SULLA STRUTTURA AMMINISTRATIVA DEL GOI

Ancora una volta ho il piacere e l’onore di pubblicare un articolo a firma del Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma. La sua vittoriosa battaglia per la Consacrazione dei Venerabili in seno al Grande Oriente d’Italia ha fatto di lui una figura quasi mitologica : quasi ogni giorno ricevo e-mail da Fratelli desiderosi di mettersi in contatto con lui.

In verità, per chi guardi all’esoterismo superficialmente la prospettiva di Giovanni non parrebbe, a prima vista, aver molto in comune con la mia : la sua attenzione, infatti, è interamente rivolta al problema delle riforme strutturali del Grande Oriente, per renderlo nuovamente idoneo a rappresentare la Massoneria italiana sul piano internazionale.

Ma questa sua preoccupazione mi trova completamente d’accordo ; e così pure condivido con lui l’analisi della funzione storica rivestita dalla Massoneria britannica, e quanto sia vano indulgere alla contrapposizione storica tra Massonerie di indirizzo anglosassone e indirizzo latino, fondata sul menzognero presupposto che le prime siano inferiori alle seconde dal punto di vista esoterico.

Questo è il motivo per cui sarò sempre felice di dargli spazio, e per cui credo che la sua visione – per quanto apparentemente particolare – sia invece del tutto idonea ad essere integrata nella prospettiva che, passo dopo passo, vado delineando nei miei articoli ; che pone al primo posto il lavoro dell’uomo su sé stesso nel quadro di una prospettiva laica, e più collettiva che individuale.

                                                                          Daniele Mansuino

 

SULLA  STRUTTURA  AMMINISTRATIVA  DEL  GRANDE  ORIENTE  D’ ITALIA

di Giovanni Domma

 

La messa in opera – in seno alle Officine del Grande Oriente d’Italia facenti riferimento al Collegio Circoscrizionale della Lombardia – di un Rituale di Consacrazione per i Maestri Venerabili che lavorano in Logge praticanti il rituale scozzese (vedi in questa rubrica l’articolo di Daniele Mansuino Storica svolta nel Grande Oriente d’Italia) è un fondamentale primo passo del lungo percorso che avvicina il GOI ai canoni della regolarità massonica internazionale.

Ma anche un’occasione (insolita, per la verità, nella Massoneria italiana) di rimarcare gli ampi spazi di autonomia che la struttura interna del Grande Oriente d’Italia riconosce e concede – con genuino spirito democratico – agli organi direttivi dei Collegi Circoscrizionali.

Non è così in tutti gli Ordini massonici di concezione scozzese, neppure in qualcuno il cui nome è legato a storiche battaglie in difesa della democrazia ; anche da questo punto di vista, come in numerosi altri campi, il Grande Oriente d’Italia si rivela a un esame attento molto migliore di quanto pretendano detrattori e calunniatori.

Sfogliando il libro degli Antichi Doveri, Costituzioni e Regolamento dell’Ordine, alla pagina 11 titolo II La struttura e gli Organi del Grande Oriente d’Italia e alla pagina 25 capitolo VII Le Circoscrizioni- I Collegi Circoscrizionali sono elencate tutte le funzioni del Presidente del Collegio Circoscrizionale e di tutti i dignitari e ufficiali regionali che lo compongono.

Esplicitamente viene detto che il Collegio è l’organo che collega le logge al Grande Oriente D’Italia ; di conseguenza, il Fratello eletto Presidente di un Collegio Circoscrizionale è l’equivalente di un Gran Maestro Regionale (o Provinciale che dir si voglia) laddove la struttura dell’Ordine sia modellata secondo l’esempio inglese.

Senza volerci dilungare nei dettagli, la distanza di ruolo e poteri tra un Presidente di Collegio italiano e il Gran Maestro Provinciale di un Ordine di concezione anglosassone (rientra in questi parametri, sia chiaro, anche la Gran Loggia Nazionale Francese) non è molto grande.

La differenza più appariscente è che un Gran Maestro Provinciale dispone di una Gran Loggia, la cui autorità collettiva gli conferisce più voce in capitolo nel Governo dell’Ordine (di cui egli fa parte). Un’altra è che il nostro Presidente di Collegio viene votato dai Fratelli, quindi eletto dal basso ; invece il Gran Maestro Provinciale è nominato dal Gran Maestro Nazionale, quindi dall’alto.

Sebbene quindi le due figure siano vicine, due diverse concezioni della Massoneria vengono a rispecchiarsi in loro, e in questa dicotomia possiamo riconoscere i tratti di due fondamentali contrapposizioni venute a noi dal più remoto passato, che gli articoli del Fratello Daniele Mansuino hanno rese familiari ai lettori di questa rubrica : 1) quella tra Antients e Moderns in seno alla Massoneria inglese, 2) quella tra Massoneria inglese e Massoneria scozzese/latina.

Semplificando molto, possiamo riassumere le due contrapposizioni in questo modo :

 

1) Nella concezione Antient, il centro della Massoneria era la Loggia e il lavoro interiore del Massone sulla propria Pietra era l’unico fine. Secondo i Moderns, questo lavoro doveva andare di pari passo all’azione nel sociale ; era quindi preferibile strutturare l’Ordine in modo più verticista, in modo di garantire alle Logge maggiori possibilità di azione comune.

Già in questa prima dicotomia possiamo distinguere una delle tante peculiarità che rendono difficile la comprensione delle dinamiche massoniche da parte dei profani : gli Antients volevano la concessione di maggiori poteri alle Logge, quindi apparentemente una maggiore democrazia interna, ma erano in buona sostanza tradizionalisti e conservatori ; i Moderns un Ordine più forte, quindi apparentemente più autoritario, ma si autodefinivano liberals – ovvero, traducendo la terminologia politica britannica ai tempi nostri, democratici e progressisti (per non dire… di estrema sinistra).

2) Quando la Massoneria si sparse nell’Europa continentale, le sue caratteristiche democratiche e il suo sostegno alla libera ricerca spirituale la posero in conflitto coi governi della Restaurazione, sostenuti dalla Chiesa Cattolica. L’aspro scontro sociale in cui venne coinvolta, soprattutto in Francia e in Italia, la trasformò in una struttura clandestina fortemente spezzettata, in seno alla quale l’attività coordinata di taglio Modern era impossibile  e l’autonomia di base propria del modello Antient era necessaria.

E d’altra parte, proprio in virtù della prevalenza di giocoforza accordata alle tematiche sociali rispetto a quelle esoteriche, la Massoneria latina era fortemente spostata a sinistra rispetto a quella britannica : in essa quindi le esigenze Antient di autonomia della Loggia e quelle Modern di azione nel sociale venivano a coincidere, creando un miscuglio piuttosto esplosivo e difficilmente controllabile dall’alto.

Questo modello ibrido, che i Britannici non sono mai riusciti a comprendere bene, generò la diffidenza da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra verso gli Ordini latini : un contrasto che solo oggi, con la lungimiranza suggerita da una più ampia e serena prospettiva storica, entrambe le parti stanno lavorando per sanare.

Per quanto riguarda il GOI, la mia opinione è che davvero non molti sarebbero i ritocchi necessari per conformarci appieno agli standard della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, e molti di essi su un piano più formale che sostanziale.

Un tipico esempio di quanto vado affermando è proprio il ruolo del Presidente del Collegio : per il quale sarebbe forse il caso di chiedersi se non sia opportuno rinunciare spontaneamente al diritto di votarlo, e farne un Gran Maestro Provinciale nominato dal Gran Maestro : le precedenti osservazioni dovrebbero aver sufficientemente chiarito che la perdita per quanto riguarda la democrazia interna sarebbero più apparenti che reali (anzi probabilmente la “base” rappresentata dalle Officine ci guadagnerebbe, perché aumenterebbero tanto l’autonomia a livello “provinciale” quanto la possibilità per le Officine di far sentire la propria voce “in alto”) e il guadagno di credibilità per il GOI sul piano internazionale sarebbe tanto grande da tacitare ogni argomento contrario.

E tuttavia, sono il primo a rendermi conto che il particolarissimo momento che il nostro Ordine sta attraversando sul piano delle sue dinamiche interne non è forse il più adatto per far cogliere ai Fratelli i lati buoni della cosa : quindi vi prego di dimenticarla – fate finta che io non abbia detto niente – e vediamo piuttosto se non sia il caso di avviare il processo di rivalutazione della figura del Presidente del Collegio dai suoi simboli esteriori : non per farne un Gran Maestro Provinciale (almeno per ora), ma almeno per rivestirlo con dei segni di distinzione che non lo facciano sfigurare nei confronti dei suoi colleghi a livello europeo.

Nessuno – spero nemmeno i tradizionalisti più arrabbiati – oserà affermare che la sua dignità sia inferiore a quella di un Gran Maestro Provinciale solo perché la sua elezione viene dal basso : a questi malintesi esoteristi oserei ricordare che ciò che in alto è come ciò che è in basso, e che se davvero il Grande Architetto si fosse offeso perché i Massoni hanno inventato la democrazia, avrebbe precipitato all’Inferno Voltaire, Rousseau, Robespierre e tutti noi per fargli compagnia, invece di fare della democrazia il sistema di governo più diffuso nel mondo (e speriamo che duri).

Davvero vogliamo continuare a fare in modo che la figura del Presidente di Collegio sia penalizzata e umiliata ? Secondo me, i tempi sono maturi perché  si rimedi a questo errore.

I Gran Maestri Provinciali Esteri sono scelti e nominati tra i Grandi Ufficiali Nazionali, e hanno diritto di contraddistinguersi con le insegne corrispondenti per tutta la vita. Sarebbe il caso che anche da noi – una volta che il Presidente del Collegio termina il suo mandato – gli si conferisca una carica a livello nazionale di pari valore ; o almeno gli si consenta di testimoniare ai Fratelli del suo Oriente di aver dedicato disinteressatamente  le proprie forze a rappresentarli, consentendo anche a lui di conservare le insegne della sua funzione.

Se questo venisse attuato, si porrebbe rimedio (almeno in parte) anche a un’altra assurdità : l’Articolo 88 del Regolamento dell’Ordine, infatti, recita che i Presidenti di Collegio sono membri di diritto della Gran Loggia. Ora, se le cose stanno così, come si può giustificare il fatto che al termine del loro mandato ritornano tra le colonne come semplici Ex-Venerabili ?

Forse che l’appartenenza alla Gran Loggia è una funzione amministrativa del tutto svincolata da qualsivoglia valenza iniziatica ? Se è così, allora diciamolo : ma facciamo bene attenzione, perché affermando una cosa del genere ci si porrebbe in contrasto con la tradizione massonica fin dalle origini, negando ogni ragione di essere a tutte le riforme volute dai Moderns per trasformare la Massoneria in uno strumento di azione sociale.

All’estero il Gran Maestro, quando fa il suo ingresso nel Tempio, deve essere salutato dai Fratelli undici volte ; se entra il Gran Maestro Aggiunto nove volte, un Grande Ispettore o un Gran Maestro Provinciale sette volte. Se entra un nostro Presidente di Collegio, quante volte lo saluteranno ?

Insomma, basta : a mio avviso è  ora di finirla con queste discriminazioni, che gli stranieri (posso dirlo per esperienza diretta) sono i primi a biasimare. In Francia, per esempio, i Fratelli sarebbero ben lieti di poter rendere i debiti onori agli Ufficiali del Grande Oriente d’Italia ; anche perché il poter ricorrere alla procedura standard prevista internazionalmente in questi casi li solleverebbe dal problema di dover decidere volta per volta secondo quale cerimoniale debbano essere accolti, con relative incomprensioni e… incidenti internazionali.

Basterebbe solo che il GOI conformasse le sue strutture a quelle in uso nella generalità della Massoneria europea… ma chiediamo davvero la Luna se pretendiamo una cosa talmente ovvia ?

 

 

 

 

 

Guardate la foto che ho inserito a corredo di questo articolo. Da sinistra a destra vediamo allineati quattro Massoni. Il primo a sinistra è un Grande Ufficiale Provinciale di un Ordine estero ; seguono poi  un Gran Maestro Provinciale dello stesso Ordine, un Presidente di Collegio del Grande Oriente d’Italia ed infine un Grande Ufficiale Nazionale di un Ordine estero.

Equiparando le gerarchie amministrative, il secondo e il terzo da sinistra sono equivalenti ; ma guardando le insegne del Massone italiano, non si direbbe proprio.

Il grembiulino del Gran Maestro Provinciale estero, oltre alle tre T rovesciate (sulla spiegazione di questo simbolo, vedi l’articolo Svolta storica nel Grande Oriente d’Italia), ha nelle parti laterali ed in basso due Spighe di Grano con il Sole e le foglie ed i chicchi del Melograno ; nella parte centrale una Squadra e un Compasso, ed al centro la famosa Stella di Davide. Quanto al collare, è uguale come larghezza e simbologia a quello del Gran Maestro, con la sola differenza del Gioiello : invece del Sole c’è la Squadra e Compasso con la Stella di Davide.

Mentre, se osserviamo le insegne del nostro Presidente del Collegio : il collare reca un Gioiello che può essere ricondotto alla sua qualifica di Ex-Maestro Venerabile. Quanto al grembiulino, oltre alle tre T non reca nessun simbolo, salvo un piccolo cerchio con la Squadra e la 47° Proposizione di Euclide ; come abbiamo spiegato nell’articolo suddetto, questo simboli vanno riferiti alla carica di Venerabile.

Insomma, voglio dire : anche… sommandoli tra loro, né il collare né il grembiule sono sufficienti a definire la qualifica di Presidente di Collegio, primus inter pares di tutti i Venerabili e Ex-Venerabili di una Circoscrizione. Anzi, se vogliamo dirla tutta : accanto al suo pari grado italiano, il Gran Maestro Provinciale straniero fa la figura di un Re vicino al suo segretario.

Se poi sfioriamo l’argomento della loro collocazione nel Tempio, quando si va a far visita in qualche Ordine di ispirazione anglosassone si assiste a qualcosa che per noi è veramente umiliante : in quanto il Gran Maestro Provinciale straniero lo si porta a sedere alla destra del Maestro Venerabile (e se ci fosse il Gran Maestro del GOI, ci andrebbe anche lui), mentre un Presidente di Collegio, se c’è, viene messo a sinistra, e se non è più in carica lo si lascia addirittura tra le colonne (ancora grazie che dopo l’Agape non gli fanno lavare i piatti).

Parentesi dedicata a tutti coloro che – non a torto – non hanno molta simpatia per collari, grembiuli e cerimoniali : non è assolutamente nel mio intento far leva su quei Fratelli che ostentano come bambini le proprie decorazioni, e che se vengono invitati all’Oriente si accendono di orgoglio a tal punto che si potrebbe spegnere la luce e usare loro per l’illuminazione del Tempio, risparmiando sulla bolletta.

L’Umiltà, non dimentichiamolo, deve essere sempre la prima virtù del Massone ; però la si pratica più volentieri quando le regole sono uguali per tutti, e quando non contraddice il rispetto che da tutti andrebbe tributato agli Ufficiali che prestano gratuitamente la loro opera in favore dei Fratelli.

E poi, non scordiamolo : collari, grembiuli ecc. non sono affatto pezzi morti di stoffa o di pelle, come possono apparire a chi non è addentro al nostro simbolismo e vede in essi soltanto una manifestazione di vanità : sono anche la forma materiale dei contenuti iniziatici della nostra Istituzione.

Come per partecipare ai lavori massonici è richiesto un abbigliamento decoroso che rispecchia il rispetto del Massone verso i Fratelli, così rivestire i Fratelli più eminenti con le decorazioni adeguate esteriorizza il nostro rispetto nei confronti del lavoro esoterico, che è e deve essere sempre il primo interesse dei nostri cuori.

E infine, ammettiamolo (e poi fucilatemi pure se volete) : tutti noi poveri mortali abbiamo una sensibilità e un orgoglio. A chi non fa piacere essere ricevuto nel Tempio con i debiti onori, dopo esserseli conquistati lavorando, sgrossando la Pietra, migliorandosi culturalmente ?

Sarebbe quindi cosa sacrosanta conformare le insegne dei nostri Presidenti di Collegio a quelle dei loro colleghi stranieri Gran Maestri Provinciali, offrendo in questo modo anche ai Fratelli italiani in giro per il mondo la possibilità di vedere riconosciute le loro legittime prerogative.

Personalmente, non dimenticherò mai l’umiliazione e il dispetto che mi agitarono in una Loggia molto affollata dove eravamo andati in visita, dove l’anziano Maestro Venerabile che mi aveva dato la Luce – Presidente di Collegio in carica  – era venuto portandosi solo un umile grembiulino da Ex-Venerabile, e per una dimenticanza dell’indaffarato Maestro delle Cerimonie fu lasciato tra le colonne.

Volevo alzarmi per segnalarlo, ma lui nella sua saggezza, mi trattenne, facendomi capire che non glie ne importava nulla. Pensai allora che fanno bene in Francia, dove l’Ex-Gran Maestro Provinciale ha il diritto di indossare le insegne da Gran Maestro a vita, siede sempre alla destra del Maestro Venerabile e sarà sempre ricevuto sempre con tutti gli onori.

Perché, voglio ripeterlo : non è l’onore alle nostre misere persone quello che conta, ma il rispetto verso i simboli e le cariche è tutt’uno con il rispetto per i valori iniziatici della nostra Istituzione.

Consentitemi di illustrare come ci si rivolge in Francia ai Fratelli che, in seguito ai loro progressi sul piano iniziatico e amministrativo, occupano incarichi a livello provinciale e nazionale :

1- al Gran Maestro, Gran Maestro Aggiunto, Grande Ispettore Nazionale, Gran Maestri Provinciali e Gran Maestri Provinciali Aggiunti : Rispettabilissimo Fratello.

2 – a tutti gli altri Grandi Ufficiali Nazionali, con cariche e senza cariche, agli ex Grandi Ufficiali, ai Grandi Ispettori Provinciali : Rispettabili Fratelli.

3 – a tutti gli altri Grandi Ufficiali Provinciali, in carica o Passati : Venerabilissimi Fratelli.

Non è il caso di aggiungere altro. Se qualche Fratello esperto di cerimoniale vorrà fare il confronto con le analoghe denominazioni in uso nel GOI, credo che il senso del mio discorso balzerà con la massima chiarezza ai suoi occhi.

Oltretutto, appunto : ricordiamoci che oggi abbiamo molti Fratelli – tra cui il mio amico Daniele – che pur non rinnegando affatto i valori laici e sociali dell’Ordine, considerano l’aspetto esoterico della Massoneria come un valore primario, e di quello che noi facciamo tra l’Apertura e la Chiusura dei Lavori apprezzano soprattutto quanto può essere ricondotto direttamente al nostro perfezionamento interiore, sia collettivo che individuale.

La Massoneria britannica in questo è maestra.  Nel suo articolo su Emulation, Daniele ha rimarcato come ad esso debba accompagnarsi sempre la precisione tecnica dei movimenti e dei gesti, per ottenere quegli effetti – come anche nel Sufismo e nello sciamanesimo – direttamente funzionali al lavoro esoterico di trasmutazione interiore.

Questo e non altro deve essere lo scopo principale del lavoro massonico, sorretto sul piano etico dalla sacralità del discorso esoterico applicato, vivo e operante.

Che poi il progresso individuale e collettivo dei Fratelli nella quadratura della pietra possa e debba concretizzarsi nella forma dell’azione sociale è qualcosa che non mi sogno di mettere in dubbio, anzi spero proprio che nessuno osi farlo ; ma perché questo avvenga è necessario che l’aspetto esoterico del rituale non sia trascurato, anzi che universalmente possano essere adottate quelle forme rituali che consentono l’attuazione di un lavoro esoterico più concreto ed efficace.

Dobbiamo quindi dire grazie alla nostra storia di democrazia se oggi il Presidente del Collegio è una figura importante, amata dai Fratelli e riconosciuta in seno all’Ordine, ma non dobbiamo fare lo sbaglio di …incarcerarla in una concezione dell’Ordine integralmente latina che oggi per molti versi è da considerare superata. E’ il caso di piuttosto di chiedersi seriamente se, per renderla più rispondente ai valori della Massoneria odierna, non sia il caso di valorizzarla maggiormente dal punto di vista esoterico e rappresentativo.

Giovanni Domma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SECONDO ARTICOLO SUI COLLEGI CIRCOSCRIZIONALI GENNAIO 2012

 

MASSONERIA :VALORIZZAZIONE E RINNOVAMENTO DEI COLLEGI CIRCOSCRIZIONALI

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

valorizzazione e rinnovamento dei collegi circoscrizionali  Gennaio 2012

 

Prima di immergerci a scrivere questo secondo articolo sul riordino strutturale (più formale che sostanziale) del Grande Oriente d’Italia, proponendo in esso una revisione sia del ruolo dei Presidenti di Collegio che dei Collegi Circoscrizionali stessi, desideriamo ringraziare il webmaster Ivo, che con molta generosità ospita nel suo sito la nostra rubrica riservata all’esoterismo.

 

Il contenuto dei nostri precedenti articoli sulla Massoneria era – se vogliamo – molto più “esoterico” di questo : si trattava di giustificare mutazioni rituali e non strutturali, dimostrando la loro conformità con le basi della tradizione massonica. In questo caso invece, almeno in apparenza, non si va oltre le questioni amministrative: per questo forse alcuni lettori potrebbero considerare l’argomento inadatto alla rubrica.

 

Sarà davvero così ? Ci sottoponiamo volentieri al vostro giudizio, fidando nel responso dei Fratelli più esperti: i quali sanno bene – per averlo sperimentato in centinaia di tornate di Loggia – come la qualità del lavoro massonico sia strettamente legata all’organizzazione che la circonda, e come la struttura di un Ordine massonico non sia nulla di diverso dalla manifestazione più esteriore della sua essenza.

Naturalmente, le varianti che intendiamo proporre non sono altro – in ultima analisi – che un’esternazione delle nostre preferenze personali. E’ destino di tutti gli esseri umani formare e proporre le proprie opinioni sulla base di un’esperienza limitata – questo vale anche, lasciatecelo dire, per coloro che viceversa si atteggiano a santoni e pretendono di incarnare punti di vista metafisici e “trascendenti”. Il nostro punto di vista, però, può godere del supporto di quasi tre secoli di pratica in seno alla più solida organizzazione che la Massoneria si sia mai data nel corso della sua storia: quella della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE), Loggia madre di tutte le Massonerie del mondo.

Si parla spesso della struttura dell’UGLE, senza però saperne molto. Per esempio, una teoria recente – ancora poco nota nel nostro Paese – pone in relazione il sorgere della Massoneria speculativa in Inghilterra con quello delle strutture assistenziali per i lavoratori.

 

Nel diciassettesimo secolo, per quanto lo Stato inglese si stesse rapidamente modernizzando, il lavoratore vecchio o ammalato non poteva contare su altra solidarietà che quella dei suoi amici ; e sarebbe stato così ancora per molti anni, come certifica per esempio la pietra tombale di un eminente Massone vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento: John Postlethwaite – uno degli animatori della Loggia Viaggiante del Ceshire – che sostenne i più elevati Ordini della Massoneria senza inorgoglirsi e morì nel febbraio del 1819, preservato dall’indigenza dalla bontà dei suoi amici della Loggia Minerva.

 

Prese forma nel Seicento l’uso dei lavoratori inglesi di riunirsi in club professionali che organizzavano cene di beneficenza: il denaro raccolto veniva custodito in un fondo, del quale si potevano destinare piccole somme ai colleghi in difficoltà.

Questi club avevano riti di iniziazione e parole di passo, anche se in nessuno dei loro rituali giunti fino a noi è riscontrabile la ricchezza di simbolismo esoterico che è peculiare dei riti massonici. Inoltre si riunivano in taverne e avevano vari altri tratti in comune con le prime Logge.

 

Ora, se è forse esagerato supporre che la Massoneria sia nata soltanto come club assistenziale dei muratori operativi, è tuttavia plausibile che nel Seicento svolgesse anche questa mansione, e si sia quindi allineata alla scelta – adottata dalla maggioranza dei club verso la fine del secolo – di accogliere nelle loro file anche membri non praticanti la professione. In quel periodo, infatti, l’espansione dell’industria e la manifestazione sempre più chiara dell’andamento ciclico dell’economia determinarono improvvise ondate di disoccupazione: di qui la scelta di aumentare il numero dei membri per accrescere la consistenza dei fondi.

 

Questa ipotesi, crediamo, è utile per fornire la chiave di due aspetti della Massoneria tuttora controversi: primo, l’indissolubile legame tra attività esoterica e attività sociale (che, come sappiamo, si è sempre manifestata soprattutto nell’aspetto dell’assistenza): alcuni vorrebbero che si tratti di un accostamento artificiale e forzato, ma se le cose andarono davvero in questo modo allora è chiaro che entrambe le componenti furono aspetti essenziali della nostra Istituzione fin dai primordi.

 

Secondo, l’accurata forma di organizzazione territoriale che molti vedono come una semplice conseguenza della diffusione della Massoneria nel mondo, mentre in realtà ne è più la causa che non l’effetto; in Inghilterra questa sopraffina arte organizzativa ha raggiunto il massimo livello, e crediamo che al mondo perfino molti Stati sovrani ne possano invidiare l’efficienza economica e la razionalità.

Ai nostri giorni, sotto l’egida del Venerabilissimo Gran Maestro (che è attualmente Sua Altezza Reale il Duca di Kent) sono radunate la Gran Loggia metropolitana di Londra e tutte le Gran Logge Provinciali. Il Gran Maestro è assistito nel governo dell’Ordine dai membri della Gran Loggia, che sono tutti rigorosamente Past Masters, selezionati mediante un articolato sistema di camere superiori.

Proprio in quanto il Gran Maestro è sempre un membro della Casa Reale, il contrappeso democratico che gli si affianca è solido e inattaccabile, a partire dal fatto che la maggior parte delle decisioni amministrative vengono prese di fatto dai Gran Maestri Aggiunti ; in Inghilterra questa carica non è una mansione onorifica come da noi, bensì l’espressione della Gran Loggia – cui membri sono a loro volta il prodotto della volontà delle singole Officine. Ce ne sono tre : un Pro Grand Master, un Deputy Grand Master e un Assistant Grand Master, ciascuno con funzioni ben definite. Per quattro volte all’anno, la Gran Loggia viene informata della loro attività per mezzo delle Comunicazioni Trimestrali,  che si tengono ogni secondo mercoledì di Marzo, Giugno, Settembre e Dicembre ; invece l’Investitura Annuale – che è seguita dalla Grande Festa – è tenuta nell’ultimo mercoledì di Aprile.

La Gran Loggia Unita d’Inghilterra conta attualmente a piedilista circa un milione di Fratelli e più di ottomila Officine. Le Logge londinesi dipendono dal Gran Maestro Metropolitano; le altre su territorio inglese sono raggruppate in 47 Province, ciascuna alle dipendenze di un Gran Maestro Provinciale. Le Logge con sede all’estero costituiscono 33 Distretti (governati da Gran Maestri Distrettuali) e 5 Gruppi (troppo piccoli per formare un distretto; sono capeggiati da 5 Grandi Ispettori) più un’altra dozzina di singole Officine.

Il rendiconto della ripartizione delle cariche viene pubblicato ogni anno nel Libro Massonico, a disposizione di tutti i Fratelli che – se necessario, anche bypassando la propria Officina – abbiano istanze da proporre al Gran Maestro di loro riferimento; sebbene in proposito non esita alcuna norma scritta, è regola tradizionale che tutte queste proposte – senza eccezione – vengano accolte e portate all’attenzione della Gran Loggia.

Qui occorrerebbe davvero aprire una parentesi per discutere se il concetto di democrazia vigente nel GOI – che in luogo dei Gran Maestri Provinciali prevede un Presidente del Collegio Circoscrizionale eletto dalla base – sia preferibile rispetto all’usanza inglese (e internazionale) di nominare i Gran Maestri Provinciali dall’alto.

Una parentesi ricca e ponderosa, perché la storia d’Italia ha visto non solo la Massoneria battersi contro ai totalitarismi politici tardo-feudali e papali, ma anche – al suo interno – contro i tentativi, da parte di certi corpi rituali, di accaparrarsi il potere per restringerlo nelle mani dei Fratelli economicamente più abbienti: questo al fine di sintonizzare la linea di pensiero dell’Istituzione con le forze profane dominanti, aggirando il landmark che ci impedisce di occuparci di politica al fine di impegnarsi in redditizie tresche con le mafie e… il Vaticano.

Ahimè, lo sappiamo : l’Italia è sempre stata un Paese anomalo, e i tentativi di trasformarla in uno Stato veramente laico – per quanto in certi periodi siano arrivati molto vicini al successo – si sono sempre scontrati con poteri superiori alle nostre forze. Ai tempi in cui lo scontro era frontale, aveva un senso esasperare la nostra idea di democrazia interna fino al punto di inibire qualsiasi possibilità di nomina dall’alto per cercare in qualche modo di respingere ogni interferenza dei poteri forti ; ma ha un senso ancora oggi ?

La storia dice di no. Nell’epoca dello strapotere mediatico, l’eliminazione della democrazia mediata in favore della democrazia diretta non è affatto più sinonimo di maggior libertà. Negli anni ottanta, la democrazia strutturale del GOI non ci ha minimamente impedito di cadere vittima dello scandalo P2, che – grazie anche alle menzogne intessute dai media – ha precipitato il consenso sociale nei confronti della nostra Istituzione al minimo assoluto (e più di tutto, problema che a livello storico non è stato ancora opportunamente analizzato, ha approfondito in modo apparentemente irrimediabile la frattura tra Massoneria e sinistra); e cose analoghe le potremmo scrivere anche per gli anni novanta, quando lo stesso nostro fanatismo iper-democratico (peraltro risiedente ben più nelle parole che nei fatti) non ha impedito scandali di finanza e mafia su cui è carità tacere; né la scissione della Gran Loggia Regolare d’Italia, né l’incredibile e immeritato disconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, che assurdamente relega il GOI nel novero delle massonerie irregolari (!) – ma ci rendiamo conto ?

Tutto questo anche perché la facilità di comunicazione che impera ai nostri giorni premia chi ha più denaro da impegnare per influenzare l’opinione pubblica – oggi mediante la TV, internet, SMS e telefonate. Così anche in Massoneria, quanto più la “base” è nominalmente coinvolta nelle decisioni, tanto più è facile manipolarla ed orientarla; anche grazie all’appoggio di quei “quadri intermedi” che oggi come non mai sono i veri opinion makers del nostro mondo… Un tempo, invece, erano definiti con disprezzo “lecchini” e “ruffiani”.

Per questo oggi come non mai rifulge, per chi ancora ha gli occhi in grado di contemplare la vera Luce, la saggezza dei Fratelli che fondarono la nostra Istituzione e la trasformarono nel vettore in grado di esportare la vera democrazia in tutto il mondo. Per loro non era importante che i Fratelli destinati a prendere le decisioni fossero nominati dal basso; anzi, la nomina dei Gran Maestri Provinciali da parte del Gran Maestro Nazionale era sinonimo di distacco e obbiettività.

Era importante invece che potessero essere controllati dal basso: per evitare la formazione di cricche, camarille, grumi ideologici, centri di interesse economico e tutto quanto può turbare il regolare andamento dell’Istituzione.

Di qui il sistema di contrappesi cui ho sopra accennato (e della cui bontà, ogni Fratello potrà sincerarsi approfondendo – mediante le proprie ricerche – i nostri brevi e incerti cenni riguardo al sistema della massoneria inglese, o meglio ancora interpellando qualsiasi Fratello inglese di persona); a mio avviso più funzionale di ogni dichiarazione di democrazia che riempie la bocca, ma che non vale a impedire lo spadroneggiare dei mercanti nel Tempio né le macchinazioni portate avanti dai nostri nemici.

Come già abbiamo specificato nell’articolo Sulla struttura amministrativa del Grande Oriente d’Italia, in Italia la nomina del Presidente di Collegio circoscrizionale avviene dal basso, mediante votazioni tra tutti i Fratelli. E’ questo un caso, verrebbe da dire, in cui la… Tavola Smeraldina viene applicata correttamente : quello che viene dall’alto può essere davvero uguale a ciò che proviene dal basso quando ambedue i casi siano davvero ispirati al vero ideale massonico di correttezza e giustizia.

 

 

Sbagliano senz’altro i Fratelli che, ispirandosi a una concezione dell’esoterismo miope, rigida e datata, vedono nella formula da noi adottata una “sovversione” dei valori tradizionali, impelagandosi in questo modo in una serie inconciliabile di contraddizioni : se la vera ortodossia massonica fosse davvero quella “latina” e non quella britannica, come spiegare allora che le Massonerie latine impiegarono il metodo del suffragio universale tra i Maestri fin dalle origini, mentre gli Inglesi non l’hanno mai adottato? Come giustificare la tesi che in questo clima iper-democratico l’”ortodossia tradizionale” possa essersi conservata più intatta che non in Inghilterra? E così via.

In verità, l’esperienza dimostra che i due metodi possono funzionare benissimo entrambi, senza intaccare né la democrazia né la tradizione. Nell’articolo citato, però, abbiamo spiegato pure che il suffragio tra i Maestri è un metodo oggi malvisto a livello internazionale, e che il buonsenso – senza andare a scomodare i massimi sistemi – dovrebbe imporre al GOI di rinunciarvi il più presto possibile, in favore di una struttura fondata sulle Gran Logge Provinciali con il Gran Maestro Provinciale e il suo governo designati dal Gran Maestro Nazionale.

Non sono mancati i Fratelli che, dopo aver letto quell’articolo, l’hanno interpretato come una nostra presa di posizione in favore… dell’attuale governo del GOI, del quale la nostra iniziativa mirerebbe a rafforzare il potere.

Ma per favore! Essere miopi va bene, ma c’è un limite a tutto. Stiamo parlando di cambiamenti destinati a influenzare la Massoneria nel corso dei secoli, e che oltretutto ci sono ben scarse possibilità che possano essere concretizzati dal governo attuale – piuttosto, destinati a propiziare la sospirata riunificazione della Massoneria italiana e il riaccredito del GOI a livello internazionale.

Già abbiamo dato un esempio della bontà della nostra linea ottenendo la consacrazione per i Maestri Venerabili della Lombardia (vedi l’articolo Svolta storica nel Grande Oriente d’Italia); anche in quel caso, la nostra iniziativa si scontrò dapprima con obiezioni legate soprattutto a questioni politiche contingenti, ma dopo che fu realizzata, la sua validità fu percepita immediatamente da tutti – sono decine oggi i Maestri Venerabili che si sono fatti consacrare, e la pratica si sta estendendo anche ad altre regioni italiane.

Davvero non siamo capaci, almeno una volta ogni tanto, di guardare lontano ? Di pensare al bene dell’Ordine e non alle piccole beghe della nostra parrocchietta, che tra un soffio di anni la storia avrà già cancellato ?

Il Ven.mo Gran Maestro, da parte sua, si è espresso piuttosto chiaramente su tali questioni in un’intervista rilasciata a questo stesso sito. Alla domanda verso quale direzione guiderà la sua Obbedienza, nei prossimi 5 anni? ha risposto :

Oltre a continuare e consolidare l’opera di trasparenza e di dialogo con la società civile e le sue istituzioni, approfondiremo il lavoro interno sulla qualità del percorso iniziatico, sulla cura dei rituali e non è una favoletta, ma una scelta di vita, che implica molto senso di responsabilità e una

notevole cura da parte di tutti noi, mia in particolare. Abbiamo iniziato a realizzare una serie di seminari interni di approfondimento e di studio, al fine di erogare più strumenti critici ed ermeneutici ai nostri fratelli. Continueremo su questa strada, magari anche con la creazioni di vere e proprie strutture di ricerca e di approfondimento, che possano trovare corrispondenza A LIVELLO EUROPEO (il maiuscolo è nostro).

Potrebbe essere più chiara la volontà di riforma della struttura massonica, nel contempo senza intaccare quelli che sono i landmarks iniziatici della Massoneria Azzurra, ma anzi andandogli incontro ?

Si dica ciò che si vuole del Ven.mo Gran Maestro attuale, ma da questo punto di vista la sua visione è assai più chiara di tutti coloro che l’hanno preceduto. Speriamo che i suoi eventuali successori si rivelino all’altezza di portare avanti le sue posizioni, che a livello internazionale stanno creandoci grandi consensi.

Un altro punto che abbiamo già messo debitamente in risalto è che, nel sistema inglese, una volta scaduto il loro mandato sia Gran Maestro Provinciale che i Grandi Ufficiali Provinciali non più in carica mantengono a vita i loro paramenti e onori, per testimoniare agli occhi dei Fratelli più giovani l’opera disinteressata da loro svolta per l’Istituzione. Anche questa è una cosa giusta e morale che, con chiunque io ne parli, riscuote enormi consensi, e non si capisce proprio che cosa osti all’intrapresa di una riforma graduale orientata in quella direzione.

Senza voler giudicare troppo negativamente l’avversione nei confronti di tali progetti da parte dei Fratelli più conservatori, c’è da chiedersi tuttavia come possano conciliare tale avversione con quel rispetto dell’autorità che costituisce uno dei loro tratti caratteriali dominanti.

Come la conciliano ad esempio con l’Articolo 88 del Regolamento dell’Ordine, secondo il quale i Presidenti di Collegio sono membri di diritto della Gran Loggia, mentre secondo il sistema attuale una volta scaduto il loro mandato non lo sono più ?

La risposta è di solito : perché la Presidenza del Collegio è una funzione amministrativa, non un grado, e non implica quindi nessuna acquisizione di carattere permanente.

Sarà… però al Presidente di Collegio viene riconosciuto il diritto di alzare le colonne di una Loggia, diritto che non rientra nelle prerogative del comune Past Master, né tantomeno del Maestro Venerabile. Ora, i casi sono due: o creare  una Loggia è un atto amministrativo anche quello (nel qual caso, può provvedere anche il Segretario… e se suona il postino, potremmo chiedergli se gli dà una mano) oppure è un atto rituale… e se è un atto rituale, è tecnicamente concepibile che una persona acquisisca il diritto di praticarlo in seguito a una votazione, e la baraqah si ritiri da lui allo scadere del mandato?

(Nota : nel caso specifico della Consacrazione di una nuova Loggia, il sistema britannico richiede la presenza congiunta del Gran Maestro Provinciale e del Gran Maestro Nazionale o di un suo Sostituto. Al di là delle ragioni più evidenti, la presenza di due Gran Maestri aggiunti è collegata al simbolismo del Pavimento a Scacchi, al di sotto del quale si trova idealmente il Sancta Sanctorum che solo il Maestro Venerabile ha il diritto di calpestare; ma di questo – come di altri tesori dell’esoterismo britannico – se il Grande Architetto vuole parleremo un’altra volta)

La verità è che, al di là del suo ruolo amministrativo, le funzioni esoteriche rivestite dal Presidente di Collegio non sono mai state debitamente sottolineate, e questo è particolarmente disdicevole se pensiamo che egli simboleggia e incarna nella sua persona tutti i Maestri Venerabili del suo Collegio – quei Maestri Venerabili che soli possono dare la Luce e passare ed elevare il Massone, in quanto rappresentano in Loggia il Grande Architetto dell’Universo.

Non crediamo che ci stancheremo mai di rilanciare il nostro modesto input agli organi preposti alla riorganizzazione del Grande Oriente d’Italia, affinché l’istituto del Collegio Circoscrizionale sia riformato in modo di porre rimedio alle dette incongruenze di carattere iniziatico e perché alla figura del Presidente di Collegio sia conferito il giusto valore, circondandolo di un Governo Regionale (non chiamiamolo Gran Loggia se non volete) con poteri e decoro all’altezza del suo ruolo, delle sue funzioni e del suo rango.

E’ nel nostro intento far riflettere su questi punti tutti i Fratelli che compongono le varie commissioni per l’ordinamento del GOI; i quali sono perlopiù consapevoli che la nostra struttura così com’è oggi può ben definirsi obsoleta e superata. Raggi di luce ci vengono dall’intuizione di tanti Fratelli che a livello individuale se ne sono già resi conto (molti dei quali, che ringrazio calorosamente, si sono preoccupati di esternarmi a voce il loro consenso); manca ancora però il sorgere di un aperto dibattito nelle Logge riguardo a questi temi, anche perché i dettagli della struttura amministrativa massonica non sono mai stati un tema a conoscenza di tutti.

Un altro bel raggio di luce, anzi un faro, è l’atteggiamento adottato dall’attuale Governo dell’Ordine a tale riguardo. La politica recentemente adottata dall’attuale Gran Maestro potrebbe suggellare delle tappe fondamentali, e dare il “la” ad un vero processo di rinnovamento. In un’Italia composta di ben 17 Collegi Circoscrizionali sparsi su 110 province, con 8094 potenziali Orienti e 780 logge con circa 25.000 Fratelli, sarebbe una svolta importante.

Crediamo di non tradire il pensiero dei Fratelli che se ne stanno occupando, se affermiamo che l’attuale politica di rinnovamento del GOI può riassumersi in questi tre punti :

  • più trasparenza
  • più democrazia
  • più rispetto per i valori morali, civili ed esoterici.

Se la inquadriamo in tale prospettiva, la riforma dei Collegi Circoscrizionale appare come una tappa inevitabile, che va manifestandosi sempre più nella volontà di tanti Fratelli.

RIFLESSIONI SUL GRADO DI COMPAGNO

Riflessioni sul grado di Compagno d’Arte

 

                                di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

 

Nessun Tempio può essere edificato se non su un solido e concreto terreno piano, e nessuna Pietra potrà essere impiegata nella sua Edificazione se prima non è stata pazientemente levigata.

 

 

Volendo far partire la nostra riflessione sul grado di Compagno dal rapporto dei Gradi Azzurri con i numeri, ci è sembrato opportuno non far riferimento ai numeri che vengono tradizionalmente associati ai tre gradi (le Età), bensì ad un’altra progressione che permette di comprendere meglio il legame dei gradi col processo della manifestazione formale: 0, 1, 2, 3…

 

 

A proposito della progressione tradizionale, la sola cosa che vorremmo far notare è il suo sfalsamento rispetto allo 0: un tema che ci farebbe piacere affrontare in un futuro articolo.

 

 

Come i numeri, anche il percorso del Massone parte dallo 0 (il non essere, l’inesistenza del mondo; la trascendenza, il non-manifestato), che possiamo simbolicamente collocare nelle tenebre del Gabinetto di Riflessione.

 

 

Riguardo al significato dello 0, molto è stato scritto in esoterismo, a partire da Guénon, che sviluppò stimolanti riflessioni sui paralleli tra il suo significato in esoterismo e quello in matematica. La sua scelta di convertirsi all’Islam ne fu probabilmente influenzata, perché a suo avviso Allah era la figura divina più prossima all’ideale di trascendenza assoluta che lo 0 esprime.

 

 

Esistono vari sistemi esoterici illustranti le modalità attraverso le quali l’1 (e tutta la progressione dei numeri) emana dallo 0. Molti pensano che siano tutti sistemi derivati, in modo più o meno diretto, dai Veda e dai loro commentari; non fosse che l’Induismo è la trasposizione religiosa più vicina allo sciamanesimo degli antichi popoli nomadi, e molte sue concezioni ne sono derivate quasi identiche – quindi, parecchie dottrine in cui crediamo di ravvisare la sua influenza potrebbero anche essere sgorgate dall’universo sciamanico direttamente, senza necessariamente essere passate dall’India.

 

 

Tra questi sistemi ne possiamo annoverare parecchi scaturiti dalla gnosi, ovvero dalla confluenza – nella tarda antichità classica – tra il Cristianesimo e vari precedenti sistemi di credenze; ivi inclusa la filosofia greca, e poi la qabbalah ebraica, che è di gran lunga quello che sta avendo la maggior influenza sull’esoterismo contemporaneo.

 

 

Dal riferimento all’uno o all’altro sistema, e anche da differenti interpretazioni nell’ambito di un sistema comune, emergono idee molto diverse riguardo a come il processo di emanazione del mondo delle forme dal non-manifestato rappresentato dallo 0 si sia effettivamente svolto: per esempio, c’è molto disaccordo sul problema se l’origine del tempo e dello spazio possa essere ricondotta all’atto stesso dell’emanazione, o nell’ambito di qualche differenziazione successiva – successiva per modo di dire ovviamente, perché se prima non c’era il tempo, non poteva neanche esistere nulla; però ci sono implicazioni metafisiche molto diverse qualora l’origine dello spaziotempo venga situata nel numero 1 o nel numero 2, o ancora più “giù” lungo la catena dell’emanazione – e anche se al profano potrà sembrare incredibile, l’esoterista sa bene che quando queste diverse concezioni esoteriche vengono a incarnarsi nel mondo dell’exoterismo (come avviene, per esempio, nelle religioni o nella filosofia), le loro conseguenze possono ripercuotersi anche sulla nostra vita di tutti i giorni.

 

 

In tempi abbastanza recenti, la Gnosi di Princeton ha dato inizio a un certo numero di nuove scuole esoteriche impegnate a stendere ponti tra metafisica, matematica e scienze. Così – in conseguenza soprattutto del boom dei computer, e della relativa diffusione del sistema binario – sempre più spesso si sente teorizzare che dallo 0 non emana l’1, ma lo 0+1, e che l’intero schema dell’emanazione andrebbe rivisto a partire da questo dato (naturalmente, tenendo in conto che è lo 0 a contenere in potenza tutti gli altri numeri): potenzialmente, un sistema metafisico alternativo che avrebbe l’effetto di cancellare tutti i precedenti, e del quale sinceramente noi non sappiamo cosa pensare.

 

 

Insomma, la metafisica esoterica è un mondo difficile; e senza dubbio, uno dei maggiori meriti del simbolismo massonico è di semplificarlo enormemente – o perlomeno, di fornire ad ogni Fratello i dati di base dai quali partire per le sue riflessioni in proposito.

 

 

L’emanazione prende le mosse dall’1, ovvero dell’essere, che però è ancora informe e indifferenziato: è una pagina bianca come il grembiule bianco dell’Apprendista, appena emerso dalle tenebre. Esistono in lui immense potenzialità di sviluppo, ma nel primo grado è ancora impotente – non può intervenire sui flussi dello spaziotempo che si manifestano, si dispiegano e si sviluppano nel lavoro di Loggia.

 

 

Perché qualcosa possa essere percepito, è necessaria una prima differenziazione. Questa avviene sul piano della realtà oggettiva, che è quello orizzontale, dove la nostra esperienza è caratterizzata dalle contrapposizioni di opposti: alto/basso bianco/nero bene/male ecc. – di qui il Bianco e Nero sul grembiule del Compagno scozzese e le due Rosette che si possono ammirare sul grembiule dello stesso grado in Emulation.

 

 

Mentre l’opposizione Bianco/Nero pone l’enfasi sui contrasti che il Compagno deve affrontare, le due Rosette poste una di fianco all’altra illustrano ilPassaggio dalla Perpendicolare alla Livella: fino ad ora il cammino 0-1-2 poteva essere raffigurato come una discesa verticale, ma nel 2 il mondo si è allargato, e come… la pallina di un flipper cosmico, il Compagno ha cominciato a oscillare freneticamente tra le varie possibilità inerenti al suo nuovo stato.

 

 

Questa oscillazione è orizzontale – in apparenza, le cose che facciamo nella vita quotidiana non esprimono un concetto di ascesa – se ci guardiamo intorno sembra che tutti vadano di qua e di là disordinatamente, senza un preciso motivo; ed un’analoga impressione di inutilità ci viene se guardiamo alla vita sociale, alla politica, alla storia, alle arti, ecc. senza saper leggere in esse con la necessaria profondità.

 

 

Per imparare a farlo, il Compagno deve impadronirsi delle chiavi che gli consentiranno di dare un senso alla propria esperienza nel mondo; è questo il senso dell’insegnamento del suo grado, è questo il piano su cui ora deve accumulare saggezza.

 

 

Un tempo, riferendosi al trasferimento del nuovo Compagno nella Colonna di Meridione, il suo passaggio di grado era anche definito il passaggio dal greco allo scirocco: ovvero si esprimeva in forma allegorica come egli fosse ora esposto al ricevimento di correnti sottili assai diverse da quelle legate alla sua precedente collocazione.

 

 

Il greco, o grecale, è un vento freddo che soffia da Nord-Est – fino a quel momento, l’Apprendista non era ancora stato in grado di rispondere attivamente agli insegnamenti che gli venivano dall’Oriente, quindi dall’Est: di qui la freddezza delle correnti cui finora era stato esposto – nonché l’esigenza che per non stroncare anzitempo le sue possibilità evolutive (il seme, non dimentichiamolo, necessita del caldo per germogliare), egli venisse provvisoriamente affidato alle cure del più tiepido e amichevole scirocco, vento caldo del Sud.

 

 

Il fatto che il Compagno – destinato a lavorare con la Livella ovvero sul piano orizzontale – trasferisca la sua posizione dal Nord al Sud, non è mai piaciuto molto agli esponenti di certe scuole esoteriche, le quali all’asse nord-sud associano tout court il simbolismo dell’asse verticale, ovvero quello più evidentemente legato alle possibilità di elevazione o di degradazione dell’uomo.

 

 

A partire da questa idea, se ci si appoggia alla convenzionale raffigurazione dei punti cardinali il Nord risulta in alto, e quindi corrisponderebbe alla spiritualità e al bene, mentre il Sud sta in basso, e quindi lo si collega alla materialità e al male… quindi, poteva mancare chi ha riscontrato nel passaggio del Compagno dalla Colonna di Settentrione a quella di Meridione una prova lampante del satanismo occulto della Massoneria?

 

 

In verità, non è necessario essere scienziati per farsi venire in mente che dal Sud ci viene anche la luce del Sole; ma ahimè, non basta così poco a scoraggiare certi professionisti dell’esoterismo inteso come strumento di divisione, i quali ci rammentano che negli ultimi giorni Satana è destinato a presentarsi come Angelo di Luce (e quando arrivano certe bollette dell’ENEL ci sarebbe da sperarlo), che il Sole/fonte della luce materiale può anche essere inteso come un simbolo di opposizione alla luce spirituale, difatti il suo domicilio è in Leone, e Leone è uno dei nomi attribuiti a Satana nella tradizione qabbalista, eccetera.

 

 

Sono, tutti questi, magnifici esempi di quell’esoterismo alla Don Ferrante, messo alla berlina già da Manzoni, che noi temiamo fortemente sia destinato – quello sì – a scortare il percorso dell’umanità fino agli ultimi giorni, e che oggi sta rifiorendo alla grande in certi teoremi dei complottisti.

 

 

Forse un tempo era più facile credere che il Sud fosse la sede del male, quando dal Sud venivano i pirati saraceni a saccheggiare le nostre coste; ma che, nel ventunesimo secolo, qualcuno stia provando a rispolverare questa idea (e non solo in funzione antimassonica, ma anche in funzione anti-immigrati!) ci sembra assurdo e vergognoso.

 

 

In verità, basterebbe ruotare il disegno dei punti cardinali di 90° per scoprire che all’asse Nord-Sud è applicabile anche il simbolismo dell’asse orizzontale; e se questa soluzione vi puzza troppo di relativismo, e se avete già trovato in essa la conferma che Mansuino e Domma sono due inguaribilicontroiniziati, per favore chiedete a Dante… per il quale, non c’era proprio discussione sul fatto che il Sud (come disse a chiare lettere nel Purgatorio, e in modo più velato nel Convivio) fosse man destra; ovvero, che l’iniziato (nel suo caso il Fedele d’Amore, nel nostro il Massone) dovesse considerarsi spiritualmente orientato verso l’Oriente – mentre l’asse Nord/Sud, in quanto portatore della contrapposizione freddo/caldo, risulta per questo più adatto a raffigurare il rapporto dell’uomo con le coppie di opposti che caratterizzano il piano della realtà oggettiva.

 

 

Dovrebbe quindi essere chiaro – o almeno, ci auguriamo – che il Sud, come viene inteso nel Tempio massonico, non ha a che fare con il male. Piuttosto, può essere fruttuosamente considerato il punto cardinale-simbolo della manifestazione formale; e su scala più microcosmica, il simbolo della vita organica sulla Terra, che del Sole del Meridione si nutre e ne viene sviluppata.

 

 

Dopodiché, se avremo correttamente metabolizzato questo punto, allora saremo maturi per anche per disquisire sui valori negativi che ad esso è corretto associare: come ad esempio lo stato di frammentazione (delle Pietre e delle anime) che è tipico del piano su cui il Compagno è costretto a operare, fino dai giorni – oggi lontanissimi – in cui la Caduta ha sbalzato gli esseri umani nell’illusione della molteplicità.

 

 

Il duplice messaggio portato dallo Scirocco, se vogliamo simpaticamente tradurlo in parole semplici, era dunque: Fai attenzione! Da un lato il mio tepore ti riscalderà, sottraendoti per qualche tempo al gelido rigore della spiritualità pura; ma dall’altro, il tuo forzoso intercorso con le limitazioni legate al mondo materiale rischia di avvincerti per sempre, se non sarai all’altezza di trascendere le inconcludenti dinamiche suggerite dal numero 2 con uno scatto in avanti.

 

 

Questa concezione del mondo della manifestazione formale non come sede dal male assoluto, bensì di un male relativo e a suo modo provvidenziale – in quanto, se correttamente interpretato, è suscettibile di rappresentare per l’uomo un ausilio nel suo processo di reintegrazione – è un’eredità che la Massoneria ricevette dalla qabbalah ebraica e rappresentava nel diciottesimo secolo una novità che ci appare – ancora ai nostri giorni – sorprendentemente moderna; soprattutto se consideriamo che anche la Chiesa postconciliare sta lentamente portandosi su analoghe posizioni.

 

 

Parecchi giovani Fratelli di indirizzo esoterico appaiono piuttosto insofferenti quando l’insegnamento del grado di Compagno viene loro somministrato, perché in esso i riferimenti ai codici sulla base dei quali la loro chiamata esoterica è maturata sono davvero scarsi, mentre abbondano i riferimenti a molti aspetti della realtà exoterica. Gli appare quindi come qualcosa di estraneo a quello che essi considerano il tema fondamentale del lavoro massonico – la presa di coscienza dei rapporti che legano l’Uomo all’Assoluto – e tendono spesso a trascurarlo.

 

 

Questo è un errore senz’altro comprensibile e scusabile: è del tutto normale che la loro impazienza di progredire li porti a considerare questa fase del percorso come transitoria. Ma non devono per questo supporre che sia meno importante – possono ora parlare nel Tempio, mettersi in luce per l’umiltà e il senso della misura nei dibattiti, far conoscere ai Fratelli le loro qualità… insomma, questo è un momento davvero magico e irripetibile del cammino di un Massone: attenzione a non sprecarlo!

 

 

Un buon modo per metterlo a frutto potrebbe essere, per esempio, partire da questa riflessione: che il numero del Compagno, il 2, è il numero passivo per eccellenza, eppure il lavoro sulla sua Pietra sta misteriosamente producendo risultati attivi sul mondo delle forme.

 

 

Quale può esserne la ragione? Che al di là della dualità una benevola terza forza sta operando occultamente, e gli guida la mano; ma ancora il Fratello non è in grado di rendersene conto pienamente, perché il suo è un lavoro che richiede la massima concentrazione. La prospettiva del Compagno gli consente soltanto di portare all’estremo compimento le possibilità offertegli dalla sua posizione individuale nello spaziotempo, compiendo in questo modo soltanto qualche piccolo passo avanti nella comprensione dell’immenso e maestoso piano del GADU.

 

 

Questo è il lavoro del Compagno sulla sua Pietra – un lavoro particolare, che ancora un po’ assomiglia alle attività profane nel senso che – come esse – non permette di cogliere il piano collettivo dell’edificio; ma che, a differenza di esse, avrà termine con la collocazione della Pietra al posto che nel piano gli era riservato.

 

 

Qui vorremmo inserire alcuni riferimenti alla ritualità del Marchio, perché il grado del Marchio descrive impareggiabilmente il momento in cui il lavoro del Compagno giunge alla piena maturità, rivelandoci come esso sia tutto da considerare nella prospettiva del momento in cui – tremante e ansioso – sottoporrà il frutto del suo lavoro ai Sovraintendenti, per sapere se sarà riconosciuto degno di apporre sulla Pietra il suo Marchio.

 

È messo in risalto innanzitutto come il Compagno possa progredire nell’arte anche a sua insaputa: è infatti il Grande Sovraintendente dell’Universo a guidargli la mano, consentendogli di produrre una Pietra che è misteriosamente diversa da tutte le altre, ma al tempo stesso fondamentale perché l’Edificazione del Tempio sia terminata.

 

Il fatto che neanche il Compagno si sia reso conto di aver creato un capolavoro risulta dal suo incontro con tre Maestri che – reputandosi migliori degli altri – sono caduti vittima della loro orgogliosa cecità intellettuale: al punto che, trovandosi di fronte la magnifica Pietra che il Compagno gli presenta, poiché è diversa dalle altre preferiscono buttarla via!

 

Allora il Compagno, disperato e amareggiato, esclama: Povero me, il mio lavoro è perduto!, senza ancora sospettare che, quando ci si renderà conto dell’errore, la sua Pietra verrà affannosamente ricercata e recuperata (La pietra che i costruttori avevano scartato è diventata pietra angolare – Salmo 117: 22).

 

Questo episodio ci mostra come uno choc sia necessario per illuminare il Compagno riguardo al senso del suo lavoro.

 

La Pietra di cui andava tanto fiero, il frutto di tutte le sue fatiche, che amava più della sua stessa vita, gli si è svelata all’improvviso nella propria natura duale. Da un lato è un oggetto raro e importante, che il Maestro Venerabile ha ammirato complimentandosi con lui per la sua perizia e il suo ingegno, mentre dall’altro… è quanto di più insignificante possa esistere al mondo; anzi addirittura l’avevano già buttata nella spazzatura, e lì sarebbe rimasta se un’intelligenza superiore non fosse venuta a svelarne il significato nel grande progetto corale che solo ora il Compagno riesce a vedere.

 

 

Sarà proprio questa sua nuova capacità di trascendere il duale ad essere simboleggiata dalla terza Rosetta, quando essa sboccerà – a completare il Triangolo – sul suo grembiule di Maestro.

 

 

Zolfo, Mercurio, Sale. Oltre il velo dei conflitti tra la forza attiva e la forza passiva che agitano il mondo delle forme, una forza neutralizzante è sempre presente a dargli un senso; al di là della contrapposizione tra tesi e antitesi, c’è sempre stata una sintesi che gli ha concesso di portare a termine il suo lavoro.

 

 

Si è chiusa ora per lui la parentesi del dibattersi e dell’affaticarsi nel mondo orizzontale del 2. Il velo dai suoi occhi è caduto: guarda in alto e vede la Luce, e vede che il 3 che è sempre stato con lui, come 1+2 = 3.

 

 

Sempre, ovvero fuori dal tempo; o meglio ancora, al di là del tempo e dello spazio.

 

 

Guarda ora verso il basso, e con suo sommo stupore può constatare che al Triangolo col vertice in alto ne corrisponde un secondo col vertice in basso, intrecciato al primo: la progressione infinita dei numeri avanza al galoppo, come un grande fiume che tumultuando precipita a valle.

 

 

A questo punto, il Massone può dire di avere ben compreso l’Arte; e sarà questa nuova comprensione a conferirgli il potere di esercitare attivamente la sua influenza sul piano della manifestazione.

 

TOTO’ MASSONE

 

Totò massone
                                                                                                                di Giovanni Domma

 

Totò era nato a Napoli il 15 febbraio 1898, da una madre single.

C’è chi afferma che fosse figlio del marchese Giuseppe De Curtis, il quale non avrebbe potuto riconoscerlo a causa della contrarietà della sua famiglia; ma secondo altri questa discendenza non è certa, ed è vero invece che nel 1933 sarebbe stato adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, che gli avrebbe dato il suo nome (è peraltro un fatto accertato che, nel 1924, la mamma di Totò si sposò con Giuseppe De Curtis).

