MASSONERIA IN QUATTRO GRADI

MASSONERIA IN QUATTRO GRADI

Non avrei potuto scrivere questo articolo senza il contributo del Grande Ufficiale e Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma, che mi ha dischiuso la sua vasta raccolta di documenti circa il problema del quarto grado in Massoneria ; ancora più di questo mi sono stati utili i suoi consigli, e per entrambe le cose gli rivolgo un sentito ringraziamento.

Massoneria in quattro gradi ? Io direi di sì, che ci starebbero. Da sempre e inconsciamente, la Massoneria si è sentita in qualche modo “orfana” del quarto grado ; per esempio, nella Massoneria settecentesca veniva detto quarto grado il viaggio che il Massone era chiamato a svolgere dopo essere stato elevato Maestro, per visitare le Logge amiche ed essere così simbolicamente riconosciuto da tutti i Liberi Muratori del mondo.

E’ anche documentato un caso in cui – per lapsus o per scelta deliberata, non lo sappiamo – il neo-Maestro firmò sul registro dell’Officina dove era in visita col proprio nome seguito dalla dicitura quarto grado ; fu anche per rimediare a equivoci di questo genere che si affermò la tendenza a standardizzare il “passaporto” di Maestro in un’unica forma, eguale presso tutti gli Orienti nazionali, e formulata in lingua latina per essere certi che in ogni Paese ci fosse qualcuno in grado di capire ciò che vi era scritto.

Sia chiaro, però, che non stiamo parlando di un’aspirazione di tipo sentimentale, ma di una rivendicazione con salde radici storiche e solidamente argomentata. E’ oggi riscontrabile in numerose nazioni massoniche un vero e proprio movimento tendente al riconoscimento come quarto grado della qualifica di Maestro Venerabile Installato ; in Italia siamo più indietro, se è vero che l’Installazione per i Maestri Venerabili non è ancora neanche obbligatoria, ma certo le tavole e le ricerche del Fratello Domma e dei molti che la pensano come lui avvicinano il giorno in cui questo problema sarà al centro dell’attenzione.

Questo articolo vuole essere una sintetica rassegna delle più fondamentali affermazioni teoriche dei sostenitori del quarto grado, senza dubbio la prima mai pubblicata nel nostro Paese ; non allo scopo di accendere polemiche, ma per avviare una riflessione intorno ai tesori nascosti del simbolismo massonico che riuscirà gradita – almeno spero – anche ai Fratelli che hanno sull’argomento un’opinione diversa.

Come è noto, la Massoneria era originariamente divisa in due gradi : Apprendista e Compagno d’Arte (c’è chi vorrebbe che quest’ultimo sia stato creato nel 1717 più o meno ex novo , ma è già citato negli Statuti Schaw, che risalgono al sedicesimo secolo) . E’ questa la suddivisione tipica di tutte le organizzazioni iniziatiche dette “di mestiere” perché legate all’esercizio di una data professione, complessivamente definite sotto il nome di compagnonaggio .

Per essere precisi, la Massoneria non viene comunemente considerata parte del compagnonaggio, soprattutto per due motivi : primo, il percorso storico sui generis da essa seguito (i Templari e così via), secondo perché, essendosi le organizzazioni di mestiere conservate soprattutto in Francia, di solito con la definizione compagnonaggio si intendono segnatamente quelle francesi .

Questo non toglie che la Massoneria sia una loro strettissima parente (anche svariate usanze a massoniche, a partire dal grand tour delle Logge cui ho accennato prima, sono tipiche del compagnonaggio), quindi dal punto di vista tradizionale è pienamente lecito guardare agli usi delle organizzazioni ad essa analoghe per meglio interpretare lo spirito e le usanze della Massoneria delle origini. Qui, in particolare, vorrei accennare brevemente alla storia della Carboneria, la più illustre e famosa delle organizzazioni di mestiere in Italia.

