporti tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia del Marchio sono amichevoli, e la diffusione del Marchio viene considerata un ottimo veicolo per diffondere a livello internazionale la concezione britannica della Massoneria. Proprio per questo, prestigiose Logge di ricerca come la Quatuor Coronati pubblicano abbastanza di frequente pregevoli studi sul Marchio, e per la stessa ragione… gli aspetti più imbarazzanti dei rapporti intercorsi in passato tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia del Marchio non vi compaiono mai.

Ai giorni nostri, il Massone medio inglese ama il Marchio e ne conosce la storia abbastanza bene ; ma se gli chiedete ad esempio quale sia l’origine della Gran Loggia del Marchio, vi risponderà che sorse da una costola del Supremo Gran Capitolo di Scozia dell’Arco Reale, tacendo delle battaglie che dettero origine a questa presunta gemmazione, proprio perché nessuno glie le ha mai raccontate ; e allo stesso modo, vi dirà che la sua fondazione fu preceduta da una fase preliminare in cui il Marchio era stato riaccolto per breve tempo in seno al Craft (noi diremmo all’Ordine), ignorando del tutto come siano andate veramente le cose.

Il grande merito di Cryer è di non essersi fermato alla versione politically correct : da storico di razza, andò al fondo di tutte le questioni, non tacendo di quelle verità che dal punto di vista della Gran Loggia Unita d’Inghilterra… sono assai scomode.

Noi avremmo potuto ignorarle, e presentare al lettore italiano la stessa versione edulcorata della storia del Marchio che in Inghilterra oggi va per la maggiore ; abbiamo invece pensato di rendergli un utile servizio non tacendo di nulla, e lasciando che si formi egli stesso la propria opinione.

Nel riportare e sintetizzare l’enorme mole di dati che costituiva la materia prima di questo libro avremo senza dubbio commesso qualche sbaglio, di cui chiediamo scusa anticipatamente ; come si vedrà, la materia trattata è assai complessa, e non avevamo a disposizione nessuna opera italiana cui appoggiarci. Preghiamo il lettore di credere che laddove possiamo aver sbagliato è stato in buona fede, e ci dichiariamo anticipatamente disponibili a prendere atto dei nostri eventuali errori.

 

P R E F A Z I O N E

                                                         di Claudio Bonvecchio 

Questo interessante, semplice e chiaro lavoro colma una carenza nella letteratura riguardante la Libera Muratoria: almeno in quella italiana. Infatti, non sono molti – in Italia – ad essersi interessati all’antichissima Tradizione iniziatica del Marchio (era attivo in Scozia sin dalla fine del 1500) e ad averla praticata. Così come non molti sono in Italia coloro che  conoscono, approfonditamente, il significato del termine “Marchio”. Ossia cosa sono le Logge del Marchio e quale sia la loro importanza nel cammino di perfezionamento muratorio.

 In proposito e per avvicinarsi all’argomento, si può definire il Marchio una sorta di “rito”: di rito sui generis, però. Ma, forse, è improprio chiamarlo – secondo l’uso ed il lessico delle Massonerie continentali e latine – un Rito: in quanto presenta un ridottissimo numero di Gradi di Perfezionamento. Ma, pur prevedendone soltanto due (quello del Mark Man e del Mark Master Mason), non per questo è meno importante, dal punto di vista esoterico, di altre forme di ritualità . Sarebbe, però, più corretto chiamarlo – e considerarlo – una Obbedienza perché di una Obbedienza ha tutte le caratteristiche fondamentali. Come mostra la sua stessa titolatura inglese: Grand Lodge of Master Mark Masons with its Districts and Lodges Overseas. Ma soprattutto il suo impatto simbolico che ne dà una immediata e complessiva immagine

 Non a caso, il gioiello che lo esprime – pur essendo una semplice pietra appesa ad un nastro azzurro argento e cremisi – rappresenta la “pietra di volta” del Tempio. Ciò che regge, cementa e salda – facendone un tutto unico – l’intera costruzione. Riportandone il valore simbolico alla Massoneria, significa il compimento della trasformazione operata dal “lavoro” muratorio: la chiave di volta di quell’uomo nuovo che aspira essere il Libero Muratore, il singolo Libero Muratore. Ed, infatti, il Marchio è particolarmente attento al singolo Fratello di cui vuole esserne in un certo senso “il sigillo”.

