Royal Ark Mariner (RAM)

jóia diáconos

Il Royal Ark Mariner (RAM) è l’unico side degree (grado laterale) che ha delegato alla Massoneria del Marchio la gestione amministrativa ; quindi, in ogni Paese dove entrambi i gradi siano presenti, i Regolamenti dell’Antica e Onorevole Fraternità dei Marinai dell’Arca Reale fanno parte delle Costituzioni e dei Regolamenti della Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio (GLMMM).

La simbologia e le allegorie del RAM si basano sulla storia dell’Arca di Noè. Non a caso il Poema Regio (1390 circa), uno dei documenti più antichi della Massoneria operativa, cita Noè e l’Arca ; e nelle Costituzioni di Anderson (1723) si sottolinea l’operato di Noè nel portare con sé le Tradizioni e le Arti Antidiluviane.

Come molti hanno osservato, non aveva senso che Anderson si dilungasse a proporre ai Massoni una… versione ridotta dei Dieci Comandamenti, se essa non fosse anche stata anche il fondamento di una qualche forma di ritualità massonica ; forse legata al simbolismo noachita del Triangolo ?

La tradizione di un uomo prediletto da Dio che scampa al Diluvio assieme alla sua famiglia è tramandata in molte culture oltre quella giudaico-cristiana : India, Grecia, Irlanda, ecc. Vi è l’idea di un Uomo scelto da Dio per la rigenerazione del genere umano, investito di poteri e facoltà sconosciute alla maggioranza e un esoterismo inteso non solo come percorso individuale ma anche come trasmissione all’umanità.

Ritualmente, ad ogni Fratello è affidato un compito particolare per valorizzare l’armonia del lavoro dell’umanità nella lotta contro le catastrofi e le intemperie, nella continua analogia tra i pericoli del Diluvio e quelli della vita. Un grande spazio rituale tuttavia è dedicato al percorso che il Massone deve compiere per potersi rifugiare nell’Arca, a testimonianza dell’attenzione rivolta anche agli aspetti individuali dell’esperienza iniziatica.

E’ un percorso di salvezza intesa soprattutto come trasmutazione interiore : in questo senso, le idee degli Antients non erano lontane da quelle dei grandi ermetisti dell’Europa continentale. Non a caso il RAM è uno dei gradi massonici che in maggior misura ha ereditato i tesori ermetici del Settecento. L’Arcobaleno – il simbolo per eccellenza della trasmutazione interiore – si trova nel suo emblema, e può essere considerato uno dei suoi principali simboli.

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Differenze tra Massoneria noachita e hiramita

Il RAM è depositario della maestranza noachita, ovvero una delle due forme di maestranza non hiramita che sono sopravvissute fino alla Massoneria dei nostri giorni (l’altra è italiana : la maestranza osiridea, tuttora praticata nelle innumerevoli varianti dei Riti di Memphis e Misraim).

Comunque sia, le analogie tra la maestranza noachita e quella hiramita risultano essere ben più significative delle differenze. Come Hiram, Noè galleggia sulle acque inferiori in un cofano che è la sua bara, passando attraverso la morte e la distruzione ; come per Hiram, la sua resurrezione equivale simbolicamente alla salvezza di tutte le forme viventi.

L’affascinante tema della distanza/corrispondenza tra le due visioni venne messo a fuoco assai propriamente da Mottram, che appuntò l’attenzione sulle differenze tra l’arte della carpenteria edile e quella navale : la prima si rivela più difficile nelle fasi preliminari e iniziali, poi il lavoro già fatto offre un sostegno e un modello a quanto segue, sicché tutto si risolve in una procedura per così dire automatica. Invece la costruzione di una nave è all’opposto : essa obbedisce dapprima a formule predefinite che richiedono solo di essere adattate alle dimensioni del vascello, ma nel prosieguo si fa sempre più difficile, con variabili sempre nuove caso per caso – quali ad esempio il massimo peso che possa essere attribuito alle opere morte, o quale debba essere la loro distribuzione più opportuna per assicurare un galleggiamento ottimale.

La ricchezza e l’abbondanza delle tradizioni massoniche su Noè confermano l’idea che una ritualità noachita esistesse e fosse praticata nella Massoneria delle origini prima della riforma hiramita, che ne segnò probabilmente il tramonto.

Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Cenni di storia del RAM

Il termine Noachita (o Noachida) risale alla prima metà del Settecento ; per esempio, fu usato dal Gran Segretario della GLDI John Revis in una lettera del 1735, nel periodo in cui la riforma hiramita stava cancellando le tracce delle antiche forme di terzo grado.

Scese il silenzio sui Noachidi (considerati “eversivi” dagli hiramiti) dal 1738 al 1754, quando la polemica tra Antients e Moderns divenne più dura. In Scozia, fin da quegli anni si era intrapreso il difficile percorso di non contrariare troppo i potenti Fratelli inglesi, mantenendo aperta nel contempo una via scozzese alla Massoneria che consentisse di salvaguardare il più possibile le antiche forme rituali. E’ quindi un altro segno dei tempi l’elaborazione definitiva – probabilmente messa a punto negli anni quaranta – dello Knight of the Rosy Cross: il celebre secondo grado dell’Ordine Reale di Scozia, nel quale gli eventi del Diluvio sono abbondantemente citati.

Nella Athol Lodge creata dagli Antients venivano praticati in origine numerosi antient degrees noachiti, tutti però riconducibili a due forme principali : il Cavaliere Prussiano e l’Ark.

Solo verso la fine del diciottesimo secolo il RAM prese forma da loro, mediante uno spontaneo processo di accorpamento. Si conosce paradossalmente molto di più sui primordi del Cavaliere Prussiano e dell’Ark piuttosto che su quelli del RAM, da essi derivato. Fu infatti solo negli anni settanta dell’Ottocento, quando la Grand Lodge of Royal Ark Mariners confluì nella Massoneria del Marchio, che gli storici poterono accedere agli archivi di questo piccolo e geloso corpo rituale, che a partire dal 1813 aveva portato avanti i suoi lavori all’insegna della segretezza più esagerata.

Nel 1861, venne ritrovata in Inghilterra una parte di un rituale che veniva lavorato a Ipswich : “Royal Ark Lodge of the (Pillar) of an ARK MASON”, By Ebenezer Sibly, D(eputy) G(rand) N(oah), 1790.

E’ quella che gli storici considerano oggi la più antica testimonianza della pratica del RAM, e il suo esame è sufficiente per far concludere che più di duecentoventi anni fa i suoi tratti generali erano quasi completamente identici a quelli di oggi.

  (di Daniele Mansuino  e Giovanni Domma)

Approfondimenti RAM

Storia del grado massonico di Royal Ark Mariner (Parte I), di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

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Storia del grado massonico di Royal Ark Mariner (Parte II), di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

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STORIA DEL GRADO MASSONICO DI ROYAL ARK MARINER – PRIMA PARTE

            di Daniele Mansuino e Giovanni Domma 

 

Abbiamo visto nell’articolo La Massoneria del Marchio e i suoi side degrees come, nel 1856, il grado massonico del Marchio si costituì nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales.

Il Marchio fu, in questo modo, il primo degli antient degrees – esclusi dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra con la riforma del 1813 – a darsi una struttura ; e tutti gli altri, mano a mano che si riorganizzavano, tendevano a unirsi ad essa. Questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees, ovvero gradi laterali del Marchio.

La maggior parte di quei gradi, o sistemi di gradi, si fornì di un’organizzazione autonoma e stipulò con la Gran Loggia del Marchio un protocollo di amicizia. Soltanto uno, il Royal Ark Mariner (RAM), si regolò diversamente, delegando al Marchio la gestione della sua parte amministrativa.

Ancora oggi, i Regolamenti dell’Antica e Onorevole Fraternità dei Marinai dell’Arca Reale fanno parte delle Costituzioni e dei Regolamenti della Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio (GLMMM).