Nel periodo contrassegnato dalla sua partecipazione alla lotta politica, la Carboneria operò talmente a contatto con la Massoneria da far sorgere la leggenda che ne fosse un’emanazione ; per quanto ciò non sia vero, è un fatto che dalla Massoneria prese a prestito usi e riti che integrò con i propri.

Molti di questi prestiti saltano agli occhi con la massima chiarezza se solo ci si prende la briga di scorrere brevemente un rituale carbonaro ; altri invece sono meno evidenti. Per esempio, in Massoneria erano gli anni in cui stava prendendo forma il Rito Scozzese, e questo tema – che contendeva alla lotta contro la tirannide il primo posto tra le preoccupazioni dei Massoni – contagiò i Carbonari a un punto tale da far loro sviluppare due sistemi di “alti gradi” : esempio assolutamente unico nel panorama del compagnonaggio .

Uno di questi sistemi era formato da sette gradi e l’altro da nove. Il secondo – in uso soprattutto presso quelle vendite nelle quali l’elevato numero di cugini consigliava l’adozione di una prassi amministrativa più articolata – era sostanzialmente uguale al primo, ma ripeteva i primi due gradi nel terzo e nel quarto : ricalcava cioè in versione carbonara quel classico processo di replicazione dei gradi azzurri che in Massoneria fu all’origine di tanti Riti.

Seppure in presenza di analogie così marcate, mai la Carboneria sviluppò qualcosa di simile al grado di Maestro massone. Perfino quando l’interazione tra le due organizzazioni fu talmente forte da originare la nascita di corpi rituali del tutto analoghi, sempre il livello carbonaro corrispondente a quello massonico dei gradi azzurri rimase limitato ai due gradi di Apprendista e Compagno. Perché ?

In sintesi, le ragioni per cui le iniziazioni di mestiere rigettavano con orrore l’idea di un “terzo grado” erano due. La prima di carattere pratico : un cantiere operativo, così come qualsiasi gilda artigiana, ha un solo capo (ulteriori distinzioni sarebbero foriere di discordia), che oltre a dirigere i lavori è anche e soprattutto il referente per quanto concerne i rapporti con il mondo profano.

Di qui l’idea che si tratti, più che di un livello iniziatico, di una funzione : anche piuttosto scomoda, in quanto obbliga chi la riveste a “contaminarsi” più degli altri nel rapporto con i profani, ovvero – nella terminologia dell’esoterismo tradizionale – a un più profondo livello di individuazione.

Di questo fa fede, in Massoneria, il suo rituale di installazione del Mark Master o Maestro del Marchio (considerato un perfezionamento del grado di Compagno), che qualcuno ha addirittura definito rituale protettivo, perchè è interamente volto a neutralizzare gli effetti negativi dell’individuazione.

In secondo luogo, i significati simbolici del numero tre possono tutti essere ricondotti all’azione delle “tre forze” che definiscono il piano della realtà oggettiva (non è mia intenzione dilungarmi in questa sede su questo tema, che ho già trattato in altri articoli e conto di sviluppare ancora). Ora, la “terza forza” è il prodotto (o sintesi) delle prime due : è quindi arbitrario considerarla in modo separato, specie nel caso di un’ “iniziazione di mestiere” in cui essa si manifesta sotto forma di lavoro. Da questo punto di vista, identificarla in qualcosa di diverso dalle attività collettive della Loggia equivale né più ne meno a disconoscere il valore simbolico di queste ultime : in altre parole, togliere sacralità al lavoro.

A partire dal 1717, la rapidissima crescita della Massoneria speculativa portò con sé tutta una serie di “rivoluzioni”, le cui interazioni reciproche non sono mai state ricostruite in modo definitivo : le forti passioni con cui le parti in causa sostenevano i loro punti di vista, nonché il sottostante tessuto di interessi economici e politici che sfugge in gran parte al nostro livello di comprensione, hanno fatto sì che di quelle intricate vicende esista oggi non una storia, ma molte storie.