Comunque sia, si dovette arrivare al 1946 perché Antonio De Curtis fosse legalmente riconosciuto come Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio; Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del sacro Romano Impero, Esarca di Ravenna, Duca di Macedonia e di Illiria, Principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, Conte di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e Durazzo.

L’atteggiamento del grande attore nei confronti dei propri titoli nobiliari era duplice e scherzoso. Da un lato ci teneva molto, considerandoli una testimonianza da portare avanti perché la memoria storica non andasse perduta; dall’altro era consapevole che nella società contemporanea avevano perso gran parte del loro significato, ed evitò sempre di avvalersene come strumento di autoaffermazione.

Soltanto dopo aver preso parte alla grande guerra il giovane Totò potè intraprendere la carriera del palcoscenico. A partire dal 1922 fu scritturato dal Teatro Umberto di Roma, prima come attore di varietà e poi di rivista; grandi successi gli vennero dall’interpretazione di scenette nelle quali i suoi personaggi monologavano, cantavano o si intrattenevano scherzosamente con le attrici.

Il giovane e promettente comico riscuoteva grandi successi con le donne. Una tragedia lo segnò nel 1931, quando una famosa soubrette innamorata di lui si tolse la vita. Totò ne rimase sconvolto fino al punto di accogliere le spoglie della giovane nella sua tomba di famiglia.

Quattro anni dopo sposò Diana Rogliani, e dalla loro unione nacque la figlia Liliana.

Il grande salto della sua carriera fu l’incontro col cinema, avvenuto nel 1938. Dopo un avvio stentato, il grande successo di pubblico lo avrebbe raggiunto nel dopoguerra.

Complessivamente Totò interpretò 97 film, quasi tutti di grande successo, e il tributo al suo genio comico divenne universale. Gli fu anche d’aiuto l’eccelsa qualità dei partner che di volta in volta aveva a fianco: Macario, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Anna Magnani, Peppino De Filippo…

Dalla sua seconda compagna, Franca Faldini, Totò ebbe un bambino di nome Massenzio, che morì appena nato. Fu forse da questo dispiacere che sorse il suo grande impegno nei confronti dell’infanzia abbandonata: visitava gli orfanotrofi e portava regali a tutti i bambini, spendendo in queste imprese addirittura di più di quanto i suoi pur cospicui guadagni di attore gli potessero permettere, impersonando perfettamente il concetto (tratteggiato in così tanti perfezionamenti del grado di Maestro massonici) del santo laico: la persona che fa del bene non in vista di un’improbabile ricompensa nell’altro mondo, ma perché ritiene suo dovere rendere più vivibile questo.

Il suo invincibile amore si estendeva dall’umanità anche agli animali: comprò un canile fatiscente e lo ristrutturò per ospitare il più gran numero possibile di cani randagi, e quasi tutti i giorni vi si recava per accertarsi che venissero trattati bene.

Quest’uomo dinnanzi al quale tutti dovremmo toglierci il cappello se ne andò improvvisamente nella notte del 14 aprile 1967. Il lutto fu generale al punto che dovettero essere celebrati ben tre funerali: il primo a Roma, il secondo a Napoli (con una partecipazione stimata di duecentocinquantamila persone) e un terzo nel Rione Sanità, da dove era venuto e che non aveva mai dimenticato.

La vocazione massonica di Totò aveva preso forma negli anni quaranta, frutto di una crisi spirituale molto intensa, della quale purtroppo sono rimaste soltanto testimonianze verbali.

La spinta più importante gli era venuta dall’impulso ad adoperarsi per il bene degli altri: così, quando era venuto a conoscenza delle grandi iniziative di beneficienza che la Massoneria svolge in segreto, non prendervi parte sarebbe stata ai suoi occhi quasi una colpa.

Questo concetto venne sottolineato, parecchi anni dopo la sua scomparsa, da Renzo Arbore, che in TV dichiarò: Credo Totò che avesse molto forte il senso della solidarietà e della filantropia, ed in questo senso era Massone.

Nelle sue dichiarazioni in proposito, Totò non fece mai riferimento alla Massoneria come strumento di potere. Al contrario, aveva saputo coglierla fin dall’inizio nella sua vera natura: un cammino spirituale indipendente, la cui principale bellezza consiste nella libertà.

Secondo chi lo conobbe, Totò non era stato un uomo particolarmente religioso, ma a modo suo credeva: credeva in un’entità superiore (…) e non ammetteva che qualcuno usasse espressioni volgari o linguaggio irriguardoso nei suoi riguardi.

Non credeva ad un’altra vita dopo la morte; anzi affermava che se dovessero esserci, come si dice, Paradiso, Purgatorio e Inferno, bene: l’inferno lo stiamo vivendo in questo mondo da quando si nasce, e dall’altro mondo nessuno è mai tornato a descriverlo.

Quando in un’intervista gli chiesero cosa fosse per lui la Massoneria, rispose: serve soltanto per il miglioramento di sé stessi. I gradi, i grembiulini, le onorificenze e altre finalità profane non hanno niente a che vedere.

Era stato iniziato il 9 aprile 1945 presso la Rispettabile Loggia Palingenesi di Napoli. Nel suo testamento massonico (un questionario che viene compilato da tutti i profani all’atto della loro ammissione in Massoneria), alla domanda Che cosa dovete all’umanità? aveva risposto: Amare il prossimo come sé stessi, aiutarlo e fare del bene, senza limiti di sorta; ed a quella Che cosa dovete a voi stesso?Niente, all’infuori del miglioramento spirituale.

 

 

 

 

 

 

In tempi successivi lo ritroviamo tra i fondatori della Fulgor Artis di Roma, la celebre Loggia degli artisti, della quale fu Venerabile. Fecero parte della Fulgor Artis attori del calibro di Mario Castellani, Carlo Campanini, Aldo Silvani, Carlo Rizzo e Vittorio Caprioli, e non sono questi i soli personaggi dello spettacolo che poterono gloriarsi della maestranza massonica: per fare solo pochi nomi possiamo ricordare Gorni Kramer, Gino Cervi, Carlo Dapporto, Paolo Stoppa e Aldo Fabrizi.

Totò prese parte anche al Rito Scozzese Antico e Accettato, raggiungendo il 30° grado (il 33° gli fu rilasciato postumo ad honorem) e lasciandovi il ricordo di un’umiltà e di una devozione massonica davvero fuori dal comune, in stridente contrasto con il successo pubblico del quale beneficiava grazie al suo lavoro nel mondo profano; del quale mai volle approfittare (né addirittura parlarne!) in qualità di Massone.

Come in tutte le scelte della sua vita, anche nel caso della sua adesione alla Massoneria Totò non tenne in minimo conto le controindicazioni di carattere sociale, che allora come oggi condannano il Massone alla diffidenza e alle calunnie dei conformisti e degli ignoranti.

In quegli anni contrassegnati dal bigottismo pseudoreligioso, la sua scelta massonica gli fruttò l’ostilità di molti potenti, talvolta costandogli la perdita di offerte di lavoro e gravi danni tanto sul piano professionale quanto economico.

Ma non erano certo queste pinzillacchere a trattenerlo dalla sua vocazione, consapevole come egli era del fatto che l’amore del pubblico gli veniva dall’apprezzamento della sua sincerità in ogni atto della vita; quella stessa indole schietta che traspare dalle sue prestazioni cinematografiche, componente non ultima dello sviscerato amore che il pubblico nutriva per lui.

Come è noto Totò fu anche autore di canzoni (tra cui la famosa Malafemmena), poeta e scrittore. Alcuni tra i suoi migliori scritti riverberano la luce massonica di cui era portatore, e tra questi il più noto è senz’altro la poesia A’ livella, che fu solennemente e pubblicamente recitata in occasione della Gran Loggia del 2016 del GOI.

La Livella, simbolo di Uguaglianza, è uno dei più fondamentali strumenti dell’arte muratoria. Quando un Apprendista viene elevato a Compagno d’Arte, si dice che passa dalla Perpendicolare alla Livella; questo significa che è maturo per applicare gli insegnamenti ricevuti al piano del sociale.

 

Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza

per i defunti andare al Cimitero.

Ognuno l’adda fa’ chesta crianza;

ognuno adda tené chistu penziero.

 

Ogn’anno puntualmente, in questo giorno,

di questa triste e mesta ricorrenza,

anch’io ci vado, e con i fiori adorno

il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

 

St’anno m’è capitata n’avventura…

dopo di aver compiuto il triste omaggio

(Madonna, si ce penzo, che paura!)

ma po’ facette un’anema ‘e curaggio.

 

O fatto è chisto, statemi a sentire:

s’avvicinava l’ora d’a chiusura,

io, tomo tomo, stavo per uscire,

buttando un occhio a qualche sepoltura:

 

“Qui dorme in pace il nobile Marchese                                                                                 

Signore di Rovigo e di Belluno,                                                                                           

Ardimentoso eroe di mille imprese,

Morto l’11 maggio del trentuno.

 

O stemma cu a curona ‘ncoppa a tutto…

Sotto,’na croce fatta ‘e lampadine;

tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto,

cannele, cannelotte e sei lumine.

 

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore,

nce steva n’ata tomba piccerella,

abbandunata, senza manco un fiore;

pe’ segno, solamente ‘na crucella.

 

E ncoppa ‘a croce, appena si liggeva:

Esposito Gennaro, netturbino.

Guardannola, che pena me faceva

stu muorto senza manco nu lumino!

 

Questa è la vita, ncapo a me penzavo:

chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!

Stu povero, maronna, s’aspettava

ca pure all’atu munno era pezzente?

 

Mentre fantasticavo stu penziero,

s’era già fatta quase mezanotte,

e i’ rummanette chiuso priggiuniero,

muorto ‘e paura, nnanze e cannelotte.

 

Tutto a nu tratto, che veco a luntano?

Doje ombre avvicenarse a parte mia.

Penzaje: stu fatto a me mme pare strano…

Stongo scetato, dormo, o è fantasia?

 

Ate che fantasia: era o Marchese,

c’o tubbo, a caramella e c’o pastrano;

chill’ato appriesso a isso, un brutto arnese,

tutto fetente e cu na scopa mmano.

 

E chillo certamente è don Gennaro,

o muorto puveriello, o scupatore.

Int’ a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:

so’ muorte e se retireno a chest’ora?

 

Putevano stà a me quase nu palmo,

quando o Marchese se fermaje e botto,

s’avota e, tomo tomo, calmo calmo,

dicette a don Gennaro: “Giovanotto!

 

Da voi vorrei saper, vile carogna,

con quale ardire e come avete osato

di farvi seppellir, per mia vergogna,

accanto a me, che sono un blasonato!

 

La casta è casta e va sì rispettata,

ma voi perdeste il senso e la misura:

la vostra salma andava, sì, inumata,

ma seppellita nella spazzatura!

 

Ancora oltre sopportar non posso

la vostra vicinanza puzzolente:

fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso

tra i vostri pari, tra la vostra gente.”

 

“Signor Marchese, nun è colpa mia,

i’ nun v’avesse fatto chistu tuorto;

mia moglie è stata a fa’ sta fessaria,

i’ che putevo fa’, si ero muorto?

 

Si fosse vivo ve farie cuntento,

pigliasse ‘a casci lella cu ‘e quatt’osse

e proprio mo, obbj’, nd’a stu mumento

me ne trasesse dinto a n’ata fossa.”

 

“E cosa aspetti, o turpe malcreato,

che 1’ira mia raggiunga 1’eccedenza?

Se io non fossi stato un titolato,

avrei già dato piglio alla violenza!”

 

“Famme vedé… piglia sta violenza!

A verità, Marché: mme so’ scucciato,

e te senti, e si perdo ‘a pacienza

me scordo ca so’ muorto, e so’ mazzate!

 

Ma chi te cride d’essere, nu dio?

Cà dinto, o vuò capì, ca simmo eguale!

Morto sì tu e muorto so’ pur io;

ognuno comme a n’ato è tale e quale.”

 

“Lurido porco! Come ti permetti

paragonarti a me, ch’ebbi natali

illustri, nobilissimi e perfetti,

da fare invidia a principi e reali?”

 

“Tu qua’ Natale, Pasca e Pifania!

 T’o vuo’ mettere ncapo, int’a cervella

che staje malato ancora ‘e fantasia?

A morte, o saje ched’è? È una livella!

 

Nu re, nu maggistrato, nu grandommo,

trasenno stu canciello, ha fatt’o punto;

c’ha perzo tutto, a vita e pure o nomme,

tu nun t’e fatto ancora chistu cunto?

 

Perciò, stamme a senti: nun fa’ o restivo,

suppuorteme vicino, che te mporta?

Sti pagliacciate e fanno sulo e vive;

nuje simmo serie, appartenimmo a-a morte.”

 

Un altro scritto di Totò, meno noto, è La Preghiera del Clown; ed è bene concludere con questa, perché ci spalanca la prospettiva dell’intimo e quasi affettuoso rapporto coltivato dal grande attore con il Grande Architetto dell’Universo.

Noi ti ringraziamo, nostro buon Protettore, per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa che sulla nostra mensa non vengano mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione; ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi. Dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate, e lascia pure che essi ci credano felici.

Più ho voglia di piangere, più gli uomini si divertono; ma non importa, io li perdono, un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo, un po’ perché hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola; ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

STORINO RAFFAELE EL ESOTERISMO DEL MANDIL TRIANGULAR en un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia Editorial

Editorial  Editorial Gandalf    Primera edición impresa: Marzo 2015 (Lima, Perú)
© 2008, Raffaele Storino    © 2015, Editorial Gandalf   Lima, Perú  arcangel2909@gmail.com

 

                                                            Dedicado a Giovanni Domma;

                                                                 un verdadero Masón.

 

GRAN CAPÍTULO DISTRITAL
DEL REAL ARCO DEL PERÚ
Juridiccionado al
GRAN CAPÍTULO SUPREMO DEL REAL ARCO DE ESCOCIA
Actuando como
GRAN CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA
Consejo de MM. RR. y SS.
“Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891

ÍNDICE
PRÓLOGO…………………………………………………..…15
OBJETIVO…………………………………………………………19
INTRODUCCIÓN…………………….……………………………21
Primera Parte
LA FORMA:
Imágenes del Mandil Triangular en Diversas Obediencias Masónicas
Capítulo I – LOS MANDILES TRIANGULARES…………….29
Segunda Parte
EL FONDO:
ANÁLISIS E INTERPRETACIÓN
Capítulo II – EL TRIÁNGULO………………………..……..63
Capítulo III – EL FONDO NEGRO Y EL BORDE ROJO….79
10
Capítulo IV – LOS TRES GRUPOS DE
iiiiiTRES ESTRELLAS DE SEIS PUNTAS……………………….85
– El Número 3………………………………………………………….87
– El Número 9………………………………………………………..90
Capítulo V – LAS LETRAS YOD Y MEM SOFIT……….….103
– La Kabbalah……………………………………………………………..105
– La Letra Mem Sofit en la Kabbalah………………………………109
– La Letra Yod en la Kabbalah…………………………………….122
– La Astrología………………………………………………………136
– La Letra Mem Sofit en la Astrología…………….……………137
– La Letra Yod en la Astrología………………………………….139
– La Alquimia………………………………………………………….141
– La Letra Mem Sofit en la Alquimia……………………………143
– La Letra Yod en la Alquimia…………….…………………………145
– El Tarot….………………………………………………………….149
– La Letra Mem Sofit en el Tarot……………………….……….150
– La Letra Yod en el Tarot……………………..……………………..157
– Opinan los Conocedores………………………………………….159
– La Yod y la Mem Sofit: iiiii¿Una Alusión al Libre Albedrío del Hombre?………………….174
11
Capítulo VI – LA PRIMERA Y LA ÚLTIMA iiiii(El Alfa y la Omega)…………………………………………………..179
Capítulo VII – LA BÓVEDA SECRETA……………………..187
Capítulo VIII – EL CORAZÓN HUMANO: iiiii¿Un Arca de la Alianza?……………………..……………………209
– El Corazón y el Número 9……………………………………………….215
– El Corazón y la Biblia……………………………………………………..215
– El Corazón a la Luz del Rosacrucismo………………………………219
– El Corazón para los Antiguos Egipcios……………………………..225
Capítulo IX
– JERUSALÉN: El Centro del Mundo y
iiiiiEL CORAZÓN: El Centro del Hombre………………………229
– El Eje del Mundo (Axis Mundi) ………………………………………232
Capítulo X – RESUMEN………………………………………………….243
Capítulo XI – CONCLUSIÓN………………………………………….249
Apéndice – ¿Y SI FUERA UNA SAMEKH?……………………..255
– La Letra Samekh en la Kabbalah………………………………………265
12
– La Letra Samekh en la Astrología……………………………….268
– La Letra Samekh en la Alquimia………………………………………270
– La Letra Samekh en el Tarot………………………………………270
AGRADECIMIENTOS………………………………………277
BIBLIOGRAFÍA CONSULTADA Y RECOMENDADA…283
SOBRE EL AUTOR……………………………………………………….287

 

PRÓLOGO
He recibido con sumo agrado el encargo del Excelente Compañero Raffaele Storino Floridiano de prologar esta obra única en su género.
Investigador acucioso, poseedor de un gran entusiasmo por saber y compartir lo descubierto a través de sus líneas, el autor nos conducirá por un universo de conocimiento iniciático que busca internalizarnos en los secretos y misterios de los Grados Crípticos de la Masonería.
Con la inquietud surgida a partir de una misión encomendada, Raffaele logra penetrar en el más profundo simbolismo del primer elemento con el que un Compañero que accede a los Grados Crípticos se encuentra; SU MANDIL TRIANGULAR.
Son ya 163 años de la presencia en el Perú del Real Arco de Escocia, en los cuales se ha venido trabajando arduamente por el estudio y desarrollo de los misterios de la Antigua Masonería depositados en la Orden del Real Arco y sus Series de Grados Complementarios. Muchos
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Compañeros han venido cumpliendo su lote de trabajo, buscando instruir a los Maestros Masones en su progresión hacia la comprensión de los símbolos y alegorías tanto de los Grados Simbólicos como de aquellos que se desarrollan en la Orden del Real Arco.
Hoy, Raffaele toma esta posta y nos entrega un texto exclusivamente desarrollado sobre el simbolismo del Mandil Triangular. Nos conduce primero mostrándonos su uso en las diferentes Ordenes y Grados que los emplean, para luego centrarse en tratar de explicarnos con suma profundidad el significado de aquel utilizado en los Grados Crípticos de la constitución Escocesa.
Desarrolla las diferentes visiones y versiones sobre el tema, tanto de fuentes masónicas como no masónicas, para irnos adentrando poco apoco en la interpretación del misticismo y esoterismo de este sencillo pero profundo símbolo a la luz de la Kabbalah, la Astrología, la Alquimia, la Rosacruz y otras Escuelas Iniciáticas. Consulta con hebreo-parlantes sobre el significado de las letras hebreas del Mandil, abriendo un universo de posibilidades, las cuales de uno u otro modo se
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concatenan y sólo pueden ser entendidas por un Miembro de la Masonería Críptica.
Os invito a deleitaros con este néctar de conocimiento y así entender, comprender y asimilar más profundamente la sabiduría de los Grados Crípticos. Internaos en esta hermosa aventura hacia el saber iniciático.
Lima, 24 junio de 2015
MuyiExcelenteiCompañero Orlando García Noriega
Diputado Gran Superintendente del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia.

 

 

OBJETIVO
La presente obra tiene como objetivo someter a análisis el Mandil con el que son investidos los miembros de un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Así tal vez, quienes hayamos accedido a ese privilegio, seamos también poseedores del nivel de consciencia que dichos Grados suponen implicar. Si ello no fuere posible por las diversas limitaciones que pesan sobre el aletargado hombre de nuestros días, ojalá al menos establezcamos una relación amistosa entre el derecho pecuniario y el derecho iniciático de vestir dicha prenda.

 

INTRODUCCIÓN
Para alcanzar el objetivo mencionado, se ha echado mano de las enseñanzas del sistema Masónico que practicamos; aquél surgido en Escocia desde tiempos inmemoriales y mantenido hasta el día de hoy. Y a manera de comparación, también hemos indagado en el conocimiento impartido por otros sistemas Masónicos, como lo son el Rito Escocés Antiguo y Aceptado (REAA), el Rito Escocés Rectificado (RER), el Rito de York practicado en los Estados Unidos de Norteamérica (cuyos Grados se entregan de manera secuencial y cada uno de ellos es prerrequisito para el siguiente), y el sistema practicado en Inglaterra y Gales (donde se puede acceder a “paquetes” de Grados, siendo la mayoría de ellos “Paralelos” o “Colaterales”, teniendo como prerrequisito únicamente el Grado del Real Arco –el eje de todo–, y que son en gran medida similares a aquellos del sistema practicado en Escocia, pero con ciertas pequeñas diferencias en cuanto a los prerrequisitos y en cuanto al Ritual).
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Pero además, nos hemos valido de fuentes extra-masónicas, pues si bien lo que aprendemos en nuestras Logias y Capítulos nos brinda un conocimiento ya de por sí bastante completo para el mejoramiento del hombre, no deja de ser beneficioso el hecho de poder nutrirse de otras fuentes, ya que en la comparación y el contraste reside el secreto de una buena percepción.
Respecto a ello, es absolutamente cierto lo que un Muy Excelente Compañero nos dijera en una conversación:
“Lo que es Masonería es Masonería, lo que es Rosacrucismo es Rosacrucismo, lo que es Gnosticismo es Gnosticismo. No debe entonces confundirse uno con otro, pues si los Rituales de cada una de esas Escuelas se amalgaman en un solo bloque, las enseñanzas y el sentido de cada una de ellas terminan por perderse”.
No nos cabe la menor duda y coincidimos a cabalidad. Y por ello es bueno aclarar aquí que no pretendemos en esta obra mezclar en un solo recipiente el plato de fondo, el postre y el vino, sino más bien dejar claro que todos pertenecen a
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un mismo banquete, en el transcurso del cual deberemos comer y beber cada uno de ellos en el momento propicio. Para ello hemos analizado el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos a la luz de algunas tradiciones como la Kabbalah, el Tarot y la Alquimia, las cuales no son sino partes de un mismo todo. Un todo del que las Escuelas Iniciáticas como el Gnosticismo, el Rosacrucismo y la Masonería son partes conformantes y por lo tanto se encuentran en íntima relación tal cual lo pueden estar los órganos del cuerpo humano. Sin que caigamos en el error de mezclar todo, sí podemos tomar en cuenta lo que otros puntos de vista nos ofrecen, de modo que podamos establecer qué cosa se parece a lo nuestro y qué cosa es diferente. Lo parecido, nos confirmará las conclusiones a las que hemos llegado antes. Lo diferente, nos dará un mayor motivo para seguir investigando.
Los antiguos Rituales, fueron concebidos por autores que se encontraban mucho más cercanos al origen de lo que jamás podremos estar aquellos quienes el destino hizo vivir en el siglo XXI. No tenemos por tanto ningún derecho a modificarlos,
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y tenemos sí el imperativo deber de preservarlos, velando por que nada se omita ni se aumente en ellos.
Como hombres libres y de buenas costumbres, hagamos uso de nuestra plena facultad para interpretarlos con los elementos de juicio que hayamos sido capaces de adquirir mediante nuestro trabajo masónico.
Definitivamente, es otro de nuestros mayores deberes el compartir (de ahí el porqué de llamarnos Compañeros) las interpretaciones que hayamos podido elaborar, pues es muy posible que estas sirvan de base para que los demás lleguen a conclusiones mucho mejores que las nuestras. Que ello suceda, es el mayor deseo de quien esto ha escrito.
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PRIMERA PARTE
LA FORMA:
IMÁGENES DEL MANDIL TRIANGULAR EN DIVERSAS OBEDIENCIAS MASÓNICAS
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Capítulo I
LOS MANDILES TRIANGULARES
n esta parte del libro exponemos una gran cantidad de Mandiles con forma triangular.
Empezaremos por aquel que se emplea en los Consejos de Maestros Reales y Selectos que trabajan bajo la jurisdicción del Supremo Gran Capítulo del Real Arco de Escocia.
Seguidamente mostraremos los Mandiles que se usan en el Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, que al igual que su homólogo en Escocia, trabaja con Mandiles triangulares, pero de aspecto muy diferente.
Se expondrán también imágenes de los Mandiles que se usan en la Masonería Críptica practicada en los Estados Unidos de Norteamérica. La mayoría de ellos de forma cuadrada, pero curiosamente, notaremos que en algunos Consejos norteamericanos también se emplean Mandiles
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triangulares. Junto a ellos se podrá apreciar un Mandil Templario que se utilizaba en los Estados Unidos en el siglo XIX, igualmente triangular.
Más adelante se mostrará toda la variedad de Mandiles de casi todos los Grados del Rito Escocés Antiguo y Aceptado que se usaban en Estados Unidos en el siglo XIX, los cuales a diferencia de los que se usan en la actualidad, eran triangulares y no cuadrados. Todo ello con la finalidad de compararlos con el Mandil que usamos en los Grados Crípticos. En la comparación y el contraste, el lector muy probablemente note similitudes y diferencias, que le ayudarán a entender algunos aspectos de nuestro Mandil que por diversas razones no han sido especificados en nuestro Ritual.
Por último, aparecerán imágenes de los Mandiles que emplean los Rosacruces1 de la Antigua y Mística Orden Rosacruz (A.M.O.R.C.), los cuales son también triangulares.
El porqué de todo esto, será abordado en la segunda parte del libro.
1 No confundir con el Grado Masónico otorgado en diversos Ritos llamado “Caballero Rosacruz

 

ESCOCIA
Mandil triangular del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia.
El color rojo representa la sangre derramada por Hiram Abif, y el negro alude al luto por su muerte.

 

