Il simbolo massonico del Passaggio del Fiume- seconda parte di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

           

                                                              Il simbolo massonico del Passaggio del Fiume–  Seconda parte

                                                               di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

Nell’articolo del mese scorso abbiamo enumerato le nozioni di carattere generale che possono essere utili a comprendere il senso esoterico del Passaggio del Fiume, ed abbiamo sommariamente dato conto della presenza di questo simbolo in alcune antiche versioni del Marchio.

Questo mese, per completare il discorso, accenneremo al suo rapporto con l’Arco Reale, ed a come – varcata la Manica – prese piede nelle Massonerie latine.

SuiPerfezionamenti del grado di Maestro legati all’Arco Reale ci siamo già ampiamente diffusi nella serie di articoliMassoneria: riti magici per cambiare il mondo; è quindi il caso di riprodurne qui soltanto uno, quello nel quale il Passaggio del Fiume viene materialmente effettuato.

Il rito viene celebrato non nel Tempio, ma nella Sala dei Passi Perduti, nella quale i Fratelli hanno installatoil piccolo Ponte su cui il Candidato dovrà transitare.

Due Guardie Ebree sono collocate, a poca distanza l’una dall’altra, dalla parte ebraica del Ponte; due Guardie Persiane sono di stanza sul lato opposto.

Guida (al Candidato): Raggiungeremo tra poco la riva del Grande Fiume, che funge da frontiera tra il resto dei domini persiani e il territorio ebraico governato dal Satrapo Tattenai, assistito dal suo vice Shetharboznai.

Il Candidato, che impersona Zorobabele, si avvicina al Ponte accompagnato dalla sua Guida, e viene affrontato dalla Prima Guardia Ebrea.

Prima Guardia Ebrea: Chi va là?

Guida: Zorobabele, un amico.

Prima Guardia Ebrea: Fatti avanti, amico, e dammi la Parola di Passo.

Dietro suggerimento della Guida, il Candidato glie la fornisce.

Prima Guardia Ebrea: Passa, Zorobabele.

Lo stesso dialogo si ripete, più vicino al Ponte, con la Seconda Guardia Ebrea.

Guida:Compagno Zorobabele, siamo arrivati sulla riva del Grande Fiume. Non posso accompagnarvi oltre, è necessario che attraversiate il Ponte da solo. Comportatevi bene, e la vostra impresa avrà successo.

La Guida si ritira. Il Candidato attraversa da solo il Ponte. Appena ha messo piede sul lato persiano, la Prima Guardia Persiana lo affronta. A poca distanza c’è il Maestro della Fanteria, che assumerà d’ora in poi il ruolo della Guida e gli suggerirà le risposte, oppure parlerà in sua vece.

Prima Guardia Persiana: Chi va là?

Maestro della Fanteria: Zorobabele, un amico.

 Prima Guardia Persiana: Fatevi avanti, e datemi la Parola di Passo.

Dietro suggerimento del Maestro della Fanteria, il Candidato ripete la Parola di Passo che aveva usato con successo sull’altra sponda.

Prima Guardia Persiana: Un nemico! Prendetelo.

Entrambe le Guardie Persiane afferrano il Candidato e lo disarmano.

Maestro della Fanteria: Perché questa violenza? Io non sono un nemico, ma un Principe della Casa di Giuda. Chiedo udienza al vostro Re.

Prima Guardia Persiana: Tu sei solo uno schiavo, e potrai apparire dinnanzi al nostro Sovrano se ti dichiari tale. Acconsenti?

Il Maestro della Fanteria acconsente per il Candidato. Le Guardie Persiane incatenano i polsi al Candidato, e tenendolo come un prigioniero attendono il segnale del Direttore delle Cerimonie per introdurlo nel Tempio/Sala del Trono.

Quando tutto è pronto, il Direttore – ottenuta l’approvazione del Sovrano Tre Volte Illustre, che dirige i lavori – socchiude la porta e invita le Guardie Persiane a tenersi pronte; subito dopo, la Sentinella batte dall’esterno Sette Colpi sulla porta in segno di allarme, e nella Sala del Trono il Capitano della Guardia si alza e va ad aprire.

Capitano della Guardia: Chi va là?

Sentinella: Un distaccamento delle Guardie di Sua Maestà ha catturato un nemico che afferma di essere un Principe di Giuda.

 Capitano della Guardia: Da dove viene?

 Sentinella: Da Gerusalemme.

 Capitano della Guardia: Qual è il suo nome?

Sentinella: Zorobabele. Egli sostiene di essere il primo tra i suoi simili per nascita, ma ora è schiavo e prigioniero della sventura.

Capitano della Guardia: E cosa desidera?

 Sentinella: Un incontro con Sua Maestà.

Capitano della Guardia: Che attenda con pazienza. Il Sovrano Maestro farà presto conoscere i suoi ordini.

Richiude la porta, e si rivolge al Sovrano Tre Volte Illustre: Un distaccamento delle Guardie di Vostra Maestà ha fatto un prigioniero che dichiara di essere un Principe di Giuda.

Sovrano Tre Volte Illustre: Signor Cavaliere Capitano della Guardia, dopo aver accertato che non porti armi su di sé potete farlo entrare.

Il Capitano della Guardia va ad aprire la porta; il Candidato e il Maestro di Fanteria fanno il loro ingresso tra le due Guardie Persiane. La Sentinella richiude la porta. I quattro vanno a schierarsi nel centro della Sala del Trono, rivolti all’Oriente; il Capitano della Guardia si dispone sulla loro destra, cioè a Meridione.

Sovrano Tre Volte Illustre: Signor Cavaliere Capitano della Guardia, costui non è affatto un nemico! Questi è Zorobabele, amico e compagno della Nostra giovinezza.

Zorobabele, avendo tu ottenuto di essere ammesso alla nostra presenza, ti chiediamo di dichiarare subito i motivi che ti hanno indotto a cercare di passar la frontiera senza il nostro consenso e con la forza delle armi.

 Maestro di Fanteria (per il Candidato): Grande e Potente Re, il nostro defunto Sovrano, Ciro il Grande, diede ai miei Compagni il permesso di ricostruire a Gerusalemme la Casa del Signore; ma i nostri nemici, con la forza e la prepotenza, hanno imposto la cessazione di quel grande e glorioso lavoro. Sono venuto quindi a implorare la clemenza di Vostra Maestà, per concedermi di poter riprendere quel lavoro come un servo della Vostra famiglia.

Sovrano Tre Volte Illustre: Zorobabele, ripenso spesso e con piacere ai giorni della nostra amicizia, e ho spesso sentito parlare con gran soddisfazione della tua fama di Massone saggio e compiuto. Anch’io nutro una profonda venerazione nei confronti di quella antica e onorevole Istituzione, e nutro un sincero desiderio di entrare io stesso, un giorno, a farne parte.

 Quindi in questo momento io accolgo la tua richiesta, ma a una condizione: che tu mi riveli i segreti della Massoneria, che distinguono gli Architetti ebrei da quelli di tutte le altre Nazioni.

Maestro di Fanteria (per il Candidato): Sovrano Tre Volte Illustre, quando il nostro Grande Maestro, Salomone Re di Israele, per primo istituì la Fratellanza dei Liberi e Accettati Muratori, ci ha insegnato che la Verità è un Attributo Divino e il fondamento di tutte le virtù: la prima lezione che impariamo in Massoneria è di essere uomini buoni e sinceri. Se l’unico modo per ottenere il favore di Vostra Maestà è in contrasto con i miei impegni più sacri e inviolabili, umilmente mi permetto di rifiutare la Vostra protezione, e prestarmi serenamente all’esilio o ad una morte gloriosa.

 Sovrano Tre Volte Illustre: Zorobabele, la tua virtù e integrità sono davvero encomiabili, e la tua fedeltà è degna di ogni lode. Da questo momento sei libero; Guardie, scioglietelo dalle catene (le due Guardie Persiane eseguono, per poi riprendere posizione ai fianchi del piccolo schieramento); e che quegli emblemi di schiavitù non rechino mai più onta alle mani di un Massone, e meno che mai ad un Principe della Casa di Giuda.

 Zorobabele, ti assegniamo un posto di rango e onore tra i Principi e i Governanti della Nostra Corte.

Il Capitano della Guardia conduce il Candidato e il Maestro di Fanteria a due seggi nella parte settentrionale dell’Oriente, dove prendono posto (il Maestro di Fanteria sulla destra del Candidato). Anche il Capitano della Guardia e le Guardie Persiane fanno ritorno ai loro posti e si siedono.

Sovrano Tre Volte Illustre: È costume di Re e Sovrani di questo Regno, da tempo immemorabile, di proporre – in occasioni speciali – un dibattito su una domanda determinata, e colui che verrà stabilito abbia dato la risposta più soddisfacente sarà vestito di Viola, potrà bere da una Coppa d’Oro e una Catena d’Oro gli sarà messa al collo.

 Ora, mi è venuta in mente una domanda che proporrò alla vostra discussione: Qual è la forza più grande, quella del Vino, del Re o delle Donne?

Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno: Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Vino sia il più forte (riprende posto).

Il Maestro della Cavalleria si alza e dà il Primo Segno: Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Re sia il più forte (riprende posto).

Il Maestro della Fanteria, a nome del Candidato, si alza e dà il Primo Segno: Sovrano Tre Volte Illustre, penso che le Donne siano le più forti; ma sopra ogni altra cosa, la Verità partorì la Vittoria (riprende posto).

Sovrano Tre Volte Illustre: Compagno Zorobabele, avete detto qualcosa di molto importante, al di là della questione che necessita di un ulteriore esame.

 Si continui il dibattito! Illustri Cavalieri, vi preghiamo di documentare le vostre opinioni. Maestro di Casa, vogliate cortesemente parlare per primo.

Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno: Principi e Governanti, pensate alla superiore forza che ha il Vino! Esso fa in modo che tutti gli uomini che hanno bevuto possano sbagliare, indifferentemente se si tratti di Re o di mendicanti, di servi o di uomini liberi, di poveri o di ricchi. Esso anche sa volgere i pensieri di tutti quanti in allegria e ilarità, in modo che nessun uomo più si ricordi dei suoi dolori e problemi; alza gli spiriti, solleva i cuori pesanti, e d’altra parte conduce un uomo a scordarsi dei suoi fratelli, a sguainare la spada contro i suoi migliori amici. O Principi e Governanti, non è forse il Vino il più forte se può farci fare queste cose? (dà il Primo Segno e si risiede).

Sovrano Tre Volte Illustre: Maestro di Casa, la vostra dichiarazione è saggia e bene argomentata, e riceverà la dovuta considerazione. Maestro della Cavalleria, siate voi ora a parlare.

Il Maestro della Cavalleria si alza e dà il Primo Segno: È fuori discussione, o Principi e Governanti, che Dio ha fatto l’uomo padrone di tutte le cose sotto il sole per comandare loro, farne uso, e applicarle al suo servizio come gli pare meglio. Ma mentre gli uomini hanno soltanto il dominio sulle altre creature sublunari, i Re hanno autorità anche sugli uomini stessi, e il diritto di governare a loro volontà e piacere. Ora, chi è maestro di coloro che sono maestri di ogni altra cosa? Nessuno ha potere su di lui (dà il Primo Segno e si risiede).

Sovrano Tre Volte Illustre: Quello che avete detto, Maestro di Cavalleria, è di grande importanza, ed è ben calcolato per sostenere la dignità e l’autorità del Trono. Ora, Compagno Zorobabele, volete difendere voi la vostra opinione?

Il Maestro di Fanteria si alza e dà il Primo Segno: O Principi e Governanti, la forza del Vino non può essere negata, e neppure quella dei Re, che unisce così tanti uomini in una comune fedeltà. Tuttavia, le Donne sono superiori a entrambi: anche i Re sono doni delle Donne, che sono anche le madri di coloro che coltivano i nostri vigneti. Le Donne hanno il potere di farci abbandonare il nostro Paese e le nostre relazioni, di farci dimenticare i migliori amici che abbiamo nel mondo, di abbandonare tutti i nostri vantaggi per vivere e morire con loro.

 Ma, detto questo: né le Donne né il Vino né i Re sono comparabili alla forza onnipotente della Verità.

 Come ogni altra cosa, anche la Verità può essere mortale e transitoria; ma chi vive per essa, può perseverare e conquistarla per sempre. I benefici che riceviamo da lei non sono soggetti a variazioni o vicissitudini del Tempo o della Fortuna: nel suo giudizio non c’è ingiustizia, Lei è la Sapienza, la Forza, la Bellezza, la Potenza e la Maestà di tutte le età.

 Sia benedetto il Dio della Verità! (Dà il Primo Segno e si risiede).

Il Sovrano Tre Volte Illustre si alza e punta lo Scettro in direzione del Candidato: Grande è la Verità, e potente sopra ogni cosa! Zorobabele, puoi chiedermi ciò che vuoi: io te lo darò, perché ti sei mostrato il più saggio tra i tuoi Compagni. Tu prenderai i tuoi pasti accanto a me, e sarai chiamato mio cugino (si risiede).

Il Maestro di Fanteria si alza e dà il Primo Segno: O Re, rammenta il voto da te prestato, di riedificare Gerusalemme fin dal giorno della tua incoronazione e di restituire gli oggetti sacri che ne vennero portati via. Tu hai anche promesso di costruire il Tempio, che fu bruciato quando Giuda venne devastato dai Caldei; ed ora, o Re, questo è quello che voglio da te, che tu mantenga il voto che con le tue labbra hai prestato al Re del Cielo (dà il Primo Segno e si risiede).

Sovrano Tre Volte Illustre: Zorobabele, sarà fatto; rispetterò puntualmente il mio voto. Lettere e passaporti saranno immediatamente rilasciati ai miei Ufficiali di tutto il Regno, per dare a te e a coloro che ti accompagneranno un viaggio sicuro fino a Gerusalemme. D’ora in poi nessuno più vi ostacolerà o cercherà di impedirvi di riedificare la vostra città e il vostro Tempio. Avvicinati per ricevere la tua ricompensa

Dopo di questo, il Sovrano informa Zorobabele che sta per crearlo Cavaliere del nuovo Ordine da lui istituito in questo momento; e – come abbiamo già fatto osservare nella quinta parte di Massoneria: riti magici per cambiare il mondo -quello che segue è un momento capitale del processo magico tramite il quale le correnti sottili generate nel Tempio si diffondono al suo esterno.

Non abbiamo finora accennato alle modalità secondo cui il Passaggio del Fiume venne riprodotto, nella Francia e nell’Italia del Settecento, nell’ambito dei perfezionamenti latini: destinati di lì a poco ad aggregarsi in vari corpi rituali tuttora esistenti – Rito Scozzese Antico e Accettato, Rito di Memphis, Rito di Misraim eccetera.

È il caso di affidarsi per questo a René Le Forestier (1868-1951), che nel suo preziosissimo La Franc-Maçonnerie occultiste auXVIII siècle et l’ordre des Élus Coens accenna a come il simbolo del Passaggio del Fiume sia stato accolto nel Rito Scozzese Antico e Accettato.

Secondo lui, nella prima edizione del Libro delle Costituzioni (di Anderson del 1723), il primo Capo del Ritorno degli Ebrei in Terra Santasi chiamava Serubabel, dai Francesi chiamato Jerobabel o Zorobabel, Gran Maestro dei Massoni che avevano ricostruito il secondo tempio sulle rovine del primo (…). Manella seconda edizione (1738),il Capo del Ritorno diventava il “Gran Maestro Provinciale” del “Gran Maestro” Ciro, che gli aveva assegnato un “Deputato Gran Maestro” nella persona del Gran Sacerdote Giosuè.

La Massoneria Scozzese si era impossessata di questo ragguaglio per creare un grado (si riferisce al Cavaliere della Spada, quindicesimo grado del Rito Scozzese di oggi),che divenne il prototipo dei gradi detti cavallereschi; perché facevano della società massonica un Ordine di origine militare e medievale, che conferiva la nobiltà ai suoi membri quale che fosse il loro rango nella società profana.

La Cerimonia di ricevimento del Cavaliere della Spada o d’Oriente simulava il combattimento che il candidato, rappresentante Zorobabele, aveva dovuto sostenere sul ponte che attraversava il fiume Starbuzanai, per aprire con la forza un passaggio agli Israeliti di ritorno a Gerusalemme dopo la fine della cattività.

Per ricompensarlo di questa impresa, il recipiendario era armato cavaliere secondo tutte le regole; poi era proclamato Cavaliere Massone, in ricordo della parte che avevano sostenuto i membri del grado proteggendo contro i nemici del popolo eletto gli operai intenti alla ricostruzione del Tempio.

Se egli teneva nella mano sinistra la cazzuola, mentre con la destra reggeva la spada, ciò era – diceva l’Istruzione – allo scopo di ricordare che egli aveva temporaneamente lavorato con le proprie mani “per mantenere l’uguaglianza con i Fratelli” …

Del grado di Cavaliere della Spada ha trattato anche Franco Cenni, in un bellissimo e documentatissimo articolo su Esonet che ci permettiamo di citare ampiamente:

Il Consiglio dei Cavalieri d’Oriente o della Spada si tiene in una sala decorata con tendaggi di colore verde acqua, in ricordo degli avvenimenti che erano legati alle sponde del fiume Eufrate (che viene chiamato Starbuzanai in questo Grado) al tempo del ritorno di Israele dalla cattività, avvenimenti che saranno narrati più tardi. Questi tendaggi devono essere disseminati di rosso in ricordo del sangue assiro(sic) sparso e che arrossava il fiume

Non si deve avere né testa di morto né scheletro in questo Grado, né alcun ornamento nero che possa rammentare un qualunque dolore, poiché i Cavalieri d’Oriente non hanno nessuno da piangere. E, in verità, chi piangerebbero essi dunque, giacché hanno appena vissuto il più felice capovolgimento di situazione, dal momento che hanno appena trionfato, in un combattimento in cui nemmeno uno di loro è stato ucciso, al contrario dei loro nemici che, in violazione degli ordini del Gran Re di Persia, avevano tentato di opporsi al loro passaggio?

Leggenda del Grado: I Cavalieri d’Oriente traggono la loro origine dalla prigionia di Babilonia dove gli Israeliti furono deportati per settant’anni, dopo che Gerusalemme ebbe subito un saccheggio di due anni.

Gli ebrei furono liberati da Ciro, Re dei Persiani, su richiesta di Zurubbabel, principe della Tribù di Giuda discendente della stirpe di Davide, e a quella di Nehemia, un sant’uomo discendente di una distinta famiglia; Ciro permise loro di ritornare a Gerusalemme e di riedificare il Tempio.

Tutti i vasi, urne ed ornamenti che erano stati asportati da Nabuzaradan, generale di Nabucodonosor, e che costituivano un tesoro di settemila quattrocentodieci oggetti preziosi, furono restituiti agli Ebrei ed affidati a Zurubbabel. Il Re ordinò a questi di ricostruire il Nuovo Tempio, che doveva avere settanta cubiti di altezza e altrettanti in larghezza. Il Re emise ugualmente un Editto, imponendo a tutti i suoi sudditi di lasciar passare liberamente i Liberi Massoni in tutto il reame, senza causare loro alcun danno, sotto pena di morte per coloro che avessero infranto il suo ordine.

Il Re incaricò Satrabuzanes, suo generale, d’istruire Zurubbabel nell’arte della guerra. Il Re l’armò cavaliere, e gli diede potere di conferire questo stesso Grado a tutti quei Massoni che gli sembrassero degni di esserlo.

Allora Zurubabel riunì tutti gli Israeliti, in numero di quarantadue mila trecento sessanta, schiavi non compresi. Mise da parte quei Liberi Massoni che erano sfuggiti al furore della soldataglia durante la distruzione del Tempio, e scelse settemila tra quelli armati cavalieri, che mise alla testa del popolo per combattere se qualcuno si fosse opposto al loro passaggio in direzione di Gerusalemme.

La marcia degli Israeliti fu facile fino al loro arrivo sulle rive dell’Eufrate, chiamato anche Starbuzai, che separa la Giudea dalla Siria.

I Cavalieri Massoni, che formavano l’avanguardia, incontrarono delle truppe decise ad interdire loro il passaggio, avide dei tesori del Tempio che gli Ebrei trasportavano. Né le rimostranze dei cavalieri, né lo stesso Editto di Ciro, furono sufficienti a frenare la loro insolenza. Essi attaccarono i cavalieri Massoni che, da parte loro, li combatterono con tanto ardore che gli aggressori furono tutti, come un solo uomo, o affogati oppure tagliati a pezzi al passaggio del ponte.

Dopo questa vittoria, Zurubbabel fece elevare un altare sul campo di battaglia, vi offrì un olocausto al Dio degli Eserciti, per aver Egli combattuto al fianco d’Israele. È allora che i Massoni fecero di Yaveron Hamaim una parola di passo, che significa Libertà di Passare.

In seguito, gli Israeliti guadagnarono la riva e giunsero a Gerusalemme, dopo quattro mesi di viaggio, il ventidue giugno alle ore sette del mattino. Dopo sette giorni di riposo, i tre architetti e i loro compagni cominciarono a gettare le fondamenta ed intrapresero i lavori del Nuovo Tempio.

Ripartirono le opere in più classi, di cui ciascuno aveva un capo assistito da due aiutanti. Ciascun grado di ognuna di queste classi aveva diritto ad un salario in rapporto col suo rango, ed ognuna aveva la sua parola di passo. La parola della prima classe era “Giudea”, e gli operai erano pagati ai piedi della colonna che si trovava all’entrata del Tempio. Per la seconda classe, la parola era “Beniamino”, e gli operai venivano pagati sotto il portico.

Gli operai della terza classe ricevevano il loro salario al centro del Tempio, dopo aver pronunciato la parola “Yaveron Hamaim”. Le stesse regole che avevano presieduto alla costruzione del Primo Tempio furono rispettate per il Secondo.

I lavori erano appena iniziati che i Cavalieri Massoni furono turbati dai cattivi fratelli di Samaria, i quali, gelosi della gloria che le tribù di Giuda e di Beniamino non avevano mancato di acquisire in ragione della loro novella libertà, decisero di far loro guerra in modo da mettere in scacco la loro volontà di ricostruire il Tempio.

Zurubbabel, informato delle loro intenzioni, ordinò che tutti gli operai fossero armati, tenendo in una mano la cazzuola nell’altra la spada in modo che operassero con l’una e potessero difendersi con l’altra e respingere gli assalti del nemico.

La costruzione del Nuovo Tempio durò quarantasei anni. Cominciò sotto il regno di Ciro e si compì sotto quello di Artaserse. Il Tempio fu consacrato nello stesso modo in cui Salomone aveva dedicato il Primo. Il decalogo e le ordinanze di Mosè furono di nuovo rispettati, un capo fu designato per governare la nazione e fu scelto dai cavalieri Massoni, che si chiamarono col nome di Cavalieri d’Oriente, poiché essi erano stati liberati e fatti cavalieri da Ciro, re di Persia.

Il Secondo Tempio essendo stato a sua volta distrutto dai Romani, i Cavalieri Massoni della nostra epoca, discendenti da coloro che costruirono il Secondo Tempio, sono ora costretti ad elevarne un Terzo, sotto la guida di un nuovo Zurubbabel, alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo.

Come si vede, la grande novità introdotta dagli Scozzesi/Francesi nel Passaggio del Fiume era l’aspetto kshatryadella vicenda, ovvero la battaglia: una cosa che non poteva andare giù a molti Massoni qabbalisti di quell’epoca – impegnatissimi (viste anche le vicende politiche correnti) a difendere, spesso anche al di là di ogni analisi razionale, la pura spiritualità che i corpi rituali massonici avrebbero dovuto rappresentare.

Primo fra tutti Martinez de Pasqually, che quando stese il rituale del grado di Grande Eletto di Zorobabele, SEDICENTE Cavaliere d’Oriente per il Rito degli Eletti Cohen dell’Universocancellò senza troppi ripensamenti l’episodio della battaglia, specificando – addirittura nel titolo del grado – che i Cavalieri d’Oriente scozzesi erano da considerarsiSEDICENTI, e niente di più!

Sorprende, se vogliamo, che Martinez si sia mosso con tanta decisione per riportare la vicenda del Passaggio del Fiume alle sue origini d’Oltremanica: in quanto non risulta, da nessun altro aspetto della sua opera, che egli avesse tra i suoi obbiettivi la salvaguardia delle corrispondenze tra la ritualità britannica e quella francese.

La cosa più probabile è che egli l’abbia fatto inconsapevolmente: perché, in effetti, un inserimento così forte di valori kshatryanel quindicesimo grado scozzese poteva forse essere funzionale per creare propaganda a buon mercato al nascente Rito (nel Settecento, tanto in Inghilterra quanto in Francia, la possibilità di raccattare titoli pseudonobiliari era una componente importante dell’attrazione verso la Massoneria), ma era palesemente superflua ai fini della corretta interpretazione esoterica del fatto biblico in esso citato, quindi ai Cohen non serviva.

In verità, senza nessun bisogno di aggiungere la storia della battaglia, di simbolismo kshatrya nelle vicende relative alla seconda edificazione ce n’è già fin troppo;ed è quindi ragionevole supporre che Martinez si sia sentito disturbato dalla sua presenza, anche senza essere al corrente del fatto che la versione originale inglese non lo conteneva.

Il catechismo dei Grandi Eletti di Zorobabele getta sul Passaggio del Fiume luce nuova e definitiva. In esso, il Candidato dichiara di non ignorare la stretta alleanza di Assiria (sic di nuovo – con il passaggio non del Fiume ma della Manica, i Babilonesierano per tutti diventati Assiri – non sappiamo il perché!) con i resti dello sfortunato Israele, dopo che il Re gli aveva concesso la libertà; nonché di aver appreso il significato simbolico del viaggio di ritorno di Zorobabele dall’intimo rapporto e dal profondo legame di corrispondenza che intercorrono tra le operazioni spirituali e temporali di Zorobabele e le nostre (dei Massoni).

L’alleanza del Re di Assiria con Zorobabele è sì, a livello exoterico, la libertà che l’Assiria concesse alle Tribù di Israele dopo l’espiazione della schiavitù; ma in senso esoterico, è quella che l’Eterno farà con ogni essere creato, dopo l’espiazione del tempo e della totale riconciliazione.

Questo senso nascosto è rappresentato allegoricamente dall’accordo che Zorobabele (l’Eletto Spirituale) fece con Ciro (il Creatore); ed il frutto delle loro operazioni indusse il Re a dare ogni sorta di aiuto alle tribù di Israele, alle quali aveva concesso la libertà (riconciliazione) nonostante coloro che vi si erano opposti (i demoni).

Zorobabele è figura del Cristo, e le sue operazioni sono il tipo di ogni redenzione – e qui Martinez chiama ancora in causa i Cavalieri della Spada: questa volta non per criticare bensì per giustificare la modifica da loro apportata al rituale, giacché affermare che il saggio e pacifico Zorobabele ha combattuto e vinto al passaggio del pauroso Ponte del fiume Starbuzanai vuole significare che il Cristo è il vincitore dei demoni; poiché il nome del fiume significa “passaggio di confusione”.

Vuole la tradizione che, nel corso del combattimento sul Fiume contro i demoni, Zorobabele avrebbe distrutto magicamente sei arcate del Ponte senza l’aiuto di utensili di metallo, lasciando intatta la settima; ora, secondo Martinez, questa leggenda si riferisce ai sei pensieri creatori, la cui opera scomparirà con la reintegrazione di tutti gli esseri e di tutte le cose nel loro primo principio, il che costituisce la redenzione.

L’ultima arcata lasciata intatta simboleggia l’esistenza assoluta dello Spirito, senza il quale in tutto l’Universo nulla può nascere o vivere; sicché tutti i fenomeni sensibili sono solo apparenze nate dalla sua immaginazione, e che saranno subito dissipate così come sono state concepite.

                                                                      DANIELE MANSUINO e GIOVANNI DOMMA

 

 

Il simbolo massonico del Passaggio del Fiume – Prima parte Di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

Il simbolo massonico del Passaggio del Fiume –                      Prima parte

Di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

l Passaggio del Fiume (altrimenti detto Passaggio del Ponte) è uno dei punti chiave della spiritualità massonica britannica.
Come molti altri simboli dei quali abbiamo trattato, ma forse con maggiore evidenza di altri, può essere riferito tanto al progetto di trasformazione sociale del quale la Massoneria si è fatta protagonista nei secoli, quanto al discorso di evoluzione interiore del Massone; pensiamo quindi che sia il caso in questi due articoli di trattarlo in modo specifico, e sarà anche l’occasione per riassumere alcuni dei temi sui quali ci siamo soffermati nei nostri scritti precedenti.
Questo mese faremo quindi il tentativo di collocarlo nel panorama generale del simbolismo massonico, e ci soffermeremo sulla sua presenza negli antichi rituali della Massoneria del Marchio; poi, il prossimo mese, accenneremo alla sua presenza nei Perfezionamenti del grado di Maestrolegati all’Arco Reale, e a quelli che si possono trovare in seno alle Massonerie latine.
Il Passaggio del Fiume è un episodio che si sarebbe verificato nel corso del rientro degli Ebrei dalla cattività babilonese: ovvero dalla loro deportazione di massa a Babilonia, avvenuta nel 597 a. C. ai tempi di Nabucodonosor II e conclusasi nel 539 con Ciro il Grande (se ne parla in II Re e II Cronache, nei libri di Esdra e Nehemia, in vari Salmi e in vari libri profetici).
Scarseggiano, invece, i riscontri di questa vicenda al di fuori della Bibbia, tant’è vero che non è mancato chi l’abbia addirittura messa in dubbio. Ma al di là della veridicità storica, la sua importanza nella formazione della spiritualità ebraica fu importantissima, soprattutto per quanto concerne il rafforzamento del monoteismo e il consolidamento del potere dei sacerdoti; e senza dubbio la cattività babilonese può essere considerata la fonte della magica chiamata a governare e regolamentare il mondo da cui una parte del popolo ebraico si sentì investita da allora in poi.
Un suo importante mito corollario è quello delle Tribù Perdute, al quale Daniele Mansuino ha dedicato uno specifico articolo, osservando tra l’altro che in realtà, oggi gli Ebrei che si riconoscono come tali dichiarano di discendere da tutte e dodici le Tribù, quindi nessuna sembrerebbe essere andata perduta; però, la supposizione che quasi tutto il popolo ebraico sia sparito misteriosamente salvo un piccolo resto ha forti valenze simboliche – implica, tra le altre cose, una forte concentrazione energetica nelle persone dei superstiti, e quindi la loro possibilità di incidere più profondamente nella storia del mondo.
La prima cosa che fecero i reduci dalla cattività appena rientrati in Terra Santa fu di riedificare il Tempio di Salomone, che i nemici avevano distrutto; e nell’ambito dell’esegesi cristiana, questa Seconda Edificazione venne associata alla Seconda Rivelazione, quella portata da Gesù per correggere e completare la legge di Mosè.
Dopo di ciò, la Seconda Edificazione venne fatta corrispondere anche al Secondo Avvento di Cristo, quello che dovrebbe avvenire alla fine dei tempi – e siccome una edificazione è un processo che si svolge gradualmente, gli esegeti del testo biblico principiarono a intravvedere in essa indicazioni riguardo ai fatti storici che sarebbero dovuti accadere per prepararlo, venendo in questo modo ad esercitare una potente influenza subliminale sulla politica europea (altrove abbiamo segnalato come un importante e generalmente sconosciuto apporto a questo dibattito sia stato fornito addirittura da Cristoforo Colombo, col suo Libro delle Profezie).
Più o meno negli stessi anni, ovvero all’inizio del sedicesimo secolo, Lutero identificava la cattività babilonese nel giogo che i Cristiani dovevano subire dalla Chiesa Cattolica fuorviata, e la Seconda Edificazione nella Riforma; e sempre nello stesso periodo, varie ipotesi riguardo al significato delle due edificazioni si diffondevano anche nella spiritualità ebraica.
Tanto nell’esegesi ebraica quanto in quella cristiana, il Secondo Avvento del Messia (chiunque egli sia) dovrà manifestarsi al cospetto di un’enorme adunanza: che per Ebrei sarà la Radunanza degli Esuli – ovvero la ricomparsa delle Dieci Tribù Perdute – e per i Cristiani il Giudizio Universale.
Nota: in base al progetto dell’organizzazione esoterica che domina il mondo (di cui a lungo Mansuino ha trattato nei suoi articoli e libri), ambedue queste immagini possono essere considerate prefigurazioni dell’Amalgama.
In proposito, è da notare che – salvo eccezioni – le varie interpretazioni sul significato della Seconda Edificazione non si contraddicevano tra loro: questo perché tanto i Cristiani quanto gli Ebrei condividevano l’idea che le Scritture contenessero i modelli (o i tipi, o le figure) del modo in cui l’azione divina si manifesta nella storia umana, e che queste modalità potessero essere applicate a un gran numero di eventi diversi.
Così, per esempio, la cattività babilonese era figura della cattività in Egitto, che era a sua volta figura della caduta di Adamo nel mondo delle forme, dominato dai demoni: non a caso uno degli epiteti con cui veniva designato Samael, il Diavolo della qabbalah, era Faraone.
Sulla base di questa mentalità, le diverse interpretazioni della Seconda Edificazione, piuttosto che contraddirsi, si influenzavano a vicenda; e c’era anche una grande osmosi di simboli dall’una all’altra, il che contribuiva fortemente a creare una visione sincretica (perlomeno su certi concetti principali) riguardo a ciò che sarebbe avvenuto al mondo negli ultimi tempi.
A partire dal 1717, la Massoneria britannica ereditò l’immensa mole di Perfezionamenti del grado di Compagno d’Arte che la tradizione vuole fossero sgorgati dall’incontro fra i Templari e i Massoni nella Scozia del quattordicesimo secolo. Erano fondati in massima parte sulle Letture di pagine importanti dell’Antico Testamento, rivisitate in chiave gnostica ed applicate al simbolismo della muratoria operativa.
In vari libri ed articoli abbiamo illustrato come questo lascito rappresentasse per la Massoneria tanto un prezioso tesoro quanto una fonte di imbarazzo. Infatti, i Perfezionamenti costituivano senza dubbio un poderoso strumento per dirigere (tanto a livello politico e culturale, quanto di operatività magica) l’azione della Massoneria nel mondo; ma proprio per questa ragione si imponeva che i loro contenuti fossero controllati da un’autorità centralizzata, e che la loro pratica non venisse lasciata all’arbitrio delle singole Logge.
Innumerevoli e complesse vicende si svilupparono a partire da questo problema – e anche di queste abbiamo trattato, contrapponendo un’interpretazione più profonda della storia della Massoneria a quella (tuttora imperante) che ravvisa nelle sue traversie soltanto un riflesso della storia profana.
Di quest’ultima, quando si parla di Massoneria, sarebbe bene tenere conto in tutte le sue componenti – invece, per esempio, nella storiografia massonica come l’abbiamo conosciuta finora vediamo che le componenti economiche sono del tutto ignorate, contribuendo ad alimentare la leggenda che ravvisa nella Massoneria un’emanazione del potere borghese (non pensiamo che sia compito nostro correggere questo sbaglio piuttosto assurdo, e del resto non avremmo né l’autorità né i mezzi per farlo. Speriamo solo che il ventunesimo secolo ci faccia dono di una generazione di storici della Massoneria migliori).
Ma non soltanto è trascurata la componente economica: ancora di più, e molto più inspiegabilmente, viene minimizzata quella esoterica.
Così, per esempio, ci appare del tutto illogico che, guardando al periodo della Massoneria britannica che va dal 1717 al 1813 – quello appunto nel quale il problema dei perfezionamenti (ormai non più del grado di Compagno, ma del grado di Maestro) fu al centro di scontri infiniti – nessuno abbia mai spiegato seriamente perché proprio l’Arco Reale venne infine recuperato dai Moderns ed accluso ai gradi azzurri dell’Ordine, mentre tutti gli altri perfezionamenti ne furono esclusi e furono costretti ad organizzarsi autonomamente, circoscrivendo di molto la portata del loro messaggio.
Ma la cosa appare meno illogica se si hanno le idee chiare sul colossale avvenimento che – a monte della Massoneria – mosse le file del mondo esoterico tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo: la comparsa della setta dei Sabbataisti (o Sabbatiani), e lo spargersi per l’Europa dei loro missionari.
Questi ultimi avevano il mandato di riformare l’esoterismo dalle radici: per farne uno strumento volto a sostenere lo sviluppo della modernità, l’approfondimento delle scienze e l’acquisizione da parte della civiltà occidentale di tutte le cognizioni utili a migliorare il controllo dell’uomo sulla materia.
Fu in seguito alla loro opera che i rituali dei perfezionamenti anteriori al 1717 scomparvero misteriosamente (tanto che intorno alla metà del Settecento potevano sembrare completamente estinti, e oggi non è più possibile conoscere il loro contenuto originario).
Riapparvero invece – in modo altrettanto misterioso – circa nell’ultimo trentennio del secolo; e fu soltanto allora (grazie soprattutto all’opera di Thomas Dunckerley) che l’Arco Reale venne recuperato dai Moderns, nonché eretto a simbolo del messaggio che la Massoneria ufficiale intendeva portare nel mondo.
Ora, nell’Arco Reale gli avvenimenti relativi ai primi tempi del mondo vengono riferiti all’attività di una Prima Loggia, quelli relativi alla Prima Edificazione del Tempio a una Seconda Loggia e quelli relativi alla Seconda Edificazione ad una Terza; riportiamo qui di seguito la parte del rituale che ne tratta, come già lo abbiamo citato in Massoneria – riti magici per cambiare il mondo.

La Terza Loggia, o Gran Loggia Reale, fu innalzata a Gerusalemme, e aprì i battenti nell’Anno Lucis 3469, poco dopo il ritorno dei Figli di Israele dalla loro prigionia babilonese. I suoi fondatori furono il Principe Zorobabele, il Profeta Aggeo e il Sommo Sacerdote Giosuè, figlio di Jehotsadak.
Fu allora che il potere regale venne restituito, nella persona di Zorobabele, alla stirpe reale di Davide e alla Tribù dei Principi di Giuda; la cui trasmissione non sarebbe stata mai più interrotta, neanche dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani sotto Tito, nell’anno 70 della nostra era.
Pertanto, per commemorarne la restaurazione, questa è stata chiamata Terza Loggia o Gran Loggia Reale, e noi cerchiamo di perpetuare nel nostro presente Capitolo la fedeltà all’opera dei nostri grandi predecessori.
In quegli articoli, ne scrivemmo che la Terza Loggia (…) è rappresentata nel Magen David (nella Stella di Davide) dal Triangolo Inferiore: quello col vertice puntato verso il basso.
Il Triangolo è orientato verso il basso perché irradia le correnti che sono state elaborate in seno alla Seconda Loggia sul mondo materiale.
Questo fenomeno può essere illustrato sulla base di varie allegorie. Per esempio, in termini metafisici, l’irradiazione delle correnti raffigura simbolicamente il processo di manifestazione delle forme: che da un lato costituisce il piano della realtà oggettiva, dall’altro agisce su di esso.
Analogamente, la possibilità di partecipare consapevolmente alla composizione del menù di correnti che determinano gli eventi storici può essere a tutti gli effetti equiparata a una forma di compartecipazione dell’Uomo nel processo di produzione della realtà oggettiva…
Infine, in termini molto più materialisti, l’attività della Terza Loggia può essere considerata una semplice allegoria dell’influenza della cultura ebraica sul mondo dei Gentili.
I Tre Maestri della Terza Loggia sono Zorobabele, Aggeo e Giosuè, i tre personaggi biblici che si fecero carico della Seconda Edificazione del Tempio…
È quindi proprio sugli sviluppi della Seconda Edificazione che tutto il mito dell’Arco Reale risulta incentrato; inclusi anche solidi agganci e correlazioni verso tutti gli altri perfezionamenti ad essa riferiti, dei quali a buon diritto può essere considerato l’archetipo e la fonte (così come il grado del Marchio può essere considerato l’archetipo di quelli fondati sulla Prima Edificazione – deriva da qui l’intenso rapporto di odio/amore che lega questi due stupende forme, diverse e complementari tra loro, di lavoro massonico).
Ma in verità, non sono soltanto i perfezionamenti relativi alla seconda edificazione quelli che l’Arco Reale riordina e a cui dà un senso: per mezzo del mito delle Tre Logge, è il significato dell’intero e colossale edificio della Massoneria a prendere forma, delineando una prospettiva cosmogonica tanto più notevole in quanto non ideologicamente vincolante.
Infatti, essa non comporta l’adesione dei Fratelli a nessuna particolare visione del mondo alla quale occorra credere; perché le vicende relative alla Seconda Edificazione non vi rappresentano niente di più che il simbolo della possibilità di trasporre la storia biblica alla storia universale, affinché questa possa svolgersi secondo il piano provvidenziale che il Grande Architetto dell’Universo ha previsto per l’Uomo (e proprio in virtù di questo limite, esse adempiono alla possibilità di fornire all’Uomo/Massone la chiave magica per operare cambiamenti a livello della storia).
Da questo possiamo capire perché l’Arco Reale fosse prezioso anche per i Moderns, e per quale ragione il suo recupero da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra sia stato voluto da Thomas Dunckerley e dai suoi seguaci anche al prezzo di grandi battaglie: perché la sua presenza avrebbe enormemente potenziato a livello operativo l’intero complesso delle attività massoniche, consentendo in questo modo alla Massoneria di operare molto più incisivamente sulla storia del mondo.
Nei secoli a venire, la sorprendente forza di intervento sociale manifestata dalla Massoneria avrebbe indotto i suoi nemici a proporne assurde spiegazioni – per esempio configurandola nella loro immaginazione come una struttura piramidale e militaresca, che agisce all’insegna dell’obbedienza pronta, cieca e assoluta.
Questo malcostume va avanti tuttora; e fornisce, ci sembra, un ottimo esempio di quanto sopra abbiamo affermato – che non c’è nessuna speranza di capire qualcosa dell’esoterismo se ci si limita ad analizzarlo sulla base della storiografia profana, alla quale le correnti sottili che costituiscono la base reale del suo potere sfuggiranno sempre.
Delle vicende sulla Seconda Edificazione, il Passaggio del Fiume rappresenta un punto cruciale perché è il momento in cui i futuri riedificatori del Tempio rientrano nella Terra Santa: in altre parole, configura il loro ricollegamento alle correnti che il Primo Tempio (ovvero la Seconda Loggia) ha elaborato, e che a loro spetterà il compito di tradurre in una corrente nuova, le cui caratteristiche saranno idonee per interagire con il mondo profano.
È quindi un momento importante non solo in quanto reca in germe tutti i colossali sviluppi storici che la loro opera è destinata a generare, ma anche a livello individuale: come punto di partenza del lavoro interiore destinato alla reintegrazione dell’Uomo nelle divine facoltà che ha perduto.
Potrà sembrare piuttosto paradossale, dopo quanto abbiamo accennato riguardo al significato simbolico dell’Arco Reale e del Marchio, scoprire come le più antiche testimonianze massoniche sul Passaggio del Fiume ci vengano proprio dal Marchio: ovvero, non dal perfezionamento/simbolo della Seconda Edificazione, ma da quello che rappresenta la prima.
È questo, in verità, un buon esempio di come lo studio del simbolismo massonico sia una delle arti più complicate al mondo, e di quanto possano risultare ridicole le sue interpretazioni in stile spaghetti che si possono ritrovare in tanti libri e siti complottisti.
In effetti, questa apparente incongruenza si spiega con il fatto che la rivalità tra Arco Reale e Marchio si sviluppò solo a partire dal 1813, quando l’uno venne accolto in seno alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra e l’altro ne fu bandito (e si sarebbe ancora di più accresciuta a partire dalla fondazione della Gran Loggia del Marchio nel 1856, quando il nuovo corpo massonico e il Supremo Capitolo dell’Arco Reale di Scozia sarebbero entrati in competizione per il controllo delle Logge del Marchio inglesi); ma prima di questi avvenimenti, non c’era motivo che mancassero – anche se erano sempre stati una minoranza – i rituali del Marchio fondati sulla Seconda Edificazione.
Questa constatazione piuttosto lapalissiana non ha impedito che certi storici della Massoneria ottocentesca abbiano condannato la presenza del Passaggio del Fiume negli antichi rituali del Marchio, considerandoli una sorta di eccesso di zelo simbolico; però dobbiamo anche tenere conto della situazione contingente in cui si trovavano a scrivere, ovvero del fatto che, dopo il 1813, i rituali del Marchio legati alla Seconda Edificazione avevano improvvisamente conosciuto un revival sospetto e imprevisto presso le Logge del Marchio che speravano di entrare nell’UGLE con l’appoggio dell’Arco Reale: una prospettiva che la maggior parte dei puristi del Marchio aveva buone ragioni per avversare con ogni mezzo, che fosse corretto dal punto di vista storico o meno.
Comunque sia, i rituali del Marchio che alludono al Passaggio del Fiume sono numerosi, e continuano a saltarne fuori degli altri: ancora negli anni cinquanta del secolo scorso, Norman Rogers attirò l’attenzione su un manoscritto che era stato da poco ritrovato a York (si ritiene che fosse appartenuto a David Moncrieff, un Massone del Lancashire scomparso nel 1834, tra le cui carte era stato precedentemente rinvenuto anche il celebre manoscritto Graham) la cui peculiarità più interessante sta in un Catechismo che recita così:

Come foste preparato ad essere un Operaio del Marchio?
Ero uno dei Prigionieri di Giuda, e legato mani e piedi fui mandato dinnanzi al Re Nabucodonosor, perché egli aveva avuto un sogno.
Come riusciste a conoscere il suo sogno e fornirgli l’interpretazione?
Pregai il Dio dei Cieli di rivelarmi il segreto, cosa che egli fece in una Visione Notturna, e lo feci sapere al Re. Per questo egli mi separò dai miei compagni e mi mandò da Fatna, Governatore di questa riva del Fiume, e di lì a Gerusalemme, per prestare la mia promessa di Operaio del Marchio.
E quale fu la vostra promessa?
Preservare i segreti del Marchio da chiunque non sia trovato degno di riceverli.
In buona parte dei rituali di cui stiamo parlando, il Passaggio del Fiume compare in veste di proseguimento della leggenda biblica di Daniele: il profeta che conquistò la benevolenza del Re Nabucodonosor interpretando un suo sogno, e segnò in questo modo il primo passo del cammino degli Ebrei verso la libertà.
La descrizione del Sogno del Re e della sua risoluzione da parte di Daniele (tratte da Daniele: 2) variano di parecchio da un rituale all’altro, ma in linea di massima possono essere riassunte come segue:
 Un Dio nei Cieli che svela i misteri ha mostrato al Re il futuro.
 Il segreto è stato rivelato a Daniele perché il Re possa trarne insegnamento.
 Il Sogno era di una grande statua, alta e terribile. La sua testa era d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, i piedi parte di ferro e parte di creta. Il Re vede questo finché una pietra viene tagliata dalla montagna senza intervento della mano dell’uomo, colpisce la statua nei piedi e li rompe in mille pezzi.
 L’intera statua si disintegra e viene spazzata via come se fosse di paglia; la pietra che la rompe diventa una grande montagna, e riempie il mondo intero.
 Nell’interpretazione, il Re è la testa d’oro, e i successivi Regni d’argento e bronzo seguiranno, finché un Regno di ferro li sottometterà tutti; infine verranno i piedi di ferro e creta, ovvero un mondo frammentato e diviso.
 Dopo tutti questi regni, Dio innalzerà un Regno che non sarà mai distrutto, e durerà come la pietra tagliata.
In uno dei rituali derivati dalle cosiddette Letture Harodim (originarie del nord-est dell’Inghilterra), l’incontro tra il Re e Daniele avviene nella Camera Reale e non nella Sala del Trono: una versione per così dire apocrifa, ma che è presente anche in un importante perfezionamento di origine irlandese, la Red Cross of Daniel – ed anche nel meno noto Royal Order, riguardo al quale non abbiamo trovato molto, ma del quale Neville Cryer cita un commentario del tardo Settecento ad opera di un anonimo Fratello di Newcastle.
In esso, il riferimento al Passaggio del Fiume è il seguente: non è importante stabilire se il Ponte in questione corra tra un pontile e una nave, o da una riva all’altra di un Fiume: era un Ponte, e (i Figli di Israele)dovevano attraversarlo per proseguire nel loro viaggio verso casa. Qualcuno pensa che fosse un guado di pietre, da attraversare balzando dall’una all’altra.
Secondo il rituale Harodim, dal Ponte utilizzato dagli Ebrei per il Passaggio del Fiume, i Figli di Efraim avrebbero successivamente prelevato Dodici Pietre per farne Due Pilastri: uno dei quali collocato lungo un torrente, l’altro in un campo di granturco.
La spiegazione tradizionale di questo strano racconto prende le mosse dall’idea che il ritorno degli Ebrei in Terra Santa avesse posto le condizioni per la nascita della Massoneria; in essa i Pilastri vengono idealmente equiparati alle Due Colonne, le quali in questo caso rappresenterebbero l’una il sussistere dell’istituzione massonica oltre il flusso dello spaziotempo, l’altra l’ergersi della Massoneria nel Campo del Signore, ovvero al centro della spiritualità cristiana.
Su questa interpretazione, in tempi recenti qualche commentatore ha avanzato dei dubbi, mostrando di non credere che l’equivalenza Pilastri/Colonne potesse rientrare nelle convenzioni simboliche della Massoneria dei primordi; ed ha quindi ipotizzato che lo scritto dove se ne parla sia un falso, forse riconducibile ad una qualche polemica anti-andersoniana.
Invece non ci sono dubbi che la presenza del Passaggio del Fiume in quel perfezionamento sia autentica, per il fatto che un Ponte è chiaramente raffigurato nei Quadri di Loggia delle antiche officine che lo praticavano, a Swalwell e nel Derbyshire.
C’è anche un altro importante antico rituale del Marchio, il Sunderland(caratterizzato tra l’altro, come parecchi del suo tempo, dal non presentare né un’Apertura né una Chiusura – questo è dovuto al fatto che molti antichi rituali del Marchio venivano in origine lavorati in grado di Compagno, e quando si presentò l’obbligo di separare il Marchio dai gradi azzurri i Fratelli – per protesta – si rifiutarono di scrivere le aggiunte), che fa svolgere l’incontro tra Daniele e il Re (non chiamato per nome) nella Camera Reale; un suo notevole punto di interesse risiede nel fatto che qui il sogno del Re non è quello riportato dalla Bibbia, bensì – come Daniele riesce a indovinare – un grande Leone in agguato dinnanzi al tuo letto, pronto a divorare te e la tua casa.
Quando Daniele glielo descrive, il Re si alza improvvisamente dal suo divano; ammette sbalordito che proprio quello era stato il suo Sogno, e ne chiede il significato. Allora il Camerlengo (ovvero l’Ufficiale di Loggia che parla a nome di Daniele/il Candidato, come avviene di norma nei passaggiai perfezionamenti britannici) gli dice che si tratta del Leone della Tribù di Giuda, il quale lo divorerà se non consentirà ai Figli di Israele di tornare a Gerusalemme.
Occorre dunque che il Re consegni quest’uomo a Tatnai, Governatore di questa riva del Fiume, e che Tatnai lo passi a Shethar Boznai e ai suoi compagni sull’altra riva del Fiume, e che Shethar Boznai lo riporti a Gerusalemme perché possa prestare la promessa di un Operaio del Marchio.
Il Re approva la richiesta di Daniele, aggiungendo che egli avrà Grano, Vino, Olio e Sale per la sua sussistenza quando aiuterà a ricostruire il Tempio e la Città Santa che ora giacciono in rovina, e fare come i suoi antenati hanno fatto prima di lui.
La scena si sposta ora sulla riva del Fiume, dove il Camerlengo consegna il Prigioniero al Governatore Tatnai e gli dice di passarlo a Shethar Boznai.
Tatnai esegue, e il candidato passa il Ponte, che è una piccola piattaforma di legno collocata nella parte occidentale della Loggia.
Invece nel rituale Old York (che fu praticato nella Loggia del Marchio di Bradford lungo quasi tutto l’arco del diciannovesimo secolo, finché essa non aderì alla Gran Loggia del Marchio e ne adottò il rituale) il Maestro Venerabile diventa il Re dell’Est, il Secondo Sorvegliante impersona Tatnai e il Primo Shethar Boznai.
Il Ponte viene disposto tra i Seggi del Sud e dell’Ovest, cioè dei due Sorveglianti. Il Copritore Esterno viene detto Guardia Esterna, il Segretario Scriba. Tutti i Past Masters che siano anche Maestri del Marchio sono abilitati a svolgere i ruoli di Re dell’Est, Tatnai e Shethar Boznai.
Il Sogno del Leone è presente anche in un rituale che viene considerato della stessa famiglia dell’Old York, il Clough of Perseverance (dal nome dell’officina in cui veniva praticato, nel Lancashire); e qui non viene interpretato da Daniele ma da un personaggio chiamato Gobraim, il quale fa parte di un gruppo di prigionieri legati con corde molto strette, che appartengono alla Tribù di Giuda.
Forse perché sono legati, non osano intimorire il Re con una minaccia: la loro spiegazione del sogno è semplicemente che i figli di Israele devono ritornare alle loro case a Gerusalemme, per ricostruire il Tempio e i santi sepolcri che ora giacciono in rovina.
Il Re aveva promesso che chi sarebbe riuscito a interpretate il sogno sarà rivestito di porpora e di scarlatto, gli sarà fatto dono di un bracciale d’oro e sarà innalzato sul cavallo del Re, sarà così condotto per le strade e i banditori annunceranno il suo nome; i prigionieri però ricusano questi onori e preferiscono partire subito per la Terra Santa.
In questo rituale il Passaggio del Fiume, del tutto identico a quello dell’Old York, viene eseguito dal solo prigioniero rappresentante Gobraim.
Andremo avanti il prossimo mese!

Daniele Mansuino e Giovanni Domma

SULLA STRUTTURA AMMINISTRATIVA DEL GOI

Ancora una volta ho il piacere e l’onore di pubblicare un articolo a firma del Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma. La sua vittoriosa battaglia per la Consacrazione dei Venerabili in seno al Grande Oriente d’Italia ha fatto di lui una figura quasi mitologica : quasi ogni giorno ricevo e-mail da Fratelli desiderosi di mettersi in contatto con lui.

In verità, per chi guardi all’esoterismo superficialmente la prospettiva di Giovanni non parrebbe, a prima vista, aver molto in comune con la mia : la sua attenzione, infatti, è interamente rivolta al problema delle riforme strutturali del Grande Oriente, per renderlo nuovamente idoneo a rappresentare la Massoneria italiana sul piano internazionale.

Ma questa sua preoccupazione mi trova completamente d’accordo ; e così pure condivido con lui l’analisi della funzione storica rivestita dalla Massoneria britannica, e quanto sia vano indulgere alla contrapposizione storica tra Massonerie di indirizzo anglosassone e indirizzo latino, fondata sul menzognero presupposto che le prime siano inferiori alle seconde dal punto di vista esoterico.

Questo è il motivo per cui sarò sempre felice di dargli spazio, e per cui credo che la sua visione – per quanto apparentemente particolare – sia invece del tutto idonea ad essere integrata nella prospettiva che, passo dopo passo, vado delineando nei miei articoli ; che pone al primo posto il lavoro dell’uomo su sé stesso nel quadro di una prospettiva laica, e più collettiva che individuale.

                                                                          Daniele Mansuino

 

SULLA  STRUTTURA  AMMINISTRATIVA  DEL  GRANDE  ORIENTE  D’ ITALIA

di Giovanni Domma

 

La messa in opera – in seno alle Officine del Grande Oriente d’Italia facenti riferimento al Collegio Circoscrizionale della Lombardia – di un Rituale di Consacrazione per i Maestri Venerabili che lavorano in Logge praticanti il rituale scozzese (vedi in questa rubrica l’articolo di Daniele Mansuino Storica svolta nel Grande Oriente d’Italia) è un fondamentale primo passo del lungo percorso che avvicina il GOI ai canoni della regolarità massonica internazionale.

Ma anche un’occasione (insolita, per la verità, nella Massoneria italiana) di rimarcare gli ampi spazi di autonomia che la struttura interna del Grande Oriente d’Italia riconosce e concede – con genuino spirito democratico – agli organi direttivi dei Collegi Circoscrizionali.

Non è così in tutti gli Ordini massonici di concezione scozzese, neppure in qualcuno il cui nome è legato a storiche battaglie in difesa della democrazia ; anche da questo punto di vista, come in numerosi altri campi, il Grande Oriente d’Italia si rivela a un esame attento molto migliore di quanto pretendano detrattori e calunniatori.

Sfogliando il libro degli Antichi Doveri, Costituzioni e Regolamento dell’Ordine, alla pagina 11 titolo II La struttura e gli Organi del Grande Oriente d’Italia e alla pagina 25 capitolo VII Le Circoscrizioni- I Collegi Circoscrizionali sono elencate tutte le funzioni del Presidente del Collegio Circoscrizionale e di tutti i dignitari e ufficiali regionali che lo compongono.

Esplicitamente viene detto che il Collegio è l’organo che collega le logge al Grande Oriente D’Italia ; di conseguenza, il Fratello eletto Presidente di un Collegio Circoscrizionale è l’equivalente di un Gran Maestro Regionale (o Provinciale che dir si voglia) laddove la struttura dell’Ordine sia modellata secondo l’esempio inglese.

Senza volerci dilungare nei dettagli, la distanza di ruolo e poteri tra un Presidente di Collegio italiano e il Gran Maestro Provinciale di un Ordine di concezione anglosassone (rientra in questi parametri, sia chiaro, anche la Gran Loggia Nazionale Francese) non è molto grande.

La differenza più appariscente è che un Gran Maestro Provinciale dispone di una Gran Loggia, la cui autorità collettiva gli conferisce più voce in capitolo nel Governo dell’Ordine (di cui egli fa parte). Un’altra è che il nostro Presidente di Collegio viene votato dai Fratelli, quindi eletto dal basso ; invece il Gran Maestro Provinciale è nominato dal Gran Maestro Nazionale, quindi dall’alto.

Sebbene quindi le due figure siano vicine, due diverse concezioni della Massoneria vengono a rispecchiarsi in loro, e in questa dicotomia possiamo riconoscere i tratti di due fondamentali contrapposizioni venute a noi dal più remoto passato, che gli articoli del Fratello Daniele Mansuino hanno rese familiari ai lettori di questa rubrica : 1) quella tra Antients e Moderns in seno alla Massoneria inglese, 2) quella tra Massoneria inglese e Massoneria scozzese/latina.

Semplificando molto, possiamo riassumere le due contrapposizioni in questo modo :

 

1) Nella concezione Antient, il centro della Massoneria era la Loggia e il lavoro interiore del Massone sulla propria Pietra era l’unico fine. Secondo i Moderns, questo lavoro doveva andare di pari passo all’azione nel sociale ; era quindi preferibile strutturare l’Ordine in modo più verticista, in modo di garantire alle Logge maggiori possibilità di azione comune.

Già in questa prima dicotomia possiamo distinguere una delle tante peculiarità che rendono difficile la comprensione delle dinamiche massoniche da parte dei profani : gli Antients volevano la concessione di maggiori poteri alle Logge, quindi apparentemente una maggiore democrazia interna, ma erano in buona sostanza tradizionalisti e conservatori ; i Moderns un Ordine più forte, quindi apparentemente più autoritario, ma si autodefinivano liberals – ovvero, traducendo la terminologia politica britannica ai tempi nostri, democratici e progressisti (per non dire… di estrema sinistra).

2) Quando la Massoneria si sparse nell’Europa continentale, le sue caratteristiche democratiche e il suo sostegno alla libera ricerca spirituale la posero in conflitto coi governi della Restaurazione, sostenuti dalla Chiesa Cattolica. L’aspro scontro sociale in cui venne coinvolta, soprattutto in Francia e in Italia, la trasformò in una struttura clandestina fortemente spezzettata, in seno alla quale l’attività coordinata di taglio Modern era impossibile  e l’autonomia di base propria del modello Antient era necessaria.

E d’altra parte, proprio in virtù della prevalenza di giocoforza accordata alle tematiche sociali rispetto a quelle esoteriche, la Massoneria latina era fortemente spostata a sinistra rispetto a quella britannica : in essa quindi le esigenze Antient di autonomia della Loggia e quelle Modern di azione nel sociale venivano a coincidere, creando un miscuglio piuttosto esplosivo e difficilmente controllabile dall’alto.

Questo modello ibrido, che i Britannici non sono mai riusciti a comprendere bene, generò la diffidenza da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra verso gli Ordini latini : un contrasto che solo oggi, con la lungimiranza suggerita da una più ampia e serena prospettiva storica, entrambe le parti stanno lavorando per sanare.

Per quanto riguarda il GOI, la mia opinione è che davvero non molti sarebbero i ritocchi necessari per conformarci appieno agli standard della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, e molti di essi su un piano più formale che sostanziale.

Un tipico esempio di quanto vado affermando è proprio il ruolo del Presidente del Collegio : per il quale sarebbe forse il caso di chiedersi se non sia opportuno rinunciare spontaneamente al diritto di votarlo, e farne un Gran Maestro Provinciale nominato dal Gran Maestro : le precedenti osservazioni dovrebbero aver sufficientemente chiarito che la perdita per quanto riguarda la democrazia interna sarebbero più apparenti che reali (anzi probabilmente la “base” rappresentata dalle Officine ci guadagnerebbe, perché aumenterebbero tanto l’autonomia a livello “provinciale” quanto la possibilità per le Officine di far sentire la propria voce “in alto”) e il guadagno di credibilità per il GOI sul piano internazionale sarebbe tanto grande da tacitare ogni argomento contrario.

E tuttavia, sono il primo a rendermi conto che il particolarissimo momento che il nostro Ordine sta attraversando sul piano delle sue dinamiche interne non è forse il più adatto per far cogliere ai Fratelli i lati buoni della cosa : quindi vi prego di dimenticarla – fate finta che io non abbia detto niente – e vediamo piuttosto se non sia il caso di avviare il processo di rivalutazione della figura del Presidente del Collegio dai suoi simboli esteriori : non per farne un Gran Maestro Provinciale (almeno per ora), ma almeno per rivestirlo con dei segni di distinzione che non lo facciano sfigurare nei confronti dei suoi colleghi a livello europeo.

Nessuno – spero nemmeno i tradizionalisti più arrabbiati – oserà affermare che la sua dignità sia inferiore a quella di un Gran Maestro Provinciale solo perché la sua elezione viene dal basso : a questi malintesi esoteristi oserei ricordare che ciò che in alto è come ciò che è in basso, e che se davvero il Grande Architetto si fosse offeso perché i Massoni hanno inventato la democrazia, avrebbe precipitato all’Inferno Voltaire, Rousseau, Robespierre e tutti noi per fargli compagnia, invece di fare della democrazia il sistema di governo più diffuso nel mondo (e speriamo che duri).

Davvero vogliamo continuare a fare in modo che la figura del Presidente di Collegio sia penalizzata e umiliata ? Secondo me, i tempi sono maturi perché  si rimedi a questo errore.

I Gran Maestri Provinciali Esteri sono scelti e nominati tra i Grandi Ufficiali Nazionali, e hanno diritto di contraddistinguersi con le insegne corrispondenti per tutta la vita. Sarebbe il caso che anche da noi – una volta che il Presidente del Collegio termina il suo mandato – gli si conferisca una carica a livello nazionale di pari valore ; o almeno gli si consenta di testimoniare ai Fratelli del suo Oriente di aver dedicato disinteressatamente  le proprie forze a rappresentarli, consentendo anche a lui di conservare le insegne della sua funzione.

Se questo venisse attuato, si porrebbe rimedio (almeno in parte) anche a un’altra assurdità : l’Articolo 88 del Regolamento dell’Ordine, infatti, recita che i Presidenti di Collegio sono membri di diritto della Gran Loggia. Ora, se le cose stanno così, come si può giustificare il fatto che al termine del loro mandato ritornano tra le colonne come semplici Ex-Venerabili ?

Forse che l’appartenenza alla Gran Loggia è una funzione amministrativa del tutto svincolata da qualsivoglia valenza iniziatica ? Se è così, allora diciamolo : ma facciamo bene attenzione, perché affermando una cosa del genere ci si porrebbe in contrasto con la tradizione massonica fin dalle origini, negando ogni ragione di essere a tutte le riforme volute dai Moderns per trasformare la Massoneria in uno strumento di azione sociale.

All’estero il Gran Maestro, quando fa il suo ingresso nel Tempio, deve essere salutato dai Fratelli undici volte ; se entra il Gran Maestro Aggiunto nove volte, un Grande Ispettore o un Gran Maestro Provinciale sette volte. Se entra un nostro Presidente di Collegio, quante volte lo saluteranno ?

Insomma, basta : a mio avviso è  ora di finirla con queste discriminazioni, che gli stranieri (posso dirlo per esperienza diretta) sono i primi a biasimare. In Francia, per esempio, i Fratelli sarebbero ben lieti di poter rendere i debiti onori agli Ufficiali del Grande Oriente d’Italia ; anche perché il poter ricorrere alla procedura standard prevista internazionalmente in questi casi li solleverebbe dal problema di dover decidere volta per volta secondo quale cerimoniale debbano essere accolti, con relative incomprensioni e… incidenti internazionali.

Basterebbe solo che il GOI conformasse le sue strutture a quelle in uso nella generalità della Massoneria europea… ma chiediamo davvero la Luna se pretendiamo una cosa talmente ovvia ?

 

 

 

 

 

Guardate la foto che ho inserito a corredo di questo articolo. Da sinistra a destra vediamo allineati quattro Massoni. Il primo a sinistra è un Grande Ufficiale Provinciale di un Ordine estero ; seguono poi  un Gran Maestro Provinciale dello stesso Ordine, un Presidente di Collegio del Grande Oriente d’Italia ed infine un Grande Ufficiale Nazionale di un Ordine estero.

Equiparando le gerarchie amministrative, il secondo e il terzo da sinistra sono equivalenti ; ma guardando le insegne del Massone italiano, non si direbbe proprio.

Il grembiulino del Gran Maestro Provinciale estero, oltre alle tre T rovesciate (sulla spiegazione di questo simbolo, vedi l’articolo Svolta storica nel Grande Oriente d’Italia), ha nelle parti laterali ed in basso due Spighe di Grano con il Sole e le foglie ed i chicchi del Melograno ; nella parte centrale una Squadra e un Compasso, ed al centro la famosa Stella di Davide. Quanto al collare, è uguale come larghezza e simbologia a quello del Gran Maestro, con la sola differenza del Gioiello : invece del Sole c’è la Squadra e Compasso con la Stella di Davide.

Mentre, se osserviamo le insegne del nostro Presidente del Collegio : il collare reca un Gioiello che può essere ricondotto alla sua qualifica di Ex-Maestro Venerabile. Quanto al grembiulino, oltre alle tre T non reca nessun simbolo, salvo un piccolo cerchio con la Squadra e la 47° Proposizione di Euclide ; come abbiamo spiegato nell’articolo suddetto, questo simboli vanno riferiti alla carica di Venerabile.

Insomma, voglio dire : anche… sommandoli tra loro, né il collare né il grembiule sono sufficienti a definire la qualifica di Presidente di Collegio, primus inter pares di tutti i Venerabili e Ex-Venerabili di una Circoscrizione. Anzi, se vogliamo dirla tutta : accanto al suo pari grado italiano, il Gran Maestro Provinciale straniero fa la figura di un Re vicino al suo segretario.

Se poi sfioriamo l’argomento della loro collocazione nel Tempio, quando si va a far visita in qualche Ordine di ispirazione anglosassone si assiste a qualcosa che per noi è veramente umiliante : in quanto il Gran Maestro Provinciale straniero lo si porta a sedere alla destra del Maestro Venerabile (e se ci fosse il Gran Maestro del GOI, ci andrebbe anche lui), mentre un Presidente di Collegio, se c’è, viene messo a sinistra, e se non è più in carica lo si lascia addirittura tra le colonne (ancora grazie che dopo l’Agape non gli fanno lavare i piatti).

Parentesi dedicata a tutti coloro che – non a torto – non hanno molta simpatia per collari, grembiuli e cerimoniali : non è assolutamente nel mio intento far leva su quei Fratelli che ostentano come bambini le proprie decorazioni, e che se vengono invitati all’Oriente si accendono di orgoglio a tal punto che si potrebbe spegnere la luce e usare loro per l’illuminazione del Tempio, risparmiando sulla bolletta.

L’Umiltà, non dimentichiamolo, deve essere sempre la prima virtù del Massone ; però la si pratica più volentieri quando le regole sono uguali per tutti, e quando non contraddice il rispetto che da tutti andrebbe tributato agli Ufficiali che prestano gratuitamente la loro opera in favore dei Fratelli.

E poi, non scordiamolo : collari, grembiuli ecc. non sono affatto pezzi morti di stoffa o di pelle, come possono apparire a chi non è addentro al nostro simbolismo e vede in essi soltanto una manifestazione di vanità : sono anche la forma materiale dei contenuti iniziatici della nostra Istituzione.

Come per partecipare ai lavori massonici è richiesto un abbigliamento decoroso che rispecchia il rispetto del Massone verso i Fratelli, così rivestire i Fratelli più eminenti con le decorazioni adeguate esteriorizza il nostro rispetto nei confronti del lavoro esoterico, che è e deve essere sempre il primo interesse dei nostri cuori.

E infine, ammettiamolo (e poi fucilatemi pure se volete) : tutti noi poveri mortali abbiamo una sensibilità e un orgoglio. A chi non fa piacere essere ricevuto nel Tempio con i debiti onori, dopo esserseli conquistati lavorando, sgrossando la Pietra, migliorandosi culturalmente ?

Sarebbe quindi cosa sacrosanta conformare le insegne dei nostri Presidenti di Collegio a quelle dei loro colleghi stranieri Gran Maestri Provinciali, offrendo in questo modo anche ai Fratelli italiani in giro per il mondo la possibilità di vedere riconosciute le loro legittime prerogative.

Personalmente, non dimenticherò mai l’umiliazione e il dispetto che mi agitarono in una Loggia molto affollata dove eravamo andati in visita, dove l’anziano Maestro Venerabile che mi aveva dato la Luce – Presidente di Collegio in carica  – era venuto portandosi solo un umile grembiulino da Ex-Venerabile, e per una dimenticanza dell’indaffarato Maestro delle Cerimonie fu lasciato tra le colonne.

Volevo alzarmi per segnalarlo, ma lui nella sua saggezza, mi trattenne, facendomi capire che non glie ne importava nulla. Pensai allora che fanno bene in Francia, dove l’Ex-Gran Maestro Provinciale ha il diritto di indossare le insegne da Gran Maestro a vita, siede sempre alla destra del Maestro Venerabile e sarà sempre ricevuto sempre con tutti gli onori.

Perché, voglio ripeterlo : non è l’onore alle nostre misere persone quello che conta, ma il rispetto verso i simboli e le cariche è tutt’uno con il rispetto per i valori iniziatici della nostra Istituzione.

Consentitemi di illustrare come ci si rivolge in Francia ai Fratelli che, in seguito ai loro progressi sul piano iniziatico e amministrativo, occupano incarichi a livello provinciale e nazionale :

1- al Gran Maestro, Gran Maestro Aggiunto, Grande Ispettore Nazionale, Gran Maestri Provinciali e Gran Maestri Provinciali Aggiunti : Rispettabilissimo Fratello.

2 – a tutti gli altri Grandi Ufficiali Nazionali, con cariche e senza cariche, agli ex Grandi Ufficiali, ai Grandi Ispettori Provinciali : Rispettabili Fratelli.

3 – a tutti gli altri Grandi Ufficiali Provinciali, in carica o Passati : Venerabilissimi Fratelli.

Non è il caso di aggiungere altro. Se qualche Fratello esperto di cerimoniale vorrà fare il confronto con le analoghe denominazioni in uso nel GOI, credo che il senso del mio discorso balzerà con la massima chiarezza ai suoi occhi.

Oltretutto, appunto : ricordiamoci che oggi abbiamo molti Fratelli – tra cui il mio amico Daniele – che pur non rinnegando affatto i valori laici e sociali dell’Ordine, considerano l’aspetto esoterico della Massoneria come un valore primario, e di quello che noi facciamo tra l’Apertura e la Chiusura dei Lavori apprezzano soprattutto quanto può essere ricondotto direttamente al nostro perfezionamento interiore, sia collettivo che individuale.

La Massoneria britannica in questo è maestra.  Nel suo articolo su Emulation, Daniele ha rimarcato come ad esso debba accompagnarsi sempre la precisione tecnica dei movimenti e dei gesti, per ottenere quegli effetti – come anche nel Sufismo e nello sciamanesimo – direttamente funzionali al lavoro esoterico di trasmutazione interiore.

Questo e non altro deve essere lo scopo principale del lavoro massonico, sorretto sul piano etico dalla sacralità del discorso esoterico applicato, vivo e operante.

Che poi il progresso individuale e collettivo dei Fratelli nella quadratura della pietra possa e debba concretizzarsi nella forma dell’azione sociale è qualcosa che non mi sogno di mettere in dubbio, anzi spero proprio che nessuno osi farlo ; ma perché questo avvenga è necessario che l’aspetto esoterico del rituale non sia trascurato, anzi che universalmente possano essere adottate quelle forme rituali che consentono l’attuazione di un lavoro esoterico più concreto ed efficace.

Dobbiamo quindi dire grazie alla nostra storia di democrazia se oggi il Presidente del Collegio è una figura importante, amata dai Fratelli e riconosciuta in seno all’Ordine, ma non dobbiamo fare lo sbaglio di …incarcerarla in una concezione dell’Ordine integralmente latina che oggi per molti versi è da considerare superata. E’ il caso di piuttosto di chiedersi seriamente se, per renderla più rispondente ai valori della Massoneria odierna, non sia il caso di valorizzarla maggiormente dal punto di vista esoterico e rappresentativo.

Giovanni Domma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SECONDO ARTICOLO SUI COLLEGI CIRCOSCRIZIONALI GENNAIO 2012

 

MASSONERIA :VALORIZZAZIONE E RINNOVAMENTO DEI COLLEGI CIRCOSCRIZIONALI

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

valorizzazione e rinnovamento dei collegi circoscrizionali  Gennaio 2012

 

Prima di immergerci a scrivere questo secondo articolo sul riordino strutturale (più formale che sostanziale) del Grande Oriente d’Italia, proponendo in esso una revisione sia del ruolo dei Presidenti di Collegio che dei Collegi Circoscrizionali stessi, desideriamo ringraziare il webmaster Ivo, che con molta generosità ospita nel suo sito la nostra rubrica riservata all’esoterismo.

 

Il contenuto dei nostri precedenti articoli sulla Massoneria era – se vogliamo – molto più “esoterico” di questo : si trattava di giustificare mutazioni rituali e non strutturali, dimostrando la loro conformità con le basi della tradizione massonica. In questo caso invece, almeno in apparenza, non si va oltre le questioni amministrative: per questo forse alcuni lettori potrebbero considerare l’argomento inadatto alla rubrica.

 

Sarà davvero così ? Ci sottoponiamo volentieri al vostro giudizio, fidando nel responso dei Fratelli più esperti: i quali sanno bene – per averlo sperimentato in centinaia di tornate di Loggia – come la qualità del lavoro massonico sia strettamente legata all’organizzazione che la circonda, e come la struttura di un Ordine massonico non sia nulla di diverso dalla manifestazione più esteriore della sua essenza.

Naturalmente, le varianti che intendiamo proporre non sono altro – in ultima analisi – che un’esternazione delle nostre preferenze personali. E’ destino di tutti gli esseri umani formare e proporre le proprie opinioni sulla base di un’esperienza limitata – questo vale anche, lasciatecelo dire, per coloro che viceversa si atteggiano a santoni e pretendono di incarnare punti di vista metafisici e “trascendenti”. Il nostro punto di vista, però, può godere del supporto di quasi tre secoli di pratica in seno alla più solida organizzazione che la Massoneria si sia mai data nel corso della sua storia: quella della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE), Loggia madre di tutte le Massonerie del mondo.

Si parla spesso della struttura dell’UGLE, senza però saperne molto. Per esempio, una teoria recente – ancora poco nota nel nostro Paese – pone in relazione il sorgere della Massoneria speculativa in Inghilterra con quello delle strutture assistenziali per i lavoratori.

 

Nel diciassettesimo secolo, per quanto lo Stato inglese si stesse rapidamente modernizzando, il lavoratore vecchio o ammalato non poteva contare su altra solidarietà che quella dei suoi amici ; e sarebbe stato così ancora per molti anni, come certifica per esempio la pietra tombale di un eminente Massone vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento: John Postlethwaite – uno degli animatori della Loggia Viaggiante del Ceshire – che sostenne i più elevati Ordini della Massoneria senza inorgoglirsi e morì nel febbraio del 1819, preservato dall’indigenza dalla bontà dei suoi amici della Loggia Minerva.

 

Prese forma nel Seicento l’uso dei lavoratori inglesi di riunirsi in club professionali che organizzavano cene di beneficenza: il denaro raccolto veniva custodito in un fondo, del quale si potevano destinare piccole somme ai colleghi in difficoltà.

Questi club avevano riti di iniziazione e parole di passo, anche se in nessuno dei loro rituali giunti fino a noi è riscontrabile la ricchezza di simbolismo esoterico che è peculiare dei riti massonici. Inoltre si riunivano in taverne e avevano vari altri tratti in comune con le prime Logge.

 

Ora, se è forse esagerato supporre che la Massoneria sia nata soltanto come club assistenziale dei muratori operativi, è tuttavia plausibile che nel Seicento svolgesse anche questa mansione, e si sia quindi allineata alla scelta – adottata dalla maggioranza dei club verso la fine del secolo – di accogliere nelle loro file anche membri non praticanti la professione. In quel periodo, infatti, l’espansione dell’industria e la manifestazione sempre più chiara dell’andamento ciclico dell’economia determinarono improvvise ondate di disoccupazione: di qui la scelta di aumentare il numero dei membri per accrescere la consistenza dei fondi.

 

Questa ipotesi, crediamo, è utile per fornire la chiave di due aspetti della Massoneria tuttora controversi: primo, l’indissolubile legame tra attività esoterica e attività sociale (che, come sappiamo, si è sempre manifestata soprattutto nell’aspetto dell’assistenza): alcuni vorrebbero che si tratti di un accostamento artificiale e forzato, ma se le cose andarono davvero in questo modo allora è chiaro che entrambe le componenti furono aspetti essenziali della nostra Istituzione fin dai primordi.

 

Secondo, l’accurata forma di organizzazione territoriale che molti vedono come una semplice conseguenza della diffusione della Massoneria nel mondo, mentre in realtà ne è più la causa che non l’effetto; in Inghilterra questa sopraffina arte organizzativa ha raggiunto il massimo livello, e crediamo che al mondo perfino molti Stati sovrani ne possano invidiare l’efficienza economica e la razionalità.

Ai nostri giorni, sotto l’egida del Venerabilissimo Gran Maestro (che è attualmente Sua Altezza Reale il Duca di Kent) sono radunate la Gran Loggia metropolitana di Londra e tutte le Gran Logge Provinciali. Il Gran Maestro è assistito nel governo dell’Ordine dai membri della Gran Loggia, che sono tutti rigorosamente Past Masters, selezionati mediante un articolato sistema di camere superiori.

Proprio in quanto il Gran Maestro è sempre un membro della Casa Reale, il contrappeso democratico che gli si affianca è solido e inattaccabile, a partire dal fatto che la maggior parte delle decisioni amministrative vengono prese di fatto dai Gran Maestri Aggiunti ; in Inghilterra questa carica non è una mansione onorifica come da noi, bensì l’espressione della Gran Loggia – cui membri sono a loro volta il prodotto della volontà delle singole Officine. Ce ne sono tre : un Pro Grand Master, un Deputy Grand Master e un Assistant Grand Master, ciascuno con funzioni ben definite. Per quattro volte all’anno, la Gran Loggia viene informata della loro attività per mezzo delle Comunicazioni Trimestrali,  che si tengono ogni secondo mercoledì di Marzo, Giugno, Settembre e Dicembre ; invece l’Investitura Annuale – che è seguita dalla Grande Festa – è tenuta nell’ultimo mercoledì di Aprile.

La Gran Loggia Unita d’Inghilterra conta attualmente a piedilista circa un milione di Fratelli e più di ottomila Officine. Le Logge londinesi dipendono dal Gran Maestro Metropolitano; le altre su territorio inglese sono raggruppate in 47 Province, ciascuna alle dipendenze di un Gran Maestro Provinciale. Le Logge con sede all’estero costituiscono 33 Distretti (governati da Gran Maestri Distrettuali) e 5 Gruppi (troppo piccoli per formare un distretto; sono capeggiati da 5 Grandi Ispettori) più un’altra dozzina di singole Officine.

Il rendiconto della ripartizione delle cariche viene pubblicato ogni anno nel Libro Massonico, a disposizione di tutti i Fratelli che – se necessario, anche bypassando la propria Officina – abbiano istanze da proporre al Gran Maestro di loro riferimento; sebbene in proposito non esita alcuna norma scritta, è regola tradizionale che tutte queste proposte – senza eccezione – vengano accolte e portate all’attenzione della Gran Loggia.

Qui occorrerebbe davvero aprire una parentesi per discutere se il concetto di democrazia vigente nel GOI – che in luogo dei Gran Maestri Provinciali prevede un Presidente del Collegio Circoscrizionale eletto dalla base – sia preferibile rispetto all’usanza inglese (e internazionale) di nominare i Gran Maestri Provinciali dall’alto.

Una parentesi ricca e ponderosa, perché la storia d’Italia ha visto non solo la Massoneria battersi contro ai totalitarismi politici tardo-feudali e papali, ma anche – al suo interno – contro i tentativi, da parte di certi corpi rituali, di accaparrarsi il potere per restringerlo nelle mani dei Fratelli economicamente più abbienti: questo al fine di sintonizzare la linea di pensiero dell’Istituzione con le forze profane dominanti, aggirando il landmark che ci impedisce di occuparci di politica al fine di impegnarsi in redditizie tresche con le mafie e… il Vaticano.

Ahimè, lo sappiamo : l’Italia è sempre stata un Paese anomalo, e i tentativi di trasformarla in uno Stato veramente laico – per quanto in certi periodi siano arrivati molto vicini al successo – si sono sempre scontrati con poteri superiori alle nostre forze. Ai tempi in cui lo scontro era frontale, aveva un senso esasperare la nostra idea di democrazia interna fino al punto di inibire qualsiasi possibilità di nomina dall’alto per cercare in qualche modo di respingere ogni interferenza dei poteri forti ; ma ha un senso ancora oggi ?

La storia dice di no. Nell’epoca dello strapotere mediatico, l’eliminazione della democrazia mediata in favore della democrazia diretta non è affatto più sinonimo di maggior libertà. Negli anni ottanta, la democrazia strutturale del GOI non ci ha minimamente impedito di cadere vittima dello scandalo P2, che – grazie anche alle menzogne intessute dai media – ha precipitato il consenso sociale nei confronti della nostra Istituzione al minimo assoluto (e più di tutto, problema che a livello storico non è stato ancora opportunamente analizzato, ha approfondito in modo apparentemente irrimediabile la frattura tra Massoneria e sinistra); e cose analoghe le potremmo scrivere anche per gli anni novanta, quando lo stesso nostro fanatismo iper-democratico (peraltro risiedente ben più nelle parole che nei fatti) non ha impedito scandali di finanza e mafia su cui è carità tacere; né la scissione della Gran Loggia Regolare d’Italia, né l’incredibile e immeritato disconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, che assurdamente relega il GOI nel novero delle massonerie irregolari (!) – ma ci rendiamo conto ?

Tutto questo anche perché la facilità di comunicazione che impera ai nostri giorni premia chi ha più denaro da impegnare per influenzare l’opinione pubblica – oggi mediante la TV, internet, SMS e telefonate. Così anche in Massoneria, quanto più la “base” è nominalmente coinvolta nelle decisioni, tanto più è facile manipolarla ed orientarla; anche grazie all’appoggio di quei “quadri intermedi” che oggi come non mai sono i veri opinion makers del nostro mondo… Un tempo, invece, erano definiti con disprezzo “lecchini” e “ruffiani”.

Per questo oggi come non mai rifulge, per chi ancora ha gli occhi in grado di contemplare la vera Luce, la saggezza dei Fratelli che fondarono la nostra Istituzione e la trasformarono nel vettore in grado di esportare la vera democrazia in tutto il mondo. Per loro non era importante che i Fratelli destinati a prendere le decisioni fossero nominati dal basso; anzi, la nomina dei Gran Maestri Provinciali da parte del Gran Maestro Nazionale era sinonimo di distacco e obbiettività.

Era importante invece che potessero essere controllati dal basso: per evitare la formazione di cricche, camarille, grumi ideologici, centri di interesse economico e tutto quanto può turbare il regolare andamento dell’Istituzione.