In sintesi : nel 1725, la Gran Loggia d’Inghilterra – nell’impossibilità di continuare a esercitare un controllo diretto sull’attività interna delle Officine, che in pochi anni si sono moltiplicate a dismisura – decide di delegare ai Maestri Venerabili di ogni loggia la facoltà di creare i Compagni e i Maestri, prerogativa che fino ad allora era riservata alla Gran Loggia stessa.

Questo apre le porte all’usanza (già invalsa da alcuni presso le Officine aperte ai Massoni speculativi) di creare più Maestri in seno alla medesima Loggia. Tale consuetudine sarà definitivamente ufficializzata nel 1728, con l’istituzione del terzo grado secondo il rituale detto impropriamente scozzese o hiramita.

Queste ed altre innovazioni fomentano il malcontento degli Antients, che secessionano dalla GLDI nel 1751. Presso di loro, il Mark Master ed altre antiche versioni del grado di Maestro (cadute in disuso in seguito alla… rivoluzione hiramita) continuano ad essere trasmesse da un organismo superiore alle Logge, detto Gran Capitolo.

Tra questi antichi gradi, il più importante è l’Arco Reale (Royal Arch Master), che gli Antients considerano la parte più sacra, la radice, il cuore, la spina dorsale della Massoneria. Di esso fanno il vertice di un sistema di sette gradi così strutturato :

Gradi conferiti in Loggia :
1 – Apprendista
2 – Compagno d’Arte
3 – Maestro Libero Muratore

Gradi conferiti dal Gran Capitolo :

4 – Maestro del Sigillo (Mark Master) o Maestro Venerabile. “…essi diventano delle pietre viventi, che si riuniscono per la costruzione di un edificio spirituale…” Questo grado veniva conferito ai Fratelli che venivano eletti Maestri Venerabili nelle Logge.

Di conseguenza, per accedere al grado successivo il Fratello doveva già aver ricoperto la carica di Venerabile in una Loggia regolarmente riconosciuta. Il sistema dell’Arco Reale quindi riconosce la qualifica di Maestro Venerabile come un vero e proprio grado ; sulle ragioni di questa scelta torneremo più avanti.

5 – Maestro Ex-Venerabile (Past Master). “La Massoneria prende gli uomini per mano e li conduce all’ Altare davanti al Libro Sacro, su cui poggiano la Squadra ed il Compasso. Il libro ci guida a dirigere con sicurezza i nostri passi verso la Luce Massonica…”

6 – Maestro Eccellentissimo (Most Excellent Master ) : ”…che i nostri cuori si avvicinino nello stesso tempo delle nostre mani ; che l’amore fraterno unisca tutti gli anelli di questa catena d’Unione formata liberamente da noi; che il nostro Spirito possa liberarsi da tutte le passioni e, al di là delle apparenze, possa conoscere la Verità…”

7 – Maestro dell’Arco Reale (Royal Arch Master). “Che la saggezza del Grande Architetto dell’Universo ci possa guidare; che la sua forza possa renderci capaci; che la bellezza della Virtù possa spingerci ad attuare i Giuramenti che qui abbiamo prestati, a mantenere inviolati i misteri che qui ci sono stati svelati ed a praticare fuori del Capitolo, con costanza, tutti i Doveri che qui ci sono stati affidati…”

Nel frattempo, il grado di Royal Arch Master continuava ad essere praticato anche presso i Moderns , ma secondo modalità diverse. Infatti i regolamenti della Gran Loggia d’Inghilterra recitavano : ogni Loggia regolare ed autorizzata ha il potere di organizzare e tenere riunioni nei vari Gradi, l’ultimo dei quali, per la sua preminenza, viene denominato tra i massoni Chapter (Capitolo – in questa versione, il Capitolo è quindi sostanzialmente un’appendice della Loggia).

Anche quella definizione è spesso citata dai sostenitori del quarto grado, a riprova che il Maestro Venerabile Installato con l’Arco Reale era comunque considerato titolare di un quarto grado, sia che la si guardi dal punto di vista degli Antients che da quello dei Moderns.