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Raffaele Storino
EL ESOTERISMO DEL MANDIL TRIANGULAR
en un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia
Editorial Gandalf
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Primera edición impresa: Marzo 2015 (Lima, Perú)
© 2008, Raffaele Storino
© 2015, Editorial Gandalf
Lima, Perú
arcangel2909@gmail.com
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Dedicado a Giovanni Domma;
un verdadero Masón.
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GRAN CAPÍTULO DISTRITAL
DEL REAL ARCO DEL PERÚ
Juridiccionado al
GRAN CAPÍTULO SUPREMO DEL REAL ARCO DE ESCOCIA
Actuando como
GRAN CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA
Consejo de MM. RR. y SS.
“Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891
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ÍNDICE
PRÓLOGO…………………………………………………..…15
OBJETIVO…………………………………………………………19
INTRODUCCIÓN…………………….……………………………21
Primera Parte
LA FORMA:
Imágenes del Mandil Triangular en Diversas Obediencias Masónicas
Capítulo I – LOS MANDILES TRIANGULARES…………….29
Segunda Parte
EL FONDO:
ANÁLISIS E INTERPRETACIÓN
Capítulo II – EL TRIÁNGULO………………………..……..63
Capítulo III – EL FONDO NEGRO Y EL BORDE ROJO….79
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Capítulo IV – LOS TRES GRUPOS DE
iiiiiTRES ESTRELLAS DE SEIS PUNTAS……………………….85
– El Número 3………………………………………………………….87
– El Número 9………………………………………………………..90
Capítulo V – LAS LETRAS YOD Y MEM SOFIT……….….103
– La Kabbalah……………………………………………………………..105
– La Letra Mem Sofit en la Kabbalah………………………………109
– La Letra Yod en la Kabbalah…………………………………….122
– La Astrología………………………………………………………136
– La Letra Mem Sofit en la Astrología…………….……………137
– La Letra Yod en la Astrología………………………………….139
– La Alquimia………………………………………………………….141
– La Letra Mem Sofit en la Alquimia……………………………143
– La Letra Yod en la Alquimia…………….…………………………145
– El Tarot….………………………………………………………….149
– La Letra Mem Sofit en el Tarot……………………….……….150
– La Letra Yod en el Tarot……………………..……………………..157
– Opinan los Conocedores………………………………………….159
– La Yod y la Mem Sofit: iiiii¿Una Alusión al Libre Albedrío del Hombre?………………….174
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Capítulo VI – LA PRIMERA Y LA ÚLTIMA iiiii(El Alfa y la Omega)…………………………………………………..179
Capítulo VII – LA BÓVEDA SECRETA……………………..187
Capítulo VIII – EL CORAZÓN HUMANO: iiiii¿Un Arca de la Alianza?……………………..……………………209
– El Corazón y el Número 9……………………………………………….215
– El Corazón y la Biblia……………………………………………………..215
– El Corazón a la Luz del Rosacrucismo………………………………219
– El Corazón para los Antiguos Egipcios……………………………..225
Capítulo IX
– JERUSALÉN: El Centro del Mundo y
iiiiiEL CORAZÓN: El Centro del Hombre………………………229
– El Eje del Mundo (Axis Mundi) ………………………………………232
Capítulo X – RESUMEN………………………………………………….243
Capítulo XI – CONCLUSIÓN………………………………………….249
Apéndice – ¿Y SI FUERA UNA SAMEKH?……………………..255
– La Letra Samekh en la Kabbalah………………………………………265
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– La Letra Samekh en la Astrología……………………………….268
– La Letra Samekh en la Alquimia………………………………………270
– La Letra Samekh en el Tarot………………………………………270
AGRADECIMIENTOS………………………………………277
BIBLIOGRAFÍA CONSULTADA Y RECOMENDADA…283
SOBRE EL AUTOR……………………………………………………….287
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PRÓLOGO
He recibido con sumo agrado el encargo del Excelente Compañero Raffaele Storino Floridiano de prologar esta obra única en su género.
Investigador acucioso, poseedor de un gran entusiasmo por saber y compartir lo descubierto a través de sus líneas, el autor nos conducirá por un universo de conocimiento iniciático que busca internalizarnos en los secretos y misterios de los Grados Crípticos de la Masonería.
Con la inquietud surgida a partir de una misión encomendada, Raffaele logra penetrar en el más profundo simbolismo del primer elemento con el que un Compañero que accede a los Grados Crípticos se encuentra; SU MANDIL TRIANGULAR.
Son ya 163 años de la presencia en el Perú del Real Arco de Escocia, en los cuales se ha venido trabajando arduamente por el estudio y desarrollo de los misterios de la Antigua Masonería depositados en la Orden del Real Arco y sus Series de Grados Complementarios. Muchos
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Compañeros han venido cumpliendo su lote de trabajo, buscando instruir a los Maestros Masones en su progresión hacia la comprensión de los símbolos y alegorías tanto de los Grados Simbólicos como de aquellos que se desarrollan en la Orden del Real Arco.
Hoy, Raffaele toma esta posta y nos entrega un texto exclusivamente desarrollado sobre el simbolismo del Mandil Triangular. Nos conduce primero mostrándonos su uso en las diferentes Ordenes y Grados que los emplean, para luego centrarse en tratar de explicarnos con suma profundidad el significado de aquel utilizado en los Grados Crípticos de la constitución Escocesa.
Desarrolla las diferentes visiones y versiones sobre el tema, tanto de fuentes masónicas como no masónicas, para irnos adentrando poco apoco en la interpretación del misticismo y esoterismo de este sencillo pero profundo símbolo a la luz de la Kabbalah, la Astrología, la Alquimia, la Rosacruz y otras Escuelas Iniciáticas. Consulta con hebreo-parlantes sobre el significado de las letras hebreas del Mandil, abriendo un universo de posibilidades, las cuales de uno u otro modo se
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concatenan y sólo pueden ser entendidas por un Miembro de la Masonería Críptica.
Os invito a deleitaros con este néctar de conocimiento y así entender, comprender y asimilar más profundamente la sabiduría de los Grados Crípticos. Internaos en esta hermosa aventura hacia el saber iniciático.
Lima, 24 junio de 2015
MuyiExcelenteiCompañero Orlando García Noriega
Diputado Gran Superintendente del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia.
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OBJETIVO
La presente obra tiene como objetivo someter a análisis el Mandil con el que son investidos los miembros de un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Así tal vez, quienes hayamos accedido a ese privilegio, seamos también poseedores del nivel de consciencia que dichos Grados suponen implicar. Si ello no fuere posible por las diversas limitaciones que pesan sobre el aletargado hombre de nuestros días, ojalá al menos establezcamos una relación amistosa entre el derecho pecuniario y el derecho iniciático de vestir dicha prenda.
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INTRODUCCIÓN
Para alcanzar el objetivo mencionado, se ha echado mano de las enseñanzas del sistema Masónico que practicamos; aquél surgido en Escocia desde tiempos inmemoriales y mantenido hasta el día de hoy. Y a manera de comparación, también hemos indagado en el conocimiento impartido por otros sistemas Masónicos, como lo son el Rito Escocés Antiguo y Aceptado (REAA), el Rito Escocés Rectificado (RER), el Rito de York practicado en los Estados Unidos de Norteamérica (cuyos Grados se entregan de manera secuencial y cada uno de ellos es prerrequisito para el siguiente), y el sistema practicado en Inglaterra y Gales (donde se puede acceder a “paquetes” de Grados, siendo la mayoría de ellos “Paralelos” o “Colaterales”, teniendo como prerrequisito únicamente el Grado del Real Arco –el eje de todo–, y que son en gran medida similares a aquellos del sistema practicado en Escocia, pero con ciertas pequeñas diferencias en cuanto a los prerrequisitos y en cuanto al Ritual).
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Pero además, nos hemos valido de fuentes extra-masónicas, pues si bien lo que aprendemos en nuestras Logias y Capítulos nos brinda un conocimiento ya de por sí bastante completo para el mejoramiento del hombre, no deja de ser beneficioso el hecho de poder nutrirse de otras fuentes, ya que en la comparación y el contraste reside el secreto de una buena percepción.
Respecto a ello, es absolutamente cierto lo que un Muy Excelente Compañero nos dijera en una conversación:
“Lo que es Masonería es Masonería, lo que es Rosacrucismo es Rosacrucismo, lo que es Gnosticismo es Gnosticismo. No debe entonces confundirse uno con otro, pues si los Rituales de cada una de esas Escuelas se amalgaman en un solo bloque, las enseñanzas y el sentido de cada una de ellas terminan por perderse”.
No nos cabe la menor duda y coincidimos a cabalidad. Y por ello es bueno aclarar aquí que no pretendemos en esta obra mezclar en un solo recipiente el plato de fondo, el postre y el vino, sino más bien dejar claro que todos pertenecen a
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un mismo banquete, en el transcurso del cual deberemos comer y beber cada uno de ellos en el momento propicio. Para ello hemos analizado el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos a la luz de algunas tradiciones como la Kabbalah, el Tarot y la Alquimia, las cuales no son sino partes de un mismo todo. Un todo del que las Escuelas Iniciáticas como el Gnosticismo, el Rosacrucismo y la Masonería son partes conformantes y por lo tanto se encuentran en íntima relación tal cual lo pueden estar los órganos del cuerpo humano. Sin que caigamos en el error de mezclar todo, sí podemos tomar en cuenta lo que otros puntos de vista nos ofrecen, de modo que podamos establecer qué cosa se parece a lo nuestro y qué cosa es diferente. Lo parecido, nos confirmará las conclusiones a las que hemos llegado antes. Lo diferente, nos dará un mayor motivo para seguir investigando.
Los antiguos Rituales, fueron concebidos por autores que se encontraban mucho más cercanos al origen de lo que jamás podremos estar aquellos quienes el destino hizo vivir en el siglo XXI. No tenemos por tanto ningún derecho a modificarlos,
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y tenemos sí el imperativo deber de preservarlos, velando por que nada se omita ni se aumente en ellos.
Como hombres libres y de buenas costumbres, hagamos uso de nuestra plena facultad para interpretarlos con los elementos de juicio que hayamos sido capaces de adquirir mediante nuestro trabajo masónico.
Definitivamente, es otro de nuestros mayores deberes el compartir (de ahí el porqué de llamarnos Compañeros) las interpretaciones que hayamos podido elaborar, pues es muy posible que estas sirvan de base para que los demás lleguen a conclusiones mucho mejores que las nuestras. Que ello suceda, es el mayor deseo de quien esto ha escrito.
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PRIMERA PARTE
LA FORMA:
IMÁGENES DEL MANDIL TRIANGULAR EN DIVERSAS OBEDIENCIAS MASÓNICAS
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Capítulo I
LOS MANDILES TRIANGULARES
n esta parte del libro exponemos una gran cantidad de Mandiles con forma triangular.
Empezaremos por aquel que se emplea en los Consejos de Maestros Reales y Selectos que trabajan bajo la jurisdicción del Supremo Gran Capítulo del Real Arco de Escocia.
Seguidamente mostraremos los Mandiles que se usan en el Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, que al igual que su homólogo en Escocia, trabaja con Mandiles triangulares, pero de aspecto muy diferente.
Se expondrán también imágenes de los Mandiles que se usan en la Masonería Críptica practicada en los Estados Unidos de Norteamérica. La mayoría de ellos de forma cuadrada, pero curiosamente, notaremos que en algunos Consejos norteamericanos también se emplean Mandiles
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triangulares. Junto a ellos se podrá apreciar un Mandil Templario que se utilizaba en los Estados Unidos en el siglo XIX, igualmente triangular.
Más adelante se mostrará toda la variedad de Mandiles de casi todos los Grados del Rito Escocés Antiguo y Aceptado que se usaban en Estados Unidos en el siglo XIX, los cuales a diferencia de los que se usan en la actualidad, eran triangulares y no cuadrados. Todo ello con la finalidad de compararlos con el Mandil que usamos en los Grados Crípticos. En la comparación y el contraste, el lector muy probablemente note similitudes y diferencias, que le ayudarán a entender algunos aspectos de nuestro Mandil que por diversas razones no han sido especificados en nuestro Ritual.
Por último, aparecerán imágenes de los Mandiles que emplean los Rosacruces1 de la Antigua y Mística Orden Rosacruz (A.M.O.R.C.), los cuales son también triangulares.
El porqué de todo esto, será abordado en la segunda parte del libro.
1 No confundir con el Grado Masónico otorgado en diversos Ritos llamado “Caballero Rosacruz”
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ESCOCIA
Mandil triangular del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia.
El color rojo representa la sangre derramada por Hiram Abif, y el negro alude al luto por su muerte.
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ESCOCIA
Variación del Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos de la tienda de arreos masónicos “Victoria Regalia” (Edimburgo, Escocia) en el que las letras centrales y las nueve estrellas son de color blanco.
En los Grados posteriores al de Maestro Masón se suele identificar el color blanco con la inocencia de aquellos que nada tuvieron que ver con el asesinato del Gran Maestro Constructor.
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ESCOCIA
Mandil de los oficiales de un Consejo de Maestros Reales y Selectos del sistema trabajado en Escocia.
A diferencia del Mandil triangular de los miembros que no ocupan ningún cargo, el Mandil de los miembros del Cuadro de Oficiales es cuadrado.
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INGLATERRA
Mandil de miembro del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, Gales y sus Distritos y Consejos en Ultramar.
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INGLATERRA
Mandil de Past Master del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, Gales y sus Distritos y Consejos en Ultramar.
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EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil cuadrangular de un Consejo de Maestros Reales y Selectos empleado usualmente en los Estados Unidos de Norteamérica.
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EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil cuadrangular de los oficiales de un Consejo de Maestros Reales y Selectos empleado usualmente en los Estados Unidos de Norteamérica.
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EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil triangular de los Maestros Reales y Selectos empleado en algunos Consejos de los Estados Unidos de Norteamérica.
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EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil triangular de Pasado Tres Veces Ilustre Maestro2 empleado en algunos Consejos de Maestros Reales y Selectos de los Estados Unidos de Norteamérica.
2 Past Thrice Illustrious Master, en su idioma original.
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EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil que vestían los miembros de una Comandancia de Caballeros Templarios en los Estados Unidos durante el siglo XIX. La calavera y las tibias cruzadas eran demasiado impactantes para la época, razón por la cual cayó en desuso.
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EE. UU. (REAA)
Mandil del Grado 6 (Master of the Brazen Serpent) del Supremo Consejo de los Estados Unidos de Norteamérica (Jurisdicción Norte). También muestra una palabra conformada por dos letras hebreas; en este caso la Yod y la He, que son la primera y la última del nombre de Dios. Este Grado también es conocido con el nombre de “Secretario Íntimo”, cuyo contexto guarda gran relación con el Grado de Maestro Selecto de la Masonería Críptica, pues ambos tienen a Zabud como protagonista.
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EE. UU. (REAA)
Actual Mandil del Grado 14 (Grand Elect) del Supremo Consejo del Grado 33 de los Estados Unidos de Norteamérica (Jurisdicción Norte).
Este Grado del REAA también se conoce como “Maestro de la Bóveda Secreta”, y aborda de una manera similar el tema tratado en el Grado de Maestro Selecto de la Masonería Críptica.
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Durante el siglo XIX, el Supremo Consejo Grado 33 de los Estados Unidos de Norteamérica (Jurisdicción Norte) empleaba mandiles con forma de triángulo invertido en la mayoría de sus Grados. Dicha jurisdicción tuvo siempre la particularidad de diferenciarse de su homóloga (Jurisdicción Sur), no sólo por los Mandiles sino también en la manera de denominar a sus Grados.
Si bien el presente es un estudio sobre el Mandil del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia3 y no de los Mandiles del Rito Escocés
3 Es de suponerse que, todo Masón que haya llegado hasta el punto de usar el Mandil tratado en este libro, conozca muy bien la diferencia existente entre el tipo de Masonería denominado “Escocismo” y la Masonería practicada en Escocia; que no es lo mismo. En caso de que ello aún no esté del todo claro para el lector, establecemos a continuación una breve reseña:
El Escocismo es un tipo de Masonería que se originó en la Francia del siglo XVIII, y cuyo nombre es debido a su desarrollo a partir de una base masónica llevada al país galo por el depuesto y exiliado rey de Inglaterra Jacobo II y sus partidarios; llamados posteriormente “Jacobitas” (fue en Escocia donde el Jacobismo tuvo su máxima expresión), gestándose así aquello que con el tiempo se convirtió en lo que hoy conocemos como el Rito Escocés Antiguo y Aceptado; basado en un ideal escocés, pero surgido en Francia, siendo a fin de cuentas mucho más francés que escocés (aunque posteriormente terminara de estructurarse en su forma actual en los Estados Unidos de Norteamérica). Por su parte, la Masonería practicada en el
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Antiguo y Aceptado, el autor considera que la forma triangular de los atuendos empleados por este último y los símbolos e inscripciones que estos presentan, son de gran relevancia para ser contrastados con el objeto de este estudio, de modo que el lector pueda establecer sus propias conclusiones adicionales a las que se pudieran aquí verter.
A continuación se muestran los Mandiles triangulares y los nombres de sus respectivos Grados en su idioma original. Algunos Grados no se mencionarán, dado que, o bien emplean un Mandil cuadrado, o bien no emplean ninguno. Ello depende tanto del Supremo Consejo del que se trate, como de los Rituales que este tenga o haya tenido en uso.
Cabe indicar que los Grados 5, 7, 8, 16, 17, 23 y 33 tienen los mismos nombres en ambas jurisdicciones.
país llamado Escocia tiene una estructura muy diferente al Llamado Rito Escocés Antiguo y Aceptado. Los ideales y los objetivos son los mismos en toda la Masonería verdadera alrededor del globo, pero la manera de practicarla en cuanto a los distintos Ritos puede variar considerablemente. En resumen, no hay que confundir la Masonería practicada en Escocia con aquella llamada (con menor o mayor acierto) “Masonería Escocesa”.
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MANDIL DEL GRADO 4 (Master Traveler)
MANDIL DEL GRADO 5 (Perfect Master)
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MANDIL DEL GRADO 6 (Master of the Brazen Serpent)
MANDIL DEL GRADO 7 (Provost and Judge)
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MANDIL DEL GRADO 8
(Intendant of the Building)
MANDIL DEL GRADO 9
(Master of the Temple)
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MANDIL DEL GRADO 10
(Master Elect)
MANDIL DEL GRADO 11
(Sublime Master Elected)
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MANDIL DEL GRADO 12
(Grand Master Architect)
MANDIL DEL GRADO 13
(Master of the Ninth Arch)
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MANDIL DEL GRADO 14
(Grand Elect Mason )
MANDIL DEL GRADO 15 (Knight of the East, or Knight of the Sword)
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MANDIL DEL GRADO 16
(Prince of Jerusalem)
MANDIL DEL GRADO 17 (Knight of the East and West), empleado desde siempre y hasta la actualidad en casi todas las Jurisdicciones del Supremo Consejo Grado 33.
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MANDIL DEL GRADO 18
(Knight of the Rose Croix de Heredom)
MANDIL DEL GRADO 20
(Brother of the Trail)
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MANDIL DEL GRADO 21
(Patriarch Noachite)
MANDIL DEL GRADO 22
(Prince of Libanus)
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MANDIL DEL GRADO 23 (Chief of the Tabernacle)
MANDIL DEL GRADO 24 (Brother of the Forest)
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MANDIL DEL GRADO 25
(Master of Achievement)
MANDIL DEL GRADO 26
(Master Friend and Brother Eternal)
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MANDIL DEL GRADO 27
(Knight of Jerusalem)
MANDIL DEL GRADO 28
(Knight of the Sun, or Prince Adept)
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MANDIL DEL GRADO 31
(Knight Aspirant)
MANDIL DEL GRADO 32
(Sublime Prince of the Royal Secret)
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Por otro lado, en el Rosacrucismo, algunas Ordenes como A.M.O.R.C. (Antigua y Mística Orden Rosa Cruz), emplean mandiles triangulares. Su forma es una rememoración de los Mandiles que usaban los antiguos egipcios en sus ceremonias de corte iniciático.
MANDIL DE LA “CÁMARA POSTULAR” DE LA ORDEN ROSACRUZ
A.M.O.R.C.
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MANDIL DE LA “CÁMARA CAPITULAR” DE LA ORDEN ROSACRUZ
A.M.O.R.C.
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SEGUNDA PARTE
EL FONDO:
ANÁLISIS E INTERPRETACIÓN
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Capítulo II
EL TRIÁNGULO
l unir dos o más puntos sucesivos de un plano, se obtiene una línea recta. Pero si se une un tercer punto que no esté alineado con los otros dos, surge el triángulo; la primera figura geométrica que puede trazarse. Al ser la primera manifestación, tiene que ver con el origen. Por ello se le asocia con la creación y con la Divinidad.
A
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Esta figura ha mantenido una connotación divina ya desde los tiempos del antiguo Egipto, de las Escuelas Pitagóricas e incluso del Cristianismo, donde el triángulo representa la Triple Persona (Tri-Unidad) de Dios; Padre, Hijo y Espíritu Santo.
De hecho, en la iconografía cristiana, los lados del triángulo constituyen los tres atributos de la Deidad: Omnisciencia, Omnipresencia y Omnipotencia, características divinas que el simbolismo masónico también asume en su concepto del Gran Arquitecto del Universo, plasmándolas en la figura del Delta Sagrado, que toma su nombre debido a la similitud que tiene con la cuarta letra del alfabeto griego; la Delta, en su versión mayúscula.
Para los Grados Masónicos de connotación Cristiana (como la mayoría de los Grados de la Masonería británica y norteamericana posteriores al de Maestro Masón, así como los Grados Rosacruces del REAA y el Rito Francés, y todos los Grados del Rito Escocés Rectificado), el triángulo alude también a las Virtudes Teologales; Fe, Esperanza y Caridad.
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ATRIBUTOS DE DIOS SEGÚN EL CRISTIANISMO:
Omnipresencia, Omnisciencia y Omnipotencia.
LETRA DELTA EN SUS VERSIONES MAYÚSCULA Y MINÚSCULA.
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EL “DELTA SAGRADO” U “OJO QUE TODO LO VE”.
FE, ESPERANZA Y CARIDAD REPRESENTANDO UN TRIÁNGULO EN UN MANDIL EMPLEADO EN INGLATERRA A PRINCIPIOS DEL SIGLO XVII.
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Además de representar a la Divinidad y a las Virtudes Teologales que allanan el camino para llegar a ella, el triángulo alude a los tres Grandes Maestros; Salomón Rey de Israel, Hiram Rey de Tiro e Hiram Abif el Constructor. Por ello el triángulo roto del emblema de la Masonería Críptica simboliza la ausencia de Hiram tras su asesinato por parte de los tres malos Compañeros.
EL MAESTRO HIRAM ABIF, EL REY SALOMÓN DE ISRAEL Y EL REY HIRAM DE TIRO.
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ESTRUCTURA TERNARIA CONFORMADA POR DOS COLUMNAS (ENERGÍAS POSITIVA Y NEGATIVA) Y UN ARCO (ELEMENTO NEUTRO O CONCILIADOR).
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EMBLEMA DE LA MASONERÍA CRÍPTICA
Lo que fue separado por la espada, deberá ser reunido por la trulla.
Según el Ritual del Maestro Súper Excelente del sistema norteamericano, el triángulo “simboliza el triunfo de la Francmasonería sobre la Ignorancia, la Intolerancia y el Fanatismo, los tres grandes enemigos de la libertad y el progreso
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humanos”4. En la Masonería Críptica norteamericana no suele emplearse el Mandil triangular como en Escocia (aunque algunos Consejos sí lo hacen), pero lo descripto en su Ritual, referente al triángulo, constituye una posible razón para que en el sistema de Escocia se haya considerado que el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos sea un triángulo invertido, si es que con tal inversión se alude al hecho de haber derrotado a esa tríada de enemigos. Tal cosa se deduce del hecho que, en varios Grados Masónicos de diversos Ritos se suele asociar a un trío de anti-valores con Jubelo, Jubela y Jubelum; los tres malos Compañeros que abatieron de muerte al Maestro Hiram Abif. Por ejemplo, en el Grado 4 del REAA, denominado “Maestro Secreto”, los tres malos Compañeros representan a otro grupo de anti-valores similar al mencionado líneas arriba; la Ignorancia, la Hipocresía y la Ambición.
4Ritual de Súper Excelente Maestro, tal como fue autorizado y aceptado por el General Grand Council of Cryptic Masons International of the United States of America en Denver, Colorado, el 27 de septiembre de 1927. Séptima edición, 1952. Traducción de Roberto López Cobos, 1981.
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LOS ASESINOS DE HIRAM
JUBELA, JUBELO Y JUBELUM; LOS TRES GRANDES ENEMIGOS DE TODO MASÓN. REPRESENTAN LOS ANTIVALORES EN LOS QUE PODEMOS CAER SI NO TRABAJAMOS SOBRE NOSOTROS MISMOS.
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En las Escuelas Iniciáticas, se suele identificar al triangulo con la tríada conformada por Tesis, Antítesis y Síntesis, o lo que es lo mismo: Afirmación, Negación y Reconciliación.
Cuando apunta hacia arriba (Cielo), el triángulo representa la energía masculina. Si apunta hacia abajo (Tierra), representa la energía femenina.
En la concepción alquímica de los Cuatro Elementos, se emplean triángulos para simbolizar a cada uno de ellos, otorgando al Fuego y al Aire una polaridad positiva o masculina, siendo el Agua y la Tierra de polaridad negativa o femenina.
El triángulo con la punta hacia arriba simboliza una espada o un falo. En su forma invertida, se asocia a la matriz del útero
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Si se superponen ambos símbolos, se obtiene la estrella de David o Sello de Salomón, que entre otras cosas, representa al alma humana, siendo esta la unión del espíritu con la materia.
ESTRELLA DE DAVID O SELLO DE SALOMÓN
Los sacerdotes egipcios empleaban un mandil en forma de triángulo, pero no invertido. Los Sumos Sacerdotes hebreos heredaron dicha costumbre debido a la histórica relación que hubo entre ambos pueblos. La prenda que estos últimos empleaban se llamaba Efod, y era una especie de delantal que cubría tanto la parte delantera como la trasera, cuyo largo era hasta la mitad del muslo.
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En realidad el Efod era usado no solamente por los Sumos Sacerdotes, sino también por los sacerdotes de menor rango y por personas no necesariamente vinculadas al sacerdocio. Para su confección se empleaba fibra escarlata carmesí y lino fino torcido con lana teñida de púrpura rojiza e hilos de oro. Podemos identificar tales colores en los atuendos de un Capítulo de Masones del Real Arco y en un Consejo de Maestros Reales y Selectos. Ello es aún más notorio en el sistema norteamericano, donde los colores escarlata y purpura se han extendido a los sacos y las corbatas que usan los Compañeros.
ATUENDOS DEL SISTEMA NORTEAMERICANO
FOTOGRAFÍA POSTERIOR A UNA CEREMONIA DE NOMBRAMIENTO DE MIEMBROS HONORARIOS DEL “DEKALB” CHAPTER No. 52.
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ATUENDOS DEL SUMO SACERDOTE EN EL ANTIGUO ISRAEL
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MANDIL EGIPCIO
EL MANDIL EGIPCIO ES UN ANTECESOR DEL EFOD HEBREO, Y SE CREE QUE TAMBIÉN LO ES DEL MANDIL MASÓNICO. CURIOSAMENTE, ERA TRIANGULAR, PERO NO SE USABA INVERTIDO SINO CON LA BASE HACIA ABAJO Y LA PUNTA HACIA ARRIBA.
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En algunos Ritos Masónicos (como el REAA), el Mandil del Grado de Aprendiz tiene dos cuerpos: un cuadrado, que forma el Mandil propiamente dicho, y un triángulo en la parte superior, que recibe el nombre de Babeta. Siendo que en el Grado de Aprendiz ya están potencialmente contenidos todos los Grados posibles e imaginables (así como en la Piedra Bruta está contenida una virtual Piedra Pulida), la forma triangular de la Babeta es una representación del Ternario o Tríada Superior (Atman, Budhi y Manas), es decir el componente espiritual del hombre, recordatorio para el Aprendiz del lugar al que podrá acceder y hacia donde debe aspirar a situarse siempre y cuando trabaje adecuadamente sobre sí mismo, pues en su estado actual se halla ubicado en el Cuaternario Inferior (Kama-manas, Linga-sharira, Prana y Stula-sharira), es decir; el componente físico y las bajas pasiones a las que este se halla sometido.
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EN EL MANDIL CON BABETA DEL APRENDIZ MASÓN DEL REAA, SE EXPRESA EL CUATERNARIO INFERIOR Y EL TERCIARIO SUPERIOR. TAMBIÉN EL CUADRIVIUM Y EL TRIVIUM DEL GRADO DE COMPAÑERO, ASÍ COMO LA EDAD DEL MAESTRO MASÓN.
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Capítulo III
EL FONDO NEGRO Y EL BORDE ROJO
l color negro suele simbolizar el luto en muchas culturas. En el caso del Mandil triangular del Consejo de Maestros Reales y Selectos, y en el de la mayoría de Mandiles y demás atuendos masónicos
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(especialmente en los Grados Hiramitas5) representa precisamente el luto y la consternación por la muerte de Hiram Abif; el Gran Maestro Constructor.
Por otro lado, como veremos más adelante, el color negro representa la oscuridad de la Bóveda Secreta del corazón, no necesariamente tomada como algo negativo, sino desde el punto de vista de la íntima profundidad donde en cada ser humano yace la Presencia Divina, hecho del que el hombre no siempre es consciente y al que se debe el emprendimiento del Viaje Iniciático con la finalidad de descubrir dicha presencia por parte de aquellos que al menos han logrado vislumbrar que existen cosas más allá del cotidiano automatismo con el que transcurren sus vidas.
El color rojo, por su parte, es aquel con el que universalmente se simboliza la sangre. La Masonería no es ajena a esa idea, por lo que en el Mandil que estudiamos, dicho color representa la sangre que Hiram Abif derramó para proteger la Palabra Sagrada a pesar del martirio del que fue
5 Se entiende por Grados Hiramitas todos aquellos Grados masónicos directamente relacionados con Hiram Abif.
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víctima a manos de los tres malos Compañeros que inmerecidamente deseaban obtenerla.
Comprobemos qué dice el Ritual del Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia sobre los colores:
“Los colores apropiados de estos Grados son el negro y el rojo; la Logia está simbólicamente de luto por la pérdida del Maestro Operario. El rojo es típico de la sangre, la cual fue derramada como prueba de su integridad Masónica”.6
Sobre el mismo particular, el norteamericano Albert Gallatin Mackey expresa lo siguiente:
“Los colores simbólicos de un Maestro Real son el negro y el rojo. El color negro es significativo del dolor de los Compañeros de oficio por la pérdida de su Gran Maestro Operativo, y el color rojo representa su sangre, la cual fue derramada en defensa de
6 GRAN CAPÍTULO DISTRITAL DEL REAL ARCO DEL PERÚ, juridiccionado al GRAN CAPÍTULO SUPREMO DEL REAL ARCO DE ESCOCIA, actuando como Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Serie de los Grados Crípticos. Ritual de Maestro Real, Maestro Selecto y Maestro Súper Excelente. Lima, 2012. Pág. 5.
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su integridad. Por lo tanto, el Mandil y el Collarín de un Maestro Real deben ser negros y delineados con bordes rojos. El Mandil debe ser de forma triangular7, en alusión al Delta Sagrado”8.
Más adelante, al describir el siguiente Grado; el de Maestro Selecto, aclara que los colores siguen siendo los mismos (negro y rojo), pero que adquieren allí otro significado:
“Los colores simbólicos de un Maestro Selecto, tales como los de un Maestro Real, son el negro y el rojo, pero el simbolismo es diferente. El negro es significativo del secreto, el silencio y la oscuridad en la que los Maestros Selectos realizan sus labores, y el rojo, representa su fervor y celo”9.
7 Nótese que Mackey, no siendo un Masón escocés sino norteamericano, escribe: “El Mandil debe ser de forma triangular…”. En el siglo XIX; ¿Serían iguales los Mandiles de la Masonería Críptica en ambos países?
8 Mackey, Albert Gallatin: Cryptic Masonry. A Manual of the Council; or Monitorial Instructions in the Degrees of Royal and Select Master. With an Additional Section on the Super-Excellent Master Degree (1897). Pág. 20. Traducción de Raffaele Storino.
9 Ibídem. Pág. 41.
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En Escocia, aunque no aparezca en el Ritual oficial, se suele leer un cargo (tomado de un Ritual mucho más antiguo) al momento de investir al Maestro Selecto con el Mandil Triangular. Su contenido es más extenso, pero con respecto a los colores del Mandil, dicho cargo expresa lo siguiente:
“..el fondo negro es un símbolo del luto de los obreros por la muerte del Maestro, y el borde rojo es típico de la sangre que fue derramada como prueba de su integridad masónica”10.
Existe una total coincidencia entre el significado de los colores dado en Escocia y aquel expresado por Mackey en el Grado de Maestro Real. Sin embargo, no hay indicios de que en Escocia tal significado varíe en el Grado de Maestro Selecto.
10 Información brindada por el Compañero Eric Brown, Masón escocés residente en Inglaterra.
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Capítulo IV
LOS TRES GRUPOS DE TRES ESTRELLAS DE SEIS PUNTAS
n los ángulos del Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos, aparecen tres pequeñas estrellas de seis puntas. En un capítulo precedente ya hemos revisado el simbolismo de la Estrella de seis puntas (Estrella de David o Sello de Salomón), de modo que nos
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centraremos aquí en el número 3 y en su múltiplo; el número 9.
Veamos primero lo único que dice al respecto nuestro Ritual11 al describir el Mandil:
“Usualmente tienen tres estrellas en cada ángulo…”
Como podemos apreciar; no se ofrece mayor detalle.
Veamos ahora parte de lo que expresa Albert Gallatin Mackey, en su libro sobre la Masonería Críptica publicado en 1897: “En algunos Consejos, el mandil está decorado con nueve estrellas; colocando tres de ellas en cada uno de sus ángulos…”12
Veamos por último, parte de la mencionada lectura que se efectuara durante su recepción al Grado de Maestro Selecto, en Escocia, al
11 GRAN CAPÍTULO DISTRITAL DEL REAL ARCO DEL PERÚ. op. cit. Págs. 5-6.
12 Mackey, op. cit. págs. 41-42. Nótese que aquí se confirma que también aparecían los tres grupos de tres estrellas. Otra similitud entre el actual uso en Escocia y el uso en Estados unidos de hace 120 años.
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Compañero Eric Brown, que según él mismo indica “no aparece en el Ritual oficial sino que es parte de un Ritual muy antiguo que estaba en poder del Tres Veces Ilustre Maestro”:
“Las nueve estrellas aluden a los nueve arcos que conducen a la Bóveda Sagrada”13.
Habiendo revisado lo que el Ritual y otras fuentes relacionadas nos dicen sobre los tres grupos de tres estrellas, pasemos a analizar las cifras 3 y 9.
– El Número 3:
El número 3 es conocido como “el número perfecto”, pues tiene un inicio, un medio y un final. Tales características hicieron que esta cifra obtuviera la atención tanto de Platón como de Aristóteles, coincidiendo ambos en que se trata de un número especial. Griegos, romanos, persas, egipcios y celtas entre otros, atribuyeron propiedades divinas al número 3.
Todo ello enlaza con lo expresado en el capítulo correspondiente al Triángulo. A lo ya dicho, agregaremos que, con tres puntos de apoyo se
13 Experiencia del Compañero Eric Brown.
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hace posible que una estructura se mantenga en pie. En el lenguaje literario, cuando se crea un relato, este debe contener una Introducción, un Nudo, y un Desenlace, lo cual es otro ejemplo de la funcionalidad del número 3.
En la Numerología, el tres es considerado un número de expansión, y se le identifica con el arte y la música (recordemos que David, padre de Salomón era versado en la música, y que Hiram Abif, además de constructor era un hábil artesano, así como lo era Tubalcaín, el primer forjador de los metales).
El número tres se halla presente en todos los Grados Masónicos, y entramos en contacto con el mismo desde que nos iniciamos. En las Logias Simbólicas, los Masones deben reunirse en una Logia con 3 características fundamentales: Que los Trabajos sean Justos, Perfectos y Regulares.
Recordemos:
¿Porqué Justos?
Por la presencia de las Tres Grandes Luces emblemáticas de la Francmasonería; Compás, Escuadra y Volumen de la Ley Sagrada
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(como podemos apreciar, hay aquí un 3 dentro de otro 3).
¿Porqué Perfectos?
Por la presencia de Siete o más Hermanos.
¿Porqué Regulares?
Por la presencia de una Carta Constitutiva de la Gran Logia.
En algunos Capítulos del Real Arco, según el sistema, como por ejemplo en el caso de los Estados Unidos de Norteamérica, no se permite el ingreso de nuevos Compañeros si es que estos no se presentan en grupos de 3 o múltiplos de 3.
En todos los Consejos de Maestros Reales y Selectos, en el Grado de Maestro Selecto, el número de Compañeros presentes no debe superar a 27 (es decir, 3 al cubo, lo cual es plasmado en el Mandil mediante los tres grupos de 3 estrellas: 3+3+3=9 –refiriéndose a los 9 arcos– o 3x3x3=27 –refiriéndose a los tres hombres asignados en cada arco–). En dicho Grado, figuradamente se está trabajando en los 9 arcos que constituyen la Bóveda Secreta del Templo del Rey Salomón, y
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cada arco tiene asignados 3 hombres (9×3=27); uno que vigila y dos que laboran.
A ello se debe el hecho de que Zabud fuera a ser condenado a muerte, pues había visto más de lo necesario y no quedaba nada por hacer con él salvo ejecutarlo. Ni siquiera cabía la posibilidad de emplearlo para trabajar en la Bóveda Secreta, ya que con él sumarían 28 hombres. Pero, finalmente se optó por emplear a Zabud y ejecutar a un miembro del Consejo; Aishar, quien en vez de vigilar se había quedado dormido en su puesto.
– El Número 9:
Veamos algunas de sus características:
Su cuadrado es 81, y 8+1=9.
Su sumatoria da como resultado 45, es decir; 1+2+3+4+5+6+7+8+9=45, y 4+5=9
Es posible encontrar al número 9 en el llamado “Efecto Espejo”, que consiste en tomar dos cifras invertidas (por ejemplo 25 y 52) y hallar su diferencia (que en éste caso es 27). Luego se suma los dígitos de la misma (2+7=9), que
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indefectiblemente dará 9 o múltiplo de 9 como resultado.
Si es una cifra simétrica como 33, la operación sería la siguiente:
33-33=0 (donde 0 es múltiplo de 9)
Veamos qué sucede con un número de tres dígitos; el 421:
421-124=297, luego 2+9+7=18, luego 1+8=9
Y ahora con el número del Documento Nacional de Identidad del autor; el 09992117:
71129990-09992117=61137873
Luego 6+1+1+3+7+8+7+3=36, luego 3+6=9
Da resultado, a pesar de que el número del documento empieza con un cero, que fue omitido al ingresarlo en la calculadora, pues esta no acepta el cero como primer número a digitar.
Por otro lado, 9 meses (270 días: 2+7+0=9) tarda un humano en formarse dentro del vientre materno, 9 Cielos y 9 Infiernos aparecen en la Divina Comedia de Dante Alighieri y 9 Caballeros iniciaron lo que más tarde se conocería como la Orden del Temple.
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Hemos mencionado sólo algunas de las sorprendentes cualidades del número 9. Podríamos seguir analizándolo por muchas páginas más, pero ya es suficiente para el objetivo de este capítulo, que es el de hacer notar que la cifra 9 no fue escogida al azar para determinar la cantidad de arcos de la Bóveda Secreta.
Respecto a las nueve estrellas (tres grupos de 3), dice el investigador argentino Norberto cornejo:
“La Palabra del Arco Real se divide en tres sílabas, y seguramente te será conocida la “transmisión trisilábica” característica del Arco Real del Rito York. Cada Capítulo es presidido por tres Oficiales (el Rey, el Sacerdote y el Profeta), y cuando pronuncian la Palabra lo hacen pronunciando alternativamente una sílaba cada uno, hasta completar la Palabra tres veces. Por lo tanto, en total se pronuncian nueve sílabas.
Quizás ese pueda ser el significado de las nueve estrellas, en tres grupos de tres, que aparecen en el Mandil.”14
14 Expresado mediante un mensaje de correo electrónico.
93
En el Grado de Maestro Real, durante la primera parte de la Ceremonia de Recepción al mismo, se aprecia el siguiente parlamento por parte de Hiram Abif:
“Pronto deberé reunirme con mis padres y mi lugar será ocupado por otros que estén ahora en el vigor de la juventud.
Ocho décadas y un año hace que moro en este mundo y ya el pulso palpitante de la vida me previene que pronto habré de cruzar el oscuro Valle de la Sombra de la Muerte y emerger al otro lado, en el radiante Sol de Su Gloria”15.
Ocho décadas y un año son ochenta y un años. La cifra 81 no sólo es nueve veces 9, sino que las suma de sus dígitos da como resultado el número 9.
Además de lo mencionado, es importante notar que los golpes de Mallete para el Grado de Maestro Selecto son justamente 9. En el sistema norteamericano, los golpes de Mallete son los
15 Gran Capítulo Distrital del Real Arco del Perú op. cit. Pág. 17.
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mismos, así como los golpes de Batería, esta última ausente en los sistemas británicos debido a que se trata de una herencia de la Masonería francesa. Es interesante notar también que, en el sistema norteamericano, el Grado de Maestro Selecto es precisamente el noveno en conferirse si se empieza a contar desde el Grado de Aprendiz Masón. A diferencia del Escocés, en dicho sistema no se contempla ni el Grado de Maestro Excelente, ni el de Marinero de la Real Arca. Y por su parte, los tres Grados de la Cruz Roja o Paso de Babilonia (Caballero de la Espada, Caballero de Oriente, y Caballero de Oriente y Occidente) están unidos en uno sólo. A saber, son:
1
Aprendiz
2
Compañero
3
Maestro
4
Maestro de la Marca
5
Past Master (Que es un virtual PVM)
6
Muy Excelente Maestro
7
Masón del Real Arco
8
Maestro Real
9
MAESTRO SELECTO
10
Maestro Súper Excelente
11
Caballero de la Cruz Roja
12
Caballero de la Orden de Malta
13
Caballero Templario
95
EN EL SISTEMA NORTEAMERICANO, EL GRADO DE MAESTRO SELECTO ES EL NOVENO EN CONFERIRSE.
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A manera de ejercicio mental, podemos relacionar el número nueve con un personaje histórico que no necesaria o directamente tiene que ver con la Masonería o con alguna Escuela Iniciática (aunque su primogénito y sucesor; el Rey Eduardo VII16 estuvo muy relacionado con la Orden, llegando incluso a ser Gran Maestro de la Gran Logia Unida de Inglaterra). Se trata del interesante caso de la Reina Victoria del Reino Unido. De su historia, podemos notar los siguientes detalles:
16 Eduardo VII (Albert Edward of Saxe-Coburg and Gotha): Nacido el 9 de noviembre de 1841 y fallecido el 6 de mayo de 1910. Hijo primogénito de la Reina Victoria y del príncipe Alberto. Fue el primer monarca británico de la Casa de Sajonia-Coburgo-Gotha, la cual más adelante fue renombrada como la Casa de Windsor por su hijo, el Rey Jorge V.
Eduardo fue iniciado en la Masonería por el Rey de Suecia, en Estocolmo, en 1868. Fue Venerable Maestro de la “Apollo University” Lodge No. 357, de la “Royal Alpha” Lodge No. 16 y de la famosa “Prince of Wales” Lodge No. 259. Fue instalado por el Conde de Carnarvon como Gran Maestro de la Gran Logia Unida de Inglaterra el 28 de abril de 1875. Fue nombrado Miembro Honorario de la “Lodge of Edinburgh” No. 1. Fue nombrado “Patrón de las Grandes Logias de Escocia e Irlanda”. Fue nombrado “Patrón del Supremo consejo del Grado 33 de Inglaterra”, Cuerpo Masónico del que fue un destacado miembro. Fue Gran Maestro del Convento General de Caballeros Templarios.
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– Victoria vivió 81 años (8+1=9) igual que Hiram Abif según el Ritual de Maestro Real.
– Reinó por 63 años (6+3=9).
– Su hijo, Eduardo VII reinó durante 9 años.
– Su esposo; el Príncipe Alberto de Sajonia-Coburgo-Gotha, falleció varias décadas antes que ella. Durante todo ese tiempo y hasta su día final, la monarca fue una viuda.
Victoria mantuvo un estado de luto permanente, usando ropas negras por el resto de su vida. Debido a ello fue apodada “La Viuda de Windsor”.
– De dicho matrimonio nacieron 9 hijos, los cuales literalmente fueron “Los Hijos de la Viuda” más importantes de todo el Reino y gran parte de Europa; entre sus descendientes están las familias reales de Gran Bretaña, España, Suecia, Yugoslavia, Rusia, Grecia, Rumania y Alemania.
El autor debe aclarar y reconocer que lo consignado aquí sobre la Reina Victoria y el número 9, es la parte menos seria de este libro. Severas dudas antecedieron la decisión de incluir
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tal razonamiento en esta obra, pues la consigna para elaborar la misma ha sido en todo momento la de ofrecer al lector conclusiones basadas tanto en investigaciones previas de reconocidos autores como también en interpretaciones y especulaciones propias, ubicadas siempre dentro del margen de la más estricta coherencia a pesar de que los estudios esotéricos no son ni serán nunca una disciplina exacta, pues tal como hemos mencionado reiteradamente (y debemos hacerlo siempre que podamos); “hay muchas capas de significados e interpretaciones según las circunstancias que rodean al objeto de estudio y según el nivel de evolución alcanzado por el intérprete”. Sin embargo, finalmente, la balanza se inclinó por incluir las observaciones sobre la recurrencia del número 9 en la vida de Victoria, pues ello resulta interesante si se toma en cuenta que, es en el territorio del Reino Unido en donde surgió la Masonería Especulativa. No se pretende aquí forzar las cosas para ver lo que se quiere ver. Lo que se desea es ejercitar el intelecto del lector, de modo que pueda hallarse entrenado para captar detalles cuasi imperceptibles, los cuales en ciertas ocasiones trascienden la barrera de la casualidad.
99
LA REINA VICTORIA DEL REINO UNIDO
SE PUEDE IDENTIFICAR RECURRENTEMENTE EL NÚMERO NUEVE EN VARIOS DETALLES RELEVANTES DE SU VIDA.
100
ALBERTO EDUARDO; PRÍNCIPE DE GALES. FUE NSTALADO COMO GRAN MAESTRO DE LA GRAN LOGIA UNIDA DE INGLATERRA EL 28 DE ABRIL DE 1875. EL 22 DE ENERO DE 1901 SE CONVIRTIÓ EN EDUARDO VII; REY DEL REINO UNIDO Y EMPERADOR DE LA INDIA.
101
Para finalizar este análisis de los números tres y nueve, revisemos lo que dice Mackey sobre los mismos en el libro que tanto nos ha servido de referencia:
“Los números impares son considerados místicos por los Masones, lo cual concuerda con la antigua doctrina, donde se enseñaba que los números impares eran agradables a los dioses17. Por lo tanto el tres, el cinco, el siete y el nueve, son considerados como números masónicos. El tres es el fundamento del simbolismo masónico de los números, ya que es el primer número impar después de la unidad; y es particularmente aplicable a los Grados más bajos. Cuando ascendemos a los Grados superiores, el nueve entra en juego como el cuadrado de tres, al igual que la frase ‘veintisiete años’, que se refiere al cubo de tres, y por último, el número ochenta y uno, que es el cuadrado de nueve.
El número nueve es el número sagrado del Grado de Maestro Selecto, que, sin embargo,
17 Numero deus impare gaudet. Virg. E. viii. 75. (Nota de A.G. Mackey).
102
también se refiere a veintisiete, simplemente porque es el producto de nueve multiplicado por tres.
El número nueve fue llamado teleios (τέλειος) por los pitagóricos, o el número de la finalización, y como tal es apropiado para dicho Grado, el cual profesa completar el círculo de la ciencia masónica. Pero la lección del Maestro Selecto nos enseña que el número nueve alude a los nueve atributos de la Deidad. Se dice que son: 1. Belleza, 2. Sabiduría, 3. Poder, 4. Eternidad, 5. Infinitud, 6. Omnisciencia, 7. Justicia, 8. Misericordia y 9. Perfección”18.
Como podemos apreciar, y como veremos en capítulos posteriores dedicados a la Bóveda Secreta y al Corazón Humano, el número 9 es una cifra absolutamente trascendente en la Masonería Críptica.
18 Mackey, op. cit. págs. 60-61.
103
Capítulo V
LAS LETRAS YOD Y MEM SOFIT
n el centro (bien podríamos decir “en el corazón”) del Mandil, se pueden apreciar dos letras hebreas; la Yod ( י) y
la Mem Sofit ( .(ם
El Ritual del Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia, al hacer mención de las letras
E
104
hebreas en el centro del Mandil, expresa únicamente lo siguiente:
“ …(los Mandiles) llevan las letras יפ en el centro”19.
Eso es todo. El Ritual menciona dos letras pero no dice sus nombres y tampoco que sean hebreas. La de la derecha ( י), es una letra Yod, equivalente al
sonido de la I o la Y del alfabeto latino. Y la de la izquierda ( פ), es una letra Pei, equivalente al
sonido P del alfabeto latino, lo cual colabora a confundirnos aún más, pues hasta el momento la duda consistía en saber si la letra junto a la Yod era una Samekh o una Mem Sofit. Sin embargo, tras someter a análisis las tres posibilidades, quedó descartada la letra Pei ( פ) por ser
absolutamente diferente a las otras dos,
19 Gran Capítulo Distrital del Real Arco del Perú op. cit. Pág. 6. Es importante señalar que, así como hay distintos estilos en Office para las letras latinas, también los hay para las letras hebreas. El presente libro emplea el estilo “Times New Roman”. Sin embargo, para evitar confusiones o malos entendidos al citar el Ritual, se ha procedido a transcribir las letras hebreas Yod ( י) y Pei ( פ) en el estilo
“Arial”, tal cual aparecen allí.
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habiéndose comprobado ampliamente que no es ninguna de las letras que aparecen en el Mandil.
Es de vital importancia notar que la aparición en el Ritual de esta última letra, puede deberse, o a un error de imprenta, o a un acto deliberado para proteger lo escrito de las miradas curiosas. Pero sea cual fuere el caso, la verdadera duda, como veremos en capítulos posteriores, reside en saber si se trata de una letra Samekh ( ס), o si se trata de
una letra Mem Sofit ( .(ם
Veamos ahora lo que se puede averiguar de estas letras haciendo uso de algunas antiguas tradiciones.
La Kabbalah
La Kabbalah, es una disciplina ancestral del pueblo judío, mediante la cual, los libros que conforman la Torá (conocida en el mundo cristiano como el Pentateuco) se someten a un profundo análisis esotérico (es decir; a un análisis de aquello que está “dentro” o debajo de las capas de lo obvio).
106
Esta tradición posee sus propios diagramas y textos doctrinales, como ser:
– El Árbol de la Vida
– El Séfer Yetzirah
– El Talmud Eser Sephiroth
– El Zohar
– El Prefacio de la Sabiduría de la Kabbalah
Según la Kabbalah, la Energía Divina llega al plano material en forma descendente, lo cual es graficado mediante un sistema de 10 esferas o Sephiroth, llamado “El Árbol de la Vida”. Cada esfera tiene un nombre propio y son los siguientes: Keter, Hokhmah, Binah, Chesed, Geburah, Tiferet, Netsah, Hod, Yesod y Malchuth. Además, existe un Sephiroth escondido llamado Daat, situado entre Hokhmah, Binah, esferas de las que este depende.
El “árbol” conformado por las esferas mencionadas, en su descenso desde el plano espiritual hacia el material, puede tomar 22 caminos; correspondientes a la 22 letras del alefato (alfabeto) hebreo.
107
GRABADO DE UNO DE LOS PRIMEROS EJEMPLARES IMPRESOS DEL “PORTAE LUCIS” (SHA’ARE ORAH EN SU HEBREO ORIGINAL, QUE SIGNIFICA “PUERTAS DE LA LUZ”) , TRASCENDENTE OBRA CABALÍSTA DE JOSEPH BEN ABRAHAM GIKATILLA (1248 – Circa 1305). TRADUCIDO AL LATÍN POR PAOLO RICCIO EN 1516. ACTUALMENTE SE ENCUENTRA EN LA BIBLIOTECA MARUCELLIANA DE FLORENCIA, ITALIA.
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NÚMERO DE ORDEN
LETRA
NOMBRE
VALOR NUMÉRICO
EQUIVALENTE LATINA
1
א
Aleph
1
Cualquier Vocal ב 2
Beth
2
B-V
3
ג
Gimel
3
G
4
ד
Dalet
4
D
5
ה
Hei
5
H
6
ו
Vav
6
V-U
7
ז
Zain
7
Z
8
ח
Jet
8
J
9
ט
Tet
9
T
10
י
Yod
10
I-Y
11
כ
Kaf (Jaf)
20
K-J
12
ל
Lamed
30
L
13
מ
Mem
40
M
14
נ
Nun
50
N
15
ס
Samekh
60
S
16
ע
Ayin
70
NO EXISTE
17
פ
Pei
80
P-F
18
צ
Tzadi
90
TS
19
ק
Qof
100
K
20
ר
Resh
200
R
21
ש
Shin
300
S-SH
22
ת
Taf
400
T
EL ALEFATO HEBREO: LOS 22 CAMINOS DEL ÁRBOL DE LA VIDA.
109
No podemos explicar toda la Kabbalah en un sólo libro y menos si no se trata del tema principal del mismo; que es el Mandil. Bastará entonces con lo mencionado para tener una idea general y a continuación exponer en forma muy sencilla lo que esta tradición nos dice sobre las letras que aparecen en nuestro atuendo. Cabe resaltar que la lectura hebrea es de derecha a izquierda y de arriba a abajo. Por lo tanto, la palabra inscripta en este Mandil debe leerse de esa manera. Pero, para evitar confusiones al lector, y para efectos de una mejor comprensión, empezaremos por la Mem Sofit, tal cual el ojo occidental lo haría.
– La Letra Mem Sofit en la Kabbalah: ם
La letra Mem, es una de las tres Letras Madres [Alef ( א), Schin ( ש) y Mem ( מ)]. Se sabe que en
gematría, dicho carácter está asociado al número 4, pues es la decimotercera letra del alfabeto hebreo y también del fenicio (4=1+3). Le corresponde la letra M del alfabeto romano.
110
Se llama letras Sofit a las variaciones gráficas de cinco de las 22 letras hebreas. Tales variaciones se emplean cuando estas letras van al final de una palabra. Las Sofit tienen exactamente el mismo sonido y valor numérico de sus relativas, pero la grafía es diferente.
NOMBRE
Kaf
Mem
Nun
Pei
Tzadi
LETRA
כ
מ
נ
פ
צ
LETRA SOFIT
ך
ם
ן
ף
ץ
VALOR NUMÉRICO
20
40
50
80
90
LAS LETRAS SOFIT SE COLOCAN AL FINAL DE LA PALABRA. TIENEN EL MISMO SONIDO Y VALOR NUMÉRICO.
Según la Kabbalah, la letra Mem se halla en Chesed, el Sephiroth de las “aguas maternales en las que toda existencia tiene su origen”, mencionadas por los cabalistas cuando se refieren a esta letra. Chesed es lo que los esoteristas llaman “el Íntimo” o “El Padre que está en secreto”. En el Sefer Yetzirah20, Chesed es
20 “Libro de la Formación” o “Libro de la Creación”. Primer libro de la Kabbalah.
111
denominado “la Inteligencia Cohesiva o Receptiva”, donde fluyen todas las virtudes espirituales.
La letra Mem representa particularmente el aspecto Yod del Sephiroth llamado Chesed, y aunque esto parezca confuso, se entiende mejor si explicamos que cada letra hebrea, según la circunstancia puede ser un aspecto o derivación de otra. En el presente caso, se refiere a la divina facultad de crear una nueva realidad, la cual encerrará de manera potencial los beneficios de un Paraíso Terrenal.
Así, en Mem estará contenido el poder creador (la voluntad), que proviene del Sephiroth llamado Kether, puesto que la Mem es a su vez una Yod en virtud de que es la iniciadora de un ciclo. Y por su parte, Chesed, el Sephiroth en donde se encuentra la letra Mem, se caracteriza por su gran fecundidad, la cual proviene del Sephiroth llamado Binah a través del Signo Capricornio.
Dicho de otro modo, en la letra Mem se unen tres cosas (es decir, un triángulo):
112
1 – El Poder Creador de Kether, gracias a que Mem es una potencial Yod (iniciadora de un nuevo ciclo).
2 –La Capacidad Fecundadora de Chesed, debido a que es allí donde la Mem se ubica normalmente.
3 – La Facultad Sintetizadora (reunir lo disperso) de Binah, que llega a Mem a través del Signo Capricornio.
Las características de esta otra tríada calzan bastante bien con los objetivos de la Masonería en general, y si observamos detenidamente, notaremos que calzan mucho mejor con la Masonería Críptica, pues existe en los Grados que la componen una preparación para el nuevo ciclo por venir; la futura reconstrucción del Templo. Para ello, se toman las debidas precauciones guardando los tesoros sagrados en la Bóveda Secreta. En ese ciclo venidero, el pueblo Judío será nuevamente libre y fecundo, con capacidad para crecer libremente en su hábitat natural; la Tierra Prometida (y luego perdida) asignada por Jehová donde dicho pueblo estaba asentado desde largo tiempo atrás. Para ello, el
113
pueblo judío será guiado y cohesionado por Zorobabel, Josué y Hageo (nuevamente, una tríada).
A un nivel personal, desde el punto de vista del Rey Salomón, también se puede aplicar la tríada arriba mencionada identificando el Poder Creador de Kether con la voluntad de “crear” (erigir) el Templo al Señor, la Capacidad Fecundadora de Chesed con la planificación para llevar a cabo dicha obra, sembrando la idea en los corazones de Hiram Rey de Tiro e Hiram Abif el Constructor, y la Facultad Sintetizadora de Binah con la fuerte y cohesionada amistad surgida y mantenida hasta la muerte por los tres Grandes Maestros.
En realidad, estas tres características podrían aplicarse a cualquier aspecto, no solamente de la Masonería sino de cualquier otro campo, pues el funcionamiento del cosmos es el mismo para todos los elementos de la Creación. Al fin y al cabo, en todo plan o proyecto deben estar presentes estas tres características para que el mismo pueda materializarse. Una vez que el plan se convierta en realidad, atravesará por los ciclos
114
inherentes a cada cosa que existe, y luego pasará formar parte de otro ciclo superior, dando paso a las siguientes generaciones tanto de personas como de proyectos. Todo tiene una gestación, un nacimiento, un auge, un declive y finalmente una muerte, que es el final de un ciclo pero el comienzo de otro. El mismo Hiram Abif, tan grandioso como era, terminó sus días en este mundo, y no tardó en ser reemplazado por Adoniram, un sucesor bastante digno. Tal realidad nos deja la enseñanza de que la vida es efímera, y nuestro desarrollo a través del paso por la materia propiciará nuestra evolución tanto en vida como más allá de la vida. Debido a ello, hagamos lo que hagamos y nos toque lo que nos toque hacer, debemos hacerlo siempre de la manera más armoniosa, para que podamos sintonizarnos con el Creador y posteriormente reintegrarnos a Él.
Notemos que, si se observa el gráfico del Árbol de la Vida, se notará que en el mismo se forman varios triángulos. El primero y más elevado lo conforman los Sephiroth llamados Kether, Chokmah y Binah (Padre, Hijo y Espíritu Santo, Trimurti de Perfección, Triángulo Divinal). Luego
115
viene un abismo, y más abajo se forma el segundo triángulo, que para la presente investigación es muy relevante. Está formado por los Sephiroth llamados Chesed, Geburah y Tiphereth (el primero de ellos relacionado precisamente con la letra Mem). Aquí la trilogía la conforman el Atman o Espíritu, el Buddhi o Alma Divina y el Manas o Alma Humana, que nos recuerda el significado de la Babeta empleada por algunos Ritos en el Mandil del Aprendiz Masón. Es imposible no relacionar este triángulo invertido con la forma del Mandil empleado en el Consejo de Maestros Reales y Selectos.
Dice A.G. Mackey acerca de Chesed:
“Esta palabra, que generalmente ha sido corrompida en Hesed, en hebreo es, y significa misericordia. Por lo tanto, muy apropiadamente se refiere a ese acto de bondad y compasión que se conmemora en este Grado (Se refiere al Grado de Maestro Selecto)”.21
21 Mackey, op. cit. Pág. 55.
116
ÁRBOL DE LA VIDA
117
SI SE OBSERVA CUIDADOSAMENTE EL SEGUNDO TRIÁNGULO DEL ÁRBOL DE LA VIDA, NO SERÁ DIFÍCIL RELACIONARLO CON LA FORMA DEL MANDIL.
118
SE PUEDE IDENTIFICAR EL MANDIL TRIANGULAR DEL CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA CON LA TRÍADA DE SEPHIROTH FORMADA POR TIPHERETH, CHESED Y GEBURAH.
119
Lo anterior es una posible explicación al hecho de que el Mandil objeto de este estudio se emplee como triángulo invertido, pues esa inversión se debería a que tal figura no es otra cosa que un reflejo del Triángulo Divinal, formado por los Sephiroth denominados Kether, Chokmah y Binah. Como hemos apreciado, superponiendo ambos triángulos se forma el símbolo hebreo por excelencia; la Estrella de David, que entre muchas otras cosas, es una alusión a la unión del Microcosmos (Hombre) con el Macrocosmos (Creador).
120
LA ESTRELLA DE DAVID ENCIERRA MUCHOS SIGNIFICADOS. UNO DE ELLOS INDICA QUE EL HOMBRE ES UN REFLEJO DE SU CREADOR.
“Y dijo Dios: ‘Hagamos al hombre a nuestra imagen, conforme a nuestra semejanza; y señoree en los peces de la mar, y en las aves de los cielos, y en las bestias, y en toda la tierra, y en todo animal que anda arrastrando sobre la tierra.’”
Génesis 1:26
121
LA LETRA ALEPH REPRESENTA A LA DIVINIDAD, GRAFICADA COMO UN SOL. LA LETRA YOD REPRESENTA A AQUELLA PORCIÓN DE LA DIVINIDAD INSERTA EN EL SER HUMANO, GRAFICADA COMO UNA CHISPA O FRAGMENTO DEL GRAN FUEGO SOLAR.
LA IMAGEN MUESTRA UNA LÍNEA HORIZONTAL QUE REPRESENTA A LA MATERIA. TAMBIÉN MUESTRA UNA LÍNEA VERTICAL QUE REPRESENTA AL ESPÍRITU.
LA LETRA YOD O CHISPA DIVINA, SE ENCUENTRA EN EL CORAZÓN DEL HOMBRE; LUGAR DONDE CONVERGEN EL ESPÍRITU Y LA MATERIA. ES DECIR, LA YOD ES LA SEMILLA QUE FECUNDA A LA MATERIA PARA GESTAR EL ALMA HUMANA (LA ROSA).
CONFORME EL ALMA SE ELEVE POR LA VERTICAL; AUMENTARÁ LA INTENSIDAD DE SU FUEGO. Y CONFORME DESCIENDA; SE IRÁ APAGANDO.
122
– La Letra Yod en la Kabbalah: י
Al costado derecho de la letra Mem, se puede apreciar una letra Yod, cuyo tamaño aparentemente es más pequeño, pero en realidad es un carácter que ha sido concebido en esa proporción con respecto a las demás letras, por lo tanto, ello no se debe a que sea menos importante.
En gematría su valor es 10. Es decir: 1+0=1, el número de la Divinidad.
Si bien la que representa todas las Potencialidades Divinas en su estado primigenio es la letra Aleph א) ), que es la primera de todas y cuyo valor
numérico es 1, la Yod ( י) por su parte viene a
representar la Esencia Divina insertada en el cuerpo humano, pudiendo decirse que es una Aleph interiorizada, que otorga al hombre la posibilidad de crear. La Yod vendría a ser entonces la Chispa Divina en nuestro interior.
En cuanto a su presencia en la Masonería, es de recalcar que, la Yod es la primera letra del
123
Tetragrammaton, es decir del conjunto de letras que grafican el nombre de Dios (YHVH). Parece ser que en algún momento los Masones reemplazaron el Nombre Divino (o en su defecto, reemplazaron su inicial; la letra Yod del alefato hebreo) por la letra G del alfabeto latino, que a fin de cuentas viene a ser lo mismo en cuanto a ser la inicial de un nombre asociado a la Divinidad, como lo es “God” (Dios en inglés, lengua oficial del lugar geográfico donde surgieron las primeras Grandes Logias, inicialmente operativas y luego especulativas)
TETRAGRAMMATON O NOMBRE DE DIOS EN LETRAS HEBREAS
Se lee de derecha a izquierda y sus letras son:
Yod, He, Vav y He (YHVH en letras latinas, de izquierda a derecha).
“El secreto del Tetragrammaton es para los que Le temen;
Y a ellos hará conocer Su alianza”.
(Salmos, 25:14)
124
En relación con la Kabbalah, la letra Yod se ubica en el Sephiroth llamado Malchuth, en el punto más bajo del Árbol de la Vida, que no es otra cosa que un reflejo del punto más alto, es decir, Kether. Debido a ello, Malchuth es un Kether en potencia, razón por la cual la letra Yod tiene la capacidad de ubicarse en un nuevo ciclo, donde será el Kether correspondiente a las creaciones internas del ser humano. Esto, que parece complicado, se torna simple si lo vemos a la luz del axioma hermético ya mencionado, “Como es Arriba es Abajo”, el cual nos permite entender que, así como Aleph es a Kether, Yod es a Malchuth, siendo el segundo binomio una creación a imagen y semejanza del primero, realizado gracias al poder divino subyacente al hombre. En otras palabras se trata del Macrocosmos y del Microcosmos.
Por último, podemos concluir que, siendo Kether y Malchuth respectivamente los puntos más elevado y más bajo del Árbol de la Vida, el segundo no es más que una tenue reflexión del primero. Así, el Mandil que usamos en los Consejos de Maestros Reales y Selectos de Escocia, es la reflexión en el plano humano de
125
una energía idéntica en sustancia pero inferior en intensidad, ralentizada y limitada por la densidad material a la que se ve sometida mientras desciende. Israel Rojas (Raghozini), fundador de la Orden Rosacruz Kabalista, con respecto a los tan mentados pero no siempre bien comprendidos conceptos de “arriba y abajo” y de “la materia que nos rodea es una emanación del Espíritu Divino”, nos expresa lo siguiente:
“Así como en el Logos Solar, en el Espíritu Planetario al cual pertenecemos, hay un centro de sensibilidad y de consciencia llamado Sol, y tras este Sol físico un espíritu al cual el primero le sirve de envoltura, así igualmente en el Microcosmos existe un corazón, que es la residencia de un átomo proveniente del Sol, del Logos del sistema, que se ha diferenciado para crear esa maravillosa entidad llamada hombre, la cual en su organismo contiene una síntesis del sistema, siendo esta la razón por la cual los kabalistas Rosacruz se han visto precisados a considerar dos Adanes simbólicos: el Adán Kadmón u Hombre Macrocósmico, y el Adán
126
Protoplastos, hecho de la substancia humus de la madre tierra; ello quiere decir que el hombre a primera vista es de hecho un ser dual: espíritu y substancia, energía y materia”.22
Nos ayudaremos a expresar mejor esta idea mediante las figuras que aparecen a continuación. Vemos en la primera un hombre reflejado en el agua (que nos remite a la idea de “Aguas Superiores” y “Aguas Inferiores”, que trataremos más adelante al hablar de la Bóveda Secreta). El reflejo en el agua es casi el mismo, pero con una notoria distorsión propia de su desplazamiento a través de los planos, en el cual se le van agregando las capas de materia necesarias para su desarrollo en esos diversos hábitats. Tales capas son los “Agregados Psicológicos” que menciona el gnóstico Samael Aun Weor en todas sus obras. La imagen muestra magistralmente como el hombre de arriba (Macrocosmos, o Adán Kadmón) y su reflejo, el hombre de abajo (Microcosmos o Adán Protoplastos) forman dos
22 Rojas, Israel: Cuarenta y seis Lecciones de Endoterismo. Cuarta Lección; La Dualidad Espíritu Materia.
127
triángulos con los que se obtiene la Estrella de David o Sello de Salomón.
La figuras que le siguen son diferentes representaciones del Adán Kadmón, en las cuales si se quiere, se puede apreciar también al Adán Protoplastos, pues en principio son una misma cosa, con la salvedad de que el segundo se halla inmerso en la materia. La primera de estas láminas muestra la relación de los Sephiroth con el cuerpo de ambas variedades del Adán mencionadas. La segunda, nos es de mayor utilidad para ser relacionada con el Mandil que estamos estudiando, pues en la misma se puede apreciar la unión de los mundos espiritual y material en el corazón del hombre. Es precisamente de esa imagen del Adán Kadmón de la que nos hemos valido para relacionar la forma triangular del Mandil estudiado con las emanaciones Divinas descendentes del Árbol de la Vida.
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AXIOMA HERMÉTICO
“COMO ES ARRIBA, ES ABAJO”
EL MICROCOSMOS ES UN REFLEJO DEL MACROCOSMOS.
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ÉSTA IMAGEN (INDEPENDIENTEMENTE DE QUE ESTÉ EN IDIOMA CHECO) NOS BRINDA UNA COMPLETA IDEA DE LA RELACIÓN DEL CUERPO DEL HOMBRE (TANTO MACROCÓSMICO COMO MICROCÓSMICO) CON LOS SEPHIROT.
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EL ADÁN KADMÓN Y EL ADÁN PROTOPLASTOS (HOMBRE MACROCÓSMICO Y HOMBRE MICROCÓSMICO)
AMBOS SON IGUALES EN SUSTANCIA, PERO DISTINTOS EN GRADACIÓN.
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EL TRIÁNGULO ROJO SUPERIOR ABARCA LOS SEPHIROTH DENOMINADOS CHESED, GEBURAH Y TIPHERETH, QUE SON UN REFLEJO DEL TRIÁNGULO DIVINAL, FORMADO POR LOS SEPHIROTH LLAMADOS KETHER, CHOKMAH Y BINAH, LOS CUALES SE ENCUENTRAN CORONANDO LA CABEZA DEL HOMBRE DEL DIBUJO.
POR SU PARTE, EL TRIANGULO ROJO INFERIOR ABARCA LOS SEPHIROTH LLAMADOS NETZAJ, HOD Y YESOD, QUE A SU VEZ SON “REFLEJO DEL REFLEJO”. EN ÉSTA ÚLTIMA TRÍADA SE ENCUENTRA EL APARATO REPRODUCTOR (CREADOR), EL CUAL PUEDE LLEVAR AL HOMBRE DE REGRESO A LA DIVINIDAD O PUEDE HUNDIRLO EN LA MATERIA MUCHO MÁS DE LO QUE YA SE ENCUENTRA HUNDIDO. LA COMPATIBILIDAD ENTRE AMBOS TRIÁNGULOS SUCEDE EN EL CORAZÓN, MORADA DEL ALMA, NEXO DONDE ESPÍRITU Y MATERIA CONVERGEN.
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AL UNIRSE AMBOS TRIÁNGULOS, SE FORMA LA ESTRELLA DE DAVID O SELLO DE SALOMÓN; SÍMBOLO QUE TOMA EL NOMBRE DE LOS DOS REYES MÁS RELEVANTES DE ISRAEL; NACIÓN CUYA CAPITAL (CORAZÓN) ES JERUSALÉN; LA CIUDAD SANTA; DONDE ESTÁ UBICADO EL TEMPLO FÍSICO.
EL CUERPO HUMANO ES EL TEMPLO DONDE MORA EL ESPÍRITU DIVINO.
EL ALMA ES EL NEXO ENTRE AMBOS TEMPLOS; AQUEL MATERIAL Y AQUEL ESPIRITUAL.
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SI SE FORMA UNA ESTRELLA DE DAVID SUPERPONIENDO DOS MANDILES DEL CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA, QUEDARÁ REPRESENTADO EL DESCENSO DE LA ENERGÍA DIVINA HACIA LA MATERIA.
LAS 9 ESTRELLAS DE CADA UNO SUMARÁN 18 EN TOTAL.
9 + 9 = 18, Y LUEGO 1 + 8 = 9
LOS NUEVE ARCOS CONTINÚAN REPRESENTADOS ARRIBA, ABAJO Y EN LA SUMA DE AMBOS.
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PORTADA DE “AZOTH”; LIBRO PUBLICADO POR VEZ PRIMERA EN FRANKFURT, EN 1613. OBRA EMBLEMÁTICA DE LA ALQUIMIA, ESCRITA POR BASILIUS VALENTINUS, SOBRE QUIEN SE CREE QUE FUE UN MONJE BENEDICTINO NACIDO EN ALSACIA, EN 1394 Y RADICADO EN ERFURT, PRUSIA, DONDE FUE CANÓNIGO DEL CONVENTO DE SAN PEDRO.
EL ÁRBOL CONTIENE DOS TRIÁNGULOS, UNO APUNTANDO AL CIELO (AL IGUAL QUE EL COMPÁS) Y OTRO A LA TIERRA (AL IGUAL QUE LA ESCUADRA). EL TRIÁNGULO DE ABAJO ES UN DÉBIL REFLEJO DEL DE ARRIBA.
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LA PORTADA DEL “AZOTH” DE BASILIUS VALENTINUS, EXPRESA LO MISMO QUE LA FORMA TRIANGULAR DEL MANDIL DEL CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA.
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La Astrología
La Astrología, al igual que la Kabbalah tiene un origen ancestral, y si bien son independientes entre sí, ambas están ampliamente relacionadas. Desde tiempos previos a la edad media, es raro el cabalista que no tenga al menos nociones de Astrología. Y por supuesto, la mayoría de Astrólogos son versados en la Kabbalah. Específicamente, la Astrología se dedica a estudiar la influencia de los astros sobre los seres vivos (abarcando personas, animales, plantas e incluso la influencia de los astros sobre otros astros, que a fin de cuentas también son seres vivos). Cada uno de los 22 caminos del Árbol de la Vida (las 22 letras del alefato hebreo) se relaciona con alguno de los 12 Signos del Zodíaco. Podríamos decir del caso que nos atañe, que es más cabalístico que astrológico, pues las letras hebreas Yod y Mem que aparecen en el Mandil triangular de los Consejos de Maestros Reales y Selectos de Escocia, invitan por sí mismas a ser analizadas mediante la Kabbalah.
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Sin embargo es bueno notar algunos aspectos astrológicos de las mismas que expondremos aquí.
– La Letra Mem Sofit en la Astrología: ם
La letra Mem corresponde al signo de Capricornio (j), el décimo signo del Zodíaco.
Su Planeta Regente es Saturno; el Anciano de los días (G).
Su Polaridad es Negativa o Femenina.
Por su Cualidad, es un Signo Cardinal.
Su Opuesto en el Cinturón Zodiacal es el Signo Cáncer (d).
Su Elemento es la Tierra23 ().
En ocasiones, Capricornio se representa con la imagen de una cabra completa, pero también se
23 No hay que confundir el hecho de que la letra Mem se corresponda con el Signo Capricornio y que éste sea regido por el Sephiroth llamado Binah, con el hecho de que Mem se encuentre ubicada en el Sephiroth llamado Chesed. Mayores detalles se describen en el texto correspondiente.
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emplea la imagen de una cabra cuya mitad inferior tiene forma de pez.
Capricornio presenta Detrimento en la Luna, se Exalta en Marte y tiene su Caída en Júpiter.
Es en dicho signo, regido por el Sephiroth Binah, que Mem encuentra los materiales físicos para construir su universo material.
LA LETRA MEM ESTÁ RELACIONADA CON EL SIGNO CAPRICORNIO.
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– La Letra Yod en la Astrología: י
En el Zodíaco, se le identifica con el signo Acuario (k), el undécimo signo.
Solía considerarse a Saturno (G) como su Planeta Regente, al igual que el caso de Capricornio (j), lo cual relaciona a las letras Yod y Mem. Pero a partir del descubrimiento de Urano (H), este se convirtió en su Planeta Regente.
Su Polaridad es Positiva o Masculina.
En cuanto a su Cualidad es un Signo Fijo.
Su Opuesto en el Cinturón Zodiacal es el Signo Leo (e).
Su Elemento es el Aire ().
Acuario está asociado con el poder creador, que permite edificar en la Tierra los modelos existentes en el Cielo (una vez más: Como es Arriba es Abajo).
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Acuario presenta Detrimento en el Sol, se Exalta en Mercurio y tiene su Caída en Neptuno.
LA LETRA YOD SE ENCUENTRA RELACIONADA CON EL SIGNO ACUARIO.
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La Alquimia
Mucho se ha escrito sobre la Alquimia. La historia oficial la define como una mera antecesora de la actual química, y se suele difundir la idea de que sus practicantes vivían obsesionados por obtener la conversión del plomo en oro. ¿Es eso cierto? Pues sí y no: Para quienes jamás lograron entender su verdadero sentido, era efectivamente una obsesión. Pero, el real objetivo de la Alquimia, sin embargo, no es, ni nunca fue, obtener un beneficio material (aunque, claro, este pudiera llegar por añadidura) sino alcanzar un estado espiritual en el cual el plomo de los vicios se transmute en el oro de las virtudes. A eso se resume esta tradición surgida en Mesopotamia y extendida por todas las civilizaciones antiguas como la egipcia, la persa, la china, la india, y especialmente en el mundo islámico, de donde pasó a Europa mediante la ocupación árabe en España y con la interacción de las huestes islámicas y cristianas durante todos los años que duraron las Cruzadas.
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En la actualidad, la ciencia ha logrado que la conversión de plomo en oro sea posible, pero sus costos exceden por mucho a las cantidades de oro que se logra obtener.
ELEMENTO
FUEGO
AGUA
AIRE
TIERRA
POLARIDAD
+