 D’altronde, il termine ”marchio” altro non è che sinonimo di un “sigillo” personale. Dove sigillo, dal punto di vista simbolico, rimanda ad una identificazione: identificazione di un’opera d’arte come il capo-lavoro dei maestri delle antiche Corporazioni di Mestiere o identificazione di una vita, come il sigillo portato sullo scudo o sull’anello “alla chevalière” degli antichi cavalieri. Per questo, il Marchio si può considerare – nell’ambito della Massoneria speculativa – come l’espressione di un lavoro cavalleresco o, se si preferisce, di una cavalleria del lavoro, dove la cavalleria è l’aspetto illuminante ed il lavoro quello trasformativo.

 Entrambi rappresentano – nella loro strettissima unione –  il raffinato compimento non solo della scelta cavalleresca originaria, avvenuta con l’Iniziazione, ma anche della meta ultima del lungo lavoro dello sgrossamento della pietra. Un lavoro che vede in azione chi vuole essere operaio (il primo Grado del Marchio) per diventare poi, con il secondo Grado, veramente Maestro di una collettività iniziatica. Una collettività che lavora individualmente, ma in parallelo con gli altri: come si conviene alla pratica ermetica, tramandata dagli antient degrees. Come si conveniva alla Cavalleria e come era proprio degli antichi Maestri Muratori. Ẻ il motivo per cui, alchemicamente, i lavori delle Logge del Marchio avvengono con la cadenza e lo stile delle antiche Logge, di cui riprendono lo spirito, la profondità ed il respiro sacrale: delle parole, dei passi e dei gesti. Sono come il Sale che equilibra il Mercurio e lo Zolfo.

 Come si può notare – già da questi brevi ed episodici cenni – lo studio storico, teorico, rituale ed esoterico sul Marchio che viene qui svolto, si rivela straordinariamente accurato ed intrigante. Ma il suo pregio maggiore non è l’erudizione massonica: che pure mostra – in maniera precisa e documentata – il lungo cammino del Marchio attraverso contese, diatribe, polemiche ed ostacoli di ogni sorta. Se così fosse – senza nulla togliere alla sua importanza per la Storia della Libera Muratoria – correrebbe il rischio di essere fine a se stesso: come troppo spesso accade. Lo scopo degli autori non è, infatti, quello di aggiungere un tassello alla lunghissima bibliografia massonica. E neppure quello di contribuire – in maniera narcisistica – alla “mise en forme” di un tassello di quell’intellettualismo massonico che sta trasformando lo speculativo in letterario e i Fratelli in professorini.

Gli autori vogliono ben di più. Mirano più in alto. Si propongono – tramite un accurato lavoro d’informazione storica – di rivitalizzare la Tradizione Massonica, proponendo una via antica e sempre nuova. Una via da fare propria e da interiorizzare: come mostra, significativamente, il capitolo sulla Ritualità del Marchio.

 Va da sé che la loro non è una impresa facile. Ma proprio questa è la “sfida” che lanciano gli autori. Si tratta di una sfida ambiziosa e coraggiosa di cui la Libera Muratoria italiana ha bisogno. Anzi di cui ha necessità e di cui l’introduzione, in Italia, del Marchio sarebbe una tappa importante. Per questo agli autori – Giovanni Domma e Daniele Mansuino – va il più vivo e sincero ringraziamento di chi crede che la Libera Muratoria non sia rigida e ossificata, ma vivace e dinamica. E pronta a rispondere alle sfide della società e degli uomini: per costruire un mondo migliore.

                                             

                                                     Claudio Bonvecchio

 

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