Oggi non è più così perché nell’accordo del 27 dicembre 1813 – fortemente voluto dalla Casa Reale d’Inghilterra, che volle riconciliare gli Antients e i Moderns si può dire per forza – si scelse di evitare lo spinoso problema della natura dei Capitoli (sovrastruttura con poteri superiori a quelli della Loggia secondo gli Antients, mera estensione della Loggia stessa secondo i Moderns) mediante l’escamotage di fissare il numero dei gradi a tre ; altrove ho già citato il testo letterale di quel compromesso.

In quello stesso accordo, il rituale hiramita veniva riconosciuto come sola legittima forma di iniziazione al terzo grado ; quanto all’Arco Reale, il suo status era definitivamente fissato come perfezionamento del grado di Maestro. Secondo l’uso che già ne facevano i Moderns, gli venne riconosciuta l’esclusiva di poter installare i Maestri Venerabili di tutte le Logge (comprese anche quelle che seguono il rituale scozzese) ; secondo l’uso degli Antients, può essere praticato anche fuori dall’Ordine come sistema di sette gradi.

Il Gran Capitolo dell’Arco Reale che la GLDI ereditò dagli Antients può quindi essere considerato il primo esempio di “sistema di alti gradi”, pioniere dei “Riti” che di lì a poco si sarebbero sviluppati in tutte le nazioni massoniche del mondo ; tuttavia, in considerazione del fatto che agli Antients il merito di aver dato origine a un tal fenomeno non avrebbe di certo fatto piacere, continua ancora oggi a negare per sé la qualifica di Rito, con la motivazione che fin dai tempi degli Antients “ogni Capitolo doveva avere un legame con una Loggia regolare ; tale usanza esiste tuttora, ed ogni Capitolo porta il nome ed il numero della propria Loggia sponsorizzante” .

Questo discorso, che consegna gli Antients alla memoria dei posteri come dei sinceri democratici, ha corso tuttavia soltanto presso le filiazioni dirette dell’Arco Reale inglese, perché la versione americana (che ha tre gradi in più), forse per sottolineare di non volerne sapere nulla dei complicati e incomprensibili conflitti dei Massoni britannici, si è data senza problemi la definizione di Rito di York.

E’ certo una delle tante deliziose contraddizioni che rendono la storia della Massoneria – vista da fuori – un enigma impenetrabile, il fatto che gli Antients, per difendere la Massoneria in due gradi, abbiano creato un sistema di sette o dieci gradi ; ovvero, che al fine di preservare la tradizione abbiano dato vita a qualcosa che prima non c’era mai stato.

Queste contraddizioni, gli aedi del tradizionalismo fanno finta di non vederle, limitandosi a suddividere le variazioni apportate alla Massoneria in due classi : “adattamenti tradizionali” (legittimi) e “alterazioni rituali” (illegittime). Le modifiche che gli piacciono vanno nella prima categoria ; quelle che non gli piacciono, nella seconda. Ma per chi cerca di guardare un po’ più a fondo, è il caso di chiedersi se abbia sortito effetti più modernisti l’opera dei Moderns – che aggiunsero un solo grado, perdipiù di origine tradizionale – o quella degli Antients, che ne aggiunsero altri quattro per non dire sette, e aprirono la strada alla moderna proliferazione dei Riti.

La risposta a questa domanda porta a una sola conclusione : fatta astrazione dalla necessaria regolarità della trasmissione iniziatica, per il resto la validità di un rituale massonico ha ben poco a che vedere con le categorie della tradizione e del modernismo, ed è fuori luogo ostinarsi a fondare le proprie scelte su questi concetti-fantasma privi di qualsiasi fondamento.

Un’ulteriore conseguenza dell’accordo concluso tra Antients e Moderns fu la diffusione dell’idea che i tre gradi azzurri hanno la funzione di simboleggiare il ternario e l’Arco Reale il settenario. La suggestiva concezione che i gradi massonici, considerati nel loro complesso, illustrassero compiutamente i due principali ordini di forze che definiscono la manifestazione del piano della realtà oggettiva non solo era funzionale al disegno di ristabilire tra i Massoni la piena pace, ma era anche quanto di più seducente si potesse trovare per propagandare l’Istituzione negli ambienti esoterici europei.

