SVOLTA  IMPORTANTE  NEL  GRANDE  ORIENTE  D’ ITALIA

L’articolo a sua firma, pubblicato in questa rubrica a dicembre, ha portato fortuna al Risp.mo Fr. Giovanni Domma …e anche a me.

Dal 2 gennaio, l’Editore ha dato il via alla prevendita del libro Massoneria del Marchio, che abbiamo scritto insieme – il primo in Italia su questa importante forma di Massoneria inglese, che solo ora sta cominciando a diffondersi anche da noi. Questo ci ha dato nuovo ottimismo, e mai avremmo pensato che di lì a pochi giorni una notizia ancora più bella dovesse arrivare.

Come ben sanno i miei lettori più affezionati, fin dal 2005 Giovanni ha intrapreso una campagna perché il Grande Oriente d’Italia tornasse a praticare l’Installazione dei Maestri Venerabili, come è prescritto dalla tradizione massonica anglosassone e in Italia non usa più.

Enorme è stata in questi anni la mole di lavoro da lui svolta, visitando le Logge dal Piemonte alla Calabria, parlando di questo argomento con Fratelli di tutti i gradi e rango e ovunque riscuotendo consensi ed incoraggiamenti.

E tuttavia, sull’esito finale della sua impresa io – lo confesso – sono sempre stato abbastanza scettico : perché, per quanto la Massoneria sia democratica, è ben difficile che l’inserimento e la ripresa di una cerimonia così importante – messa in disuso ormai da moltissimi anni – possa avvenire in seguito a un movimento d’opinione proveniente dalla base ; o perlomeno, qualche volta in passato è accaduto, ma su tempi lunghissimi.

Quindi, che i nostri articoli potessero cambiare la storia della Massoneria era quanto di più lontano dai miei pensieri, e – sebbene non si contassero gli email di Fratelli che ci spronavano ad andare avanti – il sostegno che la nostra rubrica ha fornito da quattro anni alla causa del Fratello Domma non ha mai rappresentato per me niente di diverso dall’aiuto a un amico che si batteva per una causa giusta.

Ebbene, Giovanni nei primi giorni dell’anno nuovo ha ricevuto una telefonata : era un alto dignitario del Grande Oriente d’Italia, che lo invitava a presiedere la prima tornata in camera capitolare di un’Officina del GOI di rituale scozzese, nel corso della quale sarebbe stato ritualmente consacrato il Maestro Venerabile.

Beh, cosa posso dire ? Siamo stati noi (grazie anche a Ivo, il webmaster di Riflessioni, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo). O per meglio dire : siamo stati soprattutto noi, perché da queste pagine sono passati quasi tutti i Fratelli – ben più illustri di me – che a fianco di Giovanni hanno condotto e vinto questa battaglia.

Chi voglia accertarsene non ha che da scorrere gli altri nostri articoli, in molti dei quali abbiamo argomentato (talvolta forse con eccessiva veemenza e argomenti… traballanti) quanto fosse del tutto evidente l’opportunità che il Grande Oriente adottasse tale pratica ; ma all’inizio era evidente solo agli occhi di noi due (perché entrambi, in un modo o nell’altro, c’eravamo creati una modesta esperienza di Massoneria internazionale), e del tutto sconosciuta alla maggior parte dei Massoni italiani.

Adesso le cose stanno cambiando con grande rapidità. La Lombardia è la prima regione che ha cominciato a consacrare i Maestri Venerabili anche nelle Officine che lavorano con il rituale scozzese, rispolverando una secolare tradizione muratoria e riscoprendo l’istituto dei Capitoli : camere superiori costituenti un’emanazione delle Logge, nelle quali possono lavorare solo i Maestri Venerabili Installati.

Va anche sottolineato che, nel nuovo rituale – messo in opera per la prima volta nella Casa Massonica di Milano la sera del 7 gennaio 2010 – al termine Installazione si è voluto sostituire Consacrazione : con questa scelta a mio giudizio felice, si sottolinea che la sua adozione non significa in alcun modo una presa di distanza dalla tradizione massonica scozzese.