+

TEXTURA
Cálido Seco
Fría Húmeda
Cálido Húmedo
Fría Seca
ELEMENTAL
Salamandra
Ondina
Silfo
Gnomo
ARCÁNGEL
Miguel
Gabriel
Rafael
Uriel
EVANGELISTA
Marcos
Juan
Mateo
Lucas
ÍCONO CRISTIANO
León
Águila
Ángel
Toro
SÍMBOLO A
ALGUNAS CARACTERÍSTICAS ASOCIADAS A LOS CUATRO ELEMENTOS.
LOS CUATRO EVANGELISTAS Y SUS RESPECTIVOS SÍMBOLOS:
MATEO (ÁNGEL/AIRE), JUAN (ÁGUILA/AGUA),
MARCOS (LEON/FUEGO) Y LUCAS (TORO/TIERRA).
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Existen varias clasificaciones de las fases o etapas del Proceso Alquímico o “Gran Obra”. Algunas contemplan 3, otras 5, otras 7, etc. Pero lo importante es entender que, independientemente de la clasificación (que es una mera identificación de fases desde el punto de vista personal del clasificador), el proceso es exacta y finalmente el mismo (siempre y cuando se haya hecho correctamente, por supuesto).
Para analizar las letras hebreas del Mandil, emplearemos una distinta clasificación en cada una de ellas.
– La Letra Mem Sofit en la Alquimia: ם
La letra Mem, en cuanto a la Alquimia, se relaciona con el elemento Agua (). Representa un estado de las energías cósmicas donde los elementos materiales se ofrecen al ente individual para que con ellos elabore su obra física. Así las formas físicas que le corresponden le otorgan un cobijo material, y las formas sociales que abarca, le brindan un cobijo gregario. Esto tiene mucho
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que ver con el papel que desempeña el Masón en la sociedad donde está inserto, recordando que tanto en el Templo como fuera de este, el Masón es siempre Masón, pues desde el momento en que se ha iniciado ha muerto para la vida profana y ha renacido como un nuevo ser dedicado al trabajo sobre sí mismo y por lo tanto de la sociedad en la que vive.
La clasificación de las fases del Proceso Alquímico que emplearemos con la Letra Mem contempla 3 etapas, pues es un proceso asociado a las tres Letras Madres; [Alef ( א), Schin ( ש) y
Mem ( מ)]. Dichas fases, son las siguientes:
1- Separación: asociada con Alef ( .(א
2- Purificación: asociada con Schin ( .(ש
3- Integración: asociada con Mem ( מ) que es
iiiilo mismo que la Mem Sofit ( .(ם
Baste decir que, desde el punto de vista masónico, la etapa de Separación se identifica con la destrucción del Templo de Salomón. La etapa de Purificación es identificable con el retorno de los
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judíos desde el cautiverio en Babilonia (no todos regresaron, sino aquellos que tenían el ferviente deseo de recuperar el favor de Dios –aquellos con los corazones más puros–) y la etapa de Integración no puede sino identificarse con la re-construcción del Templo empleando las antiguas ruinas como nuevos cimientos.
La letra Mem se haya íntimamente relacionada con esta última etapa, en la cual aquello que se había separado es vuelto a unir, pero de un modo más evolucionado. Aquí se re-integran el Mercurio, el Azufre y la Sal (de nuevo un triángulo o tríada) en una nueva formación (el Templo de Zorobabel) cuyo nivel vibratorio es notablemente superior.
– La Letra Yod en la Alquimia: י
Con respecto a la Alquimia, la letra Yod se relaciona con el elemento Aire24 () a nivel de
24 Ya hemos mencionado que en la Astrología, la letra Yod se relaciona con el signo Acuario. Se debe tener cuidado al identificar el elemento correspondiente a este Signo, pues
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transformación interna. El Aire a su vez, en la iconografía cristiana se asocia con el Arcángel Uriel y con el evangelista Lucas, quien es representado con un Toro o Buey.
Para la letra Yod emplearemos una clasificación diferente a la anterior. Aquí, en el Proceso alquímico se han identificado 12 etapas (no debemos olvidar que tal proceso es el mismo que el anterior pero expresado de una manera distinta con doce segmentos en vez de tres como en la clasificación precedente). Esta es la Alquimia de las letras simples, correspondiéndose cada una con un Signo del Zodíaco.
Sus fases o etapas, son las siguientes:
01- Calcinación: asociada con Heh ( ה) y
iiiiiiiAries (a).
02- Congelación: asociada con Vav ( ו) y
iiiiiiiTauro (b).
03- Fijación: asociada con Zain ( ז) y
iiiiiiIGéminis (c).
aunque su nombre se preste para la confusión, Acuario, es un signo de Aire y no de Agua.
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04- Separación: asociada con Jet ( ח) y
iiiiiiICancer (d).
05- Digestión: asociada con Tet ( ט) y
iiiiii!Leo (e).
06- Destilación: asociada con Yod ( י) y
iiiiiiiVirgo (f).
07- Sublimación: asociada con Lamed ( ל) y
iiiiiiiLibra (g).
08- Putrefacción: asociada con Nun ( נ) y
iiiiiiiEscorpio (h).
09- Incineración: asociada con Samekh ( ס) y
iiiiiiSagitario (i).
10- Fermentación: asociada con Ayin ( ע) y
iiiiiiiCapricornio (j).
11- Disolución: asociada con Tzadi ( צ) y
iiiiiiiAcuario (k).
12- Multiplicación: asociada con Qoph ( (ק
iiiiiiiy Piscis (l).
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Baste también, decir aquí, que en la etapa o fase que se corresponde con la letra Yod, llamada Destilación, su nombre lo dice todo; cualquier proceso de destilación comprende un sometimiento al fuego para evaporar un líquido y de ese modo purificarlo, pasándolo a un nuevo recipiente y dejando las impurezas en su antiguo contenedor. ¿No suena eso al sometimiento del pueblo judío al fuego babilonio, proceso por el cual pasó primero de una tierra a otra (de Judá a Babilonia), y finalmente, de un Templo a otro (del Templo de Salomón al Templo de Zorobabel)?
Dado que en hebreo se lee de derecha a izquierda, no se hace difícil interpretar la letra Yod como un proceso de purificación al que podemos identificar con el tránsito desde el Templo de Salomón hacia el Templo de Zorobabel (fase alquímica de Destilación), y luego interpretar la letra Mem Sofit como el retorno a Jerusalén de un pueblo ya purificado y su consiguiente reorganización, restableciendo así el culto al único y verdadero Dios (fase alquímica de Integración).
Como consecuencia evolutiva del proceso alquímico mencionado, el nivel vibratorio del
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segundo Templo necesariamente debió ser más elevado con respecto al primero.
LA DESTILACIÓN; UNA DE LAS FASES DE LA GRAN OBRA
ES IDENTIFICABLE CON LA PURIFICACIÓN QUE SUPUSO EL TRÁNSITO DESDE EL TEMPLO DE SALOMÓN HACIA EL TEMPLO DE ZOROBABEL.
El Tarot
El Tarot, lejos de ser un juego, un pasatiempo o una forma de adivinación llevada a cabo por personajes estrafalarios de dudosa credibilidad, es un auténtico método por el cual el hombre accede
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a recorrer el Camino Iniciático, vía que lo conducirá al conocimiento de sí mismo.
De un total de 78 cartas, 22 de ellas son denominadas “Arcanos Mayores”. El resto de cartas es denominado “Arcanos Menores”.
En su obra Jung y el Tarot: Un Viaje Arquetípico, Sallie Nichols; discípula del célebre psiquiatra suizo, interpreta magistralmente esta tradición, sosteniendo que los Arcanos Mayores son un mapa para alcanzar la Autorrealización (la verdadera Iniciación).
Varios estudiosos del esoterismo, entre ellos Gérard Encausse (Papus) y Alphonse Louis Constant (Eliphas Levi), llegaron a la conclusión de que existe una estrecha relación entre el Tarot y la Kabbalah, tal como veremos con respecto al Mandil triangular del Consejo de Maestros Selectos usado en Escocia.
– La Letra Mem Sofit en el Tarot: ם
Con respecto al Tarot, la letra Mem se asocia con el Arcano XIII; “La Muerte”.
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Suena bastante paradójico que la letra Mem esté asociada con el Arcano XIII; “La Muerte”, cuya figura muestra un esqueleto segando vidas con una guadaña. Especialmente luego de todo lo mencionado sobre dicha letra (el Poder Creador de Kether, la Capacidad Fecundadora de Chesed y la Facultad Sintetizadora de Binah), pues con ello se sobreentiende que hay mucha vida en esta letra. Sin embargo, dicha imagen, en este caso se está refiriendo a la muerte momentánea de la espiritualidad, pues en la letra Mem, los Sephiroths llamados Kether, Binah y Chesed asumen una función puesta provisionalmente al servicio de la materia. La razón de ello es que, Mem se aparta de las leyes divinas (celestiales) para sumergirse en las leyes humanas (materiales), atravesando por las duras pero fructíferas experiencias que ello le aporta. Tales experiencias harán que la letra Mem redescubra que existe el espíritu, pues en un principio, al vivir plenamente bajo un contexto material, había olvidado su origen espiritual. Pero al final del día, el impacto de las vicisitudes del mundo material causaron un efecto de redescubrimiento de lo espiritual.
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La muerte tiene una reputación poco afortunada, pues infunde temor en el hombre el sólo hecho de pensar en ella. Pero muy aparte del sentido de pérdida que implica, en el esoterismo la muerte es considerada una transición o un portal hacia una nueva etapa. La muerte es el fin de un ciclo y el comienzo de otro.
El esqueleto de la decimotercera carta del Tarot es graficado segando cabezas, brazos y piernas humanos. Cabeza y extremidades constituyen las partes del tronco humano (el núcleo). El esqueleto, en el presente caso, lejos de significar la podredumbre de un cuerpo sin vida, representa el estado primordial del hombre, pues es el esqueleto lo primero que se forma en el vientre materno y es lo último que desaparece cuando adviene la muerte. El principio y el final son iguales. Nacimiento y muerte son una sola cosa. El universo ha conjugado todas sus energías para que dicho esqueleto se forme. Y luego, al rededor de este, se estructurará una vida. La imagen del esqueleto segando y recolectando partes del cuerpo humano, indica que con tales partes él formará su Ser Físico. Es una nueva vida en
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formación. Por lo tanto en la circunstancia que estamos analizando, el Arcano XIII tiene más que ver con los albores de una vida que con el ocaso de la misma. Si sale tal carta en una lectura del Tarot, es indicativo de una nueva etapa, la cual, al igual que el esqueleto, deberemos concretar recolectando las partes que la compondrán, formando así una nueva realidad física.
Sobre esta carta, denominada “La Muerte”, dice Tristán Llop en su blog25:
“Si la lámina nº 13 aparece en tu juego, interprétala en el sentido de que abordas un período de realizaciones materiales: dispones de los medios necesarios para organizar la existencia física y estructurarla; llevas en ti el germen de todas las edificaciones sociales y, como tal, puedes ser el arquitecto, el ingeniero, el legislador, el creador de los marcos legales en que se desarrollan las actividades humanas. Significa que
25 http://nuevavibracion.blogspot.com/2008/07/el-mem-letra-13-de-la-cbala.html
Blog del español Tristán Llop, nacido en Gerona (Girona, en catalán) en 1960. Periodista, escritor, astrólogo, coach personal y empresarial.
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dispondrás de los medios materiales necesarios para la obra pero, por moverte en el mundo de la materia, trabajarás con poca luz y todo cuanto hagas llevará el sello de lo perecedero. Anuncia, pues: poder de realización, dirección de empresas, encumbramiento en la jerarquía social, pero todo ello con carácter precario y transitorio, como transitorio es nuestro peregrinaje por la materia. Significará igualmente desconexión con la espiritualidad, etapa de ateísmo, de negación de lo divino, de búsqueda de una verdad a nivel funcional: triunfo de los objetivos materiales sobre los espirituales”.
Si nos situamos en el momento de la construcción del Templo de Salomón, es imposible no relacionar lo que expresa Llop con la futura caída del mismo, años después de su edificación, durante el reinado de Sedecías. Tal como lo enseña el Grado de Maestro Súper Excelente, dicho monarca no supo mantenerse dentro del contexto espiritual con el que debía ser tratado el
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Templo, sumergiéndolo totalmente en los placeres terrenos en vez de concebirlo como un medio para honrar y servir a Dios. En su momento, los tres grandes reguladores de la Masonería (El Rey Salomón de Israel, el Rey Hiram de Tiro e Hiram Abif el Constructor) conocieron muy bien esta posibilidad gracias a los profetas, y se preocuparon de salvaguardar los tesoros del Templo. Para tal propósito construyeron la Bóveda Secreta bajo el Sancta Sanctorum, donde se preservarían los objetos sagrados a la espera de que culmine el ciclo asociado con la letra Mem, en el cual lo material vence momentáneamente a lo espiritual, terminando en un colapso que marca el inicio del resurgimiento (el Templo que más tarde erigiría Zorobabel).
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DECIMOTERCERA CARTA DEL TAROT: “LA MUERTE” (Tarot de Marsella).
. CURIOSAMENTE, ES LA ÚNICA QUE NO LLEVA ESCRITO SU NOMBRE.
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– La Letra Yod en el Tarot: י
En el Tarot, la Yod se asocia con el Arcano número 10; “La Rueda de la Fortuna”. En esta carta se puede apreciar un rey de facciones simiescas ubicado en la cima de la rueda, donde es coronado. Pero al girar la rueda, dicho rey cae, y otro ocupa su lugar. Para el caso que nos interesa, este gráfico simboliza la caída del antiguo pensamiento, gobernado por los deseos. Se da paso entonces al ascenso y reinado de la letra Yod, donde el pensamiento prevalece sobre el deseo. Es decir, es el triunfo de la consciencia sobre las pasiones. Sin embargo, este triunfo es muy delicado, pues si no se trabaja para mantener tal condición, la rueda volverá a girar y la situación se invertirá, volviendo al punto de partida.
Es muy importante destacar el hecho de que, las interpretaciones de las cartas del Tarot son diferentes para cada caso. Una misma carta puede tener variados significados según las distintas personas y diversas circunstancias a tratar.
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DÉCIMA CARTA DEL TAROT: “LA RUEDA DE LA FORTUNA”
(Tarot de Marsella).
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– Opinan los Conocedores:
Tras haber analizado por separado las letras Yod y Mem (en ese orden, según la lectura hebrea de derecha a izquierda), podemos ahora indagar sobre su significado en conjunto.
Tal vez, en algún lugar recóndito del mundo, exista una explicación clara y detallada de lo que significan estas dos letras para la Masonería Críptica. Y tal vez ese lugar esté tan oculto como los mismísimos tesoros de la Bóveda Secreta del Templo del Rey Salomón, porque no está ni en el Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia, ni en el Ritual del Gran Consejo General de Masones Crípticos Internacional de los Estados Unidos de Norteamérica ni tampoco en el Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, Gales y sus Territorios de Ultramar.
Durante la elaboración de este libro, se consultó con Compañeros que viven y trabajan masónicamente en Escocia. Aunque las respuestas estuvieron cargadas de la mejor voluntad, ninguno
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supo explicar con exactitud el significado de dichas letras, salvo el Compañero Eric Brown, a quien tenemos como contacto en el Facebook del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia en Perú, quien nos brindó una muy buena aproximación, la cual detallaremos más adelante.
Dado que los caracteres son hebreos; ¿Qué mejor punto de partida que consultar a algunos amigos judíos, especialmente siendo algunos de ellos Maestros Masones? Veamos sus respuestas.
Alberto Jabiles Schwartz:
“La primera es una Yod ( י). La segunda es
una Mem Sofit o M final ( ם). Tenemos M
intermedia ( מ), que es como un triángulo sin
cerrar,26 y tenemos la M final, que se usa cuando la palabra termina con la pronunciación de la M.
A su vez, tienes tres puntos repetidos tres veces27. Esa es la vocal E. El hebreo tiene
26 ¿Un triángulo sin cerrar? ¿No tendrá algo que ver con el Triángulo Roto; emblema de la Masonería Críptica?
27 Se refiere a las tres estrellas en cada ángulo del Mandil.
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sólo letras consonantes y las vocales se escriben con puntos. O sea; junto a las letras Yod y Mem Sofit tienes tres veces la E en ese símbolo. Yod y Mem Sofit se puede leer ‘Yam’. Eso significa ‘mar’. También: Yod y Mem Sofit juntas ( ים ) son la forma abreviada
de escribir ‘Yerushalaim’ = Jerusalén.
Otra idea: Hay varias formas de escribir la palabra Dios en hebreo. Una de las formas de escribirlo empieza con Yod. Comúnmente Dios en hebreo se dice Elohim. Pero empieza con Aleph ( א) y termina con Mem Sofit ( .(ם
No sé qué explicación darle a la presencia de los tres puntos que forman la vocal E. Tampoco a la forma piramidal del dibujo. Eso lo manejas mejor que yo”.
Shoshana Landman Hussid:
“Lo que hay es una Yod ( י) y una Mem Sofit
ם) ) o Mem final. O sea; dice ‘Yam’ que en
hebreo es ‘mar’. Ojalá te aclare algo”.
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Dr. César Melo Saavedra28:
“Efectivamente, primero es una Yod o Yud ( (י
y luego una Mem Sofit ( ם). Lo que pasa es
que hay varias letras en el alfabeto hebreo, que se escriben diferente cuando están al final de una palabra, y una de ellas es la Mem. El término ‘Sofit’ quiere decir ‘final’. Con respecto al significado, te hablaré desde el punto de vista del idioma: En hebreo tenemos palabras raíces, y lo que tienes ahí es la raíz de la palabra ‘Yam’, que significa ‘mar’. Ahora bien, ahí no hay puntos masoréticos, para saber qué vocales le acompañan, y qué otros significados pueda
28 El Dr. César Melo Saavedra, médico de profesión, es miembro de la “Antigua y Mística Orden Rosacruz” (A.M.O.R.C.), institución iniciática donde ejerció como máxima autoridad en Perú. Dicha Orden se halla íntimamente ligada a la “Orden Martinista Tradicional”, la cual profundiza en el estudio de los misterios de la Kabbalah. Por lo tanto, la opinión del Dr. Melo es triplemente adecuada para la investigación que estamos realizando, pues su valía no solamente radica en provenir de un miembro de la comunidad judía (que por ende conoce el idioma hebreo y su escritura) sino también por provenir de un dedicado estudioso de la Kabbalah, quien además, es Maestro Masón de la Logia “Sol del Perú” No. 73.
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tener. Si recuerdo algo más, te lo haré saber”.
Giovanna Molina de Waisman:
“Para mí también son una Yod ( י) y una
Samekh ( ס), y no tienen ningún significado
que yo sepa”.
Rabino Guillermo Bronstein29:
“Esas dos letras son la Yod ( י) [I latina] y la
Mem Sofit ( ם) [M como se escribe sólo al
final de una palabra, como en ‘shalom’]. Juntas forman la palabra ‘Yam’, que significa ‘mar’. Pero no sé de ningún significado esotérico que pueda tener”.
29 El mismo Rabino Bronstein, también dijo al Dr. César Melo en una conversación posterior, haber recordado que las letras Yod y Mem Sofit (םי ) son la forma abreviada de escribir “Yerushalaim”, es decir: Jerusalén.
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Habiendo consultado a los amigos judíos (cuya ayuda fue invaluable), se procedió a consultar a otras amistades dedicadas a estudiar tradiciones iniciáticas. Las opiniones sobre las letras en cuestión son las que siguen.
Dr. Jorge Norberto Cornejo (Argentina). Estudioso del Esoterismo Masónico:
“Las dos letras son la YOD y la MEM SOFIT (es decir, la MEM cuando se escribe al final de una palabra).
Creo que, entonces, lo que han simbolizado son la primera y la última letra de la ‘Palabra Omnífica’ del Arco Real30.
La J la transcribieron como una YOD y la M como una MEM. Es muy común, en Masonería, simbolizar una palabra escribiendo la primera y la última letra.
El problema proviene de que esto no tiene ningún sentido en el idioma hebreo
30 No escribiremos aquí tal palabra, pues un juramento lo impide.
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verdadero. Es una adaptación masónica que tiene valor simbólico, pero no etimológico31.
De hecho, ‘OM’ proviene del ‘AUM’ indio, y escribir una palabra india con letras hebreas es un absurdo.
Pero esa mezcla de idiomas es muy común en los Rituales.”
Fernando Edmundo Laredo Cárter (Chile). Estudioso de la Kabbalah:
“Resolví una parte de sus interrogantes a la pregunta sobre la palabra hebrea formada por Yod-Mem: es claramente la inicial y el
31 El Dr. Cornejo está “casi” en lo cierto cuando dice que esas dos letras no significan nada en hebreo. De hecho, muchos judíos no lo saben, pero como dijo Alberto Jabiles y como recordó el Rabino Bronstein, sí tienen un significado, y es la abreviación de la primera y la última letra de la palabra Yerushalaim (Jerusalén). Como acertadamente indica Cornejo; en Masonería se suele abreviar de ese modo. Es importantísimo que él haya notado tal abreviación respecto a la Gran Palabra de Real Arco. Por otro lado, notar que se trata de la primera y la última letras nos remite a la Alfa y la Omega, que para los Masones Crípticos tiene un simbolismo particular. También nos remite a la figura del Ouroboros; la serpiente que se muerde la cola, donde el principio y el fin son una sola cosa.
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término de la palabra ‘Yerushalaim’, vocablo de Siete letras hebreas que gemátricamente da la cifra de 596, y que tiene dos vertientes o derivaciones numerológicas:
Una es que se suma y nos da 20, que son las caras del icosaedro, que son triángulos equiláteros. La otra es que las cifras 5, 9 y 6 se multiplican entre sí y nos dan el número 270, que es un nueve, coherente con las 9 estrellas del los ángulos del Mandil32.
El icosaedro es el sólido platónico que se relaciona con el elemento Agua33, que nos explica el triangulo equilátero invertido.
Luego, en otra comunicación, escribe:
32 Y también a los nueve arcos. Como hemos visto y seguiremos viendo, el 9 es un número de gran trascendencia en la Masonería Críptica.
33 Éste dato es importante. Recordemos, por lo que comentaron los miembros de la Comunidad Judía, que ambas letras forman la palabra “Yam” (םי ), que significa “mar”. Resulta imposible no relacionar la palabra “mar” con el agua que menciona Laredo. Tampoco se puede dejar de establecer una relación entre la forma del Mandil (que es un triángulo invertido) con el símbolo alquímico del elemento Agua ().
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“Debo hacer notar un detalle: En la biblia hebrea, ‘Jerusalén’ se escribe con seis letras. YOD ( י) RESH ( ר) VAU ( ו) SHIN ( (ש
LAMED ( ל) MEM ( ם). Y su cifra gemátrica
es 586. Pero para que el nombre de ‘Yerushalaim’ se haga TEOFORICO, se le agrega la séptima letra, la Yod en el sexto lugar. Así su valor sube y se hace 596 y se vincula al nueve.
Es un procedimiento cabalístico habitual.
Por ejemplo con Mitatron; ordinariamente, se escribe ‘Metatron’ y vale 314.
Pero si se escribe a la manera antigua es ‘Mitatron’, y vale 324, haciéndose vehículo de Yod y se convierte en palabra teofórica o portadora de Dios”.
Pregunta: Eso quiere decir que las palabras son forzadas a dar los números deseados?
Respuesta:
“Si. Con la sola intención de hacerlas consagradas o vehículos de Dios. Otro ejemplo: ‘Ama’ es ‘MADRE’ en hebreo. Pero
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si se dice ‘Aima’, significa ‘MADRE FECUNDA’.
Así que, según esa regla cabalística, ‘Jerusalén’ con E y con seis letras hebreas ‘NO TIENE DIOS NI TEMPLO’. Pero al decir ‘Jerusalim’, quiero expresar que es ‘CIUDAD DE DIOS Y TEMPLO CON SHEJINAH’”.
Luego continúa:
“Finalizando el análisis debo decir que el triángulo con la punta hacia abajo representa el descenso de las energías espirituales y el descenso de un nuevo estado de conciencia en la Verdad. Estado que simboliza el descenso de la nueva Jerusalén sobre el iniciado.
Ese es el Reino de Dios que desciende sobre el hombre, de acuerdo con el Padre Nuestro”.
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Erick Brown (Escocés residente en Inglaterra). Miembro del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia:
“Raffaele, se me ha dado esta breve descripción durante la presentación del Mandil:
‘Recibid este Mandil. Observaréis que es de forma triangular y que lleva dos colores; el fondo negro es un símbolo del luto de los obreros por la muerte del Maestro, y el borde rojo es típico de la sangre que fue derramada como prueba de su integridad masónica. Las nueve estrellas aluden a los nueve arcos que conducen a la Bóveda Sagrada y el carácter hebreo central es Ish Sodi que significa ‘hombre de mi elección’ o ‘Maestro Selecto’”.
Al revisar el Ritual, se puede confirmar la frase Ish Sodi, sobre la cual, sabemos lo que es. Pero no aparece ese parlamento en el que se informa al recipiendario de que ese es el significado de las letras que aparecen en el Mandil. Se volvió a consultar al Compañero Brown sobre tal parlamento y sobre la certeza de que las letras
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fueran una Yod y una Mem Sofit (Casi todos los judíos coincidieron en ello, menos una dama que piensa que son una Yod y una Samekh), a lo cual él respondió:
“Lo más probable es que estés en lo cierto. Mi hebreo no es muy bueno. Esa es la explicación que se me dio. Nuestras representaciones y descripciones en la masonería no son siempre exactas34”.
Luego continúa, respondiendo por qué ese parlamento no está en el Ritual;
“Ese parlamento no está en el Ritual escocés. Me fue recitado por el Tres Veces Ilustre Maestro, quien me dio una copia del mismo. Los Masones escoceses a menudo encuentran oscuras piezas de antiguos Rituales que creen conveniente incorporar en su trabajo. Esto significa que muy pocas Logias, Capítulos y Consejos tienen exactamente el mismo Ritual. Incluso en algunos casos, se puede tener
34 Aquí Eric Brown coincide (sin que se conozcan ni hayan tenido comunicación alguna) con el Dr. Jorge Norberto Cornejo. Ambos remarcan el hecho de que no siempre las explicaciones que otorgan los Rituales Masónicos se corresponden con la realidad, debido a que son simbólicos.
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diferentes Rituales en uno de dichos Cuerpos Masónicos, dependiendo de quién esté encargado de recitar alguna parte de una Ceremonia en particular. Esto hace que sea muy interesante”.
Sabiendo esto, se consultó nuevamente a Shoshana Landman sobre Ish Sodi. Su respuesta:
“Lo que dice en el Mandil es ‘Yam’ (‘mar’) o ‘Yerushalaim’. No dice otra cosa.
‘Ish Sodi’ es ‘Ysh Tzadiz’ u ‘hombre sabio’. ‘Ish’ se escribe Yod Shin ( 35 (י ש que significa
‘hombre’. ‘Tzadik’ se escribe Zain Dalet Yod Kaf ( ז ד י כ ) que significa ‘sabio’.
El hebreo es un idioma muy difícil. Las palabras se adivinan de acuerdo a la oración. Sí podrían ser una abreviatura la Yod de Ish y la Zain de Tzadik ( י ז ), pero más de eso es
complicado saber o adivinar”.
35 Recordemos siempre que el hebreo se debe leer de derecha a izquierda. Las letras y palabras mencionadas en el texto están escritas así.
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Veamos ahora lo que opina un gran entendido de la Masonería, mundialmente conocido y reconocido como una de las más confiables opiniones en cuanto al origen y a las interpretaciones de todos nuestros símbolos y alegorías, los cuales analiza minuciosamente mediante numerosos libros de su autoría:
Albert Gallatin Mackey:
“Esta expresión se compone de dos palabras hebreas; ISH () y SOD ()36. La primera de estas palabras; ISH, significa ‘hombre’, y SOD significa principalmente ‘diván’ (en el que uno se reclina). De ahí, ISH SODI significaría, en primer lugar, ‘un hombre de mi sofá’, ‘aquel que se reclina conmigo en el mismo asiento’, una indicación de gran familiaridad y confianza. Luego le siguió el significado secundario dado a SOD de relaciones familiares, consultas, o intimidad. Job XIX-19 lo aplica en este sentido cuando,
36 No se ha recurrido a los caracteres de Office sino que se ha escaneado y colocado exactamente los caracteres del libro de Mackey tal como él los escribió para evitar confusiones.
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utiliza la palabra MATI, sinónimo de ISH. Se habla de MATI SODI en el pasaje de la versión común que se ha traducido así: ‘todos mis íntimos amigos me aborrecieron’, de la cual, la interpretación marginal ha sido más correcta; ‘todos los hombres de mi secreto’. Ish Sodi, por lo tanto, en este Grado significa muy claramente, ‘un hombre de mi consejo íntimo’, ‘un hombre de mi elección’, ‘uno seleccionado para compartir conmigo una tarea secreta o labor’.
Tal era el estatus de cada Maestro Selecto ante el Rey Salomón, y bajo este punto de vista no se equivocan quienes han interpretado Ish Sodi en el sentido de un ‘Maestro Selecto’”37.
37 Albert Gallatin Mackey: Cryptic Masonry. A Manual of the Council; or Monitorial Instructions in the Degrees of Royal and Select Master. With an Additional Section on the Super-Excellent Master Degree (1897). Págs. 55-56. Traducción de Raffaele Storino.
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– La Yod y la Mem: iii¿Una Alusión al Libre Albedrío del Hombre?
Una de las deducciones a las que llegamos sobre el binomio Yod-Mem, es que se trata de una representación del libre albedrio del ser humano, quien siempre se halla entre el bien y el mal. Existen potencialidades divinas inherentes al hombre por estar hecho a imagen y semejanza de su creador (identificadas con la letra Yod), pero éstas siempre están a merced de las pasiones terrenales (identificadas con la letra Mem).
El caso del eficiente y noble (pero impaciente) Compañero Zabud, quien en su afán de servir con fidelidad al Rey Salomón entró indebidamente a la Bóveda Secreta, es una clara representación de que, aun en la nobleza de intenciones, existen pasiones que nos impelen a actuar precipitadamente, poniendo en peligro la vida propia y también la ajena. El deseo de ser promovido, y ascender por lo tanto, en el estatus social, nubló en cierta forma a Zabud, quien a pesar de la nobleza de su corazón, sucumbió ante la tentación por el anhelo de ser aceptado como un
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Maestro Selecto38. Se conjugan aquí la los factores espirituales y los factores terrenales, tal cual sucede con todo ser humano. Cualquier persona está sujeta a equivocarse, pero el error será menos sancionado (tendrá menores consecuencias) si es que prima en ella una motivación por hacer el bien. Pero no una motivación basada en el miedo al castigo o en la conveniencia del premio, sino una motivación derivada de una consciencia más despierta que la del individuo promedio.
Existe una comedia de William Shakespeare titulada “Bien Está lo que Bien Acaba” (“All’s Well That Ends Well”), escrita a principios del siglo XVII, cuyo título derivó en un refrán popular (aunque es posible que haya sido al
38 Es de suponerse que, Zabud, oficialmente ignoraba la existencia de los Maestros Selectos, pues estos eran una élite secreta. Sin embargo, dada la gran amistad entre este personaje y el Rey Salomón, y dado que Zabud era una persona muy hábil, es bastante posible que haya intuido que algo extraordinario se estuviera preparando. Se tratara de lo que se tratara, él quería participar. Tal motivación obedecía en parte a una vocación de servicio y fidelidad hacia su rey, y en parte al deseo de ser tomado en cuenta. El Ego, se halla presente hasta en las personas de noble corazón y elevadas motivaciones. Zabud no era una excepción.
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revés). Dicha frase resume lo que mencionamos líneas arribas sobre la conjugación de Yod y Mem, es decir, lo espiritual con lo terrenal. Si la persona que hierra está consagrada a elevar su consciencia, aun sus errores derivarán en consecuencias positivas. Si la persona está dedicada a los efímeros logros y placeres materiales, cualquier error que cometa (y cometerá infinidad de ellos) acarreará las más nefastas consecuencias.
En el caso de Zabud, su error fue grave, pero todo lo edificado en su interior, determinó de alguna manera que, aun habiendo cometido una falta, ésta finalmente derivara en consecuencias positivas: se obtuvo un mejor y más capacitado Mayordomo. En cuanto a Aishar, el Mayordomo original, su destino fue mucho menos favorable. El hecho de quedarse dormido en su puesto tuvo que ser castigado con la muerte (una pena idéntica estaba impuesta a cualquier intruso). Dada la magnitud no sólo de la obra sino del secreto que esta debía implicar, la disciplina no podía ser menos que férrea. Pero… ¿Qué hay de la conducta de Aishar previa al suceso que ocasionó su ejecución? ¿Habría sido siempre disciplinado, y en aquella
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ocasión no pudo contra el cansancio? ¿O tal vez ya tendría antecedentes de indisciplina? Aquello no figura en forma específica en el Ritual, pero sí se resalta el hecho de que Zabud gozaba de la amistad del Rey Salomón. Queda implícito entonces que tal aprecio por parte del monarca de Israel no puede haberse debido a otra cosa que a una conducta intachable por parte de Zabud, y a una consciencia de ello por parte de Salomón. En resumen, Zabud y Aishar, ambos buenos obreros en cuanto a la forma, diferían en cuanto al fondo, pues el primero había creado a su alrededor un universo personal asociado con la letra Yod. El segundo, había hecho lo propio basándose en la letra Mem. Zabud representa la capacidad creadora del hombre orientada al espíritu. Aishar representa esa misma capacidad creadora, pero orientada a la materia, donde la mayoría personas se encuentran dormidas aunque sus ojos estén abiertos.
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Capítulo VI
LA PRIMERA Y LA ÚLTIMA (El Alfa y la Omega)
CLÁSICO VITRAL DE IGLESIA CON EL CRISMÓN (MONOGRAMA DE CRISTO) Y LAS LETRAS ALFA Y OMEGA.
En el capítulo anterior, ofrecimos al lector un análisis de la inscripción en el centro del Mandil triangular de un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Como se habrá podido apreciar; las letras hebreas Yod ( י) y Mem Sofit
ם) ), en el contexto de dicha prenda, pueden tener
más de un significado (como casi todas las cosas
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en Masonería; pues lo que algún símbolo pueda representar depende tanto de la circunstancia como del nivel evolutivo del intérprete). Es necesario notar que existe un factor común entre dos de las interpretaciones que hemos podido compilar y/o deducir sobre aquello a lo que se alude con las mencionadas letras del Mandil:
Si se aludiese a la palabra Yerushalaim י ר ל י ם) ), se trataría de una abreviación con la
primera y la última de sus letras (leyendo de derecha a izquierda, como se hace en hebreo).
Y si se aludiese a la Gran Palabra del Real Arco (conocida como Palabra Omnífica39), resulta que también sería una abreviación con la primera y la última de sus letras.
De ello podemos inferir que con las mencionadas letras hebreas hay una clara intención de aludir a las letras griegas Alfa (Α) y Omega (Ω), aunque no en cuanto a la correspondencia fonética que pudieran tener (que no la hay, porque la Yod equivale a una I, Y, o J, y la Mem a una M,
39 Nótese que el término “Omnífica” contiene el mantra OM (ॐ)
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mientras que el Alfa equivale a una A y la Omega a una O larga), sino al concepto del principio y el fin, pues dichas letras griegas son la primera y la última, respectivamente.
El tratamiento de Primero y Último, de Principio y Final, surgió entre los primeros cristianos como una manera de concebir al Creador. Se sabe que en el mundo griego, el cristianismo se expandió considerablemente. La manera griega de expresar los atributos de Dios (un Ser indefinible para cuya descripción no alcanzarían todas las palabras humanamente conocidas) fue valerse de una idea que abarcara todas las letras, resumiéndolas en la primera y la última; es decir; el Alfa y la Omega (το ‘Αλφα και το Ωμέγα en su escritura original).
Dice al respecto Clemente de Alejandría40:
40 Clemente de Alejandría (Titus Flavius Clemens): Considerado uno de los Padres de la Iglesia Oriental. Fue uno de los Apologistas Cristianos (primeras generaciones de escritores cristianos, a los que tocó vivir en persecución debido a que su fe no era la oficialmente establecida). Vivió aproximadamente entre los años 150 y 217. Nació en Atenas y murió en Palestina. Hijo de padres paganos de situación económica lo suficientemente solvente para brindarle una sólida educación. Viajó por Grecia, Italia, Palestina y se estableció en Egipto, en la ciudad de Alejandría. Allí conoció y fue maestro de Orígenes.
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“El Alfa y el Omega, por quien solo el fin se convierte en principio y el fin de nuevo en el principio original sin ninguna interrupción”41.
El concepto de un principio y un final que se tocan entre sí, no es exclusivo del cristianismo, pues ya existía en diversas culturas y civilizaciones precristianas. De hecho, hay representaciones del mismo a lo largo y ancho del globo.
Una de las maneras más utilizada para graficar esa idea de eternidad, es la figura de una serpiente o de un dragón mordiéndose su propia cola, conocida como Ouroboros (en griego ουροβóρος) término compuesto por las palabras oyrá y borá, que podrían traducirse como cola y alimento, respectivamente. Tal símbolo expresa no solamente el concepto de lo eterno, sino también de la continuidad de los ciclos de existencia; como las horas de un día, los días de una semana, las semanas de un mes, las cuatro estaciones de un año y todo aquello asociado a un eterno retorno,
41 De Alejandría, Clemente: Stromata, IV, 25.
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incluyendo los ciclos de muerte y renacimiento (Reencarnación o Transmigración de las Almas). En las imágenes que aparecen a continuación se puede apreciar su aparición en algunos lugares del mundo a lo largo de la historia.
EL OUROBOROS EN EL MUNDO.
Dicho lo anterior, podemos ahora establecer una relación entre la idea de eternidad asociada a las letras Alfa y Omega, y la Ciudad Eterna por excelencia del mundo judeocristiano; Jerusalén.
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Tal ciudad era la capital de Judá, es decir; el lugar donde residía el pueblo de Dios. Allí se encontraba el Templo, nexo entre la Jerusalén Terrestre y la Jerusalén Celeste. Por lo tanto; la palabra Yerushalaim, es el nombre la capital física del lugar en donde nace el hombre judío, pero también es el nombre del destino final a donde llegará tras su muerte; la Jerusalén Celestial. No resulta aquí complicado entender a Jerusalén como el Principio y el Final.
LA MASONERÍA, COMO ESCUELA INICIÁTICA, RECONOCE QUE TODO ES CÍCLICO Y QUE LOS EXTREMOS SE TOCAN.
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OUROBOROS: EL PRINCIPIO UNIDO AL FINAL O EL ALFA UNIDO AL OMEGA
PINTURA REALIZADA POR EL SUIZO FRED WEIDMANN (HERISAU, 1938).
NÓTESE LA PRESENCIA DE LOS TRIÁNGULOS QUE SIMBOLIZAN LOS CUATRO ELEMENTOS: DOS ASCENDENTES (FUEGO Y AIRE) Y DOS DESCENDENTES (AGUA Y TIERRA).
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Capítulo VII
LA BÓVEDA SECRETA
“THE SECRET VAULT”
PINTURA REALIZADA EN 1908 POR SOSMAN AND LANDIS SCENIC STUDIOS (CHICAGO, ILLINOIS) PARA UNA OBRA TEATRAL REALIZADA POR MIEMBROS DEL SUPREMO CONSEJO GRADO 33 DEL REAA.
n el contexto de los Grados Crípticos, en especial en el Grado de Maestro Selecto, se narra que existen nueve arcos en la Bóveda Secreta. El arco es un elemento constructivo, también presente en dos de los tres
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Grados de la Serie anterior42 (Maestro de la Marca y Masón del Real Arco). Es parte de una estructura ternaria, que puede relacionarse con el triángulo desde el punto de vista de que es el tercer elemento (neutral o conciliador) de un conjunto formado por un arco y por dos columnas (que representan la energía positiva y la energía negativa).
Además de ello, recordemos que las joyas de los tres Grandes Maestros o directores de la construcción del templo tenían forma triangular.
Respecto a ello, veamos lo que dice el Dr. Jorge Norberto Cornejo, notable estudioso de la Masonería en su artículo titulado “Sobre el Arco Real” (incluyendo sus propios gráficos y notas al pie de página):
42 La Primera Serie de Grados otorgados por el Cuerpo Masónico denominado Supremo Gran Capítulo del Real Arco de Escocia, está conformada por tres Grados: Maestro de la Marca, Maestro Excelente y Maestro Masón del Real Arco. La Segunda Serie incluye cuatro Grados: Marinero de la Real Arca (se refiere al arca de Noé, por lo que también se conoce como Masonería Noaquita), Caballero de la Espada, Caballero de Oriente, y, Caballero de Oriente y Occidente. La Tercera Serie incluye tres Grados denominados Crípticos (también conocidos como Masonería Críptica o Rito Críptico): Maestro Real, Maestro Selecto y Maestro Súper Excelente.
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“Comencemos considerando un triángulo:
Aquí ‘A’ puede representar el polo positivo,
‘B’ el polo negativo y ‘C’ el término
equilibrador. Traducido a lenguaje masónico,
‘A’ y ‘B’ corresponden a las dos columnas y
‘C’ al Arco.
El cuarto es el punto donde se cortan las
alturas del triángulo, es decir, los segmentos
trazados desde cada vértice en forma
perpendicular al lado opuesto:
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En geometría, este punto se conoce como el ‘ortocentro’, y en esoterismo se lo asocia al silencio, al ‘vacío’ creador, a la potencialidad y, forzando mucho las analogías, al Tao43.
Se trata de un punto que no es objetivamente visible (como sí lo son los vértices), pero que es fundamental a la hora de establecer el equilibrio de una figura triangular.
¿Cuál sería, en el Arco, este cuarto y misterioso punto? Creemos que la respuesta es: el vano.
Como todos sabemos, el vano es el vacío que queda por debajo del Arco. Exotéricamente, no es más que un hueco por donde entra el
43 La relación de este punto con el “silencio” (iniciáticamente entendido) es muy clara en el Rito Escocés Antiguo y Aceptado, puesto que el Cuarto Grado es el de Maestro Secreto, cuyo Signo de Reconocimiento es, precisamente, colocar los dedos sobre los labios, en alusión obvia al silencio. Por otra parte, la cuestión de “forzar mucho el simbolismo” se refiere a que la noción del Tao fue generada en un contexto socio-histórico muy distinto al del esoterismo occidental en general y el esoterismo masónico en particular, por lo que las analogías son sólo relativas. Mencionamos el Tao como esa especie de “Nada” potencialmente creadora (Nota de J. N. Cornejo).
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aire, o donde se coloca una puerta, o el espacio que marca la entrada a un edificio.
Esotéricamente, el vano es la apertura a la manifestación, la posibilidad indiferenciada que, al expresarse, da lugar a la realidad múltiple y diferenciada, ‘El Gran Vacío de Inmutable Silencio’, que es, a la vez, la fuente de la Palabra.
El Gran Vacío puede pensarse como una puerta, a través de la cual pasan las ideas inspiradoras.”
EL VANO ES EL VACÍO QUE SE FORMA DENTRO DEL ARCO O BÓVEDA.
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En el mismo Trazado, durante la introducción al mismo, su autor menciona que:
“El Arco Real es uno de los Altos Grados más universalmente extendidos. De una u otra forma, se encuentra presente en todos los Ritos. En el Escocés Antiguo y Aceptado, es el Grado 13°, especie de antecámara del 14°, la culminación de la Logia de Perfección.
Por cierto, el 14° es el Grado de la Bóveda Sagrada. Pero una Bóveda se compone de numerosos arcos que convergen en un punto central, de donde la Bóveda es una suerte de extensión y multiplicación de las potencialidades del Arco, el que contiene en sí, como en germen, las de la Bóveda.”
Tras la lectura anterior, podemos deducir, gracias al aporte del Dr. J.N. Cornejo, que aquel vacío en el interior del arco o bóveda, llamado “vano” en el lenguaje de la construcción y “ortocentro” en términos geométricos, y que él asocia al Tao o “vacío” creador, vendría a ser el pecho del hombre (la bóveda o caja torácica) donde se guarda el Arca de la Alianza (el corazón).
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¿Por qué? Porque se sabe que en muchas corrientes espirituales y escuelas iniciáticas se suele ubicar el alma humana en el corazón del hombre. Dice el libro del Génesis en su capítulo 1 versículo 6:
“Y dijo Dios: Que exista una bóveda entre las aguas, que separe aguas de aguas. E hizo Dios una bóveda y separó las aguas de debajo de la bóveda de las aguas de encima de la bóveda. Y así fue. Y llamó Dios a la bóveda «Cielo».”
El hecho de separar “aguas de aguas” se refiere a separar lo de arriba de lo de abajo. Es decir, las corrientes superiores de las inferiores. Pero el Creador dejó un nexo entre ambas corrientes, de modo que pueda existir la necesaria comunicación entre ambos flujos. Sin embargo, a pesar de la separación de lo superior y lo inferior, ambos aspectos guardan entre sí una simetría, de la cual deriva el axioma hermético “Como es arriba es abajo”. Siguiendo este axioma, se concibe al hombre como una proyección simétrica de su Creador, igual en esencia pero muy inferior en grado. La esencia del Macrocosmos-Creador late
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dentro del Microcosmos-Hombre. Siendo el segundo una maqueta del primero, podemos inferir que la mencionada bóveda que separa lo superior de lo inferior se encuentra también en el hombre, y nos referimos a su pecho, donde se aloja la vida, es decir, el corazón. En casi todos los textos de anatomía humana se describe al corazón como un músculo hueco y piramidal, que a su vez se halla en otra cavidad; la caja torácica. Ello, físicamente nos remite a la idea de una bóveda en la que hay algo guardado.
Recordemos que la Bóveda Secreta del Templo del Rey Salomón se hallaba justo debajo del Sancta Sanctorum (el lugar más Santo de todos los lugares Santos). No es difícil entonces identificar la Bóveda con aquello que divide las Aguas Superiores de las Aguas Inferiores, y notar que, por planificación del Creador hubo una necesidad de transferir la Presencia Divina y los otros tesoros que la representan desde Arriba (el Sancta Sanctórum; su lugar natural) hacia abajo (la caverna donde todo ello fue escondido). Es decir, hubo una necesaria involución cuya
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finalidad era tomar impulso para una mayor evolución.
Notemos cómo la Divinidad va descendiendo en forma vertical y adoptando tres diferentes estadios o niveles: primero en la inmensidad del universo; con la Bóveda Celeste, luego en el recinto del Templo; con la Bóveda Secreta, y finalmente en el hombre; con la Bóveda Torácica. Tenemos una tríada más para agregar a aquellas que vamos identificando en el presente libro, la cual es: Dios-Templo-Hombre, triángulo sobre el cual también podría basarse la forma del Mandil que estamos estudiando. Pero hay que tomar en cuenta que el Templo, siendo un recinto sagrado, lo es precisamente porque es un puente entre Dios y el hombre. Mas no hay que confundir al Templo (piedras erigidas a y representativas de la Divinidad) con la Divinidad propiamente dicha. A este respecto es esclarecedor lo consignado en Ezequiel 11-19:
“Yo les daré un sólo corazón y pondré en ellos un espíritu nuevo: quitaré de su carne el corazón de piedra y les daré un corazón de carne.”
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Se alude allí a la purificación de los corazones de los hombres para recibir (despertar, en realidad) la Presencia Divina en ellos. Pero otra capa de la misma escritura se refiere al tránsito de una adoración de Dios mediante un Templo externo, hecho de piedra, a hacerlo mediante el Templo interior, reflejo de aquel “no hecho con manos” al que estamos destinados siempre y cuando seamos merecedores (o en otras palabras; descubramos cual es el sistema para llegar a él y lo pongamos en práctica). La adoración externa es fundamental a nivel de los Misterios Menores (los cuales nos llegan desde fuera), pero queda obsoleta una vez alcanzados los Misterios Mayores, que emanan directamente desde el interior del hombre una vez que ha empezado a liberar su consciencia.
La idea de una Bóveda Secreta está presente en varios Grados de diversos Ritos Masónicos. Algunas veces se le concibe como una disposición vertical de arcos, colocados uno sobre otro (asociada al primigenio e hipotético Templo de Enoch). Y en otras ocasiones la Bóveda es concebida como una disposición horizontal de arcos, colocados uno al lado de otro (asociada al
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Templo de Salomón). Lo primero suele ocurrir en los sistemas masónicos franceses y lo segundo en aquellos de origen anglosajón.
LA BÓVEDA SECRETA CONCEBIDA COMO UNA SERIE VERTICAL DE ARCOS; UNO SOBRE OTRO. SE ASOCIA AL TEMPLO DE ENOCH.
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LA BÓVEDA SECRETA CONCEBIDA COMO UNA SERIE HORIZONTAL DE ARCOS; UNO AL LADO DEL OTRO. ASOCIADA AL TEMPLO DE SALOMÓN.
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Para el estudio que estamos realizando no debe dejar de tomarse en cuenta la similitud entre la Bóveda Secreta y la caja torácica tanto humana como de los principales mamíferos.
En el caso de la representación de los nueve arcos dispuestos verticalmente de los sistemas franceses, es notorio el parecido de la imagen con el tórax de un hombre en posición de pie, tal como podemos apreciar en la siguiente figura.
LA BÓVEDA SECRETA DE LOS SISTEMAS FRANCESES: UNA CAJA TORÁCICA VERTICAL.
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Y en el caso de la disposición horizontal de los sistemas anglosajones el parecido es con el tórax de un hombre recostado, tal como se nota en la figura que aparece a continuación.
LA BÓVEDA SECRETA DE LOS SISTEMAS ANGLOSAJONES: UNA CAJA TORÁCICA HORIZONTAL.
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EL CORAZÓN HUMANO:
UN ARCA DE LA ALIANZA GUARDADA EN LA BÓVEDA TORÁCICA.
El hecho de que en un sistema la disposición sea horizontal y en el otro sea vertical, nos remite a las herramientas de los Vigilantes de una Logia Simbólica; el Nivel (horizontalidad) y la Plomada (verticalidad). De lo anterior podemos deducir la complementariedad de los sistemas masónicos, que al igual que las religiones, son el resultado de la fragmentación de un saber primordial. Por otro
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lado, los conceptos de horizontalidad y verticalidad se plasman en la figura de los travesaños de la cruz, como veremos más adelante al hablar del Rosacrucismo.
Respecto a la bóveda torácica, cabe mencionar que, al igual que todos los símbolos, abarca varias capas de posibles acepciones según el caso que se esté tratando y según el nivel evolutivo del estudiante (tal como lo venimos repitiendo incansablemente con la esperanza de dejarlo lo suficientemente claro). Sin pretender salirnos del tema, es dable complementarlo con una oportuna lectura extraída del siguiente sitio web:
https://sites.google.com/site/secretomasonico/pinocho-un-cuento-masonico
No queda claro el nombre del autor de dicho texto, pero parece ser alguien llamado Vicente Alcoseri. Lo que realmente interesa aquí es el contenido del mismo, independientemente de quien lo haya escrito, pues contribuye a la comprensión de un importante aspecto del concepto de Bóveda Secreta que se nos otorga en forma anticipada ya desde el momento en que nos estamos iniciando como Aprendices Masones. Dicho texto nos habla sobre el simbolismo del
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cuento “Las Aventuras de Pinocho”, y nos permite notar que allí se conceptualiza la Bóveda como el interior de la ballena que se tragó al protagonista del cuento ideado por el Masón italiano Carlo Collodi (seudónimo de Carlo Lorenzini) en 1882 y llevado al cine por el Masón norteamericano Walt Disney en 1940:
“Pinocho es esclavo de sus ‘agregados psicológicos’ o ‘yoes’ y sus mentiras hacen que le crezca la nariz y más tarde orejas de burro. Es decir, la vida descarriada y la mentira lo llevan a un retroceso, a lo involutivo animal, donde la nariz que crece representa las ataduras terrenales, la materialidad (un agregado facial). Una y otra vez Pinocho recoge lo que siembra. Sus malas acciones lo llevan a una vida desgraciada, donde el muñeco paga con sufrimiento el Karma generado. Cuando la vida de Pinocho no podía ser más insoportable, es tragado por una ballena. Este episodio nos recuerda a Jonás, que fue engullido por un pez gigantesco, morando en su interior tres días y tres noches. El interior de la ballena
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representa la Cámara de Reflexiones Masónica, el descenso al centro de la Tierra (V.I.T.R.I.O.L.). Es importante recordar las palabras de Mateo 12:40: ‘Porque como estuvo Jonás en el vientre del gran pez tres días y tres noches, así estará el Hijo del Hombre en el corazón de la tierra tres días y tres noches’. El Hijo del Hombre –al igual que Pinocho– también era hijo de un Maestro carpintero.
LA MUERTE MÍSTICA: A luz de la vela, Pinocho medita sobre su suerte y decide cambiar, dejando atrás su pasado de inconsciencia”.
Podemos apreciar por lo anterior, que el concepto de Bóveda Secreta no es exclusivo de los Grados Crípticos del sistema que practicamos, ni tampoco lo es de otros sistemas o Ritos, sino que su simbolismo se halla presente desde el comienzo de nuestra vida masónica, aún cuando hayamos sido preparados en una habitación sin ningún tipo de alegorías, como sucede con el Ritual Estándar de la Masonería Simbólica practicada en Escocia. Respecto a ello, cabe señalar que, en Escocia (de
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donde proviene la estructura y conceptualización de los tres Grados44 que nuestro Consejo de Maestros Reales y Selectos otorga) no existe la “Cámara o Gabinete de Reflexiones”, sino simplemente un “Cuarto de Preparación”, donde el Candidato aguarda ser admitido en el Templo. Sin embargo, no está de más tener presente su simbolismo en otros Ritos o sistemas, pues toda información que podamos tener nos servirá de parámetro para elaborar conclusiones con un mayor nivel de acierto. Además, el simple hecho de encontrarse en soledad y ataviado de una manera inusual, a la espera de que ciertos
44 En el sistema practicado en Escocia, el Consejo de Maestros Reales y Selectos otorga los Grados de “Maestro Real”, “Maestro Selecto” (los que, como se puede notar, le dan su nombre) y el de “Maestro Súper Excelente”, este último situado en un contexto histórico posterior; en los momentos de la destrucción del Templo de Salomón durante el reinado de Sedequías, diferenciándose de los otros dos, que están situados en la etapa final de la construcción del mismo Templo, durante el reinado de Salomón. De forma idéntica sucede en el sistema de Masonería Críptica practicado en los Estados Unidos. En el sistema practicado en Inglaterra, sin embargo, los Consejos de Maestros Reales y Selectos otorgan cuatro Grados: “Maestro Real”, “Maestro Selecto”, “Muy Excelente Maestro” (que en Estados Unidos se otorga en la serie de Grados del Real Arco, y se sitúa en la culminación del Templo de Salomón) y “Maestro Súper Excelente”.
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hombres nos conduzcan hacia algo desconocido, no deja de ser un momento para reflexionar.
ESCENA DE LA PELÍCULA “LAS AVENTURAS DE PINOCHO” (1940)
LA CAVERNA O BÓVEDA (CAVIDAD TORÁCICA) CONFORMADA POR LAS COSTILLAS (ARCOS) DE LA BALLENA, SE IDENTIFICA CON LA CÁMARA DE REFLEXIONES.
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Sintetizando lo revisado hasta el momento, resaltamos que, la forma triangular del Mandil puede relacionarse con:
– El triángulo formado por las dos Columnas ii(J y B) y la Piedra Clave del iArco.
-iLas Tres Personas de la Divinidad (el iiPadre, el Hijo y el Espíritu Santo).
-iLos Tres Atributos de la Divinidad ii(Omnipotencia, Omnisciencia y iiOmnipresencia).
– Los Polos Opuestos y su Reconciliación iii(Tesis, Antítesis y Síntesis).
-iiLa Cavidad Torácica del Ser Humano; iiilaiicual se corresponde con la Bóveda iiiSecreta iidel Templo del Rey Salomón.
– iEl Corazón Humano; el cual no solamente iiies un órgano vital, sino que guarda en su iiiinterior los más valiosos y divinos tesoros, iiital como veremos en el siguiente capítulo.
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Capítulo VIII
EL CORAZÓN HUMANO: ¿Un Arca de la Alianza?
EL MANDIL PUEDE SER REPRESENTATIVO DE LA CAJA TORÁCICA DEL HOMBRE; BÓVEDA DONDE YACE EL CORAZÓN (ARCA DE LA ALIANZA), EN CUYO INTERIOR SE HALLA LA PRESENCIA DEL CREADOR.
aciendo una comparación análoga entre el Templo de Piedra y el Templo Interior, podemos identificar al corazón con el Arca de la Alianza. El corazón
H
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humano tiene cuatro compartimientos; dos aurículas y dos ventrículos, uno para cada objeto sagrado; las Tablas de la Ley, el Vaso con Maná, la Vara de Aarón, y lo más importante: la Shekhiná o Presencia Divina, esta última identificada con la “Chispa Divina”, que según antiguas tradiciones reside en el ventrículo izquierdo, y tiene que ver con el Átomo-Simiente que Max Heindel describe de la siguiente forma:
“Mientras todos los átomos del cuerpo humano se renuevan de vez en cuando, un átomo especial es indestructible. Ha permanecido estable no solamente a través de una sola vida, sino que ha formado parte de todos los cuerpos densos empleados por un Ego particular. A la muerte, dicho átomo es retirado únicamente para despertar de nuevo en la aurora de otra vida física, sirviendo así de núcleo en torno del cual se construirá el nuevo cuerpo denso para ser empleado por el mismo Ego. Por lo tanto se llama el ‘átomo-simiente’. El átomo-simiente para el Cuerpo Denso está en la cabeza triangular de uno de los espermatozoides del semen del padre.
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Este espermatozoide, únicamente hace posible la fertilización. Durante la vida, el átomo-simiente está situado en el ventrículo izquierdo del corazón, cerca del ápice. Cuando la sangre corre a través del ventrículo izquierdo del corazón, deja una huella impresa sobre el diminuto átomo-simiente situado en el ápice, lo cual corresponde a una cámara cinematográfica. Al ocurrir la muerte, dicho átomo-simiente sube al cerebro por medio del nervio neumogástrico, abandonando el cuerpo denso, junto con los vehículos superiores, por medio de la comisura de los huesos parietal y occipital. En el momento de la muerte cuando el átomo-simiente del corazón, que contiene todas las experiencias de la vida que acaba de terminar se rompe, el espíritu abandona su cuerpo físico llevándose los vehículos más refinados. La quintaesencia de toda nuestra experiencia de la vida se imprime sobre el átomo-simiente como conciencia y virtud que nos impulsará a evitar el mal y hacer el bien en la próxima existencia.45
45 Heindel, Max: Diccionario Rosacruz.
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RÉPLICA DEL ARCA DE LA ALIANZA
SE ENCUENTRA EN EL ROYAL ARCH ROOM DEL GEORGE WASHINGTON MASONIC NATIONAL MEMORIAL; EDIFICIO MASÓNICO UBICADO EN ALEXANDRIA, VIRGINIA, CERCA A WASHINGTON D.C., EE.UU. EN EL SISTEMA NORTEAMERICANO DEL REAL ARCO, LA LEYENDA INCLUYE UN ARCA SUSTITUTA; CON CARACTERÍSTICAS SIMILARES PERO NO IDÉNTICAS A LA ORIGINAL.
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SEGÚN ÉXODO 40-20, EL ARCA CONTENÍA LAS TABLAS DE LA LEY ENTREGADAS POR DIOS A MOISÉS. SEGÚN HEBREOS 9-4, ADEMÁS DE LAS TABLAS DE LA LEY, HABÍA UN VASO CON MANÁ. Y SEGÚN NÚMEROS 17-10, A DICHO CONTENIDO SE LE SUMA LA VARA DE AARÓN, EL SUMO SACERDOTE Y HERMANO DE MOISÉS.
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RELACIONANDO EL CORAZÓN HUMANO CON EL ARCA DE LA ALIANZA: SUS CUATRO COMPARTIMIENTOS REPRESENTAN LOS TRES OBJETOS SAGRADOS (LAS TABLAS DE LA LEY, EL VASO CON MANÁ Y LA VARA DE AARÓN), ADEMÁS DE LA PRESENCIA DIVINA (SHEKHINÁ), UBICADA EN EL VENTRÍCULO IZQUIERDO.
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– El Corazón y el Número 9:
En un capítulo anterior mencionábamos algunas cualidades del número 9. Agregaremos aquí que, el corazón late a un promedio de 72 (7+2=9) pulsaciones por minuto. En una hora hay 60 minutos, que multiplicados por los 72 latidos por minuto, dan un resultado de 4,320 latidos (4+3+2+0=9). Además, estando el sistema circulatorio muy ligado al sistema respiratorio, podemos hallar el número 9 también en este último si tomamos en cuenta que el ratio promedio de la respiración humana es de 18 (1+8=9) veces por minuto. ¿Casualidad?
– El Corazón y la Biblia:
Por otro lado, la palabra “corazón” aparece 873 veces en la Biblia. Sumando los dígitos de dicha cifra se obtiene el número 9.
8 + 7 + 3 = 18
1 + 8 = 9
Nueve es el número de arcos que sostienen la Bóveda Secreta del Templo, que equivale al
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pecho del hombre, donde este guarda su corazón, que a su vez contiene los tesoros sagrados.
Esto se confirma en el libro del Éxodo capítulo 28 versículo 29:
“Así llevará Aarón sobre su corazón los nombres de los hijos de Israel, en el pectoral del juicio, siempre que entre en el Santuario, para recuerdo perpetuo delante de Yahveh.”
Aarón fue el primer Sumo Sacerdote, por lo que en el versículo anterior se indica que la salvación se obtendrá mediante la práctica del sacerdocio a nivel personal (entendido como un sacerdocio interno) mediante la práctica de las virtudes (la consciencia) que yacen en el interior del hombre, precisamente en su corazón, las cuales deberá buscar y encontrar. El pectoral del juicio alude a la Ley de Causa y Efecto, conocida también como Ley del Karma, pues cada persona sabe en su interior si está obrando bien o mal, y será su propia consciencia quien le dé satisfacción (premio) o tormento (castigo). El Dios que juzga no se haya fuera, sino dentro de nosotros. Por otro lado, las consecuencias de los actos del hombre no sólo le afectan a él mismo, sino también a su
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descendencia. A esta descendencia se refiere el pasaje cuando menciona a los hijos de Israel. Tal salvación será posible si el sacerdote (el hombre mismo) logra penetrar el Santuario de su propio corazón. Y el recuerdo perpetuo de Yahveh alude al Átomo-Simiente que menciona Max Heindel; Presencia Divina que yace en el ventrículo izquierdo del hombre y que lo acompaña en cada encarnación hasta que finalmente escape del ciclo de sucesivas encarnaciones tras la eliminación de todos los vicios que aprisionan su consciencia, y pueda así hacerse uno con el Padre nuevamente.
En el Nuevo Testamento se sigue nombrando a este trascendente órgano; en Mateo 6:21 se lee:
“Porque donde esté tu tesoro, allí estará también tu corazón.”
Y así muchos ejemplos se pueden encontrar en las Escrituras sobre la trascendencia del corazón. Finalizaremos con lo mencionado en Lucas 6-45:
“El hombre bueno, del buen tesoro del corazón saca lo bueno, y el malo, del malo saca lo malo. Porque de lo que rebosa el corazón habla su boca.”
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Tal versículo alude al Verbo, que es la expresión de la Presencia Divina alojada en el corazón, así como el Hijo es la expresión del Padre. Pero, así como en el corazón existe la Presencia Divina, que nos llena de virtudes, existe también su contraparte, la Presencia Demoníaca, que es aquella que nos impele hacia los vicios. Cada una se expresa a través de su propio Verbo. Dentro de la Bóveda Secreta del pecho; en el corazón, se gestará entonces el Verbo proveniente de la virtud, o de lo contrario, el Verbo proveniente del vicio. Ello quedó bastante esclarecido cuando el Dr. J.N. Cornejo identifica las columnas con las energías positiva y negativa, e identifica el arco con la conciliación de ambas. Será pues el arco una representación de un Verbo equilibrado, centrado, ubicado, prudente, medido, preparado para el combate defensivo pero nunca para el ofensivo. A ese estado de consciencia es a donde todo Masón debiera llegar, siguiendo el ejemplo del Cristo cuando persuade a sus discípulos diciendo:
“He aquí, yo os envío como a ovejas en medio de lobos: sed pues astutos como
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serpientes, y mansos como palomas.” iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiMateo 10-16
– El Corazón a la Luz del Rosacrucismo:
Para los Rosacruces, el corazón es el centro del hombre, y es allí donde convergen las energías espirituales y las materiales, siendo el travesaño horizontal la materia y el vertical el espíritu, de modo que en la intersección de ambos (el corazón) florece la rosa, identificada con el alma. En ese orden de ideas, el alma vendría a ser el nexo entre el espíritu y la materia. Pero el alma existe sólo potencialmente, a manera de semilla, y el hombre debe trabajar sobre sí mismo para que la Rosa florezca sobre su Cruz, es decir, que él mismo “fabrique” su alma; unión de Cielo y Tierra.
Si traducimos la concepción rosacrucista de horizontalidad y verticalidad a la terminología masónica, resultará fácil identificar el travesaño horizontal con el Nivel y el travesaño vertical con la Plomada. Comprobamos con esto que nada nuevo existe bajo el Sol. Todo está contemplado
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por las diversas tradiciones en un lenguaje propio del tiempo y del lugar donde se han desarrollado. Pero todo se trata de lo mismo; que es llevar al hombre hacia su evolución espiritual.
UN TEMPLO INTERIOR PROFANADO, DOMINADO POR LOS VICIOS.
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UN TEMPLO INTERIOR CONSAGRADO A LA VIRTUD. EL SACRIFICIO DE MORIR PARA LOS VICIOS LE RESUCITARÁ Y SE HARÁ UNO CON EL PADRE.
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SEGÚN LAS ENSEÑANZAS ROSACRUCES:
EL TRAVESAÑO VERTICAL DE LA CRUZ REPRESENTA AL ESPÍRITU.
EL TRAVESAÑO HORIZONTAL REPRESENTA AL CUERPO FÍSICO (LA MATERIA).
LA ROSA, FLORECIENDO EN LA INTERSECCIÓN DE AMBOS EJES, REPRESENTA AL ALMA, QUE ES EL ELEMENTO CONCILIADOR ENTRE EL ESPÍRITU Y EL CUERPO.
TAL ROSA FLORECE PRECISAMENTE EN EL CORAZÓN, QUE ES EL CENTRO DEL HOMBRE.
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EN PÁGINAS ANTERIORES HEMOS IDENTIFICADO LA LETRA ALEPH ( (א
CON LA DIVINIDAD, Y LA LETRA YOD ( י) COMO UNA PORCIÓN DE LA
MISMA, INSERTA EN EL HOMBRE.
ASIMISMO, HEMOS EXPLICADO, A LA LUZ DE LAS ENSEÑANZAS ROSACRUCES, AQUELLO QUE REPRESENTAN LOS EJES DE LA CRUZ, Y EL SIGNIFICADO DE LA ROSA UBICADA EN SU INTERSECCIÓN. EN CONCORDANCIA CON ELLO, LA LETRA YOD VENDRÍA A SER LA CHISPA DIVINA QUE YACE EN EL CORAZÓN DEL HOMBRE, ES DECIR, EN LA INTERSECCION DE AMBOS EJES. SIN EMBARGO, ESA CHISPA PUEDE AUMENTAR EN INTENSIDAD (SI EVOLUCIONA=ASCIENDE) O PUEDE APAGARSE (SI INVOLUCIONA=DESCIENDE).
RELACIONANDO ESTO CON LAS HERRAMIENTAS MASÓNICAS, PODEMOS IDENTIFICAR EL TRAVESAÑO HORIZONTAL DE LA CRUZ CON EL NIVEL, Y EL TRAVESAÑO VERTICAL CON LA PLOMADA. MEDIANTE ESTA IMAGEN SE DEMUSTRA QUE, LA IGUALDAD ENTRE LOS SERES (CONDICIÓN REPRESENTADA POR EL NIVEL) NO IMPLICA QUE NO EXISTAN DIFERENCIAS EN CUANTO A LA EVOLUCIÓN DE TALES SERES (HECHO REPRESENTADO POR LA PLOMADA). LA LÍNEA VERTICAL INDICA EL CAMINO EVOLUTIVO, QUE PUEDE DIRIGIRSE HACIA ARRIBA (EVOLUCIÓN) O HACIA ABAJO (INVOLUCIÓN).
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LA MASONERÍA Y EL ROSACRUCISMO, SIENDO AMBAS ESCUELAS INICIÁTICAS, TIENEN ELEMENTOS EN COMÚN. ESTOS SE HACEN NOTORIOS EN EL GRADO 18 DEL REAA; DENOMINADO “CABALLERO ROSACRUZ”.
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– El Corazón para los Antiguos Egipcios:
En la antigua civilización egipcia existían dos términos para referirse al corazón:
Haty, referido a la forma física de dicho órgano; eminentemente temporal y terreno. Sede de las pasiones. Es el Yo inferior.
Ib, referido al aspecto espiritual del mismo. El Yo Superior, que será juzgado al momento de desencarnar.
Los iniciados egipcios consideraban al corazón en su aspecto Ib como el asiento de la consciencia y la morada del Dios interior (la Chispa Divina, porción del Creador que yace en el interior del hombre). En su mitología esto era expresado a través del “Juicio de Osiris”, al cual eran sometidos los difuntos conducidos por Anubis (personaje en quien los masones podemos ver al Hermano que conduce al recipiendario durante las ceremonias de recepción a un Grado), y que consistía en colocar el corazón del difunto (no el corazón físico –Haty– sino el espiritual –Ib–) en el plato de una balanza. En el otro plato yacía una pluma de avestruz que representaba la justicia,
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llamada Maat (también personificada en otras circunstancias como una deidad femenina). Si el corazón pesaba menos que la pluma (es decir, si se había “Osirificado”), el difunto era considerado apto para pasar al más allá. Si por el contrario, el corazón impregnado por los vicios y pasiones resultaba más pesado que la pluma, el difunto era devorado por un monstruo, que tras digerirlo lo devolvía al mundo material, donde debía enfrentarse a las consecuencias de sus actos.
Tal situación nos conduce a pensar en el Karma o “Ley de Causa y Efecto”, ley de la que nadie escapa. En el caso del pueblo judío, personificado en el Templo de Salomón, la prueba del corazón no fue superada, siendo devorado por el monstruo (Babilonia) y luego de ser digerido fue devuelto a su lugar terrenal para afrontar las consecuencias de su alejamiento de las Leyes Divinas.
AMULETO EGIPCIO QUE REPRESENTA UN CORAZÓN HUMANO. ERA EMPLEADO COMO UN RECORDATORIO DE LA TRASCENDENCIA DE DICHO ÓRGANO (TANTO EN SU ASPECTO TERRENAL COMO EN EL ESPIRITUAL) PARA EL ACCESO AL SIGUIENTE NIVEL DE EXISTENCIA.
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“EL JUICIO DE OSIRIS”
VISTA GENERAL Y ACERCAMIENTO DE UN ANTIGUO PAPIRO EGIPCIO (DONDE SE APRECIA EL CORAZÓN SIENDO PESADO EN LA BALANZA).
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Capítulo IX
JERUSALÉN: El Centro del Mundo y
EL CORAZÓN: El Centro del Hombre
ANTIGUO MAPA TRAZADO EN 1581, EN DONDE SE APRECIA JERUSALÉN EN UNA POSICIÓN EMINENTEMENTE CENTRAL.
n el Mandil objeto de este análisis, como ya hemos visto, aparecen (justo en el centro –o en el corazón–) dos letras hebreas; la Yod ( י) y la Mem Sofit ( .(ם
E
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Según nos indica el Rabino Guillermo Bronstein46, tal grafía es una forma arcaica de abreviar la palabra Jerusalén (que en hebreo se escribe י ר ל י ם y se pronuncia Yerushalaim),
colocando la primera y la última de las letras que la componen (sistema amplia y notoriamente usado en muchas abreviaciones masónicas). Es interesante notar que la Yod y la Mem Sofit, en el centro del Mandil aluden a la capital (ciudad central) de Judá47. Por lo general se entiende que
46 Rabino de la “Sinagoga 1870: Asociación Judía de Beneficencia y Culto”, ubicada en Calle Libertad 375, Miraflores, Lima, Perú.
47 Por supuesto, Jerusalén era originalmente la capital del antiguo Israel, pero cuando esta nación se dividió en dos durante el reinado de Jeroboam I, dio origen a Israel (división que siguió manteniendo el nombre original) y Judá. Tras la división, Jerusalén (donde estaba el Templo) quedó dentro del territorio de Judá, y se mantuvo igualmente como su capital, por lo que se asume que sus habitantes quedaron ante la presencia y cobijo de Dios, pero cuando se apartaron espiritualmente de Él, tuvieron que pagar el gran precio de la destrucción del Templo y la deshonra del exilio. Los habitantes de la división llamada Israel fueron dispersados totalmente debido a que fueron invadidos por los asirios, quienes tenían la política de enviar a los habitantes de los pueblos conquistados a otras colonias, de modo que perdieran su identidad y disminuyera así el riesgo de una rebelión causada por el fervor patriótico. Actualmente, el país llamado Israel abarca el territorio que tenían ambos reinos. Parece ser que la
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la capital de una nación es el corazón de la misma. Ello se evidencia dando una mirada al Ritual de un Grado perteneciente a la Serie del Real Arco; el Grado de Maestro Excelente, cuando al final del decreto de Ciro se lee:
“Así que, a cualquiera de ustedes que pertenezca al pueblo del Señor, que Dios lo ayude y vaya a Jerusalén, que está en Judá, a construir el Templo del Señor, el Dios de Israel, que es el Dios que habita en Jerusalén”.48
Tal Ritual nos recuerda que “el Dios de Israel, … es el Dios que habita en Jerusalén”. Si concebimos a dicha ciudad como el corazón de Israel49 y asumimos que Dios habita ahí, no resulta difícil establecer una analogía en la que Dios también mora en el corazón del hombre.
reunificación de Israel y Judá estaba predestinada a pesar de los casi tres mil años que transcurrieron separados.
48 Gran Capítulo Distrital del Real Arco del Perú: Ritual del Grado de Maestro Excelente.
49 Aquí el término Israel se emplea en sentido genérico refiriéndose al pueblo de Dios, sin tomar en cuenta la división en dos reinos.
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AMPLIACIÓN DEL MAPA DE LA PÁGINA ANTERIOR.
LA CIUDAD SANTA ES CONSIDERADA COMO EL CENTRO DEL MUNDO. COMO CONSECUENCA DE ELLO, ES DE ESPERAR QUE POR LA MISMA TAMBIÉN ESTÉ ATRAVESADO EL EJE DEL MUNDO O AXIS MUNDI.
– El Eje del Mundo (Axis Mundi):
Todos los pueblos de la antigüedad han concebido la idea de un eje central que comunica el Cielo con la Tierra, conocido como el Eje del Mundo (en latín Axis Mundi).
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ESFERA ARMILAR QUE MUESTRA A CRISTO COMO EJE, TANTO DE LA ESFERA CELESTE COMO DE LA ESFERA TERRESTRE. DISEÑADA POR EL FRAILE ITALIANO MAURO FIORENTINO (1492-1556) PARA ILUSTRAR EL “TRACTATUS DE SPHAERA” (c. 1230) DEL MONJE ESCOLÁSTICO Y ASTRÓNOMO INGLÉS JOHN OF HOLYWOOD, CONOCIDO TAMBIÉN COMO JOHANNES DEL SACROBOSCO (c. 1195 – c. 1256).
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PLANCHA DE TRAZAR DEL APRENDIZ MASÓN
LA ESCALA DE JACOB REPRESENTA EL EJE DEL MUNDO O AXIS MUNDI.
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Esta comunicación entre los Reinos Superiores y los Reinos Inferiores está magistralmente graficada en la Plancha de Trazar del Aprendiz Masón de los sistemas masónicos británicos y el norteamericano, donde justo en el centro se puede apreciar la Escala de Jacob, comunicando ambos planos de existencia. Según el momento y las circunstancias, el Eje del Mundo ha sido representado por una columna de fuego o humo, un pilar, una torre, etc. La representación más acertada es la de una montaña o lugar elevado, pues es allí donde la distancia entre Cielo y Tierra se reduce considerablemente. Montes famosos (algunos de los cuales mitológicos y otros muy reales) considerados como el centro del mundo son: El Monte Fuji en Japón, las Montañas Kunlun en China, el Monte Kailāsh en el Tíbet, las Black Hills en Dakota del Sur y Wyoming (Estados Unidos), el Monte Sion en Medio Oriente, el Monte Olimpo en Grecia, etc. Algunas culturas intentaron la comunicación entre planos mediante ejes artificiales, como los Zigurat de Babilonia, las pirámides en Egipto, México, Centroamérica y Perú.
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DIAGRAMA DEL EJE DEL MUNDO, QUE DA ORIGEN A DOS SÍMBOLOS: EL CRISMÓN Y EL ZODÍACO.
En la obra “Parsifal”, de Richard Wagner, estrenada en 1882; el Santo Grial es custodiado en el Castillo de Montsalvat (Monte de la Salvación) por un grupo de monjes guerreros llamados Templeisen (de clara alusión a los Caballeros Templarios). En su antecesor, “Parzival”; un poema épico medieval escrito en el siglo XIII por Wolfram von Eschenbach; se habla del Castillo de
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Monsalväsch. Inevitablemente, se tiende a asociar tales nombres al Castillo de Montsegur; el último bastión cátaro, ubicado en una montaña a 1,207 msnm; el cual bien califica como un Axis Mundi.
La Torre de Babel mencionada en la Biblia es otro de esos intentos de comunicar ambos Reinos.
Cabe destacar que al ser un símbolo, el Axis Mundi puede estar presente en más de un lugar a la vez.
El pueblo judío no fue la excepción; siendo el Monte Moriá el lugar elegido como Eje del Mundo (bajo otras circunstancias, el Monte Sion también era considerado como tal) para erigir el Templo de Salomón. Allí, en el Templo, el plano horizontal de la vida terrestre se cruzaba con el eje vertical ascendente que comunica la Materia con el Espíritu. Tal como lo hemos mencionado en las páginas anteriores cuando nos referíamos al corazón del hombre según el Rosacrucismo; dicho órgano es el punto de intersección entre el Cielo y la Tierra. Así, la columna vertebral viene a ser el equivalente humano del Axis Mundi, razón por la cual podríamos perfectamente identificarla como el Axis Homo (Eje del Hombre).
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Aplicando el Principio de Correspondencia; “Como es Arriba es Abajo. Como es adentro es afuera”, y por todo lo dicho en estas páginas, podemos darnos cuenta de que existe una íntima relación entre el Macrocosmos y el Microcosmos, siendo el Templo físico un mediador entre ambos. Pero existe otro Templo dentro del hombre, cuya Bóveda Secreta se ubica en su caja torácica. Esta contiene su propia Arca de la Alianza; el corazón.
EL EJE DEL HOMBRE O AXIS HOMO ES SU COLUMNA VERTEBRAL. SU CENTRO ES EL CORAZÓN.
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YGGDRASIL; EL FRESNO DE LA VIDA
EL EJE DEL MUNDO EN LA MITOLOGÍA ESCANDINAVA.
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LA TORRE DE BABEL
EL INTENTO FALLIDO DE CONSTRUIR UN AXIS MUNDI ARTIFICIAL.
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ÁRBOL QUE SIMBOLIZA EL EJE DEL MUNDO EN LA MITOLOGÍA MAYA.
LA CHAKANA: CRUZ ANDINA DE MÚLTIPLES SIGNIFICADOS. ENTRE ELLOS, EL EJE DEL MUNDO.
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CASTILLO-FORTALEZA UBICADO EN LA CIMA DE LA MONTAÑA DEL POG, A 1207 METROS DE ALTURA, EN LA COMUNA DE MONTSEGUR, DEPARTAMENTO DE ARIÈGE, FRANCIA. ÚLTIMO BASTIÓN CÁTARO. PUEDE CONSIDERARSE UN AXIS MUNDI PORQUE UNE EL CIELO Y TIERRA. SERÍA EL CASTILLO DE MONTSALVAT, DEL “PARSIFAL”.
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Capítulo X RESUMEN
l Mandil de los Consejos de Maestros Reales y Selectos (Masonería Críptica) usado en Escocia, es una prenda actualmente única en su especie. Si bien otras obediencias también emplean Mandiles triangulares, ninguno de éstos tiene los mismos colores e inscripciones. Respecto a ello, resulta muy interesante el hecho de que, sabiendo cómo son los Mandiles de la Masonería Críptica en los Estados Unidos de Norteamérica (muy distintos a los de Escocia), Albert Gallatin Mackey; eminente Masón estadounidense, al referirse a los Grados de Maestro Real y Maestro Selecto nos describa en su libro Cryptic Masonry, publicado en 1897, un Mandil muy similar al que se usa hoy en Escocia. Ello resulta ser un claro indicio de que hubo una conexión entre los modos de trabajar la Masonería Críptica en ambos países. E
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Ahora bien: parece ser que los Grados Crípticos tienen su origen en los Estados Unidos, donde de hecho, fueron practicados por los Supremos Consejos del Grado 33. Es muy probable que en el transcurso de los años, el Mandil norteamericano haya ido modificándose cada vez más, hasta obtener un aspecto totalmente diferente al Mandil escocés e incluso al Mandil inglés. ¿Quién empezó con el Mandil que describe Mackey? ¿Fueron los Masones escoceses o los norteamericanos? Por el momento, no podemos saberlo. En cuanto a la forma triangular, por lo descrito en el Ritual y por lo que nos dice A.G. Mackey, queda claro que alude a la forma del Delta Sagrado, relacionado con la Divinidad. El porqué de los colores también queda claro, contando además con la información extra de que, al menos en la Masonería Críptica practicada en los Estados Unidos del siglo XIX, el color negro y el rojo, respectivamente, pasan de significar luto y sangre en el grado de Maestro Real, a significar secreto y fervor en el Grado de Maestro Selecto.
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Las nueve estrellas aluden a los nueve arcos. El hecho de estar distribuidas en grupos de tres, es una representación de los tres obreros que se encuentran en cada arco (dos trabajando y uno cuidando). Tres obreros por nueve arcos da como resultado 27; el número máximo de obreros aceptados en la Bóveda Secreta. Notemos también que 2+7=9. Lo más difícil para esta investigación, han sido las letras hebreas que yacen en el centro del Mandil. El ritual nos indica que son una Yod ( י) y una Pei
פ) ). La primera está comprobada, y efectivamente
es una Yod. Pero hemos descartado la Pei por no ser de ninguna manera la letra que acompaña a la Yod en el centro del Mandil. Viendo la prenda, la duda consiste en saber si es que, la letra en su interior, junto a la Yod, se trata de una Samekh ( (ס
o de una Mem Sofit ( .(ם
Según los miembros de la comunidad judía consultados, la letra en cuestión se trataría de una Mem Sofit. Pero, según explica el Compañero escocés Eric Brown y según se puede apreciar lo mismo en el libro del norteamericano A.G.
246
Mackey, las letras serían las iniciales de la palabra Ish Sodi, para lo cual los caracteres del Mandil necesariamente deberían ser una Yod (sonido de I latina) para Ish y una Samekh (sonido de S latina) para Sodi. El investigador Jorge Norberto Cornejo sugiere dos posibilidades complementarias y no excluyentes: 1- Que se trate de la primera y la última letras de la palabra Yerushalaim (como lo indican el investigador Fernando Edmundo Laredo y algunos de los amigos judíos consultados). 2- Que se trate de la primera y última letras de la Gran Palabra del Real Arco, cuya última sílaba coincidiría con la palabra “Aum”, también conocida como “Om” (ॐ); el sonido Primordial o Palabra Creadora de algunas religiones orientales como el Hinduismo y el Budismo. Hermanos dedicados a la investigación como Orlando García o Carlos Yrigoyen, coinciden también en que no existe una sola explicación para las letras hebreas que figuran en el Mandil,
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sino que todas las explicaciones mencionadas son valederas y adecuadas. Finalmente se establece una analogía entre la forma triangular del Corazón Humano y la forma triangular del Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos, pues tal como el Dr. Jorge Norberto Cornejo asocia la parte del arco denominada vano con “el Gran Vacío de Inmutable Silencio”, que es, a la vez, la fuente de la Palabra” (lo que entendemos como el origen del Verbo Creador), es posible también asociar esa morada de la Divinidad con el principal órgano del Sistema Circulatorio. Todo lo dicho, parece sintetizarse en la siguiente ilustración de Jacob Boehme; titulada “Christi Testamenta (Pacto con Cristo)”.
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“CHRISTI TESTAMENTA” (PACTO CON CRISTO), DE JACOB BOEHME.
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Capítulo XI CONCLUSIÓN
a escasa información existente, obliga al Masón que ha obtenido los Grados Crípticos a hacer uso de la capacidad deductiva que le supone el hecho de haber llegado hasta este punto en su desarrollo masónico. Ya alcanzada cierta madurez iniciática, adquirimos la capacidad ver más allá de lo aparente. Y respecto a ello, el Mandil estudiado es un conglomerado de diversas capas de significados ocultos, los cuales deberemos ir develando gradualmente no sólo a medida que nuestra intuición y nuestra evolución nos lo permitan, sino a medida que vayamos armando el rompecabezas que nos ofrece en una forma deliberadamente desordenada la Masonería practicada en Escocia mientras recorremos sus diversos pero complementarios caminos. Las letras hebreas escritas en el centro del Mandil, forman parte de las numerosas capas de significados mencionadas líneas arriba. En L
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realidad, poco importa si se trata de una Yod y una Mem Sofit o de una Yod y una Samekh, pues como hemos podido apreciar a lo largo de las páginas precedentes, ambos caminos conducen al mismo destino. La Masonería es sabia. Quienes fallamos somos los hombres que la conformamos. Y eso no está mal, pues es justamente nuestra imperfección la que brinda su razón de ser a esa rama de la Tradición Iniciática. Si no hubiere hombres que perfeccionar, ¿Cuál sería el motivo para la existencia de una escuela de perfección? Los infinitos puntos de vista sobre algún particular, son sólo fracciones de una verdad escondida tras nuestra propia incapacidad de percibir una idea completa. Ello se halla magistralmente representado en la figura del punto dentro del círculo, que nos es revelada en el Grado de Aprendiz. La verdad se halla en el centro de todas las miradas, pero no puede percibirse completa si nos encontramos situados al ras de la materia (representada por el Nivel, la Escuadra, o –bajo un concepto Rosacruz– por el travesaño horizontal de la Cruz). Pero si pasamos
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de la Masonería de la Escuadra a la Masonería del Compás (o Masonería del Arco) nos elevaremos lo suficiente como para poder percibir lo que estaba más allá de nuestra mirada al ras del plano. Teniendo claro lo anterior, seremos inmunes a la extrañeza que puedan causar al ciudadano común dos o más versiones contradictorias sobre un mismo hecho. La visión elevada del Masón que ha pasado de la Escuadra al Compás, nos permite comprender el porqué se nos enseñan significados que no necesariamente se corresponden con lo establecido, como el caso del parlamento que le fue recitado al Hermano Eric Brown cuando fue investido con el Mandil Triangular. Entonces, sea la Gran Palabra del Real Arco, sea la palabra Yerushalaim (mostrando su primera y su última letras en alusión a Alfa y Omega), sea Ish Sodi, sea la palabra Yam (mar) refiriéndose al Elemento Agua, o sea cualquier otro significado que el lector pueda descubrir, el simbolismo del Mandil de un Consejo de Maestros Reales y Selectos no es sino una nueva y poderosa
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herramienta que la Masonería nos brinda para elevarnos de la Escuadra al Compás, o dicho de otro modo: para ubicarnos en la punta más elevada del triángulo, donde los opuestos se reconcilian y la verdad es finalmente hallada. Dicha verdad, surgida en un plano superior y divino, se refleja de forma invertida en este plano inferior y mundano. ¿Pero, dónde está la verdad? La verdad se halla en el corazón del hombre.
PROVERBIOS XXX, 8-9: LA RECONCILIACIÓN DE LOS OPUESTOS (LEÍDO DURANTE LA RECEPCIÓN AL GRADO DE MAESTRO REAL).
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Apéndice:
¿Y SI FUERA UNA SAMEKH?
abiendo concluido el libro, es necesario confesar que, el autor tuvo que rendirse ante las opiniones de personas pertenecientes a la comunidad judía y de algunos Masones que practican la Kabbalah, porque en realidad, su opinión sobre las letras hebreas que aparecen en el Mandil, era que la letra a la izquierda de la Yod se trataba de una Samekh, tal cual lo sugiere la imagen comparativa que aparece a continuación, mostrando la foto de la letra que aparece en el Mandil en medio de dos tipos de Samekh encontrados en una búsqueda de Google.
No podemos negar que se parecen mucho, lo cual nos lleva a contemplar la muy alta probabilidad de que, los Masones escoceses (o tal vez los
H
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norteamericanos) que diseñaron el Mandil, hayan podido incurrir en algún tipo de error involuntario, dado que para el ojo occidental es muy fácil tomar una letra hebrea por otra. Obsérvense las letras enmarcadas en rojo sobre la figura que aparece a continuación, y se notará que efectivamente la letra del Mandil más se parece a la Samekh que a la Mem Sofit.
Respecto a ello, dice Jorge Norberto Cornejo:
“Quizás sea un error de los Masones escoceses, que quisieron escribir una Samekh y realmente dibujaron una Mem Sofit. Esos
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errores son comunes en Masonería, lamentablemente”.
Como Cornejo bien señala, son comunes los casos en los que el Ritual atribuye algún significado a una palabra o letra (generalmente del idioma hebreo) que en realidad significa otra cosa o no significa nada. Ello puede deberse tanto a una equivocación como a un acto deliberado con la finalidad de despistar a los curiosos.
Sobre el mismo particular, la opinión de Carlos Alberto Yrigoyen es bastante complementaria:
“Querido Hermano Raffaele, no hay tal error ni confusión. Son cuestiones ‘ex profeso’. De esa manera, la Sagrada Tradición Iniciática se asegura que el SABER no sea una cuestión de eruditos ni de expertos o de especialistas, ya que es la propia experiencia, esto es, la MATESIS, la que nos conduce por la vía correcta. El SENDERO INICIÁTICO es INDIVIDUAL pese al carácter y al alcance UNIVERSAL del verdadero SABER, que es holístico”.
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Ante el problema de no saber si se trata de una letra u otra, se formuló la siguiente pregunta a Jorge Norberto Cornejo: “¿Estás seguro de que es una Mem Sofit (eso afirman los amigos judíos) o es una Samekh? Me inclino por la segunda.” A lo que Cornejo responde: “Creo que es una MEM SOFIT. Fíjate que la Samekh tiene una forma bien redondeada, y en la esquina superior izquierda tiene como una ‘punta’ que se escapa un poco del círculo. La Mem Sofit es un poco más cuadrada, tal como la que aparece en la imagen que me enviaste”. Luego, en otro mensaje, agrega: “Me acabo de dar cuenta de un detalle que resuelve si es Samekh o Mem Sofit: Fíjate en la esquina inferior derecha de la letra. No está redondeada, sino que tiene como un pequeño corte. Es, entonces, Mem Sofit. La Samekh es totalmente redondeada”.
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Sin embargo, cuando se le informó del comentario de Eric Brown (que según él las letras son las iniciales de Ish Sodi), Cornejo responde así: “¡Y ahora me entró la duda! Ish Sodi podría ser, pero en ese caso la letra ciertamente sería una Samekh y no una Mem Sofit. Mi sugerencia final es: toma las dos interpretaciones, si es una Samekh significa Ish Sodi, y si es una Mem Sofit, se refiere a la Gran Palabra del Arco Real. Ambos significados tienen valor dentro del Select Master”. Recordemos que uno de los amigos judíos consultados (la Sra. Shoshana Landman), dijo que efectivamente Ish Sodi significa “hombre sabio”. Como hemos visto, cuando A.G. Mackey se refiere a Ish Sodi, dice que está conformado por ISH () y SOD ()50. Mackey escribe esas letras pero lamentablemente no menciona sus nombres en hebreo. Lo que sí hace, es decir que son las equivalentes a la I y a la S del alfabeto latino. Veámoslo en sus propias palabras:
50 Mackey, op. cit. Pág. 55.
260
“En algunos Consejos, el Mandil está
decorado con nueve estrellas; colocando tres
de ellas en cada uno de sus ángulos, y en el
centro, las letras I.S., o lo que sería mejor, las
equivalentes letras hebreas51 ”.
Al consignar las letras hebreas, Mackey ha
colocado un punto al lado de cada una.
Definitivamente, su intención ha sido la de
identificar dichos caracteres hebreos con las letras
latinas I.S. (iniciales de Ish Sodi). A continuación
se puede apreciar una ampliación de las letras que
A.G. Mackey nos indica que aparecen en el centro
del Mandil (escaneadas tal cual están en su libro,
pero habiendo omitido los puntos para poder
apreciarlas mejor).
SEGÚN ALBERT GALLATIN MACKEY, ÉSTAS SON LAS LETRAS QUE
DEBEN APARECER EN EL CENTRO DEL MANDIL.
51 Ibídem, págs. 41-42. Este texto confirma que en los
mandiles norteamericanos también aparecían los tres
grupos de tres estrellas. Otra similitud entre el actual uso
en Escocia y el uso en Estados unidos de hace 120 años.
261
De la vasta bibliografía consultada, y de la interminable búsqueda efectuada en internet (salvo la oportuna colaboración del Compañero Eric Brown), el mencionado libro de A.G. Mackey es la única fuente que brinda una explicación contundente sobre las letras que aparecen en el Mandil, y es bastante satisfactoria excepto por el detalle de no especificar el nombre de dichos caracteres.
En nuestro libro, todas las letras hebreas que ese ilustre investigador masónico plasmó en el suyo sobre los Grados Crípticos, han sido escaneadas del mismo y pegadas en esta hoja. A continuación veamos cómo son los caracteres de Office en el tipo de letra llamado Times New Roman (con el que se ha escrito este libro):
Deducimos que la palabra ISH ( יש ) está formada
por las letras Yod ( י) y Shin ( ש), y la palabra
SOD ( ס ו ד ) por las letras Samekh ( ס), Vav ( ו) y
Dalet ( .(ד
Por su parte, la Mem Sofit, letra que hemos asumido que aparece en el Mandil (si es que no se
262
tratara de una Samekh), aparece en Office (Times New Roman) como ם. Si fuera ese el caso, la
palabra hebrea SOD mencionada por Mackey se escribiría ם ו ד . Pero eso es un sinsentido, porque
SOD no podría escribirse con una letra que tenga el sonido de la M latina; pues diría “MOD”.
Extraiga el lector sus propias conclusiones.
De momento, la probabilidad de que se trate de una letra Samekh no puede ser desmentida ni neutralizada, puesto que a pesar de la exhaustiva investigación realizada, no se ha podido encontrar ni en el propio Ritual ni en fuentes externas ninguna referencia al mencionado par de letras. Hasta donde hemos podido averiguar, nada ni nadie se pronuncia sobre un significado definitivo y exclusivo de los caracteres que aparecen en el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos del sistema escocés.
Después de haber hecho las indagaciones correspondientes, hoy podemos decir que una Yod junto a una Samekh no significa nada, y que como hemos señalado, la Yod junto a la Mem Sofit ( (ם
se lee “Yam”, que significa “mar”.
263
Al margen de las dudas que pudiéramos tener sobre la letra en cuestión, cabe señalar que, cuando la letra Mem ( 52 מ ) se junta con la letra
Samekh ( ס), constituyen la abreviación del Ángel
de la Muerte, cuyo nombre en hebreo es Samael, y cabe señalar aquí que la tradición otorga al Noveno Arco el simbolismo correspondiente a la Puerta de la Muerte, relacionada con Samael, de quien Max Heindel nos dice lo siguiente:
“La leyenda masónica dice que Jehová creó a Eva, que el luciferario espíritu Samael se ayuntó con ella, pero que fue expulsado por Jehová, quien lo separó de ella antes del nacimiento de su hijo Caín, al que por esto se le llamó hijo de la viuda. Después Jehová creó a Adán para que fuera el marido de Eva, de cuya unión nació Abel. Así desde un principio hubo dos linajes de gente en el mundo”.
Luego Continúa:
52 Ésta es la manera pura de graficar la letra Mem cuando no es una Sofit. Es decir; cuando no se halla al final de una palabra.
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“Han de vagar como hijos pródigos en la relativa oscuridad del mundo material, olvidados de su alto y noble estado, hasta que encuentren la puerta del templo y soliciten recibir la Luz. Entonces, como francmasones o hijos de la luz, aprenderán los métodos de edificar un nuevo templo sin golpeteo de martillo, y cuando hayan aprendido podrán viajar por países extranjeros, para perfeccionarse en el arte. Significa esto que cuando el espíritu advierte que se halla lejos de su celestial morada; que es un pródigo que se alimenta de los insatisfactorios desperdicios del mundo material; que separado de su Padre está pobre, desnudo y ciego; cuando llama a la puerta de un templo místico como el de los Rosacruces y pide luz; cuando recibe las deseadas instrucciones después de ser aprobado por haber construido un cuerpo etéreo para el alma, un templo o casa eterna en los cielos, no con fábrica de manos ni con son de martillo, cuando esta casa cubre su desnudez, entonces el neófito recibe la palabra, el ábrete sésamo de los mundos interiores y aprende a viajar
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por los extranjeros países de los mundos invisibles. De allí se remonta el alma a las celestes regiones y se capacita para llegar a grados superiores bajo la más directa instrucción del Gran Arquitecto del Universo, que construyó los cielos y la tierra. Tal es el temperamento de los hijos de la viuda, heredado de su divino progenitor Samael e infundido por él en Caín.”53
– La Letra Samekh en la Kabbalah: ס
Samekh es la decimoquinta letra del alefato.
Marca el final del Ciclo de los Cuatro Elementos. La letra anterior; Nun ( נ), finaliza en éste punto su
bonanza material. Ello es justo, pues el acopio de bienes materiales que el hombre ha alcanzado en Nun no es su verdadera meta. Sí lo es el acopio de experiencias, pues estas lo perfeccionan y engrandecen. La luz que en Nun se hallaba sepultada, empieza en Samekh a exteriorizarse, lo
53 Heindel Max “La Masonería y el Catolicismo, Cartas Rosacruces”. Editorial Kier, Santa Fe, Buenos Aires 1994.
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cual deriva en una imaginación fecunda. En Samekh, el Ser percibe y encuentra la unidad universal de todo cuanto existe.
La luz que antes le había sido velada, le permite ver la materia de un modo nunca antes visto, extrayendo de ella verdades hasta ese momento desconocidas, verdades que se encuentran mucho más allá de la materia.
Samekh se ubica en el Sephiroth llamado Tiphereth, quien le brinda la voluntad para perseverar y la luz con la que devela los misterios de la naturaleza.
Samekh es la intersección de los conocimientos científicos y de los conocimientos espirituales, es decir; representa aquel punto en donde ambas tendencias convergen. Por lo tanto, se puede decir que, en Samekh se espiritualiza la ciencia y se vuelve científico el espíritu. Ello, inevitablemente nos remite a uno de los objetivos primordiales de la Masonería, que es el de armonizar la Ciencia con la Virtud, premisa que es expuesta en muchos de los Rituales o Liturgias de los diversos Ritos, especialmente en la Masonería Simbólica; base de todo aquello que viene después.
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SI LA LETRA FUERA UNA SAMEKH EN VEZ DE UNA MEM SOFIT, YA NO SE UBICARÍA EN CHESED SINO EN TIPHERET. SIN EMBARGO, SEGUIRÍA FORMANDO PARTE DEL MISMO TRIÁNGULO. Y SU UBICACIÓN (AHORA EN EL CENTRO) NO INDICARÍA YA UNA POLARIDAD POSITIVA NI NEGATIVA, SINO NEUTRAL. ES DECIR, SERÍA UNA SÍNTESIS O RECONCILIACIÓN DE LOS OPUESTOS.
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– La Letra Samekh en la Astrología: ס
Samekh se corresponde con el Signo Virgo (f), el sexto signo del Zodíaco, quien le trasmite esa capacidad de someterlo todo a escrutinio. La materia ya no le satisface tal como ocurría en la fase Nun ( נ), por ello se dedica a la búsqueda de
un camino que le permita trascenderla.
Su Planeta Regente es Mercurio (C); el Mensajero de los Dioses.��
Su Polaridad es Negativa o Femenina.
Por su Cualidad es un Signo Mutable.
Su Opuesto en el Cinturón Zodiacal es el Signo Piscis (c).
Virgo es un Signo de Tierra ().
Presenta Detrimento en Neptuno y Júpiter, se Exalta con Mercurio y tiene su Caída en Venus.
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LA LETRA SAMEKH ESTÁ RELACIONADA CON EL SIGNO VIRGO.
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– La Letra Samekh en la Alquimia: ס
Hemos visto anteriormente que, según los tipos de clasificaciones del Proceso Alquímico, la Yod es una de las Letras Simples; identificada con la etapa de la Gran Obra llamada Destilación y con el elemento Aire (). La Samekh, por su parte, también es una de las Letras Simples, identificada con la etapa llamada Incineración y con el elemento Fuego (). Si en el Mandil estudiado existiera una Samekh, deberíamos relacionarla con el Templo de Salomón devorado por las llamas.
– La Letra Samekh en el Tarot: ס
En cuanto al Tarot, Samekh se identifica con la decimoquinta carta; El Diablo.
En una primera impresión, se suele identificar la figura del decimoquinto Arcano Mayor como algo negativo, pues es así como se percibe a la figura del Diablo. Sin embargo, lo que realmente expresa
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DECIMOQUINTA CARTA DEL TAROT: EL DIABLO
(Tarot de Marsella).
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esta carta es que el bien y el mal solo existen en la mente humana, y su aparición será buena o mala dependiendo de la pregunta que se formule al Tarot; por ejemplo, si se trata de amor, la aparición de dicha carta es algo negativo, pero si la pregunta se trata de dinero, es un buen augurio. Los diablillos (hombre y mujer) que aparecen atados a sus pies representan a las personas atadas a las tentaciones de satisfacer los instintos más básicos, cuyo origen se encuentra en la Luna, sobre la que el Diablo está parado. Para Carl Gustav Jung esta carta representa la libido primigenia, es decir la energía sexual no canalizada o no encaminada a servir como Materia Prima o como “combustible” para ser transmutada en consciencia. Por lo general simboliza las adversidades, los peligros, las conspiraciones, los adversarios, la fatalidad y los obstáculos. Y dado que el escenario del Grado de Maestro Real54 transcurre los momentos previos a
54 Es importante aclarar que, si bien en todos los Consejos Crípticos de los diversos sistemas, el Grado de Maestro Real es conferido con anterioridad al de Maestro Selecto (así ha sido dispuesto sabiamente) ello no se corresponde en forma estricta con el contexto en el que se sitúan ambos Grados. Veamos lo que dice A.G. Mackey en las págs. 38 y 39 de su obra ya citada:
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la muerte del Maestro Hiram Abif a mano de los tres traidores, es imposible no relacionarlo con la Carta del Diablo debido a todo lo que esta
“Las circunstancias referidas en el Grado de Maestro Real ocurrieron durante la construcción del primer Templo, y durante el período de tiempo transcurrido entre la muerte del constructor [Hiram Abif] y la finalización del edificio. Las circunstancias referidas en el Grado de Maestro Selecto también se produjeron durante la construcción del Templo de Salomón, pero anteriormente a la muerte del Constructor. Así, en orden cronológico, los acontecimientos conmemorados en Grado de Maestro Selecto tuvieron lugar anteriormente a aquellos relatados en el Grado de Maestro Real, aunque en la secuencia masónica este último Grado es conferido antes que el primero. Sin embargo, este aparente anacronismo es reconciliado por la explicación de que, los secretos del Grado de Maestro Selecto no salieron a la luz hasta mucho después de que la existencia del Grado de Maestro Real fuera conocida y reconocida.
En otras palabras, y hablando sólo desde el punto de vista tradicional, aquellos que fueron designados Maestros Selectos, realizaron la tarea para la cual habían sido seleccionados, luego de lo cual cerraron sus labores, sin ser reconocidos abiertamente como una clase o categoría aparte en el Templo de Salomón. Su ocupación y su misma existencia, según la leyenda, eran desconocidas en el primer Templo. El Grado de Maestro Real, por el contrario, no existiendo ninguna razón para encubrirlo, se confirió públicamente y se reconoció durante la última parte de la construcción del Templo de Salomón; mientras que, el Grado de Maestro Selecto y los importantes incidentes sobre los que fue fundado, se supone que no fueron revelados a los obreros hasta la construcción del Templo de Zorobabel. Por consiguiente, el Grado de Maestro Real es siempre conferido anteriormente al de Maestro Selecto.”
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simboliza. Nos advierte claramente sobre las desgracias que pueden ocurrir cuando se actúa en base a las pasiones y no se frenan las tentaciones, tal como sucedió con los tres malos Compañeros. En otras palabras, nos enseña a hacer frente a nuestra naturaleza instintiva.
Por último, como dato curioso, cabe señalar que la letra Samekh del alfabeto fenicio () puede apreciarse en los atuendos y accesorios del Gran Priorato de Escocia y en otras organizaciones templaristas alrededor del mundo. Pero ese es un tema correspondiente a otro libro…
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AGRADECIMIENTOS
El autor desea agradecer en primer lugar al Excelentísimo Compañero Luciano Baquerizo Zuzaeta; Gran Superintendente del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, por ser durante su actual gobierno cuando este servidor obtuvo el alto honor de ser afiliado al Capítulo “Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891. Este libro es una consecuencia de ello.
La presente obra no existiría de no ser por la idea del Muy Excelente Compañero Orlando García Noriega; Diputado Gran Superintendente Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, de realizar una investigación sobre la forma y el fondo del Mandil triangular de los Consejos de Maestros Reales y Selectos de Escocia.
Del mismo modo, estas páginas tampoco se habrían materializado de no mediar el encargo del Muy Excelente Compañero Raúl Rejas Gonzales; Tres Veces Ilustre Maestro del Consejo de Maestros Reales y Selectos “Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891, de hacer efectiva tal investigación.
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El autor debe y desea agradecer al Excelentísimo Compañero Alejandro Mita Valdivia; Gran Sumo Sacerdote del Gran Capítulo de Masones del Real Arco del Perú (bajo la jurisdicción de The General Grand Chapter of Royal Arch Masons International of The United States of America), por ser su primer e indisoluble nexo con la Masonería Críptica. Sea extensivo el agradecimiento al Concilio de Masones Crípticos “Lima” Nº 1, donde quien esto escribe ingresó por vez primera al Noveno Arco.
El autor agradece por todas las molestias que originó al escribir y llamar en numerosas ocasiones a sus grandes y nobles amigos miembros de la Comunidad Judía del Perú (en orden alfabético) Alberto Jabiles Schwartz, Shoshana Landman Hussid, César Melo Saavedra y Giovanna Molina de Waisman. A través de ellos, sea también un especial agradecimiento al Rabino Guillermo Bronstein, de la Sinagoga “1870”.
Es meritorio un muy especial agradecimiento al Respetable Hermano Carlos Alberto Yrigoyen Forno, Past Venerable Maestro de la Logia “Heliópolis” No. 54 (en estos días también Gran Canciller de la Gran Logia del Perú), quien además de su trabajo masónico desempeña la función de Presidente de la “Gran Fraternidad Universal
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Fundación Dr. Serge Raynaud de la Ferrière”. Sus aportes para entender e interpretar el significado de las letras hebreas, fueron fundamentales.
Asimismo, es necesario agradecer al investigador argentino Jorge Norberto Cornejo; un hombre sabio. Lo avanzado de sus estudios proporcionó un aventajado punto de partida para esta investigación.
El autor agradece la valiosa y crucial ayuda que proporcionara desde Inglaterra el Compañero escocés Eric Brown para confeccionar esta obra.
Es sumamente necesario agradecer en forma especial a un amigo chileno, gran estudioso de la Kabbalah; Fernando Edmundo Laredo Cárter, por tomarse la molestia de responder a todas las preguntas que quien esto escribe le formulara y por comunicar con sumo entusiasmo todo aquello que continuaba deduciendo.
El autor desea agradecer de todo corazón a su familia, por haber soportado su ausencia en cuerpo presente durante la elaboración de este libro.
Y siempre, siempre, siempre, un eterno agradecimiento a la mejor maestra de primaria que el mundo ha visto; la Sra. Ena Edith Chacaltana Unzueta, por ser el Ángel de las Letras.
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Este libro se escribió entre
el 02 de febrero y el 14 de marzo de 2015
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BIBLIOGRAFÍA
CONSULTADA Y RECOMENDADA
-iChase, Jackson H.: The Textbook of Cryptic iiiFreemasonry
– Constant, Alphonse Louis (Eliphas Levi): Curso iiide Filosofía Oculta sobre la Cábala y la iiiCiencia de Los Números
– Constant, Alphonse Louis (Eliphas Levi): Los iiiiMisterios de la Cábala
-ICornejo, Jorge Norberto: Presentaciones en iiiPowerPoint de los Grados IV al XXXIII del iiiREAA
– Cornejo, Jorge Norberto: Sobre el Arco Real
– De Alejandría, Clemente: Stromata
-iDel Montesexto, Phileas: El Peregrino de la iiiRosacruz
– Del iMontesexto, Phileas: La Ciencia Arcana
-iDeliiMontesexto, Phileas: La Puerta del iiiTemplo
-iDel Montesexto, Phileas: Los Pilares de la iiiPansofía
-iEncausse, Gerard (Papus): El Tarot de los iiiiBohemios
284
– Encausse, Gerard (Papus): La Cábala: Tradición iiiSecreta de Occidente
– Fraternidad del Círculo Dorado: Alquimia de las iiiiLetras Hebreas
– Heindel, Max: Concepto Rosacruz del Cosmos
– Heindel, Max: La Masonería y el Catolicismo
– Jung, Carl Gustav: El Hombre y sus Símbolos
-iLaredo Carter, Fernando: Harry Potter, la iiiKabbalah, Dios y la Biblia
– Lavagnini, Aldo: Manual del Gran Elegido
– Llop, Tristán: Blog de Tristán Llop
http://nuevavibracion.blogspot.com/
-iMackey, Albert Gallatin: Cryptic Masonry. A iiiManual of the Council; or Monitorial iiiInstructions in the Degrees of Royal and Select iiiMaster. With an Additional Section on the iiiSuper-Excellent Master Degree
-iMoreno Moreno, Alberto: Blog Masonería iiiAntigua http://masoneriaantigua.blogspot.com/
-iNichols, Sallie: Jung y el Tarot: Un Viaje iiiArquetípico
– Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y iiiSelectos de Escocia
285
– Ritual del Gran Consejo General de Masones iiiCrípticos Internacional de los Estados Unidos iiide Norteamérica
– Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y iiiSelectos de Inglaterra, Gales y sus Territorios iiide Ultramar
– Rituales de diversos Grados Masónicos (Varios iiiRitos)
-iRojas, Israel: Cuarenta y Seis Lecciones de iiiEndoterismo; Cuarta Lección, La Dualidad iiiEspíritu Materia
– Sagrada Biblia, Versión Reina Valera 1919
– Samael Aun Weor: Tarot y Cábala
-iSchwaller de Lubicz, René Adolphe: El Templo iiiien el Hombre: Arquitectura Sagrada y el iiiiHombre Perfecto
– Steiner, Rudolf: Ciencia Oculta
– Steiner, Rudolf: Teosofía
-iStorino,iRaffaele:iEl Caballero del Real Arco iii(iREAA)
– Storino, Raffaele: Masonería y Rosacrucismo
-iStorino,iRaffaele: Simbolismo de la Remoción iiide los Escombros
– Swami Ram Charran: El Código de La Vida
– Valentinus, Basilius: Azoth
286
– Von Eschenbach, Wolfram: Parzival
– Wagner, Richard: Parsifal (Festival Sacro)
287
SOBRE EL AUTOR
Raffaele Domenico Storino Floridiano
Nacido en Lima, el 29 de septiembre de 1971. Hijo de inmigrantes italianos radicados en Perú tras la Segunda Guerra Mundial.
Administrador de Empresas de profesión, con estudios en la carrera de Psicología.
Estudioso de la Masonería y otras Ordenes Iniciáticas.
Casado y padre de tres hijos.
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Actualmente gerencia la concesión del restaurante de la Gran Logia del Perú en el Gran Templo de las Logias Fundadoras “Manuel Prieto Vivar”.
Se inició el 28 de octubre de 2008 en la Logia “Lealtad y Superación” Nº 72; del Rito de York.
Desde el 16 de septiembre de 2011 se afilió a la Logia “La Cantera” Nº 79; del Rito Escocés Antiguo y Aceptado, el cual practicó desde Aprendiz, a la par que el Rito de York. Al momento de escribir esta publicación es Segundo Vigilante de la misma.
Está afiliado en Doble Membresía a la Logia “Jean Baptiste Willermoz” Nº 202; del Rito Escocés Rectificado desde el 20 de diciembre de 2014. Hasta el momento, esta Logia es la única en el seno de la Gran Logia del Perú que practica dicho Rito. El autor de este libro viene participando ininterrumpidamente en la misma desde su formación, primero como Triángulo Masónico en 2011 y luego como Logia desde su levantamiento oficial de Columnas en noviembre de 2014. A pesar de ello no figura como miembro
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fundador debido a razones administrativas, pues su Doble Membresía recién pudo obtenerse el 20 de diciembre de 2014.
Fue nombrado Miembro Honorario de la Logia “Sol del Perú” Nº 73 (Rito Escocés Antiguo y Aceptado) el 23 febrero de 2012.
Fue nombrado Miembro Honorario de la Logia “Heliópolis” Nº 54 (Rito de York) el 15 de abril de 2013.
Además de las Logias mencionadas, jurisdiccionadas a la Gran Logia de los Antiguos Libres y Aceptados Masones de la República del Perú, está afiliado desde el 17 de junio de 2013 a la Logia “Peace & Concord” Nº 445; jurisdiccionada a la Gran Logia de Escocia, donde actualmente ocupa el puesto de Junior Warden (Segundo Vigilante).
Es miembro del Capítulo del Real Arco “Lima” Nº 1; subordinado al Gran Capítulo General de Masones del Real Arco Internacional de Estados
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Unidos de Norteamérica desde el 13 de agosto de 2011.
Es miembro del Concilio de Masones Crípticos “Lima” Nº 1; subordinado al Gran Consejo General de Masones Crípticos Internacional de Estados Unidos de Norteamérica desde el 19 de octubre de 2013.
Es miembro del Supremo Consejo del Grado 33 para la República del Perú desde el 26 de enero de 2012; donde al momento de escribir este libro trabaja como Caballero Rosacruz (Grado XVIII) en el Soberano Capítulo Rosacruz “Unión Masónica” Nº 1.
Fue incorporado como docente a la Academia de Docencia y Altos Estudios Masónicos (ADAEM) en calidad de Miembro Académico Asociado desde el 25 de octubre de 2014.
A mediados del año 2014 fue cordialmente invitado a afiliarse al Soberano Capítulo “Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891; perteneciente al Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia en
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Perú y jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia, donde se afilió inicialmente a la Primera Serie de Grados y posteriormente a la Tercera Serie, habiendo recibido los mismos con anterioridad bajo el sistema norteamericano (a excepción del Grado de Maestro Excelente, el cual recibió con la debida ceremonia bajo el sistema escocés). Más adelante recibió los Grados de la Segunda Serie (no contemplada en el sistema norteamericano), completando así todos los Grados administrados por el Real Arco de Escocia.
Es miembro reorganizador del Capítulo “Peace Universal” Nº 192; jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia, fundado en 1882 y reinstalado el 6 de julio de 2015. Actualmente ocupa allí el cargo de Escriba Esdras.
Es miembro de la Preceptoría de Caballeros Templarios “Lima” Nº 110; jurisdiccionada al Gran Priorato de Escocia, habiendo recibido el Grado de Caballero Templario el 24 de febrero de 2015.
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MASSONERIA:RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 6