C’è da chiedersi però quanto sia vera. Preciso meglio : lo è senz’altro per quanto concerne l’Arco Reale, i cui collegamenti col settenario ermetico sono più che evidenti ; un articolo intero non sarebbe bastante a elencarli tutti, e comunque nessuno si è mai sognato di metterli in discussione.

Ma per quanto riguarda il ternario, il discorso è completamente diverso. Anche senza tener conto dell’obiezione che ho attribuito ai Carbonari e agli Antients (in quanto pertinente al solo ambito delle iniziazioni di mestiere), ce ne sono ben altre : a partire dalla domanda se possa essere considerato metafisicamente corretto rappresentare nel medesimo sistema di gradi ternario e settenario.

Non voglio qui soffermarmi troppo a lungo sulle contraddizioni implicite in una tale rappresentazione, salvo segnalare che è un errore assai tipico del pensiero lineare – che è alla base del processo di transizione dallo sciamanesimo all’esoterismo – disporre quantità relative a coordinate diverse sul medesimo asse. Niente di simile è dato di riscontrare nello sciamanesimo, nel quale i simboli del tre e del sette – qualora siano entrambi rappresentati – vengono invariabilmente riferiti a quantità di ordine diverso, come io stesso ho avuto occasione di illustrare su queste pagine descrivendo la ritualità del voodoo dominicano.

Se volessimo bypassare anche questa obiezione, rimane tuttavia il fatto che un sistema esprimente sulla medesima linea entrambi i simbolismi non dovrebbe assolutamente essere del tipo 3+4, bensì del tipo 2+5 : questo perchè, qualora si accetti l’idea che la terza forza (o sintesi) possa essere rappresentata con un grado consecutivo ai due che lo precedono, si ingenera a livello metafisico tutta una serie di contraddizioni.

Bisognerebbe spiegare, ad esempio, per quale motivo non è possibile passare direttamente dal grado di Apprendista a quello di Maestro, o anche in base a quale criterio la scala 3+4 viene interrotta proprio dopo il 3 : se infatti il terzo grado è la sintesi dei primi 2, in base a quale considerazione il quarto non potrebbe essere la sintesi dei primi tre ? E così via fino al settimo, con l’abominevole risultato di trasformare il settenario in un’indebita espansione del ternario, e cancellare ogni possibilità di comprensione di quella che è la sua reale natura : ovvero un sistema di 7 forze indipendente dalle tre precedenti , che con le prime tre possono interagire semmai a mò di griglia, ma non certo nell’ambito di una qualsivoglia linearità spaziale.

E’ quindi assai probabile che la scelta degli Antients di introdurre nell’Arco Reale la legge del settenario non sia stata – come si è sempre detto – espressione della volontà di fare il paio col ternario che sarebbe rappresentato nei gradi azzurri, bensì un discorso polemico del tipo : “ se voialtri Moderns , per mezzo dell’introduzione del terzo grado, avete travisato l’espressione massonica del ternario, noi Antients correggiamo per quanto possibile il vostro errore introducendo nel nostro sistema la legge del settenario”.

Da queste considerazioni i sostenitori del quarto grado prendono le mosse per osservare che, se non si può tornare all’Ordine strutturato in soli due gradi, l’unica soluzione per restituire al simbolismo massonico una certa coerenza sarebbe il riconoscimento del Maestro Venerabile Installato come quarto grado.

Questo in considerazione del fatto che il Maestro Venerabile, per quanto primus inter pares, simboleggia pur sempre il Grande Architetto dell’Universo ; di conseguenza, se è vero che l’Installazione fissa nel Fratello le prerogative del Venerabile anche al di là del tempo in cui egli ricopre tale carica, allora è anche indiscutibile che, a livello strettamente rituale, egli possieda nei confronti del comune Maestro qualcosa di più (un esempio è la facoltà, universalmente riconosciuta all’Ex-Maestro Venerabile, di “dare la luce” a un neofita in caso di assenza del Maestro Venerabile in carica).