In quell’occasione, dopo la regolare tornata si è provveduto a elevare la Loggia in camera capitolare alla presenza di soli Maestri Venerabili ed Ex-Maestri Venerabili Consacrati ; dopo di questo, al nostro Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma – visibilmente commosso – è stata affidata la conduzione della parte rituale.

Prima della Chiusura, ai sei nuovi Maestri Venerabili Consacrati sono stati rilasciati i brevetti che consentiranno loro di poter attestare in futuro gli indelebili poteri che con la dignità di Venerabile hanno acquisito : poter lavorare in Camera Capitolare, e soprattutto poter creare nuovi Massoni.

 

Questo dei brevetti può sembrare un dettaglio secondario, ma mediante tale atto il Grande Oriente riconosce alla figura del Maestro Venerabile uno status distinto da quella del Maestro, conformandosi in questo modo a quello che da più parti viene ormai considerato un requisito della regolarità massonica internazionale.

Precisiamo meglio : a differenza della Massoneria britannica, gli Ordini massonici di preponderante indirizzo scozzese-latino non installano abitualmente i Venerabili, e non per questo sono considerati irregolari ; difatti, lo stesso GOI poté godere del riconoscimento britannico dal 1972 al 1993.

Nell’ultimo trentennio, però, molte cose sono cambiate : gli accresciuti contatti tra i Massoni (che viaggiano di più, o – come usa fare il Fratello Domma – navigano nell’oceano delle pagine sulla Massoneria reperibili in rete) hanno incoraggiato la diffusione delle varie forme rituali anche in Paesi dove prima non erano praticate, e oggi nessuna Massoneria può dirsi in toto britannica o scozzese.

Da questo mutevole quadro è emerso con chiarezza che, per quanto entrambi i modelli vadano bene se applicati a una singola Loggia, per quanto concerne la struttura generale dell’Ordine ce n’è uno che funziona meglio degli altri, ed è quello inglese.

Per esempio : nella Massoneria inglese, il Maestro Venerabile Installato ha la possibilità di accedere a un sistema di camere superiori con ampi poteri decisionali, cui l’accesso è automatico ; questo riduce (per non dire che la esclude) la possibilità che possano formarsi alleanze suggerite da interessi profani, al fine di favorire la carriera di chi è “nella manica” e umiliare i migliori.

Sebbene non esistano atti ufficiali a riguardo, ormai da tempo la Gran Loggia Unita d’Inghilterra si è orientata verso il concedere il proprio riconoscimento solo alle Massonerie strutturate secondo il suo stesso modello ; spesso sorvolando su altri fattori importanti come il loro prestigio storico, la loro consistenza numerica, la loro diffusione sul territorio.

Così in Italia, dove la Gran Loggia Regolare d’Italia – attuale beneficiaria del riconoscimento inglese – è un piccolo Ordine di recente costituzione, mentre il Grande Oriente d’Italia, nonostante la sua lunga e gloriosa storia, è considerato irregolare.

E’ questa una situazione che la maggior parte dei Massoni del GOI vive con profondo dolore, e la speranza che possa essere risolta in tempi brevi (quanto brevi possono essere i tempi massonici) non è mai venuta meno.

Nella serata del 7 gennaio, tra i tanti interventi di soddisfazione ed elogio, qualcuno – nel ricordare che la Consacrazione dei Venerabili è da sempre un atto di normale amministrazione presso le Logge di rito Emulation operanti nel GOI – ha auspicato che, in seguito alla sua estensione alle Logge scozzesi,  la restituzione al GOI del riconoscimento britannico sia ormai alle porte.

La scissione del 1993 tra il GOI e la GLRI fu traumatica, e ha lasciato molte ferite tuttora aperte – il clima, diciamolo, non è per niente di buona cuginanza ; nulla potrebbe darmene visione più chiara degli email che ricevo da entrambe le parti.

Ma tutto questo DEVE finire : o saremo capaci di tornare ad abbracciarci con vera Fratellanza, o non potremo mai definirci buoni Massoni. Il traguardo cui dobbiamo aspirare è il ricongiungimento del GOI e della GLRI in una Massoneria eticamente rigenerata.