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di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

sesta parte

Questo mese siamo giunti al termine del nostro viaggio attraverso i segreti magici della Massoneria.

Per concludere, riprenderemo in mano un grado che abbiamo già citato nel terzo articolo, in quanto ospita il passo che descrive la storia delle Tre Logge. Esso è incentrato sul cuore del simbolismo della Terza Loggia, ovvero sulla Seconda Edificazione del Tempio.

Davvero potentissime possiamo definire le sue valenze magiche, anche se non sono affidate all’iniziativa consapevole dei suoi membri. Infatti, giunte ormai al terzo livello di adattamento, le correnti del quarto rituale maggiore hanno acquisito la caratteristica di agire in automatico, che è il requisito necessario perché possano esercitare la loro influenza sul mondo profano.

Perciò, è superfluo che i Maestri incaricati di quest’ultima trasformazione siano in grado di operarla consapevolmente : il solo requisito loro richiesto per prendervi parte è l’adesione morale agli ideali della Massoneria.

La parte centrale del Rito di Iniziazione è introdotta da questa preghiera del Sommo Sacerdote :

Dio Onnipotente, al cui comando il mondo emerse dal caos e ogni cosa creata ebbe inizio, umilmente Ti imploriamo di elargire la Tua benedizione spirituale su questo Capitolo, e di concedere che il Fratello che ora cerca di partecipare alla Luce dei nostri Misteri possa essere rivestito da una parte del Tuo Spirito Divino. Che egli non entri nel nostro Ordine per leggerezza, né receda da esso per fretta, ma lo persegua con fermezza, e possa sempre ricordare che il fine della nostra Istituzione è il bene di tutte le creature, ma soprattutto l’onore e la gloria del Tuo Santissimo Nome.

Il Primo Diacono afferra il Candidato per entrambe le mani, e camminando all’indietro lo conduce intorno al Capitolo in senso orario. Tornati a Occidente lo invita a collocarsi alla propria sinistra, e avanza poi con lui fino all’Oriente.

Eccellentissimo Zorobabele (al Candidato) : Fratello …, se è vostra intenzione partecipare alla Luce dei nostri Misteri, dobbiamo invitarvi ad avanzare verso il Sacro Santuario sacro in cui sono riposti.

Vi si può accedere per una Scala di Sette Gradini ; dovrete fermarvi ed inchinarvi al terzo, al quinto e al settimo, ed ogni passo vi avvicinerà al Nome sacro e misterioso del Dio Vivente, e vero Altissimo.

E’ compito del PD istruire il Candidato sui dettagli di questa complessa perambulazione (i primi tre passi col piede sinistro, due con il destro, gli ultimi due col sinistro). Quando il Candidato ha mostrato di saperla eseguire, Zorobabele gli spiega che è giunto ora sulla soglia di una Camera a Volta sigillata, ma nella quale è necessario penetrare ; dovrà dunque rimuovere Due Pietre della Volta con una Leva.

Il Secondo Diacono alza la mano sinistra del Candidato col palmo verso l’alto, e il PD porge al Candidato la Leva in modo che possa prenderla curvando la mano in avanti ; assecondando questo movimento, gli vengono fatti compiere i due gesti necessari allo scalzamento delle Due Pietre.

EZ : Che ora il Candidato si abbassi debitamente sotto la Volta ; lo metteremo a parte di un frammento degli scritti del nostro Grande Maestro, il Re Salomone.

Batte un colpo, e il Candidato viene fatto inginocchiare su uno sgabello. Il Sommo Sacerdote Giosué dà lettura di Proverbi, 2: 1-9 e 3: 13-20.

L’EZ dice poi al Candidato : Adesso, il vostro compito sarà di trovare qualcosa che è nella Camera a Volta.

Con l’aiuto del PD, il Candidato riesce a trovare un Rotolo di Pergamena. L’EZ gli domanda cosa ci sia scritto, ma il Candidato non riesce a leggerlo per la mancanza di Luce.

EZ : Che questa mancanza di Luce vi rammenti come l’Uomo sia per natura un bambino ignorante e fallace, che per sempre sarebbe rimasto prigioniero del suo stato di oscurità se non fosse piaciuto all’Onnipotente di chiamarlo alla Luce e all’Immortalità, per mezzo della rivelazione della Sua Volontà e della Sua Parola.

Alzatevi ! Scalzate la Chiave di Volta, e preparatevi a ricevere la Luce della Parola Sacra.

Il PD ripone la Pergamena nella cintura del grembiule del Candidato, lo aiuta a sollevarsi e gli porge la Leva come prima, ma facendogli compiere un solo gesto di  scalzamento.

EZ : Che ora il Candidato si abbassi nuovamente sotto la Volta ; lo metteremo a parte di un frammento degli scritti del Profeta Aggeo.

Il Secondo Gran Sorvegliante, che rappresenta Aggeo, legge Aggeo, 2: 1-9.

Ancora l’EZ al Candidato : Dovete ora prepararvi a prestare la Promessa Solenne, senza la quale nessuno può essere esaltato a questo Supremo Grado…

Pronunciate per esteso il vostro nome, e ripetete dopo di me : “Io …, alla presenza del Dio Vivente e vero Altissimo e di (omissis), prometto e giuro solennemente che per sempre (omissis – Parola Sacra) nasconderò e non divulgherò a nessuno al mondo i segreti o misteri di questo Grado Supremo denominato (omissis), a meno che non si tratti di un vero e legittimo Compagno dell’Ordine, che avrò riscontrato essere tale dopo un esame rigoroso.

Prometto inoltre solennemente che mai mi azzarderò a pronunciare il sacro e misterioso nome del Dio Vivente e vero Altissimo leggermente o irriverentemente, né di condividerne le lettere se non in presenza e con l’assistenza di due o più Compagni (omissis).

Tutti questi punti giuro solennemente di osservare senza eccezioni, ambiguità e riserve mentali di alcun tipo. Che il Dio Vivente e vero Altissimo mi aiuti a tenermi saldo in quest’obbligo sacro e solenne di (omissis).

Come pegno di fedeltà, e per rendere ciò che avete ripetuto una Promessa Solenne vincolante su di voi finché vivrete, sigillatela (omissis) sul Libro della Legge Sacra

Essendo stato voi conservato per lungo tempo in uno stato di oscurità, qual è – nella vostra condizione attuale – il desiderio predominante del vostro cuore ?

Candidato : La Luce.

(omissis)

I Tre Ufficiali Principali dispongono i loro Scettri in modo da formare verticalmente la figura del Triangolo Superiore. I D inclinano le loro Lance in avanti ; il Direttore delle Cerimonie spegne tutte le luci del Capitolo, escluse le Candele.

EZ : Nel congratularmi con voi per essere stato ammesso alla Luce del nostro Ordine (omissis) vi invito a leggere ora la Pergamena che avete portato con voi fuori dalla Volta.

Il Candidato legge, ad alta voce : In principio Dio creò il Cielo e la Terra ; e la Terra era informe e vuota, e le Tenebre coprivano la faccia dell’Abisso, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse : Sia la Luce, e la Luce fu.

EZ : Queste, o mio Compagno appena esaltato, sono le prime parole di quel Libro Sacro che rivela la Volontà di Dio. Dobbiamo quindi benedirlo, lodarlo e magnificare il Suo Santo Nome per la Conoscenza che ci ha concesso, e camminare degnamente nella Luce che risplende intorno a noi (omissis).

Il Candidato, il PD e un terzo Maestro che fungerà da Assistente del PD lasciano il Capitolo ; le luci del Tempio vengono riaccese, e i Fratelli si preparano per la seconda parte del Rito di Iniziazione.

Bussano alla porta. Lo Scriba Nehemia va a chiedere chi è, e il Copritore Esterno risponde :

Tre Maestri Muratori da Babilonia, avendo udito che si sta ricostruendo il Tempio per l’Onore e la Gloria dell’Altissimo, sono ansiosi di soggiornare in mezzo a voi per partecipare a quel grande e glorioso evento.

La notizia viene trasmessa all’EZ, che dà ordine di ammetterli (PD al centro, Candidato alla sua destra, Ass. a sinistra).

EZ : Da dove venite, o Forestieri ?

PD : Da Babilonia, o Eccellentissimo.

EZ : Qual è la vostra richiesta ?

PD : Avendo sentito che si sta per ricostruire il Tempio per l’onore e la gloria dell’Altissimo, siamo ansiosi di soggiornare in mezzo a voi per partecipare a quel grande e glorioso evento.

EZ : Gli estranei non sono ammessi a prendere parte a quell’opera santa ; dobbiamo prima sapere chi siete.

PD : Fratelli delle vostre Tribù e Famiglie, o Eccellentissimo !

EZ : Ma siete discendenti di quelli che sono fuggiti quando il Tempio e la Città Santa vennero distrutti, o di quelli lasciati qui dai Babilonesi come coloni ?

PD : Sarebbe un’onta se discendessimo da coloro che fuggirono, né siamo di quelli lasciati a coltivare la terra. Siamo di nobili origini, e come voi discendiamo da una stirpe di Patriarchi e Re : Abramo, Isacco e Giacobbe erano i nostri antenati.

Eccellentissimo, noi siamo della Linea Regale di Davide e della Tribù Principesca di Giuda, che a causa dei loro peccati e di quelli del popolo vennero condotti in cattività da Nabucodonosor re di Babilonia, con Jehoiakin loro Re, per rimanervi settant’anni come fu predetto dal profeta Geremia.

Il periodo della nostra prigionia è scaduto nel primo anno del Regno di Ciro, re di Persia, quando piacque all’Onnipotente di ispirare quel nobile principe ad emettere il seguente proclama : “Così dice Ciro, Re di Persia : Tutti i Regni della Terra il Signore Dio del Cielo mi dato, ed Egli mi ha comandato di costruirgli una Casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartenga al suo popolo, il Signore suo Dio sia con lui”, e ci lasciò liberi.

Con trepidazione, ci siamo dunque avvalsi della possibilità di ritornare alla nostra terra natale, e siamo venuti di conseguenza a soggiornare in mezzo a voi, e ad offrire la nostra opera nella Riedificazione del Tempio, ad onore e gloria dell’Altissimo ; che ha promesso, per bocca del suo Santo Profeta, di ristabilire il nome di Israele per sempre, e dare la pace a tutta la Terra.

EZ : Riconosciamo il vostro nobile lignaggio, e volentieri vi ammettiamo come membri delle nostre Tribù e Famiglie. Resta solo da chiedere : in quale parte del Sacro Lavoro desiderate essere impiegati ?

PD : Qualsiasi occupazione cui la Vostra Eccellenza possa compiacersi di nominarci, per noi sarà un onore.

EZ : Umiltà e docilità sono sicuri indicazioni di merito, ma purtroppo siete arrivati tardi : i compiti principali sono già stati affidati.  Comunque stiamo procedendo a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio, nel luogo in cui sorgeva il primo. A tal fine, vi forniremo di Attrezzi da Lavoro adeguati, ma con questa raccomandazione : che se doveste, nel corso del vostro lavoro, compiere qualsiasi scoperta che riteniate importante, non la comunichiate a nessuno, salvo al Gran Sinedrio che vedete qui riunito.

I Forestieri vengono riforniti degli attrezzi. Il PD ringrazia l’EZ per la fiducia, e questi risponde sollevando la mano destra, con indice e medio in posizione verticale e il pollice attraverso il palmo a chiudere le altre due dita, nella forma di una benedizione patriarcale : Che il Dio dei vostri padri sia con voi.

I Tre Forestieri lasciano nuovamente il Capitolo ; poco dopo il CE batte quattro colpi alla porta, e segnala che essi ritengono di aver fatto una scoperta di grande importanza.

Vengono riammessi, e si allineano a Occidente ; il PD al centro con un Piccone, l’Ass. alla sua sinistra con una Pala e reggendo l’estremità di un Cavo, il Candidato a destra con una Zappa e l’estremità di un altro Cavo.

EZ : Fratelli, abbiamo udito che avreste fatto una scoperta di grande importanza ; dovete quindi comunicarci di che si tratta, e in quali circostanze sia avvenuta.

PD : Questa mattina presto, alla ripresa del nostro lavoro, abbiamo scoperto una coppia di Pilastri di squisito disegno e lavorazione ; procedendo poi ancora, abbiamo trovato altre sei coppie di Pilastri di pari simmetria e bellezza, che a giudicare dalla posizione sembravano aver sostenuto originariamente il tetto di un Passaggio Sotterraneo, o di una Galleria. Questa parrebbe condurre al luogo in cui sorgeva in precedenza il Santissimo ; ma dal suo imbocco in poi non si poteva più avanzare, per  i detriti relativi al crollo del Primo Tempio.

Li abbiamo sgomberati, e siamo giunti a quello che sembrava essere solida roccia. Per caso, la urto col Piccone (colpisce il pavimento) e sento un suono sordo ; allora mi metto a scavare, aiutato dai miei Compagni con la Pala e con la Zappa (questi simulano i movimenti), finché quella che dapprima pareva una roccia si è rivelata essere un pezzo compatto di muratura, foggiato ad Arco.

Consapevoli che ci trovavamo di fronte a un’opera muraria del Primo Tempio, e che nessuna parte di esso era stata costruita invano, abbiamo deciso di approfondire il nostro esame. A tale scopo abbiamo fatto saltare due pietre dell’Arco, al che si svelò alla nostra vista una Volta di notevole entità.

Tutti ansiosi di scendere, tirammo a sorte e il vincitore fui io. Allora i miei compagni legarono questa forte corda come un Cavo di Sicurezza intorno al mio corpo, per calarmi nel vuoto ; ma temendo di trovare acqua, vapori nocivi o altri imprevisti, presi anche due cordicelle da tenere una in ogni mano, per inviare segnali prestabiliti qualora desiderassi più libertà di movimento, o essere sollevato.

Fui poi calato nel vuoto. Arrivato in fondo, tastai qualcosa come la base o il piedistallo di una Colonna, con alcuni caratteri incisi su di esso ; ma per la Mancanza di Luce, non ero in grado di decifrarne il significato. Diedi il segnale con la cordicella nella sinistra per avere più libertà di movimento, e così potei trovare questo Rotolo di Pergamena ; ma, per la stessa ragione, non riuscivo a leggerne il contenuto.

Diedi poi il segnale con la destra, e venni tirato su, portando il Rotolo con me. Arrivati alla luce del giorno, potemmo vedere dalle prime parole scritte su di esso che si trattava di una parte della Legge Sacra da tempo perduta : quella promulgata da Mosè ai piedi del monte Oreb, nel deserto del Sinai.

Il ritrovamento di questo prezioso tesoro ci stimolò ad ulteriori sforzi ; abbiamo quindi ampliato l’apertura rimuovendo la Chiave di Volta, e io sono ridisceso. Il Sole questa volta era giunto al suo Meridiano, e saettava i suoi Raggi di Splendore entro la breccia nella Volta, permettendomi di distinguere con chiarezza gli oggetti che in precedenza avevo così malamente percepito.

Al centro della Volta c’era un blocco di Marmo Bianco della forma di due Cubi Sovrapposti, con l’apparenza di un Altare. Sulla parte frontale, oltre a certi caratteri mistici, erano incise le iniziali dei tre Grandi Maestri che avevano presieduto all’Edificazione del Primo Tempio : Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, e un Velo copriva la parte superiore.

Avvicinandomi con timore reverenziale ho sollevato il Velo, e vidi su un Piatto d’Oro quello che umilmente fu concepito per essere il Sacro e Misterioso Nome del Dio Vivo, e vero Altissimo.

Ri-velatolo accuratamente con rispetto e riverenza, diedi il segnale convenuto, e venni nuovamente tirato fuori. Con l’aiuto dei miei compagni ho richiuso l’apertura, e siamo corsi qui per comunicare alle Vostre Eccellenze la scoperta che abbiamo fatto, e le circostanze che hanno portato ad essa.

EZ : Il tuo racconto porta ogni apparenza di verità ; ma, per convincerci, devi dirci quello che hai letto nel Piatto d’Oro.

PD : Eccellentissimo Zorobabele (omissis), non è lecito a nessuno di pronunciare il Santo e Misterioso Nome del Dio Vivente e Vero Altissimo, salvo che per il Sommo Sacerdote una volta all’anno, quando entra nel Santo dei Santi per fare espiazione dei peccati del popolo.

EZ : Apprezziamo la pia cautela, e la vostra condotta aumenta considerevolmente la nostra stima. Noi dunque incaricheremo due dei nostri Compagni, Esdra e Nehemia, per accompagnarvi sul posto, e il loro rapporto determinerà la vostra ricompensa.

Nota : non ci è stato permesso di citare la prima parte della perambulazione del PD con Esdra e Nehemia, né i relativi gesti.

Poi Nehemia si porta a Meridione ed Esdra a Settentrione, e procedono al famoso Avanzamento di Tre Gradini, anche questo non riferibile ; a questo punto rimuovono il Velo, verificano il Nome che è scritto sul Piatto d’Oro e tornano a presentarsi di fronte all’EZ (senza il Segno), svolgendogli la loro relazione.

Al termine di questa, l’EZ si rivolge al Candidato : La maggior parte degli Eccellentissimi Zorobabele miei colleghi in questo Ufficio concordano con me sull’idea che, per ricompensa dello zelo e della fedeltà da voi dimostrati riscoprendo i segreti, da lungo tempo perduti, del (omissis), dovreste essere subito elevato al rango di cui tanto a lungo si fregiarono i vostri illustri antenati. Compagni Esdra e Nehemia, togliete a questo degno Massone gli attrezzi da lavoro, vestitelo con le vesti dell’Innocenza e istruitelo ad avanzare, in modo che possa essere degnamente ricompensato.

Gli Scribi ritirano gli attrezzi da lavoro, e li collocano sul pavimento della Volta in modo da formare un Triangolo rivolto a Oriente : avente il Piccone come base, la Pala a sinistra e la Zappa a destra, e gli altri attrezzi e accessori usati dai Tre Forestieri disposti a sinistra e a destra, secondo un ordine che non ci è stato concesso di descrivere.

Al Candidato viene tolto il grembiule da Maestro, e viene rivestito di una Cotta Bianca (omissis) ; lo Scriba Esdra avanza per i Sette Gradini, fermandosi e inchinandosi al Terzo, al Quinto e al Settimo (omissis).

L’EZ spiega al Candidato il significato della Cotta di cui siete stato rivestito, del Gioiello, del Nastro e del Distintivo del grado, e gli insegna la pronuncia del Santo Nome che i Forestieri hanno trovato inciso su un Piatto d’Oro nella Cripta, e giustamente hanno concluso trattarsi del Santo e Misterioso Nome del Dio Vivente e Vero Altissimo ; perché anticamente non era lecito a nessuno (tranne il Sommo Sacerdote) pronunciarlo.

Dopo di questo, al Candidato viene rivelato il simbolismo delle Tre Logge (che i nostri lettori conoscono già), e Aggeo così prosegue :

Compagni, le forme, i simboli e gli ornamenti della (omissis) – insieme con i riti e le cerimonie attualmente in pratica tra di noi – sono stati adottati dai nostri predecessori all’Edificazione del Secondo Tempio, tramandando fino alle nostre menti il modo provvidenziale in cui quegli antichi segreti vennero riconquistati, ed imprimendo nel nostro cuore quelle lezioni di elevata moralità che noi, come membri di questo Supremo Grado, siamo tenuti a praticare.

La forma di un (omissis – nome della Camera in cui il grado viene lavorato), se correttamente disposta, si avvicina (quanto più le circostanze possano permetterlo) a un Arco Catenario. In tal modo conserviamo memoria del Santuario a Volta in cui il Santo Nome è stato depositato ;  mentre dalla natura impenetrabile di questo Arco – la più forte di tutte le forme architettoniche – impariamo la necessità di custodire i nostri Misteri dalla profanazione del segreto più inviolabile.

Inoltre, essa afferma con forza che il consenso nei confronti dell’ordine sociale, e lo spirito di unione fraterna che ha conferito Energia e Permanenza alle Costituzioni della Massoneria – consentendole in tal modo di sopravvivere al crollo di potenti imperi e di resistere alla mano distruttrice del Tempo – è analogo a come le parti subordinate dell’Arco Catenario gravitano verso il Centro, comprimendosi e collegandosi nella totalità della struttura ; quindi siamo tenuti a guardare con riverenza, e consentire con rispetto, ad ogni autorità legalmente costituita – sia essa civile o massonica (omissis).

Aggeo prosegue ancora : Nel (omissis) riconosciamo Sei Luci, Tre Minori (le punta con lo Scettro) e Tre Maggiori.

 

Le Tre Minori rappresentano la Luce della Legge e dei Profeti, e il loro numero allude alla dispensa profetica patriarcale e mosaica ; le Tre Maggiori rappresentano il Santo Nome stesso e rappresentano la Creatività, che conserva il Potere di Annichilazione della Divinità.

Queste Luci sono disposte in forma di Triangolo Equilatero, e ciascuna delle Tre Luci Minori è la bisettrice di una linea formata da due Maggiori. In questo modo si divide geometricamente il Triangolo Maggiore in Tre Triangoli Minori alle sue estremità e un Quarto al centro, tutti uguali ed Equilateri (omissis).

Questa disposizione simbolica corrisponde al misterioso Triplice Tau, che ha due Angoli Retti in ciascuna delle sue linee esterne, e due in centro : in tutto, Otto Angoli Retti, numero corrispondente a quelli contenuti nei Quattro Triangoli Minori, perché i tre angoli di ogni Triangolo, se sommati, formano il valore di due angoli retti (omissis).

E’ il caso ora di interrompere brevemente Aggeo ; innanzitutto per osservare che nella disposizione delle Sei Luci da lui descritta non ritroviamo soltanto lo schema del Triplice Tau, ma anche quello dell’Occhio Onniveggente.

E’ quest’ultimo un simbolo che potremmo considerare più prossimo alle Sei Luci di quanto non lo sia il Triplice Tau : in quanto per ottenerlo basta sostituire il Triangolo centrale con la figura dell’Occhio, mentre per arrivare al Triplice Tau è necessario sottoporre la figura costituita dai quattro Triangoli a un deformante processo di contrazione.

E’ lecito quindi affermare che l’Occhio Onniveggente rappresenta una fase intermedia della trasmutazione energetica che parte dal Magen David e sfocia nel Triplice Tau : chi voglia figurarsela deve tenere questo punto in debito conto, anche se a noi è stato proibito di spiegarlo nei dettagli.

Possiamo invece essere un po’ più prodighi di notizie riguardo al Triplice Tau – un simbolo che tutti i Massoni conoscono perché è raffigurato sul grembiule del Maestro Venerabile, e che può avere molti significati. Era il Marchio apposto da Dio su Caino perché nessuno lo toccasse, e che sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione ; poi, i Massoni che sono anche membri dell’organizzazione vi ravvisano la trasposizione in ambito massonico dell’Algoritmo 10, considerato nella sua estensione completa – tre ternari in successione verticale, sormontati da un’unità che ne replica per contrasto il senso complessivo.

In altre parole, il Triplice Tau è la chiave per fondere in un solo linguaggio il Magen David e l’Algoritmo 10 ; ovvero la chiave di tutto ciò che abbiamo esposto in questa serie di articoli, e fortunati i lettori che capiranno come utilizzarla.

Il punto di partenza per arrivarci è partire dall’idea che a tutti i percorsi razionali corrispondono percorsi energetici : ovvero reali raffigurazioni del modo in cui le correnti si spandono nel mondo.

Per cui chiudete gli occhi, e visualizzate il modo in cui il Triangolo Inferiore del Magen David si contrae fino a far coincidere i suoi vertici coi punti medi dei lati del Triangolo Superiore ; e poi c’è un’ulteriore contrazione, perché è come se il Centro del Triangolo così formato chiamasse a sé i punti medi, mentre sui suoi vertici sbocciano – come fiori – triplicità di punte… carissimi amici nostri, andate avanti voi, e in bocca al lupo.

Potrà ben esservi d’aiuto il prosieguo della Lettura di Aggeo, nella quale la citazione del Triplice Tau serve a reintrodurre il discorso sulle tre correnti.

A proposito di esse (ma trattando, in apparenza, di tutt’altro) viene detto :

(Il Triplice Tau) serve anche per illustrare il Gioiello indossato dai Compagni, che forma con le sue intersezioni un certo numero di Angoli : questi possono essere considerati in Cinque diverse Combinazioni, e se ridotti ai loro ammontare in Angoli Retti, saranno trovati pari ai Cinque Corpi Platonici Regolari, che rappresentano i Quattro Elementi più la Sfera dell’Universo

Ora, come stiamo per vedere, il discorso andrà avanti parecchio su questo tono, enumerando elenchi di numeri, oggetti e concetti astratti. La loro utilità consiste nel meditarli in successione : perché riproducono i ritmi energetici relativi alle tre correnti, e più gli elenchi vengono meditati più il ritmo si imprime nella mente, spalancando le porte alla percezione della corrente ad esso correlata.

Il Nastro indossato dai Compagni è un simbolo della Luce Sacra, composta di due dei principali colori con cui si intrecciavano i veli del Tempio e Tabernacolo. La sacralità di questo emblema è ulteriormente significata dalla sua forma irradiata, da sempre considerata rappresentativa della dignità regale e del potere.

Le Insegne (omissis) dei Compagni sono i simboli delle Dodici Tribù di Israele, e rammentano la particolare Benedizione largita dal Patriarca Giacobbe a ciascuno dei suoi figli poco prima di morire, dopo averli espressamente radunati a questo scopo

Le Quattro Bandiere rappresentano gli Stendardi delle Quattro Divisioni dell’Esercito di Israele : Un Uomo, un Leone, un Bue e un’Aquila. Un Uomo a personificare l’intelligenza e la comprensione ; un Leone per rappresentare la forza e la potenza ; un Bue per indicare pazienza e assiduità ; un’Aquila per indicare la prontezza e la celerità con cui la Volontà e i desideri del Grande IO SONO vengono sempre eseguiti (omissis).

La Squadra e il Compasso disposti sulla Bibbia sono gli emblemi appropriati dei Tre Grandi Maestri che presiedettero all’Edificazione del (Primo) Tempio. La Bibbia denota la Sapienza di Re Salomone, la Squadra la Forza del Re Hiram e il Compasso la squisita abilità di Hiram Abif  (omissis).

(Invece) la Spada e la Cazzuola sono state adottate dagli (omissis) per commemorare il valore degli uomini degni che sovraintesero all’Edificazione del Secondo Tempio, che con la Cazzuola in mano e la Spada al fianco erano sempre pronti a difendere la Città e il Sacro Santuario contro gli attacchi non provocati dei loro nemici, lasciando in tal modo una memorabile lezione per le età future : che, accanto all’obbedienza nei confronti di ogni autorità legittimamente costituita, una virile e determinata resistenza alla violenza senza legge è il primo dei doveri sociali.

Il Piccone, la Leva e la Pala erano gli attrezzi di cui fecero uso i Forestieri inviati a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio : il Piccone per allentare la terra, la Leva per rimuovere le pietre e la Pala per eliminare i detriti e la terra smossa.

Queste cose simboleggiano : il battito del Piccone ci ricorda il suono dell’Ultima Tromba, quando la Terra è scossa e le tombe restituiscono i morti ; la Leva, emblema di rettitudine, indica la posizione eretta in cui sorgerà il corpo, quel terribile giorno, per raggiungere il suo Giudice Misericordioso ; infine il modo in cui il corpo è deposto nel sepolcro è rappresentato dal lavoro della Pala, e noi – con pia ed umile fiducia – attendiamo che dalle spoglie mortali lo spirito possa sorgere alla vita immortale e alla beatitudine eterna.

Alcune utili chiavi per instradare i ritmi energetici illustrati da Aggeo entro l’alveo delle corrispettive correnti ci vengono fornite nella successiva Lettura di Zorobabele :

Compagni, la conoscenza mistica di questo supremo Grado comprende : la forma e la spiegazione dei Segni, la natura e l’interiorizzazione del Sacro Nome e la Cerimonia Tradizionale per condividerlo.

Nel (omissis) si riconoscono Cinque Segni, in numero corrispondente ai Cinque Punti della Fratellanza ai quali il Maestro Massone è già stato istruito, e – come questi – sottolineano i doveri dei Massoni l’uno verso l’altro (omissis).

All’Edificazione del Tempio di Re Salomone era impiegato un gran numero di Muratori, e i loro nomi o i loro Marchi sono stati trovati incisi su qualche parte della costruzione ; ma i nomi dei tre Grandi Maestri che hanno presieduto ai lavori non sono mai stati trovati in alcun luogo, fino a quando non sono stati scoperti (omissis) dai Forestieri che erano stati inviati a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio.

Al centro della Volta Segreta c’era un Blocco di Marmo Bianco intagliato in forma di Altare : un Doppio Cubo sulla cui sommità era una Lamina d’Oro Bianco, emblema di Innocenza e Purezza…

Sul frontale erano incise le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero all’Edificazione del Primo Tempio : cioè Salomone Re d’Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif (omissis).

C’era pure il Triplice Tau : un Marchio, o un Carattere, comunemente apposto sulle Convocazioni degli (omissis). Il Tau è il Marchio o Segno di cui parla l’Angelo visto da Ezechiele quando dice : “Attraversa Gerusalemme e traccia un Segno sulla fronte di coloro che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che vi si commettono”, ovvero il Marchio per il quale le persone gradite a Dio sono state tratte in salvo di fra coloro che sono stati uccisi per la loro idolatria.

Nei tempi antichi, questo Marchio è stato posto su coloro che sono stati assolti dai giudici. a prova della loro innocenza, e i comandanti militari lo fecero tracciare sulla fronte di coloro che ritornarono incolumi dal campo di battaglia. Per queste ragioni, è sempre stato considerato un simbolo della Vita.

L’Unione dei Tre Tau allude alla Grande Divinità Trina, dalla quale il Cupo, Orribile e Informe Caos è stato mutato in forma regolare e pacifica esistenza (omissis).

Sulla parte superiore dell’Altare è posto un Piatto d’Oro Bianco, essendo il Bianco considerato un emblema di Innocenza e l’Oro di Purezza. Su quel Piatto d’Oro era un Cerchio (omissis), che è simbolo di Eternità, perché il Cerchio è senza inizio né fine : può essere giustamente considerato una raffigurazione di Dio, che è “Senza principio di giorni e fine di anni”, e ci rammenta quel grande giorno del futuro nel quale speriamo di ottenere la vita immortale e la beatitudine eterna.

La parola sul cerchio è Geova : quel Grande, Terribile, Tremendo e Incomprensibile nome dell’Altissimo significante : Io sono colui che sono, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, Colui che Fu, che E’ e che Sarà l’Onnipotente. Anch’esso dimostra come Egli sia il Reale, Futuro, Eterno, Immutabile e Sufficiente Dio : il Solo che tragga il Suo Essere in Sé Stesso e da Sé Stesso, dando anche a tutte le altre Creature il loro Essere ; in modo che Egli E’ quello che Fu e  Fu ciò che E’ e lo resterà per sempre, poiché tutte le creature dipendono dalla Sua volontà e dal Suo potere (omissis).

Nella parte superiore del Blocco c’è una Lamina d’Oro Puro, con un Cerchio e un Triangolo dello stesso materiale. La scelta di queste figure matematiche si riferisce rispettivamente alla Divinità e al principale attributo divino : poiché, dalla più remota antichità, il Nome di Dio e i simboli della divinità sono stati racchiusi in figure triangolari. Ai giorni di Pitagora, il Triangolo veniva considerato il più sacro di tutti emblemi, e quando veniva svelato un segreto più importante degli altri, si faceva giurare sul Triangolo di non violarlo.

Gli Egiziani chiamavano (il Tre) il Numero Sacro, o Numero della Perfezione, e così altamente era apprezzato dagli Antichi da diventare fra di essi un oggetto di culto divino : in quanto raffigurante i Principi della Natura, ovvero i Regni Animale, Vegetale e Minerale, veniva chiamato Abroeth, ovvero l’Anima della Natura.

Questo sacro Delta è di solito collocato in Quadrati e Cerchi, dimostrando in tal modo come le sue influenze vivificanti estendano le proprie ramificazioni a tutta la Natura Animata ; è quindi anche detto il Grande Tutto, o Summum Bonum.

La Parola nel Triangolo è il Nome Sacro e Misterioso che vi siete solennemente impegnato a non pronunciare, salvo che in presenza e con l’assistenza di due o più (omissis). Si tratta di una parola composta, e le sue combinazioni formano la parola (omissis). E’ scritta in quattro lingue : caldeo, ebraico, siriaco ed egiziano.

Spiegazione della Parola : xx è il nome caldeo di Dio, che significa “La Sua Essenza è Maestà Incomprensibile.” E’ anche una parola ebraica che significa “Io sono e sarò”, esprimendo in tal modo la Presenza Attuale, Futura ed Eterna dell’Altissimo.

Xxx è una parola siriaca, che significa “Signore” o “Potente” ; è anch’essa una parola composta, formata della preposizione x (“in” o “su”), e xx (significa “cielo” o “alto”) ; quindi il significato dell’espressione è “Il Signore nell’Alto dei Cieli”.

E’ anche una parola egizia che significa “Padre di tutti” : quindi espressiva dell’Onnipotenza divina, come la si esprime in quella nota Preghiera che esordisce “Padre Nostro che sei nei Cieli”.

Tutti i significati di queste parole possono quindi essere così riassunti : “Io sono e sarò il Signore nell’Alto dei Cieli, Padre di tutti” (omissis).

E’ questa, o mio Compagno di recente esaltato, la spiegazione migliore che può essere data di quelle Parole Sacre e Caratteri, a testimonianza di come (omissis) sia veramente il culmine della Massoneria.

E’ infatti intimamente mescolato a tutto ciò che abbiamo di più vicino e più caro : la nostra esistenza futura. Così, vicende divine e vicissitudini umane si intrecciano terribilmente e minuziosamente in tutti i suoi risvolti ; perché ha la Virtù per suo scopo.

Su questo Piatto d’Oro sono un Triangolo e un Cerchio. Questi segni matematici sono scelti come riferimento alla Divinità, o a qualche attributo divino.

Il Triangolo è stato a lungo considerato un simbolo sacro. Nell’antichità, Nomi di Dio e simboli della Divinità erano spesso racchiusi in figure triangolari. Il Cerchio è un emblema di eternità perché non ha né inizio né fine, e può giustamente essere considerato emblematico di Dio, che è “Senza principio di giorni o fine di anni” ; e ci ricorda continuamente quel gran giorno del nostro futuro, nel quale speriamo di poter ottenere la Vita senza fine e la Beatitudine eterna.

Il Nome sul Cerchio è il Grande, Terribile, Tremendo e Incomprensibile Nome dell’Altissimo, e significa : IO SONO QUELLO CHE SONO, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, Colui che Fu, che E’ e che Sarà l’Onnipotente.

Tra le chiavi qui fornite da Zorobabele, quella che a nostro avviso può essere considerata la più preziosa (anche se altre la sovrastano per raffinatezza simbolica e precisione immaginativa) è quanto viene ulteriormente chiarito sul tema delle due Edificazioni del Tempio ; chiave preziosa soprattutto perché suggerisce, al Fratello che voglia giungere alla percezione diretta delle correnti, di tracciare un itinerario ideale che parte dalla Prima Edificazione e arriva alla Seconda, collocando poi tra l’una e l’altra tutte le informazioni relative ai singoli simboli, di cui Aggeo e Zorobabele non sono stati certamente avari.

E’ questo forse il metodo più giovevole di tutti per arricchire di preziosi dettagli la conoscenza del processo di irradiazione delle correnti.

Vedi per esempio l’ascrizione al Secondo Tempio di un’importante coppia di simboli come la Spada e la Cazzuola, già corredata con la spiegazione di quale sia la radice del loro accostamento (gli edificatori del Secondo Tempio erano i primi coloni di ritorno a Gerusalemme, e mentre lavoravano dovevano essere pronti a difendere la Città e il Sacro Santuario da eventuali attacchi – si sottolinea : non provocati – da parte dei nemici).

O ancora, l’ascrizione sempre al Secondo Tempio di Piccone, Pala e Vanga ; laddove i colpi di Piccone rappresentano il suono dell’ultima Tromba quando la Terra tremerà, le tombe si apriranno e restituiranno i loro morti, e la Pala – simbolo di verticalità – ci mostra la posizione eretta cui i corpi ascenderanno, in quel terribile giorno, per incontrare il loro tremendo ma misericordioso Giudice – mentre il modo in cui il corpo giace nel sepolcro è pienamente illustrato dal lavoro della Vanga.

Fondamentale poi, per chi è versato nel simbolismo massonico, l’osservazione sulle Tre Logge (…) legate ai tre Scettri che rappresentano gli uffici regale, profetico e sacerdotale (il cui conferimento è legato alla trasmissione di particolari segreti) e all’insieme costituito da Libro della Legge Sacra, Squadra e Compasso ; ovvero agli emblemi dei Tre Maestri che presiedono alla Seconda Loggia.

Ancora una volta, questo ci dà la conferma che tutte e tre le Logge sono simbolicamente contenute non nella Prima ma nella Seconda, e ci offre un altro spunto per riflettere sui misteri del tempo capovolto.

Potremmo fare molto di più per l’analisi di questo grado fondamentale, illustrando in che modo una vera e propria mappa completa delle correnti del quarto rituale maggiore ne venga fuori poco a poco. Ma il nostro obbiettivo non è di fornire all’amico lettore il lavoro già fatto, bensì di metterlo nella condizione di farlo lui ; e dato che riteniamo di avergli già svelato abbastanza segreti, ci congediamo da lui con un Triplice Fraterno Abbraccio

                                                                                             Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

 

 

 

 

 

 

MASSONERIA . RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 5

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

quinta parte

 

 

In questo quinto articolo prenderemo in considerazione il grado massonico gerarchicamente superiore a quello di cui abbiamo ultimamente trattato, che è interessante non solo per il suo significato magico, ma anche per la poco nota variante della Leggenda di Hiram in esso contenuta ;  dopodiché, passeremo senz’altro a trattare il simbolismo della Terza Loggia.

 

Rispetto al grado precedente, i nomi, le mansioni e l’abbigliamento degli Ufficiali sono immutati, come pure l’arredo del Tempio. Sui Piedestalli dei Tre Grandi Ufficiali, le Candele piccole accese sono due, ed è sempre presente un’altra Candela più grande. Sul Piedestallo dell’IDPO sono stati collocati alcuni piccoli oggetti – monili o analoghi manufatti – di metalli pregiati.

 

Apertura : il MTVI invita il CdG ad accertarsi che il Santuario sia custodito in modo sicuro. Invita poi tutti i Fratelli ad alzarsi e dare il Segno di (omissis).

 

MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete Voi un (omissis) ?
CdG : Ho visitato il Sacro Santuario e ho visto la gloria del Tempio.

 

MTVI : Come vi siete guadagnato l’ammissione ?


CdG : In qualità di successore e rappresentante di Hiram Abif, sono stato nominato per il lavoro sacro di finitura del Tempio.

 

Come abbiamo visto nello scorso articolo, di norma non è il CdG ma l’IDPO a interpretare la figura di Hiram Abif in questo sistema di gradi : l’affermazione del CdG deve quindi essere intesa come facente riferimento alla sua discendenza da Hiram Abif in quanto Maestro, e rappresenta dunque un’allusione al legame tra la figura di Hiram Abif e la Terza Loggia.

 

Se si considera la logica complessiva del sistema, è significativo che un richiamo alla maestranza  di terzo grado (ovvero a un livello di iniziazione che – per quanto fondamentale e indispensabile – può essere considerato gerarchicamente parecchio inferiore a questo Perfezionamento) avvenga  dopo la somministrazione degli insegnamenti sul ternario che hanno concluso il rituale del grado precedente, quasi a voler richiamare due importanti concetti :

 

1) Il ricordo che la padronanza della Massoneria come sistema di forze magiche non esime il Fratello dall’umile accettazione e riconoscimento dei semplici valori etici che sono comuni a tutti i Massoni ;

 

2) Che la corrente incarnata da Hiram Abif non va presa in considerazione soltanto per la sua funzione da essa svolta nella trasformazione dei due Algoritmi, ma c’è in essa di più.

 

Infatti, Hiram Abif è stato nominato per il lavoro sacro di finitura del Tempio. Al di là dei significati simbolici che le tre forze possono rivestire nell’ambito del progetto, non bisogna mai scordarsi di considerarle nel loro senso più esteso, la finitura del Tempioovvero la manifestazione delle forme nello spaziotempo per mezzo del ternario. Soltanto nella misura in cui il Massone Mago saprà rendersi consapevole di questo processo e farlo proprio, la sua azione sarà in grado di incidere sulla realtà.

 

Come in non pochi side degrees, il rituale di Ammissione rappresenta il cuore del lavoro in questo grado. Il CdG si porta fuori dal Tempio, e consegna al Candidato in attesa una Ciotola d’Oro ; poi lo introduce senza alcun allarme e lo accompagna all’Oriente, fermandosi a fianco a lui dinnanzi al Piedestallo dell’IDPO.

 

CdG : Grande Maestro Hiram Abif, vi ho portato questo pezzo lavorato perché possiate controllarlo (invita il Candidato a consegnare all’IDPO la Ciotola).

 

L’IDPO esamina la Ciotola, poi sentenzia : E’ un bel pezzo. Il Compagno che lo ha battuto è degno di fiducia, e a tempo debito riceverà la sua ricompensa.

 

Il CdG trasferisce il Candidato sul lato settentrionale dell’Oriente, restando rivolto a Nord (omissis).

 

Intanto l’IDPO esamina anche gli altri manufatti sul suo Piedestallo, poi esclama : Sì, gli arredi per il Sacro Santuario sono quasi tutti completati. Potrò presto tornare alla mia terra natale, per finire i miei giorni in pace.
(omissis)
Dietro invito dell’IDPO, i Compagni vanno a formare un Cerchio intorno al Arca dell’Alleanza, lasciando un’apertura a Meridione. Il CdG, conducendo sempre il Candidato, prende posizione a Occidente del Cerchio. Poi l’IDPO lascia il suo posto, entra nel Cerchio da Meridione e si dispone davanti all’Arca, fronte a Oriente ; allora CdG e Candidato riprendono la loro perambulazione fino a saldarsi al Cerchio sul lato meridionale, lasciando però il varco aperto.
CdG (al Candidato) : E’ uso che il nostro Grande Maestro Hiram Abif si rechi a mezzogiorno nel Sacro Santuario per offrire le sue devozioni alla Divinità. Eccolo intento alle sue devozioni.
L’IDPO, raccolto dinnanzi all’Arca, recita Proverbi, 30: 8-9.

 

CdG (al Candidato) : Vedete ? Il nostro Grande Maestro ha terminato le sue devozioni ; dobbiamo ora attendere il suo ritorno all’ingresso di Meridione.

 

L’IDPO perambula intorno al Arca da Settentrione verso Oriente, mostrando poi di voler uscire dal Cerchio tramite l’apertura a Meridione. Quando si trova sulla soglia, il CdG lo affronta :

 

CdG : Grande Maestro Hiram Abif, quando potrò ricevere la Parola di Maestro ?

 

IDPO : Mio degno compagno Adoniram, non so se potrete mai riceverla, a causa di un accordo stipulato tra Salomone, Re di Israele, Hiram re di Tiro e me stesso : la Parola non può essere data finché il Tempio non sarà completato, e solo in presenza e con l’assistenza di tutti e tre.


Cerca poi di uscire, ma il CdG gli sbarra nuovamente la strada.

 

CdG : Ma Grande Maestro Hiram Abif, supponiamo che uno di voi tre – anche voi stesso – venga rimosso dalla morte ; come potrò riceverla, allora ?
L’IDPO afferra il Candidato per il braccio destro e lo trae a sé nel Cerchio ; il CdG rimane saldato al Cerchio.

 

Dopo una breve pausa di meditazione, l’IDPO guida il Candidato a ripetere la perambulazione da lui precedentemente effettuata nel Cerchio.

 

IDPO : Compagno Adoniram, la morte è un argomento che non ammette leggerezza quando se ne parla tra i mortali. Il giovane può morire, il vecchio deve morire, e il più saggio non sa quando.

 

Nessuno può sfuggire al destino inesorabile. Il più giovane Apprendista sul Pavimento a Scacchi abita nell’ombra della morte, la cui mano invisibile si estende ugualmente anche su Re Salomone, assiso sul suo Trono d’Avorio. Noi camminiamo sulle ceneri delle generazioni che hanno percorso la Via prima di noi, alla quale le nostre ceneri dovranno a loro volta contribuire quando il nostro corpo si ridurrà in polvere. L’aria che respiriamo non è altro che il sospiro di spiriti un tempo mortali, ma ora rivestiti di immortalità.

 

Non è per me, Compagno Adoniram, la speranza di sfuggire al destino comune degli uomini ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e rivolgete l’indice destro verso il basso : la Parola è sepolta lì.

 

L’IDPO sosta brevemente, poi continua la perambulazione sottobraccio al Candidato, compiendo un secondo giro.

 

IDPO : Compagno Adoniram, la morte pone termine alle fatiche di un uomo. Di là in avanti le generazioni potranno costruire e indaffararsi, ma lui non ci sarà. Il cervello ricco di pensieri, la mano sapiente, il braccio muscoloso sono inutili e superflui nella tomba, dove non ci sarà lavoro né scienza né sapienza.

 

Il più potente dei re mortali, se mediterà accuratamente, finirà col far sue le parole di Ecclesiaste, 9: 5-6 : I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla. Non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito : non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole.

 

Che incentivo è mai questo ad un uso operoso delle nostre facoltà ! Dobbiamo lavorare diligentemente per completare il nostro Tempio interiore alla lode eterna di Dio, e terminare il nostro compito prima che venga il Sabato dell’eternità ; ed essere pronti a dormire in pace, quando la notte verrà in cui nessuno può operare.

 

Il mio lavoro, Compagno Adoniram, non è ancora finito, anche se ho lavorato fedelmente e lungo ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e puntate l’indice destro verso il basso : la Parola sarà sepolta lì.


L’IDPO sosta ancora, poi intraprende il terzo giro sottobraccio al Candidato.

 

Compagno Adoniram, è attraverso la porta della morte che entriamo in un luogo di ristoro e riposo per ricevere i frutti del nostro lavoro. Il Maestro Supremo dell’Universo, di fronte al quale ci inchiniamo in umile adorazione e il cui Occhio Onniveggente ha segnato le nostre fatiche nella Loggia, ci promette di diffondere per noi in quella Sublime Loggia le gioie e le glorie di un Sabato eterno. Dopo che la poderosa mano della Morte ci avrà livellati tutti nell’umiliazione della tomba, la mano onnipotente del Sommo Maestro prevarrà, ed esalterà ogni Fratello alla compagine gloriosa di quella Loggia indissolubile.

 

Lì si vedrà veramente completato il Piano di Costruzione ; perché è nell’Adorazione della Dodicesima Ora che risiederà la gioia eterna, quando il Mezzogiorno di Beatitudine potrà eternamente brillare. Lì le scaglie del dubbio e dell’oscurità cadranno dai nostri occhi ; lì i saggi scopi dell’Architetto Divino saranno visualizzati in tutto il loro splendore. Con questa Luce della Fede raggiante su di me, davvero posso dire : O Morte, dov’è la tua vittoria ? O Morte, dov’è la tua vittoria ?

 

La mia speranza, Compagno Adoniram, riposa in quella Loggia superiore a cui sto avanzando ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e puntate l’indice destro verso il basso : la Parola sarà sepolta lì.


(omissis)
Sotto la guida del MTVI, il Candidato presta la Promessa Solenne ; gli vengono poi insegnati gli usuali segreti.

 

Come già nel grado precedente, riveste particolare importanza l’allocuzione finale :
MTVI : Questo grado è nato in seguito a una conversazione tra il nostro Grande Maestro Hiram Abif e Adoniram, poco prima che Hiram Abif morisse. Dopo che il Sacro Santuario era stato completato e una parte dei contenuti ad esso destinati vi era già stata riposta, Adoniram vi si recò un certo giorno, poco prima di Mezzogiorno, per depositarvi uno dei Vasi Sacri.

 

A Mezzogiorno, quando gli operai vennero chiamati dal lavoro alla ricreazione, Adoniram non si ritirò ma si trattenne con Hiram Abif, che usava recarsi nel Sacro Santuario a quell’ora per offrire le proprie devozioni alla Divinità, e passare poi qualche tempo a disegnare i piani di lavoro. Adoniram gli chiese quando avrebbe ricevuto la Parola di Maestro, e Hiram gli rispose nel modo che vi è stato spiegato.

 

(omissis)

 

Dopo la morte del nostro Grande Maestro Hiram Abif, si temeva che la Parola di Maestro sarebbe andata perduta. Ma dopo essere stati informati da Adoniram del desiderio di Hiram Abif che, in caso di sua morte, la Parola venisse depositata nel Sancta Sanctorum, i due Grandi Maestri rimasti decisero di depositarla nel Nono Arco della Volta Segreta, sopra all’Arca dell’Alleanza, in una Forma Triangolare e in tre lingue : siriana, egiziana e caldea, in modo che se i Figli di Israele fossero deportati in schiavitù, e vi rimanessero così a lungo da dimenticare la loro lingua madre, se al loro ritorno l’avessero trovata avrebbero potuto ripristinarla per mezzo di altre lingue.


E perché potessero, una volta che l’avrebbero trovata, riconoscerla e distinguere che si trattava della Parola di Maestro, posero sopra all’Arca dell’Alleanza i Gioielli dei Tre Grandi Maestri, scritti uno in ogni lingua, sapendo che tali iscrizioni sarebbero state decifrate dai posteri.


In questo modo venne conservata e riportata alla luce la Parola di Maestro lungamente perduta, che la tradizione massonica ci informa essere stata per la prima volta comunicata da Dio nel Roveto Ardente di Mosè, e rimasta in uso per quasi cinquecento anni. Venne poi perduta in seguito alla morte del nostro Grande Maestro Hiram Abif, e rimase sepolta nel buio per quattrocentosettanta anni, finché all’Edificazione del Secondo Tempio, per i meriti di Zorobabele, Aggeo e Giosuè venne nuovamente restaurata per il nostro Ordine, nel cui possesso confidiamo possa rimanere per sempre
(omissis).

 

Conclude il discorso complimentandosi con il nuovo Fratello accolto, e si procede alla Chiusura.

 

Passiamo ora alla Terza Loggia, che è rappresentata nel Magen David dal Triangolo Inferiore : quello col vertice puntato verso il basso.

Il Triangolo è orientato verso il basso perché irradia le correnti che sono state elaborate in seno alla Seconda Loggia sul mondo materiale.

Questo fenomeno può essere illustrato sulla base di varie allegorie. Per esempio, in termini metafisici, l’irradiazione delle correnti raffigura simbolicamente il processo di manifestazione delle forme : che da un lato costituisce il piano della realtà oggettiva, dall’altro agisce su di esso.

Analogamente, la possibilità di partecipare consapevolmente alla composizione del menù di correnti che determinano gli eventi storici può essere a tutti gli effetti equiparata a una forma di compartecipazione dell’Uomo nel processo di produzione della realtà oggettiva ; ovvero a un progressivo incremento delle facoltà demiurgiche dell’Uomo-Dio, il cui graduale avvento è profetizzato dallo Schema 1-2-1.

Nel campo del simbolismo sabbataista, l’allegoria di questo processo è data dalla storia della vita del Messia Sabbathai Zevi, che realizzando il quarto rituale maggiore intervenne nel processo creativo dell’Universo tanto pesantemente da uguagliarsi a Dio ; Egli tracciò e aprì la strada a tutti gli esseri umani che vogliano imitarlo.

Infine, in termini molto più materialisti, l’attività della Terza Loggia può essere considerata una semplice allegoria dell’influenza della cultura ebraica sul mondo dei Gentili.

I Tre Maestri della Terza Loggia sono Zorobabele, Aggeo e Giosuè : i tre personaggi biblici che si fecero carico della Seconda Edificazione del Tempio.

Anche al di là dei pochi gradi che citiamo in questi articoli, la maggioranza dei Perfezionamenti del grado di Maestro britannici può essere divisa in due grandi categorie : quanti fanno riferimento alla Prima Edificazione del Tempio (ovvero alla Seconda Loggia) e quanti alla Seconda Edificazione del Tempio (ovvero alla Terza Loggia).

L’espressione per eccellenza dei gradi dedicati alla Prima Edificazione è il Marchio ; quella dei gradi dedicati alla Seconda è l’Arco Reale. Si spiega anche in questo modo la rivalità che oppose l’uno all’altro Mark e Arch per oltre due secoli – sia al fine di stabilire tra loro una gerarchia di superiorità, sia per ottenerne il controllo (ne abbiamo trattato diffusamente nel nostro libro Massoneria del Marchio).

Strappando agli Antients (grazie all’opera di Thomas Dunckerley) il controllo dell’Arco Reale, e immortalando nel testo della Union che esso costituisce il completamento del percorso del Craft (cioè dei gradi azzurri), possiamo dire che l’UGLE abbia realizzato uno dei massimi colpi di genio della storia della Massoneria. In questo modo, infatti, il monopolio dell’irradiazione delle correnti del quarto rituale maggiore entrava nelle sue mani, e questa è l’arma segreta che le garantisce egemonia perenne sul mondo massonico.

I più tipici rituali della Terza Loggia sono caratterizzati dal cosiddetto Passaggio del Fiume : un tema la cui importanza simbolica era ben nota ai Massoni dell’Ottocento, ma che passò in secondo piano mano a mano che lo status quo fondato sul monopolio dell’Arco Reale da parte dell’UGLE si andava affermando.

Il senso simbolico del Passaggio del Fiume è il ricollegamento degli edificatori del Secondo Tempio alle correnti che il Primo Tempio (ovvero la Seconda Loggia) ha elaborato ; a loro spetterà il compito di scaricarle sul mondo profano.

E’ estremamente significativo che questo tema fosse trattato in molte antiche versioni del Marchio, le quali tuttavia – quando nella seconda metà dell’Ottocento prese vita la Gran Loggia del Marchio – furono messe da parte. Infatti la rinascita del Marchio come Ordine autonomo era subordinata alla condizione che l’UGLE lo sponsorizzasse, sia pure in modo indiretto ; quindi non era il caso che si continuassero a portare avanti tematiche suscettibili di riattizzare le polemiche con l’Arco Reale.

Per questo, non è nel Marchio che possiamo ritrovare traccia del Passaggio del Fiume, ma in side degrees meno noti, come quello che stiamo per presentare ; il quale, non avendo il problema di intrattenere rapporti diretti con l’UGLE, non aveva neanche motivo di cancellarlo dai suoi rituali.

La Fascia Verde di cui in esso si parla è un punto importante per comprenderne il significato magico : possiamo infatti ritrovare il senso del colore verde nel Sabbataismo e nel Sufismo, nei quali rappresenta la tradizione primordiale.

Possiamo, in breve, considerare la Fascia Verde come l’emblema della traduzione del quarto rituale maggiore in codici diversi – quale era per esempio, quello della tariqa sufica dei Bektashi, alla quale Sabbathai Zevi aderì subito dopo la sua conversione all’Islam.

Prima della Seconda Edificazione del Tempio gli Ebrei erano esuli a Babilonia, governata dai Persiani ; per questo lo scenario del grado è la Corte persiana.

 

Sovrano Tre Volte Illustre : Signori Cavalieri miei Cugini, assistetemi nell’aprire questo Consiglio della (omissis).
Tutti si alzano.
Signor Cavaliere Capitano della Guardia, qual è la prima cura di un (omissis) ?
CdG : Sovrano Tre Volte Illustre, è assicurarsi che la Camera del Consiglio sia debitamente custodita dentro e fuori.


STVI : Vi prego di provvedere affinché sia eseguito tale dovere.

 

Il CdG va alla porta, batte i Sette Colpi secondo la Batteria del grado e attende la risposta dalla Sentinella (Copritore Esterno).
CdG : Sovrano Tre Volte Illustre, la Sala del Consiglio è debitamente custodita.


STVI : Signor Cavaliere Maestro di Cavalleria, gli (omissis) sono tutti presenti ?
Maestro di Cavalleria : Signori (omissis), vogliate conformarvi al Primo Segno di questo grado (i Cavalieri lo eseguono, e il Maestro delle Cerimonie risponde col Secondo Segno).
MdCav. : O grande e potente Re, sono tutti veri Cavalieri del nostro Ordine.

 

Dietro invito del MdC, tutti i presenti si raccolgono brevemente in preghiera.

 

STVI : A nome del Potente Dario, dichiaro questo Consiglio debitamente aperto (batte i Sette Colpi, ripetuti dal CdG e dalla Sent.).

 

Il Direttore di Cerimonie posiziona sull’Altare le Due Spade e apre il Libro della Legge Sacra a Ezra, 3 ; poi la Guida conduce il Candidato alla porta del Tempio, e la Sent. bussa a suo nome con quattro colpi.

(omissis)

Dopo l’introduzione del Candidato, il Reverendo Prelato lo informa che il Consiglio qui riunito rappresenta il Gran Sinedrio tenuto a Gerusalemme nel primo anno del regno di Dario, Re di Persia, per deliberare sulla situazione infelice dei Figli di Israele, ed escogitare mezzi per ricevere il favore e l’assistenza del loro nuovo sovrano nella ricostruzione della Casa del Signore.

Se siete desideroso di unirvi a noi nelle nostre deliberazioni, dovrete assumere il nome e il carattere di Zorobabele : uno dei Principi della Casa di Giuda, i cui antenati avevano posto le basi del Primo Tempio, e per le cui mani il Signore ha promesso di riedificarlo.

 

Spinto dalla G, il Candidato indica il suo assenso alzandosi e inchinandosi ; poi riprende posto.

 

RP : Compagni, prestiamo ascolto alle cronache dei nostri antenati.
Il Capp. si alza, e legge in successione Esdra 3: 8-11, 4: 1-5 e 5: 1-3. Poi si risiede, e la G e il Candidato si alzano.

 

G : Reverendo Prelato, grazie all’appoggio di Dario, Re di Persia, fummo animati dalla nuova speranza che si possa finalmente riuscire nella gloriosa opera di ricostruzione del Tempio del Signore. Tuttavia, siamo stati spesso interrotti dai nostri avversari, guidati dal Governatore persiano Tattenai ; questo malgrado che Dario, quando si trovava in difficoltà, abbia contratto il voto che – se fosse mai asceso al Trono di Persia – avrebbe inviato a Gerusalemme i Vasi Sacri del Santuario.

 

Così ora il nostro Compagno Zorobabele, che il Re ben conosce, si offre di intraprendere la pericolosa impresa di attraversare i domini persiani, chiedere l’ammissione alla presenza del Sovrano e rammentare al Re il suo voto. Noi non dubitiamo che in questo modo potremo rinnovare il suo consenso per il completamento della gloriosa impresa in cui siamo così lodevolmente impegnati.


RP : Compagno Zorobabele, il Consiglio è onorato di accettare la vostra generosa offerta. Vi affideremo un lasciapassare per mezzo del quale sarete in grado di farvi riconoscere dai nostri amici. Tuttavia, è necessario che prestiate ora la Promessa Solenne di mantenervi fedele alla fiducia riposta in voi.

 

Il RP batte un colpo e tutti si alzano ; la G accompagna il Candidato all’Altare, il RP raggiunge l’Altare sul lato opposto.

 

RP : Inginocchiatevi sul ginocchio sinistro.


Il Candidato esegue ; il DdC porge al P un cuscino con sopra una Spada, che egli offre al Candidato.
RP : Tenete questa Spada verticalmente, con la mano destra, e ponete la mano sinistra sul Libro della Legge Sacra.

 

Il Candidato esegue, e gli viene poi dettata la formula della Promessa Solenne, che prevede come pena in caso di mancanza di essere segati diagonalmente, e quando l’ultima Tromba suonerà, di essere esclusi dalla Società di tutti i veri e fedeli Cavalieri.

 

Gli vengono poi insegnati i segreti del grado, e viene investito con una Fascia, come segno della nostra particolare amicizia e stima. Il suo colore è Verde per rammentarvi che chi cade per una causa virtuosa e giusta è benedetto, e la sua memoria fiorirà come un Albero Verde.
La Guida conduce poi il Candidato fuori dal Tempio ; infatti il Passaggio del Fiume avrà luogo nella Sala dei Passi Perduti, mentre nel frattempo il DdC provvederà ad attrezzare il Tempio come Sala del Trono.

 

Nella Sala dei Passi Perduti è stato installato un piccolo Ponte sul quale il Candidato dovrà passare. Due Guardie Ebree sono collocate, a poca distanza l’uno dall’altro, dalla parte ebraica del Ponte ; due Guardie Persiane sono di stanza sul lato opposto.

 

G (al Candidato) : Raggiungeremo tra poco la riva del Grande Fiume, che funge da frontiera tra il resto dei domini persiani e il territorio ebraico governato dal Satrapo Tattenai, assistito dal suo vice Shetharboznai.
Il Candidato, accompagnato dalla G, si avvicina al Ponte, e viene affrontato dalla Prima Guardia Ebrea.

 

PGE : Chi va là ?


G : Zorobabele, un amico.


PGE : Fatti avanti, amico, e dammi la Parola di Passo.

 

Dietro suggerimento della G, il Candidato glie la fornisce.

 

PGE : Passa, Zorobabele.
Lo stesso dialogo si ripete, più vicino al Ponte, con la Seconda Guardia Ebrea.

 

G : Compagno Zorobabele, siamo arrivati sulla riva del Grande Fiume. Non posso accompagnarvi oltre, è necessario che attraversiate il Ponte da solo. Comportatevi bene, e la vostra impresa avrà successo.

 

La G si ritira. Il Candidato attraversa da solo il Ponte. Appena ha messo piede sul lato persiano, la Prima Guardia Persiana lo affronta. A poca distanza c’è il Maestro della Fanteria, che assume il ruolo della G e gli suggerirà le risposte, oppure parlerà in sua vece.

 

PGP : Chi va là ?


MdF : Zorobabele, un amico.

 

PGP : Fatevi avanti, e datemi la Parola di Passo.


Dietro suggerimento del MdF, il Candidato ripete la Parola di Passo che aveva usato con successo sull’altra sponda.

 

PGP : Un nemico ! Prendetelo.

 

Entrambe le GP afferrano il Candidato e lo disarmano.

 

MdF : Perché questa violenza ? Io non sono un nemico, ma un Principe della Casa di Giuda. Chiedo udienza al vostro Re.


PGP : Tu sei solo uno schiavo, e potrai apparire dinnanzi al nostro Sovrano se ti dichiari tale. Acconsenti ?

 

Il MdF acconsente per il Candidato. Le GP spogliano il Candidato della Fascia, gli incatenano i polsi e tenendolo come un prigioniero attendono il segnale del DdC per introdurlo nel Tempio/Sala del Trono.

 

Quando tutto è pronto, il DdC – ottenuta l’approvazione del STVI – socchiude la porta e invita le GP a tenersi pronte ; subito dopo, la S batte dall’esterno Sette Colpi sulla porta in segno di allarme, e nella Sala del Trono il CdG si alza e va ad aprire.

 

CdG : Chi va là ?

 

S : Un distaccamento delle Guardie di Sua Maestà ha catturato un nemico che afferma di essere un Principe di Giuda.

 

CdG : Da dove viene ?

 

S : Da Gerusalemme.

 

CdG : Qual è il suo nome ?


S : Zorobabele. Egli sostiene di essere il primo tra i suoi simili per nascita, ma ora è schiavo e prigioniero della sventura.


CdG : E cosa desidera ?

 

S : Un incontro con Sua Maestà.

 

CdG : Che attenda con pazienza. Il Sovrano Maestro farà presto conoscere i suoi ordini.

 

Richiude la porta, e si rivolge al STVI : Sovrano Tre Volte Illustre, un distaccamento delle Guardie di Vostra Maestà ha fatto un prigioniero che dichiara di essere un Principe di Giuda.


STVI : Signor Cavaliere Capitano della Guardia, dopo aver accertato che non porti armi su di sé potete farlo entrare.

 

Il CdG va ad aprire la porta ; il Candidato e il MdF fanno il loro ingresso tra le due GP. La S richiude la porta. I quattro vanno a schierarsi nel centro della Sala del Trono, rivolti all’Oriente ; il CdG si dispone sulla loro destra, cioè a Meridione.

 

STVI : Signor Cavaliere Capitano della Guardia, costui non è affatto un nemico ! Questi è Zorobabele, amico e compagno della Nostra giovinezza.

 

Zorobabele, avendo tu ottenuto di essere ammesso alla nostra presenza, ti chiediamo di dichiarare subito i motivi che ti hanno indotto a cercare di passar la frontiera senza il nostro consenso e con la forza delle armi.

 

MdF (per il Candidato) : Grande e Potente Re, il nostro defunto Sovrano, Ciro il Grande, diede ai miei Compagni il permesso di ricostruire a Gerusalemme la Casa del Signore ; ma i nostri nemici, con la forza e la prepotenza, hanno imposto la cessazione di quel grande e glorioso lavoro. Sono venuto quindi a implorare la clemenza di Vostra Maestà, per concedermi di poter riprendere quel lavoro come un servo della Vostra famiglia.


STVI : Zorobabele, ripenso spesso e con piacere ai giorni della nostra amicizia, e ho spesso sentito parlare con gran soddisfazione della tua fama di Massone saggio e compiuto. Anch’io nutro una profonda venerazione nei confronti di quella antica e onorevole Istituzione, e nutro un sincero desiderio di entrare io stesso, un giorno, a farne parte.

 

Quindi in questo momento io accolgo la tua richiesta, ma a una condizione : che tu mi riveli i segreti della Massoneria, che distinguono gli Architetti ebrei da quelli di tutte le altre Nazioni.


MdF (per il Candidato) : Sovrano Tre Volte Illustre, quando il nostro Grande Maestro, Salomone Re di Israele, per primo istituì la Fratellanza dei Liberi e Accettati Muratori, ci ha insegnato che la Verità è un Attributo Divino e il fondamento di tutte le virtù : la prima lezione che impariamo in Massoneria è di essere uomini buoni e sinceri. Se l’unico modo per ottenere il favore di Vostra Maestà è in contrasto con i miei impegni più sacri e inviolabili, umilmente mi permetto di rifiutare la Vostra protezione, e prestarmi serenamente all’esilio o ad una morte gloriosa.

 

STVI : Zorobabele, la tua virtù e integrità sono davvero encomiabili, e la tua fedeltà è degna di ogni lode. Da questo momento sei libero ; Guardie, scioglietelo dalle catene (le due GP eseguono, per poi riprendere posizione ai fianchi del piccolo schieramento) ; e che quegli emblemi di schiavitù non rechino mai più onta alle mani di un Massone, e meno che mai a un Principe della Casa di Giuda.

 

Zorobabele, ti assegniamo un posto di rango e onore tra i Principi e i Governanti della Nostra Corte.


Il CdG conduce il Candidato e il MdF a due seggi nella parte settentrionale dell’Oriente, dove prendono posto (il MdF sulla destra del Candidato). Anche il CdG e le GP fanno ritorno ai loro posti e si siedono.
STVI : E’ costume di Re e Sovrani di questo Regno, da tempo immemorabile, di proporre – in occasioni speciali – un dibattito su una domanda determinata, e colui che verrà stabilito abbia dato la risposta più soddisfacente sarà vestito di Viola, potrà bere da una Coppa d’Oro e una Catena d’Oro gli sarà messa al collo.

 

Ora, mi è venuta in mente una domanda che proporrò alla vostra discussione : Qual è la forza più grande, quella del Vino, del Re o delle Donne ?


Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Vino sia il più forte (riprende posto).
Il MdCav. si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Re sia il più forte (riprende posto).
Il MdF, a nome del Candidato, si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che le Donne siano le più forti ; ma sopra ogni altra cosa, la Verità partorì la Vittoria (riprende posto).

 

STVI : Compagno Zorobabele, avete detto qualcosa di molto importante, al di là della questione che necessita di un ulteriore esame.

 

Si continui il dibattito ! Illustri Cavalieri, vi preghiamo di documentare le vostre opinioni. Illustre Maestro di Casa, vogliate cortesemente parlare per primo.
Il MdCas. si alza e dà il Primo Segno : Principi e Governanti, pensate alla superiore forza che ha il Vino ! esso fa in modo che tutti gli uomini che hanno bevuto possano sbagliare, indifferentemente se si tratti di Re o di mendicanti, di servi o di uomini liberi, di poveri o di ricchi. Esso anche sa volgere i pensieri di tutti quanti in allegria e ilarità, in modo che nessun uomo più si ricordi dei suoi dolori e problemi ; alza gli spiriti, solleva i cuori pesanti, e d’altra parte conduce un uomo a scordarsi dei suoi fratelli, a sguainare la spada contro i suoi migliori amici. O Principi e Governanti, non è forse il Vino il più forte se può farci fare queste cose ? (dà il Primo Segno e si risiede).
STVI : Illustre Maestro di Casa, la vostra dichiarazione è saggia e bene argomentata, e riceverà la dovuta considerazione. Illustre Maestro di Cavalleria, siate voi ora a parlare.

 

Il MdCav. si alza e dà il Primo Segno : E’ fuori discussione, o Principi e Governanti, che Dio ha fatto l’uomo padrone di tutte le cose sotto il sole per comandare loro, farne uso, e applicarle al suo servizio come gli pare meglio. Ma mentre gli uomini hanno soltanto il dominio sulle altre creature sublunari, i Re hanno autorità anche sugli uomini stessi, e il diritto di governare a loro volontà e piacere. Ora, chi è maestro di coloro che sono maestri di ogni altra cosa ? Nessuno ha potere su di lui (dà il Primo Segno e si risiede).

 

STVI : Quello che avete detto, Illustre Maestro di Cavalleria, è di grande importanza, ed è ben calcolato per sostenere la dignità e l’autorità del Trono. Ora, Compagno Zorobabele, volete difendere voi la vostra opinione ?


Il MdF si alza e dà il Primo Segno : O Principi e Governanti, la forza del Vino non può essere negata, e neppure quella dei Re, che unisce così tanti uomini in una comune fedeltà. Tuttavia, le Donne sono superiori a entrambi : anche i Re sono doni delle Donne, che sono anche le madri di coloro che coltivano i nostri vigneti. Le Donne hanno il potere di farci abbandonare il nostro Paese e le nostre relazioni, di farci dimenticare i migliori amici che abbiamo nel mondo, di abbandonare tutti i nostri vantaggi per vivere e morire con loro.

 

Ma, detto questo : né le Donne né il Vino né i Re sono comparabili con la forza onnipotente della Verità.

 

Come ogni altra cosa, anche la Verità può essere mortale e transitoria ; ma chi vive per essa, può perseverare e conquistarla per sempre. I benefici che riceviamo da lei non sono soggetti a variazioni o vicissitudini del Tempo o della Fortuna : nel suo giudizio non c’è ingiustizia, Lei è la Sapienza, la Forza, la Bellezza, la Potenza e la Maestà di tutte le età.

 

Sia benedetto il Dio della Verità ! (Dà il Primo Segno e si risiede).

 

Il STVI si alza e punta lo Scettro in direzione del Candidato : Grande è la Verità, e potente sopra ogni cosa ! Zorobabele, puoi chiedermi ciò che vuoi : io te lo darò, perché ti sei mostrato il più saggio tra i tuoi Compagni. Tu prenderai i tuoi pasti accanto a me, e sarai chiamato mio cugino (si risiede).

 

Il MdF si alza e dà il Primo Segno : O Re, rammenta il voto da te prestato, di riedificare Gerusalemme fin dal giorno della tua incoronazione e di restituire gli oggetti sacri che ne vennero portati via. Tu hai anche promesso di costruire il Tempio, che fu bruciato quando Giuda venne devastato dai Caldei ; ed ora, o Re, questo è quello che voglio da te, che tu mantenga il voto che con le tue labbra hai prestato al Re del Cielo (dà il Primo Segno e si risiede).

 

STVI : Zorobabele, sarà fatto ; rispetterò puntualmente il mio voto. Lettere e passaporti saranno immediatamente rilasciati ai miei Ufficiali di tutto il Regno, per dare a te e a coloro che ti accompagneranno un viaggio sicuro fino a Gerusalemme. D’ora in poi nessuno più vi ostacolerà, né cercherà di impedirvi di riedificare la vostra città e il vostro Tempio. Avvicinati per ricevere la tua ricompensa (omissis).
Zorobabele viene fatto inginocchiare ; gli vengono restituite la Cintura Verde e la Spada, e il STVI lo informa che sta per crearlo Cavaliere del nuovo Ordine da lui istituito in questo momento.

 

E’ questa Investitura il rito a cui deve guardare chi vuol cogliere l’atto magico che libera le correnti del quarto rituale maggiore nel mondo ; o per essere più precisi, all’attimo in cui il potere di gestire la Fascia Verde viene reso al Candidato.

 

STVI : In virtù del potere in me investito in qualità di successore e rappresentante di Dario Re di Persia, vi costituisco e vi creo (omissis – mentre pronuncia queste parole, pone leggermente la lama della Spada prima sulla spalla destra del Candidato, poi sulla spalla sinistra e infine sulla testa). Siate Leale, Combattivo, Coraggioso e Sincero. Sposta la Spada nella sinistra, poi con la destra afferra la mano destra del Candidato con la Presa di Compagno e lo rialza, dicendo : Signor Cavaliere, alzatevi.

 

Il DdC rimuove l’inginocchiatoio e invita i Cavalieri a sedersi. Il STVI mostra la Spada al Candidato, reggendola orizzontalmente con entrambe le mani.

 

STVI : Nelle mani di un vero e cortese Cavaliere, la Spada è dotata delle tre più eccellenti virtù : La Fede nell’Elsa, la Speranza nella Lama, la Carità nella Punta.

 

Questo ci insegna un’importante lezione : che quando ricorriamo alla nostra Spada per una causa giusta e virtuosa dobbiamo avere fede in Dio, possiamo ragionevolmente sperare nella vittoria, e dobbiamo sempre rammentare di infliggere caritatevolmente il colpo di grazia al nemico caduto.

 

Signor Cavaliere, ora con piacere riaffido a voi la Spada di cui foste privato dalle mie guardie (tenendo la Spada verticalmente, ne porge l’impugnatura alla mano destra del Candidato).

 

Segue l’insegnamento di nuovi segreti del grado ; poi il nuovo Cavaliere viene invitato a riporre la Spada, con l’auspicio che essa rimanga nel fodero fino ad essere consumata dalla ruggine, piuttosto che sguainarla per causa di ingiustizia o di oppressione.
Il nuovo Cavaliere viene insignito del Gioiello dell’Ordine, e invitato a prendere posto tra le Colonne. Si passa poi alla Chiusura.

 

MASSONERIA:Riti Magici per Cambiare il Mondo 4

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

quarta parte

Nel corso dei precedenti articoli abbiamo illustrato ai lettori il simbolismo della Prima Loggia ; passiamo ora alla Seconda.

 

Il suo simbolo è il Cerchio il cui centro coincide con quello del Magen David, e che lo racchiude.

 

Se i Tre Maestri di riferimento della Prima Loggia erano Adamo, Melchisedec e Noè, quelli della Seconda sono Re Salomone, Re Hiram di Tiro e Hiram Abif.

 

Salomone prese l’iniziativa per la Prima Edificazione del Tempio ; Hiram di Tiro collaborò con lui, fornendogli materiali e maestranze ; Hiram Abif era il geniale Architetto che ne diresse la costruzione.

 

Come i centri del Cerchio e del Magen David coincidono, così la Prima Edificazione del Tempio è simbolicamente considerata il punto di innesto della tradizione massonica nella storia (sebbene la Massoneria sia stata fondata quasi tre millenni dopo).

 

Potremmo limitarci ad affermare semplicisticamente che, nei tempi lunghissimi caratterizzanti il suo progetto, l’organizzazione (vedi articoli precedenti) avesse determinato il primo evento in previsione del secondo ; ma in verità il discorso è più complesso, e va considerato sulla base del tempo capovolto.

 

La medesima prospettiva ci aiuta anche a capire perché al Centro del Cerchio – ovvero nel punto dove, a livello simbolico, si generano le correnti – ritroviamo la Seconda Loggia e non la Prima : la quale, guardando alla cosa dal punto di vista del processo di emanazione, dovrebbe ovviamente essere quella più a monte.

In verità, anche senza tirare in ballo il tempo capovolto non manca la possibilità di spiegare questa apparente incongruenza ; parecchi commentatori hanno provato a farlo, almeno in tre modi :

  • Facendola derivare dal fatto che le carte geografiche medievali erano di forma circolare, con Gerusalemme raffigurata al centro del mondo ;
  • Facendo riferimento allo Schema 1-2-1, ovvero ipotizzando che il mito delle Tre Logge, considerato nel complesso, possa essere già riferito alla terza fase dello Schema (ovvero non più al Potere di Dio ma al Potere dell’Uomo) – e sarebbero quindi le correnti già applicate all’Uomo a dover rivestire, per questo motivo, un ruolo centrale ;
  • Oppure affermando, piuttosto lapalissianamente, che lo schema raffigurato nel Magen David non era destinato all’uso da parte della Prima Loggia, bensì della Seconda.

E’ possibile, a nostro avviso, che questa terza ipotesi sia corretta (e più avanti, troveremo anche un interessante passo rituale che la sostiene) ; rimane però il fatto che nel Magen David, a qualunque Loggia fosse destinato, non è in alcun modo raffigurato che la corrente della Seconda Loggia derivi da quella della Prima – a meno che non si applichi il tempo capovolto al rapporto tra la Prima Loggia e la Seconda, in modo che la corrente originaria diventi la corrente derivata, e viceversa.

A questo proposito, è significativo che il rapporto tra la Seconda e la Terza Loggia non appaia, viceversa, contrassegnato da alcuna inversione – è un po’ come se l’ideatore del Magen David avesse mirato a mettere in guardia gli studiosi, dicendo loro : guardate che l’ordine in cui le Tre Logge sono disposte dall’alto verso il basso non deve essere interpretato alla stregua di una normale sequenza temporale/lineare.

Col tempo capovolto, entrambe le frecce che indicano la direzione del Tempo (così tutte le altre frecce partenti dal centro del Magen David che si vogliano immaginare) partono dal Centro e vanno verso la periferia, a testimonianza di un’emanazione energetica tanto sovrannaturale da piegare a proprio piacimento le leggi del mondo materiale (è stato scritto che il Magen David possa essere considerato un buco nero al contrario).

Sarà il futuro, una volta spinto fino ai suoi più estremi sviluppi, a creare il passato : un’arte molto difficile, ma con la quale il genere umano sta già imparando a destreggiarsi, almeno a partire dal giorno in cui ha inventato la Storia.

Passeremo ora a prendere in considerazione un sistema di side degrees in due gradi che mette in scena l’essenza dei lavori della Seconda Loggia.

I suoi tre Ufficiali principali : Maestro Tre Volte Illustre, Illustre Vicemaestro e Illustre Direttore Principale dell’Opera, rappresentano rispettivamente Salomone, Hiram di Tiro e Hiram Abif.

Salomone è Tre Volte Illustre perché l’influenza della Seconda Loggia, che parte dal centro del Magen David, si espande su tutti e tre i livelli temporali : nel presente, nel passato e nel futuro.

Nel primo dei due gradi, i Fratelli sono abbigliati come nell’Arco Reale. Sui piedistalli di fronte a loro sono poste Tre Candele accese in forma di un Triangolo, col vertice all’Oriente ; c’è anche una Candela più grande, accesa sulla destra.

 

Al centro del Tempio è collocata l’Arca dell’Alleanza, coperta da un Velo.

Apertura : la porta del Tempio è incustodita. Ahishar, il Copritore Interno, finge di dormire ; il Candidato, accompagnato dal Direttore del Consiglio, può quindi entrare senza nessun allarme.
Dopo l’Apertura, il Maestro Tre Volte Illustre propone al Vicemaestro che i lavori vengano proseguiti nella Volta Segreta. Questi gli risponde :

 

Tre Volte Illustre Re Salomone, è il mio più ardente desiderio vedere la Volta Segreta completata, e i Tesori Sacri ivi depositati in modo sicuro, in modo che io possa tornare al mio Paese con la soddisfazione di avere compiuto fedelmente il mio dovere.

 

E chiede poi al Capitano della Guardia : Compagno Capitano della Guardia, il nostro numero è al completo ?
CdG. : Ho trovato il numero Tre volte Nove.


MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete voi un (omissis) ?
CdG : Sì, sono stato scelto in quanto tale, e i miei orari sono stati battuti regolarmente.

 

MTVI : Va bene ; chiameremo poi i Compagni da ordinare come (omissis). Compagni, in piedi e all’ordine con il Segno di (omissis).
CdG : Maestro Tre Volte Illustre, tutti i Compagni sono all’ordine.


MTVI : Compagno Capitano della Guardia, di quanti Compagni è composto un Consiglio di (omissis) ?
CdG : Non devono essere meno di (omissis) e non più di (omissis).
MTVI : E qual è il vostro dovere ?


CdG : Assistere il Maestro Tre Volte Illustre nell’Apertura e nella Chiusura del Consiglio, controllare che la Volta Segreta sia custodita in modo sicuro e non fare entrare nessuno che non sia un (omissis) degno e fedele.

 

MTVI : Dove è seduto il Direttore Principale dell’Opera ?


CdG : All’Oriente, alla sinistra del Maestro Tre Volte Illustre.

 

MTVI : Illustre Compagno Direttore Principale dell’Opera, qual è il vostro dovere ?


IDPO : Di rappresentare il nostro Grande Maestro Hiram Abif, la cui grande abilità nelle arti e nelle scienze lo portò ad essere selezionato come la persona più adatta per realizzare i Piani di Costruzione del Santo Tempio di Dio ; e anche per annunciare l’ora di ristoro e riposo dopo le fatiche della giornata.

 

Sono state qui dichiarate le valenze della figura di Hiram Abif (che è, come è noto, nella Massoneria contemporanea, il personaggio-simbolo del grado di Maestro) anche al di là del ruolo a lui affidato nella Seconda Loggia. Sarà infatti la sua perizia nel realizzare i Piani di Costruzione del Santo Tempio di Dio a dare vita alla Massoneria dei Mille Maestri, non più solo di Tre : a quella Terza Loggia destinata ad applicare i Piani di Costruzione al mondo profano, fino all’ora di ristoro e riposo dopo le fatiche della giornata.

 

MTVI : E dove è collocato il Vicemaestro ?


VM : Alla vostra destra, Maestro Tre Volte Illustre.

 

MTVI : Illustre Vicemaestro, il vostro dovere ?


VM : Rappresentare Hiram Re di Tiro, manifestando in questo modo la Comunione dei Re, e assistere il Maestro Tre Volte Illustre con consigli e suggerimenti.
Con quest’ultima dichiarazione, Hiram di Tiro porta un’interessante conferma alla terza ipotesi sul ruolo centrale della Terza Loggia, che abbiamo prima citato. Discendente di Abramo, quindi erede del sacerdozio di Melchisedec, è senza dubbio Salomone il rappresentante della Prima Loggia in seno alla Seconda ; ma in base alla Comunione dei Re, il potere di Hiram di Tiro è tale da dargli dei consigli. Questo ci conferma come sia proprio la Seconda Loggia il centro effettivo di diffusione, sul piano della realtà oggettiva, del processo di emanazione rappresentato – in modo più astratto – dalla Prima.

 

La posizione paritaria di Salomone e Hiram di Tiro è confermata nelle battute seguenti :

 

MTVI : E qual è la collocazione del Maestro Tre Volte Illustre ?

 

VM : All’Oriente.

 

Dettaglio rivelatore : non è il Maestro Tre Volte Illustre (ovvero, appunto, Salomone) a rispondere a sé stesso – egli rimane muto come muto è il passato, e risponde al suo posto Hiram di Tiro.

 

MTVI : E qual è il suo dovere ?


VM : Nella sua qualità di rappresentante di Salomone, Re di Israele, recitare le tradizioni segrete, illustrare la morale dell’ordine, erogare premi, conferire onori e  ispirare nel (omissis) le più elevate concezioni del Supremo Grande Architetto dell’Universo.
MTVI : Compagno Capitano della Guardia, che ore sono ?


CdG : Sono le nove di sera, il momento in cui tutti gli occhi indiscreti dovrebbero essere chiusi nel sonno.


MTVI : Essendo le nove di sera, è il momento di riprendere il nostro lavoro. I Compagni raggiungano i loro posti, e dopo il Segnale (omissis) ciascuno si metta all’opera.

 

Batte il Segnale col Maglietto. I Compagni si mettono all’Ordine di (omissis) – escluso Ahishar, il CI, che continua a dormire – e formano un Cerchio intorno all’Arca, lasciandovi un’apertura verso Oriente.

 

Dapprima, anche i tre Grandi Ufficiali entrano a far parte del Cerchio ; poi, dopo una breve invocazione da parte del Capp., il MTVI torna al suo posto.
MTVI : Che l’Arca dell’Alleanza sia svelata.

 

Dapprima il VM si va a collocare presso il lato dell’Arca a Settentrione e l’IDPO a Meridione ; poi il DdC si porta presso il lato a Occidente.

 

Insieme, i due Grandi Ufficiali rimuovono il Velo che copre l’Arca, lo ripiegano, lo consegnano al DdC e tornano a sedersi ai loro posti. A questo punto tutti i Compagni li imitano, sciogliendo il Cerchio.

 

Segue ora il rituale di Accoglimento di un Candidato ; e in questa parte, il progetto (vedi articoli precedenti) si trova rispecchiato con una limpidità e una chiarezza ben rara da trovare negli altri side degrees da noi esaminati, nei quali si ritrovano spesso adattamenti la cui ortodossia dal punto di vista del progetto è discutibile (dettati, noi crediamo, dall’esigenza dei missionari sabbataisti di creare rituali facilmente integrabili nel contesto culturale in cui operavano).

 

Il punto più alto di questo rituale si trova nelle Istruzioni sulla storia del grado, che il MTVI fornisce al Candidato verso la fine. In apparenza vi si parla dei Tre Maestri ; ma – non diversamente dalla Leggenda di Phaleg, citata il mese scorso – si tratta in realtà di un mini-trattato ermetico, che presenta le modalità di interazione delle forze del ternario (o dell’Algoritmo 1 che dir si voglia). Ad esso fa seguito una tegolatura che può essere considerata la chiave della trasformazione dell’Algoritmo 1 nell’Algoritmo 10 in Massoneria.

 

Il MTVI dichiara che si provvederà all’Accoglimento di un nuovo (omissis). Batte il Segnale (omissis), che viene ripetuto da VM, IDPO e CdG.

 

Fuori dal Tempio, il CE bussa alla porta nello stesso modo, e ugualmente la Sentinella gli risponde. Allora il CdG apre il Libro della Legge Sacra a 1° Re, 7 : il capitolo biblico nel quale sono narrate le meraviglie portate a termine da Hiram Abif, sotto la direzione di Salomone, nell’Edificazione del Tempio.

Presso la porta del Tempio, il CI Ahishar continua a dormire.

(omissis)

Il Candidato fa il suo ingresso nel Consiglio ; il CdG gli si fa incontro con la Spada sguainata, glie la punta al petto e gli chiede : Chi viene qui ?

 

Il Candidato, che era stato precedentemente istruito in proposito, gli risponde di essere Zabud, un amico di Re Salomone.

 

CdG : Datemi allora il Segno del grado, e il Segno che si fa all’ingresso.

 

Candidato : Non posso.
Il CdG grida allora : Un intruso, un intruso ! e tutti balzano in piedi. Il MTVI batte un colpo e ordina : Compagni, alla guardia dell’Arca dell’Alleanza !

 

I Compagni si precipitano a formare un Cerchio intorno all’Arca, stando rivolti all’esterno.

 

MTVI : Qual è la causa di questo allarme ?


CdG : Un intruso è penetrato nella Volta Segreta.


MTVI : Che sia messo subito a morte !
Il CdG alza la Spada per colpire il Candidato, ma il DdC interviene, e blocca il colpo.
DdC : Maestro Tre Volte Illustre, siete consapevole che colui al quale si sta per infliggere questa pena terribile è il vostro amico Zabud ?
(omissis)

 

Zabud è stato incatenato, e i tre Ufficiali Principali si sono consultati riguardo al suo destino.

 

MTVI : Sfortunato Zabud, la vostra curiosità e disobbedienza vi sono costate la vita. Ho consultato i miei Compagni e li ho trovati inflessibili, e tale è la natura del mio incarico che non sono autorizzato a perdonarvi senza il loro consenso. Dovete quindi prepararvi alla morte.


CdG (a nome del Candidato) : Maestro Tre Volte Illustre, vi prego di ricordare il mio grande e sincero attaccamento alla vostra sacra persona, al vostro servizio e al vostro segreto.

 

Di recente, avendo scoperto che era in corso un lavoro segreto a me ignoto, ho temuto di aver perduto il vostro favore e mi sono addolorato in silenzio. Infine, incapace di sopportare più a lungo, vi ho umilmente fatto conoscere i miei timori ; al che mi avete invitato a restare in attesa di una porta che sarebbe stata presto lasciata aperta per il mio ricevimento. Questa certezza mi ha soddisfatto.

 

Questa sera, avendo cose importanti da comunicarvi, venni a cercarvi come sempre nel vostro appartamento privato, e trovai aperta la porta della Volta Segreta. Allora pensai che fosse stata lasciata aperta per il mio ricevimento ; vi prego quindi di credere che non furono la curiosità o la disobbedienza a portarmi qui, ma il fervore e lo zelo nel vostro servizio.


VM : Maestro Tre Volte Illustre, trovo che il vostro amico non sia colpevole del reato a lui addebitato. La sua colpa fu solo una trascurabile imprudenza ; deve quindi essere perdonato, e ammesso come membro fra noi.

 

MTVI : Ma mio degno Compagno di Tiro, come possiamo farlo ? Non è forse il nostro numero già al completo ?

 

IDPO : È vero, Maestro Tre Volte Illustre, siamo al completo ; ma Ahishar il Copritore non è più degno della vostra fiducia, egli dorme al suo posto. Che sia espulso e bandito, e che Zabud sia nominato in suo luogo.

 

MTVI : Vi ringrazio, mio illustre Compagno, per i vostri consigli. Che Ahishar sia respinto e bandito !
Il CdG. afferra Ahishar e lo risveglia : Ahishar, sei respinto e bandito per aver dormito al tuo posto. Vieni via !

 

Ahishar, dibattendosi disperatamente : Misericordia ! Misericordia !
CdG : Non ce n’è per te. Trascina Ahishar fuori dal Consiglio, rientra e chiude la porta ; avanza poi fino al centro del Consiglio, e saluta il MTVI.

 

CdG : Maestro Tre Volte Illustre, il comando è stato obbedito (riprende il suo posto accanto al Candidato).

 

MTVI : Zabud, siete disposto a pronunciare la Promessa Solenne di non rivelare i misteri della Volta Segreta ?

 

Candidato : Sì.


MTVI : Allora, Compagno Capitano della Guardia, liberatelo dalle catene e conducetelo dinnanzi all’Altare.

 

(omissis)

 

In ginocchio il Candidato presta la Promessa Solenne, comprendente l’impegno a non cercare di penetrare nel Nono Arco senza l’approvazione dei Tre Grandi Maestri e di non rivelare a nessuno l’esistenza della Volta Segreta.

 

La Promessa viene sigillata dal Candidato posando per una volta le labbra sul Libro della Legge Sacra e tenendo la mano destra sul cuore (come tutti i Compagni presenti) ; nel frattempo, il MTVI gli stringe la mano destra e gli impone brevemente la sinistra sul capo.

 

Dopo la Promessa Solenne, il MTVI illustra al Candidato i Segni, le Parole e le Prese.

 

MTVI : Zabud (omissis), avete ora il mio permesso per avanzare attraverso i primi Otto Archi.
Il MTVI torna al suo scranno, e il DdC conduce il Candidato attraverso i primi Otto Archi. Questo percorso parte dall’angolo nordoccidentale del Tempio e termina a Settentrione dell’Arca, circa due passi a Occidente di essa ; ovvero, subito prima del Nono Arco.

 

Primo Arco : il DdC, imitato dal Candidato, lo attraversa con Passo e Segno di Apprendista.

 

Secondo Arco : Per attraversarlo, il Candidato deve dare la Parola di Passo del grado di Compagno.

 

Terzo Arco : si attraversa con Passo e Segno di Compagno.

 

Quarto Arco : con la Parola di Passo del grado di Maestro.

 

Quinto Arco : con Passo e Segno di Maestro.

 

Sesto Arco : col Segno di Maestro del Marchio.

 

Settimo Arco : col Segno dell’Arco Reale.

 

Ottavo Arco : col Segno di Saluto del (omissis).

 

All’ingresso del Nono Arco, il DdC batte il Segnale (omissis) col piede destro.
IDPO : Chi viene qui ?


DdC : Zabud, amico del Re, dopo essere avanzato attraverso i primi Otto Archi, vuole ora essere ammesso al Nono Arco.


IDPO : Maestro Tre Volte Illustre, il tuo amico Zabud vuole essere ammesso al Nono Arco.

 

I Tre Ufficiali Principali si consultano. Infine, il MTVI ordina : Lasciatelo passare.

 

Il DdC e il Candidato attraversano l’Arco con tre passi verso l’Oriente ; fanno una breve pausa e avanzano ancora verso Oriente, presentandosi dinnanzi al MTVI.

 

MTVI : Ora vi istruirò sulla storia di questo grado.

 

Il DdC conduce il Candidato a Meridione, fronte a Settentrione.

 

MTVI : I nostri tre Grandi Maestri : Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, essendo in possesso degli scritti di Mosè e dei Profeti, sapevano bene che se i Figli di Israele avessero  deviato dalle Leggi in essi contenute i loro nemici si sarebbero scatenati contro di loro ; le loro città e il Sacro Tempio sarebbero stati saccheggiati, rovinati e distrutti e tutti i tesori sacri contenuti nel Sancta Sanctorum sarebbero andati perduti per sempre.

 

Per evitare questo male, decisero di edificare una Volta Segreta sotterranea, che partiva da sotto l’appartamento più ritirato di Re Salomone e terminava sotto il Sancta Sanctorum, o Santissimo.

 

Questa Volta venne suddivisa in Nove Archi, o Cripte. Il Nono Arco fu concepito dai nostri tre Grandi Maestri come il luogo in cui depositare copie di tutti gli oggetti sacri e i tesori sacri contenuti nel soprastante Sancta Sanctorum, e anche come un luogo in cui i tre Grandi Maestri avrebbero potuto incontrare i Fratelli, per conferire loro il grado di Maestro Massone, quando il Tempio sarebbe stato completato.


Per lavorare sui primi Otto Archi, vennero impiegati Ventidue Uomini di Gebal, una città della Fenicia, insieme ad Adoniram e Ahishar ; i quali erano molto abili nelle arti e nelle scienze in generale, ma in particolare nella scultura.


Il loro orario di lavoro era dalle Nove di sera fino alle Dodici, il momento in cui tutti gli occhi indiscreti sono chiusi nel sonno.

 

Proprio durante la costruzione di questo deposito avvenne l’episodio del tentativo di ingresso di Zabud, e su di esso si fonda la prova rituale che avete appena superato.

 

Quando il Nono Arco fu completato, i nostri tre Grandi Maestri vi depositarono una copia esatta del Arca dell’Alleanza, contenente i facsimili del Vaso di Manna e della Verga di Aronne ; nonché una copia del Libro della Legge, ovvero tutte le parti della Bibbia già scritte prima di allora. E perché si sapesse da chi e a quale scopo tali oggetti erano stati depositati, posero su tre lati dell’Arca le iniziali dei loro nomi, e sul quarto la data e il motivo :

 

“Depositati nell’A:. V:. L:. 3000 da Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, per il bene dell’Ordine in generale e della Nazione Ebraica in particolare”. 

 

Compagno, avendo conseguito questo grado siete entrato a far parte del Circolo di Perfezione dell’antica muratoria. Sia vostra cura costante mostrarvi degno della fiducia riposta in voi, e dell’onore a voi conferito con l’ammettervi a questo selezionatissimo grado. Lasciate che rettitudine ed integrità guidino i vostri passi, lasciate che giustizia e misericordia segnino la vostra condotta.

 

Così sforzatevi di assolvere agli importanti compiti che vi verranno affidati ; affinché, quando le vostre ore saranno regolarmente battute, possiate essere ammesso a partecipare di tutti i privilegi di un (omissis).

 

Segue la Chiusura, nel corso della quale – dopo essersi nuovamente accertato che la Volta Segreta sia custodita in modo sicuro – il MTVI sottopone il CdG alla seguente tegolatura :

 

MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete voi un (omissis) ?
CdG : Sono stato scelto in quanto tale, e le mie ore sono state regolarmente battute.

 

MTVI : Quali sono le ore ?

 

CdG : Dalle Nove alle Dodici : il momento in cui tutti gli occhi indiscreti sono chiusi nel sonno.


MTVI : E chi vi aveva presentato ?

 

CdG : Uno di coloro che, per la loro fedeltà e abilità, erano stati selezionati per prendere parte alla costruzione della Volta Segreta.

 

MTVI : Qual è il vostro nome ?

 

CdG : xxxxxx.


MTVI : Qual è la vostra età ?


CdG : Tre volte Nove Anni, o Ventisette.


MTVI : Quali sono i vostri strumenti ?


CdG : La Spada e la Cazzuola.


MTVI : E come li spiegate ?


CdG : Come la Spada e la Cazzuola vennero utilizzate dai nostri antichi Fratelli per difendere, proteggere, cementare e completare la Volta Segreta, così noi in qualità di (omissis) siamo tenuti a custodire devotamente gli inestimabili segreti del nostro venerabile Ordine, e a stare uniti per cementare la nostra Fratellanza.

 

MTVI : Che ore sono ?

 

CdG : E’ Mezzanotte.

 

Dopo una breve preghiera, il MTVI ordina che l’Arca sia ri-velata. VM e IDPO si portano rispettivamente sui lati dell’Arca a Settentrione e a Mezzogiorno ; il DdC porge loro il Velo. La ricoprono e tornano ai loro posti.

 

Il MTVI dichiara chiusi i lavori e batte il Misterioso Nove, che viene ripetuto dagli altri due Grandi Ufficiali. Il CdG batte il Nove a sua volta, richiude il Libro della Legge Sacra e rimuove gli attrezzi dall’Altare.

 

MASSONERIA: Riti Magici per Cambiare il Mondo 3

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

terza parte

 

Nel secondo articolo di questa serie abbiamo preso in considerazione il sistema di side degrees massonici che riveste la funzione di manifestare le correnti sottili del quarto rituale maggiore nello spaziotempo, nonché a formare un piccolo gruppo di Maestri qualificati a controllarle.

La fase successiva del lavoro consiste invece nello scomporle secondo le loro tre possibili modalità espressive, simboleggiate dalle tre figure costituenti il Magen David : il Cerchio, il Triangolo Superiore e il Triangolo Inferiore.

Questo lavoro di scomposizione si verifica (e viene descritto) non nell’ambito di un qualunque side degree della Massoneria, ma di un grado assai più diffuso e universalmente noto ; famoso anche per la sua collocazione anomala, in quanto – pur non essendo parte dei gradi azzurri – è ad essi strettamente collegato.

Avremo modo di soffermarci ancora su di esso nell’ultimo articolo di questa serie. Per il momento, tutto quello che ci interessa è il seguente discorso, che nel corso dei suoi lavori l’Eccellentissimo Zorobabele rivolge al nuovo iniziato :

EZ : Mi congratulo con voi per essere stato ammesso nel (omissis – nome del grado), al tempo stesso fondamento e Chiave di Volta dell’intera struttura massonica.

Potreste forse immaginare di aver oggi conseguito un quarto grado, ma tuttavia non è il caso : la Massoneria si completa col terzo grado, e quando siete risorto ad esso siete anche stato informato che per la morte prematura del nostro Maestro Hiram Abif i segreti del Maestro Massone sono andati perduti ; e che certi segreti sostitutivi sono stati adottati perché i Maestri Massoni potessero riconoscersi l’un l’altro, fino al momento o alle circostanze per cui il vero segreto avrebbe potuto essere ristabilito.

Questi segreti rimasero perduti per un periodo di quasi Cinquecento Anni, e sono stati riacquistati nel modo che vi è appena stato descritto (omissis) ; siamo ora arrivati a quella parte della cerimonia contrassegnata da Tre Letture.

In essa, l’Ottimo Compagno Giosuè darà la Lettura Storica ; l’Ottimo Compagno Aggeo quella Simbolica, dopodiché io spiegherò la parte Mistica di questo Grado Supremo.

Compagni, sedete (omissis).

Lettura di Giosuè :

Compagni, ci sono tre momenti nella storia della Massoneria, che meritano in particolare la vostra attenzione : L’APERTURA DELLA PRIMA O SANTA LOGGIA, DELLA SECONDA O SACRA LOGGIA E DELLA TERZA LOGGIA, O GRAN LOGGIA REALE.

La Prima o Santa Loggia fu inaugurata nell’Anno Lucis 2515, due anni dopo l’Esodo dei Figli di Israele dalla schiavitù egiziana, da Mosè, Oholiab e Bezalel su un Terreno Consacrato, ai piedi del monte Oreb nel Deserto del Sinai, dove il Figli di Israele avevano piantato le tende, e si erano radunati per offrire lodi e ringraziamenti all’Altissimo dopo la loro liberazione dalle mani degli Egiziani.

Prima di quel momento, l’Onnipotente si era compiaciuto di rivelarsi al suo fedele servo Mosè e gli aveva affidato la sua elevata missione, che era stata cagione di ira per Faraone e il suo popolo, ma di libertà e di salvezza per la casa di Giacobbe.

Nota : Parecchio ci sarebbe da dire sul significato delle figura di Faraone e di Israele nel messaggio messianico del Sabbataismo (vedi articoli precedenti), nel quale la figura del Faraone incarna Samael, il Satana qabbalista : fonte del male non nel senso delle cattive azioni, ma del male-incarnazione, ovvero simbolo dell’imprigionamento delle scintille divine nella materia.

La missione del Messia sabbataista (simbolo dell’essere umano che mira alla Redenzione di Israele – ovvero alla realizzazione iniziatica intesa non come affermazione del singolo, ma come percorso collettivo di salvazione dell’intera umanità) consiste nel farsi Satana ; il che significa vuotare fino alla feccia l’amaro calice dell’incarnazione, fino a condurre alla salvezza ogni forma manifestata.

E’ questo il senso del terzo passaggio dello Schema 1-2-1 (ovvero della Divinizzazione dell’Uomo) : la sua realizzazione passa attraverso il progresso scientifico, che nobilita la materia.

Dovevano ancora essere consegnate a Mosé quelle forme misteriose e prototipiche : il Tabernacolo, l’Arca dell’Alleanza e le Tavole della Legge Sacra, incise dal dito dell’Altissimo con precetti sublimi e completi di dovere morale e religioso. Dovevano ancora essergli dettate dalla Sua saggezza infallibile quelle particolari forme etiche, civili e religiose che avevano separato il Suo popolo da tutte le altre Nazioni, consacrando Israele ad essere un Vaso eletto al Suo servizio. Per queste ragioni venne fondata la Prima o Santa Loggia.

Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif presiedettero la Seconda o Sacra Loggia, che venne aperta nell’Anno Lucis 2992 nel seno del Sacro Monte Moria : il Centro della Terra, dove il Sancta Sanctorum del Sinedrio fu poi eretto.

In quel luogo consacrato Abramo aveva dimostrato la sua fede intuitiva, non rifiutandosi di offrire il suo amato figlio Isacco in Olocausto sull’Altare del suo Dio : sacrificio che era piaciuto all’Onnipotente di sostituire con un altro più gradito. Sempre lì, sull’aia di Arauna il Gebuseo, Davide aveva offerto il Sacrificio di Riconciliazione per cui la peste era stata debellata ; e lì, in una visione, gli erano anche stati rivelati i disegni del magnifico Tempio che sarebbe stato poi eretto dal suo illustre figlio, del quale Dio aveva detto : Egli edificherà una Casa al mio Nome, e io renderò stabile il Trono del suo regno per sempre.

Per questi motivi venne istituita la Seconda o Sacra Loggia.

La Terza Loggia, o Gran Loggia Reale, fu innalzata a Gerusalemme, e aprì i battenti nell’Anno Lucis 3469, poco dopo il ritorno dei Figli di Israele dalla loro prigionia babilonese. I suoi fondatori furono il Principe Zorobabele, il Profeta Aggeo e il Sommo Sacerdote Giosuè, figlio di Jehotsadak.

Fu allora che il potere regale venne restituito, nella persona di Zorobabele, alla stirpe reale di Davide e alla Tribù dei Principi di Giuda ; la cui trasmissione non sarebbe stata mai più interrotta, neanche dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani sotto Tito, nell’anno 70 della nostra era.

Pertanto, per commemorarne la restaurazione, questa è stata chiamata Terza Loggia o Gran Loggia Reale, e noi cerchiamo di perpetuare nel nostro presente Capitolo la fedeltà all’opera dei nostri grandi predecessori.

In ogni Capitolo (omissis) regolarmente formato e debitamente costituito riconosciamo la figura del Grande e Santo Capitolo (omissis) di Gerusalemme ; i Tre Ufficiali Principali rappresentano Zorobabele, Aggeo e Giosuè, dei cui nomi sono portatori, e i Due Scribi rappresentano Esdra e Nehemia, lettori e commentatori della Legge Sacra e Accompagnatori (dei Candidati) nel Gran Sinedrio.

Prenderemo ora in considerazione il simbolismo delle Tre Logge, una per una.

L’idea è quella di caricarlo il meno possibile con le nostre interpretazioni, per non offuscare uno dei suoi caratteri più sorprendenti : l’incredibile capacità di dialogare con il cuore di chiunque.

La Prima Loggia corrisponde, nel Magen David, al Triangolo Superiore : quello con la punta rivolta verso l’alto, simbolo del legame tra il Creatore (rappresentato dal Vertice) e il mondo manifestato (rappresentato dalla Base).

E’ questa la raffigurazione dello status precedente all’intervento attivo dell’Uomo nella storia, quando l’umanità era ancora completamente sottomessa all’autorità di Dio.

In 666, Daniele Mansuino ha discusso dell’Idea di Dio : ovvero delle molteplici rappresentazioni del divino che l’Uomo è costretto a crearsi, essendo forzato dalla sua forma mentale a figurarselo per mezzo di immagini suggerite dal pensiero.

A monte di esse giganteggia l’intonsa e pura rappresentazione di Dio nell’età sciamanica : fondata sulla percezione diretta – potremmo dire energetica – dell’Algoritmo 1 (vedi articoli precedenti) da parte dell’Uomo del passato, quando ancora nessuna sovrastruttura mentale era intervenuta ad appesantirne il pensiero.

Era proprio questo l’autentico stato primordiale, senza conoscere a fondo il quale non è concepibile che alcuna corrente sottile funzionale all’evoluzione umana possa essere captata e messa a profitto ; e proprio alle tre forze dell’Algoritmo 1 va riferito il numero indispensabile di Tre di cui si tratta nel rituale che stiamo per esaminare.

I Tre Maestri della Prima Loggia sono, in ordine cronologico : Adamo, Noè e Melchisedec.

Il meno noto è forse Melchisedec, Re di Salem ; che è tuttavia un personaggio biblico di fondamentale importanza, in quanto rappresenta il punto di contatto della tradizione ebraica con la tradizione primordiale.

Genesi 14 : 17-20 – Quando Abramo fu di ritorno dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei Re che erano con lui, il re di Sodoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del Re. Intanto Melchisedec, Re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio Altissimo,  e benedisse Abramo con queste parole : Sia benedetto Abramo dal Dio Altissimo, Creatore del Cielo e della Terra, e benedetto sia il Dio Altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici. E Abramo gli diede la decima di tutto.

Fu offrendo il Pane ed il Vino che l’organizzazione (Melchisedec) concesse alla Massoneria (Abramo) di trasporre la corrente del quarto rituale maggiore nel suo linguaggio ; è dunque opportuno che il nostro breve panorama dei rituali della Prima Loggia parta dal side degree dedicato alla sua figura (per quanto, se si considera l’apparizione dei Tre Maestri sul piano cronologico, egli sia l’ultimo di loro).

 

Anche questo grado è incentrato su una forma di consacrazione. Essa abilita il corpo energetico del Fratello alla ricezione e incorporazione delle correnti grezze del rituale ; ponendole in questo modo in sintonia con la frequenza vibratoria della Seconda Loggia, cui egli inconsapevolmente le ritrasmetterà.

 

Apertura : al centro del Tempio è collocata una Tenda, i cui teli sono aperti. L’Araldo rassicura ripetutamente il Presidente che il Tabernacolo è correttamente custodito.


P : Ottimo Compagno Maestro delle Cerimonie, siete voi un Sommo Sacerdote consacrato ?


MdC (dà il Segno) : Eccellentissimo Presidente, ho mangiato dalla Punta della Spada quello a cui tutti noi possiamo partecipare.


P : Dove avete ricevuto l’onore di essere esaltato ?


MdC (dà il Segno) : In una Convenzione del Sacro Ordine (omissis), regolarmente costituita dal numero indispensabile di Tre.

 

P : Pensate che il numero indispensabile sia ora presente ?


MdC : Eccellentissimo Presidente, ve lo confermo.


P : Datemi la Parola Sacra.

 

MdC : (omissis)

 

I Fratelli si raccolgono in preghiera.


P : Ottimi compagni, in nome di Melchisedec dichiaro questa Convenzione del Sacro Ordine (omissis) debitamente aperta.
Il Libro della Legge Sacra viene aperto sull’Altare a Genesi : 14 (omissis) ; si passa poi alla Cerimonia di Accoglimento di un nuovo Candidato.

 

Il P, il Vicepresidente e il Capp. prendono posto all’interno della Tenda, che viene chiusa. Intanto, nella Sala dei Passi Perduti, il Conduttore informa il Candidato che la Tenda appartiene a Melchisedec, Re di Salem.

 

Il Candidato viene istruito su come avanzare fino al Piedestallo del P : Nove Gradini completi, arrestare e inchinandosi al Terzo, al Sesto e al Nono.
P : Compagno, vi siete regolarmente presentato per essere unto, consacrato e messo a parte del Santo Ufficio di (omissis). I membri di questa Convenzione sono intenzionati ad offrire una pronta risposta ai vostri desideri, esaltandovi a questo onore. Dovrete prima, tuttavia, prestare una Promessa Solenne (omissis).

 

Dite il vostro nome, e ripetete dopo di me : Io …, in presenza di questa Convenzione del Sacro Ordine (omissis) eretta alla Gloria del Sommo Sacerdote del Cielo e della Terra e dedicata a Melchisedec (omissis), solennemente e sinceramente prometto e giuro di non rivelare mai nessuno dei segreti o misteri della Santità di questo Ordine, se non a (omissis).

 

Mi impegno inoltre ad assistere qualunque (omissis) fino alla divisione della mio ultimo pezzo di pane ; e dove le necessità lo richiedessero, anche se egli fosse mio nemico, a nutrirlo sulla Punta della Spada (omissis).

 

Il Candidato presta la sua Promessa sul Libro della Legge Sacra, e il Cappellano legge Genesi, 14.

 

La Tenda viene poi preparata per la parte successiva del rituale : il Candidato viene fatto uscire, tutti i Compagni vi entrano e si accomodano su due linee di sedie che si fronteggiano, una orientata a Settentrione e l’altra a Mezzogiorno. Al centro c’è un piccolo tavolo, sul quale sono disposti vari oggetti.

 

Quando il Candidato viene indotto a presentarsi sulla soglia della Tenda, il P brandisce la Spada ; si scaglia contro di lui, e gli vibra un colpo mirando al capo. Il Candidato – debitamente istruito – lo para alzando la propria Spada orizzontalmente sopra la testa, dopodiché cade umilmente in ginocchio.
P (minaccioso) : Chi sei tu ?
Cond. (per il Candidato) : Il tuo amico e fratello Abramo (…). Ecco per te i prigionieri e il bottino ; ti pago le decime di tutto.
P : Sia benedetto Abramo dal Dio Altissimo, padrone dei Cieli e della Terra ; e benedetto sia il Dio Altissimo, che ha consegnato i tuoi nemici nelle tue mani

 

Ora alzati Abramo, mio amico e Fratello.

 

Il P rialza il Candidato con la mano destra e lo introduce nella Tenda.
P : Ecco la mia Tenda ; mangia del mio pane, e bevi del mio vino.
A un comando del MdC, tutti i Compagni presenti nella Tenda si alzano in piedi.

 

Il MdC prende dal tavolo un vassoio sul quale si trova un grosso Pane, rotto in due pezzi di grandezza diseguale, e lo porge al P. Questi prende il pezzo più grande e lo infilza nella propria Spada fino all’elsa ; prende poi il più piccolo e lo fissa sulla punta. Da questo stacca un pezzetto e lo mangia ; poi, nell’ordine, presenta la Spada – sorreggendola verticalmente – al VP, al Capp. e a tutti i Compagni presenti, prima a quelli di Settentrione (da Occidente a Oriente) e poi a quelli di Mezzogiorno (da Oriente a Occidente). Nel corso di questo itinerario, recita lentamente il Salmo 133.

 

Si trova infine a fronteggiare il Candidato, e lo invita :

 

Mangiate con noi questo Pane che avete ricevuto sulla Punta della Spada. Esso vi insegna che dovete essere sempre pronto a dividere il vostro ultimo pezzo di pane con un Compagno (omissis), fosse anche egli un vostro personale nemico.

 

Il P porge la Punta di Spada al Candidato, che si serve a sua volta. Affida poi la propria Spada al MdC, che la deposita sul tavolo e prende un Calice. Lo offre al P, che secondo l’ordine già seguito fa circolare il Calice tra i Compagni ; ognuno ne beve un sorso. Nel corso di questa perambulazione, il P recita lentamente il Salmo 134.

 

Il MdC pone poi una Spada in mano al Candidato, ordinandogli di reggerla con la mano destra orizzontalmente, all’altezza del petto.

 

Il P arriva di fronte al Candidato, e gli dice : Bevete con noi questo Vino sulla Spada : esso vi insegna ad essere sempre pronto a condividere le fortune e le sventure della vita con un (omissis).

 

Il Candidato prende il Calice con la sinistra, e beve al di sopra della Spada ; poi anche questi oggetti vengono riposti sul tavolo.
P : Ottimi Compagni, tutte le volte che mangerete Pane o berrete Vino imparerete da essi a soccorrere, proteggere e difendere sempre il Fratello. Se avrà fame, gli darete da mangiare ; se avrà sete, gli darete da bere ; se sarà nudo, lo vestirete ; se sarà malato o afflitto, lo visiterete, per sorreggerlo nel suo dolore o gioire con lui delle sue gioie. Tutto questo gli farete, e non lo abbandonerete mai.

 

Eccellente Compagno Conduttore, accompagnate ora il nostro amico e Fratello al Centro del Triangolo.
Il Cond. conduce il Candidato (passando da Settentrione) fino alla base del Triangolo (che ha il vertice volto all’Oriente), e gli insegna la corretta postura per inginocchiarsi su uno sgabello che è stato collocato al centro.

 

Il P, il VP e il Capp. si radunano intorno al vertice del Triangolo ; il Candidato e tutti i Compagni assumono un atteggiamento di preghiera.

 

Dopo che il Capp. ha recitato una breve invocazione, lui stesso, il MdC e il P impongono le mani sinistre sul capo del Candidato, formando il cosiddetto Segno di Unzione.

 

Poi il P intinge l’indice destro nel vasetto d’Olio che gli porge il MdC e unge il Candidato sul capo, tracciando per tre volte un altro Segno particolare.

 

P : In virtù del potere a me conferito in qualità di rappresentante di Melchisedec, Re di Salem e Sacerdote del Dio Altissimo, ti ungo (primo Segno) ti consacro (secondo Segno) e ti distinguo (terzo Segno) al Santo Ufficio di (omissis).
Sempre continuando a mantenere con gli altri due il Segno di Unzione, asciuga il capo del Candidato con un tovagliolo. Immerge poi il dito in un vasetto di Vino e ripete gli stessi gesti, recitando questa volta Numeri, 6: 24-26 :

 

Il Signore ti benedica e ti guardi (Primo Segno). Il Signore faccia brillare su di te il Suo volto, e ti sia propizio (Secondo Segno) ;  il Signore rivolga il Suo sguardo su di te, e ti dia la pace (Terzo Segno).
Tutti : Amen.
Ancora una volta gli asciuga il capo, e nel momento in cui termina viene chiuso il Segno di Unzione.

 

Il P solleva il Candidato afferrandolo per la mano destra e lo riposiziona al centro del Triangolo, per poi illustrargli il significato del Saluto e dei Tre Segni del grado…

Passiamo ora a prendere in considerazione il secondo Maestro della Prima Loggia : Noè, che in Massoneria è anche considerato il fondatore di un’antica forma di Maestranza.

La figura di Noè è accostabile a quella di Adamo, in quanto entrambi furono capostipiti dell’umanità ; per cui, simbolicamente, la comprendono interamente nelle loro persone.

Il discorso per cui un singolo individuo riassume nella sua persona un insieme di forme manifestate più o meno grande (non necessariamente soltanto forme umane) è da sempre riscontrabile in ogni campo del sociale. Esso riproduce, ai vari livelli dell’esoterismo e dell’exoterismo, la figura dell’essere collettivo per eccellenza : il Signore di Volontà e Potere, che comprende nella sua individualità l’intero Universo.

E’ questo un discorso da tenere sempre presente per una buona comprensione della magia massonica, uno dei punti più caratterizzanti della quale consiste nell’indefinita capacità di sdoppiamento e replica dei personaggi, delle situazioni e dei riti : un meccanismo che il Massone consapevole a livello magico è pienamente autorizzato ad applicare anche nelle sue forme operative personali.

Sulla sua base, il personaggio di Noè può essere considerato corrispondente non solo ad Adamo ma anche a Melchidesec, in quanto suo successore nella tradizione primordiale.

Con un piccolo approfondimento (che può aiutare a intuire il percorso delle relative correnti), il rapporto simbolico fra i Tre Maestri della Prima Loggia può essere sintetizzato così : 1) Melchisedec,  in quanto simbolo e portatore della tradizione primordiale, è figura dell’Adam Qadmon, l’Uomo Primordiale ; 2) Figura dell’Adam Qadmon, a sua volta, è Adamo ; 3) Noè, in quanto Primo Uomo dopo il Diluvio, è figura di Adamo.

Stiamo ora per considerare il rituale di un importante side degree che rilascia la maestranza noachita. Ci servirà soprattutto a sottolineare il presupposto alla base del passaggio delle correnti dalla Prima Loggia alla Seconda : che il riconoscimento del Divino, così come è preso in considerazione nell’ambito della Massoneria britannica, adempie soprattutto alla funzione di selezionare e circoscrivere le correnti destinate ad essere impiegate nel processo di divinizzazione dell’Uomo ; presupposto da cui non dovrebbero prescindere i Massoni impegnati a dibattere se sia o meno opportuno lavorare Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Nel simbolismo noachita, l’accostamento tra la figura di Adamo e quella di Noè ricorre più volte. Così, per esempio, nella bellissima leggenda del Sepolcro di Adamo :

Adamo si era preparato per l’eterno riposo una magnifica Pietra Monumentale, su cui erano incise tutte le Figure Geometriche e i Geroglifici, successivamente ripresi dagli Antichi Egizi, insieme alla spiegazione del significato della lettera Tau, che era il Marchio apposto su Caino perché nessuno lo toccasse, e sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione.

Ora accadde che Adamo fu avvertito che la sua Morte stava arrivando ; affidò quindi questo Sarcofago di Pietra a suo figlio Seth, con questo Incarico : che dopo il suo Decesso, il suo Corpo sarebbe stato deposto lì finché non si fosse trovato un Sacerdote dell’Altissimo che potesse celebrare il suo funerale secondo il rito di Melchisedec ; così il Corpo di Adamo fu tramandato fino a Noè, che lo sistemò al centro dell’Arca, e ogni giorno offriva Preghiere sulla sua Tomba Monumentale, come su un Altare offerto a Dio dalla Fede di suo Padre Adamo

E il grande Laurence Dermott, nell’Ahiman Rezon, stende un ponte ideale tra il rapporto Adamo/Noè e il simbolo dei Tre Maestri :

Adamo (…) comunicò fedelmente i misteri della sublime scienza a suo nipote Noè, che la trasmise ai posteri (…). E’ certo che c’erano (solo) quattro Massoni nel mondo quando venne il Diluvio, uno dei quali – forse il secondo figlio di Noè – non era Maestro (…), e che c’erano assai pochi Maestri ancora ai giorni del Tempio di Salomone : da cui appare chiaramente che la totalità dell’insegnamento veniva trasmessa a quei tempi solo a pochi individui

Con solo un piccolo passaggio ulteriore, il rapporto Adamo/Noè può essere collegato alle Tre Luci, delineando più dettagliatamente in che modo questo fondamentale simbolo massonico celi il segreto della discendenza della Massoneria dalla tradizione primordiale.

E’ proprio il grado che stiamo per esaminare quello che, tra i rituali noachiti, sviluppa maggiormente questo tema ; a partire dal fatto che la Loggia deve essere allestita in forma triangolare, fino a una chiara disamina dei legami fra il Triangolo e le Tre Luci.

Partendo da questi ultimi, il lettore di buona volontà troverebbe piuttosto facile ricostruire molti dettagli del rapporto reciproco fra le Tre Logge ; ma purtroppo – ci spiace molto – non siamo stati autorizzati a pubblicare quella parte, e la nostra citazione diretta di questo grado sarà limitata alla sola Apertura dei Lavori.

E’ anche notevole che, a un certo punto del rituale, la posizione del Triangolo viene invertita ; ovvero il Triangolo Superiore si converte nel Triangolo Inferiore, riassumendo in un gesto tutto il percorso delle correnti dalla Prima alla Terza Loggia.

Parentesi : non è questo l’unico modo in cui la maestranza noachita rivendica il suo diritto morale ad adempiere, nel processo di gestione delle correnti, un ruolo ben maggiore rispetto a quello che i rivolgimenti della Massoneria moderna le hanno assegnato. Infatti, l’intero processo è descritto – in termini deliziosamente ermetici – da un’altra antica leggenda noachita fondata sul Triangolo, la Leggenda di Phaleg (anche su questa, purtroppo, siamo stati sconsigliati dal dilungarci) :

I discendenti di Noè, nonostante l’Arcobaleno che era il segno di riconciliazione dato dal Signore agli uomini (…), risolsero di costruire una Torre molto alta per mettersi al riparo della vendetta divina. Scelsero perciò la pianura detta di Senmart, in Asia ; dieci anni dopo che essi ebbero gettate le fondamenta di tale edificio, il Signore (…) volse il suo sguardo verso la Terra, percepì l’orgoglio dei figli degli uomini e discese sulla Terra per confondere i loro progetti temerari e mise la confusione delle lingue tra gli operai

Gli operai, non intendendosi più, furono costretti a separarsi : ciascuno prese la sua direzione. Phaleg, che aveva dato l’idea di questa costruzione e ne fu il direttore, era il più colpevole e si condannò a una penitenza rigorosa : si ritirò nel nord della Germania, dove giunse dopo molte pene e fatiche

In quel luogo, che si chiama Prussia, egli costruì (…) un Tempio a forma di Triangolo, dove si richiuse per implorare la misericordia di Dio e la remissione del suo peccato.

Annota Michele Moramarco : La leggenda continua con la scoperta occasionale, nel 553 d. C., del Tempio triangolare, nel quale era una colonna di marmo biancoA fianco di quella colonna si trovava la tomba di Phaleg, con una pietra d’agata sulla quale era inciso l’epitaffio : Qui riposano le ceneri del nostro Grande Architetto della Torre di Babele ; il Signore ebbe pietà di lui, POICHE’ ERA DIVENTATO UMILE.

Ma è tempo ora di sottoporre ai nostri lettori l’Apertura del grado.

Disposizione della Loggia : il Comandante Noè (o Venerabile Comandante) è situato nella normale posizione a Oriente. Sul desco dinnanzi a lui sono collocati : una Pietra (omissis) sulla quale, quando la Loggia è aperta, vengono piazzati : un piccolo Triangolo Equilatero ; un piccolo Libro della Legge Sacra, chiuso ; gli Attrezzi da Lavoro del Carpentiere Navale, Ascia, Sega e Trapano.

Non ci sono Lumi, e non c’è Maglietto : il VC ha un piccolo Scettro col quale batte i colpi.

I due Sorveglianti siedono rispettivamente negli angoli nordovest e sudovest. Ognuno ha un piccolo desco e un piccolo Scettro per battere i colpi.

I due Diaconi siedono affiancati a Occidente (il Primo Diacono verso Sud), entrambi muniti di Aste.

Il Copritore Interno è situato vicino all’ingresso ; un piccolo Triangolo Equilatero è a disposizione per il suo uso.

Nel centro della Loggia, sul pavimento, è disposto un grande Triangolo Equilatero. Deve essere piatto, e con lati lunghi approssimativamente 24 pollici (61 cm) all’interno. Per la maggior parte del tempo sarà disposto con un vertice rivolto all’Oriente ; invece, durante la cerimonia di Elevazione, verrà ruotato in modo che l’apice punti a Occidente.

Un Percorso Triangolare sarà da seguire quando ci si muove nella Loggia. Il Punto di Ammissione di Candidati è situato alla metà esatta del suo lato occidentale, direttamente di fronte ai seggi dei due Diaconi. E’ da questo punto che il CI deve rivolgersi al VC per fargli i suoi annunci, e sempre da lì i Fratelli che entrano nella Loggia salutano gli Ufficiali.

Apertura : Un Inno di Apertura può essere cantato prima che la Loggia sia aperta. Il VC, batte una volta lo Scettro ; il colpo viene ripetuto dal PS e dal SS.

VC : Fratelli (omissis), assistetemi ad aprire questa Loggia (omissis).

Tutti si alzano.

VC a SS : Fratello Secondo Sorvegliante, qual è il primo dovere di ogni (omissis) ?

SS : Assicurarsi che la Loggia sia coperta.

VC : Fate compiere questo dovere.

SS, al Copritore : Fratello Copritore Interno, assicuratevi che la Loggia sia coperta.

Il CI va alla porta, la apre e si assicura che il CE sia presente ; poi chiude la porta e torna alla sua postazione.

CI : Fratello Secondo Sorvegliante, la Loggia è coperta.

Il SS batte un colpo con lo Scettro, poi si rivolge al VC : La Loggia è coperta.

VC al PS : Fratello Primo Sorvegliante, qual è il secondo dovere ?

PS : Assicurarsi che solo (omissis) siano presenti.

VC : Fratelli, all’Ordine come (omissis).

I Fratelli si alzano e si pongono all’Ordine del grado.

VC a SS : Figlio Sem, da quale parte del mondo provengono gli (omissis) ?

SS : Dalle montagne dell’Armenia.

VC a PS : Figlio Iafet, per quali destinazioni intrapresero la loro rotta ?

PS : Si sparsero su tutta la terra, riposando ovunque la Provvidenza di Dio si fosse compiaciuta di dirigerli.

VC : Allora, poiché abbiamo trovato un luogo per riposare, è mia volontà e piacere che questa Loggia di (omissis) si riunisca qui ed ora.

I  Fratelli fanno il Segno di Saluto, quindi mettono la mano destra sul cuore, restando in questa posizione nel corso della seguente preghiera.

Cappellano : Supremo Comandante dell’Universo, Ti supplichiamo affinché Tu non ci faccia mai venire meno il Tuo aiuto, e perché il nostro lavoro appena intrapreso possa da noi essere condotto in armonia, e chiuso in pace.

Tutti : Così sia.

VC : Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace a noi sulla Terra.

Tutti tolgono la mano dal cuore.

VC : Figlio Iafet, su cosa una Loggia di (omissis) è regolarmente aperta ?

PS : Su una misteriosa Pietra (omissis).

VC : Figlio Sem, perché sulla Pietra (omissis) e non sul Libro della Legge Sacra ?

SS : Perché, nel periodo in cui si ritiene che abbia avuto origine questo grado, le Sacre Scritture non esistevano.

VC : Figlio Iafet, presumo tuttavia che esistano, riguardo alla Pietra (omissis), tradizioni abbastanza importanti da giustificare il fatto che una Loggia di (omissis) sia aperta su di essa.

PS : Ci sono.

VC : Comunicatele.

PS : Le tradizioni legate alla Pietra (omissis) e associate con questo grado sono in numero di tre.

La prima : su questa Pietra il Patriarca Noè riposava quando tornava quotidianamente dal pio lavoro di  costruire l’Arca, e fu da lui posta nel centro dell’Arca quando l’ebbe finita.

La seconda : Noè utilizzò questa Pietra come un’Ancora di Speranza, per fissare la posizione dell’Arca dopo che questa ebbe preso terra sul monte Ararat.

La terza : su questa Pietra Noè fece la sua prima offerta al Signore in ringraziamento per il suo salvataggio, e volle che fosse fissata ai piedi del monte Ararat fino a che al primo dei suoi discendenti fosse stato richiesto di viaggiare ancora una volta, per terra o per mare.

VC : Nel nome del Supremo Comandante dell’Universo, dichiaro questa Loggia di (omissis) regolarmente aperta.

Batte un colpo con lo Scettro, che viene ripetuto nell’ordine dal PS, dal SS, dal CI e dal CE. Il Venerabile Comandante Passato si porta di fronte al desco del VC, e sistema il Triangolo sulla Pietra con il vertice rivolto a Oriente ; poi saluta il VC col Segno di Saluto e torna al suo posto.

VC : Fratelli, seduti.

Seguirebbe ora la parte dedicata all’ammissione di un nuovo Candidato, nella quale vengono illustrate le valenze simboliche del Percorso Triangolare e il suo rapporto con le Tre Luci.

 

Massoneria – Riti Magici per Cambiare il Mondo 1

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

prima parte

 

Questa nostra nuova serie di sei articoli sul tema Massoneria : riti magici per cambiare il mondo, che usciranno in questa rubrica a mesi alternati, non può non esordire con la dichiarazione del nostro amore e del nostro incondizionato rispetto nei confronti dell’Istituzione massonica, che per noi è madre.

A quanti ne sono avversari, e spesso in malafede la criticano e la denigrano, sfugge del tutto la bellezza della sua dimensione rituale : un cammino verso la conoscenza che non ha niente da invidiare alle principali vie dell’Oriente. Se costoro ne fossero consapevoli, si renderebbero conto che attaccare la Massoneria equivale a profanare quanto ci sia di più degno e bello nell’esperienza umana.

Questo concetto deve essere ribadito, con forza ancora maggiore, proprio da una serie di articoli come questi, che dicono sulla Massoneria cose mai dette prima, e che in base a un giudizio superficiale e affrettato potrebbero essere considerate eterodosse.

A quanti fossero tentati di gettarci la croce addosso, vogliamo ricordare che l’interpretazione di ogni testo esoterico degno di questo nome non deve essere letterale, ma simbolica : soltanto in questo modo possono essere recepite le correnti sottili che stanno dietro alle parole.

Nei suoi libri Signori di Volontà e Potere e 666, e in vari articoli, Daniele Mansuino ha parlato del progetto dell’organizzazione esoterica che domina il mondo : un’organizzazione che esiste dagli albori del genere umano, il cui compito più immediato è di guidare il genere umano lungo il cammino della modernità.

Saremmo folli se pretendessimo dai nostri lettori di credere alla sua reale esistenza, quindi glielo sconsigliamo : è piuttosto importante che accettino quest’idea a livello di allegoria – o se si preferisce, come un’ipotesi di lavoro che consenta di coordinare idealmente le forze operanti alla trasformazione del mondo in un quadro comune, avulso dal pessimismo cui le notizie dei telegiornali ci spingono ogni giorno.

Nella prospettiva dell’organizzazione, la fase del suo progetto che l’umanità sta ora vivendo può essere sintetizzata nella formula : Sostituire l’Uomo a Dio.

 

Possiamo pensare a uno schema nel quale, alle origini, l’unica forza creativa agente nel mondo era Dio ; poi venne l’Uomo, che – una volta acquisita la consapevolezza – manifestò in vari modi la sua riconoscenza nei confronti dell’entità che lo aveva creato. Ma al tempo stesso, il progetto lavorava per spogliare l’idea di Dio dei suoi poteri, e conferire all’Uomo qualità creative a sua volta.

 

Volendo raffigurarci questo lunghissimo percorso in una formula lineare, che riassuma la storia del nostro pianeta dalle origini ai nostri giorni, possiamo figurarci uno Schema 1-2-1 : 1 – Prima c’era Dio da solo ; 2 – Poi Dio e l’Uomo ; 3 – Infine, ci sarà l’Uomo da solo.

Per realizzare il progetto, l’organizzazione ha attuato finora quattro rituali maggiori. I primi tre vennero realizzati nella preistoria, quindi non se ne sa molto (ne tratta Mansuino in Signori di Volontà e Potere) ; si sa di più del quarto, che fu celebrato tra il 1648 e il 1666 da un importante sottocentro dell’organizzazione – la setta dei Sabbataisti – allo scopo di dare origine alla modernità.

Per mezzo di questo rituale, l’organizzazione impiantò nelle menti degli esseri umani il cosiddetto Algoritmo 10, che consente la ricezione delle correnti sottili preposte alla conoscenza delle leggi della materia. Nel momento in cui questo dono raggiunse menti idonee a sfruttarlo, si innescò nel genere umano un processo incontrollabile.

Per esempio, nel 1733 l’inglese John Kay inventò la spoletta meccanica, che a colpo d’occhio non parrebbe un’invenzione fenomenale ; ma grazie a questa e ad alcune altre fortunate scoperte (come ad esempio il telaio meccanico e il motore a vapore), per la prima volta nella storia una minoranza di esseri umani poté dedicarsi alla produzione di merci in quantità molto maggiore di quelli che erano i suoi bisogni – la rivoluzione industriale era nata.

Nell’arco dei primi tre milioni di anni della sua esistenza, l’Uomo era riuscito faticosamente a raggiungere la posizione eretta, poi a camminare sulle proprie gambe, poi a andare a cavallo. Ma nell’arco degli ultimi trecento anni abbiamo inventato l’automobile, l’aeroplano e siamo andati sulla Luna, per tacere del resto.

Prima ancora della celebrazione del quarto rituale maggiore, e allo scopo di prepararla, l’organizzazione aveva curato la diffusione in Europa della qabbalah luriana. Il suo sistema sephirotico può essere considerato una sorta di raffigurazione schematica dell’Algoritmo 10, nella sua applicazione al quarto rituale maggiore.

Secondo la tradizione, la qabbalah (non ancora nella sua declinazione luriana, che risale al sedicesimo secolo) sarebbe stata adottata dagli Ebrei ai giorni della cattività babilonese : un periodo foriero di gravi tribolazioni, ma che preluse all’Edificazione del Secondo Tempio. Questa sequenza di eventi storici è all’origine della magica chiamata a governare e regolamentare il mondo da cui una parte del popolo ebraico si sentì investita da allora in poi.

La qabbalah luriana porta in sé i germi di questo potere. In essa, l’enfasi non viene posta sulla legge mosaica, o sul Messia, o sulla natura del culto da rivolgere a Dio : quello che è al centro sono le pratiche magiche per dominare la natura e prevenire all’autodeificazione, in piena concordanza con lo Schema 1-2-1.

Per tramite di queste attività, l’Uomo può rendersi Maestro della Creazione. Il piano della realtà oggettiva può essere da lui influenzato qualora egli impari a lavorare su di esso mediante le tecniche opportune, e questo rappresenta  un passo avanti importante nella parte del progetto che va dal Dominio di Dio al Dominio dell’Uomo.

E’ il caso di sottolineare che nella dottrina qabbalista classica (come del resto, in quasi tutti i principali sistemi esoterici) la contrapposizione Dio/Uomo non è esplicitamente dichiarata – anzi, al contrario, nell’Albero Sephirotico (o Albero della Vita) le Dieci Sephiroth collegate tra loro compongono la figura dell’Adam Qadmon : creatura archetipica la cui progressiva attuazione nel proprio essere corrisponderebbe alla reintegrazione dell’Uomo nell’Assoluto.

Questa apparente contraddizione può essere spiegata col fatto che, nel progetto dell’organizzazione, la prima funzione della qabbalah luriana era diffondersi in Occidente, laddove l’idea per cui la divinizzazione dell’Uomo equivarrebbe a un ritorno a Dio offriva notevoli possibilità di sincretismo con la concezione cristiana.

Ma quando – nel diciassettesimo secolo – la qabbalah era ormai ben consolidata in Europa, i tempi erano ormai maturi perché l’idea della reintegrazione lasciasse posto a concezioni più radicali : o meglio, più adatte a essere di supporto al quarto rituale maggiore, che stava ormai per arrivare.

Sarebbe stata la cosiddetta qabbalah eretica, nel suo revival avviato dall’opera di Nathan di Gaza (1643-1680) a mettere in dubbio che il solo lavoro sull’Albero della Vita potesse portare all’Uomo i risultati sperati, e a suggerire una concezione binaria fondata sull’integrazione tra i Due Alberi : della Vita (sephirotico) e della Conoscenza (qlipothico), che riproduceva più da vicino il progetto.

Tutti i principali qabbalisti eretici erano anche alti gradi dell’organizzazione ; quindi, esperti nella sua visione teorica. Proprio questo consentì loro di introdurre nel processo evolutivo dell’Uomo una delle conoscenze dell’organizzazione più segrete, proibite e difficili, che prima del quarto rituale maggiore era stata applicata all’umanità soltanto dall’esterno : la dottrina del tempo capovolto, in base alla quale il passato è determinato dal futuro.

Daniele Mansuino presume di essere l’unico esoterista al mondo ad averne parlato scopertamente – utilizzando cioè nei suoi scritti la stessa terminologia con cui se ne tratta nelle scritture ufficiali dell’organizzazione ; ma molto più dell’articolo che egli scrisse su quell’argomento, è interessante l’accenno che rivolse al tempo capovolto la magistrale penna di Louis Pauwels, in quel Mattino dei Maghi che va considerato (come più volte abbiamo avuto occasione di sostenere) un vero e proprio trattato di qabbalah mascherato :

Dante, nella Divina Commedia, parla con precisione della Croce del Sud, costellazione invisibile nell’emisfero nord e che nessun viaggiatore del suo tempo può aver scoperto. Swift, ne “Il viaggio a Laputa”, dà le distanze e i periodi di rotazione dei due satelliti di Marte, sconosciuti a quel tempo. Quando l’astronomo americano Asaph Hall, nel 1877, li scopre e si accorge che le sue misure corrispondono alle indicazioni di Swift, colto da una specie di panico li battezza Phobos e Deimos : Paura e Terrore.

Nel 1896 uno scrittore inglese, M. P. Shiel, pubblica una novella in cui si vede una banda di mostruosi criminali che devastano l’Europa, uccidono famiglie che giudicano nocive al progresso dell’umanità e bruciano i cadaveri. Il titolo della novella è : Le SS.