Un primo effetto positivo sarebbe quello di restituire al grado di Compagno la sua dignità perduta. Se la triade Apprendista-Compagno-Maestro venisse esonerata dall’obbligo di simboleggiare quello che per i quartisti non è altro che un “falso ternario”, allora il Compagno potrebbe di nuovo tornare a esprimere il livello di maturità iniziatica che gli era proprio ai giorni della Massoneria operativa ; né il grado di Maestro sarebbe in alcun modo sminuito per questo, in quanto il mito di Hiram – come ben videro i Moderns – esprime perfettamente non la sintesi dei gradi precedenti, bensì il trascendimento del piano della realtà oggettiva ; che è cosa ben diversa, e trova la sua espressione nel settenario, che nel terzo grado massonico può dirsi interamente contenuto.

Solo a partire da una situazione così strutturata, affermano ancora i sostenitori del quarto grado, i sistemi di alti gradi potrebbero davvero corrispondere a livello simbolico al ruolo che in Massoneria pretendono di rappresentare : ovvero sistemi di perfezionamento del grado di Maestro, intesi come attuazione dell’indefinità degli stati molteplici dell’essere cui la maestranza dà accesso.
In termini guenoniani : se il Maestro è l’Uomo Primordiale, il Maestro Venerabile Installato è l’Uomo Universale ; oppure, qualora ci si voglia attenere alla discutibile distinzione tra Ordine = Piccoli Misteri e Rito = Grandi Misteri, è il simbolo vivente della possibilità per il Maestro di realizzare questa meta nella sua persona.
Il Fratello Domma piuttosto categoricamente si esprime così : i tre gradi (azzurri) sono propedeutici e parte integrante di un unico grado, che è il grado di Maestro Venerabile.
Per dirla in breve, il grado di Maestro Venerabile Installato definirebbe finalmente il sistema dei gradi azzurri come un sistema chiuso ; su questo punto, credo, dovrebbero riflettere tutti i Fratelli aficionados dei gradi simbolici. Se al di sopra del grado di Maestro c’è il grado di Maestro Venerabile, che coincide col Grande Architetto ed è il vertice della piramide, allora diventa lampante che al piano di sopra non c’è più posto per indebite e antitradizionali estensioni.

Come ho già accennato nell’articolo Orizzonti del Grande Oriente, un primo passo verso l’installazione obbligatoria per i Maestri Venerabili anche in Italia potrebbe essere il riconoscimento della loro funzione a livello amministrativo, documentandone l’esercizio mediante un brevetto.

Vorrei concludere, se mi è concesso, questa rassegna con un modestissimo apporto personale. Una volta cancellato l’equivoco tre gradi azzurri = ternario, allora la disposizione del ternario e del settenario su di una stessa linea (anziché nella forma di due coordinate perpendicolari) diviene metafisicamente lecita ; anzi direi consigliabile, perché in assenza dell’errore di sovrapporre quantità di ordine diverso nulla più vieta che la gerarchia iniziatica possa essere considerata un percorso dalle molte valenze sovrapposte, suscettibile cioè di svariati livelli di lettura.

Per quel che mi riguarda, è stata proprio quest’ultima considerazione a… convertirmi al quarto grado ; perché, se un difetto può essere imputato a quella meravigliosa costruzione che è il simbolismo massonico, è la scarsità di anticorpi che concede alla Massoneria per difendere sé stessa dalle proprie rigidità.

Ci sono oggi troppe “interpretazioni consolidate” di simboli e rituali, perlopiù fondate sul nulla, che altro effetto non hanno se non di paralizzare la ricerca di quei nuovi adattamenti del messaggio massonico al mondo moderno di cui, al giorno d’oggi, ci sarebbe tanto bisogno. Forse il quarto grado, apportatore di tradizione e rivoluzione, è lo choc che ci occorre per guardare con occhi nuovi alla realtà.

di Daniele Mansuino con la collaborazione di Giovanni Domma

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