La storia va avanti piano – per il momento il ruolo di Maestro Venerabile Consacrato configura nel GOI soltanto un’opportunità facoltativa cui qualunque Venerabile o Ex-Venerabile può accedere, non certo ancora un ruolo fondamentale in seno all’Ordine. Ma è un piccolo passo verso il giorno in cui il Grande Oriente d’Italia sarà governato da un sistema di camere superiori, in grado di portare anche la voce delle piccole Officine ai più alti livelli.

Ad oggi, l’ostacolo più grande perché questo possa compiutamente avvenire è dato dall’opposizione – moderata e ragionevole, in verità – da parte di quei Fratelli che temono di veder stravolta in seno al GOI la tradizione scozzese. In altri articoli ho sottolineato come, a mio giudizio, questi timori siano infondati, ed è bene sottolineare anche qui come nel modello inglese sia data piena libertà alle Logge di lavorare secondo il rituale preferito.

Cosa è cambiato ora nel GOI ? Per quanto concerne il lavoro delle Officine, praticamente nulla : il rapporto che legherà la figura del Maestro Venerabile Installato ai Maestri di Loggia è in tutto e per tutto simile a quello del Maestro Venerabile scozzese, fondato cioè sulle regole della fraternità e della democrazia diretta. Ma d’ora innanzi, se a quello stesso Maestro Venerabile accadrà di recarsi all’estero e visiterà una Loggia di rito inglese, non rischierà più di essere cortesemente invitato a uscire dal Tempio se il programma dei lavori prevede anche un’Installazione : le molte piccole amarezze toccate in passato a Massoni italiani per questo motivo ci saranno risparmiate, e una maggiore voce in Capitolo del GOI a livello internazionale è preciso interesse di tutti noi, scozzesisti o meno.

Al termine della cerimonia del 7 gennaio, molti eminenti rappresentanti del GOI hanno espresso compiacimento e soddisfazione. Uno di questi ha ringraziato il Fratello Giovanni Domma per aver imposto il tema della Consacrazione all’attenzione del Grande Oriente d’Italia tutto, e in modo particolare ai più illustri e autorevoli Fratelli,i quali non hanno mancato di profondere in suo favore il loro spessore culturale e la loro profonda conoscenza della storia e delle tradizioni massoniche.    

Tutti lo hanno invitato ad andare avanti nel lavoro di Consacrazione dei maestri Venerabili delle Logge, che molto probabilmente – quando leggerete questo articolo – sarà già stato posto in atto, da lui o da altri Fratelli che ne abbiano il titolo, in numerosi Orienti.

Mi si impone un pensiero : nelle persone di Giovanni e dei suoi collaboratori, la Massoneria del 2010 ritorna ai giorni eroici della Loggia Itinerante del Cheshire, quando gruppi di appassionati Fratelli macinavano a proprie spese centinaia di miglia, ripagando soltanto dalla gioia e dall’onore indescrivibili di trasmettere ai Fratelli la Luce di un grado nuovo.

In quel caso, si trattava del grado del Marchio ; in questo caso propriamente di un grado non si può parlare , ma la sorgente è la stessa – quella strana pulsione etica che nella nostra Istituzione presenta la caratteristica di… sonnecchiare abitualmente (magari fosse in noi tutti i giorni !) e si risveglia ogni tanto con improvvisa potenza, facendo proprie le cause più disparate.

L’abbiamo vista nel Settecento agitare l’anima inquieta di Martinez de Pasqually, instancabile nel percorrere le Logge per seminare il verbo del Martinismo ; o nelle Logge militari britanniche, dove i Fratelli aprivano impassibili i lavori sotto il tiro delle cannonate ; o nella catena di Fratellanza messa in piedi nel 1925 tra mille pericoli per favorire la fuga all’estero dei Massoni antifascisti ; o nei campi di sterminio, dove i Massoni prigionieri si beffavano di Hitler portando all’occhiello della giacca un piccolo, quasi invisibile non ti scordar di me

 

Questa pulsione, quando si sveglia, è una forza cui nessuna volontà umana può opporsi. Non conosce riposo, e non si arresta finché non ha compiuto la sua opera : lasciarsi alle spalle una Massoneria rigenerata, più fraterna e più forte.