Goethe diceva : “Gli avvenimenti futuri proiettano la loro ombra in avanti”

Oltre al tempo capovolto, un altro aspetto notevole del cammino fondato sui Due Alberi è che da esso ha avuto origine un tratto importante della cultura esoterica e della pratica magica moderne : l’assimilazione reciproca dei concetti di dualismo e dualità – ovvero, l’usanza di accomunare le coppie di elementi opposti (p. es. : bene e male) alle coppie di elementi complementari (p. es. : donna e uomo), considerandole entrambe in base allo stesso tipo di rapporto.

E’ questo il concetto di bipolarità : importante perché solo per mezzo degli algoritmi fondati su di esso (e non di quelli che hanno alla base concezioni duali o dualiste) si possono concepire e porre in atto procedure magiche caratterizzate dall’intervento di un terzo elemento, che svolge funzione di sintesi – un balzo in avanti fondamentale nelle possibilità operative della magia dal Rinascimento in poi, del quale il solo Aleister Crowley ha fino ad oggi parlato (sia pure in forma molto mascherata) nelle sue opere.

In questo modo, l’organizzazione portava idealmente a termine la fase del progetto aperta, millenni prima, col primo rituale maggiore, quando aveva impiantato nella mente dell’uomo l’Algoritmo 1, fondato sul ternario (vedi in proposito Signori di Volontà e Potere).

Ora, il cerchio si chiudeva : l’umanità era pronta per accedere all’Algoritmo 10, e il quarto rituale maggiore si sarebbe incaricato di questo.

Senza dubbio, la spontanea tendenza delle dottrine qabbaliste ad incarnarsi nella realtà (o, guardando la cosa dal punto di vista opposto : ad assorbirla) è la chiave della loro efficacia magica.

Essa va accreditata all’azione di un simbolo che, a rigor di termini, qabbalista non è ; ma che può essere considerato alla base di tutte le discipline magiche di origine ebraica, qabbalah inclusa.

Stiamo parlando del Sigillo di Salomone ; nel quale, come vedremo, l’organizzazione volle raffigurare – con più o meno ventisei secoli di anticipo sulla sua esecuzione – lo schema di diffusione energetica del quarto rituale maggiore.

Secondo la leggenda, alla fonte delle conoscenze di Salomone c’era il magico disegno che aveva fatto incidere sul proprio Anello per comandare a Spiriti e Demoni. Comparso in Europa fin dall’Alto Medio Evo, aveva conosciuto una diffusione capillare come talismano protettivo ; in certi riti magici l’operatore lo dipingeva addirittura sul proprio petto, come difesa contro i colpi di ritorno tanto frequenti in magia.

Se si tolgono dal Sigillo le iscrizioni che vi sono inserite (delle quali, peraltro, esistono diverse versioni), rimane un Cerchio nel quale è iscritta una Stella a Sei Punte, o Stella di Davide (in ebraico Magen David), la quale è a sua volta costituita da due figure : il Triangolo Superiore (con la punta rivolta in alto) e quello Inferiore (punta in basso).

Il primo dei due Triangoli simboleggia i due elementi spirituali, Aria e Fuoco ; il secondo i due elementi grevi, Acqua e Terra.

A questo proposito, è curioso notare come il Magen David corrisponda anche alla rappresentazione di uno Zodiaco nel quale sono iscritti due Grandi Trigoni : se uno dei due collega i segni d’Aria, quello opposto collegherà i segni di Fuoco, mentre se il primo collega i segni d’Acqua il secondo collegherà quelli di Terra.

Si direbbe insomma che l’applicazione del Magen David all’ambito zodiacale introduca in qualche modo in esso un fattore di sdoppiamento, testimoniando della possibilità di questo simbolo di accordarsi con livelli di manifestazione progressivamente sempre più separativi ; ovvero, proprio della sua caratteristica di incarnare nella realtà (o farlo assorbire da essa) qualunque sistema di correnti sottili cui lo si voglia applicare.

Il simbolo del Magen David incarnato è dato dalla sua versione nella quale, oltre al Cerchio e ai due Triangoli, è raffigurato anche l’Esagono che si forma collegando i vertici dei Triangoli stessi ; abbiamo in questo modo Quattro Elementi che condividono lo stesso Centro. Il quarto di essi, l’Esagono, è detto anche il Cuore del Giusto : ovvero dell’Uomo Realizzato, il cui posto è al centro della manifestazione, e il cui intervento su di essa è destinato a dare origine a un nuovo equilibrio.

Il Centro è anche il punto di sintesi degli Elementi stessi, la prima forma di manifestazione indifferenziata da cui emana la Creazione ; o comunque, il punto di irradiazione delle correnti che un competente uso magico del Magen David è in grado di evocare.

In termini più generali, possiamo quindi affermare che il Magen David sia un simbolo di irradiazione energetica, adatto a diffondere nel mondo qualunque tipo di corrente sottile : basta solo che si conoscano le leggi che presiedono al suo utilizzo magico.

E’ appunto in questo senso che da più di tre secoli viene usato in Massoneria, e il fine è quello di irradiare le correnti del quarto rituale maggiore. Ritroveremo infatti le tre principali figure che compongono il Magen David nella più basilare forma di adattamento del quarto rituale maggiore al simbolismo massonico : il Mito delle Tre Logge, che prenderemo in esame nel terzo articolo di questa serie.

Vedremo inoltre come il lavoro di trasposizione sul piano della realtà oggettiva delle correnti  prodotte dal rituale possa essere diviso in tre fasi, anzi per essere pignoli quattro : c’è infatti un singolo grado massonico che adempie alla funzione di riceverle, poi un primo gruppo di gradi che le traduce in termini massonici, un secondo che le concentra, un terzo che le irradia sul mondo.

A partite dal sedicesimo secolo, tramite la Riforma Protestante, l’organizzazione aveva introdotto nel Nord Europa l’usanza della libera lettura della Bibbia, che contribuì notevolmente a familiarizzare quei popoli con la storia e la cultura di Israele.

Già nel 1521 Lutero aveva fornito un importante esempio di trasposizione dei canoni della cultura ebraica nella storia europea, equiparando il dominio del Papato alla cattività babilonese della Chiesa e suggerendo implicitamente l’idea che l’avvento del Protestantesimo corrispondesse alla Seconda Edificazione del Tempio.

Di lì alla convinzione che anche gli Anglosassoni fossero parte del Popolo Eletto, il passo era breve. Un suo importante corollario culturale è l’idea (diffusa soprattutto tra gli Anglicani e i Battisti) che Dio avesse stabilito un patto con gli Israeliti per il possesso della Terra Santa, e che i popoli anglosassoni fossero stati investiti della missione di sostenerli, contribuendo a portare avanti la missione del popolo ebraico nella storia.

Un forte ruolo in questo senso ebbe anche il mito delle Dieci Tribù Perdute di Israele, del quale Mansuino ha già trattato in un articolo che riprendiamo qui brevemente. Le sue origini risalgono al rientro dalla cattività babilonese : ovvero, intorno al 520 avanti Cristo.

Secondo il libro di Esdra, gli Ebrei liberati che posero mano alla Riedificazione del Tempio appartenevano alle sole Tribù di Giuda, Levi e Beniamino : della sorte delle altre Tribù, la Bibbia non dà più notizia.

In realtà, oggi gli Ebrei che si riconoscono come tali dichiarano di discendere da tutte e dodici le Tribù, quindi nessuna sembrerebbe essere andata perduta ; però, la supposizione che quasi tutto il popolo ebraico sia sparito misteriosamente salvo un piccolo resto ha forti valenze simboliche – implica, tra le altre cose, una forte concentrazione energetica nelle persone dei superstiti, e quindi la loro possibilità di incidere più profondamente nella storia del mondo.

Così, si parla delle Tribù Perdute in varie parti dei testi ebraici tradizionali, ed è articolo di fede che con l’avvento dell’era messianica, l’interezza del popolo (di Israele) verrà restaurata, con il ritorno delle Dieci Tribù rimaste disperse per tutto il mondo (da Wikipedia).

Dalla fondazione dello Stato di Israele, il recupero degli Ebrei sparsi nel mondo (Radunanza degli Esuli) è in atto : molti ricorderanno per esempio l’Operazione Mosè del 1984-85, quando fu creato un ponte aereo per portare in Israele circa ottomila Falascià (Ebrei etiopi) minacciati nel loro paese dalla carestia.

Nel 1644 l’Ebreo spagnolo Aaron Levi, di ritorno dall’America, aveva dato notizia di aver trovato membri della Tribù di Ruben in Ecuador, e membri di Efraim e Manasse nei Caraibi, avanzando dunque l’ipotesi che le Tribù Perdute si fossero recate in America prima di Colombo ; notizia che si era diffusa, destando grande scalpore, sia tra gli Ebrei che tra i Gentili.

Poi, nel 1655, il rabbino Menasseh Ben Ysra aveva pubblicato La Speranza di Israele. In questo libro di grande successo egli citava Deuteronomio, 28: 64 : E vi disperderà il Signore tra tutti i popoli da un angolo all’altro della Terra – sostenendo che i due angoli in questione erano l’America (in quanto Luogo Estremo, o Capo della Terra) e l’Inghilterra (Angle-Terre, Terra d’Angolo).

La Speranza di Israele giovò a indurre negli Ebrei l’opinione che dall’America e dall’Inghilterra sarebbe partito il loro riscatto, e introdusse per la prima volta la possibilità di due Radunanze degli Esuli preliminari a quella di Gerusalemme : una a Londra e l’altra nei futuri Stati Uniti.

Opere di questo genere ebbero successo non solo tra gli Ebrei ma anche tra i Gentili, influenzando anche l’opera di teologi di un certo spessore, come Peter Serrarius (1600-1669).

L’interesse e la simpatia nei confronti della cultura ebraica erano per l’Europa un fenomeno del tutto nuovo ; che avrebbe conosciuto una svolta importante quando nel 1665 l’Ebreo di Smirne Sabbathai Zevi (1626-1676) si proclamò pubblicamente Messia, procedendo nel contempo – con l’ausilio di una ristretta cerchia di seguaci – alla realizzazione del quarto rituale maggiore.

Tramite un ben dosato rapporto tra sistema sephirotico e sistema qliphotico, le tecniche di magia sessuale e le tecniche di interfaccia utilizzate dai Sabbataisti davano l’avvio al liberarsi nel mondo delle correnti sottili che consentono all’Algoritmo 10 di entrare in funzione.

Nei primi tempi dopo la sua proclamazione a Messia, gli Ebrei che credettero in Sabbathai avevano supposto che la sua attività si sarebbe svolta secondo i tradizionali canoni messianici – ovvero con la Radunanza degli Esuli a Gerusalemme, eccetera. Invece, le cose sarebbero andate in modo diverso : nel 1666 Sabbathai andò a Costantinopoli, fece atto di sottomissione al Sultano e si convertì all’Islam. Allora non rimase ai suoi fedeli altra possibilità che trasferire il suo insegnamento dal piano storico a quello allegorico : ovvero in eventi destinati a realizzarsi in un contesto non più ebraico, ma universale.

Così, il pool di aspettative che fino ad allora erano state rivolte a Gerusalemme si riciclò in breve tempo a favore di un obbiettivo diverso, che i teologi sabbataisti di seconda e terza generazione avrebbero delineato in termini progressivamente sempre più chiari : concentrare il lavoro sulle Terre d’Angolo, al fine di compenetrare dei valori dell’Ebraismo la civiltà dei Gentili.

Il secolo d’oro dell’angloisraelismo fu proprio il Seicento : quando Cromwell citava in Parlamento Daniele e l’Apocalisse per affermare che il Regno di Dio non verrà affidato a una nazione che non sia l’Inghilterra.

Ma solo nel secolo successivo si sarebbe manifestato il suo più importante prodotto culturale, nella forma di una nuova associazione esoterica : la Massoneria.

Negli anni della realizzazione del quarto rituale maggiore, la Massoneria non esisteva ancora. Ma il suo avvento era vicino, e forse ai lettori sarà gradita una panoramica sugli eventi che lo precedettero.

Nel 1308, dopo la persecuzione in Francia ad opera di Filippo il Bello, parecchi Templari erano salpati alla volta della Scozia, dove avevano trovato rifugio preso la potente famiglia Sinclair.

I Templari rifugiati in Scozia avevano giocato un ruolo importante nella lotta per l’indipendenza del Paese, contribuendo alla vittoria scozzese nella battaglia di Bannockburn (1314). La leggenda vuole che alcuni di loro avessero addirittura partecipato a una spedizione in America finanziata dai Sinclair : ipotesi che troverebbe conferma nel rinvenimento archeologico di una torre templare lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, nonché in vari altri indizi che sono stati oggetto di trasmissioni televisive.

Del resto, l’ipotesi che i Templari conoscessero la via dell’America è stata avanzata da anche da storici seri, secondo i quali le immense ricchezze accumulate dall’Ordine sarebbero in parte derivate dal suo accesso alle miniere di rame messicane.

Ora, un’altra cosa che i Templari avevano fatto in Scozia era stata di entrare in contatto con le corporazioni dei Muratori locali, alle quali erano già precedentemente legati da un corpo di credenze comuni. Infatti l’ispiratore della Regola dell’Ordine del Tempio, San Bernardo di Chiaravalle, aveva anche scritto i rituali di un’importante fraternità muratoria, i Figli di Salomone, che dalla Francia si era diffusa fino alla Scozia.

A quei tempi, tutte le corporazioni artigiane erano provviste di riti di iniziazione, di gradi con relativi riti di passaggio, eccetera ; ma l’incontro dei Templari coi Muratori avrebbe generato qualcosa di mai visto prima, arricchendo enormemente lo scarno corredo simbolico dell’antica muratoria.

E’ un fatto che molti Perfezionamenti del grado muratorio di Compagno d’Arte nati in quei giorni si distinguono per la loro eccezionale bellezza e ricchezza di temi ; la maggior parte dei quali legati all’Antico Testamento, e in modo particolare alla Fabbrica del Tempio di Salomone.

Nel corso dei secoli successivi, i Perfezionamenti templari presero la via del sud e si diffusero in Inghilterra, facendosi apprezzare anche da personaggi lontani dal mestiere dei muratori : risale al Seicento il sorgere del fenomeno della muratoria speculativa, quando alcuni eminenti Londinesi cominciarono a chiedere di essere ammessi alle associazioni dei muratori senza essere lavoratori del ramo, ma solo per praticarne i riti.

Probabilmente negli anni sessanta di quel secolo (più o meno gli stessi anni della realizzazione, da parte dei Sabbataisti, del quarto rituale maggiore), Isaac Newton scriveva la sua Descrizione del Tempio di Salomone.

In essa egli spiegava come il luogo più sacro dell’Ebraismo dovesse essere considerato un modello dell’Universo, concepito per orientare magicamente la storia dell’umanità secondo quello che noi abbiamo definito il progetto (dell’organizzazione), e che egli – in ossequio ai codici espressivi del suo tempo – definiva il Progetto Divino.

In particolare, leggendo cum grano salis le misure del Tempio, si potevano trovare : la fine del dominio spirituale della Chiesa di Roma (che secondo Newton ai suoi giorni si era già verificato, precisamente nel periodo 1638-39) ; la Chiamata degli Ebrei per il ritorno a Gerusalemme, che sarebbe avvenuta nel 1899 ; la fine della Grande Tribolazione degli Ebrei (1944) ; il Secondo Avvento di Cristo nel 1948 (alcuni Massoni sanno a cosa si riferiva), e così via fino all’incirca al venticinquesimo secolo.

Anche se non possiamo esserne certi, fu probabilmente proprio Newton a spiegare ai suoi amici londinesi della Royal Society quale fosse la cosa migliore da fare per sostenere il progetto : incrementare la diffusione della ritualità di mestiere dei muratori, che sul Tempio di Gerusalemme era fondata e in esso era ambientata.

In questo modo, riproduzioni del Tempio avrebbero potuto sorgere in ogni città del mondo, offrendo la possibilità di riprodurre viralmente la ritualità volta a diffondere le correnti sottili legate al progetto.

La prima cosa da fare per realizzare questo piano era portare a termine il processo di separazione, già da tempo avviato, della ritualità dei muratori dalla sua base professionale.

Sebbene la nascitura Massoneria speculativa avrebbe dovuto essere aperta a tutti (non sarebbe stato certamente opportuno restringere alle sole classi alte della società i riti che Dio aveva elargito all’umile classe dei muratori), i suoi fondatori avrebbero dovuto tenere conto, nell’organizzarla, di numerosi fattori tanto d’ordine esoterico che sociale.

Per esempio, del fatto che nei Paesi cattolici la diffusione di una forma di spiritualità alternativa a quella della Chiesa avrebbe generato reazioni e persecuzioni ; o ancora, che il potentissimo vortice di correnti sottili suscitato dalla riproduzione virale dei riti massonici avrebbe ben presto elevato ai massimi livelli del potere occulto molte persone (un fatto del tutto nuovo rispetto alla magia rinascimentale, appannaggio di pochissimi specialisti sponsorizzati dai monarchi), alla portata delle quali si sarebbe trovata la possibilità di esercitare una forte influenza sulla società contemporanea.

Proprio per questo motivo, la Massoneria prometteva di essere non solo un modo per adempiere al Progetto, ma anche un valido strumento per il rafforzamento dell’influenza britannica. Sarebbe stato dunque il caso di introdurla di preferenza nelle classi medioalte, prendendo a bordo persone di idee liberali ma di indole moderata, e farne un luogo piacevole dove l’antica nobiltà e la borghesia rampante potessero migliorare il mondo senza fare troppo rumore.

Come è noto, il distacco ufficiale della Massoneria dalle associazioni muratorie avvenne nel 1717. In altri nostri lavori abbiamo analizzato i suoi primi anni di vita più in dettaglio ; qui basti dire che la struttura originaria della muratoria operativa prevedeva due gradi aperti a tutti i Fratelli (Apprendista e Compagno d’Arte) e un grado di Maestro, accessibile al solo capo della Loggia e (non ovunque) a due suoi collaboratori.

Questo dettaglio può sembrare di secondaria importanza, ma per gli antichi muratori rivestiva un valore eccezionale, in quanto consentiva di estendere il simbolismo dei Tre Maestri alle Tre Luci (che sono, come è noto, un simbolo massonico fondamentale) ; e da queste ai vertici dei Triangoli del Magen David, cioè all’origine delle correnti del quarto rituale maggiore.

E’ questa la ragione principale dello scandalo che destò, negli ambienti dei muratori tradizionalisti, la scelta – operata dai fondatori londinesi della Massoneria – di aprire la maestranza non a un massimo di tre Fratelli per Loggia, ma a tutti.

Per quanto la storia non sia la scienza più adatta a registrare le emozioni, la conferma ne verrà al lettore dalla ricorrenza – ai limiti dell’ossessione – con cui il tema dei Tre Maestri (nonché le numerose varianti sul simbolismo del numero tre ad esso legate) si ripresentano nei gradi massonici che esamineremo in questi articoli ; come a voler affermare una cocciuta volontà di perpetuarne la memoria, anche a dispetto di ogni contingenza storica.

Anche per molti studiosi odierni dell’Istituzione massonica, pur consapevoli delle ragioni che mossero i nostri avi, l’estensione orizzontale della maestranza fu un errore ; o perlomeno, una scelta della quale non furono dovutamente valutati gli effetti collaterali.

In particolare, secondo alcuni, il fatto che oggi la maestranza non sia più riservata a coloro che hanno raggiunto il massimo livello d’irradiazione  (con l’espressione maestranza irradiante, che saltuariamente riprenderemo, viene designato il complesso delle funzioni magiche ed esoteriche in carico ai Maestri Massoni) sarebbe un argomento in favore della necessità di introdurre anche nella Massoneria scozzese una sorta di quarto grado, riservato ai Fratelli abilitati a dirigere e governare i  lavori di Loggia.

Nel prossimo articolo, svilupperemo questo discorso.

 

Massoneria – Riti Magici Per Cambiare il Mondo 2

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

seconda parte

Il mese passato, abbiamo interrotto il nostro discorso trattando dei cambiamenti conosciuti dal grado di Maestro (in particolare, per quanto concerne le sue valenze magiche) nel corso della transizione dalla muratoria operativa alla Massoneria ; il più importante dei quali fu il passaggio dall’usanza – in voga presso gli operativi – di designare a capo di ogni Loggia soltanto da uno a tre Maestri, al corrente principio della maestranza diffusa.

La tesi che questa serie di articoli porta avanti è che tali cambiamenti siano legati all’influenza esercitata sul mondo esoterico dall’azione magica posta in atto dalla setta dei Sabbataisti, che realizzarono il cosiddetto quarto rituale maggiore. Su questo tema Daniele Mansuino si è diffuso in vari articoli e libri, illustrando ai lettori come il probabile obbiettivo dei Sabbataisti fosse quello di promuovere lo sviluppo della modernità.

Negli anni in cui la Massoneria venne fondata, la maggioranza dei rituali muratori utilizzabili a livello magico era rappresentata dai Perfezionamenti del grado di Compagno derivati dall’incontro della muratoria scozzese coi Templari. A quattro secoli di distanza, si erano ormai parecchio diffusi anche in Inghilterra, e all’inizio del diciottesimo secolo ne esisteva un gran numero di varianti a livello locale.

Ora, se da una parte i modernizzatori londinesi erano consapevoli che i Perfezionamenti custodivano veri e propri tesori di conoscenza ermetica – e che quindi, opportunamente modificati, avrebbero potuto costituire il terreno più adatto su cui impiantare la ritualità del progetto (vedi articolo precedente) – dall’altro scorgevano in essi una fonte di campanilismi localisti e di anarchia rituale : problemi che rappresentavano un freno alla formazione della Massoneria moderna e internazionale da loro auspicata.

Per questo la Gran Loggia d’Inghilterra intervenne su di essi con decisione, svolgendo un’energica opera di accentramento, sfrondamento e riforma che generò forti reazioni ; soprattutto nei piccoli centri, nei quali i muratori operativi (e i Massoni filo-operativi) erano ancora importanti.

Nel 1751, i sostenitori della libertà delle Logge di regolarsi a livello locale produssero la cosiddetta secessione degli Antients.

Il conflitto tra Antients e Moderns sarebbe andato avanti fino al 1813, quando gli fu posta fine con l’accordo noto come la Union, che si sarebbe rivelato un trionfo dei Moderns su tutta la linea.

Sulle sue basi, tutti i Perfezionamenti del grado di Compagno (che stavano nel frattempo trasformandosi, poiché il principio della maestranza diffusa era stato adottato quasi ovunque, negli attuali Perfezionamenti del grado di Maestro) erano cancellati dalla Massoneria ufficiale. Soltanto uno – il più importante, l’Arco Reale – restava in vigore, e il suo controllo veniva assunto dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE).

Al di là delle sue ragioni politiche, la riammissione dell’Arco Reale (che da allora viene abitualmente praticato in camere capitolari collegate alle Logge) era da parte dei Moderns un modo per tributare agli Antients l’onore delle armi, rimediando in parte all’affronto loro rivolto un secolo prima con l’estensione della maestranza.

Così, in seno all’UGLE, è stato l’Arco Reale a incarnare negli ultimi due secoli il simbolismo della maestranza irradiante. Questa modesta serie di articoli contribuirà, speriamo, a gettare luce sulla dinamica delle correnti sottili che interagiscono dietro il suo velo.

Nel corso del diciannovesimo secolo, i Perfezionamenti tagliati fuori dalla Union continuarono ad essere portati avanti da piccoli gruppi di appassionati. Nel 1856, il più rilevante a livello numerico – la Massoneria del Marchio – si costituì nella forma di Gran Loggia autonoma, diventando il punto di riferimento per tutti gli altri Perfezionamenti  superstiti ; i quali uno dopo l’altro (e secondo varie formule) vi si aggregarono, e vengono oggi definiti side degrees del Marchio.

Col tempo, il consolidarsi dei canoni fissati dalla Union fece sì che il Marchio e i suoi side degrees non costituissero più un pericolo per la concezione modern della Massoneria, e potesse finalmente essere valorizzato il loro aspetto di importante risorsa storica, esoterica e magica.

Venne a crearsi allora tra UGLE e Marchio un curioso tipo di rapporto, perdurante tuttora : ufficialmente ciascuna parte ignora l’esistenza dell’altra, ma in pratica portano avanti varie forme di collaborazione.

Tra queste forme, la più occulta (ma non certo la meno importante) è la trasmutazione, che ha luogo nel Marchio e nei side degrees, delle correnti sottili generate dal quarto rituale maggiore in correnti magiche più specifiche : destinate dapprima ad agire all’interno della Massoneria, per poi – come vedremo – diffondersi al suo esterno per mezzo dell’azione esercitata dai grandi Ordini massonici a livello internazionale.

La storia della Massoneria ha sempre ignorato completamente questo aspetto ; siamo noi i primi a parlarne, e questo per varie ragioni.

Innanzitutto, perché nella concezione di esoterismo formatasi negli ultimi tre secoli (e attualmente ancora in corso), tutto ciò che riguarda la magia è sempre stato considerato una realtà di seconda categoria : il fine della magia di influenzare gli eventi sociali la renderebbe culturalmente meno nobile rispetto ad arti esoteriche come la teurgia e astrazioni analoghe, considerate molto più adatte a quei superuomini eminentemente spirituali che noi Massoni siamo in teoria.

Ma questo ci sembra assurdo, soprattutto se vogliamo considerare che (secondo noi) i Massoni non sono superuomini affatto, ma uomini, seppure animati da un senso di responsabilità fuori dal comune verso il resto dell’umanità ; proprio per questo, lo svolgere un’azione positiva sulla realtà sociale è sempre stata la prima cosa di cui la Massoneria si è occupata.

Non ci sembra quindi una cattiva idea che qualcuno dedichi un po’ di tempo a spiegare – senza ipocrisie – in che modo l’attività magica della Massoneria sia articolata, trascendendo i ristretti schemi mentali che vorrebbero contrapporre la realtà esoterica alla realtà di tutti i giorni ; e questo per prima cosa nell’interesse della Massoneria stessa, perché essa sia in grado di potenziare la propria influenza sulla società tramite forme di azione più consapevoli e meno meccaniche.

Il lavoro di diffusione del quarto rituale maggiore nell’Europa Occidentale fu svolto dai Sabbataisti tramite l’azione dei loro missionari infiltrati nell’istituzione massonica. In 666, Daniele Mansuino ha annunciato la futura pubblicazione di un libro dedicato alla loro attività ; ma continua a esitare a scriverlo (soprattutto perché rappresenterebbe una bomba destinata a sconvolgere molti pacifici equilibri oggi esistenti), e dunque per ora non gli resta che invitare i lettori interessati ad approfondire questo tema a rileggersi quanto ha esposto nella terza parte di 666.

Lungo più o meno tutto l’arco del diciottesimo secolo, i missionari sabbataisti si incaricarono di tradurre i riti della seconda sfera del quarto rituale maggiore nei codici espressivi che erano propri della ritualità massonica.

Il loro lavoro si svolse all’insegna della massima segretezza, ma lasciò indizi curiosi : per esempio, il fenomeno – segnalato da vari storici della Massoneria – per cui nel corso del Settecento quasi tutti i Perfezionamenti sembravano essere scomparsi dalla scena della storia, ma riapparvero poi misteriosamente verso la fine del secolo.

TUTTI i loro rituali più antichi disponibili al giorno d’oggi sono posteriori a questa eclissi ; per cui si può affermare che non è noto il rituale originario di nessun Perfezionamento com’era prima del misterioso intervento dei missionari.

In seguito alla loro opera, ogni ripetizione di un rito massonico equivale a una replica su piccola scala del quarto rituale maggiore, e giova a moltiplicare potentemente la diffusione delle correnti sottili da esso introdotte nel mondo, portando nuova linfa energetica alla diffusione della modernità.

Il metodo in cui il lavoro di trasposizione dal quarto rituale maggiore alla Massoneria venne svolto è stato accennato in termini generali da Mansuino nell’articolo I due progetti della Massoneria, dove egli espone la tecnica in uso per trasferire un qualsivoglia rituale ermetico nel linguaggio massonico :

Il primo passo consiste nel disporre tutti i simboli del sistema magico che si sta esaminando (nel nostro caso, del quarto rituale maggiore) in un ordine che può – secondo i casi – essere raffigurato da un percorso lineare, ma anche da uno schema a due o più dimensioni ; e il cui senso deve essere suggerito dalle corrispondenze dei simboli stessi

Quando si è ricostruito lo schema simboli-corrispondenze, il passo successivo è applicare ad esso l’“arte della memoria” : non secondo quello che è il suo uso corrente in Ermetismo (cioè associando ai simboli una qualunque sequenza di cose che si vogliono ricordare), ma associandogli sequenze speciali (cioè : opportunamente scelte), il cui effetto è di trasformare ogni coppia simbolo/corrispondenza in uno specifico atto della futura attività operativa

Mi spiego meglio : se uno sciamano vuole ottenere un dato effetto sulla realtà, una delle tecniche a sua disposizione è quella di recarsi in un “mondo di sogno”, e compiere in esso l’azione che vuole riprodurre sul piano della realtà oggettiva

Dopo compiuta l’azione, con l’ausilio dell’arte della memoria il sognatore la scompone in tutti i suoi gesti successivi ; a ciascun gesto associa poi il simbolo appropriato, ed ecco pronta la sequenza che – incorporata in un rituale esoterico – può essere tramandata (…) per centinaia di anni

Volendo classificarle in base alla terminologia dell’organizzazione, le interpretazioni massoniche del quarto rituale maggiore possono tutte essere definite rituali minori (vedi Signori di Volontà e Potere) : ovvero riti magici la cui esecuzione è stata affidata dall’organizzazione a determinati suoi sottocentri (nel caso specifico, alla Massoneria) allo scopo di amplificare ulteriormente la potenza dei rituali maggiori, o per correggerne gli effetti.

In linea di massima (e soprattutto nell’ambito dei Perfezionamenti che sono in uso presso le Massonerie scozzesi-latine), i rituali minori generati dal quarto rituale maggiore in ambito massonico sono molto diversi tra loro : perché hanno visto la luce in epoche diverse, in luoghi diversi e secondo codici diversi,  e sono quindi espressi in una gran quantità di linguaggi simbolici difficili da integrare.

Presentano però anche un paio di importanti caratteristiche comuni. In primo luogo sono tutti fondati, più o meno direttamente, sullo schema di diffusione energetica del quarto rituale maggiore come è raffigurato nel Magen David (vedi articolo precedente) ; poi, un altro tratto comune è la loro capacità di generare un effetto virale di ripetizione costante e periodica, concepito per far sì che il download delle correnti della modernità sul mondo non venga mai meno nell’arco dei secoli futuri.

Partiremo dall’esame del Perfezionamento (in realtà un sistema massonico in tre gradi, costituito da tre diversi side degrees) del quale abbiamo detto il mese scorso che va considerato al di fuori dal complesso di gradi massonici preposto alla trasformazione delle correnti.

Infatti, i suoi obbiettivi sono : attirare e ricevere le correnti in ambito massonico, e formare piccoli gruppi di Maestri idonei a dirigere l’intero processo di trasformazione ; ovvero, che siano in grado di intervenire sulle correnti in modo attivo.

Un punto va chiarito – non stiamo affermando che i (pochi) Maestri Massoni che riescono a percorrere i tre gradi del sistema qui trattato ricevano, in essi, espliciti insegnamenti sulle possibilità di azione magica in cui vengono istruiti.

La Massoneria non funziona così, in essa, niente è esplicito ; ma come i lettori più sensibili alla ricezione delle influenze sottili potranno constatare, il livello energetico dell’insegnamento tributato nel sistema è tanto alto da non lasciare dubbi sul fatto che i Massoni in grado di assimilarlo completamente possano pervenire al controllo delle correnti con facilità.

L’eccezionalità del sistema risiede nel fatto che è il solo in cui si lavora direttamente sul Magen David, senza che questa attività sia mediata dall’elaborazione di ideologie più o meno astratte : tutto è incentrato sul processo di emanazione delle correnti, cosa che non sempre è dato di riscontrare nello sviluppo simbolico del Magen David portato avanti da altri gradi.

I tre gradi del sistema sono strutturati in un Ordine ; e sebbene non rientri nei nostri programmi analizzare in dettaglio i corpi massonici dei quali – in questa serie di articoli – citeremo i rituali, qualche breve cenno su di esso sarà utile ai lettori più esperti di Massoneria, per intuire molte cose riguardo al suo compito di selezionare e abilitare i Massoni Maghi.

 

Cominciamo col dire che il Grande Architetto dell’Universo viene in esso definito l’Eccelso Amico di tutti gli Amici ; e già questa, se vogliamo, rappresenta una dichiarazione programmatica non di poco conto.

 

Per quanto le circostanze delle sue origini siano andate perdute, si dice che sia stato creato in Olanda tra il quindicesimo o il sedicesimo secolo ; ovvero (ça va sans dir) in seno alla muratoria operativa – e proprio negli anni della Riforma Protestante, nel Paese che per la sua tolleranza era il rifugio dei Riformatori di tutta Europa.

 

Erano anche gli anni in cui molti Ebrei si erano convertiti per sfuggire alle persecuzioni, e pur praticando esteriormente il Cristianesimo portavano avanti segretamente le loro pratiche, intavolando cordiali rapporti coi Cristiani dissenzienti.

 

Secondo documenti dell’Ordine datati 1658, sarebbe esistita in quell’anno un’associazione ebraica – dedita alla ricerca spirituale – recante il suo stesso nome ; invece, i primi documenti che possono identificarlo con certezza come un Ordine massonico vennero redatti ad Amsterdam nel 1773 (a quei tempi era formato da un solo grado, che poteva essere conferito da Fratello a Fratello ad personam, anche al di fuori dagli ordinari lavori di Loggia).

 

Se ne ritrovano le tracce in California nel 1848, ed è noto il nome del Fratello che gli fece riattraversare l’Oceano : era un Inglese che, dopo il rientro in Patria, sarebbe entrato nella storica Loggia del Marchio Bon Accord (ne abbiamo trattato a lungo nel nostro libro Massoneria del Marchio), per costituire poi nel 1887 il primo Conclave del nuovo Ordine a Londra.

 

Non intendiamo farne il nome ; ma è il caso di dire che egli divenne, in seno alla Massoneria britannica, un personaggio leggendario. Dopo la sua morte (avvenuta nel 1900, dopo che in vita aveva fondato 24 Conclavi) fu istituito un rituale espressamente per commemorarlo, il Rituale del Pianto, sul quale siamo forse gli unici Massoni italiani ad aver posato gli occhi ; e non sappiamo capacitarci della ragione per cui non venga più praticato, in quanto la sua bellezza e la sua profondità magico-esoterica sono davvero sbalorditive.

 

Erano quelli i tempi, si intenda bene, che gli ex Moderns stavano tornando alla pratica dei Perfezionamenti, e al loro riadattamento in una prospettiva di università dell’esoterismo. A ciò, senza dubbio, va attribuita la scelta inglese di suddividere il grado in tre parti : facendone cioè un sistema che potesse inserirsi armoniosamente nella galassia dei side degrees (scelta che in seguito sarebbe stata adottata anche in America).

 

Passeremo ora a esaminare uno per uno i suoi tre gradi, partendo dal primo.

I Fratelli si riuniscono in una stanza sul cui pavimento c’è un quadrato di stoffa rossa di m. 2,40 di lato, che rappresenta il Terreno Sacro. Nel suo centro è raffigurato il Magen David.

Tutti e tre i gradi del sistema vengono lavorati intorno al Terreno Sacro, al centro del quale è collocata la Pietra Ezel (ovvero l’Altare), su cui sono disposti il Libro della Legge Sacra, la Squadra e il Compasso.

Intorno al Terreno Sacro si svolgono precise ed elaborate perambulazioni legate ai punti cardinali. La loro funzione è attivare il potere del Magen David di incardinare le correnti al quaternario spaziotemporale della materia ; anche a costo di risultare un po’ noiosi abbiamo scelto di descriverle abbastanza in dettaglio, perché la loro visualizzazione mentale può essere di grande aiuto ai lettori.

 

All’Apertura del primo grado, la Guida va all’intorno – partendo da Meridione e muovendo intorno al Terreno Sacro – per ricevere la Parola da ciascuno (cominciando dal Supremo Governatore Passato e facendo esclusione dei Grandi Ufficiali).

 

Continua poi sul Terreno Sacro, ricevendo la Parola rispettivamente dal 1°, 2°, 4° e 3° Diacono Visitante e uscendone poi verso Oriente ; infine raggiunge il Consigliere, mormora anche a lui la Parola e torna al suo posto.

SG : Fratello Consigliere, qual è dunque il luogo dell’appuntamento ?

Cons. : Alla Pietra di Ezel, Supremo Governatore.

SG : All’ordine, Fratelli, come Fratelli di (omissis).

Sulla Pietra di Ezel, il SGP (o in alternativa, il Direttore delle Cerimonie) apre il Libro della Legge Sacra a I Samuele, 20.

Conclusasi l’Apertura, come è uso corrente nei side degrees, si passa direttamente all’induzione di un nuovo Candidato.

Dopo che questi è stato fatto entrare, il 2° Diacono Visitante – passando da Meridione – si porta verso di lui. Il 4° DV lo invita poi a farsi avanti nei tre gradi della Massoneria Azzurra, e a salutarlo con il segno del Maestro.

Il Candidato (ora in linea con la Pietra Ezel) esegue. Il 2° DV lo invita a rivolgersi nuovamente verso il SG ; entrambi i DV lo affiancano.

2° DV (al Candidato) : Il metodo per avanzare verso Ezel è con quattro passi, il primo e il quarto lunghi e lenti, il secondo e il terzo corti e rapidi. Ve li eseguirò, e voi seguirete il mio esempio. Mettete i piedi col sinistro puntato a Oriente e il destro a Meridione, e partite col piede sinistro.

Dopo la dimostrazione, entrambi i DV avanzano verso Ezel col Candidato.

La Pietra di Ezel è quella dove Davide e Gionata si diedero appuntamento, come illustra il Cappellano leggendo I Samuele, 20 :

Così Gionata strinse un patto con la casa di Davide, dicendo : L’Eterno faccia vendetta dei nemici di Davide ! E per l’amore che gli portava, Gionata fece di nuovo giurare Davide, perché egli lo amava come l’anima propria.

Poi Gionata gli disse : Domani è la nuova luna, e la tua assenza sarà notata, perché il tuo posto sarà vuoto. Dopodomani dunque tu scenderai giù fino al luogo dove ti nascondesti il giorno del fatto, e rimarrai presso la pietra di Ezel.

Io tirerò tre frecce da quel lato, come se tirassi a segno. Poi manderò un ragazzo, dicendogli : Va’ a cercare le frecce. Se dirò al ragazzo : Guarda, le frecce son di qua da te, prendile ! Tu allora vieni, perché tutto va bene per te, e non hai nulla da temere, come è vero che il Signore vive. 

Ma se gli dirò : Guarda, le frecce son di là da te, allora vattene, perché il Signore vuole che tu parta. E quanto a quello che abbiamo convenuto fra noi, il Signore ne sarà testimone in perpetuo.

La mattina dopo, Gionata si recò al luogo fissato con Davide, e aveva con sé un ragazzo, al quale disse : Vai a cercare le frecce che tirerò. E mentre il ragazzo correva, tirò una freccia che passò di là da lui. 

Quando il ragazzo fu giunto dov’era la freccia che Gionata aveva tirato, Gionata gli gridò : Non è forse la freccia al di là di te ? E aggiunse : Fa presto, non perdere tempo !

Il ragazzo raccolse le frecce, e tornò dal suo padrone senza aver capito nulla : Gionata e Davide soli sapevano di che si trattasse. 

Gionata poi diede le sue armi al ragazzo, e gli disse : Va’, riportale in città. E come il ragazzo se ne fu andato, Davide si mostrò da dietro un mucchio di pietre, si gettò con la faccia a terra, e si prostrò per tre volte ; poi i due si abbracciarono e piansero insieme – Davide soprattutto dava in un pianto dirotto.

E Gionata disse a Davide : Va’ in pace, ora che abbiamo fatto ambedue questo giuramento nel nome del Signore. Il Signore sarà testimone tra me e te, tra la mia discendenza e la tua discendenza in perpetuo.

Allora Davide si alzò e se ne andò, e Gionata tornò in città.

Il 3° e il 4° DV, col Candidato fra loro, si portano a Settentrione. Il 1° DV ritira le Frecce dal 2° e dal 4° DV e le consegna al SG ; poi si porta a Meridione, affianca a una certa distanza il 2° DV e il DdC si pone fra loro.

Il SG imbraccia l’Arco e scaglia una Freccia al di là di Ezel ; poi dice alla Guida Trova la Freccia che ho scagliato, e la G si porta a Meridione.

Scaglia una seconda Freccia e gli dice :  Non è forse la Freccia di là di te ? La G avanza di un passo.

Scaglia la terza, e lo invita : Fa presto, non perdere tempo ! 

Il SG afferra poi l’Arco orizzontalmente, con entrambe le mani ; la G raccoglie le Frecce e va a posarle sull’Arco, dopodiché il SG gli consegna sia Arco che Frecce.

SG : Va, riportale in città.

La G ripone Arco e Frecce sul Piedestallo del SG e ritorna al suo posto. Il 1° e il 3° DV si prendono cura del Candidato, disponendolo dinnanzi al SG sul lato orientale del Terreno Sacro e fermandosi ai suoi fianchi ; il 2° e il 4° DV tornano ai loro posti.

Il Consigliere (col Segno) si dispone a circa tre passi dal SG, e si avvicina a lui compiendo i tre passi col piede sinistro e avvicinandogli poi il destro con un movimento ad arco. Si danno il Toccamento agganciando tra loro le dita della mano destra ; poi ciascuno poggia la mano sinistra sulla spalla destra dell’altro e intraprendono un breve dialogo, che non ci è stato consentito di riprodurre, e che culmina nello scambio della Parola Sacra del grado.

SG (al Candidato) : Questa Parola non deve essere pronunciata in alcun luogo, tranne che in un Conclave aperto, quando si induce un Candidato. Il significato di questa Parola è “Scudo di Davide”, e quando lo Scudo di Davide divenne in seguito il Sigillo di Salomone venne adottato negli altri gradi della Massoneria, come voi certamente sapete

Omettiamo il proseguimento dei lavori in primo grado e la loro Chiusura per rivolgere un breve cenno al rito di ammissione al secondo grado.

Dopo le due aperture rituali, gli ingressi reali dei grandi Ufficiali e le dovute spiegazioni, la Pietra Ezel (con quanto vi è sovrapposto) viene spostata dal centro del Terreno Sacro verso Oriente, e collocata davanti al Piedestallo del SG, che impersona Davide ; altri quattro Ufficiali si dispongono agli angoli del Terreno Sacro, e il Candidato viene piazzato al suo centro.

Dopo che il Candidato ha prestato la Promessa Solenne e ha ricevuto il Gioiello e la Fascia del grado ed i primi insegnamenti, Davide invita i Fratelli a costituire un cerchio

intorno al Terreno Sacro. Egli si tiene a fianco del Cerchio, il Fratello appena ammesso alla sua destra, gli Ufficiali (e gli altri eventuali Dignitari presenti) a sinistra.

Il DdC reca a D la Coppa dell’Amore Fraterno.

D : Fratelli, vi esorto a bere da questa Coppa della buona volontà, simbolo della nostra unione fraterna.

D beve per primo e passa la Coppa dell’Amore Fraterno alla sua sinistra ; viene poi passata nel Cerchio, e ciascuno ne beve. I Fratelli ricevono la Coppa dalla destra, senza inclinarsi, e la passano a sinistra nello stesso modo.

Durante la circolazione della Coppa un Fratello recita (o tutti i Fratelli cantano) il Salmo 133.

Quando la Coppa è di ritorno, D si rivolge al Fratello appena ammesso :

D : Possa la nostra unione rivelarsi una benedizione per voi, ed essere fruttuosa di buone opere per i vostri Fratelli.

D rende la Coppa dell’Amore Fraterno al DdC e torna al  suo posto ; si siede, e invita i Fratelli a tornare ai loro posti. Nella Chiusura, la Pietra Ezel sarà ricollocata al centro del Terreno Sacro.

Vediamo infine il terzo grado del sistema : consiste di due cerimonie diverse e consecutive. Nella prima, cioè l’Installazione, viene somministrato il grado di Supremo Governatore Eletto ; il suo ricevimento autorizza il Maestro a governare il Conclave di cui fa parte, ma non lo abilita allo svolgimento di attività che ne trascendano i confini.

Invece la seconda è un’antica forma di Consacrazione, che è stata definita la più bella. cerimonia dell’intera Massoneria.

All’inizio dell’Installazione (la cui prima parte si svolge in primo e secondo grado), l’Ex-SG si rivolge all’Ufficiale Installatore  :

Ex-SG : Potente Ufficiale Installatore, abbiamo il piacere di presentarvi  il nostro potente Fratello …, il SGE di questo Conclave, perché la sua Installazione possa essere eseguita secondo il nostro rito tradizionale, e perché egli possa ricevere la sua Delega come SG riconosciuto dall’Ordine.

UI : Accoglierò volentieri la vostra richiesta, ma è mio dovere porre alcune domande (omissis).

L’UI chiede poi al SGE se egli sia al corrente delle qualità richieste a ogni Fratello che prende su di sé il compito di Governatore, se acconsenta ad accettarne i doveri e se voglia essere installato come SG di questo degno e venerabile Conclave.

SGE : Sì.

UI : Allora vi invito a rivolgere l’attenzione al nostro Fratello G, mentre leggerà questi impegni cui dovrete prestare assenso.

Fratelli, all’ordine  per la Promessa Solenne !

Due Ex-SG incrociano le Spade al di sopra del capo del SGE, che si inginocchia e promette di rispettare i doveri del SG di un Conclave ; dopodiché i due Ex-SG ripongono le Spade e lo invitano a rialzarsi.

L’UI invita i Fratelli di primo e secondo grado e tutti quelli che non sono SG a lasciare il Tempio. Il DdC tegola i presenti per accertarsi che tutti siano usciti, poi sposta le Tre Luci presso il Piedestallo del SG, e la Squadra e il Compasso sul lato sinistro del Libro della Legge Sacra ; colloca i Doni sulla sommità della Pietra Ezel e dispone un Inginocchiatoio sull’orlo del Terreno Sacro.

UI : Dichiaro aperta questa riunione di SG.

Il SGE non deve lasciare il Terreno Sacro finché l’UI non si rivolgerà a lui dicendogli Inginocchiatevi ; al che il DdC lo condurrà all’Inginocchiatoio, per poi ritirarsi di alcuni passi.

UI : Fratelli SG, essendo stato il nostro Rispettabile Fratello … regolarmente eletto all’ufficio di SG di questo Conclave, e avendo manifestato dinnanzi ai Fratelli la sua volontà di accettare tale ufficio e affermando la sua fedeltà nel voler sostenere, mantenere e difendere le sue leggi e le sue regole, per l’autorità a me conferita procederò ora con la vostra assistenza a installarlo come G. di questo Conclave, e chiederò poi che possa essere riconosciuto come SG dell’Ordine. 

SGE, inginocchiatevi e prestate attenzione alla citazione delle Sacre Scritture che il Capp. vi leggerà.

Il SGE rimane in ginocchio, mentre il Capp. legge I Cronache, 11: 1-3. L’UI invita poi tutti i fratelli presenti a pregare perché il Grande Supremo Governatore dell’Universo benedica la riunione e conferisca al SGE Forza, Saggezza e Conoscenza, affinché possa svolgere al meglio il suo ruolo.

UI : Fratello …, siete pronto a prendere su di voi la più solenne Promessa della Massoneria, la violazione della quale paralizzerebbe uno dei vostri sensi ?

SGE : Sì. 

UI : Allora alzatevi, e avanzate verso di me. Vi ricordo che siete al cospetto del Grande Supremo Governatore dell’Universo, a prestare la solenne Promessa che rispetterete i segreti dei SG

Quando il SGE ha prestato la Promessa e ha assolto l’atto sacrale sul Libro della Legge Sacra (un punto sul quale non siamo autorizzati a scendere nei dettagli), l’UI lascia il suo seggio e lo decora del Collare, del Gioiello e della Sciarpa di SG. del Conclave.

Poi, col Segno di SG, lo installa nel seggio dell’autorità, gli sussurra la Parola di SG e gli trasmette il Segno di Guardia di questo grado, che allude alla pena citata nella Promessa Solenne.

Vi comunico ora il Segno di SG del nostro Ordine, che si dà (omissis) ; gli illustra il segno, che si riferisce alla prima lettera della parola ebraica (omissis).

Fu in questa posizione (mostra il Segno) che Aronne dispose le mani, quando benedì i Figli di Israele come io ora benedico voi.

Possa l’Altissimo mantenervi in salute per gli anni a venire, per dividere con noi le benedizioni della pura amicizia e comunione e quando avete finito il vostro lavoro su questa terra possiate lasciare alle vostre spalle l’eredità imperitura di un nome immacolato, come fece il nostro (omissis – allusione al fondatore dell’Ordine), e che possiate essere forte nell’Eterno.

L’UI dichiara chiusa la riunione riservata all’Installazione, e invita il DdC a far rientrare i Fratelli di secondo grado per rendere omaggio al SG appena installato. Il DdC li guida in processione facendoli transitare lentamente dinnanzi al SGE, così che ognuno possa salutarlo con parole appropriate.

UI : Fratelli (omissis), proclamo che il nostro Fratello è stato regolarmente installato come SG di questo Conclave, finché un successore non sia regolarmente eletto e installato al suo posto.

Lo invito ora a designare e investire gli Ufficiali necessari per questo secondo grado.

Il SGE provvede. Mano a mano che vengono investiti, i nuovi Ufficiali vanno ad occupare i rispettivi seggi.

UI : Tutti i Fratelli e Ufficiali di questo Conclave devono al SG regolarmente eletto e installato, lealtà, onore e fedeltà. Sarà per tutti un piacere, oltre che un dovere, riservargli il loro miglior sostegno sia individuale che collettivo, fino al termine del suo mandato.

Come SG, egli avrà privilegi e responsabilità ; non ultima quella di amministrare con parsimonia le risorse del Conclave, così che nessun Fratello in difficoltà possa chiedere invano sostegno, e in modo che a nessun Fratello possano mancare un concreto  aiuto, un consiglio e una guida.

Sono certo che il SGE si mostrerà all’altezza della vostra fiducia (omissis).

Comincia ora la cerimonia di Consacrazione. Il solo abilitato a celebrarla è il Gran SG dell’Ordine, che vi esercita la funzione di Ufficiale Consacratore.

In essa, il SGE lascia l’elevata posizione in cui i suffragi dei Fratelli l’hanno posto per ricevere dal Gran SG la piena giurisdizione di SG dell’Ordine ; e viene abilitato a esercitare la sua azione di governo su tutti i Fratelli di grado inferiore, nelle Isole Britanniche e nei Territori Oltremare.

L’UI conduce il SGE all’Inginocchiatoio. Il DdC comanda agli (omissis) di mettersi all’ordine e attende di essere raggiunto dall’Ufficiale Consacratore per scortarlo alla sua posizione, presentargli l’Olio e il Mantello ed essere pronto a porgergli la Spada o l’arco se necessario.

L’Ufficiale Consacratore asperge il SGE con l’Olio, dicendo : Poi Samuele prese l’Urna dell’Olio, e consacrò Davide in mezzo ai suoi Fratelli. Nel nome di Davide e Gionata, vi consacro (lo asperge intorno al capo) SG dell’Ordine.

Con la Spada batte un colpo sulla sua spalla sinistra, dicendo : Ricevete l’autorità di esercitare l’ufficio di SG nel nostro Ordine, così trasmessa a voi ; di reggere Conclavi, di indurre Candidati, di ammettere (omissis) e di installare un Fratello regolarmente eletto o designato come SG in qualunque Conclave.

Lo veste di un Mantello porpora guarnito in oro, dicendo : Vi investo con questo Mantello di SG dell’Ordine : il colore è porpora, emblema della dignità imperiale, e vi esorto a portarlo degnamente.

Gli pone in mano un Arco o una Spada, dicendo : Vi consegno questo Arco (questa Spada) come simbolo di potere ; maneggiatelo con audacia, ma con discrezione (omissis).

L’UC riprende l’Arco o la Spada, e lo/la consegna al DdC.

L’UC prende il SGE per le mani : Alzatevi ora SG del nostro Ordine.

Il DdC comanda agli (omissis) di formare un cerchio intorno al Magen David ; poi l’UC conduce il SGE a far parte del Cerchio, disponendolo alla propria destra.

Il Capp. legge I Cronache, 16: 2-3 : E quando Davide ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di ringraziamento, benedisse il popolo nel nome dell’Eterno. Quindi distribuí a tutti gli Israeliti, uomini e donne, a ciascuno di essi, una pagnotta di pane, un bel pezzo di carne e una coppa di vino.

Durante la distribuzione dei Doni, deve essere cantato il Salmo 133 (o ne viene letto il testo).

Il DdC porge il piatto di pane e carne all’UC ; questi a sua volta lo passa al SGE, dicendogli di offrirne a tutti coloro che fanno parte del Cerchio, muovendosi in senso orario e offrendone per primo all’UC stesso. Quando termina il giro, l’UC riprende il piatto, lo porge al SGE perché si serva a sua volta e lo restituisce poi al DdC.

Il DdC porta poi la Coppa di Vino, che viene fatta circolare allo stesso modo.

Quando tutti hanno bevuto, l’UC riprende la Coppa esclamando : Questa è la Cena di Re Davide (omissis – Parole Sacre).

Il DdC comanda agli (omissis) di disporsi a Settentrione formando due file che si fronteggiano l’un l’altra (avendo precedentemente stabilito che quanti sono armati di Spada si devono disporre all’estremità orientale delle due file) ; mentre egli li schiera, l’UC guida il SGE a Occidente.

Quando tutti sono schierati, il DdC impartisce gli ordini Brandite le Spade e Formate la Volta d’Acciaio. Poi l’UC conduce il SGE attraverso la Volta, fino al suo Trono.

Quando il SGE si è seduto, il DdC ordina il Presentat-arm e Riponete le Spade.

(omissis)

UC : Dichiaro chiusa questa assemblea di secondo grado. 

Le Tre Grandi Luci vengono rimesse ai propri posti su Ezel (omissis). L’UI invita il DdC a riammettere i Fratelli del primo grado.

Il DdC fa rientrare i Fratelli, e li dispone in una fila a Settentrione.

UC : Fratelli, vogliate procedere intorno al Conclave e salutare il SG Consacrato.

Il DdC guida la processione. Si dà solo il saluto.

Al termine l’UC, in piedi presso l’estremità orientale della Colonna di Settentrione, dichiara :

Fratelli, proclamo ora il Fratello … SG del Conclave….. numero … a registro del Gran Conclave dell’Ordine di (omissis) per le Isole Britanniche e i loro Territori Oltremare, fino alla prossima scadenza e finché un successore non sia regolarmente installato al suo posto, e vi invito ad acclamarlo tre volte, prendendo il tempo dal DdC.

(Secondo il ritmo dettato dal DdC, i Fratelli battono le mani per tre volte).

UC : Fratelli, sedete.

L’UC si reca al Piedestallo del SG, portando con sé la Patente del Conclave.

UC : SG (il SG si alza), vi presento ora la Patente di questo Conclave. Meritevoli Fratelli l’hanno tramandata come un sacro atto di fede, e voi la ricevete ora pura e senza macchia ; così, ne sono certo, voi la trasmetterete al vostro successore.

Il SG si risiede, l’UC prosegue : Vi consegno anche una copia ufficiale del rituale di terzo grado, che dovrete attentamente studiare.

Ugualmente vi presento le Costituzioni e i Regolamenti dell’Ordine e lo Statuto del vostro Conclave. Dal loro accurato esame troverete guida e aiuto in qualsiasi caso di difficoltà o dubbio che possa sorgere nel Conclave.

Vogliate ora procedere a insignire e investire gli Ufficiali che sono stati scelti per assistervi nel governo del Conclave lungo il corso dell’anno… (omissis).

UC : SG, ora che avete preso su di voi gli importanti doveri di un Governatore del nostro Ordine, consentitemi di rammentarvi che – non diversamente da ciò che avviene in altri gradi della Massoneria – anche nella nostra Fratellanza (omissis) il Libro della Legge Sacra (si porta a Ezel), la Squadra e il Compasso rappresentano le Grandi Luci il cui uso è stato insegnato in quei gradi, e il cui insegnamento questo grado vuol continuare e sviluppare.

Fate che il toccante avvenimento sul quale il nostro Ordine è fondato vi ricordi sempre che i suoi insegnamenti sono gli stessi impartiti nel Sacro Libro, e fate che la condotta del nostro grande modello, Davide, verso il suo Fratello Gionata vi insegni a regolare la vostra vita sui principi della Squadra, guidando le vostre azioni entro il Compasso del disinteresse e dell’amichevole generosità verso tutti.

L’UC dà il Segno di Riverenza.

Possa il Dio di Davide e Gionata garantirvi forza e saggezza, per guidare il vostro Conclave saggiamente e bene chiude il Segno ; e possano la pace e la prosperità assistere voi e il Conclave nell’arco del vostro mandato, così che quando avrete cessato di occupare il seggio del SG la vostra presidenza possa sempre essere ricordata dai Fratelli con piacere, e da voi stesso con l’approvazione di una buona coscienza.

(omissis)

Fratelli, le armi del (omissis) sono l’Arco e la Freccia. L’Arco, che (lo raccoglie) anche se è stato piegato (lo piega) da una forza superiore per qualche ragione nota solo a chi lo ha piegato, ritorna presto tuttavia (lo rilascia) alla sua forma originale, è un simbolo della nostra vita mortale.

Esso testimonia che le prove mandateci dall’Onnipotente non devono lasciarci abbattuti, scoraggiati e afflitti ; ma come l’Arco, (lo piega) che quando la corda è rilasciata (lo rilascia)  riassume la sua forma originale, così noi – sostenuti dall’aiuto che viene dall’alto – dobbiamo imparare a elevarci al di sopra delle nostre pene, intenti solo a compiere il nostro dovere, nei nostri giorni e nella nostra generazione, con gioia e amicizia (depone l’Arco).

E come la Freccia (ne raccoglie una), scagliata dalla mano infallibile di un bravo arciere, corre dritta al bersaglio, così I Fratelli e gli Ufficiali di questo Conclave – ciascuno nella sua sfera particolare – si sforzeranno, noi crediamo, con mente acuta e chiara intenzione di adempiere ai comandi del loro SG, di rendersi l’un l’altro conforto e aiuto, e di raggiungere le grandi mete per cui Dio ci ha collocati sulla Terra (depone la Freccia).

In questo modo, le armi di un (omissis) ci insegnano a rammentare i doveri che abbiamo verso il nostro Conclave e l’uno con l’altro ; ci rammentano anche il Grande Arciere, e ci ammoniscono che dovremo rendergli conto del modo in cui abbiamo svolto il nostro dovere verso il nostro Fratello e verso Dio.

L’UC invita tutti i Fratelli ad alzarsi e prestare il Segno di Riverenza.

UC : Fratelli, possa il Grande Supremo Governatore di tutti noi serbare ciascuno di voi nella Sua santa custodia e possano le nostre vite essere tali da apparire giustificate al Suo sguardo ; e quanto a noi, che si possa partecipare alle gioie della mutua concordia e della fratellanza armoniosa, sicché di tanto in tanto l’uno o l’altro possa sentirsi sollevato dalle sue pene ; e che l’unione dei cuori da noi qui intrapresa possa essere il preludio dell’eterna riunione degli spiriti nel Gran Conclave superiore, dove il dolore, la sofferenza e l’afflizione non possono penetrare, dove il malvagio non può più tormentare, e chi è stanco e può riposare per sempre. Là l’armonia è ininterrotta, e la pace, la perfetta pace, regna eterna e suprema.

Tutti : Così sia.