Per questo, quando cominciano a sorgere Logge del Marchio in un Paese fuori dall’Inghilterra, di norma il RAM è il primo side degree a seguirlo.

In Italia, come la nostra rubrica ha ampiamente documentato, le prime Logge del Marchio sono comparse già da qualche anno : alcune per filiazione della GLMMM di Inghilterra e Galles, un’altra all’obbedienza della GLMMM francese.

Fautori di quest’ultima (la R.L. Ara Pacis) furono soprattutto i Fratelli Giovanni Domma e Massimo Vettese ; quest’ultimo è scomparso prematuramente nel mese di Ottobre 2012, destando grande rimpianto in tutti i Massoni che ebbero la fortuna di conoscerlo.

Soltanto pochi giorni dopo (20 Ottobre), sotto la guida del Fratello Domma, i Fratelli dell’Ara Pacis hanno consacrato la prima Loggia del RAM (o, per dirla alla francese : dei Nautoniers de l’Arche Royale) ; i tempi quindi sono ormai maturi perché di questo magnifico grado si sappia in Italia qualcosa di più.

In questo articolo e nel successivo, tuttavia, non è ancora nostra intenzione affrontare il tema del RAM direttamente : tratteremo invece del suo processo di formazione, che è a nostro avviso una storia davvero interessante.

Come premessa necessaria, delineiamo questo mese i suoi temi simbolici principali (con particolare riguardo al loro sviluppo in ambito massonico, nelle gilde artigiane e nella muratoria operativa) ; il mese prossimo parleremo invece degli antichi gradidai quali il RAM ebbe origine.

Non diversamente da innumerevoli gradi ispirati a temi biblici, il RAM è fondato sul mito dell’Arca di Noè.

 

Il personaggio biblico di Noè, figlio di Lamech, è oggetto nella Bibbia di due diverse genealogie : la prima (Genesi, 4) sottolinea la sua discendenza da Adamo attraverso Caino ed Enoch, la seconda (Genesi, 5) attraverso Seth, lo stesso Enoch e Matusalemme, che di Lamech era il padre. Il nome Noè può essere approssimativamente tradotto come riposo, o conforto.

 

Il nome della moglie di Noè, secondo fonti islamiche, era Waila. I suoi tre figli, Jafet, Sem (o Shem), e Cam (o Ham, o Kham), vengono considerati capostipiti delle razze che popolano la Terra : Jafet dei Bianchi, Sem degli Arabi e degli Ebrei, Cam dei Neri.

E’ da notare che nella Genesi Sem è sempre nominato per primo, il che lascia supporre che fosse il primogenito ; secondo varie tradizioni popolari, però, il primogenito sarebbe stato Jafet, e questa è forse la ragione per cui – nel RAM attuale – Jafet riveste il ruolo di Primo Sorvegliante, mentre Sem è il Secondo.

Parecchi dei temi legati al simbolismo del RAM sono di immediata comprensione, e hanno contribuito a risvegliare un grande attaccamento nei confronti di questo grado in tutti i Paesi nei quali viene praticato.

Così l’idea della quiete dopo la tempesta ; così la profonda riflessione sulla forza dell’istituzione familiare e del suo ruolo nella società ; così l’enfasi sul concetto (dal punto di vista massonico, molto Modern, e abbastanza inconsueto in un grado, come il RAM, di origine Antient) che ad ogni Fratello è affidato un compito particolare da attuare in armonia con il lavoro degli altri, per il bene di tutti.

Nella sua lettura Antient, la necessità dei Massoni di coordinare il lavoro non viene associata all’esigenza di compiere un’opera grandiosa volta all’evoluzione dell’uomo, ovvero all’edificazione (o alla ricostruzione) del Tempio ; anche nella costruzione dell’Arca, beninteso, questo aspetto indubbiamente esiste e non può essere taciuto, però c’è una maggiore sensibilità nei confronti dei pericoli – legati all’orgoglio – che un tale compito nasconde (vedremo il prossimo mese la bellissima Leggenda di Phaleg), e si preferisce sottolineare la necessità di stare uniti per difendersi dalle insidie del caos, dalla catastrofe e dalle intemperie, ponendo in evidenza le analogie tra i pericoli del Diluvio e quelli della vita.

Non solo, ma un grande spazio – davvero assai vasto rispetto ad altri rituali, e questo vale tanto in senso letterale che figurato – è dedicato al percorso che il Massone deve compiere per potersi rifugiare nell’Arca, a testimonianza della maggiore attenzione rivolta dagli Antients agli aspetti individuali dell’esperienza iniziatica e della loro severità nel perfezionamento dei candidati : per loro, trasmutazione interiore era sopra ogni altra cosa sinonimo di salvezza.

Da questo punto di vista non erano lontani da grandi Massoni e esoteristi dei Paesi latini, come Martinez de Pasqually e Willermoz, i quali sostenevano l’idea che lo sviluppo futuro della Massoneria dovesse transitare attraverso l’incorporazione e la progressiva rielaborazione del messaggio cristiano. La storia, come sappiamo, si incaricò di dargli torto, ma la bellezza e la profondità del loro insegnamento non ne furono sfiorate.

A proposito delle origini Antient del RAM, non possiamo trattenerci dal citare una sua curiosa prerogativa, sopravvissuta fino ai nostri giorni e tuttora praticata : ovvero la possibilità, da parte dei Gran Maestri Provinciali del Marchio, di conferire a pochissimi autorevoli Fratelli il Royal Ark Mariner Grand Rank. Questo grado li autorizza a intervenire ai lavori del RAM in qualsiasi parte della Terra senza bisogno dell’invito.

E, sempre in tema di curiosità : in molti Paesi, una curiosa appendice del RAM è il Cork. E’ questo uno scherzoso rituale dai tratti goliardici (ma non per questo sprovvisto di profondità) che regola nei minimi dettagli lo svolgimento delle Agapi.

Può essere praticato anche in combinazione con altri riti (ci è giunta la notizia della presenza di Massoni del Cork anche in Italia), e anche a questo stiamo pensando di dedicare, prima o poi, un articolo.

Passiamo ora a prendere in considerazione altri temi della mitologia noachita che possono essere considerati di comprensione meno evidente e immediata, ma che da sempre hanno colpito l’attenzione degli studiosi.

Cryer, per esempio, sottolinea come la lettura massonica del mito dell’Arca enfatizzi il fatto che Noè sapeva vivere in armonia con la natura, e ricolleghi tale aspetto alla predilezione manifestata da Dio nei suoi confronti.

Mottram appunta l’attenzione sulle differenze tra l’arte della carpenteria edile e quella navale : la prima si rivela più  difficile nelle fasi preliminari e iniziali, poi il lavoro già fatto offre un sostegno e un modello a quanto segue, sicché tutto si risolve in una procedura per così dire automatica. Invece la costruzione di una nave obbedisce dapprima a formule predefinite, che richiedono solo di essere adattate alle dimensioni del vascello ;  ma nel prosieguo si fa sempre più difficile, con variabili sempre nuove caso per caso, come il peso delle opere morte e quale debba essere la loro distribuzione più opportuna per assicurare un galleggiamento ottimale.

Difficilissimo è poi il caso di una nave che non debba essere varata, ma sia destinata a sollevarsi poco a poco sotto la spinta delle acque : il rischio principale è che il terreno sotto di essa ceda sotto il peso e la imprigioni nel fango. Per risolvere tutti questi problemi, egli nota, occorrono conoscenze di prim’ordine sia nel campo della Fisica che in quello della Geometria.