Sulle ali dell’entusiasmo, qualcuno degli autorevoli Fratelli convenuti a Milano si è spinto a proclamare che la Consacrazione dei Venerabili è il vero quarto grado della Massoneria.

Questa affermazione può forse far sobbalzare, ma non è uno sproposito : vorrei rimandare i gentili lettori al mio articolo omonimo, per accertarsi che parlando di quarto grado non ci si riferisce ad un’aspirazione di tipo sentimentale, ma a una rivendicazione con salde radici storiche e solidamente argomentata, niente affatto estranea alla tradizione massonica come a prima vista potrebbe sembrare :

…il fatto che il Maestro Venerabile possa essere considerato il simbolo vivente del Grande Architetto dell’Universo spinge (…) anche a un’altra considerazione: se è vero che l’Installazione fissa nel Fratello le prerogative del Venerabile anche al di là del tempo in cui egli ricopre tale carica, questa è un’ulteriore prova che – a livello strettamente rituale – egli possiede, nei confronti del comune Maestro, qualcosa di più. Un esempio tra i più tipici è la facoltà, universalmente riconosciuta all’Ex-Maestro Venerabile e non ad altri, di “dare la luce” a un neofita in caso di assenza del Venerabile in carica…

 

Di fatto, nella Massoneria britannica la dignità di Maestro Venerabile Installato equivale a un quarto grado, e se non viene definito tale è solamente perché la Union– il celebre “trattato di pace” tra Antients e Moderns del 27 dicembre 1813 – sentenzia che la pura e antica Massoneria consiste di tre gradi e non oltre.

La Union, però, non è un testo tradizionale valente a costituire un inconfutabile precedente teorico, ma un accordo politico laboriosamente raggiunto dopo lunga trattativa, e le pressioni perché questo punto sia riveduto non sono mai venute meno, anche in seno alla stessa Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

Sono queste alcune delle ragioni per cui è oggi riscontrabile in numerose nazioni un vero e proprio movimento tendente al riconoscimento come quarto grado del Maestro Venerabile Installato, che sta riscuotendo consensi sempre più ampi anche ai massimi livelli della Massoneria internazionale.

Anche in seno al GOI, del resto, da sempre agli Ex-Venerabili è data la possibilità di indossare un particolare tipo di grembiule per distinguersi tra i Maestri. E’ quello ornato col Triplice Tau, al centro del quale si trova un Cerchio contenente una Squadra, entro cui è raffigurata la 47° preposizione di Euclide (comunemente nota come Teorema di Pitagora) ; mentre nel comune grembiule da Maestro, i Tre Punti sono posti al centro delle famose rosette.

Non è da escludere che, con il diffondersi della Consacrazione, questo diventi un giorno il grembiule ufficiale di Maestri Venerabili Consacrati e Past Masters, se non del… quarto grado ; mi sembra quindi opportuno concludere con una breve riflessione intorno al simbolo del Triplice Tau, riguardo al quale sussistono dubbi e lacune.

Le tre lettere T rovesciate che lo costituiscono vengono comunemente considerate raffigurazioni  dell’attrezzo massonico della Livella ; il che è corretto, però l’abitudine di definire tale simbolo le tre Livelle deriva soprattutto dal fatto ché la definizione Triplice Tau desta perplessità presso i Fratelli che conoscono il greco, i quali sanno bene che la lettera Tau (simbolo-chiave in seno alla Massoneria dell’Arco Reale) assomiglia semmai a una T diritta, non certo a una T rovesciata.

Questo dubbio va chiarito : ciascuna delle tre T rovesciate è in realtà una semplificazione del Triplice Tau, consistente in origine di tre lettere T unite per la base – due disposte in senso orizzontale (che formano cioè una lettera H molto larga) e una verso l’alto, con la base nel punto medio del braccio orizzontale della H.

In altre parole, le tre T di ogni Triplice Tau sono state private del tratto orizzontale e mutate in tre I ; in questo modo, la loro unione per la base viene ad assomigliare a un T (o un Tau) rovesciato.

Tornando al simbolo considerato nella sua integrità, è da notare che basterebbe aggiungergli una quarta T orientata verso il basso per trasformarlo in una croce di Gerusalemme (detta anche Croce Templare) nella sua variante nota come flyfot, che è priva del tratto superiore delle braccia.