Di qui il sistema di contrappesi cui ho sopra accennato (e della cui bontà, ogni Fratello potrà sincerarsi approfondendo – mediante le proprie ricerche – i nostri brevi e incerti cenni riguardo al sistema della massoneria inglese, o meglio ancora interpellando qualsiasi Fratello inglese di persona); a mio avviso più funzionale di ogni dichiarazione di democrazia che riempie la bocca, ma che non vale a impedire lo spadroneggiare dei mercanti nel Tempio né le macchinazioni portate avanti dai nostri nemici.

Come già abbiamo specificato nell’articolo Sulla struttura amministrativa del Grande Oriente d’Italia, in Italia la nomina del Presidente di Collegio circoscrizionale avviene dal basso, mediante votazioni tra tutti i Fratelli. E’ questo un caso, verrebbe da dire, in cui la… Tavola Smeraldina viene applicata correttamente : quello che viene dall’alto può essere davvero uguale a ciò che proviene dal basso quando ambedue i casi siano davvero ispirati al vero ideale massonico di correttezza e giustizia.

 

 

Sbagliano senz’altro i Fratelli che, ispirandosi a una concezione dell’esoterismo miope, rigida e datata, vedono nella formula da noi adottata una “sovversione” dei valori tradizionali, impelagandosi in questo modo in una serie inconciliabile di contraddizioni : se la vera ortodossia massonica fosse davvero quella “latina” e non quella britannica, come spiegare allora che le Massonerie latine impiegarono il metodo del suffragio universale tra i Maestri fin dalle origini, mentre gli Inglesi non l’hanno mai adottato? Come giustificare la tesi che in questo clima iper-democratico l’”ortodossia tradizionale” possa essersi conservata più intatta che non in Inghilterra? E così via.

In verità, l’esperienza dimostra che i due metodi possono funzionare benissimo entrambi, senza intaccare né la democrazia né la tradizione. Nell’articolo citato, però, abbiamo spiegato pure che il suffragio tra i Maestri è un metodo oggi malvisto a livello internazionale, e che il buonsenso – senza andare a scomodare i massimi sistemi – dovrebbe imporre al GOI di rinunciarvi il più presto possibile, in favore di una struttura fondata sulle Gran Logge Provinciali con il Gran Maestro Provinciale e il suo governo designati dal Gran Maestro Nazionale.

Non sono mancati i Fratelli che, dopo aver letto quell’articolo, l’hanno interpretato come una nostra presa di posizione in favore… dell’attuale governo del GOI, del quale la nostra iniziativa mirerebbe a rafforzare il potere.

Ma per favore! Essere miopi va bene, ma c’è un limite a tutto. Stiamo parlando di cambiamenti destinati a influenzare la Massoneria nel corso dei secoli, e che oltretutto ci sono ben scarse possibilità che possano essere concretizzati dal governo attuale – piuttosto, destinati a propiziare la sospirata riunificazione della Massoneria italiana e il riaccredito del GOI a livello internazionale.

Già abbiamo dato un esempio della bontà della nostra linea ottenendo la consacrazione per i Maestri Venerabili della Lombardia (vedi l’articolo Svolta storica nel Grande Oriente d’Italia); anche in quel caso, la nostra iniziativa si scontrò dapprima con obiezioni legate soprattutto a questioni politiche contingenti, ma dopo che fu realizzata, la sua validità fu percepita immediatamente da tutti – sono decine oggi i Maestri Venerabili che si sono fatti consacrare, e la pratica si sta estendendo anche ad altre regioni italiane.

Davvero non siamo capaci, almeno una volta ogni tanto, di guardare lontano ? Di pensare al bene dell’Ordine e non alle piccole beghe della nostra parrocchietta, che tra un soffio di anni la storia avrà già cancellato ?

Il Ven.mo Gran Maestro, da parte sua, si è espresso piuttosto chiaramente su tali questioni in un’intervista rilasciata a questo stesso sito. Alla domanda verso quale direzione guiderà la sua Obbedienza, nei prossimi 5 anni? ha risposto :

Oltre a continuare e consolidare l’opera di trasparenza e di dialogo con la società civile e le sue istituzioni, approfondiremo il lavoro interno sulla qualità del percorso iniziatico, sulla cura dei rituali e non è una favoletta, ma una scelta di vita, che implica molto senso di responsabilità e una

notevole cura da parte di tutti noi, mia in particolare. Abbiamo iniziato a realizzare una serie di seminari interni di approfondimento e di studio, al fine di erogare più strumenti critici ed ermeneutici ai nostri fratelli. Continueremo su questa strada, magari anche con la creazioni di vere e proprie strutture di ricerca e di approfondimento, che possano trovare corrispondenza A LIVELLO EUROPEO (il maiuscolo è nostro).

Potrebbe essere più chiara la volontà di riforma della struttura massonica, nel contempo senza intaccare quelli che sono i landmarks iniziatici della Massoneria Azzurra, ma anzi andandogli incontro ?

Si dica ciò che si vuole del Ven.mo Gran Maestro attuale, ma da questo punto di vista la sua visione è assai più chiara di tutti coloro che l’hanno preceduto. Speriamo che i suoi eventuali successori si rivelino all’altezza di portare avanti le sue posizioni, che a livello internazionale stanno creandoci grandi consensi.

Un altro punto che abbiamo già messo debitamente in risalto è che, nel sistema inglese, una volta scaduto il loro mandato sia Gran Maestro Provinciale che i Grandi Ufficiali Provinciali non più in carica mantengono a vita i loro paramenti e onori, per testimoniare agli occhi dei Fratelli più giovani l’opera disinteressata da loro svolta per l’Istituzione. Anche questa è una cosa giusta e morale che, con chiunque io ne parli, riscuote enormi consensi, e non si capisce proprio che cosa osti all’intrapresa di una riforma graduale orientata in quella direzione.

Senza voler giudicare troppo negativamente l’avversione nei confronti di tali progetti da parte dei Fratelli più conservatori, c’è da chiedersi tuttavia come possano conciliare tale avversione con quel rispetto dell’autorità che costituisce uno dei loro tratti caratteriali dominanti.

Come la conciliano ad esempio con l’Articolo 88 del Regolamento dell’Ordine, secondo il quale i Presidenti di Collegio sono membri di diritto della Gran Loggia, mentre secondo il sistema attuale una volta scaduto il loro mandato non lo sono più ?

La risposta è di solito : perché la Presidenza del Collegio è una funzione amministrativa, non un grado, e non implica quindi nessuna acquisizione di carattere permanente.

Sarà… però al Presidente di Collegio viene riconosciuto il diritto di alzare le colonne di una Loggia, diritto che non rientra nelle prerogative del comune Past Master, né tantomeno del Maestro Venerabile. Ora, i casi sono due: o creare  una Loggia è un atto amministrativo anche quello (nel qual caso, può provvedere anche il Segretario… e se suona il postino, potremmo chiedergli se gli dà una mano) oppure è un atto rituale… e se è un atto rituale, è tecnicamente concepibile che una persona acquisisca il diritto di praticarlo in seguito a una votazione, e la baraqah si ritiri da lui allo scadere del mandato?

(Nota : nel caso specifico della Consacrazione di una nuova Loggia, il sistema britannico richiede la presenza congiunta del Gran Maestro Provinciale e del Gran Maestro Nazionale o di un suo Sostituto. Al di là delle ragioni più evidenti, la presenza di due Gran Maestri aggiunti è collegata al simbolismo del Pavimento a Scacchi, al di sotto del quale si trova idealmente il Sancta Sanctorum che solo il Maestro Venerabile ha il diritto di calpestare; ma di questo – come di altri tesori dell’esoterismo britannico – se il Grande Architetto vuole parleremo un’altra volta)

La verità è che, al di là del suo ruolo amministrativo, le funzioni esoteriche rivestite dal Presidente di Collegio non sono mai state debitamente sottolineate, e questo è particolarmente disdicevole se pensiamo che egli simboleggia e incarna nella sua persona tutti i Maestri Venerabili del suo Collegio – quei Maestri Venerabili che soli possono dare la Luce e passare ed elevare il Massone, in quanto rappresentano in Loggia il Grande Architetto dell’Universo.

Non crediamo che ci stancheremo mai di rilanciare il nostro modesto input agli organi preposti alla riorganizzazione del Grande Oriente d’Italia, affinché l’istituto del Collegio Circoscrizionale sia riformato in modo di porre rimedio alle dette incongruenze di carattere iniziatico e perché alla figura del Presidente di Collegio sia conferito il giusto valore, circondandolo di un Governo Regionale (non chiamiamolo Gran Loggia se non volete) con poteri e decoro all’altezza del suo ruolo, delle sue funzioni e del suo rango.

E’ nel nostro intento far riflettere su questi punti tutti i Fratelli che compongono le varie commissioni per l’ordinamento del GOI; i quali sono perlopiù consapevoli che la nostra struttura così com’è oggi può ben definirsi obsoleta e superata. Raggi di luce ci vengono dall’intuizione di tanti Fratelli che a livello individuale se ne sono già resi conto (molti dei quali, che ringrazio calorosamente, si sono preoccupati di esternarmi a voce il loro consenso); manca ancora però il sorgere di un aperto dibattito nelle Logge riguardo a questi temi, anche perché i dettagli della struttura amministrativa massonica non sono mai stati un tema a conoscenza di tutti.

Un altro bel raggio di luce, anzi un faro, è l’atteggiamento adottato dall’attuale Governo dell’Ordine a tale riguardo. La politica recentemente adottata dall’attuale Gran Maestro potrebbe suggellare delle tappe fondamentali, e dare il “la” ad un vero processo di rinnovamento. In un’Italia composta di ben 17 Collegi Circoscrizionali sparsi su 110 province, con 8094 potenziali Orienti e 780 logge con circa 25.000 Fratelli, sarebbe una svolta importante.

Crediamo di non tradire il pensiero dei Fratelli che se ne stanno occupando, se affermiamo che l’attuale politica di rinnovamento del GOI può riassumersi in questi tre punti :

  • più trasparenza
  • più democrazia
  • più rispetto per i valori morali, civili ed esoterici.

Se la inquadriamo in tale prospettiva, la riforma dei Collegi Circoscrizionale appare come una tappa inevitabile, che va manifestandosi sempre più nella volontà di tanti Fratelli.

RIFLESSIONI SUL GRADO DI COMPAGNO

Riflessioni sul grado di Compagno d’Arte

 

                                di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

 

Nessun Tempio può essere edificato se non su un solido e concreto terreno piano, e nessuna Pietra potrà essere impiegata nella sua Edificazione se prima non è stata pazientemente levigata.

 

 

Volendo far partire la nostra riflessione sul grado di Compagno dal rapporto dei Gradi Azzurri con i numeri, ci è sembrato opportuno non far riferimento ai numeri che vengono tradizionalmente associati ai tre gradi (le Età), bensì ad un’altra progressione che permette di comprendere meglio il legame dei gradi col processo della manifestazione formale: 0, 1, 2, 3…

 

 

A proposito della progressione tradizionale, la sola cosa che vorremmo far notare è il suo sfalsamento rispetto allo 0: un tema che ci farebbe piacere affrontare in un futuro articolo.

 

 

Come i numeri, anche il percorso del Massone parte dallo 0 (il non essere, l’inesistenza del mondo; la trascendenza, il non-manifestato), che possiamo simbolicamente collocare nelle tenebre del Gabinetto di Riflessione.

 

 

Riguardo al significato dello 0, molto è stato scritto in esoterismo, a partire da Guénon, che sviluppò stimolanti riflessioni sui paralleli tra il suo significato in esoterismo e quello in matematica. La sua scelta di convertirsi all’Islam ne fu probabilmente influenzata, perché a suo avviso Allah era la figura divina più prossima all’ideale di trascendenza assoluta che lo 0 esprime.

 

 

Esistono vari sistemi esoterici illustranti le modalità attraverso le quali l’1 (e tutta la progressione dei numeri) emana dallo 0. Molti pensano che siano tutti sistemi derivati, in modo più o meno diretto, dai Veda e dai loro commentari; non fosse che l’Induismo è la trasposizione religiosa più vicina allo sciamanesimo degli antichi popoli nomadi, e molte sue concezioni ne sono derivate quasi identiche – quindi, parecchie dottrine in cui crediamo di ravvisare la sua influenza potrebbero anche essere sgorgate dall’universo sciamanico direttamente, senza necessariamente essere passate dall’India.

 

 

Tra questi sistemi ne possiamo annoverare parecchi scaturiti dalla gnosi, ovvero dalla confluenza – nella tarda antichità classica – tra il Cristianesimo e vari precedenti sistemi di credenze; ivi inclusa la filosofia greca, e poi la qabbalah ebraica, che è di gran lunga quello che sta avendo la maggior influenza sull’esoterismo contemporaneo.

 

 

Dal riferimento all’uno o all’altro sistema, e anche da differenti interpretazioni nell’ambito di un sistema comune, emergono idee molto diverse riguardo a come il processo di emanazione del mondo delle forme dal non-manifestato rappresentato dallo 0 si sia effettivamente svolto: per esempio, c’è molto disaccordo sul problema se l’origine del tempo e dello spazio possa essere ricondotta all’atto stesso dell’emanazione, o nell’ambito di qualche differenziazione successiva – successiva per modo di dire ovviamente, perché se prima non c’era il tempo, non poteva neanche esistere nulla; però ci sono implicazioni metafisiche molto diverse qualora l’origine dello spaziotempo venga situata nel numero 1 o nel numero 2, o ancora più “giù” lungo la catena dell’emanazione – e anche se al profano potrà sembrare incredibile, l’esoterista sa bene che quando queste diverse concezioni esoteriche vengono a incarnarsi nel mondo dell’exoterismo (come avviene, per esempio, nelle religioni o nella filosofia), le loro conseguenze possono ripercuotersi anche sulla nostra vita di tutti i giorni.

 

 

In tempi abbastanza recenti, la Gnosi di Princeton ha dato inizio a un certo numero di nuove scuole esoteriche impegnate a stendere ponti tra metafisica, matematica e scienze. Così – in conseguenza soprattutto del boom dei computer, e della relativa diffusione del sistema binario – sempre più spesso si sente teorizzare che dallo 0 non emana l’1, ma lo 0+1, e che l’intero schema dell’emanazione andrebbe rivisto a partire da questo dato (naturalmente, tenendo in conto che è lo 0 a contenere in potenza tutti gli altri numeri): potenzialmente, un sistema metafisico alternativo che avrebbe l’effetto di cancellare tutti i precedenti, e del quale sinceramente noi non sappiamo cosa pensare.

 

 

Insomma, la metafisica esoterica è un mondo difficile; e senza dubbio, uno dei maggiori meriti del simbolismo massonico è di semplificarlo enormemente – o perlomeno, di fornire ad ogni Fratello i dati di base dai quali partire per le sue riflessioni in proposito.

 

 

L’emanazione prende le mosse dall’1, ovvero dell’essere, che però è ancora informe e indifferenziato: è una pagina bianca come il grembiule bianco dell’Apprendista, appena emerso dalle tenebre. Esistono in lui immense potenzialità di sviluppo, ma nel primo grado è ancora impotente – non può intervenire sui flussi dello spaziotempo che si manifestano, si dispiegano e si sviluppano nel lavoro di Loggia.

 

 

Perché qualcosa possa essere percepito, è necessaria una prima differenziazione. Questa avviene sul piano della realtà oggettiva, che è quello orizzontale, dove la nostra esperienza è caratterizzata dalle contrapposizioni di opposti: alto/basso bianco/nero bene/male ecc. – di qui il Bianco e Nero sul grembiule del Compagno scozzese e le due Rosette che si possono ammirare sul grembiule dello stesso grado in Emulation.

 

 

Mentre l’opposizione Bianco/Nero pone l’enfasi sui contrasti che il Compagno deve affrontare, le due Rosette poste una di fianco all’altra illustrano ilPassaggio dalla Perpendicolare alla Livella: fino ad ora il cammino 0-1-2 poteva essere raffigurato come una discesa verticale, ma nel 2 il mondo si è allargato, e come… la pallina di un flipper cosmico, il Compagno ha cominciato a oscillare freneticamente tra le varie possibilità inerenti al suo nuovo stato.

 

 

Questa oscillazione è orizzontale – in apparenza, le cose che facciamo nella vita quotidiana non esprimono un concetto di ascesa – se ci guardiamo intorno sembra che tutti vadano di qua e di là disordinatamente, senza un preciso motivo; ed un’analoga impressione di inutilità ci viene se guardiamo alla vita sociale, alla politica, alla storia, alle arti, ecc. senza saper leggere in esse con la necessaria profondità.

 

 

Per imparare a farlo, il Compagno deve impadronirsi delle chiavi che gli consentiranno di dare un senso alla propria esperienza nel mondo; è questo il senso dell’insegnamento del suo grado, è questo il piano su cui ora deve accumulare saggezza.

 

 

Un tempo, riferendosi al trasferimento del nuovo Compagno nella Colonna di Meridione, il suo passaggio di grado era anche definito il passaggio dal greco allo scirocco: ovvero si esprimeva in forma allegorica come egli fosse ora esposto al ricevimento di correnti sottili assai diverse da quelle legate alla sua precedente collocazione.

 

 

Il greco, o grecale, è un vento freddo che soffia da Nord-Est – fino a quel momento, l’Apprendista non era ancora stato in grado di rispondere attivamente agli insegnamenti che gli venivano dall’Oriente, quindi dall’Est: di qui la freddezza delle correnti cui finora era stato esposto – nonché l’esigenza che per non stroncare anzitempo le sue possibilità evolutive (il seme, non dimentichiamolo, necessita del caldo per germogliare), egli venisse provvisoriamente affidato alle cure del più tiepido e amichevole scirocco, vento caldo del Sud.

 

 

Il fatto che il Compagno – destinato a lavorare con la Livella ovvero sul piano orizzontale – trasferisca la sua posizione dal Nord al Sud, non è mai piaciuto molto agli esponenti di certe scuole esoteriche, le quali all’asse nord-sud associano tout court il simbolismo dell’asse verticale, ovvero quello più evidentemente legato alle possibilità di elevazione o di degradazione dell’uomo.

 

 

A partire da questa idea, se ci si appoggia alla convenzionale raffigurazione dei punti cardinali il Nord risulta in alto, e quindi corrisponderebbe alla spiritualità e al bene, mentre il Sud sta in basso, e quindi lo si collega alla materialità e al male… quindi, poteva mancare chi ha riscontrato nel passaggio del Compagno dalla Colonna di Settentrione a quella di Meridione una prova lampante del satanismo occulto della Massoneria?

 

 

In verità, non è necessario essere scienziati per farsi venire in mente che dal Sud ci viene anche la luce del Sole; ma ahimè, non basta così poco a scoraggiare certi professionisti dell’esoterismo inteso come strumento di divisione, i quali ci rammentano che negli ultimi giorni Satana è destinato a presentarsi come Angelo di Luce (e quando arrivano certe bollette dell’ENEL ci sarebbe da sperarlo), che il Sole/fonte della luce materiale può anche essere inteso come un simbolo di opposizione alla luce spirituale, difatti il suo domicilio è in Leone, e Leone è uno dei nomi attribuiti a Satana nella tradizione qabbalista, eccetera.

 

 

Sono, tutti questi, magnifici esempi di quell’esoterismo alla Don Ferrante, messo alla berlina già da Manzoni, che noi temiamo fortemente sia destinato – quello sì – a scortare il percorso dell’umanità fino agli ultimi giorni, e che oggi sta rifiorendo alla grande in certi teoremi dei complottisti.

 

 

Forse un tempo era più facile credere che il Sud fosse la sede del male, quando dal Sud venivano i pirati saraceni a saccheggiare le nostre coste; ma che, nel ventunesimo secolo, qualcuno stia provando a rispolverare questa idea (e non solo in funzione antimassonica, ma anche in funzione anti-immigrati!) ci sembra assurdo e vergognoso.

 

 

In verità, basterebbe ruotare il disegno dei punti cardinali di 90° per scoprire che all’asse Nord-Sud è applicabile anche il simbolismo dell’asse orizzontale; e se questa soluzione vi puzza troppo di relativismo, e se avete già trovato in essa la conferma che Mansuino e Domma sono due inguaribilicontroiniziati, per favore chiedete a Dante… per il quale, non c’era proprio discussione sul fatto che il Sud (come disse a chiare lettere nel Purgatorio, e in modo più velato nel Convivio) fosse man destra; ovvero, che l’iniziato (nel suo caso il Fedele d’Amore, nel nostro il Massone) dovesse considerarsi spiritualmente orientato verso l’Oriente – mentre l’asse Nord/Sud, in quanto portatore della contrapposizione freddo/caldo, risulta per questo più adatto a raffigurare il rapporto dell’uomo con le coppie di opposti che caratterizzano il piano della realtà oggettiva.

 

 

Dovrebbe quindi essere chiaro – o almeno, ci auguriamo – che il Sud, come viene inteso nel Tempio massonico, non ha a che fare con il male. Piuttosto, può essere fruttuosamente considerato il punto cardinale-simbolo della manifestazione formale; e su scala più microcosmica, il simbolo della vita organica sulla Terra, che del Sole del Meridione si nutre e ne viene sviluppata.

 

 

Dopodiché, se avremo correttamente metabolizzato questo punto, allora saremo maturi per anche per disquisire sui valori negativi che ad esso è corretto associare: come ad esempio lo stato di frammentazione (delle Pietre e delle anime) che è tipico del piano su cui il Compagno è costretto a operare, fino dai giorni – oggi lontanissimi – in cui la Caduta ha sbalzato gli esseri umani nell’illusione della molteplicità.

 

 

Il duplice messaggio portato dallo Scirocco, se vogliamo simpaticamente tradurlo in parole semplici, era dunque: Fai attenzione! Da un lato il mio tepore ti riscalderà, sottraendoti per qualche tempo al gelido rigore della spiritualità pura; ma dall’altro, il tuo forzoso intercorso con le limitazioni legate al mondo materiale rischia di avvincerti per sempre, se non sarai all’altezza di trascendere le inconcludenti dinamiche suggerite dal numero 2 con uno scatto in avanti.

 

 

Questa concezione del mondo della manifestazione formale non come sede dal male assoluto, bensì di un male relativo e a suo modo provvidenziale – in quanto, se correttamente interpretato, è suscettibile di rappresentare per l’uomo un ausilio nel suo processo di reintegrazione – è un’eredità che la Massoneria ricevette dalla qabbalah ebraica e rappresentava nel diciottesimo secolo una novità che ci appare – ancora ai nostri giorni – sorprendentemente moderna; soprattutto se consideriamo che anche la Chiesa postconciliare sta lentamente portandosi su analoghe posizioni.

 

 

Parecchi giovani Fratelli di indirizzo esoterico appaiono piuttosto insofferenti quando l’insegnamento del grado di Compagno viene loro somministrato, perché in esso i riferimenti ai codici sulla base dei quali la loro chiamata esoterica è maturata sono davvero scarsi, mentre abbondano i riferimenti a molti aspetti della realtà exoterica. Gli appare quindi come qualcosa di estraneo a quello che essi considerano il tema fondamentale del lavoro massonico – la presa di coscienza dei rapporti che legano l’Uomo all’Assoluto – e tendono spesso a trascurarlo.

 

 

Questo è un errore senz’altro comprensibile e scusabile: è del tutto normale che la loro impazienza di progredire li porti a considerare questa fase del percorso come transitoria. Ma non devono per questo supporre che sia meno importante – possono ora parlare nel Tempio, mettersi in luce per l’umiltà e il senso della misura nei dibattiti, far conoscere ai Fratelli le loro qualità… insomma, questo è un momento davvero magico e irripetibile del cammino di un Massone: attenzione a non sprecarlo!

 

 

Un buon modo per metterlo a frutto potrebbe essere, per esempio, partire da questa riflessione: che il numero del Compagno, il 2, è il numero passivo per eccellenza, eppure il lavoro sulla sua Pietra sta misteriosamente producendo risultati attivi sul mondo delle forme.

 

 

Quale può esserne la ragione? Che al di là della dualità una benevola terza forza sta operando occultamente, e gli guida la mano; ma ancora il Fratello non è in grado di rendersene conto pienamente, perché il suo è un lavoro che richiede la massima concentrazione. La prospettiva del Compagno gli consente soltanto di portare all’estremo compimento le possibilità offertegli dalla sua posizione individuale nello spaziotempo, compiendo in questo modo soltanto qualche piccolo passo avanti nella comprensione dell’immenso e maestoso piano del GADU.

 

 

Questo è il lavoro del Compagno sulla sua Pietra – un lavoro particolare, che ancora un po’ assomiglia alle attività profane nel senso che – come esse – non permette di cogliere il piano collettivo dell’edificio; ma che, a differenza di esse, avrà termine con la collocazione della Pietra al posto che nel piano gli era riservato.

 

 

Qui vorremmo inserire alcuni riferimenti alla ritualità del Marchio, perché il grado del Marchio descrive impareggiabilmente il momento in cui il lavoro del Compagno giunge alla piena maturità, rivelandoci come esso sia tutto da considerare nella prospettiva del momento in cui – tremante e ansioso – sottoporrà il frutto del suo lavoro ai Sovraintendenti, per sapere se sarà riconosciuto degno di apporre sulla Pietra il suo Marchio.

 

È messo in risalto innanzitutto come il Compagno possa progredire nell’arte anche a sua insaputa: è infatti il Grande Sovraintendente dell’Universo a guidargli la mano, consentendogli di produrre una Pietra che è misteriosamente diversa da tutte le altre, ma al tempo stesso fondamentale perché l’Edificazione del Tempio sia terminata.

 

Il fatto che neanche il Compagno si sia reso conto di aver creato un capolavoro risulta dal suo incontro con tre Maestri che – reputandosi migliori degli altri – sono caduti vittima della loro orgogliosa cecità intellettuale: al punto che, trovandosi di fronte la magnifica Pietra che il Compagno gli presenta, poiché è diversa dalle altre preferiscono buttarla via!

 

Allora il Compagno, disperato e amareggiato, esclama: Povero me, il mio lavoro è perduto!, senza ancora sospettare che, quando ci si renderà conto dell’errore, la sua Pietra verrà affannosamente ricercata e recuperata (La pietra che i costruttori avevano scartato è diventata pietra angolare – Salmo 117: 22).

 

Questo episodio ci mostra come uno choc sia necessario per illuminare il Compagno riguardo al senso del suo lavoro.

 

La Pietra di cui andava tanto fiero, il frutto di tutte le sue fatiche, che amava più della sua stessa vita, gli si è svelata all’improvviso nella propria natura duale. Da un lato è un oggetto raro e importante, che il Maestro Venerabile ha ammirato complimentandosi con lui per la sua perizia e il suo ingegno, mentre dall’altro… è quanto di più insignificante possa esistere al mondo; anzi addirittura l’avevano già buttata nella spazzatura, e lì sarebbe rimasta se un’intelligenza superiore non fosse venuta a svelarne il significato nel grande progetto corale che solo ora il Compagno riesce a vedere.

 

 

Sarà proprio questa sua nuova capacità di trascendere il duale ad essere simboleggiata dalla terza Rosetta, quando essa sboccerà – a completare il Triangolo – sul suo grembiule di Maestro.

 

 

Zolfo, Mercurio, Sale. Oltre il velo dei conflitti tra la forza attiva e la forza passiva che agitano il mondo delle forme, una forza neutralizzante è sempre presente a dargli un senso; al di là della contrapposizione tra tesi e antitesi, c’è sempre stata una sintesi che gli ha concesso di portare a termine il suo lavoro.

 

 

Si è chiusa ora per lui la parentesi del dibattersi e dell’affaticarsi nel mondo orizzontale del 2. Il velo dai suoi occhi è caduto: guarda in alto e vede la Luce, e vede che il 3 che è sempre stato con lui, come 1+2 = 3.

 

 

Sempre, ovvero fuori dal tempo; o meglio ancora, al di là del tempo e dello spazio.

 

 

Guarda ora verso il basso, e con suo sommo stupore può constatare che al Triangolo col vertice in alto ne corrisponde un secondo col vertice in basso, intrecciato al primo: la progressione infinita dei numeri avanza al galoppo, come un grande fiume che tumultuando precipita a valle.

 

 

A questo punto, il Massone può dire di avere ben compreso l’Arte; e sarà questa nuova comprensione a conferirgli il potere di esercitare attivamente la sua influenza sul piano della manifestazione.

 

TOTO’ MASSONE

 

Totò massone
                                                                                                                di Giovanni Domma

 

Totò era nato a Napoli il 15 febbraio 1898, da una madre single.

C’è chi afferma che fosse figlio del marchese Giuseppe De Curtis, il quale non avrebbe potuto riconoscerlo a causa della contrarietà della sua famiglia; ma secondo altri questa discendenza non è certa, ed è vero invece che nel 1933 sarebbe stato adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, che gli avrebbe dato il suo nome (è peraltro un fatto accertato che, nel 1924, la mamma di Totò si sposò con Giuseppe De Curtis).

Comunque sia, si dovette arrivare al 1946 perché Antonio De Curtis fosse legalmente riconosciuto come Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio; Altezza Imperiale, Conte Palatino, Cavaliere del sacro Romano Impero, Esarca di Ravenna, Duca di Macedonia e di Illiria, Principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, Conte di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e Durazzo.

L’atteggiamento del grande attore nei confronti dei propri titoli nobiliari era duplice e scherzoso. Da un lato ci teneva molto, considerandoli una testimonianza da portare avanti perché la memoria storica non andasse perduta; dall’altro era consapevole che nella società contemporanea avevano perso gran parte del loro significato, ed evitò sempre di avvalersene come strumento di autoaffermazione.

Soltanto dopo aver preso parte alla grande guerra il giovane Totò potè intraprendere la carriera del palcoscenico. A partire dal 1922 fu scritturato dal Teatro Umberto di Roma, prima come attore di varietà e poi di rivista; grandi successi gli vennero dall’interpretazione di scenette nelle quali i suoi personaggi monologavano, cantavano o si intrattenevano scherzosamente con le attrici.

Il giovane e promettente comico riscuoteva grandi successi con le donne. Una tragedia lo segnò nel 1931, quando una famosa soubrette innamorata di lui si tolse la vita. Totò ne rimase sconvolto fino al punto di accogliere le spoglie della giovane nella sua tomba di famiglia.

Quattro anni dopo sposò Diana Rogliani, e dalla loro unione nacque la figlia Liliana.

Il grande salto della sua carriera fu l’incontro col cinema, avvenuto nel 1938. Dopo un avvio stentato, il grande successo di pubblico lo avrebbe raggiunto nel dopoguerra.

Complessivamente Totò interpretò 97 film, quasi tutti di grande successo, e il tributo al suo genio comico divenne universale. Gli fu anche d’aiuto l’eccelsa qualità dei partner che di volta in volta aveva a fianco: Macario, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Anna Magnani, Peppino De Filippo…

Dalla sua seconda compagna, Franca Faldini, Totò ebbe un bambino di nome Massenzio, che morì appena nato. Fu forse da questo dispiacere che sorse il suo grande impegno nei confronti dell’infanzia abbandonata: visitava gli orfanotrofi e portava regali a tutti i bambini, spendendo in queste imprese addirittura di più di quanto i suoi pur cospicui guadagni di attore gli potessero permettere, impersonando perfettamente il concetto (tratteggiato in così tanti perfezionamenti del grado di Maestro massonici) del santo laico: la persona che fa del bene non in vista di un’improbabile ricompensa nell’altro mondo, ma perché ritiene suo dovere rendere più vivibile questo.

Il suo invincibile amore si estendeva dall’umanità anche agli animali: comprò un canile fatiscente e lo ristrutturò per ospitare il più gran numero possibile di cani randagi, e quasi tutti i giorni vi si recava per accertarsi che venissero trattati bene.

Quest’uomo dinnanzi al quale tutti dovremmo toglierci il cappello se ne andò improvvisamente nella notte del 14 aprile 1967. Il lutto fu generale al punto che dovettero essere celebrati ben tre funerali: il primo a Roma, il secondo a Napoli (con una partecipazione stimata di duecentocinquantamila persone) e un terzo nel Rione Sanità, da dove era venuto e che non aveva mai dimenticato.

La vocazione massonica di Totò aveva preso forma negli anni quaranta, frutto di una crisi spirituale molto intensa, della quale purtroppo sono rimaste soltanto testimonianze verbali.

La spinta più importante gli era venuta dall’impulso ad adoperarsi per il bene degli altri: così, quando era venuto a conoscenza delle grandi iniziative di beneficienza che la Massoneria svolge in segreto, non prendervi parte sarebbe stata ai suoi occhi quasi una colpa.

Questo concetto venne sottolineato, parecchi anni dopo la sua scomparsa, da Renzo Arbore, che in TV dichiarò: Credo Totò che avesse molto forte il senso della solidarietà e della filantropia, ed in questo senso era Massone.

Nelle sue dichiarazioni in proposito, Totò non fece mai riferimento alla Massoneria come strumento di potere. Al contrario, aveva saputo coglierla fin dall’inizio nella sua vera natura: un cammino spirituale indipendente, la cui principale bellezza consiste nella libertà.

Secondo chi lo conobbe, Totò non era stato un uomo particolarmente religioso, ma a modo suo credeva: credeva in un’entità superiore (…) e non ammetteva che qualcuno usasse espressioni volgari o linguaggio irriguardoso nei suoi riguardi.

Non credeva ad un’altra vita dopo la morte; anzi affermava che se dovessero esserci, come si dice, Paradiso, Purgatorio e Inferno, bene: l’inferno lo stiamo vivendo in questo mondo da quando si nasce, e dall’altro mondo nessuno è mai tornato a descriverlo.

Quando in un’intervista gli chiesero cosa fosse per lui la Massoneria, rispose: serve soltanto per il miglioramento di sé stessi. I gradi, i grembiulini, le onorificenze e altre finalità profane non hanno niente a che vedere.

Era stato iniziato il 9 aprile 1945 presso la Rispettabile Loggia Palingenesi di Napoli. Nel suo testamento massonico (un questionario che viene compilato da tutti i profani all’atto della loro ammissione in Massoneria), alla domanda Che cosa dovete all’umanità? aveva risposto: Amare il prossimo come sé stessi, aiutarlo e fare del bene, senza limiti di sorta; ed a quella Che cosa dovete a voi stesso?Niente, all’infuori del miglioramento spirituale.

 

 

 

 

 

 

In tempi successivi lo ritroviamo tra i fondatori della Fulgor Artis di Roma, la celebre Loggia degli artisti, della quale fu Venerabile. Fecero parte della Fulgor Artis attori del calibro di Mario Castellani, Carlo Campanini, Aldo Silvani, Carlo Rizzo e Vittorio Caprioli, e non sono questi i soli personaggi dello spettacolo che poterono gloriarsi della maestranza massonica: per fare solo pochi nomi possiamo ricordare Gorni Kramer, Gino Cervi, Carlo Dapporto, Paolo Stoppa e Aldo Fabrizi.

Totò prese parte anche al Rito Scozzese Antico e Accettato, raggiungendo il 30° grado (il 33° gli fu rilasciato postumo ad honorem) e lasciandovi il ricordo di un’umiltà e di una devozione massonica davvero fuori dal comune, in stridente contrasto con il successo pubblico del quale beneficiava grazie al suo lavoro nel mondo profano; del quale mai volle approfittare (né addirittura parlarne!) in qualità di Massone.

Come in tutte le scelte della sua vita, anche nel caso della sua adesione alla Massoneria Totò non tenne in minimo conto le controindicazioni di carattere sociale, che allora come oggi condannano il Massone alla diffidenza e alle calunnie dei conformisti e degli ignoranti.

In quegli anni contrassegnati dal bigottismo pseudoreligioso, la sua scelta massonica gli fruttò l’ostilità di molti potenti, talvolta costandogli la perdita di offerte di lavoro e gravi danni tanto sul piano professionale quanto economico.

Ma non erano certo queste pinzillacchere a trattenerlo dalla sua vocazione, consapevole come egli era del fatto che l’amore del pubblico gli veniva dall’apprezzamento della sua sincerità in ogni atto della vita; quella stessa indole schietta che traspare dalle sue prestazioni cinematografiche, componente non ultima dello sviscerato amore che il pubblico nutriva per lui.

Come è noto Totò fu anche autore di canzoni (tra cui la famosa Malafemmena), poeta e scrittore. Alcuni tra i suoi migliori scritti riverberano la luce massonica di cui era portatore, e tra questi il più noto è senz’altro la poesia A’ livella, che fu solennemente e pubblicamente recitata in occasione della Gran Loggia del 2016 del GOI.

La Livella, simbolo di Uguaglianza, è uno dei più fondamentali strumenti dell’arte muratoria. Quando un Apprendista viene elevato a Compagno d’Arte, si dice che passa dalla Perpendicolare alla Livella; questo significa che è maturo per applicare gli insegnamenti ricevuti al piano del sociale.

 

Ogn’anno, il due novembre, c’è l’usanza

per i defunti andare al Cimitero.

Ognuno l’adda fa’ chesta crianza;

ognuno adda tené chistu penziero.

 

Ogn’anno puntualmente, in questo giorno,

di questa triste e mesta ricorrenza,

anch’io ci vado, e con i fiori adorno

il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.

 

St’anno m’è capitata n’avventura…

dopo di aver compiuto il triste omaggio

(Madonna, si ce penzo, che paura!)

ma po’ facette un’anema ‘e curaggio.

 

O fatto è chisto, statemi a sentire:

s’avvicinava l’ora d’a chiusura,

io, tomo tomo, stavo per uscire,

buttando un occhio a qualche sepoltura:

 

“Qui dorme in pace il nobile Marchese                                                                                 

Signore di Rovigo e di Belluno,                                                                                           

Ardimentoso eroe di mille imprese,

Morto l’11 maggio del trentuno.

 

O stemma cu a curona ‘ncoppa a tutto…

Sotto,’na croce fatta ‘e lampadine;

tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto,

cannele, cannelotte e sei lumine.

 

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore,

nce steva n’ata tomba piccerella,

abbandunata, senza manco un fiore;

pe’ segno, solamente ‘na crucella.

 

E ncoppa ‘a croce, appena si liggeva:

Esposito Gennaro, netturbino.

Guardannola, che pena me faceva

stu muorto senza manco nu lumino!

 

Questa è la vita, ncapo a me penzavo:

chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!

Stu povero, maronna, s’aspettava

ca pure all’atu munno era pezzente?

 

Mentre fantasticavo stu penziero,

s’era già fatta quase mezanotte,

e i’ rummanette chiuso priggiuniero,

muorto ‘e paura, nnanze e cannelotte.

 

Tutto a nu tratto, che veco a luntano?

Doje ombre avvicenarse a parte mia.

Penzaje: stu fatto a me mme pare strano…

Stongo scetato, dormo, o è fantasia?

 

Ate che fantasia: era o Marchese,

c’o tubbo, a caramella e c’o pastrano;

chill’ato appriesso a isso, un brutto arnese,

tutto fetente e cu na scopa mmano.

 

E chillo certamente è don Gennaro,

o muorto puveriello, o scupatore.

Int’ a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:

so’ muorte e se retireno a chest’ora?

 

Putevano stà a me quase nu palmo,

quando o Marchese se fermaje e botto,

s’avota e, tomo tomo, calmo calmo,

dicette a don Gennaro: “Giovanotto!

 

Da voi vorrei saper, vile carogna,

con quale ardire e come avete osato

di farvi seppellir, per mia vergogna,

accanto a me, che sono un blasonato!

 

La casta è casta e va sì rispettata,

ma voi perdeste il senso e la misura:

la vostra salma andava, sì, inumata,

ma seppellita nella spazzatura!

 

Ancora oltre sopportar non posso

la vostra vicinanza puzzolente:

fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso

tra i vostri pari, tra la vostra gente.”

 

“Signor Marchese, nun è colpa mia,

i’ nun v’avesse fatto chistu tuorto;

mia moglie è stata a fa’ sta fessaria,

i’ che putevo fa’, si ero muorto?

 

Si fosse vivo ve farie cuntento,

pigliasse ‘a casci lella cu ‘e quatt’osse

e proprio mo, obbj’, nd’a stu mumento

me ne trasesse dinto a n’ata fossa.”

 

“E cosa aspetti, o turpe malcreato,

che 1’ira mia raggiunga 1’eccedenza?

Se io non fossi stato un titolato,

avrei già dato piglio alla violenza!”

 

“Famme vedé… piglia sta violenza!

A verità, Marché: mme so’ scucciato,

e te senti, e si perdo ‘a pacienza

me scordo ca so’ muorto, e so’ mazzate!

 

Ma chi te cride d’essere, nu dio?

Cà dinto, o vuò capì, ca simmo eguale!

Morto sì tu e muorto so’ pur io;

ognuno comme a n’ato è tale e quale.”

 

“Lurido porco! Come ti permetti

paragonarti a me, ch’ebbi natali

illustri, nobilissimi e perfetti,

da fare invidia a principi e reali?”

 

“Tu qua’ Natale, Pasca e Pifania!

 T’o vuo’ mettere ncapo, int’a cervella

che staje malato ancora ‘e fantasia?

A morte, o saje ched’è? È una livella!

 

Nu re, nu maggistrato, nu grandommo,

trasenno stu canciello, ha fatt’o punto;

c’ha perzo tutto, a vita e pure o nomme,

tu nun t’e fatto ancora chistu cunto?

 

Perciò, stamme a senti: nun fa’ o restivo,

suppuorteme vicino, che te mporta?

Sti pagliacciate e fanno sulo e vive;

nuje simmo serie, appartenimmo a-a morte.”

 

Un altro scritto di Totò, meno noto, è La Preghiera del Clown; ed è bene concludere con questa, perché ci spalanca la prospettiva dell’intimo e quasi affettuoso rapporto coltivato dal grande attore con il Grande Architetto dell’Universo.

Noi ti ringraziamo, nostro buon Protettore, per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa che sulla nostra mensa non vengano mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione; ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi. Dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate, e lascia pure che essi ci credano felici.

Più ho voglia di piangere, più gli uomini si divertono; ma non importa, io li perdono, un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo, un po’ perché hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola; ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

RISTAMPA BREVE STORIA DELLA MASSONERIA DEL MARCHIO -2 – edizione

                                  

 

                                                Daniele Mansuino – Giovanni Domma                                                       

                                                                             ____________       

                                                                         |              |

                                                                         | _____|

 

 

                               BREVE  STORIA DELLA MASSONERIA  DEL  MARCHIO              

 

 

                              

                                                                              ____________       

                                                                          |              |

                                                                          | _____| 

 

Indice                               

Ai lettori

Dalla prefazione di Claudio Bonvecchio al libro “Massoneria del Marchio”

1.

Cos’è il Marchio

2.

Il Marchio operativo

3.

Il Marchio speculativo

4.

Dunckerley e il Marchio

5.

Il ritorno del Marchio

6.

Gli antichi rituali

7.

ll Marchio nella clandestinità

La Bon Accord

9.

La grande illusione

La Gran Loggia del Marchio

Appendici:

La Massoneria del Marchio e i suoi “side degrees”

Massoneria del Marchio: ultime novità

Nubi sul Marchio

Storia del grado massonico di Royal Ark Mariner – prima parte

Storia del grado massonico di Royal Ark Mariner – seconda parte

Il sistema massonico del Secret Monitor

Nota storica sulle origini del Marchio in Italia

                                                          

                                                                                           ____________       

                                                                                      |              |

                                                                                      | _____|

 

   Le due facce del gettone del Marchio

 

                                                   

                                                         

                                                                                            ____________       

                                                                                       |              |

                                                                                       | _____|

 

 

Ai lettori  

Molti lettori di Riflessioni sull’esoterismo (www.riflessioni.it/esoterismo) hanno gradito gli accenni alla storia del grado del Marchio contenuti nei tre articoli dedicati a questo argomento, e ci hanno chiesto se fosse possibile ripresentarle nella forma di un racconto organico, che tracci la storia di questo stupendo grado massonico ancora sconosciuto in Italia.

Rispondiamo ben volentieri alla loro richiesta, proponendo una breve storia del grado del Marchio che va dalle origini alla sua definitiva fissazione negli anni settanta del diciannovesimo secolo. In quel periodo, tanto il processo di evoluzione del rituale quanto il dibattito su quale dovesse essere la collocazione del Marchio nel quadro generale della Massoneria poterono dirsi conclusi; la successiva vicenda dell’espansione della Gran Loggia del Marchio e della progressiva diffusione del grado in ogni parte del mondo è di sicuro altrettanto affascinante, ma è un’altra storia, che andrebbe trattata a parte.

La nostra fonte principale è stata “The Arch and the Rainbow” di Neville Cryer, indubbiamente la migliore opera sulla storia del Marchio mai pubblicata finora. È un libro che, se ha un difetto, è quello dell’eccessiva mole di dati, che va decisamente a scapito della sua leggibilità; abbiamo cercato di rimediare estrapolandone le informazioni più essenziali e coordinandole tra loro, integrandole anche coi contenuti delle pagine sulla Massoneria del Marchio disponibili in rete.

Un’altra caratteristica peculiare dell’opera di Cryer è che la storia da lui proposta si discosta in alcuni punti dalle ricerche sulla storia del Marchio svolte nell’ambito della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Per chiarire meglio questo punto sono necessarie alcune riflessioni.

Innanzitutto, non si può parlare di una storia ufficiale del Marchio in versione Gran Loggia Unita d’Inghilterra, in quanto il rapporto che lega quest’ultima alla Grand Lodge of Master Mark Masons riveste una natura piuttosto inedita agli occhi dei Massoni italiani e “latini” in generale: tra i due corpi, infatti, non esiste nessuna forma di accordo né di riconoscimento, il che non impedisce ai Massoni della Gran Loggia di frequentare le Logge del Marchio alla luce del sole.

Questo perché la Gran Loggia Unita d’Inghilterra – che pratica soltanto i tre gradi azzurri e l’Arco Reale – considera corpi massonici regolari solo quelli che rispondono ai suoi stessi requisiti (diversamente dai principali Ordini latini, che stipulano anche forme di reciproco riconoscimento coi “Riti”), e soltanto a questi concede o ritira il proprio riconoscimento.

Potrebbero quindi essere oggetto di sanzioni disciplinari (in teoria) quei Fratelli inglesi che frequentassero Ordini cui il riconoscimento inglese è stato ritirato, come ad esempio il Grande Oriente d’Italia; ma se invece frequentano la versione britannica del Rito Scozzese o il Marchio, non corrono il pericolo di incorrere in alcuna sanzione, perché per la Gran Loggia Unita d’Inghilterra è come se queste organizzazioni non esistessero.

Questo a livello ufficiale; ma in pratica, oggi i rapporti tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia del Marchio sono amichevoli, e la diffusione del Marchio viene considerata un ottimo veicolo per diffondere a livello internazionale la concezione britannica della Massoneria. Proprio per questo, prestigiose Logge di ricerca come la Quatuor Coronati pubblicano abbastanza di frequente pregevoli studi sul Marchio, e per la stessa ragione… gli aspetti più imbarazzanti dei rapporti intercorsi in passato tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Gran Loggia del Marchio non vi compaiono mai.

Ai giorni nostri, il Massone medio inglese ama il Marchio e ne conosce la storia abbastanza bene; ma se gli chiedete ad esempio quale sia l’origine della Gran Loggia del Marchio, vi risponderà che sorse da una costola del Supremo Gran Capitolo di Scozia dell’Arco Reale, tacendo delle battaglie che dettero origine a questa presunta gemmazione, proprio perché nessuno glie le ha mai raccontate ; e allo stesso modo, vi dirà che la sua fondazione fu preceduta da una fase preliminare in cui il Marchio era stato riaccolto per breve tempo in seno al Craft (noi diremmo all’Ordine), ignorando del tutto come siano andate veramente le cose. 

Il grande merito di Cryer è di non essersi fermato alla versione politically correct: da storico di razza, andò al fondo di tutte le questioni, non tacendo di quelle verità che dal punto di vista della Gran Loggia Unita d’Inghilterra… sono assai scomode.

Noi avremmo potuto ignorarle, e presentare al lettore italiano la stessa versione edulcorata della storia del Marchio che in Inghilterra oggi va per la maggiore; abbiamo invece pensato di rendergli un utile servizio non tacendo di nulla, e lasciando che si formi egli stesso la propria opinione.

Nel riportare e sintetizzare l’enorme mole di dati che costituiva la materia prima di questo libro avremo senza dubbio commesso qualche sbaglio, di cui chiediamo scusa anticipatamente; come si vedrà, la materia trattata è assai complessa, e non avevamo a disposizione nessuna opera italiana cui appoggiarci. Preghiamo il lettore di credere che laddove possiamo aver sbagliato è stato in buona fede, e ci dichiariamo anticipatamente disponibili a prendere atto dei nostri eventuali errori.

Questa versione del nostro libro è stata preceduta da un’altra, intitolata “Massoneria del Marchio”, che in seguito a complesse vicende editoriali non possiamo ristampare. Da essa abbiamo riprodotto qui di seguito un breve sunto della pregevole prefazione ad opera del Prof. Claudio Bonvecchio, all’epoca Grande Oratore dell’Ordine e Grande Consigliere per la cultura Massonica del Grande Oriente d’Italia.

Inoltre, sperando di fare cosa gradita, abbiamo ripubblicato in appendice i tre articoli sul Marchio ed i tre relativi ai suoi primi “side degrees” comparsi in Italia, da noi pubblicati sul sito di “Riflessioni”; ed infine, un breve nota storica sul primo periodo del Marchio nel nostro Paese.

 

                                         Daniele Mansuino e Giovanni Domma

  

 

 

 

 

 

 

                                                                                          _____________        

                                                                                         |               |

                                                                                         | _____|

                                                     

Dalla prefazione di Claudio Bonvecchio al libro “Massoneria del Marchio” (Settembre 2010)                                                           

“Questo interessante, semplice e chiaro lavoro colma una carenza nella letteratura riguardante la Libera Muratoria: almeno in quella italiana. Infatti, non sono molti – in Italia – ad essersi interessati all’antichissima Tradizione iniziatica del Marchio.  Così come non molti sono in Italia coloro che conoscono, approfonditamente, il significa del termine “Marchio”. Ossia cosa sono le Logge del Marchio e quale sia la loro importanza: nel cammino di perfezionamento muratorio.

Lo studio storico, teorico, rituale ed esoterico sul Marchio che viene qui svolto si rivela straordinariamente accurato ed intrigante. Ma il suo pregio maggiore non è l’erudizione massonica, che pure mostra in maniera precisa e documentata.  Lo scopo degli autori non è, infatti, quello di aggiungere un tassello alla lunghissima bibliografia massonica. E neppure quello di contribuire – in maniera narcisistica – alla “mise en forme” di un tassello di quell’intellettualismo massonico che sta trasformando lo speculativo in letterario e i Fratelli in professorini.

Gli autori vogliono ben di più. Mirano più in alto. Si propongono – tramite un accurato lavoro d’informazione storica – di rivitalizzare la Tradizione Massonica, proponendo una via antica e sempre nuova: una via da fare e propria e da interiorizzare.

Va da sé che la loro non è una impresa facile. Ma proprio questa è la  “sfida” che lanciano gli autori.                                                                        

Si tratta di una sfida ambiziosa e coraggiosa di cui la Libera Muratoria italiana ha bisogno. Anzi di cui ha necessità e di cui l’introduzione, in Italia, del Marchio sarebbe una tappa importante. Per questo agli autori – Giovanni Domma e Daniele Mansuino – va il più vivo e sincero ringraziamento di chi crede che la Libera Muratoria non sia rigida e ossificata, ma vivace e dinamica. E pronta a rispondere alle sfide della società e degli uomini: per costruire un mondo migliore.  

 

 

                                                                                                  ______________       

                                                                                             |              |

                                                                                             | _____|

 

 

 

                                                         

 

 

1 – Cos’è il Marchio

La Massoneria del Marchio è un corpo rituale tra i più caratteristici della Massoneria inglese, la cui funzione è di rilasciare ai Maestri Massoni che ne fanno richiesta un Marchio personale.

La tradizione narra che tale usanza risalga alla fabbrica del Tempio di Salomone: tanto gli scalpellini che lavoravano nelle cave quanto i costruttori usavano apporre su ogni Pietra il proprio Marchio, uso che consentiva ai Sovraintendenti di conteggiare quante Pietre ogni Compagno aveva lavorato e determinare il suo salario.

Mediante il rituale del Marchio, questo naturale sentimento veniva incanalato in modo tale che non fosse cagione di rivalità e contrasti, bensì uno stimolo a integrare fruttuosamente il proprio lavoro con quello degli altri.

In realtà, il grado di Maestro del Marchio (Mark Master Mason – M:. M:. M:.) è un cammino iniziatico di incalcolabile antichità, strettamente collegato alla Massoneria speculativa da almeno due secoli e mezzo. Per quanto si tratti di un sistema di due gradi, non c’è traccia del fatto che esso sia mai stato praticato autonomamente al di fuori della Massoneria: non si tratta quindi – come è avvenuto in molti casi – di una scuola iniziatica sincretizzata con l’istituzione massonica, ma di una parte importante e inseparabile di essa.

In Inghilterra e Galles, il grado del Marchio può essere richiesto in qualunque momento un Maestro Massone lo desideri; il Candidato deve far richiesta per l’avanzamento a una Loggia del Marchio, ovvero a una struttura indipendente dalla Loggia Azzurra che l’ha elevato Maestro.

In Irlanda, il Marchio viene concesso esclusivamente dai Capitoli dell’Arco Reale: dopo che il Candidato viene ammesso a far parte di un Capitolo, una Loggia del Marchio viene temporaneamente formata (e poi sciolta) espressamente per procedere alla sua elevazione.

La stessa procedura viene seguita anche in Scozia, dove però – nel caso eccezionale di Candidati che desiderano ricevere soltanto il Marchio e non sono interessati all’Arco Reale – anche le Logge hanno il potere di conferirlo.

Il grado del Marchio cerca di incoraggiare la fiducia nel fatto che, se il nostro lavoro è veramente di qualità e originale, alla fine ne avremo il giusto riconoscimento; a condizione però che la lotta in favore delle nostre idee sia portata avanti con pazienza, umiltà e temperanza. In questo senso, esso ha veramente “lasciato il suo Marchio” sull’intero edificio della Massoneria Azzurra, il cui costrutto etico – non soltanto nei Paesi anglosassoni, ma anche nei Paesi latini – in grandissima parte dagli insegnamenti del Marchio è ispirato.

Una Loggia del Marchio è presieduta da un Maestro Venerabile come una Loggia Azzurra, ed è requisito normalmente richiesto che tale Fratello abbia già rivestito tale dignità in seno all’Ordine, o che sia comunque passato attraverso l’Arco Reale, considerato equivalente alla dignità di Maestro Venerabile Installato; anche un Maestro comune, tuttavia, può ascendere alla dignità di Venerabile in presenza di una dispensa che può essere rilasciata dalla Gran Maestranza Provinciale.

Secondo il rituale attualmente in uso presso la Gran Loggia del Marchio e le Gran Logge del Marchio nazionali da essa riconosciute, i principali Ufficiali di una Loggia del Marchio sono sei: Maestro Venerabile, Primo Sorvegliante, Secondo Sorvegliante, Maestro Sovraintendente, Primo Sovraintendente, Secondo Sovraintendente.

Altri nove però sono necessari per l’Apertura dei lavori: Cappellano, Maestro del                                          Sigillo, Direttore delle Cerimonie, Primo Diacono, Secondo Diacono, Assistente Direttore delle Cerimonie, Segretario, Tesoriere e Copritore. Quindici è dunque il numero minimo di Fratelli necessario per alzare le colonne di un’Officina.

Possono essere nominati anche un Assistente Segretario, un Assistente Tesoriere, un Elemosiniere, uno o più Economi, uno o più Maestri di Casa e un Tegolatore.

I lavori vengono aperti al canto dell’Inno di Apertura, cui segue l’Apertura vera e propria. Il dialogo tra il Maestro Venerabile e i due Sorveglianti non si discosta di molto da quello in uso nelle Logge Azzurre, con le ovvie differenze per quanto riguarda la costituzione della Loggia, l’enumerazione dei suoi membri e le loro funzioni. Il Cappellano invoca poi la benedizione del Grande Sovraintendente dell’Universo e la Loggia è aperta.

La maggior parte delle volte, i lavori consistono nell’avanzamento al grado del Marchio di Maestri Massoni che ne hanno fatto richiesta. Per questo sono necessari oggetti che ogni Maestro del Marchio ha ben familiari: l’Inginocchiatoio, la Pietra Cubica, la Pietra Parallelepipeda e la Chiave di Volta.

Il Tegolatore batte alla porta del Tempio a nome del Candidato, presentato come un Fratello desideroso di ricevere il grado del Marchio per essere qualificato a presiedere una Loggia di Muratori Operativi. Il Copritore si accolla il compito di trasmettere al Maestro Venerabile il Toccamento di Passo e la Parola di Passo in sua vece; accertatosi che questi sono esatti, il Maestro Venerabile decreta che gli sia fatto indossare il grembiule di Maestro e venga ammesso nel Tempio sotto la scorta dei due Diaconi.

Dopo le formalità di ammissione, il Candidato viene invitato a compiere un percorso nel Tempio, fermandosi dinnanzi ai due Sorveglianti e salutandoli con i segni di Apprendista e di Compagno. Si ferma poi al cospetto del Venerabile salutandolo con il segno del Maestro. Gli viene chiesto di dichiarare se egli intenda perseverare fino al raggiungimento del grado del Marchio, e alla sua risposta affermativa lo si fa

inginocchiare.

Il Maestro Venerabile gli spiega che, anticamente, era usanza attribuire un Marchio ai

Fratelli che venivano passati al grado di Compagno, e gli chiede se lo abbia ricevuto.

Alla sua risposta negativa, dispone che il Primo Diacono lo conduca dal Maestro del Sigillo, dove si supplirà a tale mancanza.

Intanto, è giunta l’ora che i Maestri del Marchio ricevano il loro Salario. Si allineano a Nord del Tempio sotto la guida del Secondo Diacono, che li conduce in processione                                     intorno al Tempio passando dall’Oriente. Nel frattempo il Secondo Sorvegliante si è portato al lato Nord del Piedestallo del Primo Sorvegliante, e il Candidato – affidato al Primo Diacono – si accoda alla processione.

Via via che ogni Fratello arriva al Piedestallo del Primo Sorvegliante, presenta il Marchio all’apposito sportello. Quando viene il turno del Candidato – che ignora come tale gesto debba essere compiuto in grado di Maestro – esplode il dramma: tra alte grida, viene smascherato come impostore, e una pena spaventosa gli verrebbe inflitta dal Secondo Sorvegliante sul momento, se il Primo Diacono non intercedesse tempestivamente in suo favore, appellandosi al giudizio del Maestro Venerabile.

Il Candidato, affidato alla custodia del Primo Diacono, viene portato dinanzi al Venerabile, che lo interroga. Appurato che è solo un Operaio del Marchio e non ancora un Maestro, il Venerabile lo riprende per aver tentato di ricevere un Salario cui non aveva diritto; rendendosi conto però che la sua condotta è stata dettata da ignoranza e non da malizia, gli fa grazia della terribile punizione e gli ordina di tornare alle Cave.

A questo punto, colpo di scena: il Primo Sorvegliante informa il Venerabile che i lavori sono sospesi, perché non si trova la Chiave di Volta dell’Arco del Tempio di Re Salomone.

Comincia l’inchiesta per ritrovare la preziosa Pietra. Il Secondo Sovraintendente, esaminatone il disegno, la riconosce nella Pietra portata dal Candidato. Il Primo Sovraintendente conferma. Il Maestro Sovraintendente, interrogato dal Venerabile, ammette con un certo imbarazzo di avere ordinato che fosse gettata tra i rottami.

Allora il Candidato viene condotto di Diaconi a cercarla. La ritrova e la presenta trionfalmente al Maestro Venerabile; questi si congratula con lui, e dispone di ricompensarlo confidandogli i segreti del Maestro Muratore del Marchio.

Il Gioiello è un modello della Pietra scartata dai costruttori, e sul suo rovescio sono                                            incise Otto Lettere. Il nuovo Maestro potrà farvi incidere nel centro il proprio                                Marchio.

Per giungere a questo rituale apparentemente semplice e lineare, il cammino fu assai lungo; avremo occasione di ricostruirne le principali tappe, inquadrandole nel contesto di quell’affascinante romanzo che è la storia della Massoneria britannica, in Italia ancora in gran parte sconosciuta.

 

2 – Il Marchio operativo

Tra le più antiche organizzazioni muratorie operative, si ha notizia di associazioni di tagliapietre, tanto in Germania quanto in Inghilterra, fin dagli inizi del tredicesimo secolo. Nel 1352 il Re Edoardo III riconobbe per decreto la legittimità delle gilde inglesi, di un’ottantina delle quali ci sono giunti i regolamenti. Il grado di Apprendista non poteva durare meno di cinque anni e poteva giungere a venti, dopodiché il tagliapietre poteva accedere al grado di Compagno, e tra gli altri privilegi accordatigli poteva avere diritto a un Marchio personale con cui firmare il proprio lavoro.

Nel 1452 tutte le logge operative di Germania si riunirono in un Ordine accuratamente strutturato e organizzato. Da vari articoli del suo Regolamento risulta che anche qui il passaggio a Compagno era segnato dalla concessione di un Marchio personale. Risulta dagli Statuti Schaw che tale usanza era viva anche in Scozia almeno fin dal sedicesimo secolo; William Schaw utilizzò il proprio Marchio anche per firmare il verbale di un’assemblea di muratori che si tenne nell’anno 1600.

Caratteristiche comuni a queste antiche forme di Marchio erano : la libertà di scelta, da parte del muratore, del proprio Marchio, che però doveva conformarsi alle regole imposte dalla tradizione ; il loro essere marchi di approvazione (o da riscossione), che potevano essere apposti alla pietra solo dopo che il Sovraintendente l’aveva approvata, e dal numero delle pietre sulle quali un dato Marchio era impresso al termine della giornata veniva conteggiato il salario; esistevano anche marchi di posizionamento che servivano a indicare in che modo una data pietra dovesse essere collocata nell’edificio, ma questi ultimi non erano personali. Infine un ultimo carattere importante è che la maggior parte dei disegni dei Marchi antichi sembrano obbedire alle regole di varie forme di linguaggi cifrati; da ciò senza dubbio ebbe origine l’usanza massonica degli alfabeti segreti, che nelle antiche forme di Marchio era presente con molta maggiore frequenza di quanto abbia luogo nelle altre forme rituali.

Un altro genere di Marchi erano quelli apposti dai costruttori (Arch Masons), le cui organizzazioni erano separate da quelle dei tagliapietre (Straight Masons): infatti la loro specializzazione gli consentiva di innalzare edifici più complessi, caratterizzati da soluzioni tecnicamente difficili come la presenza di archi. Ciascuna delle due forme di organizzazione muratoria era dotata di propri Catechismi, Letture e Rituali; entrambe rivendicavano la propria origine nella fabbrica del Tempio di Salomone (secondo le Costituzioni della Massoneria di York, datate 1704, gli Straight Masons impiegati nella fabbrica del Tempio sarebbero stati circa quarantamila, di cui tremila maestri).

Nelle Logge degli operativi, i tre Gran Maestri sedevano a Occidente per fronteggiare il Sole che sorge; il Primo Sorvegliante stava a est e il Secondo a nord. L’Altare era nel centro della Loggia e c’erano tre Diaconi, essendo anche il Maestro di Loggia considerato tale.

Quando un giovane chiedeva di essere accettato muratore (nel diciassettesimo secolo, l’età minima era di 14 anni), gli veniva detto di scegliere in quale delle due classi volesse servire; se sceglieva di essere uno Straight Mason gli veniva fatto dono di una squadra, se voleva essere un Arch Mason di un compasso. Il colore – simbolo degli Straight Masons era il blu, degli Arch Masons il rosso. Per l’iniziazione, l’Apprendista entrava in Loggia vestito di bianco, con un cordone intorno alla vita, tenuto per mano da due Compagni, uno per parte; un altro Compagno davanti e un altro dietro reggevano gli estremi di un altro cordone annodato intorno al suo collo. Così veniva formato un diamante a cinque punte, il cui simbolismo si è conservato in varie parti dell’odierna Massoneria.

Per salire al grado di Compagno doveva preparare una rozza Pietra squadrata come campione del suo lavoro, e il Sovraintendente ai materiali doveva esaminarla prima che potesse entrare.

Dopo un anno da Compagno poteva accedere al perfezionamento detto Super-compagno (Superfellow): il Candidato veniva condotto intorno alla Loggia per tre volte, e prestava giuramento inginocchiandosi davanti alla Pietra squadrata che aveva portato con sé.

Il rituale di perfezionamento successivo, (Compagno) Costruttore, si differenziava tra gli Straight Masons e gli Arch Masons su un punto importante: la Pietra che nel rituale Straight risulta andata perduta è la Pietra Angolare, nel rituale Arch è la Chiave di Volta.  È quindi lecito considerare a livello simbolico Pietra Angolare e Chiave di Volta come equivalenti.

Notevoli e interessanti sono le citazioni del Marchio contenute nei rituali operativi. Per esempio, nelle Letture Harodim:

La Massoneria fu propagandata in questo modo: quando i nostri antichi Fratelli avevano terminato il Tempio di Gerusalemme, viaggiarono in terre straniere e stabilirono così nuove Logge, e crearono regolarmente nuovi Massoni che erano operai di professione (…). Gli Operai del Marchio hanno il compito di preparare le pietre per il Tempio in modo tale che gli Erettori, nel luogo del Tempio, possano sapere esattamente dove ogni Pietra deve essere piazzata, sapendo che queste sono marchiate con pittura blu, mentre quelle destinate alla Gilda dell’Arco sono marchiate in rosso (…). Nel nostro rituale, gli Uomini sono le Pietre che devono essere Marchiate – Pietre viventi. Quando un Compagno deve essere ricevuto, entra nel Tempio mescolato insieme agli altri; quando poi viene dato l’ordine “Ogni uomo al suo posto”, tutti i presenti – essendo già Marchiati – sanno già dove andarsi a piazzare; il Compagno, che non lo sa, occupa a caso un posto libero. Il Maestro dice poi che esaminerà se le pietre ci sono tutte, e se sono perfettamente marchiate per il lavoro del Tempio. Trova il Compagno, ed esclama: “Qui c’è una Pietra che non è stata preparata come le altre e non è stata marchiata. Come siete entrato qui?” Il Compagno risponde che è entrato dalla porta insieme agli altri. Questo causa grande indignazione, ma poi i Fratelli si placano, decidono che possono riconoscerlo e lo marchiano. Così egli diventa un Operaio del Marchio, e ha un segno indelebile impresso sul corpo.

3 – Il marchio speculativo

Quando la Massoneria speculativa venne fondata nel 1717, disegno dei suoi creatori era la creazione di un’organizzazione forte e centralizzata, in grado di accreditarsi presso gli strati alti della società inglese al fine di riscuotere le protezioni e i consensi che le erano necessari per espandersi nel mondo. Per questo venne combattuta la tendenza delle Logge delle varie città a portare avanti sistemi autoctoni di antichi gradi (i famosi antient degrees), la cui pratica disordinata era fonte di confusioni gerarchiche e manteneva l’Istituzione troppo strettamente collegata alle sue origini artigiane.

Ma d’altra parte, i riformatori erano consapevoli che negli antient degrees erano custoditi gran parte dei tesori esoterici costituenti la fonte inscindibile dei valori fraterni e universalisti della Massoneria; erano quindi coscienti che ogni intervento di semplificazione andava condotto con gran cautela, e le opinioni in proposito erano varie e molto diverse. L’introduzione del grado di Maestro fu un tentativo solo parzialmente riuscito di innestare nell’Ordine una sintesi dei contenuti esoterici degli antichi gradi; moltissimi Fratelli, soprattutto in provincia, non vollero accettarla, e il dissenso tra Antients e Moderns sarebbe cresciuto progressivamente, fino a sfociare nella secessione degli Antients nel 1751.

A partire dal 1717, anche il Marchio diviene una parte importante di questo dibattito. La tendenza dei Moderns più oltranzisti è già quella di escluderlo progressivamente dall’Ordine, perché – affermano – sebbene in molte Officine si stia consolidando la pratica di somministrarlo in forma di grado, non risulta siano mai esistiti rituali operativi aventi già tale forma: si tratta di un semplice abbellimento del grado di Compagno, una sorta di medaglia ad honorem che veniva assegnata senza particolari formalità e della quale si può benissimo fare a meno.

Ma non la pensano così i Fratelli delle Officine Antient, in seno alle quali il Marchio sta assumendo sempre di più un duplice valore: in certe zone (soprattutto fuori dall’Inghilterra) viene considerato un preliminare necessario dell’Arco Reale, in altre il perfezionamento fondamentale del grado di Compagno, che può fare benissimo le veci del nuovo e aborrito grado Modern di Maestro hiramita.

Tra gli argomenti più forti a sostegno della loro tesi, ricordano che la stessa Gran Loggia d’Inghilterra è storicamente una derivazione della Compagnia dei Muratori di Londra, che per decreto reale poneva al centro dei propri doveri il rigetto del cattivo lavoro; è proprio a tutela della qualità del lavoro muratorio che il Marchio fu creato, e disconoscerlo equivarrebbe simbolicamente a volervi rinunciare. Ma il crescente successo dei Moderns sortirà il suo effetto: lungo tutto l’arco della prima metà del diciottesimo secolo le testimonianze scritte del Marchio in Inghilterra si diradano progressivamente, fino a sparire del tutto. Riappariranno, dapprima stentatamente, nella metà successiva.

Apparentemente esclusa dal divampare di tali polemiche è la Massoneria scozzese, che mantiene il Marchio come parte integrante del grado di Compagno. Non manca la sua citazione nel Libro di Loggia di Kilwinning, dove tra il 1674 e il 1720 si fa menzione della sua concessione a tre diversi Fratelli. Ma a partire dal 1736, in seguito alla fondazione della Gran Loggia di Scozia, la sua pratica nelle Logge comincia progressivamente a decadere (lo salverà il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale incorporandolo nel proprio sistema, e vedremo più avanti quanto tale svolta sia destinata a rivestire enorme importanza nella storia del grado).

La decadenza, tuttavia, fu lenta, e proprio dalla Scozia ci viene la prima testimonianza indiscutibile della somministrazione del Marchio non ai Compagni, ma ai Maestri: l’articolo 68 dei Regolamenti della R:. L:. Doric Kilwinning, n°68 all’Oriente di Glasgow (datato 1758) recita infatti qualunque membro ammesso nella Loggia e iniziato Apprendista dovrà pagare nove scellini, (…) uno scellino e sei pence per passare Compagno, due scellini per ascendere a Maestro e uno scellino e un penny e mezzo per essere fatto Maestro del Marchio.

Quanto all’Irlanda, lo storico della Massoneria deve fare i conti con due problemi fondamentali: primo, la gran quantità di documenti che è andata dispersa o smarrita nelle guerre civili; secondo, l’esistenza di un numero sterminato di antichi gradi autoctoni dei quali si sa poco, che spesso portavano nomi uguali l’uno all’altro o anche uguali a gradi praticati in forma diversa in Inghilterra. Soprattutto a partire dalla fondazione della Gran loggia d’Irlanda (1725), diventa pressoché impossibile stabilire cosa si celi sotto il titolo di un dato grado.

L’introduzione delle nuove forme causò, come prevedibile, varie proteste, ma meno di ciò che si crederebbe; nel complesso, le Officine irlandesi accettarono di buon grado la rivoluzione hiramita, anche se molte ottennero dispense per continuare a praticare i loro antichi gradi che oggi non fanno altro che aumentare la confusione. Ma nella maggioranza dei casi, invalse l’uso di continuare a tramandare gli antichi gradi oralmente; questo permise, una volta che la Gran Loggia d’Irlanda si era conquistata il suo spazio di autonomia da Londra, di reintegrarli nel nuovo sistema, dando origine al fenomeno internazionalmente noto come massoneria allargata.

Tra i gradi sussidiari (diplomatica definizione!) che progressivamente fecero la loro ricomparsa nella seconda metà del secolo c’era il Marchio locale, tramandato soprattutto nell’ambito degli encampments templari; non ci sono pervenute versioni scritte dei suoi rituali originari, ma sappiamo che comprendevano la posa, da parte del Candidato, di una vera Chiave di Volta su un Arco incompleto. Su questa erano incisi caratteri misteriosi che secondo lo storico Crossle significherebbero Gloria, ma l’interpretazione non è certa.

È plausibile comunque che gli Antients, nel loro lavoro di recupero e valorizzazione degli antichi gradi, abbiano introdotto in Inghilterra la pratica del Marchio irlandese, o almeno di alcune sue parti, anche se non sempre di facile identificazione; ritroveremo infatti l’usanza della posa della Pietra in almeno un rituale inglese.

Un ultimo dettaglio che non può essere tralasciato riguardo alla Massoneria irlandese è che gli Irlandesi furono gli inventori delle Logge militari, che tanto si adoperarono per la diffusione della massoneria nel mondo. Queste Officine godevano della massima stima dei loro Ordini, vuoi per il loro esemplare attaccamento all’Istituzione che li spingeva a portare avanti i lavori anche in condizioni di estremo disagio, vuoi perché un po’ tutti, nella madrepatria, erano consapevoli del loro immenso valore propagandistico; godevano quindi di privilegi comunemente negati a una Loggia normale, come quello di poter lavorare contemporaneamente all’obbedienza di autorità massoniche diverse, in modo che tutti i militari che ne facevano parte potessero sentirsi a casa.

Un’altra concessione inevitabile, vista l’origine della maggior parte dei loro membri (che, anche se non erano di origine scozzese o irlandese, provenivano per la maggior parte da piccoli centri) era la massima tolleranza riguardo alla pratica degli antient degrees, che ne fece lo scrigno in cui molte tradizioni massoniche altrimenti destinate a disperdersi vennero preservate.

4 – Dunckerley e il Marchio

Nella seconda metà del secolo, come già abbiamo accennato, testimonianza del marchio in Inghilterra ricompaiono sporadicamente a Winlaton, Hull, Durham e Newcastle; ma il personaggio centrale tra quanti si adoperarono per il rilancio del grado è Thomas Dunckerley, un gigante della Massoneria che oggi non viene ricordato come meriterebbe.

Era nato a Oldham il 23 Ottobre 1724. Nei mesi precedenti, sua madre era stata a servizio a casa di una nobildonna presso la quale il Principe di Galles, il futuro Re Giorgio II, soleva soggiornare. Solo all’età di 36 anni Dunckerley avrebbe appreso dal suo padre anagrafico di essere il figlio naturale del Re.

In quell’anno Dunckerley prestava servizio come cannoniere sulla regia nave Vanguard, ed era reduce dalla vittoria nella guerra dei sette anni che aveva portato alla conquista inglese del Quebec. Quando seppe dei propri natali, corse a Londra e cercò di farsi ricevere dal Re, ma senza riuscirvi; non ci furono invece problemi – in qualità di Maestro Venerabile della Loggia della sua nave – a farsi ricevere dal Gran Maestro della Gran Loggia d’Inghilterra, Lord Aberdour.

Cosa si fossero detti in quel colloquio non è dato di sapere; si sa soltanto che Dunckerley ne uscì con in mano un incredibile passaporto il cui testo crediamo non abbia uguali nella storia della Massoneria: gli conferiva l’autorità di regolare gli affari della Massoneria nelle Province del Canada appena conquistate o in qualsiasi altra parte del globo che egli possa visitare nella quale un regolare Gran Maestro Provinciale non sia già insediato.

Non solo in virtù delle sue origini Dunckerley era stato scelto per questo compito, ma anche per le sue idee. Stracolmo com’era di Logge militari – tradizionalmente di simpatie Antient – il Canada rischiava di diventare la roccaforte Antient del mondo, con buone possibilità di eclissare il primato internazionale della Gran Loggia d’Inghilterra.

Dunckerley era l’uomo adatto per scongiurare questo rischio. Maestro Venerabile di una Loggia militare ma di obbedienza Modern, condivideva con la Gran Loggia d’Inghilterra la visione di una Massoneria fortemente centralizzata e disapprovava le disordinate tendenze Antient al localismo; ma era nello stesso tempo un profondo conoscitore degli antichi gradi, in grado di competere addirittura con Lawrence Dermott su tale argomento. Se a questo si aggiunge che i Massoni del Quebec lo conoscevano e lo stimavano, personaggio più adatto non si sarebbe potuto trovare.

Quello che egli seppe fare della Gran Loggia del Quebec nei pochi anni della sua permanenza in Canada fu una sorta di serra in cui conservare gli antient degrees, i cui rituali aveva portato con sé dall’Inghilterra; le Officine facevano a gara per studiarli, rilasciarli e praticarli, e sembra che in alcune di esse, addirittura, il cammino massonico dei fratelli fosse scandito dal rilascio di un antico grado ad ogni tornata.

Nel 1764, a quarant’anni, si congedò dalla marina e rientrò in Inghilterra. Dopo il rimpatrio, per alcuni anni la sua preoccupazione principale fu di farsi ricevere dal Re. Ma solo nel 1767, quando Giorgio II era passato a miglior vita, suo figlio Giorgio III riconobbe le sue origini e gli garantì una pensione di cento sterline all’anno.

In quello stesso periodo era diventato Gran Maestro un suo amico, Lord Blainey, col quale condivideva la passione per gli antichi gradi. Uomo di grande intelligenza ma non sostenuto da una buona salute, Blainey si era fatto promotore del clima di conciliazione di cui la Massoneria inglese in quel momento sentiva un gran bisogno, e fin dal primo momento Dunckerley fu al suo fianco per dargli una mano.

Il loro più grande successo ebbe luogo il 22 luglio 1767, quando superando l’opposizione dei Moderns più oltranzisti riuscirono a innalzare le colonne del primo Capitolo dell’Arco Reale sotto gli auspici della Gran Loggia d’Inghilterra: in questo modo strapparono agli Antients il monopolio dell’antico grado più prestigioso, ponendo le basi per la soluzione di compromesso che sarebbe arrivata quasi mezzo secolo dopo.

Nel 1769, Dunckerley riuscì a dotare di un Capitolo anche la sua Loggia Madre, la Antiquity di Portsmouth. Circa nel 1940 venne rinvenuta una copia del suo Libro di Loggia: era scritto in uno sconosciuto codice cifrato, tra i più complessi che in Massoneria si siano mai visti.

Appena lo ebbero in mano, gli storici della Gran Loggia Unita d’Inghilterra si resero conto che un cifrario del genere doveva celare qualcosa di molto segreto, e quando infatti riuscirono a venirne a capo, le scarne parole conclusive vergare dal Segretario furono una rivelazione:

(Il Fratello Dunckerley) ci disse di questa maniera di scrivere, che deve essere usata nel grado che possiamo trasmettere ad altri affinché i Compagni possano essere Mark Masons e i Maestri Mark Masters.

Era proprio così: non pago di aver reintrodotto nell’Ordine l’Arco Reale, per mezzo del Capitolo di Portsmouth Dunckerley aveva cercato di reintrodurre nella Gran Loggia d’Inghilterra anche il Marchio. Lo aveva fatto nella sua città natale, in una Loggia sulla cui fedeltà assoluta sapeva di poter contare, per cercar di evitare la stessa furibonda reazione di cui era stata oggetto la reintroduzione dell’Arco Reale; e forse anche perché, essendo nella tradizione britannica Arco e Marchio due gradi nettamente separati, la notizia di un tale innesto avrebbe potuto esporlo all’accusa di irregolarità, mettendo in gioco la sopravvivenza della neonata rete di Capitoli che cercava di creare. L’esperimento, del resto, era destinato a fallire, perché dei rituali Dunckerley in seno alla Gran Loggia d’Inghilterra non rimase traccia.

Per vari decenni gli storici della Massoneria hanno discusso intorno alla loro natura.  Sebbene la cosa non possa essere provata definitivamente, è quasi certo che si trattasse del tipo di Marchio che veniva praticato nella Loggia del reggimento scozzese Inniskilling Dragoons.

Ciascuno dei due gradi è costituito in prevalenza da un lungo discorso, composto da un elenco di doveri e da una Lettura. Non c’è ancora nessuna traccia di Sovraintendenti, nessuna Pietra viene introdotta né saggiata; le otto lettere che vengono date al Maestro del Marchio sono ancora sei, H T S W S S (Hyram of Tyre, Son of the Widow, Servant of Solomon).

In entrambi i rituali la parte dinamica è assai ridotta, e tutto il fascino e la bellezza irradiano dall’eccezionale qualità espressiva delle Letture, che li fanno annoverare tra i più bei rituali della Massoneria settecentesca. Ecco la Preghiera che costituiva la Chiusura del grado di Maestro:

Prima di congedarvi, vi raccomando di riporre la vostra fiducia nell’Essere Supremo che è una Forza per il bisognoso nella sua angoscia, un rifugio dalla Tempesta quando le raffiche dei malvagi tempestano le Mura, e possano le vostre vite rafforzate da questa fiducia riflettere l’onore del grado di Maestro del Marchio, e tramite la nostra integrità e la nostra purezza fare di noi uomini in tutto simili al grande Uomo il cui nome è inciso sul nostro Marchio.

In tarda età, i tributi di stima che giungevano a Dunckerley da ogni parte cominciarono ad aver ragione della sua viscerale opposizione per le alte cariche. Finì per diventare Gran Maestro di otto Gran Logge provinciali contemporaneamente, onore mai toccato a nessun altro Massone nella storia.

I suoi ultimi anni di vita furono avvelenati dall’amarezza che la sua voce – sempre instancabile a indicare la via della conciliazione nel binomio “ripristino dei gradi antichi e centralizzazione dell’Ordine” fosse ascoltata sì col rispetto dovuto a un Fratello che era un mito vivente, ma nella pratica regolarmente ignorata. Morì nel               1795: dell’esecrabile controversia che vedeva contrapposti gli Antients e i Moderns, il Fratello Dunckerley non riuscì a vivere abbastanza per vedere la fine.

 5 – Il ritorno del Marchio

Non era stato solo per mano di Dunckerley che la Massoneria del Marchio aveva ricominciato a manifestarsi – dal 1770 circa in poi – in varie parti del Regno Unito: se ne trovano tracce nei verbali di Officine situate a Durham, Dumfries, Bath, Nottingham, Manchester, Wigham, Oldham, Sheffield, Newcastle, Norwich, in Irlanda, in Scozia e in America – particolare degno di nota, almeno una delle Logge in questione, la Marchese di Granby di Durham, era Modern.

In alcuni casi si accenna soltanto all’avvenuto pagamento della quota per il Marchio da parte di Fratelli, in altri si parla esplicitamente di “elevazione”, il che fa supporre l’esistenza di uno specifico rituale; anzi di due, perché quasi dovunque i gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio sono citati separatamente. Come è ovvio data l’epoca, entrambi venivano concessi in grado di Compagno, e c’è ragione di pensare che in varie Logge il grado di Maestro del Marchio facesse le veci dell’attuale grado di Maestro.

Una delle prime Logge inglesi a praticare regolarmente il Marchio fu la Loggia Minerva di Hull, fondata nel 1782 e tuttora esistente all’obbedienza della Gran Loggia del Marchio, col privilegio di poter lavorare ancora oggi secondo il suo rituale originario (sebbene col tempo sia stato sottoposto a diversi aggiustamenti).              La Minerva era spesso visitata da marinai e mercanti stranieri: sul registro è menzionata la concessione di Marchi a visitatori provenienti da Brema, Amburgo, Lubecca, Stettino, dall’Olanda e dall’America settentrionale.

Tra le numerose peculiarità che sono proprie del rituale Minerva, un curioso primato: è il più antico rituale massonico a prescrivere esplicitamente l’uso dei guanti. In esso, i Sovraintendenti siedono dando la schiena ai piedestalli dei Sorveglianti; quanto al Maestro Sovraintendente, siede affiancato al Maestro Venerabile dietro l’Altare.

Il Candidato viene introdotto abbigliato di un’ampia tunica e del grembiule di Operaio del Marchio; nel corso delle tre perambulazioni, scambia il segno tanto con i Sovraintendenti che con i Sorveglianti. Altro particolare curioso: il Giuramento viene effettuato subito dopo.

Il Candidato si ritira poi nelle Cave di Tiro, e ne fa ritorno in compagnia del Primo Diacono, ognuno con una Pietra da sottoporre all’esame; sono soltanto due Sovraintendenti a verificarle. Dopo che la Pietra portata dal Candidato è stata scartata segue la cerimonia della riscossione del Salario, ma non viene conclusa: subito dopo la Processione il Copritore Interno impugna un’ascia, e il Primo Sorvegliante indica il Candidato come un impostore.

Prima che il Maestro Venerabile si sia pronunciato sulla pena da assegnargli, emerge il problema della Chiave di Volta che è andata smarrita. Al Candidato è concesso di andare a cercare la sua Pietra; gli coprono le gambe per proteggerle dalle macerie, e insieme al Primo Diacono perlustra il Tempio in lungo e in largo, ritrovandola infine dietro alla sedia del Primo Diacono, nell’angolo a nord-est. Dopo l’approvazione della Pietra da parte del Venerabile, gli vengono infine rivelati i segreti del grado; le otto lettere gli vengono spiegate mediante la formula Hiram The Widow’s Son Sought This Key-Stone, diversa da quella in uso nel rituale moderno.

Nel Cheshire, la diffusione del Marchio nel periodo precedente alla Union fu interamente carico della leggendaria Loggia Viaggiante. I suoi fondatori furono un gruppo di Fratelli che avevano ricevuto il Marchio nelle Logge militari, e dopo il congedo erano rimasti disgustati dal clima di avvelenata polemica che pervadeva le Logge della madrepatria, sconvolte dal contrasto che opponeva gli Antients ai Moderns. Individuarono nel Marchio il simbolo della Fratellanza dell’antica muratoria, e con entusiasmo quasi fanatico presero a percorrere le Logge della regione somministrando il grado a chiunque si identificasse con il loro ideale; né la loro missione era destinata a esaurirsi con la Union, come vedremo più avanti.

Ci sono poi alcuni casi sui generis. Uno senz’altro è rappresentato dalla R:. L:. Relief all’Oriente di Bury, che lavorava all’obbedienza della minoritaria Grand Lodge of All England: tutti i Marchi da lei rilasciati erano costituiti da una lettera dell’alfabeto ebraico o greco. Unico esempio nella storia, la Grand Lodge concesse un Marchio alla Loggia stessa, che veniva apposto a tutti i suoi documenti ufficiali.

Una vicenda tra il comico e l’incredibile è quella che ebbe per protagonista la R:. L:. Hope di Bradford. Anche questa aveva lungamente lavorato all’obbedienza della Grand Lodge of All England, e vantava una licenza per la concessione di Marchi che portava la data addirittura del 1713. Passata poi all’obbedienza della Gran Loggia d’Inghilterra, decisero di festeggiare il centenario con l’invio di una delegazione a Londra, per vedere se fosse possibile, appellandosi all’interesse storico, trovare un modo per farsela confermare.

Furono incredibilmente fortunati. Quando la delegazione giunse a Londra, Antients e Moderns erano a un passo dalla Union, entrambi preoccupatissimi su come i Massoni del Marchio avrebbero digerito l’esclusione del Marchio dall’Ordine. Così, dopo essere stati colmati di gentilezze, se ne tornarono a Bradford con una nuova licenza di pugno del Gran Maestro, che li autorizzava a proseguire l’emissione di Old Marks! A Londra, roccaforte Modern, il Marchio non trovava di certo il suo ambiente più congeniale, ma approfondendo l’investigazione si scopre che vi era più diffuso di quanto si crederebbe: basti dire che era comunemente praticato nella R:. L:. Kent, n°8 all’obbedienza degli Antients, gigantesca Officina che copriva circa un terzo della città. La maggior parte dei marchi rilasciati dalla Kent erano ispirati all’attività professionale dei Fratelli: si sa di un filatore che scelse un Telaio, un marinaio un’Ancora, un birraio un Boccale.

In Irlanda, la locale Gran Loggia si barcamenava tra le forti istanze in favore degli antichi gradi che provenivano dal basso e l’evidenza che la situazione internazionale stesse orientandosi in direzione del tutto diversa. Fu senza dubbio per cautelarsi contro il futuro che creò, nel 1786, un organismo autonomo nominalmente destinato alla pratica e all’amministrazione dei gradi templari – lo Early Grand Encampment – al quale, in pratica, era delegata l’amministrazione di tutti gli antient degrees. È da quella fonte che proviene la principale linea di successione dell’odierna Gran Loggia del Marchio, perché l’autorizzazione alla pratica del Marchio vantata a partire dal 1817 dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia aveva come fonte una trentina di patenti per la Scozia emesse proprio dall’Encampment irlandese.

Alcuni passaporti del Marchio rilasciati nel primo periodo dall’Early Grand Encampment rivestono al giorno d’oggi un interesse storico eccezionale: sono infatti da annoverare tra le poche testimonianze rimaste di una famiglia di rituali del Marchio oggi completamente estinta, il Cain’s Mark. Se ne possono trovare le tracce dovunque i Maestri del Marchio solessero autodefinirsi Mark’d Masons, Massoni Marchiati: un’usanza che, come abbiamo riscontrato nelle Letture Harodim, risale agli operativi. In tutti i casi dove questo avvenga, il riferimento scritturale d’obbligo (e talvolta dichiarato) va ricercato allora nella leggenda massonica di Caino e Abele:

Quando il numero della razza umana aumentò, le loro malvagie passioni entrarono in azione; e Caino, influenzato dall’invidia, rinnegò i princìpi della Massoneria, e tolse la vita a suo fratello. A questo seguì il giudizio, e la sentenza della Divinità (…) e il fratricida e la sua famiglia vennero cacciati, Caino essendo protetto da chi voleva esercitargli violenza da un Marchio particolare che lo distingueva dal resto dell’umanità. Sulla natura di questo Marchio, molte sono state le congetture degli antichi: alcuni hanno immaginato che avesse impressa la parola ABEL, altri che le quattro lettere formassero il Nome di Dio.

Infine, in America, la semina praticata dalle Logge militari aveva portato un po’ dovunque frutti vigorosi, e quasi dovunque il Marchio era praticato in combinazione con l’Arco Reale; dalle carte della R:. L:. St. John all’Oriente di Middleton, Connecticut, emerge addirittura che in questa Officina il Marchio non era considerato un requisito necessario per accedere all’Arco Reale, bensì viceversa.

Curiosa anche una lista di Marchi assegnati dalla St. John: un Covone di Grano, una Mano nella Mano, Sette Candelieri, Cinque Punti, una Nave, un’Aquila Calva, un Pulpito, il Polo Nord, una Colomba recante un Ramo d’Ulivo, un Torchio da Stampa, una Sfera di Cristallo. In molti casi, il Marchio era ornato anche da un motto: per esempio, intorno al Torchio da Stampa era scritto “combattere la parzialità, astenersi dall’anarchia”.

6 – Gli antichi rituali

Come abbiamo già accennato a proposito del Cain’s Mark, le antiche forme del Marchio possono essere raggruppate in varie famiglie, ciascuna composta da rituali somiglianti fra loro e più o meno caratterizzati da un’origine comune. Una delle più estese e ramificate è quella dei rituali in qualche modo imparentati con l’antica Massoneria di York, nella quale possono essere individuati vari stadi di evoluzione.

Una delle forme più arcaiche veniva praticata negli anni ottanta del Settecento in Giamaica e a Charleston, evidentemente introdotta da qualche Loggia militare; mancano i Sovraintendenti e i Diaconi svolgono il ruolo del Copritore Esterno. In questa versione i due gradi del Marchio venivano ancora somministrati separatamente.

Più estesa e interessante è la cerimonia di primo grado. Una volta introdotto ad opera del Fratello Terribile, ci si aspetta dal Candidato che egli compia addirittura sedici giri della Loggia, ciascuno collegato a una prova (ma dopo che ha compiuto i primi quattro con successo, il Maestro Venerabile lo dispensa dal continuare). Esamina a questo punto la Pietra da lui portata, ma la trova imperfetta e gli ordina di buttarla; il Candidato esegue questo gesto alzandola con ambo le mani e scagliandola dietro la spalla sinistra.

Gli viene poi richiesto un obolo di tredici centesimi per la Loggia, ma il Candidato – privato dei metalli – non ha con sé il denaro. Il Venerabile lo rimprovera: che è mai, Fratello mio? Rifiutare una così piccola somma per il sollievo dell’umanità sofferente! Il Grande Architetto ve ne chiederà conto.

Un Diacono lo invita allora a stendere la mano sull’Altare per ricevere il Salario, ma quando il Candidato esegue il Secondo Sorvegliante brandisce minacciosamente un              pugnale e gli graffia il polso. Gli viene allora chiesto se è disposto ad assumere un impegno, e alla sua risposta affermativa i lavori vengono sospesi per un breve rinfresco, a cui seguono il Giuramento, la somministrazione del Marchio, la comunicazione dei segreti del grado, ecc.

In un altro rituale molto simile – contenuto nel cosiddetto manoscritto Watson – abbiamo la prima comparsa delle otto lettere, che erano allora T W S T O D A N, ovvero The Widow’s Son Tribe Of Dan And Naphtali; dal modo in cui erano raffigurate sul gioiello del grado, si è ipotizzato che costituissero la chiave di un cifrario. Nel Watson, l’intera cerimonia di somministrazione del Marchio veniva svolta in grado di Compagno.

Due prodotti più recenti di questa famiglia erano i rituali praticati dall’Antiquity Preceptory dei Cavalieri Templari e dalla R:. L:. Howe di Birmingham (in essi, la formulazione delle otto lettere varia dall’uno all’altro: da una parte H T W S S T K S, dall’altra H T S W S T K S).

In entrambi i casi, i lavori venivano già aperti in grado di Maestro del Marchio; abbiamo l’introduzione di due Candidati (uno dei quali impersonato da un Diacono) e l’esame delle loro pietre da parte di tre Sovraintendenti. Pur con testi diversi, la rappresentazione procede secondo un canovaccio molto simile a quello attuale.

Interessante e dettagliata la fase del recupero della Pietra che era stata scartata: il Maestro Venerabile istruisce il Candidato sul come fare a incidervi sopra i giusti caratteri, dopodiché il Candidato viene sottoposto a varie perambulazioni prima di essere chiamato a collocare egli stesso la Pietra al sommo dell’Arco.

Dopo il Giuramento e la comunicazione dei segreti, segue una Lettura di notevole interesse simbolico. Per riassumerla: dopo aver scoperto come si crea un Arco, Hiram Abif lasciò la Chiave di Volta nel portico del Tempio per usarla più avanti. Venne trovata da quindici Compagni, i quali supposero che i misteriosi caratteri incisi su di                                                 essa fossero il Marchio del Maestro, che essi disperavano di ricevere, e la trafugarono.

Non molto tempo dopo, Hiram morì, potando nella tomba il suo segreto. Un altro ingegnoso Compagno risolse il problema legato al completamento dell’Arco, ma i suoi gelosi colleghi gettarono la sua Pietra nel fiume; dopo varie peripezie, il Compagno riuscì a recuperarla e a rimetterla al suo posto, e solo a questo punto gli accadde casualmente di ritrovare la Pietra originale scolpita da Hiram, e la sistemò trionfalmente sull’Arco al posto della propria.

In definitiva, una delle caratteristiche più interessanti di questa famiglia di rituali è la tendenza ad avvicinarsi armonicamente – nel corso della loro evoluzione – al simbolismo dell’Arco Reale. Un’altra è la suggestiva bellezza delle loro Chiusure; citiamo qui per esteso quella del rituale Cumberland.

Prima di separarci, adoriamo il Grande Architetto dell’Universo, padre di ogni bene. Possa Egli estendere a noi la Sua protezione, sostenerci con la Sua forza, renderci capaci di resistere alla tentazione e di glorificarlo nelle nostre vite (…) nella ferma speranza che quanto abbiamo espresso simbolicamente nel nostro lavoro possa infine, attraverso la Sua misericordia, essere ricevuto nel Tempio vivente, non edificato dall’uomo, che è eterno nei cieli.

Un’altra importante famiglia di antichi rituali – originaria del nord-est dell’Inghilterra – era quella fondata sulla leggenda biblica di Daniele. Come è noto, gli avvenimenti narrati nel Libro di Daniele risalgono al periodo della seconda edificazione del Tempio, come pure la leggenda dell’Arco Reale; quindi questi rituali godettero di particolare fortuna negli anni successivi alla Union, per sottolineare le affinità e la stretta parentela dei due gradi, tanto in chiave polemica quanto da chi avrebbe aspirato ad una loro integrazione o fusione.

Il loro punto centrale è il passaggio del Giordano da parte degli Ebrei di ritorno a Gerusalemme: uno dei temi più ricchi di simbolismo esoterico per i Massoni interessati alla trasmutazione interiore. In alcune delle versioni più antiche, il passaggio avviene su un Ponte sostenuto da due colonne strettamente imparentate con J e B; ne abbiamo ancora oggi diverse rappresentazioni raffigurate su antichissimi Quadri di Loggia. Ma un Massone di Newcastle che si rivela assai erudito riguardo agli aspetti simbolici della leggenda scriveva nel tardo Settecento: non è importante stabilire se il Ponte in questione corra tra un pontile e una nave o tra una riva e l’altra di un fiume. Era un ponte, e i Figli di Israele dovevano attraversarlo per proseguire il loro viaggio verso casa. Qualcuno pensa che fosse un guado di pietre, da attraversare balzando dall’una all’altra.

Ne esistono svariate versioni, il cui schema comune è il seguente: Il Re di Babilonia ha fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare. Daniele viene portato davanti al Re, che gli racconta il sogno; Daniele lo interpreta, e chiede come ricompensa di essere lasciato libero di tornare a Gerusalemme per provvedere alla ricostruzione del Tempio. Il Re glie lo concede, e lo affida a un suo cortigiano perché lo conduca fino al Fiume. A questo punto, al Candidato viene concesso il Marchio e viene istruito riguardo al simbolismo del grado; infine passa il Fiume e si procede alla Chiusura.

Questo è un semplice schema, ma le numerosissime versioni del rituale sono ricche e affascinanti. Diverse le descrizioni del sogno del Re: da un leone che minaccia di divorare lui e la sua casa a una statua edificata con diversi materiali che crolla e si distrugge. Diverse le peripezie di Daniele: dal semplice valicamento di un’assicella che simboleggia il Fiume a varie vicissitudini simboleggiate da complesse Letture, Catechismi e Prove. In alcuni, Daniele non è solo: i prigionieri sono un gruppo. In altri, la sua interpretazione del sogno viene premiata con vari onori. In taluni viene sceneggiato non solo il Passaggio del Fiume, ma anche l’arrivo a Gerusalemme; altri ancora si avventurano oltre, accennando alla Ricostruzione del Tempio e saldandosi in tal modo con altri importanti antient degrees quali lo stesso Arco Reale e la Red Cross of Daniel. In definitiva, la perdita di questa importante famiglia di rituali e del suo simbolismo può essere definita come la principale carenza dell’attuale versione del Marchio.

Per quanto riguarda la Scozia, le antiche forme di Marchio sono riducibili a quattro: Fellow Craft Mark (per i Compagni), Mark Master (per i Maestri), Fugitive Mark (per i Compagni dell’Arco Reale) e Hint to a Wayfarer, o Christian Mark (per i Cavalieri Templari). I primi due figurano ancora, rispettivamente come 5° e 6° grado, nell’Early Grand Scottish Rite, la versione… scozzese del Rito Scozzese.

Nella leggenda legata al grado di Mark Master, quando Hiram Abif ottenne la supervisione dei lavori della Chiave di Volta vi trovò già impiegato, nel ruolo di Sovraintendente, un parente di Re Salomone, e fu quindi costretto ad assumere un ruolo subordinato. Un giorno, mentre dirigeva il posizionamento di una grossa pietra al culmine della Porta Nord del perimetro del Tempio, la pietra precipitò sul Sovraintendente, il cui nome era Cavelum, e lo uccise.

Re Salomone fu tanto afflitto da questa tragedia da disporre che la Porta Nord fosse murata per sempre, senza immaginare che questo evento sarebbe stato la causa della morte di Hiram: infatti, se fosse stata aperta quando egli fu aggredito dai tre Malvagi Compagni, sicuramente sarebbe riuscito a fuggire. E’da notare che questa osservazione è applicabile solo al rituale di terzo grado scozzese, nel quale i malvagi si piazzano alle Porte Sud, Est e Ovest; non in Inghilterra e in Irlanda, dove sono disposti a Sud, Nord e Est. È anche da osservare che Sud, Est e Ovest sono nel Marchio scozzese le posizioni dei tre Sovraintendenti.

Una variante del Mark Master caratterizzata da un interessante rituale è il cosiddetto Mark of Chair Master, originario del Kinrosshire; nell’ottocento, la sua pratica era ormai limitata a non più di tre officine. Tra le molte sopravvivenze interessanti, i Sovraintendenti (che non erano ancora Ufficiali) erano dotati di due Marchi diversi, uno di approvazione e uno da posizionamento. Per quanto si tratti di un rituale per molti versi già vicino a quello odierno, si notano innumerevoli piccole differenze: per esempio, il Primo Sovraintendente che ha commesso l’errore di gettare via la Pietra viene addirittura rimpiazzato dal Candidato.

Dal punto di vista della storia del Marchio odierno, il rituale scozzese più interessante è quello di origine templare che fu in seguito adottato dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, trascritto da Hector Gairn e riadattato per l’uso massonico da due personaggi che incontreremo più avanti: i dottori Beveridge e Jones.

Sebbene questi ultimi siano stati i fondatori della Loggia Bon Accord di Londra, non è questo il rituale che adottarono per la loro Officina; venne praticato però da un gran numero di Logge inglesi che lavoravano all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo, e per questa ragione la sua influenza sul rituale del Marchio moderno fu grande. È anche il rituale che collega direttamente l’esperienza di Thomas Dunckerley al Marchio di oggi, perché è quasi certo che derivi da quello praticato nella Inniskilling Dragoons; gli adattamenti, però, dovettero essere oltremodo numerosi, perché l’influenza degli originari rituali Dunckerley è riconoscibile a stento.

Anche in questo rituale i Sovraintendenti non sono Ufficiali, e neppure i Diaconi: sono il Maestro Venerabile e i Sorveglianti a condurre l’intera cerimonia. Soltanto in due delle quattro versioni oggi conservate è già contemplata la presentazione delle tre Pietre (nella terza, di due sole; nella quarta, la Pietra da esaminare è fin dall’inizio nelle mani dei Sovraintendenti) e in tutte e quattro il Marchio non viene scelto ma semplicemente assegnato.

Invece il rituale che sarebbe stato adottato dalla Bon Accord apparteneva alla famiglia dei cosiddetti rituali Fuller, dal nome dello studioso che ne individuò l’origine comune: in essi addirittura i Sovraintendenti non compaiono di persona, ma vengono soltanto citati dal Primo Sorvegliante. Il lavoro è alla gloria del Grande Geometra dell’Universo, e una sua peculiarità è che la cerimonia del Pagamento del Salario non vi svolge la funzione odierna, ma è compresa nella Chiusura.

Con questa rapida panoramica abbiamo sfiorato tutte le principali varietà di antichi rituali; seguiamo ora le vicende che, dalla diaspora di antient degrees caratteristica della Massoneria settecentesca, determinarono poco per volta il configurarsi e il sorgere della Massoneria del Marchio contemporanea.

 7 – Il Marchio nella clandestinità

Il giorno 27 dicembre 1813 venne firmata la Union, lo storico trattato di pace che – decretando la riunificazione tra Antients e Moderns – diede origine alla Gran Loggia Unita D’Inghilterra (UGLE). L’articolo 2 del Protocollo di Unione era più che esplicito: la pura e antica Massoneria consiste di tre gradi e non di più. Fu un regalo piuttosto sgradito per tutti i fratelli che praticavano gli antient degrees, incluso il Marchio, i quali si aspettavano che dopo la riunificazione sarebbe di nuovo stato possibile per loro praticarli regolarmente in seno all’Ordine.

A partire dal 1813, in Inghilterra, il Marchio venne praticato soprattutto negli Encampments templari, inserito in questo o quel sistema di gradi cavallereschi. Comunque, la clausola che consentiva alle Logge ex-Antient di continuare a praticare gli antichi gradi purché al di fuori del sistema dei gradi azzurri fu ampiamente sfruttata, per periodi di tempo più o meno lunghi a seconda dei luoghi.

Altre officine, come la Friendship a Davenport, Cornovaglia, preferirono continuare il percorso come Logge del Marchio indipendenti, e un gran numero di esse avrebbero prosperato lungo tutto l’arco del secolo per confluire poi nella Gran Loggia del Marchio. La Friendship costituì anche una squadra itinerante di fratelli (non una Loggia Viaggiante come quella del Cheshire) che girava per le officine conferendo il grado ai Maestri che ne facessero richiesta, finché negli anni quaranta le Officine che erano solite ospitarli non furono scoraggiate dall’UGLE con una lettera di ammonimento.

Tracce di pratica del Marchio posteriori al 1813 si riscontrano anche a Redruth (dove il locale encampment templare praticava, sembra, una sorta di rituale Dunckerley) nonché a Callington, Liskeard, Plymouth, Bristol, Devonport, Emouth, Sidmouth e Bath ; particolarmente cospicua la sua presenza in quest’ultima città (patria dei rituali Antiquity e Royal Cumberland), dove la Loggia Royal Sussex venne fondata nel 1812 all’obbedienza degli Antients, e a detta di un suo membro (il fratello Samuel Lazarus) continuò a praticare il Marchio secondo gli antichi costumi (ovvero in seno all’Ordine) addirittura fino al 1823.

Nello Hampshire, il Capitolo Friendship di Portsmouth, fondato da Dunckerley, continuò imperterrito ad assegnare il Marchio fino al 1844, a Fratelli di ogni parte dell’Inghilterra che si sottoponevano alla trasferta per riceverlo prima di procedere oltre nel cammino dell’Arco Reale.

Ancora più irriducibili dovevano rivelarsi i Fratelli della Loggia Viaggiante del Cheshire. Quando i venti di pace avevano cominciato a soffiare tra Antients e Moderns, l’officina si era rassegnata a non aver più una guerra da combattere, e aveva preso dimora a Dukinfield con il nome di East Cheshire Mark Lodge. Ma non aveva mai abbandonato una certa tendenza al nomadismo, e dopo il 1813 decise che era venuto il momento di rimettersi sulla strada.

Una curiosa fonte di informazioni – tanto sul simbolismo del Marchio in generale quanto sulle attività della Loggia in particolare – ci viene dalle pietre tombali dei suoi membri, molte delle quali vennero incise in caratteri cifrati; se ne possono ammirare tanto ad Ashton-under-Lyne quanto a Mottram.

Inestimabili documenti – sparsi oggi tra varie Officine – ci dicono che negli anni trenta almeno venti Officine ricevevano la Loggia Viaggiante a rotazione; impossibile azzardare un conto anche approssimativo delle migliaia di Marchi che conferì nell’arco della sua storia.

Si suppone che la sua instancabile attività di diffusione del grado sia andata avanti almeno fino agli anni cinquanta; e anche dopo quel periodo, come vedremo più avanti, il suo ruolo nella storia del Marchio era ben lungi dall’esaurirsi.

Drammatica, infine, è la storia della Loggia del Marchio Albany dell’isola di Wight, tuttora esistente. Venne innalzata nel 1848 grazie all’interessamento dei fratelli di una Loggia militare irlandese, la Minden Lodge, acquartierata sull’isola; in quella occasione fecero dono alla Albany della loro preziosa Chiave di Volta finemente scolpita, ma la Albany – non volendo appropriarsi di un oggetto di tale valore – glie la restituì.

La Minden partì poi per l’India, dove venne inviata in zona di guerra per fronteggiare la rivolta dei Sepoy; a seguito di uno sfondamento imprevisto del nemico, quasi tutti i suoi membri vennero sterminati e l’officina fu assonnata definitivamente.

Più di cinquant’anni dopo, la Chiave di Volta fu ritrovata in un remoto villaggio dell’India ed amorevolmente restaurata ad opera di un Fratello locale. La Albany allora fece domanda per riaverla, ma la Gran Loggia del Bengala rifiutò di consegnarla. Ne seguì un processo massonico che sancì il torto della Albany, in quanto i suoi diritti erano decaduti all’atto della restituzione.

La Albany lavorava nei gradi azzurri all’obbedienza dell’UGLE e il Marchio all’obbedienza della Gran Loggia d’Irlanda, e a prima vista può sorprendere il fatto che nessun’altra officina inglese sia ricorsa alla medesima soluzione. La ragione è che a Wight non era mai esistita una tradizione del Marchio locale, quindi la versione irlandese venne accettata senza problemi; invece nel resto dell’Inghilterra le differenze erano troppo marcate perché qualche Officina si sentisse invogliata a seguire il suo esempio.

Lo stesso discorso valeva parzialmente anche per la versione del Marchio praticata in Scozia; in questo caso però, come abbiamo già anticipato, venne il momento in cui un gruppetto di Fratelli inglesi decise che valeva la pena di affrontare le possibili divergenze, e questa scelta – dalla quale sorse la genesi del Marchio moderno – è l’argomento esclusivo dell’ultima parte del nostro racconto. 

8 – La Bon Accord

Da quando nel 1817 la Gran Loggia di Scozia aveva riconfermato la posizione resa nota per la prima volta nel maggio 1800: che d’ora innanzi avrebbe riconosciuto soltanto i tre Gradi Azzurri della Massoneria di San Giovanni, il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia si era sviluppato come un’entità del tutto indipendente dall’Ordine, facendosi carico a partire dal 1819 anche del governo di numerosi antient degrees, tra i quali il Marchio.

Poiché si trattava di un corpo massonico regolare, molti Massoni inglesi presero l’abitudine di recarsi nelle città della Scozia meridionale a ricevere il Marchio; fin da allora si parlò anche di creare a Londra Logge del Marchio che lavorassero alla sua obbedienza, ma tanto la rigidità dei regolamenti del Supremo Gran Capitolo quanto i                                                        freddi rapporti che si erano venuti a creare tra la Massoneria scozzese e quella inglese fecero sì che per più di un trentennio tali progetti restassero al livello di buone intenzioni.

Poi, nel 1850, il medico Robert Beveridge – un membro del Capitolo Bon Accord di Aberdeen – si dedicò alla riforma dei rituali del Marchio scozzese, che essendo di successione templare risultava per molti versi dissonante dalla ritualità dell’Arco Reale sulla quale era innestato. Nel fare questo, incentrò la sua attenzione sulla possibilità di istituire Logge provvisorie per trasmettere il grado; fu lui a istituire la funzione di Master of the Mark Lodge, che oggi è un carattere tipico dell’Arco Reale scozzese.

A quei tempi infatti, sebbene anche in Scozia la creazione di Logge provvisorie fosse una pratica comunemente seguita per la trasmissione del Marchio, non trovava riscontro nei regolamenti del Supremo Gran Capitolo. In seguito al lavoro di Beveridge il Capitolo Bon Accord di Aberdeen fu il primo a regolamentarla per iscritto, quando ancora nel resto del Paese non era stata approvata.

Il 7 agosto 1851 un medico londinese, William Jones, visitò il Bon Accord e ne ricevette il grado del Marchio. Essendosi reso conto che l’erudizione di Jones sulla storia del Marchio era grande, Beveridge gli chiese aiuto per il lavoro di revisione; Jones per risposta lo invitò a Londra a casa propria, dove Beveridge arrivò non più tardi di una settimana dopo.

Quando non era impegnato a lavorare sui rituali insieme a Jones, Beveridge girava Londra da solo, recandosi ogni tanto a visitare qualche Officina (a quei tempi, non tutte le Logge osservavano la pausa estiva dei lavori).

Rimase molto sorpreso la sera del 23 agosto, quando – essendosi recato a una tornata della Emulation Lodge of Improvment – il distintivo del Marchio che portava all’occhiello attirò l’attenzione di “parecchi eminenti Massoni di Londra”, che lo accolsero con entusiasmo e lo tempestarono di domande, manifestandogli “un vivissimo desiderio di ricevere il grado.”

Il mattino seguente, Beveridge spedì una lettera urgente al Capitolo Bon Accord, informandolo dell’accaduto. Il Capitolo si riunì in tornata straordinaria il 25 agosto, e diede mandato al Fratello William Jones – già a Londra – e a tutti i fratelli che vi si vogliano recare di assistere Beveridge nel trasmettere il grado del Marchio ai candidati Evans, Spencer e Norton.

La commissione scozzese giunse a Londra il giorno seguente, e qui sorse un problema: nel gruppetto di Fratelli messo insieme in fretta e furia c’era un solo Maestro del Marchio. Per trasmettere il grado in triangolo, si pensava che bastasse; ma non si era tenuto conto che Jones, avendo ricevuto il grado meno di venti giorni prima, non aveva ancora ricevuto il suo passaporto, quindi ufficialmente non era ancora Maestro del Marchio. Forse in un’altra situazione si sarebbe potuto sorvolare sul problema; ma tutti erano ben consapevoli di star scrivendo una pagina di storia della Massoneria, e che tutti i loro gesti e le loro scelte di quei giorni sarebbero stati accuratamente discussi e soppesati in futuro.

Si misero dunque alla ricerca, disperata e quasi impossibile (tanto più in agosto) di un altro Maestro del Marchio che potesse vantare un passaporto scozzese, e quando ormai stavano per abbandonare ogni speranza la fortuna li aiutò, facendogli incontrare in un pub un Massone delle Bermude che aveva ricevuto il Marchio dal Capitolo n°1 di Edimburgo. Fu reclutato immediatamente, e grazie alla sua partecipazione fu possibile aprire i lavori.

La sera stessa di quel 26 agosto furono creati Maestri del Marchio Evans, Spencer, Norton e altri due londinesi – i fratelli Absolon e Graves – che si erano offerti all’ultimo momento. Includendo anche Jones, si superavano di un’unità i sette fratelli che a quei tempi erano considerati necessari per la costituzione di una Loggia Azzurra, e poiché le Logge del Marchio erano ancora considerate tali, quando la commissione del Capitolo Bon Accord ripartì da Londra si lasciava alle spalle la Rispettabile Loggia Bon Accord alle Cave di Londra, all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia : una Loggia del Marchio regolare – qualcosa che la capitale non aveva conosciuto da prima del 1813.

È doveroso osservare che, fin dai primi giorni di vita, la regolarità della Bon Accord fu messa in dubbio dai suoi nemici. Alcune obiezioni erano senza dubbio inconsistenti (per esempio, la negazione del diritto del Supremo Gran Capitolo di Scozia di innalzare le colonne di una Loggia sul suolo inglese, o la pretesa che una Loggia provvisoria non avesse il diritto di consacrare una Loggia stabile, affermazione smentita dalla consolidata tradizione delle Logge militari); altre più serie, come il fatto già accennato che il Regolamento del Supremo Gran Capitolo non prevedesse la possibilità dell’innalzamento di Logge – lo prevedeva d’altra parte il Regolamento del Capitolo Bon Accord, che lavorava alla sua obbedienza, e se mai il caso fosse stato portato di fronte alla giustizia massonica, ne sarebbe sorto un dibattito interessante.

Ma perché questo non avvenisse mai, si prestarono validamente gli “eminenti fratelli” dell’UGLE che si erano gettati anima e corpo nell’esperimento; neppure un mese dopo, alla tornata del 18 settembre, i membri della Bon Accord raggiungevano già la quindicina, e nell’arco di tre anni si sarebbe superato il centinaio.

Le protezioni londinesi della Bon Accord furono ancora di più una fortuna se si tiene conto del fatto che, nell’arco di pochi mesi, i suoi rapporti col Supremo Gran Capitolo di Scozia erano già guastati. Per quanto le ragioni precise del dissidio non siano documentate, si è avanzata l’ipotesi che l’involontario colpevole della rottura sia stato Beveridge: tornato in Scozia molto colpito dallo spasmodico interesse manifestato dai londinesi per il Marchio, si era messo a esercitare pressioni nei confronti del Supremo Gran Capitolo – anche per mezzo di articoli di giornale – affinché la facoltà di elevare Logge del Marchio fosse regolamentata al più presto, e perché ai membri della Bon Accord fosse riconosciuto il diritto di far proseliti innalzando le colonne di altre officine in territorio inglese. Si scontrava però con la proverbiale rigidezza dell’Arco Reale in materia di regole, e forse – preso dall’impazienza – scrisse o disse ciò che non avrebbe dovuto; fatto sta che a un certo punto né il Supremo Gran Capitolo né la Bon Accord vollero più avere che fare con lui, e l’intelligente medico scozzese dovette rassegnarsi a uscire di scena.

Per i primi due anni di vita, la Bon Accord si riunì a Portman Square a casa di Jones, che ne fu il primo Venerabile. Lavorando secondo il rituale scozzese non c’erano Sovraintendenti, i fratelli venivano detti Compagni e c’erano altre importanti differenze rispetto alla tradizione del Marchio inglese; la consapevolezza di questi problemi andava crescendo in loro a poco a poco, mano a mano che venivano visitati da vecchi Maestri del Marchio o dai loro figli e nipoti, che con mano tremante di emozione ponevano nelle mani di Jones sgualcite copie di antichi catechismi e rituali.

Nel 1853, un gran numero di Logge canadesi – storicamente di simpatie antient –  indirizzarono all’UGLE una petizione ove richiedevano se fosse da considerarsi regolare la pratica del Marchio da parte delle Logge nel rispetto della Union, ovvero al di fuori del sistema dei gradi azzurri. L’UGLE non diede risposta, ma incaricò il Board of General Purposes di valutare la cosa; fu quindi creato un Comitato avente il compito di stabilire se il detto grado di Massone del Marchio potesse essere considerato una parte dell’Antica Massoneria. Già la cautela con cui la domanda era formulata denota quanto l’UGLE intendesse muoversi coi piedi di piombo.

Purtroppo i canadesi non ebbero la pazienza di attendere, e nel novembre 1855 un buon numero di Officine dell’Ontario si costituirono nella Grand Lodge of Ancient, Free and Accepted Masons of Canada; fu una secessione del tutto inaspettata che a Londra causò un grave trauma, e pur proiettando il dibattito sul Marchio al centro dell’attenzione, indubbiamente si ripercosse negativamente sulla sua serenità.

Nel frattempo la Bon Accord era ancora al centro delle polemiche sulla sua presunta irregolarità: nel maggio 1855 i suoi avversari avevano chiesto e ottenuto che fosse resa pubblica la sua patente, e si era allora saputo che il Supremo Gran Capitolo non glie l’aveva rinnovata da ben tre anni. Per quanto gli Scozzesi si dimostrassero assai riluttanti a radicalizzare lo scontro con l’adozione di provvedimenti ufficiali, c’era a Edimburgo un’ala di “falchi” che sognava di gestire a modo proprio l’espansione delle Logge del Marchio di obbedienza scozzese in Inghilterra, e premeva rumorosamente con lettere ai giornali perché la Bon Accord fosse definitivamente estromessa.

La loggia londinese non mancava di rispondere colpo su colpo alle accuse, ma ora che poteva contare su oltre centoventi fratelli a piedilista poteva permettersi di guardare alla questione del riconoscimento con un certo distacco, ed era piuttosto concentrata a osservare l’evoluzione della questione del Marchio in seno all’UGLE, che giorno dopo giorno sembrava promettere sviluppi sempre più interessanti; ben cinque membri della Bon Accord erano entrati a far parte del Comitato del Board.

Nel maggio 1855 venne installato Maestro Venerabile un giovane aristocratico: Lord William Henry Leigh di Stoneleigh – amico personale del Gran Maestro dell’UGLE, il conte di Zetland – e ci fu chi vide in questa nomina un forte segno che nell’UGLE il vento nei confronti degli antient degrees stava cambiando.

Prima del termine di quell’anno, accadde in Scozia qualcosa di inatteso: piuttosto maldestramente, i nemici della Bon Accord avevano ottenuto che venisse ritirato il riconoscimento al Capitolo Bon Accord di Aberdeen, con l’accusa di aver promosso la costituzione di una Loggia irregolare. Ma molti altri Capitoli reagirono con sdegno verso un provvedimento che considerarono ingiusto, ai danni di fratelli che con il loro impegno personale avevano permesso al Supremo Gran Capitolo di fregiarsi di una prestigiosa Officina nella capitale: ne seguì uno scontro generale, talmente esteso da scuotere la stabilità dell’Arco Reale scozzese dalle fondamenta.                           Allora il Supremo Gran Capitolo fece marcia indietro. Non gli riuscì di recuperare il Capitolo Bon Accord, che offesissimo era andato a porsi all’obbedienza di un encampment templare, ma cambiò in fretta e furia i propri Regolamenti includendo la possibilità della creazione di Logge del Marchio in terra straniera; un provvedimento (già auspicato invano da Beveridge) che, oltre a risolvere il caso della regolarità della Bon Accord, poneva le basi per una possibile espansione delle Logge del Marchio scozzesi in Inghilterra.

Lo scenario che allora sembrava stesse delineandosi era un imminente confronto tra Supremo Gran Capitolo e UGLE per il controllo del grado del Marchio sul suolo inglese.

9 – La grande illusione

Il periodo in cui sembrò che l’UGLE fosse intenzionata a riammettere il Marchio in seno all’Ordine è tuttora segnato da lacune informative che lo rendono di difficile decifrazione. Sembra accertato tuttavia che le cose siano andate più o meno così: esisteva in seno all’UGLE una minoranza di fratelli (mai venuti chiaramente alla luce) favorevole ad una cauta reintroduzione degli antient degrees, o perlomeno dei più importanti di essi, cominciando dal Marchio. Il conte di Zetland sarebbe stato alla loro parte, e l’elezione a Maestro Venerabile della Bon Accord del suo amico Lord Leigh sarebbe da interpretare come una tappa di questo progetto.

A un certo punto, tuttavia, Zetland si rese conto che l’opposizione dei modernisti più intransigenti era tanto forte da far temere una grave spaccatura; quindi fece marcia indietro, consigliando segretamente a Lord Leigh di mutare a sua volta i propri piani i dare vita a una Gran Loggia del Marchio autonoma che avrebbe potuto godere di un appoggio indiretto da parte dell’UGLE.

Ma procediamo con ordine. Dopo otto mesi di lavoro, il Comitato formato dall’UGLE per decidere i destini del Marchio dopo i fatti canadesi pubblicò il 1° febbraio 1856 le seguenti conclusioni:

Il Comitato (…), in relazione al grado del Marchio – essendosi congiuntamente impegnato in un’inchiesta e investigazione sull’argomento a lui sottoposto (…) è giunto alla seguente unanime risoluzione: (…) che (…) il cosiddetto grado di Massone del Marchio NON costituisce una parte del grado dell’Arco Reale, e che NON è un grado della Massoneria Azzurra, costituendo in realtà UNA GRAZIOSA FORMA DI PERFEZIONAMENTO DEL GRADO DI COMPAGNO. Ma è dell’opinione che non ci sia nulla di obiettabile contro tale grado, né nulla che militi contro l’Universalità della Massoneria (…) e CHE POSSA ESSERE CONSIDERATO.

La delusione e l’incertezza furono grandi: in pratica, il Comitato non aveva risposto a nessuna domanda. Non era chiaro cosa significasse una graziosa forma di perfezionamento del grado di Compagno (espressione che molti Maestri del Marchio trovarono offensiva) né la chiusura, vero capolavoro di ambiguità: che possa essere considerato. Venne avanzata l’ipotesi che all’interno del Comitato fossero stati presenti uno o più fratelli radicalmente contrari alla reintroduzione del grado, e che questi avessero fatto ostruzionismo opponendosi a qualsiasi forma di enunciazione positiva.

Ma il tempo dell’incertezza durò soltanto trentatré giorni per essere sostituito dall’euforia, tanto più viva quanto inattesa. Due membri del Comitato simpatizzanti per il Marchio (John Hervey, membro della Bon Accord, e Peter Matthews) avevano proposto che alle conclusioni venisse aggiunta una postilla per precisare ciò che il verdetto – a leggerlo bene – implicava: ovvero che poiché il grado del Marchio non è parte della Massoneria dell’Arco Reale, ogni decisione riguardo alla sua introduzione in Massoneria deve essere lasciata alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra.

La postilla era stata accettata, e poco più di un mese dopo – il 5 marzo – l’UGLE emanava questa incredibile Risoluzione : che il grado di Massone del Marchio o Maestro del Marchio (…) non è in contrasto con gli antichi landmarks dell’Ordine, e che il grado è un’aggiunta e una parte anteriore (form part) della Massoneria Azzurra, e che di conseguenza PUO’ ESSERE CONFERITO DA TUTTE LE LOGGE REGOLARI E RICONOSCIUTE, SECONDO LE REGOLE CHE SARANNO APPRONTATE DAL BOARD OF GENERAL PURPOSES E APPROVATE E SANZIONATE DAL VENERABILISSIMO GRAN MAESTRO.

Il documento proseguiva affidando al Board of General Purposes il compito di elaborare i Regolamenti e la futura posizione statutaria del grado del Marchio, possibilmente in tempo per la Gran Loggia che si sarebbe tenuta a giugno.

Questa Risoluzione era firmata dal Gran Maestro, e possiamo immaginare le domande che si posero in quei giorni tutti i Massoni che ne giunsero a conoscenza: la Union era cancellata? Si ritornava agli antient degrees?

Guardando i fatti a posteriori, possiamo supporre che Hervey e Matthews avessero agito di concerto con il gruppo di amici del Marchio presente nell’UGLE, nel tentativo di ribaltare il fallimento del Comitato con un colpo a sorpresa, e fossero consapevoli che l’inevitabile reazione dei modernisti ne avrebbe reso il risultato finale assai incerto.

Una conferma indiretta ce ne viene dalle reazioni in seno alla Bon Accord, che furono assai tiepide e in un certo senso sorprendenti. Il 21 maggio – due settimane prima della Gran Loggia in cui il Board avrebbe presentato i suoi risultati – venne tenuta una tornata straordinaria, il cui verbale ha termine con queste parole: è stato in questa tornata che vennero fatti i passi conclusivi per la costituzione di una Gran Loggia di Maestri Muratori del Marchio, e il Venerabilissimo Fratello Lord Leigh è stato invitato ad assumere la carica di Gran Maestro della Massoneria del Marchio per l’Inghilterra.

Questo, ovviamente, lascia supporre che nei due mesi che erano trascorsi dopo la Risoluzione la situazione fosse cambiata di molto, e che i Fratelli fossero convinti che non valesse la pena di insistere col tentativo di riammissione del Marchio in seno all’UGLE.

Molto significativamente, Lord Leigh non era presente alla Gran Loggia dell’UGLE del 5 giugno 1856, nel corso della quale era prevista la presentazione del nuovo Regolamento messo a punto dal Board e la sua votazione. Ma prima ancora che ne venisse data lettura, l’ultraottantenne Presidente Emerito del Board – il Venerabilissimo Fratello Henderson – chiese a sorpresa di parlare, e si lanciò in una feroce requisitoria contro il Marchio; ribadì fermamente che l’UGLE non doveva consentire nessuna innovazione in materia di gradi, negando addirittura che essa, dal punto di vista della giurisprudenza massonica, ne avesse il potere.

Dopo questo intervento, come è ovvio, si accese la battaglia; ma fu molto più tiepida di quanto si potrebbe pensare. Infatti, se gli amici del Marchio avessero voluto attaccare a fondo, avrebbero potuto appellarsi al fatto che esisteva una Risoluzione a firma del Gran Maestro in base alla quale il Marchio era da considerarsi già riammesso, e si poteva tuttalpiù discutere sul come: in questo modo la questione sarebbe passata nelle mani della giustizia massonica, e la possibilità di ottenere un verdetto favorevole sarebbe rimasta in piedi. Invece accettarono di andare al voto, sebbene lo stesso Gran Maestro Zetland – spiazzando tutti – si fosse dichiarato contro la riammissione del Marchio, con la scusa di non voler dare adito a divisioni. In queste condizioni la sconfitta era più che certa, e infatti il nuovo Regolamento fu sonoramente respinto; un altro indizio che quel mattino del 5 giugno 1856 i giochi dietro le quinte erano già fatti da tempo.

10 – La Gran Loggia del Marchio

Appena fu chiaro a tutti che la possibilità di riammissione del Marchio nell’Ordine era sfumata, i due piani alternativi preparati fino ad allora entrarono in azione: mentre il progetto della Bon Accord di costituirsi in Gran Loggia del Marchio andava avanti, altri Fratelli tornavano a guardare alla Scozia.

Appena venuti a conoscenza del risultato del voto dell’UGLE, il 18 giugno 1856 tre Fratelli londinesi fecero richiesta al Supremo Gran Capitolo di Scozia di una patente, che venne subito accordata. Nacque così la Loggia Saint Mark, n°1 alle Cave di Londra, all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo, e nei mesi successivi ne vennero innalzate alla stessa obbedienza altre due: l’invasione scozzese era cominciata.

Sul fronte opposto, la Bon Accord si riunì il 23 giugno 1856 in tornata straordinaria “per prendere in considerazione la possibilità (…) di istituire una Gran Loggia del Marchio per l’Inghilterra e le sue dipendenze”. Alla tornata presero parte rappresentanti di altre tre officine londinesi indipendenti – la Phoenix, la Keystone e la The Mark, e come recita il verbale “alla conclusione di quest’incontro i membri della Bon Accord, con l’assistenza delle tre Logge precedentemente menzionate, procedettero alla formazione della Gran Loggia del Marchio”, della quale Lord Leigh venne eletto Gran Maestro.

La notizia venne resa pubblica a luglio, mediante un’inserzione sul Times che suscitò immediate reazioni. Quasi subito, un sostenitore del Supremo Gran Capitolo di Scozia scrisse alla Freemason’s Magazine negando che la nuova Gran Loggia avesse il diritto di autoproclamarsi tale: un argomento inconsistente alla luce del diritto massonico – giacché le Logge del Marchio, come la stessa UGLE aveva recentemente ribadito, andavano equiparate in tutto e per tutto alle Logge Azzurre, e come tali avevano diritto a federarsi senza bisogno di autorizzazioni – ma che traeva alimento dai sospetti di irregolarità che avevano accompagnato la Bon Accord fin dagli inizi.

Di lì a poco la polemica dilagò, trovando sfogo in un gran numero di lettere e articoli per tutto il 1857 e buona parte del 1858. Sulle prime, la Gran Loggia del Marchio sembrò avere la peggio: non solo per i dubbi legati alle origini della Bon Accord, ma anche perché l’insuccesso nell’operazione di aggancio all’UGLE veniva da molti imputata ai presunti errori di Lord Leigh e dei suoi amici, se non addirittura a un doppio gioco da parte di lui. In questo clima di sospetto e sfiducia, la Gran Loggia non incontrò nei suoi primissimi anni di vita nessuna nuova adesione, mentre al contrario il Supremo Gran Capitolo di Scozia continuava a aumentare il numero delle sue officine sul suolo inglese, che alla fine del 1858 erano già quindici.

Non solo, ma a partire dal 19 ottobre 1856 le autorità per il rilascio del grado del Marchio sul suolo inglese erano diventate addirittura tre: infatti i membri dell’irriducibile Ashton Mark Lodge – la più autorevole Loggia del Marchio indipendente, derivata dalla Loggia Viaggiante del Cheshire – avevano dato vita alla United Grand Lodge, che trovò grandi consensi soprattutto nell’ambito delle Logge indipendenti di provincia, e per lungo tempo sovrastò la Gran Loggia del Marchio quanto a numero delle officine. La sola ragione per cui la United non entrò mai seriamente nel gioco è che era completamente sprovvista di agganci sociali di rilievo, e dopo oltre un quarantennio di gloriosa attività sarebbe amichevolmente confluita nella Gran Loggia nel 1900.

In questa fase di crisi, la Bon Accord era anche travagliata da dissapori interni. La dirigenza storica, formata da Jones, Collins e altri “padri fondatori”, aveva preso l’abitudine di convocare tornate d’emergenza alle quali non venivano invitati i fratelli con opinioni divergenti, e nel corso di queste venivano prese le decisioni più importanti. Questa usanza fu duramente contestata da tre membri della Loggia mediante una lettera aperta nella quale anche Lord Leigh veniva chiamato in causa, e lo scandalo che ne derivò fece scendere ai minimi storici la reputazione dell’officina; tra le conseguenze è da annoverare un articolo del Freemason’s Magazine che bollava Lord Leigh di incapacità, e accusava falsamente Jones e la dirigenza di lucrare sulla concessione dei passaporti.

In seguito a questi eventi, Lord Leigh comprese che per un efficace diffusione della Gran Loggia del Marchio sarebbe stato bene prendere le distanze dalla Bon Accord. In una lettera a tutte le Logge del Marchio d’Inghilterra, promise che avrebbe convocato un’assemblea in cui ciascuno avrebbe potuto far valere le proprie idee circa il miglior modo di creare un governo unificato per il grado.

Ancora prima che l’assemblea fosse convocata, invitò ad un incontro le Logge londinesi di obbedienza scozzese e precisò meglio il proprio pensiero: scioglimento e rifondazione della Gran Loggia, secondo nuove regole che andassero bene per tutti.

Questa proposta fu molto favorevolmente accettata, e all’assemblea – convocata per il 30 maggio 1857 – tanto le officine di obbedienza scozzese che quelle indipendenti accorsero numerose. Tutto andò avanti all’insegna della fratellanza, salvo l’intervento del rappresentante della Gran Loggia d’Inghilterra, che pronunciò un discorso violentemente contrario al grado del Marchio; ma anche questo tornò a vantaggio di Lord Leigh, perché chiarì a tutti che, in presenza di avversari così agguerriti in seno all’UGLE, l’accusa che fosse stato lui ad aver fatto fallire la riammissione del Marchio nell’Ordine non aveva senso.

Venne poi decisa la formazione di un comitato per formulare le linee guida del processo di unificazione, e in base alle sue indicazioni la Gran Loggia venne rifondata a dicembre con la partecipazione di ben quindici officine.

La risposta del Supremo Gran Capitolo di Scozia fu l’emissione di una nuova ondata di patenti per l’Inghilterra; si scoprì però che l’operazione era stata condotta di fretta e maldestramente, con il riconoscimento a vari Fratelli di gradi che non avevano mai conseguito. Parecchi Massoni inglesi, anche estranei alle vicende del Marchio, se ne sentirono offesi, e per la prima volta la stampa massonica si schierò unanimemente in favore della Gran Loggia del Marchio; nel marzo 1858 le nuove patenti vennero ritirate.

In seguito a questa sconfitta, sembrarono prevalere in seno al Supremo Gran Capitolo i fautori della conciliazione, che favorirono la nascita di due Logge a doppia patente, inglese e scozzese ; questa soluzione però non venne vista dalla Gran Loggia del Marchio come augurabile, perché ormai sempre più numerose erano le Logge di obbedienza scozzese o indipendenti che intavolavano trattative private per entrare a farne parte, e la sua prevalenza territoriale diventava di giorno in giorno più chiara.

Nel 1859, sei Logge del Marchio londinesi erano ancora all’obbedienza del Supremo Gran Capitolo. Ancora una volta Lord Leigh andò a visitarle, e proprio quella che veniva considerata la più scozzesista – la Thistle – si fece convincere dai suoi argomenti, e deliberò di passare all’obbedienza della Gran Loggia del Marchio. Le altre – sia a Londra che altrove – continuavano a resistere perché speravano ancora di ottenere dal Supremo Gran Capitolo una maggiore autonomia organizzativa: se fossero riuscite a formare una federazione, avrebbero potuto trattare la fusione con la Gran Loggia da una posizione più forte. Ma per tutti gli anni seguenti il Supremo Gran Capitolo si mostrò irremovibile, e i Fratelli – stufi di aspettare – abbandonavano le sue Officine per aderire personalmente a quelle della Gran Loggia; perfino la Saint Mark n°1 fu costretta a chiudere i battenti (sarebbe stata poi rifondata all’obbedienza della Gran Loggia qualche anno dopo).

Nel 1864 la Gran Loggia offrì nuovamente al Supremo Gran Capitolo una trattativa; gli scozzesi si mostrarono interessati, ma (giustamente dal loro punto di vista) posero come condizione che la Gran Loggia del Marchio venisse riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Si incaricarono loro stessi di patrocinare presso l’UGLE la domanda di riconoscimento, ma la risposta dell’UGLE fu negativa. Questo segnò una grave battuta di arresto al processo di unificazione, e negli anni seguenti vennero fatti vari tentativi presso l’UGLE perché cambiasse parere, ma senza risultato.

Il Supremo Gran Capitolo propose allora di discutere il problema in una riunione di tutte e tre le autorità del Marchio del Regno Unito, includendo cioè anche il Supremo Gran Capitolo d’Irlanda. La Gran Loggia del Marchio sarebbe stata favorevole, ma dissapori relativi alla questione del reciproco diritto di visita guastarono nuovamente i rapporti, e l’idea naufragò, come pure tutti gli altri tentativi di intesa intrapresi fino al 1870.

Nel frattempo cominciavano a giungere alla Gran Loggia i primi riconoscimenti internazionali, e nel giugno 1871 gli accordi stipulati con la Red Cross of Costantine e lo United Order of the Temple, Hospital and Malta trasformarono i gradi facenti capo a questi Ordini nei primi side degrees del Marchio, inaugurando un aspetto nuovo nella storia del nostro grado: la sua natura di elemento di unificazione per tutti gli ancient degrees.

A livello psicologico l’impatto di questa svolta fu enorme, perché tutti videro chiaramente come implicasse per il futuro della Gran Loggia del Marchio notevoli prospettive di rafforzamento; il Supremo Gran Capitolo venne quindi instradato nuovamente sulla via dell’accordo, e quasi a furor di popolo – spinto dalla volontà di quasi tutte le Logge del Marchio che ancora governava – fu spinto a rilanciare, anche in assenza della benedizione dell’UGLE, quella stessa proposta di incontro tra le autorità del Marchio del Regno Unito che avrebbe potuto realizzare in condizioni molto più vantaggiose pochi anni prima.

L’incontro si svolse presso la biblioteca della Freemason’s Hall di Londra nei giorni 3 e 4 aprile del 1871. Malgrado tutti i precedenti, pare proprio che la delegazione scozzese arrivò a Londra con la certezza che una rappresentanza dell’UGLE avrebbe comunque partecipato; quando si accorsero che non era così, fu la fine del loro sogno di un governo del Marchio da affidare unanimemente all’UGLE stessa o al Supremo Gran Capitolo d’Inghilterra, due soluzioni che avrebbero permesso loro di salvare la faccia.

Questo imprevisto bloccò di fatto ogni possibilità di trattare concretamente sul tema dell’unificazione; l’unico aspetto positivo dell’incontro furono quindi, in ultima analisi, i notevoli progressi sul piano della fratellanza, dei quali un segno rilevante fu il nihil obstat da parte scozzese al progetto di unificazione di tutti gli ancient degrees sotto l’egida della Gran Loggia del Marchio.

Era ormai chiaro a tutti che le trattative ad alto livello finivano sempre per impantanarsi per l’uno o l’altro motivo; ma fortunatamente i Fratelli di base, ormai esasperati, presero decisamente in mano la situazione.

L’anno precedente, il 15 giugno 1870, era stato costituito nel Lancashire un distretto del Supremo Gran Capitolo formato da tre Logge, e il 15 ottobre dello stesso anno le sei officine del Lancashire all’obbedienza della Gran Loggia si erano costituite in Gran Loggia Provinciale, diventando in breve tempo otto. Sarebbero stati proprio loro a cominciare: il 4 giugno 1872, la Gran Loggia del Marchio veniva informata con una lettera che le undici Logge del Marchio del Lancashire erano pronte alla fusione.

La data di quella che oggi viene ricordata come la Lancashire Union fu il 2 ottobre 1872, e la tornata fu tenuta alla Freemason’s Hall di Manchester. A lavori aperti, i due Grand Past Masters provinciali del Supremo Gran Capitolo e della Gran Loggia rimisero solennemente le loro patenti nelle mani del successore di Lord Leigh, il Gran Maestro Portal; e nel momento in cui l’ebbero fatto, la maggior parte dei superstiti Maestri del Marchio di obbedienza scozzese erano passati all’obbedienza della Gran Loggia.

I rimanenti sarebbero confluiti presto, o per tramite di risoluzioni delle loro Officine o in ordine sparso, entro la fine dell’anno 1875. Si concluse in questo modo un conflitto del tutto inedito nella storia della Massoneria, nel corso del quale un Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale e un Ordine Sovrano si erano trovati in concorrenza per la somministrazione di un grado; e la vittoria dell’Ordine  – rappresentato dalla Gran Loggia del Marchio – costituì un precedente indimenticabile per tutti i corpi massonici testimoni dello scontro, destinato a far giurisprudenza sulla questione del rapporto tra Ordini e corpi rituali per tutta la durata del secolo successivo.

APPENDICI

La  Massoneria del Marchio e i suoi “side degrees” (luglio 2009)

La Massoneria del Marchio è un corpo rituale tra i più caratteristici della Massoneria inglese, la cui funzione è di rilasciare ai Maestri Massoni che ne fanno richiesta un Marchio personale.

La tradizione narra che questa usanza risale alla fabbrica del Tempio di Salomone : tanto gli scalpellini che lavoravano nelle cave quanto i costruttori usavano apporre su ogni Pietra il proprio Marchio, uso che consentiva ai Sovraintendenti di conteggiare quante Pietre ogni Compagno aveva lavorato e determinare il suo salario.

Come ho già accennato nell’articolo Massoneria in 4 gradi?, nell’ambito della muratoria operativa il Marchio – alla cui assegnazione era già collegato un rito, ma non un grado – veniva considerato un rituale protettivo volto a tutelare dai pericoli dell’individuazione: ovvero in sostanza dall’orgoglio, che minacciava i Compagni per la loro abilità professionale e il Maestro della gilda per i suoi privilegi.

Mediante il rituale del Marchio, questo naturale sentimento veniva incanalato in modo tale che non fosse cagione di rivalità e contrasti, bensì uno stimolo a integrare fruttuosamente il proprio lavoro con quello degli altri.

Col trascorrere dei secoli si svilupparono rituali del Marchio differenti: alla “famiglia” maggioritaria facente capo al mito di Salomone se ne affiancarono altre due, una fondata sulla tradizione di Caino marchiato da Dio e un’altra sulle vicende relative all’edificazione del “Secondo Tempio”, descritte nel Libro di Esdra. Poi, in seguito alla calata degli antient degrees dalla Scozia (vedi il mio articolo Massoneria operativa e speculativa) tutte e tre le famiglie del Marchio operativo si travasarono poco per volta nella Massoneria speculativa.

In base alla distinzione operativa tra i Marchi dei Compagni e quello del Maestro di Loggia, si delinearono due gradi diversi : Mark Man (nella recente traduzione italiana, Operaio del Marchio) e Mark Master (Maestro del Marchio), che può essere considerato una delle più antiche forme di terzo grado massonico.

La Leggenda del Maestro del Marchio narra della realizzazione da parte di un umile Compagno della Chiave di Volta, la cui scoperta consentì di foggiare l’Arco per il quale si accede alla parte più segreta del Tempio. Questa Pietra scolpita in forma insolita era stata dapprima respinta dai Sovraintendenti, e il Compagno punito; poi, quando se ne conobbe l’uso, l’errore venne riparato con la sua elevazione a Maestro del Marchio.

La maggiore ricchezza simbolica del Mark Master rispetto al Mark Man determinò ben presto la tendenza ad accorpare i due gradi (processo che, tuttavia, sarebbe giunto a definitivo compimento solo nel diciannovesimo secolo), e dopo che la Gran Loggia d’Inghilterra ebbe fissato il terzo grado massonico nelle modalità oggi conosciute la pratica del grado di Mark Master divenne una delle principali bandiere degli Antients, i quali predicavano la riammissione di tutte le forme di antient degrees nell’Ordine o – perlomeno – l’adozione di altre forme tradizionali di terzo grado in alternativa al rituale detto hiramita.

Invece, il Marchio fu uno dei grandi esclusi dall’accordo del 1813 tra Antients e Moderns, in base al quale il solo antient degree ammesso in seno all’Ordine era l’Arco Reale, e per quasi mezzo secolo le Mark Lodges (Logge del Marchio) furono costrette a lavorare nell’irregolarità.

Nel corso di questo periodo, venne portato a compimento il processo di saldatura dei due gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio, che oggi vengono rilasciati successivamente in un’unica tornata, e prese forma lentamente un rituale del Marchio unificato; inoltre si affermò definitivamente la regola di rilasciare il Marchio non ai

Compagni, bensì ai Maestri.

Nel 1856 le sopravvivenze del Marchio che si potevano contare in tutta l’Inghilterra si federarono nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales. Il Marchio fu il primo degli antient degrees esclusi dall’Ordine a compiere questo importante passo, ma come vedremo più avanti altri lo imitarono nel mezzo secolo successivo, e mano a mano che si organizzavano tendevano ad appoggiarsi alla struttura già esistente delle Logge del Marchio: questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees – gradi laterali.

Prima di allora, venivano definiti side degrees quei gradi massonici che avevano la caratteristica di poter essere trasmessi personalmente da un Massone all’altro, al di fuori cioè dal regolare lavoro di Loggia; ma dopo che gli antient degrees cominciarono ad essere praticati in associazione alle Logge del Marchio, la definizione passò a designare i gradi che siano associati a un determinato corpo massonico senza far parte del suo sistema iniziatico. Può essere che per poter lavorare un dato side degree sia richiesto di rivestire un dato grado nella gerarchia del corpo ospitante, ma non per questo il side degree va considerato di rango superiore: è laterale, appunto.

Nel frattempo, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra aveva ormai consolidato la riforma dei tre gradi, e preso atto che gli antient degrees anziché sparire continuavano a prosperare, poté permettersi di guardare al Marchio con occhi diversi.

Avevano di fronte l’esempio di ciò che era accaduto nei Paesi latini, dove allo strutturarsi della Massoneria Azzurra in tre gradi aveva fatto seguito il sorgere dei Riti; dopodiché, l’istituzione di protocolli d’amicizia tra Ordini e Riti aveva garantito alla Massoneria una forza enorme. I tempi erano maturi perché qualcosa di simile potesse accadere anche in Inghilterra, e la pace tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Grand Lodge of Mark Master Masons (side degrees inclusi) nacque così.

Ebbero origine in questo modo numerosi corpi rituali della Massoneria inglese che in Italia sono ancora in gran parte sconosciuti, e qui di seguito ho compilato una lista dei

principali.

E’ da notare che, sebbene quasi tutte le organizzazioni sottoelencate si autodefiniscano Ordini, dal punto di vista della nomenclatura in uso presso le Massonerie latine sono Riti: la loro scelta di definirsi Ordini recava in origine una sfumatura polemica, in quanto esprimeva la rivendicazione del diritto negato di praticare gli antient degrees in seno all’Ordine (in Inghilterra, del resto, il termine Rito nella sua accezione latina non ebbe mai corso).

Occorre anche precisare che, mentre il primo tra i gradi di cui tratteremo – l’Ark Mariner – è praticato all’obbedienza delle Gran Logge nazionali del Marchio, i corpi rituali di cui si parla successivamente hanno una struttura autonoma, e sono legati al Marchio da protocolli di amicizia.

Per questo, l’Ark Mariner non figura abitualmente nelle liste dei side degrees elaborate dalle varie Gran Logge nazionali del Marchio, ed è piuttosto consuetudine trattarlo come una sorta di secondo grado del Marchio stesso (benché questo non sia esatto); ma poiché non aveva senso escludere dal mio articolo proprio il side degree che è più vicino al Marchio di tutti gli altri, mi sono preso la libertà di sorvolare su questa distinzione.

Come il nome del grado suggerisce, l’Ark Mariner è legato alle circostanze che portarono al Diluvio e ai vari atti compiuti da Noè nell’edificazione dell’Arca. La sua storia è abbastanza oscura, e le sue precise origini non sono note: relativamente tardo è il primo Verbale di tornata in cui risulta lavorato, a Bath nel 1790. Ma il mito del Diluvio era abitualmente messo in scena nei misteri religiosi medievali, e sta all’origine di numerosi gradi e corpi rituali massonici (viene spontaneo il riferimento a quella che è una vera gloria della Massoneria italiana : l’Antico Rito Noachita).

Un ruolo importante nella diffusione dell’Ark Mariner fu rivestito da Thomas Dunckerley, grande personaggio della Massoneria inglese settecentesca, cui presto dedicherò un articolo. Sappiamo che a partire dal 1793 egli rivestì la carica di Gran Comandante della Society of Ancient Masons of the Diluvian Order of Royal Ark

Mariners e nominò come suo successore Lord Rancliffe, ma questo primo tentativo di conferire al grado una struttura autonoma naufragò nel 1799.

Prima del 1813, il grado risulta essere abitualmente praticato in numerose Logge inglesi secondo vari rituali. Alcuni suoi tratti sono rimasti parte del patrimonio delle Logge Azzurre: per esempio l’usanza di associare ai Diaconi il simbolo della Colomba recante il Ramoscello d’Ulivo.

Nel 1843, John F. Dorrington fu protagonista del primo tentativo di radunare le rimanenze del grado, ma l’organizzazione da lui creata non riusciva a decollare. Il suo successore al Soglio di Noè, Morton Edwards, ebbe allora l’intuizione di porre la Grand Lodge of Royal Ark Mariners sotto la protezione della Gran Loggia del Marchio, e dopo alcuni anni i due corpi si fusero definitivamente.

Da allora, il Gran Maestro della Grand Lodge of Mark Master Masons è anche Gran Comandante della Ancient and Honourable Fraternity of Royal Ark Mariners, e il grado di Royal Ark Mariner può essere conferito soltanto ai Maestri del Marchio.

Gli altri side degrees del Marchio sono:

Royal and Secret Masters – il Grand Council of Royal & Select Masters of England and Wales si costituì nel 1873 su licenza americana, perché mentre in Inghilterra la pratica regolare dei suoi gradi non era sopravvissuta all’accordo del 1813, la filiazione americana – derivata dalle “logge militari” britanniche – non aveva mai interrotto i lavori.

Questo corpo rituale raduna quattro gradi aventi la funzione di collegare il Marchio all’Arco Reale:

1 – Select Master : tratta dell’edificazione della Volta Segreta.

2 – Royal Master : tratta dei Segreti in essa custoditi.

3 – Most Excellent Master : tratta del completamento del Tempio e dell’installazione dell’Arca dell’Alleanza nel Santissimo.

4 – Super Excellent Master : tratta della distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor, e della sepoltura dei Segreti tra le macerie.

A questo insigne corpo rituale sono ammessi tutti i Maestri Massoni del Marchio che siano anche Maestri dell’Arco Reale da almeno un anno.

Order of the Secret Monitor – noto nell’antichità come Order of David and Jonathan, si ritiene che abbia origine olandese. Anche questo, per le stesse ragioni del precedente, fu reimportato in Europa dall’America (nel 1875).

Side degree per eccellenza, consisteva in origine di un solo grado, che poteva essere trasmesso da un singolo Massone a un altro senza alcuna formalità; ma la sua notevole complessità e ricchezza – frutto di numerosi sviluppi apportati nel corso dei secoli sul nucleo originale – portò nel 1887 alla sua scomposizione in tre gradi distinti, che al giorno d’oggi non possono più essere conferiti ad personam bensì in Loggia.

I tre gradi sono:

1 – il Secret Monitor vero e proprio, fondato sulla leggenda di Davide e Gionata;

2 – Prince, nel quale il Massone viene simbolicamente nominato Principe per premiare la sua sincerità verso i Fratelli;

3 – Supreme Ruler – è questa una antica forma di Installazione completamente unica nel suo genere. Si tratta di un rituale lungo e complesso che molti hanno definito, dal punto di vista estetico, il più bel grado dell’intera Massoneria.

Il grado di Maestro è sufficiente per entrare a far parte del Monitor, ma si può esservi ammessi soltanto per cooptazione.

Red Cross of Constantine – è questo uno dei più tipici sistemi di gradi di origine templare, sbarcato in Scozia probabilmente nel quattordicesimo secolo.

Istituito nella sua forma attuale nel 1865, rivendica di discendere dall’Ordine fondato

nel quarto secolo dell’era cristiana dal vescovo Eusebio per proteggere la persona dell’Imperatore Costantino e dei suoi successori; in memoria del sogno che fu all’origine della conversione di Costantino, questi Cavalieri recavano una Croce Rossa sulla corazza.

In verità, prima del 1813, molti antient degrees templari avevano per simbolo la Croce Rossa, giustificandola però attraverso miti diversi : per esempio il più diffuso – la Red Cross of Babylon o Red Cross of Daniel, che vedremo più avanti – era legato alla ricostruzione del Tempio.

A mio umile parere, se c’è un antenato comune che li collega non va ricercato in nessun avvenimento storico, bensì nei riti sciamanici primaverili che sceneggiavano il simbolismo della rigenerazione.

All’attuale Order of the Red Cross of Constantine possono accedere solo i Massoni dell’Arco Reale. L’Ordine è diviso in tre gradi :

1 – Knight (of Rome), fondato sulla leggenda di Costantino;

2 – Priest Mason, fondato sulla leggenda di Eusebio; dà accesso laterale ad altre due forme di successione cavalleresca detenute dall’Ordine, i Cavalieri del Santo Sepolcro e i Cavalieri di San Giovanni Evangelista.

3 – Prince Mason, riservato al Sovrano dell’Ordine, che rappresenta Costantino.

Order of the Allied Masonic degrees – riservato ai Maestri del Marchio. Fu fondato nel 1879, su iniziativa di un gruppo di Logge massoniche indipendenti che non si erano piegate all’accordo del 1813 e continuavano a trasmettere la successione di svariati antient degrees.

I cinque gradi attualmente trasmessi in Inghilterra sono:

1 – (Master of) St.Lawrence the Martyr – non era in origine un grado, bensì un rituale muratorio del Lancashire, che pone l’accento sulla distinzione tra speculatività e operatività. Interessante la sua leggenda, fondata sul martirio di San Lorenzo.

2 – Knight of Constantinople  – anche questo grado, come il Monitor, poteva essere trasmesso ad personam da un Fratello all’altro. L’origine è sconosciuta. Come la Red Cross è basato sulla leggenda di Costantino, dalla quale trae una suggestiva lezione di umiltà ed uguaglianza.

3 – Grand Tiler of Solomon – in passato detto anche Maestro Selezionato o Ventisette, somiglia molto al Select Master. E’ incentrato sulle vicende di un muratore che viola per errore la Volta Segreta.

4 – Red Cross of Babylon – abbiamo già accennato alle caratteristiche comuni delle numerose Red Crosses di origine templare; tra queste, quella di Babilonia (nota anche in passato come Red Cross of Daniel, o con il nome scozzese di Babylonian Pass) era prima del 1813 la più diffusa, in quanto strettamente associata al sistema dell’Arco Reale.

Anche questa Red Cross era legata al simbolismo della ricostruzione del Tempio: un tema sviluppato per mezzo di sottili allusioni ermetiche, facenti riferimento al lavoro di trasmutazione interiore. La leggenda è incentrata sul passaggio del fiume da parte degli Ebrei che tornano a casa (un tema che ritroviamo in alcune antiche forme del grado del Marchio). Il dibattito che costituisce la parte centrale della Red Cross of Babylon è tratto in parte dal libro di Esdra.

In Irlanda e in America, la Red Cross of Babylon forma un Ordine indipendente, il cosiddetto Order of Knight Masons. Nelle Massonerie latine, il non praticato 15° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato ne è una derivazione .

5 – Grand High Priest – è l’amalgama di due gradi settecenteschi di antichissima origine – uno francese e uno tedesco – che venivano un tempo conferiti a titolo onorario ai Maestri che avevano presieduto un Capitolo dell’Arco Reale.

Questo grado molto suggestivo, che riecheggia atmosfere teurgiche e martineziste, costituisce una testimonianza tra le più importanti del ricollegamento della tradizione massonica alla tradizione primordiale. Il rito è fondato sulla Benedizione di Abramo e la Consacrazione di Aaronne, e non può essere praticato più di una volta all’anno. Ulteriori antient degrees vengono praticati all’obbedienza dell’Order of the Allied Degrees in vari Paesi del mondo. Negli Stati Uniti per esempio, oltre ai cinque gradi inglesi già citati ci sono anche l’Ark Mariner, il Secret Monitor e l’Order of Eri; in Francia, oltre ai precedenti e tolto l’Ark Mariner (amministrato dal Marchio), ci sono in più lo Holy Order of Grand High Priest, il Master of Tyre, l’Architect e il Grand Architect, per un totale di dodici.

Order of Knight Templar Priests – sul finire del diciottesimo secolo, questo Ordine irlandese di successione templare – chiamato a quei tempi Anahilt Union Band – contava nell’Isola Verde circa una sessantina di Logge (dette Bands), ben poche delle quali aderirono al primo grande tentativo di riunire il Templarismo sotto gli auspici di Londra, il cosiddetto Early Grand Encampment.

Di fatto, l’Anahilt costituiva una forma di libera unione, non contemplante nessuna delle sovrastrutture che contraddistinguono i corpi massonici moderni.

Nel 1807 l’Early Grand Conclave di Scozia, che deteneva anche una linea di successione dei gradi irlandesi, concesse per la prima volta a un Encampment inglese la patente che consentiva di rilasciarli. Poi, negli anni immediatamente successivi – quando divenne chiaro che la possibilità di praticare i gradi templari all’obbedienza della Gran Loggia d’Inghilterra stava sfumando – i Templari inglesi si costituirono a loro volta in Early Grand Conclave, che nel 1812 delegò la pratica dei gradi irlandesi al Royal Kent Encampment di Newcastle-upon-Tyne.

Stiamo parlando di un sontuoso sistema in 36 gradi, cui può accedere oggigiorno soltanto chi è Maestro del Marchio, Maestro dell’Arco Reale e goda in più della condizione di Past Master Installato. Poiché i Templar Priests sono (a buona ragione) molto gelosi dei loro misteri, mi limito qui a fornire – senza alcun commento – le sole denominazioni dei primi 33 gradi:

1 – Knight of the Christian Mark; 2 – Knight of Saint Paul; 3 – Knight of Pathmos; 4 – Knight of Death; 5 – Knight of the Black Cross; 6 – Knight of Bethany; 7 – Knight of the White Cross; 8 – Knight of Saint John; 9 – Knight Priest of the Holy Sepulchre; 10 – Knight Priest of the Holy Order of Wisdom; 11 – Holy and Illustrious Order of the Cross; 12 – Knight Priest of Eleusis; 13 – Knight of Harodim; 14 – Knight of the North; 15 – Knight of the South; 16 – Knight & Prince of the Sanctuary; 17 – Knight Grand Cross of Saint Paul; 18 – Knight of Saint John the Baptist; 19 – Knight Rosae Crucis; 20 – Knight of the Triple Cross; 21 – Knight of the Holy Grave; 22 – Knight of the Holy Virgin Mary; 23 – Knight of the White Cross of Torpichen; 24 – Grand Trinitarian Knight of Saint John; 25 – Knight Grand Cross of Saint John; 26 – Knight Priest of Jerusalem; 27 – Knight of Palestine; 28 – Knight of the Most Holy Cross; 29 – Knight Priest of the Tabernacle; 30 – Knight of the Redemption; 31 – Knight of Truth; 32 – Knight of the Red Cross of Rome; 33 – Holy Royal Arch Knight Templar Priest.

Non credo sia necessario essere profeti per vaticinare che l’imminente … sbarco in Italia di tutto questo ben di Dio è destinato ad apportare alla Massoneria italiana parecchi cambiamenti. Si tratta, nella mia opinione, soprattutto di cambiamenti in positivo: sul piano strutturale, la concezione inglese del rapporto tra Ordine e corpi rituali è più aperta e collaborativa di quella latina, ed è destinata a portarci una forte spinta in direzione della trasparenza e della democrazia.

Per quanto concerne il discorso più strettamente esoterico, la mia speranza è che i benefici siano ancora più grandi: i tesori che si nascondono nel Marchio e nei suoi side degrees sono immensi, e il livello di preparazione dei Massoni italiani è ormai abbastanza elevato perché qualche Fratello di buona volontà raccolga il messaggio che ho espresso nell’articolo I due progetti della Massoneria, dedicandosi a sviluppare le loro valenze sul piano sociale.

Purtroppo oggi per i Fratelli del GOI la situazione è ancora piuttosto complicata. Se un Massone del GOI vuole farsi avanzare al grado del Marchio, può farlo solo in uno Stato nel quale la locale Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio (GLMMM) sia unita da protocollo di amicizia a un Ordine che riconosce il GOI.

È il caso per esempio della Francia, dove la GLMMMF(*) è collegata alla Gran Loggia Nazionale Francese. Lì, di recente, sono state innalzate le colonne di una Loggia del Marchio di lingua italiana (fortemente voluta dal Rispettabilissimo Fratello Massimo Vettese e dal Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma): l’Ara Pacis n°162 alle Cave di Cannes, alla quale hanno già aderito numerosi Maestri italiani provenienti da diverse Officine italiane e francesi (l’espressione alle Cave è, per le Logge del Marchio, l’equivalente di all’Oriente per le Logge Azzurre).

Naturalmente, al di là della gioia che si prova sempre per il lavoro svolto insieme da Massoni di diversi Paesi, si tratta di una locazione difficile da raggiungere per molti Fratelli; per cui c’è da augurarsi che le difficoltà burocratiche siano presto superate, e il Marchio e i suoi side degrees possano essere presto lavorati in tutta Italia.

Vanno meglio le cose per i Fratelli della GLRI. Infatti il 26 Luglio del 2008 è stata consacrata la prima Loggia del Marchio Italo-Inglese in territorio italiano, la Pico della Mirandola, ed entro un anno dovrebbe seguire a stretto giro di boa l’apertura di una Loggia dell’Ark Mariner.

Si tratta di eventi la cui portata storica è di enorme rilievo per lo sviluppo della Massoneria in Italia, e l’auspicio di tutti i Massoni di buona volontà non può essere altro che le divisioni vengano presto superate, e si possa finalmente tornare a lavorare insieme.

 

Massoneria del Marchio: ultime novità (settembre 2010)

È uscito il libro Massoneria del Marchio, da me scritto a quattro mani con il Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma. In esso tracciamo la storia di questo corpo massonico così importante in Inghilterra e ancora quasi completamente sconosciuto in Italia; si veda a tale proposito anche il nostro articolo La Massoneria del Marchio e i suoi side degrees.

Il libro esce con un ritardo di quasi sei mesi, imputabile a gravi problemi di salute dell’Editore. Colgo l’occasione per scusarmi del ritardo con i lettori di Riflessioni che l’avevano prenotato – ora finalmente lo riceveranno – e per rivolgere a Corrado, l’Editore, i più sinceri auguri di un pronto ristabilimento.

È stato scritto con l’obbiettivo di fornire una corretta informazione perché tutti i Fratelli possano conoscere il grado del Marchio, la cui conoscenza in Italia è stata in passato penalizzata o taciuta: forse allo scopo di tutelare gli interessi di qualche lobby massonica che oggi ha fatto il suo tempo, sia dal punto di vista storico che strettamente iniziatico.

In verità, è tempo che qualcuno scriva o dica chiaramente che il Marchio è complemento necessario tanto del grado di Compagno che di quello di Maestro, e la sua conoscenza da parte di un Massone veramente completo è indispensabile; soprattutto se la sua ambizione è quella di portare a compimento il suo cammino nei gradi azzurri e dirigere una Loggia.

È opportuno precisare a questo proposito che il grado del Marchio attualmente incluso nel Rito di York, sebbene ricco di valore iniziatico e correttamente tramandato, non può svolgere la stessa funzione. Infatti, come abbiamo documentato nel nostro libro, il senso esoterico del Marchio risponde a valenze diverse nei due diversi casi: che esso sia praticato come grado autonomo, oppure nell’ambito del sistema dell’Arco Reale.

Nei mesi scorsi, le vicende della neonata Massoneria del Marchio italiana sono state agitate da una serie di colpi di scena. Da un lato questo ci fa piacere, perché per la

prima volta ha fatto parlare di sé; dall’altro però siamo abbastanza amareggiati per i rapporti di forza venuti alla luce in seguito a questi eventi, che non giovano al nostro sogno di veder presto felicemente riunificata la Massoneria italiana.

Se vogliamo capirci qualcosa, è necessario innanzitutto definire la situazione dei corpi massonici coinvolti, per quanto concerne i reciproci riconoscimenti.

Come è noto, il Grande Oriente d’Italia (GOI) – ovvero il più numeroso e storicamente importante Ordine massonico italiano – a decorrere dal 1993 non gode più del riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) ; questa riconosce invece un Ordine più piccolo, la Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI).

Negli ultimi anni, tuttavia, si è avviato in seno al GOI un notevole dibattito riguardo alla possibilità di riformare le proprie strutture secondo i requisiti universalmente richiesti nella Massoneria di oggi. Si tratta di un lavoro lungo e delicato, ma quel poco che si è potuto fare finora ha destato l’approvazione della Gran Loggia Nazionale Francese (GLNF), che nel 2008 ha restituito al GOI il riconoscimento.

Poiché in Massoneria i riconoscimenti tra gli Ordini non sono transitivi, l’attuale situazione può essere riassunta in questo modo:

– UGLE riconosce GLNF e GLRI;

– GLNF riconosce UGLE e GOI;

– GOI riconosce GLNF;

– GLRI riconosce UGLE.

Come la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) è la massima autorità per le patenti di regolarità internazionale degli Ordini massonici (si veda a questo proposito anche il mio articolo Sul concetto di regolarità massonica), così la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) svolge analoga funzione per la Massoneria del Marchio.

Si penserà a questo punto che UGLE e GLMMMEW siano collegate tra loro da un rapporto analogo a quello che lega un Ordine massonico latino (come il GOI) ai corpi

rituali che si appoggiano alla sua struttura di Logge. Invece non è così: nella Massoneria anglosassone, una distinzione simile a quella esistente da noi tra Ordini e corpi rituali non c’è. Nella Gran Loggia Unita d’Inghilterra, la sola cosa che può vagamente somigliare a un Rito come si usa da noi è il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale; molto vagamente però, in quanto 1 – viene considerato parte integrante dell’Ordine; 2 – non è legato alla Gran Loggia da un rapporto paritario, ma ne dipende.

La GLMMMEW, da parte sua, anche se lavora soltanto in due gradi (il Marchio e l’Ark Mariner) che sono in pratica del tutto analoghi ai perfezionamenti del grado di Maestro praticati nei nostri Riti, si autodefinisce Gran Loggia e non Rito. La sua successione deriva dalle Logge azzurre del Settecento, quando ancora era consentito lavorare in Loggia gli antichi gradi; se volesse, nulla le vieterebbe di far lavorare alle proprie Officine anche i tre gradi azzurri, senza per questo violare la tradizione.

È quindi un Ordine a tutti gli effetti, e se è un Ordine ciò significa che l’UGLE non può riconoscerlo: sarebbe come ammettere che può esistere, nello stesso Paese, più di un solo Ordine massonico regolare. Quindi lo ignora: fa come se non esistesse. Quando un Maestro dell’UGLE viene accolto in una Loggia della GLMMMEW e prende il Marchio, ufficialmente la Gran Loggia d’Inghilterra non lo sa.

Questo non implica affatto che i rapporti tra l’UGLE e la GLMMMEW non siano buoni. A livello ufficiale, come abbiamo appena detto, tali rapporti non esistono – i due Ordini sono completamente indipendenti l’uno dall’altro. Ma in pratica, esiste tra loro un legame che potremmo definire simbiotico, fin da quando l’UGLE rivestì una parte importante nel processo di gestazione e di nascita della GLMMMEW, tra gli anni cinquanta e gli anni settanta dell’Ottocento; conviene fare un breve accenno ad alcuni episodi di questa storia, per far capire meglio di cosa stiamo parlando.

Nel 1813, l’UGLE aveva stabilito che l’Arco Reale fosse il solo antico grado praticabile nell’Ordine. Ne erano rimasti fuori molti, dei quali il Marchio era il più amato e diffuso. Negli anni successivi, i Maestri del Marchio cercarono soluzioni che

consentissero loro di praticarlo nella regolarità.

Una di queste veniva offerta dal Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia, che secondo l’uso scozzese incorporava il Marchio nel sistema dell’Arco Reale. Per quasi quarant’anni, molti Massoni inglesi si recarono a ricevere il Marchio nelle città della Scozia meridionale. Poi nel 1851, per iniziativa di due Fratelli di professione medici – i dottori Beveridge e Jones – il Supremo Gran Capitolo garantì una Loggia del Marchio a Londra: la Bon Accord (tuttora esistente, con il rango di times immemorial).

Nel corso di quel quarantennio, l’atteggiamento dell’UGLE verso gli antichi gradi era cambiato: risolto il problema degli abusi legati alla loro pratica caotica e disordinata nel Settecento, molti Fratelli erano tornati ad apprezzare i tesori di conoscenza esoterica in essi contenuti. Si era creato un moto favorevole alla loro progressiva reintroduzione; per questo molti autorevoli Fratelli dell’UGLE fecero la fila per entrare nella Bon Accord, e un giovane e promettente aristocratico – Lord William Henry Leigh di Stoneleigh – ne fu fatto Venerabile, probabilmente allo scopo di fargli pilotare la delicata operazione di riammissione del Marchio in seno all’UGLE.

Ma tutto andò a carte quarantotto il 5 Giugno 1856, quando in Gran Loggia il nuovo regolamento dell’UGLE che prevedeva la riadozione del Marchio fu respinto sonoramente. Lord Leigh e gli altri autorevoli Fratelli che avevano messo in gioco su questa operazione la loro carriera si ritrovarono, come si suol dire, in braghe di tela.

La sola scelta che gli rimaneva era di costituire il Marchio in Ordine autonomo; ed è quello che fecero il giorno 23 dello stesso mese, data di nascita ufficiale della GLMMMEW. Lord Leigh dovette lasciare l’UGLE per poter assumere la carica di Gran Maestro del nuovo Ordine, ma nessuno gli portò rancore: anzi, per tutto il resto della sua vita restò a far parte dell’élite dei Consulenti Esterni, dei quali i Gran Maestri dell’UGLE usavano servirsi per dirimere le vertenze più intricate.

Però il Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale di Scozia – che sarebbe stato disposto

a rinunciare al controllo del grado qualora fosse stata l’UGLE a farsene carico – non era invece d’accordo di farselo soffiare sotto il naso da una Gran Loggia del Marchio improvvisata e autocostituita, e decise di passare all’azione. Batté anzi l’avversario sul tempo, innalzando le colonne di un’altra Officina a Londra (la “The Mark”, che oggi è la n°1 della GLMMMEW) il 13 Giugno: quindi dieci giorni prima che la GLMMMEW venisse fondata.

Cominciò in questo modo uno scontro per il controllo del grado del Marchio che si sarebbe protratto per la durata di circa vent’anni, e che la storia ufficiale della Massoneria britannica ha pudicamente cancellato (il libro da noi scritto invece lo racconta nei dettagli, basandosi sulle ricerche di uno storico senza peli sulla lingua: Neville Cryer).

Dapprincipio, lo scontro sembrava non avere storia. Lord Leigh e i suoi seguaci avevano bruciato gran parte della loro credibilità nel fallimento dell’operazione di aggancio all’UGLE, mentre il Supremo Gran Capitolo di Scozia gettava sulla bilancia il peso della sua credibilità di autorità massonica più che centenaria. Nessuno pareva disposto a dar credito a una piccola e traballante Gran Loggia improvvisata da un gruppo di giovani avventurieri, e tra il 1856 e il 1858 decine di Logge del Marchio di obbedienza scozzese sorsero come funghi in ogni parte dell’Inghilterra.

Il Supremo Gran Capitolo, però, commise alcuni gravi peccati di orgoglio. Innanzitutto, sottovalutò l’importanza delle numerose Logge del Marchio indipendenti – perlopiù molto antiche – che dopo il 1813 erano sopravvissute in Inghilterra tra mille difficoltà: si sentivano investite della missione di mantenere in vita forme rituali del Marchio originali e antichissime, fondate sull’indipendenza del grado e non certo sulla sua sudditanza all’Arco Reale.

Per conquistare la benevolenza di questi Fratelli, sarebbe stato opportuno che gli Scozzesi garantissero ampi spazi di autonomia alle proprie Officine sul suolo inglese. Benché i loro statuti, come è ovvio, non lo consentissero (i Regolamenti di un Supremo Gran Capitolo dell’Arco Reale sono fatalmente meno elastici di quelli di un

Ordine), non sarebbero mancati possibili escamotages, come estendere alle Logge del Marchio inglesi i più tolleranti Regolamenti destinati ai Capitoli dell’Arco Reale con sede all’estero. Ma nulla del genere fu fatto, nemmeno quello che sarebbe stato un elementare gesto di riguardo nei confronti della tradizione inglese: consentire alle Logge di poter lavorare il Marchio anche al di fuori del sistema dell’Arco Reale.

Di conseguenza, il malcontento cominciò a serpeggiare ben presto; e ai vertici della GLMMMEW – dopo due anni contrassegnati da sconfitte e umiliazioni – il giovane Lord Leigh cominciò a tirar fuori le unghie, rivelando ben presto genuine qualità di leader massonico.

Cominciò con lo scrivere lettere tanto alle Logge di obbedienza scozzese quanto a quelle indipendenti, chiedendo loro di incontrarsi con lui informalmente in qualche pub o taverna. Si presentava a questi incontri da solo, dimessamente vestito, dibattendo con umiltà quelli che a suo parere sarebbero stati i vantaggi se tutte le Logge del Marchio inglesi si fossero unite in un Ordine autonomo.

Non ebbe subito vita facile: le capitazioni provenienti dalle Logge del Marchio inglesi erano la principale voce attiva del bilancio del Supremo Gran Capitolo di Scozia, e anche per questo – prima di… mollare l’osso – gli Scozzesi si batterono come leoni. Ma la goccia cava la pietra, e sui tempi lunghi gli sforzi di Lord Leigh e dei suoi collaboratori si rivelarono vincenti: nel periodo compreso tra il 1858 e il 1879 (anno in cui il Supremo Gran Capitolo alzò definitivamente bandiera bianca), le Officine all’obbedienza della GLMMMEW erano passate da quattro a più di un centinaio.

Da quei giorni fino a oggi, l’atteggiamento dell’UGLE nei confronti della GLMMMEW fu sempre contrassegnato dalla consapevolezza che il Marchio può essere l’ambasciatore ideale della Massoneria britannica nel mondo: sebbene ufficialmente i due Ordini continuino a non parlarsi, dovunque sia sorta una Gran Loggia ispirata dall’UGLE, discretamente – pochi anni dopo – è arrivato anche il Marchio.

L’introduzione del Marchio nelle nazioni estere avviene di solito secondo un programma ben collaudato. Pescando nelle file dell’Ordine amico, viene creata una Loggia del Marchio che si pone all’obbedienza della GLMMMEW; da questa se ne clona al più presto un’altra, o due se possibile. Appena le Officine sono due o tre si costituiscono in Distretto; quando crescono ancora di numero, il Distretto si autocostituisce in Gran Loggia Nazionale, e la GLMMMEW la riconosce immediatamente.

Così, per esempio, ad opera di Fratelli della GLNF, ebbe origine nel 1997 la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia (GLMMMF (*)); invece in Italia l’avvio è stato leggermente diverso.

Nel 2008, dopo che la GLNF ristabilì le relazioni col GOI, due Fratelli della GLNF di nazionalità italiana (il Rispettabilissimo Fratello Massimo Vettese ed il Grande Ufficiale Provinciale fratello Giovanni Domma) raccolsero un gruppo di sedici Fratelli del GOI (tutte persone assai valide quanto a serietà e preparazione) e consacrarono la prima Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di lingua italiana, all’obbedienza della GLMMMF(*).

Il loro disegno era di costituire al più presto un paio di Logge del Marchio formate esclusivamente di Fratelli provenienti dal GOI; dopodiché si sarebbero costituiti in Distretto sul suolo italiano, e poi in Gran Loggia. Il passaggio successivo sarebbe stato il riconoscimento da parte della GLMMMEW della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia.

Se questo progetto fosse andato in porto, gli aspetti interessanti sarebbero stati soprattutto due. Primo, la possibilità per i Fratelli del GOI di accedere a un grado tra i più caratteristici della Massoneria inglese, il che sarebbe valso ad accelerare la nostra internazionalizzazione; secondo, la situazione vantaggiosa che si sarebbe creata sul piano dei riconoscimenti. Con un forte Marchio italiano formato da Fratelli del GOI e riconosciuto dalla GLMMMEW, il potere contrattuale del GOI verso l’UGLE sarebbe cresciuto.

La stessa cosa devono aver pensato i Fratelli separati della GLRI, e la loro

contromossa è stata rapida ed elegante. Il 26 luglio 2008 hanno consacrato la prima                                                          

Loggia del Marchio italo-Inglese all’obbedienza della GLMMMEW, e in questo modo hanno sbarrato la strada al GOI: perché è chiaro che, se le loro Logge del Marchio possono godere già fin d’ora del riconoscimento della GLMMMEW, quello stesso riconoscimento alle Logge italo-francesi non sarà concesso mai.

Di conseguenza, il destino dei Maestri del Marchio del GOI sembra segnato: continuare a lavorare all’obbedienza della GLMMMF(*) per l’eternità, salvo che… la nostra “creatività latina” non suggerisca loro altre soluzioni.

Precisiamo meglio: non è che lavorare all’obbedienza della GLMMMF(*) sia un destino così orribile dal quale per forza occorra trovare un modo per scappar fuori. La soluzione più saggia per i Maestri del Marchio del GOI sarebbe quella di continuare dove hanno cominciato: creare nuove Officine italiane all’obbedienza della GLMMMF(*), fino a raggiungere il numero sufficiente per costituirsi in Distretto.

Con questa soluzione, non ci sarebbero grosse possibilità di carriera – niente Gran Maestri del Marchio e Grandi Ufficiali del Marchio che possano gloriarsi di sontuosi collari e grembiulini – ma i Maestri Massoni del GOI potrebbero comunque ottenere regolarmente il Marchio, fondamentale complemento del loro percorso iniziatico, ed essere accolti come Fratelli nelle Logge del Marchio di tutto il mondo.

Al momento in cui scrivo, l’ipotesi più probabile è che tale ipotesi venga adottata. Ci sono tuttavia Fratelli che non riescono a rassegnarsi all’idea di un “Marchio del GOI” subordinato alla Francia, e che prospettano diverse soluzioni.

Ho scelto di parlarne qui non allo scopo di… seminare zizzania, ma perché forse un’attenta riflessione su di esse può giovare a quei lettori desiderosi di approfondire il concetto di regolarità massonica (e forse in futuro, se la definizione di tale concetto dipenderà da loro, sapranno semplificarlo e renderlo meno assurdo di quanto non sia oggi…).

Una soluzione potrebbe essere, ad esempio, costituire il Marchio in corpo rituale, e legarlo poi al GOI mediante un protocollo di amicizia. Non mancherebbero i precedenti: l’Arco Reale, per esempio, è lavorato in seno al GOI con una soluzione analoga (e come ho accennato sopra, lo stesso Marchio vi è già praticato in qualità di grado del Rito di York).

Direi che una soluzione del genere offre sulla carta notevoli probabilità di successo: potendo pescare direttamente nell’ampio bacino del GOI, il nuovo Marchio sorpasserebbe sul piano numerico tanto quello della GLRI che quello italo-francese, anche se ovviamente la sua forma strutturale di Rito gli precluderebbe la regolarizzazione internazionale.

Ripeto: si tratta di un’ipotesi, frutto di una mia riflessione. Non credo che nella realtà sarà avviato un progetto del genere. Ma se qualcuno ci provasse, la situazione di tre diverse autorità del Marchio nello stesso Paese non sarebbe inedita: esiste un illustre precedente, addirittura in quella virtuosa Inghilterra che oggi storce il naso di fronte alla presunta litigiosità dei Massoni italiani (ed è opportuno evitare di chiederci se nel caso specifico – come già nel 1993 – le scelte inglesi non abbiano in verità contribuito a creare quella stessa litigiosità di cui veniamo accusati…).

Come ho già accennato, l’UGLE nel 1856 fece balenare ai Massoni del Marchio inglesi la possibilità di riammettere il Marchio nell’Ordine, salvo poi fare marcia indietro all’ultimo momento. Fu allora che la più illustre Loggia indipendente – la Ashton Mark Lodge, altrimenti nota come Loggia Viaggiante del Cheshire – si sentì contrariata al punto di dare vita a una Honourable United Grand Lodge of Mark Master Masons of the Ashton-under-Lyne District.

Erano umili Fratelli di provincia, tagliati fuori dal “grande giro” della Massoneria, ma se la seppero cavare. Mentre sopra le loro teste il Supremo Gran Capitolo di Scozia e la GLMMMEW di Lord Leigh si battevano all’ultimo sangue per il controllo del grado, la United si sparse silenziosamente ben al di là dei confini della Contea originaria. Per più di quarant’anni tolse Officine ad entrambi i contendenti, giungendo a superarli quanto al numero di Fratelli; se gli umili Massoni di Ashon-under-Lyne avessero potuto contare su qualche santo in Paradiso, la storia del Marchio sarebbe stata diversa.

Nel 1900, la United si decise finalmente a confluire nella GLMMMEW. All’Agape organizzata per festeggiare la riconciliazione, un loro Ex-Gran Maestro Provinciale – il Risp.mo Fratello Taylor, operaio tessile in pensione – dichiarò ai Fratelli della Gran Loggia che la United non era sorta con l’intenzione di opporsi a loro (pur ammettendo onestamente che molti membri della Ashton avessero considerato umiliante l’idea di sottomettersi a un corpo massonico con pochi anni di vita) : quello che davvero li aveva fatti infuriare – e aveva dato il la alla loro iniziativa – era stata la definizione del Marchio (nota: ad opera dell’UGLE) come “un grazioso perfezionamento del Grado di Compagno”; dalla quale avevano concluso unanimemente che da Londra non ci fosse da aspettarsi niente di buono.

Per dimostrare che le sue non erano solo parole di circostanza, citò a memoria l’Atto di Costituzione della United: “…che pienamente consapevoli della situazione disorganizzata e insoddisfacente della Massoneria del Marchio in Inghilterra, e convinti che il momento sia favorevole per effettuarne la restaurazione alla sua antica e onorevole importanza, approvano e raccomandano che si costituisca una Gran Loggia di Maestri Massoni del Marchio per l’Inghilterra ; unica e sola autorità del Marchio per il Paese, aperta a tutti i Maestri Liberi Muratori sulla base della disposizione del loro animo…”

A questo punto, Taylor fece una pausa come se avesse finito; poi – forse incoraggiato dal clima di allegria conviviale – aggiunse …e non sulla base di licenze e impiastri vari; parole che furono seguite da un vero boato di applausi.

La posizione formulata da questo sconosciuto Fratello, che ci guarda dall’Oriente Eterno forse già da un centinaio d’anni, è a mio parere quanto di più giusto e perfetto si possa dire circa l’attuale situazione del Marchio nel nostro Paese; sostituite Inghilterra con Italia, e avrete il mio pensiero.

Devo ammettere, però, di aver impiegato qualche tempo per arrivarci. Spesso l’istinto dell’uomo alla competizione ottenebra in lui la saggezza, e una riflessione è necessaria prima di poter assumere, su un dato argomento, un atteggiamento

obbiettivo e distaccato.

Il giorno in cui seppi che la GLRI era entrata nel gioco, da bravo Massone del GOI pensai: ci hanno fregati. Chiamai allora al telefono l’amico Giovanni Domma, primo Maestro Venerabile italiano di una Loggia del Marchio all’obbedienza della GLMMMF(*). Mi aspettavo che si sarebbe infuriato; invece la sua reazione fu molto più serena e saggia di quanto avessi supposto.

Mi disse: Non è una gara a chi fonda una Gran Loggia per primo: l’importante è che qualcuno lo faccia. Noi siamo quelli che portano in Italia l’informazione sul Marchio; deve essere un bene che poniamo a disposizione di tutti, del GOI o della GLRI, il progetto dei Rispettabilissimi fratelli Domma e Vettese di costituire anche in Italia la (GLMMMI), non importa. Se quei Fratelli sono persone in buona fede, se ne ricorderanno.

In questo modo prese forma definitivamente il progetto del nostro libro, al quale già da parecchi mesi stavamo pensando. Riflettendo poi con più calma sulla posizione assunta da Domma Giovanni, potei realizzare che aveva ragione: proprio la strana situazione che si è creata tra il Marchio del GOI e quello della GLRI può essere l’occasione per avviare la pace tra i due Ordini.

Infatti, se i Fratelli della GLRI lavorano il Marchio all’obbedienza della GLMMMEW, ebbene: la GLMMMEW riconosce la GLMMMF(*). Quindi i Maestri del GOI all’obbedienza della GLMMMF(*) se volessero approfittarne-godrebbero del diritto di visita in tutte Logge del Marchio fondate dai Fratelli della GLRI in Italia.

Per quel che ne so,è la prima volta dal 1993 ad oggi che viene a crearsi una situazione del genere tra il GOI e la GLRI, e a mio parere si tratta di un’opportunità veramente grossa. I Fratelli dei due Ordini potrebbero incontrarsi, parlarsi, fare amicizia di nuovo; scoprire reciprocamente che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.

Ora le ultime notizie sono che il 19 giugno 2010 i Fratelli della GLRI che lavorano il Marchio si sono costituiti in Distretto: ormai sembrano bene avviati verso la costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia.

In teoria, quando il nuovo corpo massonico sarà costituito, le due Logge del Marchio

italiane che lavorano sotto l’egida della GLMMMF(*) potrebbero addirittura aderire.

Questo a qualcuno potrebbe sembrare un gesto umiliante, ma io non direi. Anche i Fratelli della Ashton Mark Lodge avevano considerato umiliante l’idea di aderire alla Gran Loggia di Lord Leigh; poi ci rifletterono, e dopo averla ben digerita tutto si concluse in un’allegra Agape tra Fratelli.

Forse noi Italiani possiamo fare meglio di loro, ed evitare di stare a rifletterci per 44 anni. Sarebbe il modo migliore per rendere omaggio allo spirito del Marchio, che insegna a obbedire prima che a comandare, e a governare sé stessi prima di governare gli altri.

Chi può dirlo? In futuro – magari dopo un ricambio ai vertici, con l’avvento di una generazione meno coinvolta nei contrasti del passato – l’auspicata riunificazione del GOI e della GLRI potrebbe prendere le mosse dalla Massoneria del Marchio.                            

 

Nubi sul Marchio (maggio 2011)

 Un solo Massone non può cambiare la Massoneria, ma può diffondere il messaggio che può cambiarla. Della verità di questo principio ci siamo già resi conto, il Rispettabilissimo Fratello Giovanni Domma ed io, con la nostra campagna in favore dell’Installazione dei Venerabili nelle Logge di rito scozzese.

Non avremmo mai immaginato quale grande movimento di Fratelli si sarebbe radunato intorno alla nostra idea, né che essa sarebbe stata raccolta da intere Circoscrizioni massoniche che l’avrebbero fatta propria, come è avvenuto dapprima per la Lombardia e ora sta avvenendo in molte altre regioni d’Italia. In tutti questi luoghi, i Maestri Venerabili vengono ora consacrati mediante un rituale a cui anche noi, modestamente, abbiamo messo mano!

Ci sono altre battaglie intraprese dal Fratello Domma il cui esito è ancora incerto, ma sarà probabilmente positivo, perché sono in accordo con quel disegno di sprovincializzazione e internazionalizzazione della Massoneria italiana di cui c’è grande bisogno, affinché il GOI possa ritornare alle posizioni di prestigio sul piano internazionale che purtroppo gli sono sfuggite; molto terreno è già stato riguadagnato (ultimo traguardo raggiunto, il recupero del riconoscimento da parte della Spagna), ma è ormai chiaro a tutti che perché tale opera sia portata a compimento c’è ancora molto da fare.

Così in futuro si parlerà ancora della rivalutazione della figura del Presidente di Collegio Circoscrizionale, se non addirittura dell’istituzione delle Gran Maestranze Regionali anche in Italia: obbiettivi che il Fratello Domma porta avanti tenacemente da tempo, con un gran lavoro di propaganda e sensibilizzazione a tutti i livelli dell’Ordine.

Tuttavia la più importante delle sue iniziative è ancora più ambiziosa: sto parlando della costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio in Italia, un progetto su cui abbiamo già abbondantemente relazionato in un precedente articolo e al quale abbiamo anche dedicato un bel libro, che sta avendo successo.

Nel 2008, dopo che la Gran Loggia Nazionale Francese ristabilì le relazioni col GOI, Giovanni Domma e un altro Fratello della GLNF raccolsero un gruppo di sedici Fratelli del GOI e consacrarono la prima Loggia del Marchio di lingua italiana, all’obbedienza della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Francia: precisamente la Rispettabile Loggia Ara Pacis N°162 alle Cave di Cannes.

Il loro progetto era di costituire al più presto un paio di Logge del Marchio formate esclusivamente da Fratelli provenienti dal GOI, per costituire un Distretto del Marchio sul suolo italiano; il passaggio successivo sarebbe stato la richiesta della bolla per la costituzione della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio d’Italia ed il riconoscimento da parte della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles.

Purtroppo, vari ostacoli si frapposero alla buona riuscita di questo progetto. Si è perso così del tempo mentre altri si davano da fare, cosicché il 26 luglio 2008 Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia hanno consacrato la prima Loggia del Marchio italo-Inglese all’obbedienza della GLMMMEW, e nel settembre 2010 ne hanno creata un’altra, costituendo il primo Distretto del Marchio in Italia.

Ci sono ancora, purtroppo, nel GOI persone poco intelligenti che frenano irragionevolmente di fronte a ogni tentativo di innovazione, senza rendersi conto del grave danno che si apporta alla Massoneria tutta sabotando i nostri sforzi di adeguamento agli standard internazionali.

Comunque, pazienza: essere veri Massoni del fare vuol dire non perdersi in chiacchiere e affrontare le situazioni per quello che sono, prendendo atto che allo stato attuale delle cose il destino dei Maestri del Marchio del GOI è continuare a lavorare all’obbedienza della Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di

Francia.

Come già osservammo nel nostro precedente articolo sul Marchio, non è che lavorare all’obbedienza della GLMMMF(*) sia un destino così orribile dal quale per forza occorra trovare un modo per scappar fuori. La soluzione più saggia per i Maestri del Marchio del GOI sarebbe (…) creare nuove Officine italiane all’obbedienza della GLMMMF(*), fino a raggiungere il numero sufficiente per costituirsi a loro volta in Distretto. Al momento in cui scriviamo, è probabile che tale linea venga adottata.

Ci sono però altri ostacoli che si addensano come nubi nel cielo del Marchio, e che i pionieri del Marchio italiano dovranno superare. Per esempio, sarebbe opportuno che almeno a livello procedurale il GOI evitasse di frapporre complicazioni; eppure – fino a pochi mesi fa almeno – la Gran Segreteria pretendeva dai Fratelli desiderosi di entrare a far parte di una Loggia del Marchio di esserne preventivamente informata.

Una prassi del genere, in Inghilterra sarebbe del tutto inconcepibile: come già abbiamo avuto occasione di spiegare, non esiste tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE) e la Gran Loggia dei Maestri Muratori del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) nessun rapporto ufficiale; né potrebbe essere diversamente perché ambedue si autodefiniscono ordini sovrani, quindi in teoria uno dei due sul suolo inglese sarebbe di troppo.

Il loro rapporto, che potremmo definire simbiotico, è il seguente: l’UGLE concede ai suoi Maestri di aderire a una Loggia del Marchio della GLMMMEW, ignorando ufficialmente il fatto; da parte sua, la GLMMMEW pretende dai suoi aderenti che essi frequentino attivamente il craft – noi diremmo l’Ordine – nelle Officine dell’UGLE.

Bisogna infatti tener presente che, per entrare a far parte di una Loggia di Maestri Muratori del Marchio, un Fratello dev’essere un Maestro Massone con anzianità nel grado di almeno un anno (e se volesse aspirare al rango di Maestro Venerabile, dovrebbe avere già esercitato quest’incarico in una Loggia Azzurra – dico dovrebbe perché quest’ultima prescrizione può essere aggirata mediante una dispensa rilasciata

dal Gran Maestro Provinciale); ora la GLMMMEW, che in quanto ordine sovrano avrebbe diritto a lavorare i tre gradi azzurri nelle sue Officine, per non esercitare un’indebita concorrenza nei confronti dell’UGLE rinuncia a farlo, ed entrambi gli Ordini si avvalgono dei vantaggi che derivano da questa tacita collaborazione, facendosi in sostanza reciproca pubblicità.

È questo il tipo di rapporto che le Gran Logge del Marchio conducono con il loro Ordine di riferimento in ogni Nazione, da cui emerge chiaramente che la Gran Segreteria del GOI non può avere alcuna voce riguardo alla scelta di un suo Maestro di aderire al Marchio: ufficialmente per il GOI la Massoneria del Marchio non esiste, quindi non si può parlare certamente di autorizzare tale scelta.

Volendo assumere nei confronti di tale pretesa una posizione conciliante, possiamo accettarla come una concessione da parte del Marchio ai bizantinismi della tradizione massonica latina, e il futuro Maestro del Marchio vi si potrà adattare in segno di riguardo nei confronti della Gran Segreteria stessa; purché sia chiaro però che il Gran Segretario del GOI non ha nessuna voce in capitolo, e può solo prendere atto della scelta del Fratello. Non ha certamente il diritto di “mettersi di traverso” insabbiando le domande e rallentandone in questo modo il decorso.

In questi ultimi anni, gli accresciuti contatti tra i Massoni (che viaggiano e… navigano di più) stanno apportando come conseguenza gradita e inevitabile la diffusione a macchia d’olio di forme rituali un tempo circoscrivibili a determinati territori, come appunto il Marchio era limitato alla sfera d’influenza diretta della Massoneria britannica. È quindi una sfida molto importante per gli Ordini sapersi adeguare alla nuova situazione, evitando che regole concepite a tutela della prudenza e della regolarità, si ritrovino a svolgere altre funzioni certo originariamente non previste – fungere da freno alla libera circolazione dei fratelli, delle idee, nonché addirittura da intralcio al lavoro.

E non è questa la sola nube nel cielo del Marchio. Spiace, ad esempio, avere la sensazione che ci siano Fratelli che sulla ristrettezza delle regole (e ancora di più

sulle loro ambiguità) cercano di edificare le fondamenta del loro “potere”. E’una mentalità molto “italiana”, purtroppo lo sappiamo tutti: quante volte in un ufficio pubblico ci siamo ritrovati di fronte un funzionario che – lungi dal pensare al bene del cittadino e dello Stato – aveva l’aria di dirci: il documento che ti serve non te lo do finché non avrai capito che io sono un personaggio importante?

È questa un’arte perversa che si avvale di molte raffinatezze e variazioni. Per esempio, si può rivolgere ad arte un decreto contro l’altro e trasformare in un’impasse insuperabile qualsiasi contraddizione che in realtà si potrebbe risolvere con un po’ di buon senso. Così il fatto che nel Marchio ci siano due diverse autorità internazionali – le Gran Logge del Marchio di Francia e d’Inghilterra – entrambe volte a costituire Officine di Massoni italiani, secondo lo spirito con cui viene vissuto può trasformarsi in un’inesauribile fonte di fratellanza o di… discordie.

Perché sia fonte di fratellanza basterà, come già ho suggerito nel precedente articolo e nella realtà sta verificandosi felicemente, che i Fratelli italiani delle due obbedienze continuino nel positivo spirito di confronto che ha contrassegnato questo primo periodo, caratterizzato da cordiali scambi di email dall’una all’altra sponda; aiuta in questo il fatto che si tratta per la maggior parte di Fratelli giovani, scarsamente coinvolti nei dissapori del passato e contrassegnati da un approccio all’Istituzione veramente esoterico – consapevoli quindi della validità e della delicatezza della nuova esperienza che la Massoneria italiana sta vivendo col Marchio sul piano culturale, e ben decisi a non buttare tutto alle ortiche con qualche passo falso suggerito da stupidi personalismi o anacronistici orgogli.

Ma purtroppo anche il secondo caso, quello della discordia, è sempre in agguato: basterebbe ad esempio che qualcuno nel GOI si lasciasse abbagliare dal prestigio derivante dal ruolo di uomo guida del Marchio italiano, e per… distinguersi dalla concorrenza si abbandonasse a criticare oltremodo la politica seguita dalla GLMMMF(*) in Italia, esagerando in malafede le difficoltà della situazione; fino a esplodere in proclami “nazionalisti” circa il fatto che gli Italiani possono fare da soli

noi non abbiamo bisogno né della Francia né dell’Inghilterra…

Poiché effettivamente voci del genere sono circolate, proviamo a chiederci precisamente cosa vorrebbe dire “fare a meno della Francia e dell’Inghilterra”. Sul piano del riconoscimento internazionale, non c’è scampo: non potrà mai esistere una Gran Loggia del Marchio italiana se non sarà la GLMMMEW a riconoscerla. Si potrà trattare di un riconoscimento diretto qualora i Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia raggiungano in breve il sufficiente numero di Logge, come noi gli auguriamo; sarà un po’ più complicato se fossero invece i Fratelli del GOI i primi a mettere insieme un certo numero di Officine all’obbedienza francese, ma se lo spirito che sta guidando i pionieri del Marchio italiano continuerà a essere lo stesso, siamo del tutto fiduciosi che anche in questo caso il processo di costituzione sarà condotto all’insegna della fratellanza.

Indicibilmente più complessa diventerebbe invece la situazione se altri gruppi di Fratelli decidessero di appoggiarsi a una terza Gran Loggia del Marchio estera, chiedendole di garantire una o più Logge alla sua obbedienza sul territorio italiano. Non è certo vietato, e sicuramente Gran Logge estere disponibili all’esperimento se ne troverebbero – l’Italia è pur sempre una delle principali nazioni massoniche del mondo, “territorio di caccia” irresistibilmente appetibile per le magre disponibilità economiche di molti Orienti “minori”; ma non mi sembra la miglior risposta alla sincera e fraterna disponibilità dimostrate finora dalla GLMMMF(*) nei nostri confronti, e al di là delle inevitabili rappresaglie – che ci saremmo meritate – sarebbe l’ennesima “figura da cioccolatai” dei Massoni italiani a livello internazionale.

Ancora più campata in aria mi sembra la possibilità che Maestri del Marchio italiani creati in Francia formino un’Officina senza porsi all’obbedienza francese, magari fantasticando di poter lavorare all’obbedienza del GOI: ipotesi impraticabile perché in flagrante contrasto con l’Articolo 2 della Union – il Marchio non fa parte dei tre gradi azzurri regolari.

E se per assurdo riuscissero a costituirla, e non so per mezzo di quale strategia o

compromesso inducessero il GOI a dare il suo benestare, il risultato sarebbe lo stesso dei tre scellerati compagni che uccisero il nostro Maestro: metterebbero a repentaglio l’ammirevole lavoro diplomatico intessuto dal GOI con fatica e abilità presso tante Gran Logge delle quali stiamo finalmente riuscendo a riottenere la fiducia. Per quanto riguarda poi l’UGLE, non oso pensare alle ripercussioni che potrebbe causare un’iniziativa tanto provocatoriamente eretica, volta a sottolineare quella benedetta “diversità latina” che ai loro occhi non è nient’altro che pura bizzarria.

Ma davvero esistono Fratelli italiani che per ambizione personale si presterebbero al gioco di accrescere scientemente la confusione della nostra Massoneria, dando origine a una situazione in seguito alla quale le possibilità di unificazione del Marchio italiano diventerebbero un rebus disperatamente intricato e complesso? Noi non vogliamo crederlo; eppure si vocifera che questi “Fratelli” ci sono.

Io mi domando: è possibile che non riescano solo per un momento meditare e riflettere che non si può vivere desiderando di essere sempre al centro dell’universo? No, davvero non si può vivere covando dentro di sé solo invidia verso le affermazioni altrui, giungendo a sabotarle senza neppure soffermarsi a riflettere sui danni che si creano in questo modo. Il vero Fratello è colui che gioisce con te e piange con te, non colui che brama di primeggiare sempre, facendo prevalere nevroticamente il proprio ego afflitto e sinistrato.

Dovrebbero piuttosto essere grati a chi sta facendo qualcosa per la Istituzione in generale e per il GOI in particolare, portando quel rinnovamento di cui tanto abbiamo bisogno; dovrebbero tralasciare per una volta di bardarsi di medaglie grembiuloni ed onoreficenze, di vantarsi della loro anzianità massonica che senza la saggezza non è nulla, di far valere il proprio egoismo e il loro interesse vuoto.

Eppure no: eccoli là, nella loro folle corsa ad essere sempre i protagonisti costi quello che costi, e gli altri possono morire; poco importa se fino all’altro ieri del Marchio ignoravano perfino l’esistenza e si sono documentati spiluccando frettolosamente il nostro libro – adesso il Marchio in Italia sono loro, e per far valere le loro pretese

sono pronti a mendicare riconoscimenti fin dalla Nuova Zelanda.

Mi domando quanto questi Fratelli si rendano conto che, se l’egoismo da parte di un Massone non è mai ammissibile, in un momento come questo le implicazioni che ne possono derivare rischiano di andare ben oltre le squallide baruffe di Loggia. Abbiamo puntati addosso gli sguardi di tutta Europa; sempre più forte sembra ormai delinearsi il movimento che riconosce nel GOI la Massoneria regolare italiana. Ogni movimento interno al nostro Ordine viene a livello europeo analizzato, dissezionato, dibattuto; questo perché siamo forse il primo grande Ordine “latino” della storia che intraprende la difficile strada delle riforme interne, per conservare le proprie specificità e nel contempo andare incontro agli standard della Massoneria internazionale.

Possiamo godere della comprensione e della simpatia di molti – per quel nulla che io conto, mi capita di ricevere email di approvazione anche da Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia; perché al di là delle etichette, il Massone intelligente e al di sopra delle parti non può non essere intrigato dal coraggio e dalla sapienza massonica che il GOI profonde nel nuovo cammino da lui scelto, a mezza strada fra modernità e tradizione (e nel quale la sua attuale giunta, bisogna pur dirlo, sta veramente mostrando il lato migliore di sé, dimostrando di tenere in maggior conto il giudizio della storia che non gli effimeri umori della cronaca).

Ma dovrebbe essere chiaro a tutti che su come sarà giocata la partita del Marchio è in gioco molto del consenso e della credibilità che il GOI sta accumulando: se dovesse venire fuori il solito pasticcio all’italiana, con lo stolto protagonismo di fazioni l’un contro l’altra armate, allora sarebbero guai.

Speriamo quindi che i Fratelli coinvolti in progetti tesi a piegare il futuro del Marchio ai propri interessi ci ripensino presto – almeno prima di essersi spinti troppo in là. Se vogliono alzare le colonne di nuove Logge del Marchio sul territorio italiano, la loro opera non sarà soltanto benvenuta ma benemerita e necessaria; lungi da loro però l’idea di farlo in concorrenza con i Fratelli che per primi hanno avviato il progetto                                                          

(che sono, come ormai tutti sanno, i Risp.mi FFr. Giovanni Domma e Massimo Vettese) o peggio ancora sotto gli auspici di improbabili nazioni estere, perché in tal caso un grande bene potrebbe trasformarsi in un gran male, e le conseguenze negative per la Massoneria potrebbero andare molto al di là di quanto la loro modesta comprensione della realtà massonica internazionale possa suggerire.

Si dispongano piuttosto a osservare con quanta umiltà e prudenza il progetto Marchio è stato finora portato avanti dai suoi iniziatori: senza mai affrontare frontalmente le molte difficoltà che si sono infrapposte ma risolvendo tutto con pazienza, garbo e diplomazia; che osservino, riflettano e imparino non solo l’arte di pavoneggiarsi all’Oriente, ma anche quella di macinare a proprie spese migliaia di chilometri per recarsi a una tornata del Marchio in una città lontana affinché i Fratelli possano raggiungere il numero per aprire i lavori; non solo l’arte di far sfoggio della propria presunta scienza nelle Agapi, ma anche quella di intrattenere i disinteressati rapporti che trasformano Fratelli sparsi provenienti da diverse città in una vera Officina, retta da un incrollabile eggregore di vera Fratellanza.

Che reimparino l’arte massonica ricominciando da quelle piccole cose che la fanno grande: i discreti momenti di gioia, la triplice stretta della Catena di Unione, gli scambi durante l’Agape… piccole felicità come rubate che illuminano gli sguardi, creando inavvertitamente quel clima per cui i Fratelli, a fine tornata, fanno fatica a lasciarsi.

E’ anche di tutto questo che la Massoneria di oggi ha un gran bisogno, ed è qualcosa di immensamente più grande della loro invidia: è la vera filantropia, che porta all’elevazione morale, intellettuale, esoterica e materiale di tutti i Massoni, ai quali aspira di estendere i legami d’Amore e di Solidarietà fraterne che uniscono fra loro tutti i Liberi Muratori del mondo.                                             

 

Storia del grado massonico di Royal Ark Mariner

(prima parte – aprile 2013)

                                                      

Da dove viene la forma dell’Arco? Dall’Arcobaleno.

                                             (The Grand Mystery of Free-Masons Discover’d – 1724)

 

Abbiamo visto nell’articolo La Massoneria del Marchio e i suoi side degrees come, nel 1856, il grado massonico del Marchio si costituì nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales.

Il Marchio fu, in questo modo, il primo degli antient degrees – esclusi dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra con la riforma del 1813 – a darsi una struttura, e tutti gli altri, mano a mano che si riorganizzavano, tendevano a unirsi ad essa. Questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees, ovvero gradi laterali del Marchio.

La maggior parte di quei gradi, o sistemi di gradi, si fornì di un’organizzazione autonoma e stipulò con la Gran Loggia del Marchio un protocollo di amicizia. Soltanto uno, il Royal Ark Mariner (RAM), si regolò diversamente, delegando al Marchio la gestione della sua parte amministrativa.

Ancora oggi, i Regolamenti dell’Antica e Onorevole Fraternità dei Marinai dell’Arca Reale fanno parte delle Costituzioni e dei Regolamenti della Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio (GLMMM).

Per questo, quando cominciano a sorgere Logge del Marchio in un Paese fuori dall’Inghilterra, di norma il RAM è il primo side degree a seguirlo.

In Italia, come la nostra rubrica ha ampiamente documentato, le prime Logge del Marchio sono comparse già da qualche anno – alcune, ad opera dei Fratelli della GLRI, per filiazione della GLMMM di Inghilterra e Galles; un’altra all’obbedienza della GLMMM francese, di cui furono artefici i Fratelli Giovanni Domma e Massimo Vettese. Quest’ultimo è scomparso prematuramente nel mese di Ottobre 2012, destando grande rimpianto in tutti i Massoni che ebbero la fortuna di conoscerlo.

Dalle Mark Lodges di obbedienza inglese sono già nate in Italia due Logge del RAM: la “Pico della Mirandola” e la “Giorgio Vasari”, consacrate a Roma rispettivamente nel 2010 e nel 2012; mentre da quella francese – sotto la guida del Fratello Domma – è sorta il 20 Ottobre scorso la prima Officina italiana dei NAR (Nautonniers de l’Arche Royale o RAM –Royal Ark Mariner).

Tra parentesi, siamo molto fieri del consenso destato dai nostri articoli presso i Fratelli della GLRI, che ci scrivono spesso; sembra che presso di loro la passione nei confronti della ritualità britannica abbia ormai salde radici. Molti attingono notizie dal nostro libro Massoneria del Marchio per i loro lavori, dandoci l’impressione che la nostra opera divulgativa non sia stata vana; li ringraziamo di cuore!

In questo articolo e nel successivo, non è ancora nostra intenzione affrontare il tema del RAM direttamente: tratteremo invece del suo processo di formazione, che è a nostro avviso una storia davvero interessante.

Come premessa necessaria, delineiamo questo mese i suoi temi simbolici principali (con particolare riguardo al loro sviluppo in ambito massonico, nelle gilde artigiane e nella muratoria operativa); il mese prossimo parleremo invece degli antichi gradi dai quali il RAM ebbe origine.

Non diversamente da innumerevoli gradi ispirati a temi biblici, il RAM è fondato sul mito dell’Arca di Noè.

Il personaggio biblico di Noè, figlio di Lamech, è oggetto nella Bibbia di due diverse genealogie: la prima (Genesi, 4) sottolinea la sua discendenza da Adamo attraverso Caino ed Enoch, la seconda (Genesi, 5) attraverso Seth, lo stesso Enoch e Matusalemme, che di Lamech era il padre. Il nome Noè può essere approssimativamente tradotto come riposo, o conforto.

Il nome della moglie di Noè, secondo fonti islamiche, era Waila. I suoi tre figli, Jafet, Sem (o Shem), e Cam (o Ham, o Kham), vengono considerati capostipiti delle razze che popolano la Terra: Jafet dei Bianchi, Sem degli Arabi e degli Ebrei, Cam dei Neri.

È da notare che nella Genesi Sem è sempre nominato per primo, il che lascia supporre che fosse il primogenito; secondo varie tradizioni popolari, però, il primogenito sarebbe stato Jafet, e questa è forse la ragione per cui – nel RAM attuale – Jafet riveste il ruolo di Primo Sorvegliante, mentre Sem è il Secondo.

Parecchi dei temi legati al simbolismo del RAM sono di immediata comprensione, e hanno contribuito a risvegliare un grande attaccamento nei confronti di questo grado in tutti i Paesi nei quali viene praticato.

Così l’idea della quiete dopo la tempesta; così la profonda riflessione sulla forza dell’istituzione familiare e del suo ruolo nella società; così l’enfasi sul concetto (dal punto di vista massonico, molto Modern, e abbastanza inconsueto in un grado di origine Antient) che ad ogni Fratello è affidato un compito particolare da attuare in armonia con gli altri, per il bene di tutti.  Nella maggior parte dei gradi Antient, per quanto si parli abbastanza spesso di opere grandiose affidate ai Massoni (quali possono essere l’edificazione o la ricostruzione del Tempio), è raro che esse vengano esplicitamente collegate alla necessità dei Fratelli di armonizzare e coordinare il lavoro: questo soprattutto a causa di una forte sensibilità nei confronti dei pericoli legati all’orgoglio (vedremo il prossimo mese la bellissima Leggenda di Phaleg). Se è il caso di motivare in qualche modo il precetto dell’unione massonica, si preferisce piuttosto collegarlo al senso di solidarietà; e il RAM in questo non fa eccezione, ponendo in risalto la lotta dell’umanità contro le catastrofi e le intemperie, e sottolineando le analogie tra i pericoli del Diluvio e quelli della vita.

Non solo, ma un grande spazio – davvero assai vasto rispetto ad altri rituali, e questo vale tanto in senso letterale che figurato – è dedicato al percorso che il Massone deve compiere per potersi rifugiare nell’Arca, a testimonianza della maggiore attenzione rivolta dagli Antients agli aspetti individuali dell’esperienza iniziatica.

È un percorso di salvezza intesa soprattutto come trasmutazione interiore: in questo senso, le idee degli Antients non erano lontane da quelle dei grandi Massoni – ermetisti dei Paesi latini.

Difatti, non a caso – nel panorama dei gradi massonici oggi praticati – il RAM è uno di quelli che in maggior misura ha ereditato i tesori ermetici dei rituali settecenteschi: ritorneremo su questo tema nell’articolo del prossimo mese.

Per adesso, è il caso di osservare che l’Arcobaleno – il simbolo per eccellenza della

trasmutazione interiore – si trova nel suo emblema, e può essere considerato uno dei suoi principali simboli.

Secondo Oliver, l’Arcobaleno che si disegnò nel cielo dopo il Diluvio come emblema del nuovo patto tra Dio e l’umanità sarebbe entrato nell’antica tradizione ebraica attraverso le credenze degli Architi (i Fenici d’Africa), per i quali rappresentava il vestito di Dio (in questo modo viene definito anche dal profeta Ezechiele). Ai nostri giorni, una delle interpretazioni massoniche più diffuse è quella di considerarlo un ponte tra l’antico e il moderno, tra il passato e il presente.

Nel 1872, gli studiosi (non solo massonici) del mito del Diluvio si erano trovati a dover fronteggiare un trauma senza precedenti: era stata infatti tradotta la tavoletta cuneiforme babilonese sulla quale era riportato il mito di Gilgamesh – analogo a quello di Noè, ma palesemente più antico.

Ai nostri giorni, si dà per scontato che il racconto biblico del Diluvio sia tratto da fonti anteriori; ma fino ad allora, ben pochi avevano messo in dubbio che la Bibbia fosse il più antico dei libri, dal quale le altre forme di cultura scritta erano in un modo o nell’altro derivate.

Oggi noi facciamo fatica a capirne i motivi, ma la scoperta del mito di Gilgamesh segnò per il RAM un duro colpo: parecchi Fratelli se ne allontanarono sentendosi in qualche modo traditi, mentre tra quanti rimasero resistette a lungo – a dispetto di ogni evidenza – l’idea che i Babilonesi avessero tratto ispirazione dalla Genesi, e non viceversa.

Questa crisi, si noti, esplose soltanto un anno prima dell’incontro – tenutosi alla Freemasons’ Hall di Londra – nel quale venne varata la politica dei side degrees, e c’è chi ha ipotizzato che la sorprendente scelta del RAM di fondersi col Marchio venisse dalla convinzione che il grado, da allora in poi, non avrebbe più potuto reggersi con le proprie gambe: un timore che, alla luce delle successive vicende, appare infondato.

Fu poi provato da altri archeologi che il racconto biblico del Diluvio era formato dalla sovrapposizione di due racconti. Il primo, più antico e più semplice, coincideva con l’epopea di Gilgamesh, mentre tutto quanto concerneva le azioni di Noè più in dettaglio: l’edificazione di un Altare, l’impianto di una Vigna eccetera (e in linea di massima, l’interpretazione etica e teologica della vicenda), poteva considerarsi frutto di un’aggiunta posteriore, risalente (si crede) a circa duecento anni dopo.

Del resto, la tradizione secondo cui un uomo prediletto da Dio scampò al Diluvio insieme alla sua famiglia si è tramandata anche in molte altre nazioni: tra queste l’India, la Grecia e l’Irlanda.

Addirittura nella stessa tradizione druidica inglese, dove molte tracce del mito del Diluvio si ritrovano nella leggenda di un’inondazione causata dallo straripamento del lago Llyon: qui fu il dio Gwidion, corrispettivo di Mercurio, a tracciare l’Arcobaleno nel cielo, volendo così promettere (a un uomo e una donna che si erano salvati) che il lago non sarebbe straripato mai più.

Scoperte del genere segnarono anche la fine della credenza che attribuiva la compilazione di tutti e cinque i libri del Pentateuco a Mosè. Questo avrebbe potuto segnare una crisi ancora peggiore, non solo per il RAM ma anche per molti altri antient degrees; ma i Massoni avevano ormai digerito l’idea che la corrispondenza tra narrazioni bibliche e scoperte archeologiche non fosse sempre esatta, imparando a concentrarsi maggiormente sull’aspetto simbolico ed esoterico dei rituali.

La vicenda di Noè può essere accostata a quella di Adamo, perché sono i due passi biblici nei quali l’influenza attiva del divino nel determinare le vicende umane risulta maggiormente enfatizzata, e hanno avuto in questo senso un enorme influenza tanto sulla teologia cristiana quanto – di riflesso – sulla storia della civiltà occidentale.

Potrebbero anche essere definite due successive creazioni del mondo: la prima dalla Terra, la seconda dall’Acqua – e da questo sorse l’idea che la terza distruzione/rigenerazione dell’umanità verrà dal Fuoco, un tema che è riemerso nelle speculazioni degli esoteristi soprattutto dopo Hiroshima.

Un’altra idea comune ai due miti è che il Creatore ha la facoltà di affidare la rigenerazione del genere umano a un Uomo da lui scelto, che si trova in questo modo da lui investito di poteri e facoltà sconosciuti alla maggioranza: è questa una delle fondamentali legittimazioni dell’idea di esoterismo, inteso come percorso di elevazione individuale sì, ma non fine a sé stesso – destinato piuttosto a trasmettere i suoi doni all’intera umanità.

In questo senso, Dio si fa tramite Noè Architetto e Costruttore, e il Massone noachita aspira a farsi simile a Noè imitandone le azioni. Un tratto distintivo del RAM, sul quale molti autori tornano volentieri, è come l’ideale percorso che va dal Massone al Grande Architetto tramite l’Uomo Primordiale risulti in questo grado assai più chiaramente e semplicemente tracciato rispetto alla complessa e un po’ misteriosa visione corale che si delinea nel quadro della ritualità hiramita.

L’affascinante tema della distanza/corrispondenza tra le visioni hiramita e noachita è messo a fuoco assai propriamente da Mottram, che appunta l’attenzione sulle differenze tra l’arte della carpenteria edile e quella navale: la prima si rivela più difficile nelle fasi preliminari e iniziali, poi il lavoro già fatto offre un sostegno e un modello a quanto segue, sicché tutto si risolve in una procedura per così dire automatica.

Invece la costruzione di una nave è all’opposto: essa obbedisce dapprima a formule predefinite che richiedono solo di essere adattate alle dimensioni del vascello, ma nel prosieguo si fa sempre più difficile, con variabili sempre nuove caso per caso – quali ad esempio il massimo peso che possa essere attribuito alle opere morte, o quale debba essere la loro distribuzione più opportuna per assicurare un galleggiamento ottimale.

Difficilissimo è poi il caso di una nave che – come l’Arca – non debba essere varata, ma sia destinata a sollevarsi poco a poco sotto la spinta delle acque: il rischio principale è che il terreno sotto di essa ceda sotto il peso e la imprigioni nel fango. Per risolvere tutti questi problemi, egli nota, occorrono conoscenze di prim’ordine sia nel campo della Fisica che in quello della Geometria.

(Nota: molti studiosi si sono chiesti se per l’impermeabilizzazione dell’Arca fosse stata usata resina, gomma o bitume. È da notare che l’arte della manipolazione di tali sostanze conobbe in Medio Oriente un sorprendente sviluppo fin dai tempi più antichi ed era considerata sacra, come risulterà ai miei lettori esperti nel campo delle fumigazioni magiche; ora, il fatto che l’Arca fosse stata calafata con uno di questi prodotti costituisce una parte del suo simbolismo sulla quale numerosi Massoni di indirizzo esoterico si sono soffermati.)

Comunque sia, le analogie tra le due principali forme massoniche risultano essere ben più significative delle differenze. Come Hiram, Noè galleggia sulle acque inferiori in un cofano che è la sua bara, passando attraverso la morte e la distruzione; come per Hiram, la sua resurrezione equivale simbolicamente alla salvezza di tutte le forme viventi.

Provocatorio e geniale come era suo costume, George Oliver osservò: Noè (…) era definito il padre dell’umanità. Veniva dal grembo di una donna, ma era nato nella vergine Arca, senza intervento di nessuna creatura umana; fu poi elevato a oggetto di idolatria, e divenne la principale divinità nel mondo dei gentili (…) essendo considerato un’incarnazione della divinità…

E gli fa eco Neville Cryer: Lui e Dio erano uno. Sul finire del primo millennio dell’era cristiana, la figura di Noè veniva considerata una prefigurazione di quella di Cristo.

Questo è un concetto già implicitamente presente in Tertulliano, con la sua idea che il Diluvio prefiguri il Battesimo, e che venne poi apertamente formulato da Giustino Martire.

Rifacendosi al loro pensiero, così si esprimeva nel 1713 un anonimo ecclesiastico francese:

I Padri della Chiesa hanno osservato che l’Arca era l’immagine della Chiesa, intesa come unica Arca entro cui l’uomo può trovare la salvezza (…). Il legno e l’acqua rappresentano due grandi misteri: l’acqua, che nel Battesimo ci purifica dal peccato, nella forma del Diluvio purificò il mondo dalle abominazioni; e il legno della Croce del Salvatore (…) ha salvato il mondo intero. Così piacque a Dio di prefigurare la Sua Chiesa nell’Arca, che è il simbolo della redenzione e del rinnovamento del mondo.

A proposito del tema Arca della Salvezza/rinnovamento, Mottram sottolinea la capacità del veicolo Arca di sollevare Noè al di sopra dei risultati evolutivi conseguiti dai suoi antenati, portandolo più vicino a Dio. Egli non portò nell’Arca nessuno che appartenesse alla generazione precedente; questi, del resto, si erano dimostrati incapaci di comprendere il senso e il valore del veicolo che andava approntando.

L’idea di un Arca/Tempio non destinata a intraprendere alcun viaggio, ma interamente consacrata all’idea di trasmutazione interiore emerge con chiarezza dalla versione ellenica del mito dell’Arca, riportato da Diodoro Siculo: Sesostris costruì un’Arca di cedro ricoperta di placche d’oro, la cui lunghezza era di 280 cubiti, la fece portare nel Tempio di Tebe e quivi la consacrò a Osiride; nell’interno di questo edificio venivano celebrati i cosiddetti misteri diluviani.

Cryer fa notare la vicinanza nella lingua greca dei termini naus (Tempio) e naos (nave), nonché la ricorrenza nell’architettura sacra di vari termini di origine nautica, come ad esempio navata.

Non conosceva, probabilmente, i versi del nostro Cardarelli:

O chiese di Liguria, come navi

Disposte ad essere varate!

Sappiamo che i misteri diluviani degli antichi Greci erano collegati tanto all’idea della sacralità del rinnovamento (potremmo quasi dire: del progresso) quanto a quella di un’evoluzione estesa che coinvolge anche le specie animali e – per estensione – l’intero mondo della natura. Millenni dopo, entrambi sarebbero stati ripresi e sviluppati nell’ambito della letteratura teosofica, e rappresentano forse oggi il più fondamentale contributo della scuola anglosassone all’esoterismo contemporaneo.

Di qui la possibilità di fruttuosi accostamenti sul tema Arca/progresso, strettamente associato all’idea che spetti all’uomo l’edificazione di una sorta di scatola magica volta a salvare le specie animali: ovvero riscattare l’animalità in noi dalla meccanicità degli istinti e guidarla alla consapevolezza.

La tendenza, emersa in Inghilterra tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, a riscoprire e privilegiare le istanze teologiche legate all’idea di rinnovamento è ben rispecchiata nei più antichi catechismi massonici, e fece sì che i due leit-motiv Arca/progresso e Arca/patto risultassero, nelle esegesi più antiche, intrecciati al punto da risultare quasi indistinguibili.

In Genesi 9:17, il Signore aveva spiegato che l’apparizione dell’Arcobaleno (non citata, è bene notarlo, nelle versioni babilonese ed egiziana del mito del Diluvio) è il segno del patto che ho stabilito tra me e TUTTE LE CREATURE DELLA TERRA, ma a dispetto dell’importanza della cosa l’accostamento tra l’Arca di Noè e l’idea di patto non era stato molto rivisitato nell’Antico Testamento : si potrebbe quasi supporre che il secondo patto, stipulato da Dio col solo popolo ebraico, avesse eclissato – nell’immaginario collettivo degli Ebrei – il precedente. Sarà soltanto con l’avvento di un terzo patto, quello stipulato tra Gesù e l’umanità, che il collegamento

Arca/patto tornerà a risaltare, e assumerà nuova importanza.

Le esegesi cristiana e massonica non mancano neppure di porre in risalto l’umiltà di Noè, che ben lungi dall’inorgoglirsi per essere stato prescelto da Dio e per la formidabile impresa da lui realizzata, dopo il Diluvio riprende come se nulla fosse stato le sue normali attività di padre di famiglia, artigiano e agricoltore, stimando di non aver fatto nulla di più del proprio dovere.

In questo si contrappone ad Adamo, che cadde vittima del peccato dell’orgoglio, ed ai suoi stessi discendenti, che si dedicarono all’edificazione della Torre di Babele. La Massoneria noachita ha sviluppato nei secoli questo tema fino a porre l’idea di umiltà al centro del proprio percorso.

Annota Neville Cryer che, secondo una leggenda, Noè portò nell’Arca la bara contenente i resti di Adamo; era per avere costantemente sotto gli occhi i frutti dell’orgoglio, o perché il suo antenato che aveva sofferto le conseguenze del proprio orgoglio potesse raggiungere la salvezza di cui l’umiltà fa beneficiare?

La leggenda del Sepolcro di Adamo, cui Cryer fa riferimento è riportata nel Briscoe Pamphlet (1724):

Adamo si era preparato per l’eterno riposo una magnifica Pietra Monumentale, su cui erano incise tutte le Figure Geometriche e i Geroglifici, successivamente ripresi dagli Antichi Egizi, insieme alla spiegazione del significato della lettera Tau, che era il Marchio apposto su Caino perché nessuno lo toccasse, e sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione.

Ora accadde che Adamo fu avvertito che la sua Morte stava arrivando ; affidò quindi questo Sarcofago di Pietra a suo figlio Seth, con questo Incarico : che dopo il suo Decesso, il suo Corpo sarebbe stato deposto lì finché non si fosse trovato un Sacerdote dell’Altissimo che potesse celebrare il suo funerale secondo il rito di Melchisedec; così il Corpo di Adamo fu tramandato fino a Noè, che lo sistemò al centro dell’Arca, e ogni giorno offriva Preghiere sulla sua Tomba Monumentale, come su un Altare offerto a Dio dalla Fede di suo Padre Adamo…

Le più antiche raffigurazioni del Diluvio si trovano nelle catacombe di Roma e risalgono al secondo secolo dell’era cristiana. Un’altra, del quinto secolo, si trova nella sinagoga di Gerasa, mentre risale all’undicesimo secolo il ciclo di affreschi sul Diluvio che si può ammirare nella Chiesa di Saint Savin, in Francia.

Posteriormente, troviamo varie pitture, sculture e bassorilievi in Chiese e Cattedrali gotiche francesi e inglesi. Talvolta, non lontano dall’immagine dell’Arca è raffigurato anche il Tempio di Salomone, a testimoniare che il collegamento tra i due simboli era già presente nell’arte sacra medievale.

Michelangelo, nella Cappella Sistina, raffigurò Noè nell’atto di rendere grazie a Dio dopo essere scampato al Diluvio; anche Tiziano e Carracci produssero le loro versioni della storia dell’Arca.

In Gran Bretagna, una forma volgarizzata del racconto del Diluvio circolò nella Biblia Pauperum fin dal quattordicesimo secolo. Ne ebbero origine varie leggende, come quella – diffusa a Norfolk – per cui l’Arca, prima di scendere sull’Ararat aveva preso terra su una collina nella parte meridionale di quella contea, il Dunham Common; Noè però trovò il Diavolo ad aspettarlo, così chiuse il portello e riprese la navigazione.

È bene documentato come nell’Inghilterra medievale le gilde artigiane fossero chiamate a prendere parte alle feste religiose, nelle quali spesso venivano messi in scena episodi della Sacra Scrittura. Si ha notizia di sette feste annuali dove era rappresentata la storia dell’Arca; si tenevano a Chester, Coventry, Cornwall, Hull, Newcastle, Wakefield e York.

In quella di York, l’edificazione dell’Arca era affidata alle corporazioni dei carpentieri navali, fatte venire espressamente dai centri costieri della contea; invece le vicende successive erano interpretate dai pescatori e dai marinai.

A Chester la moglie di Noè non voleva saperne di entrare nell’Arca, e la parte in cui Jafet si dava da fare per convincerla veniva considerata il pezzo forte della rappresentazione, alla quale il pubblico partecipava schierandosi in favore dell’una o dell’altra parte. A Wakefield invece toccava a Noè convincerla, ed era spesso costretto a far ricorso a… una buona dose di legnate.

Estremamente interessante, dal nostro punto di vista, è che a Cornwall il medesimo ruolo di dissenziente fosse rappresentato da …Tubalcain (non dimentichiamo che questo personaggio, secondo la tradizione, era un fabbro: forse era lì in qualità di fornitore di chiodi).

A Hull la rappresentazione si svolgeva su un palcoscenico mobile raffigurante l’Arca; poiché si svolgeva in coincidenza con un’importante festa agricola, l’enfasi veniva posta sul ruolo di Noè come vignaiolo. A Newcastle invece veniva privilegiata l’immagine di Noè carpentiere, e gli artigiani locali intrattenevano il pubblico sulle tecniche da lui messe in opera nella costruzione dell’Arca.

In questo modo il mito dell’Arca si introdusse nella tradizione orale delle gilde, rimbalzando dall’una all’altra e figliando leggende e nuove versioni.

Alcuni studiosi del Rinascimento furono tra i primi a fissare le leggende artigiane sull’Arca per mezzo della parola scritta: così, nel 1609, Thomas Dekker scrive un’opera su Quattro Uccelli dell’Arca di Noè, dove tratta della Colomba, dell’Aquila, del Pellicano e della Fenice in termini che ritroveremo in larga parte nel simbolismo massonico.

Già il più antico documento scritto della muratoria operativa (il Poema Regio, circa 1390) cita Noè e l’Arca (verso 537), e l’inserimento del nostro personaggio nell’elenco dei padri nobili della muratoria è presente in tutte le Costituzioni precedenti al 1717 oggi note.

È opportuno notare, inoltre, come i primi Massoni fossero convinti dell’esistenza di un legame tra il mito di Noè e l’introduzione nel simbolismo muratorio delle Colonne.

Già nel secondo secolo dopo Cristo Giuseppe Flavio aveva alluso alla leggenda dei due pilastri antidiluviani; ora, secondo le Old Constitutions essi erano di marmo, e su di essi Lamech, padre di Noè, avrebbe trascritto tutte le scienze umane per farle sopravvivere al Diluvio.

Nelle Costituzioni del 1723, Anderson dichiara che Noè e i suoi tre figli Jafet, Sem e Cam, tutti bravi Massoni, portarono con sé oltre il Diluvio le Tradizioni e le Arti degli Antidiluviani; i pilastri, però, li attribuisce a Enoch.

Nelle Costituzioni del 1738 invece, probabilmente in seguito a rimostranze ricevute da Massoni portatori di tradizioni diverse, cita Giuseppe Flavio a testimonianza del fatto che i pilastri di Enoch sarebbero rimasti in Siria, lasciando quindi aperta la porta all’ipotesi che quelli citati nelle Old Constitutions fossero altri due.

Pochi anni dopo, una Lettura in uso presso la Athol Lodge degli Antients recitava:

D: Vogliate informarci come ebbero origine i nomi delle Colonne.

R: Dopo che Noè, appena uscito dall’Arca, ebbe edificato la Colonna o Altare del Sacrificio e ricevette la benedizione di Dio, la battezzò J (…) in memoria dell’Arcobaleno che Dio aveva fatto apparire nei Cieli (…). Questa Colonna fu, negli anni successivi, accresciuta in grandezza e ornamenti dai discendenti di Noè, e considerata un Tesoro molto sacro; ne innalzarono poi molte altre, in tutti i luoghi dove ebbero a soggiornare…

E proseguiva poi, attribuendo l’origine della Colonna B a cause diverse.

Chiudiamo con due curiosità. Sempre a proposito delle origini Antient del RAM, non possiamo trattenerci dal citare una sua curiosa prerogativa, sopravvissuta fino ai nostri giorni e tuttora praticata: ovvero la possibilità, da parte dei Gran Maestri Provinciali del Marchio, di conferire a pochissimi autorevoli Fratelli il Royal Ark Mariner Grand Rank. Questo grado li autorizza a intervenire ai lavori del RAM in qualsiasi parte della Terra senza bisogno dell’invito.

E ancora: in molti Paesi, una curiosa appendice facoltativa del RAM è il Cork. È questo uno scherzoso rituale dai tratti goliardici (ma non per questo sprovvisto di profondità) che regola nei minimi dettagli lo svolgimento delle Agapi.

Può essere praticato anche in combinazione con altri riti (ci è giunta la notizia della presenza di Massoni del Cork anche in Italia), e anche a questo stiamo pensando di dedicare, prima o poi, un articolo.

Il seguito di questo lavoro tratterà delle prime forme di Massoneria noachita, e di come esse si siano evolute nel grado del RAM oggi esistente.

 

Storia del grado massonico di Royal Ark Mariner

(seconda parte – maggio 2013)                                                    

In questo secondo articolo sul grado massonico di Royal Ark Mariner (RAM) ci dedicheremo al suo processo di formazione nell’ambito della Massoneria speculativa.

Il RAM assunse le sue connotazioni odierne negli ultimi anni del diciottesimo secolo, quindi lì ci fermeremo: dopo quel periodo si può registrare una sola variazione di rilievo, della quale faremo cenno nel finale.

La ricchezza e l’abbondanza delle tradizioni massoniche su Noè tendono a suggerire l’idea che una ritualità noachita esistesse e fosse praticata nella Massoneria delle origini prima della riforma hiramita, che ne segnò probabilmente il tramonto.

L’indicazione più potente in questo senso, che ha quasi valore di prova, risiede nella presenza, nell’ambito della ritualità Antient, di almeno due importanti gradi noachiti: fu proprio da essi che (sempre in ambito Antient) il RAM ebbe origine, e ne parleremo.

Mancano invece dati certi sulla pratica di sistemi noachiti nell’ambito della GLDI dal 1717 al 1751, e anche sul fatto che una qualche forma noachita abbia svolto in questo periodo funzioni di terzo grado.

Gli indizi, comunque, sono notevoli. Per esempio, su un giornale londinese del 1726, fu pubblicato un annuncio intitolato Antediluvian Masonry, che annunciava la costituzione di una Loggia presso la Ship Tavern di Bishopgate Street. In essa si sarebbero tenute svariate Letture sull’Antica Massoneria, in particolare sul Significato della Lettera G, e su come e in che Modo i Massoni Antidiluviani formavano le loro Logge, illustrando quali Innovazioni furono successivamente introdotte dal Dottor (Desaguliers) e da altri Moderns…

E cosa significava veramente l’osservazione di Anderson nelle Costituzioni del 1723: un Massone è tenuto a obbedire alla legge morale (…) come un vero Noachida? E ancora …perché tutti (i Massoni) acconsentono ai tre articoli di Noè?

Nelle stesse Costituzioni sono anche citati i Tre Articoli di Noè, dei quali si sa che erano i seguenti: 1 – Astenersi dall’idolatria; 2 – Onorare Dio (…); 3 – Non uccidere.

Come molti hanno osservato, non aveva senso che Anderson si dilungasse a proporre ai Massoni una… versione ridotta dei Dieci Comandamenti, se essa non fosse anche stata anche il fondamento di una qualche forma di ritualità massonica; forse legata al simbolismo noachita del Triangolo?

Il termine Noachida fu usato anche dal Gran Segretario della GLDI John Revis in una lettera al Gran Maestro Provinciale di Calcutta. La lettera risale al 1735, ovvero al periodo in cui la riforma hiramita stava cancellando le tracce delle antiche forme di terzo grado.

Ora, chi ha letto i nostri articoli sa bene che le Logge coloniali – fondate perlopiù da Fratelli scozzesi, irlandesi o di regioni decentrate, non particolarmente coinvolte nella riforma promossa dai Moderns – furono quelle in cui le antiche forme sopravvissero più tenacemente, anche in virtù della tolleranza manifestata da Londra nei loro confronti.

Il Gran Segretario scriveva: la Provvidenza ha fissato la Vostra (Gran) Loggia presso quei saggi Indiani cui piace di essere chiamati Noachidi, e chiedeva al Gran Maestro Provinciale di informarsi presso di loro sulle possibili rimanenze dell’Antica Massoneria che possono essere rimaste in quell’area.

Può darsi che Revis intendesse con queste parole suggerire al Gran Maestro di documentarsi sulle analogie tra la ritualità massonica e quella indù, nel qual caso il valore di questa lettera come prova dell’esistenza di un’antica ritualità noachita verrebbe meno. Però può anche darsi che l’invito alla ricerca fosse rivolto all’ambito delle Logge coloniali stesse, sulle quali la GLDI esercitava ben scarso controllo, e non era quindi a conoscenza dei rituali in esse praticati: perché se il Gran Segretario avesse potuto disporre di dati precisi sulla pratica in India dei gradi noachiti, questo avrebbe rappresentato per lui un valido argomento al fine di attenuare le ire degli Antients, la cui secessione si profilava già all’orizzonte.

Scese il silenzio sui Noachidi dal 1738 al 1754, quando la polemica tra Antients e Moderns divenne più dura. Nel nostro libro sulla Massoneria del Marchio abbiamo riscontrato un identico silenzio nei confronti dei due gradi del Marchio, e anche questo è un indizio che dal punto di vista Modern il noachismo doveva rappresentare qualcosa di potenzialmente eversivo, come lo erano diventate tutte le forme di terzo grado non hiramite.

In Scozia, fin da quegli anni si era intrapreso il difficile percorso di non contrariare troppo i potenti Fratelli inglesi, mantenendo aperta nel contempo una via scozzese alla Massoneria che consentisse di salvaguardare il più possibile le antiche forme rituali.

È quindi un altro segno dei tempi l’elaborazione definitiva – probabilmente messa a punto negli anni quaranta – dello Knight of the Rosy Cross: il celebre secondo grado dell’Ordine Reale di Scozia, nel quale gli eventi del Diluvio sono abbondantemente citati.

Ma anche nell’Inghilterra rurale, come ad esempio nella zona di Tyne – futura roccaforte Antient – sopravvivevano impavide realtà come la Massoneria Harodim: un vero e proprio serbatoio di Letture risalenti alla muratoria operativa, fondate perlopiù sull’esegesi del Pentateuco.

Secondo il Tuckett, che all’incirca un secolo fa le studiò a fondo, è da qui e non dalla Scozia che avrebbe avuto origine la maggior parte degli antient degrees: teoria interessante, che molti Fratelli della GLDI hanno sposato in modo abbastanza acritico, ma che a giudizio di altri sottovaluta il ruolo delle Logge militari.

Nel mondo degli Antients, la più autorevole voce che parla di Noè è quella del grande Laurence Dermott, nell’Ahiman Rezon:

…Adamo (…) comunicò fedelmente i misteri della sublime scienza a suo nipote Noè, che la trasmise ai posteri (…). È certo che c’erano (solo) quattro Massoni nel mondo quando venne il Diluvio, uno dei quali – forse il secondo figlio di Noè – non era Maestro (…) e che c’erano assai pochi Maestri ancora ai giorni del Tempio di Salomone: da cui appare chiaramente che la totalità dell’insegnamento veniva trasmessa a quei tempi solo a pochi individui….

Nella Athol Lodge creata dagli Antients venivano praticati in origine numerosi antient degrees noachiti, tutti però riconducibili a due forme principali: il Cavaliere Prussiano e l’Ark. Solo verso la fine del diciottesimo secolo il RAM prese forma da loro, mediante uno spontaneo processo di accorpamento.

La prima menzione del Cavaliere Prussiano risale al 1754, in un opuscolo intitolato Freemason Examin’d. Di questo grado (del quale si dice che risalga al tempo della Crociate) si sa che già nel 1768 veniva lavorato in Cornovaglia, ed è la più antica forma noachita di cui si possiedano i rituali.

Essi prevedono l’uso di guanti e grembiuli bordati di giallo; i Gioielli sono appesi a nastrini neri che vengono agganciati a un bottone del panciotto. Il Gioiello del Maestro Venerabile è triangolare, con una freccia puntata verso il cuore.

La Loggia deve essere aperta alla Luce della Luna Piena, e i tre Ufficiali principali sono Noè, Sem e Jafet. Noè batte sette colpi, Sem cinque e Jafet quattro.

Nel caso dell’ammissione di un nuovo membro, il Candidato (o Proselita) veniva condotto intorno alla Loggia per sedici volte, e gli veniva poi offerto un bicchiere di vino.

A questo punto, veniva brevemente rappresentato l’episodio biblico di Noè ubriaco; poi gli Ufficiali puntavano le spade sul Proselita, lo facevano inginocchiare e prestare giuramento.

Trasmessi i segni e la presa del grado, gli veniva poi insegnato un ampio catechismo; in questo era anche contenuta la bellissima Leggenda del grado, ripresa da Michele Moramarco nella Nuova Enciclopedia massonica:

I discendenti di Noè, nonostante l’Arcobaleno che era il segno di riconciliazione dato dal Signore agli uomini (…), risolsero di costruire una Torre molto alta per mettersi al riparo della vendetta divina. Scelsero perciò la pianura detta di Senmart, in Asia; dieci anni dopo che essi ebbero gettate le fondamenta di tale edificio, il Signore (…) volse il suo sguardo verso la Terra, percepì l’orgoglio dei figli degli uomini e discese sulla Terra per confondere i loro progetti temerari e mise la confusione delle lingue tra gli operai (…).

Gli operai, non intendendosi più, furono costretti a separarsi: ciascuno prese la sua direzione. Phaleg, che aveva dato l’idea di questa costruzione e ne fu il direttore, era il più colpevole e si condannò a una penitenza rigorosa: si ritirò nel nord della Germania, dove giunse dopo molte pene e fatiche (…).

In quel luogo, che si chiama Prussia, egli costruì (…) un Tempio a forma di triangolo, dove si richiuse per implorare la misericordia di Dio e la remissione del suo peccato.

Annota Moramarco: la leggenda continua con la scoperta occasionale, nel 553 d. C., del Tempio triangolare, “nel quale era una colonna di marmo bianco (…); a fianco di quella colonna si trovava la tomba di Phaleg, con una pietra d’agata sulla quale era inciso l’epitaffio: Qui riposano le ceneri del nostro Grande Architetto della Torre di Babele; il Signore ebbe pietà di lui, POICHE’ ERA DIVENUTO UMILE”.

Nel corso dell’ottocento il Cavaliere Prussiano si arricchì di parti nuove, e ai tre Ufficiali originali se ne aggiunsero altri fino al numero di sei. La lista era questa: Gran Comandante, Cavaliere d’Introduzione, Cavaliere d’Eloquenza, Cavaliere delle Finanze, Cavaliere della Cancelleria e Cavaliere della Difesa.

Scomparve la parte relativa all’ubriachezza di Noè, si arricchirono le Letture e la parte teorica. Un interessante rituale del Cavaliere Prussiano ottocentesco, già prevenuto al suo massimo sviluppo o quasi, è riportato nel Manual of Freemasonry di Carlile; versioni ad essa molto simili costituiscono ancora oggi il 21° grado del Rito Scozzese Antico Accettato, nonché il 35° di alcune linee di trasmissione odierna del Rito di Misraim.

L’altro antient degree noachita era l’Ark, che nella maggior parte delle Officine veniva praticato in combinazione con il Link and Wrestle. Quest’ultimo era un grado costruito intorno all’episodio della lotta di Giacobbe con l’Angelo, e il legame tra i due miti dell’Arca e di Giacobbe era illustrato dal Gran Maestro (così veniva detto il presidente di questa camera) nell’allocuzione di Chiusura:

Fratelli miei, provvediamo a chiudere queste Logge nella ferma certezza che il patto stipulato da Dio con Noè dopo il Diluvio non sarà mai dimenticato, e possa la benedizione che Giacobbe ottenne dall’Angelo essere sempre su di voi.

Dal simbolismo noachita era tratta la decorazione della Loggia, ornata con un Arcobaleno trasparente e con un’immagine dell’Arca in navigazione; il Gran Maestro però, apriva i lavori con le batterie relative a entrambi i gradi.

Nella prima parte del rito, veniva praticato l’Ark. il Libro Sacro veniva aperto sul settimo capitolo della Genesi, e la procedura per l’ammissione di un Candidato era scandita dalla sua progressiva lettura: per esempio, alla lettura del versetto 11 gli veniva consegnato un Ramoscello di Ulivo.

Seguiva all’iniziazione una lunga e interessante allocuzione del Gran Maestro, che accennava tra l’altro all’edificazione da parte di Enoch di Due Colonne (in questo caso, una di ottone l’altra di marmo) e forniva dettagliate informazioni su come la progenie di Noè si sparse per il mondo.

Al termine di questo discorso veniva ripetuta la doppia batteria, poi i lavori

proseguivano nel Link and Wrestle.

Un’altra versione dell’Ark, l’Ark and the Dove (L’Arca e la Colomba) era stata introdotta in America dalle Logge militari. L’Arcobaleno stava all’Oriente, e al centro del Tempio uno spazio chiuso da tendaggi rappresentava l’Arca.

Otto Ark Mariners (già venivano chiamati così) erano richiesti per aprire i lavori nel grigiore dell’alba.

Dopo l’Apertura, Sem e Jafet avvertivano Noè che il Diluvio era cominciato e le acque stavano salendo: non restava altro da fare che prendere posto nell’Arca.

Tutti i Fratelli si alzavano, si mettevano all’ordine e davano il segno; poi, guidati da Noè, si portavano nello spazio circondato dai tendaggi. Curioso ci appare oggi il dettaglio che, per questa parte del rito, Noè indossava una tunica gialla e una… barba bianca posticcia; gli altri Fratelli, tuniche bianche e barbe più scure.

Noè rivolgeva una preghiera all’Altissimo, e si assicurava che un Ramoscello di Olivo consacrato fosse sull’Altare; a questo punto l’Arca era varata, e si poteva procedere all’ammissione del candidato.

Questi doveva svolgere un percorso attraverso tre diverse stazioni. La prima, a Occidente, era coperta da un tendaggio; vi si trovava un piccolo Altare triangolare, coperto da una tovaglia verde e con al centro un Ramoscello d’Olivo.

C’era anche una tavola imbandita, alla quale il candidato veniva invitato a rifocillarsi con cibo e vino. Ma quando toccava il vino, il suo gesto suscitava la riprovazione di Noè, e tutti i Fratelli si mettevano a produrre un gran frastuono. Voci gridavano: Siamo perduti! Mentre eravamo qui a festeggiare, le acque sono salite e ci distruggeranno.

Il tendaggio soprastante cadeva allora sul candidato, avvolgendolo come in un sacco. In queste condizioni veniva trascinato dai Fratelli alla seconda stazione: la parte centrale del Tempio, quella delimitata dai tendaggi che rappresentavano l’Arca. Nel corso di questo viaggio, i Fratelli simulavano il suono dei flutti del mare.

Nell’Arca erano praticate due Finestre. All’interno c’era anche un grande Triangolo Equilatero tracciato al suolo, e una tavola mobile precariamente appoggiata su un cilindro di legno.

Il candidato veniva fatto fermare sul vertice Est del Triangolo, come avviene oggi nel RAM. Intanto Jafet si lamentava con Noè perché temeva che le acque prevalessero; Noè lo invitava a liberare la Colomba dalla Prima Finestra.

Allora il candidato, sempre coperto dal tendone, veniva trasferito dall’angolo Est del Triangolo a quello a Sud-Ovest.

Ahimè, la Colomba è tornata senza aver trovato nessun luogo su cui posarsi! Noè invita Sem a provarci anche lui, questa volta dalla Seconda Finestra, e il candidato passa all’angolo Nord-Ovest.

La Colomba ritorna, e questa volta porta nel becco un Ramoscello d’Olivo. Noè rende grazie all’Altissimo, e la libera personalmente (di nuovo dalla Seconda Finestra) per la terza volta.

A questo punto, il candidato viene fatto fermare sulla tavola mobile. Sem osserva che la Colomba questa volta non è tornata. Noè esclama: Scorgo la vetta di una montagna.

La tavola viene scalciata con forza; il candidato perde l’equilibrio e cade (un Fratello lo raccoglierà al volo, impedendogli di farsi male), mentre tutti gli Ark Mariners gridano in coro: Alleluia!

In questo modo veniva simulato l’arenarsi dell’Arca sul monte Ararat.

Il candidato viene portato ora alla terza stazione, ovvero all’Oriente; è arredata in modo del tutto simile alla parte occidentale, salvo il fatto che l’Altare Triangolare è spoglio.

Noè legge dal Libro Sacro Genesi 8: 21-22 e Genesi 9: 13-16, mentre il candidato è guidato a compiere otto giri della stazione; infine gli si dice di contemplare l’Arcobaleno all’Oriente, e viene finalmente creato Ark Mariner nel nome del Gran Patriarca dell’Universo, Signore del Cielo e della Terra, e di questa Venerabile Loggia di Ark Mariners, aperta sul Ramoscello di Ulivo.

Nella successiva Lettura, Noè intrattiene il neofita sulle origini del grado, del quale siamo debitori (…) a Hiram di Tiro, che ne aveva ricevuto la conoscenza indipendentemente da Re Salomone, e tramite un diverso canale.

Da questo passa all’illustrazione degli attrezzi, e infine abborda un tema di grande importanza simbolica (al quale Giovanni Domma ha già accennato in un suo articolo): ovvero che i tre angoli del Triangolo Equilatero sono Bellezza, Forza e Sapienza, e i suoi lati rappresentano Dio nella sua triplice relazione di Auto-esistenza, Rivelazione e Redenzione.

È questo il rituale più antico che si conosca nel quale le valenze della ritualità noachita sul piano della trasmutazione interiore siano esplicitamente dichiarate, e fa riflettere il fatto che vi si alluda in forma anche più estesa di quanto non risulti nel RAM attuale.

Si passa poi alla Chiusura, che dopo i consueti dialoghi tra Noè e i suoi figli è caratterizzata da un unico e violentissimo colpo di Maglietto (non era ancor in uso – come nel RAM odierno – lo Scettro), significante ancora una volta che l’Arca ha preso terra.

Si conosce paradossalmente molto di più sui primordi del Cavaliere Prussiano e dell’Ark piuttosto che su quelli del RAM, da essi derivato. Fu infatti solo negli anni settanta dell’Ottocento, quando la Grand Lodge of Royal Ark Mariners confluì nella Massoneria del Marchio, che gli storici poterono accedere agli archivi di questo piccolo e geloso corpo rituale, che a partire dal 1813 aveva portato avanti i suoi lavori all’insegna della segretezza più esagerata.

Da essi risultava che la Grand Lodge sarebbe stata ricostituita a Londra nel 1772. Era una data sorprendentemente antica, che molti studiosi pongono in dubbio tuttora : altri però si domandano se la ricostituzione non sarebbe potuta avvenire sulla base di una patente canadese riportata in Inghilterra da Thomas Dunckerley (vedi in proposito il nostro articolo : Thomas Dunckerley: un Massone dimenticato), rammentando che John Knight – uno dei Fratelli citati negli annali del Cavaliere Prussiano praticato in Cornovaglia – era amico di Dunckerley, e spesso in quegli anni si recava a Londra per lavorare con lui.

Si sa comunque che a Portsmouth, città natale di Dunckerley, una qualche forma di Ark era praticata fin dagli anni ottanta; e così pure a Bath, altra città che lui frequentava.

Nel 1790, nelle cronache della città di Ipswich, è citato Noah Sibly, (che) aveva stabilito un club o società in una casa di Saint Clement’s, pretendente di essere un ramo particolare della Massoneria detto dei Buoni Samaritani o Ark Masons (…). Le loro (…) processioni (si svolgevano) attraverso varie vie della città, con un modello dell’Arca di Noè, una gran varietà di insegne e stendardi (…) ed erano precedute da una banda di suonatori.

Questo “Noah” Sibly si chiamava, in realtà Ebenezer Sibly: nato a Bristol probabilmente nel 1754, fu studioso swedenborghiano, astrologo, neotemplare, Massone Antient e discepolo di Dunckerley. Alla sua morte, avvenuta nel 1800, è citato nel necrologio che era anche noto come Father Noah.

Nel 1861 fu ritrovata una parte del rituale che veniva lavorato a Ipswich: è quella che gli storici considerano oggi la più antica testimonianza della pratica del RAM propriamente detto.

E’ intestato così:

Royal Ark Lodge of the (Pillar) of an ARK MASON

Laid open in the form of a LECTURE as handed down from Noah to the present time and carefully transcribed from Ancient Records

By Ebenezer Sibly, D(eputy) G(rand) N(oah), 1790.

Questo documento comprende:

1 – Il testo di una Lettura in pieno stile Dunckerley: parte dalla Geometria, per poi dilungarsi sull’influenza esercitata da Noè e dai Noachidi su varie antiche civiltà. Si passa poi a Isaia 54: 8-10, infine il Master Noah illustra brevemente ai Fratelli il simbolismo del Triangolo.

2 – Alcuni cenni sulla preparazione del Candidato: viene detto che gli sarà fatto indossare un grembiulino di pelle d’agnello, nonché bisognerà informarlo che presso i Royal Ark Mariners non si usano gli attrezzi della muratoria, ma quelli della carpenteria – Ascia, Sega e Succhiello (Axe, Saw and Auger).

3 – Un Catechismo, dove si accenna all’accoglimento del candidato sulla punta di un Triangolo e si descrivono procedure, parole di passo e segni in gran parte coincidenti con quelli odierni.

Su un foglio a parte è raffigurata un Arca recante un Triangolo sul tetto, e più sotto un’interessante raffigurazione di come la figura dell’Arca possa essere trasposta nei simboli della Loggia.

È accluso anche un passaporto in bianco, recante come intestazione due simboli: primo, l’Arca che naviga sotto l’Arcobaleno, con la Colomba in volo; intorno all’Arcobaleno sta scritto “Royal Ark Mariner Lodge”, e sotto “N° 9”. Secondo: un Triangolo suddiviso internamente in altri sette, con tre Lettere inserite nei tre triangoli inferiori.

Tutto questo è sufficiente per far concludere agli studiosi che, salvo alcuni dettagli mutuati successivamente da altre forme rituali (tra i quali il più importante è il simbolo della Pietra di Porfido), più di duecentoventi anni fa i tratti generali del RAM erano quasi completamente identici a quelli di oggi.

Negli anni novanta ci sono varie testimonianze di tornate del RAM svolte a Londra; per alcune è documentata la partecipazione di Dunckerley in qualità di Grand Commander. Morì nel 1795 dopo aver designato Silby come suo successore, e questi a sua volta nominò un nobile, Lord Rancliffe: eloquente testimonianza che il grado era ormai uscito dalla fase pionieristica e stava decollando.

Del 1797 la più antica testimonianza della sua presenza in Scozia: il RAM veniva considerato l’11° grado di un sistema rituale in 31 gradi, in uso presso l’Early Grand Encampment neotemplare (anche a proposito di questa organizzazione, cfr. il nostro libro Massoneria del Marchio).

Anche questo RAM scozzese è molto vicino al rituale contemporaneo, salvo variazioni nel testo e piccole differenze: per esempio, l’ingresso del candidato è affidato a Sem, e la parte in cui gli viene fatto percorrere il Triangolo è molto più breve.

Inoltre, secondo Handfield-Jones, il candidato indossava il grembiulino di agnello e portava a tracolla una banda verde, o con i colori dell’Arcobaleno. Poi, il Triangolo veniva tracciato sul pavimento con un gesso, e – soprattutto – la Pietra di Porfido non c’era.

In realtà, l’adozione di questo simbolo – tuttora assente dalle versioni scozzese e americana del RAM – è molto recente: può essere fatta risalire agli anni ottanta dell’Ottocento, ovvero dopo la fusione tra il RAM e la Gran Loggia del Marchio.

Per quanto la cosa possa essere sorprendente, le ragioni di un’aggiunta di tale rilievo non sono affatto documentate, e nell’ultimo ventennio sono state oggetto della massima curiosità da parte degli storici: così oggi non mancano le dotte dissertazioni che associano la Pietra di Porfido a un buon numero di Pietre citate nella tradizione massonica, nella Bibbia e perfino nel… Talmud -nessuna, però, del tutto convincente.

L’ipotesi oggi più apprezzata è quella che ricollega la Pietra di Porfido del RAM a un’altra che era in uso in alcune versioni dell’Arco Reale prima della Union del 1813. Su quest’ultima, si diceva, il buon Patriarca Noè riposava quando ritornava giornalmente dalla sua pia fatica di costruire l’Arca, e quando finì la prese e la piazzò al centro dell’Arca. Con questa Pietra, come un’Ancora di Speranza, Noè ancorò l’Arca sul Monte Ararat; poi, lui e la sua famiglia uscirono.

Su questa Pietra Noè presentò la sua prima offerta a Dio per ringraziarlo della propria salvezza, e volle che fosse posta nella valle dell’Ararat finché il primo dei suoi discendenti fosse stato ancora chiamato a viaggiare sulla terra o sulle acque…

Si tratta, come si vede, di un mito analogo a quello del Sepolcro di Adamo (cui abbiamo accennato nell’articolo del mese scorso), e su come fosse entrato a far parte di un grado non noachita come l’Arco Reale si possono fare soltanto delle ipotesi: avvenne probabilmente nel periodo di osmosi tra le versioni locali dei vari gradi che aveva caratterizzato il primo periodo della Athol Lodge.

Ora, appare plausibile che la notizia della sua rimozione dall’Arco Reale post-Union avesse creato forte malumore tra gli Ark Mariners del 1813, già abbastanza indignati per l’emarginazione del loro grado, e che il ricordo di tale affronto si fosse tramandato lungo l’arco del secolo ; e non ci sarebbe da stupirsi se, già da prima degli anni ottanta, alla Grand Lodge of Royal Ark Mariners fossero pervenute proposte volte al recupero della Pietra di Porfido mediante la sua immissione nel patrimonio simbolico del RAM.

Se questo non era mai stato fatto, le ragioni possono essere tante: può darsi legate alla volontà di non alterare il rituale, ma più probabilmente non si voleva rischiare di accendere una polemica con l’UGLE negli anni in cui il RAM, emarginato e debole, lottava per sopravvivere.

Ma dopo la fusione con il Marchio, quest’ultimo pericolo era venuto meno: ora il RAM poteva disporre non solo di solide strutture, ma anche di un rapporto con l’UGLE che – seppure ufficialmente inesistente – era di fatto improntato alla massima collaborazione.

Nell’UGLE stessa, l’approccio verso gli antient degrees era cambiato: non si guardava più ad essi come a un pericolo, ma come a gloriosi ricordi storici da tutelare.

Suona quindi molto probabile che gli Ark Mariners degli anni ottanta, quando l’alleanza col Marchio offrì loro l’occasione di risistemare il rituale in forma definitiva, avessero approfittato dei buoni agganci della Gran Loggia del Marchio con l’UGLE per informarsi discretamente se, nell’ambito dell’Arco Reale, il loro …scippo della Pietra di Porfido avrebbe destato contrarietà ; e rassicurati che furono, l’avessero innestata nel RAM senza troppa pubblicità, salvando in questo modo dall’oblio un altro importante frammento della ritualità noachita.

Concludiamo con un tratto che nessun autore massonico ha mai rilevato: ovvero, che è di porfido il sarcofago di Federico II di Svevia, conservato nella Cattedrale di Palermo.

Non volendo prestare il fianco alle accuse di troppa immaginazione di cui spesso gli storici dell’esoterismo sono fatti oggetto, ci saremmo astenuti dallo scriverne, non fosse per il legame tra il simbolo della Pietra di Porfido e il Sepolcro di Adamo.

Federico II fu l’ultimo condottiero cristiano a conquistare Gerusalemme ed esserne incoronato Re; nel diciottesimo secolo, però, era soprattutto celebrato come uomo di cultura e pioniere del progresso, per essere stato un fautore dell’unificazione dei popoli e per essersi energicamente opposto allo strapotere della Chiesa.

Non crediamo sia assurdo supporre che qualche Massone tedesco (notevole era la presenza dei gradi noachiti in Germania) possa avere pensato a lui come a un Adamo dei tempi nuovi.

                                                                                                                                         

Il sistema massonico del Secret Monitor (novembre 2013)                                               

Dopo l’introduzione in Italia del Marchio e dell’Ark Mariner, il prossimo corpo rituale britannico destinato a fare ingresso nel nostro Paese sembra essere il Secret Monitor: un sistema in tre gradi di probabile origine franco-olandese, interamente fondato sull’esegesi massonica del racconto biblico di Davide e Gionata.

La prima traccia della sua esistenza in Francia è un libro citato nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Parigi: Compendio delle Leggi e Costituzioni dell’Ordine di Gionata – 1762. Ma i primi documenti sicuri riguardano un sistema in sette gradi

praticato in Olanda nel 1773, e ad Amsterdam i verbali della R:. L:. Concordia Vincit Animos registrano il conferimento del Secret Monitor al Fratello Hendrick Bolt nel 1788.

Fu certamente la forte emigrazione olandese nel Nuovo Mondo a fare del Monitor uno dei gradi più popolari della neonata Massoneria statunitense. Qui era destinato a diventare il più famoso e praticato dei side degrees old style, vecchia maniera, molto prima che (dopo gli anni settanta dell’Ottocento) l’espressione side degrees diventasse sinonimo di alti gradi collegati alla Massoneria del Marchio; in origine, si trattava invece di alti gradi che potevano essere conferiti da un Fratello qualificato ad personam, ovvero anche al di fuori dei normali lavori di Loggia.

Divenne un side degree new style il 14 Gennaio 1892, con la fondazione in Virginia del Collegio Sovrano dei gradi massonici cristiani alleati. Indipendentemente da questo, il 16 Aprile 1932 ne venne fondato un altro che proclamò la sua sovranità sull’intero territorio degli Stati Uniti d’America; dopo un breve periodo di contrasti, le due organizzazioni si riunirono, e rappresentano attualmente l’autorità riconosciuta da tutti i Secret Monitors del mondo.

Riguardo a quale fosse la giusta suddivisione in gradi, le opinioni furono divergenti praticamente fino a tutto il ventesimo secolo: questo perché, sebbene si tratti di un sistema abbastanza complesso, le antiche modalità di trasmissione dei side degrees old style rendevano praticamente necessaria la sua compressione in un grado solo, e i partigiani di questa soluzione avevano forti argomenti tradizionali ai quali appellarsi.

La formula definitiva si può dire si sia trovata soltanto nel 2000, quando venne definitivamente ufficializzata a livello mondiale la suddivisione in tre gradi in uso nel

Monitor inglese dal 1887, con la specificazione che ogni singolo Consiglio dei Monitors può costituirsi in Conclave.

Dopo la… strage di antient degrees consumatasi nella Massoneria britannica dopo la Union del 1813, il Monitor era stato riportato in Inghilterra nel 1875 e si era costituito in qualità di side degree del Marchio nel 1882, grazie soprattutto all’opera della storica Loggia Bon Accord, times immemorial (vedi in proposito il nostro libro Massoneria del Marchio).

I tre gradi storicamente praticati dal Monitor britannico sono: 1 – Secret Monitor propriamente detto; 2 – Principe; 3 – Supremo Governatore (in questo articolo abbiamo preferito utilizzare la forma inglese Supreme Ruler, che ha una sfumatura di significato diversa), una antica forma di Installazione che è stata definita il più bel grado dell’intera Massoneria.

In Francia il Monitor è stato ricostituito nel 1993 su patente inglese, ed è questa la linea di successione che Giovanni Domma e i suoi collaboratori stanno importando in Italia. Il Monitor francese conta ad oggi 22 Conclavi, aperti ai Maestri del Marchio con almeno un anno di anzianità.

Come è noto, l’amicizia tra Davide e Gionata, figlio di Saul, fiorì nel periodo in cui Saul era Re di Israele. Dapprima Saul accolse Davide, che si era distinto per il suo valore in guerra, tra i più intimi collaboratori; poi si ingelosì perché era diventato più popolare di lui, provò ad ucciderlo e Davide fu costretto a fuggire. Ma riuscì ancora a umiliare Saul una volta, ottenendo da lui la mano di sua figlia Micol: Saul aveva imposto come prova che Davide uccidesse cento nemici, nella speranza che cadesse in battaglia, eppure lui ci riuscì.

Ancora Saul provò ripetutamente a ucciderlo, ma tutti amavano Davide e lo aiutavano, compreso il Signore e i suoi sacerdoti. Al quinto tentativo di assassinio, lo stesso Gionata prese apertamente posizione in suo favore: Davide (…) si recò da Gionata e gli disse: “Che ho fatto, che delitto ho commesso, che colpa ho avuto nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?” (…)  Gionata disse: “Che cosa desideri che io faccia per te?” Rispose Davide: “Domani è la luna nuova e io dovrei sedere a tavola con il Re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. Se tuo padre mi cercherà, dirai: Davide mi ha chiesto di lasciarlo andare in fretta a Betlemme sua città perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia. Se dirà: Va bene, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua” (…)

Uscirono tutti e due nei campi. Allora Gionata disse a Davide (…) “Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta e ti recherai al luogo dove ti sei nascosto il giorno di quel fatto, e resterai presso quella collinetta. Io tirerò tre frecce da quella parte, come se tirassi al bersaglio per mio conto. Poi manderò il ragazzo gridando: Va a cercare le frecce! Se dirò al ragazzo: Guarda, le frecce sono più in qua da dove ti trovi, prendile! Allora vieni, perché tutto va bene per te; per la vita del Signore, non ci sarà niente di grave. Se invece dirò al giovane: Guarda, le frecce sono più avanti di dove ti trovi! Allora va, perché il Signore ti fa partire. Riguardo alle parole che abbiamo detto io e tu, ecco è testimonio il Signore tra me e te per sempre”.

Davide dunque si nascose nel campo. Arrivò la luna nuova e il Re sedette a tavola per mangiare (…). Disse a Gionata suo figlio: “Perché Davide non è venuto a

tavola, né ieri né oggi?”. Gionata rispose a Saul: “Mi ha chiesto con insistenza di lasciarlo andare a Betlemme”. (…) Saul si adirò molto con Gionata e gli gridò: “Figlio d’una donna perduta, non so io forse che tu prendi le parti di Davide, a tua vergogna e a vergogna della nudità di tua madre? Perché fino a quando vivrà Davide sulla Terra, non avrai sicurezza né tu né il tuo regno. Manda dunque a prenderlo e conducilo qui da me, perché deve morire” (…).

Il mattino dopo Gionata uscì in campagna, per dare le indicazioni a Davide. Era con lui un ragazzo ancora piccolo. Egli disse al ragazzo: “Corri a cercare le frecce che io tirerò”. Il ragazzo corse ed egli tirò la freccia più avanti di lui. Il ragazzo corse fino al luogo dov’era la freccia che Gionata aveva tirata e Gionata gridò al ragazzo: “La freccia non è forse più avanti di te?” (…) Partito il ragazzo, Davide si mosse da dietro la collinetta, cadde con la faccia a terra e si prostrò tre volte, poi si baciarono l’un l’altro e piansero l’uno insieme all’altro, finché per Davide si fece tardi. Allora Gionata disse a Davide: “Va in pace, ora che noi due abbiamo giurato nel nome del Signore: il Signore sia con me e con te, con la mia discendenza e con la tua discendenza per sempre”.

Fu in seguito a questo episodio (I Samuele, 20) che Davide si diede definitivamente alla macchia, e su di esso è fondato il rituale del primo grado; il Secret Monitor (Spettatore Segreto) è dunque Davide stesso, che osservò di nascosto la scena del lancio delle frecce.

L’ambiente in cui si svolgono i lavori del secondo grado (Prince) è l’accampamento dei suoi partigiani, sorvegliato con la massima attenzione perché si teme che le truppe di Saul possano trovarlo. Se qualche sconosciuto riesce a spingersi lassù, la loro reazione è duplice: da un lato la speranza che un nuovo amico sia venuto a unirsi a loro, dall’altro la massima diffidenza, nel caso si tratti di una spia.

All’Apertura, i Secret Monitors presenti nel Tempio non vengono fatti uscire subito; prima prendono posto gli Ufficiali del secondo grado. È Davide in persona a reggere il maglietto.

Gli viene comunicato che Gionata sta venendo a trovarlo. Davide e gli Ufficiali lasciano l’Oriente e si recano ad accoglierlo, supremo onore, addirittura fuori dal Tempio/accampamento. Lo accompagnano all’Oriente in corteo; qui Davide cede a Gionata il suo posto.

Poi Gionata manifesta l’intenzione di voler parlare con Davide in segreto, ma per intercessione di quest’ultimo acconsente che i Principi possano rimanere. Soltanto allora i Monitors vengono fatti uscire, e i Principi si fanno riconoscere sfilando dinnanzi a Davide, che riprende poi il maglietto.

Segue un allarme: un intruso si sta avvicinando al campo. Lo si identifica in Abiathar, figlio di Ahimelec, la cui vicenda è narrata in I Samuele, 22: 11-23:

Il Re (Saul) subito convocò il sacerdote Ahimelec figlio di Ahitub e tutti i sacerdoti della casa di suo padre che erano in Nob, ed essi vennero tutti dal Re. 

Disse Saul: “Ascolta, figlio di Ahitub”. Rispose: “Eccomi, signor mio”. Saul gli disse: “Perché vi siete accordati contro di me, tu e Davide, dal momento che gli hai fornito pane e spada e hai consultato l’oracolo di Dio per lui, allo scopo di sollevarmi oggi un nemico?”. Ahimelec rispose al Re: “E chi è come Davide tra tutti i ministri del Re? È fedele, è genero del Re, capo della tua guardia e onorato in casa tua. È forse oggi la prima volta che consulto Dio per lui? Lungi da me! Non getti il Re questa colpa sul suo servo né su tutta la casa di mio padre, poiché il tuo servo non sapeva di questa faccenda cosa alcuna, né piccola né grande”.  

Ma il Re disse: “Devi morire, Ahimelec, tu e tutta la casa di tuo padre”. Il Re disse ai corrieri che stavano attorno a lui: “Accostatevi e mettete a morte i sacerdoti del Signore, perché hanno prestato mano a Davide e non mi hanno avvertito pur sapendo che egli fuggiva”. Ma i ministri del Re non vollero stendere le mani per colpire i sacerdoti del Signore. Allora il re disse a Doeg: “Accostati tu e colpisci i sacerdoti”.

Doeg l’Edomita si fece avanti, colpì di sua mano i sacerdoti e uccise in quel giorno ottantacinque uomini che portavano l’efod di lino. 

Saul passò a fil di spada Nob, la città dei sacerdoti: uomini e donne, fanciulli e lattanti; anche buoi, asini e pecore passò a fil di spada. Scampò un figlio di Ahimelec, figlio di Ahitub, che si chiamava Abiathar, il quale fuggì presso Davide. 

Abiathar narrò a Davide che Saul aveva trucidato i sacerdoti del Signore. Davide rispose ad Abiathar (…):

 “Rimani con me e non temere: chiunque vorrà la tua vita, vorrà la mia, con me sarai al sicuro”.

Qui i Principi, a nome di Abiathar, rispondono a Davide sulle note del Salmo 11:

1-2, 4-7:

Nel Signore mi sono rifugiato.

Come potete dirmi “Fuggi come un passero verso il monte?”

Ecco, i malvagi tendono l’arco,

Aggiustano la freccia sulla corda

Per colpire nell’ombra i retti di cuore.

Ma il Signore sta nel Suo Tempio santo,

Il Signore ha il trono nei cieli.

I Suoi occhi osservano attenti,

Le Sue pupille scrutano l’uomo.

Il Signore scruta giusti e malvagi,

Egli odia chi ama la violenza.

Brace, fuoco e zolfo farà piovere sui malvagi;

Vento bruciante toccherà loro in sorte.

Giusto è il Signore, ama le cose giuste;

Gli uomini retti contempleranno il Suo volto.

Abiathar presta poi la sua Promessa Solenne, sotto la pena di essere tagliato a pezzi come lo furono oggi i miei fratelli e mio padre davanti ai miei occhi.

Davide gli insegna poi i Segni di Riconoscimento, spiegandogli che vennero a suo tempo istituiti da Mosè e tramandati segretamente in seno alle nobili famiglie ebraiche, finché egli decise di ristabilirli per preservare la sicurezza del suo accampamento; nel corso di questa allocuzione, viene illustrato il significato massonico di alcuni episodi biblici.

Il nuovo Principe viene insignito del suo Gioiello, e condivide con tutti i presenti la Coppa della Buona Volontà nell’ambito di un complesso brindisi rituale.

Durante la circolazione della Coppa, un Principe recita (o tutti i Principi cantano) il Salmo 133:

Ecco, come è bello e come è dolce

Che Fratelli dimorino insieme!

È come olio prezioso versato sul capo

Che scende sulla barba, la barba di Aronne,

Che scende sull’orlo della sua veste.

È come la rugiada dell’Ermon

Che scende sui monti di Sion.

Perché là il Signore manda la benedizione,

La vita per sempre.

Segue la Chiusura.

Accenniamo ora al terzo grado, il Supreme Ruler, quello che è stato definito il più bel grado dell’intera Massoneria. In giudizi di questo genere, ovviamente, hanno un peso anche i gusti personali – sia pure nel senso più elevato che questa espressione può assumere in ambito iniziatico; è un fatto però che il senso dell’idea di installazione è in questo grado trasmesso con profondità e precisione fuori dal comune, risvegliando nell’aspirante gli strati più elevati del suo io emozionale.

Il rituale si apre con una suggestiva serie di perambulazioni che potremmo definire geometriche, in quanto legate al simbolismo dei punti cardinali. Il Fratello destinato al governo dell’Ordine viene poi presentato all’Ufficiale Installatore e tegolato, assicurandosi che risponda ai requisiti richiesti.

Gli vengono enumerati gli impegni relativi, viene fatto inginocchiare e due Supreme Rulers Passati incrociano le Spade sulla sua testa. Gli viene esposta la Promessa Solenne, comprendente tra l’altro l’impegno a non alterare in alcun modo i Rituali dell’Ordine; anche la lettura della Promessa è scandita da attenti movimenti dei Principi e degli Ufficiali presenti, che ricordano una danza sacra.

Il Cappellano legge poi Cronache, 11: 1-3:

Allora tutto Israele si radunò presso Davide a Ebron, e gli disse: “Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne.” Anche in passato, quando era re Saul, eri tu quel che guidavi e

riconducevi Israele, e l’Eterno tuo Dio ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo d’Israele, tu sarai il principe del mio popolo d’Israele”. 

Tutti gli anziani d’Israele vennero dunque dal re a Ebron, e Davide fece alleanza con loro a Ebron in presenza dell’Eterno; ed essi unsero Davide come re d’Israele, secondo la parola che l’Eterno aveva pronunziata per mezzo di Samuele. 

A questo punto, tutti i Fratelli si rivolgono all’Oriente prestando il Segno di Preghiera, e l’Ufficiale Installatore invoca sul candidato le virtù che sono necessarie per l’adempimento della sua funzione. Gli chiede poi se, in coscienza, egli si senta all’altezza di assumere un tale impegno, la violazione del quale comporterebbe la perdita di uno dei vostri sensi; nel caso di risposta affermativa è per lui il momento di prestare la Promessa, sotto la pena di una cecità che non mi consentirebbe mai più di vedere la luce del Sole, né contemplare il volto di un Fratello, né percepire un segnale di allarme.

Baciato per quattro volte il Libro della Legge Sacra, gli vengono trasmessi il Segno e la Parola. Riguardo al Segno, gli viene detto: Fu in questa posizione che Aronne dispose le mani quando benedisse i Figli di Israele, come ora io vi benedico. 

Possa l’Altissimo concedervi salute per molti anni a venire, e di condividere con noi le benedizioni della pura e disinteressata amicizia e della comunione fraterna; e quando, nella pienezza dei tempi, egli nella sua misericordia vi chiamerà a quella terra da cui nessun viaggiatore ritorna, che possiate lasciarvi alle spalle l’eredità imperitura di un buon nome, come ha fatto il nostro Supremo sovrano… (Parola del grado, che è anche il nome del Fondatore dell’Ordine).

Dopo un altro breve discorso, l’Ufficiale Installatore provvede ora alla

consacrazione: unge intorno al capo il nuovo Supreme Ruler (inginocchiato e rivolto all’Oriente), dicendo: Allora Samuele prese l’ampolla dell’olio, e unse Davide in mezzo ai suoi Fratelli; nel nome di Davide e Gionata, ti consacro Supreme Ruler del nostro Ordine.

Lo percuote con la Spada sulla spalla sinistra: Vi trasmetto l’autorità di eseguire la carica di Supreme Ruler del nostro Ordine (…), di governare i Conclavi, di introdurre candidati, di ammettere Principi (…).

Avvolge poi le sue spalle con un Mantello Viola bordato d’Oro, dicendo: Io ora vi ho ammantato con la veste di un Supremo Sovrano nel nostro Ordine; il colore è viola, un emblema della dignità imperiale, e vi esorto a portarlo degnamente. Gli porge una Spada, dicendo: Vi presento questa Spada come emblema di potere; impugnatela con coraggio, ma con discernimento (…).

Poi lo fa alzare prendendolo per entrambe le mani; i Principi presenti formano un Cerchio (intorno al corrispettivo, per questo grado, del Quadro di Loggia), e il Cappellano legge I Cronache, 16: 2-3: Terminati gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo in nome del Signore. Distribuì a tutti gli Israeliti, uomini e donne, una pagnotta, una buona porzione di carne e un fiasco di vino.

Questi semplici alimenti vengono ora consumati convivialmente dai Fratelli, secondo un attento cerimoniale. Segue un Inno ispirato al già citato Salmo 133, ma adattato al caso.

È ora il momento di nuove ed attente perambulazioni; poi l’Ufficiale Installatore proclama il nuovo Supreme Ruler e gli consegna solennemente la Patente del

Conclave, che illustri Fratelli hanno apprezzato come sacra; e come voi la ricevete ora pura e immacolata, così – sono sicuro – la trasmetterete al vostro successore. Gli consegna anche una copia del rituale, le Costituzioni e i Regolamenti dell’Ordine e lo Statuto del Conclave.

L’Ufficiale Installatore gli dice ancora: Mi preme segnalarvi che, come in altri gradi della Massoneria così in questa nostra fratellanza di Davide e Gionata il Libro della Legge Sacra, la Squadra e il Compasso rappresentano le tre Grandi Luci il cui uso è stato insegnato in quei gradi, e i cui insegnamenti questo grado continuerà e svilupperà.

Lasciate che il suggestivo episodio sul quale il nostro Ordine si fonda vi rammenti sempre che i suoi principi sono quelli impartiti nel Libro della Legge, e lasciate che la condotta esemplare di Davide e Gionata, suo Fratello, vi insegni a regolare la vostra vita in base a principi di giustizia, e guidi le vostre azioni all’insegna della generosità disinteressata e amichevole verso tutti…

Si passa poi alla laboriosa nomina dei nuovi Ufficiali, ai quali l’Ufficiale Installatore si rivolge dicendo, tra l’altro, così:

Fratelli, le armi di un Monitor Segreto sono l’Arco e la Freccia. L’Arco, (…) che dopo l’uso ritorna alla sua forma originale, è un emblema della nostra vita mortale. Esso simboleggia che le prove inviateci dalla mano dell’Onnipotente non devono rattristarci (…), e ci insegna a renderci superiori ai nostri dolori, intenti soltanto a compiere il nostro dovere, nel nostro tempo e per la nostra generazione, con gioia e cordialità.

E come la Freccia, scagliata dalla mano infallibile di un abile arciere, punta dritta al

bersaglio, così i Fratelli e gli Ufficiali di questo Conclave – ciascuno nella sua sfera particolare – si sforzeranno, confidiamo (…) di scambiarsi tra loro conforto e aiuto, e di adempiere al grande compito per cui Dio ci ha posto qui sulla Terra (…).

Essi parteciperanno alle gioie della mutua concordia e dell’amicizia armoniosa (…), preludio dell’unione eterna degli spiriti nel Gran Conclave Superiore, dove dolore, angoscia e dolore non penetrano, dove gli empi più non tormentano, dove chi è affaticato trova per sempre riposo; dove l’armonia è ininterrotta, e la Pace, la Pace perfetta, regna eterna e suprema.

Si procede infine alla Chiusura, cui è collegata la seguente citazione di I Cronache 11: 1-3:

Tutti gli Israeliti si raccolsero intorno a Davide in Ebron e gli dissero “Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. Anche prima, quando regnava Saul, tu guidavi nei movimenti le truppe di Israele. Inoltre il Signore tuo Dio ti ha detto: Tu pascerai il mio popolo, Israele; tu sarai capo del mio popolo Israele”. 

Tutti gli anziani di Israele si presentarono al re in Ebron, e Davide concluse con loro un’alleanza in Ebron davanti al Signore. Mediante l’unzione consacrarono Davide Re su Israele, secondo la parola pronunziata, per mezzo di Samuele, dal Signore.

Abbiamo in questo articolo solo accennato ai tre gradi del Monitor, con particolare riguardo alle citazioni bibliche in essi contenute: ci è parso il modo migliore per fornire un’ idea dei tesori che esso contiene senza incorrere nella violazione dela segretezza dei suoi rituali.

Forte, però, sarebbe stata la tentazione di inserire anche parte dei dialoghi, per rendere ancora meglio l’idea della sua straordinaria bellezza. Non crediamo, in verità, che esistano altri sistemi massonici altrettanto espliciti nell’additare ai fratelli i veri e più profondi valori della vita, e i doveri di ogni essere umano dovrebbe osservare verso il suo simile – mettendo in pratica l’Amicizia, la Fratellanza la Solidarietà l’Umiltà, la Filantropia, e conformandosi in questo modo alla legge Divina.

Per questo, forse, in tutte le contrade in cui il Monitor è praticato, i suoi Conclavi godono fama di essere immuni da ogni forma di rivalità; essi davvero rappresentano il Terreno Sacro dove i Massoni possono corroborarsi dell’Amore fraterno, prendendo coscienza della forza racchiusa nella loro unione e traendo sollievo.

Verrà senz’altro il giorno che anche da noi, come già in Inghilterra, fratelli competenti di psicologia scriveranno sui benefici terapeutici che i Monitor arreca, pur consapevoli che la scienza non può spingersi oltre un certo punto nello svelare il mistero.

Davvero fortunati, dunque, i Massoni che il Supremo Governatore dell’Universo ha chiamato a far parte di questo Santo Ordine … e legittimo il loro orgoglio: un’altra caratteristica per cui vanno famosi.

Forse quest’ultima non è una qualità; ma si tratta di un difetto giustificabile, perché un altro sentimento importante che la storia di Davide e Gionata trasmette è la fierezza la fierezza di essere Massoni – un nostro antico tesoro che altrove, in questi tempi difficile e… minimalisti, rischia forse di andar perduto.

E ricordiamoci, infine, di quando Davide – sebbene Re Saul lo volesse morto e lo avesse costretto alla fuga lontano dai suoi cari e dai suoi amici, quando ebbe la possibilità di vendicarsi… tagliò soltanto un piccolo pezzo del suo mantello; e anche

per questo piccolo gesto, la storia ci dice, provò rimorso. 

  

Nota Storica sulle Origini del Marchio in Italia

Questo modesto resoconto riguarda solo il breve periodo che va dai primi contatti per la creazione di un Marchio in Italia alla costituzione della Loggia Ara Pacis, il 30 Gennaio 2009.

È senza dubbio molto lacunoso, soprattutto perché, oltre alle attività intraprese nel Grande Oriente d’Italia, ci sarebbe anche da rendere conto di quelle (altrettanto meritorie) svoltesi nell’ambito della Gran Loggia Regolare d’Italia; spendendo anche qualche riga per sottolineare come il comune amore per il Marchio abbia costituito, negli ultimi anni, uno dei principali motivi di riavvicinamento tra i due più importanti corpi massonici italiani.

Non lo abbiamo potuto fare perché non siamo riusciti a trovare, nell’ambito delle nostre conoscenze personali, un fratello della GLRI in grado di fornirci un resoconto della storia del Marchio in Italia secondo la loro versione; ma senza dubbio prima o poi lo troveremo, e sarà l’occasione per scrivere qualcosa di più completo.

Abbiamo già accennato al curioso rapporto che lega la Gran Loggia dei Maestri Massoni del Marchio di Inghilterra e Galles (GLMMMEW) alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra (UGLE): ufficialmente non esiste tra i due Ordini alcun riconoscimento, anzi ciascuno ignora l’esistenza dell’altro, ma in pratica i Maestri dell’UGLE possono entrare nella GLMMMEW per ricevervi il Marchio, e accedere di lì (se vogliono) anche ai side degrees.

Lo stesso tipo di rapporto si è riprodotto anche a livello internazionale: a fianco di tutti gli Ordini nazionali riconosciuti dall’UGLE è destinata a sorgere prima o poi una Gran Loggia del Marchio, che a sua volta – se si creano le condizioni – darà origine ai side degrees secondo un percorso collaudato – Ark Mariner, Secret Monitor, eccetera.

Questo percorso, è bene precisare, non è sempre identico: bisogna vedere se in passato il Marchio o qualche side degree non si sia già presentato in quel dato Paese, per esempio in seguito all’azione di propaganda da parte delle antiche logge militari britanniche, o per qualche altra situazione peculiare; ed a seconda del momento storico in cui ciò sia avvenuto, potranno configurarsi situazioni molto diverse.

Così, tanto in Italia quanto in Francia, al momento di avvio della nostra storia due diverse forme di Marchio erano già praticate – come gradi di transito, nell’ambito di sistemi iniziatici più estesi – tanto nel Rito di York quanto nel Rito Standard Scozzese; ma quella del nostro Paese era davvero una situazione sui generis, per una serie di ragioni che cerchiamo rapidamente di illustrare.

Nel diciottesimo secolo la Massoneria si era sviluppata nell’Europa continentale molto precocemente, portando con sé l’influenza politica dell’Inghilterra: sia nei termini di un incoraggiamento alla formazione di democrazie parlamentari (delle quali la Massoneria si può definire un modello su scala ridotta), sia per quanto concerne l’affermazione di un messaggio spirituale alternativo a quello della Chiesa, che infatti era stata rapidissima a scomunicarla.

Era fatale quindi che nelle Logge si radunassero gli spiriti più insoddisfatti e più inquieti, propensi a combattere gli assolutismi politici e religiosi che ancora infestavano il continente: un fenomeno che fu particolarmente marcato in Francia, e sfociò nel 1789 nella Rivoluzione Francese.

Negli anni successivi alla Rivoluzione, si sarebbe delineata nell’Europa continentale una Massoneria molto diversa dal modello inglese originario: per esempio, molta importanza veniva attribuita al confronto filosofico e religioso in seno alle Logge, che su temi come l’esistenza di Dio era aperto fino ai limiti più estremi (modello deista), mentre nella Massoneria inglese la concezione del Grande Architetto dell’Universo era limitata dalla visione protestante di Dio (modello teista).

Per quanto concerne la politica, la Massoneria inglese era strettamente legata al rispetto nei confronti delle istituzioni, che da loro erano già democratiche; invece nei paesi latini i rivoluzionari erano i benvenuti, e spesso la loro impostazione acquistava un rilievo dominante.

Questo modello di Massoneria continentale, ben lontano da quello inglese, ebbe successo soprattutto in Italia, e fu uno dei principali motori del Risorgimento.

Ancora oggi viene definito massoneria scozzese-latina: scozzese soprattutto perché, essendo fondamentale per i Massoni l’affermazione della continuità tradizionale, era stato più facile per i Massoni politicizzati del continente individuare legami con la Massoneria di Scozia, tradizionalmente ribelle, rispetto a quella inglese allineata su posizioni monarchiche.

A livello di pratica rituale, le Massonerie latine hanno ripreso ed enfatizzato la più significativa differenza tra la ritualità scozzese e quella inglese: la pratica in seno all’Ordine dei soli tre gradi azzurri (Apprendista, Compagno e Maestro), senza l’Installazione del Maestro Venerabile e senza il legame tra l’Ordine e l’Arco Reale. Inoltre, minore è – in Francia ed in Italia – lo spazio destinato alla gestualità rituale, e quasi del tutto assenti i riferimenti biblici e/o religiosi; molta importanza viene invece attribuita al dibattito a lavori aperti, usanza che in Inghilterra è molto più ridotta.

Questa impostazione varia anche il rapporto con l’equivalente latino degli antient degrees britannici: i Riti o corpi rituali. In Inghilterra, come abbiamo visto, gli antient degrees sono organizzati in strutture indipendenti dall’Ordine; da noi, ogni Ordine ha i suoi propri corpi rituali di riferimento.

Da queste ed altre notevoli differenze venne l’imbarazzo degli Inglesi quando, nel corso del ventesimo secolo, la Massoneria italiana pretese (come era storicamente giusto) il riconoscimento della sua regolarità da parte dell’Inghilterra.

D’accordo, la nostra successione iniziatica era regolare e non poteva essere discussa; ma i Massoni italiani portavano avanti ormai da un secolo una Massoneria fondata sul dibattito, componente che nell’UGLE era quasi completamente sconosciuta; inoltre, in sintonia con la Scozia, si erano abituati a credere che i gradi massonici fossero rigidamente tre, senza tenere in minimo conto l’importanza dell’installazione del Maestro Venerabile; inoltre ancora – dalle notizie che arrivavano a Londra – sembrava proprio che continuassero a persistere nell’abitudine di mescolare Massoneria e politica (difficile per gli Inglesi comprendere cosa significa, per un’istituzione laica, dover vivere gomito a gomito con il Vaticano).

Insomma, a Londra gli Italiani erano fondamentalmente sospetti, e il loro riconoscimento doveva passare attraverso un lavoro di verifica molto severo (non è il caso di approfondire, in questa sintesi a volo d’uccello, le varianti introdotte dal fatto che la Massoneria italiana fosse stata rifondata, dopo il 1945, dalla Massoneria USA – lo ricordiamo solo per sottolineare come, nell’ultimo dopoguerra, il discorso del riconoscimento inglese si fosse fatto vieppiù complicato).

Fu quindi un miracolo, o una testimonianza delle capacità diplomatiche dei nostri predecessori, il fatto che nel 1972 l’UGLE concedesse il suo riconoscimento al Grande Oriente d’Italia; ed una conseguenza di quel fatto fu che pochi anni dopo comparvero in Italia le prime Officine che lavoravano in Emulation. Qualora la loro diffusione fosse andata avanti senza troppe scosse, si sarebbe creata nel GOI una base di Fratelli sufficientemente competenti, in tema di ritualità inglese, perché il Marchio potesse arrivare.

Ma purtroppo era destino che gli ultimi rivolgimenti della guerra fredda si ripercuotessero sulla Massoneria del nostro Paese. Venne nel 1981 lo scandalo P2, frutto di errori e ingenuità in seguito ai quali l’intera istituzione massonica venne ingiustamente demonizzata; seguirono poi altre malaugurate vicende legate alla mafia, finché nel 1993 il riconoscimento inglese fu tolto al GOI e trasferito alla Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI), che l’ex-Gran Maestro del GOI Giuliano Di Bernardo aveva espressamente creato.

Molto è stato scritto, e forse anche favoleggiato, sui retroscena di questa vicenda; tutto quello che noi ci sentiamo di dire è che essa appare in linea con la politica internazionale dell’UGLE, che in vari Stati, piuttosto di riconoscere corpi massonici estesi e storicamente rappresentativi ma di impronta scozzese, preferisce intrattenere rapporti con Ordini relativamente più piccoli, ma di modello inglese.

Fu in seguito a questi fatti che la comparsa del Marchio in Italia tardò così tanto: infatti la GLRI si trovava nella posizione giusta per ispirare la creazione di una Loggia del Marchio cui la GLMMMEW avrebbe fornito il suo appoggio, ma per molti anni fu troppo assorbita dallo sforzo di espandersi e consolidarsi.

Dal suo sito ufficiale apprendiamo:

L’interesse dei Fratelli Italiani alla Muratoria del Marchio risale a molti anni fa. Già negli anni ‘80 Fratelli della Gran Loggia Regolare d’Italia (appartenenti all’epoca al Grande Oriente d’Italia) venivano Avanzati nelle Logge del Marchio Inglesi. Nel corso degli anni numerosi Fratelli Italiani della G.L.R.I. sono divenuti Membri di Logge Inglesi del Marchio (MMM – Mark Master Masons) e di Marinai dell’Arca Reale (RAM – Royal Ark Mariners).

In particolare le Logge Londinesi “Ethical n. 458” e “Italia n. 1467” hanno accolto i Fratelli Italiani, che si sono distinti in quelle Logge fino a presiederle in qualità di Maestri Venerabili.

La data decisiva, che ha gettato le basi per la costituzione di Logge del Marchio in Italia, è stata il 23 giugno 2003, quando Fabio Venzi, Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, è stato Avanzato nella Loggia “Ethical n. 458” di Londra. Da allora, grazie all’entusiasmo di Fabio Venzi e dei numerosi Fratelli Italiani appartenenti alle Logge del Marchio Inglesi, il cammino per la costituzione delle Logge del Marchio in Italia è stato inarrestabile.

Sarebbero dovuti passare, tuttavia, ancora alcuni anni perché la prima Loggia del Marchio della GLRI potesse prendere forma.

Il GOI da parte sua non aveva la possibilità di avviare un percorso del genere, perché – non essendo più riconosciuto dall’UGLE – un’eventuale Loggia del Marchio formata da suoi membri non sarebbe stata riconosciuta dalla GLMMMEW; però aveva potenzialmente a disposizione un percorso laterale.

Infatti, nel 1993, la Gran Loggia Nazionale Francese – ovvero il corpo massonico francese riconosciuto dall’UGLE – in considerazione dei numerosi membri del GOI che frequentavano le sue Logge, aveva scelto di non ritirargli il suo riconoscimento; e anche la GLNF era fiancheggiata da una Gran Loggia Nazionale del Marchio, la GLMMMF[1], l’accesso alla quale non era quindi precluso ai membri del GOI.

Ma era dalla GLMMMF, ovviamente, che sarebbe dovuta partire l’iniziativa di espandersi verso l’Italia: per esempio, mediante il varo di una Loggia del Marchio francese che parlasse italiano.

Se ne cominciò a parlare, nell’autunno 2005, ad un’Agape della più storica e prestigiosa officina della GLNF di lingua italiana: la Garibaldi n°317, all’Oriente di Nizza. I due Fratelli che affrontarono il discorso furono il sessantaquattrenne Ex Venerabile e Grande Ufficiale Provinciale della GLNF Giovanni Domma – un pensionato di una amministrazione pubblica, calabrese, che viveva a Milano – ed un Grande Ufficiale Nazionale della GLNF non ancora cinquantenne, che abitava a Tolone: Massimo Vettese, concessionario per la Costa Azzurra di una famosa azienda alimentare.

Giovanni Domma, nato a Cosenza il 3 agosto 1941, è un personaggio a tutto tondo, i cui molteplici interessi esoterici e sociali spaziano dall’erboristeria alla realizzazione di siti web. Ancora non si sarebbe detto che, negli anni seguenti, la sua disposizione alla filantropia sarebbe stata la chiave per coinvolgere nella Massoneria del Marchio un gran numero di Fratelli, al punto di dare origine in Italia a un gran numero dei suoi side degrees: un’impresa che si stenta a credere possa essere realizzata da una persona sola.

Il cammino massonico di Domma era partito dalla Loggia Acacia di Imperia e transitato per la Guglielmi di Sanremo, una severa e selezionata officina di indirizzo guenoniano; poi, dal GOI, era passato in Francia alla GLNF nella R.L. G. Garibaldi. Nella Massoneria francese aveva percorso rapidamente il consueto cursus honorum, dapprima come Maestro Venerabile della Garibaldi, per diventare poi Grande Ufficiale Provinciale.

Riguardo a Massimo Vettese, laureato in teologia, scomparso prematuramente nel 2012, la cosa migliore da fare per rendergli onore in poco spazio è forse riportare il curioso e commovente biglietto da visita nel quale era elencato il suo formidabile curriculum massonico: interessante anche perché ci dimostra quanto, in quegli anni, la sua militanza nel Marchio e nei suoi side degrees fosse già di lungo corso.

R:. F:. Massimo Vettese 

Passato Gran Portastendardo della GLNF;

ex Grande Ispettore di Provenza, Rito Emulation e Standard Scozzese;

ex Grande Esperto di Provenza, Rito Emulation e Standard Scozzese;

Ex MV Loggia Jupiter 960, Oriente di Tolone, Rito Emulation;

Ex MV Loggia Arbroath Abbey 1455, Oriente di Tolone, Rito Standard Scozzese;

EC Second Principal Sainte Arche Royale de Jerusalem, dogmatique et ARE;

T:. V:. F:. Massimo Vettese 

Assistente Gran Direttore delle Cerimonie GLMMMF, GL Province de Provence et Comtés;

Ex MV R.L Olbia GLMMMF, due volte (2004-2005 e 2007-2008); 

Ex MV  e fondatore della R.L Ara Pacis GLMMMF 2009

Vice Comandante Noè R.L Concordia GLMMMF, NAR (Royal Ark Mariner);

Membro della Loggia dei Monitor Segreti, o Fratellanza di Davide e Jonathan;

ma sempre, e per sempre, un semplice fratello sul cantiere!

I due amici si misero a contattare altri Fratelli, proponendo loro di partecipare alla costituzione della prima Loggia del Marchio italiana: un compito che li avrebbe tenuti occupati nell’arco dei successivi due anni, mentre Vettese si dedicava anche alla prima traduzione dei rituali del Marchio in italiano.

A Dicembre del 2007, alla tenuta della Gran Loggia Nazionale Francese, vi fu l’installazione di un nuovo Gran Maestro: l’italofrancese François Stifani.

Il suo primo provvedimento fu quello di togliere il riconoscimento alla GLRI per ridarlo al GOI; dopodiché il Fratello Domma riunì una delegazione di Fratelli del GOI (precisamente tra Milano, Pavia ed altre province e regioni) e le invitò a far visita alla Garibaldi.

Fu in quell’occasione che il progetto del Marchio decollò veramente, perché il Gran Maestro Stifani si dichiarò disponibile – nel corso del primo incontro ufficiale che contava di avere con il Gran Maestro del GOI, Gustavo Raffi – a sensibilizzarlo sulle tematiche relative all’introduzione del Marchio in Italia.

A ottobre dello stesso anno, ci furono novità anche sul fronte della GLRI: un gruppo di Fratelli della Loggia “Ethical n. 458”, guidato da Fabio Venzi, incontrò il Gran Segretario della Gran Loggia di Maestri Muratori del Marchio d’Inghilterra e del Galles e dei suoi Distretti e Logge d’Oltremare (GLMMM) John Brackley, e fu così pianificata la costituzione della prima Loggia Italo-Inglese del Marchio sul suolo italiano. La Petizione, firmata da 46 Fratelli, fu formalmente consegnata nelle mani del Gran Segretario John Brackley il 3 marzo 2008, in occasione della Riunione di Installazione della Loggia “Ethical n. 458”, alla quale parteciparono numerosi Fratelli Italiani.

Era quindi ormai in atto una simpatica gara tra GOI e GLRI, per vedere chi sarebbe arrivato primo.

Nel GOI, Vettese e Domma contavano di riuscirci entro il 2008, ma dovevano fare i conti con una gran quantità di problemi: vuoi perché l’iniziativa da essi portata avanti era priva di precedenti, quindi i… burocrati delle istituzioni con cui si trovavano alle prese erano molto riluttanti a prendere decisioni, temendo di sbagliare; vuoi perché, forse, l’idea che il Marchio si sviluppasse in Italia non suonava molto gradita a qualche Fratello di altri corpi rituali.

Nel corso di quello stesso anno, un aiuto imprevisto per il Marchio stava prendendo forma con l’inizio della collaborazione di Giovanni Domma a Riflessioni.it: il più grande portale web italiano di argomento culturale, che vanta circa mezzo milione di visitatori documentabili al mese.

In quel sito, la rubrica sull’esoterismo era affidata a Daniele Mansuino, che all’inizio degli anni novanta aveva militato con Domma nella Guglielmi di Sanremo. Verso la fine del 2007, il webmaster di Riflessioni lo aveva informato che gli articoli di argomento massonico erano di gran lunga i più letti, e Mansuino si era rivolto a Domma chiedendogli di aiutarlo con nuovi stimoli e nuove idee.

Il primo articolo frutto della loro collaborazione, nel febbraio 2008, era stata l’intervista all’amico Spartaco Mennini, già Gran Segretario del GOI, nonché indimenticabile promotore del Rito Scozzese Rettificato; erano seguiti poi, nell’arco dell’anno, altri cinque pezzi che per il momento non riguardavano ancora il Marchio, ma avevano consacrato la figura di Giovanni Domma come uno dei più accreditati opinion-makers della Massoneria italiana.

Nel maggio 2008, Vettese aveva prodotto una versione rifinita del rituale del Marchio in italiano, facendola circolare nella ristretta cerchia di Fratelli che si stringeva intorno a Domma che a sua volta perfezionò tale rituale. Si era già assicurato il consenso del Gran Maestro della GLMMMF sul fatto che la nascitura Loggia avrebbe potuto riunirsi in Italia (l’idea originaria era quella di alternare: una tornata in Italia e una in Francia), e trattava con le autorità del GOI perché le fosse concessa l’agibilità di un Tempio anche in Italia, possibilmente a Pavia.

Ottimista e idealista per natura, Vettese già sognava il momento in cui le Logge italiane sarebbero state tre, potendo in questo modo dare origine alla Gran Loggia del Marchio in Italia.

Due mesi dopo, però – il 26 luglio 2008 – la GLRI… vinceva la corsa: al Grand Hotel Parco dei Principi a Roma, alla presenza e con l’assistenza di 13 Grandi Ufficiali Inglesi, fu Consacrata La Loggia di Maestri Muratori del Marchio “Pico della Mirandola”, con il numero distintivo “1896”. Benjamin Addy, all’epoca Assistente Gran Maestro della GLMMM, presiedette la Cerimonia in qualità di Ufficiale Consacratore, Graham Herbert si occupò della direzione dei lavori quale Gran Direttore delle Cerimonie, il Reverendo Michael Snowball, Gran Cappellano, pronunciò l’Orazione, e John Brackley, Gran Segretario, diede lettura della Bolla di Fondazione. Al termine della Consacrazione Keith Emmerson, all’epoca Ex Gran Maestro Provinciale dell’Hertsfordshire, procedette ad Installare Yasha Beresiner quale Primo Maestro Venerabile della Loggia. Fabio Venzi e Barry Batson furono nominati Primo e Secondo Sorvegliante e Andrea Bonechi fu nominato Segretario

Ma, al di là di un po’ di…mortificazione del loro spirito sportivo, i pionieri del Marchio nel GOI ne furono tutt’altro che addolorati: avevano infatti ben chiaro che – al di là se il patrocinio fosse GLMMMEW o GLMMMF – qualsiasi Loggia italiana del Marchio regolarmente costituita avrebbe in futuro potuto candidarsi a far parte della futura Gran Loggia del Marchio italiana; ed anzi, la possibilità che in essa potessero confluire Fratelli sia dalla GLRI che dal GOI avrebbe potuto rappresentare un passo avanti senza precedenti nel processo di pacificazione del panorama massonico nazionale.

Il 1° novembre 2008 Vettese e Domma festeggiarono il raggiungimento del limite di 10 Maestri del Marchio che erano necessari per fondare la nuova Officina.

Con gli auguri di Natale, Vettese informò il Gran Segretario del GOI (e tutte le altre autorità massoniche interessate) che era stato deciso di battezzarla Ara Pacis, essendo il 2000° anniversario della consacrazione dell’Ara Pacis di Roma; e che la sua cerimonia di fondazione era stata fissata per il 30 gennaio 2009, nel Tempio della GLNF di Cannes.

Manifestava inoltre l’intenzione di invitare alla cerimonia anche le autorità del Rito di York, lanciando così il segnale di voler fermamente evitare di riprodurre anche in Italia la storica rivalità tra Arch e Mark che tanti danni aveva prodotto nella storia della Massoneria.

Citò inoltre in quel messaggio i nomi degli Ufficiali designati di provenienza GLNF, (che erano tutti Fratelli dal curriculum massonico abbastanza elevato – ci asteniamo dall’elencarne le cariche). Sarebbero stati: lui stesso, Massimo Vettese (Maestro Venerabile); Giovanni Domma (Primo Sorvegliante); Stephane Lozzi (Segretario) e Jean-Pierre Monclin (Tesoriere).

Si astenne invece dall’elencare quali cariche fossero state affidate ai membri di provenienza GOI, perché per non trascurare le regole, dobbiamo (prima) avere da parte del GOI il “good standing” (…). Non ho di certo nessun dubbio sulla loro regolarità, però in periodo di elezioni non vorrei che… (frase lasciata in sospeso), e dobbiamo aiutarci.

Mentre ancora aspettava la risposta del Gran Segretario, Vettese invitò alla Consacrazione le autorità del Rito di York. Ecco un estratto del messaggio:

so che (in Italia) il Marchio fa parte del Arco Reale del Rito di York, come esiste anche da noi in Francia sia nel Rito di York che in quello dello Standard Scozzese; e tutto funziona benissimo con queste tre possibilità (ovvero: Rito di York, Standard e

GLMMMF)… così possiamo aprire ancora di più le possibilità per i Fratelli dei Riti Emulation, Standard, eccetera; sapendo però che solo l’Arco Reale darà determinati gradi, (mentre) il Marchio consente di accedere a Royal Ark Mariner, Maestri Scelti, Gradi Alleati, Croce Rossa di Costantino, Monitor Segreti e Cavaliere Gran Sacerdote di Gerusalemme

Era questa forse la prima volta in assoluto che la lista dei side degrees del Marchio praticati in Francia veniva comunicata a un Massone italiano; e c’era motivo di farlo, perché alcuni di questi gradi richiedono l’Arco Reale come requisito preliminare all’iniziazione, e dunque – spiegava Vettese – per potere fare tutto, a un certo punto manderemo i Fratelli all’Arco Reale, questo punto è molto importante.

È doveroso notare come la lettura da lui suggerita da Vettese, secondo cui i side degrees devono essere considerati il percorso del Marchio, sia solo una delle molte possibili, e non la più popolare: l’iniziatore del Marchio in Italia era un Massone troppo preparato per non sapere che i side degrees si autodefiniscono tali proprio per sottolineare la loro condizione di assoluta parità, e con essa implicitamente la loro indipendenza l’uno dall’altro, di cui sono gelosissimi.

A voler proprio essere larghi, una parte del percorso del Marchio potrebbe essere considerato – tuttalpiù – l’Ark Mariner; il quale però, pur condividendone la struttura amministrativa, ne è del tutto indipendente nel contenuto.

Ma d’altra parte, Vettese non era soltanto un sognatore ma anche un realista, e non si illudeva sul fatto che la comparsa di una galassia di nuovi gradi potesse essere considerata qualcosa di diverso da un nuovo rito. La strada giusta per fare accettare il Marchio dagli Italiani non doveva disperdersi nel labirinto dei distinguo tecnici, ma passava per l’evidenziare – con competenza e pragmatismo – i vantaggi che la comparsa del Marchio nel nostro Paese avrebbe apportato.

Un’imprevista testimonianza di quanto sia difficile per i Massoni italiani cogliere le sottigliezze del rapporto che lega il Marchio agli Ordini massonici giunse il 12 gennaio, quando il Gran Segretario del GOI rispose a Vettese con un messaggio che voleva essere incoraggiante:

La nostra normativa prevede che le Logge autorizzino la affiliazione in doppia appartenenza. In considerazione dei tempi strettissimi, forse Ti suggerirei di sensibilizzare i Fratelli che desiderano affiliarsi alla nuova Loggia affinché le loro Officine di provenienza concedano autorizzazione in tal senso, inviando una esplicita dichiarazione scritta alla Gran Segreteria; il nulla osta del GOI seguirà quindi immediatamente.

I Fratelli presero atto con soddisfazione del benevolo atteggiamento della Gran Segreteria nei loro confronti, ma nello stesso tempo rimasero fortemente perplessi dal fatto che il GOI considerasse l’ingresso nel Marchio una doppia appartenenza: infatti si erano aspettati che avrebbe scelto di considerare il Marchio un corpo rituale (definizione che in effetti, nella terminologia delle Massonerie latine, era quanto più gli si avvicinava, essendo il Marchio aperto ai soli Maestri), evitando in questo modo tutte le complicazioni burocratiche che un rapporto di doppia appartenenza necessariamente avrebbe apportato.

Invece l’invito a presentare le domande di doppia appartenenza significava che il GOI aveva scelto di considerare il Marchio non un Rito, ma un Ordine; ma in questo caso, in mancanza di un reciproco riconoscimento tra il GOI e la GLMMMF, in teoria le domande avrebbero anche potuto non essere accolte.

Vettese e Domma decisero di chiedere consiglio ai Francesi, che li sconsigliarono di accettare la situazione: infatti la doppia appartenenza avrebbe conferito al GOI un potere di discrezionalità sulla partecipazione dei suoi membri al Marchio, del quale non aveva mai goduto nessun Ordine massonico al mondo.

Valse parecchio a rassicurare i preoccupati Italiani un caloroso messaggio di ringraziamento, per il lavoro che stavano facendo, inviato di pugno dal Gran Maestro della GLNF Stifani. In esso il problema della doppia appartenenza non veniva toccato, poiché a livello ufficiale la GLNF non era coinvolta; ma lasciava comprendere che i Francesi erano disposti a mobilitarsi in difesa dei loro diritti.

Ed in effetti, il 19 gennaio giunse a Vettese per conoscenza un messaggio in inglese che il Gran Segretario del GOI aveva indirizzato quello stesso giorno all’Ufficio Relazioni Internazionali della GLNF:

Fraternal greetings from the Grande Oriente d’Italia.

I have been informed that the “Grande Loge des Maitres Maçons de Marque de France” is going to constitute “Ara Pacis” Lodge, No. 162 in Cannes, an Italian language-Lodge.  I have been informed also that several members in good standing of our Lodges have requested to affiliate in dual membership with the new Lodge, as follows (…).

According to our rules, I am pleased to inform you that our Lodges have confirmed the regular position of these Brethren, and authorized their affiliation in dual membership with “Ara Pacis” Lodge, No. 162 in Cannes. In order to register this note in our files, would you please inform me when the “Ara Pacis” Lodge is constituted, and our Brethren are affiliated with it, in dual membership.

Per quanto il GOI non avesse ritenuto opportuno retrocedere dalla posizione della dual membership, la concessione di un’autorizzazione collettiva ai membri dell’Ara

Pacis era un altro bel segno di buona volontà, che risparmiava ai Fratelli del Marchio italiani un sacco di scocciature e consentiva a Vettese di commentare:

Mes BAF, voici le retour du GOI: nous avons le feu vert pour tout!

En conclusion, la GLNF nous accorde son aide, le GOI aussi, l’Arche Royale Italien approuve… c’est dans la sérénité que nous avançons!

Secondo la sua testimonianza, la cerimonia che si svolse a Cannes il 30 gennaio fu grande, bella e commovente; l’uscita e la chiusura con l’inno di Mameli cantato a cappella dai Fratelli ha lasciato a tutti brividi che non si sono ancora placati.  

L’Ara Pacis era nata, ma non erano certamente finite lì le difficoltà legate alla genesi del Marchio in Italia; e come abbiamo già detto, è nostra ferma intenzione pubblicare – prima o poi – una versione più completa di questa affascinante storia!

[1] Oggi la GLMMMF non esiste più in quanto sostituita dalla GLDMDFR (Gran Loggia del Marchio di Francia Riunita).

                                                                                              ____________       

                                                                                         |              |

                                                                                         | _____|

 

 

               

 

STORINO RAFFAELE EL ESOTERISMO DEL MANDIL TRIANGULAR en un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia Editorial

Editorial  Editorial Gandalf    Primera edición impresa: Marzo 2015 (Lima, Perú)
© 2008, Raffaele Storino    © 2015, Editorial Gandalf   Lima, Perú  arcangel2909@gmail.com

 

                                                            Dedicado a Giovanni Domma;

                                                                 un verdadero Masón.

 

GRAN CAPÍTULO DISTRITAL
DEL REAL ARCO DEL PERÚ
Juridiccionado al
GRAN CAPÍTULO SUPREMO DEL REAL ARCO DE ESCOCIA
Actuando como
GRAN CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA
Consejo de MM. RR. y SS.
“Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891

ÍNDICE
PRÓLOGO…………………………………………………..…15
OBJETIVO…………………………………………………………19
INTRODUCCIÓN…………………….……………………………21
Primera Parte
LA FORMA:
Imágenes del Mandil Triangular en Diversas Obediencias Masónicas
Capítulo I – LOS MANDILES TRIANGULARES…………….29
Segunda Parte
EL FONDO:
ANÁLISIS E INTERPRETACIÓN
Capítulo II – EL TRIÁNGULO………………………..……..63
Capítulo III – EL FONDO NEGRO Y EL BORDE ROJO….79
10
Capítulo IV – LOS TRES GRUPOS DE
iiiiiTRES ESTRELLAS DE SEIS PUNTAS……………………….85
– El Número 3………………………………………………………….87
– El Número 9………………………………………………………..90
Capítulo V – LAS LETRAS YOD Y MEM SOFIT……….….103
– La Kabbalah……………………………………………………………..105
– La Letra Mem Sofit en la Kabbalah………………………………109
– La Letra Yod en la Kabbalah…………………………………….122
– La Astrología………………………………………………………136
– La Letra Mem Sofit en la Astrología…………….……………137
– La Letra Yod en la Astrología………………………………….139
– La Alquimia………………………………………………………….141
– La Letra Mem Sofit en la Alquimia……………………………143
– La Letra Yod en la Alquimia…………….…………………………145
– El Tarot….………………………………………………………….149
– La Letra Mem Sofit en el Tarot……………………….……….150
– La Letra Yod en el Tarot……………………..……………………..157
– Opinan los Conocedores………………………………………….159
– La Yod y la Mem Sofit: iiiii¿Una Alusión al Libre Albedrío del Hombre?………………….174
11
Capítulo VI – LA PRIMERA Y LA ÚLTIMA iiiii(El Alfa y la Omega)…………………………………………………..179
Capítulo VII – LA BÓVEDA SECRETA……………………..187
Capítulo VIII – EL CORAZÓN HUMANO: iiiii¿Un Arca de la Alianza?……………………..……………………209
– El Corazón y el Número 9……………………………………………….215
– El Corazón y la Biblia……………………………………………………..215
– El Corazón a la Luz del Rosacrucismo………………………………219
– El Corazón para los Antiguos Egipcios……………………………..225
Capítulo IX
– JERUSALÉN: El Centro del Mundo y
iiiiiEL CORAZÓN: El Centro del Hombre………………………229
– El Eje del Mundo (Axis Mundi) ………………………………………232
Capítulo X – RESUMEN………………………………………………….243
Capítulo XI – CONCLUSIÓN………………………………………….249
Apéndice – ¿Y SI FUERA UNA SAMEKH?……………………..255
– La Letra Samekh en la Kabbalah………………………………………265
12
– La Letra Samekh en la Astrología……………………………….268
– La Letra Samekh en la Alquimia………………………………………270
– La Letra Samekh en el Tarot………………………………………270
AGRADECIMIENTOS………………………………………277
BIBLIOGRAFÍA CONSULTADA Y RECOMENDADA…283
SOBRE EL AUTOR……………………………………………………….287

 

PRÓLOGO
He recibido con sumo agrado el encargo del Excelente Compañero Raffaele Storino Floridiano de prologar esta obra única en su género.
Investigador acucioso, poseedor de un gran entusiasmo por saber y compartir lo descubierto a través de sus líneas, el autor nos conducirá por un universo de conocimiento iniciático que busca internalizarnos en los secretos y misterios de los Grados Crípticos de la Masonería.
Con la inquietud surgida a partir de una misión encomendada, Raffaele logra penetrar en el más profundo simbolismo del primer elemento con el que un Compañero que accede a los Grados Crípticos se encuentra; SU MANDIL TRIANGULAR.
Son ya 163 años de la presencia en el Perú del Real Arco de Escocia, en los cuales se ha venido trabajando arduamente por el estudio y desarrollo de los misterios de la Antigua Masonería depositados en la Orden del Real Arco y sus Series de Grados Complementarios. Muchos
16
Compañeros han venido cumpliendo su lote de trabajo, buscando instruir a los Maestros Masones en su progresión hacia la comprensión de los símbolos y alegorías tanto de los Grados Simbólicos como de aquellos que se desarrollan en la Orden del Real Arco.
Hoy, Raffaele toma esta posta y nos entrega un texto exclusivamente desarrollado sobre el simbolismo del Mandil Triangular. Nos conduce primero mostrándonos su uso en las diferentes Ordenes y Grados que los emplean, para luego centrarse en tratar de explicarnos con suma profundidad el significado de aquel utilizado en los Grados Crípticos de la constitución Escocesa.
Desarrolla las diferentes visiones y versiones sobre el tema, tanto de fuentes masónicas como no masónicas, para irnos adentrando poco apoco en la interpretación del misticismo y esoterismo de este sencillo pero profundo símbolo a la luz de la Kabbalah, la Astrología, la Alquimia, la Rosacruz y otras Escuelas Iniciáticas. Consulta con hebreo-parlantes sobre el significado de las letras hebreas del Mandil, abriendo un universo de posibilidades, las cuales de uno u otro modo se
17
concatenan y sólo pueden ser entendidas por un Miembro de la Masonería Críptica.
Os invito a deleitaros con este néctar de conocimiento y así entender, comprender y asimilar más profundamente la sabiduría de los Grados Crípticos. Internaos en esta hermosa aventura hacia el saber iniciático.
Lima, 24 junio de 2015
MuyiExcelenteiCompañero Orlando García Noriega
Diputado Gran Superintendente del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia.

 

 

OBJETIVO
La presente obra tiene como objetivo someter a análisis el Mandil con el que son investidos los miembros de un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Así tal vez, quienes hayamos accedido a ese privilegio, seamos también poseedores del nivel de consciencia que dichos Grados suponen implicar. Si ello no fuere posible por las diversas limitaciones que pesan sobre el aletargado hombre de nuestros días, ojalá al menos establezcamos una relación amistosa entre el derecho pecuniario y el derecho iniciático de vestir dicha prenda.

 

INTRODUCCIÓN
Para alcanzar el objetivo mencionado, se ha echado mano de las enseñanzas del sistema Masónico que practicamos; aquél surgido en Escocia desde tiempos inmemoriales y mantenido hasta el día de hoy. Y a manera de comparación, también hemos indagado en el conocimiento impartido por otros sistemas Masónicos, como lo son el Rito Escocés Antiguo y Aceptado (REAA), el Rito Escocés Rectificado (RER), el Rito de York practicado en los Estados Unidos de Norteamérica (cuyos Grados se entregan de manera secuencial y cada uno de ellos es prerrequisito para el siguiente), y el sistema practicado en Inglaterra y Gales (donde se puede acceder a “paquetes” de Grados, siendo la mayoría de ellos “Paralelos” o “Colaterales”, teniendo como prerrequisito únicamente el Grado del Real Arco –el eje de todo–, y que son en gran medida similares a aquellos del sistema practicado en Escocia, pero con ciertas pequeñas diferencias en cuanto a los prerrequisitos y en cuanto al Ritual).
22
Pero además, nos hemos valido de fuentes extra-masónicas, pues si bien lo que aprendemos en nuestras Logias y Capítulos nos brinda un conocimiento ya de por sí bastante completo para el mejoramiento del hombre, no deja de ser beneficioso el hecho de poder nutrirse de otras fuentes, ya que en la comparación y el contraste reside el secreto de una buena percepción.
Respecto a ello, es absolutamente cierto lo que un Muy Excelente Compañero nos dijera en una conversación:
“Lo que es Masonería es Masonería, lo que es Rosacrucismo es Rosacrucismo, lo que es Gnosticismo es Gnosticismo. No debe entonces confundirse uno con otro, pues si los Rituales de cada una de esas Escuelas se amalgaman en un solo bloque, las enseñanzas y el sentido de cada una de ellas terminan por perderse”.
No nos cabe la menor duda y coincidimos a cabalidad. Y por ello es bueno aclarar aquí que no pretendemos en esta obra mezclar en un solo recipiente el plato de fondo, el postre y el vino, sino más bien dejar claro que todos pertenecen a
23
un mismo banquete, en el transcurso del cual deberemos comer y beber cada uno de ellos en el momento propicio. Para ello hemos analizado el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos a la luz de algunas tradiciones como la Kabbalah, el Tarot y la Alquimia, las cuales no son sino partes de un mismo todo. Un todo del que las Escuelas Iniciáticas como el Gnosticismo, el Rosacrucismo y la Masonería son partes conformantes y por lo tanto se encuentran en íntima relación tal cual lo pueden estar los órganos del cuerpo humano. Sin que caigamos en el error de mezclar todo, sí podemos tomar en cuenta lo que otros puntos de vista nos ofrecen, de modo que podamos establecer qué cosa se parece a lo nuestro y qué cosa es diferente. Lo parecido, nos confirmará las conclusiones a las que hemos llegado antes. Lo diferente, nos dará un mayor motivo para seguir investigando.
Los antiguos Rituales, fueron concebidos por autores que se encontraban mucho más cercanos al origen de lo que jamás podremos estar aquellos quienes el destino hizo vivir en el siglo XXI. No tenemos por tanto ningún derecho a modificarlos,
24
y tenemos sí el imperativo deber de preservarlos, velando por que nada se omita ni se aumente en ellos.
Como hombres libres y de buenas costumbres, hagamos uso de nuestra plena facultad para interpretarlos con los elementos de juicio que hayamos sido capaces de adquirir mediante nuestro trabajo masónico.
Definitivamente, es otro de nuestros mayores deberes el compartir (de ahí el porqué de llamarnos Compañeros) las interpretaciones que hayamos podido elaborar, pues es muy posible que estas sirvan de base para que los demás lleguen a conclusiones mucho mejores que las nuestras. Que ello suceda, es el mayor deseo de quien esto ha escrito.
25
26
27
PRIMERA PARTE
LA FORMA:
IMÁGENES DEL MANDIL TRIANGULAR EN DIVERSAS OBEDIENCIAS MASÓNICAS
28
29
Capítulo I
LOS MANDILES TRIANGULARES
n esta parte del libro exponemos una gran cantidad de Mandiles con forma triangular.
Empezaremos por aquel que se emplea en los Consejos de Maestros Reales y Selectos que trabajan bajo la jurisdicción del Supremo Gran Capítulo del Real Arco de Escocia.
Seguidamente mostraremos los Mandiles que se usan en el Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, que al igual que su homólogo en Escocia, trabaja con Mandiles triangulares, pero de aspecto muy diferente.
Se expondrán también imágenes de los Mandiles que se usan en la Masonería Críptica practicada en los Estados Unidos de Norteamérica. La mayoría de ellos de forma cuadrada, pero curiosamente, notaremos que en algunos Consejos norteamericanos también se emplean Mandiles
E
30
triangulares. Junto a ellos se podrá apreciar un Mandil Templario que se utilizaba en los Estados Unidos en el siglo XIX, igualmente triangular.
Más adelante se mostrará toda la variedad de Mandiles de casi todos los Grados del Rito Escocés Antiguo y Aceptado que se usaban en Estados Unidos en el siglo XIX, los cuales a diferencia de los que se usan en la actualidad, eran triangulares y no cuadrados. Todo ello con la finalidad de compararlos con el Mandil que usamos en los Grados Crípticos. En la comparación y el contraste, el lector muy probablemente note similitudes y diferencias, que le ayudarán a entender algunos aspectos de nuestro Mandil que por diversas razones no han sido especificados en nuestro Ritual.
Por último, aparecerán imágenes de los Mandiles que emplean los Rosacruces1 de la Antigua y Mística Orden Rosacruz (A.M.O.R.C.), los cuales son también triangulares.
El porqué de todo esto, será abordado en la segunda parte del libro.
1 No confundir con el Grado Masónico otorgado en diversos Ritos llamado “Caballero Rosacruz

 

ESCOCIA
Mandil triangular del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia.
El color rojo representa la sangre derramada por Hiram Abif, y el negro alude al luto por su muerte.

 

1
2
3
Raffaele Storino
EL ESOTERISMO DEL MANDIL TRIANGULAR
en un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia
Editorial Gandalf
4
Primera edición impresa: Marzo 2015 (Lima, Perú)
© 2008, Raffaele Storino
© 2015, Editorial Gandalf
Lima, Perú
arcangel2909@gmail.com
5
Dedicado a Giovanni Domma;
un verdadero Masón.
6
7
GRAN CAPÍTULO DISTRITAL
DEL REAL ARCO DEL PERÚ
Juridiccionado al
GRAN CAPÍTULO SUPREMO DEL REAL ARCO DE ESCOCIA
Actuando como
GRAN CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA
Consejo de MM. RR. y SS.
“Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891
8
9
ÍNDICE
PRÓLOGO…………………………………………………..…15
OBJETIVO…………………………………………………………19
INTRODUCCIÓN…………………….……………………………21
Primera Parte
LA FORMA:
Imágenes del Mandil Triangular en Diversas Obediencias Masónicas
Capítulo I – LOS MANDILES TRIANGULARES…………….29
Segunda Parte
EL FONDO:
ANÁLISIS E INTERPRETACIÓN
Capítulo II – EL TRIÁNGULO………………………..……..63
Capítulo III – EL FONDO NEGRO Y EL BORDE ROJO….79
10
Capítulo IV – LOS TRES GRUPOS DE
iiiiiTRES ESTRELLAS DE SEIS PUNTAS……………………….85
– El Número 3………………………………………………………….87
– El Número 9………………………………………………………..90
Capítulo V – LAS LETRAS YOD Y MEM SOFIT……….….103
– La Kabbalah……………………………………………………………..105
– La Letra Mem Sofit en la Kabbalah………………………………109
– La Letra Yod en la Kabbalah…………………………………….122
– La Astrología………………………………………………………136
– La Letra Mem Sofit en la Astrología…………….……………137
– La Letra Yod en la Astrología………………………………….139
– La Alquimia………………………………………………………….141
– La Letra Mem Sofit en la Alquimia……………………………143
– La Letra Yod en la Alquimia…………….…………………………145
– El Tarot….………………………………………………………….149
– La Letra Mem Sofit en el Tarot……………………….……….150
– La Letra Yod en el Tarot……………………..……………………..157
– Opinan los Conocedores………………………………………….159
– La Yod y la Mem Sofit: iiiii¿Una Alusión al Libre Albedrío del Hombre?………………….174
11
Capítulo VI – LA PRIMERA Y LA ÚLTIMA iiiii(El Alfa y la Omega)…………………………………………………..179
Capítulo VII – LA BÓVEDA SECRETA……………………..187
Capítulo VIII – EL CORAZÓN HUMANO: iiiii¿Un Arca de la Alianza?……………………..……………………209
– El Corazón y el Número 9……………………………………………….215
– El Corazón y la Biblia……………………………………………………..215
– El Corazón a la Luz del Rosacrucismo………………………………219
– El Corazón para los Antiguos Egipcios……………………………..225
Capítulo IX
– JERUSALÉN: El Centro del Mundo y
iiiiiEL CORAZÓN: El Centro del Hombre………………………229
– El Eje del Mundo (Axis Mundi) ………………………………………232
Capítulo X – RESUMEN………………………………………………….243
Capítulo XI – CONCLUSIÓN………………………………………….249
Apéndice – ¿Y SI FUERA UNA SAMEKH?……………………..255
– La Letra Samekh en la Kabbalah………………………………………265
12
– La Letra Samekh en la Astrología……………………………….268
– La Letra Samekh en la Alquimia………………………………………270
– La Letra Samekh en el Tarot………………………………………270
AGRADECIMIENTOS………………………………………277
BIBLIOGRAFÍA CONSULTADA Y RECOMENDADA…283
SOBRE EL AUTOR……………………………………………………….287
13
14
15
PRÓLOGO
He recibido con sumo agrado el encargo del Excelente Compañero Raffaele Storino Floridiano de prologar esta obra única en su género.
Investigador acucioso, poseedor de un gran entusiasmo por saber y compartir lo descubierto a través de sus líneas, el autor nos conducirá por un universo de conocimiento iniciático que busca internalizarnos en los secretos y misterios de los Grados Crípticos de la Masonería.
Con la inquietud surgida a partir de una misión encomendada, Raffaele logra penetrar en el más profundo simbolismo del primer elemento con el que un Compañero que accede a los Grados Crípticos se encuentra; SU MANDIL TRIANGULAR.
Son ya 163 años de la presencia en el Perú del Real Arco de Escocia, en los cuales se ha venido trabajando arduamente por el estudio y desarrollo de los misterios de la Antigua Masonería depositados en la Orden del Real Arco y sus Series de Grados Complementarios. Muchos
16
Compañeros han venido cumpliendo su lote de trabajo, buscando instruir a los Maestros Masones en su progresión hacia la comprensión de los símbolos y alegorías tanto de los Grados Simbólicos como de aquellos que se desarrollan en la Orden del Real Arco.
Hoy, Raffaele toma esta posta y nos entrega un texto exclusivamente desarrollado sobre el simbolismo del Mandil Triangular. Nos conduce primero mostrándonos su uso en las diferentes Ordenes y Grados que los emplean, para luego centrarse en tratar de explicarnos con suma profundidad el significado de aquel utilizado en los Grados Crípticos de la constitución Escocesa.
Desarrolla las diferentes visiones y versiones sobre el tema, tanto de fuentes masónicas como no masónicas, para irnos adentrando poco apoco en la interpretación del misticismo y esoterismo de este sencillo pero profundo símbolo a la luz de la Kabbalah, la Astrología, la Alquimia, la Rosacruz y otras Escuelas Iniciáticas. Consulta con hebreo-parlantes sobre el significado de las letras hebreas del Mandil, abriendo un universo de posibilidades, las cuales de uno u otro modo se
17
concatenan y sólo pueden ser entendidas por un Miembro de la Masonería Críptica.
Os invito a deleitaros con este néctar de conocimiento y así entender, comprender y asimilar más profundamente la sabiduría de los Grados Crípticos. Internaos en esta hermosa aventura hacia el saber iniciático.
Lima, 24 junio de 2015
MuyiExcelenteiCompañero Orlando García Noriega
Diputado Gran Superintendente del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia.
18
19
OBJETIVO
La presente obra tiene como objetivo someter a análisis el Mandil con el que son investidos los miembros de un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Así tal vez, quienes hayamos accedido a ese privilegio, seamos también poseedores del nivel de consciencia que dichos Grados suponen implicar. Si ello no fuere posible por las diversas limitaciones que pesan sobre el aletargado hombre de nuestros días, ojalá al menos establezcamos una relación amistosa entre el derecho pecuniario y el derecho iniciático de vestir dicha prenda.
20
21
INTRODUCCIÓN
Para alcanzar el objetivo mencionado, se ha echado mano de las enseñanzas del sistema Masónico que practicamos; aquél surgido en Escocia desde tiempos inmemoriales y mantenido hasta el día de hoy. Y a manera de comparación, también hemos indagado en el conocimiento impartido por otros sistemas Masónicos, como lo son el Rito Escocés Antiguo y Aceptado (REAA), el Rito Escocés Rectificado (RER), el Rito de York practicado en los Estados Unidos de Norteamérica (cuyos Grados se entregan de manera secuencial y cada uno de ellos es prerrequisito para el siguiente), y el sistema practicado en Inglaterra y Gales (donde se puede acceder a “paquetes” de Grados, siendo la mayoría de ellos “Paralelos” o “Colaterales”, teniendo como prerrequisito únicamente el Grado del Real Arco –el eje de todo–, y que son en gran medida similares a aquellos del sistema practicado en Escocia, pero con ciertas pequeñas diferencias en cuanto a los prerrequisitos y en cuanto al Ritual).
22
Pero además, nos hemos valido de fuentes extra-masónicas, pues si bien lo que aprendemos en nuestras Logias y Capítulos nos brinda un conocimiento ya de por sí bastante completo para el mejoramiento del hombre, no deja de ser beneficioso el hecho de poder nutrirse de otras fuentes, ya que en la comparación y el contraste reside el secreto de una buena percepción.
Respecto a ello, es absolutamente cierto lo que un Muy Excelente Compañero nos dijera en una conversación:
“Lo que es Masonería es Masonería, lo que es Rosacrucismo es Rosacrucismo, lo que es Gnosticismo es Gnosticismo. No debe entonces confundirse uno con otro, pues si los Rituales de cada una de esas Escuelas se amalgaman en un solo bloque, las enseñanzas y el sentido de cada una de ellas terminan por perderse”.
No nos cabe la menor duda y coincidimos a cabalidad. Y por ello es bueno aclarar aquí que no pretendemos en esta obra mezclar en un solo recipiente el plato de fondo, el postre y el vino, sino más bien dejar claro que todos pertenecen a
23
un mismo banquete, en el transcurso del cual deberemos comer y beber cada uno de ellos en el momento propicio. Para ello hemos analizado el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos a la luz de algunas tradiciones como la Kabbalah, el Tarot y la Alquimia, las cuales no son sino partes de un mismo todo. Un todo del que las Escuelas Iniciáticas como el Gnosticismo, el Rosacrucismo y la Masonería son partes conformantes y por lo tanto se encuentran en íntima relación tal cual lo pueden estar los órganos del cuerpo humano. Sin que caigamos en el error de mezclar todo, sí podemos tomar en cuenta lo que otros puntos de vista nos ofrecen, de modo que podamos establecer qué cosa se parece a lo nuestro y qué cosa es diferente. Lo parecido, nos confirmará las conclusiones a las que hemos llegado antes. Lo diferente, nos dará un mayor motivo para seguir investigando.
Los antiguos Rituales, fueron concebidos por autores que se encontraban mucho más cercanos al origen de lo que jamás podremos estar aquellos quienes el destino hizo vivir en el siglo XXI. No tenemos por tanto ningún derecho a modificarlos,
24
y tenemos sí el imperativo deber de preservarlos, velando por que nada se omita ni se aumente en ellos.
Como hombres libres y de buenas costumbres, hagamos uso de nuestra plena facultad para interpretarlos con los elementos de juicio que hayamos sido capaces de adquirir mediante nuestro trabajo masónico.
Definitivamente, es otro de nuestros mayores deberes el compartir (de ahí el porqué de llamarnos Compañeros) las interpretaciones que hayamos podido elaborar, pues es muy posible que estas sirvan de base para que los demás lleguen a conclusiones mucho mejores que las nuestras. Que ello suceda, es el mayor deseo de quien esto ha escrito.
25
26
27
PRIMERA PARTE
LA FORMA:
IMÁGENES DEL MANDIL TRIANGULAR EN DIVERSAS OBEDIENCIAS MASÓNICAS
28
29
Capítulo I
LOS MANDILES TRIANGULARES
n esta parte del libro exponemos una gran cantidad de Mandiles con forma triangular.
Empezaremos por aquel que se emplea en los Consejos de Maestros Reales y Selectos que trabajan bajo la jurisdicción del Supremo Gran Capítulo del Real Arco de Escocia.
Seguidamente mostraremos los Mandiles que se usan en el Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, que al igual que su homólogo en Escocia, trabaja con Mandiles triangulares, pero de aspecto muy diferente.
Se expondrán también imágenes de los Mandiles que se usan en la Masonería Críptica practicada en los Estados Unidos de Norteamérica. La mayoría de ellos de forma cuadrada, pero curiosamente, notaremos que en algunos Consejos norteamericanos también se emplean Mandiles
E
30
triangulares. Junto a ellos se podrá apreciar un Mandil Templario que se utilizaba en los Estados Unidos en el siglo XIX, igualmente triangular.
Más adelante se mostrará toda la variedad de Mandiles de casi todos los Grados del Rito Escocés Antiguo y Aceptado que se usaban en Estados Unidos en el siglo XIX, los cuales a diferencia de los que se usan en la actualidad, eran triangulares y no cuadrados. Todo ello con la finalidad de compararlos con el Mandil que usamos en los Grados Crípticos. En la comparación y el contraste, el lector muy probablemente note similitudes y diferencias, que le ayudarán a entender algunos aspectos de nuestro Mandil que por diversas razones no han sido especificados en nuestro Ritual.
Por último, aparecerán imágenes de los Mandiles que emplean los Rosacruces1 de la Antigua y Mística Orden Rosacruz (A.M.O.R.C.), los cuales son también triangulares.
El porqué de todo esto, será abordado en la segunda parte del libro.
1 No confundir con el Grado Masónico otorgado en diversos Ritos llamado “Caballero Rosacruz”
31
ESCOCIA
Mandil triangular del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia.
El color rojo representa la sangre derramada por Hiram Abif, y el negro alude al luto por su muerte.
32
ESCOCIA
Variación del Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos de la tienda de arreos masónicos “Victoria Regalia” (Edimburgo, Escocia) en el que las letras centrales y las nueve estrellas son de color blanco.
En los Grados posteriores al de Maestro Masón se suele identificar el color blanco con la inocencia de aquellos que nada tuvieron que ver con el asesinato del Gran Maestro Constructor.
33
ESCOCIA
Mandil de los oficiales de un Consejo de Maestros Reales y Selectos del sistema trabajado en Escocia.
A diferencia del Mandil triangular de los miembros que no ocupan ningún cargo, el Mandil de los miembros del Cuadro de Oficiales es cuadrado.
34
INGLATERRA
Mandil de miembro del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, Gales y sus Distritos y Consejos en Ultramar.
35
INGLATERRA
Mandil de Past Master del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, Gales y sus Distritos y Consejos en Ultramar.
36
EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil cuadrangular de un Consejo de Maestros Reales y Selectos empleado usualmente en los Estados Unidos de Norteamérica.
37
EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil cuadrangular de los oficiales de un Consejo de Maestros Reales y Selectos empleado usualmente en los Estados Unidos de Norteamérica.
38
EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil triangular de los Maestros Reales y Selectos empleado en algunos Consejos de los Estados Unidos de Norteamérica.
39
EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil triangular de Pasado Tres Veces Ilustre Maestro2 empleado en algunos Consejos de Maestros Reales y Selectos de los Estados Unidos de Norteamérica.
2 Past Thrice Illustrious Master, en su idioma original.
40
EE. UU. (RITO DE YORK)
Mandil que vestían los miembros de una Comandancia de Caballeros Templarios en los Estados Unidos durante el siglo XIX. La calavera y las tibias cruzadas eran demasiado impactantes para la época, razón por la cual cayó en desuso.
41
EE. UU. (REAA)
Mandil del Grado 6 (Master of the Brazen Serpent) del Supremo Consejo de los Estados Unidos de Norteamérica (Jurisdicción Norte). También muestra una palabra conformada por dos letras hebreas; en este caso la Yod y la He, que son la primera y la última del nombre de Dios. Este Grado también es conocido con el nombre de “Secretario Íntimo”, cuyo contexto guarda gran relación con el Grado de Maestro Selecto de la Masonería Críptica, pues ambos tienen a Zabud como protagonista.
42
EE. UU. (REAA)
Actual Mandil del Grado 14 (Grand Elect) del Supremo Consejo del Grado 33 de los Estados Unidos de Norteamérica (Jurisdicción Norte).
Este Grado del REAA también se conoce como “Maestro de la Bóveda Secreta”, y aborda de una manera similar el tema tratado en el Grado de Maestro Selecto de la Masonería Críptica.
43
Durante el siglo XIX, el Supremo Consejo Grado 33 de los Estados Unidos de Norteamérica (Jurisdicción Norte) empleaba mandiles con forma de triángulo invertido en la mayoría de sus Grados. Dicha jurisdicción tuvo siempre la particularidad de diferenciarse de su homóloga (Jurisdicción Sur), no sólo por los Mandiles sino también en la manera de denominar a sus Grados.
Si bien el presente es un estudio sobre el Mandil del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia3 y no de los Mandiles del Rito Escocés
3 Es de suponerse que, todo Masón que haya llegado hasta el punto de usar el Mandil tratado en este libro, conozca muy bien la diferencia existente entre el tipo de Masonería denominado “Escocismo” y la Masonería practicada en Escocia; que no es lo mismo. En caso de que ello aún no esté del todo claro para el lector, establecemos a continuación una breve reseña:
El Escocismo es un tipo de Masonería que se originó en la Francia del siglo XVIII, y cuyo nombre es debido a su desarrollo a partir de una base masónica llevada al país galo por el depuesto y exiliado rey de Inglaterra Jacobo II y sus partidarios; llamados posteriormente “Jacobitas” (fue en Escocia donde el Jacobismo tuvo su máxima expresión), gestándose así aquello que con el tiempo se convirtió en lo que hoy conocemos como el Rito Escocés Antiguo y Aceptado; basado en un ideal escocés, pero surgido en Francia, siendo a fin de cuentas mucho más francés que escocés (aunque posteriormente terminara de estructurarse en su forma actual en los Estados Unidos de Norteamérica). Por su parte, la Masonería practicada en el
44
Antiguo y Aceptado, el autor considera que la forma triangular de los atuendos empleados por este último y los símbolos e inscripciones que estos presentan, son de gran relevancia para ser contrastados con el objeto de este estudio, de modo que el lector pueda establecer sus propias conclusiones adicionales a las que se pudieran aquí verter.
A continuación se muestran los Mandiles triangulares y los nombres de sus respectivos Grados en su idioma original. Algunos Grados no se mencionarán, dado que, o bien emplean un Mandil cuadrado, o bien no emplean ninguno. Ello depende tanto del Supremo Consejo del que se trate, como de los Rituales que este tenga o haya tenido en uso.
Cabe indicar que los Grados 5, 7, 8, 16, 17, 23 y 33 tienen los mismos nombres en ambas jurisdicciones.
país llamado Escocia tiene una estructura muy diferente al Llamado Rito Escocés Antiguo y Aceptado. Los ideales y los objetivos son los mismos en toda la Masonería verdadera alrededor del globo, pero la manera de practicarla en cuanto a los distintos Ritos puede variar considerablemente. En resumen, no hay que confundir la Masonería practicada en Escocia con aquella llamada (con menor o mayor acierto) “Masonería Escocesa”.
45
MANDIL DEL GRADO 4 (Master Traveler)
MANDIL DEL GRADO 5 (Perfect Master)
46
MANDIL DEL GRADO 6 (Master of the Brazen Serpent)
MANDIL DEL GRADO 7 (Provost and Judge)
47
MANDIL DEL GRADO 8
(Intendant of the Building)
MANDIL DEL GRADO 9
(Master of the Temple)
48
MANDIL DEL GRADO 10
(Master Elect)
MANDIL DEL GRADO 11
(Sublime Master Elected)
49
MANDIL DEL GRADO 12
(Grand Master Architect)
MANDIL DEL GRADO 13
(Master of the Ninth Arch)
50
MANDIL DEL GRADO 14
(Grand Elect Mason )
MANDIL DEL GRADO 15 (Knight of the East, or Knight of the Sword)
51
MANDIL DEL GRADO 16
(Prince of Jerusalem)
MANDIL DEL GRADO 17 (Knight of the East and West), empleado desde siempre y hasta la actualidad en casi todas las Jurisdicciones del Supremo Consejo Grado 33.
52
MANDIL DEL GRADO 18
(Knight of the Rose Croix de Heredom)
MANDIL DEL GRADO 20
(Brother of the Trail)
53
MANDIL DEL GRADO 21
(Patriarch Noachite)
MANDIL DEL GRADO 22
(Prince of Libanus)
54
MANDIL DEL GRADO 23 (Chief of the Tabernacle)
MANDIL DEL GRADO 24 (Brother of the Forest)
55
MANDIL DEL GRADO 25
(Master of Achievement)
MANDIL DEL GRADO 26
(Master Friend and Brother Eternal)
56
MANDIL DEL GRADO 27
(Knight of Jerusalem)
MANDIL DEL GRADO 28
(Knight of the Sun, or Prince Adept)
57
MANDIL DEL GRADO 31
(Knight Aspirant)
MANDIL DEL GRADO 32
(Sublime Prince of the Royal Secret)
58
Por otro lado, en el Rosacrucismo, algunas Ordenes como A.M.O.R.C. (Antigua y Mística Orden Rosa Cruz), emplean mandiles triangulares. Su forma es una rememoración de los Mandiles que usaban los antiguos egipcios en sus ceremonias de corte iniciático.
MANDIL DE LA “CÁMARA POSTULAR” DE LA ORDEN ROSACRUZ
A.M.O.R.C.
59
MANDIL DE LA “CÁMARA CAPITULAR” DE LA ORDEN ROSACRUZ
A.M.O.R.C.
60
61
SEGUNDA PARTE
EL FONDO:
ANÁLISIS E INTERPRETACIÓN
62
63
Capítulo II
EL TRIÁNGULO
l unir dos o más puntos sucesivos de un plano, se obtiene una línea recta. Pero si se une un tercer punto que no esté alineado con los otros dos, surge el triángulo; la primera figura geométrica que puede trazarse. Al ser la primera manifestación, tiene que ver con el origen. Por ello se le asocia con la creación y con la Divinidad.
A
64
Esta figura ha mantenido una connotación divina ya desde los tiempos del antiguo Egipto, de las Escuelas Pitagóricas e incluso del Cristianismo, donde el triángulo representa la Triple Persona (Tri-Unidad) de Dios; Padre, Hijo y Espíritu Santo.
De hecho, en la iconografía cristiana, los lados del triángulo constituyen los tres atributos de la Deidad: Omnisciencia, Omnipresencia y Omnipotencia, características divinas que el simbolismo masónico también asume en su concepto del Gran Arquitecto del Universo, plasmándolas en la figura del Delta Sagrado, que toma su nombre debido a la similitud que tiene con la cuarta letra del alfabeto griego; la Delta, en su versión mayúscula.
Para los Grados Masónicos de connotación Cristiana (como la mayoría de los Grados de la Masonería británica y norteamericana posteriores al de Maestro Masón, así como los Grados Rosacruces del REAA y el Rito Francés, y todos los Grados del Rito Escocés Rectificado), el triángulo alude también a las Virtudes Teologales; Fe, Esperanza y Caridad.
65
ATRIBUTOS DE DIOS SEGÚN EL CRISTIANISMO:
Omnipresencia, Omnisciencia y Omnipotencia.
LETRA DELTA EN SUS VERSIONES MAYÚSCULA Y MINÚSCULA.
66
EL “DELTA SAGRADO” U “OJO QUE TODO LO VE”.
FE, ESPERANZA Y CARIDAD REPRESENTANDO UN TRIÁNGULO EN UN MANDIL EMPLEADO EN INGLATERRA A PRINCIPIOS DEL SIGLO XVII.
67
Además de representar a la Divinidad y a las Virtudes Teologales que allanan el camino para llegar a ella, el triángulo alude a los tres Grandes Maestros; Salomón Rey de Israel, Hiram Rey de Tiro e Hiram Abif el Constructor. Por ello el triángulo roto del emblema de la Masonería Críptica simboliza la ausencia de Hiram tras su asesinato por parte de los tres malos Compañeros.
EL MAESTRO HIRAM ABIF, EL REY SALOMÓN DE ISRAEL Y EL REY HIRAM DE TIRO.
68
ESTRUCTURA TERNARIA CONFORMADA POR DOS COLUMNAS (ENERGÍAS POSITIVA Y NEGATIVA) Y UN ARCO (ELEMENTO NEUTRO O CONCILIADOR).
69
EMBLEMA DE LA MASONERÍA CRÍPTICA
Lo que fue separado por la espada, deberá ser reunido por la trulla.
Según el Ritual del Maestro Súper Excelente del sistema norteamericano, el triángulo “simboliza el triunfo de la Francmasonería sobre la Ignorancia, la Intolerancia y el Fanatismo, los tres grandes enemigos de la libertad y el progreso
70
humanos”4. En la Masonería Críptica norteamericana no suele emplearse el Mandil triangular como en Escocia (aunque algunos Consejos sí lo hacen), pero lo descripto en su Ritual, referente al triángulo, constituye una posible razón para que en el sistema de Escocia se haya considerado que el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos sea un triángulo invertido, si es que con tal inversión se alude al hecho de haber derrotado a esa tríada de enemigos. Tal cosa se deduce del hecho que, en varios Grados Masónicos de diversos Ritos se suele asociar a un trío de anti-valores con Jubelo, Jubela y Jubelum; los tres malos Compañeros que abatieron de muerte al Maestro Hiram Abif. Por ejemplo, en el Grado 4 del REAA, denominado “Maestro Secreto”, los tres malos Compañeros representan a otro grupo de anti-valores similar al mencionado líneas arriba; la Ignorancia, la Hipocresía y la Ambición.
4Ritual de Súper Excelente Maestro, tal como fue autorizado y aceptado por el General Grand Council of Cryptic Masons International of the United States of America en Denver, Colorado, el 27 de septiembre de 1927. Séptima edición, 1952. Traducción de Roberto López Cobos, 1981.
71
LOS ASESINOS DE HIRAM
JUBELA, JUBELO Y JUBELUM; LOS TRES GRANDES ENEMIGOS DE TODO MASÓN. REPRESENTAN LOS ANTIVALORES EN LOS QUE PODEMOS CAER SI NO TRABAJAMOS SOBRE NOSOTROS MISMOS.
72
En las Escuelas Iniciáticas, se suele identificar al triangulo con la tríada conformada por Tesis, Antítesis y Síntesis, o lo que es lo mismo: Afirmación, Negación y Reconciliación.
Cuando apunta hacia arriba (Cielo), el triángulo representa la energía masculina. Si apunta hacia abajo (Tierra), representa la energía femenina.
En la concepción alquímica de los Cuatro Elementos, se emplean triángulos para simbolizar a cada uno de ellos, otorgando al Fuego y al Aire una polaridad positiva o masculina, siendo el Agua y la Tierra de polaridad negativa o femenina.
El triángulo con la punta hacia arriba simboliza una espada o un falo. En su forma invertida, se asocia a la matriz del útero
73
Si se superponen ambos símbolos, se obtiene la estrella de David o Sello de Salomón, que entre otras cosas, representa al alma humana, siendo esta la unión del espíritu con la materia.
ESTRELLA DE DAVID O SELLO DE SALOMÓN
Los sacerdotes egipcios empleaban un mandil en forma de triángulo, pero no invertido. Los Sumos Sacerdotes hebreos heredaron dicha costumbre debido a la histórica relación que hubo entre ambos pueblos. La prenda que estos últimos empleaban se llamaba Efod, y era una especie de delantal que cubría tanto la parte delantera como la trasera, cuyo largo era hasta la mitad del muslo.
74
En realidad el Efod era usado no solamente por los Sumos Sacerdotes, sino también por los sacerdotes de menor rango y por personas no necesariamente vinculadas al sacerdocio. Para su confección se empleaba fibra escarlata carmesí y lino fino torcido con lana teñida de púrpura rojiza e hilos de oro. Podemos identificar tales colores en los atuendos de un Capítulo de Masones del Real Arco y en un Consejo de Maestros Reales y Selectos. Ello es aún más notorio en el sistema norteamericano, donde los colores escarlata y purpura se han extendido a los sacos y las corbatas que usan los Compañeros.
ATUENDOS DEL SISTEMA NORTEAMERICANO
FOTOGRAFÍA POSTERIOR A UNA CEREMONIA DE NOMBRAMIENTO DE MIEMBROS HONORARIOS DEL “DEKALB” CHAPTER No. 52.
75
ATUENDOS DEL SUMO SACERDOTE EN EL ANTIGUO ISRAEL
76
MANDIL EGIPCIO
EL MANDIL EGIPCIO ES UN ANTECESOR DEL EFOD HEBREO, Y SE CREE QUE TAMBIÉN LO ES DEL MANDIL MASÓNICO. CURIOSAMENTE, ERA TRIANGULAR, PERO NO SE USABA INVERTIDO SINO CON LA BASE HACIA ABAJO Y LA PUNTA HACIA ARRIBA.
77
En algunos Ritos Masónicos (como el REAA), el Mandil del Grado de Aprendiz tiene dos cuerpos: un cuadrado, que forma el Mandil propiamente dicho, y un triángulo en la parte superior, que recibe el nombre de Babeta. Siendo que en el Grado de Aprendiz ya están potencialmente contenidos todos los Grados posibles e imaginables (así como en la Piedra Bruta está contenida una virtual Piedra Pulida), la forma triangular de la Babeta es una representación del Ternario o Tríada Superior (Atman, Budhi y Manas), es decir el componente espiritual del hombre, recordatorio para el Aprendiz del lugar al que podrá acceder y hacia donde debe aspirar a situarse siempre y cuando trabaje adecuadamente sobre sí mismo, pues en su estado actual se halla ubicado en el Cuaternario Inferior (Kama-manas, Linga-sharira, Prana y Stula-sharira), es decir; el componente físico y las bajas pasiones a las que este se halla sometido.
78
EN EL MANDIL CON BABETA DEL APRENDIZ MASÓN DEL REAA, SE EXPRESA EL CUATERNARIO INFERIOR Y EL TERCIARIO SUPERIOR. TAMBIÉN EL CUADRIVIUM Y EL TRIVIUM DEL GRADO DE COMPAÑERO, ASÍ COMO LA EDAD DEL MAESTRO MASÓN.
79
Capítulo III
EL FONDO NEGRO Y EL BORDE ROJO
l color negro suele simbolizar el luto en muchas culturas. En el caso del Mandil triangular del Consejo de Maestros Reales y Selectos, y en el de la mayoría de Mandiles y demás atuendos masónicos
E
80
(especialmente en los Grados Hiramitas5) representa precisamente el luto y la consternación por la muerte de Hiram Abif; el Gran Maestro Constructor.
Por otro lado, como veremos más adelante, el color negro representa la oscuridad de la Bóveda Secreta del corazón, no necesariamente tomada como algo negativo, sino desde el punto de vista de la íntima profundidad donde en cada ser humano yace la Presencia Divina, hecho del que el hombre no siempre es consciente y al que se debe el emprendimiento del Viaje Iniciático con la finalidad de descubrir dicha presencia por parte de aquellos que al menos han logrado vislumbrar que existen cosas más allá del cotidiano automatismo con el que transcurren sus vidas.
El color rojo, por su parte, es aquel con el que universalmente se simboliza la sangre. La Masonería no es ajena a esa idea, por lo que en el Mandil que estudiamos, dicho color representa la sangre que Hiram Abif derramó para proteger la Palabra Sagrada a pesar del martirio del que fue
5 Se entiende por Grados Hiramitas todos aquellos Grados masónicos directamente relacionados con Hiram Abif.
81
víctima a manos de los tres malos Compañeros que inmerecidamente deseaban obtenerla.
Comprobemos qué dice el Ritual del Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia sobre los colores:
“Los colores apropiados de estos Grados son el negro y el rojo; la Logia está simbólicamente de luto por la pérdida del Maestro Operario. El rojo es típico de la sangre, la cual fue derramada como prueba de su integridad Masónica”.6
Sobre el mismo particular, el norteamericano Albert Gallatin Mackey expresa lo siguiente:
“Los colores simbólicos de un Maestro Real son el negro y el rojo. El color negro es significativo del dolor de los Compañeros de oficio por la pérdida de su Gran Maestro Operativo, y el color rojo representa su sangre, la cual fue derramada en defensa de
6 GRAN CAPÍTULO DISTRITAL DEL REAL ARCO DEL PERÚ, juridiccionado al GRAN CAPÍTULO SUPREMO DEL REAL ARCO DE ESCOCIA, actuando como Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Serie de los Grados Crípticos. Ritual de Maestro Real, Maestro Selecto y Maestro Súper Excelente. Lima, 2012. Pág. 5.
82
su integridad. Por lo tanto, el Mandil y el Collarín de un Maestro Real deben ser negros y delineados con bordes rojos. El Mandil debe ser de forma triangular7, en alusión al Delta Sagrado”8.
Más adelante, al describir el siguiente Grado; el de Maestro Selecto, aclara que los colores siguen siendo los mismos (negro y rojo), pero que adquieren allí otro significado:
“Los colores simbólicos de un Maestro Selecto, tales como los de un Maestro Real, son el negro y el rojo, pero el simbolismo es diferente. El negro es significativo del secreto, el silencio y la oscuridad en la que los Maestros Selectos realizan sus labores, y el rojo, representa su fervor y celo”9.
7 Nótese que Mackey, no siendo un Masón escocés sino norteamericano, escribe: “El Mandil debe ser de forma triangular…”. En el siglo XIX; ¿Serían iguales los Mandiles de la Masonería Críptica en ambos países?
8 Mackey, Albert Gallatin: Cryptic Masonry. A Manual of the Council; or Monitorial Instructions in the Degrees of Royal and Select Master. With an Additional Section on the Super-Excellent Master Degree (1897). Pág. 20. Traducción de Raffaele Storino.
9 Ibídem. Pág. 41.
83
En Escocia, aunque no aparezca en el Ritual oficial, se suele leer un cargo (tomado de un Ritual mucho más antiguo) al momento de investir al Maestro Selecto con el Mandil Triangular. Su contenido es más extenso, pero con respecto a los colores del Mandil, dicho cargo expresa lo siguiente:
“..el fondo negro es un símbolo del luto de los obreros por la muerte del Maestro, y el borde rojo es típico de la sangre que fue derramada como prueba de su integridad masónica”10.
Existe una total coincidencia entre el significado de los colores dado en Escocia y aquel expresado por Mackey en el Grado de Maestro Real. Sin embargo, no hay indicios de que en Escocia tal significado varíe en el Grado de Maestro Selecto.
10 Información brindada por el Compañero Eric Brown, Masón escocés residente en Inglaterra.
84
85
Capítulo IV
LOS TRES GRUPOS DE TRES ESTRELLAS DE SEIS PUNTAS
n los ángulos del Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos, aparecen tres pequeñas estrellas de seis puntas. En un capítulo precedente ya hemos revisado el simbolismo de la Estrella de seis puntas (Estrella de David o Sello de Salomón), de modo que nos
E
86
centraremos aquí en el número 3 y en su múltiplo; el número 9.
Veamos primero lo único que dice al respecto nuestro Ritual11 al describir el Mandil:
“Usualmente tienen tres estrellas en cada ángulo…”
Como podemos apreciar; no se ofrece mayor detalle.
Veamos ahora parte de lo que expresa Albert Gallatin Mackey, en su libro sobre la Masonería Críptica publicado en 1897: “En algunos Consejos, el mandil está decorado con nueve estrellas; colocando tres de ellas en cada uno de sus ángulos…”12
Veamos por último, parte de la mencionada lectura que se efectuara durante su recepción al Grado de Maestro Selecto, en Escocia, al
11 GRAN CAPÍTULO DISTRITAL DEL REAL ARCO DEL PERÚ. op. cit. Págs. 5-6.
12 Mackey, op. cit. págs. 41-42. Nótese que aquí se confirma que también aparecían los tres grupos de tres estrellas. Otra similitud entre el actual uso en Escocia y el uso en Estados unidos de hace 120 años.
87
Compañero Eric Brown, que según él mismo indica “no aparece en el Ritual oficial sino que es parte de un Ritual muy antiguo que estaba en poder del Tres Veces Ilustre Maestro”:
“Las nueve estrellas aluden a los nueve arcos que conducen a la Bóveda Sagrada”13.
Habiendo revisado lo que el Ritual y otras fuentes relacionadas nos dicen sobre los tres grupos de tres estrellas, pasemos a analizar las cifras 3 y 9.
– El Número 3:
El número 3 es conocido como “el número perfecto”, pues tiene un inicio, un medio y un final. Tales características hicieron que esta cifra obtuviera la atención tanto de Platón como de Aristóteles, coincidiendo ambos en que se trata de un número especial. Griegos, romanos, persas, egipcios y celtas entre otros, atribuyeron propiedades divinas al número 3.
Todo ello enlaza con lo expresado en el capítulo correspondiente al Triángulo. A lo ya dicho, agregaremos que, con tres puntos de apoyo se
13 Experiencia del Compañero Eric Brown.
88
hace posible que una estructura se mantenga en pie. En el lenguaje literario, cuando se crea un relato, este debe contener una Introducción, un Nudo, y un Desenlace, lo cual es otro ejemplo de la funcionalidad del número 3.
En la Numerología, el tres es considerado un número de expansión, y se le identifica con el arte y la música (recordemos que David, padre de Salomón era versado en la música, y que Hiram Abif, además de constructor era un hábil artesano, así como lo era Tubalcaín, el primer forjador de los metales).
El número tres se halla presente en todos los Grados Masónicos, y entramos en contacto con el mismo desde que nos iniciamos. En las Logias Simbólicas, los Masones deben reunirse en una Logia con 3 características fundamentales: Que los Trabajos sean Justos, Perfectos y Regulares.
Recordemos:
¿Porqué Justos?
Por la presencia de las Tres Grandes Luces emblemáticas de la Francmasonería; Compás, Escuadra y Volumen de la Ley Sagrada
89
(como podemos apreciar, hay aquí un 3 dentro de otro 3).
¿Porqué Perfectos?
Por la presencia de Siete o más Hermanos.
¿Porqué Regulares?
Por la presencia de una Carta Constitutiva de la Gran Logia.
En algunos Capítulos del Real Arco, según el sistema, como por ejemplo en el caso de los Estados Unidos de Norteamérica, no se permite el ingreso de nuevos Compañeros si es que estos no se presentan en grupos de 3 o múltiplos de 3.
En todos los Consejos de Maestros Reales y Selectos, en el Grado de Maestro Selecto, el número de Compañeros presentes no debe superar a 27 (es decir, 3 al cubo, lo cual es plasmado en el Mandil mediante los tres grupos de 3 estrellas: 3+3+3=9 –refiriéndose a los 9 arcos– o 3x3x3=27 –refiriéndose a los tres hombres asignados en cada arco–). En dicho Grado, figuradamente se está trabajando en los 9 arcos que constituyen la Bóveda Secreta del Templo del Rey Salomón, y
90
cada arco tiene asignados 3 hombres (9×3=27); uno que vigila y dos que laboran.
A ello se debe el hecho de que Zabud fuera a ser condenado a muerte, pues había visto más de lo necesario y no quedaba nada por hacer con él salvo ejecutarlo. Ni siquiera cabía la posibilidad de emplearlo para trabajar en la Bóveda Secreta, ya que con él sumarían 28 hombres. Pero, finalmente se optó por emplear a Zabud y ejecutar a un miembro del Consejo; Aishar, quien en vez de vigilar se había quedado dormido en su puesto.
– El Número 9:
Veamos algunas de sus características:
Su cuadrado es 81, y 8+1=9.
Su sumatoria da como resultado 45, es decir; 1+2+3+4+5+6+7+8+9=45, y 4+5=9
Es posible encontrar al número 9 en el llamado “Efecto Espejo”, que consiste en tomar dos cifras invertidas (por ejemplo 25 y 52) y hallar su diferencia (que en éste caso es 27). Luego se suma los dígitos de la misma (2+7=9), que
91
indefectiblemente dará 9 o múltiplo de 9 como resultado.
Si es una cifra simétrica como 33, la operación sería la siguiente:
33-33=0 (donde 0 es múltiplo de 9)
Veamos qué sucede con un número de tres dígitos; el 421:
421-124=297, luego 2+9+7=18, luego 1+8=9
Y ahora con el número del Documento Nacional de Identidad del autor; el 09992117:
71129990-09992117=61137873
Luego 6+1+1+3+7+8+7+3=36, luego 3+6=9
Da resultado, a pesar de que el número del documento empieza con un cero, que fue omitido al ingresarlo en la calculadora, pues esta no acepta el cero como primer número a digitar.
Por otro lado, 9 meses (270 días: 2+7+0=9) tarda un humano en formarse dentro del vientre materno, 9 Cielos y 9 Infiernos aparecen en la Divina Comedia de Dante Alighieri y 9 Caballeros iniciaron lo que más tarde se conocería como la Orden del Temple.
92
Hemos mencionado sólo algunas de las sorprendentes cualidades del número 9. Podríamos seguir analizándolo por muchas páginas más, pero ya es suficiente para el objetivo de este capítulo, que es el de hacer notar que la cifra 9 no fue escogida al azar para determinar la cantidad de arcos de la Bóveda Secreta.
Respecto a las nueve estrellas (tres grupos de 3), dice el investigador argentino Norberto cornejo:
“La Palabra del Arco Real se divide en tres sílabas, y seguramente te será conocida la “transmisión trisilábica” característica del Arco Real del Rito York. Cada Capítulo es presidido por tres Oficiales (el Rey, el Sacerdote y el Profeta), y cuando pronuncian la Palabra lo hacen pronunciando alternativamente una sílaba cada uno, hasta completar la Palabra tres veces. Por lo tanto, en total se pronuncian nueve sílabas.
Quizás ese pueda ser el significado de las nueve estrellas, en tres grupos de tres, que aparecen en el Mandil.”14
14 Expresado mediante un mensaje de correo electrónico.
93
En el Grado de Maestro Real, durante la primera parte de la Ceremonia de Recepción al mismo, se aprecia el siguiente parlamento por parte de Hiram Abif:
“Pronto deberé reunirme con mis padres y mi lugar será ocupado por otros que estén ahora en el vigor de la juventud.
Ocho décadas y un año hace que moro en este mundo y ya el pulso palpitante de la vida me previene que pronto habré de cruzar el oscuro Valle de la Sombra de la Muerte y emerger al otro lado, en el radiante Sol de Su Gloria”15.
Ocho décadas y un año son ochenta y un años. La cifra 81 no sólo es nueve veces 9, sino que las suma de sus dígitos da como resultado el número 9.
Además de lo mencionado, es importante notar que los golpes de Mallete para el Grado de Maestro Selecto son justamente 9. En el sistema norteamericano, los golpes de Mallete son los
15 Gran Capítulo Distrital del Real Arco del Perú op. cit. Pág. 17.
94
mismos, así como los golpes de Batería, esta última ausente en los sistemas británicos debido a que se trata de una herencia de la Masonería francesa. Es interesante notar también que, en el sistema norteamericano, el Grado de Maestro Selecto es precisamente el noveno en conferirse si se empieza a contar desde el Grado de Aprendiz Masón. A diferencia del Escocés, en dicho sistema no se contempla ni el Grado de Maestro Excelente, ni el de Marinero de la Real Arca. Y por su parte, los tres Grados de la Cruz Roja o Paso de Babilonia (Caballero de la Espada, Caballero de Oriente, y Caballero de Oriente y Occidente) están unidos en uno sólo. A saber, son:
1
Aprendiz
2
Compañero
3
Maestro
4
Maestro de la Marca
5
Past Master (Que es un virtual PVM)
6
Muy Excelente Maestro
7
Masón del Real Arco
8
Maestro Real
9
MAESTRO SELECTO
10
Maestro Súper Excelente
11
Caballero de la Cruz Roja
12
Caballero de la Orden de Malta
13
Caballero Templario
95
EN EL SISTEMA NORTEAMERICANO, EL GRADO DE MAESTRO SELECTO ES EL NOVENO EN CONFERIRSE.
96
A manera de ejercicio mental, podemos relacionar el número nueve con un personaje histórico que no necesaria o directamente tiene que ver con la Masonería o con alguna Escuela Iniciática (aunque su primogénito y sucesor; el Rey Eduardo VII16 estuvo muy relacionado con la Orden, llegando incluso a ser Gran Maestro de la Gran Logia Unida de Inglaterra). Se trata del interesante caso de la Reina Victoria del Reino Unido. De su historia, podemos notar los siguientes detalles:
16 Eduardo VII (Albert Edward of Saxe-Coburg and Gotha): Nacido el 9 de noviembre de 1841 y fallecido el 6 de mayo de 1910. Hijo primogénito de la Reina Victoria y del príncipe Alberto. Fue el primer monarca británico de la Casa de Sajonia-Coburgo-Gotha, la cual más adelante fue renombrada como la Casa de Windsor por su hijo, el Rey Jorge V.
Eduardo fue iniciado en la Masonería por el Rey de Suecia, en Estocolmo, en 1868. Fue Venerable Maestro de la “Apollo University” Lodge No. 357, de la “Royal Alpha” Lodge No. 16 y de la famosa “Prince of Wales” Lodge No. 259. Fue instalado por el Conde de Carnarvon como Gran Maestro de la Gran Logia Unida de Inglaterra el 28 de abril de 1875. Fue nombrado Miembro Honorario de la “Lodge of Edinburgh” No. 1. Fue nombrado “Patrón de las Grandes Logias de Escocia e Irlanda”. Fue nombrado “Patrón del Supremo consejo del Grado 33 de Inglaterra”, Cuerpo Masónico del que fue un destacado miembro. Fue Gran Maestro del Convento General de Caballeros Templarios.
97
– Victoria vivió 81 años (8+1=9) igual que Hiram Abif según el Ritual de Maestro Real.
– Reinó por 63 años (6+3=9).
– Su hijo, Eduardo VII reinó durante 9 años.
– Su esposo; el Príncipe Alberto de Sajonia-Coburgo-Gotha, falleció varias décadas antes que ella. Durante todo ese tiempo y hasta su día final, la monarca fue una viuda.
Victoria mantuvo un estado de luto permanente, usando ropas negras por el resto de su vida. Debido a ello fue apodada “La Viuda de Windsor”.
– De dicho matrimonio nacieron 9 hijos, los cuales literalmente fueron “Los Hijos de la Viuda” más importantes de todo el Reino y gran parte de Europa; entre sus descendientes están las familias reales de Gran Bretaña, España, Suecia, Yugoslavia, Rusia, Grecia, Rumania y Alemania.
El autor debe aclarar y reconocer que lo consignado aquí sobre la Reina Victoria y el número 9, es la parte menos seria de este libro. Severas dudas antecedieron la decisión de incluir
98
tal razonamiento en esta obra, pues la consigna para elaborar la misma ha sido en todo momento la de ofrecer al lector conclusiones basadas tanto en investigaciones previas de reconocidos autores como también en interpretaciones y especulaciones propias, ubicadas siempre dentro del margen de la más estricta coherencia a pesar de que los estudios esotéricos no son ni serán nunca una disciplina exacta, pues tal como hemos mencionado reiteradamente (y debemos hacerlo siempre que podamos); “hay muchas capas de significados e interpretaciones según las circunstancias que rodean al objeto de estudio y según el nivel de evolución alcanzado por el intérprete”. Sin embargo, finalmente, la balanza se inclinó por incluir las observaciones sobre la recurrencia del número 9 en la vida de Victoria, pues ello resulta interesante si se toma en cuenta que, es en el territorio del Reino Unido en donde surgió la Masonería Especulativa. No se pretende aquí forzar las cosas para ver lo que se quiere ver. Lo que se desea es ejercitar el intelecto del lector, de modo que pueda hallarse entrenado para captar detalles cuasi imperceptibles, los cuales en ciertas ocasiones trascienden la barrera de la casualidad.
99
LA REINA VICTORIA DEL REINO UNIDO
SE PUEDE IDENTIFICAR RECURRENTEMENTE EL NÚMERO NUEVE EN VARIOS DETALLES RELEVANTES DE SU VIDA.
100
ALBERTO EDUARDO; PRÍNCIPE DE GALES. FUE NSTALADO COMO GRAN MAESTRO DE LA GRAN LOGIA UNIDA DE INGLATERRA EL 28 DE ABRIL DE 1875. EL 22 DE ENERO DE 1901 SE CONVIRTIÓ EN EDUARDO VII; REY DEL REINO UNIDO Y EMPERADOR DE LA INDIA.
101
Para finalizar este análisis de los números tres y nueve, revisemos lo que dice Mackey sobre los mismos en el libro que tanto nos ha servido de referencia:
“Los números impares son considerados místicos por los Masones, lo cual concuerda con la antigua doctrina, donde se enseñaba que los números impares eran agradables a los dioses17. Por lo tanto el tres, el cinco, el siete y el nueve, son considerados como números masónicos. El tres es el fundamento del simbolismo masónico de los números, ya que es el primer número impar después de la unidad; y es particularmente aplicable a los Grados más bajos. Cuando ascendemos a los Grados superiores, el nueve entra en juego como el cuadrado de tres, al igual que la frase ‘veintisiete años’, que se refiere al cubo de tres, y por último, el número ochenta y uno, que es el cuadrado de nueve.
El número nueve es el número sagrado del Grado de Maestro Selecto, que, sin embargo,
17 Numero deus impare gaudet. Virg. E. viii. 75. (Nota de A.G. Mackey).
102
también se refiere a veintisiete, simplemente porque es el producto de nueve multiplicado por tres.
El número nueve fue llamado teleios (τέλειος) por los pitagóricos, o el número de la finalización, y como tal es apropiado para dicho Grado, el cual profesa completar el círculo de la ciencia masónica. Pero la lección del Maestro Selecto nos enseña que el número nueve alude a los nueve atributos de la Deidad. Se dice que son: 1. Belleza, 2. Sabiduría, 3. Poder, 4. Eternidad, 5. Infinitud, 6. Omnisciencia, 7. Justicia, 8. Misericordia y 9. Perfección”18.
Como podemos apreciar, y como veremos en capítulos posteriores dedicados a la Bóveda Secreta y al Corazón Humano, el número 9 es una cifra absolutamente trascendente en la Masonería Críptica.
18 Mackey, op. cit. págs. 60-61.
103
Capítulo V
LAS LETRAS YOD Y MEM SOFIT
n el centro (bien podríamos decir “en el corazón”) del Mandil, se pueden apreciar dos letras hebreas; la Yod ( י) y
la Mem Sofit ( .(ם
El Ritual del Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia, al hacer mención de las letras
E
104
hebreas en el centro del Mandil, expresa únicamente lo siguiente:
“ …(los Mandiles) llevan las letras יפ en el centro”19.
Eso es todo. El Ritual menciona dos letras pero no dice sus nombres y tampoco que sean hebreas. La de la derecha ( י), es una letra Yod, equivalente al
sonido de la I o la Y del alfabeto latino. Y la de la izquierda ( פ), es una letra Pei, equivalente al
sonido P del alfabeto latino, lo cual colabora a confundirnos aún más, pues hasta el momento la duda consistía en saber si la letra junto a la Yod era una Samekh o una Mem Sofit. Sin embargo, tras someter a análisis las tres posibilidades, quedó descartada la letra Pei ( פ) por ser
absolutamente diferente a las otras dos,
19 Gran Capítulo Distrital del Real Arco del Perú op. cit. Pág. 6. Es importante señalar que, así como hay distintos estilos en Office para las letras latinas, también los hay para las letras hebreas. El presente libro emplea el estilo “Times New Roman”. Sin embargo, para evitar confusiones o malos entendidos al citar el Ritual, se ha procedido a transcribir las letras hebreas Yod ( י) y Pei ( פ) en el estilo
“Arial”, tal cual aparecen allí.
105
habiéndose comprobado ampliamente que no es ninguna de las letras que aparecen en el Mandil.
Es de vital importancia notar que la aparición en el Ritual de esta última letra, puede deberse, o a un error de imprenta, o a un acto deliberado para proteger lo escrito de las miradas curiosas. Pero sea cual fuere el caso, la verdadera duda, como veremos en capítulos posteriores, reside en saber si se trata de una letra Samekh ( ס), o si se trata de
una letra Mem Sofit ( .(ם
Veamos ahora lo que se puede averiguar de estas letras haciendo uso de algunas antiguas tradiciones.
La Kabbalah
La Kabbalah, es una disciplina ancestral del pueblo judío, mediante la cual, los libros que conforman la Torá (conocida en el mundo cristiano como el Pentateuco) se someten a un profundo análisis esotérico (es decir; a un análisis de aquello que está “dentro” o debajo de las capas de lo obvio).
106
Esta tradición posee sus propios diagramas y textos doctrinales, como ser:
– El Árbol de la Vida
– El Séfer Yetzirah
– El Talmud Eser Sephiroth
– El Zohar
– El Prefacio de la Sabiduría de la Kabbalah
Según la Kabbalah, la Energía Divina llega al plano material en forma descendente, lo cual es graficado mediante un sistema de 10 esferas o Sephiroth, llamado “El Árbol de la Vida”. Cada esfera tiene un nombre propio y son los siguientes: Keter, Hokhmah, Binah, Chesed, Geburah, Tiferet, Netsah, Hod, Yesod y Malchuth. Además, existe un Sephiroth escondido llamado Daat, situado entre Hokhmah, Binah, esferas de las que este depende.
El “árbol” conformado por las esferas mencionadas, en su descenso desde el plano espiritual hacia el material, puede tomar 22 caminos; correspondientes a la 22 letras del alefato (alfabeto) hebreo.
107
GRABADO DE UNO DE LOS PRIMEROS EJEMPLARES IMPRESOS DEL “PORTAE LUCIS” (SHA’ARE ORAH EN SU HEBREO ORIGINAL, QUE SIGNIFICA “PUERTAS DE LA LUZ”) , TRASCENDENTE OBRA CABALÍSTA DE JOSEPH BEN ABRAHAM GIKATILLA (1248 – Circa 1305). TRADUCIDO AL LATÍN POR PAOLO RICCIO EN 1516. ACTUALMENTE SE ENCUENTRA EN LA BIBLIOTECA MARUCELLIANA DE FLORENCIA, ITALIA.
108
NÚMERO DE ORDEN
LETRA
NOMBRE
VALOR NUMÉRICO
EQUIVALENTE LATINA
1
א
Aleph
1
Cualquier Vocal ב 2
Beth
2
B-V
3
ג
Gimel
3
G
4
ד
Dalet
4
D
5
ה
Hei
5
H
6
ו
Vav
6
V-U
7
ז
Zain
7
Z
8
ח
Jet
8
J
9
ט
Tet
9
T
10
י
Yod
10
I-Y
11
כ
Kaf (Jaf)
20
K-J
12
ל
Lamed
30
L
13
מ
Mem
40
M
14
נ
Nun
50
N
15
ס
Samekh
60
S
16
ע
Ayin
70
NO EXISTE
17
פ
Pei
80
P-F
18
צ
Tzadi
90
TS
19
ק
Qof
100
K
20
ר
Resh
200
R
21
ש
Shin
300
S-SH
22
ת
Taf
400
T
EL ALEFATO HEBREO: LOS 22 CAMINOS DEL ÁRBOL DE LA VIDA.
109
No podemos explicar toda la Kabbalah en un sólo libro y menos si no se trata del tema principal del mismo; que es el Mandil. Bastará entonces con lo mencionado para tener una idea general y a continuación exponer en forma muy sencilla lo que esta tradición nos dice sobre las letras que aparecen en nuestro atuendo. Cabe resaltar que la lectura hebrea es de derecha a izquierda y de arriba a abajo. Por lo tanto, la palabra inscripta en este Mandil debe leerse de esa manera. Pero, para evitar confusiones al lector, y para efectos de una mejor comprensión, empezaremos por la Mem Sofit, tal cual el ojo occidental lo haría.
– La Letra Mem Sofit en la Kabbalah: ם
La letra Mem, es una de las tres Letras Madres [Alef ( א), Schin ( ש) y Mem ( מ)]. Se sabe que en
gematría, dicho carácter está asociado al número 4, pues es la decimotercera letra del alfabeto hebreo y también del fenicio (4=1+3). Le corresponde la letra M del alfabeto romano.
110
Se llama letras Sofit a las variaciones gráficas de cinco de las 22 letras hebreas. Tales variaciones se emplean cuando estas letras van al final de una palabra. Las Sofit tienen exactamente el mismo sonido y valor numérico de sus relativas, pero la grafía es diferente.
NOMBRE
Kaf
Mem
Nun
Pei
Tzadi
LETRA
כ
מ
נ
פ
צ
LETRA SOFIT
ך
ם
ן
ף
ץ
VALOR NUMÉRICO
20
40
50
80
90
LAS LETRAS SOFIT SE COLOCAN AL FINAL DE LA PALABRA. TIENEN EL MISMO SONIDO Y VALOR NUMÉRICO.
Según la Kabbalah, la letra Mem se halla en Chesed, el Sephiroth de las “aguas maternales en las que toda existencia tiene su origen”, mencionadas por los cabalistas cuando se refieren a esta letra. Chesed es lo que los esoteristas llaman “el Íntimo” o “El Padre que está en secreto”. En el Sefer Yetzirah20, Chesed es
20 “Libro de la Formación” o “Libro de la Creación”. Primer libro de la Kabbalah.
111
denominado “la Inteligencia Cohesiva o Receptiva”, donde fluyen todas las virtudes espirituales.
La letra Mem representa particularmente el aspecto Yod del Sephiroth llamado Chesed, y aunque esto parezca confuso, se entiende mejor si explicamos que cada letra hebrea, según la circunstancia puede ser un aspecto o derivación de otra. En el presente caso, se refiere a la divina facultad de crear una nueva realidad, la cual encerrará de manera potencial los beneficios de un Paraíso Terrenal.
Así, en Mem estará contenido el poder creador (la voluntad), que proviene del Sephiroth llamado Kether, puesto que la Mem es a su vez una Yod en virtud de que es la iniciadora de un ciclo. Y por su parte, Chesed, el Sephiroth en donde se encuentra la letra Mem, se caracteriza por su gran fecundidad, la cual proviene del Sephiroth llamado Binah a través del Signo Capricornio.
Dicho de otro modo, en la letra Mem se unen tres cosas (es decir, un triángulo):
112
1 – El Poder Creador de Kether, gracias a que Mem es una potencial Yod (iniciadora de un nuevo ciclo).
2 –La Capacidad Fecundadora de Chesed, debido a que es allí donde la Mem se ubica normalmente.
3 – La Facultad Sintetizadora (reunir lo disperso) de Binah, que llega a Mem a través del Signo Capricornio.
Las características de esta otra tríada calzan bastante bien con los objetivos de la Masonería en general, y si observamos detenidamente, notaremos que calzan mucho mejor con la Masonería Críptica, pues existe en los Grados que la componen una preparación para el nuevo ciclo por venir; la futura reconstrucción del Templo. Para ello, se toman las debidas precauciones guardando los tesoros sagrados en la Bóveda Secreta. En ese ciclo venidero, el pueblo Judío será nuevamente libre y fecundo, con capacidad para crecer libremente en su hábitat natural; la Tierra Prometida (y luego perdida) asignada por Jehová donde dicho pueblo estaba asentado desde largo tiempo atrás. Para ello, el
113
pueblo judío será guiado y cohesionado por Zorobabel, Josué y Hageo (nuevamente, una tríada).
A un nivel personal, desde el punto de vista del Rey Salomón, también se puede aplicar la tríada arriba mencionada identificando el Poder Creador de Kether con la voluntad de “crear” (erigir) el Templo al Señor, la Capacidad Fecundadora de Chesed con la planificación para llevar a cabo dicha obra, sembrando la idea en los corazones de Hiram Rey de Tiro e Hiram Abif el Constructor, y la Facultad Sintetizadora de Binah con la fuerte y cohesionada amistad surgida y mantenida hasta la muerte por los tres Grandes Maestros.
En realidad, estas tres características podrían aplicarse a cualquier aspecto, no solamente de la Masonería sino de cualquier otro campo, pues el funcionamiento del cosmos es el mismo para todos los elementos de la Creación. Al fin y al cabo, en todo plan o proyecto deben estar presentes estas tres características para que el mismo pueda materializarse. Una vez que el plan se convierta en realidad, atravesará por los ciclos
114
inherentes a cada cosa que existe, y luego pasará formar parte de otro ciclo superior, dando paso a las siguientes generaciones tanto de personas como de proyectos. Todo tiene una gestación, un nacimiento, un auge, un declive y finalmente una muerte, que es el final de un ciclo pero el comienzo de otro. El mismo Hiram Abif, tan grandioso como era, terminó sus días en este mundo, y no tardó en ser reemplazado por Adoniram, un sucesor bastante digno. Tal realidad nos deja la enseñanza de que la vida es efímera, y nuestro desarrollo a través del paso por la materia propiciará nuestra evolución tanto en vida como más allá de la vida. Debido a ello, hagamos lo que hagamos y nos toque lo que nos toque hacer, debemos hacerlo siempre de la manera más armoniosa, para que podamos sintonizarnos con el Creador y posteriormente reintegrarnos a Él.
Notemos que, si se observa el gráfico del Árbol de la Vida, se notará que en el mismo se forman varios triángulos. El primero y más elevado lo conforman los Sephiroth llamados Kether, Chokmah y Binah (Padre, Hijo y Espíritu Santo, Trimurti de Perfección, Triángulo Divinal). Luego
115
viene un abismo, y más abajo se forma el segundo triángulo, que para la presente investigación es muy relevante. Está formado por los Sephiroth llamados Chesed, Geburah y Tiphereth (el primero de ellos relacionado precisamente con la letra Mem). Aquí la trilogía la conforman el Atman o Espíritu, el Buddhi o Alma Divina y el Manas o Alma Humana, que nos recuerda el significado de la Babeta empleada por algunos Ritos en el Mandil del Aprendiz Masón. Es imposible no relacionar este triángulo invertido con la forma del Mandil empleado en el Consejo de Maestros Reales y Selectos.
Dice A.G. Mackey acerca de Chesed:
“Esta palabra, que generalmente ha sido corrompida en Hesed, en hebreo es, y significa misericordia. Por lo tanto, muy apropiadamente se refiere a ese acto de bondad y compasión que se conmemora en este Grado (Se refiere al Grado de Maestro Selecto)”.21
21 Mackey, op. cit. Pág. 55.
116
ÁRBOL DE LA VIDA
117
SI SE OBSERVA CUIDADOSAMENTE EL SEGUNDO TRIÁNGULO DEL ÁRBOL DE LA VIDA, NO SERÁ DIFÍCIL RELACIONARLO CON LA FORMA DEL MANDIL.
118
SE PUEDE IDENTIFICAR EL MANDIL TRIANGULAR DEL CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA CON LA TRÍADA DE SEPHIROTH FORMADA POR TIPHERETH, CHESED Y GEBURAH.
119
Lo anterior es una posible explicación al hecho de que el Mandil objeto de este estudio se emplee como triángulo invertido, pues esa inversión se debería a que tal figura no es otra cosa que un reflejo del Triángulo Divinal, formado por los Sephiroth denominados Kether, Chokmah y Binah. Como hemos apreciado, superponiendo ambos triángulos se forma el símbolo hebreo por excelencia; la Estrella de David, que entre muchas otras cosas, es una alusión a la unión del Microcosmos (Hombre) con el Macrocosmos (Creador).
120
LA ESTRELLA DE DAVID ENCIERRA MUCHOS SIGNIFICADOS. UNO DE ELLOS INDICA QUE EL HOMBRE ES UN REFLEJO DE SU CREADOR.
“Y dijo Dios: ‘Hagamos al hombre a nuestra imagen, conforme a nuestra semejanza; y señoree en los peces de la mar, y en las aves de los cielos, y en las bestias, y en toda la tierra, y en todo animal que anda arrastrando sobre la tierra.’”
Génesis 1:26
121
LA LETRA ALEPH REPRESENTA A LA DIVINIDAD, GRAFICADA COMO UN SOL. LA LETRA YOD REPRESENTA A AQUELLA PORCIÓN DE LA DIVINIDAD INSERTA EN EL SER HUMANO, GRAFICADA COMO UNA CHISPA O FRAGMENTO DEL GRAN FUEGO SOLAR.
LA IMAGEN MUESTRA UNA LÍNEA HORIZONTAL QUE REPRESENTA A LA MATERIA. TAMBIÉN MUESTRA UNA LÍNEA VERTICAL QUE REPRESENTA AL ESPÍRITU.
LA LETRA YOD O CHISPA DIVINA, SE ENCUENTRA EN EL CORAZÓN DEL HOMBRE; LUGAR DONDE CONVERGEN EL ESPÍRITU Y LA MATERIA. ES DECIR, LA YOD ES LA SEMILLA QUE FECUNDA A LA MATERIA PARA GESTAR EL ALMA HUMANA (LA ROSA).
CONFORME EL ALMA SE ELEVE POR LA VERTICAL; AUMENTARÁ LA INTENSIDAD DE SU FUEGO. Y CONFORME DESCIENDA; SE IRÁ APAGANDO.
122
– La Letra Yod en la Kabbalah: י
Al costado derecho de la letra Mem, se puede apreciar una letra Yod, cuyo tamaño aparentemente es más pequeño, pero en realidad es un carácter que ha sido concebido en esa proporción con respecto a las demás letras, por lo tanto, ello no se debe a que sea menos importante.
En gematría su valor es 10. Es decir: 1+0=1, el número de la Divinidad.
Si bien la que representa todas las Potencialidades Divinas en su estado primigenio es la letra Aleph א) ), que es la primera de todas y cuyo valor
numérico es 1, la Yod ( י) por su parte viene a
representar la Esencia Divina insertada en el cuerpo humano, pudiendo decirse que es una Aleph interiorizada, que otorga al hombre la posibilidad de crear. La Yod vendría a ser entonces la Chispa Divina en nuestro interior.
En cuanto a su presencia en la Masonería, es de recalcar que, la Yod es la primera letra del
123
Tetragrammaton, es decir del conjunto de letras que grafican el nombre de Dios (YHVH). Parece ser que en algún momento los Masones reemplazaron el Nombre Divino (o en su defecto, reemplazaron su inicial; la letra Yod del alefato hebreo) por la letra G del alfabeto latino, que a fin de cuentas viene a ser lo mismo en cuanto a ser la inicial de un nombre asociado a la Divinidad, como lo es “God” (Dios en inglés, lengua oficial del lugar geográfico donde surgieron las primeras Grandes Logias, inicialmente operativas y luego especulativas)
TETRAGRAMMATON O NOMBRE DE DIOS EN LETRAS HEBREAS
Se lee de derecha a izquierda y sus letras son:
Yod, He, Vav y He (YHVH en letras latinas, de izquierda a derecha).
“El secreto del Tetragrammaton es para los que Le temen;
Y a ellos hará conocer Su alianza”.
(Salmos, 25:14)
124
En relación con la Kabbalah, la letra Yod se ubica en el Sephiroth llamado Malchuth, en el punto más bajo del Árbol de la Vida, que no es otra cosa que un reflejo del punto más alto, es decir, Kether. Debido a ello, Malchuth es un Kether en potencia, razón por la cual la letra Yod tiene la capacidad de ubicarse en un nuevo ciclo, donde será el Kether correspondiente a las creaciones internas del ser humano. Esto, que parece complicado, se torna simple si lo vemos a la luz del axioma hermético ya mencionado, “Como es Arriba es Abajo”, el cual nos permite entender que, así como Aleph es a Kether, Yod es a Malchuth, siendo el segundo binomio una creación a imagen y semejanza del primero, realizado gracias al poder divino subyacente al hombre. En otras palabras se trata del Macrocosmos y del Microcosmos.
Por último, podemos concluir que, siendo Kether y Malchuth respectivamente los puntos más elevado y más bajo del Árbol de la Vida, el segundo no es más que una tenue reflexión del primero. Así, el Mandil que usamos en los Consejos de Maestros Reales y Selectos de Escocia, es la reflexión en el plano humano de
125
una energía idéntica en sustancia pero inferior en intensidad, ralentizada y limitada por la densidad material a la que se ve sometida mientras desciende. Israel Rojas (Raghozini), fundador de la Orden Rosacruz Kabalista, con respecto a los tan mentados pero no siempre bien comprendidos conceptos de “arriba y abajo” y de “la materia que nos rodea es una emanación del Espíritu Divino”, nos expresa lo siguiente:
“Así como en el Logos Solar, en el Espíritu Planetario al cual pertenecemos, hay un centro de sensibilidad y de consciencia llamado Sol, y tras este Sol físico un espíritu al cual el primero le sirve de envoltura, así igualmente en el Microcosmos existe un corazón, que es la residencia de un átomo proveniente del Sol, del Logos del sistema, que se ha diferenciado para crear esa maravillosa entidad llamada hombre, la cual en su organismo contiene una síntesis del sistema, siendo esta la razón por la cual los kabalistas Rosacruz se han visto precisados a considerar dos Adanes simbólicos: el Adán Kadmón u Hombre Macrocósmico, y el Adán
126
Protoplastos, hecho de la substancia humus de la madre tierra; ello quiere decir que el hombre a primera vista es de hecho un ser dual: espíritu y substancia, energía y materia”.22
Nos ayudaremos a expresar mejor esta idea mediante las figuras que aparecen a continuación. Vemos en la primera un hombre reflejado en el agua (que nos remite a la idea de “Aguas Superiores” y “Aguas Inferiores”, que trataremos más adelante al hablar de la Bóveda Secreta). El reflejo en el agua es casi el mismo, pero con una notoria distorsión propia de su desplazamiento a través de los planos, en el cual se le van agregando las capas de materia necesarias para su desarrollo en esos diversos hábitats. Tales capas son los “Agregados Psicológicos” que menciona el gnóstico Samael Aun Weor en todas sus obras. La imagen muestra magistralmente como el hombre de arriba (Macrocosmos, o Adán Kadmón) y su reflejo, el hombre de abajo (Microcosmos o Adán Protoplastos) forman dos
22 Rojas, Israel: Cuarenta y seis Lecciones de Endoterismo. Cuarta Lección; La Dualidad Espíritu Materia.
127
triángulos con los que se obtiene la Estrella de David o Sello de Salomón.
La figuras que le siguen son diferentes representaciones del Adán Kadmón, en las cuales si se quiere, se puede apreciar también al Adán Protoplastos, pues en principio son una misma cosa, con la salvedad de que el segundo se halla inmerso en la materia. La primera de estas láminas muestra la relación de los Sephiroth con el cuerpo de ambas variedades del Adán mencionadas. La segunda, nos es de mayor utilidad para ser relacionada con el Mandil que estamos estudiando, pues en la misma se puede apreciar la unión de los mundos espiritual y material en el corazón del hombre. Es precisamente de esa imagen del Adán Kadmón de la que nos hemos valido para relacionar la forma triangular del Mandil estudiado con las emanaciones Divinas descendentes del Árbol de la Vida.
128
AXIOMA HERMÉTICO
“COMO ES ARRIBA, ES ABAJO”
EL MICROCOSMOS ES UN REFLEJO DEL MACROCOSMOS.
129
ÉSTA IMAGEN (INDEPENDIENTEMENTE DE QUE ESTÉ EN IDIOMA CHECO) NOS BRINDA UNA COMPLETA IDEA DE LA RELACIÓN DEL CUERPO DEL HOMBRE (TANTO MACROCÓSMICO COMO MICROCÓSMICO) CON LOS SEPHIROT.
130
EL ADÁN KADMÓN Y EL ADÁN PROTOPLASTOS (HOMBRE MACROCÓSMICO Y HOMBRE MICROCÓSMICO)
AMBOS SON IGUALES EN SUSTANCIA, PERO DISTINTOS EN GRADACIÓN.
131
EL TRIÁNGULO ROJO SUPERIOR ABARCA LOS SEPHIROTH DENOMINADOS CHESED, GEBURAH Y TIPHERETH, QUE SON UN REFLEJO DEL TRIÁNGULO DIVINAL, FORMADO POR LOS SEPHIROTH LLAMADOS KETHER, CHOKMAH Y BINAH, LOS CUALES SE ENCUENTRAN CORONANDO LA CABEZA DEL HOMBRE DEL DIBUJO.
POR SU PARTE, EL TRIANGULO ROJO INFERIOR ABARCA LOS SEPHIROTH LLAMADOS NETZAJ, HOD Y YESOD, QUE A SU VEZ SON “REFLEJO DEL REFLEJO”. EN ÉSTA ÚLTIMA TRÍADA SE ENCUENTRA EL APARATO REPRODUCTOR (CREADOR), EL CUAL PUEDE LLEVAR AL HOMBRE DE REGRESO A LA DIVINIDAD O PUEDE HUNDIRLO EN LA MATERIA MUCHO MÁS DE LO QUE YA SE ENCUENTRA HUNDIDO. LA COMPATIBILIDAD ENTRE AMBOS TRIÁNGULOS SUCEDE EN EL CORAZÓN, MORADA DEL ALMA, NEXO DONDE ESPÍRITU Y MATERIA CONVERGEN.
132
AL UNIRSE AMBOS TRIÁNGULOS, SE FORMA LA ESTRELLA DE DAVID O SELLO DE SALOMÓN; SÍMBOLO QUE TOMA EL NOMBRE DE LOS DOS REYES MÁS RELEVANTES DE ISRAEL; NACIÓN CUYA CAPITAL (CORAZÓN) ES JERUSALÉN; LA CIUDAD SANTA; DONDE ESTÁ UBICADO EL TEMPLO FÍSICO.
EL CUERPO HUMANO ES EL TEMPLO DONDE MORA EL ESPÍRITU DIVINO.
EL ALMA ES EL NEXO ENTRE AMBOS TEMPLOS; AQUEL MATERIAL Y AQUEL ESPIRITUAL.
133
SI SE FORMA UNA ESTRELLA DE DAVID SUPERPONIENDO DOS MANDILES DEL CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA, QUEDARÁ REPRESENTADO EL DESCENSO DE LA ENERGÍA DIVINA HACIA LA MATERIA.
LAS 9 ESTRELLAS DE CADA UNO SUMARÁN 18 EN TOTAL.
9 + 9 = 18, Y LUEGO 1 + 8 = 9
LOS NUEVE ARCOS CONTINÚAN REPRESENTADOS ARRIBA, ABAJO Y EN LA SUMA DE AMBOS.
134
PORTADA DE “AZOTH”; LIBRO PUBLICADO POR VEZ PRIMERA EN FRANKFURT, EN 1613. OBRA EMBLEMÁTICA DE LA ALQUIMIA, ESCRITA POR BASILIUS VALENTINUS, SOBRE QUIEN SE CREE QUE FUE UN MONJE BENEDICTINO NACIDO EN ALSACIA, EN 1394 Y RADICADO EN ERFURT, PRUSIA, DONDE FUE CANÓNIGO DEL CONVENTO DE SAN PEDRO.
EL ÁRBOL CONTIENE DOS TRIÁNGULOS, UNO APUNTANDO AL CIELO (AL IGUAL QUE EL COMPÁS) Y OTRO A LA TIERRA (AL IGUAL QUE LA ESCUADRA). EL TRIÁNGULO DE ABAJO ES UN DÉBIL REFLEJO DEL DE ARRIBA.
135
LA PORTADA DEL “AZOTH” DE BASILIUS VALENTINUS, EXPRESA LO MISMO QUE LA FORMA TRIANGULAR DEL MANDIL DEL CONSEJO DE MAESTROS REALES Y SELECTOS DE ESCOCIA.
136
La Astrología
La Astrología, al igual que la Kabbalah tiene un origen ancestral, y si bien son independientes entre sí, ambas están ampliamente relacionadas. Desde tiempos previos a la edad media, es raro el cabalista que no tenga al menos nociones de Astrología. Y por supuesto, la mayoría de Astrólogos son versados en la Kabbalah. Específicamente, la Astrología se dedica a estudiar la influencia de los astros sobre los seres vivos (abarcando personas, animales, plantas e incluso la influencia de los astros sobre otros astros, que a fin de cuentas también son seres vivos). Cada uno de los 22 caminos del Árbol de la Vida (las 22 letras del alefato hebreo) se relaciona con alguno de los 12 Signos del Zodíaco. Podríamos decir del caso que nos atañe, que es más cabalístico que astrológico, pues las letras hebreas Yod y Mem que aparecen en el Mandil triangular de los Consejos de Maestros Reales y Selectos de Escocia, invitan por sí mismas a ser analizadas mediante la Kabbalah.
137
Sin embargo es bueno notar algunos aspectos astrológicos de las mismas que expondremos aquí.
– La Letra Mem Sofit en la Astrología: ם
La letra Mem corresponde al signo de Capricornio (j), el décimo signo del Zodíaco.
Su Planeta Regente es Saturno; el Anciano de los días (G).
Su Polaridad es Negativa o Femenina.
Por su Cualidad, es un Signo Cardinal.
Su Opuesto en el Cinturón Zodiacal es el Signo Cáncer (d).
Su Elemento es la Tierra23 ().
En ocasiones, Capricornio se representa con la imagen de una cabra completa, pero también se
23 No hay que confundir el hecho de que la letra Mem se corresponda con el Signo Capricornio y que éste sea regido por el Sephiroth llamado Binah, con el hecho de que Mem se encuentre ubicada en el Sephiroth llamado Chesed. Mayores detalles se describen en el texto correspondiente.
138
emplea la imagen de una cabra cuya mitad inferior tiene forma de pez.
Capricornio presenta Detrimento en la Luna, se Exalta en Marte y tiene su Caída en Júpiter.
Es en dicho signo, regido por el Sephiroth Binah, que Mem encuentra los materiales físicos para construir su universo material.
LA LETRA MEM ESTÁ RELACIONADA CON EL SIGNO CAPRICORNIO.
139
– La Letra Yod en la Astrología: י
En el Zodíaco, se le identifica con el signo Acuario (k), el undécimo signo.
Solía considerarse a Saturno (G) como su Planeta Regente, al igual que el caso de Capricornio (j), lo cual relaciona a las letras Yod y Mem. Pero a partir del descubrimiento de Urano (H), este se convirtió en su Planeta Regente.
Su Polaridad es Positiva o Masculina.
En cuanto a su Cualidad es un Signo Fijo.
Su Opuesto en el Cinturón Zodiacal es el Signo Leo (e).
Su Elemento es el Aire ().
Acuario está asociado con el poder creador, que permite edificar en la Tierra los modelos existentes en el Cielo (una vez más: Como es Arriba es Abajo).
140
Acuario presenta Detrimento en el Sol, se Exalta en Mercurio y tiene su Caída en Neptuno.
LA LETRA YOD SE ENCUENTRA RELACIONADA CON EL SIGNO ACUARIO.
141
La Alquimia
Mucho se ha escrito sobre la Alquimia. La historia oficial la define como una mera antecesora de la actual química, y se suele difundir la idea de que sus practicantes vivían obsesionados por obtener la conversión del plomo en oro. ¿Es eso cierto? Pues sí y no: Para quienes jamás lograron entender su verdadero sentido, era efectivamente una obsesión. Pero, el real objetivo de la Alquimia, sin embargo, no es, ni nunca fue, obtener un beneficio material (aunque, claro, este pudiera llegar por añadidura) sino alcanzar un estado espiritual en el cual el plomo de los vicios se transmute en el oro de las virtudes. A eso se resume esta tradición surgida en Mesopotamia y extendida por todas las civilizaciones antiguas como la egipcia, la persa, la china, la india, y especialmente en el mundo islámico, de donde pasó a Europa mediante la ocupación árabe en España y con la interacción de las huestes islámicas y cristianas durante todos los años que duraron las Cruzadas.
142
En la actualidad, la ciencia ha logrado que la conversión de plomo en oro sea posible, pero sus costos exceden por mucho a las cantidades de oro que se logra obtener.
ELEMENTO
FUEGO
AGUA
AIRE
TIERRA
POLARIDAD
+

+

TEXTURA
Cálido Seco
Fría Húmeda
Cálido Húmedo
Fría Seca
ELEMENTAL
Salamandra
Ondina
Silfo
Gnomo
ARCÁNGEL
Miguel
Gabriel
Rafael
Uriel
EVANGELISTA
Marcos
Juan
Mateo
Lucas
ÍCONO CRISTIANO
León
Águila
Ángel
Toro
SÍMBOLO A
ALGUNAS CARACTERÍSTICAS ASOCIADAS A LOS CUATRO ELEMENTOS.
LOS CUATRO EVANGELISTAS Y SUS RESPECTIVOS SÍMBOLOS:
MATEO (ÁNGEL/AIRE), JUAN (ÁGUILA/AGUA),
MARCOS (LEON/FUEGO) Y LUCAS (TORO/TIERRA).
143
Existen varias clasificaciones de las fases o etapas del Proceso Alquímico o “Gran Obra”. Algunas contemplan 3, otras 5, otras 7, etc. Pero lo importante es entender que, independientemente de la clasificación (que es una mera identificación de fases desde el punto de vista personal del clasificador), el proceso es exacta y finalmente el mismo (siempre y cuando se haya hecho correctamente, por supuesto).
Para analizar las letras hebreas del Mandil, emplearemos una distinta clasificación en cada una de ellas.
– La Letra Mem Sofit en la Alquimia: ם
La letra Mem, en cuanto a la Alquimia, se relaciona con el elemento Agua (). Representa un estado de las energías cósmicas donde los elementos materiales se ofrecen al ente individual para que con ellos elabore su obra física. Así las formas físicas que le corresponden le otorgan un cobijo material, y las formas sociales que abarca, le brindan un cobijo gregario. Esto tiene mucho
144
que ver con el papel que desempeña el Masón en la sociedad donde está inserto, recordando que tanto en el Templo como fuera de este, el Masón es siempre Masón, pues desde el momento en que se ha iniciado ha muerto para la vida profana y ha renacido como un nuevo ser dedicado al trabajo sobre sí mismo y por lo tanto de la sociedad en la que vive.
La clasificación de las fases del Proceso Alquímico que emplearemos con la Letra Mem contempla 3 etapas, pues es un proceso asociado a las tres Letras Madres; [Alef ( א), Schin ( ש) y
Mem ( מ)]. Dichas fases, son las siguientes:
1- Separación: asociada con Alef ( .(א
2- Purificación: asociada con Schin ( .(ש
3- Integración: asociada con Mem ( מ) que es
iiiilo mismo que la Mem Sofit ( .(ם
Baste decir que, desde el punto de vista masónico, la etapa de Separación se identifica con la destrucción del Templo de Salomón. La etapa de Purificación es identificable con el retorno de los
145
judíos desde el cautiverio en Babilonia (no todos regresaron, sino aquellos que tenían el ferviente deseo de recuperar el favor de Dios –aquellos con los corazones más puros–) y la etapa de Integración no puede sino identificarse con la re-construcción del Templo empleando las antiguas ruinas como nuevos cimientos.
La letra Mem se haya íntimamente relacionada con esta última etapa, en la cual aquello que se había separado es vuelto a unir, pero de un modo más evolucionado. Aquí se re-integran el Mercurio, el Azufre y la Sal (de nuevo un triángulo o tríada) en una nueva formación (el Templo de Zorobabel) cuyo nivel vibratorio es notablemente superior.
– La Letra Yod en la Alquimia: י
Con respecto a la Alquimia, la letra Yod se relaciona con el elemento Aire24 () a nivel de
24 Ya hemos mencionado que en la Astrología, la letra Yod se relaciona con el signo Acuario. Se debe tener cuidado al identificar el elemento correspondiente a este Signo, pues
146
transformación interna. El Aire a su vez, en la iconografía cristiana se asocia con el Arcángel Uriel y con el evangelista Lucas, quien es representado con un Toro o Buey.
Para la letra Yod emplearemos una clasificación diferente a la anterior. Aquí, en el Proceso alquímico se han identificado 12 etapas (no debemos olvidar que tal proceso es el mismo que el anterior pero expresado de una manera distinta con doce segmentos en vez de tres como en la clasificación precedente). Esta es la Alquimia de las letras simples, correspondiéndose cada una con un Signo del Zodíaco.
Sus fases o etapas, son las siguientes:
01- Calcinación: asociada con Heh ( ה) y
iiiiiiiAries (a).
02- Congelación: asociada con Vav ( ו) y
iiiiiiiTauro (b).
03- Fijación: asociada con Zain ( ז) y
iiiiiiIGéminis (c).
aunque su nombre se preste para la confusión, Acuario, es un signo de Aire y no de Agua.
147
04- Separación: asociada con Jet ( ח) y
iiiiiiICancer (d).
05- Digestión: asociada con Tet ( ט) y
iiiiii!Leo (e).
06- Destilación: asociada con Yod ( י) y
iiiiiiiVirgo (f).
07- Sublimación: asociada con Lamed ( ל) y
iiiiiiiLibra (g).
08- Putrefacción: asociada con Nun ( נ) y
iiiiiiiEscorpio (h).
09- Incineración: asociada con Samekh ( ס) y
iiiiiiSagitario (i).
10- Fermentación: asociada con Ayin ( ע) y
iiiiiiiCapricornio (j).
11- Disolución: asociada con Tzadi ( צ) y
iiiiiiiAcuario (k).
12- Multiplicación: asociada con Qoph ( (ק
iiiiiiiy Piscis (l).
148
Baste también, decir aquí, que en la etapa o fase que se corresponde con la letra Yod, llamada Destilación, su nombre lo dice todo; cualquier proceso de destilación comprende un sometimiento al fuego para evaporar un líquido y de ese modo purificarlo, pasándolo a un nuevo recipiente y dejando las impurezas en su antiguo contenedor. ¿No suena eso al sometimiento del pueblo judío al fuego babilonio, proceso por el cual pasó primero de una tierra a otra (de Judá a Babilonia), y finalmente, de un Templo a otro (del Templo de Salomón al Templo de Zorobabel)?
Dado que en hebreo se lee de derecha a izquierda, no se hace difícil interpretar la letra Yod como un proceso de purificación al que podemos identificar con el tránsito desde el Templo de Salomón hacia el Templo de Zorobabel (fase alquímica de Destilación), y luego interpretar la letra Mem Sofit como el retorno a Jerusalén de un pueblo ya purificado y su consiguiente reorganización, restableciendo así el culto al único y verdadero Dios (fase alquímica de Integración).
Como consecuencia evolutiva del proceso alquímico mencionado, el nivel vibratorio del
149
segundo Templo necesariamente debió ser más elevado con respecto al primero.
LA DESTILACIÓN; UNA DE LAS FASES DE LA GRAN OBRA
ES IDENTIFICABLE CON LA PURIFICACIÓN QUE SUPUSO EL TRÁNSITO DESDE EL TEMPLO DE SALOMÓN HACIA EL TEMPLO DE ZOROBABEL.
El Tarot
El Tarot, lejos de ser un juego, un pasatiempo o una forma de adivinación llevada a cabo por personajes estrafalarios de dudosa credibilidad, es un auténtico método por el cual el hombre accede
150
a recorrer el Camino Iniciático, vía que lo conducirá al conocimiento de sí mismo.
De un total de 78 cartas, 22 de ellas son denominadas “Arcanos Mayores”. El resto de cartas es denominado “Arcanos Menores”.
En su obra Jung y el Tarot: Un Viaje Arquetípico, Sallie Nichols; discípula del célebre psiquiatra suizo, interpreta magistralmente esta tradición, sosteniendo que los Arcanos Mayores son un mapa para alcanzar la Autorrealización (la verdadera Iniciación).
Varios estudiosos del esoterismo, entre ellos Gérard Encausse (Papus) y Alphonse Louis Constant (Eliphas Levi), llegaron a la conclusión de que existe una estrecha relación entre el Tarot y la Kabbalah, tal como veremos con respecto al Mandil triangular del Consejo de Maestros Selectos usado en Escocia.
– La Letra Mem Sofit en el Tarot: ם
Con respecto al Tarot, la letra Mem se asocia con el Arcano XIII; “La Muerte”.
151
Suena bastante paradójico que la letra Mem esté asociada con el Arcano XIII; “La Muerte”, cuya figura muestra un esqueleto segando vidas con una guadaña. Especialmente luego de todo lo mencionado sobre dicha letra (el Poder Creador de Kether, la Capacidad Fecundadora de Chesed y la Facultad Sintetizadora de Binah), pues con ello se sobreentiende que hay mucha vida en esta letra. Sin embargo, dicha imagen, en este caso se está refiriendo a la muerte momentánea de la espiritualidad, pues en la letra Mem, los Sephiroths llamados Kether, Binah y Chesed asumen una función puesta provisionalmente al servicio de la materia. La razón de ello es que, Mem se aparta de las leyes divinas (celestiales) para sumergirse en las leyes humanas (materiales), atravesando por las duras pero fructíferas experiencias que ello le aporta. Tales experiencias harán que la letra Mem redescubra que existe el espíritu, pues en un principio, al vivir plenamente bajo un contexto material, había olvidado su origen espiritual. Pero al final del día, el impacto de las vicisitudes del mundo material causaron un efecto de redescubrimiento de lo espiritual.
152
La muerte tiene una reputación poco afortunada, pues infunde temor en el hombre el sólo hecho de pensar en ella. Pero muy aparte del sentido de pérdida que implica, en el esoterismo la muerte es considerada una transición o un portal hacia una nueva etapa. La muerte es el fin de un ciclo y el comienzo de otro.
El esqueleto de la decimotercera carta del Tarot es graficado segando cabezas, brazos y piernas humanos. Cabeza y extremidades constituyen las partes del tronco humano (el núcleo). El esqueleto, en el presente caso, lejos de significar la podredumbre de un cuerpo sin vida, representa el estado primordial del hombre, pues es el esqueleto lo primero que se forma en el vientre materno y es lo último que desaparece cuando adviene la muerte. El principio y el final son iguales. Nacimiento y muerte son una sola cosa. El universo ha conjugado todas sus energías para que dicho esqueleto se forme. Y luego, al rededor de este, se estructurará una vida. La imagen del esqueleto segando y recolectando partes del cuerpo humano, indica que con tales partes él formará su Ser Físico. Es una nueva vida en
153
formación. Por lo tanto en la circunstancia que estamos analizando, el Arcano XIII tiene más que ver con los albores de una vida que con el ocaso de la misma. Si sale tal carta en una lectura del Tarot, es indicativo de una nueva etapa, la cual, al igual que el esqueleto, deberemos concretar recolectando las partes que la compondrán, formando así una nueva realidad física.
Sobre esta carta, denominada “La Muerte”, dice Tristán Llop en su blog25:
“Si la lámina nº 13 aparece en tu juego, interprétala en el sentido de que abordas un período de realizaciones materiales: dispones de los medios necesarios para organizar la existencia física y estructurarla; llevas en ti el germen de todas las edificaciones sociales y, como tal, puedes ser el arquitecto, el ingeniero, el legislador, el creador de los marcos legales en que se desarrollan las actividades humanas. Significa que
25 http://nuevavibracion.blogspot.com/2008/07/el-mem-letra-13-de-la-cbala.html
Blog del español Tristán Llop, nacido en Gerona (Girona, en catalán) en 1960. Periodista, escritor, astrólogo, coach personal y empresarial.
154
dispondrás de los medios materiales necesarios para la obra pero, por moverte en el mundo de la materia, trabajarás con poca luz y todo cuanto hagas llevará el sello de lo perecedero. Anuncia, pues: poder de realización, dirección de empresas, encumbramiento en la jerarquía social, pero todo ello con carácter precario y transitorio, como transitorio es nuestro peregrinaje por la materia. Significará igualmente desconexión con la espiritualidad, etapa de ateísmo, de negación de lo divino, de búsqueda de una verdad a nivel funcional: triunfo de los objetivos materiales sobre los espirituales”.
Si nos situamos en el momento de la construcción del Templo de Salomón, es imposible no relacionar lo que expresa Llop con la futura caída del mismo, años después de su edificación, durante el reinado de Sedecías. Tal como lo enseña el Grado de Maestro Súper Excelente, dicho monarca no supo mantenerse dentro del contexto espiritual con el que debía ser tratado el
155
Templo, sumergiéndolo totalmente en los placeres terrenos en vez de concebirlo como un medio para honrar y servir a Dios. En su momento, los tres grandes reguladores de la Masonería (El Rey Salomón de Israel, el Rey Hiram de Tiro e Hiram Abif el Constructor) conocieron muy bien esta posibilidad gracias a los profetas, y se preocuparon de salvaguardar los tesoros del Templo. Para tal propósito construyeron la Bóveda Secreta bajo el Sancta Sanctorum, donde se preservarían los objetos sagrados a la espera de que culmine el ciclo asociado con la letra Mem, en el cual lo material vence momentáneamente a lo espiritual, terminando en un colapso que marca el inicio del resurgimiento (el Templo que más tarde erigiría Zorobabel).
156
DECIMOTERCERA CARTA DEL TAROT: “LA MUERTE” (Tarot de Marsella).
. CURIOSAMENTE, ES LA ÚNICA QUE NO LLEVA ESCRITO SU NOMBRE.
157
– La Letra Yod en el Tarot: י
En el Tarot, la Yod se asocia con el Arcano número 10; “La Rueda de la Fortuna”. En esta carta se puede apreciar un rey de facciones simiescas ubicado en la cima de la rueda, donde es coronado. Pero al girar la rueda, dicho rey cae, y otro ocupa su lugar. Para el caso que nos interesa, este gráfico simboliza la caída del antiguo pensamiento, gobernado por los deseos. Se da paso entonces al ascenso y reinado de la letra Yod, donde el pensamiento prevalece sobre el deseo. Es decir, es el triunfo de la consciencia sobre las pasiones. Sin embargo, este triunfo es muy delicado, pues si no se trabaja para mantener tal condición, la rueda volverá a girar y la situación se invertirá, volviendo al punto de partida.
Es muy importante destacar el hecho de que, las interpretaciones de las cartas del Tarot son diferentes para cada caso. Una misma carta puede tener variados significados según las distintas personas y diversas circunstancias a tratar.
158
DÉCIMA CARTA DEL TAROT: “LA RUEDA DE LA FORTUNA”
(Tarot de Marsella).
159
– Opinan los Conocedores:
Tras haber analizado por separado las letras Yod y Mem (en ese orden, según la lectura hebrea de derecha a izquierda), podemos ahora indagar sobre su significado en conjunto.
Tal vez, en algún lugar recóndito del mundo, exista una explicación clara y detallada de lo que significan estas dos letras para la Masonería Críptica. Y tal vez ese lugar esté tan oculto como los mismísimos tesoros de la Bóveda Secreta del Templo del Rey Salomón, porque no está ni en el Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia, ni en el Ritual del Gran Consejo General de Masones Crípticos Internacional de los Estados Unidos de Norteamérica ni tampoco en el Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Inglaterra, Gales y sus Territorios de Ultramar.
Durante la elaboración de este libro, se consultó con Compañeros que viven y trabajan masónicamente en Escocia. Aunque las respuestas estuvieron cargadas de la mejor voluntad, ninguno
160
supo explicar con exactitud el significado de dichas letras, salvo el Compañero Eric Brown, a quien tenemos como contacto en el Facebook del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia en Perú, quien nos brindó una muy buena aproximación, la cual detallaremos más adelante.
Dado que los caracteres son hebreos; ¿Qué mejor punto de partida que consultar a algunos amigos judíos, especialmente siendo algunos de ellos Maestros Masones? Veamos sus respuestas.
Alberto Jabiles Schwartz:
“La primera es una Yod ( י). La segunda es
una Mem Sofit o M final ( ם). Tenemos M
intermedia ( מ), que es como un triángulo sin
cerrar,26 y tenemos la M final, que se usa cuando la palabra termina con la pronunciación de la M.
A su vez, tienes tres puntos repetidos tres veces27. Esa es la vocal E. El hebreo tiene
26 ¿Un triángulo sin cerrar? ¿No tendrá algo que ver con el Triángulo Roto; emblema de la Masonería Críptica?
27 Se refiere a las tres estrellas en cada ángulo del Mandil.
161
sólo letras consonantes y las vocales se escriben con puntos. O sea; junto a las letras Yod y Mem Sofit tienes tres veces la E en ese símbolo. Yod y Mem Sofit se puede leer ‘Yam’. Eso significa ‘mar’. También: Yod y Mem Sofit juntas ( ים ) son la forma abreviada
de escribir ‘Yerushalaim’ = Jerusalén.
Otra idea: Hay varias formas de escribir la palabra Dios en hebreo. Una de las formas de escribirlo empieza con Yod. Comúnmente Dios en hebreo se dice Elohim. Pero empieza con Aleph ( א) y termina con Mem Sofit ( .(ם
No sé qué explicación darle a la presencia de los tres puntos que forman la vocal E. Tampoco a la forma piramidal del dibujo. Eso lo manejas mejor que yo”.
Shoshana Landman Hussid:
“Lo que hay es una Yod ( י) y una Mem Sofit
ם) ) o Mem final. O sea; dice ‘Yam’ que en
hebreo es ‘mar’. Ojalá te aclare algo”.
162
Dr. César Melo Saavedra28:
“Efectivamente, primero es una Yod o Yud ( (י
y luego una Mem Sofit ( ם). Lo que pasa es
que hay varias letras en el alfabeto hebreo, que se escriben diferente cuando están al final de una palabra, y una de ellas es la Mem. El término ‘Sofit’ quiere decir ‘final’. Con respecto al significado, te hablaré desde el punto de vista del idioma: En hebreo tenemos palabras raíces, y lo que tienes ahí es la raíz de la palabra ‘Yam’, que significa ‘mar’. Ahora bien, ahí no hay puntos masoréticos, para saber qué vocales le acompañan, y qué otros significados pueda
28 El Dr. César Melo Saavedra, médico de profesión, es miembro de la “Antigua y Mística Orden Rosacruz” (A.M.O.R.C.), institución iniciática donde ejerció como máxima autoridad en Perú. Dicha Orden se halla íntimamente ligada a la “Orden Martinista Tradicional”, la cual profundiza en el estudio de los misterios de la Kabbalah. Por lo tanto, la opinión del Dr. Melo es triplemente adecuada para la investigación que estamos realizando, pues su valía no solamente radica en provenir de un miembro de la comunidad judía (que por ende conoce el idioma hebreo y su escritura) sino también por provenir de un dedicado estudioso de la Kabbalah, quien además, es Maestro Masón de la Logia “Sol del Perú” No. 73.
163
tener. Si recuerdo algo más, te lo haré saber”.
Giovanna Molina de Waisman:
“Para mí también son una Yod ( י) y una
Samekh ( ס), y no tienen ningún significado
que yo sepa”.
Rabino Guillermo Bronstein29:
“Esas dos letras son la Yod ( י) [I latina] y la
Mem Sofit ( ם) [M como se escribe sólo al
final de una palabra, como en ‘shalom’]. Juntas forman la palabra ‘Yam’, que significa ‘mar’. Pero no sé de ningún significado esotérico que pueda tener”.
29 El mismo Rabino Bronstein, también dijo al Dr. César Melo en una conversación posterior, haber recordado que las letras Yod y Mem Sofit (םי ) son la forma abreviada de escribir “Yerushalaim”, es decir: Jerusalén.
164
Habiendo consultado a los amigos judíos (cuya ayuda fue invaluable), se procedió a consultar a otras amistades dedicadas a estudiar tradiciones iniciáticas. Las opiniones sobre las letras en cuestión son las que siguen.
Dr. Jorge Norberto Cornejo (Argentina). Estudioso del Esoterismo Masónico:
“Las dos letras son la YOD y la MEM SOFIT (es decir, la MEM cuando se escribe al final de una palabra).
Creo que, entonces, lo que han simbolizado son la primera y la última letra de la ‘Palabra Omnífica’ del Arco Real30.
La J la transcribieron como una YOD y la M como una MEM. Es muy común, en Masonería, simbolizar una palabra escribiendo la primera y la última letra.
El problema proviene de que esto no tiene ningún sentido en el idioma hebreo
30 No escribiremos aquí tal palabra, pues un juramento lo impide.
165
verdadero. Es una adaptación masónica que tiene valor simbólico, pero no etimológico31.
De hecho, ‘OM’ proviene del ‘AUM’ indio, y escribir una palabra india con letras hebreas es un absurdo.
Pero esa mezcla de idiomas es muy común en los Rituales.”
Fernando Edmundo Laredo Cárter (Chile). Estudioso de la Kabbalah:
“Resolví una parte de sus interrogantes a la pregunta sobre la palabra hebrea formada por Yod-Mem: es claramente la inicial y el
31 El Dr. Cornejo está “casi” en lo cierto cuando dice que esas dos letras no significan nada en hebreo. De hecho, muchos judíos no lo saben, pero como dijo Alberto Jabiles y como recordó el Rabino Bronstein, sí tienen un significado, y es la abreviación de la primera y la última letra de la palabra Yerushalaim (Jerusalén). Como acertadamente indica Cornejo; en Masonería se suele abreviar de ese modo. Es importantísimo que él haya notado tal abreviación respecto a la Gran Palabra de Real Arco. Por otro lado, notar que se trata de la primera y la última letras nos remite a la Alfa y la Omega, que para los Masones Crípticos tiene un simbolismo particular. También nos remite a la figura del Ouroboros; la serpiente que se muerde la cola, donde el principio y el fin son una sola cosa.
166
término de la palabra ‘Yerushalaim’, vocablo de Siete letras hebreas que gemátricamente da la cifra de 596, y que tiene dos vertientes o derivaciones numerológicas:
Una es que se suma y nos da 20, que son las caras del icosaedro, que son triángulos equiláteros. La otra es que las cifras 5, 9 y 6 se multiplican entre sí y nos dan el número 270, que es un nueve, coherente con las 9 estrellas del los ángulos del Mandil32.
El icosaedro es el sólido platónico que se relaciona con el elemento Agua33, que nos explica el triangulo equilátero invertido.
Luego, en otra comunicación, escribe:
32 Y también a los nueve arcos. Como hemos visto y seguiremos viendo, el 9 es un número de gran trascendencia en la Masonería Críptica.
33 Éste dato es importante. Recordemos, por lo que comentaron los miembros de la Comunidad Judía, que ambas letras forman la palabra “Yam” (םי ), que significa “mar”. Resulta imposible no relacionar la palabra “mar” con el agua que menciona Laredo. Tampoco se puede dejar de establecer una relación entre la forma del Mandil (que es un triángulo invertido) con el símbolo alquímico del elemento Agua ().
167
“Debo hacer notar un detalle: En la biblia hebrea, ‘Jerusalén’ se escribe con seis letras. YOD ( י) RESH ( ר) VAU ( ו) SHIN ( (ש
LAMED ( ל) MEM ( ם). Y su cifra gemátrica
es 586. Pero para que el nombre de ‘Yerushalaim’ se haga TEOFORICO, se le agrega la séptima letra, la Yod en el sexto lugar. Así su valor sube y se hace 596 y se vincula al nueve.
Es un procedimiento cabalístico habitual.
Por ejemplo con Mitatron; ordinariamente, se escribe ‘Metatron’ y vale 314.
Pero si se escribe a la manera antigua es ‘Mitatron’, y vale 324, haciéndose vehículo de Yod y se convierte en palabra teofórica o portadora de Dios”.
Pregunta: Eso quiere decir que las palabras son forzadas a dar los números deseados?
Respuesta:
“Si. Con la sola intención de hacerlas consagradas o vehículos de Dios. Otro ejemplo: ‘Ama’ es ‘MADRE’ en hebreo. Pero
168
si se dice ‘Aima’, significa ‘MADRE FECUNDA’.
Así que, según esa regla cabalística, ‘Jerusalén’ con E y con seis letras hebreas ‘NO TIENE DIOS NI TEMPLO’. Pero al decir ‘Jerusalim’, quiero expresar que es ‘CIUDAD DE DIOS Y TEMPLO CON SHEJINAH’”.
Luego continúa:
“Finalizando el análisis debo decir que el triángulo con la punta hacia abajo representa el descenso de las energías espirituales y el descenso de un nuevo estado de conciencia en la Verdad. Estado que simboliza el descenso de la nueva Jerusalén sobre el iniciado.
Ese es el Reino de Dios que desciende sobre el hombre, de acuerdo con el Padre Nuestro”.
169
Erick Brown (Escocés residente en Inglaterra). Miembro del Gran Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia:
“Raffaele, se me ha dado esta breve descripción durante la presentación del Mandil:
‘Recibid este Mandil. Observaréis que es de forma triangular y que lleva dos colores; el fondo negro es un símbolo del luto de los obreros por la muerte del Maestro, y el borde rojo es típico de la sangre que fue derramada como prueba de su integridad masónica. Las nueve estrellas aluden a los nueve arcos que conducen a la Bóveda Sagrada y el carácter hebreo central es Ish Sodi que significa ‘hombre de mi elección’ o ‘Maestro Selecto’”.
Al revisar el Ritual, se puede confirmar la frase Ish Sodi, sobre la cual, sabemos lo que es. Pero no aparece ese parlamento en el que se informa al recipiendario de que ese es el significado de las letras que aparecen en el Mandil. Se volvió a consultar al Compañero Brown sobre tal parlamento y sobre la certeza de que las letras
170
fueran una Yod y una Mem Sofit (Casi todos los judíos coincidieron en ello, menos una dama que piensa que son una Yod y una Samekh), a lo cual él respondió:
“Lo más probable es que estés en lo cierto. Mi hebreo no es muy bueno. Esa es la explicación que se me dio. Nuestras representaciones y descripciones en la masonería no son siempre exactas34”.
Luego continúa, respondiendo por qué ese parlamento no está en el Ritual;
“Ese parlamento no está en el Ritual escocés. Me fue recitado por el Tres Veces Ilustre Maestro, quien me dio una copia del mismo. Los Masones escoceses a menudo encuentran oscuras piezas de antiguos Rituales que creen conveniente incorporar en su trabajo. Esto significa que muy pocas Logias, Capítulos y Consejos tienen exactamente el mismo Ritual. Incluso en algunos casos, se puede tener
34 Aquí Eric Brown coincide (sin que se conozcan ni hayan tenido comunicación alguna) con el Dr. Jorge Norberto Cornejo. Ambos remarcan el hecho de que no siempre las explicaciones que otorgan los Rituales Masónicos se corresponden con la realidad, debido a que son simbólicos.
171
diferentes Rituales en uno de dichos Cuerpos Masónicos, dependiendo de quién esté encargado de recitar alguna parte de una Ceremonia en particular. Esto hace que sea muy interesante”.
Sabiendo esto, se consultó nuevamente a Shoshana Landman sobre Ish Sodi. Su respuesta:
“Lo que dice en el Mandil es ‘Yam’ (‘mar’) o ‘Yerushalaim’. No dice otra cosa.
‘Ish Sodi’ es ‘Ysh Tzadiz’ u ‘hombre sabio’. ‘Ish’ se escribe Yod Shin ( 35 (י ש que significa
‘hombre’. ‘Tzadik’ se escribe Zain Dalet Yod Kaf ( ז ד י כ ) que significa ‘sabio’.
El hebreo es un idioma muy difícil. Las palabras se adivinan de acuerdo a la oración. Sí podrían ser una abreviatura la Yod de Ish y la Zain de Tzadik ( י ז ), pero más de eso es
complicado saber o adivinar”.
35 Recordemos siempre que el hebreo se debe leer de derecha a izquierda. Las letras y palabras mencionadas en el texto están escritas así.
172
Veamos ahora lo que opina un gran entendido de la Masonería, mundialmente conocido y reconocido como una de las más confiables opiniones en cuanto al origen y a las interpretaciones de todos nuestros símbolos y alegorías, los cuales analiza minuciosamente mediante numerosos libros de su autoría:
Albert Gallatin Mackey:
“Esta expresión se compone de dos palabras hebreas; ISH () y SOD ()36. La primera de estas palabras; ISH, significa ‘hombre’, y SOD significa principalmente ‘diván’ (en el que uno se reclina). De ahí, ISH SODI significaría, en primer lugar, ‘un hombre de mi sofá’, ‘aquel que se reclina conmigo en el mismo asiento’, una indicación de gran familiaridad y confianza. Luego le siguió el significado secundario dado a SOD de relaciones familiares, consultas, o intimidad. Job XIX-19 lo aplica en este sentido cuando,
36 No se ha recurrido a los caracteres de Office sino que se ha escaneado y colocado exactamente los caracteres del libro de Mackey tal como él los escribió para evitar confusiones.
173
utiliza la palabra MATI, sinónimo de ISH. Se habla de MATI SODI en el pasaje de la versión común que se ha traducido así: ‘todos mis íntimos amigos me aborrecieron’, de la cual, la interpretación marginal ha sido más correcta; ‘todos los hombres de mi secreto’. Ish Sodi, por lo tanto, en este Grado significa muy claramente, ‘un hombre de mi consejo íntimo’, ‘un hombre de mi elección’, ‘uno seleccionado para compartir conmigo una tarea secreta o labor’.
Tal era el estatus de cada Maestro Selecto ante el Rey Salomón, y bajo este punto de vista no se equivocan quienes han interpretado Ish Sodi en el sentido de un ‘Maestro Selecto’”37.
37 Albert Gallatin Mackey: Cryptic Masonry. A Manual of the Council; or Monitorial Instructions in the Degrees of Royal and Select Master. With an Additional Section on the Super-Excellent Master Degree (1897). Págs. 55-56. Traducción de Raffaele Storino.
174
– La Yod y la Mem: iii¿Una Alusión al Libre Albedrío del Hombre?
Una de las deducciones a las que llegamos sobre el binomio Yod-Mem, es que se trata de una representación del libre albedrio del ser humano, quien siempre se halla entre el bien y el mal. Existen potencialidades divinas inherentes al hombre por estar hecho a imagen y semejanza de su creador (identificadas con la letra Yod), pero éstas siempre están a merced de las pasiones terrenales (identificadas con la letra Mem).
El caso del eficiente y noble (pero impaciente) Compañero Zabud, quien en su afán de servir con fidelidad al Rey Salomón entró indebidamente a la Bóveda Secreta, es una clara representación de que, aun en la nobleza de intenciones, existen pasiones que nos impelen a actuar precipitadamente, poniendo en peligro la vida propia y también la ajena. El deseo de ser promovido, y ascender por lo tanto, en el estatus social, nubló en cierta forma a Zabud, quien a pesar de la nobleza de su corazón, sucumbió ante la tentación por el anhelo de ser aceptado como un
175
Maestro Selecto38. Se conjugan aquí la los factores espirituales y los factores terrenales, tal cual sucede con todo ser humano. Cualquier persona está sujeta a equivocarse, pero el error será menos sancionado (tendrá menores consecuencias) si es que prima en ella una motivación por hacer el bien. Pero no una motivación basada en el miedo al castigo o en la conveniencia del premio, sino una motivación derivada de una consciencia más despierta que la del individuo promedio.
Existe una comedia de William Shakespeare titulada “Bien Está lo que Bien Acaba” (“All’s Well That Ends Well”), escrita a principios del siglo XVII, cuyo título derivó en un refrán popular (aunque es posible que haya sido al
38 Es de suponerse que, Zabud, oficialmente ignoraba la existencia de los Maestros Selectos, pues estos eran una élite secreta. Sin embargo, dada la gran amistad entre este personaje y el Rey Salomón, y dado que Zabud era una persona muy hábil, es bastante posible que haya intuido que algo extraordinario se estuviera preparando. Se tratara de lo que se tratara, él quería participar. Tal motivación obedecía en parte a una vocación de servicio y fidelidad hacia su rey, y en parte al deseo de ser tomado en cuenta. El Ego, se halla presente hasta en las personas de noble corazón y elevadas motivaciones. Zabud no era una excepción.
176
revés). Dicha frase resume lo que mencionamos líneas arribas sobre la conjugación de Yod y Mem, es decir, lo espiritual con lo terrenal. Si la persona que hierra está consagrada a elevar su consciencia, aun sus errores derivarán en consecuencias positivas. Si la persona está dedicada a los efímeros logros y placeres materiales, cualquier error que cometa (y cometerá infinidad de ellos) acarreará las más nefastas consecuencias.
En el caso de Zabud, su error fue grave, pero todo lo edificado en su interior, determinó de alguna manera que, aun habiendo cometido una falta, ésta finalmente derivara en consecuencias positivas: se obtuvo un mejor y más capacitado Mayordomo. En cuanto a Aishar, el Mayordomo original, su destino fue mucho menos favorable. El hecho de quedarse dormido en su puesto tuvo que ser castigado con la muerte (una pena idéntica estaba impuesta a cualquier intruso). Dada la magnitud no sólo de la obra sino del secreto que esta debía implicar, la disciplina no podía ser menos que férrea. Pero… ¿Qué hay de la conducta de Aishar previa al suceso que ocasionó su ejecución? ¿Habría sido siempre disciplinado, y en aquella
177
ocasión no pudo contra el cansancio? ¿O tal vez ya tendría antecedentes de indisciplina? Aquello no figura en forma específica en el Ritual, pero sí se resalta el hecho de que Zabud gozaba de la amistad del Rey Salomón. Queda implícito entonces que tal aprecio por parte del monarca de Israel no puede haberse debido a otra cosa que a una conducta intachable por parte de Zabud, y a una consciencia de ello por parte de Salomón. En resumen, Zabud y Aishar, ambos buenos obreros en cuanto a la forma, diferían en cuanto al fondo, pues el primero había creado a su alrededor un universo personal asociado con la letra Yod. El segundo, había hecho lo propio basándose en la letra Mem. Zabud representa la capacidad creadora del hombre orientada al espíritu. Aishar representa esa misma capacidad creadora, pero orientada a la materia, donde la mayoría personas se encuentran dormidas aunque sus ojos estén abiertos.
178
179
Capítulo VI
LA PRIMERA Y LA ÚLTIMA (El Alfa y la Omega)
CLÁSICO VITRAL DE IGLESIA CON EL CRISMÓN (MONOGRAMA DE CRISTO) Y LAS LETRAS ALFA Y OMEGA.
En el capítulo anterior, ofrecimos al lector un análisis de la inscripción en el centro del Mandil triangular de un Consejo de Maestros Reales y Selectos de Escocia. Como se habrá podido apreciar; las letras hebreas Yod ( י) y Mem Sofit
ם) ), en el contexto de dicha prenda, pueden tener
más de un significado (como casi todas las cosas
180
en Masonería; pues lo que algún símbolo pueda representar depende tanto de la circunstancia como del nivel evolutivo del intérprete). Es necesario notar que existe un factor común entre dos de las interpretaciones que hemos podido compilar y/o deducir sobre aquello a lo que se alude con las mencionadas letras del Mandil:
Si se aludiese a la palabra Yerushalaim י ר ל י ם) ), se trataría de una abreviación con la
primera y la última de sus letras (leyendo de derecha a izquierda, como se hace en hebreo).
Y si se aludiese a la Gran Palabra del Real Arco (conocida como Palabra Omnífica39), resulta que también sería una abreviación con la primera y la última de sus letras.
De ello podemos inferir que con las mencionadas letras hebreas hay una clara intención de aludir a las letras griegas Alfa (Α) y Omega (Ω), aunque no en cuanto a la correspondencia fonética que pudieran tener (que no la hay, porque la Yod equivale a una I, Y, o J, y la Mem a una M,
39 Nótese que el término “Omnífica” contiene el mantra OM (ॐ)
181
mientras que el Alfa equivale a una A y la Omega a una O larga), sino al concepto del principio y el fin, pues dichas letras griegas son la primera y la última, respectivamente.
El tratamiento de Primero y Último, de Principio y Final, surgió entre los primeros cristianos como una manera de concebir al Creador. Se sabe que en el mundo griego, el cristianismo se expandió considerablemente. La manera griega de expresar los atributos de Dios (un Ser indefinible para cuya descripción no alcanzarían todas las palabras humanamente conocidas) fue valerse de una idea que abarcara todas las letras, resumiéndolas en la primera y la última; es decir; el Alfa y la Omega (το ‘Αλφα και το Ωμέγα en su escritura original).
Dice al respecto Clemente de Alejandría40:
40 Clemente de Alejandría (Titus Flavius Clemens): Considerado uno de los Padres de la Iglesia Oriental. Fue uno de los Apologistas Cristianos (primeras generaciones de escritores cristianos, a los que tocó vivir en persecución debido a que su fe no era la oficialmente establecida). Vivió aproximadamente entre los años 150 y 217. Nació en Atenas y murió en Palestina. Hijo de padres paganos de situación económica lo suficientemente solvente para brindarle una sólida educación. Viajó por Grecia, Italia, Palestina y se estableció en Egipto, en la ciudad de Alejandría. Allí conoció y fue maestro de Orígenes.
182
“El Alfa y el Omega, por quien solo el fin se convierte en principio y el fin de nuevo en el principio original sin ninguna interrupción”41.
El concepto de un principio y un final que se tocan entre sí, no es exclusivo del cristianismo, pues ya existía en diversas culturas y civilizaciones precristianas. De hecho, hay representaciones del mismo a lo largo y ancho del globo.
Una de las maneras más utilizada para graficar esa idea de eternidad, es la figura de una serpiente o de un dragón mordiéndose su propia cola, conocida como Ouroboros (en griego ουροβóρος) término compuesto por las palabras oyrá y borá, que podrían traducirse como cola y alimento, respectivamente. Tal símbolo expresa no solamente el concepto de lo eterno, sino también de la continuidad de los ciclos de existencia; como las horas de un día, los días de una semana, las semanas de un mes, las cuatro estaciones de un año y todo aquello asociado a un eterno retorno,
41 De Alejandría, Clemente: Stromata, IV, 25.
183
incluyendo los ciclos de muerte y renacimiento (Reencarnación o Transmigración de las Almas). En las imágenes que aparecen a continuación se puede apreciar su aparición en algunos lugares del mundo a lo largo de la historia.
EL OUROBOROS EN EL MUNDO.
Dicho lo anterior, podemos ahora establecer una relación entre la idea de eternidad asociada a las letras Alfa y Omega, y la Ciudad Eterna por excelencia del mundo judeocristiano; Jerusalén.
184
Tal ciudad era la capital de Judá, es decir; el lugar donde residía el pueblo de Dios. Allí se encontraba el Templo, nexo entre la Jerusalén Terrestre y la Jerusalén Celeste. Por lo tanto; la palabra Yerushalaim, es el nombre la capital física del lugar en donde nace el hombre judío, pero también es el nombre del destino final a donde llegará tras su muerte; la Jerusalén Celestial. No resulta aquí complicado entender a Jerusalén como el Principio y el Final.
LA MASONERÍA, COMO ESCUELA INICIÁTICA, RECONOCE QUE TODO ES CÍCLICO Y QUE LOS EXTREMOS SE TOCAN.
185
OUROBOROS: EL PRINCIPIO UNIDO AL FINAL O EL ALFA UNIDO AL OMEGA
PINTURA REALIZADA POR EL SUIZO FRED WEIDMANN (HERISAU, 1938).
NÓTESE LA PRESENCIA DE LOS TRIÁNGULOS QUE SIMBOLIZAN LOS CUATRO ELEMENTOS: DOS ASCENDENTES (FUEGO Y AIRE) Y DOS DESCENDENTES (AGUA Y TIERRA).
186
187
Capítulo VII
LA BÓVEDA SECRETA
“THE SECRET VAULT”
PINTURA REALIZADA EN 1908 POR SOSMAN AND LANDIS SCENIC STUDIOS (CHICAGO, ILLINOIS) PARA UNA OBRA TEATRAL REALIZADA POR MIEMBROS DEL SUPREMO CONSEJO GRADO 33 DEL REAA.
n el contexto de los Grados Crípticos, en especial en el Grado de Maestro Selecto, se narra que existen nueve arcos en la Bóveda Secreta. El arco es un elemento constructivo, también presente en dos de los tres
E
188
Grados de la Serie anterior42 (Maestro de la Marca y Masón del Real Arco). Es parte de una estructura ternaria, que puede relacionarse con el triángulo desde el punto de vista de que es el tercer elemento (neutral o conciliador) de un conjunto formado por un arco y por dos columnas (que representan la energía positiva y la energía negativa).
Además de ello, recordemos que las joyas de los tres Grandes Maestros o directores de la construcción del templo tenían forma triangular.
Respecto a ello, veamos lo que dice el Dr. Jorge Norberto Cornejo, notable estudioso de la Masonería en su artículo titulado “Sobre el Arco Real” (incluyendo sus propios gráficos y notas al pie de página):
42 La Primera Serie de Grados otorgados por el Cuerpo Masónico denominado Supremo Gran Capítulo del Real Arco de Escocia, está conformada por tres Grados: Maestro de la Marca, Maestro Excelente y Maestro Masón del Real Arco. La Segunda Serie incluye cuatro Grados: Marinero de la Real Arca (se refiere al arca de Noé, por lo que también se conoce como Masonería Noaquita), Caballero de la Espada, Caballero de Oriente, y, Caballero de Oriente y Occidente. La Tercera Serie incluye tres Grados denominados Crípticos (también conocidos como Masonería Críptica o Rito Críptico): Maestro Real, Maestro Selecto y Maestro Súper Excelente.
189
“Comencemos considerando un triángulo:
Aquí ‘A’ puede representar el polo positivo,
‘B’ el polo negativo y ‘C’ el término
equilibrador. Traducido a lenguaje masónico,
‘A’ y ‘B’ corresponden a las dos columnas y
‘C’ al Arco.
El cuarto es el punto donde se cortan las
alturas del triángulo, es decir, los segmentos
trazados desde cada vértice en forma
perpendicular al lado opuesto:
190
En geometría, este punto se conoce como el ‘ortocentro’, y en esoterismo se lo asocia al silencio, al ‘vacío’ creador, a la potencialidad y, forzando mucho las analogías, al Tao43.
Se trata de un punto que no es objetivamente visible (como sí lo son los vértices), pero que es fundamental a la hora de establecer el equilibrio de una figura triangular.
¿Cuál sería, en el Arco, este cuarto y misterioso punto? Creemos que la respuesta es: el vano.
Como todos sabemos, el vano es el vacío que queda por debajo del Arco. Exotéricamente, no es más que un hueco por donde entra el
43 La relación de este punto con el “silencio” (iniciáticamente entendido) es muy clara en el Rito Escocés Antiguo y Aceptado, puesto que el Cuarto Grado es el de Maestro Secreto, cuyo Signo de Reconocimiento es, precisamente, colocar los dedos sobre los labios, en alusión obvia al silencio. Por otra parte, la cuestión de “forzar mucho el simbolismo” se refiere a que la noción del Tao fue generada en un contexto socio-histórico muy distinto al del esoterismo occidental en general y el esoterismo masónico en particular, por lo que las analogías son sólo relativas. Mencionamos el Tao como esa especie de “Nada” potencialmente creadora (Nota de J. N. Cornejo).
191
aire, o donde se coloca una puerta, o el espacio que marca la entrada a un edificio.
Esotéricamente, el vano es la apertura a la manifestación, la posibilidad indiferenciada que, al expresarse, da lugar a la realidad múltiple y diferenciada, ‘El Gran Vacío de Inmutable Silencio’, que es, a la vez, la fuente de la Palabra.
El Gran Vacío puede pensarse como una puerta, a través de la cual pasan las ideas inspiradoras.”
EL VANO ES EL VACÍO QUE SE FORMA DENTRO DEL ARCO O BÓVEDA.
192
En el mismo Trazado, durante la introducción al mismo, su autor menciona que:
“El Arco Real es uno de los Altos Grados más universalmente extendidos. De una u otra forma, se encuentra presente en todos los Ritos. En el Escocés Antiguo y Aceptado, es el Grado 13°, especie de antecámara del 14°, la culminación de la Logia de Perfección.
Por cierto, el 14° es el Grado de la Bóveda Sagrada. Pero una Bóveda se compone de numerosos arcos que convergen en un punto central, de donde la Bóveda es una suerte de extensión y multiplicación de las potencialidades del Arco, el que contiene en sí, como en germen, las de la Bóveda.”
Tras la lectura anterior, podemos deducir, gracias al aporte del Dr. J.N. Cornejo, que aquel vacío en el interior del arco o bóveda, llamado “vano” en el lenguaje de la construcción y “ortocentro” en términos geométricos, y que él asocia al Tao o “vacío” creador, vendría a ser el pecho del hombre (la bóveda o caja torácica) donde se guarda el Arca de la Alianza (el corazón).
193
¿Por qué? Porque se sabe que en muchas corrientes espirituales y escuelas iniciáticas se suele ubicar el alma humana en el corazón del hombre. Dice el libro del Génesis en su capítulo 1 versículo 6:
“Y dijo Dios: Que exista una bóveda entre las aguas, que separe aguas de aguas. E hizo Dios una bóveda y separó las aguas de debajo de la bóveda de las aguas de encima de la bóveda. Y así fue. Y llamó Dios a la bóveda «Cielo».”
El hecho de separar “aguas de aguas” se refiere a separar lo de arriba de lo de abajo. Es decir, las corrientes superiores de las inferiores. Pero el Creador dejó un nexo entre ambas corrientes, de modo que pueda existir la necesaria comunicación entre ambos flujos. Sin embargo, a pesar de la separación de lo superior y lo inferior, ambos aspectos guardan entre sí una simetría, de la cual deriva el axioma hermético “Como es arriba es abajo”. Siguiendo este axioma, se concibe al hombre como una proyección simétrica de su Creador, igual en esencia pero muy inferior en grado. La esencia del Macrocosmos-Creador late
194
dentro del Microcosmos-Hombre. Siendo el segundo una maqueta del primero, podemos inferir que la mencionada bóveda que separa lo superior de lo inferior se encuentra también en el hombre, y nos referimos a su pecho, donde se aloja la vida, es decir, el corazón. En casi todos los textos de anatomía humana se describe al corazón como un músculo hueco y piramidal, que a su vez se halla en otra cavidad; la caja torácica. Ello, físicamente nos remite a la idea de una bóveda en la que hay algo guardado.
Recordemos que la Bóveda Secreta del Templo del Rey Salomón se hallaba justo debajo del Sancta Sanctorum (el lugar más Santo de todos los lugares Santos). No es difícil entonces identificar la Bóveda con aquello que divide las Aguas Superiores de las Aguas Inferiores, y notar que, por planificación del Creador hubo una necesidad de transferir la Presencia Divina y los otros tesoros que la representan desde Arriba (el Sancta Sanctórum; su lugar natural) hacia abajo (la caverna donde todo ello fue escondido). Es decir, hubo una necesaria involución cuya
195
finalidad era tomar impulso para una mayor evolución.
Notemos cómo la Divinidad va descendiendo en forma vertical y adoptando tres diferentes estadios o niveles: primero en la inmensidad del universo; con la Bóveda Celeste, luego en el recinto del Templo; con la Bóveda Secreta, y finalmente en el hombre; con la Bóveda Torácica. Tenemos una tríada más para agregar a aquellas que vamos identificando en el presente libro, la cual es: Dios-Templo-Hombre, triángulo sobre el cual también podría basarse la forma del Mandil que estamos estudiando. Pero hay que tomar en cuenta que el Templo, siendo un recinto sagrado, lo es precisamente porque es un puente entre Dios y el hombre. Mas no hay que confundir al Templo (piedras erigidas a y representativas de la Divinidad) con la Divinidad propiamente dicha. A este respecto es esclarecedor lo consignado en Ezequiel 11-19:
“Yo les daré un sólo corazón y pondré en ellos un espíritu nuevo: quitaré de su carne el corazón de piedra y les daré un corazón de carne.”
196
Se alude allí a la purificación de los corazones de los hombres para recibir (despertar, en realidad) la Presencia Divina en ellos. Pero otra capa de la misma escritura se refiere al tránsito de una adoración de Dios mediante un Templo externo, hecho de piedra, a hacerlo mediante el Templo interior, reflejo de aquel “no hecho con manos” al que estamos destinados siempre y cuando seamos merecedores (o en otras palabras; descubramos cual es el sistema para llegar a él y lo pongamos en práctica). La adoración externa es fundamental a nivel de los Misterios Menores (los cuales nos llegan desde fuera), pero queda obsoleta una vez alcanzados los Misterios Mayores, que emanan directamente desde el interior del hombre una vez que ha empezado a liberar su consciencia.
La idea de una Bóveda Secreta está presente en varios Grados de diversos Ritos Masónicos. Algunas veces se le concibe como una disposición vertical de arcos, colocados uno sobre otro (asociada al primigenio e hipotético Templo de Enoch). Y en otras ocasiones la Bóveda es concebida como una disposición horizontal de arcos, colocados uno al lado de otro (asociada al
197
Templo de Salomón). Lo primero suele ocurrir en los sistemas masónicos franceses y lo segundo en aquellos de origen anglosajón.
LA BÓVEDA SECRETA CONCEBIDA COMO UNA SERIE VERTICAL DE ARCOS; UNO SOBRE OTRO. SE ASOCIA AL TEMPLO DE ENOCH.
198
LA BÓVEDA SECRETA CONCEBIDA COMO UNA SERIE HORIZONTAL DE ARCOS; UNO AL LADO DEL OTRO. ASOCIADA AL TEMPLO DE SALOMÓN.
199
Para el estudio que estamos realizando no debe dejar de tomarse en cuenta la similitud entre la Bóveda Secreta y la caja torácica tanto humana como de los principales mamíferos.
En el caso de la representación de los nueve arcos dispuestos verticalmente de los sistemas franceses, es notorio el parecido de la imagen con el tórax de un hombre en posición de pie, tal como podemos apreciar en la siguiente figura.
LA BÓVEDA SECRETA DE LOS SISTEMAS FRANCESES: UNA CAJA TORÁCICA VERTICAL.
200
Y en el caso de la disposición horizontal de los sistemas anglosajones el parecido es con el tórax de un hombre recostado, tal como se nota en la figura que aparece a continuación.
LA BÓVEDA SECRETA DE LOS SISTEMAS ANGLOSAJONES: UNA CAJA TORÁCICA HORIZONTAL.
201
EL CORAZÓN HUMANO:
UN ARCA DE LA ALIANZA GUARDADA EN LA BÓVEDA TORÁCICA.
El hecho de que en un sistema la disposición sea horizontal y en el otro sea vertical, nos remite a las herramientas de los Vigilantes de una Logia Simbólica; el Nivel (horizontalidad) y la Plomada (verticalidad). De lo anterior podemos deducir la complementariedad de los sistemas masónicos, que al igual que las religiones, son el resultado de la fragmentación de un saber primordial. Por otro
202
lado, los conceptos de horizontalidad y verticalidad se plasman en la figura de los travesaños de la cruz, como veremos más adelante al hablar del Rosacrucismo.
Respecto a la bóveda torácica, cabe mencionar que, al igual que todos los símbolos, abarca varias capas de posibles acepciones según el caso que se esté tratando y según el nivel evolutivo del estudiante (tal como lo venimos repitiendo incansablemente con la esperanza de dejarlo lo suficientemente claro). Sin pretender salirnos del tema, es dable complementarlo con una oportuna lectura extraída del siguiente sitio web:
https://sites.google.com/site/secretomasonico/pinocho-un-cuento-masonico
No queda claro el nombre del autor de dicho texto, pero parece ser alguien llamado Vicente Alcoseri. Lo que realmente interesa aquí es el contenido del mismo, independientemente de quien lo haya escrito, pues contribuye a la comprensión de un importante aspecto del concepto de Bóveda Secreta que se nos otorga en forma anticipada ya desde el momento en que nos estamos iniciando como Aprendices Masones. Dicho texto nos habla sobre el simbolismo del
203
cuento “Las Aventuras de Pinocho”, y nos permite notar que allí se conceptualiza la Bóveda como el interior de la ballena que se tragó al protagonista del cuento ideado por el Masón italiano Carlo Collodi (seudónimo de Carlo Lorenzini) en 1882 y llevado al cine por el Masón norteamericano Walt Disney en 1940:
“Pinocho es esclavo de sus ‘agregados psicológicos’ o ‘yoes’ y sus mentiras hacen que le crezca la nariz y más tarde orejas de burro. Es decir, la vida descarriada y la mentira lo llevan a un retroceso, a lo involutivo animal, donde la nariz que crece representa las ataduras terrenales, la materialidad (un agregado facial). Una y otra vez Pinocho recoge lo que siembra. Sus malas acciones lo llevan a una vida desgraciada, donde el muñeco paga con sufrimiento el Karma generado. Cuando la vida de Pinocho no podía ser más insoportable, es tragado por una ballena. Este episodio nos recuerda a Jonás, que fue engullido por un pez gigantesco, morando en su interior tres días y tres noches. El interior de la ballena
204
representa la Cámara de Reflexiones Masónica, el descenso al centro de la Tierra (V.I.T.R.I.O.L.). Es importante recordar las palabras de Mateo 12:40: ‘Porque como estuvo Jonás en el vientre del gran pez tres días y tres noches, así estará el Hijo del Hombre en el corazón de la tierra tres días y tres noches’. El Hijo del Hombre –al igual que Pinocho– también era hijo de un Maestro carpintero.
LA MUERTE MÍSTICA: A luz de la vela, Pinocho medita sobre su suerte y decide cambiar, dejando atrás su pasado de inconsciencia”.
Podemos apreciar por lo anterior, que el concepto de Bóveda Secreta no es exclusivo de los Grados Crípticos del sistema que practicamos, ni tampoco lo es de otros sistemas o Ritos, sino que su simbolismo se halla presente desde el comienzo de nuestra vida masónica, aún cuando hayamos sido preparados en una habitación sin ningún tipo de alegorías, como sucede con el Ritual Estándar de la Masonería Simbólica practicada en Escocia. Respecto a ello, cabe señalar que, en Escocia (de
205
donde proviene la estructura y conceptualización de los tres Grados44 que nuestro Consejo de Maestros Reales y Selectos otorga) no existe la “Cámara o Gabinete de Reflexiones”, sino simplemente un “Cuarto de Preparación”, donde el Candidato aguarda ser admitido en el Templo. Sin embargo, no está de más tener presente su simbolismo en otros Ritos o sistemas, pues toda información que podamos tener nos servirá de parámetro para elaborar conclusiones con un mayor nivel de acierto. Además, el simple hecho de encontrarse en soledad y ataviado de una manera inusual, a la espera de que ciertos
44 En el sistema practicado en Escocia, el Consejo de Maestros Reales y Selectos otorga los Grados de “Maestro Real”, “Maestro Selecto” (los que, como se puede notar, le dan su nombre) y el de “Maestro Súper Excelente”, este último situado en un contexto histórico posterior; en los momentos de la destrucción del Templo de Salomón durante el reinado de Sedequías, diferenciándose de los otros dos, que están situados en la etapa final de la construcción del mismo Templo, durante el reinado de Salomón. De forma idéntica sucede en el sistema de Masonería Críptica practicado en los Estados Unidos. En el sistema practicado en Inglaterra, sin embargo, los Consejos de Maestros Reales y Selectos otorgan cuatro Grados: “Maestro Real”, “Maestro Selecto”, “Muy Excelente Maestro” (que en Estados Unidos se otorga en la serie de Grados del Real Arco, y se sitúa en la culminación del Templo de Salomón) y “Maestro Súper Excelente”.
206
hombres nos conduzcan hacia algo desconocido, no deja de ser un momento para reflexionar.
ESCENA DE LA PELÍCULA “LAS AVENTURAS DE PINOCHO” (1940)
LA CAVERNA O BÓVEDA (CAVIDAD TORÁCICA) CONFORMADA POR LAS COSTILLAS (ARCOS) DE LA BALLENA, SE IDENTIFICA CON LA CÁMARA DE REFLEXIONES.
207
Sintetizando lo revisado hasta el momento, resaltamos que, la forma triangular del Mandil puede relacionarse con:
– El triángulo formado por las dos Columnas ii(J y B) y la Piedra Clave del iArco.
-iLas Tres Personas de la Divinidad (el iiPadre, el Hijo y el Espíritu Santo).
-iLos Tres Atributos de la Divinidad ii(Omnipotencia, Omnisciencia y iiOmnipresencia).
– Los Polos Opuestos y su Reconciliación iii(Tesis, Antítesis y Síntesis).
-iiLa Cavidad Torácica del Ser Humano; iiilaiicual se corresponde con la Bóveda iiiSecreta iidel Templo del Rey Salomón.
– iEl Corazón Humano; el cual no solamente iiies un órgano vital, sino que guarda en su iiiinterior los más valiosos y divinos tesoros, iiital como veremos en el siguiente capítulo.
208
209
Capítulo VIII
EL CORAZÓN HUMANO: ¿Un Arca de la Alianza?
EL MANDIL PUEDE SER REPRESENTATIVO DE LA CAJA TORÁCICA DEL HOMBRE; BÓVEDA DONDE YACE EL CORAZÓN (ARCA DE LA ALIANZA), EN CUYO INTERIOR SE HALLA LA PRESENCIA DEL CREADOR.
aciendo una comparación análoga entre el Templo de Piedra y el Templo Interior, podemos identificar al corazón con el Arca de la Alianza. El corazón
H
210
humano tiene cuatro compartimientos; dos aurículas y dos ventrículos, uno para cada objeto sagrado; las Tablas de la Ley, el Vaso con Maná, la Vara de Aarón, y lo más importante: la Shekhiná o Presencia Divina, esta última identificada con la “Chispa Divina”, que según antiguas tradiciones reside en el ventrículo izquierdo, y tiene que ver con el Átomo-Simiente que Max Heindel describe de la siguiente forma:
“Mientras todos los átomos del cuerpo humano se renuevan de vez en cuando, un átomo especial es indestructible. Ha permanecido estable no solamente a través de una sola vida, sino que ha formado parte de todos los cuerpos densos empleados por un Ego particular. A la muerte, dicho átomo es retirado únicamente para despertar de nuevo en la aurora de otra vida física, sirviendo así de núcleo en torno del cual se construirá el nuevo cuerpo denso para ser empleado por el mismo Ego. Por lo tanto se llama el ‘átomo-simiente’. El átomo-simiente para el Cuerpo Denso está en la cabeza triangular de uno de los espermatozoides del semen del padre.
211
Este espermatozoide, únicamente hace posible la fertilización. Durante la vida, el átomo-simiente está situado en el ventrículo izquierdo del corazón, cerca del ápice. Cuando la sangre corre a través del ventrículo izquierdo del corazón, deja una huella impresa sobre el diminuto átomo-simiente situado en el ápice, lo cual corresponde a una cámara cinematográfica. Al ocurrir la muerte, dicho átomo-simiente sube al cerebro por medio del nervio neumogástrico, abandonando el cuerpo denso, junto con los vehículos superiores, por medio de la comisura de los huesos parietal y occipital. En el momento de la muerte cuando el átomo-simiente del corazón, que contiene todas las experiencias de la vida que acaba de terminar se rompe, el espíritu abandona su cuerpo físico llevándose los vehículos más refinados. La quintaesencia de toda nuestra experiencia de la vida se imprime sobre el átomo-simiente como conciencia y virtud que nos impulsará a evitar el mal y hacer el bien en la próxima existencia.45
45 Heindel, Max: Diccionario Rosacruz.
212
RÉPLICA DEL ARCA DE LA ALIANZA
SE ENCUENTRA EN EL ROYAL ARCH ROOM DEL GEORGE WASHINGTON MASONIC NATIONAL MEMORIAL; EDIFICIO MASÓNICO UBICADO EN ALEXANDRIA, VIRGINIA, CERCA A WASHINGTON D.C., EE.UU. EN EL SISTEMA NORTEAMERICANO DEL REAL ARCO, LA LEYENDA INCLUYE UN ARCA SUSTITUTA; CON CARACTERÍSTICAS SIMILARES PERO NO IDÉNTICAS A LA ORIGINAL.
213
SEGÚN ÉXODO 40-20, EL ARCA CONTENÍA LAS TABLAS DE LA LEY ENTREGADAS POR DIOS A MOISÉS. SEGÚN HEBREOS 9-4, ADEMÁS DE LAS TABLAS DE LA LEY, HABÍA UN VASO CON MANÁ. Y SEGÚN NÚMEROS 17-10, A DICHO CONTENIDO SE LE SUMA LA VARA DE AARÓN, EL SUMO SACERDOTE Y HERMANO DE MOISÉS.
214
RELACIONANDO EL CORAZÓN HUMANO CON EL ARCA DE LA ALIANZA: SUS CUATRO COMPARTIMIENTOS REPRESENTAN LOS TRES OBJETOS SAGRADOS (LAS TABLAS DE LA LEY, EL VASO CON MANÁ Y LA VARA DE AARÓN), ADEMÁS DE LA PRESENCIA DIVINA (SHEKHINÁ), UBICADA EN EL VENTRÍCULO IZQUIERDO.
215
– El Corazón y el Número 9:
En un capítulo anterior mencionábamos algunas cualidades del número 9. Agregaremos aquí que, el corazón late a un promedio de 72 (7+2=9) pulsaciones por minuto. En una hora hay 60 minutos, que multiplicados por los 72 latidos por minuto, dan un resultado de 4,320 latidos (4+3+2+0=9). Además, estando el sistema circulatorio muy ligado al sistema respiratorio, podemos hallar el número 9 también en este último si tomamos en cuenta que el ratio promedio de la respiración humana es de 18 (1+8=9) veces por minuto. ¿Casualidad?
– El Corazón y la Biblia:
Por otro lado, la palabra “corazón” aparece 873 veces en la Biblia. Sumando los dígitos de dicha cifra se obtiene el número 9.
8 + 7 + 3 = 18
1 + 8 = 9
Nueve es el número de arcos que sostienen la Bóveda Secreta del Templo, que equivale al
216
pecho del hombre, donde este guarda su corazón, que a su vez contiene los tesoros sagrados.
Esto se confirma en el libro del Éxodo capítulo 28 versículo 29:
“Así llevará Aarón sobre su corazón los nombres de los hijos de Israel, en el pectoral del juicio, siempre que entre en el Santuario, para recuerdo perpetuo delante de Yahveh.”
Aarón fue el primer Sumo Sacerdote, por lo que en el versículo anterior se indica que la salvación se obtendrá mediante la práctica del sacerdocio a nivel personal (entendido como un sacerdocio interno) mediante la práctica de las virtudes (la consciencia) que yacen en el interior del hombre, precisamente en su corazón, las cuales deberá buscar y encontrar. El pectoral del juicio alude a la Ley de Causa y Efecto, conocida también como Ley del Karma, pues cada persona sabe en su interior si está obrando bien o mal, y será su propia consciencia quien le dé satisfacción (premio) o tormento (castigo). El Dios que juzga no se haya fuera, sino dentro de nosotros. Por otro lado, las consecuencias de los actos del hombre no sólo le afectan a él mismo, sino también a su
217
descendencia. A esta descendencia se refiere el pasaje cuando menciona a los hijos de Israel. Tal salvación será posible si el sacerdote (el hombre mismo) logra penetrar el Santuario de su propio corazón. Y el recuerdo perpetuo de Yahveh alude al Átomo-Simiente que menciona Max Heindel; Presencia Divina que yace en el ventrículo izquierdo del hombre y que lo acompaña en cada encarnación hasta que finalmente escape del ciclo de sucesivas encarnaciones tras la eliminación de todos los vicios que aprisionan su consciencia, y pueda así hacerse uno con el Padre nuevamente.
En el Nuevo Testamento se sigue nombrando a este trascendente órgano; en Mateo 6:21 se lee:
“Porque donde esté tu tesoro, allí estará también tu corazón.”
Y así muchos ejemplos se pueden encontrar en las Escrituras sobre la trascendencia del corazón. Finalizaremos con lo mencionado en Lucas 6-45:
“El hombre bueno, del buen tesoro del corazón saca lo bueno, y el malo, del malo saca lo malo. Porque de lo que rebosa el corazón habla su boca.”
218
Tal versículo alude al Verbo, que es la expresión de la Presencia Divina alojada en el corazón, así como el Hijo es la expresión del Padre. Pero, así como en el corazón existe la Presencia Divina, que nos llena de virtudes, existe también su contraparte, la Presencia Demoníaca, que es aquella que nos impele hacia los vicios. Cada una se expresa a través de su propio Verbo. Dentro de la Bóveda Secreta del pecho; en el corazón, se gestará entonces el Verbo proveniente de la virtud, o de lo contrario, el Verbo proveniente del vicio. Ello quedó bastante esclarecido cuando el Dr. J.N. Cornejo identifica las columnas con las energías positiva y negativa, e identifica el arco con la conciliación de ambas. Será pues el arco una representación de un Verbo equilibrado, centrado, ubicado, prudente, medido, preparado para el combate defensivo pero nunca para el ofensivo. A ese estado de consciencia es a donde todo Masón debiera llegar, siguiendo el ejemplo del Cristo cuando persuade a sus discípulos diciendo:
“He aquí, yo os envío como a ovejas en medio de lobos: sed pues astutos como
219
serpientes, y mansos como palomas.” iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiMateo 10-16
– El Corazón a la Luz del Rosacrucismo:
Para los Rosacruces, el corazón es el centro del hombre, y es allí donde convergen las energías espirituales y las materiales, siendo el travesaño horizontal la materia y el vertical el espíritu, de modo que en la intersección de ambos (el corazón) florece la rosa, identificada con el alma. En ese orden de ideas, el alma vendría a ser el nexo entre el espíritu y la materia. Pero el alma existe sólo potencialmente, a manera de semilla, y el hombre debe trabajar sobre sí mismo para que la Rosa florezca sobre su Cruz, es decir, que él mismo “fabrique” su alma; unión de Cielo y Tierra.
Si traducimos la concepción rosacrucista de horizontalidad y verticalidad a la terminología masónica, resultará fácil identificar el travesaño horizontal con el Nivel y el travesaño vertical con la Plomada. Comprobamos con esto que nada nuevo existe bajo el Sol. Todo está contemplado
220
por las diversas tradiciones en un lenguaje propio del tiempo y del lugar donde se han desarrollado. Pero todo se trata de lo mismo; que es llevar al hombre hacia su evolución espiritual.
UN TEMPLO INTERIOR PROFANADO, DOMINADO POR LOS VICIOS.
221
UN TEMPLO INTERIOR CONSAGRADO A LA VIRTUD. EL SACRIFICIO DE MORIR PARA LOS VICIOS LE RESUCITARÁ Y SE HARÁ UNO CON EL PADRE.
222
SEGÚN LAS ENSEÑANZAS ROSACRUCES:
EL TRAVESAÑO VERTICAL DE LA CRUZ REPRESENTA AL ESPÍRITU.
EL TRAVESAÑO HORIZONTAL REPRESENTA AL CUERPO FÍSICO (LA MATERIA).
LA ROSA, FLORECIENDO EN LA INTERSECCIÓN DE AMBOS EJES, REPRESENTA AL ALMA, QUE ES EL ELEMENTO CONCILIADOR ENTRE EL ESPÍRITU Y EL CUERPO.
TAL ROSA FLORECE PRECISAMENTE EN EL CORAZÓN, QUE ES EL CENTRO DEL HOMBRE.
223
EN PÁGINAS ANTERIORES HEMOS IDENTIFICADO LA LETRA ALEPH ( (א
CON LA DIVINIDAD, Y LA LETRA YOD ( י) COMO UNA PORCIÓN DE LA
MISMA, INSERTA EN EL HOMBRE.
ASIMISMO, HEMOS EXPLICADO, A LA LUZ DE LAS ENSEÑANZAS ROSACRUCES, AQUELLO QUE REPRESENTAN LOS EJES DE LA CRUZ, Y EL SIGNIFICADO DE LA ROSA UBICADA EN SU INTERSECCIÓN. EN CONCORDANCIA CON ELLO, LA LETRA YOD VENDRÍA A SER LA CHISPA DIVINA QUE YACE EN EL CORAZÓN DEL HOMBRE, ES DECIR, EN LA INTERSECCION DE AMBOS EJES. SIN EMBARGO, ESA CHISPA PUEDE AUMENTAR EN INTENSIDAD (SI EVOLUCIONA=ASCIENDE) O PUEDE APAGARSE (SI INVOLUCIONA=DESCIENDE).
RELACIONANDO ESTO CON LAS HERRAMIENTAS MASÓNICAS, PODEMOS IDENTIFICAR EL TRAVESAÑO HORIZONTAL DE LA CRUZ CON EL NIVEL, Y EL TRAVESAÑO VERTICAL CON LA PLOMADA. MEDIANTE ESTA IMAGEN SE DEMUSTRA QUE, LA IGUALDAD ENTRE LOS SERES (CONDICIÓN REPRESENTADA POR EL NIVEL) NO IMPLICA QUE NO EXISTAN DIFERENCIAS EN CUANTO A LA EVOLUCIÓN DE TALES SERES (HECHO REPRESENTADO POR LA PLOMADA). LA LÍNEA VERTICAL INDICA EL CAMINO EVOLUTIVO, QUE PUEDE DIRIGIRSE HACIA ARRIBA (EVOLUCIÓN) O HACIA ABAJO (INVOLUCIÓN).
224
LA MASONERÍA Y EL ROSACRUCISMO, SIENDO AMBAS ESCUELAS INICIÁTICAS, TIENEN ELEMENTOS EN COMÚN. ESTOS SE HACEN NOTORIOS EN EL GRADO 18 DEL REAA; DENOMINADO “CABALLERO ROSACRUZ”.
225
– El Corazón para los Antiguos Egipcios:
En la antigua civilización egipcia existían dos términos para referirse al corazón:
Haty, referido a la forma física de dicho órgano; eminentemente temporal y terreno. Sede de las pasiones. Es el Yo inferior.
Ib, referido al aspecto espiritual del mismo. El Yo Superior, que será juzgado al momento de desencarnar.
Los iniciados egipcios consideraban al corazón en su aspecto Ib como el asiento de la consciencia y la morada del Dios interior (la Chispa Divina, porción del Creador que yace en el interior del hombre). En su mitología esto era expresado a través del “Juicio de Osiris”, al cual eran sometidos los difuntos conducidos por Anubis (personaje en quien los masones podemos ver al Hermano que conduce al recipiendario durante las ceremonias de recepción a un Grado), y que consistía en colocar el corazón del difunto (no el corazón físico –Haty– sino el espiritual –Ib–) en el plato de una balanza. En el otro plato yacía una pluma de avestruz que representaba la justicia,
226
llamada Maat (también personificada en otras circunstancias como una deidad femenina). Si el corazón pesaba menos que la pluma (es decir, si se había “Osirificado”), el difunto era considerado apto para pasar al más allá. Si por el contrario, el corazón impregnado por los vicios y pasiones resultaba más pesado que la pluma, el difunto era devorado por un monstruo, que tras digerirlo lo devolvía al mundo material, donde debía enfrentarse a las consecuencias de sus actos.
Tal situación nos conduce a pensar en el Karma o “Ley de Causa y Efecto”, ley de la que nadie escapa. En el caso del pueblo judío, personificado en el Templo de Salomón, la prueba del corazón no fue superada, siendo devorado por el monstruo (Babilonia) y luego de ser digerido fue devuelto a su lugar terrenal para afrontar las consecuencias de su alejamiento de las Leyes Divinas.
AMULETO EGIPCIO QUE REPRESENTA UN CORAZÓN HUMANO. ERA EMPLEADO COMO UN RECORDATORIO DE LA TRASCENDENCIA DE DICHO ÓRGANO (TANTO EN SU ASPECTO TERRENAL COMO EN EL ESPIRITUAL) PARA EL ACCESO AL SIGUIENTE NIVEL DE EXISTENCIA.
227
“EL JUICIO DE OSIRIS”
VISTA GENERAL Y ACERCAMIENTO DE UN ANTIGUO PAPIRO EGIPCIO (DONDE SE APRECIA EL CORAZÓN SIENDO PESADO EN LA BALANZA).
228
229
Capítulo IX
JERUSALÉN: El Centro del Mundo y
EL CORAZÓN: El Centro del Hombre
ANTIGUO MAPA TRAZADO EN 1581, EN DONDE SE APRECIA JERUSALÉN EN UNA POSICIÓN EMINENTEMENTE CENTRAL.
n el Mandil objeto de este análisis, como ya hemos visto, aparecen (justo en el centro –o en el corazón–) dos letras hebreas; la Yod ( י) y la Mem Sofit ( .(ם
E
230
Según nos indica el Rabino Guillermo Bronstein46, tal grafía es una forma arcaica de abreviar la palabra Jerusalén (que en hebreo se escribe י ר ל י ם y se pronuncia Yerushalaim),
colocando la primera y la última de las letras que la componen (sistema amplia y notoriamente usado en muchas abreviaciones masónicas). Es interesante notar que la Yod y la Mem Sofit, en el centro del Mandil aluden a la capital (ciudad central) de Judá47. Por lo general se entiende que
46 Rabino de la “Sinagoga 1870: Asociación Judía de Beneficencia y Culto”, ubicada en Calle Libertad 375, Miraflores, Lima, Perú.
47 Por supuesto, Jerusalén era originalmente la capital del antiguo Israel, pero cuando esta nación se dividió en dos durante el reinado de Jeroboam I, dio origen a Israel (división que siguió manteniendo el nombre original) y Judá. Tras la división, Jerusalén (donde estaba el Templo) quedó dentro del territorio de Judá, y se mantuvo igualmente como su capital, por lo que se asume que sus habitantes quedaron ante la presencia y cobijo de Dios, pero cuando se apartaron espiritualmente de Él, tuvieron que pagar el gran precio de la destrucción del Templo y la deshonra del exilio. Los habitantes de la división llamada Israel fueron dispersados totalmente debido a que fueron invadidos por los asirios, quienes tenían la política de enviar a los habitantes de los pueblos conquistados a otras colonias, de modo que perdieran su identidad y disminuyera así el riesgo de una rebelión causada por el fervor patriótico. Actualmente, el país llamado Israel abarca el territorio que tenían ambos reinos. Parece ser que la
231
la capital de una nación es el corazón de la misma. Ello se evidencia dando una mirada al Ritual de un Grado perteneciente a la Serie del Real Arco; el Grado de Maestro Excelente, cuando al final del decreto de Ciro se lee:
“Así que, a cualquiera de ustedes que pertenezca al pueblo del Señor, que Dios lo ayude y vaya a Jerusalén, que está en Judá, a construir el Templo del Señor, el Dios de Israel, que es el Dios que habita en Jerusalén”.48
Tal Ritual nos recuerda que “el Dios de Israel, … es el Dios que habita en Jerusalén”. Si concebimos a dicha ciudad como el corazón de Israel49 y asumimos que Dios habita ahí, no resulta difícil establecer una analogía en la que Dios también mora en el corazón del hombre.
reunificación de Israel y Judá estaba predestinada a pesar de los casi tres mil años que transcurrieron separados.
48 Gran Capítulo Distrital del Real Arco del Perú: Ritual del Grado de Maestro Excelente.
49 Aquí el término Israel se emplea en sentido genérico refiriéndose al pueblo de Dios, sin tomar en cuenta la división en dos reinos.
232
AMPLIACIÓN DEL MAPA DE LA PÁGINA ANTERIOR.
LA CIUDAD SANTA ES CONSIDERADA COMO EL CENTRO DEL MUNDO. COMO CONSECUENCA DE ELLO, ES DE ESPERAR QUE POR LA MISMA TAMBIÉN ESTÉ ATRAVESADO EL EJE DEL MUNDO O AXIS MUNDI.
– El Eje del Mundo (Axis Mundi):
Todos los pueblos de la antigüedad han concebido la idea de un eje central que comunica el Cielo con la Tierra, conocido como el Eje del Mundo (en latín Axis Mundi).
233
ESFERA ARMILAR QUE MUESTRA A CRISTO COMO EJE, TANTO DE LA ESFERA CELESTE COMO DE LA ESFERA TERRESTRE. DISEÑADA POR EL FRAILE ITALIANO MAURO FIORENTINO (1492-1556) PARA ILUSTRAR EL “TRACTATUS DE SPHAERA” (c. 1230) DEL MONJE ESCOLÁSTICO Y ASTRÓNOMO INGLÉS JOHN OF HOLYWOOD, CONOCIDO TAMBIÉN COMO JOHANNES DEL SACROBOSCO (c. 1195 – c. 1256).
234
PLANCHA DE TRAZAR DEL APRENDIZ MASÓN
LA ESCALA DE JACOB REPRESENTA EL EJE DEL MUNDO O AXIS MUNDI.
235
Esta comunicación entre los Reinos Superiores y los Reinos Inferiores está magistralmente graficada en la Plancha de Trazar del Aprendiz Masón de los sistemas masónicos británicos y el norteamericano, donde justo en el centro se puede apreciar la Escala de Jacob, comunicando ambos planos de existencia. Según el momento y las circunstancias, el Eje del Mundo ha sido representado por una columna de fuego o humo, un pilar, una torre, etc. La representación más acertada es la de una montaña o lugar elevado, pues es allí donde la distancia entre Cielo y Tierra se reduce considerablemente. Montes famosos (algunos de los cuales mitológicos y otros muy reales) considerados como el centro del mundo son: El Monte Fuji en Japón, las Montañas Kunlun en China, el Monte Kailāsh en el Tíbet, las Black Hills en Dakota del Sur y Wyoming (Estados Unidos), el Monte Sion en Medio Oriente, el Monte Olimpo en Grecia, etc. Algunas culturas intentaron la comunicación entre planos mediante ejes artificiales, como los Zigurat de Babilonia, las pirámides en Egipto, México, Centroamérica y Perú.
236
DIAGRAMA DEL EJE DEL MUNDO, QUE DA ORIGEN A DOS SÍMBOLOS: EL CRISMÓN Y EL ZODÍACO.
En la obra “Parsifal”, de Richard Wagner, estrenada en 1882; el Santo Grial es custodiado en el Castillo de Montsalvat (Monte de la Salvación) por un grupo de monjes guerreros llamados Templeisen (de clara alusión a los Caballeros Templarios). En su antecesor, “Parzival”; un poema épico medieval escrito en el siglo XIII por Wolfram von Eschenbach; se habla del Castillo de
237
Monsalväsch. Inevitablemente, se tiende a asociar tales nombres al Castillo de Montsegur; el último bastión cátaro, ubicado en una montaña a 1,207 msnm; el cual bien califica como un Axis Mundi.
La Torre de Babel mencionada en la Biblia es otro de esos intentos de comunicar ambos Reinos.
Cabe destacar que al ser un símbolo, el Axis Mundi puede estar presente en más de un lugar a la vez.
El pueblo judío no fue la excepción; siendo el Monte Moriá el lugar elegido como Eje del Mundo (bajo otras circunstancias, el Monte Sion también era considerado como tal) para erigir el Templo de Salomón. Allí, en el Templo, el plano horizontal de la vida terrestre se cruzaba con el eje vertical ascendente que comunica la Materia con el Espíritu. Tal como lo hemos mencionado en las páginas anteriores cuando nos referíamos al corazón del hombre según el Rosacrucismo; dicho órgano es el punto de intersección entre el Cielo y la Tierra. Así, la columna vertebral viene a ser el equivalente humano del Axis Mundi, razón por la cual podríamos perfectamente identificarla como el Axis Homo (Eje del Hombre).
238
Aplicando el Principio de Correspondencia; “Como es Arriba es Abajo. Como es adentro es afuera”, y por todo lo dicho en estas páginas, podemos darnos cuenta de que existe una íntima relación entre el Macrocosmos y el Microcosmos, siendo el Templo físico un mediador entre ambos. Pero existe otro Templo dentro del hombre, cuya Bóveda Secreta se ubica en su caja torácica. Esta contiene su propia Arca de la Alianza; el corazón.
EL EJE DEL HOMBRE O AXIS HOMO ES SU COLUMNA VERTEBRAL. SU CENTRO ES EL CORAZÓN.
239
YGGDRASIL; EL FRESNO DE LA VIDA
EL EJE DEL MUNDO EN LA MITOLOGÍA ESCANDINAVA.
240
LA TORRE DE BABEL
EL INTENTO FALLIDO DE CONSTRUIR UN AXIS MUNDI ARTIFICIAL.
241
ÁRBOL QUE SIMBOLIZA EL EJE DEL MUNDO EN LA MITOLOGÍA MAYA.
LA CHAKANA: CRUZ ANDINA DE MÚLTIPLES SIGNIFICADOS. ENTRE ELLOS, EL EJE DEL MUNDO.
242
CASTILLO-FORTALEZA UBICADO EN LA CIMA DE LA MONTAÑA DEL POG, A 1207 METROS DE ALTURA, EN LA COMUNA DE MONTSEGUR, DEPARTAMENTO DE ARIÈGE, FRANCIA. ÚLTIMO BASTIÓN CÁTARO. PUEDE CONSIDERARSE UN AXIS MUNDI PORQUE UNE EL CIELO Y TIERRA. SERÍA EL CASTILLO DE MONTSALVAT, DEL “PARSIFAL”.
243
Capítulo X RESUMEN
l Mandil de los Consejos de Maestros Reales y Selectos (Masonería Críptica) usado en Escocia, es una prenda actualmente única en su especie. Si bien otras obediencias también emplean Mandiles triangulares, ninguno de éstos tiene los mismos colores e inscripciones. Respecto a ello, resulta muy interesante el hecho de que, sabiendo cómo son los Mandiles de la Masonería Críptica en los Estados Unidos de Norteamérica (muy distintos a los de Escocia), Albert Gallatin Mackey; eminente Masón estadounidense, al referirse a los Grados de Maestro Real y Maestro Selecto nos describa en su libro Cryptic Masonry, publicado en 1897, un Mandil muy similar al que se usa hoy en Escocia. Ello resulta ser un claro indicio de que hubo una conexión entre los modos de trabajar la Masonería Críptica en ambos países. E
244
Ahora bien: parece ser que los Grados Crípticos tienen su origen en los Estados Unidos, donde de hecho, fueron practicados por los Supremos Consejos del Grado 33. Es muy probable que en el transcurso de los años, el Mandil norteamericano haya ido modificándose cada vez más, hasta obtener un aspecto totalmente diferente al Mandil escocés e incluso al Mandil inglés. ¿Quién empezó con el Mandil que describe Mackey? ¿Fueron los Masones escoceses o los norteamericanos? Por el momento, no podemos saberlo. En cuanto a la forma triangular, por lo descrito en el Ritual y por lo que nos dice A.G. Mackey, queda claro que alude a la forma del Delta Sagrado, relacionado con la Divinidad. El porqué de los colores también queda claro, contando además con la información extra de que, al menos en la Masonería Críptica practicada en los Estados Unidos del siglo XIX, el color negro y el rojo, respectivamente, pasan de significar luto y sangre en el grado de Maestro Real, a significar secreto y fervor en el Grado de Maestro Selecto.
245
Las nueve estrellas aluden a los nueve arcos. El hecho de estar distribuidas en grupos de tres, es una representación de los tres obreros que se encuentran en cada arco (dos trabajando y uno cuidando). Tres obreros por nueve arcos da como resultado 27; el número máximo de obreros aceptados en la Bóveda Secreta. Notemos también que 2+7=9. Lo más difícil para esta investigación, han sido las letras hebreas que yacen en el centro del Mandil. El ritual nos indica que son una Yod ( י) y una Pei
פ) ). La primera está comprobada, y efectivamente
es una Yod. Pero hemos descartado la Pei por no ser de ninguna manera la letra que acompaña a la Yod en el centro del Mandil. Viendo la prenda, la duda consiste en saber si es que, la letra en su interior, junto a la Yod, se trata de una Samekh ( (ס
o de una Mem Sofit ( .(ם
Según los miembros de la comunidad judía consultados, la letra en cuestión se trataría de una Mem Sofit. Pero, según explica el Compañero escocés Eric Brown y según se puede apreciar lo mismo en el libro del norteamericano A.G.
246
Mackey, las letras serían las iniciales de la palabra Ish Sodi, para lo cual los caracteres del Mandil necesariamente deberían ser una Yod (sonido de I latina) para Ish y una Samekh (sonido de S latina) para Sodi. El investigador Jorge Norberto Cornejo sugiere dos posibilidades complementarias y no excluyentes: 1- Que se trate de la primera y la última letras de la palabra Yerushalaim (como lo indican el investigador Fernando Edmundo Laredo y algunos de los amigos judíos consultados). 2- Que se trate de la primera y última letras de la Gran Palabra del Real Arco, cuya última sílaba coincidiría con la palabra “Aum”, también conocida como “Om” (ॐ); el sonido Primordial o Palabra Creadora de algunas religiones orientales como el Hinduismo y el Budismo. Hermanos dedicados a la investigación como Orlando García o Carlos Yrigoyen, coinciden también en que no existe una sola explicación para las letras hebreas que figuran en el Mandil,
247
sino que todas las explicaciones mencionadas son valederas y adecuadas. Finalmente se establece una analogía entre la forma triangular del Corazón Humano y la forma triangular del Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos, pues tal como el Dr. Jorge Norberto Cornejo asocia la parte del arco denominada vano con “el Gran Vacío de Inmutable Silencio”, que es, a la vez, la fuente de la Palabra” (lo que entendemos como el origen del Verbo Creador), es posible también asociar esa morada de la Divinidad con el principal órgano del Sistema Circulatorio. Todo lo dicho, parece sintetizarse en la siguiente ilustración de Jacob Boehme; titulada “Christi Testamenta (Pacto con Cristo)”.
248
“CHRISTI TESTAMENTA” (PACTO CON CRISTO), DE JACOB BOEHME.
249
Capítulo XI CONCLUSIÓN
a escasa información existente, obliga al Masón que ha obtenido los Grados Crípticos a hacer uso de la capacidad deductiva que le supone el hecho de haber llegado hasta este punto en su desarrollo masónico. Ya alcanzada cierta madurez iniciática, adquirimos la capacidad ver más allá de lo aparente. Y respecto a ello, el Mandil estudiado es un conglomerado de diversas capas de significados ocultos, los cuales deberemos ir develando gradualmente no sólo a medida que nuestra intuición y nuestra evolución nos lo permitan, sino a medida que vayamos armando el rompecabezas que nos ofrece en una forma deliberadamente desordenada la Masonería practicada en Escocia mientras recorremos sus diversos pero complementarios caminos. Las letras hebreas escritas en el centro del Mandil, forman parte de las numerosas capas de significados mencionadas líneas arriba. En L
250
realidad, poco importa si se trata de una Yod y una Mem Sofit o de una Yod y una Samekh, pues como hemos podido apreciar a lo largo de las páginas precedentes, ambos caminos conducen al mismo destino. La Masonería es sabia. Quienes fallamos somos los hombres que la conformamos. Y eso no está mal, pues es justamente nuestra imperfección la que brinda su razón de ser a esa rama de la Tradición Iniciática. Si no hubiere hombres que perfeccionar, ¿Cuál sería el motivo para la existencia de una escuela de perfección? Los infinitos puntos de vista sobre algún particular, son sólo fracciones de una verdad escondida tras nuestra propia incapacidad de percibir una idea completa. Ello se halla magistralmente representado en la figura del punto dentro del círculo, que nos es revelada en el Grado de Aprendiz. La verdad se halla en el centro de todas las miradas, pero no puede percibirse completa si nos encontramos situados al ras de la materia (representada por el Nivel, la Escuadra, o –bajo un concepto Rosacruz– por el travesaño horizontal de la Cruz). Pero si pasamos
251
de la Masonería de la Escuadra a la Masonería del Compás (o Masonería del Arco) nos elevaremos lo suficiente como para poder percibir lo que estaba más allá de nuestra mirada al ras del plano. Teniendo claro lo anterior, seremos inmunes a la extrañeza que puedan causar al ciudadano común dos o más versiones contradictorias sobre un mismo hecho. La visión elevada del Masón que ha pasado de la Escuadra al Compás, nos permite comprender el porqué se nos enseñan significados que no necesariamente se corresponden con lo establecido, como el caso del parlamento que le fue recitado al Hermano Eric Brown cuando fue investido con el Mandil Triangular. Entonces, sea la Gran Palabra del Real Arco, sea la palabra Yerushalaim (mostrando su primera y su última letras en alusión a Alfa y Omega), sea Ish Sodi, sea la palabra Yam (mar) refiriéndose al Elemento Agua, o sea cualquier otro significado que el lector pueda descubrir, el simbolismo del Mandil de un Consejo de Maestros Reales y Selectos no es sino una nueva y poderosa
252
herramienta que la Masonería nos brinda para elevarnos de la Escuadra al Compás, o dicho de otro modo: para ubicarnos en la punta más elevada del triángulo, donde los opuestos se reconcilian y la verdad es finalmente hallada. Dicha verdad, surgida en un plano superior y divino, se refleja de forma invertida en este plano inferior y mundano. ¿Pero, dónde está la verdad? La verdad se halla en el corazón del hombre.
PROVERBIOS XXX, 8-9: LA RECONCILIACIÓN DE LOS OPUESTOS (LEÍDO DURANTE LA RECEPCIÓN AL GRADO DE MAESTRO REAL).
253
254
255
Apéndice:
¿Y SI FUERA UNA SAMEKH?
abiendo concluido el libro, es necesario confesar que, el autor tuvo que rendirse ante las opiniones de personas pertenecientes a la comunidad judía y de algunos Masones que practican la Kabbalah, porque en realidad, su opinión sobre las letras hebreas que aparecen en el Mandil, era que la letra a la izquierda de la Yod se trataba de una Samekh, tal cual lo sugiere la imagen comparativa que aparece a continuación, mostrando la foto de la letra que aparece en el Mandil en medio de dos tipos de Samekh encontrados en una búsqueda de Google.
No podemos negar que se parecen mucho, lo cual nos lleva a contemplar la muy alta probabilidad de que, los Masones escoceses (o tal vez los
H
256
norteamericanos) que diseñaron el Mandil, hayan podido incurrir en algún tipo de error involuntario, dado que para el ojo occidental es muy fácil tomar una letra hebrea por otra. Obsérvense las letras enmarcadas en rojo sobre la figura que aparece a continuación, y se notará que efectivamente la letra del Mandil más se parece a la Samekh que a la Mem Sofit.
Respecto a ello, dice Jorge Norberto Cornejo:
“Quizás sea un error de los Masones escoceses, que quisieron escribir una Samekh y realmente dibujaron una Mem Sofit. Esos
257
errores son comunes en Masonería, lamentablemente”.
Como Cornejo bien señala, son comunes los casos en los que el Ritual atribuye algún significado a una palabra o letra (generalmente del idioma hebreo) que en realidad significa otra cosa o no significa nada. Ello puede deberse tanto a una equivocación como a un acto deliberado con la finalidad de despistar a los curiosos.
Sobre el mismo particular, la opinión de Carlos Alberto Yrigoyen es bastante complementaria:
“Querido Hermano Raffaele, no hay tal error ni confusión. Son cuestiones ‘ex profeso’. De esa manera, la Sagrada Tradición Iniciática se asegura que el SABER no sea una cuestión de eruditos ni de expertos o de especialistas, ya que es la propia experiencia, esto es, la MATESIS, la que nos conduce por la vía correcta. El SENDERO INICIÁTICO es INDIVIDUAL pese al carácter y al alcance UNIVERSAL del verdadero SABER, que es holístico”.
258
Ante el problema de no saber si se trata de una letra u otra, se formuló la siguiente pregunta a Jorge Norberto Cornejo: “¿Estás seguro de que es una Mem Sofit (eso afirman los amigos judíos) o es una Samekh? Me inclino por la segunda.” A lo que Cornejo responde: “Creo que es una MEM SOFIT. Fíjate que la Samekh tiene una forma bien redondeada, y en la esquina superior izquierda tiene como una ‘punta’ que se escapa un poco del círculo. La Mem Sofit es un poco más cuadrada, tal como la que aparece en la imagen que me enviaste”. Luego, en otro mensaje, agrega: “Me acabo de dar cuenta de un detalle que resuelve si es Samekh o Mem Sofit: Fíjate en la esquina inferior derecha de la letra. No está redondeada, sino que tiene como un pequeño corte. Es, entonces, Mem Sofit. La Samekh es totalmente redondeada”.
259
Sin embargo, cuando se le informó del comentario de Eric Brown (que según él las letras son las iniciales de Ish Sodi), Cornejo responde así: “¡Y ahora me entró la duda! Ish Sodi podría ser, pero en ese caso la letra ciertamente sería una Samekh y no una Mem Sofit. Mi sugerencia final es: toma las dos interpretaciones, si es una Samekh significa Ish Sodi, y si es una Mem Sofit, se refiere a la Gran Palabra del Arco Real. Ambos significados tienen valor dentro del Select Master”. Recordemos que uno de los amigos judíos consultados (la Sra. Shoshana Landman), dijo que efectivamente Ish Sodi significa “hombre sabio”. Como hemos visto, cuando A.G. Mackey se refiere a Ish Sodi, dice que está conformado por ISH () y SOD ()50. Mackey escribe esas letras pero lamentablemente no menciona sus nombres en hebreo. Lo que sí hace, es decir que son las equivalentes a la I y a la S del alfabeto latino. Veámoslo en sus propias palabras:
50 Mackey, op. cit. Pág. 55.
260
“En algunos Consejos, el Mandil está
decorado con nueve estrellas; colocando tres
de ellas en cada uno de sus ángulos, y en el
centro, las letras I.S., o lo que sería mejor, las
equivalentes letras hebreas51 ”.
Al consignar las letras hebreas, Mackey ha
colocado un punto al lado de cada una.
Definitivamente, su intención ha sido la de
identificar dichos caracteres hebreos con las letras
latinas I.S. (iniciales de Ish Sodi). A continuación
se puede apreciar una ampliación de las letras que
A.G. Mackey nos indica que aparecen en el centro
del Mandil (escaneadas tal cual están en su libro,
pero habiendo omitido los puntos para poder
apreciarlas mejor).
SEGÚN ALBERT GALLATIN MACKEY, ÉSTAS SON LAS LETRAS QUE
DEBEN APARECER EN EL CENTRO DEL MANDIL.
51 Ibídem, págs. 41-42. Este texto confirma que en los
mandiles norteamericanos también aparecían los tres
grupos de tres estrellas. Otra similitud entre el actual uso
en Escocia y el uso en Estados unidos de hace 120 años.
261
De la vasta bibliografía consultada, y de la interminable búsqueda efectuada en internet (salvo la oportuna colaboración del Compañero Eric Brown), el mencionado libro de A.G. Mackey es la única fuente que brinda una explicación contundente sobre las letras que aparecen en el Mandil, y es bastante satisfactoria excepto por el detalle de no especificar el nombre de dichos caracteres.
En nuestro libro, todas las letras hebreas que ese ilustre investigador masónico plasmó en el suyo sobre los Grados Crípticos, han sido escaneadas del mismo y pegadas en esta hoja. A continuación veamos cómo son los caracteres de Office en el tipo de letra llamado Times New Roman (con el que se ha escrito este libro):
Deducimos que la palabra ISH ( יש ) está formada
por las letras Yod ( י) y Shin ( ש), y la palabra
SOD ( ס ו ד ) por las letras Samekh ( ס), Vav ( ו) y
Dalet ( .(ד
Por su parte, la Mem Sofit, letra que hemos asumido que aparece en el Mandil (si es que no se
262
tratara de una Samekh), aparece en Office (Times New Roman) como ם. Si fuera ese el caso, la
palabra hebrea SOD mencionada por Mackey se escribiría ם ו ד . Pero eso es un sinsentido, porque
SOD no podría escribirse con una letra que tenga el sonido de la M latina; pues diría “MOD”.
Extraiga el lector sus propias conclusiones.
De momento, la probabilidad de que se trate de una letra Samekh no puede ser desmentida ni neutralizada, puesto que a pesar de la exhaustiva investigación realizada, no se ha podido encontrar ni en el propio Ritual ni en fuentes externas ninguna referencia al mencionado par de letras. Hasta donde hemos podido averiguar, nada ni nadie se pronuncia sobre un significado definitivo y exclusivo de los caracteres que aparecen en el Mandil del Consejo de Maestros Reales y Selectos del sistema escocés.
Después de haber hecho las indagaciones correspondientes, hoy podemos decir que una Yod junto a una Samekh no significa nada, y que como hemos señalado, la Yod junto a la Mem Sofit ( (ם
se lee “Yam”, que significa “mar”.
263
Al margen de las dudas que pudiéramos tener sobre la letra en cuestión, cabe señalar que, cuando la letra Mem ( 52 מ ) se junta con la letra
Samekh ( ס), constituyen la abreviación del Ángel
de la Muerte, cuyo nombre en hebreo es Samael, y cabe señalar aquí que la tradición otorga al Noveno Arco el simbolismo correspondiente a la Puerta de la Muerte, relacionada con Samael, de quien Max Heindel nos dice lo siguiente:
“La leyenda masónica dice que Jehová creó a Eva, que el luciferario espíritu Samael se ayuntó con ella, pero que fue expulsado por Jehová, quien lo separó de ella antes del nacimiento de su hijo Caín, al que por esto se le llamó hijo de la viuda. Después Jehová creó a Adán para que fuera el marido de Eva, de cuya unión nació Abel. Así desde un principio hubo dos linajes de gente en el mundo”.
Luego Continúa:
52 Ésta es la manera pura de graficar la letra Mem cuando no es una Sofit. Es decir; cuando no se halla al final de una palabra.
264
“Han de vagar como hijos pródigos en la relativa oscuridad del mundo material, olvidados de su alto y noble estado, hasta que encuentren la puerta del templo y soliciten recibir la Luz. Entonces, como francmasones o hijos de la luz, aprenderán los métodos de edificar un nuevo templo sin golpeteo de martillo, y cuando hayan aprendido podrán viajar por países extranjeros, para perfeccionarse en el arte. Significa esto que cuando el espíritu advierte que se halla lejos de su celestial morada; que es un pródigo que se alimenta de los insatisfactorios desperdicios del mundo material; que separado de su Padre está pobre, desnudo y ciego; cuando llama a la puerta de un templo místico como el de los Rosacruces y pide luz; cuando recibe las deseadas instrucciones después de ser aprobado por haber construido un cuerpo etéreo para el alma, un templo o casa eterna en los cielos, no con fábrica de manos ni con son de martillo, cuando esta casa cubre su desnudez, entonces el neófito recibe la palabra, el ábrete sésamo de los mundos interiores y aprende a viajar
265
por los extranjeros países de los mundos invisibles. De allí se remonta el alma a las celestes regiones y se capacita para llegar a grados superiores bajo la más directa instrucción del Gran Arquitecto del Universo, que construyó los cielos y la tierra. Tal es el temperamento de los hijos de la viuda, heredado de su divino progenitor Samael e infundido por él en Caín.”53
– La Letra Samekh en la Kabbalah: ס
Samekh es la decimoquinta letra del alefato.
Marca el final del Ciclo de los Cuatro Elementos. La letra anterior; Nun ( נ), finaliza en éste punto su
bonanza material. Ello es justo, pues el acopio de bienes materiales que el hombre ha alcanzado en Nun no es su verdadera meta. Sí lo es el acopio de experiencias, pues estas lo perfeccionan y engrandecen. La luz que en Nun se hallaba sepultada, empieza en Samekh a exteriorizarse, lo
53 Heindel Max “La Masonería y el Catolicismo, Cartas Rosacruces”. Editorial Kier, Santa Fe, Buenos Aires 1994.
266
cual deriva en una imaginación fecunda. En Samekh, el Ser percibe y encuentra la unidad universal de todo cuanto existe.
La luz que antes le había sido velada, le permite ver la materia de un modo nunca antes visto, extrayendo de ella verdades hasta ese momento desconocidas, verdades que se encuentran mucho más allá de la materia.
Samekh se ubica en el Sephiroth llamado Tiphereth, quien le brinda la voluntad para perseverar y la luz con la que devela los misterios de la naturaleza.
Samekh es la intersección de los conocimientos científicos y de los conocimientos espirituales, es decir; representa aquel punto en donde ambas tendencias convergen. Por lo tanto, se puede decir que, en Samekh se espiritualiza la ciencia y se vuelve científico el espíritu. Ello, inevitablemente nos remite a uno de los objetivos primordiales de la Masonería, que es el de armonizar la Ciencia con la Virtud, premisa que es expuesta en muchos de los Rituales o Liturgias de los diversos Ritos, especialmente en la Masonería Simbólica; base de todo aquello que viene después.
267
SI LA LETRA FUERA UNA SAMEKH EN VEZ DE UNA MEM SOFIT, YA NO SE UBICARÍA EN CHESED SINO EN TIPHERET. SIN EMBARGO, SEGUIRÍA FORMANDO PARTE DEL MISMO TRIÁNGULO. Y SU UBICACIÓN (AHORA EN EL CENTRO) NO INDICARÍA YA UNA POLARIDAD POSITIVA NI NEGATIVA, SINO NEUTRAL. ES DECIR, SERÍA UNA SÍNTESIS O RECONCILIACIÓN DE LOS OPUESTOS.
268
– La Letra Samekh en la Astrología: ס
Samekh se corresponde con el Signo Virgo (f), el sexto signo del Zodíaco, quien le trasmite esa capacidad de someterlo todo a escrutinio. La materia ya no le satisface tal como ocurría en la fase Nun ( נ), por ello se dedica a la búsqueda de
un camino que le permita trascenderla.
Su Planeta Regente es Mercurio (C); el Mensajero de los Dioses.��
Su Polaridad es Negativa o Femenina.
Por su Cualidad es un Signo Mutable.
Su Opuesto en el Cinturón Zodiacal es el Signo Piscis (c).
Virgo es un Signo de Tierra ().
Presenta Detrimento en Neptuno y Júpiter, se Exalta con Mercurio y tiene su Caída en Venus.
269
LA LETRA SAMEKH ESTÁ RELACIONADA CON EL SIGNO VIRGO.
270
– La Letra Samekh en la Alquimia: ס
Hemos visto anteriormente que, según los tipos de clasificaciones del Proceso Alquímico, la Yod es una de las Letras Simples; identificada con la etapa de la Gran Obra llamada Destilación y con el elemento Aire (). La Samekh, por su parte, también es una de las Letras Simples, identificada con la etapa llamada Incineración y con el elemento Fuego (). Si en el Mandil estudiado existiera una Samekh, deberíamos relacionarla con el Templo de Salomón devorado por las llamas.
– La Letra Samekh en el Tarot: ס
En cuanto al Tarot, Samekh se identifica con la decimoquinta carta; El Diablo.
En una primera impresión, se suele identificar la figura del decimoquinto Arcano Mayor como algo negativo, pues es así como se percibe a la figura del Diablo. Sin embargo, lo que realmente expresa
271
DECIMOQUINTA CARTA DEL TAROT: EL DIABLO
(Tarot de Marsella).
272
esta carta es que el bien y el mal solo existen en la mente humana, y su aparición será buena o mala dependiendo de la pregunta que se formule al Tarot; por ejemplo, si se trata de amor, la aparición de dicha carta es algo negativo, pero si la pregunta se trata de dinero, es un buen augurio. Los diablillos (hombre y mujer) que aparecen atados a sus pies representan a las personas atadas a las tentaciones de satisfacer los instintos más básicos, cuyo origen se encuentra en la Luna, sobre la que el Diablo está parado. Para Carl Gustav Jung esta carta representa la libido primigenia, es decir la energía sexual no canalizada o no encaminada a servir como Materia Prima o como “combustible” para ser transmutada en consciencia. Por lo general simboliza las adversidades, los peligros, las conspiraciones, los adversarios, la fatalidad y los obstáculos. Y dado que el escenario del Grado de Maestro Real54 transcurre los momentos previos a
54 Es importante aclarar que, si bien en todos los Consejos Crípticos de los diversos sistemas, el Grado de Maestro Real es conferido con anterioridad al de Maestro Selecto (así ha sido dispuesto sabiamente) ello no se corresponde en forma estricta con el contexto en el que se sitúan ambos Grados. Veamos lo que dice A.G. Mackey en las págs. 38 y 39 de su obra ya citada:
273
la muerte del Maestro Hiram Abif a mano de los tres traidores, es imposible no relacionarlo con la Carta del Diablo debido a todo lo que esta
“Las circunstancias referidas en el Grado de Maestro Real ocurrieron durante la construcción del primer Templo, y durante el período de tiempo transcurrido entre la muerte del constructor [Hiram Abif] y la finalización del edificio. Las circunstancias referidas en el Grado de Maestro Selecto también se produjeron durante la construcción del Templo de Salomón, pero anteriormente a la muerte del Constructor. Así, en orden cronológico, los acontecimientos conmemorados en Grado de Maestro Selecto tuvieron lugar anteriormente a aquellos relatados en el Grado de Maestro Real, aunque en la secuencia masónica este último Grado es conferido antes que el primero. Sin embargo, este aparente anacronismo es reconciliado por la explicación de que, los secretos del Grado de Maestro Selecto no salieron a la luz hasta mucho después de que la existencia del Grado de Maestro Real fuera conocida y reconocida.
En otras palabras, y hablando sólo desde el punto de vista tradicional, aquellos que fueron designados Maestros Selectos, realizaron la tarea para la cual habían sido seleccionados, luego de lo cual cerraron sus labores, sin ser reconocidos abiertamente como una clase o categoría aparte en el Templo de Salomón. Su ocupación y su misma existencia, según la leyenda, eran desconocidas en el primer Templo. El Grado de Maestro Real, por el contrario, no existiendo ninguna razón para encubrirlo, se confirió públicamente y se reconoció durante la última parte de la construcción del Templo de Salomón; mientras que, el Grado de Maestro Selecto y los importantes incidentes sobre los que fue fundado, se supone que no fueron revelados a los obreros hasta la construcción del Templo de Zorobabel. Por consiguiente, el Grado de Maestro Real es siempre conferido anteriormente al de Maestro Selecto.”
274
simboliza. Nos advierte claramente sobre las desgracias que pueden ocurrir cuando se actúa en base a las pasiones y no se frenan las tentaciones, tal como sucedió con los tres malos Compañeros. En otras palabras, nos enseña a hacer frente a nuestra naturaleza instintiva.
Por último, como dato curioso, cabe señalar que la letra Samekh del alfabeto fenicio () puede apreciarse en los atuendos y accesorios del Gran Priorato de Escocia y en otras organizaciones templaristas alrededor del mundo. Pero ese es un tema correspondiente a otro libro…
275
276
277
AGRADECIMIENTOS
El autor desea agradecer en primer lugar al Excelentísimo Compañero Luciano Baquerizo Zuzaeta; Gran Superintendente del Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, por ser durante su actual gobierno cuando este servidor obtuvo el alto honor de ser afiliado al Capítulo “Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891. Este libro es una consecuencia de ello.
La presente obra no existiría de no ser por la idea del Muy Excelente Compañero Orlando García Noriega; Diputado Gran Superintendente Distrital del Real Arco de Escocia para la República del Perú, de realizar una investigación sobre la forma y el fondo del Mandil triangular de los Consejos de Maestros Reales y Selectos de Escocia.
Del mismo modo, estas páginas tampoco se habrían materializado de no mediar el encargo del Muy Excelente Compañero Raúl Rejas Gonzales; Tres Veces Ilustre Maestro del Consejo de Maestros Reales y Selectos “Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891, de hacer efectiva tal investigación.
278
El autor debe y desea agradecer al Excelentísimo Compañero Alejandro Mita Valdivia; Gran Sumo Sacerdote del Gran Capítulo de Masones del Real Arco del Perú (bajo la jurisdicción de The General Grand Chapter of Royal Arch Masons International of The United States of America), por ser su primer e indisoluble nexo con la Masonería Críptica. Sea extensivo el agradecimiento al Concilio de Masones Crípticos “Lima” Nº 1, donde quien esto escribe ingresó por vez primera al Noveno Arco.
El autor agradece por todas las molestias que originó al escribir y llamar en numerosas ocasiones a sus grandes y nobles amigos miembros de la Comunidad Judía del Perú (en orden alfabético) Alberto Jabiles Schwartz, Shoshana Landman Hussid, César Melo Saavedra y Giovanna Molina de Waisman. A través de ellos, sea también un especial agradecimiento al Rabino Guillermo Bronstein, de la Sinagoga “1870”.
Es meritorio un muy especial agradecimiento al Respetable Hermano Carlos Alberto Yrigoyen Forno, Past Venerable Maestro de la Logia “Heliópolis” No. 54 (en estos días también Gran Canciller de la Gran Logia del Perú), quien además de su trabajo masónico desempeña la función de Presidente de la “Gran Fraternidad Universal
279
Fundación Dr. Serge Raynaud de la Ferrière”. Sus aportes para entender e interpretar el significado de las letras hebreas, fueron fundamentales.
Asimismo, es necesario agradecer al investigador argentino Jorge Norberto Cornejo; un hombre sabio. Lo avanzado de sus estudios proporcionó un aventajado punto de partida para esta investigación.
El autor agradece la valiosa y crucial ayuda que proporcionara desde Inglaterra el Compañero escocés Eric Brown para confeccionar esta obra.
Es sumamente necesario agradecer en forma especial a un amigo chileno, gran estudioso de la Kabbalah; Fernando Edmundo Laredo Cárter, por tomarse la molestia de responder a todas las preguntas que quien esto escribe le formulara y por comunicar con sumo entusiasmo todo aquello que continuaba deduciendo.
El autor desea agradecer de todo corazón a su familia, por haber soportado su ausencia en cuerpo presente durante la elaboración de este libro.
Y siempre, siempre, siempre, un eterno agradecimiento a la mejor maestra de primaria que el mundo ha visto; la Sra. Ena Edith Chacaltana Unzueta, por ser el Ángel de las Letras.
280
Este libro se escribió entre
el 02 de febrero y el 14 de marzo de 2015
281
282
283
BIBLIOGRAFÍA
CONSULTADA Y RECOMENDADA
-iChase, Jackson H.: The Textbook of Cryptic iiiFreemasonry
– Constant, Alphonse Louis (Eliphas Levi): Curso iiide Filosofía Oculta sobre la Cábala y la iiiCiencia de Los Números
– Constant, Alphonse Louis (Eliphas Levi): Los iiiiMisterios de la Cábala
-ICornejo, Jorge Norberto: Presentaciones en iiiPowerPoint de los Grados IV al XXXIII del iiiREAA
– Cornejo, Jorge Norberto: Sobre el Arco Real
– De Alejandría, Clemente: Stromata
-iDel Montesexto, Phileas: El Peregrino de la iiiRosacruz
– Del iMontesexto, Phileas: La Ciencia Arcana
-iDeliiMontesexto, Phileas: La Puerta del iiiTemplo
-iDel Montesexto, Phileas: Los Pilares de la iiiPansofía
-iEncausse, Gerard (Papus): El Tarot de los iiiiBohemios
284
– Encausse, Gerard (Papus): La Cábala: Tradición iiiSecreta de Occidente
– Fraternidad del Círculo Dorado: Alquimia de las iiiiLetras Hebreas
– Heindel, Max: Concepto Rosacruz del Cosmos
– Heindel, Max: La Masonería y el Catolicismo
– Jung, Carl Gustav: El Hombre y sus Símbolos
-iLaredo Carter, Fernando: Harry Potter, la iiiKabbalah, Dios y la Biblia
– Lavagnini, Aldo: Manual del Gran Elegido
– Llop, Tristán: Blog de Tristán Llop
http://nuevavibracion.blogspot.com/
-iMackey, Albert Gallatin: Cryptic Masonry. A iiiManual of the Council; or Monitorial iiiInstructions in the Degrees of Royal and Select iiiMaster. With an Additional Section on the iiiSuper-Excellent Master Degree
-iMoreno Moreno, Alberto: Blog Masonería iiiAntigua http://masoneriaantigua.blogspot.com/
-iNichols, Sallie: Jung y el Tarot: Un Viaje iiiArquetípico
– Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y iiiSelectos de Escocia
285
– Ritual del Gran Consejo General de Masones iiiCrípticos Internacional de los Estados Unidos iiide Norteamérica
– Ritual del Gran Consejo de Maestros Reales y iiiSelectos de Inglaterra, Gales y sus Territorios iiide Ultramar
– Rituales de diversos Grados Masónicos (Varios iiiRitos)
-iRojas, Israel: Cuarenta y Seis Lecciones de iiiEndoterismo; Cuarta Lección, La Dualidad iiiEspíritu Materia
– Sagrada Biblia, Versión Reina Valera 1919
– Samael Aun Weor: Tarot y Cábala
-iSchwaller de Lubicz, René Adolphe: El Templo iiiien el Hombre: Arquitectura Sagrada y el iiiiHombre Perfecto
– Steiner, Rudolf: Ciencia Oculta
– Steiner, Rudolf: Teosofía
-iStorino,iRaffaele:iEl Caballero del Real Arco iii(iREAA)
– Storino, Raffaele: Masonería y Rosacrucismo
-iStorino,iRaffaele: Simbolismo de la Remoción iiide los Escombros
– Swami Ram Charran: El Código de La Vida
– Valentinus, Basilius: Azoth
286
– Von Eschenbach, Wolfram: Parzival
– Wagner, Richard: Parsifal (Festival Sacro)
287
SOBRE EL AUTOR
Raffaele Domenico Storino Floridiano
Nacido en Lima, el 29 de septiembre de 1971. Hijo de inmigrantes italianos radicados en Perú tras la Segunda Guerra Mundial.
Administrador de Empresas de profesión, con estudios en la carrera de Psicología.
Estudioso de la Masonería y otras Ordenes Iniciáticas.
Casado y padre de tres hijos.
288
Actualmente gerencia la concesión del restaurante de la Gran Logia del Perú en el Gran Templo de las Logias Fundadoras “Manuel Prieto Vivar”.
Se inició el 28 de octubre de 2008 en la Logia “Lealtad y Superación” Nº 72; del Rito de York.
Desde el 16 de septiembre de 2011 se afilió a la Logia “La Cantera” Nº 79; del Rito Escocés Antiguo y Aceptado, el cual practicó desde Aprendiz, a la par que el Rito de York. Al momento de escribir esta publicación es Segundo Vigilante de la misma.
Está afiliado en Doble Membresía a la Logia “Jean Baptiste Willermoz” Nº 202; del Rito Escocés Rectificado desde el 20 de diciembre de 2014. Hasta el momento, esta Logia es la única en el seno de la Gran Logia del Perú que practica dicho Rito. El autor de este libro viene participando ininterrumpidamente en la misma desde su formación, primero como Triángulo Masónico en 2011 y luego como Logia desde su levantamiento oficial de Columnas en noviembre de 2014. A pesar de ello no figura como miembro
289
fundador debido a razones administrativas, pues su Doble Membresía recién pudo obtenerse el 20 de diciembre de 2014.
Fue nombrado Miembro Honorario de la Logia “Sol del Perú” Nº 73 (Rito Escocés Antiguo y Aceptado) el 23 febrero de 2012.
Fue nombrado Miembro Honorario de la Logia “Heliópolis” Nº 54 (Rito de York) el 15 de abril de 2013.
Además de las Logias mencionadas, jurisdiccionadas a la Gran Logia de los Antiguos Libres y Aceptados Masones de la República del Perú, está afiliado desde el 17 de junio de 2013 a la Logia “Peace & Concord” Nº 445; jurisdiccionada a la Gran Logia de Escocia, donde actualmente ocupa el puesto de Junior Warden (Segundo Vigilante).
Es miembro del Capítulo del Real Arco “Lima” Nº 1; subordinado al Gran Capítulo General de Masones del Real Arco Internacional de Estados
290
Unidos de Norteamérica desde el 13 de agosto de 2011.
Es miembro del Concilio de Masones Crípticos “Lima” Nº 1; subordinado al Gran Consejo General de Masones Crípticos Internacional de Estados Unidos de Norteamérica desde el 19 de octubre de 2013.
Es miembro del Supremo Consejo del Grado 33 para la República del Perú desde el 26 de enero de 2012; donde al momento de escribir este libro trabaja como Caballero Rosacruz (Grado XVIII) en el Soberano Capítulo Rosacruz “Unión Masónica” Nº 1.
Fue incorporado como docente a la Academia de Docencia y Altos Estudios Masónicos (ADAEM) en calidad de Miembro Académico Asociado desde el 25 de octubre de 2014.
A mediados del año 2014 fue cordialmente invitado a afiliarse al Soberano Capítulo “Javier Baquerizo Zuzaeta” Nº 891; perteneciente al Gran Capítulo Distrital del Real Arco de Escocia en
291
Perú y jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia, donde se afilió inicialmente a la Primera Serie de Grados y posteriormente a la Tercera Serie, habiendo recibido los mismos con anterioridad bajo el sistema norteamericano (a excepción del Grado de Maestro Excelente, el cual recibió con la debida ceremonia bajo el sistema escocés). Más adelante recibió los Grados de la Segunda Serie (no contemplada en el sistema norteamericano), completando así todos los Grados administrados por el Real Arco de Escocia.
Es miembro reorganizador del Capítulo “Peace Universal” Nº 192; jurisdiccionado al Gran Capítulo Supremo del Real Arco de Escocia, fundado en 1882 y reinstalado el 6 de julio de 2015. Actualmente ocupa allí el cargo de Escriba Esdras.
Es miembro de la Preceptoría de Caballeros Templarios “Lima” Nº 110; jurisdiccionada al Gran Priorato de Escocia, habiendo recibido el Grado de Caballero Templario el 24 de febrero de 2015.
292
293
294

 

 

Segnalazione Editoriale del Grande Oriente d’Italia

Il Grande Oriente D’Italia sul numero Uno del 2011  alla pagine 104 di Hiram ha segnalato che la biblioteca del G.O.I. si è arricchita del primo libro scritto in Italia  sul antico Ordine del Marchio intitolato ” La Massoneria del Marchio” di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

MASSONERIA:RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 6

← MASSONERIA : RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 6

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

sesta parte

Questo mese siamo giunti al termine del nostro viaggio attraverso i segreti magici della Massoneria.

Per concludere, riprenderemo in mano un grado che abbiamo già citato nel terzo articolo, in quanto ospita il passo che descrive la storia delle Tre Logge. Esso è incentrato sul cuore del simbolismo della Terza Loggia, ovvero sulla Seconda Edificazione del Tempio.

Davvero potentissime possiamo definire le sue valenze magiche, anche se non sono affidate all’iniziativa consapevole dei suoi membri. Infatti, giunte ormai al terzo livello di adattamento, le correnti del quarto rituale maggiore hanno acquisito la caratteristica di agire in automatico, che è il requisito necessario perché possano esercitare la loro influenza sul mondo profano.

Perciò, è superfluo che i Maestri incaricati di quest’ultima trasformazione siano in grado di operarla consapevolmente : il solo requisito loro richiesto per prendervi parte è l’adesione morale agli ideali della Massoneria.

La parte centrale del Rito di Iniziazione è introdotta da questa preghiera del Sommo Sacerdote :

Dio Onnipotente, al cui comando il mondo emerse dal caos e ogni cosa creata ebbe inizio, umilmente Ti imploriamo di elargire la Tua benedizione spirituale su questo Capitolo, e di concedere che il Fratello che ora cerca di partecipare alla Luce dei nostri Misteri possa essere rivestito da una parte del Tuo Spirito Divino. Che egli non entri nel nostro Ordine per leggerezza, né receda da esso per fretta, ma lo persegua con fermezza, e possa sempre ricordare che il fine della nostra Istituzione è il bene di tutte le creature, ma soprattutto l’onore e la gloria del Tuo Santissimo Nome.

Il Primo Diacono afferra il Candidato per entrambe le mani, e camminando all’indietro lo conduce intorno al Capitolo in senso orario. Tornati a Occidente lo invita a collocarsi alla propria sinistra, e avanza poi con lui fino all’Oriente.

Eccellentissimo Zorobabele (al Candidato) : Fratello …, se è vostra intenzione partecipare alla Luce dei nostri Misteri, dobbiamo invitarvi ad avanzare verso il Sacro Santuario sacro in cui sono riposti.

Vi si può accedere per una Scala di Sette Gradini ; dovrete fermarvi ed inchinarvi al terzo, al quinto e al settimo, ed ogni passo vi avvicinerà al Nome sacro e misterioso del Dio Vivente, e vero Altissimo.

E’ compito del PD istruire il Candidato sui dettagli di questa complessa perambulazione (i primi tre passi col piede sinistro, due con il destro, gli ultimi due col sinistro). Quando il Candidato ha mostrato di saperla eseguire, Zorobabele gli spiega che è giunto ora sulla soglia di una Camera a Volta sigillata, ma nella quale è necessario penetrare ; dovrà dunque rimuovere Due Pietre della Volta con una Leva.

Il Secondo Diacono alza la mano sinistra del Candidato col palmo verso l’alto, e il PD porge al Candidato la Leva in modo che possa prenderla curvando la mano in avanti ; assecondando questo movimento, gli vengono fatti compiere i due gesti necessari allo scalzamento delle Due Pietre.

EZ : Che ora il Candidato si abbassi debitamente sotto la Volta ; lo metteremo a parte di un frammento degli scritti del nostro Grande Maestro, il Re Salomone.

Batte un colpo, e il Candidato viene fatto inginocchiare su uno sgabello. Il Sommo Sacerdote Giosué dà lettura di Proverbi, 2: 1-9 e 3: 13-20.

L’EZ dice poi al Candidato : Adesso, il vostro compito sarà di trovare qualcosa che è nella Camera a Volta.

Con l’aiuto del PD, il Candidato riesce a trovare un Rotolo di Pergamena. L’EZ gli domanda cosa ci sia scritto, ma il Candidato non riesce a leggerlo per la mancanza di Luce.

EZ : Che questa mancanza di Luce vi rammenti come l’Uomo sia per natura un bambino ignorante e fallace, che per sempre sarebbe rimasto prigioniero del suo stato di oscurità se non fosse piaciuto all’Onnipotente di chiamarlo alla Luce e all’Immortalità, per mezzo della rivelazione della Sua Volontà e della Sua Parola.

Alzatevi ! Scalzate la Chiave di Volta, e preparatevi a ricevere la Luce della Parola Sacra.

Il PD ripone la Pergamena nella cintura del grembiule del Candidato, lo aiuta a sollevarsi e gli porge la Leva come prima, ma facendogli compiere un solo gesto di  scalzamento.

EZ : Che ora il Candidato si abbassi nuovamente sotto la Volta ; lo metteremo a parte di un frammento degli scritti del Profeta Aggeo.

Il Secondo Gran Sorvegliante, che rappresenta Aggeo, legge Aggeo, 2: 1-9.

Ancora l’EZ al Candidato : Dovete ora prepararvi a prestare la Promessa Solenne, senza la quale nessuno può essere esaltato a questo Supremo Grado…

Pronunciate per esteso il vostro nome, e ripetete dopo di me : “Io …, alla presenza del Dio Vivente e vero Altissimo e di (omissis), prometto e giuro solennemente che per sempre (omissis – Parola Sacra) nasconderò e non divulgherò a nessuno al mondo i segreti o misteri di questo Grado Supremo denominato (omissis), a meno che non si tratti di un vero e legittimo Compagno dell’Ordine, che avrò riscontrato essere tale dopo un esame rigoroso.

Prometto inoltre solennemente che mai mi azzarderò a pronunciare il sacro e misterioso nome del Dio Vivente e vero Altissimo leggermente o irriverentemente, né di condividerne le lettere se non in presenza e con l’assistenza di due o più Compagni (omissis).

Tutti questi punti giuro solennemente di osservare senza eccezioni, ambiguità e riserve mentali di alcun tipo. Che il Dio Vivente e vero Altissimo mi aiuti a tenermi saldo in quest’obbligo sacro e solenne di (omissis).

Come pegno di fedeltà, e per rendere ciò che avete ripetuto una Promessa Solenne vincolante su di voi finché vivrete, sigillatela (omissis) sul Libro della Legge Sacra

Essendo stato voi conservato per lungo tempo in uno stato di oscurità, qual è – nella vostra condizione attuale – il desiderio predominante del vostro cuore ?

Candidato : La Luce.

(omissis)

I Tre Ufficiali Principali dispongono i loro Scettri in modo da formare verticalmente la figura del Triangolo Superiore. I D inclinano le loro Lance in avanti ; il Direttore delle Cerimonie spegne tutte le luci del Capitolo, escluse le Candele.

EZ : Nel congratularmi con voi per essere stato ammesso alla Luce del nostro Ordine (omissis) vi invito a leggere ora la Pergamena che avete portato con voi fuori dalla Volta.

Il Candidato legge, ad alta voce : In principio Dio creò il Cielo e la Terra ; e la Terra era informe e vuota, e le Tenebre coprivano la faccia dell’Abisso, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse : Sia la Luce, e la Luce fu.

EZ : Queste, o mio Compagno appena esaltato, sono le prime parole di quel Libro Sacro che rivela la Volontà di Dio. Dobbiamo quindi benedirlo, lodarlo e magnificare il Suo Santo Nome per la Conoscenza che ci ha concesso, e camminare degnamente nella Luce che risplende intorno a noi (omissis).

Il Candidato, il PD e un terzo Maestro che fungerà da Assistente del PD lasciano il Capitolo ; le luci del Tempio vengono riaccese, e i Fratelli si preparano per la seconda parte del Rito di Iniziazione.

Bussano alla porta. Lo Scriba Nehemia va a chiedere chi è, e il Copritore Esterno risponde :

Tre Maestri Muratori da Babilonia, avendo udito che si sta ricostruendo il Tempio per l’Onore e la Gloria dell’Altissimo, sono ansiosi di soggiornare in mezzo a voi per partecipare a quel grande e glorioso evento.

La notizia viene trasmessa all’EZ, che dà ordine di ammetterli (PD al centro, Candidato alla sua destra, Ass. a sinistra).

EZ : Da dove venite, o Forestieri ?

PD : Da Babilonia, o Eccellentissimo.

EZ : Qual è la vostra richiesta ?

PD : Avendo sentito che si sta per ricostruire il Tempio per l’onore e la gloria dell’Altissimo, siamo ansiosi di soggiornare in mezzo a voi per partecipare a quel grande e glorioso evento.

EZ : Gli estranei non sono ammessi a prendere parte a quell’opera santa ; dobbiamo prima sapere chi siete.

PD : Fratelli delle vostre Tribù e Famiglie, o Eccellentissimo !

EZ : Ma siete discendenti di quelli che sono fuggiti quando il Tempio e la Città Santa vennero distrutti, o di quelli lasciati qui dai Babilonesi come coloni ?

PD : Sarebbe un’onta se discendessimo da coloro che fuggirono, né siamo di quelli lasciati a coltivare la terra. Siamo di nobili origini, e come voi discendiamo da una stirpe di Patriarchi e Re : Abramo, Isacco e Giacobbe erano i nostri antenati.

Eccellentissimo, noi siamo della Linea Regale di Davide e della Tribù Principesca di Giuda, che a causa dei loro peccati e di quelli del popolo vennero condotti in cattività da Nabucodonosor re di Babilonia, con Jehoiakin loro Re, per rimanervi settant’anni come fu predetto dal profeta Geremia.

Il periodo della nostra prigionia è scaduto nel primo anno del Regno di Ciro, re di Persia, quando piacque all’Onnipotente di ispirare quel nobile principe ad emettere il seguente proclama : “Così dice Ciro, Re di Persia : Tutti i Regni della Terra il Signore Dio del Cielo mi dato, ed Egli mi ha comandato di costruirgli una Casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartenga al suo popolo, il Signore suo Dio sia con lui”, e ci lasciò liberi.

Con trepidazione, ci siamo dunque avvalsi della possibilità di ritornare alla nostra terra natale, e siamo venuti di conseguenza a soggiornare in mezzo a voi, e ad offrire la nostra opera nella Riedificazione del Tempio, ad onore e gloria dell’Altissimo ; che ha promesso, per bocca del suo Santo Profeta, di ristabilire il nome di Israele per sempre, e dare la pace a tutta la Terra.

EZ : Riconosciamo il vostro nobile lignaggio, e volentieri vi ammettiamo come membri delle nostre Tribù e Famiglie. Resta solo da chiedere : in quale parte del Sacro Lavoro desiderate essere impiegati ?

PD : Qualsiasi occupazione cui la Vostra Eccellenza possa compiacersi di nominarci, per noi sarà un onore.

EZ : Umiltà e docilità sono sicuri indicazioni di merito, ma purtroppo siete arrivati tardi : i compiti principali sono già stati affidati.  Comunque stiamo procedendo a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio, nel luogo in cui sorgeva il primo. A tal fine, vi forniremo di Attrezzi da Lavoro adeguati, ma con questa raccomandazione : che se doveste, nel corso del vostro lavoro, compiere qualsiasi scoperta che riteniate importante, non la comunichiate a nessuno, salvo al Gran Sinedrio che vedete qui riunito.

I Forestieri vengono riforniti degli attrezzi. Il PD ringrazia l’EZ per la fiducia, e questi risponde sollevando la mano destra, con indice e medio in posizione verticale e il pollice attraverso il palmo a chiudere le altre due dita, nella forma di una benedizione patriarcale : Che il Dio dei vostri padri sia con voi.

I Tre Forestieri lasciano nuovamente il Capitolo ; poco dopo il CE batte quattro colpi alla porta, e segnala che essi ritengono di aver fatto una scoperta di grande importanza.

Vengono riammessi, e si allineano a Occidente ; il PD al centro con un Piccone, l’Ass. alla sua sinistra con una Pala e reggendo l’estremità di un Cavo, il Candidato a destra con una Zappa e l’estremità di un altro Cavo.

EZ : Fratelli, abbiamo udito che avreste fatto una scoperta di grande importanza ; dovete quindi comunicarci di che si tratta, e in quali circostanze sia avvenuta.

PD : Questa mattina presto, alla ripresa del nostro lavoro, abbiamo scoperto una coppia di Pilastri di squisito disegno e lavorazione ; procedendo poi ancora, abbiamo trovato altre sei coppie di Pilastri di pari simmetria e bellezza, che a giudicare dalla posizione sembravano aver sostenuto originariamente il tetto di un Passaggio Sotterraneo, o di una Galleria. Questa parrebbe condurre al luogo in cui sorgeva in precedenza il Santissimo ; ma dal suo imbocco in poi non si poteva più avanzare, per  i detriti relativi al crollo del Primo Tempio.

Li abbiamo sgomberati, e siamo giunti a quello che sembrava essere solida roccia. Per caso, la urto col Piccone (colpisce il pavimento) e sento un suono sordo ; allora mi metto a scavare, aiutato dai miei Compagni con la Pala e con la Zappa (questi simulano i movimenti), finché quella che dapprima pareva una roccia si è rivelata essere un pezzo compatto di muratura, foggiato ad Arco.

Consapevoli che ci trovavamo di fronte a un’opera muraria del Primo Tempio, e che nessuna parte di esso era stata costruita invano, abbiamo deciso di approfondire il nostro esame. A tale scopo abbiamo fatto saltare due pietre dell’Arco, al che si svelò alla nostra vista una Volta di notevole entità.

Tutti ansiosi di scendere, tirammo a sorte e il vincitore fui io. Allora i miei compagni legarono questa forte corda come un Cavo di Sicurezza intorno al mio corpo, per calarmi nel vuoto ; ma temendo di trovare acqua, vapori nocivi o altri imprevisti, presi anche due cordicelle da tenere una in ogni mano, per inviare segnali prestabiliti qualora desiderassi più libertà di movimento, o essere sollevato.

Fui poi calato nel vuoto. Arrivato in fondo, tastai qualcosa come la base o il piedistallo di una Colonna, con alcuni caratteri incisi su di esso ; ma per la Mancanza di Luce, non ero in grado di decifrarne il significato. Diedi il segnale con la cordicella nella sinistra per avere più libertà di movimento, e così potei trovare questo Rotolo di Pergamena ; ma, per la stessa ragione, non riuscivo a leggerne il contenuto.

Diedi poi il segnale con la destra, e venni tirato su, portando il Rotolo con me. Arrivati alla luce del giorno, potemmo vedere dalle prime parole scritte su di esso che si trattava di una parte della Legge Sacra da tempo perduta : quella promulgata da Mosè ai piedi del monte Oreb, nel deserto del Sinai.

Il ritrovamento di questo prezioso tesoro ci stimolò ad ulteriori sforzi ; abbiamo quindi ampliato l’apertura rimuovendo la Chiave di Volta, e io sono ridisceso. Il Sole questa volta era giunto al suo Meridiano, e saettava i suoi Raggi di Splendore entro la breccia nella Volta, permettendomi di distinguere con chiarezza gli oggetti che in precedenza avevo così malamente percepito.

Al centro della Volta c’era un blocco di Marmo Bianco della forma di due Cubi Sovrapposti, con l’apparenza di un Altare. Sulla parte frontale, oltre a certi caratteri mistici, erano incise le iniziali dei tre Grandi Maestri che avevano presieduto all’Edificazione del Primo Tempio : Salomone Re di Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif, e un Velo copriva la parte superiore.

Avvicinandomi con timore reverenziale ho sollevato il Velo, e vidi su un Piatto d’Oro quello che umilmente fu concepito per essere il Sacro e Misterioso Nome del Dio Vivo, e vero Altissimo.

Ri-velatolo accuratamente con rispetto e riverenza, diedi il segnale convenuto, e venni nuovamente tirato fuori. Con l’aiuto dei miei compagni ho richiuso l’apertura, e siamo corsi qui per comunicare alle Vostre Eccellenze la scoperta che abbiamo fatto, e le circostanze che hanno portato ad essa.

EZ : Il tuo racconto porta ogni apparenza di verità ; ma, per convincerci, devi dirci quello che hai letto nel Piatto d’Oro.

PD : Eccellentissimo Zorobabele (omissis), non è lecito a nessuno di pronunciare il Santo e Misterioso Nome del Dio Vivente e Vero Altissimo, salvo che per il Sommo Sacerdote una volta all’anno, quando entra nel Santo dei Santi per fare espiazione dei peccati del popolo.

EZ : Apprezziamo la pia cautela, e la vostra condotta aumenta considerevolmente la nostra stima. Noi dunque incaricheremo due dei nostri Compagni, Esdra e Nehemia, per accompagnarvi sul posto, e il loro rapporto determinerà la vostra ricompensa.

Nota : non ci è stato permesso di citare la prima parte della perambulazione del PD con Esdra e Nehemia, né i relativi gesti.

Poi Nehemia si porta a Meridione ed Esdra a Settentrione, e procedono al famoso Avanzamento di Tre Gradini, anche questo non riferibile ; a questo punto rimuovono il Velo, verificano il Nome che è scritto sul Piatto d’Oro e tornano a presentarsi di fronte all’EZ (senza il Segno), svolgendogli la loro relazione.

Al termine di questa, l’EZ si rivolge al Candidato : La maggior parte degli Eccellentissimi Zorobabele miei colleghi in questo Ufficio concordano con me sull’idea che, per ricompensa dello zelo e della fedeltà da voi dimostrati riscoprendo i segreti, da lungo tempo perduti, del (omissis), dovreste essere subito elevato al rango di cui tanto a lungo si fregiarono i vostri illustri antenati. Compagni Esdra e Nehemia, togliete a questo degno Massone gli attrezzi da lavoro, vestitelo con le vesti dell’Innocenza e istruitelo ad avanzare, in modo che possa essere degnamente ricompensato.

Gli Scribi ritirano gli attrezzi da lavoro, e li collocano sul pavimento della Volta in modo da formare un Triangolo rivolto a Oriente : avente il Piccone come base, la Pala a sinistra e la Zappa a destra, e gli altri attrezzi e accessori usati dai Tre Forestieri disposti a sinistra e a destra, secondo un ordine che non ci è stato concesso di descrivere.

Al Candidato viene tolto il grembiule da Maestro, e viene rivestito di una Cotta Bianca (omissis) ; lo Scriba Esdra avanza per i Sette Gradini, fermandosi e inchinandosi al Terzo, al Quinto e al Settimo (omissis).

L’EZ spiega al Candidato il significato della Cotta di cui siete stato rivestito, del Gioiello, del Nastro e del Distintivo del grado, e gli insegna la pronuncia del Santo Nome che i Forestieri hanno trovato inciso su un Piatto d’Oro nella Cripta, e giustamente hanno concluso trattarsi del Santo e Misterioso Nome del Dio Vivente e Vero Altissimo ; perché anticamente non era lecito a nessuno (tranne il Sommo Sacerdote) pronunciarlo.

Dopo di questo, al Candidato viene rivelato il simbolismo delle Tre Logge (che i nostri lettori conoscono già), e Aggeo così prosegue :

Compagni, le forme, i simboli e gli ornamenti della (omissis) – insieme con i riti e le cerimonie attualmente in pratica tra di noi – sono stati adottati dai nostri predecessori all’Edificazione del Secondo Tempio, tramandando fino alle nostre menti il modo provvidenziale in cui quegli antichi segreti vennero riconquistati, ed imprimendo nel nostro cuore quelle lezioni di elevata moralità che noi, come membri di questo Supremo Grado, siamo tenuti a praticare.

La forma di un (omissis – nome della Camera in cui il grado viene lavorato), se correttamente disposta, si avvicina (quanto più le circostanze possano permetterlo) a un Arco Catenario. In tal modo conserviamo memoria del Santuario a Volta in cui il Santo Nome è stato depositato ;  mentre dalla natura impenetrabile di questo Arco – la più forte di tutte le forme architettoniche – impariamo la necessità di custodire i nostri Misteri dalla profanazione del segreto più inviolabile.

Inoltre, essa afferma con forza che il consenso nei confronti dell’ordine sociale, e lo spirito di unione fraterna che ha conferito Energia e Permanenza alle Costituzioni della Massoneria – consentendole in tal modo di sopravvivere al crollo di potenti imperi e di resistere alla mano distruttrice del Tempo – è analogo a come le parti subordinate dell’Arco Catenario gravitano verso il Centro, comprimendosi e collegandosi nella totalità della struttura ; quindi siamo tenuti a guardare con riverenza, e consentire con rispetto, ad ogni autorità legalmente costituita – sia essa civile o massonica (omissis).

Aggeo prosegue ancora : Nel (omissis) riconosciamo Sei Luci, Tre Minori (le punta con lo Scettro) e Tre Maggiori.

 

Le Tre Minori rappresentano la Luce della Legge e dei Profeti, e il loro numero allude alla dispensa profetica patriarcale e mosaica ; le Tre Maggiori rappresentano il Santo Nome stesso e rappresentano la Creatività, che conserva il Potere di Annichilazione della Divinità.

Queste Luci sono disposte in forma di Triangolo Equilatero, e ciascuna delle Tre Luci Minori è la bisettrice di una linea formata da due Maggiori. In questo modo si divide geometricamente il Triangolo Maggiore in Tre Triangoli Minori alle sue estremità e un Quarto al centro, tutti uguali ed Equilateri (omissis).

Questa disposizione simbolica corrisponde al misterioso Triplice Tau, che ha due Angoli Retti in ciascuna delle sue linee esterne, e due in centro : in tutto, Otto Angoli Retti, numero corrispondente a quelli contenuti nei Quattro Triangoli Minori, perché i tre angoli di ogni Triangolo, se sommati, formano il valore di due angoli retti (omissis).

E’ il caso ora di interrompere brevemente Aggeo ; innanzitutto per osservare che nella disposizione delle Sei Luci da lui descritta non ritroviamo soltanto lo schema del Triplice Tau, ma anche quello dell’Occhio Onniveggente.

E’ quest’ultimo un simbolo che potremmo considerare più prossimo alle Sei Luci di quanto non lo sia il Triplice Tau : in quanto per ottenerlo basta sostituire il Triangolo centrale con la figura dell’Occhio, mentre per arrivare al Triplice Tau è necessario sottoporre la figura costituita dai quattro Triangoli a un deformante processo di contrazione.

E’ lecito quindi affermare che l’Occhio Onniveggente rappresenta una fase intermedia della trasmutazione energetica che parte dal Magen David e sfocia nel Triplice Tau : chi voglia figurarsela deve tenere questo punto in debito conto, anche se a noi è stato proibito di spiegarlo nei dettagli.

Possiamo invece essere un po’ più prodighi di notizie riguardo al Triplice Tau – un simbolo che tutti i Massoni conoscono perché è raffigurato sul grembiule del Maestro Venerabile, e che può avere molti significati. Era il Marchio apposto da Dio su Caino perché nessuno lo toccasse, e che sarebbe stato poi utilizzato anche da Mosè per proteggere gli Israeliti dall’Angelo della Distruzione ; poi, i Massoni che sono anche membri dell’organizzazione vi ravvisano la trasposizione in ambito massonico dell’Algoritmo 10, considerato nella sua estensione completa – tre ternari in successione verticale, sormontati da un’unità che ne replica per contrasto il senso complessivo.

In altre parole, il Triplice Tau è la chiave per fondere in un solo linguaggio il Magen David e l’Algoritmo 10 ; ovvero la chiave di tutto ciò che abbiamo esposto in questa serie di articoli, e fortunati i lettori che capiranno come utilizzarla.

Il punto di partenza per arrivarci è partire dall’idea che a tutti i percorsi razionali corrispondono percorsi energetici : ovvero reali raffigurazioni del modo in cui le correnti si spandono nel mondo.

Per cui chiudete gli occhi, e visualizzate il modo in cui il Triangolo Inferiore del Magen David si contrae fino a far coincidere i suoi vertici coi punti medi dei lati del Triangolo Superiore ; e poi c’è un’ulteriore contrazione, perché è come se il Centro del Triangolo così formato chiamasse a sé i punti medi, mentre sui suoi vertici sbocciano – come fiori – triplicità di punte… carissimi amici nostri, andate avanti voi, e in bocca al lupo.

Potrà ben esservi d’aiuto il prosieguo della Lettura di Aggeo, nella quale la citazione del Triplice Tau serve a reintrodurre il discorso sulle tre correnti.

A proposito di esse (ma trattando, in apparenza, di tutt’altro) viene detto :

(Il Triplice Tau) serve anche per illustrare il Gioiello indossato dai Compagni, che forma con le sue intersezioni un certo numero di Angoli : questi possono essere considerati in Cinque diverse Combinazioni, e se ridotti ai loro ammontare in Angoli Retti, saranno trovati pari ai Cinque Corpi Platonici Regolari, che rappresentano i Quattro Elementi più la Sfera dell’Universo

Ora, come stiamo per vedere, il discorso andrà avanti parecchio su questo tono, enumerando elenchi di numeri, oggetti e concetti astratti. La loro utilità consiste nel meditarli in successione : perché riproducono i ritmi energetici relativi alle tre correnti, e più gli elenchi vengono meditati più il ritmo si imprime nella mente, spalancando le porte alla percezione della corrente ad esso correlata.

Il Nastro indossato dai Compagni è un simbolo della Luce Sacra, composta di due dei principali colori con cui si intrecciavano i veli del Tempio e Tabernacolo. La sacralità di questo emblema è ulteriormente significata dalla sua forma irradiata, da sempre considerata rappresentativa della dignità regale e del potere.

Le Insegne (omissis) dei Compagni sono i simboli delle Dodici Tribù di Israele, e rammentano la particolare Benedizione largita dal Patriarca Giacobbe a ciascuno dei suoi figli poco prima di morire, dopo averli espressamente radunati a questo scopo

Le Quattro Bandiere rappresentano gli Stendardi delle Quattro Divisioni dell’Esercito di Israele : Un Uomo, un Leone, un Bue e un’Aquila. Un Uomo a personificare l’intelligenza e la comprensione ; un Leone per rappresentare la forza e la potenza ; un Bue per indicare pazienza e assiduità ; un’Aquila per indicare la prontezza e la celerità con cui la Volontà e i desideri del Grande IO SONO vengono sempre eseguiti (omissis).

La Squadra e il Compasso disposti sulla Bibbia sono gli emblemi appropriati dei Tre Grandi Maestri che presiedettero all’Edificazione del (Primo) Tempio. La Bibbia denota la Sapienza di Re Salomone, la Squadra la Forza del Re Hiram e il Compasso la squisita abilità di Hiram Abif  (omissis).

(Invece) la Spada e la Cazzuola sono state adottate dagli (omissis) per commemorare il valore degli uomini degni che sovraintesero all’Edificazione del Secondo Tempio, che con la Cazzuola in mano e la Spada al fianco erano sempre pronti a difendere la Città e il Sacro Santuario contro gli attacchi non provocati dei loro nemici, lasciando in tal modo una memorabile lezione per le età future : che, accanto all’obbedienza nei confronti di ogni autorità legittimamente costituita, una virile e determinata resistenza alla violenza senza legge è il primo dei doveri sociali.

Il Piccone, la Leva e la Pala erano gli attrezzi di cui fecero uso i Forestieri inviati a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio : il Piccone per allentare la terra, la Leva per rimuovere le pietre e la Pala per eliminare i detriti e la terra smossa.

Queste cose simboleggiano : il battito del Piccone ci ricorda il suono dell’Ultima Tromba, quando la Terra è scossa e le tombe restituiscono i morti ; la Leva, emblema di rettitudine, indica la posizione eretta in cui sorgerà il corpo, quel terribile giorno, per raggiungere il suo Giudice Misericordioso ; infine il modo in cui il corpo è deposto nel sepolcro è rappresentato dal lavoro della Pala, e noi – con pia ed umile fiducia – attendiamo che dalle spoglie mortali lo spirito possa sorgere alla vita immortale e alla beatitudine eterna.

Alcune utili chiavi per instradare i ritmi energetici illustrati da Aggeo entro l’alveo delle corrispettive correnti ci vengono fornite nella successiva Lettura di Zorobabele :

Compagni, la conoscenza mistica di questo supremo Grado comprende : la forma e la spiegazione dei Segni, la natura e l’interiorizzazione del Sacro Nome e la Cerimonia Tradizionale per condividerlo.

Nel (omissis) si riconoscono Cinque Segni, in numero corrispondente ai Cinque Punti della Fratellanza ai quali il Maestro Massone è già stato istruito, e – come questi – sottolineano i doveri dei Massoni l’uno verso l’altro (omissis).

All’Edificazione del Tempio di Re Salomone era impiegato un gran numero di Muratori, e i loro nomi o i loro Marchi sono stati trovati incisi su qualche parte della costruzione ; ma i nomi dei tre Grandi Maestri che hanno presieduto ai lavori non sono mai stati trovati in alcun luogo, fino a quando non sono stati scoperti (omissis) dai Forestieri che erano stati inviati a preparare il terreno per le Fondamenta del Secondo Tempio.

Al centro della Volta Segreta c’era un Blocco di Marmo Bianco intagliato in forma di Altare : un Doppio Cubo sulla cui sommità era una Lamina d’Oro Bianco, emblema di Innocenza e Purezza…

Sul frontale erano incise le iniziali dei tre Grandi Maestri che presiedettero all’Edificazione del Primo Tempio : cioè Salomone Re d’Israele, Hiram Re di Tiro e Hiram Abif (omissis).

C’era pure il Triplice Tau : un Marchio, o un Carattere, comunemente apposto sulle Convocazioni degli (omissis). Il Tau è il Marchio o Segno di cui parla l’Angelo visto da Ezechiele quando dice : “Attraversa Gerusalemme e traccia un Segno sulla fronte di coloro che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che vi si commettono”, ovvero il Marchio per il quale le persone gradite a Dio sono state tratte in salvo di fra coloro che sono stati uccisi per la loro idolatria.

Nei tempi antichi, questo Marchio è stato posto su coloro che sono stati assolti dai giudici. a prova della loro innocenza, e i comandanti militari lo fecero tracciare sulla fronte di coloro che ritornarono incolumi dal campo di battaglia. Per queste ragioni, è sempre stato considerato un simbolo della Vita.

L’Unione dei Tre Tau allude alla Grande Divinità Trina, dalla quale il Cupo, Orribile e Informe Caos è stato mutato in forma regolare e pacifica esistenza (omissis).

Sulla parte superiore dell’Altare è posto un Piatto d’Oro Bianco, essendo il Bianco considerato un emblema di Innocenza e l’Oro di Purezza. Su quel Piatto d’Oro era un Cerchio (omissis), che è simbolo di Eternità, perché il Cerchio è senza inizio né fine : può essere giustamente considerato una raffigurazione di Dio, che è “Senza principio di giorni e fine di anni”, e ci rammenta quel grande giorno del futuro nel quale speriamo di ottenere la vita immortale e la beatitudine eterna.

La parola sul cerchio è Geova : quel Grande, Terribile, Tremendo e Incomprensibile nome dell’Altissimo significante : Io sono colui che sono, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, Colui che Fu, che E’ e che Sarà l’Onnipotente. Anch’esso dimostra come Egli sia il Reale, Futuro, Eterno, Immutabile e Sufficiente Dio : il Solo che tragga il Suo Essere in Sé Stesso e da Sé Stesso, dando anche a tutte le altre Creature il loro Essere ; in modo che Egli E’ quello che Fu e  Fu ciò che E’ e lo resterà per sempre, poiché tutte le creature dipendono dalla Sua volontà e dal Suo potere (omissis).

Nella parte superiore del Blocco c’è una Lamina d’Oro Puro, con un Cerchio e un Triangolo dello stesso materiale. La scelta di queste figure matematiche si riferisce rispettivamente alla Divinità e al principale attributo divino : poiché, dalla più remota antichità, il Nome di Dio e i simboli della divinità sono stati racchiusi in figure triangolari. Ai giorni di Pitagora, il Triangolo veniva considerato il più sacro di tutti emblemi, e quando veniva svelato un segreto più importante degli altri, si faceva giurare sul Triangolo di non violarlo.

Gli Egiziani chiamavano (il Tre) il Numero Sacro, o Numero della Perfezione, e così altamente era apprezzato dagli Antichi da diventare fra di essi un oggetto di culto divino : in quanto raffigurante i Principi della Natura, ovvero i Regni Animale, Vegetale e Minerale, veniva chiamato Abroeth, ovvero l’Anima della Natura.

Questo sacro Delta è di solito collocato in Quadrati e Cerchi, dimostrando in tal modo come le sue influenze vivificanti estendano le proprie ramificazioni a tutta la Natura Animata ; è quindi anche detto il Grande Tutto, o Summum Bonum.

La Parola nel Triangolo è il Nome Sacro e Misterioso che vi siete solennemente impegnato a non pronunciare, salvo che in presenza e con l’assistenza di due o più (omissis). Si tratta di una parola composta, e le sue combinazioni formano la parola (omissis). E’ scritta in quattro lingue : caldeo, ebraico, siriaco ed egiziano.

Spiegazione della Parola : xx è il nome caldeo di Dio, che significa “La Sua Essenza è Maestà Incomprensibile.” E’ anche una parola ebraica che significa “Io sono e sarò”, esprimendo in tal modo la Presenza Attuale, Futura ed Eterna dell’Altissimo.

Xxx è una parola siriaca, che significa “Signore” o “Potente” ; è anch’essa una parola composta, formata della preposizione x (“in” o “su”), e xx (significa “cielo” o “alto”) ; quindi il significato dell’espressione è “Il Signore nell’Alto dei Cieli”.

E’ anche una parola egizia che significa “Padre di tutti” : quindi espressiva dell’Onnipotenza divina, come la si esprime in quella nota Preghiera che esordisce “Padre Nostro che sei nei Cieli”.

Tutti i significati di queste parole possono quindi essere così riassunti : “Io sono e sarò il Signore nell’Alto dei Cieli, Padre di tutti” (omissis).

E’ questa, o mio Compagno di recente esaltato, la spiegazione migliore che può essere data di quelle Parole Sacre e Caratteri, a testimonianza di come (omissis) sia veramente il culmine della Massoneria.

E’ infatti intimamente mescolato a tutto ciò che abbiamo di più vicino e più caro : la nostra esistenza futura. Così, vicende divine e vicissitudini umane si intrecciano terribilmente e minuziosamente in tutti i suoi risvolti ; perché ha la Virtù per suo scopo.

Su questo Piatto d’Oro sono un Triangolo e un Cerchio. Questi segni matematici sono scelti come riferimento alla Divinità, o a qualche attributo divino.

Il Triangolo è stato a lungo considerato un simbolo sacro. Nell’antichità, Nomi di Dio e simboli della Divinità erano spesso racchiusi in figure triangolari. Il Cerchio è un emblema di eternità perché non ha né inizio né fine, e può giustamente essere considerato emblematico di Dio, che è “Senza principio di giorni o fine di anni” ; e ci ricorda continuamente quel gran giorno del nostro futuro, nel quale speriamo di poter ottenere la Vita senza fine e la Beatitudine eterna.

Il Nome sul Cerchio è il Grande, Terribile, Tremendo e Incomprensibile Nome dell’Altissimo, e significa : IO SONO QUELLO CHE SONO, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, Colui che Fu, che E’ e che Sarà l’Onnipotente.

Tra le chiavi qui fornite da Zorobabele, quella che a nostro avviso può essere considerata la più preziosa (anche se altre la sovrastano per raffinatezza simbolica e precisione immaginativa) è quanto viene ulteriormente chiarito sul tema delle due Edificazioni del Tempio ; chiave preziosa soprattutto perché suggerisce, al Fratello che voglia giungere alla percezione diretta delle correnti, di tracciare un itinerario ideale che parte dalla Prima Edificazione e arriva alla Seconda, collocando poi tra l’una e l’altra tutte le informazioni relative ai singoli simboli, di cui Aggeo e Zorobabele non sono stati certamente avari.

E’ questo forse il metodo più giovevole di tutti per arricchire di preziosi dettagli la conoscenza del processo di irradiazione delle correnti.

Vedi per esempio l’ascrizione al Secondo Tempio di un’importante coppia di simboli come la Spada e la Cazzuola, già corredata con la spiegazione di quale sia la radice del loro accostamento (gli edificatori del Secondo Tempio erano i primi coloni di ritorno a Gerusalemme, e mentre lavoravano dovevano essere pronti a difendere la Città e il Sacro Santuario da eventuali attacchi – si sottolinea : non provocati – da parte dei nemici).

O ancora, l’ascrizione sempre al Secondo Tempio di Piccone, Pala e Vanga ; laddove i colpi di Piccone rappresentano il suono dell’ultima Tromba quando la Terra tremerà, le tombe si apriranno e restituiranno i loro morti, e la Pala – simbolo di verticalità – ci mostra la posizione eretta cui i corpi ascenderanno, in quel terribile giorno, per incontrare il loro tremendo ma misericordioso Giudice – mentre il modo in cui il corpo giace nel sepolcro è pienamente illustrato dal lavoro della Vanga.

Fondamentale poi, per chi è versato nel simbolismo massonico, l’osservazione sulle Tre Logge (…) legate ai tre Scettri che rappresentano gli uffici regale, profetico e sacerdotale (il cui conferimento è legato alla trasmissione di particolari segreti) e all’insieme costituito da Libro della Legge Sacra, Squadra e Compasso ; ovvero agli emblemi dei Tre Maestri che presiedono alla Seconda Loggia.

Ancora una volta, questo ci dà la conferma che tutte e tre le Logge sono simbolicamente contenute non nella Prima ma nella Seconda, e ci offre un altro spunto per riflettere sui misteri del tempo capovolto.

Potremmo fare molto di più per l’analisi di questo grado fondamentale, illustrando in che modo una vera e propria mappa completa delle correnti del quarto rituale maggiore ne venga fuori poco a poco. Ma il nostro obbiettivo non è di fornire all’amico lettore il lavoro già fatto, bensì di metterlo nella condizione di farlo lui ; e dato che riteniamo di avergli già svelato abbastanza segreti, ci congediamo da lui con un Triplice Fraterno Abbraccio

                                                                                             Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

 

 

 

 

 

 

 

MASSONERIA . RITI MAGICI PER CAMBIARE IL MONDO 5

Massoneria : riti magici per cambiare il mondo

 

di Daniele Mansuino e Giovanni Domma

 

quinta parte

 

 

In questo quinto articolo prenderemo in considerazione il grado massonico gerarchicamente superiore a quello di cui abbiamo ultimamente trattato, che è interessante non solo per il suo significato magico, ma anche per la poco nota variante della Leggenda di Hiram in esso contenuta ;  dopodiché, passeremo senz’altro a trattare il simbolismo della Terza Loggia.

 

Rispetto al grado precedente, i nomi, le mansioni e l’abbigliamento degli Ufficiali sono immutati, come pure l’arredo del Tempio. Sui Piedestalli dei Tre Grandi Ufficiali, le Candele piccole accese sono due, ed è sempre presente un’altra Candela più grande. Sul Piedestallo dell’IDPO sono stati collocati alcuni piccoli oggetti – monili o analoghi manufatti – di metalli pregiati.

 

Apertura : il MTVI invita il CdG ad accertarsi che il Santuario sia custodito in modo sicuro. Invita poi tutti i Fratelli ad alzarsi e dare il Segno di (omissis).

 

MTVI : Compagno Capitano della Guardia, siete Voi un (omissis) ?
CdG : Ho visitato il Sacro Santuario e ho visto la gloria del Tempio.

 

MTVI : Come vi siete guadagnato l’ammissione ?


CdG : In qualità di successore e rappresentante di Hiram Abif, sono stato nominato per il lavoro sacro di finitura del Tempio.

 

Come abbiamo visto nello scorso articolo, di norma non è il CdG ma l’IDPO a interpretare la figura di Hiram Abif in questo sistema di gradi : l’affermazione del CdG deve quindi essere intesa come facente riferimento alla sua discendenza da Hiram Abif in quanto Maestro, e rappresenta dunque un’allusione al legame tra la figura di Hiram Abif e la Terza Loggia.

 

Se si considera la logica complessiva del sistema, è significativo che un richiamo alla maestranza  di terzo grado (ovvero a un livello di iniziazione che – per quanto fondamentale e indispensabile – può essere considerato gerarchicamente parecchio inferiore a questo Perfezionamento) avvenga  dopo la somministrazione degli insegnamenti sul ternario che hanno concluso il rituale del grado precedente, quasi a voler richiamare due importanti concetti :

 

1) Il ricordo che la padronanza della Massoneria come sistema di forze magiche non esime il Fratello dall’umile accettazione e riconoscimento dei semplici valori etici che sono comuni a tutti i Massoni ;

 

2) Che la corrente incarnata da Hiram Abif non va presa in considerazione soltanto per la sua funzione da essa svolta nella trasformazione dei due Algoritmi, ma c’è in essa di più.

 

Infatti, Hiram Abif è stato nominato per il lavoro sacro di finitura del Tempio. Al di là dei significati simbolici che le tre forze possono rivestire nell’ambito del progetto, non bisogna mai scordarsi di considerarle nel loro senso più esteso, la finitura del Tempioovvero la manifestazione delle forme nello spaziotempo per mezzo del ternario. Soltanto nella misura in cui il Massone Mago saprà rendersi consapevole di questo processo e farlo proprio, la sua azione sarà in grado di incidere sulla realtà.

 

Come in non pochi side degrees, il rituale di Ammissione rappresenta il cuore del lavoro in questo grado. Il CdG si porta fuori dal Tempio, e consegna al Candidato in attesa una Ciotola d’Oro ; poi lo introduce senza alcun allarme e lo accompagna all’Oriente, fermandosi a fianco a lui dinnanzi al Piedestallo dell’IDPO.

 

CdG : Grande Maestro Hiram Abif, vi ho portato questo pezzo lavorato perché possiate controllarlo (invita il Candidato a consegnare all’IDPO la Ciotola).

 

L’IDPO esamina la Ciotola, poi sentenzia : E’ un bel pezzo. Il Compagno che lo ha battuto è degno di fiducia, e a tempo debito riceverà la sua ricompensa.

 

Il CdG trasferisce il Candidato sul lato settentrionale dell’Oriente, restando rivolto a Nord (omissis).

 

Intanto l’IDPO esamina anche gli altri manufatti sul suo Piedestallo, poi esclama : Sì, gli arredi per il Sacro Santuario sono quasi tutti completati. Potrò presto tornare alla mia terra natale, per finire i miei giorni in pace.
(omissis)
Dietro invito dell’IDPO, i Compagni vanno a formare un Cerchio intorno al Arca dell’Alleanza, lasciando un’apertura a Meridione. Il CdG, conducendo sempre il Candidato, prende posizione a Occidente del Cerchio. Poi l’IDPO lascia il suo posto, entra nel Cerchio da Meridione e si dispone davanti all’Arca, fronte a Oriente ; allora CdG e Candidato riprendono la loro perambulazione fino a saldarsi al Cerchio sul lato meridionale, lasciando però il varco aperto.
CdG (al Candidato) : E’ uso che il nostro Grande Maestro Hiram Abif si rechi a mezzogiorno nel Sacro Santuario per offrire le sue devozioni alla Divinità. Eccolo intento alle sue devozioni.
L’IDPO, raccolto dinnanzi all’Arca, recita Proverbi, 30: 8-9.

 

CdG (al Candidato) : Vedete ? Il nostro Grande Maestro ha terminato le sue devozioni ; dobbiamo ora attendere il suo ritorno all’ingresso di Meridione.

 

L’IDPO perambula intorno al Arca da Settentrione verso Oriente, mostrando poi di voler uscire dal Cerchio tramite l’apertura a Meridione. Quando si trova sulla soglia, il CdG lo affronta :

 

CdG : Grande Maestro Hiram Abif, quando potrò ricevere la Parola di Maestro ?

 

IDPO : Mio degno compagno Adoniram, non so se potrete mai riceverla, a causa di un accordo stipulato tra Salomone, Re di Israele, Hiram re di Tiro e me stesso : la Parola non può essere data finché il Tempio non sarà completato, e solo in presenza e con l’assistenza di tutti e tre.


Cerca poi di uscire, ma il CdG gli sbarra nuovamente la strada.

 

CdG : Ma Grande Maestro Hiram Abif, supponiamo che uno di voi tre – anche voi stesso – venga rimosso dalla morte ; come potrò riceverla, allora ?
L’IDPO afferra il Candidato per il braccio destro e lo trae a sé nel Cerchio ; il CdG rimane saldato al Cerchio.

 

Dopo una breve pausa di meditazione, l’IDPO guida il Candidato a ripetere la perambulazione da lui precedentemente effettuata nel Cerchio.

 

IDPO : Compagno Adoniram, la morte è un argomento che non ammette leggerezza quando se ne parla tra i mortali. Il giovane può morire, il vecchio deve morire, e il più saggio non sa quando.

 

Nessuno può sfuggire al destino inesorabile. Il più giovane Apprendista sul Pavimento a Scacchi abita nell’ombra della morte, la cui mano invisibile si estende ugualmente anche su Re Salomone, assiso sul suo Trono d’Avorio. Noi camminiamo sulle ceneri delle generazioni che hanno percorso la Via prima di noi, alla quale le nostre ceneri dovranno a loro volta contribuire quando il nostro corpo si ridurrà in polvere. L’aria che respiriamo non è altro che il sospiro di spiriti un tempo mortali, ma ora rivestiti di immortalità.

 

Non è per me, Compagno Adoniram, la speranza di sfuggire al destino comune degli uomini ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e rivolgete l’indice destro verso il basso : la Parola è sepolta lì.

 

L’IDPO sosta brevemente, poi continua la perambulazione sottobraccio al Candidato, compiendo un secondo giro.

 

IDPO : Compagno Adoniram, la morte pone termine alle fatiche di un uomo. Di là in avanti le generazioni potranno costruire e indaffararsi, ma lui non ci sarà. Il cervello ricco di pensieri, la mano sapiente, il braccio muscoloso sono inutili e superflui nella tomba, dove non ci sarà lavoro né scienza né sapienza.

 

Il più potente dei re mortali, se mediterà accuratamente, finirà col far sue le parole di Ecclesiaste, 9: 5-6 : I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla. Non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito : non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole.

 

Che incentivo è mai questo ad un uso operoso delle nostre facoltà ! Dobbiamo lavorare diligentemente per completare il nostro Tempio interiore alla lode eterna di Dio, e terminare il nostro compito prima che venga il Sabato dell’eternità ; ed essere pronti a dormire in pace, quando la notte verrà in cui nessuno può operare.

 

Il mio lavoro, Compagno Adoniram, non è ancora finito, anche se ho lavorato fedelmente e lungo ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e puntate l’indice destro verso il basso : la Parola sarà sepolta lì.


L’IDPO sosta ancora, poi intraprende il terzo giro sottobraccio al Candidato.

 

Compagno Adoniram, è attraverso la porta della morte che entriamo in un luogo di ristoro e riposo per ricevere i frutti del nostro lavoro. Il Maestro Supremo dell’Universo, di fronte al quale ci inchiniamo in umile adorazione e il cui Occhio Onniveggente ha segnato le nostre fatiche nella Loggia, ci promette di diffondere per noi in quella Sublime Loggia le gioie e le glorie di un Sabato eterno. Dopo che la poderosa mano della Morte ci avrà livellati tutti nell’umiliazione della tomba, la mano onnipotente del Sommo Maestro prevarrà, ed esalterà ogni Fratello alla compagine gloriosa di quella Loggia indissolubile.

 

Lì si vedrà veramente completato il Piano di Costruzione ; perché è nell’Adorazione della Dodicesima Ora che risiederà la gioia eterna, quando il Mezzogiorno di Beatitudine potrà eternamente brillare. Lì le scaglie del dubbio e dell’oscurità cadranno dai nostri occhi ; lì i saggi scopi dell’Architetto Divino saranno visualizzati in tutto il loro splendore. Con questa Luce della Fede raggiante su di me, davvero posso dire : O Morte, dov’è la tua vittoria ? O Morte, dov’è la tua vittoria ?

 

La mia speranza, Compagno Adoniram, riposa in quella Loggia superiore a cui sto avanzando ; ma quando morirò sostate in Occidente, volgetevi all’Oriente, battete tre colpi col piede destro e puntate l’indice destro verso il basso : la Parola sarà sepolta lì.


(omissis)
Sotto la guida del MTVI, il Candidato presta la Promessa Solenne ; gli vengono poi insegnati gli usuali segreti.

 

Come già nel grado precedente, riveste particolare importanza l’allocuzione finale :
MTVI : Questo grado è nato in seguito a una conversazione tra il nostro Grande Maestro Hiram Abif e Adoniram, poco prima che Hiram Abif morisse. Dopo che il Sacro Santuario era stato completato e una parte dei contenuti ad esso destinati vi era già stata riposta, Adoniram vi si recò un certo giorno, poco prima di Mezzogiorno, per depositarvi uno dei Vasi Sacri.

 

A Mezzogiorno, quando gli operai vennero chiamati dal lavoro alla ricreazione, Adoniram non si ritirò ma si trattenne con Hiram Abif, che usava recarsi nel Sacro Santuario a quell’ora per offrire le proprie devozioni alla Divinità, e passare poi qualche tempo a disegnare i piani di lavoro. Adoniram gli chiese quando avrebbe ricevuto la Parola di Maestro, e Hiram gli rispose nel modo che vi è stato spiegato.

 

(omissis)

 

Dopo la morte del nostro Grande Maestro Hiram Abif, si temeva che la Parola di Maestro sarebbe andata perduta. Ma dopo essere stati informati da Adoniram del desiderio di Hiram Abif che, in caso di sua morte, la Parola venisse depositata nel Sancta Sanctorum, i due Grandi Maestri rimasti decisero di depositarla nel Nono Arco della Volta Segreta, sopra all’Arca dell’Alleanza, in una Forma Triangolare e in tre lingue : siriana, egiziana e caldea, in modo che se i Figli di Israele fossero deportati in schiavitù, e vi rimanessero così a lungo da dimenticare la loro lingua madre, se al loro ritorno l’avessero trovata avrebbero potuto ripristinarla per mezzo di altre lingue.


E perché potessero, una volta che l’avrebbero trovata, riconoscerla e distinguere che si trattava della Parola di Maestro, posero sopra all’Arca dell’Alleanza i Gioielli dei Tre Grandi Maestri, scritti uno in ogni lingua, sapendo che tali iscrizioni sarebbero state decifrate dai posteri.


In questo modo venne conservata e riportata alla luce la Parola di Maestro lungamente perduta, che la tradizione massonica ci informa essere stata per la prima volta comunicata da Dio nel Roveto Ardente di Mosè, e rimasta in uso per quasi cinquecento anni. Venne poi perduta in seguito alla morte del nostro Grande Maestro Hiram Abif, e rimase sepolta nel buio per quattrocentosettanta anni, finché all’Edificazione del Secondo Tempio, per i meriti di Zorobabele, Aggeo e Giosuè venne nuovamente restaurata per il nostro Ordine, nel cui possesso confidiamo possa rimanere per sempre
(omissis).

 

Conclude il discorso complimentandosi con il nuovo Fratello accolto, e si procede alla Chiusura.

 

Passiamo ora alla Terza Loggia, che è rappresentata nel Magen David dal Triangolo Inferiore : quello col vertice puntato verso il basso.

Il Triangolo è orientato verso il basso perché irradia le correnti che sono state elaborate in seno alla Seconda Loggia sul mondo materiale.

Questo fenomeno può essere illustrato sulla base di varie allegorie. Per esempio, in termini metafisici, l’irradiazione delle correnti raffigura simbolicamente il processo di manifestazione delle forme : che da un lato costituisce il piano della realtà oggettiva, dall’altro agisce su di esso.

Analogamente, la possibilità di partecipare consapevolmente alla composizione del menù di correnti che determinano gli eventi storici può essere a tutti gli effetti equiparata a una forma di compartecipazione dell’Uomo nel processo di produzione della realtà oggettiva ; ovvero a un progressivo incremento delle facoltà demiurgiche dell’Uomo-Dio, il cui graduale avvento è profetizzato dallo Schema 1-2-1.

Nel campo del simbolismo sabbataista, l’allegoria di questo processo è data dalla storia della vita del Messia Sabbathai Zevi, che realizzando il quarto rituale maggiore intervenne nel processo creativo dell’Universo tanto pesantemente da uguagliarsi a Dio ; Egli tracciò e aprì la strada a tutti gli esseri umani che vogliano imitarlo.

Infine, in termini molto più materialisti, l’attività della Terza Loggia può essere considerata una semplice allegoria dell’influenza della cultura ebraica sul mondo dei Gentili.

I Tre Maestri della Terza Loggia sono Zorobabele, Aggeo e Giosuè : i tre personaggi biblici che si fecero carico della Seconda Edificazione del Tempio.

Anche al di là dei pochi gradi che citiamo in questi articoli, la maggioranza dei Perfezionamenti del grado di Maestro britannici può essere divisa in due grandi categorie : quanti fanno riferimento alla Prima Edificazione del Tempio (ovvero alla Seconda Loggia) e quanti alla Seconda Edificazione del Tempio (ovvero alla Terza Loggia).

L’espressione per eccellenza dei gradi dedicati alla Prima Edificazione è il Marchio ; quella dei gradi dedicati alla Seconda è l’Arco Reale. Si spiega anche in questo modo la rivalità che oppose l’uno all’altro Mark e Arch per oltre due secoli – sia al fine di stabilire tra loro una gerarchia di superiorità, sia per ottenerne il controllo (ne abbiamo trattato diffusamente nel nostro libro Massoneria del Marchio).

Strappando agli Antients (grazie all’opera di Thomas Dunckerley) il controllo dell’Arco Reale, e immortalando nel testo della Union che esso costituisce il completamento del percorso del Craft (cioè dei gradi azzurri), possiamo dire che l’UGLE abbia realizzato uno dei massimi colpi di genio della storia della Massoneria. In questo modo, infatti, il monopolio dell’irradiazione delle correnti del quarto rituale maggiore entrava nelle sue mani, e questa è l’arma segreta che le garantisce egemonia perenne sul mondo massonico.

I più tipici rituali della Terza Loggia sono caratterizzati dal cosiddetto Passaggio del Fiume : un tema la cui importanza simbolica era ben nota ai Massoni dell’Ottocento, ma che passò in secondo piano mano a mano che lo status quo fondato sul monopolio dell’Arco Reale da parte dell’UGLE si andava affermando.

Il senso simbolico del Passaggio del Fiume è il ricollegamento degli edificatori del Secondo Tempio alle correnti che il Primo Tempio (ovvero la Seconda Loggia) ha elaborato ; a loro spetterà il compito di scaricarle sul mondo profano.

E’ estremamente significativo che questo tema fosse trattato in molte antiche versioni del Marchio, le quali tuttavia – quando nella seconda metà dell’Ottocento prese vita la Gran Loggia del Marchio – furono messe da parte. Infatti la rinascita del Marchio come Ordine autonomo era subordinata alla condizione che l’UGLE lo sponsorizzasse, sia pure in modo indiretto ; quindi non era il caso che si continuassero a portare avanti tematiche suscettibili di riattizzare le polemiche con l’Arco Reale.

Per questo, non è nel Marchio che possiamo ritrovare traccia del Passaggio del Fiume, ma in side degrees meno noti, come quello che stiamo per presentare ; il quale, non avendo il problema di intrattenere rapporti diretti con l’UGLE, non aveva neanche motivo di cancellarlo dai suoi rituali.

La Fascia Verde di cui in esso si parla è un punto importante per comprenderne il significato magico : possiamo infatti ritrovare il senso del colore verde nel Sabbataismo e nel Sufismo, nei quali rappresenta la tradizione primordiale.

Possiamo, in breve, considerare la Fascia Verde come l’emblema della traduzione del quarto rituale maggiore in codici diversi – quale era per esempio, quello della tariqa sufica dei Bektashi, alla quale Sabbathai Zevi aderì subito dopo la sua conversione all’Islam.

Prima della Seconda Edificazione del Tempio gli Ebrei erano esuli a Babilonia, governata dai Persiani ; per questo lo scenario del grado è la Corte persiana.

 

Sovrano Tre Volte Illustre : Signori Cavalieri miei Cugini, assistetemi nell’aprire questo Consiglio della (omissis).
Tutti si alzano.
Signor Cavaliere Capitano della Guardia, qual è la prima cura di un (omissis) ?
CdG : Sovrano Tre Volte Illustre, è assicurarsi che la Camera del Consiglio sia debitamente custodita dentro e fuori.


STVI : Vi prego di provvedere affinché sia eseguito tale dovere.

 

Il CdG va alla porta, batte i Sette Colpi secondo la Batteria del grado e attende la risposta dalla Sentinella (Copritore Esterno).
CdG : Sovrano Tre Volte Illustre, la Sala del Consiglio è debitamente custodita.


STVI : Signor Cavaliere Maestro di Cavalleria, gli (omissis) sono tutti presenti ?
Maestro di Cavalleria : Signori (omissis), vogliate conformarvi al Primo Segno di questo grado (i Cavalieri lo eseguono, e il Maestro delle Cerimonie risponde col Secondo Segno).
MdCav. : O grande e potente Re, sono tutti veri Cavalieri del nostro Ordine.

 

Dietro invito del MdC, tutti i presenti si raccolgono brevemente in preghiera.

 

STVI : A nome del Potente Dario, dichiaro questo Consiglio debitamente aperto (batte i Sette Colpi, ripetuti dal CdG e dalla Sent.).

 

Il Direttore di Cerimonie posiziona sull’Altare le Due Spade e apre il Libro della Legge Sacra a Ezra, 3 ; poi la Guida conduce il Candidato alla porta del Tempio, e la Sent. bussa a suo nome con quattro colpi.

(omissis)

Dopo l’introduzione del Candidato, il Reverendo Prelato lo informa che il Consiglio qui riunito rappresenta il Gran Sinedrio tenuto a Gerusalemme nel primo anno del regno di Dario, Re di Persia, per deliberare sulla situazione infelice dei Figli di Israele, ed escogitare mezzi per ricevere il favore e l’assistenza del loro nuovo sovrano nella ricostruzione della Casa del Signore.

Se siete desideroso di unirvi a noi nelle nostre deliberazioni, dovrete assumere il nome e il carattere di Zorobabele : uno dei Principi della Casa di Giuda, i cui antenati avevano posto le basi del Primo Tempio, e per le cui mani il Signore ha promesso di riedificarlo.

 

Spinto dalla G, il Candidato indica il suo assenso alzandosi e inchinandosi ; poi riprende posto.

 

RP : Compagni, prestiamo ascolto alle cronache dei nostri antenati.
Il Capp. si alza, e legge in successione Esdra 3: 8-11, 4: 1-5 e 5: 1-3. Poi si risiede, e la G e il Candidato si alzano.

 

G : Reverendo Prelato, grazie all’appoggio di Dario, Re di Persia, fummo animati dalla nuova speranza che si possa finalmente riuscire nella gloriosa opera di ricostruzione del Tempio del Signore. Tuttavia, siamo stati spesso interrotti dai nostri avversari, guidati dal Governatore persiano Tattenai ; questo malgrado che Dario, quando si trovava in difficoltà, abbia contratto il voto che – se fosse mai asceso al Trono di Persia – avrebbe inviato a Gerusalemme i Vasi Sacri del Santuario.

 

Così ora il nostro Compagno Zorobabele, che il Re ben conosce, si offre di intraprendere la pericolosa impresa di attraversare i domini persiani, chiedere l’ammissione alla presenza del Sovrano e rammentare al Re il suo voto. Noi non dubitiamo che in questo modo potremo rinnovare il suo consenso per il completamento della gloriosa impresa in cui siamo così lodevolmente impegnati.


RP : Compagno Zorobabele, il Consiglio è onorato di accettare la vostra generosa offerta. Vi affideremo un lasciapassare per mezzo del quale sarete in grado di farvi riconoscere dai nostri amici. Tuttavia, è necessario che prestiate ora la Promessa Solenne di mantenervi fedele alla fiducia riposta in voi.

 

Il RP batte un colpo e tutti si alzano ; la G accompagna il Candidato all’Altare, il RP raggiunge l’Altare sul lato opposto.

 

RP : Inginocchiatevi sul ginocchio sinistro.


Il Candidato esegue ; il DdC porge al P un cuscino con sopra una Spada, che egli offre al Candidato.
RP : Tenete questa Spada verticalmente, con la mano destra, e ponete la mano sinistra sul Libro della Legge Sacra.

 

Il Candidato esegue, e gli viene poi dettata la formula della Promessa Solenne, che prevede come pena in caso di mancanza di essere segati diagonalmente, e quando l’ultima Tromba suonerà, di essere esclusi dalla Società di tutti i veri e fedeli Cavalieri.

 

Gli vengono poi insegnati i segreti del grado, e viene investito con una Fascia, come segno della nostra particolare amicizia e stima. Il suo colore è Verde per rammentarvi che chi cade per una causa virtuosa e giusta è benedetto, e la sua memoria fiorirà come un Albero Verde.
La Guida conduce poi il Candidato fuori dal Tempio ; infatti il Passaggio del Fiume avrà luogo nella Sala dei Passi Perduti, mentre nel frattempo il DdC provvederà ad attrezzare il Tempio come Sala del Trono.

 

Nella Sala dei Passi Perduti è stato installato un piccolo Ponte sul quale il Candidato dovrà passare. Due Guardie Ebree sono collocate, a poca distanza l’uno dall’altro, dalla parte ebraica del Ponte ; due Guardie Persiane sono di stanza sul lato opposto.

 

G (al Candidato) : Raggiungeremo tra poco la riva del Grande Fiume, che funge da frontiera tra il resto dei domini persiani e il territorio ebraico governato dal Satrapo Tattenai, assistito dal suo vice Shetharboznai.
Il Candidato, accompagnato dalla G, si avvicina al Ponte, e viene affrontato dalla Prima Guardia Ebrea.

 

PGE : Chi va là ?


G : Zorobabele, un amico.


PGE : Fatti avanti, amico, e dammi la Parola di Passo.

 

Dietro suggerimento della G, il Candidato glie la fornisce.

 

PGE : Passa, Zorobabele.
Lo stesso dialogo si ripete, più vicino al Ponte, con la Seconda Guardia Ebrea.

 

G : Compagno Zorobabele, siamo arrivati sulla riva del Grande Fiume. Non posso accompagnarvi oltre, è necessario che attraversiate il Ponte da solo. Comportatevi bene, e la vostra impresa avrà successo.

 

La G si ritira. Il Candidato attraversa da solo il Ponte. Appena ha messo piede sul lato persiano, la Prima Guardia Persiana lo affronta. A poca distanza c’è il Maestro della Fanteria, che assume il ruolo della G e gli suggerirà le risposte, oppure parlerà in sua vece.

 

PGP : Chi va là ?


MdF : Zorobabele, un amico.

 

PGP : Fatevi avanti, e datemi la Parola di Passo.


Dietro suggerimento del MdF, il Candidato ripete la Parola di Passo che aveva usato con successo sull’altra sponda.

 

PGP : Un nemico ! Prendetelo.

 

Entrambe le GP afferrano il Candidato e lo disarmano.

 

MdF : Perché questa violenza ? Io non sono un nemico, ma un Principe della Casa di Giuda. Chiedo udienza al vostro Re.


PGP : Tu sei solo uno schiavo, e potrai apparire dinnanzi al nostro Sovrano se ti dichiari tale. Acconsenti ?

 

Il MdF acconsente per il Candidato. Le GP spogliano il Candidato della Fascia, gli incatenano i polsi e tenendolo come un prigioniero attendono il segnale del DdC per introdurlo nel Tempio/Sala del Trono.

 

Quando tutto è pronto, il DdC – ottenuta l’approvazione del STVI – socchiude la porta e invita le GP a tenersi pronte ; subito dopo, la S batte dall’esterno Sette Colpi sulla porta in segno di allarme, e nella Sala del Trono il CdG si alza e va ad aprire.

 

CdG : Chi va là ?

 

S : Un distaccamento delle Guardie di Sua Maestà ha catturato un nemico che afferma di essere un Principe di Giuda.

 

CdG : Da dove viene ?

 

S : Da Gerusalemme.

 

CdG : Qual è il suo nome ?


S : Zorobabele. Egli sostiene di essere il primo tra i suoi simili per nascita, ma ora è schiavo e prigioniero della sventura.


CdG : E cosa desidera ?

 

S : Un incontro con Sua Maestà.

 

CdG : Che attenda con pazienza. Il Sovrano Maestro farà presto conoscere i suoi ordini.

 

Richiude la porta, e si rivolge al STVI : Sovrano Tre Volte Illustre, un distaccamento delle Guardie di Vostra Maestà ha fatto un prigioniero che dichiara di essere un Principe di Giuda.


STVI : Signor Cavaliere Capitano della Guardia, dopo aver accertato che non porti armi su di sé potete farlo entrare.

 

Il CdG va ad aprire la porta ; il Candidato e il MdF fanno il loro ingresso tra le due GP. La S richiude la porta. I quattro vanno a schierarsi nel centro della Sala del Trono, rivolti all’Oriente ; il CdG si dispone sulla loro destra, cioè a Meridione.

 

STVI : Signor Cavaliere Capitano della Guardia, costui non è affatto un nemico ! Questi è Zorobabele, amico e compagno della Nostra giovinezza.

 

Zorobabele, avendo tu ottenuto di essere ammesso alla nostra presenza, ti chiediamo di dichiarare subito i motivi che ti hanno indotto a cercare di passar la frontiera senza il nostro consenso e con la forza delle armi.

 

MdF (per il Candidato) : Grande e Potente Re, il nostro defunto Sovrano, Ciro il Grande, diede ai miei Compagni il permesso di ricostruire a Gerusalemme la Casa del Signore ; ma i nostri nemici, con la forza e la prepotenza, hanno imposto la cessazione di quel grande e glorioso lavoro. Sono venuto quindi a implorare la clemenza di Vostra Maestà, per concedermi di poter riprendere quel lavoro come un servo della Vostra famiglia.


STVI : Zorobabele, ripenso spesso e con piacere ai giorni della nostra amicizia, e ho spesso sentito parlare con gran soddisfazione della tua fama di Massone saggio e compiuto. Anch’io nutro una profonda venerazione nei confronti di quella antica e onorevole Istituzione, e nutro un sincero desiderio di entrare io stesso, un giorno, a farne parte.

 

Quindi in questo momento io accolgo la tua richiesta, ma a una condizione : che tu mi riveli i segreti della Massoneria, che distinguono gli Architetti ebrei da quelli di tutte le altre Nazioni.


MdF (per il Candidato) : Sovrano Tre Volte Illustre, quando il nostro Grande Maestro, Salomone Re di Israele, per primo istituì la Fratellanza dei Liberi e Accettati Muratori, ci ha insegnato che la Verità è un Attributo Divino e il fondamento di tutte le virtù : la prima lezione che impariamo in Massoneria è di essere uomini buoni e sinceri. Se l’unico modo per ottenere il favore di Vostra Maestà è in contrasto con i miei impegni più sacri e inviolabili, umilmente mi permetto di rifiutare la Vostra protezione, e prestarmi serenamente all’esilio o ad una morte gloriosa.

 

STVI : Zorobabele, la tua virtù e integrità sono davvero encomiabili, e la tua fedeltà è degna di ogni lode. Da questo momento sei libero ; Guardie, scioglietelo dalle catene (le due GP eseguono, per poi riprendere posizione ai fianchi del piccolo schieramento) ; e che quegli emblemi di schiavitù non rechino mai più onta alle mani di un Massone, e meno che mai a un Principe della Casa di Giuda.

 

Zorobabele, ti assegniamo un posto di rango e onore tra i Principi e i Governanti della Nostra Corte.


Il CdG conduce il Candidato e il MdF a due seggi nella parte settentrionale dell’Oriente, dove prendono posto (il MdF sulla destra del Candidato). Anche il CdG e le GP fanno ritorno ai loro posti e si siedono.
STVI : E’ costume di Re e Sovrani di questo Regno, da tempo immemorabile, di proporre – in occasioni speciali – un dibattito su una domanda determinata, e colui che verrà stabilito abbia dato la risposta più soddisfacente sarà vestito di Viola, potrà bere da una Coppa d’Oro e una Catena d’Oro gli sarà messa al collo.

 

Ora, mi è venuta in mente una domanda che proporrò alla vostra discussione : Qual è la forza più grande, quella del Vino, del Re o delle Donne ?


Il Maestro di Casa si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Vino sia il più forte (riprende posto).
Il MdCav. si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che il Re sia il più forte (riprende posto).
Il MdF, a nome del Candidato, si alza e dà il Primo Segno : Sovrano Tre Volte Illustre, penso che le Donne siano le più forti ; ma sopra ogni altra cosa, la Verità partorì la Vittoria (riprende posto).

 

STVI : Compagno Zorobabele, avete detto qualcosa di molto importante, al di là della questione che necessita di un ulteriore esame.

 

Si continui il dibattito ! Illustri Cavalieri, vi preghiamo di documentare le vostre opinioni. Illustre Maestro di Casa, vogliate cortesemente parlare per primo.
Il MdCas. si alza e dà il Primo Segno : Principi e Governanti, pensate alla superiore forza che ha il Vino ! esso fa in modo che tutti gli uomini che hanno bevuto possano sbagliare, indifferentemente se si tratti di Re o di mendicanti, di servi o di uomini liberi, di poveri o di ricchi. Esso anche sa volgere i pensieri di tutti quanti in allegria e ilarità, in modo che nessun uomo più si ricordi dei suoi dolori e problemi ; alza gli spiriti, solleva i cuori pesanti, e d’altra parte conduce un uomo a scordarsi dei suoi fratelli, a sguainare la spada contro i suoi migliori amici. O Principi e Governanti, non è forse il Vino il più forte se può farci fare queste cose ? (dà il Primo Segno e si risiede).
STVI : Illustre Maestro di Casa, la vostra dichiarazione è saggia e bene argomentata, e riceverà la dovuta considerazione. Illustre Maestro di Cavalleria, siate voi ora a parlare.

 

Il MdCav. si alza e dà il Primo Segno : E’ fuori discussione, o Principi e Governanti, che Dio ha fatto l’uomo padrone di tutte le cose sotto il sole per comandare loro, farne uso, e applicarle al suo servizio come gli pare meglio. Ma mentre gli uomini hanno soltanto il dominio sulle altre creature sublunari, i Re hanno autorità anche sugli uomini stessi, e il diritto di governare a loro volontà e piacere. Ora, chi è maestro di coloro che sono maestri di ogni altra cosa ? Nessuno ha potere su di lui (dà il Primo Segno e si risiede).

 

STVI : Quello che avete detto, Illustre Maestro di Cavalleria, è di grande importanza, ed è ben calcolato per sostenere la dignità e l’autorità del Trono. Ora, Compagno Zorobabele, volete difendere voi la vostra opinione ?


Il MdF si alza e dà il Primo Segno : O Principi e Governanti, la forza del Vino non può essere negata, e neppure quella dei Re, che unisce così tanti uomini in una comune fedeltà. Tuttavia, le Donne sono superiori a entrambi : anche i Re sono doni delle Donne, che sono anche le madri di coloro che coltivano i nostri vigneti. Le Donne hanno il potere di farci abbandonare il nostro Paese e le nostre relazioni, di farci dimenticare i migliori amici che abbiamo nel mondo, di abbandonare tutti i nostri vantaggi per vivere e morire con loro.

 

Ma, detto questo : né le Donne né il Vino né i Re sono comparabili con la forza onnipotente della Verità.

 

Come ogni altra cosa, anche la Verità può essere mortale e transitoria ; ma chi vive per essa, può perseverare e conquistarla per sempre. I benefici che riceviamo da lei non sono soggetti a variazioni o vicissitudini del Tempo o della Fortuna : nel suo giudizio non c’è ingiustizia, Lei è la Sapienza, la Forza, la Bellezza, la Potenza e la Maestà di tutte le età.

 

Sia benedetto il Dio della Verità ! (Dà il Primo Segno e si risiede).

 

Il STVI si alza e punta lo Scettro in direzione del Candidato : Grande è la Verità, e potente sopra ogni cosa ! Zorobabele, puoi chiedermi ciò che vuoi : io te lo darò, perché ti sei mostrato il più saggio tra i tuoi Compagni. Tu prenderai i tuoi pasti accanto a me, e sarai chiamato mio cugino (si risiede).

 

Il MdF si alza e dà il Primo Segno : O Re, rammenta il voto da te prestato, di riedificare Gerusalemme fin dal giorno della tua incoronazione e di restituire gli oggetti sacri che ne vennero portati via. Tu hai anche promesso di costruire il Tempio, che fu bruciato quando Giuda venne devastato dai Caldei ; ed ora, o Re, questo è quello che voglio da te, che tu mantenga il voto che con le tue labbra hai prestato al Re del Cielo (dà il Primo Segno e si risiede).

 

STVI : Zorobabele, sarà fatto ; rispetterò puntualmente il mio voto. Lettere e passaporti saranno immediatamente rilasciati ai miei Ufficiali di tutto il Regno, per dare a te e a coloro che ti accompagneranno un viaggio sicuro fino a Gerusalemme. D’ora in poi nessuno più vi ostacolerà, né cercherà di impedirvi di riedificare la vostra città e il vostro Tempio. Avvicinati per ricevere la tua ricompensa (omissis).
Zorobabele viene fatto inginocchiare ; gli vengono restituite la Cintura Verde e la Spada, e il STVI lo informa che sta per crearlo Cavaliere del nuovo Ordine da lui istituito in questo momento.

 

E’ questa Investitura il rito a cui deve guardare chi vuol cogliere l’atto magico che libera le correnti del quarto rituale maggiore nel mondo ; o per essere più precisi, all’attimo in cui il potere di gestire la Fascia Verde viene reso al Candidato.

 

STVI : In virtù del potere in me investito in qualità di successore e rappresentante di Dario Re di Persia, vi costituisco e vi creo (omissis – mentre pronuncia queste parole, pone leggermente la lama della Spada prima sulla spalla destra del Candidato, poi sulla spalla sinistra e infine sulla testa). Siate Leale, Combattivo, Coraggioso e Sincero. Sposta la Spada nella sinistra, poi con la destra afferra la mano destra del Candidato con la Presa di Compagno e lo rialza, dicendo : Signor Cavaliere, alzatevi.

 

Il DdC rimuove l’inginocchiatoio e invita i Cavalieri a sedersi. Il STVI mostra la Spada al Candidato, reggendola orizzontalmente con entrambe le mani.

 

STVI : Nelle mani di un vero e cortese Cavaliere, la Spada è dotata delle tre più eccellenti virtù : La Fede nell’Elsa, la Speranza nella Lama, la Carità nella Punta.

 

Questo ci insegna un’importante lezione : che quando ricorriamo alla nostra Spada per una causa giusta e virtuosa dobbiamo avere fede in Dio, possiamo ragionevolmente sperare nella vittoria, e dobbiamo sempre rammentare di infliggere caritatevolmente il colpo di grazia al nemico caduto.

 

Signor Cavaliere, ora con piacere riaffido a voi la Spada di cui foste privato dalle mie guardie (tenendo la Spada verticalmente, ne porge l’impugnatura alla mano destra del Candidato).

 

Segue l’insegnamento di nuovi segreti del grado ; poi il nuovo Cavaliere viene invitato a riporre la Spada, con l’auspicio che essa rimanga nel fodero fino ad essere consumata dalla ruggine, piuttosto che sguainarla per causa di ingiustizia o di oppressione.
Il nuovo Cavaliere viene insignito del Gioiello dell’Ordine, e invitato a prendere posto tra le Colonne. Si passa poi alla Chiusura.