Ci si è chiesto se per l’impermeabilizzazione dell’Arca fosse stata usata resina, gomma o bitume. E’da notare che l’arte della manipolazione di tali sostanze conobbe in Medio Oriente un sorprendente sviluppo fin dai tempi più antichi ed era considerata sacra, come risulterà ai miei lettori esperti nel campo delle fumigazioni magiche ; ora, il fatto che l’Arca fosse stata calafata con uno di questi prodotti costituisce una parte del suo simbolismo sulla quale numerosi Massoni di indirizzo esoterico si sono soffermati.

All’Arcobaleno, che si disegnò nel cielo dopo il Diluvio come emblema del nuovo patto tra Dio e l’umanità, si guarda nel RAM di oggi come al simbolo del legame tra l’antico e il moderno, tra il passato e il presente.

Ma innumerevoli altri possono essere i suoi significati : per esempio, nel Sufismo (si veda in proposito L’Uomo Universale di Ibn Arabi), il settenario dei suoi colori che si fondono nel bianco richiama la reintegrazione dell’uomo nelle sue facoltà primordiali.

Secondo Oliver, l’Arcobaleno sarebbe entrato nell’antica tradizione ebraica attraverso le credenze degli Architi (i Fenici d’Africa), per i quali rappresentava il vestito di Dio(in questo modo viene definito anche dal profeta Ezechiele).

Nel 1872 (soltanto un anno prima, si era tenuto – alla Freemasons’ Hall di Londra – l’incontro tra la Gran Loggia del Marchio e il Supremo Capitolo dell’Arco Reale di Scozia nel quale era stata varata la politica dei side degrees), gli studiosi (non solo massonici) del mito del Diluvio si trovarono a dover fronteggiare un trauma senza precedenti : venne infatti tradotta la tavoletta cuneiforme babilonese sulla quale era riportato il mito di Gilgamesh.

Ai nostri giorni, si dà per scontato che il racconto biblico del Diluvio sia tratto da fonti anteriori ; ma fino ad allora, ben pochi avevano messo in dubbio che la Bibbia fosse il più antico dei libri, dal quale le altre forme di cultura scritta erano in un modo o nell’altro derivate.

Oggi noi facciamo fatica a capirne i motivi, ma questa scoperta segnò per il RAM un duro colpo : parecchi Fratelli – i più sensibili alle nuove scoperte della scienza – se ne allontanarono sentendosi in qualche modo traditi, mentre tra quanti gli restarono fedeli resistette a lungo l’idea che i Babilonesi avessero tratto ispirazione dalla Genesi, e non viceversa.

Fu poi provato da altri archeologi che il racconto biblico del Diluvio era formato dalla sovrapposizione di due racconti. Il primo, più antico e più semplice, coincideva con l’epopea di Gilgamesh, mentre tutto quanto concerneva le azioni di Noè più in dettaglio : l’edificazione di un Altare, l’impianto di una Vigna eccetera (e, in linea di massima, l’interpretazione etica e teologica della vicenda), poteva considerarsi frutto di un’interpolazione posteriore, risalente – si crede – a circa duecento anni dopo.

Del resto, la tradizione secondo cui un uomo prediletto da Dio scampò al Diluvio insieme alla sua famiglia si è tramandata anche in molte altre nazioni : tra queste l’India, la Grecia e l’Irlanda.

Addirittura nella stessa tradizione druidica inglese, dove molte tracce del mito del Diluvio si ritrovano nella leggenda di un’inondazione causata dallo straripamento del lago Llyon : qui fu il dio Gwidion, corrispettivo di Mercurio, a tracciare l’Arcobaleno nel cielo, volendo così promettere – a un uomo e una donna che si erano salvati – che il lago non sarebbe straripato mai più.

Scoperte del genere segnarono anche la fine della credenza che attribuiva la compilazione di tutti e cinque i libri del Pentateuco a Mosè. Questo avrebbe potuto segnare una crisi ancora peggiore, non solo per il RAM ma anche per molti altriantient degrees ; ma i Massoni avevano ormai digerito l’idea che la corrispondenza tra narrazioni bibliche e scoperte archeologiche non fosse sempre esatta, imparando a concentrarsi maggiormente sull’aspetto simbolico ed esoterico dei rituali.

Fu proprio a partire da allora che l’esegesi massonica del RAM prese a ordinarsi intorno a quattro temi fondamentali : 1 – la Signoria del Creatore, ovvero quanto l’immagine di Dio presentata dal mito noachita abbia influenzato il concetto di Grande Architetto dell’Universo, e in che modo vada con esso rapportata ; 2 – il senso dell’Arca della Salvezza : quanto vi sia in questo simbolo da riferire allatrasmutazione interiore, quanto al sociale, come i due temi simbolici debbano essere correlati ; 3 – il significato dell’Arcobaleno come patto ; 4 – il valore dell’Umiltà.

Partendo dall’analisi del primo, la vicenda di Noè può essere accostata a quella di Adamo, perché sono i due passi biblici nei quali l’influenza attiva del divino nel determinare le vicende umane risulta maggiormente enfatizzata, e hanno avuto in questo senso un enorme influenza tanto sulla teologia cristiana quanto – di riflesso – sulla storia della civiltà occidentale.

Potrebbero anche essere definite due successive creazioni : la prima dalla Terra, la seconda dall’Acqua, e da questo sorse l’idea che la terza distruzione/rigenerazione dell’umanità verrà dal Fuoco.

Un’altra idea comune ai due miti è che il Creatore ha la facoltà di affidare la rigenerazione del genere umano a un Uomo da lui scelto, che si trova in questo modo da lui investito di poteri e facoltà sconosciuti alla maggioranza : è questa una delle fondamentali legittimazioni dell’idea di esoterismo, inteso come percorso di elevazione individuale sì, ma non fine a sé stesso – destinato piuttosto a trasmettere i suoi doni all’intera umanità.

In questo senso, Dio si fa tramite Noè Architetto e Costruttore, e il Massone noachita aspira a farsi simile a Noè imitandone le azioni. Un tratto distintivo del RAM, sul quale molti autori tornano volentieri, è come l’ideale percorso che va dal Massone al Grande Architetto tramite l’Uomo Primordiale risulti in questo grado assai più chiaramente e semplicemente tracciato rispetto alla complessa e un po’ misteriosa visione corale che si delinea nel quadro della ritualità hiramita.

Come Hiram, Noè galleggia sulle acque inferiori in un cofano che è la sua bara, passando attraverso la morte e la distruzione ; come per Hiram, la sua resurrezione equivale simbolicamente alla salvezza di tutte le forme viventi.

Provocatorio e geniale come era suo costume, George Oliver osservò : Noè (…) era definito il padre dell’umanità. Veniva dal grembo di una donna, ma era nato nella vergine Arca, senza intervento di nessuna creatura umana ; fu poi elevato a oggetto di idolatria, e divenne la principale divinità nel mondo dei gentili (…) essendo considerato un’incarnazione della divinità…

E gli fa eco Neville Cryer : Lui e Dio erano uno. Sul finire del primo millennio dell’era cristiana, la figura di Noè veniva considerata una prefigurazione di quella di Cristo.

Questo è un concetto già implicitamente presente in Tertulliano, con la sua idea che il Diluvio prefiguri il Battesimo, e che venne poi apertamente formulato da Giustino Martire.

Rifacendosi al loro pensiero, così si esprimeva nel 1713 un anonimo ecclesiastico francese :

I Padri della Chiesa hanno osservato che l’Arca era l’immagine della Chiesa, intesa come unica Arca entro cui l’uomo può trovare la salvezza (…). Il legno e l’acqua rappresentano due grandi misteri : l’acqua, che nel Battesimo ci purifica dal peccato, nella forma del Diluvio purificò il mondo dalle abominazioni ; e il legno della Croce del Salvatore (…) ha salvato il mondo intero. Così piacque a Dio di prefigurare la Sua Chiesa nell’Arca, che è il simbolo della redenzione e del rinnovamento del mondo.

A proposito del tema Arca della Salvezza/rinnovamento, Mottram sottolinea la capacità del veicolo Arca di sollevare Noè al di sopra dei risultati evolutivi conseguiti dai suoi antenati, portandolo più vicino a Dio. Egli non portò nell’Arca nessuno che appartenesse alla generazione precedente ; questi, del resto, si erano dimostrati incapaci di comprendere il senso e il valore del veicolo che andava approntando.

L’idea di un Arca/Tempio non destinata a intraprendere alcun viaggio, ma interamente consacrata all’idea di trasmutazione interiore emerge con chiarezza dalla versione ellenica del mito dell’Arca, riportato da Diodoro Siculo : Sesostris costruì un’Arca di cedro ricoperta di placche d’oro, la cui lunghezza era di 280 cubiti, la fece portare nel Tempio di Tebe e quivi la consacrò a Osiride ; nell’interno di questo edificio venivano celebrati i cosiddetti misteri diluviani.

Cryer fa notare la vicinanza nella lingua greca dei termini naus (Tempio) e naos(nave), nonché la ricorrenza nell’architettura sacra di vari termini di origine nautica, come ad esempio navata.

Non conosceva, probabilmente, i versi del nostro Cardarelli :

O chiese di Liguria, come navi

Disposte ad essere varate !

Sappiamo che i misteri diluviani degli antichi Greci erano collegati tanto all’idea della sacralità del rinnovamento (potremmo quasi dire : del progresso) quanto a quella di un’evoluzione estesa che coinvolge anche le specie animali e – per estensione – l’intero mondo della natura. Millenni dopo, entrambi sarebbero stati ripresi e sviluppati nell’ambito della letteratura teosofica, e rappresentano forse oggi il più fondamentale contributo della scuola anglosassone all’esoterismo contemporaneo.

Di qui la possibilità di fruttuosi accostamenti sul tema Arca/progresso, strettamente associato all’idea che spetti all’uomo l’edificazione di una sorta di scatola magicavolta a salvare le specie animali : ovvero riscattare l’animalità in noi dalla meccanicità degli istinti e guidarla alla consapevolezza.

La tendenza, emersa in Inghilterra tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, a riscoprire e privilegiare le istanze teologiche legate all’idea di rinnovamento è ben rispecchiata nei più antichi catechismi massonici, e fece sì che i due leit-motivArca/progresso e Arca/patto risultassero, nelle esegesi più antiche, intrecciati al punto da risultare quasi indistinguibili.

In Genesi 9:17, il Signore aveva spiegato che l’apparizione dell’Arcobaleno (non citata, è bene notarlo, nelle versioni babilonese ed egiziana del mito del Diluvio) è il segno del patto che ho stabilito tra me e TUTTE LE CREATURE DELLA TERRA, ma a dispetto dell’importanza della cosa l’accostamento tra l’Arca di Noè e l’idea di pattonon era stato molto rivisitato nell’Antico Testamento : si potrebbe quasi supporre che il secondo patto, stipulato da Dio col solo popolo ebraico, avesse eclissato – nell’immaginario collettivo degli Ebrei – il precedente. Sarà soltanto con l’avvento di un terzo patto, quello stipulato tra Gesù e l’umanità, che il collegamento Arca/pattotornerà a risaltare, e assumerà nuova importanza.

L’esegesi cristiana e massonica non mancano neppure di porre in risalto l’umiltà di Noè, che ben lungi dall’inorgoglirsi per essere stato prescelto da Dio e per la formidabile impresa da lui realizzata, dopo il Diluvio riprende come se nulla fosse stato le sue normali attività di padre di famiglia, artigiano e agricoltore, stimando di non aver fatto nulla di più del proprio dovere.

In questo si contrappone ad Adamo, che cadde vittima del peccato dell’orgoglio, ed ai suoi stessi discendenti, che si dedicarono all’edificazione della Torre di Babele. La Massoneria noachita ha sviluppato nei secoli questo tema fino a porre l’idea di umiltà al centro del proprio percorso.

Annota Neville Cryer che, secondo una leggenda, Noè portò nell’Arca la bara contenente i resti di Adamo ; era per avere costantemente sotto gli occhi i frutti dell’orgoglio, o perché il suo antenato che aveva sofferto le conseguenze del proprio orgoglio potesse raggiungere la salvezza di cui l’umiltà fa beneficiare ?

La leggenda cui Cryer fa riferimento è riportata nel Briscoe Pamphlet (1724) :

Adamo si era preparato per l’eterno riposo una magnifica Pietra Monumentale, su cui erano incise tutte le Figure Geometriche e i Geroglifici, successivamente ripresi dagli Antichi Egizi, insieme alla spiegazione del significato della lettera Tau, che era il Marchio apposto su Caino perché nessuno lo toccasse, e sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione.

Ora accadde che Adamo fu avvertito che la sua Morte stava arrivando ; affidò quindi questo Sarcofago di Pietra a suo figlio Seth, con questo Incarico : che dopo il suo Decesso, il suo Corpo sarebbe stato deposto lì finché non si fosse trovato un Sacerdote dell’Altissimo che potesse celebrare il suo funerale secondo il rito di Melchisedec ; così il Corpo di Adamo fu tramandato fino a Noè, che lo sistemò al centro dell’Arca, e ogni giorno offriva Preghiere sulla sua Tomba Monumentale, come su un Altare offerto a Dio dalla Fede di suo Padre Adamo…

Le più antiche raffigurazioni del Diluvio si trovano nelle catacombe di Roma e risalgono al secondo secolo dell’era cristiana. Un’altra, del quinto secolo, si trova nella sinagoga di Gerasa, mentre risale all’undicesimo secolo il ciclo di affreschi sul Diluvio che si può ammirare nella Chiesa di Saint Savin, in Francia.

Posteriormente, troviamo varie pitture, sculture e bassorilievi in Chiese e Cattedrali gotiche francesi e inglesi. Talvolta, non lontano dall’immagine dell’Arca è raffigurato anche il Tempio di Salomone, a testimoniare che il collegamento tra i due simboli era già presente nell’arte sacra medievale.

Michelangelo, nella Cappella Sistina, raffigurò Noè nell’atto di rendere grazie a Dio dopo essere scampato al Diluvio ; anche Tiziano e Carracci produssero le loro versioni della storia dell’Arca.

In Gran Bretagna, una forma volgarizzata del racconto del Diluvio circolò nellaBiblia Pauperum fin dal quattordicesimo secolo. Ne ebbero origine varie leggende, come quella – diffusa a Norfolk – per cui l’Arca, prima di scendere sull’Ararat aveva preso terra su una collina nella parte meridionale di quella contea, il Dunham Common ; Noè però trovò il Diavolo ad aspettarlo, così chiuse il portello e riprese la navigazione.

E’ bene documentato come nell’Inghilterra medievale le gilde artigiane fossero chiamate a prendere parte alle feste religiose, nelle quali spesso venivano messi in scena episodi della scrittura. Si ha notizia di sette feste annuali dove era rappresentata la storia dell’Arca ; si tenevano a Chester, Coventry, Cornwall, Hull, Newcastle, Wakefield e York.

In quella di York, l’edificazione dell’Arca era affidata alle corporazioni dei carpentieri navali, fatte venire espressamente dai centri costieri della contea ; invece le vicende successive erano interpretate dai pescatori e dai marinai.

A Chester la moglie di Noè non voleva saperne di entrare nell’Arca, e la parte in cui Jafet si dava da fare per convincerla veniva considerata il pezzo forte della rappresentazione, alla quale il pubblico partecipava schierandosi in favore dell’una o dell’altra parte. A Wakefield invece toccava a Noè convincerla, ed era spesso costretto a far ricorso a… una buona dose di legnate.

Estremamente interessante, dal nostro punto di vista, è che a Cornwall il medesimo ruolo di dissenziente fosse invece rappresentato da Tubalcain (non dimentichiamo che questo personaggio, secondo la tradizione, era un fabbro : forse era lì in qualità di fornitore di chiodi).

A Hull la rappresentazione si svolgeva su un palcoscenico mobile raffigurante l’Arca ; poiché si svolgeva in coincidenza con un’importante festa agricola, l’enfasi veniva posta sul ruolo di Noè come vignaiolo. A Newcastle invece veniva privilegiata l’immagine di Noè carpentiere, e gli artigiani locali intrattenevano il pubblico sulle tecniche da lui messe in opera nella costruzione dell’Arca.

In questo modo il mito dell’Arca si introdusse nella tradizione orale delle gilde, rimbalzando dall’una all’altra e figliando leggende e nuove versioni.

Alcuni studiosi del Rinascimento furono tra i primi a fissare le leggende artigiane sull’Arca per mezzo della parola scritta : così, nel 1609, Thomas Dekker scrive un’opera su Quattro Uccelli dell’Arca di Noè, dove tratta della Colomba, dell’Aquila, del Pellicano e della Fenice in termini che ritroveremo in larga parte nel simbolismo massonico.

Già il più antico documento scritto della muratoria operativa (il Poema Regio, circa 1390) cita Noè e l’Arca (verso 537), e l’inserimento del nostro personaggio nell’elenco dei padri nobili della muratoria è presente in tutte le Costituzioni precedenti al 1717 oggi note.

E’ opportuno notare, inoltre, come i primi Massoni fossero convinti dell’esistenza di un legame tra il mito di Noè e l’introduzione nel simbolismo muratorio delle Colonne.

Già nel secondo secolo dopo Cristo Giuseppe Flavio aveva alluso alla leggenda dei due pilastri antidiluviani ; ora, secondo le Old Constitutions essi erano di marmo, e su di essi Lamech, padre di Noè, avrebbe trascritto tutte le scienze umane per farle sopravvivere al Diluvio.

Nelle Costituzioni del 1723, Anderson dichiara che Noè e i suoi tre figli Jafet, Sem e Cam, tutti bravi Massoni, portarono con sé oltre il Diluvio le Tradizioni e le Arti degli Antidiluviani ; i pilastri, però, li attribuisce a Enoch.

Nelle Costituzioni del 1738 invece, probabilmente in seguito a rimostranze ricevute da Massoni portatori di tradizioni diverse, cita Giuseppe Flavio a testimonianza del fatto che i pilastri di Enoch sarebbero rimasti in Siria, lasciando quindi aperta la porta all’ipotesi che quelli citati nelle Old Constitutions fossero altri due.

Pochi anni dopo, una Lettura in uso presso la Atholl Lodge degli Antients recitava :

D : Vogliate informarci come ebbero origine i nomi delle Colonne.

R : Dopo che Noè, appena uscito dall’Arca, ebbe edificato la Colonna o Altare del Sacrificio e ricevette la benedizione di Dio, la battezzò J (…) in memoria dell’Arcobaleno che Dio aveva fatto apparire nei Cieli (…). Questa Colonna fu, negli anni successivi, accresciuta in grandezza e ornamenti dai discendenti di Noè, e considerata un Tesoro molto sacro ; ne innalzarono poi molte altre, in tutti i luoghi dove ebbero a soggiornare…

E proseguiva poi, attribuendo l’origine della Colonna B a cause diverse.

Il seguito di questo lavoro tratterà delle prime forme di Massoneria noachita, e di come esse si siano evolute nel grado del RAM oggi esistente.

 

 

STORIA DEL GRADO MASSONICO DI ROYAL ARK MARINER – seconda parte

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

In questo secondo articolo sul grado massonico di Royal Ark Mariner (RAM) ci dedicheremo al suo processo di formazione nell’ambito della Massoneria speculativa.

Il RAM assunse le sue connotazioni odierne negli ultimi anni del diciottesimo secolo, quindi lì ci fermeremo : dopo quel periodo si può registrare una sola variazione di rilievo, della quale faremo cenno nel finale.

La ricchezza e l’abbondanza delle tradizioni massoniche su Noè tendono a suggerire l’idea che una ritualità noachita esistesse e fosse praticata nella Massoneria delle origini prima della riforma hiramita, che ne segnò probabilmente il tramonto.

L’indicazione più potente in questo senso, che ha quasi valore di prova, risiede nella presenza, nell’ambito della ritualità Antient , di almeno due importanti gradi noachiti : fu proprio da essi che (sempre in ambito Antient) il RAM ebbe origine, e ne parleremo. Mancano invece dati certi sulla pratica di sistemi noachiti nell’ambito della GLDI dal 1717 al 1751, e anche sul fatto che una qualche forma noachita abbia svolto in questo periodo funzioni di terzo grado.

Gli indizi, comunque, sono notevoli. Per esempio, su un giornale londinese del 1726, fu pubblicato un annuncio intitolato Antediluvian Masonry, che annunciava la costituzione di una Loggia presso la Ship Tavern di Bishopgate Street. In essa si sarebbero tenute svariate Letture sull’Antica Massoneria, in particolare sul Significato della Lettera G, e su come e in che Modo i Massoni Antidiluviani formavano le loro Logge, illustrando quali Innovazioni furono successivamente introdotte dal Dottor (Desaguliers) e da altri Moderni…

E cosa significava veramente l’osservazione di Anderson nelle Costituzioni del 1723 : un Massone è tenuto a obbedire alla legge morale (…) come un vero Noachida ? E ancora …perché tutti (i Massoni) acconsentono ai tre articoli di Noè ?

Nelle stesse Costituzioni sono anche citati i Tre Articoli di Noè, dei quali si sa che erano i seguenti : 1 – Astenersi dall’idolatria ; 2 – Onorare Dio (…) ; 3 – Non uccidere.

Come molti hanno osservato, non aveva senso che Anderson si dilungasse a proporre ai Massoni una… versione ridotta dei Dieci Comandamenti, se essa non fosse anche stata anche il fondamento di una qualche forma di ritualità massonica ; forse legata al simbolismo noachita del Triangolo ?

Il termine Noachida fu usato anche dal Gran Segretario della GLDI John Revis in una lettera al Gran Maestro Provinciale di Calcutta. La lettera risale al 1735, ovvero al periodo in cui la riforma hiramita stava cancellando le tracce delle antiche forme di terzo grado.

Ora, chi ha letto i nostri articoli sa bene che le Logge coloniali – fondate perlopiù da Fratelli scozzesi, irlandesi o di regioni decentrate, non particolarmente coinvolte nella riforma promossa dai Moderns – furono quelle in cui le antiche forme sopravvissero più tenacemente, anche in virtù della tolleranza decisa da Londra nei loro confronti.

Il Gran Segretario scriveva : la Provvidenza ha fissato la Vostra (Gran) Loggia presso quei saggi Indiani cui piace di essere chiamati Noachidi, e chiedeva al Gran Maestro Provinciale di informarsi presso di loro sulle possibili rimanenze dell’Antica Massoneria che possono essere rimaste in quell’area.

Può darsi che Revis intendesse, con queste parole, suggerire al Gran Maestro di documentarsi sulle analogie tra la ritualità massonica e quella indù ; però l’invito alla ricerca potrebbe anche essere riferito all’ambito delle Logge coloniali stesse, sulle quali la GLDI esercitava ben scarso controllo. Se il Gran Segretario avesse potuto disporre di dati precisi sulla presenza in India dei gradi noachiti, questo sarebbe stato un buon argomento per attenuare le ire degli Antients, la cui secessione si profilava già all’orizzonte.

Scese il silenzio sui Noachidi dal 1738 al 1754, quando la polemica tra Antients e Moderns fu più dura. Nel nostro libro sulla Massoneria del Marchio abbiamo riscontrato un identico silenzio nei confronti dei due gradi del Marchio, e anche questo è un indizio che, dal punto di vista Modern, il noachismo doveva rappresentare qualcosa di potenzialmente eversivo, come lo erano le forme di terzo grado non hiramite.

In Scozia, fin da quegli anni si era intrapreso il difficile percorso di non contrariare troppo i potenti Fratelli inglesi, mantenendo aperta nel contempo una via scozzese alla Massoneria che consentisse di salvaguardare il più possibile le antiche forme rituali.

E’ quindi un altro segno dei tempi l’elaborazione definitiva – probabilmente messa a punto negli anni quaranta – dello Knight of the Rosy Cross : il celebre secondo grado dell’Ordine Reale di Scozia, nel quale gli eventi del Diluvio sono abbondantemente citati.

Ma anche nell’Inghilterra rurale, come ad esempio nella zona di Tyne – futura roccaforte Antient – sopravvivevano impavide realtà come la  Massoneria Harodim : un vero e proprio serbatoio di Letture risalenti alla muratoria operativa, fondate perlopiù sull’esegesi del Pentateuco.

Secondo il Tuckett, che all’incirca un secolo fa le studiò a fondo, è da qui e non dalla Scozia che avrebbe avuto origine la maggior parte degli antient degrees : teoria interessante, ma che tende a sottovalutare il ruolo delle Logge militari, e sulla quale il dibattito è ancora oggi aperto.

Nel mondo degli Antients, la più autorevole voce che parla di Noè è quella del grande Laurence Dermott, nell’Ahiman Rezon :

…Adamo (…) comunicò fedelmente i misteri della sublime scienza a suo nipote Noè, che la trasmise ai posteri (…). E’ certo che c’erano (solo) quattro Massoni nel mondo quando venne il Diluvio, uno dei quali – forse il secondo figlio di Noè – non era Maestro (…) e che c’erano assai pochi Maestri ancora ai giorni del Tempio di Salomone, da cui appare chiaramente che la totalità dell’insegnamento veniva trasmessa a quei tempi solo a pochi individui….

Nella Atholl Lodge creata dagli Antients venivano praticati in origine numerosi antient degrees noachiti, tutti però riconducibili a due forme principali : il Cavaliere Prussiano e l’Ark. Solo verso la fine del diciottesimo secolo il RAM prese forma da loro, mediante uno spontaneo processo di accorpamento.

La prima menzione del Cavaliere Prussiano risale al 1754, in un opuscolo intitolato Freemason Examin’d. Di questo grado (del quale si dice che risalga al tempo della Crociate) si sa che già nel 1768 veniva lavorato in Cornovaglia, ed è la più antica forma noachita di cui si possiedano i rituali.

Essi prevedono l’uso di guanti e grembiuli bordati di giallo ; i Gioielli sono appesi a nastrini neri che vengono agganciati a un bottone del panciotto. Il Gioiello del Maestro Venerabile è triangolare, con una freccia puntata verso il cuore.

La Loggia deve essere aperta alla Luce della Luna Piena, e i tre Ufficiali principali sono Noè, Sem e Jafet. Noè batte sette colpi, Sem cinque e Jafet quattro.

Nel caso dell’ammissione di un nuovo membro, il Candidato (o Proselita) veniva condotto intorno alla Loggia per sedici volte, e gli veniva poi offerto un bicchiere di vino.

A questo punto, veniva brevemente rappresentato l’episodio biblico di Noè ubriaco ; poi gli Ufficiali puntavano le spade sul Proselita, lo facevano inginocchiare e prestare giuramento.

Trasmessi i segni e la presa del grado, gli veniva poi insegnato un ampio catechismo ; in questo era anche contenuta la bellissima Leggenda del grado, ripresa da Michele Moramarco nella Nuova Enciclopedia massonica :

I discendenti di Noè, nonostante l’Arcobaleno che era il segno di riconciliazione dato dal Signore agli uomini (…), risolsero di costruire una Torre molto alta per mettersi al riparo della vendetta divina. Scelsero perciò la pianura detta di Senmart, in Asia ; dieci anni dopo che essi ebbero gettate le fondamenta di tale edificio, il Signore (…) volse il suo sguardo verso la Terra, percepì l’orgoglio dei figli degli uomini e discese sulla Terra per confondere i loro progetti temerari e mise la confusione delle lingue tra gli operai (…).

Gli operai, non intendendosi più, furono costretti a separarsi : ciascuno prese la sua direzione. Phaleg, che aveva dato l’idea di questa costruzione e ne fu il direttore, era il più colpevole e si condannò a una penitenza rigorosa : si ritirò nel nord della Germania, dove giunse dopo molte pene e fatiche (…).

In quel luogo, che si chiama Prussia, egli costruì (…) un Tempio a forma di triangolo, dove si richiuse per implorare la misericordia di Dio e la remissione del suo peccato.

Annota Moramarco : la leggenda continua con la scoperta occasionale, nel 553 d. C., del Tempio triangolare, “nel quale era una colonna di marmo bianco (…) ; a fianco di quella colonna si trovava la tomba di Phaleg, con una pietra d’agata sulla quale era inciso l’epitaffio : Qui riposano le ceneri del nostro Grande Architetto della Torre di Babele ; il Signore ebbe pietà di lui, poiché era divenuto umile”.

Nel corso dell’ottocento il Cavaliere Prussiano si arricchì di parti nuove, e ai tre Ufficiali originali se ne aggiunsero altri fino al numero di sei. La lista era questa : Gran Comandante, Cavaliere d’Introduzione, Cavaliere d’Eloquenza, Cavaliere delle Finanze, Cavaliere della Cancelleria e Cavaliere della Difesa.

Scomparve la parte relativa all’ubriachezza di Noè, si arricchirono le Letture e la parte teorica. Un interessante rituale del Cavaliere Prussiano ottocentesco, già prevenuto al suo massimo sviluppo o quasi, è riportato nel Manual of Freemasonry di Carlile ; versioni ad essa molto simili costituiscono ancora oggi il 21° grado del Rito Scozzese Antico Accettato, nonché il 35° di alcune linee di trasmissione odierna del Rito di Misraim.

L’altro antient degree noachita era l’Ark, che nella maggior parte delle Officine veniva praticato in combinazione con il Link and Wrestle. Quest’ultimo era un grado costruito intorno all’episodio  della lotta di Giacobbe con l’Angelo, e il legame tra i due miti era illustrato dal Gran Maestro (così veniva detto il presidente di questa camera) nell’allocuzione di Chiusura :

Fratelli miei, provvediamo a chiudere queste Logge nella ferma certezza che il patto stipulato da Dio con Noè dopo il Diluvio non sarà mai dimenticato, e possa la benedizione che Giacobbe ottenne dall’Angelo essere sempre su di voi.

Dal simbolismo noachita era tratta la decorazione della Loggia, ornata con un Arcobaleno trasparente e con un’immagine dell’Arca in navigazione ; il Gran Maestro però, apriva i lavori con le batterie relative a entrambi i gradi.

Nella prima parte del rito, veniva praticato l’Ark. il Libro Sacro veniva aperto sul settimo capitolo della Genesi, e la procedura per l’ammissione di un Candidato era scandita dalla sua progressiva lettura : per esempio, alla lettura del versetto 11 gli veniva consegnato un Ramoscello di Ulivo.

Seguiva all’iniziazione una lunga e interessante allocuzione del Gran Maestro, che accennava tra l’altro all’edificazione da parte di Enoch di Due Colonne (in questo caso, una di ottone l’altra di marmo) e forniva dettagliate informazioni su come la progenie di Noè si sparse per il mondo.

Al termine di questo discorso veniva ripetuta la doppia batteria, poi i lavori proseguivano nel Link and Wrestle.

Un’altra versione dell’Ark, l’Ark and the Dove (L’Arca e la Colomba) era stata introdotta in America dalle Logge militari. L’Arcobaleno stava all’Oriente, e al centro del Tempio uno spazio chiuso da tendaggi rappresentava l’Arca.

Otto Ark Mariners (già venivano chiamati così) erano richiesti per aprire i lavori nel grigiore dell’alba.

Dopo l’Apertura, Sem e Jafet avvertivano Noè che il Diluvio era cominciato e le acque stavano salendo :  non restava altro da fare che prendere posto nell’Arca.

Tutti i Fratelli si alzavano, si mettono all’ordine e davano il segno ; poi, guidati da Noè, si portavano nello spazio circondato dai tendaggi. Curioso ci appare oggi il dettaglio che, per questa parte del rito, Noè indossava una tunica gialla e una… barba bianca posticcia ; gli altri Fratelli, tuniche bianche e barbe più scure.

Noè rivolgeva una preghiera all’Altissimo, e si assicurava che un Ramoscello di Olivo consacrato fosse sull’Altare ; a questo punto l’Arca era varata, e si poteva procedere all’ammissione del Candidato. Questi doveva svolgere un percorso attraverso tre diverse stazioni :

La prima, a Occidente, era coperta da un tendaggio ; vi si trovava un piccolo Altare triangolare, coperto da una tovaglia verde e con al centro un Ramoscello d’Olivo.

C’era anche una tavola imbandita, alla quale il Candidato viene invitato a rifocillarsi con cibo e vino. Ma quando toccava il vino, il suo gesto suscitava la riprovazione di Noè, e tutti i Fratelli si mettevano a produrre un gran frastuono. Voci gridavano : Siamo perduti ! Mentre eravamo qui a festeggiare, le acque sono salite e ci distruggeranno.

Il tendaggio soprastante cadeva allora sul Candidato, avvolgendolo come in un sacco. In queste condizioni veniva trascinato dai Fratelli alla seconda stazione : la parte centrale del Tempio, quella delimitata dai tendaggi che rappresentano l’Arca. Nel corso di questo viaggio, i Fratelli simulavano il suono dei flutti del mare.

Nell’Arca erano praticate due Finestre. All’interno c’era anche un grande Triangolo Equilatero tracciato al suolo, e una tavola mobile precariamente appoggiata su un cilindro di legno.

Il Candidato veniva fatto fermare sul vertice Est del Triangolo, come avviene oggi nel RAM. Intanto Jafet sta lamentandosi con Noè perché teme che le acque prevalgano ; Noè lo invita a liberare la Colomba dalla Prima Finestra.

Il Candidato, sempre coperto dal tendone, viene trasferito dall’angolo Est del Triangolo a quello Sud-Ovest.

Ahimè, la Colomba è tornata senza aver trovato nessun luogo su cui posarsi. Noè invita Sem a provarci anche lui, questa volta dalla Seconda Finestra, e il Candidato passa all’angolo Nord-Ovest.

La Colomba ritorna, e questa volta porta nel becco un Ramoscello d’Olivo. Noè rende grazie all’Altissimo, e la libera personalmente (di nuovo dalla Seconda Finestra) per la terza volta.

A questo punto, il Candidato viene fatto fermare sulla tavola mobile. Sem osserva che la Colomba questa volta non è tornata. Noè esclama : scorgo la vetta di una montagna.

La tavola viene scalciata con forza ; il Candidato perde l’equilibrio e cade (un Fratello lo raccoglierà al volo, impedendogli di farsi male) mentre tutti gli Ark Mariners gridano in coro : Alleluia !

In questo modo veniva simulato l’arenarsi dell’Arca sul monte Ararat.

Il Candidato viene portato ora alla terza stazione, ovvero all’Oriente ; è arredata in modo del tutto simile alla parte occidentale, salvo il fatto che l’Altare Triangolare è spoglio.

Noè legge dal Libro Sacro Genesi 8: 21-22 e Genesi 9: 13-16, mentre il Candidato è guidato a compiere otto giri della stazione ; infine gli si dice di contemplare l’Arcobaleno all’Oriente, e viene finalmente creato Ark Mariner nel nome del Gran Patriarca dell’Universo, Signore del Cielo e della Terra, e di questa Venerabile Loggia di Ark Mariners, aperta sul Ramoscello di Ulivo.

Nella successiva Lettura, Noè intrattiene il neofita sulle origini del grado, del quale siamo debitori (…) a Hiram di Tiro, che ne aveva ricevuto la conoscenza indipendentemente da Re Salomone, e tramite un diverso canale. Da questo passa all’illustrazione degli attrezzi, e infine abborda un tema di grande importanza simbolica (al quale Giovanni Domma ha già accennato in un suo articolo) : ovvero che i tre angoli del Triangolo Equilatero sono Bellezza, Forza e Sapienza, e i suoi lati rappresentano Dio nella sua triplice relazione di Auto-esistenza, Rivelazione e Redenzione.

E’ questo il rituale più antico che si conosca nel quale le valenze della ritualità noachita sul piano della trasmutazione interiore siano esplicitamente dichiarate, e fa riflettere il fatto che vi si alluda in forma anche più estesa di quanto non risulti nel rito attuale.

Si passa poi alla Chiusura, che dopo i consueti dialoghi tra Noè e i suoi figli è caratterizzata da un unico e violentissimo colpo di Maglietto, significante ancora una volta che l’Arca ha preso terra.

Si conosce paradossalmente molto di più sui primordi del Cavaliere Prussiano e dell’Ark piuttosto che su quelli del RAM, da essi derivato. Fu infatti solo negli anni settanta dell’Ottocento, quando la Grand Lodge of Royal Ark Mariners confluì nella Massoneria del Marchio, che gli storici poterono accedere agli archivi di questo piccolo e geloso corpo rituale, che a partire dal 1813 aveva portato avanti i suoi lavori all’insegna della segretezza più esagerata.

Da essi risultava che la Grand Lodge sarebbe stata ricostituita a Londra nel 1772. Era una data sorprendentemente antica, che molti studiosi pongono in dubbio tuttora : altri però si domandano se la ricostituzione non sarebbe potuta avvenire sulla base di una patente canadese riportata in Inghilterra da Thomas Dunckerley (vedi in proposito il nostro articolo : Thomas Dunckerley : un Massone dimenticato), rammentando pure che John Knight – uno dei Fratelli citati negli annali del Cavaliere Prussiano praticato in Cornovaglia – era suo amico, e spesso in quegli anni si recava a Londra per lavorare con lui.

Si sa comunque che a Portsmouth, città natale di Dunckerley, una qualche forma di Ark era praticata fin dagli anni ottanta ; e così pure a Bath, altra città che lui frequentava.

Nel 1790, nelle cronache della città di Ipswich, è citato Noah Sibly, (che) aveva stabilito un club o società in una casa di Saint Clement’s, pretendente di essere un ramo particolare della Massoneria detto dei Buoni Samaritani o Ark Masons (…). Le loro (…) processioni (si svolgevano) attraverso varie vie della città, con un modello dell’Arca di Noè, una gran varietà di insegne e stendardi (…) ed erano precedute da una banda di suonatori.

Questo Noah Sibly si chiamava, in realtà Ebenezer Sibly : nato a Bristol probabilmente nel 1754, fu studioso swedenborghiano, astrologo, neotemplare, Massone Antient e discepolo di Dunckerley. Alla sua morte, avvenuta nel 1800, è citato nel necrologio che era anche noto come Father Noah.

Nel 1861 fu ritrovata una parte del rituale che veniva lavorato a Ipswich : è quella che gli storici considerano oggi la più antica testimonianza della pratica del RAM propriamente detto.

E’ intestato così :

Royal Ark Lodge of the (Pillar) of an ARK MASON

Laid open in the form of a LECTURE as handed down from Noah to the present time and carefully transcribed from Ancient Records

By Ebenezer Sibly, D(eputy) G(rand) N(oah), 1790.

Questo documento comprende :

1 – Il testo di una Lettura in pieno stile Dunckerley : parte dalla Geometria, per poi dilungarsi sull’influenza esercitata da Noè e dai Noachidi su varie antiche civiltà ; si passa poi a Isaia 54 : 8-10, infine il Master Noah illustra brevemente ai Fratelli il simbolismo del Triangolo.

2 – Alcuni cenni sulla preparazione del Candidato : viene detto che gli sarà fatto indossare un grembiulino di pelle d’agnello, nonché bisognerà informarlo che presso i Royal Ark Mariners non si usano gli attrezzi della muratoria, ma quelli della carpenteria – Ascia, Saracco e Trapano (Axe, Saw and Auger).

3 – Un Catechismo, dove si accenna all’accoglimento del Candidato sulla punta di un Triangolo e si descrivono procedure, parole di passo e segni in gran parte coincidenti con quelli odierni.

Su un foglio a parte è raffigurata un Arca recante un Triangolo sul tetto, e più sotto un’interessante raffigurazione di come la figura dell’Arca possa essere trasposta nei simboli della Loggia.

E’ accluso anche un passaporto in bianco, recante come intestazione due simboli : primo, l’Arca che naviga sotto l’Arcobaleno, con la Colomba in volo ; intorno all’Arcobaleno sta scritto “Royal Ark Mariner Lodge”, e sotto “N° 9”. Secondo : un Triangolo suddiviso internamente in altri sette, con tre Lettere inserite nei tre triangoli inferiori.

Tutto questo è sufficiente per far concludere agli studiosi che, salvo alcuni dettagli mutuati successivamente da altre forme rituali (tra i quali il più importante è il simbolo della Pietra di Porfido), più di duecentoventi anni fa i tratti generali del RAM erano quasi completamente identici a quelli di oggi.

Negli anni novanta ci sono varie testimonianze di tornate del RAM svolte a Londra ; per alcune è documentata la partecipazione di Dunckerley in qualità di Grand Commander. Morì nel 1795 dopo aver designato Silby come suo successore, e questi a sua volta nominò un nobile, Lord Rancliffe : eloquente testimonianza che il grado era ormai uscito dalla fase pionieristica e stava decollando.

Del 1797 la più antica testimonianza della sua presenza in Scozia : il RAM veniva considerato l’11° grado di un sistema rituale in 31 gradi, in uso presso l’Early Grand Encampment neotemplare.

Anche questo RAM scozzese è molto vicino al rituale contemporaneo, salvo variazioni nel testo e piccole differenze : per esempio, l’ingresso del Candidato è affidato a Sem, e la parte in cui al Candidato viene fatto percorrere il Triangolo è molto più breve.

Inoltre, secondo Handfield-Jones, il Candidato indossava il grembiulino di agnello e portava a tracolla una banda verde, o con i colori dell’Arcobaleno. Poi, il Triangolo veniva tracciato sul pavimento con un gesso, e – soprattutto – la Pietra di Porfido non c’era.

In realtà, l’adozione di questo simbolo – tuttora assente dalle versioni scozzese e americana del RAM – è molto recente : può essere fatta risalire agli anni ottanta dell’Ottocento, ovvero dopo la fusione tra il RAM e la Gran Loggia del Marchio.

Per quanto la cosa possa essere sorprendente, le ragioni di un’aggiunta di tale rilievo non sono affatto documentate, e nell’ultimo ventennio sono state oggetto della massima curiosità da parte degli storici : così oggi non mancano le dotte dissertazioni che associano la Pietra di Porfido a un buon numero di pietre citate nella tradizione massonica, nella Bibbia e perfino nel… Talmud -nessuna, però, del tutto convincente.

L’ipotesi oggi più apprezzata è quella che ricollega la Pietra di Porfido del RAM a un’altra che era in uso in alcune versioni dell’Arco Reale prima della Union del 1813. Su quest’ultima, si diceva, il buon Patriarca Noè riposava quando ritornava giornalmente dalla sua pia fatica di costruire l’Arca, e quando finì la prese e la piazzò al centro dell’Arca. Con questa Pietra, come un’Ancora di Speranza, Noè ancorò l’Arca sul Monte Ararat ; poi, lui e la sua famiglia uscirono.

Su questa Pietra Noè presentò la sua prima offerta a Dio per ringraziarlo della propria salvezza, e volle che fosse posta nella valle dell’Ararat finché il primo dei suoi discendenti fosse stato ancora chiamato a viaggiare sulla terra o sulle acque…

Si tratta, come si vede, di un mito analogo a quello del Sepolcro di Adamo, e su come fosse entrato a far parte di un grado non noachita come l’Arco Reale si possono fare soltanto delle ipotesi :  avvenne probabilmente nel periodo di osmosi tra le versioni locali dei vari gradi che aveva caratterizzato il primo periodo della Atholl Lodge.

Ora, appare plausibile che la notizia della sua rimozione dall’Arco Reale post-Union avesse creato forte malumore tra gli Ark Mariners del 1813, già abbastanza indignati per l’emarginazione del loro grado, e che il ricordo di tale affronto si sia tramandato lungo l’arco del secolo ; e non ci sarebbe da stupirsi se, già prima degli anni ottanta, alla Grand Lodge of Royal Ark Mariners fossero pervenute proposte volte al recupero della Pietra di Porfido mediante la sua immissione nel patrimonio simbolico del RAM.

Se questo non fu fatto, le ragioni possono essere tante : può darsi legate alla volontà di non alterare il rituale, ma più probabilmente non si voleva rischiare di accendere una polemica con l’UGLE negli anni in cui il RAM, emarginato e debole, lottava per sopravvivere.

Ma dopo la fusione con il Marchio, quest’ultimo pericolo era venuto meno : ora il RAM poteva disporre non solo di solide strutture, ma anche di un rapporto con l’UGLE che – seppure ufficialmente inesistente – era di fatto improntato alla massima collaborazione.

Nell’UGLE stessa, l’approccio verso gli antient degrees era cambiato : non si guardava più ad essi come a un pericolo, ma come a gloriosi ricordi storici da tutelare.

Suona quindi molto probabile che gli Ark Mariners degli anni ottanta, quando l’alleanza col Marchio offrì loro l’occasione di risistemare il rituale in forma definitiva, abbiano approfittato dei buoni agganci della Gran Loggia del Marchio con l’UGLE per informarsi discretamente se, nell’ambito dell’Arco Reale, il loro …scippo della Pietra di Porfido avrebbe destato contrarietà ; e rassicurati che furono, l’abbiano innestata nel RAM senza troppa pubblicità, salvando in questo modo dall’oblio un altro importante frammento della ritualità noachita.

Concludiamo con un tratto che nessun autore massonico ha mai rilevato : ovvero, che è di porfido il sarcofago di Federico II di Svevia, conservato nella Cattedrale di Palermo.

Non volendo prestare il fianco alle accuse di troppa immaginazione di cui spesso gli storici dell’esoterismo sono fatti oggetto, ci saremmo astenuti dallo scriverne, non fosse per il legame tra il simbolo della Pietra di Porfido e il Sepolcro di Adamo.

Federico II fu l’ultimo condottiero cristiano a conquistare Gerusalemme ed esserne incoronato Re ; nel diciottesimo secolo, però, era soprattutto celebrato come uomo di cultura e pioniere del progresso, per essere stato un fautore dell’unificazione dei popoli e per essersi energicamente opposto allo strapotere della Chiesa.

E’ così assurdo supporre che nel diciottesimo secolo qualche Massone tedesco (notevole era la presenza dei gradi noachiti in Germania) possa avere pensato a lui come a un Adamo dei tempi nuovi ?