Esistono nell’architettura templare alcuni esempi di flyfots aventi questa caratteristica ; ma vengono utilizzati come ornamenti, dei quali è difficile desumere con precisione il senso simbolico.

L’ipotesi dell’origine templare del Triplice Tau parrebbe confermata dal poco che si conosce circa le origini di questo simbolo, che fu kshatrya fin dagli inizi. Già il Tau da solo veniva spesso usato nello sciamanesimo preistorico per riti magici legati alla guerra e alla caccia ; per gli antichi Greci era un simbolo della Vita, e presso alcune tribù nomadi un Tau veniva tracciato sulla fronte dei guerrieri di maggior valore.

Il primo riferimento conosciuto al Triplice Tau come simbolo massonico si trova nel manoscritto Trinity College del 1711, nel quale appare corredato dalla frase Under no less a penalty. In questo e altri documenti antichi, il Triplice Tau appare chiaramente formato da una lettera T sovrapposta alla lettera H, il che potrebbe voler significare Templum Hierosolymae, Tempio di Gerusalemme.

Un argomento in favore di questa tesi è che in alcuni disegni dal braccio del Tau inferiore di destra si diparte una E : Templum Hierosolymae Eques, Cavaliere del Tempio di Gerusalemme, era il modo in cui si firmavano i Templari.

Le prime apparizioni del simbolo attualmente raffigurato sui grembiuli – che, come abbiamo visto, più che Triplice Tau andrebbe ribattezzato Tre Triplici Tau Semplificati – si trovano nell’iconografia massonica a partire dal 1817. Nel 1830, portata finalmente a termine la faticosa riunificazione dei rituali Antient e Modern, la versione semplificata entrò a far parte del simbolismo ufficiale della Massoneria britannica.

La storia non lo dice, ma è facile ipotizzare qualche malumore da parte degli Antients, che avevano tutte le ragioni per ravvisare una deliberata provocazione nel fatto che ai tre Triplici Tau fossero state di fatto sostituite… tre Tau rovesciate ; malumori a tratti ripresi anche in seno al Grande Oriente d’Italia da Fratelli che vi ravvisano un’inversione del simbolismo tradizionale.

Ma a questo proposito, è opportuno sottolineare che – nella tradizione massonica antecedente alla semplificazione – il Triplice Tau con le braccia veniva considerato il contrassegno del luogo dove fu nascosta la Parola Perduta : si tratta dunque di un simbolo legato al piano orizzontale – come lo è una mappa, che comunque venga orientata il senso non cambia – e questo spiega senza dubbio perché, in fin dei conti, la sua semplificazione sia stata accettata dagli Antients di buon grado. Non mi pare quindi che esistano gli estremi, almeno in questo caso, per parlare di inversione.

Chiedo scusa ai lettori per questa divagazione, che confido mi sarà perdonata in quanto vale a far riflettere sulla sostanziale futilità della contrapposizione tra Massoneria scozzese e britannica : il simbolismo massonico presenta una storia ben più nobile e antica di entrambe le correnti, ed è molto significativa l’esistenza di un gran numero di simboli che – come in questo caso – rivestono uguale dignità e importanza in seno a entrambe. Niente vale meglio a chiarirci come le differenze rituali o interpretative rivestano perlopiù la natura di meri accidenti storici, che possono e devono essere superati dalla Fratellanza.

Con l’aver messo in luce (un po’ perfidamente, lo confesso) che anche la Massoneria inglese – sempre pronta a ostentare il suo scetticismo verso quanto concerne le origini templari dell’Istituzione – pone al centro del suo grado più prestigioso un simbolo templare, mi auguro sentitamente di aver rimesso di buon umore i miei lettori scozzesisti più arrabbiati (cui troppe volte i miei articoli non sono piaciuti, e fraternamente non si sono mai trattenuti dal venirmelo a dire…).

E per concludere : un ringraziamento sentito e commosso a tutti i coraggiosi Fratelli che con Umiltà e Fratellanza stanno collaborando con noi, perché la Massoneria italiana possa recuperare una cerimonia bella e importante come la Consacrazione.

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma